domenica 3 febbraio 2008
Assolutamente un successone
Chi, dal basso o dall’alto, ha pensato bene di provare a gettare discredito sul risultato ottenuto dal movimento dei movimenti, sceso festosamente in piazza, lo ha fatto certo non per amor di cronaca o di responsabilità ma perché, i pennivendoli cosentini tutti, assolutamente funzionali alla realizzazione dei piani criminosi che si perpetrano in questa città, non possono certo tradire le aspettative dei loro finanziatori/fiancheggiatori occulti, spesso i soggetti contro i quali, il movimento cosentino si scaglia nel combattere le sue battaglie per le libertà e la giustizia sociale.
Ridurre ad una mera questione numerica la portata della giornata di ieri, ricorda il tentativo di qualcuno di voler definire sovversione la presa di coscienza di tanti e tante che ancora, vogliono credere e vogliono lottare per rendere il mondo un qualcosa di diverso; pubblicare di negozi chiusi e commercianti trincerati dietro sbarre, è ammettere candidamente della faziosità che contraddistingue le redazioni cittadine; provare a riesumare simboli e frasi che Cosenza non ha mai conosciuto, sa semplicemente di barzelletta fuori tempo.
E ieri si è scesi in piazza per ribadire questo: Cosenza è una città viva, poco incline a subire passivamente strumentalizzazioni di sorta, solidale e schierata al fianco dei suoi figli perseguitati da un teorema visionario, un romanzo, un qualcosa che insomma tutto è, tranne che un impianto accusatorio presentato per come la legge dispone ovvero basato su delle prove certe.
Dunque, si riparte dalla piazza, piazza Zumbini per l’esattezza, piazza scelta non a caso: dice Voltaire, che per misurare il grado di democrazia d’un popolo, basterebbe fare un giro nelle sue carceri; crediamo noi, che altro strumento per tastare il polso al grado di democraticità d’una nazione, sia indagarsi su quante morti bianche vi occorrano ogni anno… Proprio per voler dare luce a questo dolente tasto, è stato scelto il monumento ai caduti sul lavoro per far da sfondo al concentramento dei manifestanti, una sirena da “inizio turno” per scandirne la partenza.
Già la massiccia partecipazione alle iniziative d’avvicinamento alla data di sabato, ci aveva confortato e non poco, donandoci ottimismo nell’immaginare del corteo.
Ma la sete di partecipazione di Cosenza, ieri, ha stupito anche noi, ed in specie quando il serpentone s’è inerpicato tra le strade del centro storico, fredde ed ammuffite mura ma abitate da gente col cuore grande.
Questo è il dato che ci interessa analizzare e rilanciare: la gente non ha mai smesso di credere e d’essere cosciente che è la partecipazione l’unico strumento di cui dispone per far sentire la sua voce ed anche se cittadini in una terra martoriata ed erosa nelle sue viscere dal malaffare, nella quale ogni tentativo di creare una rete permanente promossa da chi non vuole piegarsi a queste logiche di prevaricazione viene immediatamente ostraciato da questure, procure e scagnozzi vari, anche loro, i signorotti detentori dei poteri forti, tremano dinnanzi ad una partecipazione viva come quella di sabato, mossa sulla scia dell’indignazione provocata dal loro atteggiarsi in città.
Sosteniamo dunque, essere l’incontro il momento dal quale far emergere la voglia di cambiamento mostrata ieri dai cosentini.
Incontro e confronto, quali reazioni genuine da contrapporre alle illiberali coercizioni che s’abbattono quotidianamente sulle nostre vite.
Incontro e confronto che, proprio perché uniche armi in mano nostra, dovranno avvenire come sempre alla luce del sole.
Rilanciamo dunque, come nelle giornate di preparazione del corteo, l’idea di far ruotare il dissenso e la voglia di sovvertire alle dinamiche che ci vorrebbero perdenti, attorno al chiosco comunale sito in piazza XI settembre, cui chiederemo il prolungamento della concessione. Che diventi il punto di raccolta del malcontento d’ogni cittadino, che diventi il punto di partenza per la costruzione d’una nuova città vivibile. Che faccia circolare non solo appelli di solidarietà a chi si trova sotto processo, ma anche a chi nei territori lotta per non farsi schiacciare da logiche che impongono il malaffare prima della dignità della popolazione.
Intanto ricordiamo che lunedì 4 febbraio, nell'aula di Corte d'Assise riprenderà il processo con le arringhe della difesa, certi che il collegio difensivo non incontrerà nessuna difficoltà a rendere, agli occhi della Corte, semplicistiche le accuse mosse dal Fiordaliso.
Cosenza, domenica 3 febbraio 2008
COORDINAMENTO LIBERITUTTI
Per un azzeramento degli organici della ASL di Vibo Valentia e il ripristino degli stessi attraverso nuovi, regolari e trasparenti concorsi pubblici
Unità Comunista di Vibo Valentia aderisce convintamente all'iniziativa, la sostiene e invita tutti a sottoscvriverla e a farla girare.
e p.c.
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Regione Calabria
All’Assessore Regionale della Salute
Signor Ministro,
Le scriviamo come semplici cittadini, pensionati, lavoratori, studenti, donne e uomini di Vibo Valentia che non chiedono la Luna, ma vorrebbero vivere in un Paese normale, in una città normale in cui le persone oneste e preparate nel loro campo possano emergere senza difficoltà e siano libere di svolgere il loro compito per la società civile al meglio delle loro possibilità; una città i cui cittadini abbiano la facoltà di esercitare integralmente i diritti che la Costituzione della Repubblica concede loro.
E invece, siamo a Vibo Valentia…
Le vicende del nostro ospedale, signor Ministro, sono finite sulle prime pagine della cronaca nazionale e tutto il clamore, suscitato soprattutto dai gravissimi casi di malasanità verificatisi nell’ultimo anno, lungi dal vederlo come una disgrazia, lo consideriamo, piuttosto, come un’occasione unica, da non lasciarci sfuggire: oggi abbiamo, finalmente, la possibilità di uscire dall’isolamento “omertoso” in cui abbiamo vissuto per troppo tempo!
Le ispezioni dei N.A.S. presso l’ospedale di Vibo Valentia, ordinate in conseguenza di questi casi, hanno denunciato circa 800 violazioni delle norme che dovrebbero garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Eppure, una struttura ospedaliera così fatiscente gode di risorse umane di straordinario livello, visto che a Vibo Valentia c’è la più alta densità planetaria di luminari… In un recentissimo articolo apparso sul Corriere della Sera dello scorso 14 gennaio, Gian Antonio Stella ha gettato un po’ di luce sulla situazione della ASL di Vibo Valentia: oltre 1.900 dipendenti, dei quali 386 medici (115 in ospedale, gli altri «fuori sul territorio»), 680 infermieri e tecnici (220 in ospedale, gli altri «fuori»), 140 ausiliari (16 in ospedale, gli altri «fuori»), 650 impiegati amministrativi e tecnici, dei quali solo 10 in ospedale… per un totale di 200 letti e 191 ricoveri medi giornalieri! E se tutto questo non bastasse, consideri, signor Ministro, che tra i medici, 40 sono i primari, 85 i dirigenti di strutture semplici e 153 i medici ad «alta specializzazione»; in tutto sono 6 le strutture ospedaliere – di due delle quali si attende da un decennio l’inizio dei lavori per la costruzione di nuove e ambiziosissime sedi, Vibo e Nicotera (quest’ultima attiva solo come laboratorio analisi!), e una, Pizzo Calabro, che in 60 anni non ha mai aperto – per una provincia di 170 mila abitanti circa…
Il sospetto che tutto questo fiorire di carriere da luminari e di progetti irrealizzati sia dovuto alla corruzione della classe dirigente e della classe medica è fondato su questi dati, ma ancor più sulla nostra quotidiana esperienza della totale inadeguatezza delle strutture sanitarie, dell’inefficienza della gestione dirigenziale e dell’incompetenza di tanta parte del personale medico e paramedico. Non solo, anche alcuni medici dell’ospedale stesso sembrano pensarla così: «Purtroppo la classe medica vibonese, con le debite eccezioni, non è libera. È debitrice verso gli elargitori di prebende di carriera» ha detto il primario di un reparto dell’ospedale di Vibo Valentia; un altro ha scritto al Presidente della Regione Agazio Loiero parlandogli di direttori generali «addomesticati» e di sindacati medici «lontani anni luce dalla gente che lavora».
In questa situazione di disfatta generale e di fuga precipitosa, i medici dell’ospedale di Vibo Valentia, provocatoriamente, hanno proposto la chiusura dell’ospedale stesso, in questi termini: «Le recenti vicende che hanno coinvolto l'ospedale di Vibo Valentia hanno determinato un inaccettabile clima di sfiducia e di sospetto su ogni aspetto dell'attività dell'ospedale, indipendentemente dalle eventuali responsabilità nei casi specifici, che andranno accertati e perseguiti. […] Ogni giorno corriamo il rischio di essere derisi, maltrattati, oltraggiati, offesi, aggrediti, denunciati ed ormai tutto il personale, in particolare quello medico, si sente intimidito e rischia di perdere ogni serenità nelle valutazioni e nelle decisioni cliniche. I recenti provvedimenti delle autorità hanno ridotto le potenzialità dell'ospedale: chiusa la psichiatria, la pediatria, l'urologia, l'otorinolaringoiatria, la nefrologia, dimezzata la cardiologia, la medicina, la chirurgia, le malattie infettive, assenti la chirurgia toracica e vascolare, la neurochirurgia, grava sul Pronto soccorso e sul 118 l'onere di gestire i pazienti critici e di curarne il trasferimento presso gli ospedali meglio attrezzati. […] Non e' difficile prevedere che in una simile situazione di disagio si verificheranno numerosi casi "critici" che, implacabilmente, riscuoteranno l'attenzione della stampa, sempre vigile sull'"ospedale killer", unico esempio tra gli ospedali italiani e d'Europa nel quale gli eventi infausti e le disgrazie portano alla persecuzione quotidiana e selvaggia di un'intera categoria di professionisti. […] Forse la chiusura dell'Ospedale sarà la soluzione di ogni problema e non troverà nessuna opposizione da parte di noi medici perchè siamo stanchi e non riusciamo più a difendere quello che, nonostante tutto, è stato ed è ancora un presidio di salute. Andremo a lavorare altrove piuttosto che accettare di imboscarci come tanti, in queste condizioni, hanno già fatto grazie ad una raccomandazione politica. Lasceremo questa terra ingrata come altri, scegliendo la professione e la famiglia. Si troveranno certamente altri medici, più validi di noi, disposti a sostituirci».
Ebbene, noi cittadini, con la nostra firma in calce a questo documento, intendiamo opporci a una soluzione del genere che, secondo il tristemente noto principio “tutti colpevoli, nessun colpevole”, impedirebbe di far luce sulle responsabilità oggettive non solo dei tanti casi di malasanità e sulle morti evitabili, ma anche della gestione clientelare della sanità a Vibo Valentia. Non solo; la chiusura dell’ospedale significherebbe la perdita definitiva dei posti di lavoro e di un servizio essenziale e Vibo Valentia non può permettersi né l’una né l’altra. Vadano pure a lavorare altrove i medici dell’ospedale di Vibo Valentia, se è questo che desiderano, lascino pure questa terra ingrata: troveranno senza alcun dubbio decine di porte aperte e centinaia saranno le strutture sanitarie che si contenderanno l’onore e il vanto dei loro servigi!
Noi, al contrario, chiediamo una soluzione diversa:
- il graduale azzeramento degli organici della ASL di Vibo Valentia a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito (medico, infermieristico, ausiliario, tecnico e amministrativo) e il reintegro degli stessi tramite nuovi, regolari e trasparenti concorsi pubblici;
- il ripristino dei reparti chiusi dell’ospedale di Vibo Valentia, dopo il ristabilimento delle condizioni igienico-sanitarie previste dalla legge.
mercoledì 30 gennaio 2008
Sabato 2 Febbraio tutti a Cosenza!!!!!
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto “sovvertire violentemente l’ordine economico costituito nello stato” per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell’ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche –nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un “un altro mondo possibile”.
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l’iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
E’ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d’Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Unità Comunista – Vibo Valentia (aderente al Coordinamento Nazionale per l’Unità dei Comunisti) è vicina ai compagni che stanno vivendo questa tristissima vicenda di repressione fascista della libertà di espressione individuale e collettiva; parteciperemo a questa manifestazione come abbiamo partecipato, negli anni scorsi, a tutte le iniziative di proposta alternativa al sistema capitalistico e borghese di cui siamo tutti “prigionieri”.
Andremo alla manifestazione anche per ricordare a tutti che ci sono altri compagni in carcere: infatti lo scorso 23 ottobre sono stati arrestati a Spoleto 5 giovani incensurati. Si contesta loro il reato di violazione dell’art. 270 bis del codice penale contro “le associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell’ordine democratico”. I cinque avrebbero costituito, organizzato, partecipato a un gruppo di ispirazione anarchico-insurrezionalista denominato Coop-Fai, a Spoleto, dal marzo 2007 all’arresto.
Non sono accusati di nessun reato specifico, ma soltanto indagati per associazione sovversiva prendendo a pretesto azioni non provate o a loro provocatoriamente attribuite. Ma lo scopo dichiarato dell’operazione non è tanto quella di identificare e punire gli autori di tali contestazioni, bensì quello di prevenire l’innalzamento dello scontro. Non esiste infatti uno straccio di prova che attribuisca ai 5 giovani (tutti ventenni) la responsabilità dei reati contestati loro: un tentativo di incendio ad una centralina, una busta con dentro alcuni proiettili recapitata al Presidente della Regione Umbria Lorenzetti e qualche scritta sui muri.
E’ necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
La giornata di oggi rappresenta un doveroso impegno per tutti coloro che credono fondamentale impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio
per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.
DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO
Libertà per tutti gli imputati!!!
Libertà per i Compagni Umbri!!!
Siamo tutti Sovversivi!!
lunedì 28 gennaio 2008
27 Gennaio: la Giornata della Memoria....corta!
scritto dal compagno Francesco Fumarola
Solidarietà al Popolo di Gaza e di tutta la Palestina giornate pisane di una memoria incompleta
Nel giorno della memoria in cui si ricorda il genocidio del popolo ebraico da parte del nazismo con la complicità dei fascisti italiani, il pensiero dei comunisti va anche alle altre vittime di quella barbarie: dagli omosessuali ai comunisti stessi, dagli zingari ad altre minoranze.
Ma il nostro pensiero e la nostra solidarietà oggi va in particolare al Popolo di Gaza e di tutta la Palestina vittima della lunga nefasta, irresponsabile e disumana politica di Israele, appoggiata dagli Stati Uniti e da una Europa servile - Italia compresa -, che sembrano non aver imparato nulla dalla loro stessa esperienza.
Il popolo palestinese reclama terra, cibo, energia e la fine dell'occupazione da parte dello stato di Israele, per questo abbiamo organizzato un volantinaggio per le vie del centro in occasione della giornata mondiale contro la guerra di sabato 26 gennaio
Coordinamento per l'unità dei Comunisti Pisa
La crisi del governo Prodi e le prospettive dei comunisti
Il governo Prodi è caduto perchè ha dissipato l’illusione di molti lavoratori e di molta altra gente che nel giugno del 2006 lo avevano votato.
Nella sua breve vita questo governo ha dimostrato di fare moltissimo per le imprese e molto poco per gli operai ed i lavoratori.
Ha governato anticipando lo scippo del TFR, tagliando le pensioni e aumentando l’età pensionabile, ha accelerato la privatizzazione dei beni comuni come l’acqua ed è rimasto immobile di fronte agli aumenti delle tariffe, della benzina, della luce e del gas. Ha persino introdotto nuovi ticket sanitari.
Ha rifinanziato le missioni di guerra in Afganistan ed in Kossovo e ne ha deciso una di nuova in Libano. Ha aumentato le spese militari, ha autorizzato fregandosene del parlamento l’ampliamento della base americana di Vicenza.
Ha mantenuto ed aumentato i privilegi economici alla chiesa cattolica come l’esenzione dall’ICI, non ha abrogato nè la legge Biagi, mantenendo la precarietà, né la Bossi-Fini ed anzi ha cercato (ed in parte c’è riuscito) di introdurre nella legislazione italiana norme di sicurezza razziste ed il reato di povertà.
Con la finanziaria del 2007 ha proseguito la politica berlusconiana di trasferimento di risorse dai salari ai profitti, alle rendite finanziarie chiedendo sacrifici immediati ai lavoratori a fronte di promesse i cui effetti sono ancora tutte sulla carta.
Solo un po’ di carità per incapienti e le oramai poche famiglie numerose. Se risanamento dei conti pubblici c’è stato l’hanno pagato ancora una volta i lavoratori ed i ceti medio-bassi in generale..
Così il governo Prodi non poteva avere nessun futuro!
Se i lavoratori sono usciti impoveriti da questa esperienza, ne esce sconfitta una classe sindacale confederale inetta che in nome del “governo amico” si è fatta paladina delle compatibilità della Confindustria, ha soffocato le lotte dei lavoratori, ha ridotto al minimo le richieste salariali – pochi euro in tanti anni -, ha negoziato accordi penalizzanti come quello sullo walfare. Le tantissime morti sul lavoro non possono non essere considerate il frutto anche di questa politica sindacale!
Ad essere sconfitta è anche la sedicente “sinistra radicale” che prima fra tutti ha svenduto le speranze dei lavoratori in cambio di un ruolo di secondo piano nel teatrino della politica!
La strada tutta politicista di una nuova legge elettorale, che il centro-sinistra auspica per uscire da questa situazione, è sbagliata e soprattutto pericolosa. Per evitare l’attuale “porcellum” sarebbe sufficiente rivedere i meccanismi di ripartizione dei seggi per il Senato e reintrodurre le preferenze.
La nuova legge elettorale reclamata in sintonia da Veltroni e Berlusconi mira a ridurre spazi di democrazia e non a rispondere in positivo (come forma autocritica) ai disastri delle loro scelte politico-economiche sbagliate.
Non c’è democrazia laddove una minoranza pretende di poter decidere come fosse maggioranza! La stabilità di governo assunta come valore e non come opportunità rappresenta soltanto la rincorsa verso la conservazione del potere, verso una politica dalle mani libere anche sotto il profilo etico-morale affrancata da ogni controllo democratico.
Il fallimento della Cosa Rossa ancora prima della sua nascita sta lasciando dietro di sé un esercito di militanti delusi passivizzati, senza prospettive politiche.
Ma non tutti hanno ceduto alle lusinghe e ai tentativi di corruzione. Non tutti hanno accettato la logica del regime bipolare né sono disponibili ad accettare tutto, anche il peggio, per paura del “ritorno” di Berlusconi.
Le manifestazioni di Roma in occasione della visita di Bush in Italia e di Vicenza contro la nuva base Usa, così come le manifestazioni dei metalmeccanici ma anche quella del 20 ottobre imposta ai dirigente de PRC e PDCI dai loro militanti di base, hanno dimostrato che c’è una vasta rete di organizzazioni politiche, di sindacalismo non concertativo, di strutture popolari di base, di lavoratori coscienti che ha continuato a resistere alla prevalenza degli interessi del capitale anche quando si è fatto rappresentare dal governo della borghesia "illuminata" quale ha cercato di essere il governo Prodi.
Si tratta di una rete che è purtroppo divisa e frammentata e che per questo rischia di rimanere un semplice insieme di microorganizzazioni politiche e sindacali cristallizzate ed autoreferenziali senza possibilità di evolvere verso forme più avanzate e più rispondenti alle necessità della classe lavoratrice.
Se queste dimensioni organizzative potevano avere una loro ragion d’essere quando rappresentavano la “sinistra della sinistra” - mentre il corpo centrale rappresentativo della classe era costituito nei partiti e nei sindacati “storici” - in quanto esercitavano la funzione di pungolo e di ostacolo alla deriva revisionista dei partiti storici della sinistra, oggi questa funzione non è prioritaria.
Oggi, la maggior parte della classe non è organizzata e rischia di perdere coscienza di sé e della sua potenziale forza di cambiamento. Oggi i partiti storici della sinistra non esistono più. Oggi la fase politica è fortemente cambiata.
E’ necessario un forte salto in avanti: i lavoratori, e i movimenti popolari hanno bisogno di avere una sola loro organizzazione politica e non decine di organizzazioni. Hanno bisogno di un “Partito nuovo” e non dell’ennesimo “nuovo partitino”.
Il nostro è un appello esplicito ai lavoratori e alle lavoratrici, alle organizzazioni politiche non sottomesse al regime bipolare, alle organizzazioni sindacali non concertative e a quanti sono mobilitati in difesa dei beni comuni e del proprio territorio, ad avviare insieme il processo di costruzione della loro organizzazione, della loro autonomia politica, del loro Partito.
Un processo che ha alla sua base l’unità dei comunisti, cioè di quanti lavorano per l’organizzazione autonoma del proletariato come strumento di trasformazione sociale, per il ribaltamento dei rapporti di forza tra le classi – senza negare l’esistenza di alcuna – per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo a qualsiasi titolo, e della schiavitù del lavoro salariato, per la riappropriazione sociale dei beni comuni.
Siamo consapevoli che si tratterà di un processo lungo e tutt’altro che semplice, ma siamo convinti che i tempi siano maturi per cominciare questo percorso comune di speranza e di riscossa.
Coordinamento nazionale per l'Unità dei Comunisti
mercoledì 23 gennaio 2008
sabato 2 febbraio tutti a Cosenza!!! Appello alla mobilitazione
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto “sovvertire violentemente l’ordine economico costituito nello stato” per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell’ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche –nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un “un altro mondo possibile”.
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l’iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
E’ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d’Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraioper liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.
DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO
Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a: liberitutti@inventati.org
sabato 19 gennaio 2008
Fermiamo il massacro di Gaza

RIPRESA DELLA COSTRUZIONE DI COLONIE EBRAICHE INTORNO GERUSALEMME E IN CISGIORDANA,ARRESTI ,RAPIMENTI E UCCISIONI DI COMBATTENTI E CIVILI PALESTINESI, IN UNA ESCALATION CHE MIRA ALLA ELIMINAZIONE FISICA DELLA RESISTENZA PALESTINESE.
IL 15 GENNAIO, L’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO HA COMPIUTO UNA STRAGE A GAZA CAUSANDO 20 MORTI E OLTRE 50 FERITI, FACENDO USO DI ARMI NON CONVENZIONALI : BOMBE CON CHIODI E A FRAMMENTAZIONE, CHE STRAPPANO E BRUCIANO I CORPI DELLE VITTIME. 20 MORTI CHE SI AGGIUNGONO AGLI OLTRE 5700 PALESTINESI ASSASSINATI NEGLI ULTIMI SETTE ANNI DALL’ESERCITO E DALLA POLIZIA DELLO STATO ISRAELIANO.
OLTRE UN MILIONE E MEZZO DI PERSONE A GAZA SOFFRONO PER L’EMBARGO ATTUATO DAL GOVERNO DI TEL AVIV CON IL SOSTEGNO DI TUTTI I GOVERNI DELLA UE .
E’ UN EMBARGO PIU’ IGNOBILE DI ALTRI, PERCHE ‘ SI ACCANISCE CONTRO UN POPOLO SOTTOPOSTO DA OLTRE 60 ANNI AD UNA DURISSIMA OCCUPAZIONE MILITARE .
CHIEDIAMO CON FORZA LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA. LO FAREMO SABATO 19 DAVANTI L’AMBASCIATA ISRAELIANA E TORNEREMO A FARLO A MAGGIO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO QUESTANNO INGIUSTAMENTE STATO DEDICATO AD ISRAELE , I CUI SERVIZI SEGRETI HANNO ASSASSINATO MOLTI SCRITTORI E INTELLETUALI PALESTINESI TRA CUI GHASSAN KANAFANI .
• BASTA CON IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO
• SOSTENIAMO LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE
• LIBERTA’ PER GLI 11.000 PRIGIONIERI PALESTINESI
• CHIEDIAMO LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA
• DENUNCIAMO GLI ACCORDI ECONOMICI, CULTURALI E MILITARI TRA ITALIA ED ISRAELE
martedì 15 gennaio 2008
ECCO IL VERO PIANO MARCHIONNE
Oggi, grazie alla trasformazione e alle abiure dei cosiddetti partiti della sinistra e alle politiche di concertazione dei sindacati, la FIAT stà puntando all’azzeramento delle libertà sindacali, delle tutele e dei diritti dei lavoratori, e ad un’ulteriore stretta repressiva attraverso i licenziamenti delle avanguardie e dei rappresentanti sindacali che non si piegano ai diktat e continuano a difendere i diritti dei lavoratori.
L’azienda, attraverso l’aumento dei ritmi di lavoro, stà cercando di imporre anche a Pomigliano la “melfizzazione” dei rapporti lavorativi, e per arrivare a questo obiettivo non esita a rispolverare il vecchio metodo della militarizzazione con un utilizzo massiccio ed asfissiante di vigilantes e “controllori” vari all’interno della fabbrica.
Ancora una volta la FIAT, azienda privata che vive da anni parassitariamente grazie ai finanziamenti dello Stato, invece di investire gli utili per garantire nuova occupazione, li usa per aumentare i profitti e gli stipendi (già faraonici) dei propri dirigenti.
Quando i lavoratori si uniscono per contrastare questi progetti, ecco che arrivano puntuali i licenziamenti: questo è quello che è successo a Vittorio Granillo, a Luigi Aprea e a tanti compagni che hanno “osato” sfidare il padrone.
La Fiat per l’ennesima volta licenzia Vittorio in quanto quadro storico del sindacalismo di base e leader indiscusso dello Slai-Cobas di Pomigliano, e in quanto tale evidentemente incompatibile con i disegni di Marchionne.
L’Associazione Unità Comunista, e il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti esprimono la propria sincera solidarietà militante a Vittorio e a tutti i compagni vittime di quest’ennesima aggressione padronale, e invitano tutte le forze sane del sindacalismo e della sinistra di classe ad unirsi contro licenziamenti e mobilità e a rilanciare una battaglia comune contro il piano Marchionne e contro le politiche di sfruttamento e precarietà del governo Prodi.
Associazione Marxista Unità Comunista
sabato 12 gennaio 2008
comunicato dello Slai Cobas di Vibo Valentia sulla vicenda del lavoratore Martelli
Per la seconda volta in pochi mesi il Giudice del Lavoro di Vibo Valentia ha smascherato l’inconsistenza e l’illegalità delle trame ordite dalla Ecocall di Vazzano al solo fine di “liberarsi” di un lavoratore non gradito colpevole evidentemente di essersi fatto sparare mentre svolgeva il proprio lavoro.
Stiamo parlando della vicenda di Martelli Domenico, lavoratore in forza alla Ecocall di Vazzano che annovera tra i suoi soci imprenditori del calibro di Pippo Callipo, Antonio Gentile e Rocco Letizia, tra l’altro esponenti di spicco dell’Assindustria di Vibo Valentia, che, evidentemente non hanno niente di meglio da fare che combattere una guerra personale nei confronti di un singolo lavoratore.
Non altrimenti può spiegarsi l’accanimento con cui da oltre un anno l’azienda ha preso di mira il Martelli non fermandosi di fronte a nulla pur di liberarsi della sua presenza poco gradita per motivi francamente incomprensibili.
L’unica colpa del Martelli, infatti, è quella di essere rimasto vittima, anni fa, di un ferimento all’interno dell’azienda medesima le cui conseguenze è destinato a portare con se tutta la vita.
Al ritorno dalla convalescenza l’azienda provvide subito a dare il “bentornato” al lavoratore dicendogli chiaramente che il rapporto si sarebbe dovuto interrompere a causa delle sue condizioni di salute!!
Di fronte al legittimo rifiuto del Martelli delle nuove penalizzanti condizioni impostegli, cominciò per lui un periodo molto difficile all’interno dell’azienda che culminò nel dicembre 2006, in un clamoroso licenziamento, prontamente impugnato e annullato dal Giudice del Lavoro con un provvedimento poi confermato anche dal Tribunale in sede di reclamo.
Morale della favola: lavoratore reintegrato ed Ecocall smascherata nelle sue reali intenzioni.
Ma che pensava che il discorso fosse finito là sbagliava.
Poteva mai l’Ecocall e con essa i suoi “potenti” soci – Callipo, Gentile, Letizia – accettare la sconfitta da parte di un singolo lavoratore?
Giammai.
Ed ecco che di fronte all’apparente normalizzazione della situazione, l’azienda brigava nell’ombra per cercare in ulteriore licenziamento intimato nel mese di agosto 2007 a pochi mesi dal precedente!
Incredibile: due licenziamenti a carico dello stesso lavoratore intimati in pochi mesi.
Se non è persecuzione questa!
Ma andiamo avanti: una nuova impugnazione, nuova causa e nuovo provvedimento di illegittimità del licenziamento emesso nello scorso mese di dicembre 2007, con un nuovo clamoroso smascheramento delle intenzioni dell’azienda disposta a tutto, anche a perdere la faccia, pur di allontanare il lavoratore.
L’unica differenza – che a ben vedere finisce con il rendere ancor più palesi le vere intenzioni dell’azienda – è che il Giudice del Lavoro, in questa occasione, con la propria decisione, ha ritenuto applicabile la tutela obbligatoria invece di quella reale e , quindi, non ha disposto la reintegrazione ma la riassunzione.
Obbligo del quale l’azienda può liberarsi pagando al lavoratore l’indennità prevista dal medesimo Giudice, ed evitando così la riassunzione.
E che cosa ha fatto l’Ecocall? Neanche a dirlo: lungi dal riassumerlo ha deciso guarda caso di liberarsi di lui pagandogli l’indennità!
Più palese di così non crediamo potesse manifestarsi la vergognosa intenzione dell’Ecocall di liberarsi del lavoratore.
Inutile dire che non è finita qui: il provvedimento verrà impugnato dallo Slai-Cobas perché se a marzo 2007 l’Ecocall rientrava nel campo di applicazione della tutela reale, per come stabilito dallo stesso Tribunale, non si vede perché ad agosto 2007 la stessa debba rientrare nell’ambito della tutela obbligatoria.
A ciò si aggiunga che il lavoratore Martelli, sabato 12 gennaio 2008, è stato invitato a rendere testimonianza della propria clamorosa e aberrante vicenda dal Coordinamento Nazionale dello Slai-Cobas per decidere in quella sede tutte le iniziative da intraprendere a tutela del lavoratore e contro l’Ecocall.
Ciò che preme sottolineare in questa sede è come ancora una volta il licenziamento, che non è niente di più di un pretesto, sia stato dichiarato illegittimo e come le reali intenzioni dell’azienda siano state da sempre quelle di liberarsi a ogni costo e con qualsiasi mezzo del Martelli.
Perché, e questo non può negarlo nessuno, in Calabria i lavoratori che vengono sparati durante il lavoro e dentro i locali dell’azienda devono essere allontanati e colpiti a costo di farne una guerra personale in cui senza alcuna vergogna, imprenditori cosiddetti “di successo” sono disposti a perdere la propria faccia ed il proprio nome, proprio quegli stessi imprenditori come Pippo Callido parlano di legalità ad ogni piè sospinto salvo, poi, perseguitare un povero lavoratore.
Ancora una volta Davide contro Golia, ma chi ne conosce la storia sa come è finita!!
Il Coord. Prov. dello Slai Cobas
venerdì 11 gennaio 2008
Resoconto sulla situazione presente nella città di Napoli
giovedì 10 gennaio 2008
Monnezza italiana, Monnezza di Sistema
volantino sull'emergenza rifiuti in Campania
AVETE FALLITO TUTTI:
ANDATEVENE TUTTI!!!
Dopo 13 anni di promesse e di piani regionali di “emergenza” i governanti di centro-destra prima (Rastrelli) e centrosinistra poi (Bassolino e Jervolino) hanno trasformato i nostri territori in una enorme discarica di monnezza a cielo aperto.
Dopo 13 anni gli unici a beneficiare di questa situazione sono stati la FIBE, che dopo aver speculato parassitariamente sul ciclo dei rifiuti continua ancor oggi a fare soldi grazie all’affare delle ecoballe, e i vari subcommissari, “esperti”, consulenti, immobiliaristi legati ai politici di turno, che si sono mangiati in questi anni la bellezza di 1.825.000.000 di euro di denaro pubblico!
Dopo 13 anni, gli stessi che sono responsabili di questi fallimenti hanno pure la faccia tosta di chiedere nuovi sacrifici alle popolazioni residenti imponendoci la riapertura della discarica dei Pisani.
Non sono bastati 40 anni di veleni respirati e di morti di tumore causati dalla discarica: centrodestra e centrosinistra, uniti più che mai, vorrebbero portare in dono ai pianuresi e ai cittadini flegrei per il 2008 nuovi veleni e nuovi morti!
Ma le proteste e i blocchi di questi giorni hanno dimostrato che
con la lotta è possibile fermarli!
· No alle discariche di morte: né a Pianura né altrove
· Si alla raccolta differenziata, che tutela la salute e l’ambiente e crea nuovi posti di lavoro
Solo la lotta paga
Uniti si vince
Coordinamento campano per l’Unità dei Comunisti
emergenza rifiuti in Campania
Carissimi
Sto partecipando ai presidi a Pianura dal 2 gennaio quasi ininterrottamente, insieme ad altri compagni di UC-CUC di Napoli e a vari nostri simpatizzanti.
Vi scrivo questa mail poiché mi sembra che la spazzatura, oltre che straripare nelle strade di Napoli, abbondi anche (come al solito) nel mondo della (dis)informazione ufficiale.
A quanto stò capendo, nel resto d’Italia, ma anche nella stessa Napoli, si stà facendo passare l’idea secondo cui la rivolta dei Pisani sia orchestrata ad hoc dalla camorra affiancata da qualche “testa calda”…
La verità è estremamente diversa: ai Pisani sono presenti in presidio ogni giorno migliaia di persone (negli ultimi giorni si è arrivati anche a 5000 in corteo), e più si va avanti più la mobilitazione cresce. Un’intera cittadinanza, dunque, incazzata nera per la decisione di riaprire una discarica a cielo aperto che per 40 anni, fino al 1996, ha avvelenato un intero quartiere: pensate che può significare vivere quotidianamente in una zona dove la puzza di immondizia invade permanentemente strade, case, campagne, ed impregna persino gli indumenti stesi fuori ad asciugare.
Nei primi giorni la protesta è stata di fatto egemonizzata dalla destra più becera di AN, la quale nei Pisani registra consensi pressoché bulgari, ma sono bastate le parole a dir poco “ambigue” di alcuni consiglieri comunali fascistoidi a fare una prima ripulitura all’interno del movimento: già la settimana scorsa il consigliere Diodato (lo stesso dei raid anti immigrati e delle campagne per lo sgombero di Officina) è stato senza troppi complimenti cacciato dal presidio ed invitato a non ripresentarvisi.
I comitati cittadini dove sono presenti i compagni (Pianura, Quarto, Comitato Salute Ambiente legato alla Rete No Global) dopo qualche iniziale tentennamento, stanno facendo un buon lavoro, e sono riusciti dopo più di una settimana di lavoro ad introiettare nel movimento le parole d’ordine a favore della raccolta differenziata e il NO alla discarica non solo a Pianura ma ovunque: passi avanti importanti, se si pensa che nei primi giorni di raccolta differenziata non ne parlava nessuno e ci si limitava a dire “Pianura ha già dato, la discarica fatela altrove”.
Quanto alla camorra, questa a Napoli è dovunque: nelle scuole, negli uffici, sullo stadio, nei movimenti dei disoccupati e soprattutto nelle istituzioni (e il governatore della Campania Bassolino, sotto inchiesta proprio per lo scandalo rifiuti e i presunti favoreggiamenti nei confronti della FIBE, ne sa di sicuro qualcosa).
E’ evidente quindi che, tra migliaia di manifestanti, e per di più in un movimento tanto eterogeneo, possa annidarsi anche qualche losco individuo animato da obbiettivi che nulla hanno a che fare col NO alla discarica.
Ma il trasformare l’intera protesta in una strumentalizzazione della malavita organizzata, come fanno Pecoraro Scanio e compagnia, è una mistificazione, un’infamia che va smontata sul nascere, e con determinazione, da tutti i compagni su tutto il territorio nazionale.
Un’infamia nella quale provano a sguazzare anche i “sinistri” del Prc, PdCI e SD locali e nazionali, i quali, eccezion fatta per qualche sparuto rappresentante istituzionale di quartiere, si stanno tenendo ben lontani dai presidi, e a fronte della loro totale inconsistenza quanto a visibilità e proposte politiche, cercano di tenersi a galla agitando il facile, oltre che trito e ritrito, refrain “della camorra che strumentalizza la lotta” e della ”discarica quale male minore per evitare il peggio”.
I veri criminali, non dimentichiamolo, siedono a Palazzo San Giacomo (sede del comune) a Santa Lucia (Regione Campania) e a Montecitorio, e sono quelli che in questi anni hanno bruciato miliardi di Euro in Piani Rifiuti che non hanno fatto altro che trasformare la Campania in una pattumiera.
Qui intanto, come dicevo, la mobilitazione va avanti. Da diversi giorni la situazione è pressoché identica: all’alba scontri provocati dai tentativi da parte delle forze dell’ordine di forzare i presidi per far entrare le ruspe e i camion carichi di stabilizzante per il terreno; il pomeriggio ogni giorno dal 3 gennaio parte un corteo per le strade del centro di Pianura; la sera, da 2 giorni a questa parte, il settore più radicale del movimento cerca di riprendersi le strade del quartiere.
Ieri sera ci sono stati scontri a causa della rabbia della gente per gli esiti del vertice istituzionale che ha confermato la scelta della discarica, e dello sfondamento da parte della Polizia del blocco stradale all’ingresso del quartiere, e si sono protratti fino a notte fonda.
Oggi c’è stata la conferenza stampa giù al presidio per lanciare il corteo di domani per le strade del centro di Napoli che si dirigerà alla prefettura. L’appuntamento domani, per tutti è a piazza del Gesù alle ore 17. Faccio appello a tutti i compagni di Napoli a non mancare!
Allo stato attuale la lotta sembra non arrestarsi, anzi come dicevo stà continuando a crescere. Stasera (sono appena tornato dal presidio) eravamo oltre 5000 tra presidio e corteo. L’unico problema è come al solito la notte dove si diventa sempre meno di 100. Per questo faccio l’appello ai compagni di Napoli, se possibile, a rendersi disponibile per qualche notte.
Saluti rivoluzionari
P.D.
martedì 25 dicembre 2007
lunedì 24 dicembre 2007
volantino contro la mafia distribuito il 23 Dicembre a Vibo Valentia
Io sono mafioso
Chiedo il pizzo
Sono prepotente
Faccio vincere i politici
Sono di destra e di sinistra
Lavoro nel Comune, Provincia, Regione, Ospedale
Creo sottosviluppo, emigrazione, paura, sottocultura
Sono calabrese, siciliano, campano, pugliese
Sono il Sud
Uccido chi si mette sulla mia strada per contrastarmi
Ebbene Si: Roberto Gatto era un pezzo di quel sud onesto, libero, lavoratore, sognatore che ha saputo dire no a tutto questo.
Oggi siamo qui per ricordarlo attraverso la storia del murales di Gioiosa Ionica che è per noi uno dei tanti simboli di una Calabria onesta e libera.
E’ un dovere, civile ed etico. Per Rocco Gatto, per tutti quelli che hanno combattuto la ‘ndrangheta, e hanno perso. E che l’hanno fatto per noi.
DOBBIAMO FAR USCIRE LA CALABRIA DA QUESTA SITUAZIONE DOLOROSA. VOGLIAMO CHE LA CALABRIA DIVENTI UN PAESE CIVILE, DOVE SIA SACRA LA VITA DEI LAVORATORI, DOVE SACRO SIA IL DIRITTO DEI CITTADINI AL LAVORO, ALLA LIBERTA’, ALLA PACE E ALLA GIUSTIZIA.
Unità Comunista - vibo valentia
unitacomcalabria@yahoo.it
Antimafia Sociale giovani comunisti calabresi
giovanicomunistivv@yahoo.it
domenica 23 dicembre 2007
sabato 29 dicembre: CONTRO LA REPRESSIONE DELLE LOTTE E LO SFRUTTAMENTO. PER IL DIRITTO ALL’ESISTENZA
Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito ad un forte e progressivo arretramento delle condizioni di vita e di lavoro, conseguenza questa delle politiche antipopolari e antisociali perpetrate dai governi di centro destra e centro sinistra, due facce della stessa medaglia, entrambe espressione degli interessi del capitale nazionale e internazionale. La legge 30 introdotta dal precedente governo Berlusconi non è altro che uno dei tanti tasselli che vanno a comporre la più generale destrutturazione del mercato del lavoro e smantellamento dello stato sociale iniziato con la politica antioperaia del primo governo Prodi (Legge Treu e riforma pensione Dini) culminante oggi con l’accordo sul protocollo del 23 luglio su welfare e pensioni, siglato (e qui sta l’aggravante) mediante l’appoggio incondizionato dei partiti della fantomatica sinistra radicale che sul consenso e i voti degli operai hanno costruito la loro fortuna elettorale, e della triplice confederale che ha ormai interiorizzato a tal punto la pratica nefasta della concertazione con gli apparati borghesi di potere (confindustria e governo) tanto da poter essere annoverata tra i principali avversari delle lotte e rivendicazioni dei lavoratori. In un siffatto contesto di ipersfruttamento dei lavoratori, di precarietà esistenziale, e di subalternità delle più elementari forme di diritto e di sicurezza dell’uomo all’ interesse materiale del profitto da parte dei padroni, la lotta di classe si dimostra ancora oggi l’unica chiave di lettura realistica dell’esistente, e soprattutto l’unica possibilità di riscatto per gli sfruttati.
Contro lo sfruttamento e la violenza dei padroni solo la lotta di classe paga
SABATO 29 DICEMBRE 2007 ORE 10.00
BIBLIOTECA COMUNALE DI VIBO VALENTIA
ASSEMBLEA PUBBLICA
INTERVERRANNO:
LUIGI IZZO (Cooperativa Cantieri Navali Megaride)
ANTONINO CAMPENNI (Confederazione Cobas)
MICHELE PASANNANTE (Operaio licenziato SATA Melfi)
IGOR PAPALEO (Associazione Unità Comunista-Napoli)
COORDINA:
CARMELO SERGIO (Associazione Unità Comunista-Vibo Valentia)
Nel corso dell’assemblea verrà presentato il libro:
UNA STORIA DI LOTTA E RESISTENZA OPERAIA A NAPOLI
I CANTIERI NAVALI PARTENOPEI 1933-1998
lunedì 17 dicembre 2007
giovedì 13 dicembre 2007
Strage della ThyssenKrupp, ennesima tragedia annunciata
Aumentano i profitti e cresce lo sfruttamento. Diminuiscono i salari ed i diritti. Si muore sempre più di lavoro
Le statistiche riportano di continui infortuni e morti sul lavoro. Solo nel 2006 i lavoratori uccisi in Italia per soddisfare la sete di profitto dei propri padroni sono stati 1302 (quasi 4 al giorno di media!) e poco meno di un milione gli infortuni. Il caso della strage alla ThyssenKrupp è, quindi, soltanto l’ennesima tragedia annunciata.
I sindacati della concertazione continuano a ripetere le solite litanie: “serve una legge, un intervento legislativo a salvaguardia dei lavoratori”. Come non condividere normative a tutela della salute e della sicurezza?
Ma la risposta ad un’emergenza sociale di questa portata non può essere quella di puntare tutto su un pugno di leggi che, di per sé, non possono abbattere infortuni, malattie professionali e morti sul lavoro perché causate dalla mano libera dei padroni sulla vita dei lavoratori.
Peraltro siamo ormai abituati alla prassi consolidata che le leggi che devono sanzionare i padroni, senza un controllo ed una mobilitazione operaia, non vengono quasi mai applicate mentre spesso si abbattono come scuri sui lavoratori ed i loro delegati legittimamente eletti!
I fatti ci dicono che mentre in questi anni sono cresciuti i profitti aziendali, decine di malattie professionali non vengono neppure riconosciute, si lavora sempre di più percependo salari da fame e, non solo la nostra vita, ma l’esistenza di tutti lavoratori noi è diventata precaria.
In Italia col salario non si arriva alla quarta settimana del mese, in più le assunzioni, se si fanno, sono soprattutto a tempo determinato o sono inserimenti di “interinali” e di “formazione lavoro”.
Tanto gli operai ormai sono costretti a fare i “flessibili” e i padroni con la loro vita possono fare quel che vogliono: straordinari a mille, sicurezza a zero!
E’ vergognoso che i sindacati confederali, contro questa emergenza, con una mano proclamano solo 2 ore di sciopero, mentre con l’altra continuano a firmare e avallare accordi che istituzionalizzano sempre più la precarietà, incentivano gli straordinari e aumentano la flessibilità oraria, cause prime proprio dell'aumento delle morti e degli infortuni sul lavoro!
L’assenza di sicurezza nei luoghi di lavoro, la perdita di potere di acquisto dei salari, delle pensioni e dei diritti sono le sole emergenze delle quali vogliamo parlare e a cui il Governo dovrebbe dare risposte concrete.
Ma questo non è un Governo amico dei lavoratori! Come dimostrato col protocollo sul welfare e con la finanziaria è troppo preoccupato di dare risposte ai poteri forti del capitalismo regalandogli la detassazione degli straordinari e aumentando le spese militari mentre non “trova” i soldi per gli aumenti dei nostri stipendi da fame!
Per queste scelte c’è bisogno dello sdegno e della rabbia di tutti\e, perché non possiamo più accettare che vengano calpestate le nostre vite, ma c’è bisogno anche di scendere in lotta contro queste politiche!
Riappropiamoci della nostra vita!
Basta sacrifici per il profitto!
Le nostre emergenze sono quelle del salario, del lavoro, delle pensioni e di servizi sociali per tutti e tutte!
I compagni e le compagne del Coordinamento per l’Unità dei Comunisti
giovedì 6 dicembre 2007
comunicato stampa sulla morte della giovane Eva Ruscio
Era il 17 novembre del 2003 quando la piccola Benedetta Vignarolo, a soli 7 anni, chiudeva per sempre i suoi occhi da bambina a causa di uno shock anafilattico provocato dall’incapacità e dalla superficialità di due medici. Il 19 Gennaio del 2007, invece, entrava in coma per poi spegnersi dopo circa una settimana di agonia la giovane Federica Monteleone, ufficialmente per le complicazioni di un tragico incidente anche se più di un dubbio rimane. Il 5 Dicembre del 2007 dobbiamo aggiungere a questa infausta lista l’ennesima vittima della “(cosa)nostra” sanità.
Si chiamava Eva Ruscio, viveva a Polia con la sua famiglia, frequentava l’Istituto Magistrale di Vibo Valentia e aveva tanti, tantissimi sogni nel cassetto che, purtroppo, non potrà mai realizzare.
E la lista potrebbe continuare se solo avessimo il coraggio di citare tanti casi sospetti di persone uccise in non così tenerà età… Ancora una volta ci chiediamo: perché? Perché questa serie di episodi tragici si concentra nel nostro ospedale?
Di queste situazioni SIAMO STANCHI!
Siamo stanchi di vedere i nostri medici preoccuparsi più della politica che dei malati, più della carriera che del loro dovere; siamo stanchi di vedere i nostri medici seduti nelle Amministrazioni locali o al timone di aziende private; siamo stanchi di subire impotenti le conseguenze della loro superficialità; siamo stanchi di vedere la gente costretta a chiedere per favore ciò che invece le dovrebbe essere dovuto per diritto; siamo stanchi di assistere alle migrazioni di un popolo costretto ad andare a curarsi via da Vibo per la paura, più che fondata, di un’ennesima tragica fatalità o, come minimo, di una diagnosi tirata ad indovinare; siamo stanchi di vedere la sanità nelle mani dei politici e dei massoni, che fanno i loro sporchi giochi sulla pelle di chi soffre; siamo stanchi di asciugare le lacrime dei coccodrilli della nostra classe politica che designano, senza altro metro di giudizio se non quello della spartizione del potere, i dirigenti sanitari che a loro volta nominano, con gli stessi criteri, i primari che a loro volta… e così via, fino ai lucrosi affari degli appalti alle ditte private per la ristorazione e la pulizia dei reparti.
Un anno fa, dopo la morte di Federica Monteleone, il consigliere regionale Pietro Giamborino si doleva: «Siamo tutti colpevoli a partire dalla politica, perché risulta incapace a risolvere i problemi politici nel tutelare e realizzare i diritti di ciascuno e di tutti. Nel campo medico sono colpevoli quei medici, che privilegiano la lite politica a scapito della missione e della sensibilità medica […] – e ancora – nel grido di dolore che ci coglie tutti […] è bene non far seguito alla politica vuota di sole parole, occorre invece preoccuparsi sul come fare funzionare meglio la sanità in Calabria […]. Se la sanità non funziona per come si deve, è anche colpa nostra, della politica e delle istituzioni responsabili che poi non possono lamentarsi e apparire come vittime, “parti civili” di una situazione che tutti abbiamo contribuito a determinare nel corso dei tempi».
Ebbene, che insegnamento trarne? Che allora, come forse accadrà anche oggi, si prova a far passare nella coscienza collettiva di un corpo sociale già stremato dalle inefficienze delle istituzioni il «tutti colpevoli, nessun colpevole», ben noto ai politicanti di vecchia data. Che la politica, a detta di un suo alto esponente regionale, è «incapace a risolvere i problemi politici e a tutelare i diritti» di tutti. Che la politica, infine, ammette le sue colpe, se ne pente e si propone di porre rimedio, domani, alle malefatte di ieri e di ancora oggi: il clientelismo onnipresente, soprattutto nella sanità, e l’inadeguatezza di tanti a svolgere il proprio lavoro; l’incompetenza dei dirigenti, scelti solo per occupare un posto di potere utile per fini diversi da quelli per cui dovrebbero essere scelti; l’incapacità della politica di risolvere i problemi (sic!!!), si trattasse anche solo di far arrivare i fondi pubblici là dove ce n’è più bisogno, invece di disperderli nelle tasche dei soliti noti o di assumere nel settore pubblico lavoratori più capaci con procedure trasparenti e di vigilare sul loro operato.
Eravamo contenti, un anno fa, che l’On. Giamborino si proponesse di non proseguire nella politica vuota delle parole e di far funzionare meglio la sanità in Calabria, ma ancora una volta dobbiamo constatare come quelle fossero solo promesse, belle parole, ad effetto, sull’onda della commozione e dello sdegno generali, ma come al solito solo parole… Per onorare la memoria di Benedetta, di Federica, di Eva e di chissà quante altre vittime innocenti passate sotto silenzio, poiché non abbiamo (noi inteso come comunità “civile”) recato onore al loro corpo, dobbiamo fare in modo che cose del genere non succedano più. E Lei, On. Giamborino, mantenga la sua parola: la traduca in fatti concreti! Noi gliela ricorderemo, qualora dovesse dimenticarsene… un’altra volta.
Unità Comunista – Vibo Valentia
Aderente al coordinamento nazionale per l’unità dei comunisti.
mercoledì 5 dicembre 2007
video di chavez contro il borbone
Video sulla quasi rissa tra Spagna e Chavez
http://www.aporrea.org/venezuelaexterior/n104520.html
Documentario su come Juan Carlos ha accumulato la propria fortuna.
http://www.aporrea.org/tiburon/n104547.html
sintesi di una scheda sulla prossima finanziaria
Uno sguardo alla cronaca recente, diremmo recentissima, ci aiuta a capire lo scenario surreale in cui avviene la discussione, basti pensare all’art 91, quello che stabilisce il tetto allo stipendio, oltre il quale non si può andare, di 270.000, euro ai manager pubblici. E udeur e diniani non vogliono alcun tetto, del resto se ricordiamo la buonuscita miliardaria di Dini per pochi anni di lavoro, capiamo come nel centro sinistra ci siano aree per le quali è più facile tagliare salari già di fame come quelli degli enti locali che intervenire per ridurre il numero dei consigli di amministrazione e il pagamento di managers di stato.
Ma la cronaca delle ultime ore ci riserva altre sorprese, l’aula parlamentare ha approvato un emendamento che prevede l'istituzione di un fondo per il risanamento degli edifici pubblici per eliminare i rischi per la salute derivanti dalla presenza di amianto, una decisione giusta ma dallo stanziamento ridicolo visto che molti edifici pubblici hanno amianto.
E che dire poi delle migliaia di lavoratori usurati per i quali non ci sarà alcun riconoscimento non solo in termini previdenziali ma sul piano della giustizia sociale perché negli ultimi anni le Finanziarie hanno innalzato la soglia per il riconoscimento delle pensione di anzianità e questa decisione suona come una beffa per lavoratori che presentano in molti casi tumori e malattie respiratorie di particolare gravità.
Detto questo, la Finanziaria 2008 avrebbe dovuto stanziare finanziamenti a sostegno del reddito, del lavoro dipendente, delle categorie più deboli. Alla luce dei primi riscontri crediamo che gli obiettivi non siano stati raggiunti ma soprattutto vogliamo ribadire che dentro il governo Prodi gli equilibri si spostano sempre più a favore dei settori moderati per i quali il lavoro pubblico va fortemente ridimensionato e per il quale l’importante è il rilancio dell’impresa la cui centralità si tramuta in defiscalizzazioni, detassazioni, aumento degli straordinari e dei carichi di lavoro.
Anche sotto l’aspetto della difesa della scuola e dell’università , il Governo non sta facendo molto, basti pensare agli atenei (guidati da docenti di sinistra o presunta tale) che hanno tagliatoi concorsi per ricercatore favorendo invece i concorsi per ordinari e associati, o pensare all’emendamento di Alleanza nazionale approvato poche ore fa a favore di un fondo di 40 milioni di euro all'anno al dottorato di ricerca.
Questo Governo ha regalato soldi al vaticano sotto forma di non pagamento dell’Ici ma tanti soldi sono stati regalati alle scuole private perché nei fatti depotenziando la scuola pubblica si favorisce solo l’offerta privata che è o a costi elevati e per pochi eletti o confessionale con la rinuncia dello Stato ad esercitare alcune sue prerogative che in campo educativo sociale e sanitario non dovrebbero essere demandate a terzi.
Questa Finanziaria parte da alcuni presupposti per noi in condivisibili perché la finanziaria in realtà era originariamente un documento contabile ma poi negli anni è diventato uno strumento snaturato di tagli allo stato sociale con richieste sempre più esose ai dipendenti pubblici e privati.
Questa Finanziaria poi recepirà l’accordo sul welfare e dovrà decidere in materia di aumenti contrattuali e rinnovi dei ccnl nel pubblico impiego. Già oggi sappiamo che l’intesa siglata da cgil cisl uil nella primavera scorsa è priva di copertura , si sottoscrivono intese sapendo che i soldi devono essere ancora trovati. Ma queste intese sono per altro siglate al ribasso e quindi l’obiettivo di salvaguardare il potere dia acquisto è stato miseramente fallito e con esso anche l’obiettivo 8presente nel programma di prodi) di rilanciare il lavoro pubblico(si fanno strada invece nuovi processi di privatizzazione) le finanziarie degli ultimi 10 anni hanno avuto un impatto forte sul pil, quest’ultima dovrebbe arrivare allo 0,70 quando quella di un anno fa era attestata al 3,2%
Ma ciò non significa che questa finanziaria porterà dei benefici, ci saranno meno tagli è vero ma non gli investimenti auspicati e necessari per salvaguardare il welfare e il potere di acquisto
La manovra 2008 in realtà non investe per lavoratori e sociale i soldi ricavati dal tesoretto e dalle maggiori entrate fisacali, la revisione dello scalone costa 1200 milioni di euro ma il protocollo su amianto e agricoltura solo 80 milioni mentre ci sono oltre 6350 milioni di euro di maggiore gettito fiscale
Gli stessi soldi destinati ai non autosufficienti sono una autentica miseria per non parlare poi delle minori spese ministeriali che alla fine si riversano per lo più sui lavoratori del settore accorpando uffici, tagliano contratti di natura precaria ma non incidendo sulle miliardarie consulenze esterne.
Ci sono poi spese maggiori per le imprese di guerra all’estero e un piano di finanziamento di nuove armi che giudichiamo particolarmente vergognoso perché questo governo assegna più soldi alle spese militari di quanto abbia fatto perfino quello guerrafondaio del centrodestra, un aumento alle spese militari dell’11% e il sovvenzionamento del G8 all’isola della Maddalena.
Se poi aggiungiamo che questa finanziaria avrebbe dovuto sanare con la stabilizzazione la situazione dei tanti precari, allora raggiungiamo l’apice della nostra indignazione
Non solo migliaia di precari sono scomparsi perché non hanno confermato i contratti, perché la stabilizzazione riguarda solo una parte esigua degli aventi diritto, ma ricordiamoci che i soldi stanziati per le stabilizzazioni (senza menzionare i meccanismi di stabilizzazione che nella maggioranza dei casi come gli enti locali sono macchinosi e discutibilissimi) non sono sufficienti e anzi si continua a precarizzare fette importanti di lavoro nella pubblica amministrazione. Lo steso discorso vale per alcuni interventi come quelli della casa dove poco o nulla si fa per i canoni agevolati e ancora una volta non si parla di requisizione delle case sfitte di proprietà pubblica o di grandi immobiliari, si annunciano i treni per i pendolari ma poi si tagliano alcuni rami secchi e quindi linee fuori dal business delle alte velocità, i soldi destinati ai nidi andranno per lo più alle strutture private quando per abbattere i costi degli stessi basterebbe trasformare i nidi da servizi a domanda individuale a servizi facenti parte della pubblica istruzione. Ultimo capitolo, quello delle rendite finanziarie, questo governo è ormai accertato che voglia tutelare le grandi rendite perché non parla di tassazione , si parla invece del ripristino di alcune grandi opere e come se non bastasse potrebbero arrivare alcuni fondi per lo sviluppo non delle energie pulite ma del nucleare
Di più non vogliamo dire, ci basta sottolineare tre soli fatti
1. Questa finanziaria non rappresenta alcuna svolta nella politica governativa, non attacca la rendita, non stabilizza tutti i precari di lungo corso, non obbliga i comuni e le asl alla stabilizzazione
2. Questa finanziaria aumenta le spese militari e alla fine premia gli equilibrismi delle lobby che rappresentano alcuni poteri forti a discapito delle vere priorità che questo paese ha. Ossia lavoro, giovani, ambienti e rilancio della competitività che certo non equivale ad aumento dei profitti dei grandi speculatori finanziari ed immobiliari.
3. questa finanziaria tramuta in legge l’accordo sul welfare che aumenta l’età pensionabile, chiude la porta ai lavoratori usuranti che saranno riconosciuti come tali solo compatibilmente con gli stanziamenti determinati dalla legge finanziaria (e quindi il 90% sarà escluso), precarizza il lavoro visto che non si cancella né si supera (per dirla alla Prodi) la legge 30.
Su Chávez e il Borbone; se Allende avesse potuto fare altrettanto!
dell'11 settembre 1973, se il popolo cileno avesse rovesciato la situazione, sconfitto i golpisti e Don Salvador fosse rimasto legittimamente al governo.
Credete che Allende avrebbe fatto sconti al mandante del colpo di stato, Henry Kissinger, parlando magari dalla tribuna delle Nazioni Unite? Credete che non sarebbe stato ridicolizzato e criminalizzato?
Perché mai Hugo Chávez non deve dare pane al pane e definire "golpista" e "fascista" José María Aznar? L'ex capo del governo spagnolo, ha documentatamente partecipato all'organizzazione del golpe che doveva vedere Chávez morto l'11 aprile 2002, e di questo fu direttamente accusato dal Ministro degli Esteri di Zapatero stesso, ed è il figlioccio politico di Manuel Fraga (l'ultimo ministro di Franco in attività). Quale straordinaria ipocrisia riduzionista impedisce agli europei di trattare quel golpe per quel che fu?
Al vertice iberoamericano di Santiago del Cile sono successe alcune cose straordinarie. I media mainstream hanno accuratamente scelto di presentare una visione di parte: il punto di vista spagnolo. O meglio il punto di vista della corona spagnola, che probabilmente credeva che nel ventennio neoliberale avesse riconquistato la piena disponibilità delle sue ex-colonie. Ma chi vuole davvero capire come sono andate le cose deve sapere che il punto di vista spagnolo, ripetuto pedissequamente dai media italiani non è l'unico. Anzi; deve sapere che il punto di vista spagnolo travisa, elude, restringe la realtà. Nel video che pubblichiamo a parte si può vedere non tutto dei due giorni, ma molto di più di quanto fatto vedere, un singolo episodio che impedisce di comprendere l'importanza politica dell'evento e il mutamento radicale del clima in un'America latina che non accetta di essere più parente povero. Lo disse in marzo Nestor Kirchner alle Cortes di Madrid, che lo ascoltarono freddissime, lo hanno ripetuto in molti a Santiago e si può riassumere con una sola parola: "rispettateci".
Nel video che pubblichiamo non si vede per esempio il presidente argentino Nestor Kirchner attaccare frontalmente l'operato degli spagnoli, governo e multinazionali, la corruzione documentata, l'indifferenza alle conseguenze umane e ambientali della loro politica, che ha costretto alla fame milioni di latinoamericani. Don Nestor si è espresso con parole durissime e più volte il signor Borbone, non abituato ad ascoltare critiche è stato sul punto di sbottare.
Non si vede neanche l'intervento del presidente ecuadoriano Rafael Correa.
Ma dare del "fascista" ad Aznar è una valutazione oggettiva di una reiterata condotta e cultura politica. Invece Correa (un democristiano con tanto di dottorato a Lovanio, in Belgio, l'università dove l'internazionale democristiana da trent'anni prepara i propri quadri latinoamericani) ha affermato in faccia al Borbone che TUTTI gli imprenditori spagnoli che hanno operato in questi anni in America latina sono AVVOLTOI. Anche lì la faccia del Re era già bella rubizza e i media hanno fatto finta di non vedere. Chi va demonizzato è il negraccio dell'Orinoco.
Nel video si vede però Evo Morales difendere orgogliosamente la sua tesi che solo l'uscita dal neoliberismo può garantire coesione sociale all'America latina. Mentre la faccia del Borbone è sempre più furiosa, Evo fa un discorso alto sui beni comuni, l'acqua, la salute... che non dovranno mai più essere soggetti alla logica del mercato. Zapatero gli replica con una triste lezioncina, per la quale sarebbe invece l'ampiamento del liberismo economico (sic!) la forma migliore di combattere povertà, discriminazione e razzismo e rivendicare in maniera scandalosamente eurocentrica che dalla rivoluzione francese a Carlos Marx "gran parte delle migliori idee" vengono dall'Europa. Anche delle peggiori se è per questo. Anche Hernan Cortés e Adolf Hitler erano europei. E con ciò signor Zapatero?
Poi nel video si vede Chávez, che chiede di non minimizzare i fattori esterni, che considera fondamentali nell'impedire all'America latina di scegliere il proprio cammino. Ricorda la figura alta di Salvador Allende e il golpe che ne fermò il cammino. Quindi ricorda il golpe che tentò di impedire il suo di cammino. Non ne ha diritto? Perché ricordare quel colpo di stato fa così saltare dai gangheri statunitensi ed europei? Forse la colpa di Chávez è non essere morto in gloria lasciando il passo libero all'ennesima dittatura filooccidentale che Aznar, Bush e l'FMI avevano fatto a gara a riconoscere?
Solo da lì in avanti si vede il poco che i media mainstream hanno voluto far vedere. Zapatero che interrompe Chávez e non viceversa e che, con un ragionamento identico a quello di Berlusconi per i reati di corruzione, bacchetta Chávez esigendo rispetto: se il golpista e bugiardo matricolato (ricordate le stragi dell'11 marzo e il dar la colpa all'ETA o le menzogne
sull'Iraq?) José María Aznar è stato eletto dagli spagnoli ciò secondo Zapatero lo emenderebbe da ogni colpa.
Il fatto fantascientifico, che Zapatero e i media mainstream fingono opportunamente di dimenticare, è che nel novembre del 2004 Miguel Ángel Moratinos, ministro degli esteri di Zapatero tuttora in carica, accusò direttamente Aznar di avere appoggiato il colpo di stato in Venezuela. E' la logica di Teodoro Roosevelt: "Aznar è un golpista (Roosevelt diceva "figlio di puttana") ma è il nostro golpista". Noi spagnoli possiamo accusarlo, ma se lo accusa chi di quel golpe fu vittima, allora faremo gli scandalizzati ed esigeremo rispetto.
Quindi nel video si vede Daniel Ortega ricordare il caso della Unión Fenosa (multinazionale spagnola, monopolista privata dell'elettricità in Nicaragua e inadempiente a tutti gli accordi) e ammettere la responsabilità dei latinoamericani dell'essersi fatti imporre politiche dagli europei. Non farsi imporre politiche vuol dire non essere più colonie. A quel punto il signor Borbone non ci vede più dalla rabbia e lascia la sala. E' stato abituato per anni ad essere ringraziato in ginocchio dai vari Alemán, Ménem, Fujimori, Carlos Andrés Pérez, tutti arricchiti a suon di tangenti dalle multinazionali spagnole e tutti passati o in procinto di passare dalle rispettive patrie galere. Hugo Chávez, al quale Ortega cede parte del tempo, proprio per difendersi dalle parole di Zapatero, ricorda (e trasla) una massima di José Gervasio Artigas, il padre dell'Uruguay: "dicendo la verità, né offendo, né temo". Anche questa citazione, che per ogni latinoamericano significa e spiega molto, viene espunta.
Infine si vede il cubano Carlos Lage che si incarica di mettere le cose in prospettiva e ricordare che le multinazionali e i paesi occidentali si oppongono ai cambiamenti in America latina perché questi vanno contro i loro interessi (l'intero summit era stato fino allora organizzato dall'anfitriona Michelle Bachelet secondo la trita retorica del "grazie spagnoli che investite da noi") e che Chávez è nel suo pieno diritto nel difendersi essendo a tutti i presenti noto che Aznar ha reiteratamente mancato di rispetto alla dignità del Venezuela e di Chávez stesso.
Questo è quanto è dimostrabilmente successo a Santiago. I governi di Argentina, Ecuador, Bolivia, Venezuela e Cuba, hanno durissimamente contestato le politiche neoliberali, le conseguenze sociali e ambientali e la corruzione con la quale in primo luogo le imprese spagnole (notoriamente peggiori di quelle statunitensi) hanno inondato l'America latina nel ventennio neoliberale.
Gli spagnoli si sono trovati in franca minoranza, attaccati nell'essenza delle loro politiche da tutte le parti e hanno reagito mettendola in rissa con il signor Borbone, così irregalmente fuori dai gangheri, da mancare di rispetto ad un presidente costituzionale di un paese sovrano. Quindi hanno usato i loro media, per passare da vittime a partire dal quotidiano madrileno El País. Chi scrive, che a El País ha lavorato in passato e ne conosce l'ambiente, ne ha discusso sabato scorso a Londra con Miguel Ángel Martinez, il vice presidente del Parlamento Europeo, dello stesso partito di Zapatero, ma più intellettualmente onesto: "El País ha due facce, progressista in casa, di destra dura e pura quando si parla di America latina". Ed El País tra sabato e domenica ha dedicato molte pagine alla difesa della Confindustria iberica e ad attaccare Chávez, dimenticando stranamente di citare il giudizio di Rafael Correa, quel "banda di avvoltoi"
che, che piaccia o no, rappresenta il termometro della popolarità delle imprese spagnole e del neoliberismo in generale oggi in America latina.
La politica europea, non solo l'italiana, è oramai talmente povera di contenuti da combattersi in punta di fioretto. In America no, in America si può dare dell'avvoltoio all'avvoltoio e del golpista al golpista, ma soprattutto si può parlare di cose serie, di beni comuni, educazione, salute e cercare soluzioni. Chi finge di scandalizzarsi, come Zapatero o il signor Borbone o i giornalisti che hanno sposato la loro tesi, è un ipocrita.
Tutto ciò è documentato. I media mainstream hanno però scelto un'altra
linea: quella di evitare ad ogni costo che i lettori e spettatori europei capiscano quello che sta succedendo in America. Il TG1 di Gianni Riotta l'ha fatta ovviamente più semplice di tutti: "il solito Chávez fa arrabbiare perfino il re di Spagna". Contenti loro di spiegarla così.
VISITA DI KATIA BELILLO AI DUE COMPAGNI ANCORA IN CARCERE
L'isolamento a cui sono costretti i due ventenni -ha detto- misura un accanimento che non può in alcun modo continuare. E' solo una misura punitiva contro chi non si è dimostrato disponibile in alcun modo a rinnegare le proprie idee, che legittimamente ha diritto di affermare e che nulla hanno a che vedere con i fatti contestati. Secondo i due difensori, nulla giustifica a 40 giorni dall’arresto, l’isolamento in cui vengono tenuti, quando anche i più pericolosi capimafia usufruiscono del diritto all’ora d’aria insieme ad altri otto detenuti. Nulla giustifica -hanno aggiunto- la loro carcerazione a fronte della mancanza di prove per tutti i capi di accusa più gravi.
A Spoleto è attivo da settimane un Comitato che chiede insistentemente la libertà per i due ragazzi e che, dopo due manifestazioni pubbliche, sostiene che «non è più sufficiente riaffermare la generica richiesta di una rapida azione della magistratura in una rinnovata fiducia in essa: occorre un atto di coraggio; occorre guardare i documenti processuali e prendere posizione contro questo stato di carcerazione che non trova alcuna giustificazione se non nel pregiudizio politico e in una volontà punitiva indipendente da qualsiasi ragione di colpa». In questo senso l'avvocato Trupiano invita quanti si muovono su un terreno di garanzia democratica e rivestono un ruolo istituzionale o rappresentano associazioni unanimemente riconosciute, a fare la propria parte. Subito, dice.
Infine, dalla lettura della sentenza del riesame, l’avvocato sostiene che emergono fatti nuovi, che non si trovano negli atti del Pubblico ministro e del Giudice per le indagini preliminari; fatti che tolgono ulteriormente credibilità alle accuse, e che a dir poco stranamente, non sono presenti negli atti che hanno portato agli arresti.
IL SUO NOME E' MICHELE
arrestati il 23 ottobre scorso a Perugia, con la solita operazione spettacolare, ossia Ros incappucciati, elicotteri e tutta la paratura che abbisogna per fermare i CRIMINALI e le solite immagini televisive che esortavano a stare sicuri
che una nuova cellula terrorista era stata beccata.
Prima di Michele voglio parlare un po' di Perugia e di altro caso giudiziario lì avvenuto senza altrettanto clamore.
L'8 maggio 2007 furono arresati 2 magistrati e 2 costruttori per corruzione in atti giudiziari, l'inchiesta riguardava un presunto giro di fatture per operazioni inesistenti dell'ammontare di nove milioni di euro
http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/perugia-arresti/perugia-arresti/perugia-arresti.html
Da altro articolo si viene a sapere che il costruttore in questione era stato già inquisito e rimesso in libertà
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/08/perugia_arresti_cassazione.shtml
Faccio questo richiamo non perché io aderisca al coro giustizialista che vuole tutti "in galera in galera" ma per sottolineare come poi la natura e la qualità dei crimini sia diversa, e come la tolleranza dei media verso alcuni crimini sia finalizzata a suscitare allarme solo per certi per parlare chiaro nove milioni di euro per presunto riciclaggio sono cose su cui la popolazione può stare tranquilla, delle scritte sui muri e il fatto di proclamarsi anarchici deve destare paranoia sociale.
Nulla di nuovo sotto il sole di questo nostro bel paese mi può dire qualcuno, e giustamente, però la cosa a me, per quanto smaliziata, ha colpito specialmente leggendo la lettera che Michele ha mandato dalla galera, perché in quella lettera si legge come alla diversa natura e qualità
dei crimini corrisponda una diversa natura e qualità degli uomini.
Leggendo la lettera di Michele, l'ho riconosciuto tutto intero, un giovane compagno di venti anni, solare e schietto che non ha nulla in comune con l'immagine truce che di lui si è creata ad arte.
E malgrado io non condivida le sue posizioni ideologiche, ho tutto il rispetto e la massima stima per alcune sue considerazioni che ho trovato molto profonde.
E mi riferisco a tutto il suo discorso in cui si dichiara PRIGIONIERO RIVOLUZIONARIO in cui fa un discorso profondo sulla libertà; Michele dice:
io ero prigioniero anche prima di essere arrestato, come lo siamo tutti, consapevolmente o no, tutti siamo prigionieri. "Quando ci alziamo la mattina per andare a lavorare, quando passiamo gli anni più belli della nostra vita
sprecati su una macchina, quando facciamo spesa, quando non possiamo farlo perché mancano i soldi, quando li buttiamo via i soldi per delle cazzate (vestiti, aperitivi, sigarette non c'è differenza) quando guardiamo la tv che ci fa il lavaggio del cervello, che cerca di terrorizzarci con morti, omicidi, rapine (quando in 15 anni gli omicidi sono diminuiti del 70%) così che noi possiamo chiedere piu' telecamere, piu'sbirri, piu' carceri, pene sicure, quando se c'è una pena davvero sicura a questo mondo è quella che incatena lo sfruttato alle sue condizioni."
Ecco questo è Michele e questa è la sua colpa vera e reale, il fatto di avere coscienza del fatto che non siamo liberi e
di volere comunicare ad altri questo dato incofutabile. Questo scontento che tanti sentono serpeggiare nel loro intimo e di cui non sanno farsi consapevoli, il crimine di Michele è di voler far essere consapevoli gli altri di questa
prigione reale ed effettiva che è la vita quotidiana imposta dal Sistema Capitale.
E QUESTO A ME BASTA PER ESSERE DALLA SUA PARTE.
Caro, dolce Michele che senza eroismo dichiara anche la sua paura della galera, che possa segnarlo in maniera definitiva,
e in quelle parole ritrovo il ragazzo tenero che conosco, che mi è stato accanto a confortarmi per la perdita di Huambo.
Michele voglio rivederti presto fuori per abbracciarti e per spiegarti pure che il materialismo dialettico, non vuole dire ridurre tutto alla materialità ma è ben altra cosa.
Un saluto di amore e Libertà da conquistare a Michele e agli altri giovani di questa ennesima montatura.
Un saluto di amore e libertà da conquistare a l'umanità intera
Vittoria
L'avamposto degli Incompatibili





