sabato 21 giugno 2008

ORIGINI E SCOPI DELLA LEGGE SULLE ASSOCIAZIONI SEGRETE*

Discorso di Gramsci alla Camera [16 maggio 1925] contro il disegno di legge Mussolini-Rocco.

[Dall'inserto storico della rivista "Il Futuro" di aprile-maggio 2005.]... Questa pubblicazione vuole essere anche un contributo concreto al dibattito ed alla ricerca storica, politica e culturale, che in questi tempi si sta sviluppando attraverso la "Campagna nazionale contro il 270 e tutti i reati associativi" ...Segue il contraddittorio condotto da Gramsci in Parlamento, a nome del PCd'I, in merito alla promulgazione da parte del fascismo di leggi contro le associazioni segrete, che però nella realtà avevano come obiettivo le organizzazioni antifasciste e di opposizione.

Presidente. Ha facoltà di parlare l'onorevole Gramsci.Gramsci. Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla "psicosi di guerra", quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere - cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi - se la classe operaia non avesse fatto a tempo ad frenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa**.Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler "conquistare lo Stato". Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria?Poiché noi pensiamo che questa fase della "conquista fascista" sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano, e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un'analisi, anche se affrettata, della questione.Che cos'è la massoneria? Voi avete detto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, ecc.; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l'Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l'entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800mila.È stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un'infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all'onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l'abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale uniforme che indichi il loro ordine religioso.Nei primi anni dopo la fondazione del regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da "Civiltà cattolica" quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della "Civiltà cattolica", e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loro politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l'astensione parlamentare, il frenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un'armata di riserva rurale da porre contro l'avanzata del proletariato, poiché fin dal '71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l'unità spirituale della nazione italiana.Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso 50 anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione ...La borghesia industriale non è stata capace di frenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d'ordine del fascismo, dopo l'occupazione delle fabbriche è stata perciò questa : "I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro gli operai".Se non m'inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano ...[Interruzioni].Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell'attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura.L'elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell'organizzazione degli Stati, portando nell'attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l'attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio? ...Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè l'impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d'opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre patria, quindi l'impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo la questione meridionale, cioè la questione dei contadini, legata strettamente al problema dell'emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere ... Interruzioni.Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.Gramsci. Il significato dell'emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l'alloggio e i vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare ...Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell'interesse del proletariato.Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell'imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'"imperialismo" italiano è consistito solo in questo: che l'operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l'Italia è solo stata un mezzo dell'espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell'Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l'Italia demograficamente è superiore alla Francia. È una questione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l'Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico, si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l'emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l'emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la questione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell'Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese-proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell'Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri ...(Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l'aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal "Corriere della Sera", giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch'essi un partito.Voci. Meno ...Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!Gramsci. Il "Corriere della Sera" non vuole fare la rivoluzione.Farinacci. Neanche "l'Unità"!Gramsci. Il "Corriere della Sera" ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le isole, e perciò altrettanto pericolosa che l'attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il "Corriere della Sera" ha sostenuto sempre un'alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L'una e l'altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le "conquiste" del Risorgimento.Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere cosi conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La "rivoluzione" fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.Mussolini. Di una classe ad un'altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! [Approvazioni].Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere ...Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all'opposizione: i Motta, i Conti ...Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! [Commenti].Mussolini. L'alta banca non è fascista, voi lo sapete!Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c'è bisogno di accomodamenti.Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva ...Farinacci. E ci chiamate sciocchi?Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana ...Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l'assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell'incendio delle logge, e infine impiega oggi l'azione legislativa, per cui determinate personalità dell'alta banca e dell'alta burocrazia finiranno per l'accodarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso in condizioni di evidente superiorità.Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! [Commenti].Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte senza che il Partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre ...Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia ...Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate: voi avete le vostre leggi ...Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! [Si ride].Gramsci. In realtà l'apparecchio poliziesco dello Stato considera già il Partito comunista come un'organizzazione segreta.Mussolini. Non è vero!Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l'applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione ... per conoscerli.Una voce. C'è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.Gramsci. Sono meridionale!Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!Greco Paolo. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell'articolo.Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente. [Rumori, interruzioni}. Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. [Interruzioni, rumori].Farinacci. Ma allora, perchè non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l'unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all'avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi ... [Interruzioni, commenti}.Presidente. Non interrompete?Gramsci. Questa legge non varrà affatto a frenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C'è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un'avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini. Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l'Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani, a risolvere la questione dell'Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.Una voce. Parli della massoneria.Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l'urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!...Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse !Gramsci. Non è questa la questione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali questioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, ne con servizi di nessun genere ...Mussolini. Non è vero.Gramsci. ... somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell'Italia settentrionale. [Interruzioni, commenti]. Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, l'unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l'avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa. [Interruzioni]. Questa è la questione più importante nella discussione di questa legge!Voi potete "conquistare lo Stato", potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell'organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi [interruzioni]. È molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Zankof . In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall'estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del Partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.Mussolini. Il Partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il Partito fascista italiano!Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.Mussolini. Non la rappresenta?Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.Farinacci. Parla di Miglieli!Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglieli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglieli se il fenomeno "Miglieli" non avesse questa grande importanza dell'indicare un nuovo orientamento delle forme rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la mercé reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa? La massoneria diventerà un'ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall'applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana.[Interruzioni].Presidente. Ma non interrompano? Lascino parlare. Lei, però, onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi. [Interruzioni, rumori]. Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese ... [Interruzioni].Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo. [Commenti].


* Con questo discorso, pronunciato alla Camera il 16 maggio 1925, Gramsci intervenne contro il disegno di legge Mussolini-Rocco rivolto contro la massoneria e indirettamente contro i partiti antifascisti.** Va sottolineato come in questo passaggio Gramsci si riferisce all'uso delle armi da parte della classe operaia in pieno regime borghese democratico parlamentare, ossia quello vigente nel 1920.

PER NON DIMENTICARE...





21 giugno 1980 - 21 giugno 2008

XXVIII anniversario della morte di Giovanni Losardo

consigliere comunale di Cetraro (CS)

comunista caduto sotto i colpi della mafia

Verso il Socialismo del XXI secolo


Schegge di Fascismo a Ventimiglia.

Desidero intervenire, come ex consigliere comunale comunista e come cittadino indignato, sulla recente gazzarra scatenatasi in Consiglio Comunale a Ventimiglia con i consiglieri di Alleanza Nazionale, Isnardi e Ascheri che si sono superati facendo sfoggio di Saluti Nazifascisti a braccio teso nei confronti dell'opposizione e del pubblico presente in sala.

Tengo a puntualizzare una cosa: non penso che l'episodio indecoroso capitato l'altra sera nella Sala del Consiglio Comunale sia da ricondurre esclusivamente ad un fenomeno ostentatamente fascista o nostalgico, se non altro perché nella storia le tragedie spesso si riproducono sotto forma di farsa, ritengo altresì che si sia trattato di comportamenti e gesti innanzitutto profondamente irriguardosi nei confronti di una Città e di una Provincia Medaglia d'Oro alla Resistenza, che hanno pagato un tributo di vite enormi al flagello nazifascista, e irresponsabili per chiunque ambisca a ricoprire attivamente un ruolo pubblico nelle Istituzioni della nostra Repubblica nata dalla Resistenza.
Un gesto stupido e criminale nei confronti del buongusto prima ancora che della legge, che ricordiamo sanziona e punisce l'Apologia di Fascismo e il cosiddetto 'Saluto romano'.

Ritengo per contro, ancora più grave il comportamento del Presidente del Consiglio Comunale che invece che intervenire a censurare quanto stava avvenendo ha, incredibilmente, chiesto l'intervento della forza pubblica per allontanare il consigliere di opposizione De Leo, a cui va la mia solidarietà, che stava giustamente protestando con veemenza per quanto stava avvenendo.
Leggo poi che il Sindaco Scullino, sempre più a suo agio nel ruolo di 'uomo della provvidenza', offre una copertura culturale e politica ai due consiglieri di Alleanza Nazionale sostenendo dapprima che si trattava solo di gesti goliardici e dopo paragonando il gesto criminale al saluto a 'Pugno Chiuso' della Sinistra, emblema delle lotte dei lavoratori e di internazionalismo.
Evidentemente inducendo anche lui in quella vulgata revisionista che tende ad equiparare i carnefici alla vittime, quanti hanno combattuto a prezzo della propria vita per la libertà e la democrazia nel nostro paese a quanti hanno combattuto al fianco delle SS naziste in nome di quel Fascismo che lo stesso Segretario Nazionale del partito da cui Isnardi e Ascheri provengono non ha esitato a definire 'il Male Assoluto'.
Come ci riferiscono le cronache dei giornali pochi giorni fa, nella nostra città, 4 ragazzi ventimigliesi hanno dato luogo ad una aggressione di stampo squadrista e razzista nei confronti di un minorenne equadoreno solo perchè 'aveva il colore della pelle diversa dalla nostra'.

A Roma estremisti di destra hanno assaltato spranghe alla mano e braccio proteso nel saluto di cui Isnardi e Ascheri hanno fatto sfoggio, l'università La Sapienza, assalendo diversi studenti universitari e a Verona alcuni naziskin affiliati all'estrema destra hanno assassinato un giovane perchè 'diverso' dai loro canoni culturali.

Questo solo per citare gli ultimissimi episodi in ordine temporale.
Ci pensino gli uomini della destra ventimigliese, la prossima volta che avranno voglia di rivendicare altri 'gesti goliardici' di questo genere...

Non mi è possibile sfuggire all'impressione che la società italiana sia talmente impregnata di Paura, indotta dai mass media in mano a Berlusconi, di revisionismo storico e di egoismo sociale patologico che tende a cancellare qualsiasi forma di solidarietà.

Ecco quindi le città sempre più militarizzate (a Napoli letteralmente, coi soldati schierati a fronteggiare le proteste dei cittadini contro i veleni e la tossicità delle discariche), ecco quindi le cacce allo straniero, i pestaggi dei 'diversi' e gli incendi ai campi Rom.
Ritengo necessario e ineludibile per la sinistra, nelle sue varie articolazioni, quella istituzionale e quella antagonista e di movimento, attrezzarsi a livello culturale e sociale per arginare la deriva e contrastare da subito quando sta avvenendo nel nostro paese.

Roberto Vallepiano

Bassolino e Jervolino JATEVENNE!!!!

Riceviamo dai compagni di UC-MCC del Collettivo Marx dell'ospedale Cardarelli di Napoli:

La devastazione sociale a ambientale di Napoli e della Campania hanno origine nel fallimento di una classe dirigente.
Bassolino e la Jervolino sono i capi-clan di un gruppo di potere politico-finanziario-mediatico che ha dominato la nostra regione in maniera incontrastata gli ultimi venti anni.
Il drammatico problema dei rifiuti è solo l’aspetto più appariscente della situazione, ma non è il solo. Questa classe dirigente ha avuto come priorità l’autoconservazione del potere e gli affari per ristretti gruppi, non certamente gli interessi della collettività e dei cittadini. Enormi sprechi di risorse pubbliche e assenza di servizi per la popolazione. Nella città di Napoli è diventato irrisolvibile il semplice smaltimento dei rifiuti, come appare impossibile dare semplicemente un letto ad un paziente che va in ospedale, dove si viene regolarmente buttati su una barella come degli animali.
Una seria e onesta classe dirigente avrebbe dovuto organizzare l’unica cosa possibile nelle città moderne: la raccolta differenziata, l’unico modo che consente di evitare inconcepibili e assurde discariche e allo stesso tempo fa diventare una ricchezza i rifiuti.
In questi anni si è consentito ai territori della Campania di diventare lo sversatoio di rifiuti tossici dell’Europa intera. Questa classe dirigente si è alleata con il governo reazionario di Berlusconi e pensa di conservare il proprio potere con una repressione bestiale ed indiscriminata. Chi consente a Bassolino e la Jervolino di conservare il loro potere è pienamente corresponsabile di tutto ciò. La giunta regionale e quella comunale sono tenute in vita dai voti determinanti di Rifondazione Comunista. Alcuni dirigenti nazionali di questo partito hanno partecipato alla manifestazione di Chiaiano del 1 Giugno contro la discarica.
Ma quando c’è una barricata bisogna scegliere, non si può stare contemporaneamente da tutte e due le parti. O si sta con la popolazione in lotta o si sta con un governo repressivo.
Bassolino e la Jervolino sono il simbolo di una classe dirigente senza più valori morali, etici, culturali. Se avessero un minimo di senso di responsabilità politica, per il bene della collettività, dovrebbero rassegnare le dimissioni.

Napoli 16/06/08
Unità Comunista - Collettivo Karl Marx Cardarelli

martedì 10 giugno 2008

basta una bandiera per essere arrestati

Incredibile l?accusa: ?teneva una bandiera della sua organizzazione?!!!!
ma chi ha fatto una cosa del genere?
i cattivi mangia-bambini comunisti?

Arrestato un dirigente della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca

Dichiarazione della Gioventù Comunista di Grecia

22/05/2008

Basta tenere una bandiera dei giovani comunisti, per essere arrestati nella Repubblica Ceca! Prosegue così la repressione delle autorità di Praga contro l?Unione della Gioventù Comunista (KSM), messa definitivamente fuori legge nel marzo scorso. E prosegue la campagna di solidarietà. Anche attraverso la firma dell?appello internazionale in http://4ksm.kke.gr. Nelle ultime settimane decine di firme dall?Italia si sono aggiunte alle oltre 11.000 già raccolte in tutto il mondo (e in passato anche nel nostro paese). Un grazie ai compagni e amici che lo hanno fatto e a quelli che ancora si aggiungeranno al lungo elenco. Con l?augurio di ottenere un livello di solidarietà analogo a quello che si sta sviluppando per iniziativa dei giovani comunisti in Grecia.

La redazione di Resistenze.org

La Gioventù Comunista di Grecia denuncia l?inaccettabile e vergognoso arresto di David Pazdera, quadro del KSM della Repubblica Ceca, durante una dimostrazione il 21 maggio a Praga, indetta dall?organizzazione insieme ai sindacati contro i progetti del governo ceco miranti a privatizzare il sistema sanitario del paese. La ragione dell?arresto sarebbe dovuta al fatto che il militante del KSM teneva, nel corso della manifestazione, una bandiera del KSM, vale a dire di un?organizzazione messa fuori legge.

Ci si sforza in tal modo di dare concretezza alla decisione relativa al bando del KSM presa lo scorso marzo dai tribunali del paese, su ordine e con l?approvazione del governo ceco e dell?Unione Europea.

L?azione vergognosa fa seguito alla confisca delle bandiere del KSM nella città di Brno avvenuta nel corso della dimostrazione del 1 Maggio.

Si tratta di una scalata programmata dei provocatori attacchi anticomunisti che ogni giovane uomo e donna, ogni organizzazione di massa della gioventù, e i movimenti popolari devono condannare.

L?ultima intimidazione nei confronti dei compagni del KSM deve essere respinta. I messaggi di denuncia inviati da più di 100 organizzazioni sindacali, rappresentanze studentesche universitarie e tecniche di tutta la Grecia e la generale ondata di solidarietà contro la messa fuori legge del KSM già manifestatasi, devono registrare un?ulteriore sviluppo.

Facciamo appello a tutte le organizzazioni giovanili perché prendano posizione e condannino l?anticomunismo montante in Europa.

In preparazione del Festival del KKE-KNE, la Gioventù Comunista di Grecia avvierà iniziative di sostegno economico al KSM della Repubblica Ceca per tutta l?estate, allo scopo di appoggiare anche sul piano materiale la lotta dei nostri compagni nella difficile situazione della Repubblica Ceca.

No alla messa fuori legge dell?Unione della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca!

L?intimidazione anticomunista non passerà!

22 maggio 2008

Il Comitato Centrale della Gioventù Comunista di Grecia (KNE)

ESPERIENZE A CONFRONTO

La lotta per il controllo operaio nelle fabbriche in Venezuela ed in Italia

Giovedì 12 Giugno ore 17:30
Presso la sede dei Cantieri Navali Megaride, calata marinella int.porto (NA)
incontro con il giovane politologo DARIO AZZELLINI
conoscitore e studioso della realtà attuale della geopolitica latinoamericana e del suo centro di conflitto nell’area boliviana e neogranadina.



Invitiamo tutte le realtà operaie e di lotta a partecipare

Associazione Unità Comunista

Dopo la catastrofe della sinistra governista quali prospettive per i comunisti?

Tavola rotonda - dibattito a Padova
domenica 15 giugno ore 14,30

sala di via S. Maria Assunta 35a (Porto Astra - Guizza) - Padova

Interverranno:

- Aldo Romaro (Movimento per la Costituente Comunista),
- Francesco Moisio (Partito Comunista dei lavoratori),
- Cristian dal Grande (Sinistra Critica),
- Antonino Marceca (Partito di Alternativa Comunista),
- Gianluigi Pegolo (L’Ernesto - PRC),
- Marco Veruggio (Controcorrente - PRC),
- Compagne e compagni veneti per un'organizzazione politica marxista

Coordinerà la tavola rotonda e il dibattito Gino Bortolozzo.

Promuove: Coordinamento per l'Unità dei comunisti/Movimento per la Costituente Comunista
per informazioni: 380 3999961

Come arrivare al luogo dell'assemblea
La sala polivalente di via s.maria assunta si trova a Padova sud, in zona Bassanello - Guizza.
E' raggiungibile dalla stazione ferroviaria con il tram; scendere alla fermata della multisala Porto Astra. L'ingresso della sala si trova nella galleria pedonale di fonte alla multisala.
In auto, provenendo dal casello di padova sud (o dalla tangenziale), imboccare l'uscita per la statale 16 - Adriatica, seguire in direzione centro fino al ponte sul canale scaricatore, quindi girare a destra per via Guizza, seguendola fino all'incrocio (sulla destra) con via Venanzio. Pochi metri dopo aver imboccato la via si trova un parcheggio adiacente alla sala polivalente

Arriva Bush: chi protesta va a Regina Coeli!

Il garante Angiolo Marroni denuncia gli spostamenti coatti negli istituti penitenziari di tutta Italia dei carcerati in attesa di giudizio che si trovano in via della Lungara. Un'operazione costosa, per fare posto a chi protesterà contro il presidente Usa
In queste ore quasi 220 detenuti nel carcere giudiziario di Regina Coeli stanno subendo un trasferimento penitenziario in tutti gli istituti d'Italia per ragioni precauzionali. L'esodo dei carcerati, in attesa di giudizio, è stato predisposto per lasciare spazio ad eventuali fermi eseguiti durante le manifestazioni politiche e di protesta nei confronti del presidente degli Stati Uniti, Gorge Bush, atteso in città la prossima settimana. Una decisione che non ha nulla a che vedere con le singole posizioni di ogni carcerato trasferito e dettata da misure di sicurezza.

Il carcere di Regina Coeli si trova in centro ed è il più facile da raggiungere durante le manifestazioni. Si tratta di un carcere giudiziario, dove i detenuti restano il tempo che basta a subire una condanna o ad essere assolti. Un luogo infernale, secondo il Garante dei Detenuti Angiolo Marroni, che ieri ha duramente condannato la disumanità dell'esodo forzato: «una porta girevole, dove si entra e si esce, superaffollato e con una capienza massima di 850 persone». Per il Garante il trasferimento in atto è «costoso in termini economici, ma soprattutto ha un peso umano. Un'operazione assurda, che non tiene conto di processi, famiglie e affetti. Un'operazione per fronteggiare manifestazioni antiamericane che forse nemmeno si faranno. In previsione di incidenti, si va a ledere la dignità dei detenuti».

Il trasferimento in ogni regione d'Italia è l'aspetto più dolente sul piano umano secondo il Garante, che ha puntato il dito contro il vero problema del carcere romano della Lungara.

«Da tempo andiamo dicendo che il carcere di Regina Coeli è sovraffollato, basterebbe che un capo di Stato venisse a Roma una volta al mese e ogni problema sarebbe risolto ».

La scorsa settimana era già previsto il trasferimento di 40 detenuti, a cui se sono aggiunti una sessantina in attesa di autorizzazione dal Provveditorato regionale dell'Amministrazione Penitenziaria e destinati in altri Istituti sempre nel Lazio. Per altri 63 domiciliati transitoriamente nel carcere cittadino, è in arrivo in via libera del Dipartimento Nazionale per essere trasferiti questa volta in tutti gli Istituti penitenziari d’Italia. Dai calcoli forniti dal Garante sono 220 le unità coinvolte nell'esodo.

La sezione che verrà destinata ad eventuali fermi, frutto di disordini e contestazioni antiamericane legate alla visita ufficiale di Gorge Bush, è la settima, dove due piani della sezione verranno “evacuati”.

«Siamo sempre favorevoli a misure che possano ridurre il sovraffollamento - ha precisato il Garante - ma non a questi trasferimenti di massa improvvisati che non tengono in nessun conto li affetti dei detenuti».

Salute, rapporti con la famiglia e fasi processuali, sono i momenti più sofferti per ogni detenuto. In questo periodo la sensazione di insicurezza per tanti che stanno “dentro” è forte e avvertita da immigrati e non. Il provvedimento amministrativo che trasferisce altrove 220 unità del Regina Coeli, senza aver avuto molto tempo di preavviso, non fa che aumentare l'incertezza all'interno degli Istituti.

«Vedo che c'è un grande timore», ha concluso Marroni.

Perché il Socialismo

Scritto da Albert Einstein
Dal primo numero della rivista "Monthly Review", fondata da Paul Sweezy nel 1949

È OPPORTUNO che una persona non esperta in questioni economiche e sociali esprima opinioni in merito al socialismo? Credo di sì, per svariate ragioni. Consideriamo la questione dal punto di vista del sapere scientifico. Sembrerebbe non esserci fondamentali differenze di metodo tra l’astronomia e l’economia: in entrambe gli scienziati lavorano per scoprire leggi generalmente accettabili per un circoscritto insieme di fenomeni, allo scopo di mostrare l’interconnessione di questi fenomeni il più chiaramente che sia possibile. Ma in realtà le differenze metodologiche esistono.

Nel campo economico la scoperta di leggi generali è resa difficile dal fatto che spesso i fenomeni economici osservati sono interessati da numerosi fattori che sono difficili da valutare separatamente. Inoltre, l’esperienza che si è accumulata dall’inizio del cosiddetto periodo civilizzato della storia dell’umanità è stata, come è ben noto, ampiamente influenzata e limitata da fattori che in natura sono molto lontani dall’essere esclusivamente economici.

Per portare un esempio, la gran parte dei maggiori stati della storia devono la loro esistenza a politiche di conquista. Il popolo conquistatore si impose, legalmente ed economicamente, come classe privilegiata del paese conquistato. Avocò a sé il monopolio della proprietà terriera e nominò il clero all’interno dei suoi ranghi. I preti, tramite il monopolio dell’educazione, trasformarono la divisione in classi della società in un istituzione permanente creando un sistema di valori dal quale il popolo, in larga misura inconsciamente, venne manovrato nel suo comportamento sociale.

La tradizione storica, però, appartiene per così dire al passato. Da nessuna parte siamo stati completamente soggiogati ideologicamente da ciò che Thorstein Veblen definì la “fase predatoria” dello sviluppo dell’umanità. I fatti economici oggi osservabili fanno parte di quella fase e, di conseguenza, le leggi che possiamo derivare da essi non sono applicabili ad altre fasi. Ora, poiché lo scopo reale del socialismo è proprio quello di superare ed andare oltre la fase predatoria dello sviluppo dell’umanità, la scienza economica nel suo stato attuale può fare solo un po’ di luce sulla futura società socialista.

In secondo luogo, il socialismo si indirizza ad un fine etico-sociale. La scienza, però, non può creare fini ed ancor meno inculcarli negli uomini; al massimo, può informare circa i mezzi più adatti ad ottenere certi fini. Questi stessi fini, però, sono stati concepiti da personalità con vigorosi ideali morali e, se questi non sono scomparsi ma ancora forti e vitali, sono fatti propri e perseguiti da quei numerosi esseri umani che, con consapevolezza più o meno estesa, determinano la lenta evoluzione della società. Dovremmo perciò fare attenzione a non sopravvalutare la scienza ed il metodo scientifico quando trattiamo di questioni legate alle relazioni umane; non dobbiamo nemmeno presupporre che solo alcuni siano esperti in merito ed abbiano diritto a far sentire la loro voce sulle questioni dell’organizzazione sociale.

È già da un po’ che tantissime voci hanno affermato che oggi la società umana attraversa una crisi e che la sua stabilità è seriamente compromessa. Tipico di una simile situazione è che gli individui si mostrino indifferenti o persino ostili verso il piccolo o grande gruppo cui fanno parte. Per illustrare il mio pensiero, permettetemi di riportare qui un’esperienza personale.

Di recente discutevo con un uomo intelligente e gentile sulla minaccia di un’altra guerra che, come penso, avrebbe seriamente minacciato l’esistenza del genere umano e facevo notare come soltanto un miracolo avrebbe potuto preservarlo da quel pericolo. Di fronte a ciò il mio ospite, con estrema tranquillità e disinvoltura, mi disse: “Perché siete così decisamente contrario alla scomparsa della specie umana?”

Sono certo che meno d’un secolo fa nessuno avrebbe fatto, con tale facilità, una tale affermazione. Si tratta dell’affermazione di un uomo che s’è sforzato inutilmente di raggiungere un equilibrio interno ed ha pressoché perso la speranza di riuscirvi. Si tratta dell’espressione di una solitudine dolorosa e di un isolamento cui numerose persone ricavano sofferenza. Quale ne è la causa? Esiste una via d’uscita? Facile è sollevare tali questioni, meno facile rispondervi con un certo grado di sicurezza.

Ciononostante, devo provarci al meglio delle mie forze, benché sia cosciente del fatto che i nostri sentimenti ed i nostri sforzi sono spesso contraddittori ed oscuri, che non possono essere espressi in facili e semplici formule. L’uomo è contemporaneamente un essere solitario ed un essere sociale.

Come essere solitario, cerca di garantirsi la propria sicurezza e quella di coloro a lui più vicini, di soddisfare i suoi desideri individuali e sviluppare lue capacità innate. Come essere sociale, cerca d’ottenere il riconoscimento e l’affetto dei suoi simili, di condividerne i desideri, di confortarli nei loro dolori e di migliorarne le condizioni di vita. Solo la coesistenza di questi diversi sentimenti, spesso in conflitto, forma lo specifico carattere di un individuo e la loro specifica combinazione determina il punto in cui un individuo può cogliere un equilibrio interiore e contribuire al benessere generale. Certo è possibile che la forza relativa di queste due spinte sia principalmente stabilità dall’eredità; ma la personalità che alla fine emerge è ampiamente determinata dall’ambiente in cui un individuo ha avuto la sorte di trovarsi durante il suo sviluppo, dalla struttura sociale in cui cresce, dalla tradizione di quella società e dalla valutazione che essa da a particolari tipi di comportamento.

L’astratto concetto di “società” significa concretamente per il singolo essere umano l’insieme delle sue relazioni dirette ed indirette con i suoi coetanei e con tutte le persone delle varie generazioni. L’individuo può pensare, sentire, lottare e lavorare da solo, ma egli dipende dalla società cosi tanto – nella sua esistenza fisica, intellettuale ed emotiva – da essere impossibile raffigurarlo o comprenderlo fuori da una determinata struttura sociale. È la “società” che gli fornisce il cibo, il vestiario, una casa, gli strumenti di lavoro, il linguaggio, le strutture mentali e la maggior parte delle sue conoscenze; la sua vita è resa possibile tramite il lavoro e le realizzazioni di milioni e milioni di uomini, passati e presenti, nascosti all’interno della piccola parola “società”.

È perciò evidente come la dipendenza dell’individuo dalla società sia un fatto naturale che non può essere abolito, né più né meno che nel caso delle formiche e delle api. Va detto, però, che, mentre l’intero ciclo vitale di api e formiche è completamente determinato da ferrei istinti ereditari, i modelli sociali e le forme di reciproca dipendenza degli esseri umani sono estremamente variabili e possono essere cambiati. La memoria, la capacità di formare nuove combinazioni, la capacità naturale del linguaggio verbale hanno permesso tra gli esseri umani degli sviluppi che non sono dettati direttamente da necessità biologiche. Questi sviluppi si evidenziano nelle tradizioni, nelle istituzioni, nelle forme organizzative, nella letteratura, nelle scoperte scientifiche, nelle realizzazioni ingegneristiche e nelle opere d’arte.

Questa cosa spiega come accade che, da un certo punto di vista, l’uomo può influenzare la sua vita attraverso il proprio comportamento e che, in questo processo, la riflessione e la ricerca consapevoli possono svolgere un ruolo. L’uomo acquisisce alla nascita, per eredità genetica, una costituzione fenotipica che occorre ritenere fissa ed inalterabile, che comprende i bisogni naturali caratteristici del genere umano. Inoltre, durante l’arco della sua esistenza, acquisisce una struttura culturale traendola dalla società tramite la comunicazione e molti altri tipi d’influenze.

È questa struttura culturale che, col tempo, è soggetta a cambiamento e determina in larghissima misura le relazioni tra l’individuo e la società. L’antropologia moderna ci ha insegnato, tramite lo studio comparato delle cosiddette civiltà primitive, come il comportamento sociale degli esseri umani può essere molto differente, dipendendo dai modelli culturali maggioritari e dal tipo di organizzazione prevalente nella società. È su ciò che coloro i quali lottano per migliorareil destino dell’uomo possono fondare le loro speranze: gli esseri umani non sono condannati dalla loro costituzione biologica a distruggersi reciprocamente o restare in preda all’arbitrio di un destino malvagio, da loro stessi causato.

Se ci domandassimo come occorrerebbe mutare la struttura sociale e la predisposizione culturale umana allo scopo di rendere la vita degli esseri umani il più soddisfacente possibile, dovremmo essere sempre consapevoli del fatto che ci sono determinate condizioni che ci è impossibile modificare.

Come detto precedentemente, la natura biologica umana non è, per motivi materiali, soggetta a cambiamento. Inoltre, gli sviluppi tecnologici e demografici degli ultimi secoli hanno creato vincoli permanenti. All’interno di popolazioni selezionate in modo relativamente numeroso insieme ai beni indispensabili alla loro sopravvivenza, sono assolutamente necessari un’avanzata divisione del lavoro ed un sistema produttivo fortemente centralizzato. È finita del tutto l’epoca (che, guardando indietro nel passato, può sembrarci idilliaca) in cui individui o gruppi relativamente piccoli potevano essere del tutto autosufficienti. Non è un’esagerazione approssimativa dire che il genere umano costituisce, oggi come ieri, una comunità planetaria di produzione e consumo.

Sono adesso giunto al punto in cui posso mostrare in breve cos’è per me l’essenza della crisi della nostra epoca. Questa crisi riguarda le relazioni dell’individuo con la società. L’individuo è divenuto più che in qualunque altro tempo consapevole della sua dipendenza dal resto della società. Egli, però, non avverte questa dipendenza come una risorsa positiva, come un legame intrinseco, come una forza protettiva, ma al contrario come una minaccia ai suoi diritti naturali o alla sua esistenza materiale. Inoltre, la sua posizione sociale è tale che le spinte egoistiche del suo comportamento vengono sempre più accentuate mentre le sue spinte sociali, che sono di natura più deboli, si deteriorano progressivamente. Tutti gli esseri umani, quale che sia la loro posizione sociale, soffrono a causa di questo processo di deterioramento. Inconsciamente prigionieri del proprio egotismo, si avvertono insicuri, isolati, privati dell’ingenua, semplice e non sofisticata gioia di vivere.

L’uomo può trovare un significato nella vita, per quanto breve e pericolosa, solo all’interno dei rapporti sociali. Il caos economico della società capitalistica nella sua forma attuale è, secondo la mia opinione, la vera causa del male. Ci avvertiamo innanzitutto come un’enorme comunità di produttori i cui membri cercano incessantemente di defraudarsi reciprocamente dei frutti del lavoro comune – non necessariamente tramite la forza, ma alla fin fine tramite la complicità delle leggi. Da questo punto di vista, è fondamentale comprendere che i mezzi di produzione – in altri termini l’intera capacità produttiva necessaria sia alla produzione dei beni di consumo sia alla produzione di tutto il resto – possono in virtù della legge essere, e solitamente lo sono, proprietà privata di determinati individui.

Per semplicità, nella discussione seguente chiamerò “lavoratori” tutti coloro che sono esclusi dalla proprietà dei mezzi di produzione – anche se ciò non è affatto l’uso comune di tale termine. Il proprietario dei mezzi di produzione è nella posizione di comprare la forza lavoro del lavoratore. Utilizzando i mezzi di produzione, il lavoratore produce nuovi beni che passano nella proprietà del capitalista. Il punto essenziale di questo processo è la relazione tra ciò che il lavoratore produce e ciò che gli viene pagato – sia l’uno sia l’altro misurati in termini di valore reale. Per quanto il contratto di lavoro possa essere “libero”, ciò che il lavoratore riceve è determinato non dal valore reale dei beni che ha prodotto, ma, da un lato, dai propri bisogni minimali, dall’altro, dalla richiesta di forza lavoro da parte dei capitalisti in relazione al numero di lavoratori in concorrenza per l’impiego.

È fondamentale comprendere che, anche in teoria, la paga del lavoratore non è determinato dal valore del suo lavoro. Il capitale privato tende ad essere concentrato in poche mani, in parte a causa della competizione tra i capitalisti, in parte perché lo sviluppo tecnologico e la crescente divisione del lavoro spingono alla formazione di più grandi unità produttive a spese di quelle più piccole. Il risultato di tali dinamiche consiste in un’oligarchia del capitale privato, il cui enorme potere non può ragionevolmente essere controllato nemmeno da una società organizzata politicamente in forma democratica. Questo è e vero finché i membri del potere legislativo sono selezionati da partiti politici in larga misura finanziati, o comunque influenzati, dai capitalisti privati che, per motivi di praticità, separano l’elettorato dalla legislatura.

Di conseguenza, i rappresentanti del popolo, di fatto, non proteggono sufficientemente gli interessi dei settori popolari soggiogati dai privilegi dei pochi. Inoltre, nelle attuali condizioni,. È inevitabile che i capitalisti privati controllino, direttamente o indirettamente, le principali forme della comunicazione (stampa, radio, educazione…). Davvero, è estremamente difficile, anzi nella maggior parte dei casi del tutto impossibile, per il singolo cittadino raggiungere conclusioni valide e far uso con intelligenza dei suoi diritti politici.

La situazione in un’economia fondata sulla proprietà privata del capitale e così normalmente caratterizzatala due fattori basilari: 1. i mezzi di produzione (capitale) sono posseduti in forma privata ed i detentori ne dispongono a loro arbitrio; 2. il contratto di lavoro è libero.

Ovviamente non esiste una società capitalistica pura. In particolare, va osservato che i lavoratori, tramite lunghe e dolorose lotte, sono giunti a conquistare per certe categorie di lavoratori una forma in qualche modo migliorata del “libero contratto di lavoro”. Nel complesso, però, l’economia odierna non differisce molto dal capitalismo “puro”. La produzione viene diretta in base al profitto, non in base alla sua utilità.

Non c’è alcuna garanzia che tutti quelli abili e disponibili a lavorare saranno sempre in grado di trovare un impiego – la norma è anzi quella che vede un numeroso esercito di disoccupati. Il lavoratore vive costantemente con addosso la paura di perdere il lavoro. Quando lavoratori disoccupati e malpagati non riescono più a garantire un mercato in grado di dare profitti, la produzione dei beni di consumo diminuisce con la conseguenza di un’enorme miseria generale. Il progresso tecnologico pressoché sempre sfocia in un aumento della disoccupazione, invece che in un alleggerimento del carico di lavoro per tutti.

L’obiettivo del profitto, insieme con la competizione tra i capitalisti, è la responsabile dell’instabilità nell’accumulazione e nell’utilizzazione del capitale la quale conduce ad una dura e crescente depressione. La sfrenata competizione comporta un enorme spreco di forze produttive ed a quel deperimento della coscienza sociale che ho menzionato in precedenza. Considero questo mancato sviluppo degli individui il male peggiore del capitalismo.

Il nostro intero sistema educativo soffre di questo male. Viene inculcata nello studente un’esagerata predisposizione alla competizione, che è addestrato nel culto del successo economico come preparazione per la sua vita futura. Sono convinto che esista una sola strada per eliminare questi gravi mali, vale a dire l’affermazione di un’economia socialista accompagnato da un sistema educativo orientato a fini sociali.

In una tale economia i mezzi di produzione sono posseduti dalla collettività e da essa utilizzati in modo pianificato. Un’economia pianificata che regoli la produzione in base ai bisogni della comunità distribuirebbe il lavoro necessario tra tutti quelli abili al lavoro e garantirebbe i mezzi di sussistenza ad ogni uomo, donna e bambino.

L’educazione dell’individuo, oltre a favorire lo sviluppo del sue innate capacità, tenderebbe a sviluppare in lui un senso di responsabilità verso i propri simili al posto della esaltazione del potere politico ed economico presente nella nostra attuale società.

Va tutta via ricordato che un’economia pianificata non è ancora il socialismo. Un’economia pianificata in quanto tale può essere congiunta al completo asservimento dell’individuo. Il raggiungimento del socialismo comporta la soluzione di alcuni problemi sociali e politici molto difficili: come impedire, data la necessità della centralizzazione, alla burocrazia di divenire onnipotente e prepotente? Come proteggere i diritti dell’individuo ed in più assicurare un contrappeso democratico al potere della burocrazia?

Chiarire questi problemi del socialismo è di fondamentale importanza nella nostra epoca di transizione. Dal momento che, nelle attuali circostanze, una discussione libera e senza intralci è soggetta ad un possente tabù, ritengo la fondazione di questa rivista un importante servizio pubblico.

domenica 1 giugno 2008

Contro la megadiscarica di Chiaiano

Manifestazione 1 Giugno 2008
Concentrazione stazione metropolitana di Chiaiano
Ore 16,30

Il regime costituito dal governo Berlusconi-Veltroni ha deciso di risolvere il problema dei rifiuti a Napoli con un attacco militare e una repressione generalizzata alla popolazione di Chiaiano. Questa è la strada decisa per governare l’Italia nei prossimi anni.
Attraverso un regime totalitario e di repressione si intende portare avanti il programma del massacro di lavoratori e la devastazione ambientale totale.
Il pugno di ferro che vogliono usare contro la popolazione di Chiaiano vogliono usarlo poi anche contro la popolazione di Vicenza che si oppone alle base di Dal molen e alle popolazioni che si oppongono alla costruzione della Tav. Con questo metodo vogliono disseminare l’Itala di centrali nucleari, con lo stesso metodo vogliono reprimere qualsiasi manifestazione di opposizione e dissenso ad una politica economica che sta portando alla fame la maggior parte dei lavoratori e dei cittadini italiani attraverso stipendi sempre più bassi distrutti dalla tenaglia del blocco decennale dei salari e dell’inflazione, pensioni sempre più basse e insicure, condizioni di lavoro pericolose e ritmi infernali che producono centinaia di morti l’anno, precarizzazione dei rapporti di lavoro che aumentano costantemente la quota dei lavoratori non-garantiti, lo sfruttamento bestiale e la condizione di quasi schiavitù dei lavoratori migranti. La lotta della popolazione di Chiaiano, in questo momento, assume un valore fondamentale, contro la linea politica di un governo totalitario, per la prospettiva della costruzione di un’alternativa politica al sistema.



Napoli 01/06/08



Unità Comunista - Movimento per la Costituente Comunista

lunedì 26 maggio 2008

No alla megadiscarica di Chiaiano! No alla repressione!

Napoli è una città devastata da un punto di vista ambientale, la cementificazione totale di quasi tutto il territorio urbano e metropolitano, la scomparsa quasi completa di aree verdi, il collasso totale del ciclo dello smaltimento dei rifiuti, tutto questo fa di questa metropoli un luogo dove la semplice sopravvivenza diventa estremamente difficile.
Il progetto di fare in questo territorio devastato una megadiscarica a Chiaiano è una follia criminale.
La selva di Chiaiano è una delle pochissime aree verdi di Napoli, insieme al bosco di Capodimonte ed al parco degli Astroni è l’ultima riserva di ossigeno di una città completamente cementificata, sotto la selva di Chiaiano scorre una falda acquifera fondamentale. Questo territorio si trova, in linea d’aria, a poche centinaia di metri dalla zona ospedaliera che contiene tutti i più grandi e importanti ospedali non solo di Napoli , ma di tutta la regione Campania. Inoltre la selva si trova su una zona collinare che ha una forte instabilità del suolo, negli ultimi anni numerose e gravi frane l’hanno devastata, questa vegetazione rappresenta l’unica salvaguardia per centinaia di migliaia di persone che vivono su questa collina, costruire la megadiscarica e eliminare altro verde significa mettere a repentaglio la vita di migliaia di cittadini.
Costruire a Chiaiano una megadiscarica sarebbe l’ultimo e definitivo crimine contro la città di Napoli e i suoi cittadini. Eppure questa è l’unica soluzione che propone una classe dirigente e un potere politico che sono giunti a un fallimento storico definitivo.
Il fatto che in questa città il sindaco Rosa Russo Jervolino e il presidente della Regione Bassolino siano ancora al loro posto è una vergogna , hanno trascinato le istituzioni pubbliche in un discredito totale e una mancanza di credibilità quasi assoluta. Questa classe dirigente corrotta e incapace vorrebbe risolvere la situazione con una repressione generalizzata, che nel caso di Chiaiano potrebbe risolversi in un vero e proprio massacro.
U.C. solidarizza con la resistenza popolare, invita tutte le forze sociali, civili, politiche a sostenere fattivamente e concretamente questa lotta, ove mai dovesse avvenire questo massacro di cittadini inermi la Repubblica Italiana avrebbe cambiato completamente la sua natura, sarebbe uno stato che avrebbe come unico strumento di governo la repressione.
Napoli 25/05/08
Unità Comunista
Collettivo Karl Marx A.O.R.N. Cardarelli

COMUNICATO CONTRO LA REPRESSIONE

Martedì 20 maggio 4 compagni e compagne del Network Autorganizzato e del Nucleo Studentesco Metropolitano (Napoli) si sono visti recapitare un decreto penale di condanna a sei mesi di detenzione convertita in pena pecuniaria di 3520 euro ciascuno (per un totale di 14mila e 80 euro!).
Il provvedimento di condanna è motivato con la presunta violazione dell’art. 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), articolo che prevede una pena fino a sei mesi di detenzione (o la sua conversione in ammenda) per chiunque organizzi una riunione pubblica senza preavvisare le autorità di Pubblica Sicurezza. Secondo gli accusatori, le compagne e i compagni condannati avrebbero violato tale disposizione del TULPS in occasione del presidio che si tenne nel luglio scorso in via Scarlatti, organizzato dal movimento antifascista e antirazzista napoletano e grazie al quale si riuscì ad impedire lo svolgimento di un’iniziativa di Forza Nuova.
E’ utile ricordare che il TULPS è del 1931, la norma in questione appartiene, dunque, a quelle numerose disposizioni legislative che ben rappresentano la continuità tra lo Stato fascista e la Repubblica democratica: continuità di potere, di interessi, di classe dominante padronale, e quindi anche continuità normativa e repressiva. Il TULPS è parte integrante di quell'apparato di norme e procedure finalizzate alla persecuzione politica, edificato appunto negli anni venti e trenta del novecento per colpire i lavoratori e le loro lotte, e che la Repubblica “fondata sul lavoro” non ha mai abrogato.
Al contrario, le norme fasciste sono quotidianamente fatte valere e applicate dallo Stato democratico, senza alcun imbarazzo, ogni qualvolta le autorità intendono perseguire finalità di repressione politica ai danni di compagni e lavoratori.
L’iter della contestazione (Art. 459 del Codice di procedura penale) è subdolo e sconcertante: d’ufficio si procede, infatti, ad infliggere una condanna (senza preoccuparsi di dare agli imputati alcuna possibilità di difendersi) ogni qual volta la pena sia pecuniaria o detentiva tramutabile in ammenda. E’ necessario, per poter avere un “regolare” processo, preoccuparsi di presentare un ricorso entro dieci giorni; in caso di mancato ricorso si accetta di fatto la condanna. Appare evidente che l’intero procedimento miri a intimidire e demoralizzare la risposta politica dei compagni.
Al di là della forma procedurale, la questione che, a nostro avviso, merita maggiore attenzione è proprio il reato contestato. Distribuire volantini e parlare al megafono non è più permesso senza previa autorizzazione. Queste condanne sono, in breve, al contempo grottesche e allarmanti e meritano alcune considerazioni politiche.
Tanto per cominciare, esse chiariscono una volta per tutte come non sia possibile continuare a impostare le proprie riflessioni sulla repressione incentrandole unicamente sui soggetti di volta in volta repressi e sulla valutazione delle loro azioni, senza preoccuparsi di cogliere l’elemento politico che l’atto repressivo sta a rappresentare. Occorre, dunque, spostare l’asse del ragionamento sull’ineliminabilità e la presenza costante della repressione e su come essa venga diversamente applicata di volta in volta. Far partire un procedimento per un fatto che appare a tutti chiaramente come una pratica diffusa e consueta, ci dà chiaramente l’indice dell’asprezza dell’attacco repressivo che registriamo sia a livello europeo che, naturalmente, nazionale in questa fase.
E’ chiaro che ormai l’attacco è diretto ai più semplici spazi di agibilità per ridurre al silenzio qualsiasi voce di dissenso. Per far fronte a questo attacco unilaterale è opportuno dotarsi di un’attrezzatura politica che occorre costruire con una riflessione, un dibattito e una pratica appropriati. In questi anni abbiamo, impotenti (e a volte indolenti), assistito alla sottrazione di conquiste che pensavamo acquisite (si pensi, per dirne una, all’occupazione dei treni per i cortei nazionali); ampi settori del movimento hanno, infatti, deciso di arretrare di fronte a questi attacchi, nella speranza che tale rinuncia potesse garantire spazi di agibilità. E’ evidente ormai che questo ragionamento risulta essere fallimentare e che è opportuno invece non arretrare ma difendere le nostre lotte e la nostra stessa possibilità di fare politica in modo autonomo ed autorganizzato, comprendendo che la reazione non si arresta e non si accontenta dell’angolo in cui riesce a metterci ma che, con metodo, lavora all’annientamento del proprio antagonista e che dunque non è possibile nessuna forma di compromesso con essa.
Altro elemento che non possiamo non sottolineare è la scelta politica del bersaglio della reazione. Non è certamente casuale che il provvedimento di “condanna per decreto” arrivi al termine di un anno di mobilitazioni e lotte che hanno visto le compagne e i compagni impegnati quotidianamente contro la precarietà, per i diritti dei lavoratori e attivi sul terreno dell'antifascismo, dell’antirazzismo, dell'antisessismo, della solidarietà internazionalista, nonché interni al più vasto movimento contro la guerra e per i diritti sociali.
Sia il merito del provvedimento che la forma procedurale adottata, dunque, confermano la matrice squisitamente politica dell'attacco. Colpendo quattro compagni e compagne hanno inteso colpire un
insieme di percorsi di ricomposizione delle lotte, percorsi costruiti in piena autonomia dalle istituzioni e lontani da qualsivoglia compromesso con partiti e forze istituzionali.
Il messaggio che hanno voluto recapitare a tutti noi è il seguente: “perseverare nel fare politica in maniera realmente autonoma e autorganizzata è qualcosa che non conviene, perché in una maniera
o nell’altra troveremo il modo di farvela pagare sul piano personale, eventualmente anche scavando in ottant'anni di legislazione repressiva”. Ma hanno fatto male i loro conti.
Siamo comunisti, e non ci lasceremo certo intimidire. Continueremo a sviluppare le nostre lotte e il nostro lavoro politico con una determinazione sempre maggiore e sempre in una direzione precisa, immodificabile: contro la classe dominante e i suoi servi, contro il fascismo, il razzismo e l’imperialismo; per l’autorganizzazione e l’emancipazione degli oppressi e degli sfruttati!

Napoli, 23 maggio 2008

C.S.O.A. “Terra Terra”
Collettivo Vesuvio Zona Rossa (Comuni vesuviani)
Collettivo internazionalista di Napoli
Collettivo Orientale (Università Orientale di Napoli)
Nucleo Studentesco Metropolitano

giovedì 22 maggio 2008

Cominciarono con gli zingari

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.



Bertolt Brecht

IL GOVERNO BERLUSCONI DICHIARA GUERRA AI CITTADINI CAMPANI

Il primo Consiglio dei Ministri del quarto governo guidato dal neoduce Berlusconi, insediatosi "simbolicamente" (ossia demagogicamente) nella città di Napoli, ha varato una serie di decreti ministeriali di segno eccezionale, sotto la spinta e la "spada di Damocle" esercitata da alcune contraddizioni che sono state dipinte e raffigurate dalla propaganda di regime come "drammatiche emergenze" di natura sociale, ambientale, sanitaria e di ordine pubblico, costruite ad arte dai media e dalle forze politiche di governo.
In pratica, è stata annunciata una linea estremamente dura per affrontare in modo drastico e radicale talune questioni problematiche quali lo smaltimento dei rifiuti a Napoli e in Campania, e il tema della "sicurezza", alimentato e gonfiato da un'infame campagna mediatica di stampo xenofobo, se non addirittura razzista, che ha contribuito non poco ad istigare la popolazione italiana ad un sentimento di odio razziale rivolto in particolare contro le comunità Rom ed altri gruppi etnici migranti e presenti sul nostro territorio.
Sul versante dei rifiuti è stato compiuto un vero e proprio salto di qualità nella strategia da mettere in campo, ovvero un pauroso balzo strategico-organizzativo che sancirà il passaggio da una gestione repressiva di natura ordinaria, condotta finora dalle forze di polizia deputate all'opera di repressione interna, ossia quelle istituzioni delegate alla normale amministrazione dell'ordine pubblico, ad un'azione gestita direttamente dalle forze armate, come se si trattasse di un'operazione di tipo bellico da attuare all'interno del paese.
Infatti, la designazione di Guido Bertolaso, rilanciato alla grande nella veste di capo della Protezione civile nazionale, scelto per affiancare la Presidenza del Consiglio, vale a dire lo stesso Berlusconi, che si assume in tal modo la diretta responsabilità politica del problema, procede proprio nel senso di un'impostazione in chiave militarista della risoluzione della "emergenza rifiuti" in Campania.
Inoltre, i siti individuati come discariche per lo smaltimento dell'immondizia saranno dichiarati "aree di interesse strategico nazionale", vale a dire zone strettamente militari, per cui saranno presidiate e sorvegliate direttamente dalle forze armate.
In tale contesto sarà applicata come misura deterrente una legislazione punitiva alquanto dura, di stampo quasi draconiano, che sarà in qualche modo adeguata e coerente rispetto ai provvedimenti annunciati, per cui potranno essere comminate addirittura sanzioni carcerarie molto severe ai danni di eventuali iniziative di lotta intraprese da parte di semplici cittadini che decideranno di manifestare e di opporsi alle scelte adottate dal governo Berlusconi. Il quale si preannuncia come un esecutivo di "lacrime e sangue".
In poche parole, le proteste e i dissensi prima legittimi, saranno trattati e perseguiti alla stregua di veri e propri reati penali.
Tutto ciò determinerà e significherà una cosa sola: uno stato di guerra civile permanente in Campania. Prepariamoci al peggio...

Lucio Garofalo

SOTTO IL RICATTO DELA PARTITO DEL LEADER DEI FUCILI PRONTI ALL’USO (BOSSI), IL GOVERNO VARA DEI PROVVEDIMENTI CONTRO GLI IMMIGRATI....

SOTTO IL RICATTO DELA PARTITO DEL LEADER DEI FUCILI CALDI PRONTI ALL’USO (BOSSI), IL GOVERNO VARA DEI PROVVEDIMENTI CONTRO GLI IMMIGRATI CHE APRONO LA STRADA ALLA LOGICA DELLA PULIZIA ETNICA.

La Destra della globalizzazione deve cedere per il momento il passo alla Destra comunitarista ( delle comunità locali tradizionali ) e provinciale. Tra chi pensa e lavora per la purezza della razza e in termini di immigrati zero e chi invece ha fatto già i suoi conti di quanto ci si guadagna sfruttando duramente il lavoro dei poveri del mondo a casa nostra, per ora prevalgono i primi. Per ora, perché in sede parlamentare, all’atto di andare a fare la legge sui migranti avremo un risultato diverso.
Ve la immaginate tanta parte di quella piccola o ricca e benpensante borghesia, lasciata senza la badante dell’est che lavora 24 ore al giorno per 700 euro al mese(perché deve mantenere 3 o 4 figli a casa che non hanno nulla da mangiare) che cura il proprio vecchio ingombrante, costretta al dilemma tra il dover pagare qualcuno in modo serio o dover pagare le tasse per garantire servizi sociali all’altezza di un paese civile, oppure l’impresario che non ha più sull’impalcatura o tra le fila dei pomodori l’omino scuro fino a notte inoltrata, alla luce delle lampade, che fatica senza fermarsi mai per 1000 euro al mese ( in qualche caso anche 500 ), subito scontentati da quel governo Berlusconi in cui avevano riposto tante attese ?
Avremo allora una legge che salva “capra e cavoli”, la capra tutto fare ( l’immigrato utile ) di ogni italiano perbene che potrà continuare ad essere libero dall’impegno di restituire ciò che in gioventù ha ricevuto e impegnarsi recandosi col proprio gippone nella vita di società che tanto gli piace; e i cavoli, messi in banca sotto forma di banconote frutto del duro lavoro, degli altri, cioè di quella parte necessaria delle altre razze.
Razza e diciamola la parola ! la modernizzazione del vocabolario non cambia la sostanza delle cose in chi pensa in termini di noi e loro.
L’uomo della Patria Padana, dal fucile sempre pronto, accontentato con la propaganda di questi giorni, dovrà tornare buono buono nel suo cantuccio tra due mesi e mettersi agli ordini del capitano dell’ammiraglia.
A proposito di capitani coraggiosi e di ammiraglia, la Marcegaglia, una industriale seria, una di quelle che hanno detto: mai una legge che colpisca severamente il datore di lavoro perché gli incidenti non sono colpa dei datori di lavoro, in due giorni è stata sulle prime pagine della stampa, prima perché ha avuto la disgrazia di dover vedere che anche tra le sue proprietà si muore di lavoro, e poi, divina provvidenza che assiste i giusti di questo mondo, perché è stata eletta unanimemente come Presidente di Confindustria.
Opporsi a questa ondata razzista, alla logica della pulizia etnica da un lato e a quella dello sfruttamento senza regole dall’altro è oggi impresa quasi impossibile.
Nonostante ciò non ci si può arrendere, se no che avrebbero dovuto fare gli antifascisti a tempo del fascismo.
Tutto è estremamente difficile perché la sinistra si è auto strangolata, i comunisti sono stati emarginati e repressi, in primis dalla stessa sinistra, un po’ come ai tempi della Repubblica di Waimar e l’opposizione sarebbe quel Partito Democratico e che tanto assomiglia, ogni giorno di più, al Partito delle Libertà, quelli insomma che durante la campagna elettorale dicevano a Berlusconi, ci ha i rubato il programma. Un esempio per rendere concreto il discorso. In questi giorni è stato varato un meccanismo per “sostenere” le famiglie più disagiate ( qualche centinaio) per il pagamento della bolletta del gas. Risorse disponibili 17.000 euro. Dove si prendono le risorse? da chi paga il gas, e quindi per la logica dei grandi numeri soprattutto da tutti gli altri poveri ( altri poveri si traduce in: quelli che non arrivano alla fine del mese ). Che rappresenta questa cifra, per chi la riceverà ? meno che una carità che non ambierà in niente la vita di chi è povero veramente, basti pensare che si distribuisce una cifra in una anno a centinaia di famiglie che è meno di quanto costava in un mese, al Comune, il suo primo Direttore Generale; per il Comune invece niente, o forse no, perché il contributo, si lo pagano i cittadini in generale, ma per “distribuire” 17.000 euro a centinaia di famiglie, la macchina comunale tra lavoro degli uffici e gettoni della politica ha sicuramente consumato qualche migliaia di euro, alla faccia dell’efficacia del Comune Leggero così come vuole l’ideologia liberista bruniniana.
Questa è l’alternativa a Berlusconismo e al Bossismo? che cambia ?
Perciò, la linea è per noi comunisti, riunire il blocco sociale del lavoro e dei poveri: operai, precari, impiegati, piccoli lavoratori autonomi, immigrati, giovani disoccupati, per resistere alle politiche di chi è ricco sfruttando il lavoro degli altri e di chi gode nel calpestare coloro che hanno già un piede dentro la fossa. Organizziamoci per questi obiettivi.

AURELIO FABIANI
Consigliere Comunale
COSTITUENTE COMUNISTA

LIBERTA’ PER IL GIOVANE FILOSOFO ANARCHICO SPOLETINO, MICHELE FABIANI. LIBERTA’ PER TUTTI GLI INQUISITI DELL’OPERAZIONE BRUSHWOOD

Un paese che imprigiona le idee non è degno di essere considerato civile.
La vicenda Brushwood parla di questo.
Parla di cinque giovani arrestati, accusati di essere terroristi.
Ragazzi ventenni di Spoleto, a cui non hanno trovato un’arma, un covo, una lira, che non si conoscevano.
Nonostante ciò vengono arrestati come terroristi, accusati di tale reato con il famigerato e liberticida, di origine fascista, articolo 270 bis.
Questo perché nell’agosto del 2007 viene spedita una lettera di minacce contenente due proiettili alla Presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti. Accusati di altri reati, si scopre in realtà che hanno fatto alcune scritte sui muri della città e hanno danneggiato una ruspa.
Per il resto niente, niente per ogni persona di buon senso ed equilibrio.
Per i ROS dei Carabinieri e per i Magistrati invece, tre dei ragazzi sono colpevoli di avere inviato le minacce alla Lorenzetti e di un altro episodio vandalico rivendicato con una sigla anarchica COOP-FAI.
Come diventano colpevoli di queste azioni? attraverso sillogismi, ragionamenti apodittici, alterazioni semantiche arbitrarie, asserite affinità terminologiche tra i fogli di rivendicazione degli episodi incriminati e volantini ambientalisti delle associazioni di cui alcuni fanno parte.
Non sono neanche indizi ma tanto basta per accusare i 5 ragazzi di terrorismo.
Dopo 6 mesi rimangono le accuse per tutti, diversa però è stata la loro sorte fino ad oggi. Uno di loro è stato lasciato a piede libero dopo tre settimane, due sono stati confinati ai domiciliari, uno dei quali tutt’ora vive questa sorte ( nonostante abbia la sola accusa specifica di aver fatto scritte sui muri !!!! ), mentre il secondo è in semilibertà
Gli altri due, tenuti 100 giorni in isolamento, sono stati poi destinati a diversa sorte, agli arresti domiciliari Andrea, nel supercarcere di Sulmona in regime di EIV ( Alto Indice di Vigilanza ), Michele.
Per 100 giorni la “madre di tutte le accuse”, le minacce alla Lorenzetti ha preso il sopravvento e Michele e Andrea sono stati in isolamento a Perugia, anche se non erano i soli ad avere quella imputazione.
Poi i destini dei due ragazzi sono stati divisi e Michele, considerato il capo del gruppo, ma in verità solo un ragazzo, il più giovane degli arrestati, che fin dal momento dell’arresto ha deciso di non barattare la sua dignità di uomo inventandosi diverso da ciò che è, ha pagato per il suo coraggio e per le sue idee con il trasferimento in un supercarcere.
Fin troppo chiari sono i magistrati a questo proposito: “In forza del suo “carisma” personale e del suo costante attivismo- sia da considerare il vero e proprio centro propulsore del gruppo…… di cui appare contemporaneamente il fondatore e l’ideologo”.
Per l’accusa Michele ha troppa personalità, ha fatto letture sbagliate, ha scritto cose non gradite, ha rapporti politici pericolosi, nonché famigliari complici.
Il teorema terrorista cucito addosso ai ragazzi di Spoleto può e deve essere smontato.
Facciamo appello a quanti intendono contribuire a questa battaglia di libertà a schierarsi apertamente, aderendo al Comitato 23 ottobre, per la liberazione dei ragazzi arrestati con l’operazione Brushwood, e al contempo impegnandosi in una battaglia di civiltà contro la legge di origine fascista, 270 bis e contro la barbarie della carcerazione preventiva.

I COMUNISTI ROMANI RICOMINCIANO DAL CONFLITTO E DALLE LOTTE

Incontro pubblico di presentazione del Movimento per la Costituente Comunista di Roma.

La vittoria elettorale delle destre fa da riscontro alla scomparsa della sinistra dalle istituzioni parlamentari, conseguenza naturale del suo allontanamento dalle ragioni, dagli interessi e dai bisogni dei lavoratori, dei giovani, dei movimenti. A Roma, questa situazione ha portato all’elezione di un sindaco e di una maggioranza che fanno leva sulla demagogia della “sicurezza”. Non la sicurezza sui luoghi di lavoro, non la sicurezza di un lavoro stabile, non la sicurezza di una casa per tutti, non la sicurezza di servizi pubblici ed efficienti: la “sicurezza” della destra è quella dei linciaggi razzisti, dell’impunità per le squadracce fasciste, dello scempio ambientale annunciato con la costruzione di quattro inceneritori.
I comunisti, a Roma come ovunque, devono ricostruire la propria autonomia e indipendenza, in aperta opposizione alle politiche antipopolari tanto del centrodestra che del Partito Democratico. Invitiamo tutti i compagni e le compagne ad essere protagonisti di un processo costituente di una nuova forza politica comunista all’altezza delle sfide del XXI secolo.

VENERDI’ 30 MAGGIO, ALLE 18.00, IN VIA BALDASSARRE ORERO, 61 (Casal Bertone)

Dibattito con:

Andrea Fioretti (Movimento per la Costituente Comunista)

Nella Ginatempo (BastaGuerra)

Alfonso Liberati (Coordinamento Provinciale FLAICA-CUB)

Pina Vitale (Comitato Popolare di Lotta per la Casa)

Siddique Nure Alam (Comitato Immigrati in Italia)

Sergio Cararo (Rete dei Comunisti)


A seguire, cena sociale e festa del tesseramento del Movimento per la Costituente Comunista

report dell'assemblea di giorno 15 a Napoli

Giovedì 15 maggio si è tenuta a Napoli un affollata assemblea sulla "costituente" comunista.
Il dibattito è stato introdotto da Sergio Manes (Edizioni "La Città del Sole"), Luigi Izzo (Coordinamento per l'unità dei comunisti), Francesco Maranta (Pdci), Gianluigi Pegolo (L'Ernesto) e Marco Rizzo (Pdci). Il compagno Mauro Casadio (Rete dei comunisti) non è potuto essere presente per un malore.
Dalle relazioni introduttive e dal vivace dibattito sono emerse valutazioni e prospettive di lavoro sostanzialmente comuni.
La estromissione dei comunisti dal parlamento, seguita alle elezioni del 13-14 aprile, è una sconfitta gravissima non solo perché priva - per la prima volta dopo il ventennio della dittatura fascista - le classi subalterne di un potenziale strumento di contrasto delle scelte del capitale, ma perché rende ancora più difficile e pericolosa la deriva antidemocratica in atto su cui, invece, è manifesta la convergenza anche di forze "riformiste".
Per i diversi gruppi dirigenti dei partiti che ancora si richiamano al comunismo essa ha rappresentato una catastrofe perché li esclude dall´unico modo che essi ormai conoscono di "far politica". In realtà segna il loro completo fallimento e ha fatto emergere con crudezza limiti, contraddizioni ed errori accumulati negli anni. Costretti a restare fuori del parlamento ora essi debbono misurarsi concretamente con il modo - proprio dei comunisti - di far politica: tra le masse operaie e popolari. Ora dovranno dimostrare sul campo di saperne riguadagnare la fiducia con proposte concrete e classiste, conquistandone la direzione, imparando a subordinare alla lotta di massa anche l´uso delle assemblee elettive.
È un recupero difficile di identità e di ruolo, che richiede onestà intellettuale e politica, capacità di autocritica con leale assunzione delle responsabilità da parte di ciascuno, alla ricerca delle cause reali - vicine e lontane, occasionali e di fondo - del declino e della sconfitta, e non il tentativo di individuare capri espiatori salvifici del proprio ruolo.
La sconfitta ha provocato un autentico terremoto negli assetti dei partiti esistenti, ma, ad un tempo, al loro interno - e, soprattutto, fuori di essi - ha fatto nascere una nuova speranza di rinascenza. Di fronte al reale pericolo della completa estinzione dell´idea stessa di comunismo in una indefinita "sinistra", l´appello alla "costituente comunista" - al là dei rischi di soluzioni politiciste - è il segno e il possibile strumento della rinnovata speranza dei militanti.
E, tuttavia, rimane alto il pericolo di una soluzione gattopardesca, in cui tutto apparentemente cambia perché tutto resti immutato. L´approdo di questa speranza non può essere nella ricollocazione di gruppi dirigenti e in una diversa redistribuzione di pochi manipoli di militanti tra le organizzazioni esistenti, in una operazione, per di più, dichiaratamente finalizzata all´alleanza con la "sinistra".
All´ordine del giorno c´è ben altro. I partiti comunisti non si inventano con l´assemblaggio di sparuti gruppi di dirigenti e/o di militanti: si costruiscono con percorsi lunghi e faticosi, sulla base di una forte teoria della trasformazione sociale saldamente incardinata nei concetti marxisti, di una capacità propositiva che concretamente affronti i bisogni della classe, di un vasto legame di massa, con gruppi dirigenti capaci e coesi.
Occorrono, dunque, discontinuità netta con il passato e una sincera volontà di investire in questo progetto di unificazione dei comunisti capacità di analisi e di proposizione, la fiducia delle masse (tutta da riconquistare, ma non con vuote parole), il grande potenziale rappresentato dai giovani, dai lavoratori e dai tantissimi compagni che in questi anni si sono allontanati sfiduciati dalla militanza.
Ogni altro percorso è fasullo e destinato a sconfitte ancora più disastrose.
In primo luogo va posto con estrema chiarezza e senza possibilità di ulteriore equivoco che si tratta di riconquistare e ricostruire l´unità dei comunisti e non della "sinistra": le due questioni sono e vanno tenute nettamente distinte e, in questo momento assolutamente centrale è la questione comunista.
Si tratta di recuperare veramente la nostra identità teorica e politica, acquisendo - con esse - capacità propositiva e, dunque, il legame con la classe e con le masse. Si tratta di ritornare a concepire la politica come tutela e realizzazione di interessi di classe attraverso lo spostamento dei rapporti di forza nella società, e non come alchimia o pateracchio istituzionale. E si tratta - ancora - di formare nuovi gruppi dirigenti all´altezza del compito, tratti dalla classe lavoratrice e dalle nuove generazioni.
Tante, troppe, sono del resto le questioni che in questi anni i comunisti hanno letteralmente ignorato e che restano aperte e senza la cui comprensione e soluzione ogni sforzo sarebbe vano.
I tempi sono, quindi, necessariamente lunghi e il percorso difficile. E questo porta a concludere inevitabilmente che il processo costituente - che è nelle speranze dei compagni e che si sta oggi soltanto aprendo - non può essere certo pensato, finalizzato e concluso nei congressi del Prc e del Pdci.
Ma il solo lavoro in ambito politico e organizzativo non è sufficiente: esso deve essere affiancato e supportato da un serio lavoro di ricerca e di formazione (che sia la spina dorsale teorica dell´organizzazione che si vuol costruire), e deve essere integrato da un altro percorso di "costituente sindacale" che dia solide gambe di classe al progetto.
Non è realistico - e, per certi aspetti, neppure utile - immaginare che, d´incanto, il vecchio scompaia per lasciare posto al nuovo che è ben lontano dal poterne prendere il posto. Né è pensabile un lunga fase - difficilissima e con un avversario aggressivo - in cui lo scontro di classe sia lasciato esclusivamente allo sforzo generoso di iniziative spontanee e parcellizzate. Occorre, allora, individuare e praticare percorsi e modalità che possano realizzare al meglio possibile questa "transizione", finalizzando sinergicamente tutte le risorse e le opportunità, quelle già in campo, quelle da recuperare, quelle emergenti, quelle da suscitare.
Sul terreno politico-organizzativo è possibile dar vita a "Comitati per la costituente comunista", unitari e trasversali, che prescindano del tutto dalle appartenenze, connotati come organismi di inchiesta, di dibattito e di lotta, che realizzino la propria esperienza - senza presunzioni e burocratismi - prima di tutto in mezzo alle masse e con serie relazioni internazionaliste; strutture capaci di creare le condizioni sia per lo scioglimento di partiti, organismi e aree preesistenti, sia per la formazione di un´organizzazione unitaria dei comunisti e di nuovi quadri. Questi organismi debbono poter costituire la "terza gamba" su cui l'unità dei comunisti deve avviare e compiere il suo percorso. È stato, dunque, auspicato che i congressi del PRC e del PdCI si concludano con una esplicita apertura a questa prospettiva.
I compiti irrinunciabili di recupero del bagaglio teorico marxista, della ricerca, del dibattito, della formazione e dell´informazione possono essere affrontati costruendo un circuito culturale - autonomo ma collegato - di cui facciano parte biblioteche, archivi e centri di documentazione, case editrici, associazioni culturali, etc. su un progetto e un programma comuni.
La questione della costruzione di un sindacato di classe unitario, infine, non può che vivere e crescere a partire dal protagonismo operaio e di tutto il mondo del lavoro, inteso nella sua unitarietà - compresi, quindi, gli universi del precariato, della disoccupazione, dell´immigrazione - e nella sua "globalità": dunque, non avulso dalla condizione e dalle lotte dei lavoratori di altri paesi.
L'assemblea si è conclusa con alcuni concreti appuntamenti volti ad approfondire ulteriormente il dibattito e ad avviare concretamente questi tre percorsi paralleli.

giovedì 15 maggio 2008

per un’alternativa anticapitalista

Assemblea pubblica
Giovedì 15 maggio 2008
Sala Multimediale del Consiglio Comunale
Napoli Via Verdi

Intervengono

Sergio CARARO
Direttore rivista Contropiano

Luigi IZZO
Movimento per la costituente dei comunisti

Sergio MANES
Casa editrice “La Città del Sole”

Franco MARANTA
Segreteria regionale P.d.C.I.

Gianluigi PEGOLO
Direzione nazionale P.R.C.

Marco RIZZO
Coordinatore segr. nazionale P.d.C.I.


Circolo Culturale ” Umberto Terracini”

report di Unità Comunista a Pianura







martedì 6 maggio 2008

E’ tempo di Costituente Comunista!

iniziativa venerdì 9 maggio del Coordinamento campano per l'Unità dei Comunisti:

L’ammucchiata Arcobaleno di Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e Mussi ha chiuso il ciclo iniziato da Occhetto, riuscendo a cancellare valori e ideali comunisti: bene hanno fatto gli elettori a non votarli.
Il disastro elettorale è imputabile a quei gruppi dirigenti che hanno anteposto la propria sete di potere alla difesa degli interessi e dei bisogni di milioni di lavoratori, donne, giovani, immigrati, che si trovano ora a fare i conti con il governo più di destra che abbia mai visto la luce nel nostro Paese .

L’elettorato, soprattutto quello operaio e popolare questa volta non ci è cascato, ha deciso di punirli con l’astensionismo, mandandoli tutti a casa.
Ora le conseguenze del disastro della sinistra governista le pagheremo noi tutti, a partire dai movimenti, dai lavoratori, dagli immigrati e dai settori più esposti alla ferocia della peggiore destra europea. Il prossimo parlamento sarà asservito al 100% agli interessi di chi sfrutta, opprime e devasta le nostre vite e i nostri territori. PD e PDL sono due facce della stessa medaglia, entrambe rappresentative della confindustria, del vaticano, delle banche e dell’alta finanza.

E’ necessario rialzare la testa subito, riprendendoci la parola e la piazza

Solo con l’unità di lotta di tutte le realtà di classe ad antagoniste, singoli compagni, collettivi ed organizzazioni sarà possibile contrastare gli attacchi del prossimo governo di destra. Fuori dalle compatibilità istituzionali e senza più deleghe e mediazioni al ribasso con nessuno; fuori e contro il politicismo opportunista di chi ha svenduto i valori e le ragioni della sinistra di classe.

E’arrivato il momento di riunire tutti i comunisti e tutta la sinistra di opposizione in un unica grande organizzazione, per una nuova stagione di lotta ai governi di centrodestra e centrosinistra, che superi il settarismo dei gruppetti e restituisca a chi è sfruttato un reale protagonismo dal basso.

Venerdì 9 maggio, ore 16
Assemblea pubblica
presso la sala multimediale di Via Verdi 35, angolo piazza Municipio- Napoli

C’è bisogno di opposizione, c’è bisogno dei comunisti!

Coordinamento campano per l’Unità dei Comunisti


APPELLO A TUTTE LE COMUNISTE E A TUTTI I COMUNISTI

SU LA TESTA:
A CASA NON SI TORNA!

E’ da molti mesi che compagne e compagni provenienti da differenti esperienze politiche (chi dal PRC, chi dall’esperienza extra-parlamentare) hanno deciso di dar vita al “Coordinamento per l’unità dei Comunisti” che si è dato come obiettivo fondamentale quello di contribuire al processo di unificazione dei Comunisti e quindi di arrivare alla costituzione di un nuovo Partito Comunista, strumento necessario per la battaglia per il Socialismo nel XXI secolo.

In questo periodo, abbiamo portato avanti sia un’elaborazione politica sulla fase e sul ruolo dei comunisti, sia un’azione politica all’interno delle lotte sociali e del lavoro che hanno attraversato i diversi territori del Paese.
Con questo lavoro abbiamo sviluppato una presenza politica su molte regioni del nostro paese.
La nostra proposta politica, però, non intende richiamarsi al marxismo e al comunismo in maniera autoreferenziale e non pensiamo affatto di poter essere autosufficienti nel processo di ricostruzione dell’unità e dell’autonomia dei comunisti in Italia.
Per questo motivo, intendiamo sviluppare il nostro lavoro politico all’insegna della ricerca continua di terreni di iniziativa e azioni di lotta comuni con le altre formazioni comuniste e con tutti i compagni e le compagne sinceramente interessate a contribuire a questo processo di ricomposizione. Ed è proprio per fare meglio questo lavoro che andremo costituire un “movimento per la costituente comunista”.

Il risultato delle elezioni nazionali e amministrative segna solo simbolicamente l’epilogo disastroso di un processo fallimentare dovuto alle scelte e delle politiche dei due partiti comunisti “istituzionali” (PRC e PDCI), di cui i rispettivi gruppi dirigenti portano interamente la responsabilità.

Queste strategie fallimentari hanno disseminato tra i lavoratori e nelle classi popolari un profondo senso di delusione, sconfitta e disillusione rispetto alla possibilità di opporsi efficacemente alle politiche di smantellamento da parte dei governi e del padronato dei diritti più elementari conquistati con le lotte dei decenni precedenti. Questo andamento ha castrato qualsiasi spinta alla lotta per l’emancipazione e per la liberazione dallo sfruttamento e reso marginale progressivamente il ruolo dei comunisti nella lotta di classe e il loro radicamento tra le masse.
E’ da qui che bisogna partire per comprendere l’ulteriore slittamento a destra della società in generale e di parti consistenti di quei settori sociali più colpiti dal dominio capitalistico in particolare.
Ovviamente, se la responsabilità principale è di quei partiti, che appoggiando dei governi antipopolari, hanno tradito le aspettative dei movimenti di lotta di questi ultimi anni; i gruppi e le organizzazioni comuniste al di fuori delle istituzioni non si sono finora dimostrate in grado di riempire efficacemente questo vuoto politico.

Dopo il tracollo elettorale e la scomparsa parlamentare della “Sinistra L’Arcobaleno”, e dei partiti che la compongono, risultano assolutamente inadeguati e maldestri i tentativi di quei gruppi dirigenti di “rimanere a galla” attraverso la riproposizione di formazioni di “sinistra” (federate o meno), di resuscitare o far “tornare alle origini” quei partiti comunisti che appoggiando il governo Prodi sono affondati in questa tornata elettorale.
Questi tentativi hanno solo l’effetto di seminare una ulteriore ondata di delusione e rabbia che rischia di ricacciare (come già successo per migliaia di comunisti in questi anni) i compagni e le compagne fuori dall’impegno e dalla lotta politica, nella solitudine di un’esistenza “privata” da ogni orizzonte di emancipazione e di liberazione.

Noi invece gridiamo che

A CASA NON SI TORNA!

FACCIAMO APPELLO TUTTI I COMUNISTI E LE COMUNISTE CHE VOGLIONO RICOSTRUIRE UN’OPPOSIZIONE DI CLASSE IN QUESTO PAESE E CONTRIBUIRE ALLA LOTTA ANTICAPITALISTA PER UN SOCIALISMO NEL XXI SECOLO.

COSTRUIAMO COL CONTRIBUTO DI TUTTE/I - FINALMENTE LIBERI DAGLI ANTICHI E ANACRONISTICI VECCHI SETTARISMI E DIVISIONI - UN GRANDE MOVIMENTO PER LA COSTITUENTE COMUNISTA CHE, NELL’ELABORAZIONE TEORICA E NELLA PRASSI DELLE LOTTE, SI DIA COME OBIETTIVO LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA, STRUMENTO OGGI PIU’ CHE MAI INDISPENSABILE PER L’EMANCIPAZIONE DELLE MASSE E LA LIBERAZIONE DALLO SFRUTTAMENTO.

Un percorso politico che sulla base dei valori della migliore tradizione del movimento operaio e della resistenza antifascista utilizzi gli strumenti del marxismo per restituire ai comunisti, attraverso processi unitari e ricompositivi, quella autonomia dalle compatibilità col sistema capitalistico perse con l’affermazione della concertazione e del “governismo” a danni del conflitto e dell’autonomia della classe.
Ma per i comunisti e per le lotte non c’è autonomia, senza la costruzione di una agenda politica autonoma.
E’ allora su temi come la lotta contro la precarietà, per il salario, per la democrazia sindacale, contro le spese militari, contro la presenza delle basi imperialiste, contro la devastazione ambientale che dobbiamo prepararci ad un lungo periodo di opposizione sociale e politica in questo paese senza più spazio per i tentativi di ridurre tutti i movimenti che si sviluperanno a mera sintesi elettoralista in appoggio di questo o quel governo nazionale o locale.
Questo periodo potrà essere attraversato solo con un percorso che non cancelli la storia del ‘900 (contrariamente a quanto da più parti auspicato), ma che – pur rifiutando ogni irrigidimento dogmatico – sappia mettere alla prova delle elaborazioni e delle lotte del presente gli strumenti e le esperienze sviluppate dal movimento operaio e comunista del XIX e del XX secolo.

E’ in questo quadro che guardiamo con grande interesse a tutti i tentativi e agli appelli per la riunificazione dei comunisti che in questi giorni si moltiplicano e si diffondono nel Paese.
Sulla base di queste necessità siamo, quindi, sinceramente interessati a confrontarci apertamente e pubblicamente tanto coi compagni che hanno promosso l’appello “Comunisti e comuniste: cominciamo da noi” quanto con le proposte provenienti da altre forze comuniste (Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, ecc...).

INVITIAMO, QUINDI, TUTTI I COMUNISTI A COSTRUIRE INSIEME UN AMPIO MOVIMENTO PER LA COSTITUENTE COMUNISTA, INIZIANDO AD ORGANIZZARE DA SUBITO IN OGNI LUOGO ASSEMBLEE PUBBLICHE E MOMENTI UNITARI FINALIZZATI A SVILUPPARE IL PROGETTO DI COSTRUZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA.
ASSEMBLEE CHE INNANZITUTTO DOVRANNO ESSERE L’OCCASIONE PER RIDARE LA PAROLA A TUTTE LE COMPAGNE E AI COMPAGNI CHE ANCORA CREDONO E VOGLIONO BATTERSI PER LA TRASFORMAZIONE IN SENSO SOCIALISTA DELLA SOCIETA’.

A partire da queste assemblee chiediamo il rispetto del principio di pari dignità tra tutti i compagni: oggi i comunisti non hanno bisogno di “leader” e non riconoscono a priori a nessuno la “qualifica” di dirigente: i vecchi gruppi dirigenti sono stati azzerati dalla storia, i nuovi dirigenti del movimento comunista saranno individuati nella prassi dell’elaborazione e delle lotte sulla base dell’impegno militante e delle capacità dimostrate sul campo. Non è più possibile accettare “dirigenti di mestiere”. “Dirigere” per i comunisti deve tornare a significare “mettersi al servizio” di una causa e della lotta, il che implica il principio di rotazione e di permanente revocabilità dei dirigenti da parte delle assemblee sovrane.

per informazioni ed eventuali contributi alla discussione
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