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mercoledì 7 novembre 2012

Fine "ingloriosa" di un'amministrazione provinciale "disastrosa"!


Non poteva finir peggio, dopo la scure del governo sulla nostra provincia, si è abbattuta anche quella del consiglio che ha bocciato un bilancio con troppi buchi, troppe cose non chiare, come quel prestito da 18 milioni di euro alla cassa depositi e prestiti per coprire non si sa bene quale debito.
L’epilogo infelice di questa nostra provincia non poteva non passare per loro, i nostri consiglieri e assessori provinciali, che si sono battuti a spada tratta, senza colpo ferire tra l’altro, per la difesa dell’istituzione provincia hanno, infine,  deciso che forse era meglio terminare cosi questa pantomima. Insomma, molti parlano di coerenza politica, di istituzione da mantenere, da diritto all’opposizione, di responsabilità; e mentre si parla di tutte queste “nobili” tematiche nel nostro territorio chiudono le fabbriche, aumenta la disoccupazione, i giovani vanno via all’età di diciotto anni verso università o posti di lavoro da Roma in su. Negli ultimi due anni si è assistita a una fitta compravendita di consiglieri, di passaggi di cariche di dimissioni minacciate, della disperata ricerca del consenso all’interno del consiglio piuttosto che all’esterno. Abbiamo assistito a balletti di partiti politici della “nuova sinistra” tirar fuori lettere dai cassetti in nome di accordi presi in tempi lontani e non più rispettati, nuovo sostegno dato al presidente in nome di un senso di responsabilità nazionale di Scillipotiana memoria. Tutto questo ci fa capire, che alcuni soggetti politici del nostro territorio potranno cambiare partiti, simboli o leader da seguire, ma il problema sono proprio loro, sono loro che devono cambiare, mettendosi da parte fisicamente; i nostri nonni dicevano che il pesce puzza dalla testa.
Ma tornando alla istituzione provincia, se questa deve continuare a essere istituita, quando 24 persone non si trovano d’accordo sull’azione programmatica economica (il bilancio) è meglio un commissario straordinario, meglio abolirlo questo consiglio provinciale, piuttosto che mantenere 24 incompetenti. Questi 24 incompetenti ci costano 60 mila euro al mese di stipendio, 720 mila euro l’anno, e fino ad ora la bellezza di 3.360.000 di euro. Ma per fare cosa?
Non vi è coordinamento tra i comuni, non vi è una gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti con centri di stoccaggio per la differenziata, l’edilizia scolastica è a pezzi e ogni inverno gli studenti aumentano le loro giuste proteste, la difesa del suolo è a un punto fermo, poiché ogni inverno un numero consistente di metri cubi di terra continua a franare. A cosa serve questa provincia?  A cosa servono questi consiglieri e assessori provinciali? Se questo è l’investimento che i cittadini vibonesi devono fare, è meglio che questo consiglio sia caduto, e che al più presto sia nominato un commissario che costerà sicuramente meno di 60 mila euro al mese. Questo consiglio non ha tutelato i lavoratori del suo ente, continuando a sfornare contratti a progetto verso disoccupati e cassintegrati, ma senza una vera pianificazione lavorativa che non si fermasse ai 3,6,12 mesi di attività per poi tornare a casa; ma una pianificazione del lavoro, nelle condizioni dell’ente, di lunga durata, lo abbiamo detto e lo continuiamo a ripetere: raccolta differenziata, bonifica delle discariche, difesa (vera) del territorio. Per carità il PdCI rimane fermo sulle proprie posizioni di solidarietà nei confronti deli lavoratori e sempre lo sarà, ma bisogna invertire la rotta, tutti noi dobbiamo chiedere i nostri politici di fare i conti con la collettività, piuttosto che con gruppi di lavoratori provenienti da questo o quell’altro ente privato. Bisogna essere onesti e coerenti con i lavoratori, perché non si può “vivere” sule spalle di precari, disoccupati e cassintegrati, impiegandoli temporaneamente e usandoli come bacino di voti. Questo consiglio provinciale ha invece, in totale sintonia con l’amministrazione Bruni, continuato a sfornare progetti e continuato ad assumere lavoratori, rendendo la provincia un consistente bacino di voti da gestire in base alle votazioni da effettuare e aumentando esponenzialmente la pianta organica portandola in percentuali maggiori di centri italiani ben più importanti.
Sul lavoro avete fallito, sull’ambiente avete fallito, sulla difesa de territorio avete fallito. Il nostro partito saluta positivamente la vostra caduta auspicando l’immediato arrivo di un commissario, che sicuramente non potrà fare peggio di voi. Avete regalato una bruttissima pagina alla nostra provincia, l’ultimo presidente della nostra provincia sarà ricordato, non per il lavoro svolto egregiamente, ma per essersi dimesso prima non avendo più credibilità nella sua assise.
Noi non aspettiamo la replica sul giornale, e non risponderemo più nemmeno quando saremo tirati in ballo direttamente. Chi vuole confrontarsi con noi ci trova in piazza, tra la gente comune, quella che soffre la crisi è senza lavoro e vive sulla propria pelle le scelte sbagliate di questo modo di fare politica.
Noi allo sporcare d'inchiostro le pagine dei giornali preferiamo i contenuti, e quelli si possono trovare solo parlando con la gente.

giovedì 7 aprile 2011

Bevilacqua firma per chiedere l'abolizione del reato di Apologia del Fascismo


Il Senatore Bevilacqua mentre si esibisce in una delle sue performance di "Pianista" al senato. Da notare la sua espressione estasiata, come si lascia trasportare dalla "musica" che sta suonando. Un vero artista!
Per la nascita di una costituzione c’è bisogno, come spiegano nelle prime lezioni di diritto costituzionale, di un “fatto costituente”. Nel nostro paese questo “fatto” fu la resistenza partigiana che si oppose alla Repubblica di Salò. Era il 15 luglio 1946 quando l’assemblea costituente affidò ad una commissione di 75 membri la stesura della costituzione. I padri costituenti, politici come De Nicola e Terracini, pensarono bene, oltre a garantire i diritti fondamentali dell’uomo; di vietare la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Quello che per anni vessò l’Italia, trascinandola in guerra con le clave contro nazioni molto più organizzate; quello colpevole dell’omicidio Matteotti; dell’incarcerazione di Gramsci. Il fascismo fu la negazione a tutte le fedi politiche.
Tornando al divieto di riorganizzazione del partito fascista, divieto ignorato ampiamente come possiamo vedere oggi con i tanti partiti pseudo fascisti presenti sul territorio, il sen. Bevilacqua, eletto nella circoscrizione di Vibo Valentia, insieme ad altri senatori del pdl fra cui De Eccher (imputato come co-protagonista per la strage di piazza Fontana), ha ben pensato di presentare, giorno 29 marzo 2011, al senato un atto in cui si richiede l’abrogazione della XII Disposizione transitoria e finale della costituzione.
In questa norma, contenuta nella costituzione, si legge al primo comma: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”
Quindi, nonostante Vibo stia attraversando un periodo durissimo, basti pensare ai cassintegrati della Soft 4 Web o al dissesto idrogeologico che sta facendo precipitare in un baratro le frazioni come le Vene o Triparni senza contare la zona di cancello rosso a Vibo città. E non dimentichiamo il più evidente e scandaloso problema dell’acqua che 7 mesi ormai interessa la cittadinanza. In tutto questo trambusto, anziché portare all’attenzione del parlamento i problemi del vibonese (motivo per cui è stato eletto) il senatore Bevilacqua, ha pensato che il male più urgente, una delle prime cose da fare è trovare il modo per magari poter ricostituire (senza violare la legge) il partito fascista!
Magari si poteva pensare che nell’anno del 150 anniversario dell’unità d’Italia, per rispettare quanti ci hanno permesso con le loro lotte di superare il periodo più triste della nostra storia d’Italia, il senatore pensasse bene di proporre di ripulire la città da tutti i suoi innumerevoli simboli fascisti. Ad esempio i fasci littori adattati a portalampade presenti nella camera del consiglio comunale o alle scritte ingiuriose come le svastiche, le croci celtiche, le lodi al duce e le scritte razziste che riempiono i muri, privando la città della sua giusta dignità.
Il fascismo non è un’ideale, non ha politiche economiche o sociali alla base dei suoi principi. Il fascismo è “odio” in tutte le sue forme d’espressione.          

Forse, anziché pensare di abrogare l’apologia del fascismo, dovremmo pensare di proporre una legge che aggiunga ai consueti simboli della Repubblica Italiana presenti negli uffici istituzionali, quali la bandiera Italiana e la fotografia del Presidente della Repubblica, un’immagine che ricordi la resistenza partigiana.
La resistenza e la lotta partigiana sono la base della nostra Repubblica, senza di essa non avremmo mai potuto respirare l’aria fresca della libertà. Questo partito del PdL pieno di ex-fascisti riciclati sta cercando di inquinare le nostre idee e di limitare la nostra libertà di pensiero.     
Dobbiamo opporci a tutto questo, ora e sempre resistenza

martedì 5 aprile 2011

Acqua per la gente, acqua per la vita!

A Vibo Valentia la situazione è drammatica. Dal 15 agosto i cittadini di Vibo non hanno l’acqua potabile, dal 4 gennaio addirittura è vietato l’utilizzo dell’acqua per fini alimentari e umani. Tralasciamo le varie indecisioni del sindaco e della sua giunta che in piena emergenza ballavano il valzer delle ordinanze, lasciando disorientati i cittadini, che si trovavano oggi a poter cucinare e lavarsi con l’acqua del rubinetto e domani a dover comprare casse e casse di acqua al supermercato!
Ai cittadini di Vibo Valentia viene negato il diritto di bere e di lavarsi, sembra di essere nel terzo mondo o di essere tornati indietro a 100 anni fa (con la differenza che 100 anni fa l’acqua non arrivava in tutte le case, ma almeno era potabile e gratuita) ma qui siamo in Italia e nel 2011. Tutto questo anche perché la gestione dei serbatoi è passata ad un’azienda privata, quale è la Sorical. Come si può pretendere che un bene come l’acqua passi in mano a privati i quali mettono al primo posto, anziché la salute dei cittadini, il proprio guadagno?
Ma il Sindaco e l’attuale amministrazione sembrano non rendersi conto della situazione, ci viene da pensare che forse durante tutti questi mesi di divieto hanno fatto in tempo per costruirsi dei serbatoi personali con un loro accesso esclusivo e quindi in qualche modo al loro problema hanno trovato una soluzione!
Quello che ci fa credere in una colpa certa dell’attuale amministrazione in merito al problema dell’acqua potabile è il fatto che il partito di maggioranza, il PdL, non si è mai schierato in difesa del sindaco e si è sempre guardato bene dall’entrare nel merito della questione. Probabilmente questo accade perché sa che il suo uomo, Nicola D’Agostino, sta mal gestendo la cosa o non la sta gestendo affatto e quindi difenderlo sarebbe come farsi un autogol o decidere di perdere proprio la partita a tavolino e consegnare la vittoria agli avversari. Quando un partito scarica il proprio sindaco, questo può solo significare il fallimento dello stesso sindaco o quello di tutto il partito.
Non solo nel comune di Vibo Valentia ci sono problemi con l’acqua potabile, ma in tutto il territorio provinciale sono molti i comuni che soffrono questo problema. Da Serra a Ionadi, ma anche a Mileto ed altri molti paesi. Ed in tutto questo qual è la posizione dell’amministrazione provinciale? Nessuna! Silenzio assoluto, tutto in pieno stile De Nisi che ci offre un’altra delle sue performance di “mimo”! Non una parola nei giornali e ne tantomeno una presa di posizione pubblica che tenda a smuovere le cose. Questi suoi, sempre più numerosi numeri da artista di strada, non divertono più nessuno. Non piacciono i suoi salti mortali che fa per accontentare ora questo, ora quel personaggio politico con i suoi continui rimpasti in giunta, non piacciono le sue doti di giocoliere e contorsionista che si destreggia furbescamente tra gli accordi politici per assicurare il potere ai soliti vecchi politicanti ed ai suoi parenti! Vedi la candidatura a sindaco di suo fratello nel comune di Filadelfia, da lui fortemente voluta. Quasi avesse scambiato la carica di sindaco con quella di “monarca”, da tramandare in famiglia.
Bere acqua è una delle cose che ci tiene in vita. Ogni giorno ogni essere umano per vivere respira, mangia e beve. Assimilare acqua è una delle azioni più importanti per ognuno di noi. Una cosa naturale e necessaria. Cosa succederebbe se non potessimo più godere del diritto di bere? Perderemmo sicuramente il nostro diritto alla vita.        
L’acqua quindi è un bene fondamentale e primario, a cui non si può rinunciare e che non può essere assolutamente considerato merce da vendere. Chiunque abiti la nostra terra, qualsiasi essere vivente, deve poter usufruire dell’acqua che il pianeta stesso ci offre.
È ora di dire basta a queste lobby del potere che pretendono di poter decidere delle sorti della gente. È arrivata l’ora di riappropriarci dei nostri diritti fondamentali.     
Vogliamo acqua per la gente, acqua per la vita!

venerdì 1 aprile 2011

"Il Brigante" edizione speciale referendum

compagni è pronto per voi un nuovo numero de "il Brigante" edizione speciale per il referendum del 12-13 giugno. In prima pagina ancora l'emergenza idrica a Vibo Valentia, all'interno tutte le informazioni sui quesiti referendari!
Scaricate, Leggete, Diffondete!
Brigante ed. speciale

mercoledì 30 marzo 2011

Meridionalismo a Tavola


Pasqua è alle porte, ed è concorrenza spietata nel settore alimentare. I marchi più importanti invadono le catene di distribuzione e si rendono protagonisti di una feroce guerra dei prezzi. 
E' consueto, dunque, che nelle imprese i dipendenti vengano salutati dal datore di lavoro con colombe pasquali, così come accade con il panettone e il pandoro per le festività natalizie. Accade anche che questi prodotti siano i regali da visita più gettonati tra amici e parenti: il costo non è eccessivo, e del resto, vale il pensiero.
Si ricordi come, secondo uno studio della Confederazione Italiana Agricoltura riferito al 2008, nel periodo natalizio si vendono circa 120 milioni di pandori e panettoni, per un giro d’affari di quasi 650 milioni di euro.
In tempi di crisi per le aziende, in particolare per quelle del Sud, e di federalismo non sarebbe il caso di favorire le imprese meridionali?
Al posto della colomba pasquale, del pandoro e del panettone, allora, è meglio regalare un prodotto tipico calabrese: potrebbe essere un modo alternativo per dare gli auguri ad un amico e, allo stesso tempo, una mano alle imprese del Meridione. 
Ad esempio i quazunìelli, letteralmente calzoncini, una delle ricette più antiche; i turdilli, dolci tipici natalizi calabresi alla cannella, fritti e ricoperti di miele; le scalille (scaliddre, scaliddri, scalilli), fritti al miele; i chinunilli, fagottini di pasta ripieni di mostarda, miele e noci. Onnipresenti sulle tavole sono anche degli gnocchetti fritti, passati nel vino (o nel mosto) cotto, farciti con noci e canditi e quindi ricoperti di miele di fichi o di castagne: i cannaricoli.
Molto apprezzata dai turisti delle aree montane è anche la Pitta ‘nchiusa (Pitta Impigliata), un panetto di pasta frolla al miele arrotolato su se stesso e farcito con canditi, noci e uva passa. Senza dimenticare i biscotti, tra cui ricordiamo quelli più vicino a noi, i Ciciriati del Vibonese e del Reggino, il cui impasto contiene ceci (da cui il nome), caffé, noci e cacao, e le susumelle con la caratteristica forma ovale, ottenute da un’equilibrata mistura di cacao e spezie, specie la cannella.
Chi invece ama i biscotti morbidi deve assolutamente assaggiare i mostaccioli, dolci al miele di fichi (o di castagne) farciti con noci e mandorle ed aromatizzati con scorza di limone. E come non menzionare la famosa Pignolata, dolce preparato ormai in più occasioni durante le varie festività annuali: si tratta di pallini di pasta fritti (detti appunto “pigne”) ricoperti per metà da glassa bianca al limone (o bergamotto) e per la restante metà da glassa di cioccolato vanigliato.
Con questa nota non si vuole sancire per l'ennesima volta la contrapposizione (spesso improduttiva) tra il Meridione ed il Nord, ma si vogliono introdurre solo elementi di riflessione riguardo l'economia del Mezzogiorno che, per vari motivi, vive una preoccupante fase di stallo. Del resto, se alla base del federalismo c’è il principio che le ricchezze prodotte in una determinata regione devono restare in loco, è bene attrezzarsi per tempo, favorendo – quando possibile – imprese del proprio territorio.
In questo modo aiutiamo l’economia locale, ma anche l’ambiente (i prodotti a chilometro zero abbattono l’inquinamento dovuto al trasporto).
IO NON ACCATTU ‘A COLOMBA (E MANCU U PANETTONI)!

di Brunella Chiarello

domenica 20 marzo 2011

"Il Brigante" edizione on-line n° 3

On line il nuovo numero del nostro organo di stampa "Il brigante"

numero 3 marzo 2011
La prima pagina è dedicata a D'Agostino e De Nisi, all'interno articoli che vanno dalla situazione internazionale a quella locale.
Per consultarlo/scaricarlo/stamparlo è sufficiente cliccare sulla foto di seguito



Il brigante n°3



Buona lettura e fateci sapere cosa ne pensate
un saluto a pugno chiuso!

martedì 25 gennaio 2011

"Il Brigante" edizione on-line n° 2

On line il nuovo numero del nostro organo di stampa "Il brigante"

Per consultarlo/scaricarlo/stamparlo è sufficiente cliccare sulla foto di seguito

Il brigante n°2

Buona lettura e fateci sapere cosa ne pensate
un saluto a pugno chiuso!

martedì 18 gennaio 2011

Replica del Presidente del Consiglio Comunale ad un nostro articolo

Il presidente del consiglio comunale Mangialavori scrive una replica sul quotidiano al nostro articolo contro la decisione di tenere un consiglio comunale, sul problema della non potabilità dell'acqua, chiuso agli interventi dei cittadini.

martedì 24 agosto 2010