Documento congiunto, delle federazioni provinciali di Vibo Valentia, del Partito dei Comunisti Italiani e del Partito della Rifondazione Comunista sulla questione della chiusura della Italcementi di Vibo Marina.
La politica che dichiara, ufficialmente, guerra all'ambiente
La politica del lavoro non è stata mai netta e precisa nel nostro territorio, non si è mai data una connotazione chiara sulla tipologia di investimenti da fare sul territorio comunale. Basta fermarsi ad analizzare il porto di Vibo Marina, che non ha un utilizzo specifico a metà tra industriale e turistico, questa connivenza, dannosa e antiquata, non può più andare avanti e richiederebbe quindi una scelta coraggiosa e ben precisa ragionando in prospettiva. Dal nostro punto di vista la scelta non può che essere quella dello sviluppo della vocazione principale del nostro territorio e dunque quella turistica perché al momento ci ritroviamo la costa con tanti villaggi e alberghi, ma anche con impianti industriali e silos. Cementificio e Pignone che insistono sul versante marino del comune capoluogo. La zona industriale, si sviluppa a macchia di leopardo su tutto il territorio comunale sebbene il PRG la individui in prossimità dell’eliporto militare di Ionadi.
La politica quindi non ha mai vigilato sullo sviluppo industriale del territorio, facendo denotare la sua incapacità, ed è grazie a questo modo di fare politica che oggi a Vibo marina, i lavoratori si trovano in mobilità per volere dell’azienda che giustifica la sua scelta, di chiudere lo stabilimento, legata alla crisi internazionale del comparto edilizio. Una spada di Damocle, che punta diritta sulle loro teste, che li potrebbe anche portare a dover scegliere tra lavoro e salute, quindi la classica minaccia “o la borsa o la vita.
Ancora una volta infatti la politica affronta la questione in modo sbagliato, aprendo le porte ad un possibile utilizzo del CDR come combustibile per gli altiforni. Sbagliata perché sappiamo bene che è della salute di un intero territorio comunale che si parla, ma sbagliata soprattutto perché l’Italcementi non ha mai detto: “se ci fate usare il CDR non chiuderemo lo stabilimento”!
Questa apertura al CDR era abbastanza prevedibile, già nel gennaio 2011 infatti noi avevamo lanciato l’allarme, con una domanda ben precisa: “Nel caso in cui l’Italcementi tiri fuori una minaccia del tipo “o facciamo così o chiudo” cosa deciderà la nostra classe politica?” Oggi possiamo rispondere dicendo che la politica tutta si è “schierata” dalla parte dei lavoratori che senza condizione alcuna ha aperto al CDR, ha messo disposizione il porto, ed ha detto si alle cave di Briatico. Si schiera dalla parte dei lavoratori facendo però gli interessi dell’azienda! Senza preoccuparsi di cosa è meglio per gli operai!
Per non parlare dei sindacati tutti : Cgil, Cisl, Uil e slai cobas che addirittura hanno proposto loro stessi all’azienda i tre punti precedentemente citati. Questo secondo noi non è un ruolo serio da parte di sindacati e istituzioni tutte, perchè bisogna avere il coraggio in alcune fasi di fare scelte anche impopolari, difendendo fino all’ultimo l’interesse della SALUTE dei lavoratori e di una comunità, senza servire la propria dignità ed i propri polmoni su un piatto d’argento.
Questa classe politica non guarda aldilà del proprio naso perché non riesce a programmare il piano industriale, in questo caso, arrivando tardi alla risoluzione del problema con la via d’uscita più semplice e meno impopolare. Quando prova a risolvere il problema non riesce a investire in tecniche industriali più moderne offrendo soluzioni “tampone”, cure palliative che non offrono di certo un futuro di sviluppo al nostro territorio, non creano nuove opportunità per i giovani e non sono in grado nemmeno di mantenere i posti di lavoro attuali!
Possiamo cercare di analizzare la questione dell’Italcementi e ipotizzare qualche soluzione e cioè: il cemento (moderno) si produce da quasi 100 anni, mentre raccolta differenziata, centri di stoccaggio sono “invenzioni” del nuovo secolo, vogliamo restare al passo coi tempi? Vogliamo puntare sulle nuove tecnologie, ecologiche e poco inquinanti?
La coerenza si sa appartiene a pochi, di certo non ai consiglieri comunali di Vibo Valentia, i quali si sono pronunciati all’unanimità sul possibile utilizzo del CDR, maggioranze ed opposizione, quest’ultima poco meno di un anno fa si batteva apertamente contro l’uso del CDR, vista la posizione assunta oggi possiamo di certo dire che quella era una lotta condotta solo per puro opportunismo, giusto per andare contro gli avversari politici, senza che la battaglia fosse supportata dalle idee!
L’intero consiglio comunale (all’unanimità) hanno vestito i panni dei paladini dei lavoratori, firmando in bianco “una cambiale ambientale” che sarà pagata negli anni dai cittadini vibonesi, dai lavoratori tutti e dai loro figli. Noi non abbiamo la memoria corta e ricordiamo perfettamente chi un anno e mezzo fa si scagliava contro l’uso del CDR soprattutto dai banchi dell’opposizione, che un anno e mezzo fa si batteva apertamente contro l’uso del CDR, ma vista la posizione assunta oggi possiamo di certo dire che quella era una lotta condotta solo per puro opportunismo, giusto per andare contro gli avversari politici, senza che la battaglia fosse supportata dalle idee! Cosa è cambiato da un anno e mezzo a questa parte? Perché questo cambio di rotta? Lo chiediamo al gruppo consiliare del PD ed anche al consigliere Stefano Luciano (articolo contro il CDR di Stefano Luciano) eletto soprattutto con i voti della Federazione della Sinistra.
La provincia è invece stata coerente, voleva l’uso del CDR prima e lo vuole adesso, sebbene una parte della sua colorita maggioranze, e ci riferiamo a SEL, vorrebbe rivestire, male, il ruolo di partito di lotta e di governo, stando dalla parte della salute dei lavoratori sul giornale, mentre sostiene un governo provinciale a favore del CDR e anche della mega discarica di San Calogero. Una coerenza, anche questa, senza pari.
Secondo la Corte di Giustizia europea, con la sentenza che riguarda la causa n° C‑283/07 del 22 dicembre 2008, il CDR‑Q, anche se corrisponde alle norme tecniche UNI 9903‑1, non possiede le stesse proprietà e caratteristiche dei combustibili primari. Come ammette la stessa Repubblica italiana, esso può sostituire solo in parte il carbone e il coke di petrolio. Peraltro, le misure di controllo e di precauzione relative al trasporto e alla ricezione del CDR‑Q negli impianti di combustione, nonché le modalità della sua combustione previste dal decreto ministeriale 2 maggio 2006, dimostrano che il CDR‑Q e la sua combustione presentano rischi e pericoli specifici per la salute umana e l’ambiente, che costituiscono una delle caratteristiche dei residui di consumo e non dei combustibili fossili. L’Europa in merito si è già pronunciata.
L’incenerimento del CDR non garantirà la continuità del lavoro agli operai dell’Italcementi, anzi molto probabilmente comporterà una forte riduzione del personale.
Ma quello che ci chiediamo, senza trovare risposta logica è: visto che il “mondo” sta differenziando e riciclando sempre di più i propri rifiuti perché non creare a Vibo Marina un centro nuovo e innovativo di stoccaggio della raccolta differenziata per esempio? In questo modo non solo si possono riconvertire gli 82 operai che oggi lavorano al cementificio ma anche l’indotto che ruota intorno allo stesso.
Ma non solo, l’avvento della bioedilizia apre nuovi campi di investimento e di sviluppo, come detto il cemento appartiene al secolo scorso, si potrebbe puntare allora sulla produzione di pannelli fotovoltaici, nuovi sistemi di condizionamento edilizio ed industriale ecc.
Ci rendiamo conto che, facendo anche noi politica, la classe politica non può “costruire” fisicamente questo impianto ma sicuramente ha l’obbligo di dover attirare idee e capitali nuovi cosi come si è fatto negli anni 60’ con l’allora CEMENSUD. Allora la classe politica del tempo ha creato le condizioni affinché si fosse potuto installare l’odierno cementificio. Oggi questa classe politica ha la capacità di innovare il territorio? Oppure vuole creare il precedente affinché si possa meglio smarcare nella gestione del ciclo dei rifiuti? Perché chi ci garantisce oggi che nel momento in cui la Italcementi accetti le proposte dei sindacati e creato quindi il precedente, altre aziende, magari più modeste, possano richiedere il diritto di bruciare questo CDR nelle proprie fornaci?
Noi siamo comunque dalla parte dei lavoratori per la loro difesa e tutela, perciò chiediamo loro di stare attenti e di vigilare anche su questa classe politica che gioca con la salute loro e nostra. Non fatevi ammaliare da false promesse e da facili risoluzioni, perché se l’azienda decide la sola macinazione del clinker, o se deciderà di bruciare il CDR o il petcoke, il vostro numero sarà inevitabilmente ridimensionato al ribasso e quando andrete a chiedere spiegazioni ai politici vi stringeranno le spalle dicendovi che non dipende da loro oppure giustificandosi che questo era il male minore.
Lottate e lottiamo, perché il vostro posto di lavoro non si perda e che vi sia dato un futuro vero. Se il cementificio domani chiuderà occupate lo stabilimento e riconvertitelo a centro di stoccaggio rifiuti, come hanno fatto in altre parti d’Italia. Prendiamo d’esempio il caso del “Centro Riciclo Vedelago” a Treviso che da solo ha 80 dipendenti e che ha creato un indotto di 9600 persone. Anche a Vibo Valentia è possibile ottenere un centro simile, qualcosa già nel nostro comune esiste e da lavoro ad alcune persone, nonostante le note difficoltà. Esistono imprenditori lungimiranti e disposti a lavorare per un grande progetto.
Voi lavoratori avete il vostro futuro in mano e non occorre che l’affidiate a questa classe politica inetta e superficiale a cui starebbero bene altre 400 famiglie disposte, per necessità, a bussare alla loro porta per chiedere un posto di lavoro. Voi dovete pretendere, coraggiosamente, che il vostro lavoro abbia una funzione socialmente accettabile e che contribuisca all’accrescimento culturale e sociale del vostro territorio. Questione che i sindacati e taluni partiti non vogliono affrontare perché impopolare anche se sana.
Una cosa è sicura, nonostante quello che vogliono farci credere politici e sindacati: se l’impianto resterà aperto avrà una riconversione del piano industriale dell’azienda, perché gli stessi vertici hanno fatto sapere che sarà macinato solamente il clinker (che è un ingrediente del cemento), quindi di conseguenza si andranno a perdere inevitabilmente ulteriori posti di lavoro per l’azienda e per l’indotto.
Rigettiamo con forza gli inviti all'unità lanciati, in questi giorni, sulle testate giornalistiche locali. qui nessuno è contro nessuno, ancor meno contro i lavoratori e noi, da comunisti, non accettiamo lezioni in materia di tutela e difesa del lavoro e dei lavoratori ma non possiamo sottacere dinnanzi ad un simile ricatto, attuato dalla società con il bene placito di politica e sindacati locali, che finirebbe con l'avvelenare, ulteriormente, questo territorio e il suo popolo.
Partito dei Comunisti Italiani – federazione provinciale di Vibo Valentia
Partito della Rifondazione Comunista – federazione provinciale di Vibo Valentia
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martedì 26 giugno 2012
venerdì 15 giugno 2012
Questione Italcementi 2
La vertenza dell’Italcementi non è certo una novità per il nostro territorio martoriato da disoccupazione e salari da fame. E non è neanche una novità che uno stabilimento storico chiuda nel silenzio della classe politica e sindacale, perché si dà il caso che già da tempo in tanti erano al corrente delle intenzioni della dirigenza nazionale dell’Italcementi.
Quello di Vibo non è l’unico caso di chiusura da parte dell’azienda bergamasca perché in virtù di questa politica antimeridionale chiuderà anche lo stabilimento di Porto Empedocle in Sicilia. In tal modo a Vibo oltre 300 (trecento) lavoratori dipendenti e dell’indotto perderanno l’occupazione e tantissime famiglie rischiano di rimanere in mezzo alla strada.
Ma da molto tempo si sapeva delle scelte “strategiche” che voleva intraprendere questa azienda e da qualche mese era partita la cassa integrazione straordinaria per diversi operai ma tutti sono stati in silenzio con un’unica voce fuori dal coro, quella dei Comunisti Italiani, che già più di un anno fa avevano fatto presente che la situazione sarebbe arrivata a questo punto, denunciando alcuni accordi sottobanco da parte di Comune e Provincia.
La questione dell’Italcementi non è altro che l’ennesimo schiaffo alla Calabria e al Sud provocato da una classe politica e dirigente con gli occhi chiusi, che non sa guardare al di là del proprio naso e che non riesce a programmare nessun futuro. Adesso questa stessa classe politica che ha fatto orecchie da mercante si finge interessata e propone di portare la questione a Roma ai tavoli nazionali con l’intenzione dichiarata di far interessare il governo, anche se il loro vero obiettivo è quello di lavarsene le mani dicendo che loro hanno fatto tutto e non c’entrano niente.
Siamo convinti che solo gli operai con la lotta e con il sostegno attivo della cittadinanza tutta, potranno ottenere la vittoria cercando di salvaguardare i livelli occupazionali in modo che non venga perso nemmeno un posto di lavoro perché un esito negativo sarebbe una grave sconfitta. Gli operai possono ottenere quello che chiedono solo rimanendo tutti uniti e non cedendo alle facili promesse che gli verranno rivolte.
Abbiamo visto senatori, consiglieri e assessori regionali, andare tra i lavoratori in questi giorni ma ci chiediamo se da parte loro è arrivata una proposta, nel corso di questi anni, per la salvaguardia di quelle poche realtà industriali presenti sul territorio.
Tutto quello che sta accadendo altro non è che una piaga chiamata “questione meridionale” di cui tutti parlano ma a cui nessuno, in Parlamento, vuole dare voce ma che anzi subisce il contraccolpo di una falsa questione settentrionale, di cui la Lega è autrice, a danno di tutto il territorio del Sud.
Se si abbassa la testa con l’Italcementi, ciò avverrà anche con altre realtà industriali presenti in Calabria e la nostra amata regione sarà condannata ad andare indietro invece di avanzare verso il futuro, pur avendo tutte le possibilità e le carte in regola.
Solamente con un piano turistico integrato, con il recupero dei centri storici, con la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e archeologico, con lo sviluppo delle energie rinnovabili e alternative, con la promozione delle forestazione e della montagna, con la tutela dell’ambiente, la difesa del suolo e soprattutto con l’esaltazione del nostro capitale umano e sociale si potrebbe fare della Calabria il fiore all’occhiello del paese. Ma la classe politica regionale e nazionale pensa sempre ad altro. Non solo non si programma il futuro ma addirittura si distrugge il presente e l’Italcementi è la prova più lampante di un fallimento non solo economico ma anche politico.
Il Partito dei Comunisti Italiani appoggerà qualsiasi azione della classe operaia per poter salvaguardare questi posti di lavoro perché siamo stanchi di dover assistere allo smantellamento del tessuto produttivo da parte di aziende “lontane” che prima vengono e si arricchiscono per poi andare via lasciando fame e disoccupazione.
Vibo Valentia, 14.6.2012
LA SEGRETERIA REGIONALE DEL PdCI - FdS
Quello di Vibo non è l’unico caso di chiusura da parte dell’azienda bergamasca perché in virtù di questa politica antimeridionale chiuderà anche lo stabilimento di Porto Empedocle in Sicilia. In tal modo a Vibo oltre 300 (trecento) lavoratori dipendenti e dell’indotto perderanno l’occupazione e tantissime famiglie rischiano di rimanere in mezzo alla strada.
Ma da molto tempo si sapeva delle scelte “strategiche” che voleva intraprendere questa azienda e da qualche mese era partita la cassa integrazione straordinaria per diversi operai ma tutti sono stati in silenzio con un’unica voce fuori dal coro, quella dei Comunisti Italiani, che già più di un anno fa avevano fatto presente che la situazione sarebbe arrivata a questo punto, denunciando alcuni accordi sottobanco da parte di Comune e Provincia.
La questione dell’Italcementi non è altro che l’ennesimo schiaffo alla Calabria e al Sud provocato da una classe politica e dirigente con gli occhi chiusi, che non sa guardare al di là del proprio naso e che non riesce a programmare nessun futuro. Adesso questa stessa classe politica che ha fatto orecchie da mercante si finge interessata e propone di portare la questione a Roma ai tavoli nazionali con l’intenzione dichiarata di far interessare il governo, anche se il loro vero obiettivo è quello di lavarsene le mani dicendo che loro hanno fatto tutto e non c’entrano niente.
Siamo convinti che solo gli operai con la lotta e con il sostegno attivo della cittadinanza tutta, potranno ottenere la vittoria cercando di salvaguardare i livelli occupazionali in modo che non venga perso nemmeno un posto di lavoro perché un esito negativo sarebbe una grave sconfitta. Gli operai possono ottenere quello che chiedono solo rimanendo tutti uniti e non cedendo alle facili promesse che gli verranno rivolte.
Abbiamo visto senatori, consiglieri e assessori regionali, andare tra i lavoratori in questi giorni ma ci chiediamo se da parte loro è arrivata una proposta, nel corso di questi anni, per la salvaguardia di quelle poche realtà industriali presenti sul territorio.
Tutto quello che sta accadendo altro non è che una piaga chiamata “questione meridionale” di cui tutti parlano ma a cui nessuno, in Parlamento, vuole dare voce ma che anzi subisce il contraccolpo di una falsa questione settentrionale, di cui la Lega è autrice, a danno di tutto il territorio del Sud.
Se si abbassa la testa con l’Italcementi, ciò avverrà anche con altre realtà industriali presenti in Calabria e la nostra amata regione sarà condannata ad andare indietro invece di avanzare verso il futuro, pur avendo tutte le possibilità e le carte in regola.
Solamente con un piano turistico integrato, con il recupero dei centri storici, con la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e archeologico, con lo sviluppo delle energie rinnovabili e alternative, con la promozione delle forestazione e della montagna, con la tutela dell’ambiente, la difesa del suolo e soprattutto con l’esaltazione del nostro capitale umano e sociale si potrebbe fare della Calabria il fiore all’occhiello del paese. Ma la classe politica regionale e nazionale pensa sempre ad altro. Non solo non si programma il futuro ma addirittura si distrugge il presente e l’Italcementi è la prova più lampante di un fallimento non solo economico ma anche politico.
Il Partito dei Comunisti Italiani appoggerà qualsiasi azione della classe operaia per poter salvaguardare questi posti di lavoro perché siamo stanchi di dover assistere allo smantellamento del tessuto produttivo da parte di aziende “lontane” che prima vengono e si arricchiscono per poi andare via lasciando fame e disoccupazione.
Vibo Valentia, 14.6.2012
LA SEGRETERIA REGIONALE DEL PdCI - FdS
La cronaca della conferenza stampa del PdCI di sabato 9 giugno
Il PdCi lancia la petizione sull'acqua.
Via dall'Alaco e addio alla SoRiCal.
Il PdCi cittadino dopo aver denunciato per mesi i problemi dell'acqua e dopo aver svolto un ruolo da protagonisti all'interno del movimento referendario pro acqua pubblica, sabato mattina, all'interno della conferenza stampa esauritasi in piazza Municipio, ha lanciato una petizione popolare sperando nella partecipazione dei cittadini colpiti e presi in giro su una tematica così importante.
Ad aprire la conferenza stampa, il segretario di federazione, Filippo Benedetti, che chiede che venga chiuso il bacino idrico dell'Alaco, che da anni avvelena la popolazione tutta e sul quale sono stati tenuti molti studi che hanno evidenziato una palese situazione d'inquinamento chiara a tutti da tempo ma sapientemente insabbiata da una classe politica sottomessa e connivente alle logiche dettate dai poteri economici che, da sempre, vessano e depauperano il nostro territorio, scevri da ogni qualsivoglia tipo di rimorso. Alaco balzato agli onori della cronaca per l’inchiesta acqua sporca della procura di Vibo Valentia in cui risultano indagati, tra gli altri, Abramo, il Sindaco di Vibo Agostino e l’ex sindaco Sammarco. Una situazione su cui auspichiamo sia fatta piena luce nel più breve tempo possibile.
Ci pensa invece il segretario cittadino Nicola Iozzo ad enunciare il secondo punto della suddetta petizione ovvero, la rescissione contrattuale nei confronti di SoRiCal.
Azienda “senza cuore” che un anno orsù privò un intero comune dell'acqua (Cinquefrondi, ndr) e che continua a lucrare imponendo quella che, visto il mancato servizio elargito, è di fatto un imposta spalleggiata dal comune che non ha mai richiamato ufficialmente l'azienda. Stralciare questo contratto significa dare seguito all’esito referendario del giugno dell’anno scorso e ripubblicizzare questo servizio sarebbe, quanto meno, un passo significativo per rendere i beni veramente comuni. E tutto questo si può ottenere riaprendo i pozzi comunali presenti nel territorio di Vibo e voluti dalla migliore amministrazione che questa città abbia avuto; l’amministrazione Iannello.
Il coord. Della giovanile del Partito, Francesco Colelli, spiega invece come sia insufficiente la riduzione del canone proposta dal comune e offre delucidazioni sul terzo punto: Rimborso e/o esonero delle utenze del servizio idrico.
Ovviamente, perchè bisognerebbe pagare chi ci avvelena da sempre?
A chiudere la conferenza stampa ci pensa il Segretario regionale Michelangelo Tripodi, il cui primo pensiero va ai lavoratori dell'ItalCementi, invitandoli a lottare spiegando quanto sia drammatica la situazione che stanno vivendo soprattutto in un territorio come la Calabria, e la provincia di Vibo in particolare, dove quel poco che ha resistito allo smantellamento sta diventando mera illusione provvisoria.
Tripodi punta poi il dito contro l'Imu, la tassa sui beni immobili, che a Vibo verrà forse mantenuta all'aliquota standard del 0,4% che vorrà dire in ogni caso un salasso per fasce più deboli dei cittadini di Vibo Valentia. Sarà l’ennesima beffa che si aggiungerà all’enorme problema dell’acqua non potabile riversata nelle case e, nonostante ciò, pagata per buona dalla popolazione. Ancora oggi il Sindaco D’Agostino non ha emesso alcuna ordinanza in merito. L’acqua è potabile o no? Secondo la procura con quell’acqua, forse, non si possono annaffiare nemmeno le piante.
L'invito è quindi quello di partecipare alle numerose iniziative dove verrà promossa la suddetta petizione con lo spirito, del PdCI, di costruire un'alternativa per il territorio.
Via dall'Alaco e addio alla SoRiCal.
Il PdCi cittadino dopo aver denunciato per mesi i problemi dell'acqua e dopo aver svolto un ruolo da protagonisti all'interno del movimento referendario pro acqua pubblica, sabato mattina, all'interno della conferenza stampa esauritasi in piazza Municipio, ha lanciato una petizione popolare sperando nella partecipazione dei cittadini colpiti e presi in giro su una tematica così importante.
Ad aprire la conferenza stampa, il segretario di federazione, Filippo Benedetti, che chiede che venga chiuso il bacino idrico dell'Alaco, che da anni avvelena la popolazione tutta e sul quale sono stati tenuti molti studi che hanno evidenziato una palese situazione d'inquinamento chiara a tutti da tempo ma sapientemente insabbiata da una classe politica sottomessa e connivente alle logiche dettate dai poteri economici che, da sempre, vessano e depauperano il nostro territorio, scevri da ogni qualsivoglia tipo di rimorso. Alaco balzato agli onori della cronaca per l’inchiesta acqua sporca della procura di Vibo Valentia in cui risultano indagati, tra gli altri, Abramo, il Sindaco di Vibo Agostino e l’ex sindaco Sammarco. Una situazione su cui auspichiamo sia fatta piena luce nel più breve tempo possibile.
Ci pensa invece il segretario cittadino Nicola Iozzo ad enunciare il secondo punto della suddetta petizione ovvero, la rescissione contrattuale nei confronti di SoRiCal.
Azienda “senza cuore” che un anno orsù privò un intero comune dell'acqua (Cinquefrondi, ndr) e che continua a lucrare imponendo quella che, visto il mancato servizio elargito, è di fatto un imposta spalleggiata dal comune che non ha mai richiamato ufficialmente l'azienda. Stralciare questo contratto significa dare seguito all’esito referendario del giugno dell’anno scorso e ripubblicizzare questo servizio sarebbe, quanto meno, un passo significativo per rendere i beni veramente comuni. E tutto questo si può ottenere riaprendo i pozzi comunali presenti nel territorio di Vibo e voluti dalla migliore amministrazione che questa città abbia avuto; l’amministrazione Iannello.
Il coord. Della giovanile del Partito, Francesco Colelli, spiega invece come sia insufficiente la riduzione del canone proposta dal comune e offre delucidazioni sul terzo punto: Rimborso e/o esonero delle utenze del servizio idrico.
Ovviamente, perchè bisognerebbe pagare chi ci avvelena da sempre?
A chiudere la conferenza stampa ci pensa il Segretario regionale Michelangelo Tripodi, il cui primo pensiero va ai lavoratori dell'ItalCementi, invitandoli a lottare spiegando quanto sia drammatica la situazione che stanno vivendo soprattutto in un territorio come la Calabria, e la provincia di Vibo in particolare, dove quel poco che ha resistito allo smantellamento sta diventando mera illusione provvisoria.
Tripodi punta poi il dito contro l'Imu, la tassa sui beni immobili, che a Vibo verrà forse mantenuta all'aliquota standard del 0,4% che vorrà dire in ogni caso un salasso per fasce più deboli dei cittadini di Vibo Valentia. Sarà l’ennesima beffa che si aggiungerà all’enorme problema dell’acqua non potabile riversata nelle case e, nonostante ciò, pagata per buona dalla popolazione. Ancora oggi il Sindaco D’Agostino non ha emesso alcuna ordinanza in merito. L’acqua è potabile o no? Secondo la procura con quell’acqua, forse, non si possono annaffiare nemmeno le piante.
L'invito è quindi quello di partecipare alle numerose iniziative dove verrà promossa la suddetta petizione con lo spirito, del PdCI, di costruire un'alternativa per il territorio.
venerdì 8 giugno 2012
Questione Italcementi
“Piano Fornero” recepito in pieno a Vibo Valentia:
Chiude l'Italcementi lasciando molta gente senza lavoro!
L’ennesima pagina nera per la provincia di Vibo Valentia si chiama Italcementi. Una pagina scritta da tempo e tenuta sotto silenzio ma di cui tutti parlavano tranne chi di dovere. Ormai si prende atto giorno per giorno che siamo un territorio a rischio serio di scomparsa e non sempre per colpa della crisi economica a cui magari si vorrebbe far ricadere la colpa.
Si può fare tranquillamente l’elenco delle “tragedie” che colpiscono e colpiranno il nostro territorio senza essere maghi o veggenti ma avendo solamente il senso della realtà che la classe dirigente politica e sindacale di questo territorio , e non solo, ha perso come ha perso anche il senso di attaccamento al territorio stesso. Italcementi, Pignone, negozi che abbassano le saracinesche in continuazione, piccoli artigiani che non riescono a sbarcare il lunario, operatori turistici falcidiati dalla crisi, emigrazione ripresa a pieno ritmo come anni fa. Facile farsi promotori di questa o quella battaglia. Facile andare tra gli operai con mille promesse. Facile gridare allo scandalo per una chiusura che solo un cieco non aveva previsto. Ma la colpa è solo vostra cari amministratori. La colpa del fallimento di questo territorio è solo pura miopia politica e disinteresse generale per quanto accade nelle famiglie. La paventata chiusura dell’Italcementi è solamente la punta di un iceberg ma voi, cari amministratori tutti, non vedete nemmeno questa che affiora così imponente dall’acqua. Voi che fate solo passerelle e propaganda non sapete cosa significa vivere con la paura di non poter arrivare a domani.
Questa chiusura rappresenta l’ennesimo fallimento di questa classe politica troppo impegnata a star seduta sulla poltrona invece di rappresentare realmente i bisogni di chi li ha eletti. A qualcuno forse fa addirittura più comodo avere qualche disoccupato in più, a bussargli alla porta, per creare bacini nuovi di voti. Perché si sa che chi ha un lavoro difficilmente può essere vittima di ricatti tipo “do ut des” al contrario di chi invece è costretto a farlo per mantenere la propria prole. Siamo in un territorio dove mancano completamente le generazioni dei giovani dai 18 ai 35 anni costretti ad emigrare pur di non svendere la dignità conquistata dai loro genitori che avevano deciso di rimanere per cambiare le cose.
Un duro colpo si abbatterà sulla fragile economia basata sui pochi posti di lavoro e sui tanti favori. Un duro colpo che si può evitare solamente con la lotta dei lavoratori uniti ma senza chiedere favori ai politici di turno perché il lavoro è un diritto e il dovere della politica è quello di mettere in pratica questo diritto.
In tutto ciò il nostro senatore Bevilacqua tace, sicuramente ha speso più energie nella proposta di legge per l'abolizione del reato di apologia del fascismo o più recentemente è stato impegnato a votare lo scandaloso disegno di legge per la riforma del lavoro. Da cui si evince che a lui se un povero operaio perde il posto di lavoro, proprio in questo periodo di crisi, non glie ne frega niente. Magari davvero spera di ritrovarselo poi in ufficio a elemosinare qualche favore per poter tirare avanti la famiglia e dar da mangiare ai figli. In questo modo si garantirebbe di sicuro almeno un paio di voti in più per garantirsi una sua nuova, inutile e passiva, elezione al senato.
Ma non solo lui tace, non fiata l'assessore al lavoro alla famiglia ed alle politiche sociali Stillitani, che evidentemente non ha ben compreso qual è il suo ruolo: che non è di sicuro impegnarsi a distruggere e demolire questi campi di cui invece si dovrebbe occupare ed in un territorio come il nostro si dovrebbe preoccupare di risanare e migliorare.
Il presidente provinciale De Nisi, pronto a battagliare contro la chiusura della provincia ma muto quando si tratta di preservare il posto di lavoro degli altri! Adesso come farà a far costruire la discarica a San Calogero dove voleva si producessero ecoballe da bruciare poi negli altiforni?
Ed il signor sindaco? Ha dimenticato la gita in Basilicata per "fiutare" se bruciare spazzatura nei forni dell'Italcementi avrebbe fatto male ai suoi concittadini?
Nicola Iozzo
Comitato regionale PdCI - Segretario sezione PdCI/Vibo Valentia
Sull’IMU e sull’iniziativa pubblica tenuta sabato 19 maggio
Il momento di crisi internazionale ha posto il nostro paese sotto i riflettori dei paesi capitalisti del mondo, e sotto la lente d’ingrandimento degli enti europei ed extraeuropei che tengono sott’occhio giorno dopo giorno il nostro debito pubblico. Il nostro paese ha un forte debito verso gli investitori stranieri attraverso titoli di stato ma anche e sopratturro in debito con i cittadini italiani, siano essi imprese, liberi professionisti o cittadini privati che si vedono ritardare i pagamenti arretrati dello stato e degli enti locali. Ma quando lo stato impone una tassa è impossibile fermarlo, in modo freddo e ghigliottinesco non guarda in faccia nessuno, sia esso un disoccupato con il mutuo sulle spalle o un pensionato o un precario;quando lo stato impone un accisa, la vuole subito e tutta, senza rinvii di scadenza senza proroghe e quando si ritarda sui pagamenti arriva equitalia a svilire il lavoro di una vita con le sue cartelle esattoriali, questo aspetto è una faccia del pazzo sistema capitalistico contemporaneo che chiede credito per avere credito.
Il governo centrale, come detto, continua ad aggiungere balzelli fiscali ai cittadini, ultimo è l’IMU, la vecchia ici, della quale si conosce ancora poco, non si sa se aggiorneranno e quando le rendite catastali, se il valore verrà calcolato sui vani o sui mq, sull’IMU vi è un grosso punto interrogativo. Di diverso aspetto è però l’atteggiamento di alcune amministrazioni comunali, che questo balzello non lo vogliono applicare sulle spalle dei cittadini, è il caso del comune di Polistena, amministrato dalla giunta guidata da Michele Tripodi, comunista ed esponente di spicco del Partito dei Comunisti Italiani. Questo coraggioso sindaco ha deciso, assieme alla sua giunta, di porre l’aliquota minima, lo 0,2 %, sulla prima casa cosi da far risultare per il 90% dei cittadini del suo comune l’IMU sulla prima casa uguale a 0, tradotto: i comunisti dove amministrano non fanno pagare nuove tasse ai ceti più deboli. Questa si chiama giustizia sociale, si chiama difesa dei più deboli, i comunisti lo fanno, ed a Vibo Valentia, “comu s’IMU cumbinati”? Ce lo hanno spiegato i nostri amministratori, Pino Scianò ( assessore al bilancio del comune di Vibo Valentia) ed il suo collega Nicola Manfrida (assessore ai tributi del comune di Vibo Valentia) nella giornata di sabato 19 maggio che alla presenza del Sindaco di Polistena Michele Tripodi, dell’ex sindaco del comune di Vibo Valentia Franco Sammarco, del consigliere comunale di Filadelfia Walter Caglioti, hanno ribadito, i due assessori vibonesi, che il nostro comune ha un buco di circa 4 milioni di euro dovuto a errori di valutazione negli anni addietro, puntando velatamente il dito verso i collaboratori della giunta Sammarco, ed altri errori fatti comunque nel passato, ci viene da dire: ma la colpa è sempre degli altri? Scianò va elogiato quando ammise di aver sbagliato recentemente su 500 mila euro di entrate in meno dal settore degli oneri di urbanizzazione, ma la chiarezza sul buco non è stata fatta; il punto è stato comunque centrato dal Sindaco di Polistena Michele Tripodi, che ha chiesto, cosi come lo ha chiesto la piazza, ai due amministratori di fare uno sforzo e di porre l’aliquota al minimo, cosi da non riversare sulle spalle dei cittadini il debito provocato non dai cittadini stessi, ma da una classe politica che è stata poco attenta ai bilanci. Il morale della favola è che il balzello, secondo il nostro punto di vista, dell’Imu sarà applicata con una aliquota superiore o uguale allo 0,5%, questo significa una spesa media di 80-90 euro per una abitazione di medie dimensioni che andranno a pagare i cittadini di prime case. Ancora una volta chi paga è il popolo, il comune deve far cassa, è il modo migliore in questo momento di grave disagio dove aumentano, spazzatura, benzina, generi alimentari, affitti, ed ogni altro tipo di bene primario ( è aumentato anche il numero degli assessori nel nostro comune, ma a cosa servono 11 assessori?), i nostri amministratori hanno il coraggio di chiedere un altro sforzo e sacrificio ai nostri concittadini. Noi continuiamo a chiedere come abbiamo fatto sabato 19 che il comune si sforzi a porre l’aliquota minima sui proprietari di prime case, affinché almeno per questa volta a pagare non siano i più deboli.
Il governo centrale, come detto, continua ad aggiungere balzelli fiscali ai cittadini, ultimo è l’IMU, la vecchia ici, della quale si conosce ancora poco, non si sa se aggiorneranno e quando le rendite catastali, se il valore verrà calcolato sui vani o sui mq, sull’IMU vi è un grosso punto interrogativo. Di diverso aspetto è però l’atteggiamento di alcune amministrazioni comunali, che questo balzello non lo vogliono applicare sulle spalle dei cittadini, è il caso del comune di Polistena, amministrato dalla giunta guidata da Michele Tripodi, comunista ed esponente di spicco del Partito dei Comunisti Italiani. Questo coraggioso sindaco ha deciso, assieme alla sua giunta, di porre l’aliquota minima, lo 0,2 %, sulla prima casa cosi da far risultare per il 90% dei cittadini del suo comune l’IMU sulla prima casa uguale a 0, tradotto: i comunisti dove amministrano non fanno pagare nuove tasse ai ceti più deboli. Questa si chiama giustizia sociale, si chiama difesa dei più deboli, i comunisti lo fanno, ed a Vibo Valentia, “comu s’IMU cumbinati”? Ce lo hanno spiegato i nostri amministratori, Pino Scianò ( assessore al bilancio del comune di Vibo Valentia) ed il suo collega Nicola Manfrida (assessore ai tributi del comune di Vibo Valentia) nella giornata di sabato 19 maggio che alla presenza del Sindaco di Polistena Michele Tripodi, dell’ex sindaco del comune di Vibo Valentia Franco Sammarco, del consigliere comunale di Filadelfia Walter Caglioti, hanno ribadito, i due assessori vibonesi, che il nostro comune ha un buco di circa 4 milioni di euro dovuto a errori di valutazione negli anni addietro, puntando velatamente il dito verso i collaboratori della giunta Sammarco, ed altri errori fatti comunque nel passato, ci viene da dire: ma la colpa è sempre degli altri? Scianò va elogiato quando ammise di aver sbagliato recentemente su 500 mila euro di entrate in meno dal settore degli oneri di urbanizzazione, ma la chiarezza sul buco non è stata fatta; il punto è stato comunque centrato dal Sindaco di Polistena Michele Tripodi, che ha chiesto, cosi come lo ha chiesto la piazza, ai due amministratori di fare uno sforzo e di porre l’aliquota al minimo, cosi da non riversare sulle spalle dei cittadini il debito provocato non dai cittadini stessi, ma da una classe politica che è stata poco attenta ai bilanci. Il morale della favola è che il balzello, secondo il nostro punto di vista, dell’Imu sarà applicata con una aliquota superiore o uguale allo 0,5%, questo significa una spesa media di 80-90 euro per una abitazione di medie dimensioni che andranno a pagare i cittadini di prime case. Ancora una volta chi paga è il popolo, il comune deve far cassa, è il modo migliore in questo momento di grave disagio dove aumentano, spazzatura, benzina, generi alimentari, affitti, ed ogni altro tipo di bene primario ( è aumentato anche il numero degli assessori nel nostro comune, ma a cosa servono 11 assessori?), i nostri amministratori hanno il coraggio di chiedere un altro sforzo e sacrificio ai nostri concittadini. Noi continuiamo a chiedere come abbiamo fatto sabato 19 che il comune si sforzi a porre l’aliquota minima sui proprietari di prime case, affinché almeno per questa volta a pagare non siano i più deboli.
martedì 22 maggio 2012
RITROVAMENTO ARCHEOLOGICO LOC."CASALELLO"
Non perdiamo l’ennesima opportunità.
Vivere in una città come Vibo Valentia, che può vantare migliaia di anni di storia, significa camminare, quotidianamente, su un vero e proprio palinsesto stratigrafico, un centro pluristratificato dove si sono susseguite epoche storiche e culture diverse.
Non è un caso eccezionale, quindi, che una semplice opera di manutenzione delle strade si trasformi in una vera e propria “missione archeologica”, alla riscoperta di “tesori” che farebbero certamente la ricchezza di una qualsiasi città a vocazione turistica o aspirante tale.
Proprio dei semplici lavori, in pieno centro, alla superficie stradale, in via M. Tullio Cicerone (vicolo del “Casalello”), hanno riportato alla luce il basamento che, con molto probabilità, sorreggeva un’antica domus romana del I o II sec. d.C.
Detto ciò, siamo pienamente coscienti che la situazione di grave dissesto economico in cui versano gli enti e, ahinoi, la maggior parte delle famiglie italiane e che, quindi, l’attenzione nei confronti del patrimonio archeologico-artistico-culturale ha subito una forte frenata (vedi crolli di Pompei) ma siamo altrettanto coscienti del fatto che, per rilanciare la crescita economica del nostro paese ed in particolare della nostra regione, c’è l’esigenza di dedicare ingenti finanziamenti alla tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio stesso, al fine di differenziare l’offerta turistica individuando, così, sempre nuovi segmenti di mercato.
Con la Modifica del Titolo V della Costituzione (Legge Bassanini) si introduce il principio di sussidiarietà (in particolare art.117-118), dettato dalla comunità europea, si assiste alla decentralizzazione di molti poteri, tra i quali la “valorizzazione dei beni culturali e ambientali”, demandati agli enti territoriali: Regioni, Provincie e comuni che, troppo spesso, se ne lavano le mani.
A tal proposito lanciamo un appello al sindaco D’Agostino, sperando che non faccia orecchie da mercante come con le decine di inviti già rivoltigli.
La zona degli scavi è in una area centralissima della città ed ha la particolarità di godere di molta visibilità da parte dei passanti, dei visitatori e dei cittadini, essendo confinante con il rione terravecchia e con l’arteria di via E. Gagliardi.
la strada, inoltre, ha una lunghezza inferiore ai 100 metri e viene utilizzata, sostanzialmente, come parcheggio, non è una arteria vitale della città,tant’è vero che la sua interruzione non ha creato particolari problemi alla viabilità.
Per tutti questi motivi, le chiediamo di rendere la suddetta via chiusa al traffico, provvedendo ad una immediata riconversione dei fondi stanziati per la messa in sicurezza della strada, destinandoli al recupero dei resti, rendendo la suddetta via dedicata totalmente al traffico pedonale ed alla fruizione dei beni archeologici.
Le chiediamo inoltre di farsi portavoce, verso Provincia-Regione-Stato, di una richiesta di cooperazione economico-gestionale, atta a favorire la riscoperta e la tutela dell’intero patrimonio culturale e archeologico vibonese, partendo proprio dalla “domus romana” di via Cicerone e passando per luoghi come le Mura Greche, il “parco archeologico di S. Aloe” (monumento all’incapacità della classe politica vibonese) e Palazzo Gagliardi - De Riso.
Bisogna avere il coraggio di fare una scelta rivoluzionaria, bisogna avere il coraggio, per una volta, di fare amministrare realmente, altrimenti continuerete a fare quello per cui la gente non vi ha votato, cioè demolire il bene comune.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Federazione Giovanile Comunisti Italiani – Vibo Valentia
Vivere in una città come Vibo Valentia, che può vantare migliaia di anni di storia, significa camminare, quotidianamente, su un vero e proprio palinsesto stratigrafico, un centro pluristratificato dove si sono susseguite epoche storiche e culture diverse.
Non è un caso eccezionale, quindi, che una semplice opera di manutenzione delle strade si trasformi in una vera e propria “missione archeologica”, alla riscoperta di “tesori” che farebbero certamente la ricchezza di una qualsiasi città a vocazione turistica o aspirante tale.
Proprio dei semplici lavori, in pieno centro, alla superficie stradale, in via M. Tullio Cicerone (vicolo del “Casalello”), hanno riportato alla luce il basamento che, con molto probabilità, sorreggeva un’antica domus romana del I o II sec. d.C.
Detto ciò, siamo pienamente coscienti che la situazione di grave dissesto economico in cui versano gli enti e, ahinoi, la maggior parte delle famiglie italiane e che, quindi, l’attenzione nei confronti del patrimonio archeologico-artistico-culturale ha subito una forte frenata (vedi crolli di Pompei) ma siamo altrettanto coscienti del fatto che, per rilanciare la crescita economica del nostro paese ed in particolare della nostra regione, c’è l’esigenza di dedicare ingenti finanziamenti alla tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio stesso, al fine di differenziare l’offerta turistica individuando, così, sempre nuovi segmenti di mercato.
Con la Modifica del Titolo V della Costituzione (Legge Bassanini) si introduce il principio di sussidiarietà (in particolare art.117-118), dettato dalla comunità europea, si assiste alla decentralizzazione di molti poteri, tra i quali la “valorizzazione dei beni culturali e ambientali”, demandati agli enti territoriali: Regioni, Provincie e comuni che, troppo spesso, se ne lavano le mani.
A tal proposito lanciamo un appello al sindaco D’Agostino, sperando che non faccia orecchie da mercante come con le decine di inviti già rivoltigli.
La zona degli scavi è in una area centralissima della città ed ha la particolarità di godere di molta visibilità da parte dei passanti, dei visitatori e dei cittadini, essendo confinante con il rione terravecchia e con l’arteria di via E. Gagliardi.
la strada, inoltre, ha una lunghezza inferiore ai 100 metri e viene utilizzata, sostanzialmente, come parcheggio, non è una arteria vitale della città,tant’è vero che la sua interruzione non ha creato particolari problemi alla viabilità.
Per tutti questi motivi, le chiediamo di rendere la suddetta via chiusa al traffico, provvedendo ad una immediata riconversione dei fondi stanziati per la messa in sicurezza della strada, destinandoli al recupero dei resti, rendendo la suddetta via dedicata totalmente al traffico pedonale ed alla fruizione dei beni archeologici.
Le chiediamo inoltre di farsi portavoce, verso Provincia-Regione-Stato, di una richiesta di cooperazione economico-gestionale, atta a favorire la riscoperta e la tutela dell’intero patrimonio culturale e archeologico vibonese, partendo proprio dalla “domus romana” di via Cicerone e passando per luoghi come le Mura Greche, il “parco archeologico di S. Aloe” (monumento all’incapacità della classe politica vibonese) e Palazzo Gagliardi - De Riso.
Bisogna avere il coraggio di fare una scelta rivoluzionaria, bisogna avere il coraggio, per una volta, di fare amministrare realmente, altrimenti continuerete a fare quello per cui la gente non vi ha votato, cioè demolire il bene comune.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Federazione Giovanile Comunisti Italiani – Vibo Valentia
sabato 19 maggio 2012
Cominciamo da noi... Ed a Vibu comu sIMU cumbinati?
Continua la nostra campagna “Cominciamo da noi…”, che sabato 19 maggio alle ore 17:30 cercherà di chiarire un tema fortemente spinoso come quello dell’Imu, da cui il titolo: “Ed a Vibu comu sIMU cumbinati?” , l’imposta sui beni immobili che verrà ripartita fra i comuni e lo stato.
Imposta che già il governo Berlusconi aveva reintrodotto ad agosto; per iniziare ad applicarla dal 2014 limitatamente agli immobili diversi dalla prima abitazione; ma rimodellata dalla c.d. “Manovra Salva-Italia” del governo Monti, il quale ha deciso che l’imu partirà già da quest’anno, in via “sperimentale” per poi arrivare a pieno regime nel 2015.
Semplificando, questo governo è riuscito a fare quello che nemmeno il precedente poteva, questo perché doveva rispondere (nel bene o nel male) ad un elettorato, ovvero reintrodurre l’Ici.
Questa imposta va ad inserirsi nel quadro nazionale in una fase di forte crisi economica andando a colpire indiscriminatamente tutti i possessori di un immobile, sia questo la prima casa o meno. In barba a chi, come il nostro partito, chiedeva invece una seria patrimoniale “forte con i ricchi e debole con la povera gente”.
Tornando all’imu, per quanto emanato nel decreto legge, i comuni avranno la facoltà di modificare le aliquote basi nei termini entro i quali applicare questa imposta.
Per esempio sulla prima abitazione, dove l’aliquota è fissata allo 0,4% i consigli comunali potranno modificarla dello 0,2% in negativo o in positivo.
Una percentuale che può apparire irrilevante a prima vista, ma che invece determinerà se la crisi la dovranno pagare i cittadini innocenti o no.
Uno dei nostri ospiti al dibattito sarà Michele Tripodi, Sindaco di Polistena del PdCI, che per primo in Italia ha deciso di fissare l’aliquota al minimo nella sua città. Un provvedimento straordinario che sgraverà il 90% dei cittadini dal pagamento di questa ennesima imposta.
E per rimanere fedeli al titolo di quest’incontro, a Vibo cosa si deciderà?
Si andrà a togliere dalla tasca dei cittadini per cercare di coprire il non trascurabile disavanzo di bilancio dell’amministrazione?
A rispondere a queste domande saranno presenti, l’Ass. al Bilancio Giuseppe Scianò, l’ass. ai Tributi Nicola Manfrida, l’ex primo cittadino Franco Sammarco e il compagno del PdCI, nonché capogruppo dell’opposizione al comune di Filadelfia, il dott. Walter Caglioti.
Il dibattito sarà moderato da Nicola Iozzo, segretario cittadino PdCI Vibo Valentia.
La nostra speranza vorrebbe far sì che oltre ai sopracitati invitati, a parlare saranno i cittadini! Coloro che davvero vivranno questa imposta nel loro già disastrato bilancio economico familiare.
Facciamo queste iniziative come comunisti e con un partito, due parole quasi impronunciabili ai giorni nostri. Ma ci siamo stancati di sentire che tutti i partiti sono uguali e che non danno spazio alle opinioni dei cittadini.
L’appuntamento è quindi per Sabato 19 maggio, ore 17:30, nella piazzetta antistante l’Istituto d’Arte.
Imposta che già il governo Berlusconi aveva reintrodotto ad agosto; per iniziare ad applicarla dal 2014 limitatamente agli immobili diversi dalla prima abitazione; ma rimodellata dalla c.d. “Manovra Salva-Italia” del governo Monti, il quale ha deciso che l’imu partirà già da quest’anno, in via “sperimentale” per poi arrivare a pieno regime nel 2015.
Semplificando, questo governo è riuscito a fare quello che nemmeno il precedente poteva, questo perché doveva rispondere (nel bene o nel male) ad un elettorato, ovvero reintrodurre l’Ici.
Questa imposta va ad inserirsi nel quadro nazionale in una fase di forte crisi economica andando a colpire indiscriminatamente tutti i possessori di un immobile, sia questo la prima casa o meno. In barba a chi, come il nostro partito, chiedeva invece una seria patrimoniale “forte con i ricchi e debole con la povera gente”.
Tornando all’imu, per quanto emanato nel decreto legge, i comuni avranno la facoltà di modificare le aliquote basi nei termini entro i quali applicare questa imposta.
Per esempio sulla prima abitazione, dove l’aliquota è fissata allo 0,4% i consigli comunali potranno modificarla dello 0,2% in negativo o in positivo.
Una percentuale che può apparire irrilevante a prima vista, ma che invece determinerà se la crisi la dovranno pagare i cittadini innocenti o no.
Uno dei nostri ospiti al dibattito sarà Michele Tripodi, Sindaco di Polistena del PdCI, che per primo in Italia ha deciso di fissare l’aliquota al minimo nella sua città. Un provvedimento straordinario che sgraverà il 90% dei cittadini dal pagamento di questa ennesima imposta.
E per rimanere fedeli al titolo di quest’incontro, a Vibo cosa si deciderà?
Si andrà a togliere dalla tasca dei cittadini per cercare di coprire il non trascurabile disavanzo di bilancio dell’amministrazione?
A rispondere a queste domande saranno presenti, l’Ass. al Bilancio Giuseppe Scianò, l’ass. ai Tributi Nicola Manfrida, l’ex primo cittadino Franco Sammarco e il compagno del PdCI, nonché capogruppo dell’opposizione al comune di Filadelfia, il dott. Walter Caglioti.
Il dibattito sarà moderato da Nicola Iozzo, segretario cittadino PdCI Vibo Valentia.
La nostra speranza vorrebbe far sì che oltre ai sopracitati invitati, a parlare saranno i cittadini! Coloro che davvero vivranno questa imposta nel loro già disastrato bilancio economico familiare.
Facciamo queste iniziative come comunisti e con un partito, due parole quasi impronunciabili ai giorni nostri. Ma ci siamo stancati di sentire che tutti i partiti sono uguali e che non danno spazio alle opinioni dei cittadini.
L’appuntamento è quindi per Sabato 19 maggio, ore 17:30, nella piazzetta antistante l’Istituto d’Arte.
mercoledì 16 maggio 2012
Nonostante tutto, Triparni è vivo!
Ce la stanno mettendo tutta gli amministratori Vibonesi, a cominciare da quelli comodamente seduti sulle poltrone di palazzo ex-enel fino a quelli altrettanto comodamente (ed inutilmente) inchiodati sulle poltrone di palazzo Razza. Eppure la popolazione Triparnese dimostrandosi testarda e caparbia, deludendo le aspettative di quegli stessi politici anzidetti che senza dubbio alcuno ormai hanno dimostrato di voler affossare il nostro territorio, non si è arresa a chi vuole vedere spenta e abbandonata da tutti questa piccola frazione.
Triparni è vivo, la gente vuole godersi il proprio paese. Lo hanno dimostrato i cittadini giusto domenica in occasione della festa Patronale di San Nicola di Bari, che sono riusciti a regalarsi una serata che rimarrà negli annali e nei ricordi delle migliaia di persone che erano in piazza per godersi il concerto di “Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea ed i Taranta Project”.
È vivo, nonostante il paese negli ultimi anni sia stato abbandonato a se stesso dalla politica locale. Un paesaggio deturpato che di certo i Triparnesi non meritano. Sicuramente infatti alla molta gente che è venuta da lontano per seguire il famoso gruppo folkloristico non sarà sfuggita l’immagine di quella piazza all’entrata del paese crollata ormai da diversi anni, uno spazio che era diventato necessario al paese, soprattutto in occasioni come queste.
Qualche mese fa i proclami, da parte dell’assessore Modafferi, che affermava di aver ormai avviato tutto l’iter con l’affidamento della progettazione per il recupero del dissesto idrogeologico del territorio comunale (incluso Triparni). I Triparnesi ancora però non hanno visto niente di concreto, nemmeno un carotaggio o un rilievo che potesse dare la speranza che davvero i lavori sarebbero iniziati a breve. Probabilmente l’amministrazione comunale aspetta solo che la piazza crolli del tutto, tanto di Triparni chi se ne frega?
Senza dubbio tutta quella gente calorosamente accolta dai Triparnesi avrà notato quelle lastre di eternit abbandonate sulla provinciale semplicemente delimitate da un nastro rosso-bianco (tra l’altro ormai strappato) come se quello servisse a limitare il sollevamento della polvere di amianto. Ma non solo quello avranno notato i fans di Cavallaro, sicuramente saranno rimasti colpiti dall’incuria generale a cui viene lasciato Triparni. E di questo possiamo con certezza affermare di chi sono i meriti, l’assessore Pietro Comito infatti merita tutti i complimenti (sarcastici) possibili e immaginabili che Triparni gli dedica!
Di certo non è più il paese che era una volta, quello che era capace di sollevare grandi proteste per l’ottenimento dei propri diritti, quel piccolo leone che riusciva a far sentire la propria voce nella giungla vibonese, ma sicuramente domenica, nonostante le sue ferite è riuscito a ruggire ancora!
Il merito di quest’evento va tutto al comitato festa, un gruppo formato da cittadini Triparnesi devoti al patrono San Nicola, che ha voluto scommettere su Triparni ed ha sicuramente vinto, dimostrando che quando ci si mette con impegno e voglia di fare niente è impossibile. Per tutto quello che hanno fatto, e per il bel week end che ci hanno regalato, Triparni ringrazia questi suoi figli ed anche io esprimendo tutta la mia ammirazione mi accodo ai ringraziamenti.
Ora però tocca agli amministratori, adesso non possono fare a meno di capire che è giunta l’ora di recuperare il tempo perduto e mettersi finalmente a lavorare seriamente per il bene di questa frazione. Certo è difficile credere che l’amministrazione comunale D’Agostino o quella provinciale di De Nisi siano veramente in grado di risolvere i problemi, che sono tanti, della frazione e del territorio che amministrano (male!).
Dopo domenica però consigliamo a quest’ultimi di fare attenzione, perché se è vero che Triparni è un leone, seppur ferito, riesce ancora a graffiare!
Triparni è vivo, la gente vuole godersi il proprio paese. Lo hanno dimostrato i cittadini giusto domenica in occasione della festa Patronale di San Nicola di Bari, che sono riusciti a regalarsi una serata che rimarrà negli annali e nei ricordi delle migliaia di persone che erano in piazza per godersi il concerto di “Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea ed i Taranta Project”.
È vivo, nonostante il paese negli ultimi anni sia stato abbandonato a se stesso dalla politica locale. Un paesaggio deturpato che di certo i Triparnesi non meritano. Sicuramente infatti alla molta gente che è venuta da lontano per seguire il famoso gruppo folkloristico non sarà sfuggita l’immagine di quella piazza all’entrata del paese crollata ormai da diversi anni, uno spazio che era diventato necessario al paese, soprattutto in occasioni come queste.
Qualche mese fa i proclami, da parte dell’assessore Modafferi, che affermava di aver ormai avviato tutto l’iter con l’affidamento della progettazione per il recupero del dissesto idrogeologico del territorio comunale (incluso Triparni). I Triparnesi ancora però non hanno visto niente di concreto, nemmeno un carotaggio o un rilievo che potesse dare la speranza che davvero i lavori sarebbero iniziati a breve. Probabilmente l’amministrazione comunale aspetta solo che la piazza crolli del tutto, tanto di Triparni chi se ne frega?
Senza dubbio tutta quella gente calorosamente accolta dai Triparnesi avrà notato quelle lastre di eternit abbandonate sulla provinciale semplicemente delimitate da un nastro rosso-bianco (tra l’altro ormai strappato) come se quello servisse a limitare il sollevamento della polvere di amianto. Ma non solo quello avranno notato i fans di Cavallaro, sicuramente saranno rimasti colpiti dall’incuria generale a cui viene lasciato Triparni. E di questo possiamo con certezza affermare di chi sono i meriti, l’assessore Pietro Comito infatti merita tutti i complimenti (sarcastici) possibili e immaginabili che Triparni gli dedica!
Di certo non è più il paese che era una volta, quello che era capace di sollevare grandi proteste per l’ottenimento dei propri diritti, quel piccolo leone che riusciva a far sentire la propria voce nella giungla vibonese, ma sicuramente domenica, nonostante le sue ferite è riuscito a ruggire ancora!
Il merito di quest’evento va tutto al comitato festa, un gruppo formato da cittadini Triparnesi devoti al patrono San Nicola, che ha voluto scommettere su Triparni ed ha sicuramente vinto, dimostrando che quando ci si mette con impegno e voglia di fare niente è impossibile. Per tutto quello che hanno fatto, e per il bel week end che ci hanno regalato, Triparni ringrazia questi suoi figli ed anche io esprimendo tutta la mia ammirazione mi accodo ai ringraziamenti.
Ora però tocca agli amministratori, adesso non possono fare a meno di capire che è giunta l’ora di recuperare il tempo perduto e mettersi finalmente a lavorare seriamente per il bene di questa frazione. Certo è difficile credere che l’amministrazione comunale D’Agostino o quella provinciale di De Nisi siano veramente in grado di risolvere i problemi, che sono tanti, della frazione e del territorio che amministrano (male!).
Dopo domenica però consigliamo a quest’ultimi di fare attenzione, perché se è vero che Triparni è un leone, seppur ferito, riesce ancora a graffiare!
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
venerdì 27 aprile 2012
Eutanasia mascherata: Salviamo la città!
Sono uno studente universitario vibonese che, come tanti, è emigrato, appunto, per motivi di studio e torna nella sua città durante le festività per stare con la famiglia e gli amici.
Ogni volta che torno, vedo la città che cola sempre più a picco nell’indifferenza generale e la mia rabbia cresce ulteriormente nel dover constatare che a Vibo il tempo si è fermato; la città è agonizzante e chiede aiuto, ma gli amministratori tutti fanno "orecchie da mercante" e stanno per staccare definitivamente la spina.
A tante persone verrà spontaneo dire che è facile, vivendoci solo nelle festività, esprimere disprezzo per la città che mi ha visto crescere e che, come tutti, non vedo l’ora di lasciare di nuovo: e forse è vero; ma è vero perché la città non offre niente di innovativo per il presente (nemmeno lo stretto indispensabile a dire il vero), né tantomeno prospettive per il futuro. E’ vero anche, però, che vorrei vedere la mia città diversa: vederla crescere, affinchè finalmente la città possa vivere e soprattutto essere vissuta (citando uno slogan della provincia di qualche tempo fa: “Vivi la provincia…”; recitava, più o meno, così se non ricordo male). Come tutti sappiamo, la nostra città è ricca di storia: colonia greca con il nome di "Hipponion", poi diventata Valentia in epoca Romana, fu fiorente di cultura, nonchè importante centro economico e strategico; cosa ci hanno insegnato i nostri avi? Cosa è rimasto di loro? Devo dire niente, anche perché il patrimonio che ci hanno lasciato queste sapienti civiltà, ora è stato abbandonato alle intemperie del tempo e all’usura dagli odierni amministratori.
Questa “lettera” non vuole essere una critica fine a se stessa: è stata scritta piuttosto nella speranza che serva a smuovere gli animi, in modo che la nostra "Vibonesità" si trasformi in voglia di cambiare, di crescere e di voler bene alla città e al territorio; se, infatti, c’è una cosa che ho notato, e che davvero mi fa rabbrividire, è che la città sembra non essere amata da nessuno e ciò non include solo gli amministratori, che di colpe, comunque, ne hanno tante.
Vorrei proporre un modello di città migliore dove, come accadeva nelle polis, ci sia partecipazione attiva di tutti i cittadini; vorrei che finalmente le istituzioni siano più vicine ai cittadini. Vorrei che tutti noi ci impegnassimo affinchè cambi davvero qualcosa, perché quattro righe non cambieranno decisamente niente. Allora a questo mi si direbbe: ”Bravo, hai usato belle parole! Tutti vorremo una città come la vuoi tu, ma cosa proponi per cambiare davvero qualcosa?”.
Ci sono tante cose che vorrei proporre, ma bisogna sempre partire da quelle "piccole": perchè la città sia davvero amata bisogna, infatti, che questa risponda al meglio alle esigenze di tutti i cittadini, le cui proposte e lamentele non arrivano quasi mai alle orecchie degli amministratori; penso, allora, che se ci fossero sportelli e, soprattutto, persone disposte ad ascoltare tutta la cittadinanza, la nostra Vibo sarebbe migliore e sarebbe davvero, finalmente, "la città dei Vibonesi".
Dunque, Sig.ri Amministratori: perché non ascoltate il grido di dolore della città e non cominciate a svolgere davvero il compito che i cittadini Vi hanno assegnato, piuttosto che celarvi dietro l’indifferenza e i falsi bisogni della città? Perchè non Vi impegnate seriamente a cambiare qualcosa, piuttosto che scaldare le poltrone e rubare ai cittadini denaro pubblico, impiegato per attività fini a se stesse che non fanno crescere niente se non il conto in banca di qualcuno? Io non mi aspetto una risposta, non sono così importante da meritarla; mi aspetto quantomeno, però, l'impegno di noi Vibonesi per cambiare in meglio il volto della città e che gli Amministratori assolvano ai loro compiti, almeno per ciò che riguarda quel minimo indispensabile a rendere la città vivibile.
Alfredo Lo Bianco
iscritto FGCI Vibo Valentia
Ogni volta che torno, vedo la città che cola sempre più a picco nell’indifferenza generale e la mia rabbia cresce ulteriormente nel dover constatare che a Vibo il tempo si è fermato; la città è agonizzante e chiede aiuto, ma gli amministratori tutti fanno "orecchie da mercante" e stanno per staccare definitivamente la spina.
A tante persone verrà spontaneo dire che è facile, vivendoci solo nelle festività, esprimere disprezzo per la città che mi ha visto crescere e che, come tutti, non vedo l’ora di lasciare di nuovo: e forse è vero; ma è vero perché la città non offre niente di innovativo per il presente (nemmeno lo stretto indispensabile a dire il vero), né tantomeno prospettive per il futuro. E’ vero anche, però, che vorrei vedere la mia città diversa: vederla crescere, affinchè finalmente la città possa vivere e soprattutto essere vissuta (citando uno slogan della provincia di qualche tempo fa: “Vivi la provincia…”; recitava, più o meno, così se non ricordo male). Come tutti sappiamo, la nostra città è ricca di storia: colonia greca con il nome di "Hipponion", poi diventata Valentia in epoca Romana, fu fiorente di cultura, nonchè importante centro economico e strategico; cosa ci hanno insegnato i nostri avi? Cosa è rimasto di loro? Devo dire niente, anche perché il patrimonio che ci hanno lasciato queste sapienti civiltà, ora è stato abbandonato alle intemperie del tempo e all’usura dagli odierni amministratori.
Questa “lettera” non vuole essere una critica fine a se stessa: è stata scritta piuttosto nella speranza che serva a smuovere gli animi, in modo che la nostra "Vibonesità" si trasformi in voglia di cambiare, di crescere e di voler bene alla città e al territorio; se, infatti, c’è una cosa che ho notato, e che davvero mi fa rabbrividire, è che la città sembra non essere amata da nessuno e ciò non include solo gli amministratori, che di colpe, comunque, ne hanno tante.
Vorrei proporre un modello di città migliore dove, come accadeva nelle polis, ci sia partecipazione attiva di tutti i cittadini; vorrei che finalmente le istituzioni siano più vicine ai cittadini. Vorrei che tutti noi ci impegnassimo affinchè cambi davvero qualcosa, perché quattro righe non cambieranno decisamente niente. Allora a questo mi si direbbe: ”Bravo, hai usato belle parole! Tutti vorremo una città come la vuoi tu, ma cosa proponi per cambiare davvero qualcosa?”.
Ci sono tante cose che vorrei proporre, ma bisogna sempre partire da quelle "piccole": perchè la città sia davvero amata bisogna, infatti, che questa risponda al meglio alle esigenze di tutti i cittadini, le cui proposte e lamentele non arrivano quasi mai alle orecchie degli amministratori; penso, allora, che se ci fossero sportelli e, soprattutto, persone disposte ad ascoltare tutta la cittadinanza, la nostra Vibo sarebbe migliore e sarebbe davvero, finalmente, "la città dei Vibonesi".
Dunque, Sig.ri Amministratori: perché non ascoltate il grido di dolore della città e non cominciate a svolgere davvero il compito che i cittadini Vi hanno assegnato, piuttosto che celarvi dietro l’indifferenza e i falsi bisogni della città? Perchè non Vi impegnate seriamente a cambiare qualcosa, piuttosto che scaldare le poltrone e rubare ai cittadini denaro pubblico, impiegato per attività fini a se stesse che non fanno crescere niente se non il conto in banca di qualcuno? Io non mi aspetto una risposta, non sono così importante da meritarla; mi aspetto quantomeno, però, l'impegno di noi Vibonesi per cambiare in meglio il volto della città e che gli Amministratori assolvano ai loro compiti, almeno per ciò che riguarda quel minimo indispensabile a rendere la città vivibile.
Alfredo Lo Bianco
iscritto FGCI Vibo Valentia
In risposta alle “Comitate”
“Chi verrà sorpreso a gettare la spazzatura fuori dagli orari consentiti sarà sanzionato e si invita a non abbandonare i rifiuti fuori dai contenitori.” Queste le parole dell’assessore all’ambiente Comito che hanno lasciato notevolmente perplessi quanti le hanno lette o ascoltate.
Ma tutto questo sarebbe anche da plaudire e da lodare se non fosse delle piccole, ma importanti, questioni che l’assessore non chiarisce.
Partiamo dalla questione degli orari scelti per il conferimento.
Si è scelto dalle 18 (17 orario invernale) alle 24 che in una città normale, amministrata da gente normale, gestita in maniera migliore, sarebbe l’ideale ma, ahinoi, c’è qualcosa che non torna per niente. L’orario di conferimento dovrebbe essere scelto onde evitare di ritrovarsi durante la giornata e soprattutto, d’estate durante le ore più calde, di cumuli d’immondizia in mezzo alle strade che si imputridiscono al sole e che sarebbero alla mercé di cani randagi e topi e diciamo che l’avete azzeccato ma manca qualcosa di fondamentale, o forse anche di ovvio, ovvero la raccolta dell’immondizia stessa. Avete scelto l’orario, i cittadini cominceranno a rispettarlo ma potrebbero cominciare a indispettirsi parecchio nel momento in cui si renderanno conto che la spazzatura viene raccolta prima della scadenza dell’orario. In diverse zone della città i camion della nettezza urbana passano alle 9 e mezzo di sera ma spazzatura gettata dopo quest’orario, ma in linea con l’ordinanza, rimarrà lì a imputridirsi, a fare bella vista di se e per riempire il palato di ghiotti toponi.
L’assessore Comito avrà avvisato la ditta incaricata della raccolta? Si sarà dimenticato come al solito? Ci sa tanto di no. Avrà pensato che basta avvisare i cittadini? Sicuramente i cittadini di questa città sono molto più avanti di chi li amministra.
Questa città sembra la fiera dell’ovvio dove tutto è sottointeso ma allo stesso tempo tutto non accade.
Abbiamo aspettato un po’ prima di scrivere perché speravamo che qualcosa cambiasse ma a distanza di giorni tutto è rimasto come prima.
Che senso ha obbligare i cittadini, pena multe, se poi è l’ordinanza stessa a fare acqua?
L’assessore invita anche a riporre negli appositi cassonetti l’immondizia; giusto, perfetto, sacrosanto ma nel caso i cittadini trovino i cassonetti belli ripieni cosa dovrebbero fare? Riportarsi l’immondizia a casa? Saranno multati anche in questo caso?
Invitiamo pertanto l’assessore Comito a chiarire con la ditta incaricata della raccolta rifiuti modificando l’orario della raccolta dei rifiuti stessi perché se l’ordinanza di deposito termina alle 24 la raccolta non può essere effettuata prima di detta ora, quindi la nostra proposta è che i rifiuti vengano depositati dalle 16 (19 orario estivo) fino alle 22 (23 orario estivo) in modo che si possano anticipare i tempi sia di raccolta che di deposito, facile no?
Ma oltre a ciò ci lasciano con l’amaro in bocca le situazioni sollevate in questi ultimi giorni proprio dall’assessore Comito relative “all’inciviltà di certa gente” e alla “programmazione della bonifica delle micro discariche”. Parole e provvedimenti assurdi.
Dopo 2 anni l’assessore è ancora alla fase di programmazione? Ma di cosa si occupa giornalmente? Deve aspettare le denunce dei cittadini per rendersi conto del degrado devastante in cui è sprofondata la città? Quante volte proprio noi abbiamo denunciato le situazioni catastrofiche della città e delle frazioni? Volete un esempio? Ne facciamo uno che vale per tutti: le lastre di Eternit abbandonate sulla strada provinciale a Triparni denunciate dal Partito dei Comunisti Italiani a luglio del 2011 e ancora lì in bella vista a fare mostra di se a chi ci passa davanti. Se ciò non bastasse, potremmo farne un lungo elenco caro assessore Comito e dimostreremmo ancora una volta la sua incompetenza.
Lei fa l’elenco delle situazioni di degrado ma noi in vece le domandiamo se è andato a vedere con i suoi occhi di cosa sta parlando? La invitiamo a fare un giretto nei pressi del castello o nella strada che collega proprio il castello con il cimitero per notare, e non ci vorrà molto, tonnellate di rifiuti abbandonati da mesi sulla carreggiata, oppure a fare un giro nelle frazioni abbandonate nel più totale degrado e tutto questo, dal nostro punto di vista, non è opera di semplici cittadini.
E riguardo all’inciviltà di certa gente, come dice lei, le ricordiamo che meno di un mese fa, tra le frazioni Vena Media e Vena Inferiore, c’era una vera e propria bomba ecologica che difficilmente si può imputare agli abitanti e il tutto è dovuto alla scarsità dei controlli del territorio.
Ma sinceramente ci rendiamo anche conto che Lei caro assessore Comito abbia altre cose a cui pensare, tipo la raccolta differenziata. Ci pensa così tanto che si dimentica di avviarla, perde finanziamenti, fa progetti che non diventeranno mai esecutivi ma non dimentica ogni tot di tempo di comunicarne l’imminente avvio. Dopo tutto quello che abbiamo scritto avrà almeno la compiacenza di spiegare per quale motivo il comune di Vibo Valentia, e quindi il suo assessorato, non è stato ammesso al finanziamento per la realizzazione di centri di raccolta a supporto della raccolta differenziata? Le ricordiamo che la Regione Calabria è amministrata dal suo stesso partito e che, ne caso dimenticasse ciò, non varrebbe la scusa che la Regione marci contro di voi.
Forse partecipate ai bandi con troppa superficialità?
Assessore Comito ma lei che città amministra? Dove vive? E’ inutile gridare al sabotaggio dei cittadini come ha fatto nei mesi e di nuovo nei giorni scorsi perché in questa città l’unica azione di sabotaggio è la vostra.
Sinceramente non sappiamo cosa dire a Lei e al resto della giunta. Abbiamo finito le parole e le stanno finendo anche i cittadini. La città è all’esasperazione e voi continuate a fare solo parole e niente fatti. Assessore Comito faccia un gesto dignitoso verso la città e lasci questo importantissimo assessorato a qualcuno che sappia gestirlo sicuramente meglio perché ci siamo stancati di vivere in una discarica a cielo aperto. Fare l’assessore all’ambiente e al decoro urbano non fa proprio per Lei e l’hanno capito anche i sassi.
Ma tutto questo sarebbe anche da plaudire e da lodare se non fosse delle piccole, ma importanti, questioni che l’assessore non chiarisce.
Partiamo dalla questione degli orari scelti per il conferimento.
Si è scelto dalle 18 (17 orario invernale) alle 24 che in una città normale, amministrata da gente normale, gestita in maniera migliore, sarebbe l’ideale ma, ahinoi, c’è qualcosa che non torna per niente. L’orario di conferimento dovrebbe essere scelto onde evitare di ritrovarsi durante la giornata e soprattutto, d’estate durante le ore più calde, di cumuli d’immondizia in mezzo alle strade che si imputridiscono al sole e che sarebbero alla mercé di cani randagi e topi e diciamo che l’avete azzeccato ma manca qualcosa di fondamentale, o forse anche di ovvio, ovvero la raccolta dell’immondizia stessa. Avete scelto l’orario, i cittadini cominceranno a rispettarlo ma potrebbero cominciare a indispettirsi parecchio nel momento in cui si renderanno conto che la spazzatura viene raccolta prima della scadenza dell’orario. In diverse zone della città i camion della nettezza urbana passano alle 9 e mezzo di sera ma spazzatura gettata dopo quest’orario, ma in linea con l’ordinanza, rimarrà lì a imputridirsi, a fare bella vista di se e per riempire il palato di ghiotti toponi.
L’assessore Comito avrà avvisato la ditta incaricata della raccolta? Si sarà dimenticato come al solito? Ci sa tanto di no. Avrà pensato che basta avvisare i cittadini? Sicuramente i cittadini di questa città sono molto più avanti di chi li amministra.
Questa città sembra la fiera dell’ovvio dove tutto è sottointeso ma allo stesso tempo tutto non accade.
Abbiamo aspettato un po’ prima di scrivere perché speravamo che qualcosa cambiasse ma a distanza di giorni tutto è rimasto come prima.
Che senso ha obbligare i cittadini, pena multe, se poi è l’ordinanza stessa a fare acqua?
L’assessore invita anche a riporre negli appositi cassonetti l’immondizia; giusto, perfetto, sacrosanto ma nel caso i cittadini trovino i cassonetti belli ripieni cosa dovrebbero fare? Riportarsi l’immondizia a casa? Saranno multati anche in questo caso?
Invitiamo pertanto l’assessore Comito a chiarire con la ditta incaricata della raccolta rifiuti modificando l’orario della raccolta dei rifiuti stessi perché se l’ordinanza di deposito termina alle 24 la raccolta non può essere effettuata prima di detta ora, quindi la nostra proposta è che i rifiuti vengano depositati dalle 16 (19 orario estivo) fino alle 22 (23 orario estivo) in modo che si possano anticipare i tempi sia di raccolta che di deposito, facile no?
Ma oltre a ciò ci lasciano con l’amaro in bocca le situazioni sollevate in questi ultimi giorni proprio dall’assessore Comito relative “all’inciviltà di certa gente” e alla “programmazione della bonifica delle micro discariche”. Parole e provvedimenti assurdi.
Dopo 2 anni l’assessore è ancora alla fase di programmazione? Ma di cosa si occupa giornalmente? Deve aspettare le denunce dei cittadini per rendersi conto del degrado devastante in cui è sprofondata la città? Quante volte proprio noi abbiamo denunciato le situazioni catastrofiche della città e delle frazioni? Volete un esempio? Ne facciamo uno che vale per tutti: le lastre di Eternit abbandonate sulla strada provinciale a Triparni denunciate dal Partito dei Comunisti Italiani a luglio del 2011 e ancora lì in bella vista a fare mostra di se a chi ci passa davanti. Se ciò non bastasse, potremmo farne un lungo elenco caro assessore Comito e dimostreremmo ancora una volta la sua incompetenza.
Lei fa l’elenco delle situazioni di degrado ma noi in vece le domandiamo se è andato a vedere con i suoi occhi di cosa sta parlando? La invitiamo a fare un giretto nei pressi del castello o nella strada che collega proprio il castello con il cimitero per notare, e non ci vorrà molto, tonnellate di rifiuti abbandonati da mesi sulla carreggiata, oppure a fare un giro nelle frazioni abbandonate nel più totale degrado e tutto questo, dal nostro punto di vista, non è opera di semplici cittadini.
E riguardo all’inciviltà di certa gente, come dice lei, le ricordiamo che meno di un mese fa, tra le frazioni Vena Media e Vena Inferiore, c’era una vera e propria bomba ecologica che difficilmente si può imputare agli abitanti e il tutto è dovuto alla scarsità dei controlli del territorio.
Ma sinceramente ci rendiamo anche conto che Lei caro assessore Comito abbia altre cose a cui pensare, tipo la raccolta differenziata. Ci pensa così tanto che si dimentica di avviarla, perde finanziamenti, fa progetti che non diventeranno mai esecutivi ma non dimentica ogni tot di tempo di comunicarne l’imminente avvio. Dopo tutto quello che abbiamo scritto avrà almeno la compiacenza di spiegare per quale motivo il comune di Vibo Valentia, e quindi il suo assessorato, non è stato ammesso al finanziamento per la realizzazione di centri di raccolta a supporto della raccolta differenziata? Le ricordiamo che la Regione Calabria è amministrata dal suo stesso partito e che, ne caso dimenticasse ciò, non varrebbe la scusa che la Regione marci contro di voi.
Forse partecipate ai bandi con troppa superficialità?
Assessore Comito ma lei che città amministra? Dove vive? E’ inutile gridare al sabotaggio dei cittadini come ha fatto nei mesi e di nuovo nei giorni scorsi perché in questa città l’unica azione di sabotaggio è la vostra.
Sinceramente non sappiamo cosa dire a Lei e al resto della giunta. Abbiamo finito le parole e le stanno finendo anche i cittadini. La città è all’esasperazione e voi continuate a fare solo parole e niente fatti. Assessore Comito faccia un gesto dignitoso verso la città e lasci questo importantissimo assessorato a qualcuno che sappia gestirlo sicuramente meglio perché ci siamo stancati di vivere in una discarica a cielo aperto. Fare l’assessore all’ambiente e al decoro urbano non fa proprio per Lei e l’hanno capito anche i sassi.
giovedì 19 aprile 2012
3° CONGRESSO REGIONALE PdCI a Vibo Valentia
RICOSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA, UNIRE LA SINISTRA, CENTRALITA' AL SUD
Domenica 22 Aprile a partire dalle ore 9.30 presso la Biblioteca Comunale di Vibo Valentia si svolgerà il 3° Congresso Regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
E’ un’occasione importante per rilanciare la presenza Comunista in Calabria ed in Italia quale condizione necessaria per aprire una nuova stagione all’insegna dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della solidarietà e della democrazia.
Ricostruire il Partito Comunista, realizzare una grande alleanza della sinistra, ridare centralità al Sud, battere Scopelliti e la destra in Calabria: sono questi i temi su cui si svilupperà un ampio dibattito che vedrà la partecipazione anche di forze esterne che sono state invitate a prendere parte al congresso regionale.
Siamo sicuri che il 3° Congresso Regionale del PdCI costituirà un evento che peserà fortemente sul futuro politico della nostra regione.
La Calabria conosce una crisi drammatica che si manifesta in fenomeni di disgregazione sociale spaventosi che non hanno precedenti nella sua storia e che richiedono una svolta radicale dopo gli anni delle false promesse e degli annunci mediatici vuoti di contenuto che sono stati alla base dell’avvento di Scopelliti e della destra.
Ciò sollecita una risposta politica incisiva ed adeguata per rilanciare e dare forza e credibilità ai comunisti e alla sinistra in Calabria.
Il 3° Congresso Regionale del PdCI sarà aperto dalla relazione introduttiva del Segretario Regionale Michelangelo Tripodi e dopo gli interventi di saluto e il dibattito verrà concluso da Orazio Licandro, Coordinatore della Segreteria nazionale del PdCI.
Al termine dei lavori si procederà all’approvazione del documento politico e alla votazione del nuovo Comitato Regionale del PdCI calabrese.
Reggio Calabria, 18.04.2012
UFFICIO STAMPA PdCI CALABRIA
PROGRAMMA LAVORI
Ore 9.30 - Adempimenti congressuali
Ore 9.45 - Insediamento Presidenza Congresso
Ore 10.00 - Relazione comp. MICHELANGELO TRIPODI (Segretario Regionale)
Ore 10.45 - Interventi invitati
Ore 12.00 - Elezione Commissione Politica ed Elettorale
Ore 12.15 - Apertura dibattito
Ore 13.30 – Pausa pranzo
Ore 14.00 – Riunioni Commissioni
Ore 14.30 - Ripresa Dibattito
Ore 17.30 - Conclusioni comp. ORAZIO LICANDRO (Coordinatore Segreteria Nazionale)
Ore 18.30 - Elezione Comitato Regionale.
Domenica 22 Aprile a partire dalle ore 9.30 presso la Biblioteca Comunale di Vibo Valentia si svolgerà il 3° Congresso Regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
E’ un’occasione importante per rilanciare la presenza Comunista in Calabria ed in Italia quale condizione necessaria per aprire una nuova stagione all’insegna dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della solidarietà e della democrazia.
Ricostruire il Partito Comunista, realizzare una grande alleanza della sinistra, ridare centralità al Sud, battere Scopelliti e la destra in Calabria: sono questi i temi su cui si svilupperà un ampio dibattito che vedrà la partecipazione anche di forze esterne che sono state invitate a prendere parte al congresso regionale.
Siamo sicuri che il 3° Congresso Regionale del PdCI costituirà un evento che peserà fortemente sul futuro politico della nostra regione.
La Calabria conosce una crisi drammatica che si manifesta in fenomeni di disgregazione sociale spaventosi che non hanno precedenti nella sua storia e che richiedono una svolta radicale dopo gli anni delle false promesse e degli annunci mediatici vuoti di contenuto che sono stati alla base dell’avvento di Scopelliti e della destra.
Ciò sollecita una risposta politica incisiva ed adeguata per rilanciare e dare forza e credibilità ai comunisti e alla sinistra in Calabria.
Il 3° Congresso Regionale del PdCI sarà aperto dalla relazione introduttiva del Segretario Regionale Michelangelo Tripodi e dopo gli interventi di saluto e il dibattito verrà concluso da Orazio Licandro, Coordinatore della Segreteria nazionale del PdCI.
Al termine dei lavori si procederà all’approvazione del documento politico e alla votazione del nuovo Comitato Regionale del PdCI calabrese.
Reggio Calabria, 18.04.2012
UFFICIO STAMPA PdCI CALABRIA
PROGRAMMA LAVORI
Ore 9.30 - Adempimenti congressuali
Ore 9.45 - Insediamento Presidenza Congresso
Ore 10.00 - Relazione comp. MICHELANGELO TRIPODI (Segretario Regionale)
Ore 10.45 - Interventi invitati
Ore 12.00 - Elezione Commissione Politica ed Elettorale
Ore 12.15 - Apertura dibattito
Ore 13.30 – Pausa pranzo
Ore 14.00 – Riunioni Commissioni
Ore 14.30 - Ripresa Dibattito
Ore 17.30 - Conclusioni comp. ORAZIO LICANDRO (Coordinatore Segreteria Nazionale)
Ore 18.30 - Elezione Comitato Regionale.
venerdì 30 marzo 2012
Cominciamo da noi…. Iniziativa a Nicotera domenica 1 aprile dalle ore 10
Continuano le iniziative promosse dalla federazione provinciale del PdCI di Vibo Valentia, dal titolo “Cominciamo da Noi…”. Il progetto del PdCI, partito quasi un anno fa, passa alla fase successiva, quella dove i cittadini in prima persona sono chiamati a dire la loro sul futuro del territorio e su quello che vorrebbero fosse fatto per “ricostruire” il paese.
Domenica mattina quindi partirà da Nicotera la “carovana programmatica” che si propone di attraversare tutto il territorio provinciale, per ascoltare le voci della gente in prima persona e capire quali sono i bisogni reali dei cittadini. Stare con la gente, parlare con loro e crescere socialmente e politicamente, questo è quello che si impegnano a fare i comunisti oggi.
La nuova idea messa sul tavolo dalla federazione del PdCI Vibonese consiste in una raccolta di proposte fatte dalla gente, tutto questo da scrivere su un foglietto che pone al cittadino questione come: lavoro, legalità e ambiente. Tre temi che sono sicuramente i tasselli fondamentali per la crescita del nostro territorio. Queste proposte verranno poi raccolte in un’urna che sarà aperta solo quando avrà concluso il suo viaggio e cioè dopo aver attraversato tutta la provincia. Il tutto verrà chiuso in un’urna che sarà aperta alla fine del percorso politico nelle cittadine per tirare le somme e costruire un insieme di proposte partite veramente dal basso e non partorite al chiuso delle stanze delle sezioni.
Saranno 3 semplici quesiti e riguarderanno: ambiente, legalità e territorio.
Questa carovana toccherà nei prossimi mesi gran parte della provincia e sono previste tappe, oltre a Nicotera, a Vibo Marina, Filadelfia, Serra San Bruno, Tropea, Mileto, San Nicola da Crissa, Triparni e Vibo centro e queste sono solo alcune visto che il nostro cammino coprirà i prossimi 6 mesi.
Questa campagna vuole tendere la mano a coloro si sentono esclusi dalle decisioni, a coloro che credono nella vera politica e non in quella che scippa il voto e sparisce, a coloro che hanno bisogno di farsi ascoltare, a coloro che credono nei diritti e non nei favori, soprattutto a quelli che credono a chi vedono dal vivo e non in un manifesto.
Il nostro posto è per la strada tra la gente e non nei salotti.
Durante la mattinata, sotto il gazebo, sarà possibile anche firmare la petizione contro la modifica dell’articolo 18. Contro queste politiche del governo Monti che da governo “tecnico” non si pone nessuna questione etica nel distruggere i diritti dei lavoratori e della classe più debole.
Cominciamo da noi….
Domenica mattina quindi partirà da Nicotera la “carovana programmatica” che si propone di attraversare tutto il territorio provinciale, per ascoltare le voci della gente in prima persona e capire quali sono i bisogni reali dei cittadini. Stare con la gente, parlare con loro e crescere socialmente e politicamente, questo è quello che si impegnano a fare i comunisti oggi.
La nuova idea messa sul tavolo dalla federazione del PdCI Vibonese consiste in una raccolta di proposte fatte dalla gente, tutto questo da scrivere su un foglietto che pone al cittadino questione come: lavoro, legalità e ambiente. Tre temi che sono sicuramente i tasselli fondamentali per la crescita del nostro territorio. Queste proposte verranno poi raccolte in un’urna che sarà aperta solo quando avrà concluso il suo viaggio e cioè dopo aver attraversato tutta la provincia. Il tutto verrà chiuso in un’urna che sarà aperta alla fine del percorso politico nelle cittadine per tirare le somme e costruire un insieme di proposte partite veramente dal basso e non partorite al chiuso delle stanze delle sezioni.
Saranno 3 semplici quesiti e riguarderanno: ambiente, legalità e territorio.
Questa carovana toccherà nei prossimi mesi gran parte della provincia e sono previste tappe, oltre a Nicotera, a Vibo Marina, Filadelfia, Serra San Bruno, Tropea, Mileto, San Nicola da Crissa, Triparni e Vibo centro e queste sono solo alcune visto che il nostro cammino coprirà i prossimi 6 mesi.
Questa campagna vuole tendere la mano a coloro si sentono esclusi dalle decisioni, a coloro che credono nella vera politica e non in quella che scippa il voto e sparisce, a coloro che hanno bisogno di farsi ascoltare, a coloro che credono nei diritti e non nei favori, soprattutto a quelli che credono a chi vedono dal vivo e non in un manifesto.
Il nostro posto è per la strada tra la gente e non nei salotti.
Durante la mattinata, sotto il gazebo, sarà possibile anche firmare la petizione contro la modifica dell’articolo 18. Contro queste politiche del governo Monti che da governo “tecnico” non si pone nessuna questione etica nel distruggere i diritti dei lavoratori e della classe più debole.
Cominciamo da noi….
lunedì 26 marzo 2012
Mentre i “medici” studiano il malato muore
In un periodo di crisi economica così grave e latente che non accenna in alcun modo a regredire, dove i tassi di disoccupazione e povertà hanno ormai raggiunto cifre esorbitanti, non è insolito imbattersi in sommi simposi, televisivi e non, dove politici, nazionali e locali, “politicanti” e opinionisti si affrettano a offrire la loro “personalissima” cura per una malattia che essi stessi, chi più chi meno, hanno provocato.
Per quanto concerne il nostro territorio appare estremamente chiaro che i pochi margini di sviluppo economico sono imprescindibilmente legati al fenomeno turistico e alla sua crescita.
Tale fenomeno ha subito negli anni, come tutte le manifestazioni culturali umane, un profondo e radicale cambiamento tanto da costringere i tecnici del settore a stravolgere l’angolo d’analisi del fenomeno stesso, non più intendibile solo ed esclusivamente come un mero bisogno economico, bensì come un bisogno sociale e culturale insito nell’individuo, aprendo le porte a nuove e più articolate forme di turismo.
Nel nostro territorio, erroneamente, abbiamo da sempre inteso il turismo come un fenomeno stagionale, affiancandolo esclusivamente all’offerta “sole-mare”, perdendo, così, la possibilità di acquisire indefiniti segmenti di mercato ( religioso, culturale, paesaggistico, naturalistico, ecc.) che potrebbero destagionalizzare l’offerta turistica creando un indotto economico costante che potrebbe garantire una stabilità economica per gran parte della comunità vibonese e non solo per quegli pseudo – imprenditori che sono uno dei tanti mali del mancato sviluppo.
Da tutto questo la politica continua ad estraniarsi, trasversalmente.
Vi è infatti una grande comunione di intenti, tra giunta Comunale e Provinciale, nel voler abbandonare a se stesso l’enorme patrimonio storico-artistico- culturale vibonese in generale ma, in particolare, della città di Vibo Valentia.
Basta fare una breve passeggiata nel centro storico della nostra città per rendersi conto, di persona, dello stato di abbandono e degrado che imperversa, con una politica che continua a non intervenire e che quando lo fa (vedi vergognoso intervento sulla scalinata di via Sette Martiri) compie danni irreparabili.
In occasione delle Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano) mi è stato possibile visitare il meraviglioso palazzo Gagliardi –De Riso, di proprietà della provincia e di registrare, quindi, l’indecoroso stato in cui versa quello che senza ombra di dubbio è uno dei palazzi nobiliari più belli e meglio conservati (una volta!!!) dell’intera regione.
Farebbero bene, il Presidente De Nisi e il suo partito ( se così si può definire quell’apparato di potere), anziché imbandire solenni tavole rotonde per discutere delle tematiche turistiche (da loro stessi disconosciute) ad adoperarsi per la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico – archeologico - culturale.
Farebbe bene la politica ad affidare questo settore, volano per l’economia e lo sviluppo, ai politici in base alle competenze e non ai pacchetti di voti, farebbe bene questa classe dirigente a farsi da parte, una volta per tutte, per il bene di un territorio che, altrimenti, non avrà scampo…
Coordinamento provinciale federazione giovanile comunisti italiani
Per quanto concerne il nostro territorio appare estremamente chiaro che i pochi margini di sviluppo economico sono imprescindibilmente legati al fenomeno turistico e alla sua crescita.
Tale fenomeno ha subito negli anni, come tutte le manifestazioni culturali umane, un profondo e radicale cambiamento tanto da costringere i tecnici del settore a stravolgere l’angolo d’analisi del fenomeno stesso, non più intendibile solo ed esclusivamente come un mero bisogno economico, bensì come un bisogno sociale e culturale insito nell’individuo, aprendo le porte a nuove e più articolate forme di turismo.
Nel nostro territorio, erroneamente, abbiamo da sempre inteso il turismo come un fenomeno stagionale, affiancandolo esclusivamente all’offerta “sole-mare”, perdendo, così, la possibilità di acquisire indefiniti segmenti di mercato ( religioso, culturale, paesaggistico, naturalistico, ecc.) che potrebbero destagionalizzare l’offerta turistica creando un indotto economico costante che potrebbe garantire una stabilità economica per gran parte della comunità vibonese e non solo per quegli pseudo – imprenditori che sono uno dei tanti mali del mancato sviluppo.
Da tutto questo la politica continua ad estraniarsi, trasversalmente.
Vi è infatti una grande comunione di intenti, tra giunta Comunale e Provinciale, nel voler abbandonare a se stesso l’enorme patrimonio storico-artistico- culturale vibonese in generale ma, in particolare, della città di Vibo Valentia.
Basta fare una breve passeggiata nel centro storico della nostra città per rendersi conto, di persona, dello stato di abbandono e degrado che imperversa, con una politica che continua a non intervenire e che quando lo fa (vedi vergognoso intervento sulla scalinata di via Sette Martiri) compie danni irreparabili.
In occasione delle Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano) mi è stato possibile visitare il meraviglioso palazzo Gagliardi –De Riso, di proprietà della provincia e di registrare, quindi, l’indecoroso stato in cui versa quello che senza ombra di dubbio è uno dei palazzi nobiliari più belli e meglio conservati (una volta!!!) dell’intera regione.
Farebbero bene, il Presidente De Nisi e il suo partito ( se così si può definire quell’apparato di potere), anziché imbandire solenni tavole rotonde per discutere delle tematiche turistiche (da loro stessi disconosciute) ad adoperarsi per la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico – archeologico - culturale.
Farebbe bene la politica ad affidare questo settore, volano per l’economia e lo sviluppo, ai politici in base alle competenze e non ai pacchetti di voti, farebbe bene questa classe dirigente a farsi da parte, una volta per tutte, per il bene di un territorio che, altrimenti, non avrà scampo…
Coordinamento provinciale federazione giovanile comunisti italiani
mercoledì 21 marzo 2012
Il PdCI aderisce allo sciopero generale di Serra San Bruno
Il 24 marzo il Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia scenderà in piazza a protestare, a fianco dei cittadini serresi, contro il ridimensionamento dell’Ospedale di Serra San Bruno. Per sostenere la battaglia che dev’essere di tutti i cittadini della Provincia di Vibo Valentia che, verranno praticamente privati di un ospedale, quello di Serra appunto, e quindi di un patrimonio di tutela della salute.
Parliamo della salute dei cittadini, di difesa della vita, del diritto alle cure mediche, ma questo non sembra interessare al caro presidente Scopelliti e nemmeno al consigliere Salerno, che pensano solo a “tagliare” fondi a destra e a manca, riflettendo in pieno la metodologia adottata anche a livello nazionale dal loro partito. Tagli anziché incentivi, zero investimenti per l’innovazione e per la ricerca, quelli che dovrebbero essere i mezzi per superare questa crisi che ci coinvolge tutti.
Ma si capisce che quelli costretti a pagare sono sempre i più piccoli, allora a chi interessa se, i cittadini di Serra o dei paesi vicini dovranno farsi minimo 45 minuti di macchina (sperando che le condizioni meteo non li tengano isolati) per raggiungere l’ospedale più vicino e farsi prestare soccorso. A chi interessa se saranno i cittadini di Serra a morire per un’emergenza ospedaliera?
Allora noi da Comunisti, sempre al fianco dei più deboli e pronti a lottare contro le ingiustizie ci schieriamo a viso aperto contro queste politiche sbagliate e meschine che vogliono indebolire ulteriormente paesi già in difficoltà.
Sarà inoltre un’occasione per stare al fianco dei compagni di Serra e in special modo del compagno Gambino, da sempre impegnato a denunciare le vessazioni subite dalla sua terra, vittima di un vile atto intimidatorio pochi mesi.
Sabato quindi saremo a Serra, per dimostrare insieme ai cittadini che noi vogliamo migliorare le condizioni del nostro territorio e siamo contro questi logiche che lo affossano e lo degradano ulteriormente.
Parliamo della salute dei cittadini, di difesa della vita, del diritto alle cure mediche, ma questo non sembra interessare al caro presidente Scopelliti e nemmeno al consigliere Salerno, che pensano solo a “tagliare” fondi a destra e a manca, riflettendo in pieno la metodologia adottata anche a livello nazionale dal loro partito. Tagli anziché incentivi, zero investimenti per l’innovazione e per la ricerca, quelli che dovrebbero essere i mezzi per superare questa crisi che ci coinvolge tutti.
Ma si capisce che quelli costretti a pagare sono sempre i più piccoli, allora a chi interessa se, i cittadini di Serra o dei paesi vicini dovranno farsi minimo 45 minuti di macchina (sperando che le condizioni meteo non li tengano isolati) per raggiungere l’ospedale più vicino e farsi prestare soccorso. A chi interessa se saranno i cittadini di Serra a morire per un’emergenza ospedaliera?
Allora noi da Comunisti, sempre al fianco dei più deboli e pronti a lottare contro le ingiustizie ci schieriamo a viso aperto contro queste politiche sbagliate e meschine che vogliono indebolire ulteriormente paesi già in difficoltà.
Sarà inoltre un’occasione per stare al fianco dei compagni di Serra e in special modo del compagno Gambino, da sempre impegnato a denunciare le vessazioni subite dalla sua terra, vittima di un vile atto intimidatorio pochi mesi.
Sabato quindi saremo a Serra, per dimostrare insieme ai cittadini che noi vogliamo migliorare le condizioni del nostro territorio e siamo contro questi logiche che lo affossano e lo degradano ulteriormente.
mercoledì 14 marzo 2012
Bulzomì si dimetta
La laurea è un valore. Molti giovani al termine del loro ciclo di studi medio - superiore scelgono di intraprendere un duro percorso formativo ed intellettuale. Da recenti studi pubblicati da ALMALAUREA si evince come alla fine del percorso di studi universitario ed a cinque anni dal conseguimento del titolo accademico, poco più della metà si trovi in un occupazione stabile e attinente al proprio percorso accademico. Una realtà difficile quella italiana, dove i laureati sono molte volte bistrattati e sfruttati tramite finti stage e finti tirocini, senza poi contare l’assurdo bluff delle partite iva, dove giovani professionisti anziché essere assunti e retribuiti come tali, subiscono il ricatto della collaborazione professionale che ovviamente a differenza di un contratto a tempo determinato/indeterminato non ha le stesse tutele a livello contributivo.
Nonostante ciò, sempre ALMALAUREA, fa notare come il livello di abbandono scolastico sia nelle scuole medie superiori e di conseguenza nelle Università sia aumentato, ne consegue cioè un abbassamento del livello culturale e professionale delle giovani generazioni, dato in controtendenza rispetto non solo ai maggiori paesi europei, Francia, Inghilterra, Germania (dove molto si investe nel campo della formazione scolastica e universitaria), ma anche rispetto a tanti paesi emergenti come Brasile, Messico, India e altri. Gli studi universitari in Italia sono in maggiore difficoltà, vuoi per una drastica riduzione dei fondi verso gli studenti, ma anche perchè il costo della vita è aumentato, quindi per le famiglie diventa insostenibile mantenere un figlio all’università, anche perchè, come ribadito precedentemente, il lavoro al termine del percorso accademico è difficile a trovarsi.
Succede però che la nostra regione ”agevoli” la formazione tramite la vendita di esami universitari e delle conseguenti lauree, ottenute senza alcun sacrificio dal punto di vista didattico. Casi di questo tipo si sono riscontrati negli Atenei di Cosenza e di Catanzaro. Proprio a Catanzaro negli ultimi mesi si sono avuti dei progressi nell’indagine in merito a presunti esami universitari comprati, con il bene placito di impiegati delle segreterie. Tramite queste indagini appena conclusesi è stata fatta la richiesta di rinvio a giudizio per 93 persone, tra cui impiegati amministrativi, studenti ecc. Tra questi, nel nostro comune, spicca il nome di Salvatore Bulzomi’, attuale vicesindaco della giunta del comune capoluogo, nonchè assessore al lavoro e politiche sociali.
Noi siamo garantisti, attendiamo cioè l’ultimo grado di giudizio della sentenza, quindi escludendo ogni tipo di colpevolezza a priori, non essendo noi giudici o altro. Sebbene nel nostro paese Italia, vi sia l’abitudine di molti politici di non considerare l’etica nei confronti della quale devono portare rispetto essendo delle istituzioni, quindi continuando imperterriti come nulla fosse a continuare i propri mandati elettorali, portando sulle spalle avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e in diversi casi condanne, oppure sperando in una prescrizione, ( Berlusconi, Dell’Utri, Scopelliti, Loiero, Chiaravalloti, Mastella, Tedesco e tanti altri a destra ed a sinistra); mentre in altri paesi europei come Germania o Inghilterra per esempio, vi è un maggiore rispetto per le cariche ricoperte, ma soprattutto per gli elettori che vogliono e devono essere amministrati da persone trasparenti e senza zone grigie. Uomini e donne limpidi e trasparenti, slegati da episodi che li vedono coinvolti in processi o supposizioni processuali, potendo cosi svolgere la propria vita amministrativa in modo sereno e, soprattutto, non cadendo in facili ricatti. Per tutti i motivi elencati chiediamo che l’assessore Bulzomì rimetta la delega nelle mani del sindaco D’Agostino, al quale chiediamo, essendo un uomo di legge, con un sussulto di orgoglio, qualora questo non accada, di ritirare lui stesso la delega, perseguendo quei principi di legalità e trasparenza da lui osannati in campagna elettorale e magari scegliendo meglio i propri assessori.
Siamo stanchi di sentire che i politici di destra gridino al complotto ed all’assalto delle toghe rosse in ogni attività svolta dalla magistratura. E’ ancor più grave che fatti di questo genere si verifichino in un territorio come il nostro, con un alto indice di laureati disoccupati che dopo anni di sacrifici devono subire l’ulteriore beffa di essere amministrati da persone che cercano scorciatoie, da quanto risulta nelle indagini, nel proprio percorso accademico; mentre molti nostri giovani intelletti emigrano piuttosto che scendere ad ogni tipo di compromesso. Anche questo è un esempio.
Che Bulzomì si dimetta, dimostri di essere estraneo ai fatti, cosi da poter ritornare a svolgere attività politica in piena serenità e trasparenza.
Nonostante ciò, sempre ALMALAUREA, fa notare come il livello di abbandono scolastico sia nelle scuole medie superiori e di conseguenza nelle Università sia aumentato, ne consegue cioè un abbassamento del livello culturale e professionale delle giovani generazioni, dato in controtendenza rispetto non solo ai maggiori paesi europei, Francia, Inghilterra, Germania (dove molto si investe nel campo della formazione scolastica e universitaria), ma anche rispetto a tanti paesi emergenti come Brasile, Messico, India e altri. Gli studi universitari in Italia sono in maggiore difficoltà, vuoi per una drastica riduzione dei fondi verso gli studenti, ma anche perchè il costo della vita è aumentato, quindi per le famiglie diventa insostenibile mantenere un figlio all’università, anche perchè, come ribadito precedentemente, il lavoro al termine del percorso accademico è difficile a trovarsi.
Succede però che la nostra regione ”agevoli” la formazione tramite la vendita di esami universitari e delle conseguenti lauree, ottenute senza alcun sacrificio dal punto di vista didattico. Casi di questo tipo si sono riscontrati negli Atenei di Cosenza e di Catanzaro. Proprio a Catanzaro negli ultimi mesi si sono avuti dei progressi nell’indagine in merito a presunti esami universitari comprati, con il bene placito di impiegati delle segreterie. Tramite queste indagini appena conclusesi è stata fatta la richiesta di rinvio a giudizio per 93 persone, tra cui impiegati amministrativi, studenti ecc. Tra questi, nel nostro comune, spicca il nome di Salvatore Bulzomi’, attuale vicesindaco della giunta del comune capoluogo, nonchè assessore al lavoro e politiche sociali.
Noi siamo garantisti, attendiamo cioè l’ultimo grado di giudizio della sentenza, quindi escludendo ogni tipo di colpevolezza a priori, non essendo noi giudici o altro. Sebbene nel nostro paese Italia, vi sia l’abitudine di molti politici di non considerare l’etica nei confronti della quale devono portare rispetto essendo delle istituzioni, quindi continuando imperterriti come nulla fosse a continuare i propri mandati elettorali, portando sulle spalle avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e in diversi casi condanne, oppure sperando in una prescrizione, ( Berlusconi, Dell’Utri, Scopelliti, Loiero, Chiaravalloti, Mastella, Tedesco e tanti altri a destra ed a sinistra); mentre in altri paesi europei come Germania o Inghilterra per esempio, vi è un maggiore rispetto per le cariche ricoperte, ma soprattutto per gli elettori che vogliono e devono essere amministrati da persone trasparenti e senza zone grigie. Uomini e donne limpidi e trasparenti, slegati da episodi che li vedono coinvolti in processi o supposizioni processuali, potendo cosi svolgere la propria vita amministrativa in modo sereno e, soprattutto, non cadendo in facili ricatti. Per tutti i motivi elencati chiediamo che l’assessore Bulzomì rimetta la delega nelle mani del sindaco D’Agostino, al quale chiediamo, essendo un uomo di legge, con un sussulto di orgoglio, qualora questo non accada, di ritirare lui stesso la delega, perseguendo quei principi di legalità e trasparenza da lui osannati in campagna elettorale e magari scegliendo meglio i propri assessori.
Siamo stanchi di sentire che i politici di destra gridino al complotto ed all’assalto delle toghe rosse in ogni attività svolta dalla magistratura. E’ ancor più grave che fatti di questo genere si verifichino in un territorio come il nostro, con un alto indice di laureati disoccupati che dopo anni di sacrifici devono subire l’ulteriore beffa di essere amministrati da persone che cercano scorciatoie, da quanto risulta nelle indagini, nel proprio percorso accademico; mentre molti nostri giovani intelletti emigrano piuttosto che scendere ad ogni tipo di compromesso. Anche questo è un esempio.
Che Bulzomì si dimetta, dimostri di essere estraneo ai fatti, cosi da poter ritornare a svolgere attività politica in piena serenità e trasparenza.
venerdì 9 marzo 2012
Diliberto a Vibo Valentia – la crisi economica vista dai comunisti
“Il Popolo della Crisi”, questo il tema dell’evento organizzato dalla Federazione Provinciale dei Comunisti Italiani. All’iniziativa sarà presente anche il segretario nazionale del PdCI, ex ministro della giustizia nel governo Prodi di fine anni 90, Oliviero Diliberto, che discuterà con i cittadini vibonesi sul tema della crisi che sta investendo il mondo in questo periodo, affrontando la questione dal punto di vista dei comunisti. Parteciperà inoltre, il segretario regionale Michelangelo Tripodi, responsabile nazionale del mezzogiorno che con grande impegno e passione, vuole riportare la questione meridionale al centro del dibattito politico.
Fedele alla linea seguita fino ad oggi dal Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia, e seguendo il filone delle varie iniziative organizzate fino ad oggi dagli stessi, tra le quali molto successo hanno riscosso gli incontri all’aperto “Cominciamo da noi…”, il dibattito sarà come al solito aperto agli interventi dei cittadini. Molti sono infatti gli operai i disoccupati e i precari invitati a partecipare, tra questi alcuni si sono offerti di interloquire ed esporre la loro esperienza di vita per offrire spunti alla discussione.
Durante l’incontro verrà inoltre presentato il libro "Ricostruire il partito comunista" scritto proprio da Diliberto assieme a Vladimiro Giacchè, economista marxista e Fausto Sorini, resp. esteri del PdCI.
Fedele alla linea seguita fino ad oggi dal Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia, e seguendo il filone delle varie iniziative organizzate fino ad oggi dagli stessi, tra le quali molto successo hanno riscosso gli incontri all’aperto “Cominciamo da noi…”, il dibattito sarà come al solito aperto agli interventi dei cittadini. Molti sono infatti gli operai i disoccupati e i precari invitati a partecipare, tra questi alcuni si sono offerti di interloquire ed esporre la loro esperienza di vita per offrire spunti alla discussione.
Durante l’incontro verrà inoltre presentato il libro "Ricostruire il partito comunista" scritto proprio da Diliberto assieme a Vladimiro Giacchè, economista marxista e Fausto Sorini, resp. esteri del PdCI.
Si tratta di appunti per una discussione sull'importanza di un unico partito comunista e al di là del titolo, offre una disamina proprio sulla crisi economica in atto.
Una giornata ricca di argomenti su cui dibattere, un momento di vera riflessione sul brutto periodo che sta attraversano l’intero pianeta.
Una giornata ricca di argomenti su cui dibattere, un momento di vera riflessione sul brutto periodo che sta attraversano l’intero pianeta.
Appuntamento sabato 10 marzo al Sistema Bibliotecario Vibonese, che ha sede nello storico palazzo Santa Chiara di Vibo Valentia, alle ore 16.00. Si inizierà con un saluto del segretario provinciale di Vibo Valentia Filippo Benedetti, seguirà Michelangelo Tripodi che cederà la parola a Carmelo Russo, operaio disoccupato e El Afia Marwa, studentessa, dopodiché il dibattito sarà aperto al pubblico. Chiuderanno la serata Gilberto Floriani, che farà una breve introduzione al libro “Ricostruire il Partito Comunista” e concluderà infine il segretario Nazionale del PdCI Oliviero Diliberto.
domenica 26 febbraio 2012
martedì 14 febbraio 2012
GRATTA GRATTA IL PIDIELLINO E RISPUNTA IL FASCISTA DI SEMPRE
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Dopo una dichiarazione del genere non sono mancate le immediate e legittime proteste da parte dei Compagni della Sezione PdCI di Vibo che erano presenti al Consiglio Comunale. Grazie a loro si è sollevato lo scandalo che altrimenti sarebbe passato inosservato.
Ma le proteste coinvolgono anche, e soprattutto, il presidente del suddetto consiglio che ha preferito redarguire il pubblico per la reazione, piuttosto che censurare il consigliere del Pdl per la gravità delle sue affermazioni.
Un presidente del consiglio comunale deve essere garante di tutti i consiglieri e, soprattutto, della Costituzione, e dei cittadini tutti che rappresenta. Un presidente che tace in seguito a così gravi affermazioni non ha il diritto di continuare a sedere sulla poltrona più alta del consiglio perché tacendo si è reso complice di un reato.
Ma, come dice il proverbio, non c’è due senza tre. Ed infatti, per completare la compagnia di giro è arrivato in soccorso l’assessore Scianò, quello del buco comunale di 10 milioni di euro, che in una trasmissione radiofonica, dopo aver espresso la sua solidarietà al consigliere comunale, ha bollato l’antifascismo come roba vecchia e superata, come se quei valori non fossero invece permanenti ed universali.
In tal senso potremmo ricordare l’analoga vicenda di Reggio Calabria, laddove l’Assessore Tuccio per offendere il premio Oscar Roberto Benigni lo tacciò di essere “ebreo e comunista”. Ovviamente questi aggettivi erano declinati in maniera offensiva, utilizzando il più becero razzismo. D’altronde Tuccio prima di aderire al PdL era nell’Msi prima e in An poi, come Scianò e De Filippis. Lo stesso percorso del loro capo Scopelliti in partiti che hanno sempre espresso, con orrido orgoglio, i loro caratteri xenofobi e razzisti.
Ma si sa cambia tutto per non cambiare niente. Gratta gratta il pidiellino e viene fuori la sua reale natura.
Questi personaggi che offendono i caduti della Resistenza che hanno lottato per la libertà e la democrazia sono l’espressione di una destra reazionaria, becera e prepotente, che in Calabria sta distruggendo la Regione e le principali città che governa.
Basti ricordare a tal proposito la situazione drammatica e fallimentare in cui versano città come Reggio Calabria e Vibo Valentia dopo la cura assidua imposta dai governi di destra che le hanno portate in pieno dissesto, dilapidando e saccheggiando le risorse pubbliche.
Senza dimenticare in tutto questo quello che ha la responsabilità massima e principale e cioè il Presidente della regione e Coordinatore Regionale del PdL Giuseppe Scopelliti che, non pago di aver trascinato nel baratro la città di Reggio Calabria, affondandola in una mare di debiti e di disavanzo, continua dallo scranno regionale a praticare nelle sue uscite l’arte degli annunci, delle false promesse e della contraffazione pensando che il giochetto possa sempre riuscire.
Infatti, dopo aver imbrogliato i reggini adesso si pensa di poter imbrogliare i calabresi. Ma ormai tutti cominciano a capire la vera natura fascista e la grave incapacità amministrativa di tali personaggi. Del resto sono i sondaggi di istituti accreditati a dire chiaramente che Scopelliti è in pesante perdita di consenso e di credibilità ed ha iniziato la sua parabola discendente.
Reggio Calabria, 14.2.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
Blocco dell'edilizia a Vibo? Problema risolto!!
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C’è da dire però che aldilà dei mezzi numeri dati in consiglio comunale, di numeri ne sono stati dati altri, sembrava una lotteria, si perché dopo 2 anni dall’insediamento e dopo le promesse, i ponti, le navi da crociera, i porti turistici, le “basi NATO” promesse che la maggioranza del nostro comune ha partorito prima il documento ARONICA-SCALAMANDRE’ (fine 2011) ed oggi a pochi mesi dell’entrata in vigore quel documento, che difatti paralizza le marinate, ne propone l’aggiornamento con le carte relativa alla messa in sicurezza dei fossi da parte della provincia.
Due domande:
Ma invece a badare a chi deve fare il coordinatore del vostro partito a Vibo Valentia e pensare ai congressi non potevate pensarci prima ad aggiornare lo studio ARONICA-SCALAMANDRE’?
Ma soprattutto, questo aggiornamento, adesso, chi lo paga? Io lo farei pagare a voi consiglieri di maggioranza, decurtandolo dai vostri stipendi, perché vostro è lo sbaglio, vostra è la responsabilità e quindi, come per la responsabilità civile dei giudici che tanto decantate, voi dovete pagare di tasca vostra i tecnici che andranno ad eseguire questo aggiornamento, perché il comune di Vibo Valentia non essendo dotato di un ufficio geologico deve dar mandato a tecnici esterni magari Aronica e Scalamandrè appunto per poterlo aggiornare e non crediamo che questi due tecnici lo faranno gratis. Voi avete prodotto il danno, voi lo dovete pagare, basta con la propaganda, basta col dire faremo, faremo e faremo, siamo stanchi di ascoltare parole positive dette da voi che difendono il vostro operato, dimostrateci di essere diversi e che lavorate per la nostra comunità.
Noi una proposta in merito la abbiamo, lo abbiamo detto subito, anche in campagna elettorale si chiama PSC, ripetiamo, non navi da crociera ma PSC.
mercoledì 8 febbraio 2012
Il fango della macchina. Silvio Berlusconi docet
La libertà d’informazione è un diritto acquisito da ogni italiano e tutelato nel momento stesso in cui nasce dall’articolo 21 della nostra costituzione. Ognuno è quindi libero di esprimere la propria idea, come meglio crede e con i mezzi messi a disposizione, senza mai ledere la dignità e le idee di un altra persona. Noi in questo principio crediamo fortemente e ci batteremo sempre con ogni mezzo affinché tutti possono esprimere la proprie idee, nei limiti imposti dalla legge.
Non crediamo invece nel fatto per cui un singolo individuo possa metter in campo le proprie idee a difesa insensata del proprio operato, distorcendo la realtà a proprio favore e criticando l’operato altrui del quale, magari, non se ne conoscono le effettive dinamiche. Questo concetto lo esprimiamo con forza e con vigore in risposta a chi nel nostro territorio scrive dalle pagine dei giornali, o parla da microfoni radiofonici di emittenti private, spacciandosi per giornalisti. La poca conoscenza e l’usuale tendenza a mistificare la realtà porta alcuni individui ad esprimere concetti fuorvianti per chi li ascolta, e deleteri nei contenuti verso terzi che si prodigano nella lotta quotidiana per la difesa del bene comune. Allora succede che a Vibo Valentia un giornalista della carta stampata della “Gazzetta del Sud” prende spunto dalle vicende che in questi giorni hanno visto al centro di varie polemiche la figura del consigliere comunale De Filippis, il quale durante il consiglio comunale del 3 febbraio ha affermato testualmente: “ Io sono Fascista”, correggendosi funambolicamente poi in “ Fascista democratico”, senza entrare nel merito di questa triste vicenda, che abbiamo già affrontato nei giorni passati, vorremmo concentrarci sull’ articolo del giorno 6 febbraio apparso sulla “ Gazzetta del Sud” a firma della giornalista Stefania Marasco, la quale tentava una timida difesa del consigliere De Filippis cercando di sminuire le sue parole, ma calcando e rilanciando e sparando a zero sul nostro partito, il PdCI, come anche nei confronti del PRC e dell’ANPI. Bene, a questa giornalista noi vogliamo semplicemente dire che sono proprio questi tipi di atteggiamenti faziosi e barbari nei confronti della correttezza politica a far decadere il livello del dibattito politico, appellandosi al fatto che poco hanno fatto il PdCI, PRC ed ANPI verso il bene della cosa pubblica, etichettando queste sigle come buone solo a far polemiche e a curarsi poco delle vicende che riguardano la popolazione. A questa giornalista noi vorremmo ricordare la nostra attività degli ultimi tempi, come la serie di incontri che si ripetono da giugno sotto la scuola d’arte dal titolo “Cominciamo da noi…” nei quali si sono affrontati temi quali, le organizzazioni criminali, la differenziata, la crisi economica, i beni culturali, il dissesto idrogeologico, oppure la nostra partecipazione all’iniziativa dell’ANPI sulla rimozione del gazebo che occlude la lapide di Papandrea, i nostri volantinaggi, i nostri articoli, e tutta quella serie di avvenimenti che riguardano la nostra vita politica. Probabilmente non li avrà letti, oppure avrà, pregiudiziosamente, evitato di leggerli nel momento in cui ha letto la parola COMUNISTI, che accompagnano quegli articoli.
Cara giornalista Marasco, ti esortiamo a guardarci più da vicino ed a seguire le nostre iniziative che forse non saprai ma facciamo anche a tua tutela, perché anche tu sei lavoratrice, ed anche tu hai qualche padrone sopra di te. Ti invitiamo a leggere il nostro blog (http://pdcivibovalentia.blogspot.com ), oppure la nostra pagina facebook (https://www.facebook.com/pages/Il-brigante-Comunisti-Italiani-Vibo-Valentia/145256958840061), o magari altri quotidiani che ci trattano con più rispetto e ci dedicano maggiori attenzioni, senza pregiudizi.
Ma il problema non è solo questo episodio che fa decadere il livello del giornalismo locale, si perché c’è un emittente radiofonica locale, Radio Ondaverde, nella quale ogni domenica mattina alle 11 circa, si trasmette un programma che dibatte di tematiche di attualità, politica, cronaca sport e altro, il quale riceve un discreto successo. Questo programma è condotto dall’Avv. Ass. Dott. Giorn. cam(erata) Giuseppe Scianò, che senza alcuna vergogna e senza nessuna controparte, parla in modo spudorato dell’attività della sua amministrazione. Ma ne parla bene, come se nulla accadesse, continua imperterrito ad informare i cittadini facendo un “uso criminoso”, per citare il suo capo nazionale del PdL, ed elogiando in modo continuo in particolare il suo operato. Nell’ultima trasmissione del giorno 5 febbraio in particolare, ha definito il problema della spazzatura e del blocco dell’edilizia come un atto strumentale, operato da un manipolo di persone totalmente fuori dalla realtà. Ci viene da dire, ma come, nell’ultimo consiglio comunale erano presenti, i tre sindacati confederali, confindustria, l’ance, l’ordine di architetti, geologi, ingegneri e geometri, imprenditori, operai e comuni cittadini; inoltre vi erano presenti le associazioni per la questione spazzatura; cosa dice questo signore? Che sono polemiche sterili e inutili, In più non contento accusa le persone che avevano partecipato al consiglio, di essere andate via alle 8, Ma cosa dovevano fare fino a quell’ora, ascoltare le vostre banalità? Le vostre proposte inutili (quella sull’edilizia di aggiornare il piano Scalamandrè partorito solo 3 mesi fa, dimostra come si ricorra sempre all’uso delle casse comunali, non potevate pensarci prima? Ora chi lo paga questo aggiornamento?) dettate solo dalla vostra incompetenza?
Caro Ass. Dott. Avv. Giorn. cam(erata) Scianò lei è in palese conflitto d’interesse, non può condurre un programma che ascoltano i cittadini vibonesi senza una controparte vera, senza qualcuno che le dica che le cose non stanno come dice lei; ribadiamo il suo conflitto d’interesse, perché lei in quella trasmissione tutela solo i suoi di interessi, e quelli dell’amministrazione alla qual partecipa (male).
Questi due sono solo due casi, ma dimostrano una grave assenza di professionalità nei confronti della veste che ricoprono l’Avv. Dott. Giorn. Ass. cam(erata) Scianò e la giornalista Marasco. Per concludere utilizziamo questo mezzo, la rete, perché sappiamo della sua immensa cassa di risonanza, e per avere la certezza che i nostri pezzi mandati alla testata della “ Gazzetta del Sud” non verranno reinterpretati dal giornalista a nostro discapito. VERGOGNA.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
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