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mercoledì 7 novembre 2012

Fine "ingloriosa" di un'amministrazione provinciale "disastrosa"!


Non poteva finir peggio, dopo la scure del governo sulla nostra provincia, si è abbattuta anche quella del consiglio che ha bocciato un bilancio con troppi buchi, troppe cose non chiare, come quel prestito da 18 milioni di euro alla cassa depositi e prestiti per coprire non si sa bene quale debito.
L’epilogo infelice di questa nostra provincia non poteva non passare per loro, i nostri consiglieri e assessori provinciali, che si sono battuti a spada tratta, senza colpo ferire tra l’altro, per la difesa dell’istituzione provincia hanno, infine,  deciso che forse era meglio terminare cosi questa pantomima. Insomma, molti parlano di coerenza politica, di istituzione da mantenere, da diritto all’opposizione, di responsabilità; e mentre si parla di tutte queste “nobili” tematiche nel nostro territorio chiudono le fabbriche, aumenta la disoccupazione, i giovani vanno via all’età di diciotto anni verso università o posti di lavoro da Roma in su. Negli ultimi due anni si è assistita a una fitta compravendita di consiglieri, di passaggi di cariche di dimissioni minacciate, della disperata ricerca del consenso all’interno del consiglio piuttosto che all’esterno. Abbiamo assistito a balletti di partiti politici della “nuova sinistra” tirar fuori lettere dai cassetti in nome di accordi presi in tempi lontani e non più rispettati, nuovo sostegno dato al presidente in nome di un senso di responsabilità nazionale di Scillipotiana memoria. Tutto questo ci fa capire, che alcuni soggetti politici del nostro territorio potranno cambiare partiti, simboli o leader da seguire, ma il problema sono proprio loro, sono loro che devono cambiare, mettendosi da parte fisicamente; i nostri nonni dicevano che il pesce puzza dalla testa.
Ma tornando alla istituzione provincia, se questa deve continuare a essere istituita, quando 24 persone non si trovano d’accordo sull’azione programmatica economica (il bilancio) è meglio un commissario straordinario, meglio abolirlo questo consiglio provinciale, piuttosto che mantenere 24 incompetenti. Questi 24 incompetenti ci costano 60 mila euro al mese di stipendio, 720 mila euro l’anno, e fino ad ora la bellezza di 3.360.000 di euro. Ma per fare cosa?
Non vi è coordinamento tra i comuni, non vi è una gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti con centri di stoccaggio per la differenziata, l’edilizia scolastica è a pezzi e ogni inverno gli studenti aumentano le loro giuste proteste, la difesa del suolo è a un punto fermo, poiché ogni inverno un numero consistente di metri cubi di terra continua a franare. A cosa serve questa provincia?  A cosa servono questi consiglieri e assessori provinciali? Se questo è l’investimento che i cittadini vibonesi devono fare, è meglio che questo consiglio sia caduto, e che al più presto sia nominato un commissario che costerà sicuramente meno di 60 mila euro al mese. Questo consiglio non ha tutelato i lavoratori del suo ente, continuando a sfornare contratti a progetto verso disoccupati e cassintegrati, ma senza una vera pianificazione lavorativa che non si fermasse ai 3,6,12 mesi di attività per poi tornare a casa; ma una pianificazione del lavoro, nelle condizioni dell’ente, di lunga durata, lo abbiamo detto e lo continuiamo a ripetere: raccolta differenziata, bonifica delle discariche, difesa (vera) del territorio. Per carità il PdCI rimane fermo sulle proprie posizioni di solidarietà nei confronti deli lavoratori e sempre lo sarà, ma bisogna invertire la rotta, tutti noi dobbiamo chiedere i nostri politici di fare i conti con la collettività, piuttosto che con gruppi di lavoratori provenienti da questo o quell’altro ente privato. Bisogna essere onesti e coerenti con i lavoratori, perché non si può “vivere” sule spalle di precari, disoccupati e cassintegrati, impiegandoli temporaneamente e usandoli come bacino di voti. Questo consiglio provinciale ha invece, in totale sintonia con l’amministrazione Bruni, continuato a sfornare progetti e continuato ad assumere lavoratori, rendendo la provincia un consistente bacino di voti da gestire in base alle votazioni da effettuare e aumentando esponenzialmente la pianta organica portandola in percentuali maggiori di centri italiani ben più importanti.
Sul lavoro avete fallito, sull’ambiente avete fallito, sulla difesa de territorio avete fallito. Il nostro partito saluta positivamente la vostra caduta auspicando l’immediato arrivo di un commissario, che sicuramente non potrà fare peggio di voi. Avete regalato una bruttissima pagina alla nostra provincia, l’ultimo presidente della nostra provincia sarà ricordato, non per il lavoro svolto egregiamente, ma per essersi dimesso prima non avendo più credibilità nella sua assise.
Noi non aspettiamo la replica sul giornale, e non risponderemo più nemmeno quando saremo tirati in ballo direttamente. Chi vuole confrontarsi con noi ci trova in piazza, tra la gente comune, quella che soffre la crisi è senza lavoro e vive sulla propria pelle le scelte sbagliate di questo modo di fare politica.
Noi allo sporcare d'inchiostro le pagine dei giornali preferiamo i contenuti, e quelli si possono trovare solo parlando con la gente.

venerdì 27 aprile 2012

Eutanasia mascherata: Salviamo la città!

Sono uno studente universitario vibonese che, come tanti, è emigrato, appunto, per motivi di studio e torna nella sua città durante le festività per stare con la famiglia e gli amici.
Ogni volta che torno, vedo la città che cola sempre più a picco nell’indifferenza generale e la mia rabbia cresce ulteriormente nel dover constatare che a Vibo il tempo si è fermato; la città è agonizzante e chiede aiuto, ma gli amministratori tutti fanno "orecchie da mercante" e stanno per staccare definitivamente la spina.
A tante persone verrà spontaneo dire che è facile, vivendoci solo nelle festività, esprimere disprezzo per la città che mi ha visto crescere e che, come tutti, non vedo l’ora di lasciare di nuovo: e forse è vero; ma è vero perché la città non offre niente di innovativo per il presente (nemmeno lo stretto indispensabile a dire il vero), né tantomeno prospettive per il futuro. E’ vero anche, però, che vorrei vedere la mia città diversa: vederla crescere, affinchè finalmente la città possa vivere e soprattutto essere vissuta (citando uno slogan della provincia di qualche tempo fa: “Vivi la provincia…”; recitava, più o meno, così se non ricordo male). Come tutti sappiamo, la nostra città è ricca di storia: colonia greca con il nome di "Hipponion", poi diventata Valentia in epoca Romana, fu fiorente di cultura, nonchè importante centro economico e strategico; cosa ci hanno insegnato i nostri avi? Cosa è rimasto di loro? Devo dire niente, anche perché il patrimonio che ci hanno lasciato queste sapienti civiltà, ora è stato abbandonato alle intemperie del tempo e all’usura dagli odierni amministratori.
Questa “lettera” non vuole essere una critica fine a se stessa: è stata scritta piuttosto nella speranza che serva a smuovere gli animi, in modo che la nostra "Vibonesità" si trasformi in voglia di cambiare, di crescere e di voler bene alla città e al territorio; se, infatti, c’è una cosa che ho notato, e che davvero mi fa rabbrividire, è che la città sembra non essere amata da nessuno e ciò non include solo gli amministratori, che di colpe, comunque, ne hanno tante.
Vorrei proporre un modello di città migliore dove, come accadeva nelle polis, ci sia partecipazione attiva di tutti i cittadini; vorrei che finalmente le istituzioni siano più vicine ai cittadini. Vorrei che tutti noi ci impegnassimo affinchè cambi davvero qualcosa, perché quattro righe non cambieranno decisamente niente. Allora a questo mi si direbbe: ”Bravo, hai usato belle parole! Tutti vorremo una città come la vuoi tu, ma cosa proponi per cambiare davvero qualcosa?”.
Ci sono tante cose che vorrei proporre, ma bisogna sempre partire da quelle "piccole": perchè la città sia davvero amata bisogna, infatti, che questa risponda al meglio alle esigenze di tutti i cittadini, le cui proposte e lamentele non arrivano quasi mai alle orecchie degli amministratori; penso, allora, che se ci fossero sportelli e, soprattutto, persone disposte ad ascoltare tutta la cittadinanza, la nostra Vibo sarebbe migliore e sarebbe davvero, finalmente, "la città dei Vibonesi".
Dunque, Sig.ri Amministratori: perché non ascoltate il grido di dolore della città e non cominciate a svolgere davvero il compito che i cittadini Vi hanno assegnato, piuttosto che celarvi dietro l’indifferenza e i falsi bisogni della città? Perchè non Vi impegnate seriamente a cambiare qualcosa, piuttosto che scaldare le poltrone e rubare ai cittadini denaro pubblico, impiegato per attività fini a se stesse che non fanno crescere niente se non il conto in banca di qualcuno? Io non mi aspetto una risposta, non sono così importante da meritarla; mi aspetto quantomeno, però, l'impegno di noi Vibonesi per cambiare in meglio il volto della città e che gli Amministratori assolvano ai loro compiti, almeno per ciò che riguarda quel minimo indispensabile a rendere la città vivibile.

Alfredo Lo Bianco
iscritto FGCI Vibo Valentia

Rosarno: Festa della Liberazione

La Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani di Rosarno, ha feteggiato il 25 Aprile, con un’iniziativa dal titolo: “Oggi più di ieri, Partigiani della Costituzione”! Un titolo, il cui significato esprime la forte necessità di una “nuova Resistenza”, all’interno di una società moderna, in cui la democrazia continua ad essere messa in discussione. L’iniziativa, organizzata dalla giovanile di partito, si è svolta presso l’auditorium comunale di Rosarno, dove in apertura, è stato proiettato un video sugli avvenimenti storici della Resistenza antifascista; un video emozionante e ricco di testimonianze, realizzato dagli studenti del liceo scientifico Raffaele Piria di Rosarno, presenti all’iniziativa. 

Il dibattito è stato moderato da Francesco Cimato, referente del PDCI di Rosarno ed impreziosito dal contributo di diversi ospiti. All’inizio, l’analisi del professore Rocco Lentini , presidente dell’ Istituto “ Ugo Arcuri” per la storia dell’antifascismo e dell’Italia moderna, il quale si è soffermato sulla storia di tanti partigiani e vittime del nazi-fascismo in Calabria; uomini e donne calabresi, le cui vicende, sconosciute a parte degli storici, sono state rispolverate e raccontate, in quel contesto meridionalista di lotta e resistenza per la libertà, messo in luce dal lavoro certosino del professor Lentini. 

A seguire, i saluti dell’amministrazione comunale, portati dall’assessore De Maria, il quale ha ribadito la necessità, soprattutto per le nuove generazioni, di dare continuità alla memoria della Festa di Liberazione e il contributo della coordinatrice provinciale della FGCI di Reggio Calabria, Daniela Labate, la quale ha specificato che il 25 Aprile, deve essere per i giovani, non solo il ricordo di un vissuto storico, ma soprattutto, uno stimolo che pulsi nelle coscienze di ognuno, ricordando l’importanza di difendere quella preziosa eredità, di diritti e democrazia, conquistata dai partigiani! Da qui, il monito alle nuove generazioni, d’impegnarsi politicamente, per difendere la democrazia della società, insidiata dagli attacchi al mondo dei saperi, al lavoro, al welfare e dalla criminalità organizzata. 
Prezioso il contributo di Salvatore Stanganello, membro dell’ ANPI della provincia di Reggio Calabria, il quale ha enfatizzato il ruolo dell’ANPI , non solo nel dare continuazione alla memoria della Resistenza partigiana, ma soprattutto nell’impegno di formazione culturale per le nuove generazioni, con le quali l’ANPI collabora attraverso numerosi progetti nelle scuole, per trasmettere l’importanza di quell’autentica democrazia, conquistata dai protagonisti della Resistenza e racchiusa nella Costituzione italiana! 

Significativo poi, l’ intervento del giovane rosarnese Giovanni Di Bartolo, ideatore dell’iniziativa. Il giovane Di Bartolo, pur essendosi trasferito nella città di Vibo Valentia, dove collabora all’interno del coordinamento provinciale della FGCI vibonese, è riuscito a trasmettere i suoi ideali agli amici di Rosarno, stimolando la nascita di un fervente gruppo di giovani militanti, in un paese troppo silenzioso e carente di freschi fermenti giovanili. Nel suo intervento, Di Bartolo ha parlato della sua esperienza politica nella FGCI, come un importante percorso di crescita, all’interno di una giovanile di partito, che porta avanti gli imprescindibili valori della Resistenza antifascista e la difesa di una democrazia, sancita dalla Costituzione italiana, per la quale è doveroso essere partigiani sempre! 

Infine, le conclusioni sono state affidate al segretario regionale del PdCI calabrese, Michelangelo Tripodi, il quale ha sottolineato l’importanza della Festa di Liberazione e la storia che reca in sé, soprattutto nel contesto dell’attuale società, nella quale è in atto una vera e propria emergenza democratica! In tal senso, il segretario regionale del PdCI, ha affrontato diverse tematiche sociali, nelle quali si evincono forti limiti ad una concreta democrazia. Dal mondo dei saperi, affossato dai numerosi tagli, che impediscono investimenti concreti su cultura e ricerca, al mondo del lavoro, la condizione degli esodati e i paurosi attacchi all’articolo 18; ancora, le politiche scellerate sulla tassazione in Italia e quelle europee sul fiscal compact, come pure la questione della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio e l’aberrante longa manus della ‘ndrangheta, protagonista principale, del depauperamento della Calabria e di quello zoccolo duro d’ignoranza, ingiustizia ed omertà! Tutto questo in una realtà, dove i partiti al governo, restano immobili di fronte all’attuale emergenza democratica ed in evidente stato confusionale, come rimarcato da Michelangelo Tripodi. Da qui, l’impegno del PDCI, che continua a farsi portavoce delle esigenze del popolo, soprattutto dei suoi reali bisogni, difendendone i diritti e la democrazia, nella continua Resistenza, che caratterizza l’azione politica del Partito dei Comunisti Italiani.

Reggio Calabria, 27.4.2012

UFFICIO STAMPA PdCI REGGIO CALABRIA

venerdì 30 marzo 2012

Cominciamo da noi…. Iniziativa a Nicotera domenica 1 aprile dalle ore 10

Continuano le iniziative promosse dalla federazione provinciale del PdCI di Vibo Valentia, dal titolo “Cominciamo da Noi…”. Il progetto del PdCI, partito quasi un anno fa, passa alla fase successiva, quella dove i cittadini in prima persona sono chiamati a dire la loro sul futuro del territorio e su quello che vorrebbero fosse fatto per “ricostruire” il paese.
Domenica mattina quindi partirà da Nicotera la “carovana programmatica” che si propone di attraversare tutto il territorio provinciale, per ascoltare le voci della gente in prima persona e capire quali sono i bisogni reali dei cittadini. Stare con la gente, parlare con loro e crescere socialmente e politicamente, questo è quello che si impegnano a fare i comunisti oggi.
La nuova idea messa sul tavolo dalla federazione del PdCI Vibonese consiste in una raccolta di proposte fatte dalla gente, tutto questo da scrivere su un foglietto che pone al cittadino questione come: lavoro, legalità e ambiente. Tre temi che sono sicuramente i tasselli fondamentali per la crescita del nostro territorio. Queste proposte verranno poi raccolte in un’urna che sarà aperta solo quando avrà concluso il suo viaggio e cioè dopo aver attraversato tutta la provincia. Il tutto verrà chiuso in un’urna che sarà aperta alla fine del percorso politico nelle cittadine per tirare le somme e costruire un insieme di proposte partite veramente dal basso e non partorite al chiuso delle stanze delle sezioni.
Saranno 3 semplici quesiti e riguarderanno: ambiente, legalità e territorio.
Questa carovana toccherà nei prossimi mesi gran parte della provincia e sono previste tappe, oltre a Nicotera, a Vibo Marina, Filadelfia, Serra San Bruno, Tropea, Mileto, San Nicola da Crissa, Triparni e Vibo centro e queste sono solo alcune visto che il nostro cammino coprirà i prossimi 6 mesi.
Questa campagna vuole tendere la mano a coloro si sentono esclusi dalle decisioni, a coloro che credono nella vera politica e non in quella che scippa il voto e sparisce, a coloro che hanno bisogno di farsi ascoltare, a coloro che credono nei diritti e non nei favori, soprattutto a quelli che credono a chi vedono dal vivo e non in un manifesto.
Il nostro posto è per la strada tra la gente e non nei salotti.
Durante la mattinata, sotto il gazebo, sarà possibile anche firmare la petizione contro la modifica dell’articolo 18. Contro queste politiche del governo Monti che da governo “tecnico” non si pone nessuna questione etica nel distruggere i diritti dei lavoratori e della classe più debole.
Cominciamo da noi….

lunedì 26 marzo 2012

Mentre i “medici” studiano il malato muore

In un periodo di crisi economica così grave e latente che non accenna in alcun modo a regredire, dove i tassi di disoccupazione e povertà hanno ormai raggiunto cifre esorbitanti, non è insolito imbattersi in sommi simposi, televisivi e non, dove politici, nazionali e locali, “politicanti” e opinionisti si affrettano a offrire la loro “personalissima” cura per una malattia che essi stessi, chi più chi meno, hanno provocato.

Per quanto concerne il nostro territorio appare estremamente chiaro che i pochi margini di sviluppo economico sono imprescindibilmente legati al fenomeno turistico e alla sua crescita.

Tale fenomeno ha subito negli anni, come tutte le manifestazioni culturali umane, un profondo e radicale cambiamento tanto da costringere i tecnici del settore a stravolgere l’angolo d’analisi del fenomeno stesso, non più intendibile solo ed esclusivamente come un mero bisogno economico, bensì come un bisogno sociale e culturale insito nell’individuo, aprendo le porte a nuove e più articolate forme di turismo.

Nel nostro territorio, erroneamente, abbiamo da sempre inteso il turismo come un fenomeno stagionale, affiancandolo esclusivamente all’offerta “sole-mare”, perdendo, così, la possibilità di acquisire indefiniti segmenti di mercato ( religioso, culturale, paesaggistico, naturalistico, ecc.) che potrebbero destagionalizzare l’offerta turistica creando un indotto economico costante che potrebbe garantire una stabilità economica per gran parte della comunità vibonese e non solo per quegli pseudo – imprenditori che sono uno dei tanti mali del mancato sviluppo.

Da tutto questo la politica continua ad estraniarsi, trasversalmente.

Vi è infatti una grande comunione di intenti, tra giunta Comunale e Provinciale, nel voler abbandonare a se stesso l’enorme patrimonio storico-artistico- culturale vibonese in generale ma, in particolare, della città di Vibo Valentia.

Basta fare una breve passeggiata nel centro storico della nostra città per rendersi conto, di persona, dello stato di abbandono e degrado che imperversa, con una politica che continua a non intervenire e che quando lo fa (vedi vergognoso intervento sulla scalinata di via Sette Martiri) compie danni irreparabili.

In occasione delle Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano) mi è stato possibile visitare il meraviglioso palazzo Gagliardi –De Riso, di proprietà della provincia e di registrare, quindi, l’indecoroso stato in cui versa quello che senza ombra di dubbio è uno dei palazzi nobiliari più belli e meglio conservati (una volta!!!) dell’intera regione.

Farebbero bene, il Presidente De Nisi e il suo partito ( se così si può definire quell’apparato di potere), anziché imbandire solenni tavole rotonde per discutere delle tematiche turistiche (da loro stessi disconosciute) ad adoperarsi per la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico – archeologico - culturale.

Farebbe bene la politica ad affidare questo settore, volano per l’economia e lo sviluppo, ai politici in base alle competenze e non ai pacchetti di voti, farebbe bene questa classe dirigente a farsi da parte, una volta per tutte, per il bene di un territorio che, altrimenti, non avrà scampo…


Coordinamento provinciale federazione giovanile comunisti italiani

venerdì 9 marzo 2012

Diliberto a Vibo Valentia – la crisi economica vista dai comunisti

“Il Popolo della Crisi”, questo il tema dell’evento organizzato dalla Federazione Provinciale dei Comunisti Italiani. All’iniziativa sarà presente anche il segretario nazionale del PdCI, ex ministro della giustizia nel governo Prodi di fine anni 90, Oliviero Diliberto, che discuterà con i cittadini vibonesi sul tema della crisi che sta investendo il mondo in questo periodo, affrontando la questione dal punto di vista dei comunisti. Parteciperà inoltre,  il segretario regionale Michelangelo Tripodi, responsabile nazionale del mezzogiorno che con grande impegno e passione, vuole riportare la questione meridionale al centro del dibattito politico.      
Fedele alla linea seguita fino ad oggi dal Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia, e seguendo il filone delle varie iniziative organizzate fino ad oggi dagli stessi, tra le quali molto successo hanno riscosso gli incontri all’aperto “Cominciamo da noi…”, il dibattito sarà come al solito aperto agli interventi dei cittadini. Molti sono infatti gli operai i disoccupati e i precari invitati a partecipare, tra questi alcuni si sono offerti di interloquire ed esporre la loro esperienza di vita per offrire spunti alla discussione.              
Durante l’incontro verrà inoltre presentato il libro "Ricostruire il partito comunista" scritto proprio da Diliberto assieme a Vladimiro  Giacchè, economista marxista e Fausto Sorini, resp. esteri del PdCI.
Si tratta di appunti per una discussione sull'importanza di un unico partito comunista e al di là del titolo, offre una disamina proprio sulla crisi economica in atto.     
Una giornata ricca di argomenti su cui dibattere, un momento di vera riflessione sul brutto periodo che sta attraversano l’intero pianeta.
Appuntamento sabato 10 marzo al Sistema Bibliotecario Vibonese, che ha sede nello storico palazzo Santa Chiara di Vibo Valentia, alle ore 16.00. Si inizierà con un saluto del segretario provinciale di Vibo Valentia Filippo Benedetti, seguirà Michelangelo Tripodi che cederà la parola a Carmelo Russo, operaio disoccupato e El Afia Marwa, studentessa, dopodiché il dibattito sarà aperto al pubblico. Chiuderanno la serata Gilberto Floriani, che farà una breve introduzione al libro “Ricostruire il Partito Comunista” e concluderà infine il segretario Nazionale del PdCI Oliviero Diliberto.

mercoledì 25 gennaio 2012

Iniziativa a Vibo Valentia: Il popolo della crisi

Manifesto dell'iniziativa dove parteciperà il Compagno Oliviero Diliberto
durante l'evento sarà presentato il libro: Ricostruire il Partito Comunista

sabato 21 gennaio 2012

"Forconi":un pò di chiarezza

In questi giorni tutta la Sicilia è paralizzata dal blocco dei caselli autostradali e dei principali nodi di comunicazione da parte di un assai strano movimento detto “dei forconi”. Dopo un primo momento di disinteresse generale operato dai principali media nazionali e locali, la notizia è presto diventata di dominio pubblico, e sembra avere interessato un po’ tutti, dai social network ai giornali locali, imponendosi all'attenzione del grande pubblico.
Le proteste degli autotrasportatori della cosiddetta “forza d'urto”, nome che tra l’altro tristemente ci ricorda qualcosa di più “NUOVA” che purtroppo tanto nuova non è più, a cui si sono unite le proteste di agricoltori e braccianti, hanno già messo in ginocchio dopo pochi giorni di blocco i rifornimenti dell'isola, causando la mancanza di merci e generi di prima necessità, come carburanti vari ed alimenti.


Tale protesta ha creato un certo consenso tra la popolazione, coinvolgendo lavoratori e cittadini siciliani invitandoli ad unirsi ed a solidarizzare con i manifestanti,spingendoli ad informarsi sulle loro ragioni ed anche talune volte, convincendoli ad unirsi ai vari presidi.

Insieme al coinvolgimento dell'opinione pubblica siciliana, il movimento dei forconi ha fatto sorgere innumerevoli dubbi e interrogativi su quali fossero le concrete motivazioni che li hanno spinti a bloccare l'intera isola. Si notano strane ed inquietanti connivenze e similitudini politiche tra il movimento stesso e l'estrema destra, parole d'ordine demagogiche e populiste sono troppo spesso utilizzate per far leva sullo stato di reale crisi sociale ed economica del sistema. L’unica piattaforma rivendicativa appare confusa ed ivi si ritrovano richieste di stampo corporativistico, oltre che i soliti richiami all'indipendenza di un presunto stato siciliano.
Il quadro risulta purtroppo enigmatico e difficile da affrontare e capire.

Quello che è innegabile è che la protesta si fa forte di una reale e concreta situazione di disagio e malessere che nel nostro povero e meridione martoriato da politiche che negli ultimi 60 anni, dall’indomani della strage di Portella delle Ginestre, per intenderci, ha visto sempre più il malaffare e le organizzazioni mafiose collaborare con la politica per sfruttare e distruggere sempre più queste terre.
La rinascita del meridione Italiano deve partire certamente dal sud ed in particolare dai siciliani può tuttavia il movimento dei forconi rappresentare una speranza di emancipazione delle classi subalterne o piuttosto vi è il serio pericolo che lo stesso rappresenti il germe di una uscita a destra dalla crisi?

Dare risposta a questa domanda non è certamente compito facile perché se è vero che un sentimento di malessere diffuso c’è è anche vero le che fin troppo spesso nella storia si è verificato il drammatico fenomeno dell’autodifesa del sistema dominante da parte delle classi che comandano che, in maniera quasi scientifica mettono, a capo di tali sommosse popolari loschi individui che niente hanno a che vedere con l’emancipazione della classe proletaria che riempiendosi la bocca di belle parole e di facili entusiasmi fanno presa sul sottoproletariato facile da raggirare, utili proprio a fare da tappo per arginare quella che potrebbe essere una vera rivoluzione in senso socialista della società.

Chi dirige la protesta?
Cominciamo iniziando col capire la composizione della protesta.
Lo sciopero che sta paralizzando l'economia dell'isola che porta il profetico nome delle “cinque giornate per la Sicilia”, è stato indetto dal “movimento forza d'urto” e appunto dal “movimento dei forconi”.
Il primo riunisce attorno a sé gli autotrasportatori, vero nerbo della protesta, che con i loro tir bloccano i principali snodi viari dell'isola. Leader del movimento è tale Giuseppe Richichi, presidente della principale associazione di categoria siciliana e che in tempi recenti aveva dato vita al “Partito degli Autotrasportatori” che all'ultima tornata per la presidenza della regione ha appoggiato Raffaele Lombardo; poi Salvatore Bella, imprenditore del trasporto su camion in Sicilia, che vede un passato di militanza politica attiva tra la Dc, Forza Italia e Mpa.
Il secondo invece rappresenta la protesta degli agricoltori e dei braccianti, che da subito hanno aderito alla protesta. Tra i fondatori del movimento, nato dopo la visita nella provincia di Ragusa dell'allora ministro all'agricoltura Saverio Romano, tre soggetti dalle indubbie capacità di capipopolo ma dal nebbioso passato: Mariano Ferro ex acceso sostenitore del Mpa; Martino Morsello, segretario di “altra agricoltura sicilia” che comprende al proprio interno imprenditori e braccianti agricoli, nonché invitato fisso nei congressi regionali del partito neo-fascista Forza Nuova; Mariano Ferro, anch'egli fino a poco tempo fa, simpatizzante del Mpa.

Appare quantomeno bizzarro e contraddittorio come personaggi che fino a ieri erano contigui ed organici a quella cerchia di politica da loro stessa definita corrotta ed incompetente a cui a gran voce chiedono di vergognarsi per le male fatte ed a cui chiedono di restituire i soldi al “popolo siciliano” delle loro indennità da parlamentari, possano in così breve tempo, essere folgorai sulla strada di Damasco e dar vita ad una durissima protesta nei confronti proprio di quella classe dirigente che fino a non poco tempo fa, sostenevano e spalleggiavano.

Il sistema affaristico-clientelare dell'isola, che unisce con un sottile filo rosso il governatorato di Totò Cuffaro e quello di Raffaele Lombardo, è sicuramente tra le cause principali del dissesto dell'economia e dell'agricoltura siciliana. Non possiamo e non dobbiamo infatti dimenticare le responsabilità di Lombardo e del suo entourage nell'ingente sperpero di denaro, per esempio pensando alle centinaia di milioni di euro di fondi Fas ancora inutilizzati che, se correttamente impiegati, avrebbero sicuramente migliorato la drammatica situazione in cui versa l'economia siciliana. Oppure facendo riferimento ai 150 milioni di euro impiegati per costituire i famigerati corsi di formazione professionale, individuati come strumento per dare lavoro a migliaia di disoccupati, ma che in realtà si sono rivelati strumenti di clientela politica nelle mani di Lombardo, attraverso cui poter conservare e rigenerare il proprio bacino elettorale, senza considerare come ormai siano migliaia i lavoratori (per la maggior parte neo-laureati) che ancora non hanno ricevuto il becco di un quattrino. Soldi sprecati, anzi meglio, utilizzati per salvaguardare, mantenere e rafforzare il sistema di clientele nella nostra terra, che da sempre hanno garantito al potente di turno la possibilità di mantenere saldo il proprio potere e i propri interessi, mortificando e degradando le grandi esigenze della nostra terra.

Quali rivendicazioni?
Passiamo dunque a valutare le rivendicazioni della protesta.
Colpisce in prima battuta l'assenza di una chiara piattaforma scritta: le richieste sono facilmente deducibili da volantini e da interventi che si riescono a leggere o sentire. Parole d'ordine sono semplici ma confuse, che spesso si macchiano del vizio di populismo e di demagogia: si sente parlare di defiscalizzazione del petrolio estratto nell'isola, la necessità di dichiarare indipendente il popolo siciliano [sic!] dall'oppressione dei “continentali”, la volontà di far risollevare l'agricoltura isolana e non mancano le solite litanie circa la distruzione della casta.
Insomma, la confusione regna sovrana sotto al cielo.
Non per questo però non possiamo cercare di addentrarci nelle reali motivazioni che hanno spinto genuinamente e in buona fede molti lavoratori ad avvicinarsi alla protesta.

L'agricoltura.

Senza dubbio condivisibile appare il grande malessere dei braccianti per la drammatica situazione in cui versa l'agricoltura siciliana. Merci invendute, macchinari antiquati, troppa concorrenza. Impossibile affermare che non abbiano ragione. Ma chi sono i veri responsabili di questo stato di cose? Sicuramente deve essere annoverata la programmazione di una economia continentale (europea) agricola. Sullo stesso mercato ad esempio il consumatore trova arance siciliane e spagnole, con prezzi di gran lunga inferiori per le seconde grazie ad una politica produttiva più capace e a grandi disuguaglianze sul piano strutturale. In questo senso, numerosissimi sono stati e continuano ad essere sussidi e forme di assistenzialismo al settore, per esempio con finanziamenti per alcuni miliardi di euro nel PSR (piano sviluppo rurale). Una pioggia di denaro di provenienza sia europea (ricordiamo che ai sensi del trattato istitutivo dell'Ue, l'agricoltura è materia di competenza esclusiva europea) che ministeriale, che evidentemente non è stata investita sapientemente da chi negli anni si è trovato seduto nelle comode poltrone di palazzo d'Orleans, ma che, parimenti ha visto anchespesso e volentieri gli stessi imprenditori agricoli attuare un comportamento cattivo e connivente con la mala-politica beneficiando così dei sussidi, con truffe, raggiri osperperi di varia natura. Questa convergenza di fattori fa sì che l'agricoltura siciliana sia una delle più depresse e improduttive dell'intero continente europeo, con la conseguente scesa in piazza dei contadini assieme agli autisti dei tir. E' necessario considerare però che il blocco alle merci in questi giorni sta creando ancora di più ingenti danni alla economia agricola dell'isola, con tonnellate di merci pronte da consegnare che ammuffiscono nelle cassette e che impediscono il raccolto degli altri prodotti sui campi.
Sempre sul versante dell’agricoltura, bisogna notare anche la totale assenza, tra le battaglie dei “forconi”, quella dei beni comuni e soprattutto dell’acqua che, in generale, ma soprattutto nel mondo agricolo rappresenta un bene inestimabile, non una parola spesa circa la volontà di volerla privatizzare, non una parola sulla loro idea della gestione delle acque che è bene ricordare in Sicilia troppo spesso le acque vengono sciupate e disperse in mille rivoli di acquedotti vecchi ed antiquati.

Il prezzo dei carburanti.

Le rivendicazioni degli autotrasportatori e dei pescatori si concentrano sugli aumentidel prezzo dei carburanti che in pochi anni è cresciuto di circa il 30%. Una vertiginosa impennata dovuta sia alle quotazioni di mercato dell’oro nero salgono di ora in ora, esia all'aumento delle accise voluto dal governo Monti.
Impensabile, a a loro dire, una tale situazione, considerando che in Sicilia si produce e raffina petrolio, contribuendo al fabbisogno italiano per circa il 70%.
A tal proposito chiedono una non meglio precisata defiscalizzazione sulla lavorazione e sulla distribuzione del greggio siciliano, una sorta di neo-protezionismo nei confronti del petrolio estratto sull'isola.
La questione si riduce ad una mera pretesa corporativa chiedendo, in pratica, che lo Stato diminuisca o elimini la tassazione globale sul prodotto siculo.
Nessun ragionamento di più ampio respiro, nessun riferimento volto verso una riforma che faccia un sistema fiscale omogeneo e progressivo in tutto il territorio nazionale.Bisogna dire a tal punto, che in barba alla tanto decantata indipendenza siciliana, la Sicilia è l'unica regione italiana a godere della riscossione diretta delle imposte sul reddito, tassa che permette di avere grandi introiti nelle casse della regione. Un grande flusso di denaro che evidentemente, ancora una volta, non viene gestito nel migliore dei modi dalla politica siciliana.

Questione dopo questione quindi, i responsabili dello stato delle cose attuali in Sicilia sono sempre la corruzione, il malaffare e la malavita organizzata.

Una cosa è certa, il movimento dei “forconi” raccoglie sempre con maggior forza, basti fare un giro a Catania e provincia, il sostegno e la solidarietà di organizzazioni politiche di estrema destra, che nei loro simboli e nei loro statuti hanno chiari riferimenti alla xenofobia ed al fascismo, come Forza Nuova.
Giungono voci che i militanti dei “forconi” e di “forza d’urto” abbiano un concetto un po’ distorto del diritto di sciopero. Pare che abbiano perpretrato azioni di squadrismo e minaccia al fine di obbligare chi non aveva intensione di scioperare.
Sicuramente tutto ciò ci lascia molto perplessi circa il nostro giudizio su tali movimenti di protesta.

Sarebbe tuttavia, molto sbagliato non considerare nel nostro ragionamento tutti coloro i quali in buona fede e con passione sono scesi in piazza a gridare il loro malessere e a denunciare la loro condizione, che però si ritrovano ad essere strumentalizzati da un movimento che non ha ancora chiarito i suoi obiettivi politici e di mobilitazione. Troppe domande e troppi interrogativi impediscono il formarsi di unaopinione consolidata sul “movimento dei forconi”, da dove è nato e dove vuole arrivare.
È per questa ragione che bisogna chiedere con forza al più grande sindacato dei lavoratori che è la CGIL di intervenire e prendere in mano la questione indicendo uno sciopero generale serio e concordato di non meno di una settimana che dica a Monti e a tutte le forze reazionarie che l’Italia vuole ripartire, che il sud si rialza e lo fa a partire dalle tematiche sociali e dal lavoro che è un diritto per tutti.

Non è pensabile poter riporre le nostre speranze rivoluzionarie (utilizzo volutamente il termine con la stessa leggerezza con cui ne sentito parlare dai leader dei forconi) inun movimento come questo, che porta dentro di se i germi di quella politica che ha rappresentato e che rappresenta l'ostacolo più grande al progresso e alla riscossa della Sicilia. Non possiamo appiattirci su rivendicazioni che non sono ancora state chiarite e che in ogni caso non appartengono alla nostra cultura e tradizione politica. Non possiamo scendere in piazza a fianco degli organizzatori di questa protesta, amici sino a ieri di quel sistema di potere responsabile maggiore dell’arretratezza sociale ed economica della Sicilia che governa da 60 anni, che noi comunisti denunciamo e combattiamo quotidianamente con le nostre lotte. Dovrà anzi essere nostro compito smascherare la presunta strumentalizzazione che stanno vivendo sulla pelle migliaia di lavoratori onesti, squarciando quel velo di ipocrisia e di oscurità che aleggia attorno a questa protesta.
La lotta, la protesta, la mobilitazione, quella vera e genuina è possibile anche nella nostra isola, storicamente considerata una terra conservatrice e reazionaria. Tocca a noi, sapendo canalizzare ed interpretare il malessere che attraversa tutta l'Italia, da Milano a Palermo, cercare di dare un volto definito alla protesta introducendo contenuti, supporti ed analisi, che fino ad adesso, le sono stati estranei.

Emanuele Pagano
segreteria nazionale FGCI

Vincenzo Rosa
Coordinatore FGCI Catania

venerdì 20 gennaio 2012

Assemblea nazionale FGCI a Napoli

Si è concluso da poco a Napoli (14 e 15 gennaio) l’assemblea nazionale della “Federazione Giovanile Comunisti Italiani”. Un’assemblea molto partecipata e dalla quale sono stati molti gli spunti offerti dai tanti giovani accorsi per discutere sulle difficoltà sociali, economiche e politiche che il nostro paese sta attraversando. La soluzione passa dai giovani, è questa infatti la strada imprescindibile da scegliere per risalire la china e riacquistare la dignità perduta del nostro caro paese.
In tutto questo anche il territorio provinciale Vibo Valentia fa e dice la sua. Ancora una volta infatti il gruppo politico del PdCI di Vibo Valentia, ed in questo caso particolare la federazione giovanile provinciale, si trova ai vertici nazionali. Dopo la nomina di Filippo Benedetti nel Comitato Centrale del PdCI, tocca quindi a Francesco Colelli rappresentare il gruppo FGCI nel territorio nazionale. L’ingresso di Francesco Colelli, giovane dalle grandi potenzialità e su cui molti puntano per il futuro, nel coordinamento nazionale della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani premia l’intero gruppo dei giovani vibonesi che non solo a livello locale, con le loro molteplici iniziative, ma anche a livello nazionale si vedono riconosciuti i loro meriti.
Il congresso ha avuto l’onore della visita del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che ha parlato ai giovani dai quali è guardato con molta ammirazione. Per molti giovani della FGCI infatti De Magistris rappresenta la speranza di una sinistra forte in Italia, una sinistra capace di sfidare i poteri forti a favore dei più deboli, nel rispetto della giustizia sociale e della legalità.
Ha chiuso poi i lavori il segretario nazionale del PdCI, Oliviero Diliberto, che molto sta puntando sui giovani e che non nasconde il sogno un giorno, di consegnare nelle loro mani un unico e forte partito comunista.
Non è un mistero la simpatia del segretario Diliberto verso il gruppo giovanile di Vibo Valentia, a motivo del loro lavoro svolto finora sul territorio. Non mancherà infatti di venire a Vibo Valentia, nel prossimo mese di febbraio, per intraprendere un dibattito con i cittadini Vibonesi con i quali intende intavolare una seria discussione sui temi della crisi e sul futuro dei comunisti.

Coordinamento provinciale Federazione Giovanile Comunisti Italiani

mercoledì 28 dicembre 2011

Dissesto idrogeologico a Vibo Valentia

Per leggere l'articolo cliccare con il tasto destro sulla foto, aprire in altra scheda e ingrandire.
Articolo di Agostino Pantano, Corriere della Calabria, sul dissesto idrogeologico a Vibo Valentia e sulla nostra iniziativa "Cominciamo da noi...." del 3 dicembre 2011

giovedì 8 dicembre 2011

Comunicato: conferenza Federazione Giovanile Comunisti Italiani

Domani, venerdì 9 dicembre alle ore 16, nei locali della CGIL di Vibo Valentia si terrà la conferenza provinciale della Federazione Giovanile Comunisti Italiani (fgci). Proprio in questo momento così difficile per l’Italia e l’Europa intera sono i giovani ad essere chiamati per porre rimedio. Solo idee nuove e fresche possono infatti aiutare a risolvere i problemi economici e sociali.
In Italia adesso non è solo l’economia ad essere in crisi, ma soprattutto la “democrazia”. Gli Italiani infatti si trovano al governo una serie di “tecnici” e “professori” che però non hanno mai votato! Un governo non può mai essere apolitico e definirsi puramente “tecnico”, perché le scelte economiche e sociali sono sempre condizionate dal pensiero politico di chi effettua tali scelte e decide le misure di intervento.
È a questo proposito che ci rivolgiamo ai giovani vibonesi, compagni e simpatizzanti, per tornare a fare politica ed occuparsi della cosa pubblica. Un’occasione per incontrarsi, discutere ed anche rinnovare gli organismi dirigenti.
Vi aspettiamo numerosi e soprattutto vi incitiamo ad invitare ed a portare con voi alla conferenza vostri amici e compagni.
Vogliamo chiudere citando un celebre compagno, Enrico Berlinguer, che diceva: Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.

Francesco Colelli – coordinatore provinciale: Federazione Giovanile Comunisti Italiani

venerdì 2 dicembre 2011

Calendario 2012 PdCI

Se vi piace il calendario 2012 del PdCI e siete della provincia di Vibo Valentia contattateci. Lo potrete avere con un semplice contributo volontario e lo troverete a tutte le nostre iniziative fino ad esaurimento.

lunedì 31 ottobre 2011

Sostegno del PdCI e partecipazione al sit-in/raccolta firme per la lapide del partigiano Papandrea

Liberiamo il partigiano Saverio Papandrea.        
Questo è quello cui siamo chiamati a fare la mattina di sabato 29 ottobre. Per cui noi del PdCI saremo in piazza Garibaldi a Vibo Valentia, insieme all’ANPI l’associazione promotrice dell’evento, per partecipare ed offrire tutto il nostro sostegno al sit-in ed alla raccolta firme per ridare la dignità che merita alla memoria del compagno partigiano Saverio Papandrea.
Dopo i numerosi interventi sui quotidiani e gli ultimatum lanciati all’amministrazione comunale è arrivata l’ora di muoversi in modo più concreto ed efficace, per superare quel muro di silenzio da parte dell’amministrazione stessa che sembra non voler capire cosa rappresenta per Vibo Valentia quella lapide che ricorda il partigiano Papandrea. Un compagno morto eroicamente per difendere la sua brigata da un attacco nazista, immolatosi per far si che i suoi compagni si potessero salvare, un partigiano dal cuore d’oro e dotato di enorme coraggio.
In un momento difficile come quello che l’Italia sta attraversando ci sembra più che giusto ricordare chi in passato ha lottato per far venir fuori l’Italia dal suo periodo più buio, il ventennio fascista. Il suo ricordo ci può dare speranza per il futuro, ma soprattutto ci insegna a lottare per un futuro migliore.
Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, per onorare la sua memoria, è lottare affinché venga “liberato” dal quel gazebo che lo imprigiona e far si che la lapide commemorativa ritorni ad avere la visibilità e la dignità che merita.
L’appello è quello di scendere tutti in piazza per partecipare al sit-in ed alla raccolta firme per la liberazione “del partigiano Saverio Papandrea” tutti insieme, associazioni, partiti e cittadini per far sentire la nostra voce e arrivare a vincere questa battaglia civile.
Partito dei Comunisti Italiani – Vibo Valentia

lunedì 17 ottobre 2011

Comunicato FGCI sulla Piscina Comunale di Vibo Valentia

In quest’epoca di degrado, culturale e sociale, mentre assistiamo al graduale e rapido “imbarbarimento” della società civile, la ricerca di quelle che possono essere delle ancora di salvataggio, appare più che mai lontana dagli interessi della politica locale e nazionale.
In un territorio come il nostro, sempre più perso nei meandri di un oblio culturale senza precedenti, anziché investire su iniziative che possano trainare la nostra società verso un riscatto socio-economico-culturale, quali ad esempio lo sport ed il lavoro, si vanno a “decapitare” le già poche esperienze attive.
Sport e lavoro appunto, tematiche sempre presenti nei dibattiti e nei simposi dei nostri politologi, ma che in pratica subiscono una continua disattenzione dagli stessi.
Succede allora che “l’unica” piscina dell’intero territorio vibonese viene abbandonata ad un triste destino, nel colpevole silenzio dell’amministrazione comunale e della politica vibonese tutta, che non spende nemmeno un rigo nel difendere la struttura e i suoi dipendenti.
Una politica malata e logorata che dimentica il disagio fino ad oggi arrecato agli utenti (sportivi e ammalati) e, volutamente, si disinteressa del problema occupazionale a cui vanno incontro i 15 padri di famiglia che, come al solito, pagano a proprie spese gli errori e le disattenzioni di chi gestisce la cosa pubblica.
Noi riteniamo che, al contrario di quel che dice il capitalismo moderno, il benessere di una società non si misura con il potere economico ma con lo stato di soddisfazione del cittadino, il quale viene garantito anche dall’esercizio delle attività ludico-sportive. Nel caso del comune di Vibo, infatti, non possiamo accettare che l’amministrazione si rifiuti di investire denaro per il recupero e la riapertura della piscina comunale, ignorando, di fatto, le esigenze di centinaia di cittadini. Se vogliamo migliorare le sorti di questa nostra città dobbiamo pretendere che sia fatta più attenzione agli interessi del cittadino.
Noi da giovani e da comunisti ci sentiamo in dovere di appoggiare la protesta dei lavoratori della piscina comunale e al contempo vogliamo lanciare un messaggio ad una città che ancora una volta tace dinnanzi all’incapacità politico-amministrativa di una classe dirigente molto attenta ai propri problemi e poco a quelli della collettività, con la speranza che l’indignazione ritorni ad essere un sentimento vivo in tutta la comunità dinnanzi ai quotidiani torti che ella subisce.
Francesco Colelli Coordinatore Provinciale FGCI

giovedì 18 agosto 2011

Unical: prove tecniche di dittatura.

L’Università della Calabria si trova ancora una volta vittima dell’autoritarismo del magnifico (?) rettore Giovanni La Torre, famosissimo per i suoi rapporti trasversali con la politica, per le sue amicizie personali sia con l’ex governatore di centro-sinistra Loiero che con l’attuale governatore di centro-destra Scopelliti, ma soprattutto per essersi prolungato il mandato, in barba alla legge, con una modifica “ad-personam” dello Statuto, che gli ha permesso ( e continua a permettergli ) di regnare sull’Unical da dodici anni a questa parte.
La Torre non ha mai nascosto la sua visione “aziendalistica” dell’Università; una visione che lo accomuna alla maggior parte dei rettori italiani e che lo trova in sintonia con il progetto criminoso di distruzione dell’Università pubblica portato avanti da questo governo, con i numerosi tagli, l’ampliamento dei poteri del rettore e l’ingresso dei privati nel c.d.a. dell’Università.
Ma La Torre non si “limita” a tutto questo; il suo progetto va oltre, colpendo tutti quelli che sono i centri di aggregazione sociale e di promozione del pensiero critico, all’interno dell’Ateneo.
Il primo ad essere colpito è stato il centro sociale “Filorosso”, nato in un capannone occupato da alcuni studenti ben 15 anni fa. Filorosso da sempre organizza eventi di diffusione della cultura alternativa con rassegne cinematografiche, concerti, dibattiti, cene sociali, sale prove e quant’altro. Il 4 agosto il capannone viene demolito e con esso un pezzo di storia dell’Unical, essendo stato distrutto anche tutto il materiale del Centro Studi Filorosso, ivi presente.
L’8 agosto tocca invece al Laboratorio Sociale Autogestito “Assalto”, di recente formazione. L’”Assalto” occupò, a gennaio scorso, l’aula Zenith2, per portare avanti iniziative come cineforum, dibattiti, presentazioni di libri, seminari autogestiti, musica del vivo ecc. L’aula in questione è stata sgomberata dalle forze dell’ordine, la serratura cambiata e tutti gli oggetti presenti nell’aula sono stati presi e depositati chissà dove, non esistendo alcun verbale di sequestro.
L’ultimo sgombero in ordine di tempo è stato quello dell’aula occupata della facoltà di ingegneria p2 sede del “Collettivo p2 occupata”, anch’esso promotore, da qualche anno a questa parte, di tantissime iniziative culturali e politiche.
La Torre non è nuovo a comportamenti autoritari. Già, qualche mese fa, nel corso delle proteste contro il ddl Gelmini, il rettore fece militarizzare l’aula magna per impedire agli studenti di riunirsi in assemblea ed esercitare così un loro diritto.
La cosa che colpisce di più è il comportamento vigliacco del rettore che agisce contro questi spazi liberi nel mese di agosto, quando gli studenti sono in vacanza e l’ateneo è isolato.
Ma l’indignazione cresce sui social network e la rabbia degli studenti è tanta. D’altra parte l’autunno è vicino e si preannuncia caldo.

Salvatore Schinello ( FGCI - Vibo Valentia)

domenica 31 luglio 2011

FGCI e GC esprimono solidarietà ai lavoratori Eurocoop

I Giovani Comunisti e la Federazione giovanile dei Comunisti italiani di Vibo Valentia esprimono la loro più totale solidarietà e vicinanza ai lavoratori Eurocoop rientranti nel progetto della Provincia di Vibo Valentia che, da giorni, sono in attesa di ricevere lo stipendio mensile. I suddetti dipendenti hanno trovato uno sbocco occupazionale grazie ad un bando che la Regione Calabria emanò con fondi europei. All’ epoca, la Regione assegnò circa 10 mila euro per tre anni all’impresa che avesse assunto i lavoratori (in questo caso, la Eurocoop) i quali, attraverso convenzioni e partecipazioni finanziarie con i Comuni, la Provincia, l’Asp ed il Parco delle Serre avrebbero prestato i loro servizi presso varie strutture dislocate nell’intero territorio provinciale. Ad oggi, però, pare che il contributo versato originariamente dalla Regione Calabria si stia per esaurire. Parte dei lavoratori, infatti, rischiano di rimanere senza un’occupazione dal prossimo 30 ottobre, giorno in cui scadranno i loro contratti. Questi operai, non solo percepiscono uno stipendio alquanto irrisorio ma, addirittura, ad oggi, sono in attesa di ricevere ciò che gli spetta di diritto, non dimenticando che il lavoro è stato volto in modo efficiente e si ritrovano addirittura a dover sollecitare insistentemente coloro che dovrebbero adempiere ai propri doveri. Fatto sta che, da più di dieci giorni, non hanno ancora ricevuto il proprio stipendio, mettendo loro in situazioni spiacevoli, con tutti i disagi che questo ritardo sta causando. Quello che più ci rammarica, però, è – a nostro parere – l’insufficiente interessamento da parte dei sindacalisti che dovrebbero tutelare gli interessi di questi giovani, padri e madri di famiglia. In particolare, della Cisl e della Uil provinciale, rappresentati rispettivamente da Sergio Pititto e Luciano Prestia. Ci chiediamo: ma i sindacalisti si rendono conto in che situazione si trovano questi operai, che sono anche loro tesserati? Ovviamente, il nostro auspicio da comunisti è che sia la Cisl che la Uil si facciano carico della questione, intraprendendo – ove necessario – azioni di protesta contro gli enti preposti ed, in particolare, contro coloro i quali, spesso, giocano sulla pelle delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che lottano per la difesa di un’occupazione certa. Come Giovani Comunisti e Federazione giovanile dei Comunisti italiani, dunque, ci faremo carico della vertenza, seguendo la questione da vicino ed, in particolare, stando al fianco di questi operai, non dimenticando che il nostro partito si è interessato sin dall’inizio di questa vicenda.
Federazione Giovanile Comunisti italiani Vibo Valentia 
Giovani Comunisti Vibo Valentia 

mercoledì 13 luglio 2011

Cominciamo da Noi- "Emergenza Rifiuti: Raccolta differenziata come via d'uscita"

Altro incontro promosso dalla Federazione della Sinistra dal titolo:
Cominciamo da Noi- "Emergenza Rifiuti: Raccolta differenziata come via d'uscita"
giovedì 14 luglio dalle ore 18.30, sotto la piazzetta antistante l'istituto d'Arte.
Ne parleremo con:
Gianluca Cuda (Sindaco di Pianopoli)
Antonio D'Agostino (ass. Cittaperta)
Giuseppe Paolillo (segretario WWF Calabria)
Pietro Comito (assessore all'ambiente del comune di Vibo Valentia)
Enzo Peris (Federazione della Sinistra)

sabato 18 giugno 2011

ANALISI DEL VOTO SUL REFERENDUM DELLA FGCI E DEI GC DI VIBO

Dalle consultazione referendarie di domenica e lunedì è emerso un dato chiaro ed inequivocabile: gli italiani hanno respinto che forza e determinazione ogni tentativo del governo di privatizzare l’acqua, di procedere alla costruzione di nuove centrali nucleari e, infine, di consentire al premier ed ai suoi ministri di sottrarsi al giudizio dei magistrati italiani. Inoltre, pensiamo sia necessario soffermarsi sul dato politico di questa consultazione: il popolo ha deciso di bocciare in massa quattro provvedimenti adottati dal governo Berlusconi che, dopo la sonora sconfitta delle comunali, dovrebbe prendere atto della situazione che si è venuta a creare e dimettersi. Tutto il Pdl, infatti, più che lasciare libertà di scelta sul voto referendario (come ribadito da Berlusconi), ha invitato il propri elettori a disertare le urne, sperando sino all’ultimo di non raggiungere il quorum. Forse Berlusconi, però, non riesce a rendersi conto che gli italiani non sono dei burattini da utilizzare a proprio piacimento. Il plebiscito ottenuto al referendum, inoltre, pensiamo sia merito di tutti i comitati promotori che, in queste settimane, si sono spesi per organizzare iniziative, banchetti e tutto ciò affinché i cittadini si rendessero conto della portata e dell’importanza di votare SI. Su questo, però, vorremmo ricordare il prezioso contributo offerto dalla Federazione della Sinistra che, con le molteplici iniziative organizzate in questi mesi, ha contribuito al raggiungimento del quorum. Anche sul voto di Serra, però vorremmo conoscere le intenzioni del sindaco Rosi. Mesi addietro avevamo invitato l’ex primo cittadino, Raffaele Lo Iacono, a riconoscere nello statuto comunale il diritto all’ acqua quale bene pubblico, accessibile a tutti e privo di rilevanza economica. All’ epoca, però, Lo Iacono ci rispose che “non è facile modificare lo statuto”. Questo inviato lo rivolgiamo anche all’ attuale sindaco del Pdl, Bruno Rosi, in modo tale da chiudere definitivamente ogni rapporto con la Sorical che, per anni e anni, ha sperperato sulla pelle dei cittadini, affinché la gestione dell’ acqua ritorni nelle mani del Comune.

Federazione Giovanile Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Giovani Comunisti - Vibo Valentia

martedì 14 giugno 2011

Serra: FGCI e GC sulla cittadinanza onoraria Scopelliti


Pensiamo sia semplicemente vergognosa la proposta del sindaco Bruno Rosi di voler conferire la cittadinanza onoraria di Serra San Bruno al presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti. Ora, quale sia stato il motivo che avrebbe indotto il sindaco Rosi a rilasciare questa dichiarazione, è dubbio saperlo. Se questa uscita da parte del primo cittadino è dovuta all’ operato di Scopelliti in questo primo anno di operato, piuttosto che proporre la cittadinanza onoraria, bisognerebbe consegnare un bel tapiro d’oro, per le promesse fatte e, a più di un anno dall’ elezione, non ancora mantenute. Ma procediamo con ordine, affinché i calabresi conoscano nel concreto l’operato di Scopelliti. In realtà, qualcosa in questo primo anno di governo targato Pdl è stato fatto. Innanzitutto, è stata aumentata l’ addizionale Irpef; in tema di gestione sanitaria, invece, è stato aumentato il ticket a scapito delle fasce più deboli; è stata istituita l’ Irba (l’ imposta sulla benzina); inizialmente, poi, era stata creata una legge che consentiva ai consiglieri regionali di poter ricoprire un doppio incarico (consigliere regionale, appunto, e sindaco di una città. Fortunatamente, però, in questo caso il governo ha sollevato la questione dinnanzi alla Corte costituzionale). Sull’ ospedale, poi, sono all’ ordine del giorno i disagi che i serresi sono costretti a subire per il malfunzionamento del nosocomio cittadino che, a nostro modo di vedere, è stato ridotto al lumicino. Ora, per quale motivo dare la cittadinanza onoraria a Scopelliti? A tal proposito, vorremmo ricordare al sindaco Rosi che, di solito, la cittadinanza onoraria viene concessa da un Comune per onorare una persona non residente, legata alla città per il suo impegno e per le sue opere. E quale sarebbe l’impegno profuso da Scopelliti per la nostra cittadina? Il presidente della Regione ha semplicemente disatteso le aspettative dei calabresi, i quali credevano che con il centrodestra al governo della Regione qualcosa potesse cambiare. Evidentemente, però, qualcosa non ha funzionato. Ed è per questo che critichiamo con forza e decisione la volontà del sindaco Rosi di voler concedere la cittadinanza onoraria al governatore Scopelliti. Speriamo, inoltre, che quella di Rosi sia stata una battuta goliardica, visto il clima di festa per la conquista del Comune. Anche su questo, però, vorremmo ricordare al primo cittadino che circa 3000 serresi hanno preferito non votare la lista del Pdl. Il che sta ad indicare la volontà della maggioranza dei cittadini serresi di non volere Rosi come sindaco.
Federazione Giovanile Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Giovani Comunisti - Vibo Valentia