giovedì 11 novembre 2010

Vibo-Reggio solo andata.

In questa breve permanenza in Calabria mi ero proposto come obiettivo umano e sociale di verificare alcune dinamiche territoriali, ed in particolar modo se il vento di cambiamento tanto annunciato sui giornali e media era veramente in corso in questa terra,che è la mia terra di nascita.
Dovevo avere un contributo a dir poco qualificato di chi combatte la 'ndrangheta in prima linea, ma per ragioni di sicurezza, per il vento umido afoso e mafioso che soffia ultimamente in questa regione tale contributo verrà meno.
Comprendo le ragioni, comprendo la motivazione ed a tale persona, di cui non farò il nome, va tutta la mia piena solidarietà.

Vivere a perenne contatto con la scorta, annullare la propria vita privata e sociale per cercare di debellare il cancro 'ndrangheta è dura cosa da tollerare e sopportare.

Decido di recarmi in Reggio Calabria passando per Rosarno.
Il sole ha regalato da poche ore il suo calore alla nostra umana coscienza.

Entro in quella che sarà una vera odissea stradale la Salerno Reggio Calabria.
Vibo Valentia è distante da Reggio solo 100 km.

Tra deviazioni, rallentamenti e cantieri perenni, la media di velocità di percorrenza difficilmente supera i 50 km orari.
Prima di entrare dentro tale labirinto epocale, sulla mia destra sorge la prima pietra di quell'ospedale mai costruito, e sulla sinistra la cattedrale nel deserto, l'ennesima; la tangenziale est di Vibo. Enorme speculazione, devastante distruzione ambientale.
Lentamente, giungo in Rosarno.

Vedo un cartello stradale bucato a colpi di lupara, e subito dopo quello che indicava la stazione dei carabinieri bucato a colpi di pistola.

Sinceramente a ciò difficilmente riesco ad abituarmi.

Come abiturarsi a ciò? 

Come?

"Quando s'inizia una simile analisi è come se ci si recasse in un bosco non sapendo se c'imbatteremo in un brigante o in un amico".


Queste parole di Svevo tratte dalla Coscienza di Zeno ruotano nella mia mente con moto continuo.
Vedi persone ferme sul ciglio della strada a fumare le loro sigarette. Sembra che vigilino su chi entra nel loro territorio.

Già, il loro territorio recintato dal muro dell'omertà.

Tanti immigrati che camminano lungo la statale 18 intorno alla quale sorge Rosarno, ma anche altri centri abitati come Mileto ad esempio.

Motorini condotti da persone senza casco, auto che ti sorpassano con indifferenza.

Sembra di essere in una terra oltre confine ove le regole della c.d. società civile non esistono.

Vedo ancora immigrati seduti sul muretto.

Mi avvicino a loro.

Tutti in massa accorrono verso l'auto che conduco.

Pensano che sia lì per offrir loro lavoro.

Ma li deludo, non sono un mercenario del lavoro.

Gli chiedo se sono disponibili a rispondere a qualche semplice ed immediata domanda, garantendo loro l'anonimato.

" E' cambiato qualcosa dopo la rivolta?"

Mi risponde uno dei ragazzi...

" Se vieni qui dalle sei di mattina fino alle otto trovi tante persone che cercano lavoro e lo trovano".

" Non è cambiato nulla quindi?"chiedo ancora...
ed il ragazzo mi risponde... " tutto come prima mi dicono"

Tutto come prima!

Per avere conferma di ciò girovagando per il paese chiedo la stessa cosa ad altri immigrati.

Spiego loro che non sono lì per dare lavoro ma per avere informazioni.

Anche loro mi dicono tutto come prima.
Che quella rivolta vera o finta che sia , strumentalizzata o meno ; è stata a realmente anomala, irregolare, non conferma alla regola di quel sistema.

In tal gennaio 2010, due giorni dopo gli scontri, il numero dei feriti era di 53 persone, divisi tra: 18 poliziotti, 14 rosarnesi e 21 immigrati, otto dei quali ricoverati in ospedale.
Son convinto che per capire se le cose sono e siano veramente mutate dopo un periodo intenso di mobilitazione mediatica, in quel posto si deve tornare quando le telecamere sono andate via, dopo che il fuoco ha finito di bruciare la rabbia.
A Rosarno è tutto come prima.
Persone in cerca di lavoro, sfruttate dai padroni e non solo, in fila la mattina per essere caricate su camioncini per andare a lavorare.

Merceficazione pura della dignità umana, della persona umana.

" In qualche modo dobbiamo vivere", mi dice uno dei ragazzi con cui ho avuto modo di parlare.
Ognuno tragga le sue conclusioni.

Spero di esser smentito dai fatti, ma non comprendo il motivo per cui avrebbero dovuto mentirmi.

Due gruppi separati di persone , distante da loro vari km che mi confermano la stessa cosa, lo stesso dato, lo stesso modo di essere reclutate, lo stesso modo di vivere, la stessa realtà sociale in cui sono ingabbiate,imprigionate.


Dopo aver avuto conferma di quello che sospettavo da tempo, ovvero che a Rosarno la rivolta degli immigrati non era una rivolta spontanea, libera, ma condizionata e manovrata per altri scopi, decido di rientrare in quel labirinto autostradale.
Dopo varie deviazioni, gallerie senza illuminazione, strada ad una sola corsia, mi trovo all'improvviso sul ponte Carola dal quale si scorge Scilla e Cariddi. 

Ovvero lo stretto di Messina, la Sicilia.

Un paesaggio a dir poco splendido, meraviglioso, suggestivo, reale, semplicemente vero.


Giungo a Reggio Calabria, in modo violento.
L'autostrada termina dentro la città.

Si entra direttamente in città, accolti da una lunga ed infinita fila di case a due piani .

E incredibile veder come vengano progettate le cose dalla mente umana.

Follia pura.

Follia mera.



Reggio Calabria. 

Collocata sulla punta dello "Stivale", alle pendici dell'Aspromonte, al centro del Mediterraneo. Città dalla storia millenaria, divenne alleata di Atena ma Rhegium fu importante alleata e socia navalis di Roma.
Vieni accolto, dopo aver evitato più di una macchina parcheggiata in doppia fila, da quello che è stato definito il lungo mare più bello d'Italia.
In verità è splendido , curato, ordinato.

Infatti, la mia attenzione viene catturata da una statua dedicaca a Ciccio Franco. Si legge : " Leader di boia chi molla,  Senatore della Repubblica, giornalista, sindacalista".
Un lungo silenzio pervade il mio essere.
Percorro qualche via interna e vengo accolto dalla musica suonata da un signore anziano.

Suona musica calabrese.

Ma viene suonata con malinconia, con tristezza d'animo.

Ecco il duomo di Reggio, ed alle sue spalle sorge la Procura Generale della Repubblica.

Accanto alla Procura si nota la chiesa degli Ottimati, con impianto architettonico bizantino databile al x secolo, ma noti soprattutto l'esercito .
Sì, l'Esercito inviato dal Governo per proteggere il palazzo di giustizia e non solo.

Non hanno armi tra le mani, sono tesi, si pongono in modo che possano essere visti, in modo che possa filtrare il messaggio l'esercitò c'è. 

Lo Stato di guerra è vivo e presente.
Strana sensazione.
Provo a chiedere alla gente di Reggio cosa pensano della venuta dell'Esercito.

Non nascondo che è stato difficile strappare qualche dichiarazione.

Provo ad esempio con uno dei tanti edicolanti di corso Garibaldi, sì quel Garibaldi a cui tante vie centrali sono state dedicate in molte città italiane.

«Un piede è posto al fin sulle ridenti sponde di Reggio e di novella gloria ornar la fronte gli argonauti invano spesseggian folti incrociatori e invano oste nemica numerosa, il dito di Dio conduce la tirannicida falange e oste e baluardi e troni son rovesciati nella polvee e riede sulle ruine del delitto il santo dell'uom diritto e libertade, e il cielo alla redente umanità sorride.»

Ecco quanto scrisse Garibaldi su Reggio Calabria.



Ma se solo la gente sapesse che la sua opera, impresa, è stata finanziata e come dire coperta, protetta dalla massoneria inglese, non credo che sarebbero contenti di vedere il corso principale delle loro città dedicato al dittatore Garibaldi...

Comunque, ritornando al discorso di prima, provo a "strappare" qualche impressione all'edicolante a cui garantisco l'anonimato.
All'inizio sembra essere disponibile, ma non appena pronuncio la parola che non si deve sentire, ascoltare, 'ndrangheta, testualmente mi dice: " non vi so dire, non sono addentrato in queste cose , non mi riguarda".
Detto in poche ma chiare parole, non vedo, non sento, non parlo.

Ritorno sul lungo mare.

" L'esercito è una brutta immagine per la nostra cittadina, sembra militarizzata, anche se è messo in pochi posti, è un problema".
Questo è quanto mi rifersice un passante disponibile. a cui domando se il problema principale è l'immagine e non altro.

" Si l'immagine della città è compromessa".


Certo l'apparire è cosa che deve essere tutelata, ovvio.


" Ci sentiamo più protetti come cittadini".



Questo è quanto mi riferisce una ragazza seduta su una delle tante pachine di quel particolare lungo mare di Reggio, accanto ad un ragazzo, con cui stavano discutendo di normativa, di leggi.

Il ragazzo mi dice:" Può essere utile l'esercito solo se vengono liberate le forze dell'ordine dalla vigilanza. Quello della presenza dell'esercito è un falso problema."Però mi dice anche: " nelle scuole le cose lentamente cambiano, si organizzano corsi, contro questa cosa particolare che c'è qui, si parla di più".


Gli chiedo si riferisce al crimine, alla 'ndrangheta?
" Si."

Quanto è difficile pronunciar tale parola nella terra ove comanda e spadroneggia il crimine.

Una terra dove però esistono realtà che la combattono, dove esistono persone che vogliono altro sistema ponendo a rischio ogni giorno la propria incolumità psicofisica, la propria vita.

Il suono del mare addolcisce quel senso di gusto amaro che ha depredato il mio ottimismo in tale giornata calabrese.
Vedo l'orizzonte definito dalla terra di Sicilia, vedi sulla spiaggia ragazzi che si rincorrono spensierati, vedi persone che scambiano il loro primo bacio e vivono il loro primo e vero amore.

Vedo scorrere la vita quotidiana fatta di emozioni e sentimenti, di passioni ed amori, di dolori e reticenze.

Vibo- Reggio solo andata perchè è lì, a Reggio, che oggi è rimasta la mia mente.


Marco Barone

martedì 9 novembre 2010

LUNGA VITA AL FILOROSSO.

C’è uno spazio sociale all’interno dell’Università della Calabria che in tempi come questi, di omologazione culturale berlusconiana e di apatia, rappresenta un’oasi nel deserto.
Stiamo parlando del Filorosso, un laboratorio politico-culturale che viene autogestito dal 1995. Proprio in coincidenza con il suo 15esimo compleanno, che verrà festeggiato nel mese di Dicembre con un concerto degli Après La Classe, il centro sociale rischia di chiudere.
Nonostante urgenti questioni inerenti l’ennesima riforma, i tagli al fondo di finanziamento ordinario, lo sciopero dei ricercatori, i disagi sulla didattica causati agli studenti, il Senato Accademico, organo politico dell’Università, non trova di meglio da fare che pianificare la demolizione del Filorosso, con relativa spesa annessa.
“Non ci sono i soldi per niente ma per distruggere le cose belle i soldi si trovano sempre” affermano dal Filorosso ed aggiungono: “Ci è stato detto che concerti e feste si possono fare al Piccolo teatro oppure all’Anfiteatro all’aperto, non considerando il fatto che un teatro con le poltrone di velluto non si presta ai concerti rock, punk, reggae, ska, di gran lunga i generi più ascoltati dagli studenti”.
Ma Filorosso non è solo il luogo delle feste e dello svago, è anzitutto “un laboratorio politico e culturale, portatore di memoria storica, di una forte identità e senso di appartenenza”. E in una terra come la Calabria, violentata dalla ‘ndrangheta, da una diffusa corruzione e, come i recenti fatti di cronaca dimostrano, da rigurgiti fascisti, non è cosa da poco.
Senza contare che la chiusura del Filorosso andrebbe a danneggiare ulteriormente gli studenti, ai quali oltre a non essere garantito il diritto di studio, non verrebbe garantito nemmeno il diritto alla socialità. Il diritto a studiare in condizioni ottimali ma anche il diritto a crescere come persone e cittadini attivi e consapevoli.
Tutto questo fa parte di un disegno molto più ampio di distruzione del pensiero critico. In particolar modo si cerca di zittire una parte del paese che ancora oggi non accetta compromessi e, coerentemente con il proprio percorso, non rinuncia a definirsi comunista. Come dimostrano i tagli all’editoria (il Manifesto è a rischio chiusura) o il fatto che, come denunciato dal segretario del PdCI, Oliviero Diliberto, i comunisti sono letteralmente scomparsi dal mondo dell’informazione televisiva.
Perciò bisogna dare massimo sostegno a tutte quelle realtà che continuano ad avere una visione critica sulla società, per non soccombere nel baratro dell’omologazione e costruire una realtà più giusta.
LUNGA VITA AL FILOROSSO!!!

Salvatore Schinello

venerdì 5 novembre 2010

Comunicato contro i tagli di Trenitalia

Dopo i 12 treni a media e lunga percorrenza, tagliati a marzo di quest'anno, che collegavano la Calabria con Genova, Milano e Torino, e le due coppie di Eurostar tagliati a fine estate sulla tratta Lamezia-Roma, prosegue senza soste la devastante e antimeridionale politica dei trasporti praticata da Trenitalia in combutta con il Governo nazionale.
Infatti, col nuovo orario che entrerà in vigore nel prossimo mese di dicembre i treni a lunga percorrenza tagliati in Calabria arriveranno al numero esorbitante di 22.
In tal modo, proseguendo con le sue scelte, dalla politica beffa Trenitalia passa alla politica della follia e si darà il colpo di grazia al già fragile, precario e pieno di criticità sistema della mobilità calabrese.
Non bastavano i cantieri sull'autostrada A3 Salerno –Reggio Calabria aperti a singhiozzo, la statale 106 sparita dalle mappe delle emergenze, la Metromare con disservizi e costi altissimi per i pendolari dello stretto e l'Alitalia che continua a cancellare voli dall'aeroporto “T. Minniti” di Reggio Calabria, Trenitalia continua a picconare il sud e la Calabria con una politica dal chiaro sapore punitivo e discriminatorio.
Quello di Trenitalia, capitanata dall'ineffabile ing. Moretti, uomo buono per tutte le stagioni  politiche, con la connivenza del governo Bossi-Berlusconi-Tremonti, è un disegno ormai chiaro: investire al centro nord, concentrando le risorse e migliorando i collegamenti di quella parte del paese e isolando il mezzogiorno dal resto d'Italia e d'Europa.
Inoltre, se questo ulteriore taglio di treni sarà realizzato, oltre ai notevoli disagi che si registreranno per i viaggiatori, si verificherà un nuovo pesante esubero di personale di Trenitalia, con ulteriori licenziamenti nelle imprese impiegate nell'indotto.
Per impedire tutto questo e per garantire il sacrosanto diritto alla mobilità dei calabresi va costruito un fronte comune che veda assieme sindacati, partiti e istituzioni per impedire l'ennesima spoliazione a danno della Calabria e dei calabresi.
In questo quadro è fondamentale l’impegno della Regione. E’ il momento di dire: Scopelliti se ci sei batti un colpo.
Non si può dimenticare che il Presidente della Regione è anche Assessore ai Trasporti e, quindi, ha la principale responsabilità anche di tipo personale sulla questione cruciale del diritto alla mobilità  per tutti i cittadini calabresi che subiscono continui scippi ed espropriazioni proprio da un governo nazionale che ha lo stesso identico colore politico a cui appartiene il Presidente della Regione Scopelliti.
Ci domandiamo cosa deve ancora accadere perché il Presidente Scopelliti assuma fino fondo ed in autonomia il ruolo di Presidente della Regione e non di rappresentante di Berlusconi, di cui svolge le funzioni in Calabria. Ci vuole un sussulto e uno scatto di dignità.
Pertanto, ci auguriamo che Scopelliti, uscendo dalla sua grave subalternità e connivenza con le scelte nazionali, si faccia promotore di un’azione di tutela vera, effettiva ed efficace dei diritti e degli interessi di un territorio che in questi anni è stato offeso e calpestato.

Reggio Calabria, 27 ottobre 2010                      

Michelangelo Tripodi
Segretario Regionale PdCI

Comunicato della segreteria regionale del PdCI

La Segreteria Regionale del PdCI, riunitasi a Lamezia Terme, nei giorni scorsi, alla presenza del Responsabile del Dipartimento Enti Locali del PdCI Pino Sgobio e del Segretario Regionale del PdCI Michelangelo Tripodi, ha - tra gli altri argomenti trattati  - discusso su una questione fondamentale per lo sviluppo della Calabria e cioè  “l’isolamento” che oggi più che mai vive il Sud e la Calabria in particolare.
Non a caso il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dott. Giuseppe Pignatone recentemente ha ribadito che uno degli strumenti essenziali per il ripristino della legalità in Calabria è costituito dall’impegno del Governo e dello Stato in tute le sue espressioni per far uscire il Sud dall’isolamento in cui vive per superare il divario esistente tra Nord e Sud.
In questo senso e come esempio di tale gap la Segreteria Regionale ha posto l’accento su alcuni punti nodali che richiedono una diversa politica nazionale nei confronti del Sud e della Calabria.
Sulla Centrale a carbone di Saline e più in generale sull’uso del carbone per la produzione di energia  in Calabria (vedi anche la vicenda della centrale di Rossano) il PdCI conferma la necessità di fermare un disegno di devastazione e di saccheggio del territorio. Purtroppo, il parere favorevole espresso dalla commissione VIA del ministero dell’Ambiente sulla centrale a carbone di Saline Joniche rappresenta la conferma di una scelta compiuta già da tempo dal governo Berlusconi che espropria la regione delle sue prerogative, penalizza per l’ennesima volta la provincia di Reggio Calabria, umilia un territorio che invece di ottenere risarcimenti subisce nuove aggressioni e mette a  rischio la salute e l’incolumità dei cittadini.
La commissione ministeriale ha espresso il proprio parere favorevole calpestando il parere negativo espresso due anni fa dalla Commissione VIA regionale e le continue e ripetute posizioni contrarie espresse dalla precedente Giunta Regionale e dal Consiglio regionale nella precedente legislatura con la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale il 6 settembre 2007 di cui primo firmatario è stato proprio il Segretario Regionale del PdCI Michelangelo Tripodi che diceva no alla centrale e impegnava la Giunta Regionale ad attivare tutti gli strumenti disponibili per impedire la realizzazione della centrale a carbone.
Tuttavia, nonostante il parere ministeriale, la battaglia deve continuare a tutti i livelli per impedire la realizzazione di un impianto che avrebbe effetti devastanti in una delle zone di maggiore pregio e qualità della costa jonica reggina.
Inoltre, la Segreteria Regionale del PdCI ha rilanciato l’allarme sulla crisi drammatica del diritto alla mobilità per i cittadini calabresi a seguito della scelta sciagurata di Trenitalia di cancellare decine di treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, del comportamento vergognoso di Alitalia che cancella voli e aeroporti, del fallimento della Metromare che doveva garantire collegamenti efficienti sullo Stretto, dell’allarmante condizione in cui versa l’autostrada Salerno-Reggio Calabria ridotta ad una vera e propria mulattiera e della cancellazione dei Cargo e della linea ferroviaria verso il porto di Gioia Tauro, limitando e vanificando lo sviluppo dell’intermodalità (scambio mare-terra) delle merci che arrivano al Porto via nave.
In tal modo, con queste scelte punitive e vessatorie il governo nazionale Bossi – Berlusconi, FS Cargo e Trenitalia, Alitalia, ANAS, consorzio Metromare, ecc. stanno dando il colpo di grazia al già fragile, precario e pieno di criticità sistema della mobilità calabrese. 
Data la gravità di questa situazione e  i rischi incombenti sul futuro della regione, anche a causa di un governo regionale succube e subalterno ai voleri romani, il PdCI ha deciso di avviare una campagna di iniziative e di sensibilizzazione per denunciare questo stato di degrado e per chiedere una svolta profonda per garantire alla Calabria e ai calabresi i diritti che sono stati cancellati.

Reggio Calabria, 2.11.2010

Partito dei Comunisti Italiani
Segreteria Regionale

Il 2 giugno 1946 e il voto alle donne – esperienze a confronto


Si terrà venerdì 5 novembre con inizio alle ore 17 nella sala convegni della Provincia di Reggio Calabria in località Spirito Santo un dibattito organizzato dal comitato donne del PdCI di Reggio Calabria dal titolo “Il 2 giugno 1946 e il voto alle donne – esperienze a confronto”.
Al dibattito, che sarà coordinato da Daniela Labate, componente del coordinamento della Federazione Giovanile Comunisti Italiani di Reggio Calabria, interverranno Elisa Gambello, componente delle segretaria provinciale della Cgil comprensorio Reggio-Locri, Saretta Bottari, esponente dell'associazionismo cattolico, Giovanna Campolo, già consigliera di parità, e Valentina Paviglianiti, componente della segreteria provinciale del Partito dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria.
Le conclusioni del dibattito saranno di Antonella Bertoli, giornalista del quotidiano “La Repubblica”.
Lo stesso giorno all'interno dei locali della provincia in località Spirito Santo sarà possibile visitare la mostra “Una giornata memorabile” ideata dalla giornalista Bertoli e realizzata da La Repubblica News.
La mostra intende ricordare due fatti estremamente importanti per il nostro Paese: il referendum tra Monarchia e Repubblica e la partecipazione per la prima volta delle donne al voto.
La mostra, composta da 25 pannelli e 80 fotografie, mette assieme, oltre all'alto valore politico, emozioni, pensieri e sentimenti di quante si recarono alle urne per la prima volta.
Nobili e operaie, contadine e lavoratrici, sorelle e compagne, donne borghesi e intellettuali, si alternano nelle foto e nelle didascalie, ripercorrendo la storia di Italia e facendo una ricognizione storica di ciò che fu il femminismo in Italia dal 1946 a tutt'oggi.
La mostra, quindi, diventa un invito a riflettere se l'eredità che le “fondatrici del femminismo” ci hanno lasciato sia stata colta nella sua pienezza e ci riporta, inevitabilmente,  con i pensieri ai fatti di questi giorni e agli scandali che hanno colpito il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Reggio Calabria, 2 novembre 2010                             
                                                                              
Partito dei Comunisti Italiani
Comitato Donne Reggio Calabria

domenica 24 ottobre 2010

"Il territorio Vibonese e le frazioni sconvolte dal rischio idrogeologico nell’attesa che qualcuno prenda provvedimenti“

“Serve un urgente recupero del dissesto idrogeologico per il nostro territorio”. Uno slogan ormai ripetuto come un mantra da tutti dopo gli avvenimenti che l’anno scorso hanno sconvolto il nostro territorio. Dal governo nazionale, fino alle amministrazioni locali.
Ma cosa è successo nel frattempo? Quali sono stati i provvedimenti presi e le opere eseguite per evitare il ripetersi, anche quest’anno, degli stessi disastri? Niente! Sono rimaste solo belle parole.
Abbiamo assistito a vere e proprie sfilate degli amministratori con i loro bei vestiti e con le scarpe immacolate, ben lontani dall'immagine che danno gli sfollati che spesso si trovano a dover recuperare le loro cose nel fango. Bei discorsi, fatti ai giornalisti e ai tanti portaborse che seguivano le “autorità”. Visite nei luoghi interessati come fosse un evento da festeggiare con tanto di corteo in cui tutti sono pronti a fare a gara a chi per primo indica al vip del momento quali sono i danni. A questo punto ci dovremmo tutti chiedere, come possa questa gente, che da anni amministra e che ruota attorno al mondo della politica, essa stessa responsabile di qualsivoglia finanziamento e di lavoro non fatto in passato per il recupero del territorio, presentarsi davanti ai luoghi colpiti dalla forza della natura mostrandosi sorpresi da queste tragedie spesso già annunciate. Vogliamo almeno sperare che tutto questo sia dovuto all'ignoranza degli stessi, che spesso non avendo l'istruzione specifica, si trovano ad essere mal consigliati e sottovalutano i problemi che sono presenti sul territorio. Nemmeno questa però è una scusa che possiamo tollerare, non quando poi dobbiamo pagare a caro prezzo gli errori di questa gente.
Un esempio di cattivo investimento si può vedere oggi nella piccola frazione di Triparni del comune di Vibo Valentia, paese evidentemente figlio di un dio minore. Non risale nemmeno a 10 anni fa il lavoro di “recupero di dissesto idrogeologico” realizzato all'entrata del paese, lavoro più comunemente chiamato con soddisfazione “piazza” da tutti quelli che la guardavano pensando di avere davanti l'opera più bella mai realizzata nel piccolo paesino. Consultandosi con la gente si viene a conoscenza che quella zona è stata sempre soggetta a scivolamenti di parte del terreno verso valle, un'opera di recupero della zona era quindi necessaria ed indispensabile. Sembra però che la mentalità che accomuna molti, sia che il lavoro venga fatto, anche con pochi soldi anche in maniera poco adeguata ma che venga realizzato, in modo da avere qualcosa che attenda di esser migliorata nel futuro. “L'appetito vien mangiando”, è forse questa la frase più azzeccata per definire il modo con cui vengono studiate e finanziate la realizzazione di certe opere.
Ma di nuovo dovremmo domandarci, non fa più male alle tasche dello stato e quindi a noi cittadini l'esecuzione “alla carlona” di certi lavori? Tornando alla piazza di cui sopra possiamo ricordare che già dai primi scavi, il sospetto che l'opera non fosse stata studiata come si deve era già venuta a molti. Appena all'inizio dei lavori infatti il paese era stato messo in subbuglio dal cedimento verificatosi che aveva costretto al monitoraggio dell'area da parte dei vigili del fuoco, per non rischiare di trovarsi davanti a danni che interessassero le abitazioni nella zona circostante. Nonostante questo, i lavori sono poi continuati seguendo le specifiche iniziali. La natura però non ha tardato nel farsi sentire, ricordando di nuovo che il lavoro di “recupero” non era stato evidentemente ben studiato e realizzato. Tempo dopo infatti, quando ormai la “piazza” era stata già realizzata, si poteva assistere ad un nuovo cedimento della stessa. Nemmeno questo ha fatto venire il sospetto a chi di dovere che qualcosa di sbagliato in tutto quello che si era fatto ci doveva essere. Si è provveduto infatti ad un ripristino frettoloso, curando a questo punto, dato che erano stati stanziati soldi per il ripristino dell'opera, l'aspetto estetico più che quello funzionale. Un marciapiede completo di pavimentazione, panchine, bacheca per gli avvisi alla cittadinanza e tutto ciò con quattro alberelli messi per abbellire il tutto, forse anche con la speranza, da parte dei soliti esperti che se ne infischiano di qualsiasi legge di ingegneria, che questi avrebbero potuto opporsi ad eventuali cedimenti futuri della piazza. Ed invece tutto come previsto, oggi la piazza si può dire che non ci sia più, o più ottimisticamente che si sta “spostando” velocemente sotto il livello della strada, portando con se l'arredo urbano. Al danno poi si è aggiunta anche la beffa, durante la notte ignoti hanno portato via la maggior parte di quello che c’era, dalle panchine alle ringhiere di recinzioni fino alle piastrelle dei marciapiedi! Il cedimento continua ormai dall’anno scorso ed è continuato anche nel periodo estivo.
Ma non è solo quest’area a preoccupare gli abitanti della frazione di Triparni. Negli stessi giorni in cui a Maierato veniva giù una montagna intera, infatti, un’altra area nel territorio della frazione stava allarmando i cittadini che preoccupati hanno informato le autorità. Lungo la strada per Porto Salvo, verso Mantineo (frazione Di Cessaniti) la zona è interessata da un preoccupante movimento franoso. Uno “scivolamento” verso valle del terreno (come si intuisce dalla conformazione del corpo di frana). Nelle vicinanze molte sono le abitazioni che evidentemente sono a rischio, con famiglie che soprattutto quando ci sono forti precipitazioni, vivono nella paura immaginando uno scenario come quello di Maierato appunto.
Risalgono a luglio gli ultimi aggiornamenti per i cittadini Triparnesi dal mondo dalla politica, che ha accennato un interessamento al problema sollecitati da un comitato civico costituitosi per l’occasione (comitato di cui poi si sono perse le tracce!). Da fine luglio ad oggi però nessun segno di vita e nessun intervento. A cosa servono allora questi dibattiti (con tavoli lunghissimi!) se poi non portano nessun risultato concreto o comunque non continuano ad informare i cittadini sullo stato delle cose? È solo un altro modo per farsi pubblicità e portare avanti dispute personali tra rappresentati di diverse parti politiche (o presunte tali dato che poi nei fatti sembrano ragionare allo stesso modo!).
Le uniche opere di recupero a cui abbiamo insistito nel passato (vedi piazza su citata) hanno evidenziato solo l’incompetenza di chi pretende di poter amministrare e gestire le risorse pubbliche senza conoscere la materia su cui si cimenta. Stiamo sperimentando sempre più spesso che “l'esperienza” di cui tanto si vantano i nostri politici non serve a niente, ma d'altronde non è una sorpresa dato che anche Oscar Wilde diceva che “l'esperienza non ha nessun valore etico, è solo il nome che gli uomini danno ai propri errori”. Le priorità di intervento, come invece diceva qualcuno proprio nella riunione di luglio, non possono essere valutate dagli amministratori; sono i tecnici che basandosi su risultati di specifiche analisi decidono i provvedimenti da prendere e dove agire con celerità, in modo imparziale, che siano territori delle frazioni o della città.
Amministrare e gestire le risorse per il nostro territorio che purtroppo è soggetto a molteplici fattori di rischio è una grossa responsabilità. Con l’arrivo della stagione autunnale e le piogge incessanti di questi giorni, possiamo solo sperare che la situazione non precipiti ulteriormente. Noi del PdCI ed io in quanto abitante di Triparni, chiediamo al Sindaco Nicola D’Agostino ed al Presidente della provincia Francesco De Nisi (entrambi presenti al dibattito organizzato a Triparni) ed anche al Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, come si sta pensando di risolvere (in modo concreto, con fatti e non parole) tutte queste problematiche che affliggono e portano ansia nel cuore dei cittadini. Sappiamo bene che non esiste una bacchetta magica con cui risolvere i problemi tutti d’un botto, ma vorremmo almeno essere informati e sapere se possiamo dormire sonni tranquilli o continuare a pensare al peggio che può venire da un momento all’altro.
Giuseppe Ambrosio (PdCI Vibo Valentia)

Comunicato PdCI sulla centrale a carbone a Saline J.

Il parere favorevole espresso dalla commissione VIA del ministero dell’Ambiente sulla centrale a carbone di Saline Joniche rappresenta la conferma, ove ce ne fosse stato bisogno, di una scelta compiuta già da tempo dal governo Berlusconi che espropria la regione delle sue prerogative, penalizza per l’ennesima volta la provincia di Reggio Calabria, umilia un territorio che invece di ottenere risarcimenti subisce nuove aggressioni e mette a rischio la salute e l’incolumità dei cittadini del comprensorio jonico reggino.
La commissione ministeriale ha espresso il proprio parere favorevole calpestando il parere negativo espresso due anni fa dalla Commissione VIA regionale e le continue e ripetute posizioni contrarie espresse dalla precedente Giunta Regionale e dal Consiglio regionale nella precedente legislatura nonché i pronunciamenti contrari della provincia di Reggio Calabria e delle altre istituzioni locali.
A tal proposito voglio ricordare di essere stato il primo firmatario della mozione N. 41/8 approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale il 6 settembre 2007 che diceva no alla centrale e impegnava la Giunta Regionale ad attivare tutti gli strumenti disponibili per impedire la realizzazione della centrale a carbone.
Tuttavia, nonostante questo parere favorevole ampiamente annunciato e che sembra corrispondere ad una scelta di carattere squisitamente politico, la battaglia deve continuare a tutti i livelli per impedire la realizzazione di un impianto che avrebbe effetti devastanti in una delle zone di maggiore pregio e qualità della costa jonica reggina.
In tal senso, un ruolo fondamentale spetta alle popolazioni e alle associazioni oltrechè alle istituzioni locali che devono fare la propria parte fino in fondo così come la fecero pienamente gli enti locali della piana di Gioia Tauro quando l’ENEL e il governo dell’epoca volevano imporre la costruzione della megacentrale a carbone di Gioia Tauro. Sono passati tanti anni da allora ma sappiamo che la vittoria di quella battaglia ha consentito di aprire la strada ad una prospettiva diversa per la piana di Gioia Tauro e per la Calabria, consentendo la nascita e la crescita del più grande porto di transhipment del Mediterraneo.
Anche a Saline si può aprire un futuro di sviluppo, di crescita e di occupazione alternativo e sostenibile.
In tal senso, la Regione è chiamata ad assumersi fino le sue responsabilità, confermando pienamente la scelta strategica compiuta già da anni con il Piano Energetico Ambientale Regionale che esclude l’uso del carbone per la produzione di energia in Calabria.
Recentemente il Presidente Scopelliti ha riconfermato la sua posizione contraria alla centrale a carbone di Saline Joniche. E’ un fatto importante, ma adesso Scopelliti deve essere conseguente con le sue dichiarazioni.
La regione ha gli strumenti ed il potere per impedire che si vada avanti: neghi l’intesa preventiva e blocchi il procedimento di autorizzazione alla costruzione della centrale. Inoltre, visto che il governo nazionale ha lo stesso colore politico di quello regionale, Scopelliti ponga la questione direttamente a Berlusconi e chieda che venga rispettata la volontà della Regione, della provincia di Reggio,  degli enti locali e dei cittadini.
Questa è la base per costruire un’opzione alternativa e per realizzare un grande progetto di riconversione produttiva e di riqualificazione ambientale e turistica dell’area, utilizzando a tal fine i fondi strutturali europei. 
Se la regione raccoglierà questa sfida straordinaria, per Saline e per il comprensorio jonico reggino questa può diventare la grande opportunità ed occasione, per uscire dal degrado e dall’isolamento e per dare un futuro ai giovani di questo territorio

Reggio Calabria, 23.10.2010
MICHELANGELO TRIPODI
SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
                                                                             

Comunicato PdCI su gestione gruppo FdS

L’offensiva e astratta replica del ristrettissimo vertice di Rifondazione ci obbliga a ritornare sull’argomento, ma non per portare all’infinito la polemica che certamente nuoce a tutti e spiace a tanti progressisti e democratici che vogliono, come noi, una Sinistra unita, forte e non litigiosa.
Sia chiaro: non metteremo punto e a capo fino a quando non sarà definita e chiarita la questione, per nulla pecuniaria, del vergognoso mancato rispetto di patti ed accordi, da parte del PRC, stipulati in merito alla gestione delle risorse economiche e della composizione della struttura del gruppo regionale. Si tratta di punti precisi sui quali i vertici del PRC svicolano e non rispondono, tentando, al contrario, di sollevare inutili e inconsistenti polveroni. Un atteggiamento che attesta e rende lampante il mancato rispetto dei patti.
Pertanto, torniamo a domandare.
È vero o è falso che il consigliere regionale De Gaetano non ha mai sentito il dovere politico di aprire una discussione sulla strategia di contrasto ed opposizione da attuare nel Consiglio regionale contro la giunta Scopelliti che, già in questi pochi mesi, sta dimostrando la sua pericolosità ? 
Temiamo, visti i silenzi e le azioni inesistenti di questi mesi, che De Gaetano abbia scelto, alla faccia dei lavoratori e dei meno abbienti, di tacere e di non disturbare Scopelliti e la destra calabrese.
È vero o è falso che il Segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero ha letteralmente definito “indecente” il comportamento del consigliere regionale, nonché Segretario regionale del partito, Nino De Gaetano in merito al comportamento avuto con il PdCI ?
È vero o falso che non vi è nessuna presenza del PdCI nelle strutture consiliari e del gruppo regionale della sedicente Federazione della Sinistra ? 
È vero o è falso che il Consiglio Nazionale della Federazione della Sinistra ha rivolto a tutti i comitati e gruppi consiliari regionali, quindi anche a quelli calabresi, l’invito a ripartire le risorse spettanti ai due partiti, PdCI e PRC, protagonisti del raggiungimento del quorum? E se vero è, come vero è, come spiega Rifondazione la palese inosservanza di codesto invito? Dobbiamo dedurre che la volontà negativa del consigliere De Gaetano sta al di sopra della volontà dei segretari nazionali del PRC e del PdCI ? Dobbiamo ritenere, in più, che, come in tutti i partiti fasulli, i gruppi consiliari o gli eletti contano più del Partito e dei suoi organismi dirigenti? Dobbiamo pensare che il consigliere eletto considera il patrimonio di voti e di risorse della FdS come una cosa propria, privata e personale?
Questo è successo. I tentativi di sviare i termini della questione e di non rispondere si commentano da soli.
In Calabria le ingenti risorse, che da maggio in poi sono arrivate al gruppo regionale della Federazione della Sinistra, che non può essere soggettivamente ridotto al monogruppo consiliare del PRC, non sono state assegnate agli organismi regionali dei due partiti, ma sono state trattenute e gestite unilateralmente dal consigliere De Gaetano.
Domandiamo: è questo un atteggiamento corretto e leale ? O non è, come in effetti è, un’appropriazione indebita, cioè una sconcezza sul piano politico e morale?
Queste erano le nostre semplicissime ed elementari domande alle quali, però, la segreteria reggina del Prc ha replicato di non avere ruolo a rispondere. 
E allora a che titolo parlano? A nome di chi replicano? 
Ripetiamo: i fatti sono banalissimi e su questi si deve rispondere. 
Non si può rivoltare la frittata, tentando la scorciatoia della risibile accusa che la nostra richiesta d’osservanza del patto nazionale non è che una misera volontà di “gestione del potere” e di soldi, che, guarda caso, il monogruppo del consigliere Nino De Gaetano intasca mensilmente e gestisce in perfetta solitudine e sicuramente non per devolverli agli orfani dei caduti dell’Afghanistan. 
La questione è prettamente politica. È la questione di come si guarda alla costruzione della FdS: o con l’occhio del custode del salvadanaio o con l’occhio ai problemi, enormi, dei lavoratori e dei disoccupati. 
Vi è un’evidente scollatura tra le tante compagne e i tanti compagni di base di Rifondazione di varie parti della Calabria, i quali, venuti a conoscenza dei fatti in questione, ci hanno manifestato la loro sincera solidarietà e il loro sdegno per il comportamento di un ristrettissimo gruppo di persone che, evidentemente, non vuole e teme l’unità dei comunisti e la costruzione della Federazione della Sinistra. 
Gli stessi che contestualmente millantano l’esistenza del gruppo consiliare della FdS: uno sfregio nei confronti di migliaia di militanti ed elettori che hanno permesso, alle recenti elezioni regionali, il superamento, d’un soffio, dello sbarramento.
I Comunisti Italiani non si sono fatti mai domare e, soprattutto, credono e perseguono l’unità dei comunisti, quelli veri. Se il consigliere De Gaetano pensa di domarli attraverso il mancato riconoscimento delle spettanti risorse finanziarie, si sbaglia di grosso. Come si sbaglia nel continuare a pensare che il patrimonio di tutti sia un bottino di parte. 
Perciò rimaniamo stupiti quando tutta la nostra posizione sulla mancanza di una politica di opposizione, sulle risorse del gruppo, sulla struttura del gruppo, sul personale del gruppo viene ridotta dal segretario provinciale di Rifondazione ad un “risentimento per aver perso il seggio di consigliere regionale a vantaggio del Prc”.  Noi pensiamo che, invece, il risentimento dovrebbero averlo nei confronti dell’altro consigliere regionale del sedicente gruppo della FdS, Ferdinando Aiello, il quale dopo avere preso i voti dei comunisti in maniera trasformistica ha cambiato partito ed è passato a Sel. Noi saremo anche miopi, come ci rimprovera il segretario del Prc, ma è indubbio che egli è affetto da cecità pilotata. 
Inoltre, dovere sopportare, da parte della segreteria del Prc, l’invito ad occuparci di politica è quanto di più osceno si potesse affermare, poiché sono notori il nostro quotidiano impegno e la nostra attività che ci permettono di essere, con orgoglio, uno dei pochi baluardi di denuncia e resistenza civile contro il decadimento morale e civile che attanaglia la società, reggina e calabrese, ostaggio della ’ndrangheta e delle sue pesanti collusioni trasversali con il sistema politico.  
Sulla politica e sulla coerenza non abbiamo bisogno di insegnamenti da alcuno. Semmai qualche lezione possiamo accettare da loro, ovviamente se ne sono in grado, sul rispetto dei patti e degli accordi. 
Sappiamo che la base, sia del PdCI che del PRC, vuole l’unità, ci ha chiesto insistentemente di fare l’unità e di stare uniti. Noi siamo stati sempre e vi rimarremo su questo terreno. Perseguiremo il progetto unitario. E perciò facciamo appello alle compagne e ai compagni che, giustamente, amano l’unità, ai dirigenti sinceri e ai compagni di base del PRC, affinchè facciano sentire la loro voce per l’unità dei comunisti, quelli veri e senza maschera, e per l’affermazione dell’indispensabile etica e costume comunista.


PARTITO dei COMUNISTI ITALIANI
Federazione Provinciale di Reggio Calabria

sabato 23 ottobre 2010

VENA: UN TERRITORIO ABBANDONATO.


Le violente piogge che hanno colpito in questi giorni la nostra amara provincia, hanno delineato come la situazione da quel famoso 3 luglio sia cambiata poco o nulla, e fa notare come ci sia ancora tanto lavoro da fare in quella direzione di messa in sicurezza del  territorio vibonese; comuni e province cercano di barcamenarsi come possono con i fondi stanziati negli ultimi anni in Calabria, contando solo su quelli antecedenti all’attuale manovra finanziaria, visto che nuovi fondi tardano ad arrivare con i continui tagli del governo centrale che ostenta nel cercare di tenere a bada i conti pubblici, perdendo di vista il rischio idrogeologico del nostro paese.

Il nostro territorio è dilaniato dalle acque piovane scese a “secchi” , come si dice dalle nostre parti ( anzi a “cati”, cosi tutti possono capire, amministratori e non) in questi ultimi giorni. In particolare tengo a testimoniare cosa è successo nella mio centro abitato, VENA INFERIORE, e zone limitrofe, dove un intera popolazione è stata bloccata ed isolata dal mondo esterno per 24 ore nella giornata del 19 ottobre. Le strade di comunicazione principale e secondaria difatti risultavano impraticabili, la prima per uno smottamento del terreno che ha occupato l’intera corsia, l’altra presentava ingenti allagamenti. Questo “disagio” ha impedito il proseguimento della vita quotidiana della popolazione delle vene, in particolare di Vena inferiore, nella quale vivo; disagi  come andare a lavoro, portare i figli a scuola, o anche, ad esempio, come la vicenda di alcuni cittadini che non si sono potuti recare in ospedale per urgenti trattamenti specialistici.

Fortunatamente, non vi sono stati episodi di emergenza, nessuno è rimasto ferito, ma qualora ci sarebbe voluto l’ausilio di mezzi d’emergenza( ambulanze, vigili del fuoco ecc) come sarebbero arrivati con le strade bloccate e  allagate? Come detto precedentemente, siamo stati fortunati che nessun abitante della nostra comunità abbia avuto necessità di mezzi d’emergenza. È vero comunque, per dovere di cronaca, che questa mttina vi erano mezzi che stavano eseguendo lavori di pulizia, ma questa filosofia che non va, io voglio che si risolva il problema a monte, e non che si continuino a mettere delle pezze per tappare i buchi.

Il sottoscritto, già consigliere comunale del PdCI nell’amministrazione SAMMARCO, si era impegnato assieme ad altri consiglieri del mio territorio, Cilurzo ad esempio, a reperire ed a far investire fondi per quel territorio. Ma badate bene, i fondi non erano destinati all’arredo urbano , o alla riqualificazione di piazze ecc.; i fondi erano destinati alla MESSA IN SICUREZZA del territorio. LA MESSA IN SICUREZZA.

Quindi come dice la parola stessa servivano, a poter garantire un minimo di agibilità e di “sicurezza” agli abitanti del territorio, i quali sarebbero stati un po meno spaventati ad uscire di casa al primo accenno di pioggia. Ma quei fondi, ribadisco stanziati dalla regione per la “messa in sicurezza del territorio e per il collegamento delle vene alla SP Triparni-Mantineo” e che l’amministrazione SAMMARCO aveva coerentemente destinato al mio territorio, nel Piano triennale delle OO. PP., ad oggi risultano spariti. L’attuale amministrazione, che avrebbe dovuto “semplicemente” dovuto mandare in gara d’appalto i lavori, ad oggi ha fatto sparire quei fondi. L’inesperienza in questa amministrazione è tanta, ma è comprensibile quando vi è passione e voglia di lavorare per la propria gente, ma se a questa inesperienza di fondo, si accosta una totale indifferenza verso il proprio territorio, allora si creano i guai. Si susseguono i vari Maierato, Cavallerizzo, l’alluvione del 3 luglio eccetera, ecetera eccetera. Caro sindaco mi rivolgo a lei da cittadino, e da uomo politico, perchè ritrovi quei fondi e li rimetta la dove erano, li destini cioè alla messa in sicurezza del territorio di Vena Inferiore. Ovviamente caro sindaco io do per scontato che lei sappia dov’è vena inferiore vero? C’è mai stato? ........................spero di si.

E si ricordi questo, è vero che la popolazione delle marinate meritava un “trattamento” particolare per l’alluvione del 3 luglio, e lo ha avuto ottenendo un alto numero di consiglieri nelle sue liste, ma si ricordi che il mio territorio ha un solo rappresentante in consiglio comunale, e non vorrei che questa poca rappresentanza politica e territoriale, possa sfociare in  una minore attenzione, e far diventare il territorio delle vene, quello che ieri , magari, erano le marinate. Lei è il sindaco di tutti, anche dei cittadini che hanno preferito votare un altro candidato.

Rispetti il piano triennale delle OO PP, lasciato in eredità dall’amministrazione SAMMARCO, una grande eredità e tanti fondi in cassa, e li destini a quello per cui erano stati richiesti.

Pino CONDOLEO, già consigliere comunale del PdCI Vibo Valentia

martedì 12 ottobre 2010

Reggio, Assemblea PdCI sul rischio idrogeologico

L’alluvione che lo scorso 3 settembre ha colpito pesantemente la città di Reggio ed il suo hinterland ha, incontrovertibilmente, dimostrato l’assoluta fragilità del territorio e il contestuale rischio per l’incolumità delle popolazioni.
Il nostro territorio è stato, per troppo tempo, violentato e deturpato da precise e nefaste scelte politiche ed amministrative.
Sono bastate soltanto due ore di pioggia torrenziale per provocare ingenti danni e seria preoccupazione.
Per discutere su questa scottante e, quanto mai, attuale tematica il Partito dei Comunisti Italiani si è reso promotore di una iniziativa pubblica.
Infatti, Giovedì 14 ottobre alle ore 16.30 presso il CENTRO CIVICO di ARGHILLA’ la Federazione provinciale del PdCI ha organizzato un’ASSEMBLEA PUBBLICA sul tema:

IL TERRITORIO DI REGGIO CALABRIA: PREOCCUPAZIONI PER IL RISCHIO IDROGEOLOGICO.  PROPOSTE E PROSPETTIVE.

L’incontro sarà moderato dall’Avv. Lorenzo Fascì, Segretario prov.le PdCI di Reggio Calabria.
Introdurrà l’Avv. Valentina Paviglianiti, della Segreteria Provinciale PdCI Reggio Calabria.
Interverranno:
Prof. Alberto Ziparo, docente università Firenze;
Prof. Giuseppe Fera, docente università Reggio Calabria;
Dott. Franco Violo, Presidente Regionale Ordine dei Geologi;
Concluderà i lavori l’On. Michelangelo Tripodi, Segretario regionale del PdCI.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Reggio Calabria, 12 ottobre 2010


PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
Federazione di Reggio Calabria