Cammini sul ponte che attraversa il Canal Grande di Trieste, osservi i lavori della nuova e controversa passerella, che in barba alla conformità storica ed architettonica del luogo, consentirà alle persone, nel rispetto pieno della frenesia quotidiana, di attraversare più rapidamente il canale .
Certo, si obietterà, quella passerella rientra nell'ottica programmatica del processo di pedonalizzazione dell'intera zona. Quindi, tutto normale.
Già, tutto normale.
E ti chiedi cosa è realmente normale?
Ritorno su una questione che ho denunciato più volte e che continuerò a fare.
Il silenzio silenzioso, quasi omertoso, che a livello informativo e mediatico, ruota intorno alla Calabria, ma anche sulle altre regioni del Sud.
Per fortuna esiste internet.
La rete.
La rete ti permette di sapere cosa accade nella tua terra, ed insieme alle informazioni che ti forniscono parenti ed amici, riesci a capire, chiudendo gli occhi, come si continua a vivere in Calabria.
Dico ciò perché in questo periodo è successo di tutto e di più.
Notizie che dovrebbero conferire una riflessione sociale e collettiva, notizie che dovrebbero sollecitare l'intervento reale di quello Stato che è , appunto, stato.
Lo Stato siamo noi, verrebbe da urlare.
Certo, peccato che non abbiamo strumenti ancora idonei per intervenire, peccato che da soli non si può, peccato che occorrerebbe quello spirito di solidarietà sociale che dovrebbe essere essenziale per aiutare una terra, un popolo, a risollevarsi.
E questo spirito di solidarietà sociale, prima di ogni cosa, deve partire dai media, dall'informazione, dalla stampa.
Ma così non è.
Ed allora mi chiedo è o non è notizia l'ennesima intimidazione che ha subito un giornalista in Calabria? Il caposervizio del Quotidiano della Calabria ,Michele Inserra., ha subito il furto della sua borsa in cui erano custoditi un computer e documenti su un’inchiesta che il giornalista stava e sta ancora conducendo,su 'ndrangheta e compagnia brutta.
E' o non è notizia la condanna a quattro anni di carcere e a cinque anni di interdizione, per corruzione aggravata dalla finalità mafiosa , dell'ex Giudice del Tribunale di Palmi?
E' o non è notizia la protesta degli operai dell'Italcementi di Vibo Marina?
L'Italcementi rischia la chiusura. E' una delle pochissime realtà industriali rimaste vive in Calabria.
La sua chiusura comporterà la disoccupazione per quasi 400 persone, tra indotto e lavoratori diretti.
E' o non è notizia l'ultima operazione della guardia di finanza che ha sequestrato beni per 50 milioni di euro nei confronti di presunti affiliati a cosche della 'ndrangheta coinvolti in un traffico internazionale di droga ?
E tante altre notizie vi sono, notizie che la stampa nazionale censura, notizie che possono essere lette solo nei giornali locali, presenti, per fortuna, anche su internet.
MarcoBarone
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lunedì 10 dicembre 2012
sabato 26 maggio 2012
Risposta alle calunnie di Calabria Ora
Al Direttore di Calabria Ora
Dott. Piero Sansonetti
Con preghiera di pubblicazione
Caro Direttore,
vedo oggi riportata sul giornale da te diretto, addirittura in prima pagina, la notizia (anche se tale non è e spiegherò il perchè) delle dichiarazioni del pentito Lo Giudice Antonino circa un presunto sostegno elettorale a mio favore.
Infatti, queste stesse dichiarazioni calunniose e diffamatorie, che per quanto mi riguarda sono totalmente false e prive di qualsiasi fondamento, sono state già oggetto di pubblicazione sul n. 6 del 28 luglio 2011 del Corriere della Calabria in un articolo a firma Lucio Musolino a cui è seguita una replica del sottoscritto pubblicata sullo stesso settimanale nel n. 7 del 4 agosto 2011.
Peraltro, l’articolo firmato da Consolato Minniti su Calabria Ora del 25.5.2012 risulta particolarmente lacunoso e deficitario relativamente alle dichiarazioni del Lo Giudice che mi riguarderebbero e ciò evidentemente perché si vuole perseguire un intento diffamatorio.
Il giornalista di Calabria Ora in una paginata di articolo, su di me scrive “Lo Giudice ha anche riferito “sull’invito, ricevuto da Canzonieri Donatello, Monorchio Antonio, di votare Tripodi Michelangelo alle elezioni comunali: indicazione che i Lo Giudice non avevano seguito”.
Calabria Ora e il suo giornalista si avventurano in un’operazione spregiudicata e discutibilissima sul piano deontologico e con evidenti finalità mirate a colpire la mia immagine e credibilità, poiché seguendo quanto scrive Minniti “i Lo Giudice non avevano seguito l’indicazione a votare per me” e quindi, per quanto mi riguarda, sono falsi il titolo della prima pagina, il titolo di pag. 7 “Ecco chi aiutammo alle elezioni” e il sottotitolo di pag. 7 “il “nano” fa i nomi dei personaggi per i quali la cosca avrebbe raccolto voti”. Ma quando si deve calunniare tutto fa brodo, tant’è che Minniti omette di riportare per intero le dichiarazioni di Lo Giudice che mi riguardano e che smascherano la chiara macchinazione contro il sottoscritto.
Le dichiarazioni testuali del Lo Giudice estratte dal verbale risultano queste: “….Tripodi Michelangelo, se sbaglio non faccio, questo qui abita dove c’è il bar di Ficara Domenico… sotto il caffè Mauro ex caffè Mauro più avanti sulla destra dovrebbe abitare questo Tripodi Michelangelo…” e ancora “...in quanto Canzonieri, Monorchio Tonino trovandosi per caso sul … dove c’ha il bar mio cognato, Bruno Stilo, si sono fermati e mi hanno detto che stavano, stavano sostenendo a questo Michelangelo Tripodi per portarsi alle elezioni…Mi chiese se era possibile dare un po’ di voti a questo Michelangelo Tripodi”.
Ho avuto già modo di scrivere e in questa sede riconfermo che non solo sono orgoglioso di non conoscere Lo Giudice, ma anche le due persone, del fantomatico dialogo di cui parla Lo Giudice mi risultano totalmente sconosciute. Inoltre, quanto dichiarato dallo stesso Lo Giudice secondo cui avrei la mia abitazione nella zona dell’ex caffè Mauro, vale a dire nel quartiere reggino di Tremulini, risulta davvero incredibile e privo di qualsiasi fondamento.
Fandonia non avrebbe potuto essere più colossale.
In tal senso, a scanso di equivoci o di qualsivoglia ombra devo evidenziare e fare presente che le imbeccate ricevute dal Lo Giudice e di cui lui si fa megafono sono un’enorme, palese ed incontrovertibile bufala.
Infatti, dal lontano 1963, quindi da circa 49 anni, ho sempre avuto la residenza e il domicilio nel quartiere di Sbarre, sia da celibe che da coniugato. Quindi, nella zona opposta della città e a diversi chilometri di distanza. Inoltre, non sono mai stato proprietario, né ho mai affittato alcun immobile nelle adiacenze dell’ex caffè Mauro. Quanto affermo è facilmente verificabile: basta vedere il mio certificato storico di residenza e consultare una visura immobiliare.
Inoltre, solo per evidenziare ancora di più l’inconsistenza delle dichiarazioni del Lo Giudice, aggiungo che non sono stato mai candidato alle elezioni comunali, cosa che lo stesso afferma per come risulta nell’articolo di Minniti, se non nel lontano 1976 nella lista del PCI.
Sfido, pertanto, il calunniatore Antonino Lo Giudice a dimostrare il contrario.
Desta, purtroppo, grandissimo stupore e forte meraviglia che un giornale come Calabria Ora, sia incorso in un simile infortunio e si sia prestato ad amplificare una bufala di queste dimensioni, prodotta col chiaro obiettivo di confondere le acque per creare un polverone.
Infine, voglio ricordare che lo scorso anno a seguito dell’articolo apparso sul Corriere della Calabria non mi sono limitato a inviare al settimanale un’approfondita e documentata replica che sgombrava il campo da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione.
Ho chiesto formalmente ed immediatamente gli atti al Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dott. Giuseppe Pignatone ed ho chiesto ed ottenuto un incontro con lo stesso Procuratore per chiedere conto e spiegazioni di questa vicenda assolutamente incredibile.
Sono stato ricevuto nell’agosto 2011, qualche giorno prima delle ferie estive, dal Dott. Pignatone, insieme all’avv. Lorenzo Fascì, presso la sede della Procura.
In quella sede ho esposto la mia ferma protesta per le vergognose e false dichiarazioni del Lo Giudice, facendo presente che, viste queste circostanze, si stava correndo il rischio concreto di trasformare la vicenda reggina, caratterizzata da una presenza e uno strapotere assoluto ed asfissiante della ‘ndrangheta, in una paradossale situazione di gattopardesca memoria nella quale tutto è mafia e niente è mafia: un grande polverone che rende tutti uguali, senza alcuna distinzione.
Di fronte alle mie rimostranze, supportate da fatti precisi ed incontestabili, il dott. Pignatone ci informava che in vista del medesimo incontro aveva chiesto agli uffici una verifica riguardo le dichiarazioni del Lo Giudice circa la mia persona e che era in grado di potermi formalmente comunicare, a seguito di un’informativa ricevuta da parte del dott. Renato Cortese, Dirigente della Squadra Mobile di Reggio Calabria, che nelle dichiarazioni di Lo Giudice c’era stato un “evidente errore e scambio di persona”, che si trattava di uno “schizzo di fango”e che si scusava anche a nome dei colleghi per questa incresciosa vicenda nella quale ero stato incredibilmente coinvolto senza alcun fondamento, assicurandomi che la vicenda si doveva considerare conclusa.
Ma, evidentemente, nonostante la palese falsità così non è stato e si vuole insistere a rimestare la spazzatura per cercare di sfregiare una limpida storia politica, personale e familiare incentrata costantemente nella lotta alla ‘ndrangheta. In tutti i ruoli di responsabilità politica ed istituzionale ricoperti ho costantemente avversato, con fatti concreti, le organizzazioni mafiose e, con orgoglio, ho sempre, pubblicamente, dichiarato di rifiutare i voti della ‘ndrangheta.
Queste mie scelte e convinzioni personali mi hanno fatto pagare anche pesanti prezzi personali. Un disprezzo e un ripudio assoluto, senza se e senza ma, che la Procura reggina conosce bene.
A Reggio sono chiare, lampanti ed evidenti le commistioni e le infiltrazioni della ’ndrangheta in ben determinati e, spesso, trasversali settori politici ed istituzionali. Sarebbe sufficiente continuare ad indagare a fondo e a 360 gradi su quanto è accaduto nelle elezioni regionali del marzo 2010. Basterebbe poco, infatti, per verificare, in primis nei quartieri e nelle zone ad altissima densità di presenza e penetrazione delle organizzazioni mafiose (vedi Archi), dove, come e in che misura si sono concentrati gli appoggi e i consensi delle famiglie di ‘ndrangheta.
Ovviamente. mi riservo di valutare tutte le iniziative legali a tutela della mia immagine e dignità così gravemente offese e danneggiate da pubblicazioni false e infondate come quella apparsa su Calabria Ora che si inquadrano in un palese disegno diffamatorio che mi vuole colpire.
Una cosa è certa: non mi faccio intimidire. Questa vicenda, tutta da chiarire e decifrare, non mi farà arretrare di un millimetro nel mio impegno nella lotta contro la ‘ndrangheta e le organizzazioni mafiose che infestano minacciosamente il nostro territorio.
Reggio Calabria, 25 maggio 2012
MICHELANGELO TRIPODI
mercoledì 14 marzo 2012
Bulzomì si dimetta
La laurea è un valore. Molti giovani al termine del loro ciclo di studi medio - superiore scelgono di intraprendere un duro percorso formativo ed intellettuale. Da recenti studi pubblicati da ALMALAUREA si evince come alla fine del percorso di studi universitario ed a cinque anni dal conseguimento del titolo accademico, poco più della metà si trovi in un occupazione stabile e attinente al proprio percorso accademico. Una realtà difficile quella italiana, dove i laureati sono molte volte bistrattati e sfruttati tramite finti stage e finti tirocini, senza poi contare l’assurdo bluff delle partite iva, dove giovani professionisti anziché essere assunti e retribuiti come tali, subiscono il ricatto della collaborazione professionale che ovviamente a differenza di un contratto a tempo determinato/indeterminato non ha le stesse tutele a livello contributivo.
Nonostante ciò, sempre ALMALAUREA, fa notare come il livello di abbandono scolastico sia nelle scuole medie superiori e di conseguenza nelle Università sia aumentato, ne consegue cioè un abbassamento del livello culturale e professionale delle giovani generazioni, dato in controtendenza rispetto non solo ai maggiori paesi europei, Francia, Inghilterra, Germania (dove molto si investe nel campo della formazione scolastica e universitaria), ma anche rispetto a tanti paesi emergenti come Brasile, Messico, India e altri. Gli studi universitari in Italia sono in maggiore difficoltà, vuoi per una drastica riduzione dei fondi verso gli studenti, ma anche perchè il costo della vita è aumentato, quindi per le famiglie diventa insostenibile mantenere un figlio all’università, anche perchè, come ribadito precedentemente, il lavoro al termine del percorso accademico è difficile a trovarsi.
Succede però che la nostra regione ”agevoli” la formazione tramite la vendita di esami universitari e delle conseguenti lauree, ottenute senza alcun sacrificio dal punto di vista didattico. Casi di questo tipo si sono riscontrati negli Atenei di Cosenza e di Catanzaro. Proprio a Catanzaro negli ultimi mesi si sono avuti dei progressi nell’indagine in merito a presunti esami universitari comprati, con il bene placito di impiegati delle segreterie. Tramite queste indagini appena conclusesi è stata fatta la richiesta di rinvio a giudizio per 93 persone, tra cui impiegati amministrativi, studenti ecc. Tra questi, nel nostro comune, spicca il nome di Salvatore Bulzomi’, attuale vicesindaco della giunta del comune capoluogo, nonchè assessore al lavoro e politiche sociali.
Noi siamo garantisti, attendiamo cioè l’ultimo grado di giudizio della sentenza, quindi escludendo ogni tipo di colpevolezza a priori, non essendo noi giudici o altro. Sebbene nel nostro paese Italia, vi sia l’abitudine di molti politici di non considerare l’etica nei confronti della quale devono portare rispetto essendo delle istituzioni, quindi continuando imperterriti come nulla fosse a continuare i propri mandati elettorali, portando sulle spalle avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e in diversi casi condanne, oppure sperando in una prescrizione, ( Berlusconi, Dell’Utri, Scopelliti, Loiero, Chiaravalloti, Mastella, Tedesco e tanti altri a destra ed a sinistra); mentre in altri paesi europei come Germania o Inghilterra per esempio, vi è un maggiore rispetto per le cariche ricoperte, ma soprattutto per gli elettori che vogliono e devono essere amministrati da persone trasparenti e senza zone grigie. Uomini e donne limpidi e trasparenti, slegati da episodi che li vedono coinvolti in processi o supposizioni processuali, potendo cosi svolgere la propria vita amministrativa in modo sereno e, soprattutto, non cadendo in facili ricatti. Per tutti i motivi elencati chiediamo che l’assessore Bulzomì rimetta la delega nelle mani del sindaco D’Agostino, al quale chiediamo, essendo un uomo di legge, con un sussulto di orgoglio, qualora questo non accada, di ritirare lui stesso la delega, perseguendo quei principi di legalità e trasparenza da lui osannati in campagna elettorale e magari scegliendo meglio i propri assessori.
Siamo stanchi di sentire che i politici di destra gridino al complotto ed all’assalto delle toghe rosse in ogni attività svolta dalla magistratura. E’ ancor più grave che fatti di questo genere si verifichino in un territorio come il nostro, con un alto indice di laureati disoccupati che dopo anni di sacrifici devono subire l’ulteriore beffa di essere amministrati da persone che cercano scorciatoie, da quanto risulta nelle indagini, nel proprio percorso accademico; mentre molti nostri giovani intelletti emigrano piuttosto che scendere ad ogni tipo di compromesso. Anche questo è un esempio.
Che Bulzomì si dimetta, dimostri di essere estraneo ai fatti, cosi da poter ritornare a svolgere attività politica in piena serenità e trasparenza.
Nonostante ciò, sempre ALMALAUREA, fa notare come il livello di abbandono scolastico sia nelle scuole medie superiori e di conseguenza nelle Università sia aumentato, ne consegue cioè un abbassamento del livello culturale e professionale delle giovani generazioni, dato in controtendenza rispetto non solo ai maggiori paesi europei, Francia, Inghilterra, Germania (dove molto si investe nel campo della formazione scolastica e universitaria), ma anche rispetto a tanti paesi emergenti come Brasile, Messico, India e altri. Gli studi universitari in Italia sono in maggiore difficoltà, vuoi per una drastica riduzione dei fondi verso gli studenti, ma anche perchè il costo della vita è aumentato, quindi per le famiglie diventa insostenibile mantenere un figlio all’università, anche perchè, come ribadito precedentemente, il lavoro al termine del percorso accademico è difficile a trovarsi.
Succede però che la nostra regione ”agevoli” la formazione tramite la vendita di esami universitari e delle conseguenti lauree, ottenute senza alcun sacrificio dal punto di vista didattico. Casi di questo tipo si sono riscontrati negli Atenei di Cosenza e di Catanzaro. Proprio a Catanzaro negli ultimi mesi si sono avuti dei progressi nell’indagine in merito a presunti esami universitari comprati, con il bene placito di impiegati delle segreterie. Tramite queste indagini appena conclusesi è stata fatta la richiesta di rinvio a giudizio per 93 persone, tra cui impiegati amministrativi, studenti ecc. Tra questi, nel nostro comune, spicca il nome di Salvatore Bulzomi’, attuale vicesindaco della giunta del comune capoluogo, nonchè assessore al lavoro e politiche sociali.
Noi siamo garantisti, attendiamo cioè l’ultimo grado di giudizio della sentenza, quindi escludendo ogni tipo di colpevolezza a priori, non essendo noi giudici o altro. Sebbene nel nostro paese Italia, vi sia l’abitudine di molti politici di non considerare l’etica nei confronti della quale devono portare rispetto essendo delle istituzioni, quindi continuando imperterriti come nulla fosse a continuare i propri mandati elettorali, portando sulle spalle avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e in diversi casi condanne, oppure sperando in una prescrizione, ( Berlusconi, Dell’Utri, Scopelliti, Loiero, Chiaravalloti, Mastella, Tedesco e tanti altri a destra ed a sinistra); mentre in altri paesi europei come Germania o Inghilterra per esempio, vi è un maggiore rispetto per le cariche ricoperte, ma soprattutto per gli elettori che vogliono e devono essere amministrati da persone trasparenti e senza zone grigie. Uomini e donne limpidi e trasparenti, slegati da episodi che li vedono coinvolti in processi o supposizioni processuali, potendo cosi svolgere la propria vita amministrativa in modo sereno e, soprattutto, non cadendo in facili ricatti. Per tutti i motivi elencati chiediamo che l’assessore Bulzomì rimetta la delega nelle mani del sindaco D’Agostino, al quale chiediamo, essendo un uomo di legge, con un sussulto di orgoglio, qualora questo non accada, di ritirare lui stesso la delega, perseguendo quei principi di legalità e trasparenza da lui osannati in campagna elettorale e magari scegliendo meglio i propri assessori.
Siamo stanchi di sentire che i politici di destra gridino al complotto ed all’assalto delle toghe rosse in ogni attività svolta dalla magistratura. E’ ancor più grave che fatti di questo genere si verifichino in un territorio come il nostro, con un alto indice di laureati disoccupati che dopo anni di sacrifici devono subire l’ulteriore beffa di essere amministrati da persone che cercano scorciatoie, da quanto risulta nelle indagini, nel proprio percorso accademico; mentre molti nostri giovani intelletti emigrano piuttosto che scendere ad ogni tipo di compromesso. Anche questo è un esempio.
Che Bulzomì si dimetta, dimostri di essere estraneo ai fatti, cosi da poter ritornare a svolgere attività politica in piena serenità e trasparenza.
giovedì 23 febbraio 2012
Pecora è residente nella casa del boss
venerdì 11 novembre 2011
Decreto GIP Cosenza su querela SEI
Sono lieto di comunicare che dopo oltre tre anni di contenzioso giudiziario la giustizia ha fatto il suo corso ed ha espresso il suo insindacabile giudizio.
La SEI, società che vuole imporre la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche, ha perso la causa che aveva intentato contro il sottoscritto presso il Tribunale di Cosenza.
Infatti, il GIP del Tribunale di Cosenza ha emesso il decreto con il quale viene definitivamente archiviata la querela per calunnia e diffamazione a mezzo stampa che la SEI ha aveva presentato nei miei confronti.
Il GIP dott. Livio Cristofano, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero dott.ssa Donatella Donato, ha, quindi, stabilito che da parte mia non vi fu né calunnia né diffamazione nei confronti della SEI.
A tal proposito voglio ricordare che la SEI aveva ritenuto di presentare atto di denuncia-querela contro di me perché considerava calunniose e diffamatorie alcune mie affermazioni contenute in un comunicato stampa del 23 settembre 2008 con il quale salutavo con soddisfazione la richiesta della SEI di sospensione della procedura attivata per il rilascio della valutazione d’impatto ambientale.
In particolare la SEI, nella sua denuncia-querela, aveva ritenuto calunniose e diffamatorie le seguenti frasi: “…la sciagurata idea che era stata messa in piedi dalla multinazionale svizzera SEI è stata sonoramente battuta...”, ancora “Le lobby degli affaristi e dei grandi gruppi finanziari che, con l’accordo e la convivenza di forze malavitose, pensavano di potere continuare, nella logica della rapina e del saccheggio, a derubare e deturpare il territorio a danno e discapito dei cittadini e della salute sono state fermate e sonoramente sconfitte.”, e “Del resto, oltre al gravissimo impatto ambientale (…) Adesso che questo strano, fosco e turbe disegno è stato bloccato (…)”.
Ebbene , la decisione conclusiva di archiviazione da parte del GIP, sgombra definitivamente il campo e stabilisce che quelle frasi non contenevano né calunnia né diffamazione, ma erano espressione di una libera manifestazione di pensiero sotto forma di severa critica e di denuncia politica.
Non so se dopo questa sconfitta la SEI sarà indotta a ripensare le proprie strategie aziendali e a riconsiderare il progetto riguardante l’area ex Liquichimica di Saline Joniche. Una cosa, però, è certa: non saranno più tollerati comportamenti e atteggiamenti di tipo neocoloniale lesivi della dignità e dell’autonomia del popolo e del territorio.
Infine, mi corre l’obbligo di ringraziare pubblicamente il prof. avv. Nunzio Raimondi che, insieme ai suoi collaboratori, ha brillantemente esercitato la mia difesa ottenendo un risultato eclatante che, con la chiara sconfitta della SEI e dei suoi interessi, rappresenta il ristabilimento della verità e rafforza la lotta di tutti quelli che si battono con tenacia e determinazione contro un impianto altamente devastante e inquinante.
Tre anni fa di fronte all’azione giudiziaria della SEI non mi sono fatto intimidire e non ho ceduto di un passo. Ciò mi consente con più forza di ieri di poter ribadire anche oggi, con uguale e rinnovato vigore, il mio netto e chiaro NO alla centrale a carbone di Saline Joniche.
Reggio Calabria, 7.11.2011
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
sabato 18 giugno 2011
ANALISI DEL VOTO SUL REFERENDUM DELLA FGCI E DEI GC DI VIBO
Dalle consultazione referendarie di domenica e lunedì è emerso un dato chiaro ed inequivocabile: gli italiani hanno respinto che forza e determinazione ogni tentativo del governo di privatizzare l’acqua, di procedere alla costruzione di nuove centrali nucleari e, infine, di consentire al premier ed ai suoi ministri di sottrarsi al giudizio dei magistrati italiani. Inoltre, pensiamo sia necessario soffermarsi sul dato politico di questa consultazione: il popolo ha deciso di bocciare in massa quattro provvedimenti adottati dal governo Berlusconi che, dopo la sonora sconfitta delle comunali, dovrebbe prendere atto della situazione che si è venuta a creare e dimettersi. Tutto il Pdl, infatti, più che lasciare libertà di scelta sul voto referendario (come ribadito da Berlusconi), ha invitato il propri elettori a disertare le urne, sperando sino all’ultimo di non raggiungere il quorum. Forse Berlusconi, però, non riesce a rendersi conto che gli italiani non sono dei burattini da utilizzare a proprio piacimento. Il plebiscito ottenuto al referendum, inoltre, pensiamo sia merito di tutti i comitati promotori che, in queste settimane, si sono spesi per organizzare iniziative, banchetti e tutto ciò affinché i cittadini si rendessero conto della portata e dell’importanza di votare SI. Su questo, però, vorremmo ricordare il prezioso contributo offerto dalla Federazione della Sinistra che, con le molteplici iniziative organizzate in questi mesi, ha contribuito al raggiungimento del quorum. Anche sul voto di Serra, però vorremmo conoscere le intenzioni del sindaco Rosi. Mesi addietro avevamo invitato l’ex primo cittadino, Raffaele Lo Iacono, a riconoscere nello statuto comunale il diritto all’ acqua quale bene pubblico, accessibile a tutti e privo di rilevanza economica. All’ epoca, però, Lo Iacono ci rispose che “non è facile modificare lo statuto”. Questo inviato lo rivolgiamo anche all’ attuale sindaco del Pdl, Bruno Rosi, in modo tale da chiudere definitivamente ogni rapporto con la Sorical che, per anni e anni, ha sperperato sulla pelle dei cittadini, affinché la gestione dell’ acqua ritorni nelle mani del Comune.
Federazione Giovanile Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Giovani Comunisti - Vibo Valentia
Federazione Giovanile Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Giovani Comunisti - Vibo Valentia
giovedì 17 febbraio 2011
Raccolta firme a Serra San Bruno
Domenica prossima, dalle ore 10.30 alle 13, i Giovani Comunisti, la Federazione Giovanile dei Comunisti italiani, i Giovani Democratici e "Sinistra e libertà" raccoglieranno le firme a sostegno della petizione sulle dimissioni di Berlusconi. Siamo convinti, infatti, che il centrodestra sia stato totalmente assente di fronte alle esigenze ed ai bisogni di lavoratori, pensionati, studenti, oggi senza un futuro certo. Molti lavoratori non arrivano alla fine del mese. Gli studenti, grazie soprattutto alla riforma Gelmini che, di fatto, taglia i finanziamenti alle università italiane, saranno costretti a lasciare in nostro Paese per trovare lavoro altrove. Si tagliano i fondi alla ricerca. Insomma: povertà, disoccupazione e precarietà fanno arretrare l’ Italia. Ma non è tutto: il governo Berlusconi, infatti, piuttosto che sostenere le ragioni dei lavoratori fa il tifo per Marchionne; gli enti locali non sono più in grado di fornire servizi essenziali; l’attacco alle istituzioni ( vedi magistrati e Corte Costituzionale) è diventata un’ abitudine per il centrodestra nazionale e per tutte quelle forze politiche attualmente vicine al presidente del consiglio. Ecco, per queste regioni siamo convinti che Berlusconi si debba dimettere. Bisogna creare una forza di centrosinistra che sia in grado di dare delle risposte certe ai ceti più deboli della nostra società, sempre più martoriata da una crisi economica che avvantaggia i banchieri, i grandi imprenditori e le famiglie con un reddito alto. Diciamo no a Berlusconi. Riconsegniamo la parola agli elettori e, soprattutto, mandiamo a casa una destra fascista, xenofoba, tenuta sotto scacco dalla Lega che, con le sue politiche, vuole penalizzare il meridione. L’ appuntamento, dunque, è per domenica 20 febbraio, alle ore 10.30 nella piazza antistante la chiesa di Maria SS. Dei Sette Dolori a Serra San Bruno.
Alessandro De Padova, coordinatore provinciale Giovani Comunisti Vibo Valentia
Francesco Colelli, coordinatore provinciale Fgci Vibo Valentia
Luigi Tassone, direzione regionale dei Giovani Democratici
Bruno Contabile, Sinistra e libertà
Tutti i processi di Berlusconi
Il nostro volantino con tutti i processi di Mr B.
L'abbiamo distribuito, lo continuiamo a distribuire e lo distribuiremo perchè per scegliere bisogna sapere.
Rubygate, dimissioni e altre questioni
Questo governo che, già da tempo non rappresenta più il paese ma solo una corrotta e degradata classe dirigente, ha ormai raggiunto la sua fine. Silvio Berlusconi, imputato (e non più indagato) per il cosiddetto “Rubygate” non è più in grado di fare il premier e secondo noi non lo è mai stato.
Un premier dovrebbe garantire l’equità e la giustizia, l’onestà e il diritto costituzionale, ma come potrebbe mai farlo Berlusconi? Così (NOI) abbiamo ben pensato, visti tutti i processi che si ritrova, di mettere su un volantino, un lungo volantino, tutti i suoi procedimenti e l’abbiamo distribuito per ricordarli a tutti. Abbiamo pensato di cercare di sconfiggere anche in questo modo l’oscurantismo mediatico che nasconde i suoi processi ed i suoi capi di imputazione, facendo notare anche il fatto che contrariamente a quando lui ed i suoi sostenitori dicono, i suoi processi e le sue condanne di colpevolezza (una su tutte quella sulla falsa testimonianza della P2) risalgono a molto prima della sua discesa in politica. Pene e condanne appunto da lui scansate abilmente con amnistie, prescrizioni e leggi ad-personam.
Per questo domenica mattina siamo scesi in piazza Martiri D’Ungheria (piazza municipio, ndr) al fianco dei giovani dell'IdV e di alcuni esponenti del PD quali il segretario/commissario De Luca, il capogruppo del PD al comune Michele Soriano e la breve apparizione della coordinatrice dei giovani del PD Tania Ruffa.
Deludente lo scarso impegno dei giovani del PD e della nuova componente provinciale di SEL. Interessante notare come ad ogni manifestazione ed iniziativa organizzata in piazza riecheggi sempre più nell'aria il fantasma del vecchio PCI, ricordato dai non più giovani come il partito della speranza italiana ormai perduta e dai giovani come la meta e l'obbiettivo da raggiungere, per arrivare ad una risoluzione dei problemi italiani ed ad una ricostruzione di un'opposizione seria. La nostra priorità è quella di mandare a casa Berlusconi, ma soprattutto di sconfiggere il berlusconismo che è la vera causa di questa situazione. Berlusconi va sconfitto con una politica alternativa e con una vera unità della sinistra.
Non ha senso creare divisioni all'interno dell'opposizione stessa avvalendosi delle presunte percentuali di preferenza che i vari partiti detengono. Diciamo "presunte" proprio perchè noi crediamo nel consenso cittadino, che si dimostra non solo con il voto ma anche con la partecipazione attiva alle manifestazioni ed alle iniziative di piazza, tra la gente, che oggi più che mai sono essenziali nella lotta contro questo governo dittatoriale, che si rifiuta di accettare quell'etica politica che gli suggerisce da tempo ormai le dimissioni.
Scendere in piazza significa proporre un alternativa alla gente e soprattutto dargli una speranza. Qualcuno sostiene che bisogna “adeguarsi alla realtà”, cercando di sconfiggere Berlusconi con le sue stesse armi che sono quelle del “berlusconismo” e della sua era, magari appoggiandosi a partiti come l’UDC o FLI, che mal digeriscono le piazze e il popolo, il futuro è al centro dicono.
Noi invece siamo fermamente convinti che non bisogna mai adeguarsi alla realtà, ma che bisogna “costruire la realtà”, lavorare per il futuro, tutti insieme e tutti a sinistra. Guai a chi abbandona quelle idee di rivoluzione socialista a favore della più semplice scelta opportunista che “va di moda”.
Il futuro dell’Italia e della sua gente è una cosa che va affrontata seriamente, i problemi che l’affliggono vanno affrontati e risolti adesso, senza rimandare oltre, le cure “palliative” per uno stato ormai allo stadio terminale non servono a nessuno. E arrivata l’ora di riprenderci la nostra Italia, è giunto il momento di costruire il futuro!
Per questo domenica mattina siamo scesi in piazza Martiri D’Ungheria (piazza municipio, ndr) al fianco dei giovani dell'IdV e di alcuni esponenti del PD quali il segretario/commissario De Luca, il capogruppo del PD al comune Michele Soriano e la breve apparizione della coordinatrice dei giovani del PD Tania Ruffa.
Deludente lo scarso impegno dei giovani del PD e della nuova componente provinciale di SEL. Interessante notare come ad ogni manifestazione ed iniziativa organizzata in piazza riecheggi sempre più nell'aria il fantasma del vecchio PCI, ricordato dai non più giovani come il partito della speranza italiana ormai perduta e dai giovani come la meta e l'obbiettivo da raggiungere, per arrivare ad una risoluzione dei problemi italiani ed ad una ricostruzione di un'opposizione seria. La nostra priorità è quella di mandare a casa Berlusconi, ma soprattutto di sconfiggere il berlusconismo che è la vera causa di questa situazione. Berlusconi va sconfitto con una politica alternativa e con una vera unità della sinistra.
Non ha senso creare divisioni all'interno dell'opposizione stessa avvalendosi delle presunte percentuali di preferenza che i vari partiti detengono. Diciamo "presunte" proprio perchè noi crediamo nel consenso cittadino, che si dimostra non solo con il voto ma anche con la partecipazione attiva alle manifestazioni ed alle iniziative di piazza, tra la gente, che oggi più che mai sono essenziali nella lotta contro questo governo dittatoriale, che si rifiuta di accettare quell'etica politica che gli suggerisce da tempo ormai le dimissioni.
Scendere in piazza significa proporre un alternativa alla gente e soprattutto dargli una speranza. Qualcuno sostiene che bisogna “adeguarsi alla realtà”, cercando di sconfiggere Berlusconi con le sue stesse armi che sono quelle del “berlusconismo” e della sua era, magari appoggiandosi a partiti come l’UDC o FLI, che mal digeriscono le piazze e il popolo, il futuro è al centro dicono.
Noi invece siamo fermamente convinti che non bisogna mai adeguarsi alla realtà, ma che bisogna “costruire la realtà”, lavorare per il futuro, tutti insieme e tutti a sinistra. Guai a chi abbandona quelle idee di rivoluzione socialista a favore della più semplice scelta opportunista che “va di moda”.
Il futuro dell’Italia e della sua gente è una cosa che va affrontata seriamente, i problemi che l’affliggono vanno affrontati e risolti adesso, senza rimandare oltre, le cure “palliative” per uno stato ormai allo stadio terminale non servono a nessuno. E arrivata l’ora di riprenderci la nostra Italia, è giunto il momento di costruire il futuro!
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Federazione Giovanile Comunisti Italiani - Vibo Valentia
sabato 22 gennaio 2011
Calabria: Fgci contro la 'ndrangheta dalla parte dei Kalafro
Per caso , girando su Facebook in questi giorni , ho trovato molti link che conducevano ad un video musicale intitolato “Kalafro – Resistenza sonora”. Incuriosito dal titolo strettamente conforme ai miei ideali è nata in me la grande curiosità di ascoltare questo pezzo. Oltre ad un accativante e splendido ritmo reggae e nella vibrazione folk che li caratterizza come una realtà fortemente legata alla terra di origine {da quanto dice la loro biografia},quello che mi ha maggiormente colpito è il testo. Cantato con passione e con l’esplicito linguaggio tipico del rap , trova il suo inizio con il termine profondamente significativo “Sogno”.
E’ infatti un grido di speranza di una rivolta popolare contro chi ogni giorno rovina questa terra bellissima costringendola alla povertà e ad abbassare la testa. Non a caso infatti nel testo si legge :” Non abbassare la tua testa, tu non farlo mai!Non devi dargliela per vinta, no, non farlo mai!Se senti vento di rivolta te ne accorgerai,ora e sempre: Resistenza!”.
Non mancano inoltre i riferimenti alla politica nazionale e al premier Berlusconi [Mentre il Presidente mente al PM di Milano ad Arcore è nascosto il vero Provenzano ; {cit. }] che , più di tutti , in questi anni ha dimostrato di non voler combattere realmente le ‘ndrine concentrandosi invece su leggi ad personam ( oltre che ad aziendam,ndr) e all’anti-meridionalista Federalismo fiscale. Bel modo di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia dividendola dal punto di vista economico.
Tornando ai Kalafro. Soddisfatto dal loro pezzo e dal video che narra la storia di un commerciante che si rifiuta di pagare il pizzo e di tenere alta la testa a costo della sua stessa vita, ho voluto saperne di più. Andando sul loro sito ( kalafro.it,ndr ) ho scoperto che sono un collettivo musicale attivo sin dai primi anni duemila a Reggio Calabria. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stato scoprire che il loro ultimo cd , nel quale è contenuto il pezzo di cui sopra, è stato prodotto interamente coi soldi confiscati alle cosche mafiose, grazie anche alla collaborazione del Museo dell’ndrangheta.
L’unica cosa sulla quale posso non trovarmi d’accordo con il collettivo è la loro convinzione ( stando alla biografia online) che per combattere il fenomeno mafioso non servano fiaccolate e arresti bensì un’insurrezione popolare armata. Io penso invece che se veramente vogliamo cambiare le cose e liberare la nostra amata e bellissima terra, dobbiamo portare avanti una rivolta culturale (alla quale il collettivo partecipa anche con i cd dedicati ai Briganti) e pretendere una riforma del codice penale, della quale sente il bisogno anche Nicola Gratteri ( Procuratore Aggiunto della DDA reggina, da 21 anni sotto scorta) che ne ha parlato più volte nel corso delle interviste a lui dedicate.
Questa riforma serve a rendere sconveniente e maggiormente punibile il fenomeno mafioso, e deve partire dalla politica che deve , una volta per tutte, impegnarsi a combattere l’ndrine che oltre a martoriare il sud , stanno prendendo il controllo del nord investendo capitali nelle grosse aziende e puntano all’Expo 2015 di Milano.
“Meridionalizzando” una frase celebre di Saviano, dobbiamo dimostrare di essere la calabria di Gratteri, di Pignatone , del procuratore generale Di Landro e di non essere più la terra dei De Stefano, dei Piromalli e dei Pelle. Dobbiamo denunciare il fenomeno mafioso e combatterlo sempre , non solo quando esso agisce mettendo a ferro e fuoco la città, con armi che sono e saranno sempre più potenti di qualsivoglia fucile , ovvero con la cultura,con l’onestà e con la legalità. Rimanendo a testa alta al fianco di chi , come i Kalafro, non vuole più vedere le nostre strade macchiate di sangue.
Spetta a noi politici inoltre, far capire alla gente la gravità di eventi come quelli che ,secondo intercettazioni, vedono il governatore Scopelliti cenare con ‘ndranghetisti, anche se non costituiscono estremi per procedere per via legali. Ci spetta portare avanti la questione morale anche contro la mafia.
Spetta ai cittadini invece, gridare ogni qualvolta si parli di mafie :”Ora e sempre Resistenza!”
“...se ogni giorno chi ha paura muore con il suo destino,io morirò una volta sola come Borsellino..”
Francesco Masè
Coordinamento Nazionale FGCI
E’ infatti un grido di speranza di una rivolta popolare contro chi ogni giorno rovina questa terra bellissima costringendola alla povertà e ad abbassare la testa. Non a caso infatti nel testo si legge :” Non abbassare la tua testa, tu non farlo mai!Non devi dargliela per vinta, no, non farlo mai!Se senti vento di rivolta te ne accorgerai,ora e sempre: Resistenza!”.
Non mancano inoltre i riferimenti alla politica nazionale e al premier Berlusconi [Mentre il Presidente mente al PM di Milano ad Arcore è nascosto il vero Provenzano ; {cit. }] che , più di tutti , in questi anni ha dimostrato di non voler combattere realmente le ‘ndrine concentrandosi invece su leggi ad personam ( oltre che ad aziendam,ndr) e all’anti-meridionalista Federalismo fiscale. Bel modo di festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia dividendola dal punto di vista economico.
Tornando ai Kalafro. Soddisfatto dal loro pezzo e dal video che narra la storia di un commerciante che si rifiuta di pagare il pizzo e di tenere alta la testa a costo della sua stessa vita, ho voluto saperne di più. Andando sul loro sito ( kalafro.it,ndr ) ho scoperto che sono un collettivo musicale attivo sin dai primi anni duemila a Reggio Calabria. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stato scoprire che il loro ultimo cd , nel quale è contenuto il pezzo di cui sopra, è stato prodotto interamente coi soldi confiscati alle cosche mafiose, grazie anche alla collaborazione del Museo dell’ndrangheta.
L’unica cosa sulla quale posso non trovarmi d’accordo con il collettivo è la loro convinzione ( stando alla biografia online) che per combattere il fenomeno mafioso non servano fiaccolate e arresti bensì un’insurrezione popolare armata. Io penso invece che se veramente vogliamo cambiare le cose e liberare la nostra amata e bellissima terra, dobbiamo portare avanti una rivolta culturale (alla quale il collettivo partecipa anche con i cd dedicati ai Briganti) e pretendere una riforma del codice penale, della quale sente il bisogno anche Nicola Gratteri ( Procuratore Aggiunto della DDA reggina, da 21 anni sotto scorta) che ne ha parlato più volte nel corso delle interviste a lui dedicate.
Questa riforma serve a rendere sconveniente e maggiormente punibile il fenomeno mafioso, e deve partire dalla politica che deve , una volta per tutte, impegnarsi a combattere l’ndrine che oltre a martoriare il sud , stanno prendendo il controllo del nord investendo capitali nelle grosse aziende e puntano all’Expo 2015 di Milano.
“Meridionalizzando” una frase celebre di Saviano, dobbiamo dimostrare di essere la calabria di Gratteri, di Pignatone , del procuratore generale Di Landro e di non essere più la terra dei De Stefano, dei Piromalli e dei Pelle. Dobbiamo denunciare il fenomeno mafioso e combatterlo sempre , non solo quando esso agisce mettendo a ferro e fuoco la città, con armi che sono e saranno sempre più potenti di qualsivoglia fucile , ovvero con la cultura,con l’onestà e con la legalità. Rimanendo a testa alta al fianco di chi , come i Kalafro, non vuole più vedere le nostre strade macchiate di sangue.
Spetta a noi politici inoltre, far capire alla gente la gravità di eventi come quelli che ,secondo intercettazioni, vedono il governatore Scopelliti cenare con ‘ndranghetisti, anche se non costituiscono estremi per procedere per via legali. Ci spetta portare avanti la questione morale anche contro la mafia.
Spetta ai cittadini invece, gridare ogni qualvolta si parli di mafie :”Ora e sempre Resistenza!”
“...se ogni giorno chi ha paura muore con il suo destino,io morirò una volta sola come Borsellino..”
Francesco Masè
Coordinamento Nazionale FGCI
venerdì 21 gennaio 2011
Le oltre 380 pagine di intercettazioni sul caso Rubygate.
scaricate l'intero file in versione pdf.
potrete leggere le grandi porcate dell'harem Berlusconi
ecco il link: il file RubyGate su megaupload
potrete leggere le grandi porcate dell'harem Berlusconi
ecco il link: il file RubyGate su megaupload
martedì 25 maggio 2010
INTERCETTAZIONI - DILIBERTO: "ITALIA NON MERITA SIMILE VERGOGNA"
"L'Italia non ha bisogno di una simile legge. Nessun emendamento, perciò, potrà mai migliorare una vergogna legislativa come quella che il governo vuole imporre alla democrazia del nostro Paese.
Le voci che si rincorrono sulla possibile fiducia al Senato sul Ddl dimostrano tutta l'arroganza e la prepotenza del governo, che pur di tappare la bocca a magistrati e giornalisti è pronto a passare sul cadavere della civiltà". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI - Federazione della sinistra.
Le voci che si rincorrono sulla possibile fiducia al Senato sul Ddl dimostrano tutta l'arroganza e la prepotenza del governo, che pur di tappare la bocca a magistrati e giornalisti è pronto a passare sul cadavere della civiltà". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI - Federazione della sinistra.
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martedì 29 dicembre 2009
Riforme - Licandro: "Basta ai paggi di corte: leggi sono salvacondotti monarchici"
"Il Pdl non cambi le carte in tavola e la finisca con il prendere per i fondelli gli italiani. Il processo breve, il lodo Alfano e il legittimo impedimento sono veri e propri salvacondotti monarchici, perchè servono al premier come il pane. Cicchitto, Capezzone, Gasparri e compagnia cantando la smettano di fare i paggi di corte e abbiano l'onestà di dirlo chiaramente.
Invitiamo l'opposizione tutta, parlamentare e non, a mobilitarsi per denunciare all'opinione pubblica l'uso privato della giustizia e della politica che la maggioranza sta compiendo". E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra.
giovedì 7 maggio 2009
LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA - SVOLGIMENTO DI ALTRA ATTIVITÀ, LAVORATIVA ED EXTRALAVORATIVA, DA PARTE DEL LAVORATORE, DURANTE LO STATO DI MALATTIA

LAVORO SUBORDINATO - LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA - SVOLGIMENTO DI ALTRA ATTIVITÀ, LAVORATIVA ED EXTRALAVORATIVA, DA PARTE DEL LAVORATORE, DURANTE LO STATO DI MALATTIA
L'espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore, durante lo stato di malattia, è idonea a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell'adempimento dell'obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro: guidare una moto di grossa cilindrata, recarsi in spiaggia e prestare una seconda attività lavorativa sono stati ritenuti, dalla S.C., indici, di per sé, di scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltrechè dimostrativi dell’inidoneità dello stato di malattia ad impedire comunque l'espletamento di un’attività ludica o lavorativa. Sentenza n. 9474 del 21 aprile 2009
Fotografie,sequestro,privacy,internet,privata dimora
" illecito, l'attività di chi mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva e sonora si procura notizie o immagini attinenti la vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'art. 614 c.p., cioè nell'abitazione altrui o in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essa.
Tale norma, pertanto, punisce l'intrusione nel domicilio o appartenenze, contro la volontà di chi ha lo jus excludendi, in conseguenza dei nuovi mezzi che la tecnica ha approntato (Cass. sez. 5^, 5 dicembre 2005, n. 10444)."http://www.consulenza-legale.info/index.php?option=com_content&task=view&id=1142&Itemid=43
Tale norma, pertanto, punisce l'intrusione nel domicilio o appartenenze, contro la volontà di chi ha lo jus excludendi, in conseguenza dei nuovi mezzi che la tecnica ha approntato (Cass. sez. 5^, 5 dicembre 2005, n. 10444)."http://www.consulenza-legale.info/index.php?option=com_content&task=view&id=1142&Itemid=43
In azienda ai lavoratori autonomi spettano le stesse garanzie dei dipendenti su informazione, protezioni, controlli e direttive dei superiori.

Stretta sulla sicurezza del lavoro. In azienda ai lavoratori autonomi spettano le stesse garanzie dei dipendenti su informazione, protezioni, controlli e direttive dei superiori.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 18998 di ieri, ha respinto il ricorso di un’impresa e del suo direttore delegato alla sicurezza condannato per omicidio colposo dopo la morte di un lavoratore autonomo che spesso, per arrotondare, si fermava a fare qualche extra.cassazionenet
mercoledì 7 gennaio 2009
La lotta paga
Nel pomeriggio del 23 dicembre è stato revocato il provvedimento con cui il PM lo scorso 9 dicembre aveva decretato il sequestro dell’intera area in concessione alla Coop. Cantieri Navali Megaride, consentendo la riapertura del cantiere.
Il GIP, rendendosi conto dell’assurdità delle accuse mosse a Megaride (a detta del PM non vi sarebbe stato un corretto stoccaggio di alcune tonnellate di lamiere provenienti dalla recente demolizione di navi), non ha potuto non prendere atto della tendenziosità delle suddette accuse, anche a fronte dell’ingente documentazione testimoniale e fotografica presentata dalla difesa.
Ancora una volta la lotta dei lavoratori ha pagato: i lavoratori della Cooperativa Megaride con la loro denuncia hanno messo a nudo questo ennesimo tentativo di boicottaggio da parte dei poteri forti nei confronti di chi si autorganizza e produce fuori dalle logiche del profitto.
La sentenza del GIP è significativa in quanto rende ancora più palese la faziosità e l’arroganza di alcune autorità del porto di Napoli, da sempre serve degli interessi di quegli speculatori e affaristi che anche nel Porto hanno interesse a monopolizzare l’intera attività produttiva.
Anche su questa vicenda la sinistra “istituzionale” che governa (non si sa ancora per quanto) città, provincia e regione, si è tenuta alla larga dal denunciare le malefatte dei poteri forti, con cui evidentemente essa è collusa: ciò conferma ancora una volta come i lavoratori e i proletari per far valere i propri diritti debbano “fare in proprio”.
Napoli, 23-12-2008
Il GIP, rendendosi conto dell’assurdità delle accuse mosse a Megaride (a detta del PM non vi sarebbe stato un corretto stoccaggio di alcune tonnellate di lamiere provenienti dalla recente demolizione di navi), non ha potuto non prendere atto della tendenziosità delle suddette accuse, anche a fronte dell’ingente documentazione testimoniale e fotografica presentata dalla difesa.
Ancora una volta la lotta dei lavoratori ha pagato: i lavoratori della Cooperativa Megaride con la loro denuncia hanno messo a nudo questo ennesimo tentativo di boicottaggio da parte dei poteri forti nei confronti di chi si autorganizza e produce fuori dalle logiche del profitto.
La sentenza del GIP è significativa in quanto rende ancora più palese la faziosità e l’arroganza di alcune autorità del porto di Napoli, da sempre serve degli interessi di quegli speculatori e affaristi che anche nel Porto hanno interesse a monopolizzare l’intera attività produttiva.
Anche su questa vicenda la sinistra “istituzionale” che governa (non si sa ancora per quanto) città, provincia e regione, si è tenuta alla larga dal denunciare le malefatte dei poteri forti, con cui evidentemente essa è collusa: ciò conferma ancora una volta come i lavoratori e i proletari per far valere i propri diritti debbano “fare in proprio”.
Napoli, 23-12-2008
mercoledì 10 dicembre 2008
Fiat-SATA licenzia gli operai militanti: situazione sempre più insostenbile
Mi chiamo Donatantonio Auria e sono un operaio della SATA licenziato da circa un anno. Con grande tempismo l’azienda mi ha buttato fuori appena ha saputo del mio coinvolgimento in un’inchiesta su terrorismo e sovversione. A niente è servito che il giudice di quell’indagine escludesse quasi subito sia me che gli altri operai SATA coinvolti, perché eravamo completamente estranei ai fatti indagati. La SATA ha continuato a tenermi fuori dallo stabilimento, già dimostrando con questo atteggiamento che la vera ragione del mio licenziamento non era l’inchiesta, ma il fatto che io fossi un operaio attivo nella difesa dei diritti degli operai.
Da quel momento ho fatto tutti i passaggi legali che si fanno per ritornare al proprio posto di lavoro in questi casi. Il mio sindacato, la FLMUniti-CUB, ha accusato la SATA di comportamento antisindacale, ma la magistratura ha rigettato il ricorso, perché l’FLMUniti non sarebbe un sindacato “nazionale”. Ho allora fatto ricorso al “700” per la riammissione d’urgenza al lavoro per i gravi impedimenti che la perdita del salario mi stava causando. Il giudice ha rigettato anche questo ricorso spiegandomi che il fatto che io non percepissi il salario non era di per sé “un grave impedimento” per me, per mia moglie e per i miei tre figli a carico.
Attualmente sto facendo ricorso contro la prima sentenza sul 700 e il 27 novembre si è avuta la prima udienza del nuovo ricorso legale. In quella sede, il mio avvocato ha fatto presente al giudice che il presupposto fondamentale del mio licenziamento (presupposto già di per sé illegittimo dato che uno non può essere licenziato solo in quanto indagato, né rinviato a giudizio, né condannato) era decaduto da mesi, precisamente da marzo 2008. Quindi, chiedeva di tenerne conto nel ricorso attuale sul 700. E qui la SATA, tramite i suoi avvocati ha rilanciato.
Ha presentato al giudice un documento politico pubblico di cui io sono uno dei firmatari, in cui si afferma la necessità nell’attuale crisi economica che gli operai costruiscano una propria organizzazione politica indipendente, un proprio partito. E’ un appello pubblico su cui si può dissentire, ma non lo si può certo presentare come “corpo di reato”, almeno fino a quando in Italia sarà formalmente garantita la libertà di opinione e di organizzazione politica. Invece, la Fiat è andata tranquillamente oltre. Pur ammettendo che il mio comportamento non ha alcuna rilevanza penale, gli avvocati della Fiat hanno giustificato il mio licenziamento sulla base delle mie opinioni politiche, sulla base della mia convinzione, condivisa da tanti altri operai, che questo modo di produzione ci sta portando alla rovina e che perciò deve essere superato. Io e gli altri miei compagni licenziati abbiamo sempre sostenuto che il vero motivo del licenziamento non era il coinvolgimento nell’inchiesta, ma il fatto che la Fiat ha voluto liberarsi di noi che abbiamo sempre difeso senza compromessi gli interessi di tutti gli operai. Con quest’ultimo atto, la Fiat-Sata ha definitivamente gettato la maschera. Il vero motivo per cui mi tiene fuori la fabbrica e senza salario sono le mie convinzioni politiche, convinzioni da me maturate nel corso delle lotte che da anni si svolgono a Melfi.
Siamo alla persecuzione delle opinioni. Senza potermi accusare di nessun comportamento concreto, sanzionabile penalmente o contrattualmente, la Fiat pretende di licenziarmi per le mie opinioni politiche, liberamente e legittimamente espresse.
In ogni caso la prossima sentenza, ci farà sapere se per la magistratura di Melfi l’operaio che ha opinioni diverse dal proprio padrone compie per questo un reato che va punito col licenziamento.
In realtà, nonostante che nel primo pronunciamento sul 700 si è arrivati a sostenere che io e la mia famiglia possiamo tranquillamente campare, in attesa della sentenza di merito, con i quattro soldi di liquidazione che ho preso, spero che i giudici di Melfi non asseconderanno la pretesa della Fiat di licenziare tutti gli operai che hanno opinioni non gradite all’azienda.
Avigliano, 28/08/2008
Donatantonio Auria
Da quel momento ho fatto tutti i passaggi legali che si fanno per ritornare al proprio posto di lavoro in questi casi. Il mio sindacato, la FLMUniti-CUB, ha accusato la SATA di comportamento antisindacale, ma la magistratura ha rigettato il ricorso, perché l’FLMUniti non sarebbe un sindacato “nazionale”. Ho allora fatto ricorso al “700” per la riammissione d’urgenza al lavoro per i gravi impedimenti che la perdita del salario mi stava causando. Il giudice ha rigettato anche questo ricorso spiegandomi che il fatto che io non percepissi il salario non era di per sé “un grave impedimento” per me, per mia moglie e per i miei tre figli a carico.
Attualmente sto facendo ricorso contro la prima sentenza sul 700 e il 27 novembre si è avuta la prima udienza del nuovo ricorso legale. In quella sede, il mio avvocato ha fatto presente al giudice che il presupposto fondamentale del mio licenziamento (presupposto già di per sé illegittimo dato che uno non può essere licenziato solo in quanto indagato, né rinviato a giudizio, né condannato) era decaduto da mesi, precisamente da marzo 2008. Quindi, chiedeva di tenerne conto nel ricorso attuale sul 700. E qui la SATA, tramite i suoi avvocati ha rilanciato.
Ha presentato al giudice un documento politico pubblico di cui io sono uno dei firmatari, in cui si afferma la necessità nell’attuale crisi economica che gli operai costruiscano una propria organizzazione politica indipendente, un proprio partito. E’ un appello pubblico su cui si può dissentire, ma non lo si può certo presentare come “corpo di reato”, almeno fino a quando in Italia sarà formalmente garantita la libertà di opinione e di organizzazione politica. Invece, la Fiat è andata tranquillamente oltre. Pur ammettendo che il mio comportamento non ha alcuna rilevanza penale, gli avvocati della Fiat hanno giustificato il mio licenziamento sulla base delle mie opinioni politiche, sulla base della mia convinzione, condivisa da tanti altri operai, che questo modo di produzione ci sta portando alla rovina e che perciò deve essere superato. Io e gli altri miei compagni licenziati abbiamo sempre sostenuto che il vero motivo del licenziamento non era il coinvolgimento nell’inchiesta, ma il fatto che la Fiat ha voluto liberarsi di noi che abbiamo sempre difeso senza compromessi gli interessi di tutti gli operai. Con quest’ultimo atto, la Fiat-Sata ha definitivamente gettato la maschera. Il vero motivo per cui mi tiene fuori la fabbrica e senza salario sono le mie convinzioni politiche, convinzioni da me maturate nel corso delle lotte che da anni si svolgono a Melfi.
Siamo alla persecuzione delle opinioni. Senza potermi accusare di nessun comportamento concreto, sanzionabile penalmente o contrattualmente, la Fiat pretende di licenziarmi per le mie opinioni politiche, liberamente e legittimamente espresse.
In ogni caso la prossima sentenza, ci farà sapere se per la magistratura di Melfi l’operaio che ha opinioni diverse dal proprio padrone compie per questo un reato che va punito col licenziamento.
In realtà, nonostante che nel primo pronunciamento sul 700 si è arrivati a sostenere che io e la mia famiglia possiamo tranquillamente campare, in attesa della sentenza di merito, con i quattro soldi di liquidazione che ho preso, spero che i giudici di Melfi non asseconderanno la pretesa della Fiat di licenziare tutti gli operai che hanno opinioni non gradite all’azienda.
Avigliano, 28/08/2008
Donatantonio Auria
venerdì 19 settembre 2008
Razzisti
E’ del tutto ininfluente se il padre cinquantenne e il figlio trentenne che hanno assassinato a Milano un giovane originario del Burkina Faso perché aveva rubato dei dolci dal loro esercizio abbiano preferenze politiche a destra o magari a sinistra, siano leghisti duri e puri o qualunquisti. Quel gesto criminale s’inserisce purtroppo nell’aria razzista che di stagione in stagione imbarbarisce il nostro vivere e coinvolge l’Italia intera, ogni suo cittadino e naturalmente anche chi afferma di rappresentarli e orientarli. Nonostante la discolpante negazione siamo negli ultimi anni diventati un paese che tollera il razzismo.
E deve fare i conti coi gesti estremi che sempre più spesso si ripetono dai Murazzi di Torino a Cernusco sul Naviglio episodi gravi, frequenti e assolutamente premeditati. Si bruciano campi e bambini nomadi, si spara, si spranga motivando tutto questo con la delinquenza degli immigrati, vera e presunta.
Ma fra chi passa all’atto e chi lo invoca, lo teorizza, lo esalta traendone spunto per una pianificazione politica (la Lega), chi è acquiescente e alleato (il Popolo della Libertà), chi volta la testa dall’altra parte, chi sarebbe contrario ma solo a parole, corre un filo d’unione spesso o sottile.
Come corre anche sul versante opposto fra chi s’indigna e basta, oppure denuncia ma è impotente (il Partito Democratico), chi farebbe di più ma oramai è un fantasma (la sinistra d’opposizione) e chi all’inverso potrebbe pensare di dare la caccia ai razzisti.
Il clima monta, ahinoi, giorno per giorno da anni, e anno dopo anno i ‘securitari’ acquisiscono potere e impongono maniere forti che servono però tutt’al più a malmenare i venditori abusivi come a Termoli, non a impedire loro di arrivare a frotte sull’onda della fame e della disperazione. Non c’è stata legge più inutile verso i flussi di migrazione clandestina che la Bossi-Fini e intanto è cresciuta ovunque l’intolleranza verso stranieri e poveri.
Solo diciott’anni fa, quando gli albanesi cercavano da noi quel ‘Lamerica’ descritta dal film di Amelio, s’accorreva a soccorrere i dirimpettai diseredati dell’Adriatico. E’ durato un nonnulla: il galoppo dell’egoismo ha fatto passi da gigante e intolleranza e indifferenza si sono impossessate di troppe menti.
Di contro la componente progressista sta rinunciando a occuparsi seriamente degli extracomunitari, per quanto costoro costituiscano un importantissimo tassello della manodopera produttiva, subendo come subisce la famigerata agenda politica d’una destra forcaiola e antisociale.
La sinistra è afona o parla sottovoce sia se si tratta di contestare atteggiamenti di xenofobia latente che l’italiano medio, ormai anche d’estrazione popolare, può manifestare; sia se occorre stabilire regole che tutelino quella cittadinanza di serie B o C rappresentata dai migranti.Si teme una guerra fra poveri se ad esempio occorre sancire il diritto a casa, istruzione, sanità per gli extracomunitari che le nostre famiglie indigenti contesterebbero.
E’ una sinistra che viene meno ogni giorno a una chiara funzione educatrice che spetterebbe alla sua visione democratica e multirazziale della società, che non si batte contro le vergognose campagne dei Bossi e Calderoli, fomentatori di odio etnico in vesti addirittura istituzionali.
E’ una sinistra che per real politik ha accettato – e organizzato coi suoi governi – quelle mostruosità di degrado che sono i Cpt, una sinistra che non ha fatto granché per contrastare la crescente mentalità di chiusura al “diverso, straniero, mussulmano, negro”, uomini e donne che taluni colpiscono e uccidono perché troppi nostri connazionali hanno cominciato a disprezzarli.
Chi vuole proporre un’altra Italia deve iniziarla a costruire nei luoghi pubblici, nei quartieri che non possono diventare ghetti, nelle piazze d’ogni giorno (non solo in quelle delle manifestazioni), nei posti di lavoro dove il lavoro clandestino s’annida e dove servirebbe che le migliaia di sindacalisti di professione, troppo spesso burocratizzati, intervenissero.
E con loro i militanti dei partiti che vogliono costruire quest’altra Italia.
Così nelle sedi dove i politici di carriera della sinistra professano la loro passione, dal più minuto dei municipi a Palazzo Madama. E altrettanto vale per noi che scriviamo.
Perché se qualcuno ammazza gli Abdul d’Italia la colpa è dell’Italia intera.
Enrico Campofreda, 14 settembre 2008
E deve fare i conti coi gesti estremi che sempre più spesso si ripetono dai Murazzi di Torino a Cernusco sul Naviglio episodi gravi, frequenti e assolutamente premeditati. Si bruciano campi e bambini nomadi, si spara, si spranga motivando tutto questo con la delinquenza degli immigrati, vera e presunta.
Ma fra chi passa all’atto e chi lo invoca, lo teorizza, lo esalta traendone spunto per una pianificazione politica (la Lega), chi è acquiescente e alleato (il Popolo della Libertà), chi volta la testa dall’altra parte, chi sarebbe contrario ma solo a parole, corre un filo d’unione spesso o sottile.
Come corre anche sul versante opposto fra chi s’indigna e basta, oppure denuncia ma è impotente (il Partito Democratico), chi farebbe di più ma oramai è un fantasma (la sinistra d’opposizione) e chi all’inverso potrebbe pensare di dare la caccia ai razzisti.
Il clima monta, ahinoi, giorno per giorno da anni, e anno dopo anno i ‘securitari’ acquisiscono potere e impongono maniere forti che servono però tutt’al più a malmenare i venditori abusivi come a Termoli, non a impedire loro di arrivare a frotte sull’onda della fame e della disperazione. Non c’è stata legge più inutile verso i flussi di migrazione clandestina che la Bossi-Fini e intanto è cresciuta ovunque l’intolleranza verso stranieri e poveri.
Solo diciott’anni fa, quando gli albanesi cercavano da noi quel ‘Lamerica’ descritta dal film di Amelio, s’accorreva a soccorrere i dirimpettai diseredati dell’Adriatico. E’ durato un nonnulla: il galoppo dell’egoismo ha fatto passi da gigante e intolleranza e indifferenza si sono impossessate di troppe menti.
Di contro la componente progressista sta rinunciando a occuparsi seriamente degli extracomunitari, per quanto costoro costituiscano un importantissimo tassello della manodopera produttiva, subendo come subisce la famigerata agenda politica d’una destra forcaiola e antisociale.
La sinistra è afona o parla sottovoce sia se si tratta di contestare atteggiamenti di xenofobia latente che l’italiano medio, ormai anche d’estrazione popolare, può manifestare; sia se occorre stabilire regole che tutelino quella cittadinanza di serie B o C rappresentata dai migranti.Si teme una guerra fra poveri se ad esempio occorre sancire il diritto a casa, istruzione, sanità per gli extracomunitari che le nostre famiglie indigenti contesterebbero.
E’ una sinistra che viene meno ogni giorno a una chiara funzione educatrice che spetterebbe alla sua visione democratica e multirazziale della società, che non si batte contro le vergognose campagne dei Bossi e Calderoli, fomentatori di odio etnico in vesti addirittura istituzionali.
E’ una sinistra che per real politik ha accettato – e organizzato coi suoi governi – quelle mostruosità di degrado che sono i Cpt, una sinistra che non ha fatto granché per contrastare la crescente mentalità di chiusura al “diverso, straniero, mussulmano, negro”, uomini e donne che taluni colpiscono e uccidono perché troppi nostri connazionali hanno cominciato a disprezzarli.
Chi vuole proporre un’altra Italia deve iniziarla a costruire nei luoghi pubblici, nei quartieri che non possono diventare ghetti, nelle piazze d’ogni giorno (non solo in quelle delle manifestazioni), nei posti di lavoro dove il lavoro clandestino s’annida e dove servirebbe che le migliaia di sindacalisti di professione, troppo spesso burocratizzati, intervenissero.
E con loro i militanti dei partiti che vogliono costruire quest’altra Italia.
Così nelle sedi dove i politici di carriera della sinistra professano la loro passione, dal più minuto dei municipi a Palazzo Madama. E altrettanto vale per noi che scriviamo.
Perché se qualcuno ammazza gli Abdul d’Italia la colpa è dell’Italia intera.
Enrico Campofreda, 14 settembre 2008
giovedì 4 settembre 2008
Sedicenne tolto alla madre perché milita in Rifondazione
Scritto da Giovanna Casadio, "repubblica.it"
mercoledì 20 agosto 2008
l giudice lo affida al padre: tra le motivazioni anche quelle politiche La motivazione: frequenta estremisti, la donna non sa badare all'educazione Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l'attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all'ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all'educazione del ragazzo il quale ha "la tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti". Quindi, M. P. - che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po' tutti a Catania - è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli.
Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole".
Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo.
Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero.
La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica.
Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile. "Fino a ieri si chiamava militanza, e Rifondazione era il partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti; la sinistra comunista aveva due ministri nel governo Prodi", si sfoga Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci.
Nel partito di Diliberto hanno suonato l'allarme: comincia così la caccia alle streghe, usando in una storia delicata e complessa di affido familiare lo spauracchio dei comunisti, "è l'anticamera della messa al bando, siamo ormai extraparlamentari e anche pericolosi. Non è fascismo? Poco ci manca".
Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell'adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase "No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan".
C'è inoltre la parodia di una canzone dei Finley "Adrenalina", ode alla cocaina, riferimenti che mandano in tilt un padre come una madre.
Mamma Agata, medico ospedaliero, è disorientata.
Il Tribunale la obbliga intanto a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli, a lasciare la casa nel comune etneo dove la famiglia risiedeva. Nel più pessimista dei suoi incubi, racconta, si aspettava un affido condiviso.
L'Istat calcola che ormai in Italia i figli bipartisan del divorzio stanno crescendo fin quasi a diventare sette su dieci. Dev'essere la storia di un'altra Italia, non cose che capitano qua, da queste parti a Catania, taglia corto Agata. Non è disposta a riconoscere argomenti e legittimità delle richieste paterne, che invece ci sono.
E il figlio? "Va al mare e studia, ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico - greco, latino e filosofia - d'altra parte come può essere sereno con questa guerra in atto?". Non facile certo, spiegare a M. P. che le difficoltà della vita per alcuni, per lui ad esempio, si sono presentate in anticipo. Capita, ma s'impara prima. Difficile a quanto pare, far comprendere al padre che, come scriveva Freud, l'adolescenza è una malattia grave ma per fortuna si guarisce. L'avvocato della madre Mario Giarrusso assicura che tenterà altri approcci, mediazioni, soluzioni.
I comunisti denunciano il clima da "anticamera della messa al bando" che si respira nell'isola.
M. ha progetti bellicosi per l'autunno, ma tutti davvero poco preoccupanti: una band con gli amici dove lui vuole suonare il basso e la chitarra, la militanza politica, il teatro grande passione.
"Con il suo gruppo ha vinto anche un premio", s'inorgoglisce la dottoressa Agata. Nelle relazioni dei servizi sociali e nell'ordinanza del tribunale le si rimprovera di avere nascosto al marito che il ragazzo ha avuto una "irregolare frequenza scolastica", di avere dato il suo beneplacito a "mancati rientri a casa", oltre a una serie di leggerezze anche verso l'altro fratellino (la figlia più grande è maggiorenne). Ma mai si sarebbe aspettata di trovarsi sotto accusa per le idee del figlio.
mercoledì 20 agosto 2008
l giudice lo affida al padre: tra le motivazioni anche quelle politiche La motivazione: frequenta estremisti, la donna non sa badare all'educazione Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l'attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all'ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all'educazione del ragazzo il quale ha "la tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti". Quindi, M. P. - che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po' tutti a Catania - è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli.
Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole".
Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo.
Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero.
La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica.
Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile. "Fino a ieri si chiamava militanza, e Rifondazione era il partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti; la sinistra comunista aveva due ministri nel governo Prodi", si sfoga Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci.
Nel partito di Diliberto hanno suonato l'allarme: comincia così la caccia alle streghe, usando in una storia delicata e complessa di affido familiare lo spauracchio dei comunisti, "è l'anticamera della messa al bando, siamo ormai extraparlamentari e anche pericolosi. Non è fascismo? Poco ci manca".
Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell'adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase "No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan".
C'è inoltre la parodia di una canzone dei Finley "Adrenalina", ode alla cocaina, riferimenti che mandano in tilt un padre come una madre.
Mamma Agata, medico ospedaliero, è disorientata.
Il Tribunale la obbliga intanto a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli, a lasciare la casa nel comune etneo dove la famiglia risiedeva. Nel più pessimista dei suoi incubi, racconta, si aspettava un affido condiviso.
L'Istat calcola che ormai in Italia i figli bipartisan del divorzio stanno crescendo fin quasi a diventare sette su dieci. Dev'essere la storia di un'altra Italia, non cose che capitano qua, da queste parti a Catania, taglia corto Agata. Non è disposta a riconoscere argomenti e legittimità delle richieste paterne, che invece ci sono.
E il figlio? "Va al mare e studia, ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico - greco, latino e filosofia - d'altra parte come può essere sereno con questa guerra in atto?". Non facile certo, spiegare a M. P. che le difficoltà della vita per alcuni, per lui ad esempio, si sono presentate in anticipo. Capita, ma s'impara prima. Difficile a quanto pare, far comprendere al padre che, come scriveva Freud, l'adolescenza è una malattia grave ma per fortuna si guarisce. L'avvocato della madre Mario Giarrusso assicura che tenterà altri approcci, mediazioni, soluzioni.
I comunisti denunciano il clima da "anticamera della messa al bando" che si respira nell'isola.
M. ha progetti bellicosi per l'autunno, ma tutti davvero poco preoccupanti: una band con gli amici dove lui vuole suonare il basso e la chitarra, la militanza politica, il teatro grande passione.
"Con il suo gruppo ha vinto anche un premio", s'inorgoglisce la dottoressa Agata. Nelle relazioni dei servizi sociali e nell'ordinanza del tribunale le si rimprovera di avere nascosto al marito che il ragazzo ha avuto una "irregolare frequenza scolastica", di avere dato il suo beneplacito a "mancati rientri a casa", oltre a una serie di leggerezze anche verso l'altro fratellino (la figlia più grande è maggiorenne). Ma mai si sarebbe aspettata di trovarsi sotto accusa per le idee del figlio.
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