martedì 10 giugno 2008

Perché il Socialismo

Scritto da Albert Einstein
Dal primo numero della rivista "Monthly Review", fondata da Paul Sweezy nel 1949

È OPPORTUNO che una persona non esperta in questioni economiche e sociali esprima opinioni in merito al socialismo? Credo di sì, per svariate ragioni. Consideriamo la questione dal punto di vista del sapere scientifico. Sembrerebbe non esserci fondamentali differenze di metodo tra l’astronomia e l’economia: in entrambe gli scienziati lavorano per scoprire leggi generalmente accettabili per un circoscritto insieme di fenomeni, allo scopo di mostrare l’interconnessione di questi fenomeni il più chiaramente che sia possibile. Ma in realtà le differenze metodologiche esistono.

Nel campo economico la scoperta di leggi generali è resa difficile dal fatto che spesso i fenomeni economici osservati sono interessati da numerosi fattori che sono difficili da valutare separatamente. Inoltre, l’esperienza che si è accumulata dall’inizio del cosiddetto periodo civilizzato della storia dell’umanità è stata, come è ben noto, ampiamente influenzata e limitata da fattori che in natura sono molto lontani dall’essere esclusivamente economici.

Per portare un esempio, la gran parte dei maggiori stati della storia devono la loro esistenza a politiche di conquista. Il popolo conquistatore si impose, legalmente ed economicamente, come classe privilegiata del paese conquistato. Avocò a sé il monopolio della proprietà terriera e nominò il clero all’interno dei suoi ranghi. I preti, tramite il monopolio dell’educazione, trasformarono la divisione in classi della società in un istituzione permanente creando un sistema di valori dal quale il popolo, in larga misura inconsciamente, venne manovrato nel suo comportamento sociale.

La tradizione storica, però, appartiene per così dire al passato. Da nessuna parte siamo stati completamente soggiogati ideologicamente da ciò che Thorstein Veblen definì la “fase predatoria” dello sviluppo dell’umanità. I fatti economici oggi osservabili fanno parte di quella fase e, di conseguenza, le leggi che possiamo derivare da essi non sono applicabili ad altre fasi. Ora, poiché lo scopo reale del socialismo è proprio quello di superare ed andare oltre la fase predatoria dello sviluppo dell’umanità, la scienza economica nel suo stato attuale può fare solo un po’ di luce sulla futura società socialista.

In secondo luogo, il socialismo si indirizza ad un fine etico-sociale. La scienza, però, non può creare fini ed ancor meno inculcarli negli uomini; al massimo, può informare circa i mezzi più adatti ad ottenere certi fini. Questi stessi fini, però, sono stati concepiti da personalità con vigorosi ideali morali e, se questi non sono scomparsi ma ancora forti e vitali, sono fatti propri e perseguiti da quei numerosi esseri umani che, con consapevolezza più o meno estesa, determinano la lenta evoluzione della società. Dovremmo perciò fare attenzione a non sopravvalutare la scienza ed il metodo scientifico quando trattiamo di questioni legate alle relazioni umane; non dobbiamo nemmeno presupporre che solo alcuni siano esperti in merito ed abbiano diritto a far sentire la loro voce sulle questioni dell’organizzazione sociale.

È già da un po’ che tantissime voci hanno affermato che oggi la società umana attraversa una crisi e che la sua stabilità è seriamente compromessa. Tipico di una simile situazione è che gli individui si mostrino indifferenti o persino ostili verso il piccolo o grande gruppo cui fanno parte. Per illustrare il mio pensiero, permettetemi di riportare qui un’esperienza personale.

Di recente discutevo con un uomo intelligente e gentile sulla minaccia di un’altra guerra che, come penso, avrebbe seriamente minacciato l’esistenza del genere umano e facevo notare come soltanto un miracolo avrebbe potuto preservarlo da quel pericolo. Di fronte a ciò il mio ospite, con estrema tranquillità e disinvoltura, mi disse: “Perché siete così decisamente contrario alla scomparsa della specie umana?”

Sono certo che meno d’un secolo fa nessuno avrebbe fatto, con tale facilità, una tale affermazione. Si tratta dell’affermazione di un uomo che s’è sforzato inutilmente di raggiungere un equilibrio interno ed ha pressoché perso la speranza di riuscirvi. Si tratta dell’espressione di una solitudine dolorosa e di un isolamento cui numerose persone ricavano sofferenza. Quale ne è la causa? Esiste una via d’uscita? Facile è sollevare tali questioni, meno facile rispondervi con un certo grado di sicurezza.

Ciononostante, devo provarci al meglio delle mie forze, benché sia cosciente del fatto che i nostri sentimenti ed i nostri sforzi sono spesso contraddittori ed oscuri, che non possono essere espressi in facili e semplici formule. L’uomo è contemporaneamente un essere solitario ed un essere sociale.

Come essere solitario, cerca di garantirsi la propria sicurezza e quella di coloro a lui più vicini, di soddisfare i suoi desideri individuali e sviluppare lue capacità innate. Come essere sociale, cerca d’ottenere il riconoscimento e l’affetto dei suoi simili, di condividerne i desideri, di confortarli nei loro dolori e di migliorarne le condizioni di vita. Solo la coesistenza di questi diversi sentimenti, spesso in conflitto, forma lo specifico carattere di un individuo e la loro specifica combinazione determina il punto in cui un individuo può cogliere un equilibrio interiore e contribuire al benessere generale. Certo è possibile che la forza relativa di queste due spinte sia principalmente stabilità dall’eredità; ma la personalità che alla fine emerge è ampiamente determinata dall’ambiente in cui un individuo ha avuto la sorte di trovarsi durante il suo sviluppo, dalla struttura sociale in cui cresce, dalla tradizione di quella società e dalla valutazione che essa da a particolari tipi di comportamento.

L’astratto concetto di “società” significa concretamente per il singolo essere umano l’insieme delle sue relazioni dirette ed indirette con i suoi coetanei e con tutte le persone delle varie generazioni. L’individuo può pensare, sentire, lottare e lavorare da solo, ma egli dipende dalla società cosi tanto – nella sua esistenza fisica, intellettuale ed emotiva – da essere impossibile raffigurarlo o comprenderlo fuori da una determinata struttura sociale. È la “società” che gli fornisce il cibo, il vestiario, una casa, gli strumenti di lavoro, il linguaggio, le strutture mentali e la maggior parte delle sue conoscenze; la sua vita è resa possibile tramite il lavoro e le realizzazioni di milioni e milioni di uomini, passati e presenti, nascosti all’interno della piccola parola “società”.

È perciò evidente come la dipendenza dell’individuo dalla società sia un fatto naturale che non può essere abolito, né più né meno che nel caso delle formiche e delle api. Va detto, però, che, mentre l’intero ciclo vitale di api e formiche è completamente determinato da ferrei istinti ereditari, i modelli sociali e le forme di reciproca dipendenza degli esseri umani sono estremamente variabili e possono essere cambiati. La memoria, la capacità di formare nuove combinazioni, la capacità naturale del linguaggio verbale hanno permesso tra gli esseri umani degli sviluppi che non sono dettati direttamente da necessità biologiche. Questi sviluppi si evidenziano nelle tradizioni, nelle istituzioni, nelle forme organizzative, nella letteratura, nelle scoperte scientifiche, nelle realizzazioni ingegneristiche e nelle opere d’arte.

Questa cosa spiega come accade che, da un certo punto di vista, l’uomo può influenzare la sua vita attraverso il proprio comportamento e che, in questo processo, la riflessione e la ricerca consapevoli possono svolgere un ruolo. L’uomo acquisisce alla nascita, per eredità genetica, una costituzione fenotipica che occorre ritenere fissa ed inalterabile, che comprende i bisogni naturali caratteristici del genere umano. Inoltre, durante l’arco della sua esistenza, acquisisce una struttura culturale traendola dalla società tramite la comunicazione e molti altri tipi d’influenze.

È questa struttura culturale che, col tempo, è soggetta a cambiamento e determina in larghissima misura le relazioni tra l’individuo e la società. L’antropologia moderna ci ha insegnato, tramite lo studio comparato delle cosiddette civiltà primitive, come il comportamento sociale degli esseri umani può essere molto differente, dipendendo dai modelli culturali maggioritari e dal tipo di organizzazione prevalente nella società. È su ciò che coloro i quali lottano per migliorareil destino dell’uomo possono fondare le loro speranze: gli esseri umani non sono condannati dalla loro costituzione biologica a distruggersi reciprocamente o restare in preda all’arbitrio di un destino malvagio, da loro stessi causato.

Se ci domandassimo come occorrerebbe mutare la struttura sociale e la predisposizione culturale umana allo scopo di rendere la vita degli esseri umani il più soddisfacente possibile, dovremmo essere sempre consapevoli del fatto che ci sono determinate condizioni che ci è impossibile modificare.

Come detto precedentemente, la natura biologica umana non è, per motivi materiali, soggetta a cambiamento. Inoltre, gli sviluppi tecnologici e demografici degli ultimi secoli hanno creato vincoli permanenti. All’interno di popolazioni selezionate in modo relativamente numeroso insieme ai beni indispensabili alla loro sopravvivenza, sono assolutamente necessari un’avanzata divisione del lavoro ed un sistema produttivo fortemente centralizzato. È finita del tutto l’epoca (che, guardando indietro nel passato, può sembrarci idilliaca) in cui individui o gruppi relativamente piccoli potevano essere del tutto autosufficienti. Non è un’esagerazione approssimativa dire che il genere umano costituisce, oggi come ieri, una comunità planetaria di produzione e consumo.

Sono adesso giunto al punto in cui posso mostrare in breve cos’è per me l’essenza della crisi della nostra epoca. Questa crisi riguarda le relazioni dell’individuo con la società. L’individuo è divenuto più che in qualunque altro tempo consapevole della sua dipendenza dal resto della società. Egli, però, non avverte questa dipendenza come una risorsa positiva, come un legame intrinseco, come una forza protettiva, ma al contrario come una minaccia ai suoi diritti naturali o alla sua esistenza materiale. Inoltre, la sua posizione sociale è tale che le spinte egoistiche del suo comportamento vengono sempre più accentuate mentre le sue spinte sociali, che sono di natura più deboli, si deteriorano progressivamente. Tutti gli esseri umani, quale che sia la loro posizione sociale, soffrono a causa di questo processo di deterioramento. Inconsciamente prigionieri del proprio egotismo, si avvertono insicuri, isolati, privati dell’ingenua, semplice e non sofisticata gioia di vivere.

L’uomo può trovare un significato nella vita, per quanto breve e pericolosa, solo all’interno dei rapporti sociali. Il caos economico della società capitalistica nella sua forma attuale è, secondo la mia opinione, la vera causa del male. Ci avvertiamo innanzitutto come un’enorme comunità di produttori i cui membri cercano incessantemente di defraudarsi reciprocamente dei frutti del lavoro comune – non necessariamente tramite la forza, ma alla fin fine tramite la complicità delle leggi. Da questo punto di vista, è fondamentale comprendere che i mezzi di produzione – in altri termini l’intera capacità produttiva necessaria sia alla produzione dei beni di consumo sia alla produzione di tutto il resto – possono in virtù della legge essere, e solitamente lo sono, proprietà privata di determinati individui.

Per semplicità, nella discussione seguente chiamerò “lavoratori” tutti coloro che sono esclusi dalla proprietà dei mezzi di produzione – anche se ciò non è affatto l’uso comune di tale termine. Il proprietario dei mezzi di produzione è nella posizione di comprare la forza lavoro del lavoratore. Utilizzando i mezzi di produzione, il lavoratore produce nuovi beni che passano nella proprietà del capitalista. Il punto essenziale di questo processo è la relazione tra ciò che il lavoratore produce e ciò che gli viene pagato – sia l’uno sia l’altro misurati in termini di valore reale. Per quanto il contratto di lavoro possa essere “libero”, ciò che il lavoratore riceve è determinato non dal valore reale dei beni che ha prodotto, ma, da un lato, dai propri bisogni minimali, dall’altro, dalla richiesta di forza lavoro da parte dei capitalisti in relazione al numero di lavoratori in concorrenza per l’impiego.

È fondamentale comprendere che, anche in teoria, la paga del lavoratore non è determinato dal valore del suo lavoro. Il capitale privato tende ad essere concentrato in poche mani, in parte a causa della competizione tra i capitalisti, in parte perché lo sviluppo tecnologico e la crescente divisione del lavoro spingono alla formazione di più grandi unità produttive a spese di quelle più piccole. Il risultato di tali dinamiche consiste in un’oligarchia del capitale privato, il cui enorme potere non può ragionevolmente essere controllato nemmeno da una società organizzata politicamente in forma democratica. Questo è e vero finché i membri del potere legislativo sono selezionati da partiti politici in larga misura finanziati, o comunque influenzati, dai capitalisti privati che, per motivi di praticità, separano l’elettorato dalla legislatura.

Di conseguenza, i rappresentanti del popolo, di fatto, non proteggono sufficientemente gli interessi dei settori popolari soggiogati dai privilegi dei pochi. Inoltre, nelle attuali condizioni,. È inevitabile che i capitalisti privati controllino, direttamente o indirettamente, le principali forme della comunicazione (stampa, radio, educazione…). Davvero, è estremamente difficile, anzi nella maggior parte dei casi del tutto impossibile, per il singolo cittadino raggiungere conclusioni valide e far uso con intelligenza dei suoi diritti politici.

La situazione in un’economia fondata sulla proprietà privata del capitale e così normalmente caratterizzatala due fattori basilari: 1. i mezzi di produzione (capitale) sono posseduti in forma privata ed i detentori ne dispongono a loro arbitrio; 2. il contratto di lavoro è libero.

Ovviamente non esiste una società capitalistica pura. In particolare, va osservato che i lavoratori, tramite lunghe e dolorose lotte, sono giunti a conquistare per certe categorie di lavoratori una forma in qualche modo migliorata del “libero contratto di lavoro”. Nel complesso, però, l’economia odierna non differisce molto dal capitalismo “puro”. La produzione viene diretta in base al profitto, non in base alla sua utilità.

Non c’è alcuna garanzia che tutti quelli abili e disponibili a lavorare saranno sempre in grado di trovare un impiego – la norma è anzi quella che vede un numeroso esercito di disoccupati. Il lavoratore vive costantemente con addosso la paura di perdere il lavoro. Quando lavoratori disoccupati e malpagati non riescono più a garantire un mercato in grado di dare profitti, la produzione dei beni di consumo diminuisce con la conseguenza di un’enorme miseria generale. Il progresso tecnologico pressoché sempre sfocia in un aumento della disoccupazione, invece che in un alleggerimento del carico di lavoro per tutti.

L’obiettivo del profitto, insieme con la competizione tra i capitalisti, è la responsabile dell’instabilità nell’accumulazione e nell’utilizzazione del capitale la quale conduce ad una dura e crescente depressione. La sfrenata competizione comporta un enorme spreco di forze produttive ed a quel deperimento della coscienza sociale che ho menzionato in precedenza. Considero questo mancato sviluppo degli individui il male peggiore del capitalismo.

Il nostro intero sistema educativo soffre di questo male. Viene inculcata nello studente un’esagerata predisposizione alla competizione, che è addestrato nel culto del successo economico come preparazione per la sua vita futura. Sono convinto che esista una sola strada per eliminare questi gravi mali, vale a dire l’affermazione di un’economia socialista accompagnato da un sistema educativo orientato a fini sociali.

In una tale economia i mezzi di produzione sono posseduti dalla collettività e da essa utilizzati in modo pianificato. Un’economia pianificata che regoli la produzione in base ai bisogni della comunità distribuirebbe il lavoro necessario tra tutti quelli abili al lavoro e garantirebbe i mezzi di sussistenza ad ogni uomo, donna e bambino.

L’educazione dell’individuo, oltre a favorire lo sviluppo del sue innate capacità, tenderebbe a sviluppare in lui un senso di responsabilità verso i propri simili al posto della esaltazione del potere politico ed economico presente nella nostra attuale società.

Va tutta via ricordato che un’economia pianificata non è ancora il socialismo. Un’economia pianificata in quanto tale può essere congiunta al completo asservimento dell’individuo. Il raggiungimento del socialismo comporta la soluzione di alcuni problemi sociali e politici molto difficili: come impedire, data la necessità della centralizzazione, alla burocrazia di divenire onnipotente e prepotente? Come proteggere i diritti dell’individuo ed in più assicurare un contrappeso democratico al potere della burocrazia?

Chiarire questi problemi del socialismo è di fondamentale importanza nella nostra epoca di transizione. Dal momento che, nelle attuali circostanze, una discussione libera e senza intralci è soggetta ad un possente tabù, ritengo la fondazione di questa rivista un importante servizio pubblico.

domenica 1 giugno 2008

Contro la megadiscarica di Chiaiano

Manifestazione 1 Giugno 2008
Concentrazione stazione metropolitana di Chiaiano
Ore 16,30

Il regime costituito dal governo Berlusconi-Veltroni ha deciso di risolvere il problema dei rifiuti a Napoli con un attacco militare e una repressione generalizzata alla popolazione di Chiaiano. Questa è la strada decisa per governare l’Italia nei prossimi anni.
Attraverso un regime totalitario e di repressione si intende portare avanti il programma del massacro di lavoratori e la devastazione ambientale totale.
Il pugno di ferro che vogliono usare contro la popolazione di Chiaiano vogliono usarlo poi anche contro la popolazione di Vicenza che si oppone alle base di Dal molen e alle popolazioni che si oppongono alla costruzione della Tav. Con questo metodo vogliono disseminare l’Itala di centrali nucleari, con lo stesso metodo vogliono reprimere qualsiasi manifestazione di opposizione e dissenso ad una politica economica che sta portando alla fame la maggior parte dei lavoratori e dei cittadini italiani attraverso stipendi sempre più bassi distrutti dalla tenaglia del blocco decennale dei salari e dell’inflazione, pensioni sempre più basse e insicure, condizioni di lavoro pericolose e ritmi infernali che producono centinaia di morti l’anno, precarizzazione dei rapporti di lavoro che aumentano costantemente la quota dei lavoratori non-garantiti, lo sfruttamento bestiale e la condizione di quasi schiavitù dei lavoratori migranti. La lotta della popolazione di Chiaiano, in questo momento, assume un valore fondamentale, contro la linea politica di un governo totalitario, per la prospettiva della costruzione di un’alternativa politica al sistema.



Napoli 01/06/08



Unità Comunista - Movimento per la Costituente Comunista

lunedì 26 maggio 2008

No alla megadiscarica di Chiaiano! No alla repressione!

Napoli è una città devastata da un punto di vista ambientale, la cementificazione totale di quasi tutto il territorio urbano e metropolitano, la scomparsa quasi completa di aree verdi, il collasso totale del ciclo dello smaltimento dei rifiuti, tutto questo fa di questa metropoli un luogo dove la semplice sopravvivenza diventa estremamente difficile.
Il progetto di fare in questo territorio devastato una megadiscarica a Chiaiano è una follia criminale.
La selva di Chiaiano è una delle pochissime aree verdi di Napoli, insieme al bosco di Capodimonte ed al parco degli Astroni è l’ultima riserva di ossigeno di una città completamente cementificata, sotto la selva di Chiaiano scorre una falda acquifera fondamentale. Questo territorio si trova, in linea d’aria, a poche centinaia di metri dalla zona ospedaliera che contiene tutti i più grandi e importanti ospedali non solo di Napoli , ma di tutta la regione Campania. Inoltre la selva si trova su una zona collinare che ha una forte instabilità del suolo, negli ultimi anni numerose e gravi frane l’hanno devastata, questa vegetazione rappresenta l’unica salvaguardia per centinaia di migliaia di persone che vivono su questa collina, costruire la megadiscarica e eliminare altro verde significa mettere a repentaglio la vita di migliaia di cittadini.
Costruire a Chiaiano una megadiscarica sarebbe l’ultimo e definitivo crimine contro la città di Napoli e i suoi cittadini. Eppure questa è l’unica soluzione che propone una classe dirigente e un potere politico che sono giunti a un fallimento storico definitivo.
Il fatto che in questa città il sindaco Rosa Russo Jervolino e il presidente della Regione Bassolino siano ancora al loro posto è una vergogna , hanno trascinato le istituzioni pubbliche in un discredito totale e una mancanza di credibilità quasi assoluta. Questa classe dirigente corrotta e incapace vorrebbe risolvere la situazione con una repressione generalizzata, che nel caso di Chiaiano potrebbe risolversi in un vero e proprio massacro.
U.C. solidarizza con la resistenza popolare, invita tutte le forze sociali, civili, politiche a sostenere fattivamente e concretamente questa lotta, ove mai dovesse avvenire questo massacro di cittadini inermi la Repubblica Italiana avrebbe cambiato completamente la sua natura, sarebbe uno stato che avrebbe come unico strumento di governo la repressione.
Napoli 25/05/08
Unità Comunista
Collettivo Karl Marx A.O.R.N. Cardarelli

COMUNICATO CONTRO LA REPRESSIONE

Martedì 20 maggio 4 compagni e compagne del Network Autorganizzato e del Nucleo Studentesco Metropolitano (Napoli) si sono visti recapitare un decreto penale di condanna a sei mesi di detenzione convertita in pena pecuniaria di 3520 euro ciascuno (per un totale di 14mila e 80 euro!).
Il provvedimento di condanna è motivato con la presunta violazione dell’art. 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), articolo che prevede una pena fino a sei mesi di detenzione (o la sua conversione in ammenda) per chiunque organizzi una riunione pubblica senza preavvisare le autorità di Pubblica Sicurezza. Secondo gli accusatori, le compagne e i compagni condannati avrebbero violato tale disposizione del TULPS in occasione del presidio che si tenne nel luglio scorso in via Scarlatti, organizzato dal movimento antifascista e antirazzista napoletano e grazie al quale si riuscì ad impedire lo svolgimento di un’iniziativa di Forza Nuova.
E’ utile ricordare che il TULPS è del 1931, la norma in questione appartiene, dunque, a quelle numerose disposizioni legislative che ben rappresentano la continuità tra lo Stato fascista e la Repubblica democratica: continuità di potere, di interessi, di classe dominante padronale, e quindi anche continuità normativa e repressiva. Il TULPS è parte integrante di quell'apparato di norme e procedure finalizzate alla persecuzione politica, edificato appunto negli anni venti e trenta del novecento per colpire i lavoratori e le loro lotte, e che la Repubblica “fondata sul lavoro” non ha mai abrogato.
Al contrario, le norme fasciste sono quotidianamente fatte valere e applicate dallo Stato democratico, senza alcun imbarazzo, ogni qualvolta le autorità intendono perseguire finalità di repressione politica ai danni di compagni e lavoratori.
L’iter della contestazione (Art. 459 del Codice di procedura penale) è subdolo e sconcertante: d’ufficio si procede, infatti, ad infliggere una condanna (senza preoccuparsi di dare agli imputati alcuna possibilità di difendersi) ogni qual volta la pena sia pecuniaria o detentiva tramutabile in ammenda. E’ necessario, per poter avere un “regolare” processo, preoccuparsi di presentare un ricorso entro dieci giorni; in caso di mancato ricorso si accetta di fatto la condanna. Appare evidente che l’intero procedimento miri a intimidire e demoralizzare la risposta politica dei compagni.
Al di là della forma procedurale, la questione che, a nostro avviso, merita maggiore attenzione è proprio il reato contestato. Distribuire volantini e parlare al megafono non è più permesso senza previa autorizzazione. Queste condanne sono, in breve, al contempo grottesche e allarmanti e meritano alcune considerazioni politiche.
Tanto per cominciare, esse chiariscono una volta per tutte come non sia possibile continuare a impostare le proprie riflessioni sulla repressione incentrandole unicamente sui soggetti di volta in volta repressi e sulla valutazione delle loro azioni, senza preoccuparsi di cogliere l’elemento politico che l’atto repressivo sta a rappresentare. Occorre, dunque, spostare l’asse del ragionamento sull’ineliminabilità e la presenza costante della repressione e su come essa venga diversamente applicata di volta in volta. Far partire un procedimento per un fatto che appare a tutti chiaramente come una pratica diffusa e consueta, ci dà chiaramente l’indice dell’asprezza dell’attacco repressivo che registriamo sia a livello europeo che, naturalmente, nazionale in questa fase.
E’ chiaro che ormai l’attacco è diretto ai più semplici spazi di agibilità per ridurre al silenzio qualsiasi voce di dissenso. Per far fronte a questo attacco unilaterale è opportuno dotarsi di un’attrezzatura politica che occorre costruire con una riflessione, un dibattito e una pratica appropriati. In questi anni abbiamo, impotenti (e a volte indolenti), assistito alla sottrazione di conquiste che pensavamo acquisite (si pensi, per dirne una, all’occupazione dei treni per i cortei nazionali); ampi settori del movimento hanno, infatti, deciso di arretrare di fronte a questi attacchi, nella speranza che tale rinuncia potesse garantire spazi di agibilità. E’ evidente ormai che questo ragionamento risulta essere fallimentare e che è opportuno invece non arretrare ma difendere le nostre lotte e la nostra stessa possibilità di fare politica in modo autonomo ed autorganizzato, comprendendo che la reazione non si arresta e non si accontenta dell’angolo in cui riesce a metterci ma che, con metodo, lavora all’annientamento del proprio antagonista e che dunque non è possibile nessuna forma di compromesso con essa.
Altro elemento che non possiamo non sottolineare è la scelta politica del bersaglio della reazione. Non è certamente casuale che il provvedimento di “condanna per decreto” arrivi al termine di un anno di mobilitazioni e lotte che hanno visto le compagne e i compagni impegnati quotidianamente contro la precarietà, per i diritti dei lavoratori e attivi sul terreno dell'antifascismo, dell’antirazzismo, dell'antisessismo, della solidarietà internazionalista, nonché interni al più vasto movimento contro la guerra e per i diritti sociali.
Sia il merito del provvedimento che la forma procedurale adottata, dunque, confermano la matrice squisitamente politica dell'attacco. Colpendo quattro compagni e compagne hanno inteso colpire un
insieme di percorsi di ricomposizione delle lotte, percorsi costruiti in piena autonomia dalle istituzioni e lontani da qualsivoglia compromesso con partiti e forze istituzionali.
Il messaggio che hanno voluto recapitare a tutti noi è il seguente: “perseverare nel fare politica in maniera realmente autonoma e autorganizzata è qualcosa che non conviene, perché in una maniera
o nell’altra troveremo il modo di farvela pagare sul piano personale, eventualmente anche scavando in ottant'anni di legislazione repressiva”. Ma hanno fatto male i loro conti.
Siamo comunisti, e non ci lasceremo certo intimidire. Continueremo a sviluppare le nostre lotte e il nostro lavoro politico con una determinazione sempre maggiore e sempre in una direzione precisa, immodificabile: contro la classe dominante e i suoi servi, contro il fascismo, il razzismo e l’imperialismo; per l’autorganizzazione e l’emancipazione degli oppressi e degli sfruttati!

Napoli, 23 maggio 2008

C.S.O.A. “Terra Terra”
Collettivo Vesuvio Zona Rossa (Comuni vesuviani)
Collettivo internazionalista di Napoli
Collettivo Orientale (Università Orientale di Napoli)
Nucleo Studentesco Metropolitano

giovedì 22 maggio 2008

Cominciarono con gli zingari

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.



Bertolt Brecht

IL GOVERNO BERLUSCONI DICHIARA GUERRA AI CITTADINI CAMPANI

Il primo Consiglio dei Ministri del quarto governo guidato dal neoduce Berlusconi, insediatosi "simbolicamente" (ossia demagogicamente) nella città di Napoli, ha varato una serie di decreti ministeriali di segno eccezionale, sotto la spinta e la "spada di Damocle" esercitata da alcune contraddizioni che sono state dipinte e raffigurate dalla propaganda di regime come "drammatiche emergenze" di natura sociale, ambientale, sanitaria e di ordine pubblico, costruite ad arte dai media e dalle forze politiche di governo.
In pratica, è stata annunciata una linea estremamente dura per affrontare in modo drastico e radicale talune questioni problematiche quali lo smaltimento dei rifiuti a Napoli e in Campania, e il tema della "sicurezza", alimentato e gonfiato da un'infame campagna mediatica di stampo xenofobo, se non addirittura razzista, che ha contribuito non poco ad istigare la popolazione italiana ad un sentimento di odio razziale rivolto in particolare contro le comunità Rom ed altri gruppi etnici migranti e presenti sul nostro territorio.
Sul versante dei rifiuti è stato compiuto un vero e proprio salto di qualità nella strategia da mettere in campo, ovvero un pauroso balzo strategico-organizzativo che sancirà il passaggio da una gestione repressiva di natura ordinaria, condotta finora dalle forze di polizia deputate all'opera di repressione interna, ossia quelle istituzioni delegate alla normale amministrazione dell'ordine pubblico, ad un'azione gestita direttamente dalle forze armate, come se si trattasse di un'operazione di tipo bellico da attuare all'interno del paese.
Infatti, la designazione di Guido Bertolaso, rilanciato alla grande nella veste di capo della Protezione civile nazionale, scelto per affiancare la Presidenza del Consiglio, vale a dire lo stesso Berlusconi, che si assume in tal modo la diretta responsabilità politica del problema, procede proprio nel senso di un'impostazione in chiave militarista della risoluzione della "emergenza rifiuti" in Campania.
Inoltre, i siti individuati come discariche per lo smaltimento dell'immondizia saranno dichiarati "aree di interesse strategico nazionale", vale a dire zone strettamente militari, per cui saranno presidiate e sorvegliate direttamente dalle forze armate.
In tale contesto sarà applicata come misura deterrente una legislazione punitiva alquanto dura, di stampo quasi draconiano, che sarà in qualche modo adeguata e coerente rispetto ai provvedimenti annunciati, per cui potranno essere comminate addirittura sanzioni carcerarie molto severe ai danni di eventuali iniziative di lotta intraprese da parte di semplici cittadini che decideranno di manifestare e di opporsi alle scelte adottate dal governo Berlusconi. Il quale si preannuncia come un esecutivo di "lacrime e sangue".
In poche parole, le proteste e i dissensi prima legittimi, saranno trattati e perseguiti alla stregua di veri e propri reati penali.
Tutto ciò determinerà e significherà una cosa sola: uno stato di guerra civile permanente in Campania. Prepariamoci al peggio...

Lucio Garofalo

SOTTO IL RICATTO DELA PARTITO DEL LEADER DEI FUCILI PRONTI ALL’USO (BOSSI), IL GOVERNO VARA DEI PROVVEDIMENTI CONTRO GLI IMMIGRATI....

SOTTO IL RICATTO DELA PARTITO DEL LEADER DEI FUCILI CALDI PRONTI ALL’USO (BOSSI), IL GOVERNO VARA DEI PROVVEDIMENTI CONTRO GLI IMMIGRATI CHE APRONO LA STRADA ALLA LOGICA DELLA PULIZIA ETNICA.

La Destra della globalizzazione deve cedere per il momento il passo alla Destra comunitarista ( delle comunità locali tradizionali ) e provinciale. Tra chi pensa e lavora per la purezza della razza e in termini di immigrati zero e chi invece ha fatto già i suoi conti di quanto ci si guadagna sfruttando duramente il lavoro dei poveri del mondo a casa nostra, per ora prevalgono i primi. Per ora, perché in sede parlamentare, all’atto di andare a fare la legge sui migranti avremo un risultato diverso.
Ve la immaginate tanta parte di quella piccola o ricca e benpensante borghesia, lasciata senza la badante dell’est che lavora 24 ore al giorno per 700 euro al mese(perché deve mantenere 3 o 4 figli a casa che non hanno nulla da mangiare) che cura il proprio vecchio ingombrante, costretta al dilemma tra il dover pagare qualcuno in modo serio o dover pagare le tasse per garantire servizi sociali all’altezza di un paese civile, oppure l’impresario che non ha più sull’impalcatura o tra le fila dei pomodori l’omino scuro fino a notte inoltrata, alla luce delle lampade, che fatica senza fermarsi mai per 1000 euro al mese ( in qualche caso anche 500 ), subito scontentati da quel governo Berlusconi in cui avevano riposto tante attese ?
Avremo allora una legge che salva “capra e cavoli”, la capra tutto fare ( l’immigrato utile ) di ogni italiano perbene che potrà continuare ad essere libero dall’impegno di restituire ciò che in gioventù ha ricevuto e impegnarsi recandosi col proprio gippone nella vita di società che tanto gli piace; e i cavoli, messi in banca sotto forma di banconote frutto del duro lavoro, degli altri, cioè di quella parte necessaria delle altre razze.
Razza e diciamola la parola ! la modernizzazione del vocabolario non cambia la sostanza delle cose in chi pensa in termini di noi e loro.
L’uomo della Patria Padana, dal fucile sempre pronto, accontentato con la propaganda di questi giorni, dovrà tornare buono buono nel suo cantuccio tra due mesi e mettersi agli ordini del capitano dell’ammiraglia.
A proposito di capitani coraggiosi e di ammiraglia, la Marcegaglia, una industriale seria, una di quelle che hanno detto: mai una legge che colpisca severamente il datore di lavoro perché gli incidenti non sono colpa dei datori di lavoro, in due giorni è stata sulle prime pagine della stampa, prima perché ha avuto la disgrazia di dover vedere che anche tra le sue proprietà si muore di lavoro, e poi, divina provvidenza che assiste i giusti di questo mondo, perché è stata eletta unanimemente come Presidente di Confindustria.
Opporsi a questa ondata razzista, alla logica della pulizia etnica da un lato e a quella dello sfruttamento senza regole dall’altro è oggi impresa quasi impossibile.
Nonostante ciò non ci si può arrendere, se no che avrebbero dovuto fare gli antifascisti a tempo del fascismo.
Tutto è estremamente difficile perché la sinistra si è auto strangolata, i comunisti sono stati emarginati e repressi, in primis dalla stessa sinistra, un po’ come ai tempi della Repubblica di Waimar e l’opposizione sarebbe quel Partito Democratico e che tanto assomiglia, ogni giorno di più, al Partito delle Libertà, quelli insomma che durante la campagna elettorale dicevano a Berlusconi, ci ha i rubato il programma. Un esempio per rendere concreto il discorso. In questi giorni è stato varato un meccanismo per “sostenere” le famiglie più disagiate ( qualche centinaio) per il pagamento della bolletta del gas. Risorse disponibili 17.000 euro. Dove si prendono le risorse? da chi paga il gas, e quindi per la logica dei grandi numeri soprattutto da tutti gli altri poveri ( altri poveri si traduce in: quelli che non arrivano alla fine del mese ). Che rappresenta questa cifra, per chi la riceverà ? meno che una carità che non ambierà in niente la vita di chi è povero veramente, basti pensare che si distribuisce una cifra in una anno a centinaia di famiglie che è meno di quanto costava in un mese, al Comune, il suo primo Direttore Generale; per il Comune invece niente, o forse no, perché il contributo, si lo pagano i cittadini in generale, ma per “distribuire” 17.000 euro a centinaia di famiglie, la macchina comunale tra lavoro degli uffici e gettoni della politica ha sicuramente consumato qualche migliaia di euro, alla faccia dell’efficacia del Comune Leggero così come vuole l’ideologia liberista bruniniana.
Questa è l’alternativa a Berlusconismo e al Bossismo? che cambia ?
Perciò, la linea è per noi comunisti, riunire il blocco sociale del lavoro e dei poveri: operai, precari, impiegati, piccoli lavoratori autonomi, immigrati, giovani disoccupati, per resistere alle politiche di chi è ricco sfruttando il lavoro degli altri e di chi gode nel calpestare coloro che hanno già un piede dentro la fossa. Organizziamoci per questi obiettivi.

AURELIO FABIANI
Consigliere Comunale
COSTITUENTE COMUNISTA

LIBERTA’ PER IL GIOVANE FILOSOFO ANARCHICO SPOLETINO, MICHELE FABIANI. LIBERTA’ PER TUTTI GLI INQUISITI DELL’OPERAZIONE BRUSHWOOD

Un paese che imprigiona le idee non è degno di essere considerato civile.
La vicenda Brushwood parla di questo.
Parla di cinque giovani arrestati, accusati di essere terroristi.
Ragazzi ventenni di Spoleto, a cui non hanno trovato un’arma, un covo, una lira, che non si conoscevano.
Nonostante ciò vengono arrestati come terroristi, accusati di tale reato con il famigerato e liberticida, di origine fascista, articolo 270 bis.
Questo perché nell’agosto del 2007 viene spedita una lettera di minacce contenente due proiettili alla Presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti. Accusati di altri reati, si scopre in realtà che hanno fatto alcune scritte sui muri della città e hanno danneggiato una ruspa.
Per il resto niente, niente per ogni persona di buon senso ed equilibrio.
Per i ROS dei Carabinieri e per i Magistrati invece, tre dei ragazzi sono colpevoli di avere inviato le minacce alla Lorenzetti e di un altro episodio vandalico rivendicato con una sigla anarchica COOP-FAI.
Come diventano colpevoli di queste azioni? attraverso sillogismi, ragionamenti apodittici, alterazioni semantiche arbitrarie, asserite affinità terminologiche tra i fogli di rivendicazione degli episodi incriminati e volantini ambientalisti delle associazioni di cui alcuni fanno parte.
Non sono neanche indizi ma tanto basta per accusare i 5 ragazzi di terrorismo.
Dopo 6 mesi rimangono le accuse per tutti, diversa però è stata la loro sorte fino ad oggi. Uno di loro è stato lasciato a piede libero dopo tre settimane, due sono stati confinati ai domiciliari, uno dei quali tutt’ora vive questa sorte ( nonostante abbia la sola accusa specifica di aver fatto scritte sui muri !!!! ), mentre il secondo è in semilibertà
Gli altri due, tenuti 100 giorni in isolamento, sono stati poi destinati a diversa sorte, agli arresti domiciliari Andrea, nel supercarcere di Sulmona in regime di EIV ( Alto Indice di Vigilanza ), Michele.
Per 100 giorni la “madre di tutte le accuse”, le minacce alla Lorenzetti ha preso il sopravvento e Michele e Andrea sono stati in isolamento a Perugia, anche se non erano i soli ad avere quella imputazione.
Poi i destini dei due ragazzi sono stati divisi e Michele, considerato il capo del gruppo, ma in verità solo un ragazzo, il più giovane degli arrestati, che fin dal momento dell’arresto ha deciso di non barattare la sua dignità di uomo inventandosi diverso da ciò che è, ha pagato per il suo coraggio e per le sue idee con il trasferimento in un supercarcere.
Fin troppo chiari sono i magistrati a questo proposito: “In forza del suo “carisma” personale e del suo costante attivismo- sia da considerare il vero e proprio centro propulsore del gruppo…… di cui appare contemporaneamente il fondatore e l’ideologo”.
Per l’accusa Michele ha troppa personalità, ha fatto letture sbagliate, ha scritto cose non gradite, ha rapporti politici pericolosi, nonché famigliari complici.
Il teorema terrorista cucito addosso ai ragazzi di Spoleto può e deve essere smontato.
Facciamo appello a quanti intendono contribuire a questa battaglia di libertà a schierarsi apertamente, aderendo al Comitato 23 ottobre, per la liberazione dei ragazzi arrestati con l’operazione Brushwood, e al contempo impegnandosi in una battaglia di civiltà contro la legge di origine fascista, 270 bis e contro la barbarie della carcerazione preventiva.

I COMUNISTI ROMANI RICOMINCIANO DAL CONFLITTO E DALLE LOTTE

Incontro pubblico di presentazione del Movimento per la Costituente Comunista di Roma.

La vittoria elettorale delle destre fa da riscontro alla scomparsa della sinistra dalle istituzioni parlamentari, conseguenza naturale del suo allontanamento dalle ragioni, dagli interessi e dai bisogni dei lavoratori, dei giovani, dei movimenti. A Roma, questa situazione ha portato all’elezione di un sindaco e di una maggioranza che fanno leva sulla demagogia della “sicurezza”. Non la sicurezza sui luoghi di lavoro, non la sicurezza di un lavoro stabile, non la sicurezza di una casa per tutti, non la sicurezza di servizi pubblici ed efficienti: la “sicurezza” della destra è quella dei linciaggi razzisti, dell’impunità per le squadracce fasciste, dello scempio ambientale annunciato con la costruzione di quattro inceneritori.
I comunisti, a Roma come ovunque, devono ricostruire la propria autonomia e indipendenza, in aperta opposizione alle politiche antipopolari tanto del centrodestra che del Partito Democratico. Invitiamo tutti i compagni e le compagne ad essere protagonisti di un processo costituente di una nuova forza politica comunista all’altezza delle sfide del XXI secolo.

VENERDI’ 30 MAGGIO, ALLE 18.00, IN VIA BALDASSARRE ORERO, 61 (Casal Bertone)

Dibattito con:

Andrea Fioretti (Movimento per la Costituente Comunista)

Nella Ginatempo (BastaGuerra)

Alfonso Liberati (Coordinamento Provinciale FLAICA-CUB)

Pina Vitale (Comitato Popolare di Lotta per la Casa)

Siddique Nure Alam (Comitato Immigrati in Italia)

Sergio Cararo (Rete dei Comunisti)


A seguire, cena sociale e festa del tesseramento del Movimento per la Costituente Comunista

report dell'assemblea di giorno 15 a Napoli

Giovedì 15 maggio si è tenuta a Napoli un affollata assemblea sulla "costituente" comunista.
Il dibattito è stato introdotto da Sergio Manes (Edizioni "La Città del Sole"), Luigi Izzo (Coordinamento per l'unità dei comunisti), Francesco Maranta (Pdci), Gianluigi Pegolo (L'Ernesto) e Marco Rizzo (Pdci). Il compagno Mauro Casadio (Rete dei comunisti) non è potuto essere presente per un malore.
Dalle relazioni introduttive e dal vivace dibattito sono emerse valutazioni e prospettive di lavoro sostanzialmente comuni.
La estromissione dei comunisti dal parlamento, seguita alle elezioni del 13-14 aprile, è una sconfitta gravissima non solo perché priva - per la prima volta dopo il ventennio della dittatura fascista - le classi subalterne di un potenziale strumento di contrasto delle scelte del capitale, ma perché rende ancora più difficile e pericolosa la deriva antidemocratica in atto su cui, invece, è manifesta la convergenza anche di forze "riformiste".
Per i diversi gruppi dirigenti dei partiti che ancora si richiamano al comunismo essa ha rappresentato una catastrofe perché li esclude dall´unico modo che essi ormai conoscono di "far politica". In realtà segna il loro completo fallimento e ha fatto emergere con crudezza limiti, contraddizioni ed errori accumulati negli anni. Costretti a restare fuori del parlamento ora essi debbono misurarsi concretamente con il modo - proprio dei comunisti - di far politica: tra le masse operaie e popolari. Ora dovranno dimostrare sul campo di saperne riguadagnare la fiducia con proposte concrete e classiste, conquistandone la direzione, imparando a subordinare alla lotta di massa anche l´uso delle assemblee elettive.
È un recupero difficile di identità e di ruolo, che richiede onestà intellettuale e politica, capacità di autocritica con leale assunzione delle responsabilità da parte di ciascuno, alla ricerca delle cause reali - vicine e lontane, occasionali e di fondo - del declino e della sconfitta, e non il tentativo di individuare capri espiatori salvifici del proprio ruolo.
La sconfitta ha provocato un autentico terremoto negli assetti dei partiti esistenti, ma, ad un tempo, al loro interno - e, soprattutto, fuori di essi - ha fatto nascere una nuova speranza di rinascenza. Di fronte al reale pericolo della completa estinzione dell´idea stessa di comunismo in una indefinita "sinistra", l´appello alla "costituente comunista" - al là dei rischi di soluzioni politiciste - è il segno e il possibile strumento della rinnovata speranza dei militanti.
E, tuttavia, rimane alto il pericolo di una soluzione gattopardesca, in cui tutto apparentemente cambia perché tutto resti immutato. L´approdo di questa speranza non può essere nella ricollocazione di gruppi dirigenti e in una diversa redistribuzione di pochi manipoli di militanti tra le organizzazioni esistenti, in una operazione, per di più, dichiaratamente finalizzata all´alleanza con la "sinistra".
All´ordine del giorno c´è ben altro. I partiti comunisti non si inventano con l´assemblaggio di sparuti gruppi di dirigenti e/o di militanti: si costruiscono con percorsi lunghi e faticosi, sulla base di una forte teoria della trasformazione sociale saldamente incardinata nei concetti marxisti, di una capacità propositiva che concretamente affronti i bisogni della classe, di un vasto legame di massa, con gruppi dirigenti capaci e coesi.
Occorrono, dunque, discontinuità netta con il passato e una sincera volontà di investire in questo progetto di unificazione dei comunisti capacità di analisi e di proposizione, la fiducia delle masse (tutta da riconquistare, ma non con vuote parole), il grande potenziale rappresentato dai giovani, dai lavoratori e dai tantissimi compagni che in questi anni si sono allontanati sfiduciati dalla militanza.
Ogni altro percorso è fasullo e destinato a sconfitte ancora più disastrose.
In primo luogo va posto con estrema chiarezza e senza possibilità di ulteriore equivoco che si tratta di riconquistare e ricostruire l´unità dei comunisti e non della "sinistra": le due questioni sono e vanno tenute nettamente distinte e, in questo momento assolutamente centrale è la questione comunista.
Si tratta di recuperare veramente la nostra identità teorica e politica, acquisendo - con esse - capacità propositiva e, dunque, il legame con la classe e con le masse. Si tratta di ritornare a concepire la politica come tutela e realizzazione di interessi di classe attraverso lo spostamento dei rapporti di forza nella società, e non come alchimia o pateracchio istituzionale. E si tratta - ancora - di formare nuovi gruppi dirigenti all´altezza del compito, tratti dalla classe lavoratrice e dalle nuove generazioni.
Tante, troppe, sono del resto le questioni che in questi anni i comunisti hanno letteralmente ignorato e che restano aperte e senza la cui comprensione e soluzione ogni sforzo sarebbe vano.
I tempi sono, quindi, necessariamente lunghi e il percorso difficile. E questo porta a concludere inevitabilmente che il processo costituente - che è nelle speranze dei compagni e che si sta oggi soltanto aprendo - non può essere certo pensato, finalizzato e concluso nei congressi del Prc e del Pdci.
Ma il solo lavoro in ambito politico e organizzativo non è sufficiente: esso deve essere affiancato e supportato da un serio lavoro di ricerca e di formazione (che sia la spina dorsale teorica dell´organizzazione che si vuol costruire), e deve essere integrato da un altro percorso di "costituente sindacale" che dia solide gambe di classe al progetto.
Non è realistico - e, per certi aspetti, neppure utile - immaginare che, d´incanto, il vecchio scompaia per lasciare posto al nuovo che è ben lontano dal poterne prendere il posto. Né è pensabile un lunga fase - difficilissima e con un avversario aggressivo - in cui lo scontro di classe sia lasciato esclusivamente allo sforzo generoso di iniziative spontanee e parcellizzate. Occorre, allora, individuare e praticare percorsi e modalità che possano realizzare al meglio possibile questa "transizione", finalizzando sinergicamente tutte le risorse e le opportunità, quelle già in campo, quelle da recuperare, quelle emergenti, quelle da suscitare.
Sul terreno politico-organizzativo è possibile dar vita a "Comitati per la costituente comunista", unitari e trasversali, che prescindano del tutto dalle appartenenze, connotati come organismi di inchiesta, di dibattito e di lotta, che realizzino la propria esperienza - senza presunzioni e burocratismi - prima di tutto in mezzo alle masse e con serie relazioni internazionaliste; strutture capaci di creare le condizioni sia per lo scioglimento di partiti, organismi e aree preesistenti, sia per la formazione di un´organizzazione unitaria dei comunisti e di nuovi quadri. Questi organismi debbono poter costituire la "terza gamba" su cui l'unità dei comunisti deve avviare e compiere il suo percorso. È stato, dunque, auspicato che i congressi del PRC e del PdCI si concludano con una esplicita apertura a questa prospettiva.
I compiti irrinunciabili di recupero del bagaglio teorico marxista, della ricerca, del dibattito, della formazione e dell´informazione possono essere affrontati costruendo un circuito culturale - autonomo ma collegato - di cui facciano parte biblioteche, archivi e centri di documentazione, case editrici, associazioni culturali, etc. su un progetto e un programma comuni.
La questione della costruzione di un sindacato di classe unitario, infine, non può che vivere e crescere a partire dal protagonismo operaio e di tutto il mondo del lavoro, inteso nella sua unitarietà - compresi, quindi, gli universi del precariato, della disoccupazione, dell´immigrazione - e nella sua "globalità": dunque, non avulso dalla condizione e dalle lotte dei lavoratori di altri paesi.
L'assemblea si è conclusa con alcuni concreti appuntamenti volti ad approfondire ulteriormente il dibattito e ad avviare concretamente questi tre percorsi paralleli.

giovedì 15 maggio 2008

per un’alternativa anticapitalista

Assemblea pubblica
Giovedì 15 maggio 2008
Sala Multimediale del Consiglio Comunale
Napoli Via Verdi

Intervengono

Sergio CARARO
Direttore rivista Contropiano

Luigi IZZO
Movimento per la costituente dei comunisti

Sergio MANES
Casa editrice “La Città del Sole”

Franco MARANTA
Segreteria regionale P.d.C.I.

Gianluigi PEGOLO
Direzione nazionale P.R.C.

Marco RIZZO
Coordinatore segr. nazionale P.d.C.I.


Circolo Culturale ” Umberto Terracini”

report di Unità Comunista a Pianura







martedì 6 maggio 2008

E’ tempo di Costituente Comunista!

iniziativa venerdì 9 maggio del Coordinamento campano per l'Unità dei Comunisti:

L’ammucchiata Arcobaleno di Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e Mussi ha chiuso il ciclo iniziato da Occhetto, riuscendo a cancellare valori e ideali comunisti: bene hanno fatto gli elettori a non votarli.
Il disastro elettorale è imputabile a quei gruppi dirigenti che hanno anteposto la propria sete di potere alla difesa degli interessi e dei bisogni di milioni di lavoratori, donne, giovani, immigrati, che si trovano ora a fare i conti con il governo più di destra che abbia mai visto la luce nel nostro Paese .

L’elettorato, soprattutto quello operaio e popolare questa volta non ci è cascato, ha deciso di punirli con l’astensionismo, mandandoli tutti a casa.
Ora le conseguenze del disastro della sinistra governista le pagheremo noi tutti, a partire dai movimenti, dai lavoratori, dagli immigrati e dai settori più esposti alla ferocia della peggiore destra europea. Il prossimo parlamento sarà asservito al 100% agli interessi di chi sfrutta, opprime e devasta le nostre vite e i nostri territori. PD e PDL sono due facce della stessa medaglia, entrambe rappresentative della confindustria, del vaticano, delle banche e dell’alta finanza.

E’ necessario rialzare la testa subito, riprendendoci la parola e la piazza

Solo con l’unità di lotta di tutte le realtà di classe ad antagoniste, singoli compagni, collettivi ed organizzazioni sarà possibile contrastare gli attacchi del prossimo governo di destra. Fuori dalle compatibilità istituzionali e senza più deleghe e mediazioni al ribasso con nessuno; fuori e contro il politicismo opportunista di chi ha svenduto i valori e le ragioni della sinistra di classe.

E’arrivato il momento di riunire tutti i comunisti e tutta la sinistra di opposizione in un unica grande organizzazione, per una nuova stagione di lotta ai governi di centrodestra e centrosinistra, che superi il settarismo dei gruppetti e restituisca a chi è sfruttato un reale protagonismo dal basso.

Venerdì 9 maggio, ore 16
Assemblea pubblica
presso la sala multimediale di Via Verdi 35, angolo piazza Municipio- Napoli

C’è bisogno di opposizione, c’è bisogno dei comunisti!

Coordinamento campano per l’Unità dei Comunisti


APPELLO A TUTTE LE COMUNISTE E A TUTTI I COMUNISTI

SU LA TESTA:
A CASA NON SI TORNA!

E’ da molti mesi che compagne e compagni provenienti da differenti esperienze politiche (chi dal PRC, chi dall’esperienza extra-parlamentare) hanno deciso di dar vita al “Coordinamento per l’unità dei Comunisti” che si è dato come obiettivo fondamentale quello di contribuire al processo di unificazione dei Comunisti e quindi di arrivare alla costituzione di un nuovo Partito Comunista, strumento necessario per la battaglia per il Socialismo nel XXI secolo.

In questo periodo, abbiamo portato avanti sia un’elaborazione politica sulla fase e sul ruolo dei comunisti, sia un’azione politica all’interno delle lotte sociali e del lavoro che hanno attraversato i diversi territori del Paese.
Con questo lavoro abbiamo sviluppato una presenza politica su molte regioni del nostro paese.
La nostra proposta politica, però, non intende richiamarsi al marxismo e al comunismo in maniera autoreferenziale e non pensiamo affatto di poter essere autosufficienti nel processo di ricostruzione dell’unità e dell’autonomia dei comunisti in Italia.
Per questo motivo, intendiamo sviluppare il nostro lavoro politico all’insegna della ricerca continua di terreni di iniziativa e azioni di lotta comuni con le altre formazioni comuniste e con tutti i compagni e le compagne sinceramente interessate a contribuire a questo processo di ricomposizione. Ed è proprio per fare meglio questo lavoro che andremo costituire un “movimento per la costituente comunista”.

Il risultato delle elezioni nazionali e amministrative segna solo simbolicamente l’epilogo disastroso di un processo fallimentare dovuto alle scelte e delle politiche dei due partiti comunisti “istituzionali” (PRC e PDCI), di cui i rispettivi gruppi dirigenti portano interamente la responsabilità.

Queste strategie fallimentari hanno disseminato tra i lavoratori e nelle classi popolari un profondo senso di delusione, sconfitta e disillusione rispetto alla possibilità di opporsi efficacemente alle politiche di smantellamento da parte dei governi e del padronato dei diritti più elementari conquistati con le lotte dei decenni precedenti. Questo andamento ha castrato qualsiasi spinta alla lotta per l’emancipazione e per la liberazione dallo sfruttamento e reso marginale progressivamente il ruolo dei comunisti nella lotta di classe e il loro radicamento tra le masse.
E’ da qui che bisogna partire per comprendere l’ulteriore slittamento a destra della società in generale e di parti consistenti di quei settori sociali più colpiti dal dominio capitalistico in particolare.
Ovviamente, se la responsabilità principale è di quei partiti, che appoggiando dei governi antipopolari, hanno tradito le aspettative dei movimenti di lotta di questi ultimi anni; i gruppi e le organizzazioni comuniste al di fuori delle istituzioni non si sono finora dimostrate in grado di riempire efficacemente questo vuoto politico.

Dopo il tracollo elettorale e la scomparsa parlamentare della “Sinistra L’Arcobaleno”, e dei partiti che la compongono, risultano assolutamente inadeguati e maldestri i tentativi di quei gruppi dirigenti di “rimanere a galla” attraverso la riproposizione di formazioni di “sinistra” (federate o meno), di resuscitare o far “tornare alle origini” quei partiti comunisti che appoggiando il governo Prodi sono affondati in questa tornata elettorale.
Questi tentativi hanno solo l’effetto di seminare una ulteriore ondata di delusione e rabbia che rischia di ricacciare (come già successo per migliaia di comunisti in questi anni) i compagni e le compagne fuori dall’impegno e dalla lotta politica, nella solitudine di un’esistenza “privata” da ogni orizzonte di emancipazione e di liberazione.

Noi invece gridiamo che

A CASA NON SI TORNA!

FACCIAMO APPELLO TUTTI I COMUNISTI E LE COMUNISTE CHE VOGLIONO RICOSTRUIRE UN’OPPOSIZIONE DI CLASSE IN QUESTO PAESE E CONTRIBUIRE ALLA LOTTA ANTICAPITALISTA PER UN SOCIALISMO NEL XXI SECOLO.

COSTRUIAMO COL CONTRIBUTO DI TUTTE/I - FINALMENTE LIBERI DAGLI ANTICHI E ANACRONISTICI VECCHI SETTARISMI E DIVISIONI - UN GRANDE MOVIMENTO PER LA COSTITUENTE COMUNISTA CHE, NELL’ELABORAZIONE TEORICA E NELLA PRASSI DELLE LOTTE, SI DIA COME OBIETTIVO LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA, STRUMENTO OGGI PIU’ CHE MAI INDISPENSABILE PER L’EMANCIPAZIONE DELLE MASSE E LA LIBERAZIONE DALLO SFRUTTAMENTO.

Un percorso politico che sulla base dei valori della migliore tradizione del movimento operaio e della resistenza antifascista utilizzi gli strumenti del marxismo per restituire ai comunisti, attraverso processi unitari e ricompositivi, quella autonomia dalle compatibilità col sistema capitalistico perse con l’affermazione della concertazione e del “governismo” a danni del conflitto e dell’autonomia della classe.
Ma per i comunisti e per le lotte non c’è autonomia, senza la costruzione di una agenda politica autonoma.
E’ allora su temi come la lotta contro la precarietà, per il salario, per la democrazia sindacale, contro le spese militari, contro la presenza delle basi imperialiste, contro la devastazione ambientale che dobbiamo prepararci ad un lungo periodo di opposizione sociale e politica in questo paese senza più spazio per i tentativi di ridurre tutti i movimenti che si sviluperanno a mera sintesi elettoralista in appoggio di questo o quel governo nazionale o locale.
Questo periodo potrà essere attraversato solo con un percorso che non cancelli la storia del ‘900 (contrariamente a quanto da più parti auspicato), ma che – pur rifiutando ogni irrigidimento dogmatico – sappia mettere alla prova delle elaborazioni e delle lotte del presente gli strumenti e le esperienze sviluppate dal movimento operaio e comunista del XIX e del XX secolo.

E’ in questo quadro che guardiamo con grande interesse a tutti i tentativi e agli appelli per la riunificazione dei comunisti che in questi giorni si moltiplicano e si diffondono nel Paese.
Sulla base di queste necessità siamo, quindi, sinceramente interessati a confrontarci apertamente e pubblicamente tanto coi compagni che hanno promosso l’appello “Comunisti e comuniste: cominciamo da noi” quanto con le proposte provenienti da altre forze comuniste (Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, ecc...).

INVITIAMO, QUINDI, TUTTI I COMUNISTI A COSTRUIRE INSIEME UN AMPIO MOVIMENTO PER LA COSTITUENTE COMUNISTA, INIZIANDO AD ORGANIZZARE DA SUBITO IN OGNI LUOGO ASSEMBLEE PUBBLICHE E MOMENTI UNITARI FINALIZZATI A SVILUPPARE IL PROGETTO DI COSTRUZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA.
ASSEMBLEE CHE INNANZITUTTO DOVRANNO ESSERE L’OCCASIONE PER RIDARE LA PAROLA A TUTTE LE COMPAGNE E AI COMPAGNI CHE ANCORA CREDONO E VOGLIONO BATTERSI PER LA TRASFORMAZIONE IN SENSO SOCIALISTA DELLA SOCIETA’.

A partire da queste assemblee chiediamo il rispetto del principio di pari dignità tra tutti i compagni: oggi i comunisti non hanno bisogno di “leader” e non riconoscono a priori a nessuno la “qualifica” di dirigente: i vecchi gruppi dirigenti sono stati azzerati dalla storia, i nuovi dirigenti del movimento comunista saranno individuati nella prassi dell’elaborazione e delle lotte sulla base dell’impegno militante e delle capacità dimostrate sul campo. Non è più possibile accettare “dirigenti di mestiere”. “Dirigere” per i comunisti deve tornare a significare “mettersi al servizio” di una causa e della lotta, il che implica il principio di rotazione e di permanente revocabilità dei dirigenti da parte delle assemblee sovrane.

per informazioni ed eventuali contributi alla discussione
info@coordinamento-comunisti.it

lunedì 28 aprile 2008

1° MAGGIO a Cosenza

Tutti a casa, l’imbroglio è finito

PER UN BILANCIO FRANCO E TRASPARENTE DELLA SCONFITTA
PER UNA VERA COSTITUENTE COMUNISTA

Col tracollo elettorale e la scomparsa dal parlamento della Sinistra Arcobaleno si chiude definitivamente l’era dei compromessi al ribasso, dei governi “amici”, del riformismo senza riforme e dei tradimenti di un ceto politico che per 15 anni ha saputo tutelare solo le sue poltrone. Ora stà ai lavoratori, e in primis a quelle avanguardie comuniste che in questi anni, contro tutto e tutti, hanno faticosamente mantenuto in piedi un opzione di alternativa di sistema, prendere in mano il proprio destino dando vita ad un vero soggetto politico comunista, alternativo non solo al duopolio padronale PD-PDL, ma anche ai rottami politicisti del PRC e PdCI, artefici di dieci anni di disfatte.
Per far fronte al disorientamento e allo scoramento di ampi settori è necessaria una proposta di ricomposizione dei comunisti su basi politiche e programmatiche chiare, che evitino la riproposizione di modelli dimostratisi falliti e puntino senza mezzi termini al rilancio di una nuova stagione di lotte contro il governo più a destra dal dopoguerra ad oggi. Senza più mediazioni parlamentari e deleghe in bianco a nessuno.

Chiamarlo terremoto politico è forse un eufemismo: la tornata elettorale del 13 e 14 Aprile, accanto alla prevedibile affermazione del Popolo delle libertà berlusconiano e all’altrettanto prevedibile consolidamento del PD di Veltroni quale blocco di potere al servizio di Confindustria e della grande finanza, vede la completa estinzione della sinistra istituzionale.

Il crollo di consensi della Sinistra Arcobaleno, passata in soli due anni da più del 10% (cifra arrotondata per difetto sommando solo i voti di Prc, Pdci e Verdi e non tenendo conto della SD di Mussi) a un misero ed insignificante 3,1%, con più di tre milioni di voti in meno, ha superato ogni previsione, configurandosi come la più netta debacle mai verificatasi nella storia elettorale repubblicana.

Così ecco che, all’indomani della mazzata ricevuta dalle urne, i capi della Sinistra Arcobaleno, fanno a gara a chi si arrampica meglio sugli specchi.
Da un lato Giordano ricollega la disfatta al “voto utile” a favore del PD, additando come responsabile proprio quel partito veltroniano di cui il Prc è fedele alleato in tutta Italia; dall’altro Diliberto che sbraita contro l’eliminazione della falce e martello dal simbolo, compiendo un clamoroso autogol politico, in quanto il segretario del PdCI dimostra ancora una volta di essere interessato ai simboli storici dell’emancipazione del lavoro solo nella misura in cui gli permettono di lucrare qualche voto e qualche scranno parlamentare in più!

Come se non bastasse, ai due generali senza più esercito né poltrone si aggiunge poi lo stuolo di commentatori della sinistra radical-chic stile-“Manifesto”, i quali si affannano a voler dimostrare che il soggetto unico sarebbe nato troppo tardi, e che magari andava coinvolta di più la cosiddetta società civile (ovvero qualche altro intellettuale in cerca di fortuna, come se non ce ne fossero già abbastanza in circolazione…).

Come recita un vecchio adagio, non c’è peggior stolto di chi non vuol capire.

Lasciamo dunque perdere pennivendoli e mestieranti della politica che cercano di nascondersi dietro la foglia di fico, e proviamo a ricostruire le ragioni reali di quanto accaduto.
E’ evidente che una tale fuga di massa dagli apparati della sinistra arcobaleno trova le sue radici in una molteplicità di fattori.

1. E’indubbio che ci sia stata un travaso di voti dalla sinistra istituzionale al PD di Veltroni. Bisognerebbe però chiedersi perché ciò sia stato possibile. La verità è che da 15 anni a questa parte l’elettorato genericamente di sinistra è stato ad ogni elezione l’oggetto di una martellante propaganda mediatica, orchestrata proprio da Rifondazione Comunista e dalla cosiddetta “sinistra radicale”, ispirata alla logica del meno peggio, del voto utile, dell’unità con chiunque e a tutti i costi contro Berlusconi, dall’assillante retorica del “battere le destre”.
E’ dunque chiaro come oggi quest’arma propagandistica, che per anni è servita ad assicurare una comoda rendita di posizione agli apparati della sinistra istituzionale, oggi si sia rivoltata contro coloro che l’hanno usata finora. La scelta di Veltroni di correre da solo, da questo punto di vista è stata un’abile ed astuta mossa, che ha permesso al PD di accaparrarsi in un sol colpo quel vasto arcipelago “antiberlusconiano”, composto da milioni di elettori oramai allenati da anni a votare “contro qualcuno” e non “per qualcosa”.

2. L’abbandono dei simboli della falce e martello ha di sicuro inciso, ma in misura decisamente inferiore a quanto si possa pensare. Se così non fosse, le liste di Sinistra Critica e del PCL di Ferrando, le quali hanno affidato gran parte delle loro fortune elettorali proprio sull’uso esclusivo del simbolo, sarebbero andate ampiamente al di là dei modesti risultati ottenuti (rispettivamente 0,4 e 0,5%, che sommate fanno meno di quattrocentomila voti).
Questa argomentazione viene in realtà, come dicevamo prima, usata surrettiziamente da chi, come Diliberto, vuol nascondere il reale nodo della questione. La falce e il martello sono state in realtà archiviate dai valori e dai programmi di PRC e PdCI prima ancora di sparire dalle schede elettorali. L’allontanamento dai luoghi di lavoro, il frenetico tentativo di derubricare la lotta di classe dall’agenda politica di questi due partiti, la totale assenza di operai e lavoratori nei loro gruppi dirigenti, sono tutti elementi di sostanza, dei dati di fatto che hanno svuotato da diversi anni a questa parte di ogni profilo classista sia la struttura di Rifondazione che quella dei Comunisti Italiani. Evocare la falce e martello senza fare i conti con questa cruda realtà si riduce a mero feticismo, privo della benché minima corrispondenza tra forma e sostanza, ed utile solo a chi, come Diliberto, vuol trovare un facile escamotage per nascondere i suoi fallimenti e quelli del suo partito.

3. Ciò che i diretti interessati cercano invece di nascondere in tutti i modi è proprio il dato più massiccio e significativo di questa tornata elettorale: l’astensionismo di massa da parte di ampi settori della sinistra di classe.
E’ infatti fuori discussione che quel 3,1% in più di astensionismo (pari a circa un milione e mezzo di elettori) sia composto in larghissima parte da quel popolo di sinistra e da quei lavoratori e proletari disillusi da due anni di governo Prodi e stanco di sostenere ad ogni tornata elettorale partiti e coalizioni che, siano esse di centrodestra o di centrosinistra, una volta al potere sfruttano, affamano, fanno guerre e cancellano i diritti al pari di quelle che l’hanno precedute.
Il vero dato degno d’attenzione per i comunisti è proprio questo: dopo più di un decennio di bipolarismo coatto, di false contrapposizioni tutte interne alle compatibilità capitalistiche, di truffe ai danni dei lavoratori, costretti ad appoggiare Prodi, Dini, Padoa Schioppa e De Benedetti in nome dell’antiberlusconismo, oggi questa tiritera per milioni di operai, studenti, precari e disoccupati non attacca più.

La crisi economica e sociale in atto da qualche anno, e che rischia di aggravarsi con la crisi finanziaria internazionale, vede il PD e il PDL uniti nell’intenzione di far fronte all’emergenza con nuovi tagli e nuove politiche di massacro sociale per milioni di famiglie.
Di fronte a tutto ciò, le vacue promesse di riforme “progressiste” e di politiche redistributive sbandierate in questi anni dalla sinistra arcobaleno si sciolgono come neve al sole, e lasciano questo cartello elettorale totalmente a corto di proposte su come uscire da una crisi che è sistemica e non certo congiunturale.

L’aumento vertiginoso del costo della vita e l’impennata dei prezzi dei generi di consumo cui stiamo assistendo in questi mesi, e che almeno a breve non appare destinata a fermarsi, porterà inevitabilmente ad una crescita del malcontento e quindi del conflitto sociale.

Ad essere incerte sono invece gli esiti di questa crisi e la direzione che prenderanno questi conflitti. L’avanzata esponenziale di organizzazioni razziste e reazionarie come la Lega Nord è un sintomo di come nel nostro paese ampi strati popolari, nel tentativo di evitare gli effetti più perversi della barbarie in atto, cerchino un facile quanto illusorio rifugio nel populismo e nei proclami securitari laciati da un manipolo di mediocri fascistoidi.

Di fronte a questo stato di cose, e alla luce dell’impressionante vuoto di rappresentanza politica e sociale dei lavoratori, delle vere e proprie rovine lasciate dalla sinistra istituzionale dopo anni di tradimenti e compromessi al ribasso, diviene non più prorogabile la ricostruzione di uno spazio politico autonomo ed alternativo alle compatibilità capitalistiche. Uno spazio politico che eviti la riproposizione di sterili assemblaggi di ceto politico, e punti invece a rappresentare le migliaia di giovani e di lavoratori che in questi anni sono scesi in piazza per la difesa dei propri diritti, contro la guerra, la precarietà, e i licenziamenti, in difesa dell’ambiente e contro gli scempi e le speculazioni affaristiche (TAV, grandi opere, inceneritori, ecc.), al fine di riunificare quelle forze fino ad oggi disperse e frammentate.

Uno spazio politico che, nel 2008, all’indomani di vent’anni di truffe, di abiure e prese in giro, non possiamo non chiamare comunista, laddove la parola comunista non è un simulacro formale, ne tantomeno un mero richiamo simbolico-nostalgico da sfruttare a fini elettorali, quanto piuttosto un ritorno a quelle radici autenticamente rivoluzionarie e classiste che, esse sole, hanno saputo garantire a milioni di lavoratori più di un secolo di conquiste e di successi.

Senza aver bisogno di nessun governo amico.


Associazione Unità Comunista

Presentazione del libro di Ines Arciuolo a Pisa



Lunedì 28 Aprile 2008, ore 21:15
Biblioteca Comunale - Lungarno Galilei 42, Pisa

Tra disastri elettorali e disfatte politiche...
Ripartiamo dalle lotte sociali e nel mondo del lavoro

Presentazione del libro di Ines Arciuolo:
" A CASA NON CI TORNO- AUTOBIOGRAFIA DI UNA COMUNISTA ERETICA"

Interverrà l'autrice

Seguiranno gli interventi di:
Angela Recce, Rete28Aprile-FIOM
Antonio Piro, Cobas Pubblico

Su la testa, riprendiamoci il 1 Maggio!

Il disastro elettorale della sinistra è stato provocato da quei gruppi dirigenti che hanno anteposto la propria sete di potere alla rappresentazione degli interessi e dei bisogni di milioni di lavoratori, donne, giovani, immigrati, che si trovano ora a fare i conti con il governo più di destra che abbia mai visto la luce nel nostro Paese. Molto prima di sparire dalle urne elettorali, la “sinistra” è sparita dai suoi naturali insediamenti sociali ed ha voluto cancellare persino i suoi stessi simboli, a partire dalla falce e martello.

E’ necessario mettere in campo da subito una risposta unitaria e determinata, una risposta di resistenza e di lotta, per il rilancio del conflitto capitale - lavoro, della democrazia sindacale e di una nuova scala mobile, per il riconoscimento dei pieni diritti per i lavoratori immigrati.

Proponiamo un primo momento di mobilitazione per lanciare ai lavoratori, ai giovani, agli immigrati, a tutti gli sfruttati un nuovo messaggio di unità e di protagonismo.

GIOVEDI’ 1° MAGGIO, ALLE 17.30, ASSEMBLEA POPOLARE PRESSO IL FESTIVAL DELLA COMUNITA’ BENGALESE, AL PARCO CENTOCELLE, VIA CASILINA 706

LUNEDI’ 5 MAGGIO, CORTEO. APPUNTAMENTO ALLE 17.00 A PIAZZA DELLA REPUBBLICA

Coordinamento romano per l’Unità dei Comunisti, Autoconvocati del PRC di Roma, Comitato Popolare di lotta per la Casa, Comitato Immigrati in Italia

Costituente Comunista: 25 Aprile - 1 Maggio in Umbria


LIBERI TUTTI!

Trovare parole appropriate per commentare l'intera vicenda, non è cosa facile. Perchè sono tanti gli aspetti farseschi e tali le assurdità delle accuse, che rischieremmo sicuramente di dimenticare qualcuna delle illuminanti considerazioni formulate dal PM Fiordalisi.

Chi in questi anni si è trovato a dover costruire solidarietà rispetto alla vicenda, ha dovuto soprattutto difendersi da quella parte di città che, parliamoci chiaro, ci avrebbe voluto vedere in galera. Probabilmente, parte degli stessi che hanno contribuito a montare questo teorema. Ebbene, possiamo finalmente dire che costoro rimangono in un angolo a rosicare. L'assoluzione di oggi è una pesante sconfitta per gli organi inquirenti che hanno confezionato questa inchiesta. Gli stessi che hanno sperperato oltre tre milioni di euro, sbandierando all'intero paese, una formidabile operazione antiterrorismo, curata nei minimi dettagli e pronta a smantellare la pericolosa nascente cellula sovversiva. Tutto questo, mentre in città si consumavano ben altri misfatti.

Ma ora, sentenza in mano, abbiamo il diritto di sapere: perchè questa inchiesta, sebbene scartata da svariate procure, è stata accettata proprio a Cosenza? Quali oscure trame hanno tessuto questo canovaccio? Quali loschi interessi da coprire? Ma soprattutto, abbiamo ragione di pretendere le dimissioni dei vertici inquirenti che hanno guidato questa inchiesta?

Che questo "castello" non stava in piedi, la città lo aveva capito da subito e lo aveva ampiamente affermato con calorosa partecipazione alle diverse mobilitazioni costruite nel corso di questi lunghi sette anni, assolvendo di fatto tutti gli imputati e bocciando l'operato della Fiordalisi&Co.

Agli interrogativi sulle reali motivazioni che hanno portato all'apertura di questa inchiesta, ognuno si sarà dato delle risposte, rimane sicuramente il tentativo di criminalizzare un intero movimento con accuse infondate e infamanti, volte a coprire le vere vergogne di Genova: la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture delle forze dell'ordine comandate dai vertici militari e politici. E ancora, di deviare l'attenzione generale dai veri allarmi sociali di cui questa città soffre.

Questa assoluzione giunge a riprova del fatto che la storia di chi rifiuta le logiche neoliberiste e produce conflitto sociale non può essere scritta dentro un'aula di tribunale. E se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce che la libertà di espressione e di opinione devono essere garantite in nome di quelle libertà conquistate il 25 aprile del 1945 e che ancora dobbiamo difendere.

Coordinamento Liberitutti
Cosenza, 24 aprile 2008

martedì 22 aprile 2008

APPELLO PER Lanciare incontro Pubblico Nazionale per la COSTITUENTE COMUNISTA

Per una vera Costituente Comunista.

Il risultato elettorale delle politiche del 2008 ha confermato quanto da tempo sostenuto da innumerevoli compagni ovvero che i Partiti contenitori (Sinistra Arcobaleno) o i Partiti dallo 0,5% PCL, Sinistra Critica, non sono i Partiti che possono capitalizzare quel patrimonio comunista che è proprio del nostro Paese.
Perché anche se per la prima volta nella Storia della Repubblica Italiana non ci sarà nessun rappresentante in Parlamento della Sinistra Radicale , nonostante tale prevedibile sconfitta, l’ attaccamento al potere persiste .
A parte il capro espiatorio Bertinotti( ma che da tempo aveva fatto intendere che avrebbe lasciato la guida spirituale della Sinistra Arlecchino…) tutti gli altri leader…sia locali che nazionali sono rimasti ai loro posti.
Occorre azzerare tutte le segreterie di tutti i partiti, lanciare un'unica grande e vera Costituente Comunista, poiché leggendo i vari proclami sembra che nascerà più di una pseudo -Costituente, e dare luogo ad una grande assemblea Nazionale dove tutti i Compagni a prescindere dall’appartenenza a Rifondazione , Pcl ecc, devono riunirsi per discutere e capire il che fare.
Tutti i partiti esistenti, o quello che ne è rimasto, devono sciogliersi perché sono frivoli e non rispecchiano la vera realtà sociale Italiana; devono sciogliersi perché il Partito comunista non si costruisce in pochi mesi o anni, ma in un arco di tempo molto più lungo.
E’ arrivato il momento di dire Basta ai Liderismi., Basta alle Divisioni, lanciano un grande appuntamento che riguardi tutti i compagni che per anni hanno aderito a vari Partiti Comunisti o di Tendenza, Azzeriamo tutte le segreterie esistenti, sia locali che Nazionali o Centrali, dei Vari Partiti di Sinistra Radicale e Comunista e lavoriamo tutti insieme, lanciando la formazione di comitati spontanei territoriali, per una Grande Costituente Comunista .
La vera tragedia non è la fine della rappresentanza politica in Parlamento, perché un vero comunista non è per il concetto della delega o della rappresentanza , ma disconosce questo sistema .
La vera tragedia è la frammentazione , la fioritura di mille partiti comunisti, il liderismo politico che ha comportato l’allontanamento di molti compagni dalle lotte sociali, la prevaricazione di forze di destra ed estrema destra, ed in particolare la più grande crisi che in Occidente abbia mai avuto la Sinistra Radicale e Comunista.
Siamo tutti responsabili, ma nessuno potrà accettare che tale Costituente venga lanciata dagli attuali Leader della Sinistra Radicale, la vera Costituente dovrà essere lanciata da tutti i compagni che rifiutano il partitino di sinistra senza alcuna prospettiva reale di radicamento nella società, o peggio ancora un partito contenitore-elettoralista, e che credono veramente, che la vera competizione non è quella elettorale,appunto, ma quella presente ogni giorno nelle piazze, sui luoghi di lavoro ecc, luoghi ove la Sinistra tutta vuoi per carenza organizzativa, vuoi per speculazione vuoi per mancanza di interesse ha tratto solo ciò che poteva tornare utile per fini lideristici o di tendenza, ma non per lottare veramente per un radicale cambiamento della società.
E’ giunto il momento di aggregarci tutti , di sciogliere tutti i partiti esistenti e di lavorare per la Vera Costituente Comunista.

Basta con i falsi e opportunistici e tardivi mea culpa!!!
E’ arrivato il momento di voltare definitivamente pagina!!!

Lanciamo un grande appuntamento Nazionale-Centrale per la Grande Costituente Comunista.

Per sottoscrive l’appello unitacomcalabria@yahoo.it
oppure sotto forma di commento sul sito http://unitacomunistavibovalentia.blogspot.com

giovedì 17 aprile 2008

Solidarietà e vicinanza di UC – Vibo a Pino Masciari

In questi giorni la vicenda di Pino Masciari è tornata alla ribalta delle cronache regionali e non solo, mettendo in evidenza per l’ennesima volta la totale inefficienza degli apparati, burocratici e politici, dello stato italiano. La storia di Pino Masciari la conosciamo quasi tutti e non ha bisogno di essere ricordata a chi, in maniera furbesca, ha fatto e continua a far finta di niente stendendo un velo di silenzio frutto della grande indifferenza di questa regione.
La storia di Pino, prima di essere quella di un imprenditore, è quella di un calabrese coraggioso e onesto che ha deciso di denunciare quel sistema politico-mafioso che contraddistingue, gestisce e distrugge questa terra. Dalla sua denuncia sono ormai passati 11 lunghi anni di silenzio, che i partiti interrompevano solamente nei periodi elettorali e che tornavano inesorabilmente dopo le elezioni, che hanno completamente cambiato la sua vita creando una situazione anomala che vede il “giusto” dietro le sbarre dell’esilio forzato.
Se in questo paese tutti avessero il senso dello Stato, della legalità e della giustizia che ha Pino forse non saremmo messi così male ma è vera una cosa e cioè che lo Stato siamo noi e chi ci dirige è li per rappresentarci e non per pensare ad “altro”.
Ma vogliamo sottolineare ancora una volta che la mafia (intesa in maniera generale comprendendo ‘ndrangheta, camorra, etc) non è l'antistato. Al contrario di quanto cercano di farci credere, la mafia è un’organizzazione complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati statali.
Complementare perché, attraverso la propria presenza in aree particolarmente degradate, assicura nel suo complesso un controllo sociale difficilmente raggiungibile con l'ordinaria amministrazione.
Intrecciata perché cerca di creare le proprie lobbie all'interno dello stato per tutelare i propri interessi economici.
Non è da questo Stato, con mafiosi che al suo interno occupano posti di comando, che ci si può aspettare una lotta decisiva contro la mafia!
Non è la mancanza di leggi adeguate o l’insufficiente numero di magistrati e poliziotti che impedisce di sconfiggere la mafia. È all'interno dello stato che vanno ricercati i principali alleati della mafia e le sue rappresentanze politiche. La lotta alla mafia deve partire dalla maturazione di una nuova mentalità che vada contro l’attuale stato di cose.
Tutte queste cose Pino Masciari le ha vissute e le vive sulla sua pelle e continua a denunciarle.
Inquietante si dimostra oggi l’assordante silenzio di partiti e istituzioni che presi dalla voglia di spartirsi lo “spartibile” si sono dimenticati di chi, senza paura, ha denunciato il marcio e la fogna che scorre sotto i palazzi del potere.
L'associazione Unità Comunista intende esprimere a Pino, e a tutti quelli che si stanno prodigando affinché vi sia una svolta definitiva per il suo caso, la piena solidarietà e vicinanza sperando che il suo gesto sia di esempio per tanti altri che preferiscono stare in silenzio.

mercoledì 16 aprile 2008

Gli operai votano ancora una volta a destra

Numeri alla mano, è una conferma, vuoi come voto di protesta vuoi come cambiamento nelle logiche di concepimento della società, vedi per esempio il referedum sul pacchetto welfare, gli operai votano ancora una volta a destra.
E' da tempo che viene sostenuto ciò da più fronti, ma sino a quando non si arriva al tracollo, cosa che è puntalmente avvenuta, non si riesce a contrastare a comprendere questo fenomeno.
Anzi, la divisione tra i compagni che ha visto proliferare partitini dallo 0, 5% non ha fatto altro che favorire ed incentivare questa fuga verso destra.
Il motivo?
La necessità di dover prevalere su altre forze politiche di sinistra, la necessità di voler primeggiare,il liderismo, la frammentazione , la necessità di dover a tutti i costi voler divenire la guida spirituale del nuovo comunismo non ha fatto altro che agevolare i veltronismo, il berlusconismo e le forze di estrema destra.
Vedere in alcune circoscrizioni competere la Destra con la sinistra arlecchino, ops arcobaleno, avrebbe fatto sicuramente rabbrividire qualsiasi compagno con un pò di cervello.Eppure è successo , come è successo che forze come quella di Forza nuova sono vicine in termini di consenso a forze politiche come il Pcl o sinitra Critica.
Certo il fatto che la sinistra radicale sia scomparsa dal parlamento da un certo punto di vista è un male ma bisogna vedere anche gli aspetti positivi di ciò.
La sinitra radicale capeggiata da Bertinotti, Giordano, Rizzo, Cento, era lontano anni luce dalle esigenze della piazza e dal contesto sociale esistente. Il fatto che con le sue politiche ,si sia venduta ai Prodiani pur di salvaguardare le poltrone alla fine non ha fatto altro che alimentare la propria fine...
Ma questo è un bene perchè era ora che andassero a casa questi finti rappresentanti della sinistra radicale.
Ma è anche vero che un comunista rifiutA il concetto di delega e rappresentanza, e che solo con la opposizione sociale vera si può arrivare a conquistare il Parlamento e non solo....
Il male però di tutta questa situazione è che non essendoci più un controllo" istituzionale" verso i movimenti di piazza potrebbero sorgere periodi difficili per le lotte di piazza, e non solo...
Ma daltronde è anche vero che la coerenza paga!
Questo è il momento di una vera Costituente Comunista. Tutti i partiti esistenti si devono sciogliere, nessuno può e ha il diritto di rivendicare di essere l'unica realtà esistente che può capitalzzare questo patrimonio esistente. un minimo di dignità sarebbe auspicabile.
Ma dai primi comunicati stampa si legge il Pcl che valuta il suo 0.5% come un risultato positivo, idem Sinitra Critica...
Credo che al buon senso c'è un limite ed ora siamo proprio oltre ogni limite immaginabile.
Il miglior modo di uscire puliti da questa competizione elettorale era quella di non presentarsi proprio e lavorare invece dall'esterno per costituire un grande movimento che poi naturalmente divenga il grande Partito Comunista.
Anche perchè il Partito non si costruisce in due anni, o con due impresentabili parlamentari, ma in tutt'altra maniera...
Cosa che ancora una volta è stata rimossa.
Questa batosta elettorale, per gli elettoralisti,,, spero abbia insegnato qualcosa ovvero:
che il comunismo è l'unica realtà praticabile;
che la coerenza è vitale;
che la frammentazione della sinistra favorisce solo i poteri forti del capitalismo;
che entrare nelle logiche istituzionali comporta uno svilimento delle lotte sociali;
che la concertazione ed i compromessi sono principi proprio della società capitalistica;
che solo la lotta sociale paga...
Concludo riportando un pensiero di Cossiga ovvero che sussiste il rischio della proliferazione di forme terroristiche simili a quelle del periodo del grande compromesso storico Dc-Pci.
Compagni, rifiutiamo qualsiasi strumentalizzazione , stiamo ben attenti perchè se continuiamo a dividerci ed a pretendere di essere fautori di partitini che possono capitalizzare il comunismo in Italia siamo alla frutta, ci massacreranno in tutti i sensi.
Lavoriamo tutti insieme per una vera costituente, e soprattutto facciamo in modo che tutte le segreterie esistenti dei vari partiti comunisti o di tendenza si sciolgano e nascano invece vari comitati spontanei che vogliano contribuire alla costituente.
Anche perchè sono vari i proclami che si susseguono caratterizzati dal fatto che ognuno vuole lanciare una propria costituente...La storia sino ad ora non ha insegnato nulla? Dobbiamo ancora fare il gioco della Borghesia?
Credo che ora sia giunto il momento di mandare tutti i leader...a casa e lavorare umilmente dal basso per arrivare alla formazione di un grande movimento che lentamente , si concretizzi nel Partito Comunista, Partito che è necessario per una società come questa vigente, dove il Capitalismo cresce, si rimodula e acquisisce sempre più forza.
Barone Marco

Bertinotti, bye bye. Costituente subito!

E’ così, Bertinotti, cala il sipario anche sulla tua sciagurata, disastrosa e mortificante stagione politica, che rapì per troppi anni la forza, l’entusiasmo e la passione di milioni di uomini e donne, genuinamente comunisti. Oggi quelle compagne e quei compagni, da te affossati nelle coscienze e nelle speranze, sono di nuovo liberi. Finisce l’amministrazione controllata di un Partito ritagliato su misura per la tua erre moscia. Finisce in polvere di voti tutta la tua grande operazione di mutazione genetica, strenuamente voluta da te, che negli anni sei stato un despota, un accentratore, un millantatore, un affabulatore da salotto, un manipolatore di cammelli, un architetto di frasi senza senso, un fascinoso ammaliatore capace di incantare con la parola vuota intere generazioni di freakkettoni. Per tutto questo, ed ancora di più, non ti daremo l’onore delle armi. Cos’altro dire quando, con candore, interpreti la batosta: “l’exploit della Lega è l’altra faccia della medaglia della nostra sconfitta”. I voti che tu, Bertinotti, interpreti transitati da Rifondazione alla Lega, sono la dimostrazione del tuo fallimento, tutto lo strazio della tua impostazione: per cui andavi crescendo un pugno di giovani sbandati, senza radici nel marxismo-leninismo (ma tu, del resto ,come potevi badare alla formazione: comunista non lo sei mai stato, lombardiano sempre!), pronti all’adulazione dei tuoi gioviali passaggi televisivi ma ugualmente preparati a saltare in groppa ai fucilieri padani. In quel limpido tuo commento, la lucida ammissione di aver costruito sull’argilla la base di Rifondazione Comunista. Il futuro, quello che per te, a chiacchiere, fu sempre caro, ora ci viene restituito almeno a livello di 'passaggio sgombro' dalla tua presenza politica. Vedi Bertinotti, noi non sappiamo quale forma prenderà da qui a qualche anno l’avanguardia di un partito operaio di massa, come quello che fu di Antonio Gramsci. E’ cosa talmente complicata ed incerta, oltre al fatto che di personalità come quella di Gramsci, qui, non se ne vede manco l'ombra. Di certo sappiamo che non sarà un Partito di buffoni. Con te finisce pure il tempo politico a disposizione di quelli che uscirono oltre la misura del danno e proclamarono Partiti di cartapesta che, per la fretta, non raccolsero che le virgole, il nulla. Il tempo è importante. Così finisce con i decimali il tempo politico delle sette, dei raggruppamenti autoreferenziali, dei circoletti retorici e decontestualizzati. Inizia una fase nuova, “costituente”. Che non sarà quella “Arcobaleno” auspicata da te, per cui: “morto il Re, viva il Re” ( e chiediamo a Vendola, a Russo Spena “parlamentare cronico”, a Migliore, se sia ancora una volta proponibile l’immagine del carnefice che si fa salvatore; e ci chiediamo quanti, di noi ed ancora, saranno disposti a farsi curare le ferite da chi li ha continuamente pugnalati alle spalle). Sarà una fase dove ogni “costituente” passata, presente e futura dovrà giocare il ruolo di componente a sintesi, e non ergersi a polo superiore. Una fase dove il discrimine tra chi ci sta e chi non ci sta, non sia sui pregiudizi morali, sulle antipatie o simpatie, sulle più o meno incoerenti coerenze di questo o quello, ma sui principi da difendere: mai più collaborazionismo, ad ogni livello, con la borghesia ; mai più nei movimenti di lotta senza una marcata identità comunista; centralismo democratico nelle decisioni interne. E pensare che forse un vincitore, tra la disastrata ciurmaglia rifondarola, lo si trova comunque: sono i “raddrizzatori”, quelli che credevano di poter raddrizzare la barra di Rifondazione da dentro, e ci sono rimasti. Sono loro, i cosiddetti “entristi”, i grandi protagonisti della battaglia epica che è sotto gli occhi di tutti. Siete giunti, ora che sono andati via quasi tutti, alla guida della vostra bella macchina. Peccato che sia tutta sfasciata. Il tempo è importante. Appunto, così come togliersi il cappello a cotanta lungimiranza: chapeau!

Francesco Fumarola - Coordinamento per l'Unità dei Comunisti - verso il movimento per la Costituente Comunista
15 Aprile 2008

martedì 8 aprile 2008

volantino degli amici di Beppe Grillo di Vibo per Pino Masciari

Basta alle promesse elettorali: ora parlano i fatti.

Supponiamo di vivere in un paese in cui un problema fondamentale della libertà e del benessere dei suoi cittadini sia la presenza delle mafie.
Supponiamo di accendere il televisore e vedere nel più importante TG nazionale un
servizio su un imprenditore che denuncia la mancanza di risposte concrete da parte delle Istituzioni dopo aver denunciato la 'ndrangheta e parte delle Istituzioni colluse. E di ricordarsi di lui dopo una puntata di Report di circa un anno fa, da cui nulla è cambiato. Scoprire poi con un click dal suo blog, in internet, che la sua lotta dura da oltre 11 anni.

Poniamo poi di vivere in un paese dove, nel 2008, fa molto rumore che Confindustria dichiari l'espulsione di coloro che pagano il pizzo. E immaginiamo di essere un imprenditore che viene a conoscenza delle vicende dei Masciari e deve decidere se denunciare o meno sulla base dei fatti, non delle parole.

Mettiamo che in questo paese solo qualche settimana fa molti politici di rilievo
commemoravano a Bari i morti ammazzati dalle mafie. E ci sorga il dubbio se non
varrebbe la pena in primis impegnarsi concretamente per fermare quella lista, e
sostenere chi oggi da vivo sta lottando.

Supponiamo che si venga a sapere la cosa più pazzesca e dolorosa: che esiste
la soluzione, oggi. Una firma su un documento della Commissione per i Testimoni
di Giustizia, e Pino Masciari, sua moglie e i suoi figli, potranno ricevere sicurezza
e tornare all'attività precedente la denuncia. Ripristinando e garantendo così Giustizia e Libertà a chi non si piega alle mafie. Semplicemente come la Legge prevede.

Supponiamo di scoprire che questo posto esiste, si chiama Italia ed è in piena campagna elettorale.

Se così fosse, allora non potremmo far finta di niente. Senza più alcuna supposizione, allora la domanda sarebbe: quale migliore testimonianza del gesto di risolvere questa tragica situazione per dimostrare, oltre le parole, un reale cambiamento?

Dopo oltre 11 anni di attesa, Pino Masciari è sceso in Calabria senza l'appoggio
della scorta, rischiando la vita , per chiedere conto alle Istituzioni delle promesse
e degli impegni presi, ma non rispettati. La sua sicurezza, la sua vita, e quella
dei suoi familiari, dipendono dall'attenzione nei suoi confronti, non lasciamolo solo.

Invitiamo tutti le persone che sentono loro questo appello, a testimoniare in ogni forma il sostegno a Pino Masciari (lenzuola dai balconi, telefonate e fax ai mezzi di informazione, alle Istituzioni, alle Segreterie dei Partiti, con messaggi nella rete, manifestando davanti a tali luoghi e dinanzi le Prefetture, in ogni modo).

E tu, da che parte stai?

venerdì 4 aprile 2008

Mozione approvata dall’assemblea operaia del 29 marzo 2008 a Sesto san Giovanni (MI)

Avendo preso coscienza che in questa società, gli operai servono solo per produrre
profitti per i padroni che li sfruttano e che di conseguenza, ciclicamente i loro salari
vengono schiacciati ai minimi di sussistenza, i morti sul lavoro aumentano senza
limiti e il rapporto di lavoro diventa sempre più ricattatorio ed opprimente, gli operai
riuniti a Milano il 29 marzo 2008 dichiarano di riconoscersi come componenti di una
classe sociale sottomessa che deve ancora lottare per la propria liberazione.
Avendo sperimentato sulla nostra pelle e imparato dalla storia che nessuna delle
promesse di un miglioramento duraturo della condizione operaia si è mai realizzato,
che tutti i propositi di diversa distribuzione della ricchezza, di intervento dello Stato
a favore degli operai sono sempre e solo rimaste chiacchiere elettorali.
Siamo convinti che la condizione sociale degli operai cambierà solo quando finirà lo
sfruttamento, quando il sistema fondato su operai che vendono le loro braccia e
padroni che li usano per arricchirsi sarà rovesciato.
Torna prepotente il problema del potere politico degli operai. Allo stesso modo che
per i padroni grandi e piccoli è di fondamentale importanza avere il potere nelle
mani, anche per noi operai è diventata una questione essenziale.
Nessuno dei Partiti politici esistenti può dare risposte credibili alle nostre
aspirazioni, non per altro sono Partiti di altre classi, padroni, liberi professionisti,
piccola borghesia impiegatizia…
Riteniamo sia maturo il tempo di costituirci come operai in un organizzazione
politica indipendente, decidiamo di formare un esecutivo di lavoro per costituire
questa organizzazione, per definire programma e movimento.
Ogni operaio è chiamato a dare un contributo a questa che è un’opera di portata
storica.

Sesto San Giovanni 29 marzo 2008

Voti sulla mozione
OPERAI: 33 SI 2 NO 1 AST
Non OPERAI: 18 SI 0 NO

(i voti sono riferiti ai presenti alla fine dell'assemblea)

Gli operai che non hanno potuto partecipare e quelli che ne verranno a conoscenza e sono d'accordo
con la mozione possono prendere contatti al seguente indirizzo:
solidarietaoperaia@gmail.com

manifesto iniziativa Università di Pisa

iniziativa alla facoltà di scienze politiche dell'Università di Pisa

IL 17 APRILE SARà OSPITE A SCIENZE POLITICHE (UNIVERSITà DI PISA)

LUIGI IZZO (ASSOCIAZIONE UNITà COMUNISTA-
per il MOVIMENTO COSTITUENTE COMUNISTA)

CHE PARLERà DELLA LOTTA DEI CANTIERI NAVALI PARTENOPEI
E PRESENTERà IL DOCUMENTARIO ' UN MINUTO IN PIù ... PER NON DIMENTICARE'

ALL'INTERNO DEL CICLO DI CINEFORUM DAL TITOLO

DALL'OPERAIO MASSA...ALLA MASSA DI PRECARI

ORGANIZZATO DAL CAR COLLETTIVO AULA R DI SCIENZE POLITICHE PISA