Non perdiamo l’ennesima opportunità.
Vivere in una città come Vibo Valentia, che può vantare migliaia di anni di storia, significa camminare, quotidianamente, su un vero e proprio palinsesto stratigrafico, un centro pluristratificato dove si sono susseguite epoche storiche e culture diverse.
Non è un caso eccezionale, quindi, che una semplice opera di manutenzione delle strade si trasformi in una vera e propria “missione archeologica”, alla riscoperta di “tesori” che farebbero certamente la ricchezza di una qualsiasi città a vocazione turistica o aspirante tale.
Proprio dei semplici lavori, in pieno centro, alla superficie stradale, in via M. Tullio Cicerone (vicolo del “Casalello”), hanno riportato alla luce il basamento che, con molto probabilità, sorreggeva un’antica domus romana del I o II sec. d.C.
Detto ciò, siamo pienamente coscienti che la situazione di grave dissesto economico in cui versano gli enti e, ahinoi, la maggior parte delle famiglie italiane e che, quindi, l’attenzione nei confronti del patrimonio archeologico-artistico-culturale ha subito una forte frenata (vedi crolli di Pompei) ma siamo altrettanto coscienti del fatto che, per rilanciare la crescita economica del nostro paese ed in particolare della nostra regione, c’è l’esigenza di dedicare ingenti finanziamenti alla tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio stesso, al fine di differenziare l’offerta turistica individuando, così, sempre nuovi segmenti di mercato.
Con la Modifica del Titolo V della Costituzione (Legge Bassanini) si introduce il principio di sussidiarietà (in particolare art.117-118), dettato dalla comunità europea, si assiste alla decentralizzazione di molti poteri, tra i quali la “valorizzazione dei beni culturali e ambientali”, demandati agli enti territoriali: Regioni, Provincie e comuni che, troppo spesso, se ne lavano le mani.
A tal proposito lanciamo un appello al sindaco D’Agostino, sperando che non faccia orecchie da mercante come con le decine di inviti già rivoltigli.
La zona degli scavi è in una area centralissima della città ed ha la particolarità di godere di molta visibilità da parte dei passanti, dei visitatori e dei cittadini, essendo confinante con il rione terravecchia e con l’arteria di via E. Gagliardi.
la strada, inoltre, ha una lunghezza inferiore ai 100 metri e viene utilizzata, sostanzialmente, come parcheggio, non è una arteria vitale della città,tant’è vero che la sua interruzione non ha creato particolari problemi alla viabilità.
Per tutti questi motivi, le chiediamo di rendere la suddetta via chiusa al traffico, provvedendo ad una immediata riconversione dei fondi stanziati per la messa in sicurezza della strada, destinandoli al recupero dei resti, rendendo la suddetta via dedicata totalmente al traffico pedonale ed alla fruizione dei beni archeologici.
Le chiediamo inoltre di farsi portavoce, verso Provincia-Regione-Stato, di una richiesta di cooperazione economico-gestionale, atta a favorire la riscoperta e la tutela dell’intero patrimonio culturale e archeologico vibonese, partendo proprio dalla “domus romana” di via Cicerone e passando per luoghi come le Mura Greche, il “parco archeologico di S. Aloe” (monumento all’incapacità della classe politica vibonese) e Palazzo Gagliardi - De Riso.
Bisogna avere il coraggio di fare una scelta rivoluzionaria, bisogna avere il coraggio, per una volta, di fare amministrare realmente, altrimenti continuerete a fare quello per cui la gente non vi ha votato, cioè demolire il bene comune.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Federazione Giovanile Comunisti Italiani – Vibo Valentia
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martedì 22 maggio 2012
venerdì 27 aprile 2012
Rosarno: Festa della Liberazione
La Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani di Rosarno, ha feteggiato il 25 Aprile, con un’iniziativa dal titolo: “Oggi più di ieri, Partigiani della Costituzione”! Un titolo, il cui significato esprime la forte necessità di una “nuova Resistenza”, all’interno di una società moderna, in cui la democrazia continua ad essere messa in discussione. L’iniziativa, organizzata dalla giovanile di partito, si è svolta presso l’auditorium comunale di Rosarno, dove in apertura, è stato proiettato un video sugli avvenimenti storici della Resistenza antifascista; un video emozionante e ricco di testimonianze, realizzato dagli studenti del liceo scientifico Raffaele Piria di Rosarno, presenti all’iniziativa.
Il dibattito è stato moderato da Francesco Cimato, referente del PDCI di Rosarno ed impreziosito dal contributo di diversi ospiti. All’inizio, l’analisi del professore Rocco Lentini , presidente dell’ Istituto “ Ugo Arcuri” per la storia dell’antifascismo e dell’Italia moderna, il quale si è soffermato sulla storia di tanti partigiani e vittime del nazi-fascismo in Calabria; uomini e donne calabresi, le cui vicende, sconosciute a parte degli storici, sono state rispolverate e raccontate, in quel contesto meridionalista di lotta e resistenza per la libertà, messo in luce dal lavoro certosino del professor Lentini.
A seguire, i saluti dell’amministrazione comunale, portati dall’assessore De Maria, il quale ha ribadito la necessità, soprattutto per le nuove generazioni, di dare continuità alla memoria della Festa di Liberazione e il contributo della coordinatrice provinciale della FGCI di Reggio Calabria, Daniela Labate, la quale ha specificato che il 25 Aprile, deve essere per i giovani, non solo il ricordo di un vissuto storico, ma soprattutto, uno stimolo che pulsi nelle coscienze di ognuno, ricordando l’importanza di difendere quella preziosa eredità, di diritti e democrazia, conquistata dai partigiani! Da qui, il monito alle nuove generazioni, d’impegnarsi politicamente, per difendere la democrazia della società, insidiata dagli attacchi al mondo dei saperi, al lavoro, al welfare e dalla criminalità organizzata.
Significativo poi, l’ intervento del giovane rosarnese Giovanni Di Bartolo, ideatore dell’iniziativa. Il giovane Di Bartolo, pur essendosi trasferito nella città di Vibo Valentia, dove collabora all’interno del coordinamento provinciale della FGCI vibonese, è riuscito a trasmettere i suoi ideali agli amici di Rosarno, stimolando la nascita di un fervente gruppo di giovani militanti, in un paese troppo silenzioso e carente di freschi fermenti giovanili. Nel suo intervento, Di Bartolo ha parlato della sua esperienza politica nella FGCI, come un importante percorso di crescita, all’interno di una giovanile di partito, che porta avanti gli imprescindibili valori della Resistenza antifascista e la difesa di una democrazia, sancita dalla Costituzione italiana, per la quale è doveroso essere partigiani sempre!
Infine, le conclusioni sono state affidate al segretario regionale del PdCI calabrese, Michelangelo Tripodi, il quale ha sottolineato l’importanza della Festa di Liberazione e la storia che reca in sé, soprattutto nel contesto dell’attuale società, nella quale è in atto una vera e propria emergenza democratica! In tal senso, il segretario regionale del PdCI, ha affrontato diverse tematiche sociali, nelle quali si evincono forti limiti ad una concreta democrazia. Dal mondo dei saperi, affossato dai numerosi tagli, che impediscono investimenti concreti su cultura e ricerca, al mondo del lavoro, la condizione degli esodati e i paurosi attacchi all’articolo 18; ancora, le politiche scellerate sulla tassazione in Italia e quelle europee sul fiscal compact, come pure la questione della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio e l’aberrante longa manus della ‘ndrangheta, protagonista principale, del depauperamento della Calabria e di quello zoccolo duro d’ignoranza, ingiustizia ed omertà! Tutto questo in una realtà, dove i partiti al governo, restano immobili di fronte all’attuale emergenza democratica ed in evidente stato confusionale, come rimarcato da Michelangelo Tripodi. Da qui, l’impegno del PDCI, che continua a farsi portavoce delle esigenze del popolo, soprattutto dei suoi reali bisogni, difendendone i diritti e la democrazia, nella continua Resistenza, che caratterizza l’azione politica del Partito dei Comunisti Italiani.
Reggio Calabria, 27.4.2012
UFFICIO STAMPA PdCI REGGIO CALABRIA
Il dibattito è stato moderato da Francesco Cimato, referente del PDCI di Rosarno ed impreziosito dal contributo di diversi ospiti. All’inizio, l’analisi del professore Rocco Lentini , presidente dell’ Istituto “ Ugo Arcuri” per la storia dell’antifascismo e dell’Italia moderna, il quale si è soffermato sulla storia di tanti partigiani e vittime del nazi-fascismo in Calabria; uomini e donne calabresi, le cui vicende, sconosciute a parte degli storici, sono state rispolverate e raccontate, in quel contesto meridionalista di lotta e resistenza per la libertà, messo in luce dal lavoro certosino del professor Lentini.
A seguire, i saluti dell’amministrazione comunale, portati dall’assessore De Maria, il quale ha ribadito la necessità, soprattutto per le nuove generazioni, di dare continuità alla memoria della Festa di Liberazione e il contributo della coordinatrice provinciale della FGCI di Reggio Calabria, Daniela Labate, la quale ha specificato che il 25 Aprile, deve essere per i giovani, non solo il ricordo di un vissuto storico, ma soprattutto, uno stimolo che pulsi nelle coscienze di ognuno, ricordando l’importanza di difendere quella preziosa eredità, di diritti e democrazia, conquistata dai partigiani! Da qui, il monito alle nuove generazioni, d’impegnarsi politicamente, per difendere la democrazia della società, insidiata dagli attacchi al mondo dei saperi, al lavoro, al welfare e dalla criminalità organizzata.
Prezioso il contributo di Salvatore Stanganello, membro dell’ ANPI della provincia di Reggio Calabria, il quale ha enfatizzato il ruolo dell’ANPI , non solo nel dare continuazione alla memoria della Resistenza partigiana, ma soprattutto nell’impegno di formazione culturale per le nuove generazioni, con le quali l’ANPI collabora attraverso numerosi progetti nelle scuole, per trasmettere l’importanza di quell’autentica democrazia, conquistata dai protagonisti della Resistenza e racchiusa nella Costituzione italiana!
Significativo poi, l’ intervento del giovane rosarnese Giovanni Di Bartolo, ideatore dell’iniziativa. Il giovane Di Bartolo, pur essendosi trasferito nella città di Vibo Valentia, dove collabora all’interno del coordinamento provinciale della FGCI vibonese, è riuscito a trasmettere i suoi ideali agli amici di Rosarno, stimolando la nascita di un fervente gruppo di giovani militanti, in un paese troppo silenzioso e carente di freschi fermenti giovanili. Nel suo intervento, Di Bartolo ha parlato della sua esperienza politica nella FGCI, come un importante percorso di crescita, all’interno di una giovanile di partito, che porta avanti gli imprescindibili valori della Resistenza antifascista e la difesa di una democrazia, sancita dalla Costituzione italiana, per la quale è doveroso essere partigiani sempre!
Infine, le conclusioni sono state affidate al segretario regionale del PdCI calabrese, Michelangelo Tripodi, il quale ha sottolineato l’importanza della Festa di Liberazione e la storia che reca in sé, soprattutto nel contesto dell’attuale società, nella quale è in atto una vera e propria emergenza democratica! In tal senso, il segretario regionale del PdCI, ha affrontato diverse tematiche sociali, nelle quali si evincono forti limiti ad una concreta democrazia. Dal mondo dei saperi, affossato dai numerosi tagli, che impediscono investimenti concreti su cultura e ricerca, al mondo del lavoro, la condizione degli esodati e i paurosi attacchi all’articolo 18; ancora, le politiche scellerate sulla tassazione in Italia e quelle europee sul fiscal compact, come pure la questione della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio e l’aberrante longa manus della ‘ndrangheta, protagonista principale, del depauperamento della Calabria e di quello zoccolo duro d’ignoranza, ingiustizia ed omertà! Tutto questo in una realtà, dove i partiti al governo, restano immobili di fronte all’attuale emergenza democratica ed in evidente stato confusionale, come rimarcato da Michelangelo Tripodi. Da qui, l’impegno del PDCI, che continua a farsi portavoce delle esigenze del popolo, soprattutto dei suoi reali bisogni, difendendone i diritti e la democrazia, nella continua Resistenza, che caratterizza l’azione politica del Partito dei Comunisti Italiani.
Reggio Calabria, 27.4.2012
UFFICIO STAMPA PdCI REGGIO CALABRIA
mercoledì 25 aprile 2012
25 APRILE: ieri Partigiani della Libertà, oggi Partigiani della Costituzione
67 anni ma non li dimostra. Il 25 aprile festeggeremo la Liberazione dell’Italia dal’oppressione e dalla tirannia del nazifascismo. E’ una festa che il popolo italiano si è guadagnata sul campo al costo di un prezzo altissimo, compiendo sacrifici inenarrabili e subendo le più grandi angherie e vessazioni.
L’infame ventennio fascista di Benito Mussolini instaurò un regime dittatoriale e autoritario che cancellò le libertà, la democrazia, i diritti fondamentali, introducendo il Tribunale speciale per gli oppositori e le leggi razziali. Il fascismo trascinò l’Italia nell’avventura rovinosa della seconda guerra mondiale al fianco della Germania nazista follemente guidata da Hitler.
Una vera e propria catastrofe si abbattè sul popolo italiano con rovine, dolori, lutti e distruzione.
Ciononostante la parte migliore del popolo riuscì a ritrovare le energie necessarie per riprendere la lotta contro l’oppressore nazifascista.
300.000 italiani fecero la scelta di prendere le armi per difendere la patria contro i traditori fascisti e per conquistare la libertà e la democrazia.
45.000 furono i caduti di quella bellissima pagina che ha riscattato la storia d’Italia che si chiama Resistenza e che ha dato vita alla Repubblica democratica ed alla Costituzione.
Un patrimonio di valori che è più vivo ed attuale che mai e che rinnova le sue forti ragioni proprio nel momento in cui vengono messi in discussione o addirittura cancellati i diritti sacrosanti sanciti nella carta costituzionale. Per questo non possiamo assistere da spettatori passivi allo stravolgimento ed allo svuotamento dei fondamentali principi costituzionali.
In tal senso, l’ultima grave modifica che introduce il pareggio di bilancio nella Costituzione si ispira ad una precisa concezione economica, quella neoliberista in salsa tedesca, che mette al centro di tutto le borse, i mercati e il profitto e cancella e annulla i diritti delle persone.
Infatti, questa modifica alla Costituzione svuota totalmente i diritti previsti dalla prima parte della Costituzione. Ciò vuol dire che, d’ora in poi, lo Stato non garantirà più, ad esempio, la tutela della salute e non assicurerà più le garanzie di cure gratuite agli indigenti, previste dall’art. 32 della Costituzione. Inoltre, rischia di essere annullato il diritto alla gratuità dell’istruzione per gli otto anni della scuola dell’obbligo, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, garantito ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi (art. 34) e potrebbe essere manomesso anche quanto previsto dall’art. 38: “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. In tutti questi casi i tagli che saranno portati per raggiungere il pareggio di bilancio possono pregiudicare, ancora di più di quanto già accada oggi, l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti. E’ davvero un’aberrazione anticostituzionale.
Ecco perché per noi oggi raccogliere l’eredità straordinaria della Liberazione italiana oggi significa essere Partigiani della Costituzione.
Per questo il 25 aprile i Comunisti Italiani calabresi saranno presenti con le loro bandiere a tutte le manifestazioni che in Calabria da Reggio, a Rosarno, a Vibo ed altrove si svolgeranno per ricordare la pagina gloriosa della Resistenza e della Liberazione e per rinnovare l’impegno a battersi per far trionfare gli ideali di giustizia, di libertà e di uguaglianza.
Reggio Calabria, 24.04.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHERLANGELO TRIPODI
venerdì 20 gennaio 2012
Iniziativa 21 gennaio a Reggio Calabria
Tra pochi giorni cade l’anniversario della fondazione del PCI.
Il 21 gennaio 1921 a Livorno la parte migliore, più combattiva della classe operaia e delle masse popolari del nostro paese, sull’onda della prima rivoluzione socialista della storia, nel clima generale di grandi cambiamenti, con slancio e determinazione dava vita al Partito comunista d’Italia e rompeva con il vecchio riformismo e con il massimalismo.
Oggi ricordare il Pci non è nostalgia, ma un riconoscimento della parte migliore della Storia del nostro paese; la storia del Partito comunista in Italia è, infatti, la storia della Resistenza, delle lotte contadine e operaie, delle lotte studentesche, della lotta alla mafia. E’ la storia di tanti diritti conquistati e di grandi progressi compiuti per l’ermancipazione e il riscatto delle masse popolari..
Questo giorno per noi, che vogliamo riorganizzare e rilanciare una presenza comunista organizzata nel nostro Paese, assume un valore particolare: in quella storia sono presenti insegnamenti fondamentali per l’oggi e per il domani.
La fase che il Paese sta attraversando è tra le più drammatiche, il lavoro ed i saperi sono attaccati duramente ogni giorno e la democrazia vive un restringimento oggettivo.
Il capitalismo vive una crisi di sistema che vuole scaricare sui ceti deboli, sui lavoratori, sui pensionati, sui giovani e sul mezzogiorno.
Il nostro sforzo è dunque riorganizzare la classe lavoratrice, oggi sempre più frantumata, ma che vive con sempre maggiore asprezza lo sfruttamento e ricostruire un punto di vista critico, organico, che possa essere la prospettiva nella lotta di ciascuno.
Per questo nel ricordare il 21gennaio 1921, riproponiamo un impegno e un’iniziativa che vale per l’attualità ma soprattutto per il futuro di questa società.
In questo quadro la Federazione Provinciale del Partito dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria promuove una manifestazione politica che terrà a Reggio Calabria Sabato 21 gennaio con inizio alle ore 17.00 nella Sala "Giuditta Levato" del Consiglio Regionale della Calabria sul tema:
“CULTURA-GIOVANI-MEZZOGIORNO. DALLA CRISI LA NECESSITA’ DI UN RUOLO FORTE E RINNOVATO DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA.”
All'iniziativa politica, che non a caso si terrà nel 91° anniversario della nascita del Partito Comunista Italiano, parteciperanno, tra gli altri, Daniela Labate, coordinatrice provinciale Fgci di Reggio Calabria, Lorenzo Fascì, Segretario Provinciale del PdCI di Reggio Calabria, Pasquino Crupi, Direttore de "La Riviera", Michelangelo Tripodi, segretario regionale e responsabile nazionale dipartimento Mezzogiorno del PdCI.
Le conclusioni dell'iniziativa saranno affidate a Francesco Francescaglia, responsabile nazionale organizzazione del PdCI.
Dopo l'iniziativa, alle ore 21.00. nei locali del Partito dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria (Via Paolo Pellicano, 21/B) si terrà una cena sociale aperta agli iscritti e ai simpatizzanti.
Reggio Calabria, 19 gennaio 2012
Partito dei Comunisti Italiani
Federazione Provinciale di Reggio Calabria
venerdì 2 dicembre 2011
Calendario 2012 PdCI
Se vi piace il calendario 2012 del PdCI e siete della provincia di Vibo Valentia contattateci. Lo potrete avere con un semplice contributo volontario e lo troverete a tutte le nostre iniziative fino ad esaurimento.
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venerdì 4 novembre 2011
Iniziativa pubblica PdCI: Cominciamo da noi
Ci siamo, ripartono nella piazzetta antistante l’istituto d’Arte, dove li avevamo lasciati gli incontri di dibattito pubblico “Cominciamo da noi…” questa volta il tema dell’incontro sarà il patrimonio artistico e culturale della nostra città di Vibo Valentia, il titolo dell’incontro : “il futuro è quello che già possediamo: recupero del patrimonio artistico e culturale come via di sviluppo”.
A dare il via alla discussione, aperta come al solito a tutti quelli che volessero intervenire, saranno: la dott.ssa Maria Teresa Iannelli direttore del museo archeologico statale di Vibo Valentia, l’arch. Marcello De Vita assessore alla cultura del comune di Vibo Valentia, il professore Giacinto Namia già preside del liceo classico M. Morelli, Manuel Zinnà studente di archeologia e coordinatore provinciale dei giovani dell’IdV. Modera il dibattito Francesco Colelli coordinatore provinciale della Federazione Giovanile Comunisti Italiani.
Un appuntamento a cui tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti della città di Vibo Valentia non possono mancare, invitiamo quindi tutti a partecipare ed a intervenire al dibattito.
Vi Aspettiamo nella mattinata di sabato 5 novembre alle ore 10.00, davanti l’istituto d’arte per dibattere con noi per il futuro della nostra città, ricca di tesori spesso abbandonati e che potrebbero da soli dare una forte scossa anche allo sviluppo economico del nostro territorio.
Partito dei Comunisti italiani – Vibo Valentia
Federazione giovanile comunisti italiani – Vibo Valentia
Federazione giovanile comunisti italiani – Vibo Valentia
lunedì 31 ottobre 2011
Sostegno del PdCI e partecipazione al sit-in/raccolta firme per la lapide del partigiano Papandrea
Liberiamo il partigiano Saverio Papandrea.
Questo è quello cui siamo chiamati a fare la mattina di sabato 29 ottobre. Per cui noi del PdCI saremo in piazza Garibaldi a Vibo Valentia, insieme all’ANPI l’associazione promotrice dell’evento, per partecipare ed offrire tutto il nostro sostegno al sit-in ed alla raccolta firme per ridare la dignità che merita alla memoria del compagno partigiano Saverio Papandrea.
Questo è quello cui siamo chiamati a fare la mattina di sabato 29 ottobre. Per cui noi del PdCI saremo in piazza Garibaldi a Vibo Valentia, insieme all’ANPI l’associazione promotrice dell’evento, per partecipare ed offrire tutto il nostro sostegno al sit-in ed alla raccolta firme per ridare la dignità che merita alla memoria del compagno partigiano Saverio Papandrea.
Dopo i numerosi interventi sui quotidiani e gli ultimatum lanciati all’amministrazione comunale è arrivata l’ora di muoversi in modo più concreto ed efficace, per superare quel muro di silenzio da parte dell’amministrazione stessa che sembra non voler capire cosa rappresenta per Vibo Valentia quella lapide che ricorda il partigiano Papandrea. Un compagno morto eroicamente per difendere la sua brigata da un attacco nazista, immolatosi per far si che i suoi compagni si potessero salvare, un partigiano dal cuore d’oro e dotato di enorme coraggio.
In un momento difficile come quello che l’Italia sta attraversando ci sembra più che giusto ricordare chi in passato ha lottato per far venir fuori l’Italia dal suo periodo più buio, il ventennio fascista. Il suo ricordo ci può dare speranza per il futuro, ma soprattutto ci insegna a lottare per un futuro migliore.
Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, per onorare la sua memoria, è lottare affinché venga “liberato” dal quel gazebo che lo imprigiona e far si che la lapide commemorativa ritorni ad avere la visibilità e la dignità che merita.
L’appello è quello di scendere tutti in piazza per partecipare al sit-in ed alla raccolta firme per la liberazione “del partigiano Saverio Papandrea” tutti insieme, associazioni, partiti e cittadini per far sentire la nostra voce e arrivare a vincere questa battaglia civile.
Partito dei Comunisti Italiani – Vibo Valentia
venerdì 21 ottobre 2011
Testamento politico di Muammar Gheddafi, Guida della Rivoluzione della Grande Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista
"Riteniamo sia giusto pubblicare questa lettera e lasciamo a voi ogni commento, lo lasciamo a chi si indigna per dei sampietrini lanciati contro dei blindati ma che volta il proprio sguardo altrove quando a morire sotto le cannonate è il popolo palestinese, quella stessa gente che chiedeva di arrestare di black bloc e allo stesso tempo chiedeva di bombardare il popolo libico. Noi non abbiamo più insulti da mandarvi cari moralisti a senso unico."
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso;
Per 40 anni, o magari di più, non ricordo, ho fatto tutto il possibile per dare alla gente case, ospedali, scuole e quando aveva fame, gli ho dato da mangiare convertendo anche il deserto di Bengasi in terra coltivata.
Ho resistito agli attacchi di quel cowboy di nome Reagan anche quando uccise mia figlia, orfana adottata, mentre in realtà, tolse la vita a quella povera ragazza innocente cercando di uccidere me.
Successivamente aiutai i miei fratelli e le mie sorelle d’Africa soccorrendo economicamente l'Unione africana, ho fatto tutto quello che potevo per aiutare la gente a capire il concetto di vera democrazia in cui i comitati popolari guidavano il nostro paese; ma non era mai abbastanza, qualcuno me lo disse, tra loro persino alcuni che possedevano case con dieci camere, nuovi vestiti e mobili, non erano mai soddisfatti, così egoisti che volevano di più, dicendo agli statunitensi e ad altri visitatori, che avevano bisogno di "democrazia" e "libertà", senza rendersi conto che era un sistema crudele, dove il cane più grande mangia gli altri.
Ma quelle parole piacevano e non si resero mai conto che negli Stati Uniti non c’erano medicine gratuite, né ospedali gratuiti, nessun alloggio gratuito, senza l’istruzione gratuita o pasti gratuiti, tranne quando le persone devono chiedere l'elemosina formando lunghe file per ottenere un zuppa; no, non era importante quello che facevo, per alcuni non era mai abbastanza.
Altri invece, sapevano che ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l'unico vero leader arabo e musulmano che abbiamo avuto dai tempi di Saladino, che rivendicò il Canale di Suez per il suo popolo come io rivendicai la Libia per il mio; sono stati i suoi passi quelli che ho provato a seguire per mantenere il mio popolo libero dalla dominazione coloniale, dai ladri che volevano derubarci.
Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato "capitalismo", ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporazioni governano i paesi, governano il mondo e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.
E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.
Non voglio morire, ma se succede, per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.
Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l'Occidente e le sue ambizioni coloniali e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.
Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all'Islam, presi poco per me ....
In Occidente, alcuni mi hanno chiamato "pazzo", "demente": conoscono la verità, ma continuano a mentire; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato, chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi.
Colonnello Muammar Gheddafi, 5 aprile 2011
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso;
Per 40 anni, o magari di più, non ricordo, ho fatto tutto il possibile per dare alla gente case, ospedali, scuole e quando aveva fame, gli ho dato da mangiare convertendo anche il deserto di Bengasi in terra coltivata.
Ho resistito agli attacchi di quel cowboy di nome Reagan anche quando uccise mia figlia, orfana adottata, mentre in realtà, tolse la vita a quella povera ragazza innocente cercando di uccidere me.
Successivamente aiutai i miei fratelli e le mie sorelle d’Africa soccorrendo economicamente l'Unione africana, ho fatto tutto quello che potevo per aiutare la gente a capire il concetto di vera democrazia in cui i comitati popolari guidavano il nostro paese; ma non era mai abbastanza, qualcuno me lo disse, tra loro persino alcuni che possedevano case con dieci camere, nuovi vestiti e mobili, non erano mai soddisfatti, così egoisti che volevano di più, dicendo agli statunitensi e ad altri visitatori, che avevano bisogno di "democrazia" e "libertà", senza rendersi conto che era un sistema crudele, dove il cane più grande mangia gli altri.
Ma quelle parole piacevano e non si resero mai conto che negli Stati Uniti non c’erano medicine gratuite, né ospedali gratuiti, nessun alloggio gratuito, senza l’istruzione gratuita o pasti gratuiti, tranne quando le persone devono chiedere l'elemosina formando lunghe file per ottenere un zuppa; no, non era importante quello che facevo, per alcuni non era mai abbastanza.
Altri invece, sapevano che ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l'unico vero leader arabo e musulmano che abbiamo avuto dai tempi di Saladino, che rivendicò il Canale di Suez per il suo popolo come io rivendicai la Libia per il mio; sono stati i suoi passi quelli che ho provato a seguire per mantenere il mio popolo libero dalla dominazione coloniale, dai ladri che volevano derubarci.
Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato "capitalismo", ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporazioni governano i paesi, governano il mondo e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.
E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.
Non voglio morire, ma se succede, per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.
Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l'Occidente e le sue ambizioni coloniali e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.
Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all'Islam, presi poco per me ....
In Occidente, alcuni mi hanno chiamato "pazzo", "demente": conoscono la verità, ma continuano a mentire; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato, chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi.
Colonnello Muammar Gheddafi, 5 aprile 2011
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mercoledì 19 ottobre 2011
Liberiamo il partigiano Saverio Papandrea
La resistenza non è solo un momento storico del nostro paese e della nostra cultura, non è una guerriglia tra uomini con idee diverse risolta con la sopraffazione dei buoni sui cattivi, LA RESISTENZA è un valore che appartiene a tutti gli italiani. È uno stato di appartenenza che ha modificato lo stato di cose di una popolazione e che ha permesso la riacquisizione di tutti quei diritti fondamentali che sono stati sopraffatti dal ventennio fascista; è come se in quel momento TUTTI gli italiani fossero rinati, ponendo le basi della democrazia repubblicana che oggi abbiamo nel nostro paese. È stato un punto di partenza che ha aperto le porte all’Italia sul mondo moderno e democratico ponendola libera dallo stato di oppressione di una dittatura e da una fantomatica monarchia. Alla resistenza dobbiamo la libertà di espressione, la libertà di parola, la libertà di poter svolgere ul lavoro che meglio ci permette di esprimerci, proprio il lavoro, il diritto sul quale si fonda la nostra costituzione. Questo valore (la resistenza) che si è acquisito, troppe volte viene messo da parte, accantonata e vista in un ottica che la pone come appartenente ad una sola parte politica, ma cosi non è; perche alla resistenza hanno partecipato uomini di tutte le parti democratiche del tempo, comunisti, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani e liberi cittadini. Questo valore oggi va rivalutato m soprattutto non possiamo dimenticarlo. Non possiamo cancellare quel momento storico, non possiamo accantonarlo per mere opportunità economiche e personali.
Cosi succede che nel nostro comune un libero commerciante, che deve la sua libertà come tutti noi proprio a quel valore, chiede ed ottiene una autorizzazione a poter costruire, legittimamente e seguendo tutti gli obblighi di legge, un gazebo in legno; questa autorizzazione viene concessa in modo libero trasparente e democratico, proprio di uno stato di diritto e non di una dittatura, dall’ufficio Urbanistica del nostro comune. Sicuramente saranno stati presi tutti gli accorgimenti di legge per questa concessione, e non vogliamo mettere in dubbio i termini legali dell’autorizzazione richiesta dal commerciante e concessa dal comune.
Ma una cosa la vogliamo chiedere ai nostri amministratori, ai capigruppo in consiglio comunale del Pdl ( Mario Mazzeo), dell’UDC ( Tonino Daffinà), del PD ( Michele Soriano) e di Sinistra per Vibo ( Stefano Luciano). Ai capigruppo consiliari che siedono negli scranni del civico consesso del comune di Vibo Valentia, affinché, per non dimenticare la resistenza, per non dimenticare la morte di uomini e donne, per non dimenticare il coraggio di chi si è difeso per consegnarci oggi uno stato di diritto che permette anche a VOI di sedere ed occupare democraticamente quegli scranni. A voi capigruppo chiediamo di attrezzarvi e trovare i modi affinché, in accordo con le parti interessate, quel gazebo venga rimosso, e si possa così ammirare, guardare e ricordare SAVERIO PAPANDREA, leggendo la lapide che lo ricorda come uno di quegli uomini di animo nobile e coraggioso, morto alla giovanissima età di 23 anni a Torino, per affermare il diritto di libertà intrinseco della natura umana. Noi cittadini vibonesi non possiamo mettere da parte la nostra memoria, coprendola con un gazebo in legno. Chiediamo ai nostri amministratori, nelle persone dei capigruppo consiliari, anche alla luce delle limitazioni che la politica ha avuto in seguito alla modifica introdotte dal DL 267 del 2000, rispetto alla pianificazione territoriale; anche alla luce di tutto ciò la politica non può delegare agli uffici tecnici, giustificandosi come se fosse una cosa che non gli appartiene ma deve prendersi la responsabilità di fronte alla storia per ridare lustro e visibilità alla lapide di SAVERIO PAPANDREA. NON CANCELLATE LA STORIA!!!
sabato 1 ottobre 2011
Il comune vende la nostra storia
Al peggio non c’è mai fine e quando sembra che la nostra città abbia toccato ormai il fondo e che si possa sperare nella quiete dopo la tempesta ecco qui che i nostri amministratori riescono ad esprimere il loro peggio. Riescono a fallire anche nel fare i conti. Riescono a distruggere la nostra storia. Riescono a svendere il patrimonio pubblico.
Al comune c’è una giunta di incompetenti e un consiglio forse anche peggiore perché dei consiglieri comunali seri avrebbero preso a calci anche i propri assessori dopo quello che è stato fatto, ma state tranquilli che arriverà il momento in cui la popolazione vi verrà a prendere a calci elettoralmente. L’assessore al bilancio (questa nomina sembra blasfema visto quello che ha fatto con il bilancio consuntivo) Scianò per un errore di calcolo crea un buco di 5 milioni di euro e svende il patrimonio della città. Sinceramente non siamo proprio convinti che di errore di calcolo si sia trattato ma al contrario pensiamo malignamente che sia stato tutto calcolato.
Nonostante tutto il signor Scianò, non ce la sentiamo di chiamarlo assessore, è ancora lì seduto sulla sua comoda poltrona e non ha pensato nemmeno per un attimo di andare a fare qualcosa che magari gli riesca meglio. No no! L’assessore va a fare il saluto fascista con i “camerati” e il presente a Luigi Razza (riportato dal quotidiano e mai smentito) e per mancanza di tempo non ricontrolla i suoi calcoli di bilancio. L’assessore Scianò fa il reato costituzionale di apologia del fascismo (Bevilacqua ancora non è riuscito a cancellarlo) e manda allo sfascio definitivo la nostra città.
Ma da che gente siamo governati? Che razza di persone siete? Ma guardandovi la mattina allo specchio non vi vergognate di voi stessi? Come è possibile governare così una città?
E’ inutile anche dirvi di dimettervi perché non basterebbe. Dovreste proprio andare via e lasciare che il tempo rimargini le profonde ferite che state infliggendo a questa città. Ferite che sicuramente lasceranno profonde cicatrici nella città di Vibo Valentia. I suoi pezzi migliori, la storia, i simboli, chi ce li ridarà indietro se verranno venduti? Il Valentianum ed il suo parco, il palazzo delle accademie, lo sporting e i locali dove è ubicata la società operaia vibonese. Non era meglio concedere la “gestione” di questi beni anziché venderli senza mai avere la possiblità di riaverli indietro?
A chi venderete questi edifici storici e rappresentativi della città di Vibo? Quelli che sono il patrimonio di ogni cittadino vibonese verrà venduto, anzi molto probabilmente svenduto, a qualche potente. Quello che è pubblico e spetta di diritto alla comunità, diventerà bene privato! Siamo all’assurdo, ma sappiamo che voi non riuscirete mai a capire da dove viene questa nostra rabbia. Voi siete quelli che non hanno rispetto per la storia e per la comunità. Voi rispettate solo il dio denaro, gli interessi economici del privato prima di tutto.
Il fondo del barile è stato ormai raschiato, voi non abbiamo ancora capito cosa state cercando di scavare ancora. Questo è molto probabilmente il momento più buio e triste della nostra città di Vibo, stiamo superando quelle che sono le nostre più nefaste previsioni all’indomani della vostra elezione. Davvero non pensavamo poteste essere così disastrosi per il comune di Vibo Valentia.
Ma a questo punto non possiamo prendercela solo con la maggioranza di consiglio e la sua giunta, in tutto questo scempio ci chiediamo l’opposizione dov’è? Per uscirne fuori con dignità avrebbero dovuto dimettersi in massa, avrebbero dovuto creare davvero un movimento di opposizione che vada al di la della camera di consiglio. Ma in effetti cosa si può sperare da questa parte politica che è all’opposizione al comune ma al governo della provincia, dove le cose vanno (per quanto possibile) anche peggio! Noi siamo veramente fieri di non far parte di questa “elìte” della politica che cura solo i propri interessi. Noi siamo contenti di essere all’opposizione, sia al comune che alla provincia, perché il nostro concetto di “fare politica” è qualcosa di ben più alto.
Ci chiediamo se a casa vostra amministrate il vostro patrimonio allo stesso modo. Ci chiediamo se buttate la vostra spazzatura per terra dentro casa, se bevete e fate bere ai vostri figli l’acqua del rubinetto e se fate i conti alla stessa maniera, ma siamo convinti del contrario. A casa vostra non vi comportate così perché, a voi, è del bene pubblico che non interessa niente. Voi non sapete cosa significa il termine “bene della collettività” ma conoscete benissimo i “beni privati” dove poter andare senza incontrare la plebaglia vero? Adesso si capisce benissimo perché il Valentianum è in stato di totale abbandono e senza addirittura la luce o perché lo splendido parco adiacente, che il miglior sindaco che questa città abbia mai avuto (PINO IANNELLO) e di cui voi non siete nemmeno lontanamente la brutta copia aveva sistemato e reso pubblico e vivibile, non sia nemmeno avvicinabile per colpa delle spine altre più di un metro. TUTTO QUESTO E’ STATO FATTO PER FARGLI PERDERE VALORE E POTERLO SVENDERE AL MIGLIOR OFFERENTE E PROBABILMENTE ANCHE AMICO!
Non ci importa se direte che eravate obbligati o che siete stati costretti dalle circostanze o dalla congiuntura economica oppure che alla fine venderete solamente quanto basta per risanare i debiti che voi stessi avete fatto.
FOSSE PER NOI FAREMMO PAGARE A VOI DI TASCA VOSTRA IL BUCO CREATO NELLE CASSE DEL COMUNE! Purtroppo a pagare siamo e saremo sempre e solo noi cittadini.
Cosa devono fare i cittadini di Vibo? Qual è la soluzione? Come possiamo fare per farvi capire di andare via? Fare come a Parma? Venire a urlare tutti di andare a casa? Pensate di essere inamovibili e che la gente è contenta di voi? Mah! Ci domandiamo se con la gente ci parlate e soprattutto con quale gente. Avete distrutto l’immagine della città e forse anche la salute. Undici pecore messe al posto degli assessori avrebbero governato meglio, un cane sulla poltrona del sindaco si sarebbe comportato in maniera migliore. Questi animali infatti sarebbero stati molto più adeguati degli amministratori degli ultimi 15 anni della storia di Vibo Valentia! Vorremmo svegliarci domani e scoprire che voi siete stati solo un brutto sogno, ma purtroppo sappiamo che nessun incubo può essere spaventoso quanto il vostro modo di amministrare.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
lunedì 25 aprile 2011
Buona Resistenza
Ci chiamarono Briganti, ci chiamano teppisti
Ieri Partigiani, oggi Antifascisti.
Buon 25 aprile a tutti
Ieri Partigiani, oggi Antifascisti.
Buon 25 aprile a tutti
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sabato 5 marzo 2011
Discorso di Gramsci pronunciato alla Camera dei Deputati (il 16 maggio 1925)
Si dibatte: la legge fascista sulle associazioni segrete.
Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.
Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla «psicosi di guerra», quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.
Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere - cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi - se la classe operaia non avesse fatto a tempo ad infrenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa.
Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler «conquistare lo Stato». Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria?
Poiché noi pensiamo che questa fase della «conquista fascista» sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un'analisi, anche se affrettata, della quistione.
Che cos'è la massoneria? Voi avete fatto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, eccetera; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.
La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l'Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l'entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800 mila.
Ê stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un'infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.
Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all'onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l'abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale montura che indichi il loro ordine religioso.
Nei primi anni dopo la fondazione del regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da Civiltà cattolica quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della Civiltà cattolica, e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loto politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l'astensione parlamentare, l'infrenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un'armata di riserva rurale da porre contro l'avanzata del proletariato, poiché fin dal '71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.
L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l'unità spirituale della nazione italiana.
Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso cinquanta anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione...
La borghesia industriale non è stata capace di infrenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d'ordine del fascismo, dopo l'occupazione delle fabbriche, è stata perciò questa: «I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro, gli operai».
Se non m'inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano...
(Interruzioni)
Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.
Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell'attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura. L'elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria, dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista. italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell'organizzazione degli Stati, portando nell'attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l'attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio?... Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè, l'impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria, che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d'opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre paria, quindi l'impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo: la quistione meridionale, cioè la quistione dei contadini, legata strettamente al problema dell'emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere... (Interruzioni)
Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.
Gramsci. Il significato dell'emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l'alloggio e î vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare...
Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell'interesse del proletariato.
Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell'imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'«imperialismo» italiano è consistito solo in questo: che l'operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l'Italia è solo stata un mezzo dell'espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell'Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l'Italia demograficamente è superiore alla Francia. Ê una quistione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l'Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l'emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.
È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l'emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.
I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?
Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la quistione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell'Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell'Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri... (Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l'aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.
Abbiamo avuto il programma che possiamo dire del Corriere della sera, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch'essi un partito.
Voci. Meno...
Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!
Gramsci. Il Corriere della sera non vuole fare la rivoluzione.
Farinacci. Neanche l'Unità!
Gramsci. Il Corriere della sera ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le Isole, e perciò altrettanto pericolosa che l'attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il Corriere della sera ha sostenuto sempre un'alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L'una e l'altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le «conquiste» del Risorgimento.
Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere così conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia; per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La «rivoluzione» fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.
Mussolini. Di una classe ad un'altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! (Approvazioni.)
Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere.
Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all'opposizione: i Motta, i Conti...
Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! (Commenti)
Mussolini. L'alta banca non è fascista, voi lo sapete!
Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.
Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c'è bisogno di accomodamenti.
Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva...
Farinacci. E ci chiamate sciocchi?
Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana...
Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.
Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l'assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell'incendio delle logge, e infine impiega oggi l'azione legislativa, per cui determinate personalità dell'alta banca e dell'alta burocrazia finiranno per l'accordarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso, in condizioni di evidente superiorità.
Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! (Commenti)
Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte, senza che il partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre...
Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia...
Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate: voi avete le vostre leggi...
Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! (Si ride).
Gramsci. In realtà l'apparecchio poliziesco dello Stato considera già il partito comunista come un'organizzazione segreta .
Mussolini. Non è vero!
Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.
Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!
Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l'applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo di Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione... per conoscerli.
Una voce. Ce ne è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.
Gramsci. Sono meridionale!
Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!
Paolo Greco. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell'articolo.
Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente (Rumori, interruzioni) Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. (Interruzioni, rumori)
Farinacci. Ma allora, perché non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!
Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l'unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all'avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi... (Interruzioni, commenti)
Presidente. Non interrompete!
Gramsci. Questa legge non varrà affatto ad infrenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.
Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C'è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un'avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini.
Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l'Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani a risolvere la questione dell'Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.
Una voce. Parli della massoneria.
Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l'urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.
Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!...
Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse!
Gramsci. Non è questa la quistione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali quistioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, né con servizi di nessun genere...
Mussolini. Non è veto.
Gramsci. ... somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell'Italia settentrionale (Interruzioni, commenti). Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, la unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.
Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l'avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa (Interruzioni). Questa è la quistione più importante nella discussione di questa legge!
Voi potete «conquistare lo Stato», potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell'organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi (Interruzioni). Ê molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Tsankov. In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall'estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.
Mussolini. Il partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il partito fascista italiano!
Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.
Mussolini. Non la rappresenta!
Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.
Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.
Farinacci. Parla di Miglioli!
Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglioli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglioli se il fenomeno Miglioli non avesse questa grande importanza dell'indicare un nuovo orientamento delle forze rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.
Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa! La massoneria diventerà un'ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall'applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana (Interruzioni).
Presidente. Ma non interrompano! Lascino parlare. Lei però onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!
Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!
Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi (Interruzioni, rumori). Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese... (Interruzioni)
Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!
Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo.
Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.
Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla «psicosi di guerra», quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.
Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere - cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi - se la classe operaia non avesse fatto a tempo ad infrenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa.
Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler «conquistare lo Stato». Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria?
Poiché noi pensiamo che questa fase della «conquista fascista» sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un'analisi, anche se affrettata, della quistione.
Che cos'è la massoneria? Voi avete fatto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, eccetera; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.
La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l'Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l'entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800 mila.
Ê stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un'infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.
Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all'onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l'abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale montura che indichi il loro ordine religioso.
Nei primi anni dopo la fondazione del regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da Civiltà cattolica quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della Civiltà cattolica, e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loto politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l'astensione parlamentare, l'infrenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un'armata di riserva rurale da porre contro l'avanzata del proletariato, poiché fin dal '71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.
L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l'unità spirituale della nazione italiana.
Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso cinquanta anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione...
La borghesia industriale non è stata capace di infrenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d'ordine del fascismo, dopo l'occupazione delle fabbriche, è stata perciò questa: «I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro, gli operai».
Se non m'inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano...
(Interruzioni)
Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.
Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell'attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura. L'elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria, dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista. italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell'organizzazione degli Stati, portando nell'attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l'attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio?... Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè, l'impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria, che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d'opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre paria, quindi l'impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo: la quistione meridionale, cioè la quistione dei contadini, legata strettamente al problema dell'emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere... (Interruzioni)
Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.
Gramsci. Il significato dell'emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l'alloggio e î vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare...
Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell'interesse del proletariato.
Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell'imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'«imperialismo» italiano è consistito solo in questo: che l'operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l'Italia è solo stata un mezzo dell'espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell'Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l'Italia demograficamente è superiore alla Francia. Ê una quistione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l'Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l'emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.
È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l'emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.
I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?
Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la quistione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell'Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell'Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri... (Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l'aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.
Abbiamo avuto il programma che possiamo dire del Corriere della sera, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch'essi un partito.
Voci. Meno...
Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!
Gramsci. Il Corriere della sera non vuole fare la rivoluzione.
Farinacci. Neanche l'Unità!
Gramsci. Il Corriere della sera ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le Isole, e perciò altrettanto pericolosa che l'attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il Corriere della sera ha sostenuto sempre un'alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L'una e l'altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le «conquiste» del Risorgimento.
Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere così conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia; per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La «rivoluzione» fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.
Mussolini. Di una classe ad un'altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! (Approvazioni.)
Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere.
Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all'opposizione: i Motta, i Conti...
Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! (Commenti)
Mussolini. L'alta banca non è fascista, voi lo sapete!
Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.
Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c'è bisogno di accomodamenti.
Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva...
Farinacci. E ci chiamate sciocchi?
Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana...
Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.
Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l'assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell'incendio delle logge, e infine impiega oggi l'azione legislativa, per cui determinate personalità dell'alta banca e dell'alta burocrazia finiranno per l'accordarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso, in condizioni di evidente superiorità.
Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! (Commenti)
Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte, senza che il partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre...
Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia...
Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate: voi avete le vostre leggi...
Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! (Si ride).
Gramsci. In realtà l'apparecchio poliziesco dello Stato considera già il partito comunista come un'organizzazione segreta .
Mussolini. Non è vero!
Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.
Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!
Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l'applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo di Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione... per conoscerli.
Una voce. Ce ne è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.
Gramsci. Sono meridionale!
Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!
Paolo Greco. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell'articolo.
Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente (Rumori, interruzioni) Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. (Interruzioni, rumori)
Farinacci. Ma allora, perché non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!
Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l'unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all'avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi... (Interruzioni, commenti)
Presidente. Non interrompete!
Gramsci. Questa legge non varrà affatto ad infrenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.
Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C'è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un'avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini.
Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l'Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani a risolvere la questione dell'Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.
Una voce. Parli della massoneria.
Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l'urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.
Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!...
Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse!
Gramsci. Non è questa la quistione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali quistioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, né con servizi di nessun genere...
Mussolini. Non è veto.
Gramsci. ... somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell'Italia settentrionale (Interruzioni, commenti). Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, la unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.
Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l'avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa (Interruzioni). Questa è la quistione più importante nella discussione di questa legge!
Voi potete «conquistare lo Stato», potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell'organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi (Interruzioni). Ê molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Tsankov. In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall'estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.
Mussolini. Il partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il partito fascista italiano!
Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.
Mussolini. Non la rappresenta!
Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.
Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.
Farinacci. Parla di Miglioli!
Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglioli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglioli se il fenomeno Miglioli non avesse questa grande importanza dell'indicare un nuovo orientamento delle forze rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.
Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa! La massoneria diventerà un'ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall'applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana (Interruzioni).
Presidente. Ma non interrompano! Lascino parlare. Lei però onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!
Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!
Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi (Interruzioni, rumori). Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese... (Interruzioni)
Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!
Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo.
sabato 18 dicembre 2010
La Russa il Fascista e l'omicidio dell'agente Marino
Nella foto si può "ammirare" il picchiatore fascista Ignazio La Russa "sorvegliato" dal sorridente capo del MSI, il nazifascista fucilatore di Partigiani, Almirante.
Si profila il "disegno" eversolo della destra
Si profila il "disegno" eversolo della destra Inchieste sulla morte dell'agente e l'attentato Si profila il "disegno" eversolo della destra Sette giovani sono in carcere: tre accusati di concorso in strage, tre di resistenza e radunata sediziosa, uno d'avere organizzato la manifestazione di Milano - La magistratura ricerca i mandanti - I disordini e l'attentato sembra siano stati preparati in piazza S. Babila - A Lodi il "deposito munizioni" dei commandos fascisti? Roma: l'estremista di sinistra si rifiuta di parlare (Dal nostro inviato speciale) Milano, 21 aprile. Breve battuta d'arresto nell'inchiesta sui tragici incidenti del 12 aprile in via Bellotti. Il sostituto procuratore della Repubblica dott. Viola, è partito stasera per Napoii, dove trascorrerà la Pasqua con la famiglia. Stamane il magistrato ha invano atteso nel suo ufficio Gaetano La Scala e Cristiano Rosati, due giovani neofascisti « sambabilini », che 1 avrebbero dovuto essere interrogati. Si è appreso che il dott. Viola attribuisce particolare importanza all'interrogatorio di La Scala, che sarebbe stato indicato come un « importante testimone » dei fatti accaduti quel giovedì. Gaetano La Scala, detto «Tanino», nel febbraio scorso è stato implicato in una rissa con aderenti alla sinistra extraparlamentare in piazza Cavour. Frequenta San Babila e ha partecipato a tutte le manifestazioni della «maggioranza silenziosa». Il Rosati, invece, è un personaggio di secondo piano, amico di Simona Aguzzi, la ragazza che ieri avrebbe ammesso di avere ospitato Loi e altri la notte dopo i disordini. Sembra anche che il dottor Viola nei prossimi giorni interrogherà altre persone. Martedì mattina il magistrato si recherà a San Vittore: forse sarà fatto il confronto fra De Andreis, Loi e Murelli. Le indagini sugli incidenti di Milano e quelle sul fallito attentato al diretto TorinoRoma del 7 aprile scorso, procedono parallelamente. Nei due episodi, infatti, sono coinvolti giovani estremisti di destra che sembrano appartenere al medesimo gruppo eversivo, con sede in San Babila. Gli scontri «a fuoco» con la polizia e le bombe sui treni farebbero dunque parte di un piano terroristico destinato a creare il panico che sarebbe stato messo a punto dai gruppuscoli della destra extraparlamentare. Molti degli arrestati, infatti, provengono da «Ordine nuovo», «Avanguardia nazionale», o hanno fatto parte delle «Sam» (Squadre d'azione Mussolini). Vi sono anche quelli del «Fronte della gioventù», l'organizzazione giovanile del msi. Sembra, infatti, che Vittorio Loi e Maurizio Murelli abbiano chiamato in causa anche Ignazio La Russa, figlio del senatore missino Antonino La Russa, che da qualche mese ha preso il posto di Radice ed è il responsabile provinciale del Fronte della gioventù. Questi, secondo i due arrestati, avrebbe partecipato attivamente alla manifestazione di giovedì, guidandoli all'assalto della polizia in due momenti: in piazza Ascoli di fronte al liceo Virgilio, ed in viale Romagna, vicino alla casa dello studente. Sembra inoltre confermato che le bombe a mano scagliate dal Loi e dal Murelli provengano proprio dal Car di Imperia, dove aveva prestato servizio Nico Azzi (quello dell'attenta to sul diretto Torino-Roma). Infine, ma anche questa notizia non è controllata, il dottor Viola avrebbe saputo, sembra da Davide Petrini, il «cucciolo» delle bombe a mano, dove si trova il «deposito munizioni» dei terroristi neri. In una zona del Lodigiano, secondo alcune indiscrezioni. L'inchiesta per accertare le responsabilità, scoprire i mandanti del «commando nero » che quel giovedì è sceso per le strade portando le bombe in tasca, ha già ottenuto positivi risultati. Sette persone sono in carcere, ima è indiziata di reato. Sette giovani: tre arrestati per resistenza aggravata e radunata sediziosa, un quarto indiziato per gli stessi reati. Altri tre, Vittorio Loi, Maurizio Murelli e Davide Petrini, accusati di concorso in strage, avrebbero la responsabilità — secondo gli inquirenti — dell'assassinio dell'agente. L'ultimo, il missino Mario De Andreis, è indicato come promotore ed organizzatore della manifestazione fascista degenerata nei violenti disordini. L'età degli arrestati va da 17 a 28 anni. Fra loro ci sono studenti ed operai. Sono tutti assidui frequentatori della zona attorno a San Babila, luogo di ritrovo dei giovani neo fascisti milanesi. Tutti hanno a disposizione molto denaro Fra questi giovani sono stati reclutati quelli che giovedì 12 aprile si sono dati appuntamento in piazza Oberdan per «provocare disordini». Quel giorno in piazza Tricolore doveva parlare il senatore missino Ciccio Franco ma il comizio era stato sospeso per ordine del prefetto. Così com'era stata negata l'autorizzazione ad un corteo. Ciononostante, i giovani neofascisti si sono radunati con l'intenzione precisa di contravvenire alle disposizioni della polizia. La parola d'ordine era «creare disordini». Hanno incominciato tirando pietre contro gli agenti, bloccando il traffico con barricate improvvisate. Poi sono comparse le pistole lanciarazzi, le bombe a mano. La consegna è stata rispettata fino in fondo. I «capi» volevano che quel giorno a Milano venisse ricordato in futuro. Francesco Fornari (Nostro servizio particolare) Roma, 21 aprile. Achille Lollo, lo studente di scienze politiche della sinistra extraparlamentare, indiziato del reato di strage in concorso con Marino Sorrentino per il rogo di Primavalle, è stato interrogato questa sera dal dott. Sica nel carcere di Rebibbia. Il giovane ha immediatamente proclamato la sua innocenza, dichiarandosi vittima di « una manovra contro la sinistra extraparlamentare », poi si è rifiutato di rispondere alle domande del sostituto procuratore della Repubblica. La decisione dello studente di tacere non ha stupito i giornalisti in attesa davanti a Rebibbia, sulla via Tibùrtina. La sua linea di condotta era stata preannunciata stamane dal difensore, avvocato Mancini: «E' mia intenzione evitare che Lollo^ risponda alle domande del magistrato. Perciò, non appena si inizierà l'attività istruttoria, consegnerò al giudice Sica un'istanza per chiedere che venga messo a verbale che io ho invitato il mio cliente a non rispondere alle contestazioni. Non faccio questo per intralciare il corso della giustizia, ma per evitare che indizi inconsistenti possano diventare, come è accaduto per altre clamorose vicen- Francesco Santini (Contìnua a pagina 2 in terza colonna)
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(22.04.1973) LaStampa - numero 96
Milano: oggi processo ai giovani fascisti per l'uccisione dell'agente di p.s. Marino
Milano: oggi processo ai giovani fascisti per l'uccisione dell'agente di p.s. Marino Milano: oggi processo ai giovani fascisti per l'uccisione dell'agente di p.s. Marino Davanti ai giudici ("concorso in omicidio volontario") Vittorio Loi e Maurizio Murelli • Imputati anche altri 39 estremisti di destra - E' probabile che la difesa chieda di attendere le conclusioni dello stralcio dell'istruttoria contro i due deputati missini Petronio e Servello, accusati d'istigazione nei reati di resistenza e di adunata sediziosa (Dal nostro inviato speciale) Milano, 9 aprile. In corte d'assise verrà rievocato da domani il « giovedì nero » di Milano, quando una bomba fascista uccise, il 12 aprile 1973, l'agente Antonio Marino, 23 anni, un ragazzo di Caserta, quinto di sette figli, che nella polizia aveva trovato il mezzo per poter aiutare la famiglia. Avvenne durante una manifestazione organizzata dal msi, per la quale la questura aveva annullato l'autorizzazione (pochi giorni prima v'era stato l'attentato al treno Torino-Roma e si temevano incidenti). Da un gruppo fascista furono lanciate tre bombe a mano contro la polizia: una esplose sul petto di Marino e lo uccise all'istante. Dell'omicidio devono rispondere due estremisti di destra: Vittorio Loi, 22 anni, figlio dell'ex campione di pugilato Duilio, e Maurizio Murelli, 20 anni, detenuti a San Vittore. Sono accusati di « concorso in omicidio volontario » per aver lanciato ciascuno una bomba a mano Srcm contro la seconda compagnia del Terzo Celere, che cercava di disperdere i dimostranti. Le schegge ferirono altre dodici guardie di ps (per Loi e Murelli v'è anche l'accusa di lesioni). Come imputati minori sono citati al processo altri 39 estremisti di destra, tra i quali Nico Azzi, Mauro Marzorati (già condannati per l'ordigno esploso nella toeletta del treno Torino-Roma il 7 aprile 1973), Ignazio La Russa, tìglio di un parlamentare del msi: a tutti sono contestati, a titolo diverso, reati che vanno dalla radunata sediziosa alla resistenza, dal porto di armi in luogo pubblico alla detenzione di armi improprie. Durante il dibattimento si parlerà anche di Giancarlo Rognoni, neofascista, capo del gruppo « La Fenice », rifugiato all'estero, ritenuto uno dei maggiori responsabili degli attentati della trama nera (anche di quello sul Torino-Roma) : egli avrebbe fornito, attraverso Nico Azzi, le bombe a mano ai dimostranti fascisti di Milano. Secondo la sentenza di rinvio a giudizio (il giudice istruttore era Vittorio Frascherelli, accusatore Guido Viola, che nel processo sarà pubblico ministero), Vittorio Loi avrebbe lanciato l'ordigno che dilaniò l'agente Marino, mentre il Murelli tirò le due bombe che non esplosero. Il giudice Viola aveva chiesto per i due fascisti la imputazione di concorso in strage; Frascherelli ha cambiato l'accusa dopo aver sentito il parere del perito balistico Teonesto Cerri sulla pericolosità della bomba Srcm. Cerri ha affermato che «la esplosione d'una bomba di quel tipo, lanciata contro un agglomerato di persone, causa ferite mortali esclusivamente alla persona sulla quale eventualmente impatta e esplode. Tutte le altre persone circostanti, ed entro il raggio di 15 metri, possono riportare ferite, anche numerose, la cui gravità e pericolosità è strettamente connesso alla zona del corpo colpita ». Frascherelli ha ritenuto che « non occorre affermare la sussistenza del reato di strage per retribuire adeguatamente un comportamento criminoso di tanta gravità... L'idea di lanciare una bomba contro un agglomerato di persone è infame e criminale e non abbisogna di ulteriori commenti ». Quasi certamente uno dei due difensori che assistono i principali imputati chiederà il rinvio del processo, sollecitando l'unificazione con l'inchiesta in corso contro i deputati msi Francesco Petronio e Franco Maria Servello (questo all'epoca degli episodi federale di Milano), accusati per i fatti del « giovedì nero » di istigazione nei reati di resistenza e di radunata sediziosa. Al di là della violenza, ormai accertata in tanti episodi, dell'estremismo di destra, questa è la parte più importante del processo. La posizione dei due parlamentari msi era stata stralciata dall'indagine in attesa che la speciale commissione della Camera si pronunciasse sull'autorizzazione a procedere; l'autorizzazione è giunta circa due mesi or sono e nei prossimi giorni il pubblico ministero dovrebbe depositare la requisitoria. I difensori degli imputati chiederebbero l'unificazione dei due processi, sostenendo che l'esame completo dei fatti potrebbe porre in evidenza circostanze attenuanti in favore dei due maggiori imputati (il supplemento di istruttoria deve anche chiarire la posizione di altri quattro fascisti: Nestore Crocesi, Pietro De Andreis, Gianluigi Radice e Giorgio Muggiani, tutti grossi nomi della destra milanese, non soltanto nel gruppo di picchiatori conosciuto come i « sanbabilini »). La corte dovrà decidere sull'eventuale istanza dei difensori. Su che cosa si baserà la richiesta? Ecco in sintesi alcune delle accuse indirette ai dirigenti missini. Requisitoria Viola: « Non vi è dubbio alcuno che i disordini siano stati preordinati» e i diri¬ genti msi « non fecero nulla per evitare gli incidenti ». Rinvio a giudizio di Frascherelli: « Gli incidenti e i disordini sono stati deliberatamente provocati. Furono condotti da una cinquantina di elementi appartenenti ai gruppi della destra extraparlamentare, all'organizzazione giovanile del msi e allo stesso msi »■ ancora: « Tutto l'antefatto e lo svolgimento dei fatti del 12 aprile smentiscono inoltre l'assenza di legami tra msi. Fronte della gioventù e forze extraparlamentari di destra ». Dichiarazione di Vittorio Loi (25-4-'73): « Prima ci mandano in piazza, poi ci buttano alle ortiche », riferita ai dirigenti del msi. E Grazia Loi, madre di Vittorio: « I dirigenti del msi hanno compiuto nei confronti di mio figlio una vergognosa operazione di scaricabarile. Io e mio marito abbiamo chiesto spesso ai dirigeriti msi che nostro figlio non fosse sfruttato ». Dichiarazione di Duilio Loi (10-5-'73): «Mio figlio ha fatto anche i nomi dell'on. Servello e dell'on. Petronio. Altroché se li ha fatti ». Rumor, allora ministro dell'Interno, alla Camera (13 aprile 1973): «La responsabilità dei gravissimi inciden¬ ti non è contestabile, è nei fatti », i missini sono scesi in piazza « con intendimenti provocatori ed eversivi, per mettere a repentaglio, con l'autorità dello Stato e della legge, la convivenza dei cittadini ». Pertini, presidente della Camera: « E' un atto criminalet che ricorda il fascismo degli Anni Venti ». Di contro, v'è una frase del senatore msi Nencioni: « Tutto ciò che è successo è una manovra contro la destra nazionale » (25-4-'73). Si deve anche ricordare un documento dei carabinieri di Milano (12 maggio '73) su come si arrivò all'arresto di Loi e Murelli. « / fascisti furono scoperti da indagini personali del colonnello Santoro e con l'aiuto di alcuni confidenti (sembra di Avanguardia nazionale; n.d.r.) » e il rapporto spiega poi che Loi confessò di aver tirato la bomba esplosa (in seguito ! negherà e dirà che fu Santoro a convincerlo a confessare: è anche accusato di calunnia), subito dopo il senatore Nencioni avrebbe telefonato al colonnello Santoro per rivelargli il nome di uno dei responsabili: Vittorio Loi. Disse anche di ignorare chi fosse Maurizio Murelli. Piero Cerati
LaStampa 10.04.1975 - numero 82 pagina 9
Milano: processo a dirigenti msi per l'uccisione dell'agente Marino
Milano: processo a dirigenti msi per l'uccisione dell'agente Marino Avrebbero contribuito a provocare i gravi scontri Milano: processo a dirigenti msi per l'uccisione dell'agente Marino (Nostro servizio particolare) Milano, 24 gennaio. (m. f.) E' cominciato stamane il processo stralcio per il giovedì nero (12 aprile 1973) quando l'agente di pubblica sicurezza Antonio Marino fu ucciso da una bomba a mano lanciata da estremisti di destra. Gli autori materiali dell'omicidio sono già stati condannati, anche in appello, a pene che vanno dai 15 ai 20 anni. Ora è la volta dell'onorevole Franco Maria Servello, già federale di Milano, attuale vicesegretario nazionale del msi, di Franco Petronio, ex parlamentare, Nestore Crocesi e Pietro De Andreis e di altri esponenti minori dello stesso partito, ritenuti responsabili di «avere contribuito a promuovere la radunata sediziosa», che poi portò agli scontri con la polizia, con l'aggravante di avere istigato persone minori degli anni 18 e di avere «collaborato nella predisposizione e nell'organizzazione dei disordini». All'inizio del dibattimento, che riprenderà domani, la difesa ha presentato un'eccezione di nullità, tendente a far rinviare il processo a nuovo ruolo, che è però stata respinta. Sono quindi cominciati gli interrogatori degli imputati. Servello si è proclamato innocente e ha affermato che, dopo il divieto della manifesta. zione da parte della questura, | i fatti accaddero «spontanea: mente» senza una preordinatone, anzi, il partito avrebbe fatto il possibile per calmare il malcontento che serpeggiava nei giovani a causa del divieto. Anche gli altri imputati hanno respinto ogni responsabilità. De Andreis ha detto I di non avere mai saputo che I Maurizio Murelli (condanna! to con Vittorio Loi per il lan| ciò delle bombe a mano) aveva con sé i tre ordigni. Ha persino negato di sapere che esistesse «Avanguardia nazionale». Secondo la sentenza di rinvio a giudizio, invece, «gli incidenti e i disordini furono deliberatamente provocati e vennero condotti da una cinj quantina di elementi dei ! gruppi della destra extrapari lamentare dell'organizzazione ; giovanile del msi e dello stesl so msi». De Andreis, si occu¬ pò la sera dell'll aprile di rastrellare nei bar del centro i «sanbabilini»: li invitò a concentrarsi il giorno seguente in vista di incidenti preordinati; seppe delle bombe a mano in possesso di alcuni di loro. Quanto a Crocesi egli accompagnò il De Andreis in questi incontri. Servello si è difeso sosteI nendo di avere fatto di tutto prima per allontanare dal partito gli extraparlamentari di destra, poi il 12 aprile per impedire incidenti. Sennonché lo stesso Servello alla fine del febbraio 1973 aveva convocato gli aderenti al gruppo neonazista «La Fenice» promettendo cariche ed appoggi. E fu proprio un aderente a «La Fenice», Nico Azzi, a fornire le 3 bombe a mano scagliate durante gli scontri. Da sinistra: Servello, De Andreis, Crocesi e Petronio
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(25.01.1978) LaStampa - numero 20
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