I comunisti italiani non entrano in Consiglio comunale e, secondo l’aritmetica del Ministero dell’Interno, non tocca loro nessun seggio in Consiglio provinciale. Meglio non è andata nel resto della Calabria. Michelangelo Tripodi, segretario regionale dei Comunisti italiani, ne è ben consapevole. Ma si offre a questa nostra intervista tranquillo e lucido, come sempre. I comunisti sono abituati a trarre la lezione dei fatti e per nulla disposti a rassegnarsi ai fatti.
Chiediamo: Segretario, e allora, quale lezione trarre dai risultati elettorali?
La lezione di questo voto amministrativo in Italia e in Calabria si può riassumere così: dove vince il centrosinistra, il PD ha generalmente subito le scelte, come a Milano e a Napoli. Dove il centrosinistra perde , questo avviene perché il PD ha imposto o ha fatto proprie scelte che hanno prodotto rottura e divisione, come a Reggio Calabria al Comune e alla Provincia e vale anche per Cosenza, del centrosinistra. In Italia ha perso Berlusconi, in Calabria ha vinto Scopelliti, ma ha soprattutto perso il PD , che ha voluto esercitare il ruolo di partito-guida del centrosinistra. Proprio per questo non me la sento di parlare di controtendenza calabrese.
Il che, tra l’altro, riproporrebbe il vecchio schema d’una Calabria vandeana, riserva storica dei voti della Destra.
Certo, ed è da respingere assolutamente. Se, infatti, di questo si trattasse, non si spiegherebbe come mai cinque anni fa conquistammo la Regione , la Provincia di Reggio e di Cosenza, oltre che il comune di Catanzaro e di Cosenza. Stando con i piedi per terra, si può dire che il voto non premia l’arroganza, i voltagabbana, il trasformismo, la disunità, frutto di scelte sbagliate e non condivise. È stato punito un modo di fare politica fondato sull’idea che si possano sempre e comunque imporre agli altri le proprie scelte. Forse questo valeva una volta. Oggi i risultati dimostrano che non è più così.
Vogliamo uscire dal fraseggio e spiegare concretamente quello che è avvenuto?
Come no. Questo è avvenuto: in presenza di una richiesta di quattro forze politiche del centrosinistra (PdCI, IDV, SEL e VERDI) che chiedevano l’azzeramento delle candidature al Comune e alla Provincia di Reggio, il PD ha respinto questa proposta e si è arroccato su posizioni di netta chiusura al cambiamento ed all’innovazione. Noi precisammo questo nostro orientamento in un documento della Segreteria Provinciale del PdCI del 28 marzo 2011. La proposta dell’azzeramento fu respinta dal PD e ciò si è rivelato un errore fatale per l’esito della competizione elettorale al Comune e alla Provincia di Reggio Calabria perché ha aperto la strada alla divisione e alla rottura con forze importanti del centrosinistra sia al Comune che alla Provincia. Invece, un’apertura del PD avrebbe potuto consentire una ripresa del confronto mettendo in campo personalità che a Reggio non mancano e che potevano raggiungere l’obiettivo di unire il centrosinistra e di superare le divisioni che si sono rivelate così nefaste.
Insomma, voi Comunisti Italiani dite: noi siamo senza peccato. Che è, poi, un vecchio vizio dei comunisti.
Nient’affatto. Sa come si diceva una volta? Che bisognava essere capaci di fare critica e autocritica. Abbiamo sbagliato anche noi comunisti, abbiamo anche noi le nostre responsabilità per la sconfitta subita. Ma noi dobbiamo sapere distinguere. Noi non siamo una grande forza, non potevamo, perciò, essere decisivi nelle scelte. Le responsabilità principali sono tutte del PD reggino, il partito più forte del centrosinistra, e questo Partito, invece di ricercare e promuovere una politica unitaria e condivisa, ha ritenuto di portare avanti una prova di forza muscolare in ciò assecondato dal PRC. L’esito negativo di questa operazione è stato fallimentare, come s’è visto, poiché sono state scelte candidature che hanno finito per dividere e frantumare il centrosinistra e che hanno portato ad una rovinosa sconfitta. Ed è risultata sbagliata anche l’impostazione della campagna elettorale.
Vogliamo fare qualche esempio?
La presenza a Reggio di Veltroni, responsabile d’avere cancellato i comunisti dal Parlamento nazionale ed europeo, e quella di D’Alema, che, come sempre ha fatto quando il centro destra è in difficoltà, ha già lanciato l’ancora di salvezza proponendo il governissimo al PDL sconfitto. Tutto questo sicuramente non ha rafforzato lo spirito di combattimento.
Quindi, Lei considera Canale un ostacolo per l’unità. Ma ci potevano essere candidature e programmi capaci di garantire uno sbocco diverso alle elezioni ?
Io ne sono certo. E questo lo affermo con la forza dei numeri. La candidatura di Canale, fatta propria dal Pd che ha tentato di imporla agli altri, non solo è stata sconfitta direttamente al primo turno, ma si è rivelata totalmente inadeguata come noi abbiamo più volte affermato. Tant’è che ha raggiunto il risultato del 28 % che rappresenta solo il 3% in più di quanto ottenuto dal candidato Sindaco Lamberti Castronuovo nel 2007 quando era candidato Scopelliti.
Cioè, Lei sta dicendo che il 28%, conquistato dall’avv. Canale, che si misurava con Arena, vale meno del 25% di Lamberti Castronovo, che invece s’era dovuto misurare con Giuseppe Scopelliti.
È un fatto. Insomma se Lamberti Castronuovo, come tutti allora hanno detto, ha avuto un pessimo risultato, quello di Canale, dopo un anno di campagna elettorale, tutt’al più può essere considerato mediocre. Peraltro, il risultato di Canale è assai inferiore rispetto al 33% ottenuto nella città dall’avv. Morabito, candidato alla Presidenza della Provincia. E questo deve fare capire, al di là delle tante parole in libertà, che a Reggio c’erano tante potenzialità che non si sono potute esprimere perché il centrosinistra era diviso e perché è prevalso l’interesse e l’ambizione personale di una sola persona a scapito della necessità di perseguire l’unità di un’intera coalizione.
A chi si riferisce?
Mi riferisco all’avv. Canale. E qui vorrei sottolineare che, ad urne chiuse, ha rilevato e denunciato l’anomalia del voto al Comune, sostenendo che in alcuni quartieri, come Archi, il rapporto di voto tra lui e Arena è stato di 1 a 10, mentre nel centro cittadino sarebbe di 40 a 60.
Mi sembra che non ci sia nulla da ridire.
E’ probabile che Canale abbia ragione. Ma non si può dire che il voto di Archi, capitale indiscussa della ‘ndrangheta reggina, presenta anomalie solo in occasione delle elezioni comunali. Anomalo è stato anche il voto dello scorso anno alle elezioni regionali quando nel quartiere di Archi il candidato più votato è risultato il consigliere regionale De Gaetano, che tra l’altro è stato il principale sponsor di Canale. Anche quello va riconosciuto come un voto anomalo. Altrimenti prevale il doppiopesismo unito ad un atteggiamento omertoso che va combattuto. Inoltre, va ricordato che almeno l’80 % di quelle schede erano state votate utilizzando il voto disgiunto e recavano due indicazioni diverse e contrapposte: De Gaetano e Scopelliti. Senza dimenticare che ad Archi proprio Scopelliti ha avuto un’affermazione travolgente. Come può essere stato possibile che il candidato di una lista con la falce e martello, che non era tra quelle principali e che per giunta non apparteneva a quel territorio possa essere stato in assoluto il primo eletto nel quartiere di Archi? E come mai Canale, che si dimostra così attento nell’analisi del voto comunale, non dimostra la stessa attenzione nei confronti di questa anomalia così evidente?
Bisognerebbe domandarlo all’avv. Massimo Canale. Comunque, Lei sta facendo un’affermazione molto forte. E le voglio ricordare che il voto disgiunto è una possibilità che la legge elettorale offre ai cittadini. I quali se ne avvalgono. Voto anomalo e voto disgiunto non sono la stessa cosa.
Ma c’è un evidente intreccio tra i due elementi. Da qui nasce l’anomalia di quel voto. Un fatto è certo: non era mai accaduto ad Archi che il candidato di una lista di sinistra fosse il più votato. Qualcosa vorrà pure dire o dobbiamo fare finta che non è avvenuto nulla. Comunque, tornando sull’esito elettorale, è sorprendente come la sconfitta al Comune venga spacciata da taluni come un trionfo, continuando a sbagliare nella valutazione di una candidatura che ha creato effetti devastanti sul centrosinistra reggino, producendo e alimentando una frantumazione che ci vorranno anni per recuperare.
Parole pesanti, che, tuttavia, non nascondono una contraddizione di fondo. Come mai , a parte il caso Canale, il PdCI ha accettato di stare alla Provincia nella coalizione guidata da Morabito?
Il PdCI alla Provincia ha assunto una posizione di grande responsabilità sostenendo il Presidente uscente Morabito. Una scelta di fiducia diretta alla persona e non al PD, suo partito di appartenenza. Infatti, fermo restando il totale dissenso rispetto alla linea assunta dal Pd, il PdCI ha deciso di sostenere, con un atto di estrema generosità politica, la candidatura del Presidente uscente Giuseppe Morabito, in coerenza con l’impegno che negli anni passati i Comunisti Italiani hanno portato avanti, essendo stati in tutta la consiliatura, parte integrante della Giunta provinciale e della maggioranza consiliare. La nostra scelta e il risultato elettorale, ottenuto dal PdCI, con il 3,3 % sono stati determinanti per consentire a Morabito di andare al ballottaggio, anche se l’esito finale è stato negativo. Rimane un grande rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Al ballottaggio sarebbe bastato che soltanto 2 0 3 dei tanti, direi troppi, consiglieri provinciali che sono passati dall’altra parte fossero rimasti nel centrosinistra. E si badi bene si trattava di consiglieri che sono stati “beneficiati” in tutti i modi, ricevendo favori di ogni tipo che poi sono stati utilizzati per acquisire una vasto consenso personale nei collegi, di cui alla fine ha potuto godere Raffa. Per fermare questa deriva personalistica e qualunquistica ci voleva un PD capace di fare politica, invece di guardare a piccoli interessi personali.
Per finire, Le faccio una domanda retorica: Lei è soddisfatto del risultato del PdCI ?
Molto soddisfatto: siamo il primo partito in otto comuni della provincia di Reggio tra cui Polistena, Roccella, Brancaleone e abbiamo ottenuto risultati lusinghieri anche nella città di Reggio Calabria per quanto riguarda la provincia. E a Canale, che nei giorni scorsi voleva sapere cosa pensi Diliberto del risultato elettorale di Reggio, rispondiamo che il Segretario nazionale del PdCI ha telefonato per fare i complimenti a tutto il partito reggino per il brillante risultato elettorale ottenuto ed ha pubblicamente elogiato nella riunione della Commissione politica Nazionale per il Congresso, svoltasi nei giorni scorsi a Roma, il lavoro e i risultati ottenuti dai Comunisti Italiani reggini.
Lei sta facendo riferimento al voto provinciale. E del voto al Comune, poco percepibile, cosa dice?
Abbiamo affrontato una battaglia difficile e complessa, compiendo una scelta per quale abbiamo anche perso pezzi, ma ciò ci ha consentito di fare chiarezza sulle forze reali su cui il PdCI può contare nella città. Il risultato elettorale nella sua modestia rappresenta comunque una base di ripartenza significativa. Il PdCI c’è, è presente a Reggio e in Provincia e continuerà nella sua azione politica autonoma ed unitaria come sempre negli interessi del popolo.
Mi sembra difficile, a meno che non si tratti di un rituale, che si possa portare avanti una politica unitaria, puntando l’artiglieria contro il Pd e contro il Prc senza dei quali non si può ricostituire un centrosinistra non azzoppato.
Non è vero. Le cose stanno in un altro modo. Il PdCI ha sempre perseguito una linea unitaria nella sinistra e nel centrosinistra. Lo dimostra la nostra storia politica e le scelte concrete di questi anni. Le voglio ricordare che avevamo proposto ufficialmente a Rifondazione Comunista la presentazione anche al Comune e alla Provincia delle liste della Federazione della Sinistra. Proposta che , com’è noto, è stata rifiutata. Alla fine abbiamo costituito il polo di sinistra al Comune con IDV e SEL, partiti, non lo dimentichiamo, da cui provengono De Magistris e Pisapia che sono quelli che da Napoli a Milano rappresentano le vere autentiche novità positive per il centrosinistra di questa campagna elettorale. Questo segnale di svolta e questa voglia di cambiamento va colto e tradotto anche nella realtà reggina
(10.06.2011)
Carmelo Carabetta
Redazione LA RIVIERA
martedì 14 giugno 2011
Scopelliti e le sue inadempienze
Il Presidente della Regione Scopelliti non si smentisce mai. Invece di dare risposte concrete com’è suo dovere fare sulla gravissima emergenza scoppiata con la chiusura delle Linee Taurensi, il Presidente della Regione con arroganza e supponenza sfida i lavoratori e offende chi lotta e si batte per difendere il diritto al lavoro e quello alla mobilità per l’intera Piana di Gioia Tauro.
Quanto è avvenuto ieri a Gioia Tauro con il grave atteggiamento tenuto da Scopelliti, merita una risposta adeguata di tutta la Piana di Gioia Tauro che non può subire passivamente uno scippo così grave come quello perpetrato dalle Ferrovie della Calabria in combutta con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con l’avallo della Regione Calabria.
La dura contestazione nei confronti di Scopelliti svoltasi ieri a Gioia Tauro è molto più di un campanello d’allarme per il centrodestra visto che è avvenuta in una roccaforte elettorale del pdl (non dimentichiamo che anche alle recenti elezioni provinciali a Gioia Tauro il centrodestra ha superato il 76% dei voti). Il tutto a dimostrazione che ormai la propaganda non basta più per arginare la protesta e il malcontento generale.
Di fronte a questa drammatica situazione occorre reagire con forza chiamando tutto il popolo a mobilitarsi e a scendere in piazza, come la Piana di Gioia Tauro ha saputo fare in altri momenti della sua storia quando erano in gioco scelte decisive che interessavano il destino di tutti e quando il popolo è stato protagonista di lotte storiche e memorabili.
Comuni e Sindacati, lavoratori, giovani e cittadini, insieme uniti dallo stesso obiettivo: difendere il territorio,. I suoi diritti, il suo futuro.
Nella vertenza sulle Linee Taurensi ognuno deve fare la sua parte rispondendo alle proprie responsabilità. In tal senso la Regione non può sfuggire alle sue colpe. Non era mai accaduto, neanche nei momenti più difficili, un fatto così grave ed eclatante come quello riguardante la chiusura delle Taurensi.
E non è certamente un caso se questo avviene quando il centrodestra governa dappertutto: a Roma, alla Regione e alla Provincia. Sembra che gli amministratori locali e regionali del centrodestra hanno assunto la funzione di commissari liquidatori oggi delle Linee Taurensi, domani forse del Porto di Gioia Tauro, dopodomani con i tagli del federalismo fiscale e chi più ne ha più ne metta.
La Calabria e i calabresi non possono sopportare questa deriva. Per questo sarebbe assai importante che su queste questioni ci fosse un risveglio dell’opposizione regionale. In questo senso, sollecitiamo che venga subito fatta una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio Regionale della Calabria perchè in quella sede ciascuno pubblicamente si assuma le proprie responsabilità, sapendo che sono in gioco diritti fondamentali sui quali a nessuno è consentito scherzare.
La propaganda sta ormai a zero. Ci vogliono fatti precisi e concreti, quelli che ancora non vengono né dalla Regione targata Scopelliti e centrodestra e né dal Governo Berlusconi-Bossi. Innanzituto occorre mandare un segnale di buona volontà garantendo la riapertura delle Linee Taurensi e predisponendo un piano di risanamento e di rilancio delle Ferrovie della Calabria, al fine di rassicurare i lavoratori e i cittadini della Piana di Gioia Tauro..
Reggio Calabria, 12.6.2011
MICHELANGELO TRIPODI
SEGRETARIO REGIONALE PdCI CALABRIA
Serra: FGCI e GC sulla cittadinanza onoraria Scopelliti
Pensiamo sia semplicemente vergognosa la proposta del sindaco Bruno Rosi di voler conferire la cittadinanza onoraria di Serra San Bruno al presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti. Ora, quale sia stato il motivo che avrebbe indotto il sindaco Rosi a rilasciare questa dichiarazione, è dubbio saperlo. Se questa uscita da parte del primo cittadino è dovuta all’ operato di Scopelliti in questo primo anno di operato, piuttosto che proporre la cittadinanza onoraria, bisognerebbe consegnare un bel tapiro d’oro, per le promesse fatte e, a più di un anno dall’ elezione, non ancora mantenute. Ma procediamo con ordine, affinché i calabresi conoscano nel concreto l’operato di Scopelliti. In realtà, qualcosa in questo primo anno di governo targato Pdl è stato fatto. Innanzitutto, è stata aumentata l’ addizionale Irpef; in tema di gestione sanitaria, invece, è stato aumentato il ticket a scapito delle fasce più deboli; è stata istituita l’ Irba (l’ imposta sulla benzina); inizialmente, poi, era stata creata una legge che consentiva ai consiglieri regionali di poter ricoprire un doppio incarico (consigliere regionale, appunto, e sindaco di una città. Fortunatamente, però, in questo caso il governo ha sollevato la questione dinnanzi alla Corte costituzionale). Sull’ ospedale, poi, sono all’ ordine del giorno i disagi che i serresi sono costretti a subire per il malfunzionamento del nosocomio cittadino che, a nostro modo di vedere, è stato ridotto al lumicino. Ora, per quale motivo dare la cittadinanza onoraria a Scopelliti? A tal proposito, vorremmo ricordare al sindaco Rosi che, di solito, la cittadinanza onoraria viene concessa da un Comune per onorare una persona non residente, legata alla città per il suo impegno e per le sue opere. E quale sarebbe l’impegno profuso da Scopelliti per la nostra cittadina? Il presidente della Regione ha semplicemente disatteso le aspettative dei calabresi, i quali credevano che con il centrodestra al governo della Regione qualcosa potesse cambiare. Evidentemente, però, qualcosa non ha funzionato. Ed è per questo che critichiamo con forza e decisione la volontà del sindaco Rosi di voler concedere la cittadinanza onoraria al governatore Scopelliti. Speriamo, inoltre, che quella di Rosi sia stata una battuta goliardica, visto il clima di festa per la conquista del Comune. Anche su questo, però, vorremmo ricordare al primo cittadino che circa 3000 serresi hanno preferito non votare la lista del Pdl. Il che sta ad indicare la volontà della maggioranza dei cittadini serresi di non volere Rosi come sindaco.
Federazione Giovanile Comunisti Italiani - Vibo Valentia
Giovani Comunisti - Vibo Valentia
lunedì 13 giugno 2011
De Nisi, l'UDC e la ricerca delle poltrone perdute
Che esiste ancora una amministrazione provinciale, in questi ultimi anni, ci si accorge solo quando c’è da “rimodulare” qualche posto in giunta. La cosa che ci fa sinceramente riflettere, questa volta a differenza delle altre, è la possibile prossima alleanza con l’UDC. Qui profonde si fanno le nostre perplessità, poiché trattasi dello steso partito che al Comune di Vibo ed alla Regione è il principale alleato della destra. Cosa significa, dunque, questa nuova apertura? Come si giustifica l’attuale trasmigrazione dal centrosinistra all’UDC, che trasforma la monolitica maggioranza Pd in una nuova a geometria variabile, ma verso il centro? Ma soprattutto che cosa tutto ciò comporta in termini di miglioramento delle condizioni attuali dei cittadini della provincia di Vibo Valentia? In realtà, nulla si muove nella direzione della costruzione di una nuova alternativa di governo. E a compiere la peggiore delle metamorfosi e proprio il Pd. Nell’armamentario fraseologico del Partito Democratico vibonese, la formula del governo migliore è stata definitivamente sostituita nella nuova formula del governo qualsiasi: il Pd, dunque, accetta e confessa di non essere più un partito di graduali riforme, di conquiste morali e nel campo legale. Esso si accontenta di poter avere le più elementari garanzie per l’incolumità del proprio personale. La Provincia e la sua amministrazione ne sono prove evidenti. Ed all’interno del Consiglio provinciale, poi, questo modo di considerare la questione conduce a negare ogni valore di distinzione, così che si potrà benissimo avere una un’amministrazione ed una maggioranza di destra o di sinistra, o qualcosa intermedia di “transizione”. E se tutto ciò è terminologia vuota, ancor meno valgono i programmi e non troppo neanche gli uomini che credono di star lì a rappresentare. Del resto, non si può che rimanere senza fiato nel guardare lo spettacolo offerto da funambolici equilibristi, armati della più impavida disinvoltura, che volteggiano da uno schieramento all’altro, fanno e disfano, generano, come la famosa madre più prolifica, nuove creature. Le conclusioni di questo modo un po’ basso di fare politica sono sotto gli occhi di tutti. Da molto tempo, nulla di sostanziale è stato prodotto, e molti sono i problemi e le incongruità. Sul piano della proposta e dell’azione politica nessuna discontinuità sostanziale è stata registrata, tranne il fatto che tutto, come sempre e questa volta anche peggio, ricade in maniera negativa sui cittadini e lavoratori. L’apertura più o meno esplicita all’UDC indica con chiarezza che la costruzione di questo aggregato che oggi abita al palazzo provinciale richiede una notevole flessibilità e disinvoltura. Gli stessi contenuti, che dovrebbero costruite il fondo di questa nuova unione possono essere plasmati con molta spregiudicatezza, per accaparrarsi il sostegno del moderatismo cattolico o per intercettare il consenso di settori compiacenti dei poteri forti. Come al solito, manca il coraggio di scelte chiare e forti, capaci di dare il senso del cambiamento. Se anche dovesse andare male, questo estremo quanto inutile tentativo messo in atto dal Pd e dal Presidente De Nisi, ci sembra abbastanza evidente che questa impostazione rompe a sinistra. Ed anzi saremmo proprio curiosi di scoprire chi, a sinistra del Pd, potrebbe in qualche modo sentirsi lusingato ed attratto dall’attuale impostazione politica di questa amministrazione provinciale. A nostro avviso, è terminata una fase, è il momento giusto per progettare un nuovo futuro ed un nuovo senso collettivo. Ciò che si è verificato nel paese in questi mesi, e penso alle importanti mobilitazioni sociali, ai risultati delle recenti elezioni amministrative, a quello che si produrrà in occasione dei referendum, insieme con le aggregazioni di forze che nei territori si sono formate, costituisce la premessa per la costruzione di una sinistra di alternativa dal basso, fortemente collegata ad una pratica sociale, portatrice di una proposta alternativa di uscita dalla crisi. Questa è essere la nostra scommessa. E vale anche per la provincia di Vibo Valentia, per la quale il voto, questo sì, sarebbe l’unica cosa capace di restituire un po’ di igiene.
Federazione della Sinistra - Vibo Valentia
Federazione della Sinistra - Vibo Valentia
giovedì 9 giugno 2011
Vibo, Bevilacqua e le croci celtiche
Erano i primi giorni di aprile quando il senatore Bevilacqua poneva la sua firma alla proposta di legge per la cancellazione del reato di apologia del fascismo. Dopo numerosi e giusti attacchi lui si difendeva dicendo “la mia era una proposta per mettere definitivamente una pietra sopra al fascismo”, un’ideale che secondo lui non esisteva più e per il quale era inutile continuare la lotta partigiana. Ancor più inutile quindi battersi per evitare la proliferazione di quelle bande nazi-fasciste, usando la costituzione italiana.
“Buttiamoci alle spalle anche l’olocausto”: questa la sua risposta ad una famosa intervista su radio capital, mentre rispondeva a quella che era più che altro una provocazione ironica, da parte del presentatore di quella trasmissione che sicuramente non si aspettava una risposta del genere! Tanto sfrontata quanto scellerata!
Ci troviamo invece, a due mesi di distanza da quella polemica che ha riempito pagine di giornale per diversi giorni, a dover vedere i muri di un monumento Vibonese qual è la chiesa di San Michele, imbrattati da segni che si rifanno a quei periodi del nazifascismo.
Eppure noi glie lo avevamo detto, al senatore Bevilacqua, che l’idea di fascismo e i giovani che inneggiavano al ventennio non erano affatto spariti, che Vibo Valentia è pieno di croci uncinate, celtiche e frasi che lodano Benito Mussolini (il duce). Come al solito però noi siamo i faziosi e gli altri sono i “moderati”, quelli che fanno finta di essere democratici ed aperti al riformismo, che guardano al futuro senza pensare al passato.
Noi comunisti invece sappiamo e vogliamo prendere lezioni dal passato, per questo abbiamo paura che l’Italia possa precipitare di nuovo in un’atmosfera di odio. Le ultime elezioni amministrative ci hanno infatti mostrato, soprattutto nel caso di Milano con Pisapia, una lotta senza esclusione di colpi da parte della destra. Una continua ricerca dello scontro, in alcuni casi anche molto pesante, che per fortuna ha trovato l’ironia di chi subiva gli insulti e che saputo trasformare in oro tutto il fango che gli veniva lanciato addosso.
Il sindaco D’Agostino si è giustamente schierato apertamente contro questi vandali che si sono permessi di deturpare e disonorare una delle ricchezze del comune di Vibo Valentia, ha anche lui detto che questa non può passare per una semplice bravata ma deve considerarsi come atto grave nei confronti di tutti quelli che sono stai offesi con quei segni disegnati sui muri della chiesa.
A questo punto però aspettiamo che anche il senatore Bevilacqua, che diceva che il fascismo era ormai superato, condanni questi gesti e si schieri dalla parte di chi difende la libertà e l’uguaglianza. Proprio lui che fa parte del “partito dell’amore” dovrebbe condannare l’odio, la violenza e chi lo incita. Dovrebbe chiedere scusa ai cittadini Vibonesi a cui, firmando quella proposta, ha fatto fare una magra figura agli occhi di tutt’Italia. Bisogna che capisca ed ammetta pubblicamente che il fascismo è tutt’altro che sepolto, meno che mai nella città di Vibo Valentia. Farsi portavoce della lotta al fascismo nella città di Vibo Valentia che lui rappresenta. Non deve dimenticare che se lui è un senatore della repubblica, eletto democraticamente (nonostante la legge elettorale attuale non sia molto democratica!), deve ringraziare i partigiani e quanti hanno perso la vita per permettere tutto questo!
Federazione della Sinistra - Vibo Valentia
Federazione della Sinistra - Vibo Valentia
Il comune di Vibo e i suoi divieti
Vietato l’accesso agli animali. Questo l’ordine perentorio che si trova scritto davanti al cancello del Parco delle Rimembranze e del nuovo Parco Urbano, gli unici due spazi verdi della città. A noi della Federazione della Sinistra (PdCI + RC) di Vibo Valentia ci viene da chiederci allora: se non possiamo portare i nostri animali in uno spazio verde, dobbiamo portarli a passeggiare nel traffico cittadino tra smog e rumori di clacson? Anziché vietare l’accesso agli animali non si potevano adottare soluzioni diverse? Tipo multare chi non raccoglie gli escrementi dei propri animali ed obbligare gli stessi a circolare con l’apposita paletta? Se proprio gli animali domestici creavano dei problemi in questi spazi verdi anziché privarli della loro libertà di passeggiare non si potevano aumentare i controlli sui loro proprietari?
I divieti emanati da questa giunta sono stati tanti: dall’ uso dell’acqua per scopi umani e alimentari nella città e nelle frazioni fino a quello di balneazione nei pressi del torrente Sant’Anna. Divieti questi che ci hanno fatto capire, che l’unico mezzo adottato dall’amministrazione D’Agostino per risolvere le questioni di emergenza e di difficile gestione è il “divieto”! Pensando forse così, nascondendo e sotterrando gli effetti con le ordinanze di divieto, di eliminare la causa delle difficoltà che attraversa la città!
Che questa amministrazione non fosse sensibile all’ambiente ed alla natura lo avevamo già capito (tra l’altro il partito del PDL non si distingue di certo per l’attenzione che pone al territorio ed alla salute degli essere viventi!), ma che addirittura arrivasse ad adottare questi sistemi non ce lo saremmo mai aspettati! Certi preconcetti e pregiudizi dovrebbero essere nel 2011 ormai superati!
Ma se al comando di certe squadre c’è gente che ragiona come 90 anni fa (circa il periodo del ventennio fascista, giusto per intenderci!) allora certe scelte sono quasi comprensibili, quasi giustificate e compatite. Non ci si può aspettare del progresso, nelle idee e nella mentalità, da certa gente.
L’eroe di questa ordinanza in questo caso è l’assessore al “decoro urbano” Pietro Comito, già tempo fa da noi spronato a dimettersi, se non altro per tener fede proprio alla dicitura del suo assessorato, appunto “decoro”! Cosa che purtroppo manca a lui come amministratore e che di conseguenza fa mancare alla nostra città di Vibo Valentia ed al tutto territorio comunale.
Un comune che annaspa sotto cumuli di rifiuti, le spiagge che dovrebbero essere già pronte ad accogliere i turisti e che invece sono abbandonate a se stesse, le frazioni che non sanno cosa vuol dire “arredo urbano” o “verde pubblico” (a meno che non teniamo conto delle erbacce che infestano fino quasi a chiudere le strade comunali), l’acqua potabile e pulita che continua ad essere un miraggio per i cittadini dell’intero territorio, le strade che sembrano groviera.
Insomma, in tutto questo marasma di problemi, quello che sembra affliggere l’amministrazione, ed in particolare l’assessore, tanto da richiedere un intervento deciso e “categorico”, è stato quello di evitare che qualcuno distrattamente si sporcasse le scarpe, che tra l’altro si dice porti anche fortuna! E di fortuna il nostro comune ne ha proprio bisogno, dato che è in mano a certa gente! A questo proposito proponiamo, dato che il “vietare” sembra essere la soluzione ai molti problemi, di mettere un “divieto di accesso agli amministratori incapaci” all’entrata della sede municipale, così vedremo chi di questi avrà il coraggio di varcarne la soglia!
sabato 4 giugno 2011
Contro il taglio dell'organico ATA
Continua il massacro sociale del governo Berlusconi-Bossi che infierisce sulla scuola italiana e calabrese. E’ di qualche giorno fa lo schema di decreto ministeriale sugli organici del personale ATA per l’anno scolastico 2011/12, che conferma quanto noi da tempo abbiamo fortemente denunciato.
Finita la campagna elettorale, ancora una volta le promesse di Berlusconi si rivelano false e menzognere. Una vera e propria presa in giro per i lavoratori e i cittadini.
Si sono dissolte come neve al sole le 65.000 assunzioni di cui si favoleggiava nella propaganda del regime berlusconiano, mentre i tagli agli organici diventano una concreta realtà, una nuova batosta ai danni dei lavoratori e delle lavoratrici precari della scuola italiana e calabrese.
La scuola calabrese viene ancora una volta penalizzata in modo cinico dalla bresciana ministro Gelmini che della Calabria si è ricordata solo quando doveva passare l’esame di procuratore legale.
I tagli previsti e annunciati dal ministero per il personale ATA sono massicci e colpiscono tutti i profili professionali. Sono circa 1.500 i posti di lavoro che solo in Calabria e solo nell’ambito del personale ATA saranno cancellati (14 DSGA; 158 Assistenti Amministrativi; 40 Assistenti Tecnici; 1200 collaboratori scolastici).
1.500 lavoratori precari rischiano di essere espulsi dal mondo del lavoro, creando una nuova sacca di disoccupati in una realtà fragile e debole sul piano economico, sociale ed occupazionale.
Ciò determinerà un ulteriore abbassamento della qualità del servizio scolastico, un declassamento dell’offerta formativa e una pesante riduzione del diritto allo studio.
Si tratta del colpo finale arrecato alla scuola calabrese, all’occupazione e al diritto alla studio dei giovani e degli studenti.
Infatti, con questo ennesimo taglio dell’organico, la Calabria viene relegata in coda tra le regioni italiane e l’offerta formativa che la scuola sarà capace di erogare rischia di essere fortemente compromessa, nonostante la dedizione e lo spirito di sacrificio dimostrato dai dirigenti, dagli insegnanti e dal personale ATA che giornalmente tengono in piedi una baracca che fa acqua da tutte le parti.
E’ necessario bloccare questo processo sciagurato per difendere e rilanciare la qualità del servizio scolastico e per dare una speranza di futuro a migliaia di insegnanti e lavoratori scolastici precari, che sono oggi condannati se tutto va bene ad un lavoro precario a vita.
Diciamo no ai tagli e ai licenziamenti di massa e diciamo si all’ampliamento dell’offerta formativa e all’estensione del tempo pieno.
E’ necessario respingere questa gravissima minaccia al futuro della scuola calabrese.
La Regione, le Province e gli Enti locali non possono stare a guardare senza reagire e senza difendere i lavoratori precari e il diritto allo studio. Bisogna chiedere un cambiamento radicale nella politica scolastica del governo Berlusconi.
Pertanto, per scongiurare gli effetti nefasti sulla Calabria delle politiche e delle scelte governative chiediamo che, finalmente, il Presidente Scopelliti faccia sentire la voce della regione, difendendone gli interessi, senza continuare a subire passivamente operazioni che colpiscono la scuola calabrese, riducono drasticamente l’occupazione e abbassano la qualità del servizio scolastico.
Reggio Calabria, 3 giugno 2011
MICHELANGELO TRIPODI
SEGRETARIO REGIONALE PdCI
Comunicato conferenza stampa per i referendum del 12 e 13 giugno
I partiti della FdS, SeL, IdV, PD ed i verdi insieme all’associazione ANPI, WWF e il sindacato CGIL-AUSER si ritroveranno questo sabato, 4 giugno, alle ore 10.30 di su Corso Vittorio Emanuele di fronte l’ufficio sanitario per indire una conferenza stampa sui quesiti referendari del 12 e 13 giugno.
Dopo la sontuosa vittoria elettorale contro una destra che ha ormai stufato il popolo italiano, quella destra con a capo Silvio Berlusconi, la sinistra italiana e quindi anche quella vibonese vuole lanciare un forte segnale alla gente, per questo scende in campo in maniera attiva per informare e fare campagna elettorale sui 4 quesiti referendari.
Quattro SI! Questa la parola d’ordine per l’intera coalizione di sinistra.
Diciamo SI per far tornare l’acqua pubblica ed allontanare l’ombra del vile denaro e del guadagno da un bene così fondamentale per la vita dell’uomo. Diciamo SI per scongiurare il rischio delle centrali atomiche sul nostro territorio nazionale, proponendo energie rinnovabili ed alternative al progetto del governo che vuole sono ingrassare le casse degli industriali. Infine diciamo SI a quella legge ingiusta che è il “legittimo impedimento”, perché tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e tali devono rimanere, senza privilegi.
Il risultato elettorale di queste ultime elezioni amministrative ci fa capire che la gente ha voglia di partecipare alla vita politica, che la gente vuole essere parte attiva nelle decisioni amministrative e politiche della nazione. Il governo voleva togliergli questa opportunità, aveva tentato di annullare il quesito sul nucleare ma la cassazione ha deciso che il referendum ci sarà e noi diciamo che saranno sicuramente “quattro SI”!
Facciamo sentire all’Italia intera che noi ci siamo, che siamo pronti a scendere in campo per liberare questa nazione, prendere in mano il nostro destino e costruire il nostro futuro come noi lo vogliamo!
Rinnoviamo il nostro invito per sabato 4 giugno alle ore 10.30 su Corso Vittorio Emanuele (piazz. Municipio) di fronte l’ufficio sanitario.
Comunicato congiunto:
Federazione della sinistra, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi, PD
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, CGIL-AUSER, WWF
Federazione della sinistra, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi, PD
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, CGIL-AUSER, WWF
mercoledì 1 giugno 2011
Comunicato banchetti campagna referendaria (FdS, SeL, IdV, ANPI, CGIL e verdi)
Si ritrova di nuovo, tutta la sinistra Vibonese, per prepararsi alla campagna elettorale-informativa sui quesiti referendari del 12 e 13 giugno.
In una riunione tenutasi nella sede della Cgil di Vibo Valentia i partiti della FdS, SeL, IdV ed i verdi insieme all’associazione ANPI e il sindacato CGIL si sono incontrati per dar via alla campagna informativa sul referendum di giugno. Referendum importantissimo al quale i media nazionali non stanno dando un giusto risalto. Tocca allora a chi, da sempre, ha a cuore le sorti dei cittadini e del popolo italiano diffondere il messaggio dell’importanza di andare a votare al referendum. Quell’area politica che nonostante le difficoltà e le continue diffamazioni del governo continua a lottare per il bene comune, senza chiedere nulla in cambio. Lo fa perché come al solito sente di dover lottare per la gente.
Continueranno quindi gli incontri, come già succede da un paio di settimane, su corso Vittorio Emanuele (di fronte l’ufficio sanitario), dalle ore 10 fino alle 20, per informare e sensibilizzare la gente sui quattro quesiti del referendum del 12 e 13 giugno. Quattro SI per dire NO. Questo il nostro slogan.
Si parla di salute quando parliamo di energia nucleare, un sistema per produrre energia ormai superato e molto pericoloso sia per il territorio che per la gente. In un epoca in cui il futuro è rappresentato dalle energie pulite e rinnovabili investire sull’energia nucleare è una vera pazzia, infatti il resto delle nazioni europee e mondiali hanno deciso di iniziare lo smantellamento delle loro centrali. Ma giustamente il governo Berlusconi va come al solito in controtendenza e decide di investire su una tecnologia ormai morta!
Il 12 e 13 giugno saremo chiamati anche a difendere il diritto alla vita, privatizzare l’acqua infatti consegnerebbe le sorti della nostra vita in mano alle solite lobby del potere. Siamo sicuri anche, date le nostre esperienze nel comune di Vibo Valentia, che privatizzare il servizio di gestione e fornitura dell’acqua non porterebbe alcun beneficio e miglioria del servizio stesso, anzi probabilmente lo peggiorerebbe (come nel nostro caso) rendendo i cittadini inconsapevoli vittime!
Il quarto quesito ci chiama a sostenere il fatto che “la legge è uguale per tutti”. Proprio così, consentendo il legittimo impedimento daremmo il via libera ai politici di poter delinquere in modo indisturbato. Chi sbaglia paga! Che sia rosso, verde, azzurro o di qualsiasi altro colore! La legge è quella che ci consente di vivere in modo civile, per cui saremo chiamati con il referendum a difendere anche la civiltà.
La sovranità appartiene al popolo. È questo che siamo chiamati a difendere andando a votare al referendum! Nonostante abbiamo assistito ad un vile attentato alla democrazia con l’approvazione del decreto omnibus che mira ad annullare il referendum sul nucleare, noi dobbiamo sentirci in dovere di partecipare attivamente alla vita ed alle decisioni della nostra nazione. Questa è democrazia.
Perciò noi abbiamo deciso di schierarci con il popolo e di stare in mezzo a loro. Vi aspettiamo quindi ogni sabato fino al venerdì prima del referendum del 12 e 13.
Comunicato congiunto:
Federazione della sinistra, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi,
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, CGIL
Federazione della sinistra, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi,
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, CGIL
Comunicato banchetti campagna referendaria
Anche questo sabato, come già stiamo facendo da un paio di settimane, noi della Federazione della Sinistra (PdCI e PRC) e i ragazzi dell’Italia dei Valori saremo presenti in Piazza Municipio (di fronte l’ufficio sanitario) per informare e sensibilizzare la gente sui quattro quesiti del referendum del 12 e 13 giugno. Nonostante la campagna di oscurantismo operata dai media nazionali noi infatti crediamo nell’importanza di questo referendum, che pone l’attenzione su problemi fondamentali che vanno dalla salute alla difesa della costituzione fino anche a toccare temi di diritti umani. Quattro SI per dire NO. Questo il nostro slogan.
Si parla di salute quando parliamo di energia nucleare, un sistema per produrre energia ormai superato e molto pericoloso sia per il territorio che per la gente. Anche tralasciando quello che è successo recentemente a fukushima gli effetti disastrosi sulla nazione che una centrale nucleare poterebbe sono molti: lo smaltimento delle scorie tossiche, l’inquinamento e l’elevato consumo dell’acqua usata per il raffreddamento del reattore, le radiazioni nei dintorni della centrale, l’elevato costo (nonché la scarsa reperibilità) dell’uranio usato nel reattore e molti altri.
In un epoca in cui il futuro è rappresentato dalle energie pulite e rinnovabili investire sull’energia nucleare è una vera pazzia, infatti il resto delle nazioni europee e mondiali hanno deciso di iniziare lo smantellamento delle loro centrali. Ma giustamente noi andiamo come al solito in controtendenza e decidiamo di investire su una tecnologia ormai morta!
In un epoca in cui il futuro è rappresentato dalle energie pulite e rinnovabili investire sull’energia nucleare è una vera pazzia, infatti il resto delle nazioni europee e mondiali hanno deciso di iniziare lo smantellamento delle loro centrali. Ma giustamente noi andiamo come al solito in controtendenza e decidiamo di investire su una tecnologia ormai morta!
Il 12 e 13 giugno saremo chiamati anche a difendere il diritto alla vita, privatizzare l’acqua infatti consegnerebbe le sorti della nostra vita in mano alle solite lobby del potere. Acqua S.p A., una cosa che fa inorridire. Sarebbe come far pagare l’aria che respiriamo! Siamo sicuri anche, date le nostre esperienze nel comune di Vibo Valentia, che privatizzare il servizio di gestione e fornitura dell’acqua non porterebbe alcun beneficio e miglioria del servizio stesso, anzi probabilmente lo peggiorerebbe (come nel nostro caso) rendendo i cittadini inconsapevoli vittime!
Il quarto quesito ci chiama sostenere il fatto che “la legge è uguale per tutti”. Proprio così, consentendo il legittimo impedimento daremmo il via libera ai politici di poter delinquere in modo indisturbato. I nostri rappresentanti, quelli che dovrebbero dare lezione di morale e difendere la nostra bellissima costituzione la attaccano ogni giorno, cercando di aggirare le leggi per poter agire indisturbati e continuare i loto loschi affari. Chi sbaglia paga! Che sia rosso, verde, azzurro o di qualsiasi altro colore! La legge è quella che ci consente di vivere in modo civile, per cui saremo chiamati con il referendum a difendere anche la civiltà.
Non possiamo quindi rimanere indifferenti e fare il gioco di questo governo che vorrebbe vedere annullato il referendum e che vorrebbe poter decidere delle nostri sorti senza nemmeno interpellarci. La sovranità appartiene al popolo! E questa è democrazia.
Perciò noi della Federazione della Sinistra e dell’Italia dei Valori continueremo la nostra opera di informazione ogni sabato fino al venerdì prima delle elezioni del 12 e 13.
domenica 22 maggio 2011
Comunicato sulla chiusura della commissione comunale politiche sociali
Un anno è passato e non ci siamo accorti del cambiamento della città, la nostra Vibo ci ricorda quella di un anno fà , le parole dei leader del centro destra locale le ricordiamo ancora a fne campagna elettorale dal palco di piazza Municipio: “ BASTA, BASTA, BASTA ( con Sammarco)” il più becero populismo che ora inizia a dar loro qualche frutto.... amaro. Il PdCI- Federazione della Sinistra crede che la politica e le opere sostanziose si facciano con il dialogo, la dialettica tra vari uomini, l’esposizione delle idee ed il confronto, questo produce lavoro e se il lavoro è positivo si vedono anche i fatti. Evidentemente però sotto alcuni punti il centro-destra non ha nè idee, nè proposte e conseguentemente nessun fatto vero da concretizzare. Una campagna elettorale continua, il premier è per loro un buon maestro, basata su promesse, speranze, strette di mano di fronte a al porto di VIBO MARINA( apriamo una parentesi, stiamo ancora apsettando di vedere la nave da crociera da 20 piani inserita nel manifesto di DAFFINA’ Sindaco) ed altro. Cosi succcede che una commissione, sicuramente non la più importante, quella alle politiche sociali chiude i battenti per improduttività, nessun atto è stato proposto nè dalla giunta nè dal consiglio. La presidente Bax si è vista costretta, coraggiosamente e responsabilmente, a chiuderla puntando il dito contro la mancanza di propositività. Ci risulta inoltre di un incontro trà l’assessore Bulzomi’ e la presidente Bax che avrebbe dovuto far ripartire questa, forse ingombrante, commissione alle politiche sociali, grazie anche alla “ingente” somma stanziata dalla regione, ben 1,5 milioni di euro per 15 amministrazioni, e ben 100.000 euro per il nostro comune, una somma davvero ragguardevole per....fare qualche studio sociale, organizzare qualche convegno, fare qualche mostra sull’Egitto, e poi con il resto comprare le noccioline per gli anziani; battute a parte, le politiche sociali sono una cosa seria. Proprio da queste attività si vede il “contatto” tra i politici e la gente, è uno dei pochi momenti, forse, in cui si accantona il partito politico di appartenenza per fare del bene all a propria comunità. Ma evidentemente l’amministrazione da quell’orecchio non ci sente. Già nei giorni scorsi il circolo del comune capoluogo “Spartacus” del PRC attraverso le parole del suo segretario, il compagno Antonio Callà aveva, giustamente, ripreso l’amministrazione, bacchettandola e ponendola come primo caso in Italia; ad oggi mancando ancora la smentita il tutto ci fa pensare che la giunta D’agostino non sappia come gestire questo “strano caso”. Quindi pare proprio che abbiamo un altro triste primato, la chiusura di una commissione consiliare per “improduttività”. Per essere chiari, da comunisti, le parole dell’assessore Bulzomi, apparse su “Il quotidiano” nei giorni scorsi, non ci hanno affatto tranquillizzato, perchè l’assessore dà solamente numeri vuoti continuando a fare, ribadiamo, come il loro buon maestro Berlusconi, propaganda elettorale, sventolando milioni di euro come fossero noccioline, ma senza una reale pianificazione sulla proposta. Noi abbiamo delle proposte, semplici, vere, reali: un centro di aggregazione giovanile, ed uno sportello per gli stranieri in città, sono due proposte, semplici, normali, per le quali non crediamo ci vogliano fiumi di soldi, o grandi esperti, ma un pò di buon senso. Se in commissione non vi sono proposte, Noi del PdCI-Federazione della Sinistra diamo questi due temi sui quali discutere e portare avanti un impegno concreto nei confronti della città. Ribadiamo COSE SEMPLICI E SERIE.
Sulle elezioni provinciali di Reggio Calabria
Esprimiamo grande soddisfazione per il voto ottenuto dalla lista e dai candidati del Partito dei Comunisti Italiani alle elezioni provinciali di Reggio Calabria.
Il PdCI, che molti davano per morto, non solo ottiene un brillante quanto meritato risultato, ma con oltre 9.150 voti pari al 3,3 %, ha dato un contributo determinante per consentire al Presidente uscente Morabito di andare al ballottaggio del 29-30 maggio.
Il consenso ottenuto dal PdCI, che conquista un seggio alla Provincia, testimonia la conferma di una consistente fiducia verso una forza politica che in questi anni nella provincia si è battuta con impegno e coerenza per portare le battaglie per il riscatto di questa terra, per il progresso della provincia e per mettere al centro i temi del lavoro, dei diritti, dello sviluppo e della legalità.
Il PdCI mantiene il suo radicamento nella città e nella provincia, nonostante il pesante tentativo di isolamento e la continua aggressione che è stata perpetrata contro i suoi dirigenti ed il suo elettorato.
Gli elettori con il loro voto hanno respinto il tentativo di fare passare come inutile il voto ai comunisti Italiani.
In questo quadro, salutiamo, tra gli altri, il risultato eccezionale che il PdCI ottiene a Polistena con circa 2.300 voti pari ad oltre il 42 % e quelli di Brancaleone e Roccella dove addirittura risulta primo partito.
Pertanto, riteniamo doveroso esprimere un sincero e sentito ringraziamento a tutti i nostri candidati, iscritti al Partito o indipendenti, che tutti indistintamente hanno contribuito con impegno, entusiasmo e passione a raggiungere questo risultato elettorale, importante non solo per il PdCI ma per l’intero centrosinistra.
Infine, un particolare ringraziamento agli elettori ed alle elettrici che hanno voluto affidarci la loro fiducia, dimostrando con il loro voto che per cambiare le cose a Reggio e in Italia c’è bisogno di rilanciare la forza e la presenza dei comunisti italiani.
Ai nostri candidati/e ed agli elettori/rici rivolgiamo un appello a non abbassare la guardia e la tensione. Ci attendono giorni cruciali in vista del ballottaggio provinciale del 29-30 maggio e, quindi, occorre proseguire nell’impegno per portare il programma di cambiamento alla provincia, sbarrando il passo ad una destra arrogante, demagogica e incapace di risolvere i problemi dei cittadini.
Reggio Calabria, 17.5.2011
UFFICIO STAMPA FEDERAZIONE PROVINCIALE PdCI Reggio Calabria
venerdì 13 maggio 2011
Elezioni Filadelfia: il PdCI sostiene Caglioti
In questi mesi abbiamo appreso con soddisfazione la candidatura a sindaco di Filadelfia del dott. Walter Caglioti, appoggiato dalla lista civica “Uniti per cambiare”. La soddisfazione è doppia ove si considerino le condizioni disastrose nelle quali versano il comune di Filadelfia e l’intera provincia vibonese.
Il dott. Caglioti, persona di grande onestà e umiltà, è l’uomo giusto per il cambiamento auspicato in campagna elettorale. Da sempre impegnato in politica si è dovuto scontrare in questi anni con coloro che hanno determinato una chiara situazione di “inagibilità democratica” e che poi hanno ben pensato di salire sul carro del vincitore, ovvero, l’attuale presidente della provincia Francesco De Nisi che ha grande responsabilità per il degrado e l’abbandono del territorio della provincia vibonese.
Ci auguriamo che in questi giorni i cittadini filadelfiesi possano realmente riflettere sull’importanza del voto e sulla necessità per il futuro del paese di sostenere la candidatura del dott. Caglioti per risollevare il paese e per costituire un’amministrazione che si occupi realmente dell’interesse dei cittadini e che non pensi a prendersi i meriti dei predecessori, come sta facendo quella attuale attribuendosi meriti per opere che non gli appartengono.
Teniamo a sottolineare il nostro appoggio al candidato sindaco dott. Caglioti, con il desiderio d’instaurare insieme un percorso di lotte e di battaglie per rimonciare un cammino di riscatto e di progresso per l’intera provincia di Vibo Valentia.
Noi non vogliamo più lasciare i paesi come Filadelfia nelle mani di amministratori incompetenti, che pensano solo al loro tornaconto personale quando in alcune zone del paese, la gente è costretta a vivere senza fogne, acqua, energia elettrica e telefono.
Per questo noi sosteniamo Walter Caglioti. Perché vogliamo un reale cambiamento.
Ci auguriamo che in questi giorni i cittadini filadelfiesi possano realmente riflettere sull’importanza del voto e sulla necessità per il futuro del paese di sostenere la candidatura del dott. Caglioti per risollevare il paese e per costituire un’amministrazione che si occupi realmente dell’interesse dei cittadini e che non pensi a prendersi i meriti dei predecessori, come sta facendo quella attuale attribuendosi meriti per opere che non gli appartengono.
Teniamo a sottolineare il nostro appoggio al candidato sindaco dott. Caglioti, con il desiderio d’instaurare insieme un percorso di lotte e di battaglie per rimonciare un cammino di riscatto e di progresso per l’intera provincia di Vibo Valentia.
Noi non vogliamo più lasciare i paesi come Filadelfia nelle mani di amministratori incompetenti, che pensano solo al loro tornaconto personale quando in alcune zone del paese, la gente è costretta a vivere senza fogne, acqua, energia elettrica e telefono.
Per questo noi sosteniamo Walter Caglioti. Perché vogliamo un reale cambiamento.
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
MICHELANGELO TRIPODI
martedì 10 maggio 2011
Comunicato stampa sulla manifestazione indetta dalla Cgil: Partito dei Comunisti italiani e Partito della Rifondazione Comunista Vibo Valentia
Tanti operai, tanti lavoratori, disoccupati precari ed alla fine anche gli studenti. Il popolo, la base della nostra democrazia e , fortunatamente, pochi politici di quelli eletti, di quelli che dovrebbero rappresentarci per intenderci, molti dei quali ,per fortuna, passati inosservati. Questa è la piazza che vogliamo, con le bandiere rosse che cozzano contro un bellissimo cielo azzurro di maggio. Il maggio voluto dagli studenti, il maggio di rivolta che ci riporta a tempi che sembrano lontani e remoti. Ma oggi per un solo giorno sembrava di essere in un altro periodo storico, perchè era davvero tanto tempo, che piazza municipio non era invasa da cosi tanta gente del popolo e da cosi tante bandiere rosse.
Noi della “Federazione della Sinistra” (Partito dei Comunisti Italiani & Partito della Rifondazione Comunista) eravamo presenti, con i nostri colori, i nostri simboli e la nostra voce. Abbiamo risposto all’invito rivoltoci dalla CGIL, a partecipare con la nostra delegazione e così abbiamo fatto, senza troppo proclami, senza troppe parole scritte sulla stampa, alle quali non sono poi seguiti i fatti. Perché è facile scrivere sulla stampa facendo appelli ai propri iscritti e simpatizzanti, etichettandosi come paladini della sinistra rendendosi poi conto di avere il vuoto alle spalle e senza essere presente FISICAMENTE alle iniziative che contano (cari amici di sinistra e libertà), quelle importanti, quelle dove trovi l’immigrato che ti racconta la sua storia, lo studente che ti prende a schiaffi perché a “50 anni non fai il tuo dovere non alzando il culo dal divano sul quale siedi per andare a votare”, il precario ed il lavoratore che chiedono più diritti e più sicurezza per il proprio futuro.
Noi della Federazione Della Sinistra (Partito dei Comunisti Italiani & Partito della Rifondazione Comunista) della provincia di Vibo Valentia siamo scesi in piazza perché crediamo che i proclami del nostro governo nazionale siano solamente mera campagna elettorale, ci sentiamo dire da due anni e mezzo che la crisi non esiste, che rilanceranno l’economia con il piano casa, che non ci sono stati tagli, ma la realtà è un'altra! Il piano casa, fiore all’occhiello del nostro premier, addirittura preso a modello, secondo suo dire, da altri paesi europei, come volano di sviluppo, giace negli uffici dei vari comuni italiani che, giustamente, lo bloccano perché lo stesso è in contrasto con i regolamenti edilizi locali (questo per noi è federalismo). Le aziende , soprattutto le piccole e medie, chiudono sia al nord che al sud che al centro e non riaprono, i lavoratori perdono il proprio posto di lavoro e vanno in cassa integrazione, che non durerà per sempre; nella scuola si sono contati 150 mila tagli al personale docente precario e non, l’amministrazione pubblica vede i contratti bloccati per 4 anni.
Il governo BLOCCA letteralmente l’economia non mettendo soldi in circolazione, blocca i conti senza investire in settori nuovi come la RICERCA (vero sviluppo di una nazione) e le energie nuove da fonti rinnovabili e pulite (non il nucleare!). Il piano casa stesso è un esempio di incapacità amministrativa, avendo semplicemente lasciato la palla dell’uscita della crisi al mercato, ma il mercato è fermo e di conseguenza lo è anche l’economia. La regione si è impantanata in un aumento incondizionato delle tasse, oltre alla sanità dove chi paga è sempre il popolo per le cattive gestioni dei politici, anche sulla benzina per la quale non bastano le tasse nazionali, ma anche la regione vuole la sua fetta di torta. Il governo del fare si è tramutato nel governo dell’aumento............ delle tasse!! Noi siamo e saremo sempre e comunque dalla parte dei più deboli e dei cittadini, contro l’aumento incondizionato e senza controllo delle tasse, in modo alternativo al governo, non “quasi simile” come lo è il PD il quale non riesce ad essere un partito di alternativa. Il PD parla di responsabilità delle proprie scelte tenendo il sacco su provvedimenti importanti (il caso LIBIA ne è l’esempio pratico) alla maggioranza e non creando un’alternativa. ALTERNATIVA AL GOVERNO, di questo dobbiamo parlare!
Vorremmo ora chiudere con un appello ai politici eletti e non del PD, il vostro segretario BERSANI ha spesso offerto in modo ironico dei bagni chimici, quelli che si usano alle feste del PD, al governo da inviare a Lampedusa per frenare l’emergenza sanitaria dovuta all’arrivo di tanti PROFUGHI, non clandestini (le parole sono importanti). Noi suggeriamo al segretario BERSANI di inviare anche qualcosa a Vibo Valentia, al proprio partito..... delle BANDIERE! Da esporre durante simili manifestazioni, perché la gente, il popolo identifica i partiti anche nei simboli, non solo con gli uomini. Ebbene oggi per quanto ci riguarda la base del PD ha disertato la manifestazione, erano solamente presenti generali senza esercito, dei quali il PD ne è ben rifornito. Non è cosi che ci si candida alla guida del Paese.
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| NOI C'ERAVAMO!! |
venerdì 6 maggio 2011
domenica 1 maggio 2011
Risposta a Nicola D'Agostino
La situazione, per quanto riguarda l’acqua a Vibo Valentia, “dovrebbe” essere tornata normale. “Dovrebbe”! Come si può usare il condizionale, in un caso del genere che interessa la salute dei cittadini, e continuare nell’attività di amministratore in un comune come Vibo Valentia? È quello che ci chiediamo noi del PdCI da quando abbiamo letto l’intervista fatta al Sindaco Nicola D’agostino, pubblicata qualche giorno fa sulle pagine del quotidiano.
Ma d’altronde non possiamo aspettarci dichiarazioni “ferme e precise” da un sindaco che di fronte alla domanda: “lei usava l’acqua quando la dichiarava potabile?” risponde “si la usavo, ma non per bere”. E allora signor sindaco, secondo lei che cosa vuol dire “acqua potabile”? che è buona per farsi i gavettoni? Guardi che avere acqua potabile vuol dire che si può utilizzare per scopi alimentari!
A questo punto allora vogliamo fare qualche domanda al nostro sindaco e conoscendo quali sono sempre state le risposte ai problemi del comune di Vibo Valentia e dei suoi cittadini siamo sicuri di saper dare anche le risposte ai nostri dubbi. Le stesse risposte che darebbe il nostro caro Sindaco, che è una brava persona ma non ce ne voglia è anche un pessimo amministratore, confusionario e incapace, un vero pesce fuor d’acqua!
Iniziamo con chiederci, la giunta targata D’Agostino ha saputo trovare una soluzione definitiva al problema dei rifiuti che ormai da mesi invadono la città di Vibo Valentia? Sicuramente la sua risposta è “il problema dovrebbe essere ormai prossimo alla soluzione”. Sempre al condizionale, ma pensiamo che la comunità Vibonese abbia ormai capito che le loro soluzioni sono solo fumo negli occhi dei cittadini, per farli stare buoni e zitti.
Un’altra domanda da fare al sindaco potrebbe essere: “signor sindaco, quando inizieranno i lavori di recupero delle zone soggette a dissesto idrogeologico, come la zona di cancello rosso e i vari interventi da fare in tutte le frazione del comune?”. Anche in questo caso però siamo sicuri di conoscere bene la risposta del sindaco: “a breve dovrebbe arrivare la delibera della giunta regionale, che libererà i fondi per iniziare gli interventi”.
Quando ritornerà la normalità per quanto riguarda il rilascio delle concessioni edilizie nel comune di Vibo? Quando verrà superato quel blocco dell’edilizia che sta mettendo in ginocchio buona parte dell’economia cittadina? Siamo sicuri che la sua risposta sia “presto le cose dovrebbero tornare alla normalità”.
Lei nel suo intervento ha detto che rispetto a quello che è successo a l’Aquila i nostri problemi sono poca cosa. Non manchiamo allora di ricordargli per l’ennesima volta che essendo il nostro un territorio sismico, con probabilità altissime che si verifichi un forte terremoto da un momento all’altro, abbiamo la necessità di avere un piano di emergenza comunale per affrontare l’eventualità di una catastrofe. Oggi come oggi, se succedesse qui a Vibo quello che è successo all’Aquila le conseguenze sarebbero sicuramente di gran lunga più drammatiche.
Signor sindaco, si rende conto che lei passa più tempo a vantarsi dei suoi “giovani, capaci, competenti, luminari, dotti, colti, valenti, qualificati” (nonché numerosi!) assessori, che ad occuparsi realmente del comune di Vibo Valentia? Poi si lamenta che una signora abbia detto che lei pensa più tempo ad occuparsi dei suoi affari che di quelli della gente, perché cosa si aspettava? Un grande applauso per aver ben pensato di portare a 11 gli assessori mentre la città stava vivendo un periodo di forte crisi economica, sanitaria e territoriale?
Noi siamo molto attenti alle vostre mosse, vi seguiamo, anche quando fate le vostre apprezzabili riunioni nelle frazioni. Apprezzabili perché sembra vogliate aprirvi ai problemi della gente, ma è solo un’impressione perchè in realtà ogni volta chiudete la porta in faccia a quei cittadini che sollevano le problematiche dei loro territori. In due di quelle riunioni, a Triparni ed a Vena Inferiore, il riassunto della discussione era che non avete i soldi nemmeno per gli interventi di manutenzione ordinaria dei paesi e della città. Il bello è che credete di essere giustificati da questa mancanza di fondi a non far niente per tutta la durata del vostro mandato! E i cittadini intanto che devono fare? Mettere le mani nelle loro tasche per fare gli interventi più urgenti?
Se nelle casse del comune non ci sono soldi voi sapete bene che è per colpa del vostro partito, il Pdl, che è sempre più il partito del “bunga bunga” che anziché pensare ai problemi della nazione pensa a risolvere i problemi giudiziari del suo capo, e voi anche in questo siete colpevoli. Preferite gli interessi dei capi di partito a quelli della popolazione. Perché non chiedete al vostro amico presidente Scopelliti (quello che un anno fa si faceva fotografare mentre passeggiava sul corso e da allora non è più tornato a Vibo!) di far la voce grossa con il governo (come fa Zaia in Veneto) per ottenere i soldi necessari alla vita del nostro comune? Perché non vi schierate mai con i cittadini di Vibo, ma cercate di giustificare gli errori dei vostri capi?
Signor sindaco, lei ha davvero a cuore la sorte del comune di Vibo Valentia? Si dimetta allora, esca da quel suo partito vergogna e inizi a lottare per la città dalla parte dei cittadini.
1° Maggio
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