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mercoledì 16 maggio 2012

IL PdCI CONDANNA L’ATTENTATO FASCISTA CONTRO IL CENTRO SOCIALE CARTELLA

L’incendio del Centro sociale “Angelina Cartella”, avvenuto questa notte, rappresenta un atto di inaudita violenza che offende la coscienza civile di ogni sincero democratico.

L’attentato di stampo squadrista è tipico dei vigliacchi fascisti che come sempre, secondo il loro stile, agiscono nell’ombra e di nascosto colpiscono alle spalle.

Da diverso tempo si susseguivano episodi piccoli e grandi di intimidazione nei confronti del Centro Sociale, in una sorta di escalation che è giunta alla sua conclusione con l’atto finale dell’incendio della sede.

Ed è davvero singolare la circostanza che, nonostante le diverse denunce fatte pubblicamente per questa grave situazione, non sia stato fatto nulla per fermare la mano fascista, violenta e criminale.

Il PdCI, nell’esprimere la più grande indignazione, condanna fermamente l’attentato fascista contro il Centro Sociale “Cartella” e tutte le azioni che nella città di Reggio si stanno moltiplicando, dall’aggressione omofobica a Claudio Toscano all’ospitalità di CasaPound nel palazzo comunale, nell’inerzia più assoluta di chi avrebbe il compito di reprimere atti di questa natura.

Inoltre, nel ribadire la necessità che da parte degli organi preposti sia fatta chiarezza su tutta la vicenda, il PdCI esprime piena e totale solidarietà ai militanti e ai giovani del Centro sociale “Cartella” invitandoli a proseguire con più determinazione di prima nella loro meritevole attività politica e sociale e chiede con forza che vengano individuati e assicurati alla giustizia i mandanti e i responsabili di questo vile e indegno attentato contro il Cartella e contro la democrazia e la convivenza civile. Il PdCI è pronto a fare la sua parte.

Reggio Calabria, 15.5.2012

IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI                                                                                   MICHELANGELO TRIPODI

venerdì 27 aprile 2012

Rosarno: Festa della Liberazione

La Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani di Rosarno, ha feteggiato il 25 Aprile, con un’iniziativa dal titolo: “Oggi più di ieri, Partigiani della Costituzione”! Un titolo, il cui significato esprime la forte necessità di una “nuova Resistenza”, all’interno di una società moderna, in cui la democrazia continua ad essere messa in discussione. L’iniziativa, organizzata dalla giovanile di partito, si è svolta presso l’auditorium comunale di Rosarno, dove in apertura, è stato proiettato un video sugli avvenimenti storici della Resistenza antifascista; un video emozionante e ricco di testimonianze, realizzato dagli studenti del liceo scientifico Raffaele Piria di Rosarno, presenti all’iniziativa. 

Il dibattito è stato moderato da Francesco Cimato, referente del PDCI di Rosarno ed impreziosito dal contributo di diversi ospiti. All’inizio, l’analisi del professore Rocco Lentini , presidente dell’ Istituto “ Ugo Arcuri” per la storia dell’antifascismo e dell’Italia moderna, il quale si è soffermato sulla storia di tanti partigiani e vittime del nazi-fascismo in Calabria; uomini e donne calabresi, le cui vicende, sconosciute a parte degli storici, sono state rispolverate e raccontate, in quel contesto meridionalista di lotta e resistenza per la libertà, messo in luce dal lavoro certosino del professor Lentini. 

A seguire, i saluti dell’amministrazione comunale, portati dall’assessore De Maria, il quale ha ribadito la necessità, soprattutto per le nuove generazioni, di dare continuità alla memoria della Festa di Liberazione e il contributo della coordinatrice provinciale della FGCI di Reggio Calabria, Daniela Labate, la quale ha specificato che il 25 Aprile, deve essere per i giovani, non solo il ricordo di un vissuto storico, ma soprattutto, uno stimolo che pulsi nelle coscienze di ognuno, ricordando l’importanza di difendere quella preziosa eredità, di diritti e democrazia, conquistata dai partigiani! Da qui, il monito alle nuove generazioni, d’impegnarsi politicamente, per difendere la democrazia della società, insidiata dagli attacchi al mondo dei saperi, al lavoro, al welfare e dalla criminalità organizzata. 
Prezioso il contributo di Salvatore Stanganello, membro dell’ ANPI della provincia di Reggio Calabria, il quale ha enfatizzato il ruolo dell’ANPI , non solo nel dare continuazione alla memoria della Resistenza partigiana, ma soprattutto nell’impegno di formazione culturale per le nuove generazioni, con le quali l’ANPI collabora attraverso numerosi progetti nelle scuole, per trasmettere l’importanza di quell’autentica democrazia, conquistata dai protagonisti della Resistenza e racchiusa nella Costituzione italiana! 

Significativo poi, l’ intervento del giovane rosarnese Giovanni Di Bartolo, ideatore dell’iniziativa. Il giovane Di Bartolo, pur essendosi trasferito nella città di Vibo Valentia, dove collabora all’interno del coordinamento provinciale della FGCI vibonese, è riuscito a trasmettere i suoi ideali agli amici di Rosarno, stimolando la nascita di un fervente gruppo di giovani militanti, in un paese troppo silenzioso e carente di freschi fermenti giovanili. Nel suo intervento, Di Bartolo ha parlato della sua esperienza politica nella FGCI, come un importante percorso di crescita, all’interno di una giovanile di partito, che porta avanti gli imprescindibili valori della Resistenza antifascista e la difesa di una democrazia, sancita dalla Costituzione italiana, per la quale è doveroso essere partigiani sempre! 

Infine, le conclusioni sono state affidate al segretario regionale del PdCI calabrese, Michelangelo Tripodi, il quale ha sottolineato l’importanza della Festa di Liberazione e la storia che reca in sé, soprattutto nel contesto dell’attuale società, nella quale è in atto una vera e propria emergenza democratica! In tal senso, il segretario regionale del PdCI, ha affrontato diverse tematiche sociali, nelle quali si evincono forti limiti ad una concreta democrazia. Dal mondo dei saperi, affossato dai numerosi tagli, che impediscono investimenti concreti su cultura e ricerca, al mondo del lavoro, la condizione degli esodati e i paurosi attacchi all’articolo 18; ancora, le politiche scellerate sulla tassazione in Italia e quelle europee sul fiscal compact, come pure la questione della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio e l’aberrante longa manus della ‘ndrangheta, protagonista principale, del depauperamento della Calabria e di quello zoccolo duro d’ignoranza, ingiustizia ed omertà! Tutto questo in una realtà, dove i partiti al governo, restano immobili di fronte all’attuale emergenza democratica ed in evidente stato confusionale, come rimarcato da Michelangelo Tripodi. Da qui, l’impegno del PDCI, che continua a farsi portavoce delle esigenze del popolo, soprattutto dei suoi reali bisogni, difendendone i diritti e la democrazia, nella continua Resistenza, che caratterizza l’azione politica del Partito dei Comunisti Italiani.

Reggio Calabria, 27.4.2012

UFFICIO STAMPA PdCI REGGIO CALABRIA

mercoledì 25 aprile 2012

25 APRILE: ieri Partigiani della Libertà, oggi Partigiani della Costituzione

67 anni ma non li dimostra. Il 25 aprile festeggeremo la Liberazione dell’Italia dal’oppressione e dalla tirannia del nazifascismo. E’ una festa che il popolo italiano si è guadagnata  sul campo al costo di un prezzo altissimo, compiendo sacrifici inenarrabili e subendo le più grandi angherie e vessazioni.
L’infame ventennio fascista di Benito Mussolini instaurò un regime dittatoriale e autoritario che cancellò le libertà, la democrazia, i diritti fondamentali, introducendo il Tribunale speciale per gli oppositori e le leggi razziali. Il fascismo trascinò l’Italia nell’avventura rovinosa della seconda guerra mondiale al fianco della Germania nazista follemente guidata da Hitler.
Una vera e propria catastrofe si abbattè sul popolo italiano con rovine, dolori, lutti e distruzione.
Ciononostante la parte migliore del popolo riuscì  a ritrovare le energie necessarie per riprendere la lotta contro l’oppressore nazifascista.
300.000 italiani fecero la scelta di prendere le armi per difendere la patria contro i traditori fascisti e per conquistare la libertà e la democrazia.
45.000 furono i caduti di quella bellissima pagina che ha riscattato la storia d’Italia che si chiama Resistenza e che ha dato vita alla Repubblica democratica ed alla Costituzione.
Un patrimonio di valori che è più vivo ed attuale che mai e che rinnova le sue forti ragioni proprio nel momento in cui vengono messi in discussione o addirittura cancellati i diritti sacrosanti sanciti nella carta costituzionale. Per questo non possiamo assistere da spettatori passivi allo stravolgimento  ed allo svuotamento dei fondamentali principi costituzionali.
In tal senso, l’ultima grave modifica che introduce il pareggio di bilancio nella Costituzione si ispira ad una precisa concezione economica, quella neoliberista in salsa tedesca, che mette al centro di tutto le borse, i mercati  e il profitto e cancella e annulla i diritti delle persone.
Infatti, questa modifica alla Costituzione svuota totalmente i diritti previsti dalla prima parte della Costituzione. Ciò vuol dire che, d’ora in poi, lo Stato non garantirà più, ad esempio, la tutela della salute e non assicurerà più le garanzie di cure gratuite agli indigenti, previste dall’art. 32 della Costituzione. Inoltre, rischia di essere annullato il diritto alla gratuità dell’istruzione per gli otto anni della scuola dell’obbligo, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, garantito ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi (art. 34) e potrebbe essere manomesso anche quanto previsto dall’art. 38: “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. In tutti questi casi i tagli che saranno portati per raggiungere il pareggio di bilancio possono pregiudicare, ancora di più di quanto già accada oggi, l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti. E’ davvero un’aberrazione anticostituzionale.
Ecco perché per noi oggi raccogliere l’eredità straordinaria della Liberazione italiana oggi significa essere Partigiani della Costituzione.
Per questo il 25 aprile i Comunisti Italiani calabresi saranno presenti con le loro bandiere a tutte le manifestazioni che in Calabria da Reggio, a Rosarno, a Vibo ed altrove si svolgeranno per ricordare la pagina gloriosa della Resistenza e della Liberazione e per rinnovare l’impegno a battersi per far trionfare gli ideali di giustizia, di libertà  e di uguaglianza.

Reggio Calabria, 24.04.2012
                                                              IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
                                                                      MICHERLANGELO TRIPODI                                                                                   

martedì 14 febbraio 2012

GRATTA GRATTA IL PIDIELLINO E RISPUNTA IL FASCISTA DI SEMPRE

per leggere cliccare sulla foto e aprire in un'altra pagina 
E’ passata poco più di una settimana da quando, nella seduta del Consiglio Comunale di Vibo Valentia, dello scorso 3 febbhraio, il consigliere De Filippis rivendicò la sua appartenenza dichiarandosi “Fascista” correggendosi subito dopo in “Fascista democratico”.

Dopo una dichiarazione del genere non sono mancate le immediate e legittime proteste da parte dei Compagni della Sezione PdCI di Vibo che erano presenti al Consiglio Comunale. Grazie a loro si è sollevato lo scandalo che altrimenti sarebbe passato inosservato.

Ma le proteste coinvolgono anche, e soprattutto, il presidente del suddetto consiglio che ha preferito redarguire il pubblico per la reazione, piuttosto che censurare il consigliere del Pdl per la gravità delle sue affermazioni.

Un presidente del consiglio comunale deve essere garante di tutti i consiglieri e, soprattutto, della Costituzione, e dei cittadini tutti che rappresenta. Un presidente che tace in seguito a così gravi affermazioni non ha il diritto di continuare a sedere sulla poltrona più alta del consiglio perché tacendo si è reso complice di un reato.

Ma, come dice il proverbio, non c’è due senza tre. Ed infatti, per completare la compagnia di giro è arrivato in soccorso l’assessore Scianò, quello del buco comunale di 10 milioni di euro, che in una trasmissione radiofonica, dopo aver espresso la sua solidarietà al consigliere comunale, ha bollato l’antifascismo come roba vecchia e superata, come se quei valori non fossero invece permanenti ed universali.

In tal senso potremmo ricordare l’analoga vicenda di Reggio Calabria, laddove l’Assessore Tuccio per offendere il premio Oscar Roberto Benigni lo tacciò di essere “ebreo e comunista”. Ovviamente questi aggettivi erano declinati in maniera offensiva, utilizzando il più becero razzismo. D’altronde Tuccio prima di aderire al PdL era nell’Msi prima e in An poi, come Scianò e De Filippis. Lo stesso percorso del loro capo Scopelliti in partiti che hanno sempre espresso, con orrido orgoglio, i loro caratteri xenofobi e razzisti.

Ma si sa cambia tutto per non cambiare niente. Gratta gratta il pidiellino e viene fuori la sua reale natura.

Questi personaggi che offendono i caduti della Resistenza che hanno lottato per la libertà e la democrazia sono l’espressione di una destra reazionaria, becera e prepotente, che in Calabria sta distruggendo la Regione e le principali città che governa.

Basti ricordare a tal proposito la situazione drammatica e fallimentare in cui versano città come Reggio Calabria e Vibo Valentia dopo la cura assidua imposta dai governi di destra che le hanno portate in pieno dissesto, dilapidando e saccheggiando le risorse pubbliche.

Senza dimenticare in tutto questo quello che ha la responsabilità massima e principale e cioè il Presidente della regione e Coordinatore Regionale del PdL Giuseppe Scopelliti che, non pago di aver trascinato nel baratro la città di Reggio Calabria, affondandola in una mare di debiti e di disavanzo, continua dallo scranno regionale a praticare nelle sue uscite l’arte degli annunci, delle false promesse e della contraffazione pensando che il giochetto possa sempre riuscire.

Infatti, dopo aver imbrogliato i reggini adesso si pensa di poter imbrogliare i calabresi. Ma ormai tutti cominciano a capire la vera natura fascista e la grave incapacità amministrativa di tali personaggi. Del resto sono i sondaggi di istituti accreditati a dire chiaramente che Scopelliti è in pesante perdita di consenso e di credibilità ed ha iniziato la sua parabola discendente.



Reggio Calabria, 14.2.2012



IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI

MICHELANGELO TRIPODI

mercoledì 8 febbraio 2012

Il fango della macchina. Silvio Berlusconi docet

La libertà d’informazione è un diritto acquisito da ogni italiano e tutelato nel momento stesso in cui nasce dall’articolo 21 della nostra costituzione. Ognuno è quindi libero di esprimere la propria idea, come meglio crede e con i mezzi messi a disposizione, senza mai ledere la dignità e le idee di un altra persona. Noi in questo principio crediamo fortemente e ci batteremo sempre con ogni mezzo affinché tutti possono esprimere la proprie idee, nei limiti imposti dalla legge.

Non crediamo invece nel fatto per cui un singolo individuo possa metter in campo le proprie idee a difesa insensata del proprio operato, distorcendo la realtà a proprio favore e criticando l’operato altrui del quale, magari, non se ne conoscono le effettive dinamiche. Questo concetto lo esprimiamo con forza e con vigore in risposta a chi nel nostro territorio scrive dalle pagine dei giornali, o parla da microfoni radiofonici di emittenti private, spacciandosi per giornalisti. La poca conoscenza e l’usuale tendenza a mistificare la realtà porta alcuni individui ad esprimere concetti fuorvianti per chi li ascolta, e deleteri nei contenuti verso terzi che si prodigano nella lotta quotidiana per la difesa del bene comune. Allora succede che a Vibo Valentia un giornalista della carta stampata della “Gazzetta del Sud” prende spunto dalle vicende che in questi giorni hanno visto al centro di varie polemiche la figura del consigliere comunale De Filippis, il quale durante il consiglio comunale del 3 febbraio ha affermato testualmente: “ Io sono Fascista”, correggendosi funambolicamente poi in “ Fascista democratico”, senza entrare nel merito di questa triste vicenda, che abbiamo già affrontato nei giorni passati, vorremmo concentrarci sull’ articolo del giorno 6 febbraio apparso sulla “ Gazzetta del Sud” a firma della giornalista Stefania Marasco, la quale tentava una timida difesa del consigliere De Filippis cercando di sminuire le sue parole, ma calcando e rilanciando e sparando a zero sul nostro partito, il PdCI, come anche nei confronti del PRC e dell’ANPI. Bene, a questa giornalista noi vogliamo semplicemente dire che sono proprio questi tipi di atteggiamenti faziosi e barbari nei confronti della correttezza politica a far decadere il livello del dibattito politico, appellandosi al fatto che poco hanno fatto il PdCI, PRC ed ANPI verso il bene della cosa pubblica, etichettando queste sigle  come buone solo a far polemiche e a curarsi poco delle vicende che riguardano la popolazione. A questa giornalista noi vorremmo ricordare la nostra attività degli ultimi tempi, come la serie di incontri che si ripetono da giugno sotto la scuola d’arte dal titolo “Cominciamo da noi…” nei quali si sono affrontati temi quali, le organizzazioni criminali, la differenziata, la crisi economica, i beni culturali, il dissesto idrogeologico, oppure la nostra partecipazione all’iniziativa dell’ANPI sulla rimozione del gazebo che occlude la lapide di Papandrea, i nostri volantinaggi, i nostri articoli, e tutta quella serie di avvenimenti che riguardano la nostra vita politica. Probabilmente non li avrà letti, oppure avrà, pregiudiziosamente, evitato di leggerli nel momento in cui ha letto la parola COMUNISTI, che accompagnano quegli articoli. 
Cara giornalista Marasco, ti esortiamo a guardarci più da vicino ed a seguire le nostre iniziative che forse non saprai ma facciamo anche a tua tutela, perché anche tu sei lavoratrice, ed anche tu hai qualche padrone sopra di te. Ti invitiamo a leggere il nostro blog (http://pdcivibovalentia.blogspot.com ), oppure la nostra pagina facebook (https://www.facebook.com/pages/Il-brigante-Comunisti-Italiani-Vibo-Valentia/145256958840061), o magari altri quotidiani che ci trattano con più rispetto e ci dedicano maggiori attenzioni, senza pregiudizi.

Ma il problema non è solo questo episodio che fa decadere il livello del giornalismo locale, si perché c’è un emittente radiofonica locale, Radio Ondaverde, nella quale ogni domenica mattina alle 11 circa, si trasmette un programma che dibatte di tematiche di attualità, politica, cronaca sport e altro, il quale riceve un discreto successo. Questo programma è condotto dall’Avv. Ass. Dott. Giorn. cam(erata) Giuseppe Scianò, che senza alcuna vergogna e senza nessuna controparte, parla in modo spudorato dell’attività della sua amministrazione. Ma ne parla bene, come se nulla accadesse, continua imperterrito ad informare i cittadini facendo un “uso criminoso”, per citare il suo capo nazionale del PdL, ed elogiando in modo continuo in particolare il suo operato. Nell’ultima trasmissione del giorno 5 febbraio in particolare, ha definito il problema della spazzatura e del blocco dell’edilizia come un atto strumentale, operato da un manipolo di persone totalmente fuori dalla realtà. Ci viene da dire, ma come, nell’ultimo consiglio comunale erano presenti, i tre sindacati confederali, confindustria, l’ance, l’ordine di architetti, geologi, ingegneri e geometri, imprenditori, operai e comuni cittadini; inoltre vi erano presenti le associazioni per la questione spazzatura;  cosa dice questo signore? Che sono polemiche sterili e inutili, In più non contento accusa le persone che avevano partecipato al consiglio, di essere andate via alle 8, Ma cosa dovevano fare fino a quell’ora, ascoltare le vostre banalità? Le vostre proposte inutili (quella sull’edilizia di aggiornare il piano Scalamandrè partorito solo 3 mesi fa, dimostra come si ricorra sempre all’uso delle casse comunali, non potevate pensarci prima? Ora chi lo paga questo aggiornamento?) dettate solo dalla vostra incompetenza?

Caro Ass. Dott. Avv. Giorn. cam(erata) Scianò lei è in palese conflitto d’interesse, non può condurre un programma che ascoltano i cittadini vibonesi senza una controparte vera, senza qualcuno che le dica che le cose non stanno come dice lei; ribadiamo il suo conflitto d’interesse, perché lei in quella trasmissione tutela solo i suoi di interessi, e quelli dell’amministrazione alla qual partecipa (male).

Questi due sono solo due casi, ma dimostrano una grave assenza di professionalità nei confronti della veste che ricoprono l’Avv. Dott. Giorn. Ass. cam(erata) Scianò e la giornalista Marasco. Per concludere utilizziamo questo mezzo, la rete, perché sappiamo della sua immensa cassa di risonanza, e per avere la certezza che i nostri pezzi mandati alla testata della “ Gazzetta del Sud” non verranno reinterpretati dal giornalista a nostro discapito. VERGOGNA.

Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia

lunedì 6 febbraio 2012

Articolo mistificatorio della Gazzetta del Sud

Articolo della Gazzetta del Sud dal contenuto altamente mistificatorio.
Basta fare un giro nel nostro blog o in quello del PRC di Vibo per leggere le nostre denucie e le nostre continue proposte.
Un giornalista dovrebbe informarsi su ciò che scrive quanto meno e non pubblicare articoli che sanno di palese giustificazione ad un fatto altamente grave e pericoloso.
Con questa attività "giornalistica" vi state rendendo complici del degrado politico e morale in cui sta precipitando questa città.
VERGOGNA!!!
NON COMPREREMO PIU' LA GAZZETTA DEL SUD

sabato 4 febbraio 2012

A Vibo dichiararsi fascista non è reato

Accade nel 2012 a Vibo Valentia, ma non per strada o in un bar ma addirittura nell’assise cittadina, un consigliere comunale dichiara di essere fascista nello sconcerto e la rabbia di chi, come noi, assisteva dalla platea ai lavori, tra i sorrisi compiaciuti di alcuni suoi colleghi e l’incredulità dei gruppi di opposizione e con il gravissimo silenzio del Sindaco e del Presidente del Consiglio che addirittura richiama la platea, perchè quest’ultima ha interrotto il Consigliere, e non per la gravità delle affermazioni del suo collega.

Noi tutti ci eravamo tanto illusi che la caduta di Silvio Berlusconi avesse portato via con sé l'abominio delle battute squallide e drammatiche ma così non è stato e mentre tutta Italia s'indigna per la battuta di cattivo gusto del premier Monti sulla monotonia del posto di lavoro fisso, il consigliere comunale del PDL Vincenzo De Filippis sviluppa una nuova forma di ironia ancora più drammatica ma sopratutto illegale. 

Nel corso del consiglio comunale convocato venerdì, il suddetto consigliere ha ben pensato di aprire il suo intervento definendosi fascista. Per poi declinarlo, dopo le proteste del “pubblico”, in fascista democratico.
Ma solamente dopo che noi membri del PdCI, uditori al consiglio comunale, gli abbiamo urlato il nostro dissenso per il suo disprezzo alla costituzione, ha ben pensato di giustificarsi dicendo che era solo una battuta. Semplice ironia secondo lui.


Magari pensa che anche la legislazione che vieta l'apologia di fascismo non sia altro che una battuta inserita lì da quei buontemponi dei padri costituenti.

Ci è dato pensare che anche il sig. Sindaco e il presidente del Consiglio Comunale Mangialavori siano dello stesse parere visto che non hanno fatto nulla per richiamare De Filippis a ritirare immediatamente la sua dichiarazione. Questa è la cosa ancor più grave perché sono queste 2 figure che dovrebbero tutelare l’immagine, l’onore e la memoria soprattutto perché non rappresentano una parte politica ma, dovrebbero, rappresentare tutti i cittadini nei fatti e non facendo solamente propaganda di facciata e bella figura come posare le varie corone di fiori il 25 aprile se poi non sanno nemmeno cosa significhi.

E pensare che i consiglieri, una volta divenuti tali, giurano proprio sulla costituzione ma magari, secondo loro, è solamente una tradizione giurare sulla principale fonte della nostra repubblica. 
Giurano sulla nostra avanzata, ma sopratutto antifascista, costituzione nata, parafrasando Piero Calamandrei, con il sangue dei partigiani che lottarono contro il fascismo.
Ma evidentemente, la maggioranza consiliare di Vibo Valentia, non sa nemmeno cosa sia la costituzione e pensare che  il sindaco, che in quanto tale dovrebbe proteggerla e farla rispettare, è anche giurista.

Tutto questo è inaccettabile! In un'amministrazione incompetente e familiarista, questo non è che un'altro tassello, enorme e pesante come un macigno, che va a completare il quadro per il quale noi chiediamo le immediate dimissioni.

Vogliamo le dimissioni immediate e le scuse del consigliere De Filippis.

Vogliamo le dimissioni immediate e le scuse del Sindaco D’Agostino (figlio dell’ex Sindaco D’Agostino famoso per aver detto alla commissione nazionale antimafia che a Vibo Valentia la mafia non esiste)

Vogliamo soprattutto e fortemente le dimissioni immediate da presidente del consiglio comunale e da consigliere comunale del signor Mangialavori che si è reso partecipe, non interrompendo e senza richiamare all’ordine il consigliere autore della vergognosa frase.

E  un appello per questa richiesta lo volgiamo anche all'opposizione, per dar seguito all'intervento del dott. Soriano che ha bacchettato puntualmente il consigliere del PDL, affinché vengano portate in consiglio comunale le formali richieste di dimissioni già alla seduta di lunedì prossimo.
Ma oltre i pubblici ufficiali e le istituzioni, a prendere una posizione dovranno essere anche tutti i cittadini che conoscono molto meglio dei loro amministratori i principi costituzionali.
E' il minimo, per onorare la memoria di chi è morto per liberarci dall'opprimente dittatura fascista, è indispensabile per far sì che nostri conterranei come Saverio Papandrea (del quale si parla tanto ultimamente e a cui questa amministrazione ha coperto la lapide alla memoria) e il compagno Umberto Terracini (calabrese, comunista,  ma sopratutto firmatario della carta costituente) possano riposare in pace, nella gloria riservata agli eroi.

Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia

sabato 21 gennaio 2012

"Forconi":un pò di chiarezza

In questi giorni tutta la Sicilia è paralizzata dal blocco dei caselli autostradali e dei principali nodi di comunicazione da parte di un assai strano movimento detto “dei forconi”. Dopo un primo momento di disinteresse generale operato dai principali media nazionali e locali, la notizia è presto diventata di dominio pubblico, e sembra avere interessato un po’ tutti, dai social network ai giornali locali, imponendosi all'attenzione del grande pubblico.
Le proteste degli autotrasportatori della cosiddetta “forza d'urto”, nome che tra l’altro tristemente ci ricorda qualcosa di più “NUOVA” che purtroppo tanto nuova non è più, a cui si sono unite le proteste di agricoltori e braccianti, hanno già messo in ginocchio dopo pochi giorni di blocco i rifornimenti dell'isola, causando la mancanza di merci e generi di prima necessità, come carburanti vari ed alimenti.


Tale protesta ha creato un certo consenso tra la popolazione, coinvolgendo lavoratori e cittadini siciliani invitandoli ad unirsi ed a solidarizzare con i manifestanti,spingendoli ad informarsi sulle loro ragioni ed anche talune volte, convincendoli ad unirsi ai vari presidi.

Insieme al coinvolgimento dell'opinione pubblica siciliana, il movimento dei forconi ha fatto sorgere innumerevoli dubbi e interrogativi su quali fossero le concrete motivazioni che li hanno spinti a bloccare l'intera isola. Si notano strane ed inquietanti connivenze e similitudini politiche tra il movimento stesso e l'estrema destra, parole d'ordine demagogiche e populiste sono troppo spesso utilizzate per far leva sullo stato di reale crisi sociale ed economica del sistema. L’unica piattaforma rivendicativa appare confusa ed ivi si ritrovano richieste di stampo corporativistico, oltre che i soliti richiami all'indipendenza di un presunto stato siciliano.
Il quadro risulta purtroppo enigmatico e difficile da affrontare e capire.

Quello che è innegabile è che la protesta si fa forte di una reale e concreta situazione di disagio e malessere che nel nostro povero e meridione martoriato da politiche che negli ultimi 60 anni, dall’indomani della strage di Portella delle Ginestre, per intenderci, ha visto sempre più il malaffare e le organizzazioni mafiose collaborare con la politica per sfruttare e distruggere sempre più queste terre.
La rinascita del meridione Italiano deve partire certamente dal sud ed in particolare dai siciliani può tuttavia il movimento dei forconi rappresentare una speranza di emancipazione delle classi subalterne o piuttosto vi è il serio pericolo che lo stesso rappresenti il germe di una uscita a destra dalla crisi?

Dare risposta a questa domanda non è certamente compito facile perché se è vero che un sentimento di malessere diffuso c’è è anche vero le che fin troppo spesso nella storia si è verificato il drammatico fenomeno dell’autodifesa del sistema dominante da parte delle classi che comandano che, in maniera quasi scientifica mettono, a capo di tali sommosse popolari loschi individui che niente hanno a che vedere con l’emancipazione della classe proletaria che riempiendosi la bocca di belle parole e di facili entusiasmi fanno presa sul sottoproletariato facile da raggirare, utili proprio a fare da tappo per arginare quella che potrebbe essere una vera rivoluzione in senso socialista della società.

Chi dirige la protesta?
Cominciamo iniziando col capire la composizione della protesta.
Lo sciopero che sta paralizzando l'economia dell'isola che porta il profetico nome delle “cinque giornate per la Sicilia”, è stato indetto dal “movimento forza d'urto” e appunto dal “movimento dei forconi”.
Il primo riunisce attorno a sé gli autotrasportatori, vero nerbo della protesta, che con i loro tir bloccano i principali snodi viari dell'isola. Leader del movimento è tale Giuseppe Richichi, presidente della principale associazione di categoria siciliana e che in tempi recenti aveva dato vita al “Partito degli Autotrasportatori” che all'ultima tornata per la presidenza della regione ha appoggiato Raffaele Lombardo; poi Salvatore Bella, imprenditore del trasporto su camion in Sicilia, che vede un passato di militanza politica attiva tra la Dc, Forza Italia e Mpa.
Il secondo invece rappresenta la protesta degli agricoltori e dei braccianti, che da subito hanno aderito alla protesta. Tra i fondatori del movimento, nato dopo la visita nella provincia di Ragusa dell'allora ministro all'agricoltura Saverio Romano, tre soggetti dalle indubbie capacità di capipopolo ma dal nebbioso passato: Mariano Ferro ex acceso sostenitore del Mpa; Martino Morsello, segretario di “altra agricoltura sicilia” che comprende al proprio interno imprenditori e braccianti agricoli, nonché invitato fisso nei congressi regionali del partito neo-fascista Forza Nuova; Mariano Ferro, anch'egli fino a poco tempo fa, simpatizzante del Mpa.

Appare quantomeno bizzarro e contraddittorio come personaggi che fino a ieri erano contigui ed organici a quella cerchia di politica da loro stessa definita corrotta ed incompetente a cui a gran voce chiedono di vergognarsi per le male fatte ed a cui chiedono di restituire i soldi al “popolo siciliano” delle loro indennità da parlamentari, possano in così breve tempo, essere folgorai sulla strada di Damasco e dar vita ad una durissima protesta nei confronti proprio di quella classe dirigente che fino a non poco tempo fa, sostenevano e spalleggiavano.

Il sistema affaristico-clientelare dell'isola, che unisce con un sottile filo rosso il governatorato di Totò Cuffaro e quello di Raffaele Lombardo, è sicuramente tra le cause principali del dissesto dell'economia e dell'agricoltura siciliana. Non possiamo e non dobbiamo infatti dimenticare le responsabilità di Lombardo e del suo entourage nell'ingente sperpero di denaro, per esempio pensando alle centinaia di milioni di euro di fondi Fas ancora inutilizzati che, se correttamente impiegati, avrebbero sicuramente migliorato la drammatica situazione in cui versa l'economia siciliana. Oppure facendo riferimento ai 150 milioni di euro impiegati per costituire i famigerati corsi di formazione professionale, individuati come strumento per dare lavoro a migliaia di disoccupati, ma che in realtà si sono rivelati strumenti di clientela politica nelle mani di Lombardo, attraverso cui poter conservare e rigenerare il proprio bacino elettorale, senza considerare come ormai siano migliaia i lavoratori (per la maggior parte neo-laureati) che ancora non hanno ricevuto il becco di un quattrino. Soldi sprecati, anzi meglio, utilizzati per salvaguardare, mantenere e rafforzare il sistema di clientele nella nostra terra, che da sempre hanno garantito al potente di turno la possibilità di mantenere saldo il proprio potere e i propri interessi, mortificando e degradando le grandi esigenze della nostra terra.

Quali rivendicazioni?
Passiamo dunque a valutare le rivendicazioni della protesta.
Colpisce in prima battuta l'assenza di una chiara piattaforma scritta: le richieste sono facilmente deducibili da volantini e da interventi che si riescono a leggere o sentire. Parole d'ordine sono semplici ma confuse, che spesso si macchiano del vizio di populismo e di demagogia: si sente parlare di defiscalizzazione del petrolio estratto nell'isola, la necessità di dichiarare indipendente il popolo siciliano [sic!] dall'oppressione dei “continentali”, la volontà di far risollevare l'agricoltura isolana e non mancano le solite litanie circa la distruzione della casta.
Insomma, la confusione regna sovrana sotto al cielo.
Non per questo però non possiamo cercare di addentrarci nelle reali motivazioni che hanno spinto genuinamente e in buona fede molti lavoratori ad avvicinarsi alla protesta.

L'agricoltura.

Senza dubbio condivisibile appare il grande malessere dei braccianti per la drammatica situazione in cui versa l'agricoltura siciliana. Merci invendute, macchinari antiquati, troppa concorrenza. Impossibile affermare che non abbiano ragione. Ma chi sono i veri responsabili di questo stato di cose? Sicuramente deve essere annoverata la programmazione di una economia continentale (europea) agricola. Sullo stesso mercato ad esempio il consumatore trova arance siciliane e spagnole, con prezzi di gran lunga inferiori per le seconde grazie ad una politica produttiva più capace e a grandi disuguaglianze sul piano strutturale. In questo senso, numerosissimi sono stati e continuano ad essere sussidi e forme di assistenzialismo al settore, per esempio con finanziamenti per alcuni miliardi di euro nel PSR (piano sviluppo rurale). Una pioggia di denaro di provenienza sia europea (ricordiamo che ai sensi del trattato istitutivo dell'Ue, l'agricoltura è materia di competenza esclusiva europea) che ministeriale, che evidentemente non è stata investita sapientemente da chi negli anni si è trovato seduto nelle comode poltrone di palazzo d'Orleans, ma che, parimenti ha visto anchespesso e volentieri gli stessi imprenditori agricoli attuare un comportamento cattivo e connivente con la mala-politica beneficiando così dei sussidi, con truffe, raggiri osperperi di varia natura. Questa convergenza di fattori fa sì che l'agricoltura siciliana sia una delle più depresse e improduttive dell'intero continente europeo, con la conseguente scesa in piazza dei contadini assieme agli autisti dei tir. E' necessario considerare però che il blocco alle merci in questi giorni sta creando ancora di più ingenti danni alla economia agricola dell'isola, con tonnellate di merci pronte da consegnare che ammuffiscono nelle cassette e che impediscono il raccolto degli altri prodotti sui campi.
Sempre sul versante dell’agricoltura, bisogna notare anche la totale assenza, tra le battaglie dei “forconi”, quella dei beni comuni e soprattutto dell’acqua che, in generale, ma soprattutto nel mondo agricolo rappresenta un bene inestimabile, non una parola spesa circa la volontà di volerla privatizzare, non una parola sulla loro idea della gestione delle acque che è bene ricordare in Sicilia troppo spesso le acque vengono sciupate e disperse in mille rivoli di acquedotti vecchi ed antiquati.

Il prezzo dei carburanti.

Le rivendicazioni degli autotrasportatori e dei pescatori si concentrano sugli aumentidel prezzo dei carburanti che in pochi anni è cresciuto di circa il 30%. Una vertiginosa impennata dovuta sia alle quotazioni di mercato dell’oro nero salgono di ora in ora, esia all'aumento delle accise voluto dal governo Monti.
Impensabile, a a loro dire, una tale situazione, considerando che in Sicilia si produce e raffina petrolio, contribuendo al fabbisogno italiano per circa il 70%.
A tal proposito chiedono una non meglio precisata defiscalizzazione sulla lavorazione e sulla distribuzione del greggio siciliano, una sorta di neo-protezionismo nei confronti del petrolio estratto sull'isola.
La questione si riduce ad una mera pretesa corporativa chiedendo, in pratica, che lo Stato diminuisca o elimini la tassazione globale sul prodotto siculo.
Nessun ragionamento di più ampio respiro, nessun riferimento volto verso una riforma che faccia un sistema fiscale omogeneo e progressivo in tutto il territorio nazionale.Bisogna dire a tal punto, che in barba alla tanto decantata indipendenza siciliana, la Sicilia è l'unica regione italiana a godere della riscossione diretta delle imposte sul reddito, tassa che permette di avere grandi introiti nelle casse della regione. Un grande flusso di denaro che evidentemente, ancora una volta, non viene gestito nel migliore dei modi dalla politica siciliana.

Questione dopo questione quindi, i responsabili dello stato delle cose attuali in Sicilia sono sempre la corruzione, il malaffare e la malavita organizzata.

Una cosa è certa, il movimento dei “forconi” raccoglie sempre con maggior forza, basti fare un giro a Catania e provincia, il sostegno e la solidarietà di organizzazioni politiche di estrema destra, che nei loro simboli e nei loro statuti hanno chiari riferimenti alla xenofobia ed al fascismo, come Forza Nuova.
Giungono voci che i militanti dei “forconi” e di “forza d’urto” abbiano un concetto un po’ distorto del diritto di sciopero. Pare che abbiano perpretrato azioni di squadrismo e minaccia al fine di obbligare chi non aveva intensione di scioperare.
Sicuramente tutto ciò ci lascia molto perplessi circa il nostro giudizio su tali movimenti di protesta.

Sarebbe tuttavia, molto sbagliato non considerare nel nostro ragionamento tutti coloro i quali in buona fede e con passione sono scesi in piazza a gridare il loro malessere e a denunciare la loro condizione, che però si ritrovano ad essere strumentalizzati da un movimento che non ha ancora chiarito i suoi obiettivi politici e di mobilitazione. Troppe domande e troppi interrogativi impediscono il formarsi di unaopinione consolidata sul “movimento dei forconi”, da dove è nato e dove vuole arrivare.
È per questa ragione che bisogna chiedere con forza al più grande sindacato dei lavoratori che è la CGIL di intervenire e prendere in mano la questione indicendo uno sciopero generale serio e concordato di non meno di una settimana che dica a Monti e a tutte le forze reazionarie che l’Italia vuole ripartire, che il sud si rialza e lo fa a partire dalle tematiche sociali e dal lavoro che è un diritto per tutti.

Non è pensabile poter riporre le nostre speranze rivoluzionarie (utilizzo volutamente il termine con la stessa leggerezza con cui ne sentito parlare dai leader dei forconi) inun movimento come questo, che porta dentro di se i germi di quella politica che ha rappresentato e che rappresenta l'ostacolo più grande al progresso e alla riscossa della Sicilia. Non possiamo appiattirci su rivendicazioni che non sono ancora state chiarite e che in ogni caso non appartengono alla nostra cultura e tradizione politica. Non possiamo scendere in piazza a fianco degli organizzatori di questa protesta, amici sino a ieri di quel sistema di potere responsabile maggiore dell’arretratezza sociale ed economica della Sicilia che governa da 60 anni, che noi comunisti denunciamo e combattiamo quotidianamente con le nostre lotte. Dovrà anzi essere nostro compito smascherare la presunta strumentalizzazione che stanno vivendo sulla pelle migliaia di lavoratori onesti, squarciando quel velo di ipocrisia e di oscurità che aleggia attorno a questa protesta.
La lotta, la protesta, la mobilitazione, quella vera e genuina è possibile anche nella nostra isola, storicamente considerata una terra conservatrice e reazionaria. Tocca a noi, sapendo canalizzare ed interpretare il malessere che attraversa tutta l'Italia, da Milano a Palermo, cercare di dare un volto definito alla protesta introducendo contenuti, supporti ed analisi, che fino ad adesso, le sono stati estranei.

Emanuele Pagano
segreteria nazionale FGCI

Vincenzo Rosa
Coordinatore FGCI Catania

lunedì 31 ottobre 2011

Sostegno del PdCI e partecipazione al sit-in/raccolta firme per la lapide del partigiano Papandrea

Liberiamo il partigiano Saverio Papandrea.        
Questo è quello cui siamo chiamati a fare la mattina di sabato 29 ottobre. Per cui noi del PdCI saremo in piazza Garibaldi a Vibo Valentia, insieme all’ANPI l’associazione promotrice dell’evento, per partecipare ed offrire tutto il nostro sostegno al sit-in ed alla raccolta firme per ridare la dignità che merita alla memoria del compagno partigiano Saverio Papandrea.
Dopo i numerosi interventi sui quotidiani e gli ultimatum lanciati all’amministrazione comunale è arrivata l’ora di muoversi in modo più concreto ed efficace, per superare quel muro di silenzio da parte dell’amministrazione stessa che sembra non voler capire cosa rappresenta per Vibo Valentia quella lapide che ricorda il partigiano Papandrea. Un compagno morto eroicamente per difendere la sua brigata da un attacco nazista, immolatosi per far si che i suoi compagni si potessero salvare, un partigiano dal cuore d’oro e dotato di enorme coraggio.
In un momento difficile come quello che l’Italia sta attraversando ci sembra più che giusto ricordare chi in passato ha lottato per far venir fuori l’Italia dal suo periodo più buio, il ventennio fascista. Il suo ricordo ci può dare speranza per il futuro, ma soprattutto ci insegna a lottare per un futuro migliore.
Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, per onorare la sua memoria, è lottare affinché venga “liberato” dal quel gazebo che lo imprigiona e far si che la lapide commemorativa ritorni ad avere la visibilità e la dignità che merita.
L’appello è quello di scendere tutti in piazza per partecipare al sit-in ed alla raccolta firme per la liberazione “del partigiano Saverio Papandrea” tutti insieme, associazioni, partiti e cittadini per far sentire la nostra voce e arrivare a vincere questa battaglia civile.
Partito dei Comunisti Italiani – Vibo Valentia

mercoledì 19 ottobre 2011

Liberiamo il partigiano Saverio Papandrea

La resistenza non è solo un momento storico del nostro paese e della nostra cultura, non è una guerriglia tra uomini con idee diverse risolta con la sopraffazione dei buoni sui cattivi, LA RESISTENZA è un valore che appartiene a tutti gli italiani. È uno stato di appartenenza che ha modificato lo stato di cose di una popolazione e che ha permesso la riacquisizione di tutti quei diritti fondamentali che sono stati sopraffatti dal ventennio fascista; è come se in quel momento TUTTI gli italiani fossero rinati, ponendo le basi della democrazia repubblicana che oggi abbiamo nel nostro paese. È stato un punto di partenza che ha aperto le porte all’Italia sul mondo moderno e democratico ponendola libera dallo stato di oppressione di una dittatura e da una fantomatica monarchia. Alla resistenza dobbiamo la libertà di espressione, la libertà di parola, la libertà di poter svolgere ul lavoro che meglio ci permette di esprimerci, proprio il lavoro, il diritto sul quale si fonda la nostra costituzione. Questo valore (la resistenza) che si è acquisito, troppe volte viene messo da parte, accantonata  e vista in un ottica che la pone come appartenente ad  una sola parte politica, ma cosi non è; perche alla resistenza hanno partecipato uomini di tutte le parti democratiche del tempo, comunisti, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani e liberi cittadini. Questo valore oggi va rivalutato m soprattutto non possiamo dimenticarlo. Non possiamo cancellare quel momento storico, non possiamo accantonarlo per mere opportunità economiche e personali.
Cosi succede che nel nostro comune un libero commerciante, che deve la sua libertà come tutti noi proprio a quel valore, chiede ed ottiene una autorizzazione a poter costruire, legittimamente e seguendo tutti gli obblighi di legge, un gazebo in legno; questa autorizzazione viene concessa in modo libero trasparente e democratico, proprio di uno stato di diritto e non di una dittatura, dall’ufficio Urbanistica del nostro comune. Sicuramente saranno stati presi tutti gli accorgimenti di legge per questa concessione, e non vogliamo mettere in dubbio i termini legali dell’autorizzazione richiesta dal commerciante e concessa dal comune.
Ma una cosa la vogliamo chiedere ai nostri amministratori, ai capigruppo in consiglio comunale del Pdl ( Mario Mazzeo), dell’UDC ( Tonino Daffinà), del PD ( Michele Soriano) e di Sinistra per Vibo ( Stefano Luciano). Ai capigruppo consiliari che siedono negli scranni del civico consesso del comune di Vibo Valentia, affinché, per non dimenticare la resistenza, per non dimenticare la morte di uomini e donne, per non dimenticare il coraggio di chi si è difeso per consegnarci oggi uno stato di diritto che permette anche a VOI di sedere ed occupare democraticamente quegli scranni. A voi capigruppo chiediamo di attrezzarvi e trovare i modi affinché, in accordo con le parti interessate, quel gazebo venga rimosso, e si possa così ammirare, guardare e ricordare SAVERIO PAPANDREA, leggendo la lapide che lo ricorda come uno di quegli uomini di animo nobile e coraggioso, morto alla giovanissima età di 23 anni a Torino, per affermare il diritto di libertà intrinseco della natura umana. Noi cittadini vibonesi non possiamo mettere da parte la nostra memoria, coprendola con un gazebo in legno. Chiediamo ai nostri amministratori, nelle persone dei capigruppo consiliari, anche alla luce delle limitazioni che la politica ha avuto in seguito alla modifica introdotte dal  DL 267 del 2000, rispetto alla pianificazione territoriale; anche alla luce di tutto ciò la politica non può delegare agli uffici tecnici, giustificandosi come se fosse una cosa che non gli appartiene ma  deve prendersi la responsabilità di fronte alla storia per  ridare lustro e visibilità alla lapide di SAVERIO PAPANDREA. NON CANCELLATE LA STORIA!!!

giovedì 9 giugno 2011

Vibo, Bevilacqua e le croci celtiche

Erano i primi giorni di aprile quando il senatore Bevilacqua poneva la sua firma alla proposta di legge per la cancellazione del reato di apologia del fascismo. Dopo numerosi e giusti attacchi lui si difendeva dicendo “la mia era una proposta per mettere definitivamente una pietra sopra al fascismo”, un’ideale che secondo lui non esisteva più e per il quale era inutile continuare la lotta partigiana. Ancor più inutile quindi battersi per evitare la proliferazione di quelle bande nazi-fasciste, usando la costituzione italiana.
“Buttiamoci alle spalle anche l’olocausto”: questa la sua risposta ad una famosa intervista su radio capital, mentre rispondeva a quella che era più che altro una provocazione ironica, da parte del presentatore di quella trasmissione che sicuramente non si aspettava una risposta del genere! Tanto sfrontata quanto scellerata!
Ci troviamo invece, a due mesi di distanza da quella polemica che ha riempito pagine di giornale per diversi giorni, a dover vedere i muri di un monumento Vibonese qual è la chiesa di San Michele, imbrattati da segni che si rifanno a quei periodi del nazifascismo.
Eppure noi glie lo avevamo detto, al senatore Bevilacqua, che l’idea di fascismo e i giovani che inneggiavano al ventennio non erano affatto spariti, che Vibo Valentia è pieno di croci uncinate, celtiche e frasi che lodano Benito Mussolini (il duce). Come al solito però noi siamo i faziosi e gli altri sono i “moderati”, quelli che fanno finta di essere democratici ed aperti al riformismo, che guardano al futuro senza pensare al passato.
Noi comunisti invece sappiamo e vogliamo prendere lezioni dal passato, per questo abbiamo paura che l’Italia possa precipitare di nuovo in un’atmosfera di odio. Le ultime elezioni amministrative ci hanno infatti mostrato, soprattutto nel caso di Milano con Pisapia, una lotta senza esclusione di colpi da parte della destra. Una continua ricerca dello scontro, in alcuni casi anche molto pesante, che per fortuna ha trovato l’ironia di chi subiva gli insulti e che saputo trasformare in oro tutto il fango che gli veniva lanciato addosso.
Il sindaco D’Agostino si è giustamente schierato apertamente contro questi vandali che si sono permessi di deturpare e disonorare una delle ricchezze del comune di Vibo Valentia, ha anche lui detto che questa non può passare per una semplice bravata ma deve considerarsi come atto grave nei confronti di tutti quelli che sono stai offesi con quei segni disegnati sui muri della chiesa.
A questo punto però aspettiamo che anche il senatore Bevilacqua, che diceva che il fascismo era ormai superato, condanni questi gesti e si schieri dalla parte di chi difende la libertà e l’uguaglianza. Proprio lui che fa parte del “partito dell’amore” dovrebbe condannare l’odio, la violenza e chi lo incita. Dovrebbe chiedere scusa ai cittadini Vibonesi a cui, firmando quella proposta, ha fatto fare una magra figura agli occhi di tutt’Italia. Bisogna che capisca ed ammetta pubblicamente che il fascismo è tutt’altro che sepolto, meno che mai nella città di Vibo Valentia. Farsi portavoce della lotta al fascismo nella città di Vibo Valentia che lui rappresenta. Non deve dimenticare che se lui è un senatore della repubblica, eletto democraticamente (nonostante la legge elettorale attuale non sia molto democratica!), deve ringraziare i partigiani e quanti hanno perso la vita per permettere tutto questo!

Federazione della Sinistra - Vibo Valentia

lunedì 25 aprile 2011

Buona Resistenza

Ci chiamarono Briganti, ci chiamano teppisti
Ieri Partigiani, oggi Antifascisti.

Buon 25 aprile a tutti

giovedì 14 aprile 2011

Buttiamoci alle spalle Franco Bevilacqua

“Buttiamoci alle spalle anche l’olocausto”: queste non sono parole nostre, dei comunisti, ma dall’illustre senatore Vibonese, Franco Bevilacqua. Ci chiediamo a questo punto, avrebbe il coraggio di ripetere queste parole davanti ai familiari delle vittime dell’olocausto? Sarebbe capace di tanta meschinità?
Il berlusconismo non tradisce! Anche oggi abbiamo avuto prova che ormai in Italia tutto gira al contrario. Leggendo infatti la replica del senatore Franco Bevilacqua, alle ripetute critiche giustamente ricevute in questi giorni, rimaniamo sbigottiti. E’ veramente interessante vedere come il sen. Bevilacqua riesca ad usare le accuse, da noi rivoltegli e che ha definito come “attacchi strumentali”, per usare lui un vero attacco strumentale oltre che un vano tentativo di vittimismo.
Alla prima domanda nell’intervista ha dichiarato di non essere mai distratto quando firma un ddl. Noi sottolineiamo che non lo è nemmeno quando vota in senato, è così attento che vota addirittura due volte. Un vero pianista (come si vede in foto). Ma la melodia che ora sta componendo ha per noi un suono veramente sgradevole. Per un usare un eufemismo.
In questa Italia in mano al Pdl apprendiamo che per “pacificare” bisogna legalizzare la ricostituzione del partito fascista, che il termine” intellettuale” può essere usato per offendere, ghettizzare o screditare il parere di una persona e che in un certo senso i comunisti e i fascisti sono la stessa cosa. Ma tutto questo secondo chi? Chi è che ha dettato questi nuovi termine di paragone e di punti di vista?
È vero, sono passati 63 anni dalla caduta del fascismo, ma se è vero che non c’è più il pericolo del fenomeno fascista come si spiega, il caro senatore Bevilacqua, le tante scritte che si leggono sui muri che inneggiano al duce ed al fascismo? Cosa significano i tanti calendari venduti nelle edicole con il brutto muso del duce in primo piano? E soprattutto come si può spiegare il fatto che a distanza di tutti questi anni, il testo del manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile, ricompare copiato interamente nel manifesto programmatico del gruppo dei responsabili? Non le sembra abbastanza grave? Non le sembra che anziché scomparire il fantasma del fascismo sia tornato a fare le sue apparizioni?
Sen. Bevilacqua noi proprio non capiamo come si possa passare sopra il ventennio, rovina di questo paese, semplicemente cancellando una norma costituzionale che vieta la riorganizzazione di quello che fu il partito protagonista (che manganellò le comparse) del periodo più buio della nostra storia.
Forse lei non lo sa, ma alcuni mesi fa a Catanzaro un giovane comunista è stato accoltellato da dei ragazzi che si definiscono “fascisti”, e ancora non dimentichiamo che sempre a Catanzaro qualche anno fa il 25 aprile alcuni ragazzi furono aggrediti mentre festeggiavano il giorno della liberazione da degli squadroni fascisti. Inoltre dovrebbe sapere che a Vibo Valentia nel periodo natalizio passato sono stati attaccati, negli spazi comunali, dei manifesti con la croce celtica.
Sul fatto poi di intendere “intellettuale” come quasi fosse un insulto riassume bene il momento politico è sociale che stiamo vivendo in Italia grazie al Pdl ed e soprattutto al “Berlusconismo”. Mentalità questa del Berlusconismo, che tende a colpevolizzare la persona colta, solo per il fatto che appunto abbia studiato e che le piaccia apprendere. Tutto questo è confermato dalle azioni di questo governo che distribuisce incarichi a chi si distingue, anziché per le sua capacità culturali, per la propria capacità di apparire in tv e di fare scandalo! Il professore Beneduci, quello che lei si è limitato a definire intellettuale, l’ha redarguita per aver letto pochi libri sul meridionalismo, noi ci teniamo a specificare che il ddl del quale è firmatario denota che lei di libri non ne ha letti nemmeno sui crimini del nazi-fascismo!
Dal settembre 2001 fino all’aprile del 2006 ha ricoperto l’incarico di membro della commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani e ora presenta un ddl per abrogare il principio transitorio che vieta la riorganizzazione del partito che più di tutti ha negato proprio quei diritti?
Noi continuiamo ad insistere, possibile che in questi mesi, mentre l’amministrazione D’Agostino insulta i cittadini con il suo modo d’amministrare (o di non amministrare per meglio dire) lei non ha trovato di meglio da fare che proporre questo decreto aberrante? Poteva magari, per una volta, fare l’interesse della città che rappresenta e fare quindi un’interrogazione parlamentare su uno dei tanti problemi che affliggono la nostra città. Il caos “acqua” le dice niente? La spazzatura che invade le strade di Vibo le ricorda qualcosa? E il forte dissesto idrogeologico? Senatore lei è sicuro di abitare ancora nella città di Vibo o ha spostato la sua residenza a Roma? Sappiamo infatti che al parlamento ci sta dal lontano 1994, in tutti questi anni si può davvero dire che lei abbia fatto qualcosa per il territorio che rappresenta?
Nell’intervista rilasciata al quotidiano si è vantato tanto dei meriti riguardo all’istituzione del liceo musicale a Vibo, ma vorremmo farle notare che ora quel liceo, come tutti quelli presenti in Italia e come tutti gli atenei, subirà dei folli tagli grazie al tanto “amato” ddl Gelmini, presentato dal suo partito e votato anche da lei. È veramente sicuro e ci conferma che lei non si distrae mai quando vota?
Se ritiene, come ha dichiarato, che il fascismo sia tramontato, c’era proprio bisogno di questo colpo di defibrillatore?

giovedì 7 aprile 2011

Bevilacqua firma per chiedere l'abolizione del reato di Apologia del Fascismo


Il Senatore Bevilacqua mentre si esibisce in una delle sue performance di "Pianista" al senato. Da notare la sua espressione estasiata, come si lascia trasportare dalla "musica" che sta suonando. Un vero artista!
Per la nascita di una costituzione c’è bisogno, come spiegano nelle prime lezioni di diritto costituzionale, di un “fatto costituente”. Nel nostro paese questo “fatto” fu la resistenza partigiana che si oppose alla Repubblica di Salò. Era il 15 luglio 1946 quando l’assemblea costituente affidò ad una commissione di 75 membri la stesura della costituzione. I padri costituenti, politici come De Nicola e Terracini, pensarono bene, oltre a garantire i diritti fondamentali dell’uomo; di vietare la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Quello che per anni vessò l’Italia, trascinandola in guerra con le clave contro nazioni molto più organizzate; quello colpevole dell’omicidio Matteotti; dell’incarcerazione di Gramsci. Il fascismo fu la negazione a tutte le fedi politiche.
Tornando al divieto di riorganizzazione del partito fascista, divieto ignorato ampiamente come possiamo vedere oggi con i tanti partiti pseudo fascisti presenti sul territorio, il sen. Bevilacqua, eletto nella circoscrizione di Vibo Valentia, insieme ad altri senatori del pdl fra cui De Eccher (imputato come co-protagonista per la strage di piazza Fontana), ha ben pensato di presentare, giorno 29 marzo 2011, al senato un atto in cui si richiede l’abrogazione della XII Disposizione transitoria e finale della costituzione.
In questa norma, contenuta nella costituzione, si legge al primo comma: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”
Quindi, nonostante Vibo stia attraversando un periodo durissimo, basti pensare ai cassintegrati della Soft 4 Web o al dissesto idrogeologico che sta facendo precipitare in un baratro le frazioni come le Vene o Triparni senza contare la zona di cancello rosso a Vibo città. E non dimentichiamo il più evidente e scandaloso problema dell’acqua che 7 mesi ormai interessa la cittadinanza. In tutto questo trambusto, anziché portare all’attenzione del parlamento i problemi del vibonese (motivo per cui è stato eletto) il senatore Bevilacqua, ha pensato che il male più urgente, una delle prime cose da fare è trovare il modo per magari poter ricostituire (senza violare la legge) il partito fascista!
Magari si poteva pensare che nell’anno del 150 anniversario dell’unità d’Italia, per rispettare quanti ci hanno permesso con le loro lotte di superare il periodo più triste della nostra storia d’Italia, il senatore pensasse bene di proporre di ripulire la città da tutti i suoi innumerevoli simboli fascisti. Ad esempio i fasci littori adattati a portalampade presenti nella camera del consiglio comunale o alle scritte ingiuriose come le svastiche, le croci celtiche, le lodi al duce e le scritte razziste che riempiono i muri, privando la città della sua giusta dignità.
Il fascismo non è un’ideale, non ha politiche economiche o sociali alla base dei suoi principi. Il fascismo è “odio” in tutte le sue forme d’espressione.          

Forse, anziché pensare di abrogare l’apologia del fascismo, dovremmo pensare di proporre una legge che aggiunga ai consueti simboli della Repubblica Italiana presenti negli uffici istituzionali, quali la bandiera Italiana e la fotografia del Presidente della Repubblica, un’immagine che ricordi la resistenza partigiana.
La resistenza e la lotta partigiana sono la base della nostra Repubblica, senza di essa non avremmo mai potuto respirare l’aria fresca della libertà. Questo partito del PdL pieno di ex-fascisti riciclati sta cercando di inquinare le nostre idee e di limitare la nostra libertà di pensiero.     
Dobbiamo opporci a tutto questo, ora e sempre resistenza

sabato 5 marzo 2011

Discorso di Gramsci pronunciato alla Camera dei Deputati (il 16 maggio 1925)

Si dibatte: la legge fascista sulle associazioni segrete.


Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.

Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla «psicosi di guerra», quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.

Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere - cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi - se la classe operaia non avesse fatto a tempo ad infrenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa.

Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler «conquistare lo Stato». Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria?

Poiché noi pensiamo che questa fase della «conquista fascista» sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un'analisi, anche se affrettata, della quistione.

Che cos'è la massoneria? Voi avete fatto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, eccetera; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.

La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l'Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l'entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800 mila.

Ê stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un'infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.

Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all'onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l'abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale montura che indichi il loro ordine religioso.

Nei primi anni dopo la fondazione del regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da Civiltà cattolica quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della Civiltà cattolica, e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loto politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l'astensione parlamentare, l'infrenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un'armata di riserva rurale da porre contro l'avanzata del proletariato, poiché fin dal '71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.

L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l'unità spirituale della nazione italiana.

Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso cinquanta anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione...

La borghesia industriale non è stata capace di infrenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d'ordine del fascismo, dopo l'occupazione delle fabbriche, è stata perciò questa: «I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro, gli operai».

Se non m'inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano...

(Interruzioni)

Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.

Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell'attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura. L'elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria, dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista. italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell'organizzazione degli Stati, portando nell'attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l'attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio?... Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè, l'impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria, che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d'opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre paria, quindi l'impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo: la quistione meridionale, cioè la quistione dei contadini, legata strettamente al problema dell'emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere... (Interruzioni)

Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.

Gramsci. Il significato dell'emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l'alloggio e î vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare...

Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell'interesse del proletariato.

Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell'imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'«imperialismo» italiano è consistito solo in questo: che l'operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l'Italia è solo stata un mezzo dell'espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell'Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l'Italia demograficamente è superiore alla Francia. Ê una quistione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l'Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l'emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.

È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l'emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.

I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?

Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la quistione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell'Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell'Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri... (Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l'aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.

Abbiamo avuto il programma che possiamo dire del Corriere della sera, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch'essi un partito.

Voci. Meno...

Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!

Gramsci. Il Corriere della sera non vuole fare la rivoluzione.

Farinacci. Neanche l'Unità!

Gramsci. Il Corriere della sera ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le Isole, e perciò altrettanto pericolosa che l'attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il Corriere della sera ha sostenuto sempre un'alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L'una e l'altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le «conquiste» del Risorgimento.

Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere così conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia; per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La «rivoluzione» fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.

Mussolini. Di una classe ad un'altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! (Approvazioni.)

Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere.

Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all'opposizione: i Motta, i Conti...

Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! (Commenti)

Mussolini. L'alta banca non è fascista, voi lo sapete!

Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.

Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c'è bisogno di accomodamenti.

Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva...

Farinacci. E ci chiamate sciocchi?

Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana...

Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.

Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l'assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell'incendio delle logge, e infine impiega oggi l'azione legislativa, per cui determinate personalità dell'alta banca e dell'alta burocrazia finiranno per l'accordarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso, in condizioni di evidente superiorità.

Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! (Commenti)

Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte, senza che il partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre...

Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia...

Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate: voi avete le vostre leggi...

Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! (Si ride).

Gramsci. In realtà l'apparecchio poliziesco dello Stato considera già il partito comunista come un'organizzazione segreta .

Mussolini. Non è vero!

Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.

Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!

Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l'applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo di Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione... per conoscerli.

Una voce. Ce ne è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.

Gramsci. Sono meridionale!

Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!

Paolo Greco. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell'articolo.

Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente (Rumori, interruzioni) Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. (Interruzioni, rumori)

Farinacci. Ma allora, perché non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!

Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l'unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all'avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi... (Interruzioni, commenti)

Presidente. Non interrompete!

Gramsci. Questa legge non varrà affatto ad infrenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.

Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C'è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un'avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini.

Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l'Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani a risolvere la questione dell'Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.

Una voce. Parli della massoneria.

Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l'urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.

Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!...

Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse!

Gramsci. Non è questa la quistione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali quistioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, né con servizi di nessun genere...

Mussolini. Non è veto.

Gramsci. ... somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell'Italia settentrionale (Interruzioni, commenti). Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, la unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.

Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l'avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa (Interruzioni). Questa è la quistione più importante nella discussione di questa legge!

Voi potete «conquistare lo Stato», potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell'organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi (Interruzioni). Ê molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Tsankov. In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall'estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.

Mussolini. Il partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il partito fascista italiano!

Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.

Mussolini. Non la rappresenta!

Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.

Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.

Farinacci. Parla di Miglioli!

Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglioli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglioli se il fenomeno Miglioli non avesse questa grande importanza dell'indicare un nuovo orientamento delle forze rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.

Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa! La massoneria diventerà un'ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall'applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana (Interruzioni).

Presidente. Ma non interrompano! Lascino parlare. Lei però onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!

Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!

Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi (Interruzioni, rumori). Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese... (Interruzioni)

Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!

Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo.