martedì 20 novembre 2007

L'UOMO CHE VISSE DUE VOLTE

«Il nostro ruolo è nella capacità del movimento operaio di esercitare appieno la propria egemonia su quei settori dei giovani delusi dall’esperienza estremista. È necessario quindi per il movimento operaio ed il suo partito d’avanguardia rendere più esplicito il rapporto tra lotta quotidiana e prospettiva di trasformazione dello stato, far comprendere alle giovani generazioni il proprio patrimonio teorico ed esplicare alcune questioni centro della elaborazione del marxismo italiano [...] Solo così sarà possibile recuperare alla milizia rivoluzionaria i giovani delusi dall’estremismo».
(Walter Veltroni, “Una vita da cambiare: la droga”, articolo pubblicato su “Roma Giovani”, periodico della FGCI del novembre 1974)

«Ogni volta che tra i partiti politici si parla di socialismo alcuni di essi, in primo luogo la DC, partono in voli pindarici descrivendo a tinte fosche, come in un libro di Carolina Invernizio, il carattere dittatoriale e le soppressioni della libertà che a parere loro vigerebbero nei paesi socialisti. Non abbiamo mai esitato a far sentire alta la nostra voce quando abbiamo ritenuto che in questo o quel paese un intervento esterno comprimesse la libertà di quel popolo, così come non abbiamo mai mancato di sviluppare un dibattito serrato sulle questioni della democrazia socialista. Ma sempre in questi dibattiti si è affermato il carattere franco e aperto che caratterizza le discussioni tra partiti fratelli».
(Walter Veltroni, “I giovani, la libertà, il socialismo”, su Roma Giovani n. 4/5, maggio 1975)

«Si esalta nell’originale elaborazione italiana l’affermazione di Lenin secondo la quale la democrazia e il socialismo si saldano fortemente e la rivoluzione democratica apre la strada a quelle socialiste, mentre la soluzione socialista porta a compimento quella democratica».
(W. Veltroni, ibidem)

«I compagni vietnamiti ci hanno detto: “La nostra lotta è giusta, uniti vinceremo”. Ed hanno sconfitto la grande potenza americana e sono entrati a Saigon dove lavorano per costruire un Vietnam pacifico e indipendente. [...] Sui muri di Saigon i soldati del GRP hanno scritto le parole che Ho Ci Min pronunciò nel ’68 prima dell’offensiva del TET: “Questa primavera sarà migliore di ogni altra; la notizia delle vittorie riempie di gioia tutto il paese, Nord e Sud, gareggiando in coraggio sconfiggono lo Yankee. Avanti, la vittoria è nelle nostre mani”. L’Indocina, l’Africa, l’America latina, la Cina, Cuba Socialista, il Portogallo, la Grecia, i paesi socialisti dell’Est europeo, tutto il mondo si colloca sulla strada della libertà e del progresso. Libertà, progresso, giustizia sociale, valori che si affermano in dimensioni sempre più ampie tra i giovani e che vanno tutte nella direzione del socialismo. Esso, lo sappiamo, non è dietro l’angolo. Coscienti di questo nel chiedere ai giovani il voto al PCI sentiamo di dover proporre qualcosa di più: un impegno coerente di coscienza e di lotta. Questa è la linea che prospettiamo ma non ne esistono, ne siamo convinti, altre».
(W. Veltroni, ibidem)

«Occorrerebbe, per svolgere un’opera di reale rinnovamento, che la DC condannasse sé stessa per il suo passato, per l’espulsione dei comunisti dal governo dopo la guerra, per aver venduto agli americani il proprio partito, e il nostro paese, per aver giocato la carta della legge truffa. [...] La domanda di una società nuova si è fatta “senso comune” nell’animo della gioventù, spetta a noi tradurla nella lotta conseguente per la rivoluzione italiana».
(W. Veltroni, articolo su “Roma Giovani”, 1976)

«Per trent’anni siamo stati dipendenti economicamente e politicamente dagli Stati Uniti, la DC è stata connivente con la guerra nel Vietnam. Kissinger può indisturbato rivolgere apprezzamenti sulla situazione politica italiana, i ministri DC e chissà chi altro prendono i soldi dalle fabbriche di aerei americane. Alla faccia dell’indipendenza e dell’autonomia! Diceva Togliatti, parlando alla Federazione Romana nel ’44: “A coloro, agenti di questa politica antinazionale, che dicono: la nostra rovina sono i comunisti, sono i socialisti; cacciamo i socialisti e i comunisti dal potere, poi vedrete tutto quello che riceveremo, gli Stati Uniti ci manderanno i dollari, l’Inghilterra ci darà chissà quanti chilometri di sabbia nell’Africa sui quali potremmo ricostruire ancora una volta un nuovo e bellissimo impero… a costoro diciamo: voi siete dei nemici per l’Italia”».
(W. Veltroni, ibidem)

«Occorre comprendere come oggi stesso “fare politica” significa edificare mattone per mattone una società nuova, significa partecipare al progetto ambizioso della vittoria della rivoluzione proletaria in occidente, di quella rivoluzione che noi portiamo avanti e che tutti i giovani debbono vivere e far vivere da oggi».
(W. Veltroni, ibidem)

"Il Kennedismo è stato, con la socialdemocrazia svedese, la più alta forma di governo sperimentata dai democratici in società occidentali avanzate [...]. A questa specie non appartengono, per me, i governi socialisti che si sono succeduti negli anni 80 in Europa".
(W. Veltroni, prefazione al suo libro “Il sogno spezzato” su Robert Kennedy, fratello di John sotto la cui presidenza iniziò l’aggressione statunitense al Vietnam che provocò quasi cinque milioni di morti, 1999)

"Quelle foto sono agghiaccianti [riferito alle foto dei campi di concentramento in Cambogia pubblicate sul libro “L’illusione del bene” di Cristina Comencini, NdR] e non sono diverse da quelle che fra dieci giorni vedrò andando ad Auschwitz. Sono diversi i colori delle bandiere, sono diverse le motivazioni, ma le vite degli esseri umani sono le stesse. [...] Quel che bisogna dichiarare per essere creduti rispetto a ciò che è stata la storia del comunismo si trova nella vita concreta di milioni di persone. La vita non merita di essere archiviata sotto diverse specie in ragione delle motivazioni che hanno spinto a fare l'una o l'altra cosa, perché il significato di entrambe è lo stesso e cioè la riduzione della libertà, la soppressione della possibilità di vivere la propria vita manifestando le proprie idee e avendo la propria religione".
(W. Veltroni, dichiarazione del 29 ottobre 2007 alla presentazione del libro della Comencini)

«Comunismo e libertà sono stati incompatibili. Io ero un ragazzo, allora, ma consideravo Breznev un avversario, la sua dittatura un nemico da abbattere ».
(W. Veltroni, altra dichiarazione recente)

Alla direzione del neonato Partito Democratico:
ci congratuliamo con tutti voi per la scelta di Walter Veltroni come segretario della nuova formazione politica, alla quale daremo sicuramente il voto alle prossime elezioni. In un momento in cui la denigrazione gratuita del comunismo sta prendendo sempre più piede nella vulgata comune, la scelta di un personaggio che sappia difendere con tanto coraggio la lotta proletaria e l’avversione all’imperialismo americano suscita la nostra gioia più profonda. Grazie per aver restituito forza all’orgoglio di tanti comunisti.

P.S.: Il Walter Veltroni che avete scelto alla guida del PD è quello del 1975-76, vero?

lunedì 12 novembre 2007

Un ragazzo è stato ucciso dalla polizia. "Adesso siate coraggiosi"!

Lettera aperta della redazione di Contropiano

Le parole con cui l´avvocato di Gabriele Sandri, 28 anni, tifoso della Lazio ucciso da un agente di polizia ad una stazione di servizio dell´autostrada, è forse il messaggio più importante da raccogliere. L´avvocato si è rivolto così ai giornalisti accorsi sul luogo dell´uccisione. "Siate coraggiosi questa volta". E da qui occorre partire per sottolineare almeno tre questioni dirimenti, tre questioni che fanno da spartiacque tra un paese ancora formalmente democratico e uno stato di polizia, tra un paese ormai assuefatto a rendere normalità l´emergenza e a rendere l´emergenza normalità.
1) La dinamica dell´uccisione di Gabriele Sandri, che ha fatto esplodere "unitariamente" la rabbia dei tifosi di almeno cinque città diverse, è molto chiara e terribilmente simile a quella di centinaia di altri episodi analoghi in cui né i giornalisti né i magistrati hanno dimostrato di "essere coraggiosi". Le cronache ci consegnano centinaia di episodi di colpi sparati in aria dalle forze dell´ordine che si conficcano mortalmente nella schiena di giovani e meno giovani. Le versioni ufficiali vengono prese per buone, la stampa cessa immediatamente di chiedere, la politica tace e soprattutto acconsente e la magistratura archivia ed assolve. Solo due giorni fa a Perugia c´è stata la manifestazione per chiedere la verità sull´uccisione in carcere di un ragazzo fermato per un po´ di marijuana, mentre è ancora aperta l´inchiesta di Ferrara per la morte di Federico Aldrovandi durante l´arresto. Potremmo richiamare centinaia di casi in cui medici compiacenti hanno stilato referti di fronte a cadaveri tumefatti dalle percosse in cui si limitavano a parlare di morte dovuta ad "arresto cardiocircolatorio" e di magistrati e giornalisti che hanno preso per buone queste versioni ufficiali.
Si tratta dunque di essere innanzitutto coraggiosi per ridare - se possibile in un paese come il nostro - dignità alla giustizia, anche quando si tratta di giudicare uomini in divisa o uomini degli apparati dello Stato. In questo il processo in corso a Genova per la macelleria messicana nelle strade, alla Diaz o a Bolzaneto sarà uno spartiacque storico e morale.
2) Il fatto che i tifosi avversari di squadre diverse si siano uniti in una reazione prevedibilmente rabbiosa contro le forze dell´ordine in tre stadi diverse, dando vita a cortei comuni, deve far interrogare seriamente ed in modo non ipocrita la politica e i sostenitori della sicurezza. Il rapporto tra forze di polizia, carabinieri, vigili urbani e società è diventato un rapporto difficile e per molti versi ostile. Chi ha una divisa vede in tutti gli altri degli imbelli o dei criminali, dei rompipalle o dei nemici. E´ una sorta di fronte interno speculare a quelli che si combattono nei teatri di guerra come l´Afghanistan. Da questo punto di vista, gli stadi sono diventati come le banlieus francesi in cui comunità sociali consolidate o provvisorie subiscono e attaccano i rappresentanti "più a portata a di mano" di un potere ostile. Indicativa in tal senso è una intervista raccolta da Emilio Quadrelli con un tifoso del Catania successiva all´uccisione dell´agente Raciti che spiega molto dello scenario che abbiamo visto realizzarsi quasi contemporaneamente negli stadi di Roma Milano e Bergamo:"Guarda è una cosa molto semplice. Tu abiti in un posto, un altro da un´altra parte e quello da un´altra parte ancora però, in un modo o nell´altro, gli sbirri ti hanno rotto i coglioni e allora, invece di affrontarli singolarmente, in una situazione di debolezza, la questione te la risolvi allo stadio dove la forza che puoi mettere in campo è cento volte superiore. Questo per tanti motivi ma uno è il più importante. Allo stadio, quando partono gli scontri con gli sbirri, coinvolgi praticamente tutti perché, la maggior parte, non aspetta altro che togliersi qualche soddisfazione. Se fai la guerriglia in quartiere per loro è facile localizzarti e isolarti e in più sono capaci di mettere a ferro e fuoco l´intera zona, terrorizzando gli abitanti. Allo stadio, invece, lo spazio di manovra è molto più vasto e loro non possono rifarsi sugli abitanti, soprattutto contro i vecchi e le donne".
3) Liberare lo sport dal business al momento appare impossibile. Ma liberare le curve e gli stadi dagli avvoltoi della politica è possibile e necessario. E´ emblematico e fa ribrezzo il modo con cui due colonnelli di Alleanza Nazionale si sono gettati sui fatti seguiti all´uccisione di Gabriele Sandri. La sera stessa, Ignazio La Russa ha chiamato in diretta Controcampo su Italia 1 e Andrea Ronchi ha chiamato in diretta la Domenica Sportiva sul canale "amico" del TG2. Lo hanno fatto per criticare il governo (nella persona del ministro degli interni Amato), per dire che andavano sospese tutte le partite e soprattutto per cavalcare il popolo delle curve notoriamente influenzato dai gruppi di destra. GLi stadi diventano così concentrazione , diffusione, interlocuzione etarget mediatico per operazioni poco pulite, sciacalli e politici spregiudicati. Dieci giorni fa , infatti, sono stati mandati in campo i giocatori della Roma e della Lazio impegnati nel derby con il lutto al braccio nonostante che la signora Reggiani - aggredita a Tor di Quinto da un immigrato rumeno- non fosse ancora morta. Anche in quel caso lo stadio, le società e il calcio si sono prestati ad una operazione politica e mediatica apertamente preordinata e che ha atteso solo "il caso clamoroso" per mettere in moto gli strumenti di costruzione di una campagna d´ordine e razzista.
Ma è proprio questa campagna sulla sicurezza che ha creato le condizioni affinché un agente di polizia premesse il grilletto contro un ragazzo sull´altro lato dell´autostrada, a decine di metri di distanza e le freddasse. Quell´agente, era convinto che stava facendo quello che la politica, la stampa, il senso comune, la mancanza di coraggio e una consolidata impunità gli avevano chiesto di fare e autorizzato a fare. Da qui dobbiamo partire per riflettere e per mettere a nudo le ipocrisie e i pericoli delle campagne sulla sicurezza.

La redazione di Contropiano, giornale della Rete dei Comunisti

LA "COSA ROSSA" VOTA PER FARE IL NUOVO VERTICE G8 IN ITALIA ALLA MADDALENA

La vergogna della "Cosa Rossa" e' tale che nessuno vuol far sapere che lamaggioranza dei suoi senatori ha respinto l'emendamento alla Finanziariapresentato da Franco Turigliatto per la soppressione del finanziamento di 30milioni per realizzare il vertice G8 alla Maddalena: tutta SinistraDemocratica, tutto il Pdci, quasi tutti i Verdi (esclusi Bulgarelli eSilvestri) e - nonostante l'invito di voto a favore di Haidi Giuliani - unabuona parte di Rifondazione, hanno votato contro.Come si puo' votare in questo modo e poi presentarsi a Genova a manifestareil 17 novembre?Dopo l'astensione (che al Senato significa voto contro) sull'emendamento percancellare la berlusconiana esenzione dell'Ici per la Chiesa e dopo ilrespingimento di tutti gli emendamenti sociali (recupero fiscal drag,tassazione rendite, tobin tax, taglio delle spese per armamenti e missionimilitari, ) la "Cosa rossa", in nome della fedelta' all'alleanza di governo,produce ora uno strappo con la sua storia anche su un provvedimento politicoe simbolico, che tra l'altro farebbe risparmiare alle casse dello Stato 30milioni di euro. E non si dica che su questo sarebbe caduto il governo (215tra contrari e astenuti, 86 favorevoli all'emendamento)! Siamo all'appiattimento totale sulle politiche liberiste e di guerra del governo, comeanche il sostegno al decreto sicurezza dimostra inequivocabilmente.

CONTRO IL RAZZISMO, CONTRO IL "PACCHETTO SICUREZZA" DEL GOVERNO, PER L'UNITA' TRA LAVORATORI IMMIGRATI ED ITALIANI

In questi giorni la campagna razzista che punta a criminalizzare noi lavoratori immigrati ha subito un vero e proprio salto di qualità.Le misure varate dal governo colo cosidetto "pacchetto sicurezza", le urla e le richieste dell'opposizione di centrodestra e le aggressioni squadristiche contro i lavoratori rumeni, sono tutte facce della stessa medaglia. L'obiettivo di fondo è quello di dividere e terrorizzare noi immigrati e di suscitare e far crescere tra i lavoratori italiani diffidenza ed odio nei nostri confronti. Vogliono scatenare una guerra tra poveri!Nell'edilizia, nel settore alberghiero, nella ristorazione, nel lavoro di cura verso i bambini e gli anziani, nell'agricoltura e nelle fabbriche del Nord siamo ormai in tanti e le aziende e le famiglie italiane non possono fare a meno di noi.Padroni e padroncini hanno bisogno di noi come del pane, ma ci vogliono tenere come bestie da fatica con pochi o senza diritti.Contro tutto ciò il 27 e il 28 ottobre siamo scesi in piazza in migliaia a Brescia e a Roma (manifestazioni ben riuscite di cui non a caso praticamente nessun giornale ha dato notizia) e contro tutto ciò continueremo a batterci.Invitiamo tutti a partecipare allariunione che si terrà martedì 12 novembre alle 20,00 a Via Nino Bixio, 12per decidere e organizzare insieme le iniziative di lotta da prenderecontro il "pacchetto sicurezza" contro le aggressioni razziste e una sanatoria generalizzata per tutti gli immigratiQuanto più saremo ricattati noi immigrati, tanto più sarete ricattati voi italianiQuanto più saremo forti noi lavoratori immigrati, tanto più sarete forti voi lavoratori italianiComitato Immigrati in Italia - Roma

domenica 11 novembre 2007

Contro la repressione. Per il diritto al dissenso. Solidarietà ai compagni di Spoleto arrestati

L’Associazione marxista “Unità Comunista”, aderente al Coordinamento per l’Unità dei Comunisti, esprime sdegno e costernazione per l’ennesimo episodio intimidatorio messo in atto dalle forze della repressione al soldo del governo imperialista italiano, teso a colpire per l’ennesima volta quanti lottano e si oppongono alle politiche guerrafondaie, antisociali ed antipopolari perpetrate dai vari governi di centro destra e centro sinistra. Con un blitz notturno in stile film poliziesco hollywoodiano con tanto di elicotteri e ROS in passamontagna, cinque compagni di Spoleto sono stati prelevati dalle loro case ed arrestati con la solita accusa di associazione sovversiva. Sulla base di un teorema ridicolo, e servendosi dell’articolo 270 bis ereditato dal Codice Rocco promulgato in era fascista, le forze repressive, con l’appoggio della stampa e dei mass media ad esse asserviti, hanno etichettato i compagni spoletini come “pericolosi anarchici insurrezionalisti pronti a passare dalla fase del proselitismo e diffusione delle proprie idee, a quella della lotta armata”. In realtà Michele, Fabrizio e gli altri compagni di Spoleto sono colpevoli semplicemente di opporsi, con la loro attività quotidiana e alla luce del sole, alle logiche di speculazione e di maltrattamento ambientale, colpevoli di combattere, al fianco dei movimenti e delle popolazioni locali, ogni tentativo portato avanti dai governi nazionali e locali di consegnare beni pubblici fondamentali nelle mani di affaristi senza scrupoli, colpevoli di lottare per una società libera dal profitto e dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Contro questi compagni si è levato il plauso bipartisan da parte di esponenti di centrosinistra, nazionali e locali, con in testa il Presidente della Regione Umbria Lorenzatti, i quali si sono congratulati con le forze dell’ordine per l’efficacia dell’operazione“antiterrorismo”: l’ipocrisia e la sfacciataggine di questi mestieranti della politica sono davvero senza limiti! Tutto ciò in un contesto caratterizzato negli ultimi mesi da un’ondata repressiva indiscriminata e a trecentosessanta gradi: prima gli arresti nel nord-est, finalizzati a depotenziare l’ondata di mobilitazioni contro la base NATO Dal Molin di Vicenza; poi la repressione dei compagni dei centri sociali, Gramigna e Askatasuma; quindi gli sgomberi di case e centri sociali a Roma e Milano; infine, negli ultimi giorni, prima l’ondata di licenziamenti e di intimidazioni nei confronti di operai e compagni del sindacalismo di base a Milano, Melfi e Taranto, e infine l’ignobile sentenza con cui la magistratura borghese decreta, per i compagni indagati per i fatti di Genova, pene per oltre due secoli di galera. Sembra essere tornati indietro di 50anni all’epoca del maccartismo, quando sotto l’accusa di essere comunisti o anarchici, centinaia di persone venivano arrestate senza neppur disporre delleforme più elementari di tutela legale. Questo è il nuovo modello disocietà che ci prospetta il nuovo Partito Democratico: legge, ordine e repressione per i proletari e per chiunque lotti per i diritti sociali, profitti, favori e protezioni di ogni tipo per padroni, affaristi e politicicorrotti. Oggi centrodestra e centrosinistra e i loro lacchè dei massmedia di regime, per coprire agli occhi del popolo le loro vergogne, si inventano una nuova categoria sociologica: la categoria del terrorista. Non più quindi il tradizionale dualismo tra proletariato e borghesia, tra lavoratori e padronato, tra sfruttati e sfruttatori, ma la sostituzione della prima con una nuova classe: quella dei terroristi. Terroristi sono coloro che lottano contro le politiche di distruzione ambientale; terrorista viene definito chi si oppone alle politiche che vanno contro gli interessi dei lavoratori; terroristi sono quelli che lottano per veder riconosciuti i propri diritti, che lottano per il diritto allo studio, al lavoro, alla casa, all’assistenza; terrorista è chi si oppone all’occupazione della propria terra; in poche parole terrorista è chi non si assoggetta alle politiche delle elité borghesi e che ha ancora la forza, la volontà di lottare per un mondo diverso. Un’etichetta, quella di terrorismo, utilizzata dai governi borghesi per legittimare la repressione delle avanguardie delle lotte, e della quale abusano i mass-media borghesi per incutere tra l’opinione pubblica un clima di paura e di costante tensione e apprensione, e per scoraggiare i settori della popolazione che manifestano una certa sensibilità alle problematiche sociali. In realtà, pensiamo che questa escalation repressiva sia sintomo di debolezza e nervosismo da parte del governo Prodi e del centrosinistra nazionale e locale, i quali evidentemente iniziano a rendersi conto del malcontento montante nel paese e della loro impotenza di fronte alla ripresa delle lotte sociali e delle mobilitazioni popolari contro le loro politiche di guerra e precarietà, e, non riuscendo a contenere il dissenso, usano la repressione come unica arma che gli resta adisposizione. Non è un caso se questo ed altri atti intimidatori avvengano proprio alla vigilia dello sciopero generale del sindacalismo di base del 9 novembre contro l’ignobile accordo tra governo-Confindustria e Cgil-Cisl-Uil, teso ad aumentare l’età pensionabile e ad introdurre norme ancor più schiavistiche e precarizzanti nei rapporti lavorativi. Come compagni e compagne dell’Associazione Unità Comunista, ci stringiamo attorno al nostro compagno Aurelio Fabiani, padre di Michele e lui stesso vittima di un intollerabile atto intimidatorio attraverso il sequestro del computer e del materiale politico da esso prodotto, nonché alle famiglie degli altri quattro compagni arrestati.Certi che tale operazione, dalla connotazione più politica e mass-mediatica che giuridica, si sgonfierà nei prossimi giorni e restituirà i compagni colpiti ai loro quotidiani compiti di lotta e mobilitazione, cogliamo l’occasione per ribadire con forza la nostra ferma volontà di opporci a qualsiasi forma di repressione delle lotte.
LIBERTA’IMMEDIATA PER I COMPAGNI ARRESTATI

CONTRO LA REPRESSIONE E LA VIOLENZA BORGHESE

SOLO LA LOTTA DI CLASSE PAGA

PER IL 90° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA

A 90 anni dalla Rivoluzione proletaria dell’Ottobre 1917, riteniamo importante riflettere collettivamente sulla validità di alcuni dei princìpi e dei valori universali che quella ricca esperienza storica ci ha lasciato. Uno di questi, ultimamente trascurato, risiede nel fatto stesso che fu la prima, duratura, vittoria proletaria contro il dominio della borghesia. L’Ottobre del ’17 ha dato avvio all’epoca, ancora aperta, delle Rivoluzioni proletarie contro un sistema in putrescenza, il capitalismo monopolista, ossia l’imperialismo, in pieno declino. Un sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, delle nazioni sulle nazioni, che non è in grado di garantire la stessa sopravvivenza dell’umanità e del pianeta, incapace di rispondere alle più elementari necessità sociali, quali l’acqua, il cibo, la casa, il lavoro e che, nella bramosa ricerca del profitto, sta cannibalizzando la società in un tragico binomio fatto di guerra e miseria.Nella volontà e capacità di farla finita con un tale, ingiusto sistema, secondo noi risiede il valore fondamentale della Rivoluzione bolscevica. A questi valori universali, riteniamo che vadano aggiunti i princìpi politici generali contenuti nella Rivoluzione bolscevica, che rappresentano un fondamentale patrimonio politico ed ideologico, che il proletariato non deve fare l’errore di sottovalutare, peggio ancora dimenticare. Questi mantengono intatta la loro validità storica e possono rappresentare un importante stimolo di riflessioni per chiunque voglia cimentarsi seriamente con l’elaborazione di una filosofia della prassi, in grado di far agire le contraddizioni insite nel capitalismo, per il suo stesso superamento.Per questo abbiamo deciso di promuovere ed organizzare un Incontro nazionale che, nella fase attuale, tenti di rileggere l’esperienza bolscevica, dibattendo sui temi:

- la costruzione dell’avanguardia politica del proletariato, come tappa strategica leninista del processo rivoluzionario;- la dialettica tra lotta politica e lotta economica, nel quadro dello sviluppo della contraddizione antagonista tra Stato (borghese) e Rivoluzione (proletaria); - la Rivoluzione bolscevica e l’Autodecisione delle nazioni;- la Rivoluzione proletaria nei paesi della “periferia”: l’esempio del Nepal.

Lo scopo di questa iniziativa politica, rivolta a tutti quelli che si battono genuinamente per cambiare lo stato presente delle cose, è quello di contribuire a rimettere in circolo ed attualizzare politicamente categorie troppo frettolosamente accantonate. Nello sfondo dell’egemonia borghese ed opportunista, in un conflitto di classe artificiosamente mantenuto a bassa intensità, soprattutto dallo sforzo concentrico condotto da apparati repressivi, il sistema dei mass-media e sindacati confederali, che insieme rappresentano punti strategici su cui poggia il piano del moderno Stato imperialista. A questo abbiamo voluto aggiungere la voce degli oppressi che vivono nei paesi della “periferia” del sistema, che vivono doppiamente, sulla loro pelle, gli effetti nefasti delle politiche di rapina internazionale e della guerra imperialista.

Domenica 18 novembre ore 10,30c/o il CPO “La Fucina” - Sesto San Giovanni, via Falck 44

All’Incontro sarà presente il Presidente del Democratic Repubblic Fronte of Europe del Nepal

9 NOVEMBRE: SCIOPERO E CORTEI OLTRE LE PIU' ROSEE PREVISIONI

Eravamo fiduciosi che lo sciopero generale e generalizzato di oggi e i cortei in 32 città avrebbero dato buoni risultati: ma la realtà è andata oltre le nostre più rosee previsioni. Gli scioperanti nei principali comparti del lavoro pubblico e privato hanno abbondantemente superato i due milioni: ma tantissimi precari, che operano in situazioni ove è difficile quantificare con precisione, si sono aggiunti allo sciopero. In piazza più di quattrocentomila lavoratori/trici, precari e studenti hanno affollato i cortei, con presenze particolarmente rilevanti a Roma e Milano dove si sono superate le 50 mila persone. I trasporti urbani nelle principali città sono rimasti bloccati con punte del 70% e medie intorno al 50%. Bloccato l'aereoporto di Roma e gravi difficoltà per il traffico di altri aereoporti nonchè a quello ferroviaro. Nelle più importanti città il 50% delle scuole non ha funzionato o ha visto presenze minime al lavoro. Buoni i risultati negli ospedali, nel pubblico impiego in generale e in tante e importanti fabbriche (quelle del gruppo Fiat in primo luogo). Ma tante presenze studentesche, di migranti e movimenti per la casa nei cortei e la massiccia partecipazione dei precari dei Centri sociali dimostrano che questo sciopero ha unito giovani e meno giovani, lavoratori relativamente stabili e precari, stanziali e migranti in una corale protesta contro le politiche economiche, sociali e securitarie del governo Prodi. I Cobas e gli altri sindacati di base come Cub e SdL sono stati il fulcro della protesta per cancellare il Protocollo del 23 luglio che massacra il sistema pensionistico e rende permanente la precarietà del lavoro; per abrogare la legge 30 e il pacchetto Treu; contro la Finanziaria, che dà soldi solo al padronato, e la politica economico-sociale del governo Prodi; per il diritto al lavoro stabile e al reddito; per difendere e potenziare la scuola, la sanità e i servizi sociali pubblici; per il taglio drastico delle spese militari; contro le politiche securitarie, li decreto nazistoide "anti-romeni e anti-rom", il razzismo e la xenofobia; per dire no al monopolio Cgil-Cisl-Uil sui diritti sindacali e per la democrazia nei luoghi di lavoro. Il monito ad un governo che pratica il berlusconismo senza Berlusconi è fortissimo. Ma la lotta non si ferma qui: da domani, unitariamente, concorderemo altre iniziative di protesta che esercitino la massima pressione nei confronti di un Parlamento sordo alle esigenze dei salariati e dei settori popolari e ad un governo che dà soldi solo al padronato e per le spese militari mentre impoverisce sempre più salari e servizi sociali.

Confederazione Cobas

giovedì 8 novembre 2007

Comunicato stampa contro lo strumentalismo del PRC

Lo sciopero generale e generalizzato del 9 Novembre è convocato su una piattaforma di opposizione alle politiche antipopolari del governo Prodi. Riteniamo perciò contraddittoria la partecipazione organizzata del Partito della Rifondazione Comunista. Non si può sostenere che lo sciopero del 9 sia, come afferma il PRC in una nota, "un richiamo forte e significativo al programma dell'Unione". Al contrario si tratta di uno sciopero convocato su una piattaforma che contiene al suo interno, ad esempio, l'abolizione della legge 30 e del pacchetto Treu che nè le politiche, nè il programma di questo governo mettono in discussione.
Riteniamo quindi strumentale la partecipazione del PRC che evidentemente utilizza la piazza come contraltare di concertazione col governo.
Se il PRC volesse dimostrare un atto di coerenza politica con la piattaforma di convocazione dello sciopero del 9 dovrebbe immediatamente abbandonare il governo confindustriale di Prodi e porsi all'opposizione al fianco dei lavoratori che scenderanno in piazza. Non un appoggio estrerno, come successo in Regione, ma una collocazione strategicamente alternativa ad entrambi gli schieramenti.

- Coordinamento per l’Unità dei Comunisti – CUC Calabria
- Mc Partito Comunista dei Lavoratori - Cosenza

domenica 4 novembre 2007

Sciopero generalizzato contro il governo Prodi e le sue politiche antipopolari

Con la firma degli accordi del 23 Luglio, governo Prodi e Cgil-Cisl-Uil hanno gettato definitivamente la maschera, confermandosi ancora una volta i principali avversari del movimento dei lavoratori, dopo aver messo in atto lo scorso anno la scandalosa operazione di furto del TFR.
All’indomani di un primo anno di centrosinistra tutto all’insegna di tagli, finanziarie lacrime e sangue, aumenti alle spese militari e regali di ogni tipo ai padroni amici di Confindustria, ora è la volta delle pensioni. L’obiettivo del padronato era quello di alzare l’età pensionabile. Detto…fatto… Al posto del famigerato “scalone”, previsto dalla Legge Maroni (che dal 1/1/2008 prevedeva il passaggio da 57 a 60 anni per accedere alla pensione di anzianità), si introduce un accordo addirittura peggiore con 4 “scalini” che innalzano l’età pensionabile fino a 61 anni con 36 anni di contributi o 62 anni con 35 anni di contributi fino al 2013: dunque addio pensione di anzianità!
Al danno si aggiunge la beffa del taglio delle pensioni attraverso una riduzione automatica dei coefficienti a partire dal 2010, che penalizzerà fortemente chi andrà in pensione col metodo contributivo.
Non solo: ben lungi dal cancellarla, questo “Protocollo d’intesa” riconferma gran parte delle figure contrattuali precarie della Legge 30 (apprendistato, contratti a termine, lavoro a tempo parziale, a progetto, occasionale…), prevedendo addirittura la possibilità per il padrone di reiterare oltre i tre anni i contratti a tempo determinato.
Con lo stesso accordo, ancora una volta, si regalano i soldi dei lavoratori ai padroni utilizzando la cassa dell’INPS per “gli sgravi del costo del lavoro” e si regala a Confindustria la detassazione degli straordinari, che provocherà una diminuzione delle entrate all’INPS, una riduzione delle assunzioni e forti aumenti di profitto per i padroni! Anche la riduzione della spesa pubblica passerà attraverso l’accorpamento degli enti previdenziali (INPS-INAIL) che produrrà tagli di posti di lavoro e un probabile aumento dei contributi che gravano sulle busta paga.
Questo è il governo della repressione e dei licenziamenti delle avanguardie.
I padroni, quando non possono gestire o corrompere gli attivisti sindacali, li licenziano!
Chiunque si è opposto ai piani di ristrutturazione dell’azienda o si è impegnato in prima fila nel difendere gli interessi e i diritti dei propri compagni di lavoro, è stato licenziato, e nel caso dei sindacati confederali, espulso dall’organizzazione. E’ il caso di moltissimi operai e delegati dal Nord al Sud, da Pomigliano a Termoli, da Vibo Valentia a Milano. Eppure, le contestazioni ad Epifani, Pezzotta, Angeletti e ai loro soci nel corso delle assemblee sindacali nelle principali fabbriche, sono la dimostrazione di un malcontento diffuso a cui abbiamo l’obbligo di dare voce e rappresentanza, a livello sia sindacale che politico.

In primo luogo, va resa esplicita la nostra opposizione a questo governo. Da che mondo è mondo, le grandi mobilitazioni si rivolgono non solo contro i singoli provvedimenti di un governo, ma contro il governo stesso in quanto artefice di quelle leggi, dunque controparte per definizione di chi scende in piazza.
Noi dobbiamo dire con chiarezza che scendiamo in piazza contro questo governo, poichè esso si è dimostrato per i lavoratori non molto diverso dal governo Berlusconi, in quanto è riuscito a portare avanti con la complicità dei sindacati di regime e della cosiddetta “sinistra radicale” quelle politiche di macelleria sociale che a Berlusconi erano state impedite con le mobilitazioni di piazza, e che gli sarebbero impedite comunque se tornasse al potere.

Chi ha sottoscritto e sostenuto l’accordo (Prc, PdCI, Verdi e SD erano e sono al governo), ipocritamente, vorrebbe farci credere che l’ennesima truffa perpetrata ai danni dei lavoratori possa essere emendata e resa quindi accettabile, barattando magari qualche lavoro usurante in più o qualche mese di proroga per i tempi determinati in meno.
Al di là delle evidenti stonature fra le dichiarazioni dei manifestanti e quelle dei politicanti, il vero scopo della manifestazione del 20 ottobre è stato quello di ridar fiato ad una sinistra sempre più di governo e sempre meno “radicale”, di far recuperare credibilità ai vari Bertinotti, Giordano, Diliberto, Mussi, ecc., oramai screditati anche presso la base dei loro stessi partiti.

In occasione del referendum-farsa indetto da Cgil-Cisl-Uil, le organizzazioni politiche e sindacali di base si sono presentate in ordine sparso (talune lavorando a rafforzare il fronte del NO, altre praticando il boicottaggio della consultazione), ma ora siamo tutti chiamati a proseguire le mobilitazioni sui territori e nei singoli luoghi di lavoro, affinché la giornata del 9 novembre non rappresenti un appuntamento isolato, ma sia il punto di approdo e di convergenza di una campagna di massa, che attraversi i rinnovi del contratto dei metalmeccanici e di altri importanti settori e le iniziative di opposizione alla guerra e allo scempio dei nostri territori, come quella di Vicenza a metà dicembre.
Per questa ragione invitiamo a costruire dal basso, in ogni luogo di lavoro e su ogni territorio, comitati di lotta unitari contro il governo Prodi e tutte le sue politiche, del lavoro, sociali e di guerra.


- NO ALL’ACCORDO TRUFFA DEL 23 LUGLIO;
- CONTRO TUTTI I LICENZIAMENTI;
- CONTRO IL CARO VITA, RIVENDICHIAMO FORTI AUMENTI SALARIALI;

- NO ALLA PRECARIETA’: PER LA CANCELLAZIONE DELLA LEGGE 30, DEL
PACCHETTO TREU E DI TUTTE LE NORME PRECARIZZANTI;
- RIPRISTINO DELLA SCALA MOBILE;
- SALARIO GARANTITO A DISOCCUPATI E PRECARI;
- RIDUZIONE GENERALIZZATA DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITÀ DI

SALARIO E SENZA CONTROPARTITE DI FLESSIBILITÀ;
- NO ALLE GRANDI OPERE (TAV, INCENERITORI, ECC.) CHE INQUINANO E

UCCIDONO PER SODDISFARE LA FAME DI PROFITTI;
- CONTRO IL GOVERNO PRODI E LE SUE POLITICHE ANTIPOPOLARI;
- CONTRO OGNI GUERRA IMPERIALISTA: FUORI LA NATO DALL’EUROPA;
- RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE DA TUTTI I FRONTI DI GUERRA;

FUORI E CONTRO IL BIPOLARISMO
PER UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE POLITICA COMUNISTA


Coordinamento per l’Unità dei Comunisti - CUC CALABRIA
Cosenza 9 Novembre 2007
Partenza corteo P.zza Fera ore 9.30
SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO

Contro il governo del capitale e dei padroni


CONTRO LA DERIVA SECURITARIA, LIBERTA’ PER I COMPAGNI DI SPOLETO E VERITA’ PER ALDO BIANZINO!

Con il passare dei giorni, la montatura contro i cinque giovani compagni di Spoleto mostra tutta la sua inconsistenza. Nessun elemento concreto è stato portato a riscontro di un teorema sfociato in un’operazione tanto spettacolare, quanto provocatoria, e questo legittima la prospettiva che non di “antiterrorismo” si tratti, ma di una manovra tutta politica sulla pelle di cinque persone e rivolta contro le battaglie per la salvaguardia dell’ambiente che i cinque compagni hanno contribuito ad animare, contro gli scempi perpetrati in nome del profitto di speculatori locali e multinazionali.
Nonostante la sempre più evidente strumentalità dell’operazione Brushwood, i cinque compagni rimangono in carcere, lo stesso carcere dove ha perso la vita Aldo Bianzino, arrestato per possesso di alcune piantine di marijuana e poi trovato morto nella sua cella, con evidenti segni di percosse che fanno pensare ad un vero e proprio pestaggio.
Lanciati nella loro rincorsa alla destra sul terreno dell’autoritarismo e delle leggi liberticide, in troppi a “sinistra” stanno tacendo su quello che accade in Umbria, e non solo: vogliamo ricordare che, con accuse simili a quelle dell’operazione “Brushwood”, sono stati inquisiti (e licenziati) alcuni operai della Fiat di Melfi, anche qui nel silenzio generale della “sinistra”. E’ dunque in atto un processo che, con il pretesto della “sicurezza”, sta mettendo a rischio i più elementari diritti democratici di tutte e tutti noi.
La convocazione di una manifestazione nazionale a Perugia, il prossimo 10 novembre, per pretendere la verità sulla morte di Aldo Bianzino e rivendicare la liberazione dei cinque compagni di Spoleto è la dimostrazione che ci si può e ci si deve opporre con la lotta alla deriva securitaria che sta investendo questo Paese e con la quale i poteri forti e il governo che li rappresenta tentano di nascondere il drammatico peggioramento delle condizioni materiali di milioni di lavoratori e di famiglie.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione del 10 novembre a Perugia, perché il conflitto sociale e la mobilitazione di massa sono le sole garanzie contro ogni involuzione antidemocratica ed autoritaria.

LIBERTA’ PER I COMPAGNI DI SPOLETO!

VERITA’ PER ALDO BIANZINO!

SABATO 10 NOVEMBRE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PERUGIA
Partenza alle ore 15 Piazzale Bove

Coordinamento per l’Unità dei Comunisti

mercoledì 24 ottobre 2007

I MOSTRI ANARCO-ISLAMICI E LA COLPA DI ESSERE PADRE

COMUNICATO DEL COORDINAMENTO PER L’UNITA’ DEI COMUNISTI

Esprimiamo il nostro sdegno per la montatura mediatica che sta accompagnando la vicenda dei compagni umbri arrestati per “terrorismo”, con grande spiegamento di forze terrestri ed aeree: mancavano gli incrociatori e i sommergibili, ma solo perché l’Umbria non è bagnata da alcun mare.
A fronte degli addebiti contestati, appare evidente la sproporzione dell’
apparato messo in campo e della risonanza mediatica, come se con questi arresti si volessero coprire le denunce e le mobilitazioni che, in Umbria, disvelano il malaffare politico che alligna all’ombra delle giunte di centrosinistra.
Non ci stupisce la sintonia fra i commenti della governatrice dell’Umbria, signora Lorenzetti, e quelli dei fascisti locali, i quali gioiscono per “l’
efficienza e l’abnegazione delle forze dell’ordine” e si spingono fino a delirare di un’Umbria “crocevia internazionale di terrorismo e fondamentalismo” e di “saldatura tra cellule dell'ultra-sinistra ed il fondamentalismo islamico”.
I reati contestati non vanno oltre alcuni danneggiamenti a cantieri locali, scritte murali ed una lettera anonima, contenente un proiettile, inviata alla governatrice dell’Umbria. A fronte di queste accuse, un’operazione sensazionalistica, sbattuta in apertura da tutti i telegiornali, gli stessi che si guardano bene dal riferire dell’impegno ambientalista, alla luce del sole, contro gli scempi che devastano le zone più belle dell’Umbria, impegno proprio dei giovani arrestati.
In questa vicenda, che segnala una pericolosa deriva autoritaria bipartisan, si colloca la provocazione contro il compagno Aurelio Fabiani, consigliere comunale a Spoleto e padre di Michele, uno dei giovani arrestati: ad Aurelio - dirigente del Coordinamento per l’Unità dei Comunisti - è stata perquisita l’abitazione e sequestrati computer e documenti, con la motivazione che la sua casa era frequentata da uno degli indagati, cioè suo figlio.
Siamo vicini ad Aurelio ed ai giovani arrestati, e ci impegniamo alla mobilitazione contro ogni montatura e per continuare le denunce e le mobilitazioni che li hanno visti protagonisti e che, ne siamo certi, li rivedranno presto al loro posto di lotta.

Roma, 23.10.2007

martedì 16 ottobre 2007

Per una scuola Pubblica, Laica, senza Precarietà

Un nuovo anno scolastico è appena iniziato, oltre 7 milioni e 700 mila alunni italiani hanno da poche settimane fatto rientro in classe. Quello che da poco ha avuto inizio sarà l’ennesimo anno scolastico all’insegna della precarietà, di scuole e strutture fatiscenti, di continui incrementi dei finanziamenti a favore delle scuole private a discapito di quelle pubbliche, di aumenti incontrollati dei costi dei libri di testo che vanno ad appesantire ulteriormente la situazione di disagio economico delle famiglie italiane, per non parlare delle continue mini riforme tappa-buchi che non fanno altro che creare instabilità all’interno del già fragile sistema scolastico nazionale e confusione tra gli studenti che hanno avuto la sfortuna di iscriversi a scuola sotto le fausti direttrici del precedente governo Berlusconi e coloro che si iscriveranno a scuola sotto le altrettanto sciagurate politiche del governo Prodi. Tra le novità più importanti previste si rilevano: sezioni primavera, modifica degli esami di licenza media, obbligo a 16 anni e ripristino degli "esami di riparazione". Inoltre nell’opera di privatizzazione di quei pochi servizi elargiti gratuitamente dallo Stato, le scuole (alla luce della già nota autonomia scolastica di berlingueriana e morattiana memoria) al fine di attuare il completo processo di autonomizzazione diverranno delle fondazioni, aperte ai soldi dei privati, in modo da non gravare sull’economia dello stato che potrà così senza problemi impiegare i soldi nel riarmamento, nelle guerre e nel finanziamento alle imprese. Per chi non lo sapesse, dicesi Fondazione “un'istituzione privata riconosciuta come persona giuridica, che ha a disposizione un patrimonio da destinare a determinati scopi, senza fini di lucro”. Ma non sono solo le persone singole a poter investire direttamente nell’Istituto, anche le imprese o gli enti locali potranno “devolvere” parte dei propri capitali al finanziamento delle scuole. Ovviamente questa operazione è un do ut des. Quali vantaggi possono ricavare le imprese? Facile entrare direttamente all’interno degli organi dirigenziali delle istituzioni scolastiche, assumendo all’interno di questi un ruolo tutt’altro che secondario potendo disporre di potere decisionali e dell’ “arma” del ricatto economico (o tu scuola fai ciò che mi garba, o io azienda ti taglio i finanziamenti!!!). Quindi in sostanza anche la scuola pubblica diventerà sempre più assoggettata agli interessi dei privati portando cosi a compimento i disegni di ristrutturazione tanto desiderati dai governi borghesi di centro sinistra e destra. Nel frattempo il governo, sempre più assoggettato ai diktat della banca europea, e dei poteri forti nazionali (Confindustria, Vaticano e Logge massoniche) non compie alcuna misura a sostegno dei lavoratori e delle famiglie, sempre più povere e costrette ad enormi sacrifici per poter garantire ai propri figli quel diritto allo studio garantito dallo Stato solo sulla carta. La Guardia di finanza, su ordine dell'Antitrust, comincia a verificare i prezzi dei libri di testo, che sono saliti realmente alle stelle in appena un anno: secondo l'Adoc, nella scuola secondaria di secondo grado, rispetto al 2006, sarebbero lievitati del 12%. In ogni caso una cosa è certa per entrare in possesso di tutti i testi scolastici le famiglie devono mostrarsi disponibili a spendere anche fino a 700 euro. Per non parlare della continua precarietà degli insegnanti (non quelli di religione!!!) divisi ancora in varie fasce, che giustamente (in base ai ragionamenti di chi scarica il proprio mal-governare sui lavoratori precari) diventano ora oggetto di provvedimenti disciplinari qualora non producano come gli insegnanti di riferimento delle scuole private. Cosa si può rimproverare agli insegnati Italiani che percepiscono uno degli stipendi più bassi a livello europeo e sono soggetti sempre a continua precarietà lavorativa, data la non assunzione definitiva, se non di essere succubi di un sistema sociale che in sostanza ha smantellato i diritti basilari previsti dalla nostra Costituzione? Tale discorso ovviamente si estende anche al personale ATA operante nella scuola e a tutte quelle figure che vi collaborano per un buon andamento dello svolgimento dell’anno scolastico. Scuole sempre più fatiscenti, strutture non idonee ad accoglier gli studenti, testi scolastici sempre più cari, abbandonando nel dimenticatoio di pratiche come il comodato d’uso, solo per accontentare le case editrici che devono speculare sulla disperazione delle famiglie che non arrivano più a fine mese; per non parlare degli studenti stranieri che sono in netto aumento rispetto agli anni passati che si vedono soggetti a discriminazioni continue ed a frequentare delle lezioni in aule dove spadroneggia ancora il simbolo della incidenza del Vaticano in questo Bel Paese che è Laico solo sulla carta…
Alla luce di tale stato di cose è necessario sin da ora creare mobilitazioni e sollevare coscienza critica tra gli studenti, insegnanti e lavoratori all’interno delle scuole.
Lottiamo per:
• L’abolizione delle riforme Ruberti-Zecchino/Berlinguer-Moratti e delle direttive sull’istruzione
imposte dall’Europa dei banchieri
• La cancellazione di ogni forma di selezione di classe, per un vero diritto allo studio
• Stabilizzazione del personale tecnico amministrativo e dei ricercatori precari
• Più finanziamenti all’università, ricerca e scuola pubblica


Unità Comunista - Vibo Valentia

Contro l’aziendalizzazione della scuola e dell’università. Contro la mercificazione della cultura. Per il diritto allo studio.

Il sistema universitario italiano, per come oggi strutturato ha assunto a tutti gli effetti la connotazione di un azienda, e ciò, anche per chi non vive organicamente in contatto col mondo accademico è comunque percepibile dalla terminologia utilizzata: gli studenti si trasformano in fruitori, l’insegnamento diviene un’offerta, i docenti e presidi, divengono dirigenti occupando sulla scala gerarchica posti di maggiore o minore “prestigio”. Inoltre l’invadenza delle aziende è ormai dilagante, queste divengono le principali sostenitrici finanziarie, sfornano soldi per ricerche (influenzando ad un senso l’impostazione delle stesse), sponsorizzano nuovi curricula di studi finanziati e gestiti indirettamente dalle grandi imprese (vedi a d esempio ingegneria dell’automobile a Torino finanziata dalla FIAT, ingegneria pneumatica a Milano voluta dalla Pirelli, scienze dell’alimentazione a Parma voluta dalla Barilla). Si tratta «non di istituti di cultura dove lo studente si forma nella crescita individuale e collettiva, sviluppando un sapere critico come metodo d’indagine del reale, bensì sono agenzie di formazione professionale dove la forza lavoro intellettuale viene addestrata a rispondere alle esigenze delle classi dominanti e del mercato»
Ciò che a tutti gli effetti si è ereditato dal mondo aziendale, è il senso di precarietà esistenziale che caratterizza studenti e ricercatori e alcune fasce di docenti, (quelli a contratto ad esempio) nonché quello stato di alienazione esistenziale derivante dall’impostazione che l’azienda-università ha oggi assunto.
Cosi come nell’azienda di impostazione fordista, l’operaio chino sulla catena di montaggio, è in contatto solo col pezzo meccanico da assemblare, senza la possibilità di entrare in relazione con gli altri operai che vivono la sua stessa condizione di marginalità e di sfruttamento salariale, e dunque viene annullata ogni possibilità di prendere coscienza collettivamente della propria condizione di sfruttati; allo stesso modo nell’università italiana di impostazione berlingueriana prima e morattina poi, l’università per come impostata, annulla ogni possibilità di coesione e aggregazione studentesca, gli strumenti dei test di selezione, i concorsi per le borse di studio producono tra lo studentato un conflitto tra chi potrà favorire di determinati servizi (mense, trasporti, alloggi, libri) e chi invece verrà tagliato fuori, tra chi potrà frequentare i corsi e la facoltà desiderata e chi invece dovrà iscriversi altrove, e dunque indirettamente si produce il risultato di evitare che gli studenti possano coalizzarsi e prendere coscienza della propria condizione di proletarizzazione.
Nell’attuale sistema universitario con il 3 + 2, lo studente non vive la propria esperienza formativa al fine di apprendere nuovi saperi e conoscenze, ma al contrario questa è tesa a superare i moduli didattici e ottenere i crediti formativi che permettono di superare l’anno, di ottenere borse di studio, di poter conseguire nuovi moduli. Il numero chiuso per accedere al corso di studi, i test d’ingresso, la didattica modulare, non fanno altro che incentivare quell’ individualismo più esasperato, valore centrale dell’attuale società del consumismo, nonché produrre quotidianamente quelle selezioni tra chi può e chi non può, tra chi vale e chi non vale, tra chi entra e chi verrà lasciato fuori. Anche l’Università della Calabria, nata negli anni 60 come input per lo sviluppo socio-culturale, economico e produttivo (almeno si sperava) della Calabria, come elemento per cercare di arginare l’emigrazione allora (e ancora oggi) dilagante di lavoratori e studenti, come fonte occupazionale, ha deluso le attese e finalità per le quali era nata.
Proprio in questo momento in cui leggiamo questo volantino oltre 3000 (se non più) ragazzi verranno lasciati fuori dall’università della Calabria. Alcuni esclusi in base al voto del diploma superiore, ad altri si fornirà la falsa speranza di potercela ancora fare “basta affrontare e superare il test di selezione”, o comunque aspettare ad ottobre le surroghe. Molti perderanno un anno nel loro percorso di studio, o emigreranno in altre regioni per poter studiare, il che comporterà lo spopolamento dei nostri territori, la fuga dei intere generazioni, e un peso non indifferente per le famiglie degli studenti in quanto il costo della vita in una città come Bologna, Milano, Roma è del tutto differente rispetto ad Arcavacata o Roges. Famiglie dovranno indebitarsi, ricorrere a prestiti,( statistiche evidenziano come le fasce più colpite da questi problemi sono generalmente quelle mono reditto) per poter garantire quel diritto allo studio, che sulla Carta costituzionale dovrebbe essere garantito a tutti, senza distinzioni, e in eguali diritti, ma che in pratica è negato ad una fetta non irrilevante di studenti.
A tal fine proponiamo una piattaforma di lotta basata sulle seguenti rivendicazioni:
• Erogazione un sostegno al reddito (pre-salario) per gli studenti meno abbienti, per permettere loro il conseguimento della laurea;
• Abolizione della vergognosa tassa regionale per il diritto allo studio: i costi di quest'ultimo devono ricadere sulla fiscalità generale, e non sugli studenti!;

• Difesa e rilancio dei servizi tuttora esistenti; urgente costruzione e attivazione di nuovi punti ristoro e case dello studente laddove questi siano stati chiusi a causa della gestione scellerata degli E.di.s.u.

• Garanzia di un servizio di trasporto pubblico e gratuito per gli studenti proletari, attraverso un aumento dei fondi comunali e regionali destinati alle agevolazioni;

• Rifiuto di qualsiasi misura tendente alla selezione di classe: no ai numeri chiusi, no agli sbarramenti in termini di crediti formativi per l’accesso agli anni successivi, no a qualsiasi forma di esclusione dall’accesso ai corsi di laurea specialistica;

• Gestione pubblica degli stages formativi e rilancio della spesa statale per la ricerca attraverso un’accentuata progressività delle imposte.


I SOLDI CI SONO: PRENDIAMOLI DALLE TASCHE DI CHI NON HA MAI PAGATO.

Unità Comunista - Vibo Valentia

APPELLO MANIFESTAZIONE COMITATO IMMIGRATI

UN ANNO E MEZZO DI GOVERNO PRODI E QUALI RISULTATI? LA VITA DEI CITTADINI IMMIGRATI CONTINUA A PEGGIORARE

Il governo Prodi è in carica da oltre un anno e la condizione di noi immigrati non è minimamente migliorata, anzi, in alcuni casi, si è fatta più pesante. Basta pensare alla situazione drammatica
dei richiedenti asilo, la questione della regolarizzazione generalizzata di tutti gli
immigrati presenti in Italia.La stessa fumosa proposta di legge Amato – Ferrero si limita a promettere piccole migliorie (tra l'altro tutte da verificare), lasciando però sicuramente intatto i pilastri fondamentali della Bossi-Fini: il legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro che rappresenta (uno dei principali strumenti di ricatto in mano padronale), il mantenimento dei CPT o CDI, nonché la detenzione amministrativa dentro e fuori i confini italiani, il protocollo firmato tra Ministero degli Interni, Poste Italiane, Patronati e ANCI. Questo procedimento inefficiente ed inadeguato, sia nella forma e sostanza, ci porta al pagamento alle poste italiane di 72 euro per le pratiche di Permessi/Carta di Soggiorno ecc.
Inoltre, il governo continua ad intensificare e sostenere le politiche repressive su tutti i livelli, mantenendo in vita il decreto anti-terrorismo, i bliz e gli sgomberi di ambulanti, campi rom, il potenziamento delle strutture dei CPT con nuovi finanziamenti, confermando il reato di "clandestinità", appoggiando il "patto per la sicurezza dei sindaci" promosso da Veltroni che di fatto dichiara la guerra ai lava-vetri e a qualsiasi immigrato "sospetto" di non essere in regola.
In questi anni noi lavoratori immigrati abbiamo assunto un ruolo sempre più importante nella struttura produttiva italiana. Nell'edilizia, nel settore alberghiero, nella ristorazione, nel lavoro di cura verso i bambini e gli anziani, nell'agricoltura e nelle fabbriche del Nord siamo
oramai in tanti e le aziende e le famiglie italiane non possono fare a meno di noi. Ma terminate le
nostre 10 o 12 ore di lavoro quotidiano padroni e padroncini ci vorrebbero muti ed invisibili. È questo nostro peso nel campo produttivo, non si è mai trasformato, ne in peso politico, ne in termini di diritti di cittadinanza. È per questo che facciamo appello a tutti i cittadini immigrati (lavoratori e non), gli anti-razzisti, gli studenti, i precari, i disoccupati e tutte le forze politiche e sociali a partecipare alle manifestazioni di lotta per i nostri diritti e contro il razzismo.

È venuto il momento di dire basta! Tutti in piazza alla conquista dei diritti!

Per una regolarizzazione generalizzata e permanente per tutti i migranti presenti in Italia. La rottura della "vergognosa" convenzione di 7 euro sui Permessi/Carta di Soggiorno, tra Ministero degli Interni, Poste Italiane, Patronati e ANCI. Il passaggio delle competenze sui Permessi/carta di soggiorno dalle questure ai comuni. Per l'abolizione integrale della Bossi-Fini e il "No" alla Turco - Napoletano o eventuale Revisione. Per la rottura completa del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Per la cittadinanza italiana a tutti i figli degli immigrati nati o che hanno studiato in Italia la chiusura definitiva dei CPT, senza la creazione di nuovi lager una legge in materia d'asilo politico che tuteli realmente i richiedenti e i rifugiati

MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL CENTRO -NORD A BRESCIA
SABATO 27 OTTOBRE 2007
Ore 14.30 - PIAZZA LOGGIA

*****************

MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL CENTRO -SUD A ROMA
DOMENICA 28 OTTOBRE 2007
Ore 15.00 - PIAZZA DELLA REPUBBLICA



Coordinamento Nazionale per l'Unità dei Comunisti

lunedì 15 ottobre 2007

report di UC sulle condizioni del centro storico di Vibo: 1° chiesetta dei poveri

report di UC sulle condizioni del centro storico di Vibo: 2° palazzo Romei

report di UC sulle condizioni del centro storico di Vibo: 3° centro storico

report di UC sulle condizioni del centro storico di Vibo: 4° centro storico II

report di UC sulle condizioni del centro storico di Vibo: 5° centro storico III

report di UC sulle condizioni del centro storico di Vibo: 6° il Valentianum

giovedì 11 ottobre 2007

E’ necessario uno sciopero generale nazionale a Roma

Con la firma degli accordi del 23 Luglio, governo Prodi e Cgil-Cisl-Uil hanno gettato definitivamente la maschera, confermandosi ancora una volta i principali avversari del movimento dei lavoratori. Dopo aver messo in atto lo scorso anno la scandalosa operazione di furto del TFR, con una campagna mediatica “a senso unico”, condotta con spot di varie decine di milioni di euro pagate con i soldi pubblici a favore di banche, assicurazioni, sindacati e aziende. Nonostante ciò solo 4 lavoratori su 100 hanno rinunciato al TFR a favore della speculazione finanziaria privata.
All’indomani di un primo anno di centrosinistra tutto all’insegna di tagli, finanziarie lacrime e sangue, aumenti alle spese militari e regali di ogni tipo ai padroni amici di Confindustria, ora è la volta delle pensioni. L’obiettivo del padronato era quello di alzare l’età pensionabile. Detto…fatto… Al posto del famigerato “scalone”, previsto dalla Legge Maroni (che dal 1/1/2008 prevedeva il passaggio da 57 a 60 anni per accedere alla pensione di anzianità), si introduce un accordo addirittura peggiore con 4 “scalini” che innalzano l’età pensionabile fino a 61 anni con 36 anni di contributi o 62 anni con 35 anni di contributi fino al 2013: dunque addio pensione di anzianità!
Ma questa è solo la punta dell’iceberg!
Al danno si aggiunge infatti la beffa del taglio delle pensioni attraverso una riduzione automatica dei coefficienti a partire dal 2010, che penalizzerà fortemente chi andrà in pensione col metodo contributivo.
Non solo: ben lungi dal cancellarla, questo “Protocollo d’intesa” riconferma gran parte delle figure contrattuali precarie della Legge 30 (apprendistato, contratti a termine, lavoro a tempo parziale, a progetto, occasionale…), prevedendo addirittura la possibilità per il padrone di reiterare oltre i tre anni i contratti a tempo determinato.
Con lo stesso accordo, ancora una volta, si regalano i soldi dei lavoratori ai padroni utilizzando la cassa dell’INPS per “gli sgravi del costo del lavoro” e si regala a Confindustria la detassazione degli straordinari, che provocherà una diminuzione delle entrate all’INPS, una riduzione delle assunzioni e forti aumenti di profitto per i padroni! Anche la riduzione della spesa pubblica passerà attraverso l’accorpamento degli enti previdenziali (INPS-INAIL) che produrrà tagli di posti di lavoro e un probabile aumento dei contributi che gravano sulle busta paga.
Che i lavoratori non avessero nulla di buono da aspettarsi da questo governo confindustriale e neodemocristiano era cosa che molti di noi andavano denunciando da tempo, memori soprattutto di ciò che il centrosinistra era stato capace di fare all’epoca del primo governo Prodi e dei successivi governi D’Alema e Amato.
Questo è il governo della repressione e dei licenziamenti delle avanguardie.
I padroni, quando non possono gestire o corrompere gli attivisti sindacali, li licenziano!
Chiunque si è opposto ai piani di ristrutturazione dell’azienda o si è impegnato in prima fila nel movimento operaio nel difendere gli interessi e i diritti dei propri compagni di lavoro, è stato licenziato, e nel caso dei sindacati confederali, espulso dall’organizzazione. E’ il caso di moltissimi operai e delegati dal Nord al Sud, da Pomigliano a Termoli, da Vibo Valenzia a Milano. Che questa consapevolezza inizi a diffondersi in fasce ampie del mondo del lavoro dipendente e della “sinistra diffusa”, rappresenta indubbiamente un elemento di novità di cui tutte le realtà del sindacalismo di base e della sinistra di classe devono tenere conto. Le contestazioni ad Epifani, Pezzotta, Angeletti e ai loro soci nel corso delle prime assemblee sindacali nelle principali fabbriche, sono la dimostrazione di un malcontento diffuso a cui abbiamo l’obbligo di dare voce e rappresentanza, a livello sia sindacale che politico.

Pensiamo, tuttavia, che il percorso che dovrà portarci ad uno sciopero generale, indetto da alcune sigle del sindacalismo di base per il 9 novembre, necessiti di alcuni elementi di chiarezza, in mancanza dei quali la giornata del 9 novembre rischierebbe di tramutarsi, di fatto, in un doppione della m,manifestazione del 20 ottobre.

1) In primo luogo, va resa chiara ed esplicita la nostra opposizione a questo governo. Da che mondo è mondo, le grandi mobilitazioni si rivolgono non solo contro i singoli provvedimenti di un governo, ma contro il governo stesso in quanto artefice di quelle leggi, dunque controparte per definizione di chi scende in piazza.
Per questa ragione, compito primario delle realtà che prendono parte al percorso di costruzione dello sciopero generale è in prima istanza quello di evitare di finire nel tritacarne orchestrato ad hoc dalla stampa borghese, secondo il quale chiunque si oppone a Prodi sarebbe artefice di un ritorno di Berlusconi al governo.
Noi dobbiamo dire con chiarezza che scenderemo in piazza contro questo governo e che lavoreremo tenacemente per la sua caduta, poichè esso si è dimostrato per i lavoratori peggiore del governo Berlusconi in quanto è riuscito a portare avanti con la complicità dei sindacati di regime e della cosiddetta “sinistra radicale” quelle politiche di macelleria sociale che a Berlusconi erano state impedite con le mobilitazioni di piazza, e che gli sarebbero impedite comunque se tornasse al potere

2) Alla luce di ciò, riteniamo di basso profilo la proposta di indire mobilitazioni su scala locale: se davvero puntiamo disturbare il manovratore, lo strumento migliore per fare sentire in maniera chiara e forte il dissenso e la rabbia dei lavoratori, non può che essere quello di un unico corteo nazionale a Roma. A tal proposito, non ci sono ancora chiare le ragioni per cui si è deciso di dar vita a due distinte giornate di lotta, una il 9 e l’altra il 24 ottobre: pensiamo che spezzettare gli appuntamenti, in questa fase, sortisca come unico esito l’indebolimento di entrambi.
Se il problema reale è quello della cosiddetta generalizzazione dello sciopero, ossia la partecipazione al 9 novembre non solo dei precari, ma anche delle mille forme di opposizione sociale sviluppatesi sui territori negli ultimi mesi (movimento contro la guerra, No-Tav, No-Dal Molin, movimenti contro gli inceneritori, comitati di immigrati, lotte contro la repressione, ecc), pensiamo sia compito degli organizzatori dello sciopero l’elaborazione di una piattaforma di rivendicazioni generale che sia capace di sintetizzare tutto l’ampio ed articolato panorama dell’opposizione sociale.

3) Il 20 Ottobre i partiti della cosiddetta “Sinistra radicale” hanno indetto una manifestazione con il solo scopo di presentarsi alla propria base con una veste accettabile e continuare così a speculare sulla pelle dei lavoratori. Pensiamo che anche su questo l'assemblea delle Reti e delle organizzazioni contro l’accordo del 23 luglio debba esprimersi con chiarezza. Come accadde il 9 giugno in occasione dell’arrivo di Bush a Roma, anche questa volta bisogna lasciarli soli!
Non possiamo manifestare al fianco di chi prima ha sottoscritto e sostenuto l’accordo (visto che Prc, PdCI, Verdi e SD erano e sono al governo), e adesso, ipocritamente, vorrebbe farci credere che l’ennesima truffa perpetrata ai danni dei lavoratori possa essere emendata e resa quindi accettabile.
Il vero scopo della manifestazione del 20 ottobre è quello di ridar fiato ad una sinistra sempre più di governo e sempre meno “radicale”, di far recuperare credibilità ai veri Bertinotti, Giordano, Diliberto, Mussi, ecc., oramai screditati anche presso la base dei loro stessi partiti. Dunque, offrire sponde politiche o ciambelle di salvataggio a queste operazioni sarebbe da parte nostra a dir poco suicida.

4) Sull’iter di costruzione della mobilitazione contro l’accordo: se è vero che in occasione del referendum-farsa indetto da Cgil-Cisl-Uil le organizzazioni politiche e sindacali presenti oggi si sono presentate in ordine sparso (talune lavorando a rafforzare il fronte del NO, altre praticando il boicottaggio della consultazione), è altrettanto vero che, all’indomani del 10 ottobre, comunque vada il referendum e certi di un risultato truccato dalle burocrazie sindacali a favore del SI, saremo tutti chiamati a proseguire, o meglio a iniziare le mobilitazioni sui territori e nei singoli luoghi di lavoro. Ciò affinché la giornata del 9 novembre non rappresenti un appuntamento isolato, ma sia al contrario il punto d’approdo e di convergenza di una vera e propria “campagna d’autunno” messa in campo dalle realtà riunitesi oggi in assemblea.
Per questa ragione facciamo nostra la proposta, già lanciata da numerosi gruppi di lavoratori (tra cui l’ “Appello per la convocazione di uno sciopero generale unitario contro il protocollo su welfare e pensioni” sottoscritto da più di cento tra lavoratori e delegati sindacali appartenenti alle più svariate sigle del sindacalismo di classe), a costruire dal basso, in ogni luogo di lavoro e su ogni territorio dove siamo presenti, comitati di lotta unitari contro lo scippo delle pensioni, al fine di sviluppare iniziative e mobilitazioni congiunte nel corso del mese che ci separa dallo sciopero.

• NO ALL’ACCORDO TRUFFA DEL 23 LUGLIO
• CONTRO TUTTI I LICENZIAMENTI
• CONTRO IL CARO VITA, RIVENDICHIAMO FORTI AUMENTI SALARIALI
• NO ALLA PRECARIETA’: PER LA CANCELLAZIONE DELLA LEGGE 30, DEL PACCHETTO TREU E DI TUTTE LE NORME PRECARIZZANTI
• RIPRISTINO DELLA SCALA MOBILE
• SALARIO GARANTITO A DISOCCUPATI E PRECARI
• LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO
• CONTRO OGNI GUERRA IMPERIALISTA: FUORI LA NATO DALL’EUROPA
• NO ALLE GRANDI OPERE (TAV, INCENERITORI, ECC.) CHE INQUINANO E UCCIDONO PER SODDISFARE LA FAME DI PROFITTI.

PER LA CACCIATA DEL GOVERNO PRODI

Coordinamento per l’Unità dei Comunisti
Associazione Marxista Unità Comunista
SLAI- Cobas Coordinamento Provinciale di Napoli

martedì 9 ottobre 2007

manifestazione del 20 ottobre: NOI NON CI SAREMO!!!

I partiti della cosiddetta sinistra radicale hanno indetto per il 20 ottobre una manifestazione contro l’accordo di luglio, ma per – dicono – il sostegno al governo Prodi. I dirigenti di Rifondazione Comunista e del PdCI continuano nella loro politica schizofrenica “di lotta e di governo” e vorrebbero, con questa nuova conta di piazza, presentarsi ai loro militanti con una veste più accettabile: loro, nella maggioranza, ci stanno per senso di responsabilità, mica per convenienza, e il loro cuore sta sempre e comunque dalla parte dei lavoratori…
Non è bastata la lezione del 9 giugno, quando il popolo di sinistra, in gran parte elettori e militanti o ex-militanti del PRC e del PdCI, ha disertato la loro manifestazione contro/per ed ha preferito partecipare a quella antimperialista della sinistra extra parlamentare; i burocrati di partito, ora, ci riprovano con rinnovata faccia tosta.
Il consiglio dei ministri, il parlamento: queste sono le piazze in cui dovete gridare le vostre ragioni! Perché – immaginiamo – i vostri “obbedisco” saranno pronunciati con un filo di voce appena udibile e con gli occhi rivolti a terra, vergognosi… Forse avete bisogno che la piazza, la piazza dei vostri elettori, vi dia la forza di scegliere, una buona volta, tra la lotta e il governo, tra la coerenza e l’opportunismo? Ma non dovreste essere voi a guidarci? Vi abbiamo delegato per far sentire la nostra voce e voi scaricate su di noi le vostre responsabilità, chiedendoci di dire no, tra le altre cose, all’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni (con la farsa dei lavori usuranti e l’esclusione di una quota minima di lavoratori destinata anch’essa a scomparire), al peggioramento dei coefficienti della riforma Dini, che saranno rivisti al ribasso ogni tre anni, con una sorta di scala mobile al contrario, all’aumento dei contributi previdenziali e alla conferma della legge 30 e dei contratti a termine, che potranno durare anche oltre 36 mesi? E tutto questo dopo lo scippo del TFR ai lavoratori, senza che nulla abbiate fatto per invertire la rotta di questa politica al massacro dello stato sociale? Ma per quanto tempo ancora vorrete prenderci in giro? Ritrovate in fondo a voi stessi – molto in fondo, perché è lì che l’avete ricacciata – un briciolo di onestà intellettuale e assumetevi le vostre responsabilità: smettete di menare per il naso quelli che in buona fede credono ancora in voi, gettate la maschera e mostrate a tutti la vostra faccia. Tornate a sorridere orgogliosi ai lavoratori oppure continuate a guaire ossequiosi a Prodi e a Confindustria, ma lasciate che il movimento comunista si ricompatti e si riorganizzi su basi nuove e costruisca una vera opposizione di classe ai governi (neo)liberisti che in nome del mercato, giorno dopo giorno, stanno svendendo le conquiste dei lavoratori. Noi a queste pagliacciate non ci saremo, non più.

Unità Comunista - Vibo Valentia

LA RAZZIA NOTTURNA DI ZAPATERO !

Durante le prime ore della notte centinaia di agenti della Polizia Nazionale Spagnola hanno cinto d'assedio diverse località basche che sono state per ore completamente isolate. Sono stati arrestati decine di dirigenti della sinistra indipendentista. Decine di abitazioni perquisite e molte persone identificate durante gli arresti.
Il disegno del governo Zapatero è evidentemente quello di annientare con la repressione il diritto del popolo basco all'autodeterminazione, di impedirgli di vivere in pace sulla propria terra, distruggendo ogni forma di organizzazione di massa:ma il popolo Basco viene da lontano ed è ormai chiara a tutti la sua stupefacente capacità di resistenza simile a quella del popolo palestinese.Ai tempi dell'illegazione di Batasuna, che nei Paesi Baschi è una forza politica di massa, di ispirazione comunista ed indipendentista, che raccoglieva centinaia di migliaia di voti, che amministrava città e province e che esprimeva decine di sindaci, Presidenti di Provincia e Parlamentari, organizzammo una colorata e riuscita manifestazione che si concluse sotto il Consolato Spagnolo di Ventimiglia. Nel frattempo in Spagna non governa più la destra franchista di Aznar ma il rosso Zapatero: Icona della Sinistra nostrana grazie al "socialismo dei cittadini", ma questo socialismo non è flessibile e non comprende il popolo basco.
Zapatero rimane sordo e cieco davanti alle circostanziate denunce di ricorso sistematico alla tortura da parte della polizia spagnola ai danni dei baschi detenuti, avanzate dalle organizzazioni basche e da Amnesty International.Occorre poi aprire una parentesi sul grande inquisitore e carnefice del popolo basco, quel Baltazar Garzon, degno erede dei torturatori franchisti, che sino a non molto tempo fa veniva a pontificare sulla "giustizia" ai vari Social Forum tra gli applausi dei delegati.
Governo di destra o Governo di sinistra per il popolo basco esiste solo fascismo, repressione, torture e arresti per reati di opinione come aver partecipato ad una manifestazione o aver preso parola pubblicamente.
SI SCRIVE ASKATASUNA SI LEGGE LIBERTA'!
LIBERTA' PER IL POPOLO BASCO CHE RESISTE! LIBERTA' PER GLI ARRESTATI E I PRIGIONIERI POLITICI! LIBERTA' PER BATASUNA! Solidarietà. Internazionalismo. Resistenza.

lunedì 1 ottobre 2007

Aria di Cambiamento?

E' in questi giorni, dopo l'annunciato trasferimento del magistrato De Magitris, che la stampa a gran furore strilla nelle pagine dei propri giornali che in Calabria si respira aria di cambiamento.
Il famigerato movimento dei mille a Catanzaro sarebbe la espressione di tale cambiamento. Quello che prima era il movimento c.d "ammazzateci tutti", ora è divenuto quello c.d "trasferiteci tutti".
Diremmo che è arrivato il momento di preparare le valige e partire via da questa terra. Perché se è questo il segno del cambiamento che si respira qui in Calabria, di chi ancora una volta utilizza i media, strumentalizzato dalla falsa politica, per cercare un audience inutile alla società calabrese, ma utile alla politica ad personam; diremmo che lor signori del movimento ex ammazzateci tutti, ora trasferiteci tutti, avranno vita lunga in quello che sarà la nuova democrazia massonica cristiana il Partito Democratico, e contribuiranno alla lunga allo sfacelo della politica Calabrese.
Ci viene da chiedere, perchè quando da Vibo è stato trasferito Ruperti, non c'è stata nessuna raccolta firme, nessun movimento del trasferiteci tutti ecc? Forse perché a Vibo la mafia è talmente meccanizzata nella quotidianità, nelle istituzioni, che la rassegnazione è cosi forte che una iniziativa mediatica come quella di Catanzaro, pur utile per qualche passerella politica, è stata snobbata..
Diremmo che siamo veramente al collasso. Una città dove i Prefetti cambiano con una periodicità allarmante, dove testimoni di giustizia vengono abbandonati a se stessi, dove la politica comunale è morta e sepolta ,tranne per i portafogli degli assessori,consiglieri ecc; una città dove nascono comitati per la difesa del cento storico solo per motivi propagandistici perché se non ci sbagliamo si sapeva già da tempo dell'inizio dei lavoro di riqualificazione del corso, ma come sempre bisogna battere il ferro quando è caldo, altro che prevenzione...
Una città dove il lavoro non esiste,a meno che non si fa affidamento al collocamento privato figlio delle logiche del clientelismo,e della mafia; una città dove è impossibile tentare cause di lavoro per difendere lavoratori sfruttati ed in nero, una città dove si rileva una speculazione edilizia incredibile a discapito dell'ambiente, una città dalle mille banche ma che risulta essere una delle più povere d’Italia .Qualcosa non torna…..
Se non ora, quando bisogna scendere in piazza per rivendicare tutti insieme una società libera dalla Mafia, una società dove si possa parlare di Democrazia e Libertà?In Birmania c’è la dittatura militare, qui abbiamo la mafia e non crediamo che le differenze siano poi cosi enormi, cosa aspettiamo per rivendicare i nostri diritti? Qualche strage di stato? Aspettiamo che tutta la nostra generazione emigri via perché qui non ha futuro per lasciare questa Terra in mano ai mafiosi ed a chi li sostiene anche indirettamente? Se non ora quando si deve scendere in piazza per dire Basta a questo marciume? La politica attuale, con tutti i suoi partiti di destra sinistra, e sinistra radicale, hanno stancato; si sono rivelati tutti uguali speculando sulla disperazione della gente comune.
La risposta a ciò può essere solo una componente politica vera che sia espressione del non compromesso con le “istituzioni,” e tutto questo non lo sarà il nascente Partito Democratico, ne la Cosa Rossa . Si sta verificando una ricomposizione, forse la peggiore degli ultimi cinquanta anni si salvi chi può…
Invitiamo tutti a riflettere e prendere una volta per tutte coscienza dello stato disastroso delle cose attuale,e di non stupirsi se alle prossime elezioni politiche ci sarà un astensionismo di grandi proporzioni.


Unità Comunista - Vibo Valentia (aderente al coordinamento nazionale per l’unità dei comunisti)


Barone Marco - Coordinamento nazionale PCL

mercoledì 26 settembre 2007

Solidarietà al PM De Magistris: firma anche tu la petizione per fermare l'On. Demente Pastella

"De Magistris è titolare di alcune inchieste che hanno toccato, trasversalmente, diversi esponenti politici regionali e nazionali. L’ultima in ordine di tempo, denominata "Why not", su un presunto comitato che avrebbe gestito ingenti fondi pubblici, europei e nazionali, destinati alla Calabria, ha fatto registrare l’iscrizione nel registro degli indagati di numerosi politici ed anche, senza mai alcuna conferma ufficiale, del Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Lo stesso De Magistris era titolare dell’inchiesta "Poseidone", relativa alla gestione di fondi per la depurazione e l'ambiente. L’inchiesta gli venne revocata dal procuratore capo Lombardi, dopo che lo stesso de Magistris aveva inviato un avviso di garanzia al senatore Giancarlo Pittelli, coordinatore in Calabria di Forza Italia. Lombardi motivò la scelta di revocare l’inchiestra a de Magistris sostenendo che non era stato informato degli sviluppi. De Magistris è poi titolare dell’inchiesta sulle cosiddette "toghe lucane", e cioè della presunta esistenza di un comitato tra affari e politica, con il coinvolgimento di alcuni magistrati, in Basilicata."

per firmare la petizione on-line: http://www.petitiononline.com/2468a/petition.html

martedì 25 settembre 2007

CON UN CONVINTO NO AL 20 OTTOBRE LI MANDEREMO TUTI A CASA

Il 20 Ottobre i partiti della cosiddetta “Sinistra radicale” hanno indetto una manifestazione con il solo scopo di presentarsi alla propria base con una veste accettabile e continuare così ad ingannare i lavoratori.

Hanno proprio la faccia tosta!

Non è bastata evidentemente la lezione del 9 Giugno, quando al loro presidio non erano presenti nemmeno i rispettivi apparati, mentre nella piazza che manifestava coerentemente contro tutte le politiche di guerra vi erano più di centomila tra lavoratori, studenti, pensionati (il popolo della sinistra!) in opposizione ad un governo che confermava, di fatto, la politica di guerra del governo Berlusconi, con l’approvazione della missione militare in Libano, il rifinanziamento della guerra in Afghanistan e l’avallo alla costruzione della più grande base militare USA a Vicenza.

Anche questa volta bisogna lasciarli soli!
Non possiamo aderire a questa farsa!

Non possiamo manifestare al fianco di questi ipocriti, che prima hanno sottoscritto e sostenuto l’accordo, visto che essi sono il governo, e adesso vogliono farci credere che l’ennesima truffa perpetrata ai danni dei lavoratori, con la complicità delle organizzazioni sindacali collaborazioniste, possa essere modificata e resa quindi accettabile.
Ancora una volta il 23 luglio, una data che dal ’92-’93 sembra diventare un incubo, i lavoratori hanno subito l’ennesimo furto, e in quella data nessuno dei promotori del 20 ottobre ha parlato di sciopero, di lotta, né tantomeno ha messo in discussione il governo Prodi.

Mentono pur sapendo di mentire!

Il vero scopo della manifestazione del 20 ottobre è quello di dimostrare di avere un peso nel paese, e ancora una volta quel peso sarà usato in soccorso ad un governo di banchieri e affaristi, che in barba alle promesse elettorali di abrogazione dello scalone “Maroni”, si presenta oggi con un accordo vergognoso, come è quello dal 23 Luglio.
Esso infatti prevede:
· L’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni con la farsa dei lavori usuranti e l’esclusione di una quota minima di lavoratori destinata anch’essa a scomparire;
· Il peggioramento dei coefficienti della riforma Dini, che saranno rivisti al ribasso ogni tre anni, con una sorta di scala mobile al contrario;
· L’aumento dei contributi previdenziali
· La conferma della legge 30 e dei contratti a termine che potranno durare anche oltre 36 mesi!

Tutto questo dopo aver già scippato ai lavoratori il TFR…

Ma oggi abbiamo un’occasione irripetibile: possiamo mandare a casa questi carrieristi della politica, falsi ed ipocriti, che continuano a chiamarsi comunisti e di sinistra.

Se il 20 ottobre, infatti, si ritrovassero ancora una volta soli, se ancora conservano un po’ di dignità dovranno dimettersi da tutti gli incarichi, lasciando lo spazio e la possibilità per i veri comunisti di ricompattarsi, costruendo nel paese una grande opposizione nei confronti di tutti quei governi liberisti che attaccano le conquiste dei lavoratori e lo stato sociale.

Per questo

Invitiamo lavoratori, precari e disoccupati, giovani ed anziani, non chè l’intera base dei partiti promotori, a boicottare la manifestazione del 20 ottobre per costruire un grande sciopero generale contro l’accordo e contro il governo Prodi.

SOLO LA LOTTA PAGA

domenica 9 settembre 2007

Appello per un fronte unico di lotta

riceviamo, pubblichiamo e sottoscriviamo.....


E’ giunto il momento di voltare definitivamente pagina. Di chiudere questo libro che ha rappresentato e descritto i momenti più difficili del movimento e delle lotte sociali che dal G8 di Genova hanno imboccato la via della dissoluzione. Manca una via definita di coordinamento, si rileva mancanza di metodo nella gestione delle lotte, si affermano compromessi con gli apparati istituzionali della società e con i partiti della sinistra radicale che tutto si son rivelati tranne che essere legati nella sostanza alle pratiche effettive di lotta sociale. Ultima capitolazione di tale sinistra si è concretizzata il 9 giugno a Roma. Il movimento si indirizzava definitivamente verso la strada della resistenza e della lotta, anche se deve essere aperto un dibattito sulle modalità di azione e di gestione delle lotte, i partiti della sinistra radicale in netta rottura con il movimento hanno deciso di presenziare in Piazza del Popolo per rappresentare solo ed unicamente i loro interessi. E’ in atto una nuova capitolazione della sinistra italiana, è in atto l’affermazione di una nuova “democrazia cristiana” che sta definendo la propria essenza in quello che sarà tra breve il Partito Democratico. La sinistra radicale deve cercare di sopravvivere per salvaguardare unicamente i propri interessi, quello che sta per porre in essere è solo un partito contenitore facendo confluire dentro di tutto e di più, solo ed unicamente per fini elettorlaistici e propagandistici e istituzionali.
Il movimento di lotta, quello non legato ai partiti, quello indipendente e libero da qualsiasi tipo di macchinazione deve intraprende un percorso di coordinamento e di definizione di una propria identità volta a conseguire la vera opposizione sociale di lotta a questo sistema che persevera nelle sue più fauste inclinazioni di repressione.
Un movimento che sappia far confluire nelle proprie istanze di lotta tutte quelle che ora sono portate avanti senza alcun coordinamento e in modo univoco e autonomo da varie entità. Le lotte che riguardando questioni come l’antifascismo, la repressione sociale la persecuzione dei compagni, la precarietà, l’antimafia, la guerra, la tutela dell’ambiente, l’antirazzismo, il diritto alla casa, alla sicurezza sui luoghi di lavoro, ecc. devono essere condotte da un unico movimento che ora deve confluire in una realtà che necessita più che mai di una propria definizione per sostenere con determinatezza e consistenza le pratiche di lotta e le elaborazioni ideologiche in tal senso. Occorre creare un fronte unico di resistenza e di lotta che si opponga a questo sistema sociale istituzionale di compromesso, che incrementa giorno dopo giorno sempre un maggiore divario tra le componenti sociali della nostra comunità . Occorre saper fronteggiare la più sempre incalzante repressione che si pone su un unico binario quale quello condotto dalla Giustizia del Sistema, dalle Istituzioni e dal Vaticano. Occorre rielaborare le strategie di lotta, occorre rompere la pratica di definizione sulla distinzione del concetto di violenza e non violenza, che ha in concreto diviso il movimento e condotto una frangia sostanziosa di questo sotto le manovre “filodipendenti” dei partiti della sinistra radicale. Occorre Innescare un coordinamento di pianificazione delle lotte che si devono concretizzare in un solo fronte di lotta comune a tutte le istanze che solleva il movimento che si oppone a questo sistema sociale figlio del peggior neoliberismo .La resistenza e la lotta sono un dovere di ogni individuo che non voglia continuare a subire passivamente pratiche di dissoluzione sociale e isolamento, pratiche che con la maschera della precarietà della oppressione e della repressione tendono ad edificare momento dopo momento un cerchio dove racchiudere l’individuo singolo e mutarlo da uomo in automa, alle dipendenze dei ritmi posti dall’apparato esistente, al fine di comportarne uno svilimento delle capacità razionali di porre in essere critiche e formulazioni diverse di una società senza disuguaglianze ,e attuare con pratiche di lotta la elaborazione della idea di una società diversa.
Occorre rielaborare le strategie di lotta, è in atto una riaffermazione, celata sotto le parvenze di questa società definita democratica, di repressione e militarismo. Non sono rispettati i diritti dell’uomo, dell’individuo, si afferma la prevaricazione totale dei potentati sulle individualità singole che condizionano l’affermazione del movimento. Si rileva la diffusione e il consenso sempre più ampio, nonché coperto e protetto dagli apparati statali di forze di estrema destra. Occorre intervenire subito anche con azioni dirette per reprimere questo fenomeno. Occorre prevenire e discutere e confrontare le varie potenzialità che emergono dai comitati di lotta territoriali. Occorre unificare le lotte per un unico obiettivo, il ribaltamento di questo sistema. Occorre sostenere azioni di un certo calibro solo se in linea con le pratiche delle lotte sociali e non finalizzate a se stesse. Occorre lottare in particolare su due fronti a livello giuridico. Nell’ambito del diritto del lavoro per l’abolizione di ogni legge, sia di sinistra appoggiate dai vertici dei sindacati traditori confederali, sia di destra sulla precarietà: occorre ribaltare il concetto sistematico dove è l’uomo che si adegua al lavoro.
A tal proposito è necessario sostenere iniziative volte ad evidenziare e rendere noto il tradimento in atto dei sindacati confederali verso i lavoratori e sostenere la base del sindacato per contrastare la linea dell’attuale dirigenza. I sindacati devono essere fatti dai lavoratori per i lavoratori, che devono rompere con ogni pratica di concertazione. Occorre sostenere con fermezza iniziative volte all’abrogazione del 270 bis c.p. e di tutte quelle norme che in sostanza sono utilizzate solo unilateralmente per reprimere ogni movimento di dissenso sociale. Per arrivare alla riconsiderazione e superamento dell’attuale costituzione che non è più contestualizzata e contestualizzabile con l’idea socialista di società e con tutte le leggi che la connotano. Occorre lottare per una affermazione compiuta e piena del laicismo e anticlericalismo, sono da sostenere le azioni dirette contro il Vaticano e le sue organizzazioni periferiche.
Il quadro sul quale muoversi è molto ampio, la facilità di essere risucchiati in questa fase di ricomposizione politica è delicata e pericolosa. Occorre coordinare le lotte che si affermeranno tra studenti lavoratori e immigrati. Occorre portarle tutte su unico ambito di condotta. E’ necessario a tal fine creare, occupare, spazi dove riunire le pratiche di lotta comune, da autogestire lontano dalle ingerenze di centri sociali filopartitici , da sindacati confederali e da partiti filogovernativi.
Occorre riflettere sul crescente aumento delle censure e chiusure dei siti di informazione, oggi non più di controinformazione. Occorre sostenere iniziative contro i media e la stampa controllata dalle istituzioni. Occorre rielaborare nuove forme di comunicazione che passino specialmente attraverso la cultura l’arte e la tecnologia, senza tralasciare ovviamente i metodi tradizionali di comunicazione. Occorre eliminare ogni frangia di settarismo e di necessità assoluta di prevaricazione di gruppi per l’affermazione di una propria identità che rischiano di compromettere e distruggere il movimento. Occorre sostenere solo ed unicamente pratiche di autofinanziamento, non devono essere accolte pratiche di finanziamento di nessun tipo.
Occorre “lavorare” nelle periferie delle città e dei paesi, per accerchiare il centro delle città. Occorre stringere rapporti di collaborazione di intervento con le forze estreme di sinistra dei vari paesi europei per arrivare a colpire il sistema li dove ha partorito il tutto.
Occorre sostenere le lotte condotte all’interno degli Usa dai movimenti indipendenti di sinistra che sono nella sostanza soggetti a qualsiasi forma di censura .Occorre sostenere forme di boicottaggio contro i prodotti strategici del sistema. La società individualistica e conservatrice giorno dopo giorno incrementa il proprio potere. Il capitalismo e il neoliberismo, non sono in crisi ma in fase di espansione, occorre ora più che mai bloccare questa fase di espansione per una idea socialista di società. Tutto ciò è possibile solo attraverso un coordinamento tra le varie componenti politiche, di lotta e di movimento (come i sindacati di base) che mirano alla costruzione di una vera opposizione sociale di sinistra che non miri alla conquista delle poltrone istituzionali ma sia diretta a creare un fronte unico di lotta e di azione per contrastare il sempre più incalzante potere della borghesia. E’ necessario confrontarsi con tutte le realtà di opposizione di sinistra radicale, che non siano compromesse con gli apparati del sistema, per pianificare e definire le strategie di lotta da attuare a partire dal mese di ottobre 2007. Un primo importante appuntamento sarà il 20 ottobre.
Bisogna arrivare a quella data con l’obiettivo di contrapporsi a quelle realtà partitiche e di lotta che nella realtà dei fatti hanno tradito i lavoratori ed il ceto debole della società, in modo congiunto e coordinato per creare una vera opposizione sociale di sinistra. Un coordinamento tra le varie realtà, finalizzato a concretizzare il fronte unico di lotta, dove ogni realtà politica organizzata mantenga la propria identità, ma dove si possa definire un programma di azione congiunto e specifico sul quale porre le iniziative di lotta sociale.
Invito tutti i compagni a riflettere su ciò, e sull’attivarsi il prima possibile per arrivare alla creazione di un coordinamento di azione per il fronte unico di lotta.

Per adesioni : fronteunico@yahoo.it

Firmatari Barone Marco(Coordinamento nazionale movimento costitutivo Partito Comunista dei Lavoratori)

Marco Piracci(Coordinamento Regionale Lazio movimento costitutivo Partito Comunista dei Lavoratori)

Nicola Iozzo (Unità Comunista Vibo Valentia)

sabato 1 settembre 2007

NUOVI MODELLI SU VECCHI MANICHINI

«Martedì 28 agosto si è svolta, a Reggio e Cosenza, l’ennesima sfilata di modelli per la stagione autunno-inverno a venire, l’ennesima passerella di statuari marcantoni (o forse erano ciceroni… mah!) con indosso i vestiti puliti, specchio della loro immacolata coscienza. L’evento è stato preceduto, come accade sempre in questi casi, dai noti fatti di Duisburg, ridente località teutonica famosa, tra l’altro, per aver dato ospitalità agli azzurri in occasione degli scorsi mondiali di calcio, ma abbiamo motivo di credere che questa volta si sia trattato solo di un caso: la sfilata avrebbe comunque avuto luogo, con o senza Duisburg, e non amiamo certo la dietrologia tanto da sospettare che l’uno non sarebbe avvenuto se non in funzione dell’altra! Il tema della giornata era la lotta alla ‘ndrangheta, ridente organizzazione criminale calabra famosa, tra l’altro, per aver dato ospitalità agli azzurri in occasione degli scorsi mondiali di calcio; e di risate, riteniamo, se ne saranno fatte a iosa i galantuomini che formano cotale consesso. L’organizzazione (della sfilata, mica la ‘ndrangheta!) è stata curata dal nascente Partito Democratico, ridente compagine politica famosa, tra l’altro, perché darà ospitalità agli ex democristiani, agli ex comunisti e agli ex riciclati del Partito Democratico Meridionale: le fila della futura dirigenza erano al gran completo, mentre quelle della futura base militante sono state astutamente lasciate semivuote per lasciare la possibilità a sempre nuovi papabili candidati di occuparle.»
Ma quant’è dura ridere di cose tanto tristi! Cose che a guardarle con un po’ più di attenzione che quella dell’accaldato lettore di giornali di fine agosto 2007, fanno davvero sorgere la sensazione di essere costantemente presi in giro e circondati, così come il PD ha voluto simbolicamente circondare la Calabria, occupando per un giorno Reggio e Cosenza.
Una manifestazione antimafia a cui partecipano i politici è una contraddizione in termini: è un po’ come se papa Ratzinger scendesse in piazza per affermare la laicità dello Stato, o se Luca Cordero di Montezemolo (speriamo di aver messo le maiuscole al posto giusto!) guidasse un corteo di metalmeccanici incazzati. Perché è così – forse non è inutile ripeterlo: la mafia è lo Stato. Volente o nolente lo Stato, “questo” Stato, è la ragione per cui le mafie prosperano, lo Stato, spesso incompetente quando non addirittura connivente, che si ricorda della ‘ndrangheta quando si manifesta nella sua bestiale violenza, esattamente così come si ricorda del dissesto idrogeologico del territorio quando piove a dirotto, si straccia le vesti per qualche tempo alla ricerca di pezze da mettere sulla falla finché regge l’attenzione degli inconsapevoli elettori veicolata dai media e poi torna alla ordinaria amministrazione.
Una manifestazione antimafia organizzata dal Partito Democratico (meridionale… calabrese, meglio), invece, è una vera e propria aporia: il partito che governa il Paese, la Regione Calabria, la Provincia e il Comune di Vibo e i cui esponenti, insieme a quelli del centro destra, hanno la responsabilità dei problemi creati e mai risolti degli ultimi quindici anni e legittimamente detengono l’eredità di quelli dei cinquant’anni precedenti, dovrebbe manifestarla, la propria antimafiosità, nelle sedute del Parlamento o del Consiglio dei Ministri, nelle Giunte e nei Consigli delle Amministrazioni locali, e dovrebbe manifestarla nei fatti. Ma forse questo è pretendere troppo dalla politica, viste certe liste elettorali. Gli elettori si devono accontentare dei proclami lanciati dal probabile segretario Veltroni, i soliti: trasparenza negli appalti, efficienza e velocità nella confisca dei beni, severità e certezza della pena, ecc..
Eppure i politici sono stati i giustamente protagonisti almeno di una manifestazione antimafia: era il luglio del 1992 e la folla di Palermo, inferocita, assalì i politici presenti ai funerali “di Stato” dei cinque membri della scorta del giudice Borsellino: non è cambiato nulla da allora, nulla o quasi di sostanzialmente rilevante è avvenuto nella politica di lotta alla cultura mafiosa, l’unica lotta nella cui efficacia credeva Paolo Borsellino, ma almeno qualche calcio nel sedere, i politici, l’hanno preso…

Unità Comunista – Vibo Valentia
Partito Comunista dei Lavoratori – Vibo Valentia

mercoledì 22 agosto 2007

Appello per la convocazione di uno sciopero generale unitario contro il protocollo su welfare e pensioni

Lo scorso 23 luglio Governo Prodi, Confindustria e CGIL-CISL-UIL hanno sottoscritto il protocollo d’intesa su welfare, lavoro e pensioni.
Un’accordo che sulle pensioni è addirittura peggiorativo rispetto allo scalone di Maroni: attraverso il varo di 4 “scalini” si innalza l’età pensionabile fino a 61 anni a partire dal 2013. Non solo: al danno si aggiunge la beffa del taglio delle pensioni attraverso un’riduzione dei coefficienti a partire dal 2010!
Il protocollo inoltre riconferma in toto le politiche di precarizzazione sancite prima col Pacchetto Treu, poi con la Legge 30, prevedendo addirittura la possibilità per il padrone di reiterare i contratti a termine oltre i 3 anni.
Nel frattempo, ancora una volta si regalano i soldi dei lavoratori ai padroni utilizzando la cassa dell’INPS per “gli sgravi al costo del lavoro”, si regala a Confindustria la detassazione dei premi e si incentiva il padrone ad un uso ancor più massiccio ed indiscriminato dello straordinario attraverso la riduzione dei contributi che il datore di lavoro è tenuto a versare per assicurarsi le prestazioni lavorative extra!
Dulcis in fundo, l’accorpamento degli enti previdenziali (INPS-INAIL), che produrrà tagli di posti di lavoro e un probabile aumento dei contributi in busta paga.

In parole povere, quest’accordo scandaloso è una vera e propria provocazione da parte di Governo e Confindustria nei confronti di tutti i lavoratori.

La resa senza condizioni dei vertici CGIL-CISL-UIL di fronte ai diktat di Prodi e Montezemolo rappresenta l’ennesima riprova di come le burocrazie confederali siano diventate nient’altro che apparati di controllo del movimento dei lavoratori, il cui unico fine è quello di co-gestire le politiche di macelleria sociale portate avanti dal “governo amico” di centro-“sinistra”, servile agli interessi del grande capitalismo italiano ed europeo!

Come attivisti sindacali, riteniamo sia giunta l’ora di rispondere in maniera unita e organizzata contro quest’attacco concentrico alle condizioni di vita e di lavoro, che vede uniti centro-destra e centro-sinistra, padroni e vertici sindacali.
Non possiamo stare a guardare:
la lotta è qui ed ora!

Per queste ragioni, ci rivolgiamo a tutti i lavoratori e le lavoratrici, indipendentemente dalla sigla sindacale di appartenenza, per costruire dal basso, in ogni luogo di lavoro e su ogni territorio, comitati di lotta unitari contro lo scippo delle pensioni, al fine di sviluppare iniziative e mobilitazioni congiunte.
Ci rivolgiamo inoltre a tutte le organizzazioni del sindacalismo di base e conflittuale, e agli stessi settori genuinamente anticoncertativi del sindacalismo confederale, affinché costruiscano uno sciopero generale unitario di tutte le categorie e di tutte le sigle sindacali anticoncertative contro quest’ignobile accordo: un’unica, grande scadenza di lotta, che veda l’intero movimento dei lavoratori unito contro i comuni avversari: governo e padronato.

Solo la lotta paga
Uniti si vince

Per adesioni: sciopero.generale@yahoo.it

Primi Firmatari: Luigi Izzo, Cantieri Navali Megaride - Napoli; Dario Calzavara, FIOM-CGIL AleniaBreda - Napoli; Antonio Pelilli, RSU FP-CGIL Comune di Pozzuoli (NA); Riccardo De Angelis, RSU FLMU-CUB Telecom - Roma; Andrea Fioretti, FLMU-CUB Gruppo Sirti - Roma; Francesco Fumarola, FLMU-CUB Atesia - Roma; Giuliano Micheli, CUB Trasporti Alitalia - Roma; Luigi Giacinti, FLMU-CUB MVS - Roma; Giovanni Ciccone, RSA FLAICA-CUB Gruppo Cremonini - Roma; Claudio Lorenzoni, RdB-CUB INPS - Roma; Katia Lauria - FLMU-CUB Atesia - Roma; Federico Giusti, RSU Cobas Comune di Pisa (PI); Giovanni Bruno, RSU Cobas Scuola - Firenze; Giulio Pasquali, Coordinamento esternalizzati - Pisa; Massimiliano Murgo, RSU Alternativa Operaia Marcegaglia Building - Sesto S. Giovanni (MI); Elena Cinzia Bega, RSU Siemens - Milano; Ettore Magrini, RSU RdB-CUB Smmt, Baiano - Spoleto (PG); Enzo Carlini, RSU CGIL Cementir - Spoleto (PG); Aurelio Fabiani, RSU CUB IISS - Spoleto (PG); Paolo Bernardini, RSU CGIL Manini - Perugia; Gigi Fucchi RSU, RdB-CUB ASL n° 2 - Assisi (PG).