In seguito all’articolo del compagno Benedetti in merito alla politica non sempre tanto trasparente portata avanti dall’amministrazione Bruni con l’apporto e il sostegno del PRC nella persona dell’assessore malerba, non è tardato a giungere la risposta del segretario federale Franco Daniele che con un colpo di mano che rievoca tanto direttive di staliniana memoria, si è subito adoperato per l’epurazione del compagno Benedetti dall’incarico all’interno della segreteria.
Tutto il circolo PRC “V. Lenin” di Dasà condivide le stesse posizioni del compagno Benedetti, e chiede il conto al compagno Malerba e alla dirigenza provinciale sull’andamento e la situazione politica dell’amministrazione provinciale. Il pensiero del compagno forse non rappresenta quello della segreteria, ma rappresenta quello di buona parte del partito, quella che non è fatta di amici e parenti.
Perché ormai i compagni in questa federazione sono costretti a uscire sulla stampa per dire quello che pensano? Facile, perchè in questo partito ogni principio di discussione democratica è pari a zero, non c’è più la libertà di discutere con i compagni e se si prova a fare questo si subito tacciati di provocatori, ed estremisti.
Ormai la maggioranza del PRC ai vari livelli locale e nazionale si tiene dentro le minoranze solo per far apparire all’esterno che è un partito che tiene conto delle voci critiche e discordanti rispetto alle linee assunte dalla maggioranza, ma è poi realmente così?
Cosa significa che il compagno deve farsi carico di tutte le responsabilità conseguenti? Staranno forse minacciando l’espulsione del compagno? Lo manderanno forse davanti al collegio di garanzia così come hanno fatto con altri compagni? (caso Federici)
Non è pensabile che un partito comunista (“una mano con milioni di dita strette in un unico pugno”) tenga in maggiore considerazione la preservazione degli accordi di potere che le preoccupazioni di un suo militante, non è possibile sacrificare i propri ideali, ciò per cui si è lottato per anni, sull’altare delle compatibilità di governo .
Oggi a distanza di tempo abbiamo avuto la certezza che le scelte compiute dai dirigenti del partito a Vibo prima del 2004 (quando il prc a vibo nella sua interezza faceva riferimento all’AMR di Ferrando, area di opposizione alla deriva governista del partito e alle alleanze con forze non comuniste e democristiane come nel caso della provincia), più che da un effettivo sentimento e coscienza di classe avessero come fine quello di acquisire, qualche posizione di prestigio e visibilità nel Prc e nella sua Direzione nazionale, crearsi uno spazio di visibilità e di potere che altrimenti sarebbe stato loro difficilmente assicurato .
Non riusciamo infatti a trovare altre spiegazioni a tutti questi continui capovolgimenti che stanno caratterizzando la politica del PRC a vibo negli ultimi anni
Contestiamo l’allontanamento del compagno Benedetti dalla segreteria.
Ed evidenziamo come all’interno del PRC a vibo il rispetto delle norme statutarie gode di libertà di interpretazione di beneficio di inventario.
Lo statuto infatti prevede che sia il cpf (comitato politico federale) a votare l’allontanamento di un compagno dall’incarico dirigenziale che riveste, non la segreteria,che ha si il “potere” di prendere decisioni di urgenza, ma è altrettanto vero che ha bisogno della successiva ratifica del cpf stesso in quanto organo decisionale supremo nel nostro partito a livello provinciale..,
Quindi inviteremmo i “compagni dirigenti-duri e puri” a leggere lo statuto del partito una volta per tutte, memorizzarlo e capire che il rispetto delle regole di cui tanto si vantano, non è mai stato realmente applicato.
Diversi sono gli esempi che potremmo fare, tra gli ultimi ricordiamo il teatrino che è andato in scena nei mesi scorsi in occasione della crisi che si era aperta nel consiglio comunale della città capoluogo e che aveva riguardato anche il ricambio dell’assessore di rifondazione Federici, ricambio che è avvenuto mediante l’esautoramento del CPF, organo che secondo le norme maturate dall’ultimo congresso, è deputato alla scelta e al ricambio degli eletti.
L’articolo 45 dello statuto prevede che:
« vada evitata la concentrazione di più incarichi di partito e istituzionali su singoli compagni. Le segreterie ad ogni grado devono essere di norma costituite in maggioranza da compagni non impegnati a livello istituzionale di pari livello. Sono incompatibili gli incarichi istituzionali di carattere esecutivo con i compiti esecutivi a livello di partito ».
Nella federazione di Vibo invece non esistono conflitti di interesse, un compagno nello stesso tempo può assumere il ruolo di controllore e controllato
Ciò è evidente con il caso Malerba, assessore provinciale, e con l’incarico nella segreteria all’organizzazione (gestione del partito !!!) o il caso Giannini assessore al comune di vibo e segretario dello spartacus.
Chi potrà mai obiettare giudicare e criticare il loro operato?
E potrà mai un compagno andare contro la linea della maggioranza se poi si viene tacciati di essere provocatori e incorrere in misure disciplinari e magari nell’espulsione?
Ma cosa lede di più l’immagine del partito? Le parole di un compagno che finalmente denuncia quello che accade o l’assordante silenzio di un partito comunista che chiude gli occhi?
Perché si parla di cervellotiche farneticazioni e puntuali inesattezze tendenziose, false e infondate relative ai vari concorsi fasulli? Se il segretario Daniele è tanto sicuro di questo perché non ha replicato con i relativi argomenti?
Il circolo Lenin di Dasà si stringe intorno al compagno Benedetti, ed esprime tutta la propria solidarietà.
Noi non contestiamo tanto il fatto che il compagno Filippo sia stato allontanato dalla dirigenza del partito, non è nello stile di noi giovani comunisti svendere i propri ideali solo per conservare integri i pochi incarichi dirigenziali a noi concessi, la nostra critica va al metodo di gestione del partito, e ciò che più dispiace è essere costretti al silenzio, non poterci esprimere, non poter esporre le nostre considerazioni politiche.
Come comunisti ci dichiariamo estranei alla politica portata avanti dal nostro gruppo dirigente , politica che snatura l’identità comunista che ancora sentiamo nostra, continueremo a militare all’interno del PRC fin quando esisteranno le condizioni politiche per farlo o “fin quando ci sarà permesso”.
venerdì 30 marzo 2007
martedì 27 marzo 2007
Il compagno Benedetti non parla a titolo personale
In riferimento alla reazione, pubblicata su alcuni giornali nei giorni scorsi, del Segretario federale del PRC Franco Daniele, intendiamo esprimere pubblicamente la nostra piena solidarietà al compagno Filippo Benedetti, membro del Coordinamento provinciale dei Giovani Comunistie, nonché, ormai, ex componente della stessa Segreteria federale del partito, da cui, apprendiamo dai giornali, dovrebbe essere stato espulso.
Il Segretario sostiene che le affermazioni di Benedetti sono “il frutto di personali considerazioni” che “non rappresentano il giudizio della Federazione”: questo sarà anche vero in seno al ristretto gruppo dirigente del partito, ma il Segretario ignora, o finge di ignorare, che il partito è fatto da tanti altri compagni e compagne che, come noi, si ritrovano in una posizione critica rispetto alla dirigenza nazionale e locale del partito, tanto è vero che il documento presentato dai GC alla conferenza di organizzazione del 17 marzo scorso, di gran lunga il più lontano dalle direttive del tavolo di presidenza, non è stato approvato per soli tre voti (16 favorevoli e 19 contrari), nonostante il tentativo di non farlo neanche passare al voto della platea (ringraziamo, a tal proposito, l’intervento “super partes” del compagno Caporusso, delegato del Comitato politico nazionale). Il compagno Benedetti non ha parlato a titolo personale, dunque: si è fatto carico, semmai, delle istanze di trasparenza e democrazia che provengono da larga parte del partito, dall’intero Coordinamento dei GC come da tanti altri dirigenti e militanti.
Di cosa accusa il Segretario il compagno Benedetti? Di “cervellotiche farneticazioni e puntuali inesattezze”? Sono forse cervellotiche farneticazioni le richieste di maggiore trasparenza e senso di legalità nella gestione del potere locale che nascono dal legittimo e reale diritto di sapere? Sono puntuali inesattezze quelle confermate da televisioni e giornali? Allora il compagno Benedetti avrebbe dovuto imparare, e noi tutti con lui, a far tacere la coscienza critica, a reprimere la voglia di libera espressione e il bisogno di trasparenza, se avesse voluto continuare a far parte della Segreteria, la quale, tra l’altro, lavora benissimo anche senza di lui, visto che ad almeno quattro riunioni Benedetti non è stato invitato a partecipare (l’ultima, quella in cui la Segreteria, e non il Comitato politico come avrebbe voluto il regolamento, ha deciso sulla composizione della platea della conferenza di organizzazione).
Il centralismo democratico ci impone di rispettare le decisioni del centro e della maggioranza, ma è la democrazia stessa che impone a tutti di rispettare le regole, scritte e non, ed è, infine, la nostra storia di comunisti a imporci di lottare per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, dovunque esse siano in condizione di pericolo. Non ci interessa affatto difendere a tutti i costi il posto in Segreteria del compagno Benedetti, è una questione più generale di rispetto delle regole: quelle stesse regole che dovrebbero imporci anche, per esempio, la separazione degli incarichi amministrativi da quelli dirigenziali e che, nell’ormai totale assimilazione del nostro partito al sistema partitocratico e clientelare, sistematicamente non sono rispettate.
Il metodo delle epurazioni (questa sembra la minaccia sottintesa) non ci porterà da nessuna parte. Si chieda, piuttosto, il Segretario Daniele, perché tanti compagni sono costretti a dire dalle pagine dei giornali quello che pensano, così come noi, d’altra parte, ci siamo chiesti se in un “partito di lotta e di governo” il secondo debba essere così preponderante sulla prima tanto da annullarla. Si chieda, ancora, se vuole rischiare di trovarsi a capo di un partito facilmente gestibile, ma sempre più spopolato di militanti attivi e impegnati; si chieda, infine, cosa lede di più l’immagine del partito: le parole di un compagno che chiede il conto alla dirigenza federale e all’assessore Malerba o l’assordante silenzio di un partito che non gli risponde e si volge dall’altra parte?
Sottoscrivono tutti membri del coordinamento provinciale GC di Vibo Valentia
Iozzo Nicola (coordinatore provinciale GC Vibo Valentia – coordinamento nazionale GC)
De Sossi Giovanni (coordinamento GC Vibo Valentia)
Colelli Francesco (coordinamento GC Vibo Valentia)
Bufalo Mariangela (coordinamento GC Vibo Valentia)
Borrello Giuseppe (coordinamento GC Vibo Valentia)
Russo Stefano (coordinamento GC Vibo Valentia)
Russo Ilenia (coordinamento GC Vibo Valentia)
De Piano Ernesto (coordinamento GC Vibo Valentia)
Racina Cristian (coordinamento GC Vibo Valentia)
Federici Paola (coordinamento GC Vibo Valentia)
Marturano Antonino (coordinamento GC Vibo Valentia)
Benedetti Filippo (coordinamento GC Vibo Valentia)
Sergio Carmelo (segretario Circolo “V. Lenin”-Dasà (vv), coordinamento GC Vibo Valentia)
Il Segretario sostiene che le affermazioni di Benedetti sono “il frutto di personali considerazioni” che “non rappresentano il giudizio della Federazione”: questo sarà anche vero in seno al ristretto gruppo dirigente del partito, ma il Segretario ignora, o finge di ignorare, che il partito è fatto da tanti altri compagni e compagne che, come noi, si ritrovano in una posizione critica rispetto alla dirigenza nazionale e locale del partito, tanto è vero che il documento presentato dai GC alla conferenza di organizzazione del 17 marzo scorso, di gran lunga il più lontano dalle direttive del tavolo di presidenza, non è stato approvato per soli tre voti (16 favorevoli e 19 contrari), nonostante il tentativo di non farlo neanche passare al voto della platea (ringraziamo, a tal proposito, l’intervento “super partes” del compagno Caporusso, delegato del Comitato politico nazionale). Il compagno Benedetti non ha parlato a titolo personale, dunque: si è fatto carico, semmai, delle istanze di trasparenza e democrazia che provengono da larga parte del partito, dall’intero Coordinamento dei GC come da tanti altri dirigenti e militanti.
Di cosa accusa il Segretario il compagno Benedetti? Di “cervellotiche farneticazioni e puntuali inesattezze”? Sono forse cervellotiche farneticazioni le richieste di maggiore trasparenza e senso di legalità nella gestione del potere locale che nascono dal legittimo e reale diritto di sapere? Sono puntuali inesattezze quelle confermate da televisioni e giornali? Allora il compagno Benedetti avrebbe dovuto imparare, e noi tutti con lui, a far tacere la coscienza critica, a reprimere la voglia di libera espressione e il bisogno di trasparenza, se avesse voluto continuare a far parte della Segreteria, la quale, tra l’altro, lavora benissimo anche senza di lui, visto che ad almeno quattro riunioni Benedetti non è stato invitato a partecipare (l’ultima, quella in cui la Segreteria, e non il Comitato politico come avrebbe voluto il regolamento, ha deciso sulla composizione della platea della conferenza di organizzazione).
Il centralismo democratico ci impone di rispettare le decisioni del centro e della maggioranza, ma è la democrazia stessa che impone a tutti di rispettare le regole, scritte e non, ed è, infine, la nostra storia di comunisti a imporci di lottare per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, dovunque esse siano in condizione di pericolo. Non ci interessa affatto difendere a tutti i costi il posto in Segreteria del compagno Benedetti, è una questione più generale di rispetto delle regole: quelle stesse regole che dovrebbero imporci anche, per esempio, la separazione degli incarichi amministrativi da quelli dirigenziali e che, nell’ormai totale assimilazione del nostro partito al sistema partitocratico e clientelare, sistematicamente non sono rispettate.
Il metodo delle epurazioni (questa sembra la minaccia sottintesa) non ci porterà da nessuna parte. Si chieda, piuttosto, il Segretario Daniele, perché tanti compagni sono costretti a dire dalle pagine dei giornali quello che pensano, così come noi, d’altra parte, ci siamo chiesti se in un “partito di lotta e di governo” il secondo debba essere così preponderante sulla prima tanto da annullarla. Si chieda, ancora, se vuole rischiare di trovarsi a capo di un partito facilmente gestibile, ma sempre più spopolato di militanti attivi e impegnati; si chieda, infine, cosa lede di più l’immagine del partito: le parole di un compagno che chiede il conto alla dirigenza federale e all’assessore Malerba o l’assordante silenzio di un partito che non gli risponde e si volge dall’altra parte?
Sottoscrivono tutti membri del coordinamento provinciale GC di Vibo Valentia
Iozzo Nicola (coordinatore provinciale GC Vibo Valentia – coordinamento nazionale GC)
De Sossi Giovanni (coordinamento GC Vibo Valentia)
Colelli Francesco (coordinamento GC Vibo Valentia)
Bufalo Mariangela (coordinamento GC Vibo Valentia)
Borrello Giuseppe (coordinamento GC Vibo Valentia)
Russo Stefano (coordinamento GC Vibo Valentia)
Russo Ilenia (coordinamento GC Vibo Valentia)
De Piano Ernesto (coordinamento GC Vibo Valentia)
Racina Cristian (coordinamento GC Vibo Valentia)
Federici Paola (coordinamento GC Vibo Valentia)
Marturano Antonino (coordinamento GC Vibo Valentia)
Benedetti Filippo (coordinamento GC Vibo Valentia)
Sergio Carmelo (segretario Circolo “V. Lenin”-Dasà (vv), coordinamento GC Vibo Valentia)
mercoledì 21 marzo 2007
squarciamo il velo pietoso
Il territorio vibonese – lo sappiamo da tempo – è martoriato da una piaga che si chiama 'ndrangheta: essa – e questo, chi non lo sapeva, lo ha imparato dagli ultimi eventi – si annida in ogni settore della società, dai tribunali alla pubblica amministrazione, dalle associazioni ai partiti. La ‘ndrangheta fa proseliti in ogni strato sociale, ma soprattutto tra i giovani disoccupati i quali, a causa della mancanza di una legislazione che li tuteli e permetta loro di vivere dignitosamente e onestamente, anche in attesa di una sistemazione occupazionale stabile, rappresentano un grande serbatoio di manovalanza per le famiglie mafiose del nostro territorio.
Eppure i rimedi per prevenire, arginare e combattere il dilagare del fenomeno mafioso ci sarebbero e sarebbero, se solo si volesse, di facile attuazione!
Quali? Ad esempio il salario minimo garantito per ogni soggetto che temporaneamente viva in una condizione di disoccupazione, in modo da dimostrare l’interessamento dello Stato nei confronti dei propri cittadini, in primo luogo dei meno abbienti e delle fasce di popolazione più deboli, le quali sono le più soggette ai ricatti e alle pressioni esercitate dalla mafia, nonché le più vulnerabili, proprio per la condizione di precarietà della loro esistenza.
La mafia non è l'antistato. Contrariamente a quanto cercano di farci credere giornalisti e politici borghesi, essa è un’organizzazione complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati statali. Non è la mancanza di leggi adeguate o di un sufficiente numero di magistrati e poliziotti che impedisce di sconfiggere la mafia, ma proprio l’assenza del senso della legalità, a tutti i livelli, anche (soprattutto!!!) tra i membri delle istituzioni. Ed è all'interno del sistema liberista, fondato sullo sfruttamento salariale e sulla proprietà privata, che stanno le cause del proliferare del fenomeno mafioso; è all'interno dello Stato borghese che vanno ricercati i principali alleati della mafia e i sui rappresentanti politici! Quello che manca, e che dovremmo ritrovare, è una coscienza civile che si opponga ai disvalori del profitto, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell'individualismo più esasperato, dell'arrivismo e dell'accumulo di ricchezza.
Tutto questo non sconvolgerà nessuno, e nessuno, crediamo, proverà un po’ di sana vergogna alle nostre parole; anzi, fino ad ora, le nostre denuncie sono spesso passate sotto silenzio, e mai sono state prese in considerazione.
Dunque, armati di pazienza, esaminiamo nel dettaglio la condizione giovanile nel nostro territorio. I giovani, superata la maggiore età, si trovano di fronte ad un bivio: fare le valigie e affrontare gli studi universitari (lasciando, dunque, la loro casa) con la speranza che una specializzazione possa garantire loro un posto di lavoro sicuro per l’avvenire, oppure rimanere in cerca di lavoro nella propria terra.
IL LAVORO: l’attività più importante per la vita di un uomo, l’elemento che lo nobilita, che dovrebbe essere espressione della sua creatività e delle sue capacità e che invece, all’interno dell’attuale società e degli attuali rapporti di produzione, sembra una meta sempre più lontana, per molti addirittura negata e sostituita dalla logica dalla precarietà, nonché, in molti casi, soprattutto nel nostro territorio, un traguardo che si raggiunge mediante il compromesso e l’amicizia di qualche potente. Il lavoro, che nel settore privato è guidato da una logica di sottomissione e sfruttamento e che ha come unica finalità il profitto per il detentore dei mezzi di produzione, nel settore pubblico (o a partecipazione statale) dovrebbe essere regolato da logica meritocratica. Sulla carta!!!
E nel nostro territorio come stanno le cose? Come si fa a vincere un concorso pubblico nella provincia di Vibo valentia? Semplice: basta essere parenti o amici di politici, prelati, massoni, insomma… di “gente che conta”. Questo è, evidentemente, il criterio di valutazione adottato, per esempio, dalla Regione Calabria nel 2001, con il cosiddetto concorsone per i portaborse, quando uomini di fiducia dei parlamentari del consiglio regionale sono stati assunti a tempo indeterminato. Tutti i vincitori di quel concorso erano parenti di politici e uomini di partito, di tanti partiti, tra i quali figura anche il mio, il partito della Rifondazione Comunista, che, nell’ottica di appiattimento alle posizioni di governo, ha ormai debellato dal proprio DNA i principi su cui si era fondata la sua nascita, adeguandosi all’andazzo generale.
Una “sanatoria” ante litteram come quella del 2001 ora non sarebbe più possibile: con un ingegnoso provvedimento la giunta regionale ha imposto che i gruppi consiliari non possano assumere parenti fino al terzo grado. Sembra quasi che giustizia sia stata fatta, ma… fatta la legge, trovato l'inganno! Infatti è vero che un consigliere regionale non può assumere parenti nel proprio gruppo, ma nessuno gli vieta di farli assumere in un altro gruppo consiliare, cosa che in effetti accade: io, compagno, assumo tuo figlio se tu, camerata, assumi mio nipote.
E cosa succede alla Provincia? Beh, l’amministrazione provinciale non fa certo di meglio: mica può navigare controcorrente. Come si giustificherebbe, poi, coi propri elettori?
A quanto risulta è stato bandito un concorso (delibera di giunta n. 456 del 23 dicembre 2004) i vincitori del quale sono, in gran parte, parenti e amici di assessori e consiglieri provinciali. Simile esito, forse, avrebbe avuto un altro concorso, bandito sempre dalla giunta alla vigilia delle elezioni provinciali del 2004, che è stato bloccato dal governo nazionale, poi, per mancanza di fondi; inoltre, a tre anni di distanza, la Provincia non si è neanche preoccupata di comunicare ai partecipanti se e quando si svolgeranno, effettivamente, le prove concorsuali.
Non metto in discussione i requisiti di accesso al concorso e i criteri di valutazione, ma, se gran parte dei vincitori risulta essere parente o amico del politico Tal dei Tali, delle due una: o i parenti e gli amici del politico Tal dei Tali sono più preparati e intelligenti degli altri aspiranti o qualcosa puzza!!! In questa seconda eventualità, si tratterebbe della volgarissima pratica clientelare che fino a ieri il PRC criticava, ma che oggi sembra accettare: di questo si assumerà la responsabilità morale e politica il compagno assessore Malerba?
Vogliamo sapere perché tutti tacciono e soprattutto perché nessuno vigila su quello che accade alla Provincia. Lo spirito con il quale il nostro partito è entrato nelle amministrazioni è anche quello di vigilare sul loro operato: dove sono finite tutte le buone intenzioni della vigilia delle amministrative? Perché il compagno Malerba, insieme al resto del partito, tace su determinati argomenti?
La politica ha il dovere ti operare per il bene pubblico nel rispetto delle leggi vigenti. Ci chiediamo come, in una provincia martoriata dalla ‘ndrangheta e dal clientelismo, i cittadini che lavorano onestamente tutti i giorni per guadagnarsi una vita dignitosa possano credere ancora in una classe politica vecchia e inaffidabile (e, tuttavia, ancora capace di generare mostruosità come il PDM: più che un nuovo soggetto politico una mutazione genetica di ex e neo democristiani affamati di poltrone).
Il PRC era, a Vibo, un partito estraneo a queste logiche: per questo chiediamo al nostro assessore di squarciare il velo (pietoso!!!) dietro il quale si nascondono vecchi e nuovi parassiti, ricordandogli per l'ennesima volta che è un comunista ed è suo dovere morale impedire gli abusi che questi signori compiono ogni giorno sulla pelle dei lavoratori.
Filippo Benedetti – Segreteria provinciale PRC - area scuola e legalità
Eppure i rimedi per prevenire, arginare e combattere il dilagare del fenomeno mafioso ci sarebbero e sarebbero, se solo si volesse, di facile attuazione!
Quali? Ad esempio il salario minimo garantito per ogni soggetto che temporaneamente viva in una condizione di disoccupazione, in modo da dimostrare l’interessamento dello Stato nei confronti dei propri cittadini, in primo luogo dei meno abbienti e delle fasce di popolazione più deboli, le quali sono le più soggette ai ricatti e alle pressioni esercitate dalla mafia, nonché le più vulnerabili, proprio per la condizione di precarietà della loro esistenza.
La mafia non è l'antistato. Contrariamente a quanto cercano di farci credere giornalisti e politici borghesi, essa è un’organizzazione complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati statali. Non è la mancanza di leggi adeguate o di un sufficiente numero di magistrati e poliziotti che impedisce di sconfiggere la mafia, ma proprio l’assenza del senso della legalità, a tutti i livelli, anche (soprattutto!!!) tra i membri delle istituzioni. Ed è all'interno del sistema liberista, fondato sullo sfruttamento salariale e sulla proprietà privata, che stanno le cause del proliferare del fenomeno mafioso; è all'interno dello Stato borghese che vanno ricercati i principali alleati della mafia e i sui rappresentanti politici! Quello che manca, e che dovremmo ritrovare, è una coscienza civile che si opponga ai disvalori del profitto, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell'individualismo più esasperato, dell'arrivismo e dell'accumulo di ricchezza.
Tutto questo non sconvolgerà nessuno, e nessuno, crediamo, proverà un po’ di sana vergogna alle nostre parole; anzi, fino ad ora, le nostre denuncie sono spesso passate sotto silenzio, e mai sono state prese in considerazione.
Dunque, armati di pazienza, esaminiamo nel dettaglio la condizione giovanile nel nostro territorio. I giovani, superata la maggiore età, si trovano di fronte ad un bivio: fare le valigie e affrontare gli studi universitari (lasciando, dunque, la loro casa) con la speranza che una specializzazione possa garantire loro un posto di lavoro sicuro per l’avvenire, oppure rimanere in cerca di lavoro nella propria terra.
IL LAVORO: l’attività più importante per la vita di un uomo, l’elemento che lo nobilita, che dovrebbe essere espressione della sua creatività e delle sue capacità e che invece, all’interno dell’attuale società e degli attuali rapporti di produzione, sembra una meta sempre più lontana, per molti addirittura negata e sostituita dalla logica dalla precarietà, nonché, in molti casi, soprattutto nel nostro territorio, un traguardo che si raggiunge mediante il compromesso e l’amicizia di qualche potente. Il lavoro, che nel settore privato è guidato da una logica di sottomissione e sfruttamento e che ha come unica finalità il profitto per il detentore dei mezzi di produzione, nel settore pubblico (o a partecipazione statale) dovrebbe essere regolato da logica meritocratica. Sulla carta!!!
E nel nostro territorio come stanno le cose? Come si fa a vincere un concorso pubblico nella provincia di Vibo valentia? Semplice: basta essere parenti o amici di politici, prelati, massoni, insomma… di “gente che conta”. Questo è, evidentemente, il criterio di valutazione adottato, per esempio, dalla Regione Calabria nel 2001, con il cosiddetto concorsone per i portaborse, quando uomini di fiducia dei parlamentari del consiglio regionale sono stati assunti a tempo indeterminato. Tutti i vincitori di quel concorso erano parenti di politici e uomini di partito, di tanti partiti, tra i quali figura anche il mio, il partito della Rifondazione Comunista, che, nell’ottica di appiattimento alle posizioni di governo, ha ormai debellato dal proprio DNA i principi su cui si era fondata la sua nascita, adeguandosi all’andazzo generale.
Una “sanatoria” ante litteram come quella del 2001 ora non sarebbe più possibile: con un ingegnoso provvedimento la giunta regionale ha imposto che i gruppi consiliari non possano assumere parenti fino al terzo grado. Sembra quasi che giustizia sia stata fatta, ma… fatta la legge, trovato l'inganno! Infatti è vero che un consigliere regionale non può assumere parenti nel proprio gruppo, ma nessuno gli vieta di farli assumere in un altro gruppo consiliare, cosa che in effetti accade: io, compagno, assumo tuo figlio se tu, camerata, assumi mio nipote.
E cosa succede alla Provincia? Beh, l’amministrazione provinciale non fa certo di meglio: mica può navigare controcorrente. Come si giustificherebbe, poi, coi propri elettori?
A quanto risulta è stato bandito un concorso (delibera di giunta n. 456 del 23 dicembre 2004) i vincitori del quale sono, in gran parte, parenti e amici di assessori e consiglieri provinciali. Simile esito, forse, avrebbe avuto un altro concorso, bandito sempre dalla giunta alla vigilia delle elezioni provinciali del 2004, che è stato bloccato dal governo nazionale, poi, per mancanza di fondi; inoltre, a tre anni di distanza, la Provincia non si è neanche preoccupata di comunicare ai partecipanti se e quando si svolgeranno, effettivamente, le prove concorsuali.
Non metto in discussione i requisiti di accesso al concorso e i criteri di valutazione, ma, se gran parte dei vincitori risulta essere parente o amico del politico Tal dei Tali, delle due una: o i parenti e gli amici del politico Tal dei Tali sono più preparati e intelligenti degli altri aspiranti o qualcosa puzza!!! In questa seconda eventualità, si tratterebbe della volgarissima pratica clientelare che fino a ieri il PRC criticava, ma che oggi sembra accettare: di questo si assumerà la responsabilità morale e politica il compagno assessore Malerba?
Vogliamo sapere perché tutti tacciono e soprattutto perché nessuno vigila su quello che accade alla Provincia. Lo spirito con il quale il nostro partito è entrato nelle amministrazioni è anche quello di vigilare sul loro operato: dove sono finite tutte le buone intenzioni della vigilia delle amministrative? Perché il compagno Malerba, insieme al resto del partito, tace su determinati argomenti?
La politica ha il dovere ti operare per il bene pubblico nel rispetto delle leggi vigenti. Ci chiediamo come, in una provincia martoriata dalla ‘ndrangheta e dal clientelismo, i cittadini che lavorano onestamente tutti i giorni per guadagnarsi una vita dignitosa possano credere ancora in una classe politica vecchia e inaffidabile (e, tuttavia, ancora capace di generare mostruosità come il PDM: più che un nuovo soggetto politico una mutazione genetica di ex e neo democristiani affamati di poltrone).
Il PRC era, a Vibo, un partito estraneo a queste logiche: per questo chiediamo al nostro assessore di squarciare il velo (pietoso!!!) dietro il quale si nascondono vecchi e nuovi parassiti, ricordandogli per l'ennesima volta che è un comunista ed è suo dovere morale impedire gli abusi che questi signori compiono ogni giorno sulla pelle dei lavoratori.
Filippo Benedetti – Segreteria provinciale PRC - area scuola e legalità
domenica 11 marzo 2007
Comunicato stampa adesione ad unità comunista
Il partito della rifondazione comunista costruito non senza duri sacrifici da quei compagni che ancora credevano nella necessità di un’opposizione di classe all’interno del panorama politico italiano all’indomani della disfatta del vecchio PCI ad opera di Occhetto, ha maturato negli ultimi tempi la sua “bolognina”.
Affermiamo questo alla luce dei mutamenti che hanno caratterizzato negli ultimi anni la sua politica: alleanza organica al governo Prodi, abiura del marxismo-leninismo e della lotta di classe, la pratica della non-violenza assunta come paradigma centrale del suo agire politico, e in ultimo la costituzione della sinistra europea un nuovo soggetto politico che niente a che vedere con l’internazionalismo comunista.
Non esiste più quel partito che quasi dieci anni fà ebbe il coraggio di prendere le distanze e rompere col primo governo Prodi, pagando il prezzo di una scissione, ma al contempo suscitando una nuova ondata di entusiasmo ed orgoglio nel suo corpo militante, fiero di appartenere ad un partito che non abbassava la testa di fronte a un centrosinistra che già allora si dimostrava pienamente organico al grande capitale e ai poteri forti dell'economia italiana ed europea e che oggi si pone in una linea di sostanziale continuità con la politica Berlusconiana.
« Dopo anni di lenta ed inesorabile deriva moderata e riformista della sinistra, persino quello che poteva essere considerato come l’ultimo baluardo delle masse oppresse, l’ultimo partito comunista occidentale di una certa consistenza passa dall’idea della trasformazione all’idea della governabilità, dalla prospettiva dell’alternativa a quella dell’alternanza»
Anche la federazione di Vibo, della quale facciamo parte ha maturato la propria involuzione politica, passando da rivoluzionaria Trotskista, a Grassiana e bertinottiana, completando cosi la sua ricerca di identità e adeguandosi al partito a livello nazionale.
Questa federazione si distingueva da tutte le altre fino a qualche anno fa per la sua intransigenza politica, (unica Federazione in Italia a dire no a Bertinotti-Cossutta al congresso del 96).
Oggi a distanza di tempo abbiamo avuto la conferma che le scelte compiute dai dirigenti del partito a Vibo prima del 2004, più che da un effettivo sentimento e coscienza di classe fossero guidate da un fine prevalentemente opportunistico, quello di acquisire, qualche posizione di prestigio e visibilità nel Prc e negli apparati di potere locali e nazionali
Come giovani comunisti ci dichiariamo estranei alla politica portata avanti dal nostro gruppo dirigente a livello locale, regionale e nazionale, politica che snatura l’identità comunista che noi ancora sentiamo nostra.
Convinti che l’unica alternativa allo stato di cose attuale sia il rovesciamento del sistema borghese, del quale abbiamo come l’impressione che il PRC sia ormai elemento organico, e l’instaurazione di una società egualitaria, che solo il socialismo può rappresentare;
Convinti che gli interessi del proletariato non possono essere sacrificati sull’altare della compatibilità di governo, e che fino a quando esisterà anche un solo capitalista e sfruttatore del lavoro salariato, il suo antagonista sarà la classe operaia;
Certi che contro questo stato di barbarie e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo solo la lotta paga, aderiamo al progetto dell’unità comunista auspicando la costruzione al più presto di un reale punto di riferimento politico di classe e d’opposizione alla politica perpetrata oggi dai fantomatici partiti della sinistra italiana.
Finché esisterà la classe operaia, ci sarà bisogno di un soggetto comunista che sia la sua espressione, ed è in questa ottica che decidiamo di militare nell’associazione dell’unità comunista, continuando parallelamente il nostro cammino all’interno del PRC (fino a quando ciò sarà possibile) con la speranza di poter spostare al suo interno gli equilibri di potere in un ottica di reale opposizione allo stato di cose attuale, convinti della complessità della nostra azione e allo stesso tempo coscienti che ciò costituisca l’unica alternativa.
Unità comunista che nasce in seguito ad un lungo percorso e che vede la partecipazione di tanti sinceri compagni provenienti da tutta Italia per buona parte ex militanti del PRC, che convergevano intorno all’ ex area programmatica progetto comunista, con la quale per altro come GC della provincia di vibo valentia abbiamo saldato un buon rapporto lavorando congiuntamente in occasione della conferenza nazionale dei giovani comunisti presentando la tesi congressuale
“GC: il cuore dell’opposizione”.
Area programmatica la cui esperienza oggi dichiariamo caduta per far largo a questo nuovo soggetto associativo a livello nazionale (con sede a Napoli)
Progetto che ha come finalità di invertire una rotta che ci vede da anni, come comunisti, in preda ad un circolo vizioso fatto di divisioni, isolamenti e “arroccamenti identitari”, che non hanno prodotto nessun avanzamento significativo per il movimento comunista nel suo complesso. . L’Italia pullula di collettivi, centri d’iniziativa politica, gruppi, associazioni, singoli militanti in migliaia di organizzazioni sindacali e di movimento, “reduci” di Rifondazione che a livello locale, non coordinati continuano a far politica. Molti di loro sono stati il lievito delle manifestazioni e delle lotte che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Hanno trovato nella piazza e nelle lotte un’unità di classe, temporanea, parziale, che però non ha sedimentato nè linea, nè organizzazione.
All’esterno di Rifondazione in molti hanno tentato nel tempo di dotarsi di strutture organizzative per contrastare il revisionismo ed il riformismo. Tra di loro, come nel sindacalismo di base, “esistono pezzi importanti della cultura e della pratica antagonista: un patrimonio di esperienze e di storia, di lotte e conquiste che non si può mantenere ulteriormente frammentato”
È da qui che bisogna partire (da quello che c’è) e ancor più dalla lotta di classe.
Aderisce a Unità Comunista la maggioranza assoluta del coordinamento provinciale dei GC.
Promotori nella provincia di Vibo Valentia:
Iozzo Nicola (coordinatore provinciale GC Vibo Valentia – coordinamento nazionale GC)
Benedetti Filippo (coordinamento GC Vibo Valentia – segreteria provinciale PRC)
Sergio Carmelo (segretario Circolo “V. Lenin”-Dasà (vv), coordinamento GC Vibo Valentia)
De Sossi Giovanni (coordinamento GC Vibo Valentia)
Colelli Francesco (coordinamento GC Vibo Valentia)
Bufalo Mariangela (coordinamento GC Vibo Valentia)
Racina Cristian (coordinamento GC Vibo Valentia)
Marturano Antonino (coordinamento GC Vibo Valentia)
Affermiamo questo alla luce dei mutamenti che hanno caratterizzato negli ultimi anni la sua politica: alleanza organica al governo Prodi, abiura del marxismo-leninismo e della lotta di classe, la pratica della non-violenza assunta come paradigma centrale del suo agire politico, e in ultimo la costituzione della sinistra europea un nuovo soggetto politico che niente a che vedere con l’internazionalismo comunista.
Non esiste più quel partito che quasi dieci anni fà ebbe il coraggio di prendere le distanze e rompere col primo governo Prodi, pagando il prezzo di una scissione, ma al contempo suscitando una nuova ondata di entusiasmo ed orgoglio nel suo corpo militante, fiero di appartenere ad un partito che non abbassava la testa di fronte a un centrosinistra che già allora si dimostrava pienamente organico al grande capitale e ai poteri forti dell'economia italiana ed europea e che oggi si pone in una linea di sostanziale continuità con la politica Berlusconiana.
« Dopo anni di lenta ed inesorabile deriva moderata e riformista della sinistra, persino quello che poteva essere considerato come l’ultimo baluardo delle masse oppresse, l’ultimo partito comunista occidentale di una certa consistenza passa dall’idea della trasformazione all’idea della governabilità, dalla prospettiva dell’alternativa a quella dell’alternanza»
Anche la federazione di Vibo, della quale facciamo parte ha maturato la propria involuzione politica, passando da rivoluzionaria Trotskista, a Grassiana e bertinottiana, completando cosi la sua ricerca di identità e adeguandosi al partito a livello nazionale.
Questa federazione si distingueva da tutte le altre fino a qualche anno fa per la sua intransigenza politica, (unica Federazione in Italia a dire no a Bertinotti-Cossutta al congresso del 96).
Oggi a distanza di tempo abbiamo avuto la conferma che le scelte compiute dai dirigenti del partito a Vibo prima del 2004, più che da un effettivo sentimento e coscienza di classe fossero guidate da un fine prevalentemente opportunistico, quello di acquisire, qualche posizione di prestigio e visibilità nel Prc e negli apparati di potere locali e nazionali
Come giovani comunisti ci dichiariamo estranei alla politica portata avanti dal nostro gruppo dirigente a livello locale, regionale e nazionale, politica che snatura l’identità comunista che noi ancora sentiamo nostra.
Convinti che l’unica alternativa allo stato di cose attuale sia il rovesciamento del sistema borghese, del quale abbiamo come l’impressione che il PRC sia ormai elemento organico, e l’instaurazione di una società egualitaria, che solo il socialismo può rappresentare;
Convinti che gli interessi del proletariato non possono essere sacrificati sull’altare della compatibilità di governo, e che fino a quando esisterà anche un solo capitalista e sfruttatore del lavoro salariato, il suo antagonista sarà la classe operaia;
Certi che contro questo stato di barbarie e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo solo la lotta paga, aderiamo al progetto dell’unità comunista auspicando la costruzione al più presto di un reale punto di riferimento politico di classe e d’opposizione alla politica perpetrata oggi dai fantomatici partiti della sinistra italiana.
Finché esisterà la classe operaia, ci sarà bisogno di un soggetto comunista che sia la sua espressione, ed è in questa ottica che decidiamo di militare nell’associazione dell’unità comunista, continuando parallelamente il nostro cammino all’interno del PRC (fino a quando ciò sarà possibile) con la speranza di poter spostare al suo interno gli equilibri di potere in un ottica di reale opposizione allo stato di cose attuale, convinti della complessità della nostra azione e allo stesso tempo coscienti che ciò costituisca l’unica alternativa.
Unità comunista che nasce in seguito ad un lungo percorso e che vede la partecipazione di tanti sinceri compagni provenienti da tutta Italia per buona parte ex militanti del PRC, che convergevano intorno all’ ex area programmatica progetto comunista, con la quale per altro come GC della provincia di vibo valentia abbiamo saldato un buon rapporto lavorando congiuntamente in occasione della conferenza nazionale dei giovani comunisti presentando la tesi congressuale
“GC: il cuore dell’opposizione”.
Area programmatica la cui esperienza oggi dichiariamo caduta per far largo a questo nuovo soggetto associativo a livello nazionale (con sede a Napoli)
Progetto che ha come finalità di invertire una rotta che ci vede da anni, come comunisti, in preda ad un circolo vizioso fatto di divisioni, isolamenti e “arroccamenti identitari”, che non hanno prodotto nessun avanzamento significativo per il movimento comunista nel suo complesso. . L’Italia pullula di collettivi, centri d’iniziativa politica, gruppi, associazioni, singoli militanti in migliaia di organizzazioni sindacali e di movimento, “reduci” di Rifondazione che a livello locale, non coordinati continuano a far politica. Molti di loro sono stati il lievito delle manifestazioni e delle lotte che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Hanno trovato nella piazza e nelle lotte un’unità di classe, temporanea, parziale, che però non ha sedimentato nè linea, nè organizzazione.
All’esterno di Rifondazione in molti hanno tentato nel tempo di dotarsi di strutture organizzative per contrastare il revisionismo ed il riformismo. Tra di loro, come nel sindacalismo di base, “esistono pezzi importanti della cultura e della pratica antagonista: un patrimonio di esperienze e di storia, di lotte e conquiste che non si può mantenere ulteriormente frammentato”
È da qui che bisogna partire (da quello che c’è) e ancor più dalla lotta di classe.
Aderisce a Unità Comunista la maggioranza assoluta del coordinamento provinciale dei GC.
Promotori nella provincia di Vibo Valentia:
Iozzo Nicola (coordinatore provinciale GC Vibo Valentia – coordinamento nazionale GC)
Benedetti Filippo (coordinamento GC Vibo Valentia – segreteria provinciale PRC)
Sergio Carmelo (segretario Circolo “V. Lenin”-Dasà (vv), coordinamento GC Vibo Valentia)
De Sossi Giovanni (coordinamento GC Vibo Valentia)
Colelli Francesco (coordinamento GC Vibo Valentia)
Bufalo Mariangela (coordinamento GC Vibo Valentia)
Racina Cristian (coordinamento GC Vibo Valentia)
Marturano Antonino (coordinamento GC Vibo Valentia)
martedì 27 febbraio 2007
I 12 punti per l'ingresso del compagno Follini escludono i nostri temi: Difesa dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, Diritti Civili, Disarmo
I 12 punti che non contemplano le istanze dei lavoratori,
condizioni non negoziabili dai comunisti:
L'elenco delle condizioni non negoziabili (non include i Dico, la riforma delle leggi di Berlusconi, la cancellazione o "superamento" del pacchetto 30, il tema caro ai lavoratori cioè a tutti i cittadini dei salari, la questione militare e tanto altro) . E' stato accettato dagli alleati all'"unanimità" nessun distinguo di Giordano di Rifondazione Comunista che continua a citare quel feticcio del "Programma" ormai nei fatti superato per cedere al governo di larghe intese politiche (il tema della Tav, delle liberalizzazioni, delle pensioni, Energia sono dei regali alla Confindustria, il cedimento sulla famiglia alla Chiesa e l'accettare la guerra ai talebani in Afghanistan in primavera agli Stati Uniti). Essendo le priorità queste 12 , temi di un normale governo liberal-democratico per non dire di destra e turbare qualche "anima bella", il Partito della Rifondazione Comunista deve valutare la modalità del proprio appoggio al Prodi-bis che come afferma il compagno Cremaschi dell'area bertinottiana non è affatto scontato. E' evidente che nel merito delle questioni sparisce ogni elemento di progressività che potenzialmente c'era (non si trattava di paletti certamente che non siamo minimanente intenzionati a porre) e concretamente rimangono paletti che noi non possiamo minimamente accettare al costo di non dirci più di sinistra.
1) Politica estera
Rispetto degli impegni internazionali e di pace, sostegno alle iniziative Onu, Ue, Nato a partire dalla missione in Afghanistan
2)Scuola e cultura
Impegno forte per cultura, scuola, università, ricerca e innovazione
3)Tav
Rapida attuazione del piano infrastrutturale, a partire dalla Torino- Lione
4)Sud
Attenzione e impegno concreto verso il Mezzogiorno a partire dalla sicurezza
5)Spesa pubblica
Riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali
6)Pensioni
Riordino del sistema previdenziale con particolare attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani
7)Famiglia
Rilancio delle politiche di sostegno con estensione di assegni familiari più corposi. Aumento degli asili nido
8)Liberalizzazioni
Prosecuzione del piano e tutela del consumatore nei servizi e nelle professioni
9)Energia
Un programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori
10)Incompatibilità
Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità concordate
11)P ortavoce
Il Portavoce del Presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di Portavoce dell'Esecutivo
12)Premier
In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di Governo, al Presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del Governo stesso in caso di contrasto
condizioni non negoziabili dai comunisti:
L'elenco delle condizioni non negoziabili (non include i Dico, la riforma delle leggi di Berlusconi, la cancellazione o "superamento" del pacchetto 30, il tema caro ai lavoratori cioè a tutti i cittadini dei salari, la questione militare e tanto altro) . E' stato accettato dagli alleati all'"unanimità" nessun distinguo di Giordano di Rifondazione Comunista che continua a citare quel feticcio del "Programma" ormai nei fatti superato per cedere al governo di larghe intese politiche (il tema della Tav, delle liberalizzazioni, delle pensioni, Energia sono dei regali alla Confindustria, il cedimento sulla famiglia alla Chiesa e l'accettare la guerra ai talebani in Afghanistan in primavera agli Stati Uniti). Essendo le priorità queste 12 , temi di un normale governo liberal-democratico per non dire di destra e turbare qualche "anima bella", il Partito della Rifondazione Comunista deve valutare la modalità del proprio appoggio al Prodi-bis che come afferma il compagno Cremaschi dell'area bertinottiana non è affatto scontato. E' evidente che nel merito delle questioni sparisce ogni elemento di progressività che potenzialmente c'era (non si trattava di paletti certamente che non siamo minimanente intenzionati a porre) e concretamente rimangono paletti che noi non possiamo minimamente accettare al costo di non dirci più di sinistra.
1) Politica estera
Rispetto degli impegni internazionali e di pace, sostegno alle iniziative Onu, Ue, Nato a partire dalla missione in Afghanistan
2)Scuola e cultura
Impegno forte per cultura, scuola, università, ricerca e innovazione
3)Tav
Rapida attuazione del piano infrastrutturale, a partire dalla Torino- Lione
4)Sud
Attenzione e impegno concreto verso il Mezzogiorno a partire dalla sicurezza
5)Spesa pubblica
Riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali
6)Pensioni
Riordino del sistema previdenziale con particolare attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani
7)Famiglia
Rilancio delle politiche di sostegno con estensione di assegni familiari più corposi. Aumento degli asili nido
8)Liberalizzazioni
Prosecuzione del piano e tutela del consumatore nei servizi e nelle professioni
9)Energia
Un programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori
10)Incompatibilità
Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità concordate
11)P ortavoce
Il Portavoce del Presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di Portavoce dell'Esecutivo
12)Premier
In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di Governo, al Presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del Governo stesso in caso di contrasto
Dire No alla Guerra Imperialista è una cosa non da mediocri ma da Comunisti.
DA CHOMSKY A KEN LOACH, SOLIDARIETA' PER TURIGLIATTO
Si e' messa in moto la macchina della solidarieta' con Franco Turigliatto, il senatore ribelle di Rifondazione comunista deferito al Collegio di garanzia del partito per il voto a Palazzo Madama che ha messo in crisi il governo Prodi. Sono gia' oltre 2000 le mail di solidarieta' giunte al sito di Sinistra critica, la componente trotzkista del Prc a cui fa riferimento Turigliatto e tra queste spiccano quella a firma di Noam Chomsky, Ken Loach, Tariq Ali', padre Zanotelli, Gianni Vattimo, Giorgio Cremaschi, Luca Casarini, Piero Bernocchi e i comitati No Tav. "Le solidarieta' provengono - sottolinea una nota di Sinistra critica - ovviamente dall'interno di Rifondazione comunista ma anche da comitati di lotta, da esponenti sindacali, intellettuali, da autorevoli esponenti internazionali e da tantissimi cittadini e cittadine 'orgogliosi e orgogliose' per un atto di coerenza politica e morale". Domani sul quotidiano il Manifesto apparira' un'inserzione a pagamento con le firme piu' prestigiose. Mercoledi' Franco Turigliatto, Salvatore Cannavo', Gigi Malabarba e Flavia D'Angeli terranno una conferenza stampa sull'espulsione di Turigliatto dal Prc, sul comportamento parlamentare e sull'assemblea contro la guerra in programma per domenica 18 marzo.
Si e' messa in moto la macchina della solidarieta' con Franco Turigliatto, il senatore ribelle di Rifondazione comunista deferito al Collegio di garanzia del partito per il voto a Palazzo Madama che ha messo in crisi il governo Prodi. Sono gia' oltre 2000 le mail di solidarieta' giunte al sito di Sinistra critica, la componente trotzkista del Prc a cui fa riferimento Turigliatto e tra queste spiccano quella a firma di Noam Chomsky, Ken Loach, Tariq Ali', padre Zanotelli, Gianni Vattimo, Giorgio Cremaschi, Luca Casarini, Piero Bernocchi e i comitati No Tav. "Le solidarieta' provengono - sottolinea una nota di Sinistra critica - ovviamente dall'interno di Rifondazione comunista ma anche da comitati di lotta, da esponenti sindacali, intellettuali, da autorevoli esponenti internazionali e da tantissimi cittadini e cittadine 'orgogliosi e orgogliose' per un atto di coerenza politica e morale". Domani sul quotidiano il Manifesto apparira' un'inserzione a pagamento con le firme piu' prestigiose. Mercoledi' Franco Turigliatto, Salvatore Cannavo', Gigi Malabarba e Flavia D'Angeli terranno una conferenza stampa sull'espulsione di Turigliatto dal Prc, sul comportamento parlamentare e sull'assemblea contro la guerra in programma per domenica 18 marzo.
Lettera di Franco Turigliatto
«Sono stato costretto a una scelta inevitabile» Franco Turigliatto
Ho votato la fiducia al governo Prodi secondo il mandato ricevuto sul programma dell'unione, che non comprendeva né la guerra infinita in Afghanistan, né il raddoppio della base Usa a Vicenza.A prescindere dai disastri sociali derivanti dalla permanenza delle leggi 30, Moratti e Bossi-Fini e da una finanziaria liberista, la tripletta dell'impennata delle spese militari, dell'impegno a Kabul almeno fino al 2011 e del supporto logistico alla guerra con la nuova base di Vicenza, segna una profonda rottura con una qualsiasi pur blanda opzione di sinistra e di pace. Alle richieste di ripensamento sulla base dopo la manifestazione del 17 febbraio si è risposto che «tireremo dritto» (Prodi), «ogni ripensamento sarebbe un gesto di ostilità agli Usa» (D'Alema). E Padoa-Schioppa aggiunge: «Faremo la Tav». Uno schiaffo dopo l'altro alle richieste dei movimenti.Per questo ho scelto di non partecipare al voto, operando in tal modo in piena coerenza non solo con le mie idee, ma anche con il programma storico del mio partito. Per questo lo rifarei.
L'operazione di D'Alema, Cossiga, Andreotti e Pininfarina è solare e il nuovo esecutivo con Follini è la premeditata conseguenza per la «fase due» del governo, dopo che nella «fase uno» la sinistra, apparsa come vincente e nello stesso tempo corresponsabile di tutti i malumori sociali, aveva ottenuto in realtà ben poco. Il governo, la cui discontinuità, era indicata nella permeabilità ai movimenti sociali, ha preventivamente criminalizzato le lotte sindacali e pacifiste in vista dell'attacco alla previdenza e dell'offensiva di guerra in Afghanistan. E' troppo comodo per i dirigenti del Prc e altri farmi passare come «capro espiatorio» per non ammettere il fallimento del progetto di condizionamento a sinistra dell'Unione. Con la mia espulsione si finisce di accreditare la tesi falsa della caduta del governo nascondendo la manovra centrista.
Il clima da caccia alle streghe contro di me e tutta l'area di Sinistra Critica oltre a essere demodé, ha del grottesco. Vengo persino accusato di «scissione» dopo essere stato cacciato dal gruppo parlamentare e obbligato dal regolamento ad aderire al gruppo misto. In attesa per altro delle dimissioni che per coerenza politica avevo annunciato prima del voto e confermato subito dopo.Non accetto il linciaggio mediatico veicolato anche dal mio partito. Soprattutto non credo che possa essere valida una politica che il sabato sfila contro la guerra e il mercoledì successivo sulla base di un presunto realismo e della «concretezza» vota politiche di intervento militare. Molti mi accusano di fare l'anima bella, anche se le solidarietà politica e l'affetto ricevuto superano ogni mia aspettativa, ma se non si recupera l'unità tra azione e coscienza la politica è destinata a essere una pura tecnica di esercizio del potere. L'incoerenza tra i comportamenti e le scelte istituzionali e gli intenti sociali propagandati, questa sì che costituisce l'autoreferenzialità e l'autismo politico; essa è una delle cause della crisi della politica e non può che favorire la demoralizzazione e la disgregazione dei movimenti che si vorrebbe costruire.
Questi concetti, Rifondazione li ha difesi per molti anni salvo poi convertirsi al pragmatismo. Per questo confermo che non voterò mai le guerre né qualsiasi controriforma delle pensioni o la Tav, non tradirò le ragioni che mi hanno portato in questo luogo che non è «il centro della politica» - per me resta il conflitto sociale, a partire dai lavoratori e lavoratrici - soprattutto se non smette, come accade oggi, di rimanere impermeabile a quel conflitto.
(Dal MANIFESTO)
Ho votato la fiducia al governo Prodi secondo il mandato ricevuto sul programma dell'unione, che non comprendeva né la guerra infinita in Afghanistan, né il raddoppio della base Usa a Vicenza.A prescindere dai disastri sociali derivanti dalla permanenza delle leggi 30, Moratti e Bossi-Fini e da una finanziaria liberista, la tripletta dell'impennata delle spese militari, dell'impegno a Kabul almeno fino al 2011 e del supporto logistico alla guerra con la nuova base di Vicenza, segna una profonda rottura con una qualsiasi pur blanda opzione di sinistra e di pace. Alle richieste di ripensamento sulla base dopo la manifestazione del 17 febbraio si è risposto che «tireremo dritto» (Prodi), «ogni ripensamento sarebbe un gesto di ostilità agli Usa» (D'Alema). E Padoa-Schioppa aggiunge: «Faremo la Tav». Uno schiaffo dopo l'altro alle richieste dei movimenti.Per questo ho scelto di non partecipare al voto, operando in tal modo in piena coerenza non solo con le mie idee, ma anche con il programma storico del mio partito. Per questo lo rifarei.
L'operazione di D'Alema, Cossiga, Andreotti e Pininfarina è solare e il nuovo esecutivo con Follini è la premeditata conseguenza per la «fase due» del governo, dopo che nella «fase uno» la sinistra, apparsa come vincente e nello stesso tempo corresponsabile di tutti i malumori sociali, aveva ottenuto in realtà ben poco. Il governo, la cui discontinuità, era indicata nella permeabilità ai movimenti sociali, ha preventivamente criminalizzato le lotte sindacali e pacifiste in vista dell'attacco alla previdenza e dell'offensiva di guerra in Afghanistan. E' troppo comodo per i dirigenti del Prc e altri farmi passare come «capro espiatorio» per non ammettere il fallimento del progetto di condizionamento a sinistra dell'Unione. Con la mia espulsione si finisce di accreditare la tesi falsa della caduta del governo nascondendo la manovra centrista.
Il clima da caccia alle streghe contro di me e tutta l'area di Sinistra Critica oltre a essere demodé, ha del grottesco. Vengo persino accusato di «scissione» dopo essere stato cacciato dal gruppo parlamentare e obbligato dal regolamento ad aderire al gruppo misto. In attesa per altro delle dimissioni che per coerenza politica avevo annunciato prima del voto e confermato subito dopo.Non accetto il linciaggio mediatico veicolato anche dal mio partito. Soprattutto non credo che possa essere valida una politica che il sabato sfila contro la guerra e il mercoledì successivo sulla base di un presunto realismo e della «concretezza» vota politiche di intervento militare. Molti mi accusano di fare l'anima bella, anche se le solidarietà politica e l'affetto ricevuto superano ogni mia aspettativa, ma se non si recupera l'unità tra azione e coscienza la politica è destinata a essere una pura tecnica di esercizio del potere. L'incoerenza tra i comportamenti e le scelte istituzionali e gli intenti sociali propagandati, questa sì che costituisce l'autoreferenzialità e l'autismo politico; essa è una delle cause della crisi della politica e non può che favorire la demoralizzazione e la disgregazione dei movimenti che si vorrebbe costruire.
Questi concetti, Rifondazione li ha difesi per molti anni salvo poi convertirsi al pragmatismo. Per questo confermo che non voterò mai le guerre né qualsiasi controriforma delle pensioni o la Tav, non tradirò le ragioni che mi hanno portato in questo luogo che non è «il centro della politica» - per me resta il conflitto sociale, a partire dai lavoratori e lavoratrici - soprattutto se non smette, come accade oggi, di rimanere impermeabile a quel conflitto.
(Dal MANIFESTO)
martedì 20 febbraio 2007
LETTERA APERTA A TUTTI I COMPAGNI
In data 20 dicembre 2006 una scarna comunicazione del responsabile nazionale di organizzazione ci informava della decisione della Direzione Nazionale del Partito di commissariare la federazione del PRC di Campobasso e disporre la decadenza di tutti gli organismi federali; nessun riferimento statutario, alcuna motivazione a supporto, niente addebiti specifici, solo il richiamo al parere favorevole espresso dal Collegio Nazionale di Garanzia.
Di fronte ad un atto, a nostro giudizio, ingiustificato ed arbitrario, ci siamo immediatamente adoperati per acquisire notizie, riferimenti ed elementi utili per cogliere la natura del provvedimento e il suo contesto; lo abbiamo fatto interpellando compagni presenti alla riunione della Direzione che ha assunto il provvedimento e componenti del Collegio Nazionale di Garanzia.
E’ anzitutto emerso che per esaminare il caso non è stato mai convocato l’organismo di garanzia, come invece espressamente previsto dallo statuto, ma solo il suo ufficio di presidenza.
La presidenza del Collegio Nazionale di Garanzia, semmai le abbia acquisite e laddove fossero realmente sussistenti, non ha prodotto alla riunione della Direzione né comunicazioni e né atti documentali a supporto della richiesta del provvedimento di commissariamento; né si è preoccupata -e questo costituisce fatto inspiegabile ed inquietante- di convocare alcun rappresentante dell’istanza accusata perché potesse produrre, come invece dispone esplicitamente lo statuto, le proprie controdeduzioni, prima di giungere all’espressione del parere.
Ne consegue che i compagni della presidenza del Collegio Nazionale di Garanzia, oltre a non essere stati messi nella condizione di ottemperare all’obbligo statutario di coinvolgere collegialmente l’organismo, si sono ritrovati nello stato non agevole di esprimere il proprio parere sulla base di indicazioni ed informazioni unilaterali, privati di riscontri e di una visione completa che potesse fornire loro elementi e serenità di giudizio.
Di fronte agli stessi limiti di completezza e di riscontri si sono successivamente ritrovati anche i compagni della Direzione Nazionale; essi, infatti, stando alle informazioni che siamo riusciti ad acquisire dai compagni presenti alla riunione, sono stati informati senza alcun reale contraddittorio, dal compagno Francesco Ferrara, di due presunti addebiti mossi nei confronti della federazione di Campobasso e dei suoi dirigenti: una mancata iniziativa del segretario nazionale, Franco Giordano, a Campobasso nelle scorse elezioni regionali e “reiterati” comunicati e dichiarazioni denigratori della segreteria nazionale del Partito, rilasciati dai dirigenti della federazione stessa.
Rispetto al primo presunto addebito, oltre al fatto che l’istanza interessata all’organizzazione dell’iniziativa, per competenza e per dati di fatto, è l’organismo regionale, va constatato che come dirigenti della federazione non siamo stati messi a conoscenza da alcuno dell’arrivo del Segretario Nazionale.
Il secondo addebito è, invece, assolutamente inesistente e non supportato da alcuna prova che, nella fattispecie, dovendosi trattare di documento pubblico, sarebbe facilmente producibile.
In realtà, spiace constatarlo, pare trattarsi solo di “fantasie” raffazzonate, buttate lì, ad effetto, per “acquisire” un provvedimento disciplinare che non aveva ragione di essere e che, invece, i fatti dicono che doveva essere attuato a tutti i costi; nel mentre, però, è altrettanto un dato di fatto che gli addebiti mossi nei nostri confronti, assolutamente presunti, risultano purtroppo denigratori e lesivi della nostra immagine personale e di quella dell’istanza federale.
Per completezza di elementi e non essendoci stato comunicato, ad oggi, alcun riferimento statutario in forza del quale è stato disposto il commissariamento, aggiungiamo che, essendo l’unico che esplicita il provvedimento disciplinare in oggetto, presumibilmente la Direzione Nazionale si è avvalsa dell’articolo 53 dello statuto; il quale, però, ammessa e assolutamente non concessa la sussistenza degli elementi, prevede la possibilità di commissariare le istanze immediatamente inferiori, nella fattispecie i regionali e non le federazioni.
Noi riteniamo che si tratti di viziature procedurali e di forzature di merito, nei confronti delle quali abbiamo già prodotto ricorso all’istanza nazionale di garanzia, del quale attendiamo gli esiti.
La riflessione politica, invece, va ben oltre gli aspetti procedurali e ad essa vogliamo sollecitare più compagni possibili, impegnati ad ogni livello, nel primario interesse della salvaguardia dell’integrità del partito, della difesa del suo pluralismo interno, della vitalità delle sue strutture, della coerenza dei suoi caratteri fondativi.
Per come si è prodotta e sostanziata la vicenda, infatti, soprattutto nell’attuale fase di collocazione organica del PRC nel governo, siamo davvero legittimati a concludere che quanto accaduto sia di natura esclusivamente “politica”, che su di essa ha pesato una intenzione “normalizzatrice” motivata dalla diversa caratterizzazione della nostra federazione nel contesto del pluralismo congressuale all’interno del partito, nonostante lo Statuto sancisca esplicitamente la legittimità e l’agibilità delle differenze dialettiche e del dissenso politico, comunque espressi, nella vita democratica del PRC.
È evidente che reagire a tutto questo è aspetto di una battaglia che va oltre la nostra realtà territoriale, significativa per la vitalità della militanza e per l’impegno di numerosi compagni, emblematica per l’effettività della pratica democratica e per il pluralismo nel PRC.
Tutta la vicenda segnala la necessità di un impegno ulteriore per determinare ciò che tanti compagni e militanti chiedono incessantemente dai territori e a tutti i livelli: un partito capace di confrontarsi permanentemente, di discutere apertamente di sé stesso e dei propri problemi, di verificare sul terreno dell’efficacia la validità della propria linea.
Per muovere la costruzione dell’alternativa bisogna noi per primi viverla e agire coerentemente.
Il ricorso a misure disciplinari, ancorché prive di fondamento e legittimità, sono l’esplicita conferma delle difficoltà e dei limiti di confronto interno, la mancanza di condizioni, di clima e di motivazioni per vivere le differenze di linea come termini di arricchimento del pluralismo comunista e non come un disagio da “normalizzare”.
Con queste prospettive chiediamo a più compagni possibili nei territori, a tutti i livelli impegnati e di qualsiasi convincimento o mozione, consapevoli e preoccupati dell’involuzione che sta vivendo il Partito, ma che comunque credono alla possibilità di rivitalizzarlo e rilanciarlo per ritornare sulla strada di una coerente rifondazione comunista, di sottoscrivere questo atto di denuncia e di speranza al tempo stesso.
Grazie
I compagni della Federazione del PRC di CB
PER SOTTOSCRIVERE
controsenso@hotmail.com
Di fronte ad un atto, a nostro giudizio, ingiustificato ed arbitrario, ci siamo immediatamente adoperati per acquisire notizie, riferimenti ed elementi utili per cogliere la natura del provvedimento e il suo contesto; lo abbiamo fatto interpellando compagni presenti alla riunione della Direzione che ha assunto il provvedimento e componenti del Collegio Nazionale di Garanzia.
E’ anzitutto emerso che per esaminare il caso non è stato mai convocato l’organismo di garanzia, come invece espressamente previsto dallo statuto, ma solo il suo ufficio di presidenza.
La presidenza del Collegio Nazionale di Garanzia, semmai le abbia acquisite e laddove fossero realmente sussistenti, non ha prodotto alla riunione della Direzione né comunicazioni e né atti documentali a supporto della richiesta del provvedimento di commissariamento; né si è preoccupata -e questo costituisce fatto inspiegabile ed inquietante- di convocare alcun rappresentante dell’istanza accusata perché potesse produrre, come invece dispone esplicitamente lo statuto, le proprie controdeduzioni, prima di giungere all’espressione del parere.
Ne consegue che i compagni della presidenza del Collegio Nazionale di Garanzia, oltre a non essere stati messi nella condizione di ottemperare all’obbligo statutario di coinvolgere collegialmente l’organismo, si sono ritrovati nello stato non agevole di esprimere il proprio parere sulla base di indicazioni ed informazioni unilaterali, privati di riscontri e di una visione completa che potesse fornire loro elementi e serenità di giudizio.
Di fronte agli stessi limiti di completezza e di riscontri si sono successivamente ritrovati anche i compagni della Direzione Nazionale; essi, infatti, stando alle informazioni che siamo riusciti ad acquisire dai compagni presenti alla riunione, sono stati informati senza alcun reale contraddittorio, dal compagno Francesco Ferrara, di due presunti addebiti mossi nei confronti della federazione di Campobasso e dei suoi dirigenti: una mancata iniziativa del segretario nazionale, Franco Giordano, a Campobasso nelle scorse elezioni regionali e “reiterati” comunicati e dichiarazioni denigratori della segreteria nazionale del Partito, rilasciati dai dirigenti della federazione stessa.
Rispetto al primo presunto addebito, oltre al fatto che l’istanza interessata all’organizzazione dell’iniziativa, per competenza e per dati di fatto, è l’organismo regionale, va constatato che come dirigenti della federazione non siamo stati messi a conoscenza da alcuno dell’arrivo del Segretario Nazionale.
Il secondo addebito è, invece, assolutamente inesistente e non supportato da alcuna prova che, nella fattispecie, dovendosi trattare di documento pubblico, sarebbe facilmente producibile.
In realtà, spiace constatarlo, pare trattarsi solo di “fantasie” raffazzonate, buttate lì, ad effetto, per “acquisire” un provvedimento disciplinare che non aveva ragione di essere e che, invece, i fatti dicono che doveva essere attuato a tutti i costi; nel mentre, però, è altrettanto un dato di fatto che gli addebiti mossi nei nostri confronti, assolutamente presunti, risultano purtroppo denigratori e lesivi della nostra immagine personale e di quella dell’istanza federale.
Per completezza di elementi e non essendoci stato comunicato, ad oggi, alcun riferimento statutario in forza del quale è stato disposto il commissariamento, aggiungiamo che, essendo l’unico che esplicita il provvedimento disciplinare in oggetto, presumibilmente la Direzione Nazionale si è avvalsa dell’articolo 53 dello statuto; il quale, però, ammessa e assolutamente non concessa la sussistenza degli elementi, prevede la possibilità di commissariare le istanze immediatamente inferiori, nella fattispecie i regionali e non le federazioni.
Noi riteniamo che si tratti di viziature procedurali e di forzature di merito, nei confronti delle quali abbiamo già prodotto ricorso all’istanza nazionale di garanzia, del quale attendiamo gli esiti.
La riflessione politica, invece, va ben oltre gli aspetti procedurali e ad essa vogliamo sollecitare più compagni possibili, impegnati ad ogni livello, nel primario interesse della salvaguardia dell’integrità del partito, della difesa del suo pluralismo interno, della vitalità delle sue strutture, della coerenza dei suoi caratteri fondativi.
Per come si è prodotta e sostanziata la vicenda, infatti, soprattutto nell’attuale fase di collocazione organica del PRC nel governo, siamo davvero legittimati a concludere che quanto accaduto sia di natura esclusivamente “politica”, che su di essa ha pesato una intenzione “normalizzatrice” motivata dalla diversa caratterizzazione della nostra federazione nel contesto del pluralismo congressuale all’interno del partito, nonostante lo Statuto sancisca esplicitamente la legittimità e l’agibilità delle differenze dialettiche e del dissenso politico, comunque espressi, nella vita democratica del PRC.
È evidente che reagire a tutto questo è aspetto di una battaglia che va oltre la nostra realtà territoriale, significativa per la vitalità della militanza e per l’impegno di numerosi compagni, emblematica per l’effettività della pratica democratica e per il pluralismo nel PRC.
Tutta la vicenda segnala la necessità di un impegno ulteriore per determinare ciò che tanti compagni e militanti chiedono incessantemente dai territori e a tutti i livelli: un partito capace di confrontarsi permanentemente, di discutere apertamente di sé stesso e dei propri problemi, di verificare sul terreno dell’efficacia la validità della propria linea.
Per muovere la costruzione dell’alternativa bisogna noi per primi viverla e agire coerentemente.
Il ricorso a misure disciplinari, ancorché prive di fondamento e legittimità, sono l’esplicita conferma delle difficoltà e dei limiti di confronto interno, la mancanza di condizioni, di clima e di motivazioni per vivere le differenze di linea come termini di arricchimento del pluralismo comunista e non come un disagio da “normalizzare”.
Con queste prospettive chiediamo a più compagni possibili nei territori, a tutti i livelli impegnati e di qualsiasi convincimento o mozione, consapevoli e preoccupati dell’involuzione che sta vivendo il Partito, ma che comunque credono alla possibilità di rivitalizzarlo e rilanciarlo per ritornare sulla strada di una coerente rifondazione comunista, di sottoscrivere questo atto di denuncia e di speranza al tempo stesso.
Grazie
I compagni della Federazione del PRC di CB
PER SOTTOSCRIVERE
controsenso@hotmail.com
lunedì 12 febbraio 2007
LETTERA AL RESPONSABILE ORGANIZZAZIONE
Ad oggi , a 3 mesi di distanza, ancora non abbiamo ricevuta nessuna risposta e non abbiamo idea di chi siano e quanti siano i GC iscritti nella nostra federazione.
vorremmo chiedere hai nostri dirigenti se è una cosa normale.....
Questa che trovate di seguito è una lettera inviata dall'esecutivo provinciale GC di Vibo Valentia giorno 4 gennaio relativa al tesseramento dei GC del 2006.
Ad oggi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta e tra l'altro ci risulta che nel 2006 gli iscritti sono aumentati di oltre 100 unità, di cui 50 nel solo circolo di Vibo Valentia.
Riteniamo che il tesseramento sia stato gonfiato per custodire qualche posizione di potere all'interno del partito e per tenere stretta qualche poltrona.
vorremmo chiedere hai nostri dirigenti se è una cosa normale.....
Questa che trovate di seguito è una lettera inviata dall'esecutivo provinciale GC di Vibo Valentia giorno 4 gennaio relativa al tesseramento dei GC del 2006.
Ad oggi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta e tra l'altro ci risulta che nel 2006 gli iscritti sono aumentati di oltre 100 unità, di cui 50 nel solo circolo di Vibo Valentia.
Riteniamo che il tesseramento sia stato gonfiato per custodire qualche posizione di potere all'interno del partito e per tenere stretta qualche poltrona.
Al responsabile dell’organizzazione
della federazione di Vibo Valentia
M. Malerba
Per conoscenza
Al segretario federale PRC
Franco Daniele
Alla segreteria federale PRC
Al comitato politico federale
Vibo Valentia, 04-01-07
Oggetto: tesseramento Giovani Comunisti 2006 e 2007
L’Esecutivo Provinciale dei Giovani Comunisti, riunitosi in data odierna, come da Regolamento Nazionale GC (art 4, 2° comma) approvato dalla scorsa Conferenza Nazionale e dal Collegio Nazionale di Garanzia PRC,
PRETENDE
di poter finalmente conoscere il numero degli iscritti ai GC del 2006 e dei nuovi iscritti del 2007 (ove ve ne fossero) e di avere l’elenco completo degli iscritti ai GC, circolo per circolo, della Federazione di Vibo Valentia.
Ricordiamo che, come da Regolamento Nazionale GC, il Coordinamento Provinciale deve avere la supervisone degli iscritti ai GC di tutta la federazione.
Saluti comunisti
L’esecutivo Provinciale dei GC
della federazione di Vibo Valentia
M. Malerba
Per conoscenza
Al segretario federale PRC
Franco Daniele
Alla segreteria federale PRC
Al comitato politico federale
Vibo Valentia, 04-01-07
Oggetto: tesseramento Giovani Comunisti 2006 e 2007
L’Esecutivo Provinciale dei Giovani Comunisti, riunitosi in data odierna, come da Regolamento Nazionale GC (art 4, 2° comma) approvato dalla scorsa Conferenza Nazionale e dal Collegio Nazionale di Garanzia PRC,
PRETENDE
di poter finalmente conoscere il numero degli iscritti ai GC del 2006 e dei nuovi iscritti del 2007 (ove ve ne fossero) e di avere l’elenco completo degli iscritti ai GC, circolo per circolo, della Federazione di Vibo Valentia.
Ricordiamo che, come da Regolamento Nazionale GC, il Coordinamento Provinciale deve avere la supervisone degli iscritti ai GC di tutta la federazione.
Saluti comunisti
L’esecutivo Provinciale dei GC
lunedì 5 febbraio 2007
L'ODG CHE NON CI HANNO FATTO PRESENTARE AL CPF
Sono 3 anni che la dirigenza di questo partito non accetta di porre la questione della nostra presenza in giunta alla provincia, nonostante l'abbiamo chiesto parecchie volte, e ora si permette di non far presentare e discutere (e non è la prima volta) un legittimo ODG proposto dai compagni del coordinamento federale GC.
Bella lezione di democrazia che ci hanno dato!!!
CI SIAMO STANCATI E LE NOSTRE DIMISSIONI DAL CPF SONO PRONTE !!!
"Il partito della rifondazione comunista della provincia di Vibo Valentia è presente nell’amministrazione provinciale, guidata dal presidente Bruni, con la figura del compagno Matteo Malerba in qualità di Assessore all’ambiente dalla primavera 2004. I risultati ottenuti fino ad ora dalla nostra delegazione sono alquanto deludenti, facendo emergere inoltre il ruolo di totale subalternità al potere del presidente Bruni. Nessun piano di sicurezza per l’ambiente, il totale silenzio durante e dopo l’alluvione del 3 Luglio, solo questi motivi sarebbero sufficienti a ritirare la nostra delegazione, ma se analizziamo anche la politica in genere dell’amministrazione, nepotismo, affarismo, clientelarismo, deleghe con super retribuzioni, la tarantella di Bruni per la sua mancata candidatura a senatore ecc. ecc., appare evidente come la nostra politica sia in contrapposizione a questo stato di cose.
Pertanto il CPF di Vibo Valentia dichiara conclusa la propria esperienza in seno all’amministrazione provinciale ritirando la propria delegazione."
Bella lezione di democrazia che ci hanno dato!!!
CI SIAMO STANCATI E LE NOSTRE DIMISSIONI DAL CPF SONO PRONTE !!!
"Il partito della rifondazione comunista della provincia di Vibo Valentia è presente nell’amministrazione provinciale, guidata dal presidente Bruni, con la figura del compagno Matteo Malerba in qualità di Assessore all’ambiente dalla primavera 2004. I risultati ottenuti fino ad ora dalla nostra delegazione sono alquanto deludenti, facendo emergere inoltre il ruolo di totale subalternità al potere del presidente Bruni. Nessun piano di sicurezza per l’ambiente, il totale silenzio durante e dopo l’alluvione del 3 Luglio, solo questi motivi sarebbero sufficienti a ritirare la nostra delegazione, ma se analizziamo anche la politica in genere dell’amministrazione, nepotismo, affarismo, clientelarismo, deleghe con super retribuzioni, la tarantella di Bruni per la sua mancata candidatura a senatore ecc. ecc., appare evidente come la nostra politica sia in contrapposizione a questo stato di cose.
Pertanto il CPF di Vibo Valentia dichiara conclusa la propria esperienza in seno all’amministrazione provinciale ritirando la propria delegazione."
mercoledì 31 gennaio 2007
NON HANNO NEMMENO LA DECENZA DI TACERE
Domenica 28 gennaio, il giorno dei funerali di Federica Monteleone, la ragazza morta a 16 anni per le conseguenze di un incidente, sulle cui modalità e responsabilità ancora si indaga, avvenuto nell’ospedale di Vibo mentre era sottoposta ad una appendicectomia, apprendiamo, con sommo stupore, dell’impotenza e della disperazione dell’ On. Pietro Giamborino, consigliere regionale della Margherita, davanti ad una morte inspiegabile. «Siamo tutti colpevoli – dice – a partire dalla politica, perché risulta incapace a risolvere i problemi politici nel tutelare e realizzare i diritti di ciascuno e di tutti. Nel campo medico sono colpevoli quei medici, che privilegiano la lite politica a scapito della missione e della sensibilità medica». Giamborino conclude le sue esternazioni con un impegno per il futuro: «Nel grido di dolore che ci coglie tutti per la morte di Federica, è bene non far seguito alla politica vuota di sole parole, occorre invece preoccuparsi sul come fare funzionare meglio la sanità in Calabria […]. Se la sanità non funziona per come si deve, è anche colpa nostra, della politica e delle istituzioni responsabili che poi non possono lamentarsi e apparire come vittime, “parti civili” di una situazione che tutti abbiamo contribuito a determinare nel corso dei tempi».
Ebbene, che insegnamento trarre dalle parole del consigliere regionale? Che, essendo tutti colpevoli, sono colpevoli anche gli elettori di Giamborino, il quale, a sua volta, è colpevole in special modo, in quanto politico. Che ancora una volta, si prova a far passare nella coscienza collettiva di un corpo sociale già stremato dalle inefficienze delle istituzioni il «tutti colpevoli, nessun colpevole», ben noto ai politici di vecchia data. Che la politica, a detta di un suo alto esponente regionale, è «incapace a risolvere i problemi politici e a tutelare i diritti» di tutti. Che la politica, infine, ammette le sue colpe, se ne pente e si propone di porre rimedio, domani, alle malefatte di ieri e di ancora oggi: il clientelismo onnipresente, soprattutto nella sanità, e l’inadeguatezza di tanti a svolgere il proprio lavoro; l’incompetenza dei dirigenti, scelti solo per occupare un posto di potere utile per fini diversi da quelli per cui dovrebbero essere scelti; l’incapacità della politica di risolvere i problemi (sic!!!), si trattasse anche solo di far arrivare i fondi pubblici là dove ce n’è più bisogno, invece di disperderli nelle tasche dei soliti noti o di assumere nel settore pubblico lavoratori più capaci con procedure trasparenti e di vigilare sul loro operato.
Siamo contenti che l’On. Giamborino si proponga di non proseguire nella politica vuota delle parole e di far funzionare meglio la sanità in Calabria, ma abbiamo una proposta da lanciargli. È possibile che si debba aspettare che una ragazza piena di vita e di sogni venga uccisa senza un motivo in un ospedale pubblico per rendersi conto delle proprie colpe e delle proprie responsabilità? Noi crediamo di no: crediamo che la politica sia la più alta espressione della democrazia e siamo nauseati di vederla vilipesa dai tanti incompetenti (quando non da veri e propri criminali) che la frequentano: si dia una scadenza, Onorevole, sei mesi o un anno, e ritorni sulle pagine dei giornali a riferire sui progressi della battaglia di cui si è assunto la responsabilità. Denunci pubblicamente gli scandali e i favoritismi di cui è a conoscenza, faccia pure i nomi dei tanti profittatori che le dovessero intralciare il passo; noi saremo al suo fianco perché abbiamo il suo stesso sogno.
Combatteremo volentieri con lei, Onorevole, la nostra comune battaglia, ma avremmo voluto farlo quando per Federica non fosse stato troppo tardi… ormai non possiamo far altro che stare umanamente vicini ai suoi familiari e ai suoi amici. Per onorare la memoria di Federica, poiché non abbiamo recato onore al suo corpo, dobbiamo fare in modo che cose del genere non succedano più. Mantenga la sua parola, Onorevole, la traduca in fatti concreti, non la faccia restare una bella promessa! Noi gliela ricorderemo, qualora dovesse dimenticarsene.
Ebbene, che insegnamento trarre dalle parole del consigliere regionale? Che, essendo tutti colpevoli, sono colpevoli anche gli elettori di Giamborino, il quale, a sua volta, è colpevole in special modo, in quanto politico. Che ancora una volta, si prova a far passare nella coscienza collettiva di un corpo sociale già stremato dalle inefficienze delle istituzioni il «tutti colpevoli, nessun colpevole», ben noto ai politici di vecchia data. Che la politica, a detta di un suo alto esponente regionale, è «incapace a risolvere i problemi politici e a tutelare i diritti» di tutti. Che la politica, infine, ammette le sue colpe, se ne pente e si propone di porre rimedio, domani, alle malefatte di ieri e di ancora oggi: il clientelismo onnipresente, soprattutto nella sanità, e l’inadeguatezza di tanti a svolgere il proprio lavoro; l’incompetenza dei dirigenti, scelti solo per occupare un posto di potere utile per fini diversi da quelli per cui dovrebbero essere scelti; l’incapacità della politica di risolvere i problemi (sic!!!), si trattasse anche solo di far arrivare i fondi pubblici là dove ce n’è più bisogno, invece di disperderli nelle tasche dei soliti noti o di assumere nel settore pubblico lavoratori più capaci con procedure trasparenti e di vigilare sul loro operato.
Siamo contenti che l’On. Giamborino si proponga di non proseguire nella politica vuota delle parole e di far funzionare meglio la sanità in Calabria, ma abbiamo una proposta da lanciargli. È possibile che si debba aspettare che una ragazza piena di vita e di sogni venga uccisa senza un motivo in un ospedale pubblico per rendersi conto delle proprie colpe e delle proprie responsabilità? Noi crediamo di no: crediamo che la politica sia la più alta espressione della democrazia e siamo nauseati di vederla vilipesa dai tanti incompetenti (quando non da veri e propri criminali) che la frequentano: si dia una scadenza, Onorevole, sei mesi o un anno, e ritorni sulle pagine dei giornali a riferire sui progressi della battaglia di cui si è assunto la responsabilità. Denunci pubblicamente gli scandali e i favoritismi di cui è a conoscenza, faccia pure i nomi dei tanti profittatori che le dovessero intralciare il passo; noi saremo al suo fianco perché abbiamo il suo stesso sogno.
Combatteremo volentieri con lei, Onorevole, la nostra comune battaglia, ma avremmo voluto farlo quando per Federica non fosse stato troppo tardi… ormai non possiamo far altro che stare umanamente vicini ai suoi familiari e ai suoi amici. Per onorare la memoria di Federica, poiché non abbiamo recato onore al suo corpo, dobbiamo fare in modo che cose del genere non succedano più. Mantenga la sua parola, Onorevole, la traduca in fatti concreti, non la faccia restare una bella promessa! Noi gliela ricorderemo, qualora dovesse dimenticarsene.
sabato 27 gennaio 2007
NOI NON VOGLIAMO MORIRE DI ‘NDRANGHETA
Noi c’eravamo alla manifestazione di sabato 16 dicembre, a dire il nostro NO alla mafia. Con noi c’erano tanti ragazzi, studenti di alcune scuole superiori di Vibo e provincia, qualche dirigente sindacale, pochi dirigenti di partito (pochi anche del nostro!) e qualche esponente delle organizzazioni giovanili, uno solo tra i consiglieri e assessori comunali e ZERO tra i provinciali (!!!), il “Movimento per la Giustizia” e solo “La Gerbera Gialla” e “Libera” fra le decine di prestigiose associazioni presenti sul territorio che a parole si occupano dei problemi sociali.
Il corteo, sebbene non oceanico, è stato scortato dalle forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia (grazie!), e “controscortato” dagli scagnozzi mafiosi, grazie alla cui presenza la partecipazione si è mantenuta nell’ordine delle poche centinaia e si sono così evitate le solite noie dovute alla confusione che senz’altro si sarebbe avuta se i manifestanti fossero stati di più!!!
Le polemiche strumentali architettate da qualcuno sono cadute ancor prima che il corteo partisse: la manifestazione si è svolta senza che nessuno esibisse bandiere di partito ed era organizzata dal “COMITATO PROMOTORE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO VIBONESE”, che abbiamo sì creato noi Giovani Comunistie, ma cercando la collaborazione di altre organizzazioni politiche giovanili, proprio perché volevamo che il Movimento fosse apartitico e indipendente; ebbene, nonostante i tanti bastoni fra le ruote e i pochi soldi che avevamo in cassa, ci siamo riusciti, con la presenza dei giovani de “I Socialisti” e del “Partito Comunista dei Lavoratori” che, come noi, hanno accettato di sfilare senza un ritorno pubblicitario.
Gli interventi finali, molto incisivi, si sono svolti 1) tra le auto parcheggiate in Piazza Martiri d’Ungheria, che il Comune non ha provveduto a far spostare, 2) grazie ad un allaccio di fortuna della corrente elettrica e all’amplificazione pagata da noi, che il Comune non ha provveduto a fornire, e 3) su un palco – questo sì, concessoci dal Comune – che abbiamo provveduto per tempo a far spostare dalla posizione originaria, nascosto com’era dietro l’enorme albero di Natale.
Certo: un corteo di studenti non sarà importante, né risolutivo della lotta contro la mafia, come un convegno tra accademici, una tavola rotonda di politici, un simposio di soloni, un conclave di porporati, ma un po’ più di rispetto, i figli di questa città, secondo noi, lo meritano. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, l’indignazione che nasce dalla base, dalla gente comune e dai giovani, è molto più pericolosa per la mafia e per il potere politico-mafioso, perché non è controllabile.
Nonostante tutto ciò – e altro che dir sarebbe noioso – la manifestazione è stata un successo: lo è stata perché ha dato fastidio a chi di dovere. Ne sono prova gli atti vandalici compiuti nella notte di venerdì all’Istituto Magistrale e i volantini (quasi una rivendicazione) che, nel più classico stile mafioso, screditavano un testimone di giustizia e “sconsigliavano” la partecipazione all’iniziativa che lo aveva ospite. E siamo davvero senza parole davanti alla lettura dell’episodio data da qualcuno: non si tratta di un gesto politico compiuto contro noi comunisti, è semplicemente un avvertimento mafioso, tutto qua!
Quali sono le nostre conclusioni? Che anche se i mafiosi a Vibo sono in maggioranza – forti non tanto dei veri e propri “militanti”, quanto dei tanti che li temono o fanno affari con loro, che hanno ceduto alla paura e alla rassegnazione, che hanno smesso di credere nel futuro e nella giustizia e si genuflettono davanti a padrini e padroni – noi abbiamo iniziato e continueremo ad essere la loro spina nel fianco: perché ci crediamo. Non abbiamo paura di loro! E saremo sempre di più fino a quando non riusciremo a scacciarli dalla nostra terra.
Il corteo, sebbene non oceanico, è stato scortato dalle forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia (grazie!), e “controscortato” dagli scagnozzi mafiosi, grazie alla cui presenza la partecipazione si è mantenuta nell’ordine delle poche centinaia e si sono così evitate le solite noie dovute alla confusione che senz’altro si sarebbe avuta se i manifestanti fossero stati di più!!!
Le polemiche strumentali architettate da qualcuno sono cadute ancor prima che il corteo partisse: la manifestazione si è svolta senza che nessuno esibisse bandiere di partito ed era organizzata dal “COMITATO PROMOTORE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO VIBONESE”, che abbiamo sì creato noi Giovani Comunistie, ma cercando la collaborazione di altre organizzazioni politiche giovanili, proprio perché volevamo che il Movimento fosse apartitico e indipendente; ebbene, nonostante i tanti bastoni fra le ruote e i pochi soldi che avevamo in cassa, ci siamo riusciti, con la presenza dei giovani de “I Socialisti” e del “Partito Comunista dei Lavoratori” che, come noi, hanno accettato di sfilare senza un ritorno pubblicitario.
Gli interventi finali, molto incisivi, si sono svolti 1) tra le auto parcheggiate in Piazza Martiri d’Ungheria, che il Comune non ha provveduto a far spostare, 2) grazie ad un allaccio di fortuna della corrente elettrica e all’amplificazione pagata da noi, che il Comune non ha provveduto a fornire, e 3) su un palco – questo sì, concessoci dal Comune – che abbiamo provveduto per tempo a far spostare dalla posizione originaria, nascosto com’era dietro l’enorme albero di Natale.
Certo: un corteo di studenti non sarà importante, né risolutivo della lotta contro la mafia, come un convegno tra accademici, una tavola rotonda di politici, un simposio di soloni, un conclave di porporati, ma un po’ più di rispetto, i figli di questa città, secondo noi, lo meritano. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, l’indignazione che nasce dalla base, dalla gente comune e dai giovani, è molto più pericolosa per la mafia e per il potere politico-mafioso, perché non è controllabile.
Nonostante tutto ciò – e altro che dir sarebbe noioso – la manifestazione è stata un successo: lo è stata perché ha dato fastidio a chi di dovere. Ne sono prova gli atti vandalici compiuti nella notte di venerdì all’Istituto Magistrale e i volantini (quasi una rivendicazione) che, nel più classico stile mafioso, screditavano un testimone di giustizia e “sconsigliavano” la partecipazione all’iniziativa che lo aveva ospite. E siamo davvero senza parole davanti alla lettura dell’episodio data da qualcuno: non si tratta di un gesto politico compiuto contro noi comunisti, è semplicemente un avvertimento mafioso, tutto qua!
Quali sono le nostre conclusioni? Che anche se i mafiosi a Vibo sono in maggioranza – forti non tanto dei veri e propri “militanti”, quanto dei tanti che li temono o fanno affari con loro, che hanno ceduto alla paura e alla rassegnazione, che hanno smesso di credere nel futuro e nella giustizia e si genuflettono davanti a padrini e padroni – noi abbiamo iniziato e continueremo ad essere la loro spina nel fianco: perché ci crediamo. Non abbiamo paura di loro! E saremo sempre di più fino a quando non riusciremo a scacciarli dalla nostra terra.
LA LOTTA ALLA MAFIA DAL VERSANTE DEI PROLETARI
La criminalità organizzata è un fenomeno estraneo e ostile agli interessi del movimento operaio. Basterebbe ricordare i tanti episodi di intimidazione e di aggressione subita dagli operai per mano della mafia e della camorra per confermare la natura antiproletaria della criminalità organizzata.
Il brigantaggio, nella realtà meridionale, prima di assumere la connotazione di lotta di resistenza all’occupazione e al dominio sabaudo, si caratterizzava come una forma di protezione dei latifondisti contro le rivendicazioni dei braccianti che chiedevano la riforma agraria e la distribuzione equa delle terre. Negli ultimi anni la mafia si è trasformata, puntando da un lato sul traffico della droga e accentuando i suoi investimenti nel campo produttivo e dall’altro inserendosi direttamente all’interno degli apparati di potere (gestione della cosa pubblica), senza più ricorrere ai favori di politici. Sempre più spesso piccole e medie fabbriche o catene della distribuzione passano nelle mani di uomini della mafia, che non esitano ad utilizzare i propri scagnozzi armati per imporre condizioni di lavoro e trattamenti salariali intollerabili, per intimidire qualsiasi tentativo di reazione operaia, mentre per quanto riguarda il traffico illegale della droga, basta osservare qualsiasi quartiere periferico delle nostre città per rendersi conto del degrado e della frantumazione interna al proletariato che la diffusione della droga provoca.
La lotta alla mafia è quindi qualcosa che riguarda direttamente la classe operaia.
Ma per difendersi da questo fenomeno apparentemente indistruttibile occorre chiedersi innanzi tutto da che cosa è alimentata e da dove deriva la forza della mafia. Il primo luogo comune che occorre sfatare è quello secondo cui la mafia è il frutto dell'arretratezza sociale. La mafia è oramai un fenomeno mondiale ed è insediata nelle principali metropoli del mondo: da New York a Mosca a Tokio a Rio de Janeiro. Si tratta quindi di un fenomeno "moderno" che fa proseliti nelle aree in cui il pieno dominio capitalistico produce un maggiore degrado sociale. Il secondo elemento di falsità che va superato è quello secondo cui la mafia è qualcosa di esterno agli attuali rapporti sociali, una specie di cancro cresciuto nel tessuto sano della società. Al contrario, la mafia non fa che accentuare le differenze tra classi, perpetrando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che in questo caso non si perpetra solo a livello di produzione, ma in ogni aspetto della vita sociale.
La mafia non fa altro che portare alle estreme conseguenze quello che è l'imperativo dominante della società capitalistica: la ricerca del massimo profitto senza stare a guardare per il sottile sui mezzi e sulle conseguenze per raggiungerlo.
In ultimo, la mafia non è l'antistato. Contrariamente a quanto cercano di farci credere giornalisti e politici borghesi, essa è un’organizzazione complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati statali. Complementare perché, attraverso la propria presenza in aree particolarmente degradate, assicura al capitalismo nel suo complesso un controllo sociale difficilmente raggiungibile con l'ordinaria amministrazione. Intrecciata perché, come ogni organizzazione borghese, cerca di creare le proprie lobbie all'interno dello stato per tutelare i propri interessi economici. Solo quando le attività mafiose entrano in contraddizione con la difesa degli interessi del capitale complessivo nazionale, lo Stato esercita una reale politica repressiva contro la criminalità organizzata. Politica che non è mai tesa a distruggere il fenomeno mafioso (cosa tra l'altro impossibile entro gli attuali rapporti sociali che l'alimentano continuamente), ma a ridimensionarlo e a renderlo di nuovo funzionale agli interessi generali del capitalismo. Non è un caso se quei pochi "servitori dello Stato" che s'illudono di condurre fino in fondo la lotta alla mafia, vengono sempre bloccati e ostacolati quando superano gli scopi che lo Stato si era prefissato, quando non vengono abbandonati alla vendetta della mafia.
Non è da questo Stato, con mafiosi che al suo interno occupano posti di comando, che ci si può aspettare una lotta decisiva contro la mafia!
Non è la mancanza di leggi adeguate o l’insufficiente numero di magistrati e poliziotti che impedisce di sconfiggere la mafia. È all'interno di questo sistema fondato sullo sfruttamento salariale e sull'appropriazione privata che stanno le cause del fiorire del fenomeno mafioso. È all'interno dello stato borghese che vanno ricercati i principali alleati della mafia e le sue rappresentanze politiche. Non è tra i padroni che troveremo alleati per combattere la mafia né ci riusciremo esclusivamente con la repressione. La lotta alla mafia deve partire dalla maturazione di una nuova mentalità che vada contro l’attuale stato di cose. Bisogna maturare una coscienza che vada contro i disvalori del profitto, dello sfruttamento dell’uomo, dell'individualismo più esasperato, dell'arrivismo e dell'accumulo di ricchezza, principi che ormai rappresentano sempre più l’habitat in cui proliferano i crimini di stampo mafioso.
Il brigantaggio, nella realtà meridionale, prima di assumere la connotazione di lotta di resistenza all’occupazione e al dominio sabaudo, si caratterizzava come una forma di protezione dei latifondisti contro le rivendicazioni dei braccianti che chiedevano la riforma agraria e la distribuzione equa delle terre. Negli ultimi anni la mafia si è trasformata, puntando da un lato sul traffico della droga e accentuando i suoi investimenti nel campo produttivo e dall’altro inserendosi direttamente all’interno degli apparati di potere (gestione della cosa pubblica), senza più ricorrere ai favori di politici. Sempre più spesso piccole e medie fabbriche o catene della distribuzione passano nelle mani di uomini della mafia, che non esitano ad utilizzare i propri scagnozzi armati per imporre condizioni di lavoro e trattamenti salariali intollerabili, per intimidire qualsiasi tentativo di reazione operaia, mentre per quanto riguarda il traffico illegale della droga, basta osservare qualsiasi quartiere periferico delle nostre città per rendersi conto del degrado e della frantumazione interna al proletariato che la diffusione della droga provoca.
La lotta alla mafia è quindi qualcosa che riguarda direttamente la classe operaia.
Ma per difendersi da questo fenomeno apparentemente indistruttibile occorre chiedersi innanzi tutto da che cosa è alimentata e da dove deriva la forza della mafia. Il primo luogo comune che occorre sfatare è quello secondo cui la mafia è il frutto dell'arretratezza sociale. La mafia è oramai un fenomeno mondiale ed è insediata nelle principali metropoli del mondo: da New York a Mosca a Tokio a Rio de Janeiro. Si tratta quindi di un fenomeno "moderno" che fa proseliti nelle aree in cui il pieno dominio capitalistico produce un maggiore degrado sociale. Il secondo elemento di falsità che va superato è quello secondo cui la mafia è qualcosa di esterno agli attuali rapporti sociali, una specie di cancro cresciuto nel tessuto sano della società. Al contrario, la mafia non fa che accentuare le differenze tra classi, perpetrando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che in questo caso non si perpetra solo a livello di produzione, ma in ogni aspetto della vita sociale.
La mafia non fa altro che portare alle estreme conseguenze quello che è l'imperativo dominante della società capitalistica: la ricerca del massimo profitto senza stare a guardare per il sottile sui mezzi e sulle conseguenze per raggiungerlo.
In ultimo, la mafia non è l'antistato. Contrariamente a quanto cercano di farci credere giornalisti e politici borghesi, essa è un’organizzazione complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati statali. Complementare perché, attraverso la propria presenza in aree particolarmente degradate, assicura al capitalismo nel suo complesso un controllo sociale difficilmente raggiungibile con l'ordinaria amministrazione. Intrecciata perché, come ogni organizzazione borghese, cerca di creare le proprie lobbie all'interno dello stato per tutelare i propri interessi economici. Solo quando le attività mafiose entrano in contraddizione con la difesa degli interessi del capitale complessivo nazionale, lo Stato esercita una reale politica repressiva contro la criminalità organizzata. Politica che non è mai tesa a distruggere il fenomeno mafioso (cosa tra l'altro impossibile entro gli attuali rapporti sociali che l'alimentano continuamente), ma a ridimensionarlo e a renderlo di nuovo funzionale agli interessi generali del capitalismo. Non è un caso se quei pochi "servitori dello Stato" che s'illudono di condurre fino in fondo la lotta alla mafia, vengono sempre bloccati e ostacolati quando superano gli scopi che lo Stato si era prefissato, quando non vengono abbandonati alla vendetta della mafia.
Non è da questo Stato, con mafiosi che al suo interno occupano posti di comando, che ci si può aspettare una lotta decisiva contro la mafia!
Non è la mancanza di leggi adeguate o l’insufficiente numero di magistrati e poliziotti che impedisce di sconfiggere la mafia. È all'interno di questo sistema fondato sullo sfruttamento salariale e sull'appropriazione privata che stanno le cause del fiorire del fenomeno mafioso. È all'interno dello stato borghese che vanno ricercati i principali alleati della mafia e le sue rappresentanze politiche. Non è tra i padroni che troveremo alleati per combattere la mafia né ci riusciremo esclusivamente con la repressione. La lotta alla mafia deve partire dalla maturazione di una nuova mentalità che vada contro l’attuale stato di cose. Bisogna maturare una coscienza che vada contro i disvalori del profitto, dello sfruttamento dell’uomo, dell'individualismo più esasperato, dell'arrivismo e dell'accumulo di ricchezza, principi che ormai rappresentano sempre più l’habitat in cui proliferano i crimini di stampo mafioso.
NEL RICORDO DI PEPPINO IMPASTATO
Peppino è noto alle nuove generazioni grazie al film “I cento passi”, che ha rappresentato alcuni aspetti della sua vita, la sua ribellione al padre e la sua lotta contro i mafiosi del suo paese. Noi vorremmo ricordarlo anche perché è stato un compagno che ha sacrificato la sua vita per gli ideali di giustizia e libertà che lo animavano e per l’esempio che ci ha lasciato: amare la propria terra e gli uomini che la abitano e non lasciare che essi siano prede della mafia, ma spingerli a reagire e a rialzare la testa.
Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed è di quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP (la formazione politica nata da una separazione dal PSI, dopo l'ingresso di questo nei governi di centro-sinistra). Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista", che, dopo pochi numeri, viene sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla "Marcia della protesta e della pace" organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967. Il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino. Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All'interno del Circolo trovano particolare spazio il "Collettivo Femminista" e il "Collettivo Antinucleare". Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria", verificatasi intorno al 1977, porta Peppino Impastato e il suo gruppo alla creazione di “Radio Aut”, un'emittente indipendente che indirizza i suoi sforzi e le sue scelte nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 Peppino partecipa alla campagna elettorale comunale di Cinisi con la lista di “Democrazia Proletaria", ma viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo, orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante". Il caso giudiziario è stato chiuso e riaperto per ben tre volte, sino ad arrivare al processo nei confronti del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, giudicato colpevole del reato di omicidio premeditato dal tribunale di Palermo solo nel 2002!!!
Peppino è stato sempre impegnato nelle lotte sociali, da quella contro la costruzione dell’aeroporto di Palermo, a quella per la libertà dei corpi, cercando di imporre strumenti innovativi e mezzi di comunicazione moderni come la satira, la radio, la controinformazione. Ha sempre creduto nella libertà della sua terra, nella sconfitta della mafia, e si è avvicinato al comunismo in quanto ideologia che meglio di ogni altra si presta alla lotta contro la mafia e contro il sistema capitalistico di cui la mafia è figlia. Ha perfino occupato la radio, Radio Aut, quando il tema mafia è passato in secondo piano rispetto alle lotte che i compagni conducevano in quegli anni. La sua era una personalità forte, anticonformista e sebbene sia stato barbaramente assassinato dalla mafia, non ha subito il più oltraggioso dei martiri, l’oblio della sua memoria: ancora oggi il suo nome e il suo ricordo sono indissolubilmente legati alla lotta contro la mafia e i centri sociali che sono nati in suo nome sono innumerevoli.
Una cosa è certa: oggi, nella società dei mass media, del consumismo, dei falsi ideali, è facile dirsi oppositori della mafia e coniare facili slogan allo scopo di essere più visibili, ma chi lotta veramente contro la mafia lavora, giorno per giorno, nel sociale e non si ricorda di essere “antimafia” solo dopo l’ennesimo omicidio eccellente o l’ennesima intimidazione. Le istituzioni, i partiti, troppo spesso strumentalizzano per fini propagandistici i movimenti che nascono spontaneamente, salvo poi isolarli e lasciarli morire quando non fanno più loro comodo.
Peppino ci ha insegnato tanto: che con la buona volontà, col coraggio, è possibile sconfiggere la mafia, perché se ci si unisce senza alcun interesse, allora sì che sarà possibile lottare veramente per cambiare questo stato di cose. Perché la mafia è figlia dell’uomo, della società capitalistica, dell’individualismo, del clientelismo, dell’opportunismo, della passività, della indifferenza, del nepotismo: tutte creazioni dell’uomo nella sua continua ricerca di mezzi sempre più efficienti di sopraffazione sui suoi simili. E come tali, come fenomeni umani, possono essere sconfitti.
Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed è di quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP (la formazione politica nata da una separazione dal PSI, dopo l'ingresso di questo nei governi di centro-sinistra). Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista", che, dopo pochi numeri, viene sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla "Marcia della protesta e della pace" organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967. Il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino. Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All'interno del Circolo trovano particolare spazio il "Collettivo Femminista" e il "Collettivo Antinucleare". Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria", verificatasi intorno al 1977, porta Peppino Impastato e il suo gruppo alla creazione di “Radio Aut”, un'emittente indipendente che indirizza i suoi sforzi e le sue scelte nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 Peppino partecipa alla campagna elettorale comunale di Cinisi con la lista di “Democrazia Proletaria", ma viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo, orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante". Il caso giudiziario è stato chiuso e riaperto per ben tre volte, sino ad arrivare al processo nei confronti del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, giudicato colpevole del reato di omicidio premeditato dal tribunale di Palermo solo nel 2002!!!
Peppino è stato sempre impegnato nelle lotte sociali, da quella contro la costruzione dell’aeroporto di Palermo, a quella per la libertà dei corpi, cercando di imporre strumenti innovativi e mezzi di comunicazione moderni come la satira, la radio, la controinformazione. Ha sempre creduto nella libertà della sua terra, nella sconfitta della mafia, e si è avvicinato al comunismo in quanto ideologia che meglio di ogni altra si presta alla lotta contro la mafia e contro il sistema capitalistico di cui la mafia è figlia. Ha perfino occupato la radio, Radio Aut, quando il tema mafia è passato in secondo piano rispetto alle lotte che i compagni conducevano in quegli anni. La sua era una personalità forte, anticonformista e sebbene sia stato barbaramente assassinato dalla mafia, non ha subito il più oltraggioso dei martiri, l’oblio della sua memoria: ancora oggi il suo nome e il suo ricordo sono indissolubilmente legati alla lotta contro la mafia e i centri sociali che sono nati in suo nome sono innumerevoli.
Una cosa è certa: oggi, nella società dei mass media, del consumismo, dei falsi ideali, è facile dirsi oppositori della mafia e coniare facili slogan allo scopo di essere più visibili, ma chi lotta veramente contro la mafia lavora, giorno per giorno, nel sociale e non si ricorda di essere “antimafia” solo dopo l’ennesimo omicidio eccellente o l’ennesima intimidazione. Le istituzioni, i partiti, troppo spesso strumentalizzano per fini propagandistici i movimenti che nascono spontaneamente, salvo poi isolarli e lasciarli morire quando non fanno più loro comodo.
Peppino ci ha insegnato tanto: che con la buona volontà, col coraggio, è possibile sconfiggere la mafia, perché se ci si unisce senza alcun interesse, allora sì che sarà possibile lottare veramente per cambiare questo stato di cose. Perché la mafia è figlia dell’uomo, della società capitalistica, dell’individualismo, del clientelismo, dell’opportunismo, della passività, della indifferenza, del nepotismo: tutte creazioni dell’uomo nella sua continua ricerca di mezzi sempre più efficienti di sopraffazione sui suoi simili. E come tali, come fenomeni umani, possono essere sconfitti.
giovedì 25 gennaio 2007
contro gli infortuni sul lavoro
Il coordinamento provinciale dei giovani comunisti di Vibo valentia, esprime la sua più ferma solidarietà nei confronti di Giuseppe Preiato, l’operaio che nei giorni scorsi è rimasto seriamente ferito in seguito ad un incidente verificatosi sul luogo di lavoro.
Annualmente gli incidenti che si registrano sui luoghi di lavoro sono più di 1 milione, almeno quelli realmente riscontrati, senza considerare la molteplicità di tutti gli altri che vengono invece nascosti,
in media si riscontrano quotidianamente più di 3 morti al giorno, 1000 ogni anno.
Un bilancio paragonabile a quello di una guerra, e che matura nel più totale silenzio.
Tanti, troppi sono i sacrifici a cui vengono sottoposti quotidianamente i lavoratori: precarietà, sfruttamento salariale, mancato rispetto dei diritti, sottopagamento.
Per quanto tempo ancora dobbiamo continuare ad assistere a questa logica di sopraffazione dell’uomo sull’uomo?
Perché non viene messo in atto un piano di prevenzione, non vengono fatti rispettare i criteri basilari di sicurezza sui luoghi lavoro?
Domande riconducibili tutte ad un'unica risposta: supremazia del concetto del profitto, al quale tutto deve sottomettersi anche le stesse vite umane.
Come giovani comunisti ci dichiariamo estranei a questa logica di sfruttamento e di sottomissione, invitiamo tutti i lavoratori ad alzare la testa, e a lottare per vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti, il diritto all’occupazione, il diritto al salario, il diritto alla vita.
Denunciamo lo stato di sfruttamento in cui vengono relegati ancora oggi milioni di lavoratori alla mercè di padroni i cui interessi sono quelli esclusivi dei profitti,senza riguardo per la salute,per i salari.
Convinti che contro lo sfruttamento solo la lotta paga, confermando fin da ora la nostra disponibilità attiva e militante per qualsivoglia iniziativa, cogliamo l’occasione per porgere la nostra più sentita solidarietà alla famiglia Preiato e i nostri saluti comunisti, al solito a pugno chiuso.
Annualmente gli incidenti che si registrano sui luoghi di lavoro sono più di 1 milione, almeno quelli realmente riscontrati, senza considerare la molteplicità di tutti gli altri che vengono invece nascosti,
in media si riscontrano quotidianamente più di 3 morti al giorno, 1000 ogni anno.
Un bilancio paragonabile a quello di una guerra, e che matura nel più totale silenzio.
Tanti, troppi sono i sacrifici a cui vengono sottoposti quotidianamente i lavoratori: precarietà, sfruttamento salariale, mancato rispetto dei diritti, sottopagamento.
Per quanto tempo ancora dobbiamo continuare ad assistere a questa logica di sopraffazione dell’uomo sull’uomo?
Perché non viene messo in atto un piano di prevenzione, non vengono fatti rispettare i criteri basilari di sicurezza sui luoghi lavoro?
Domande riconducibili tutte ad un'unica risposta: supremazia del concetto del profitto, al quale tutto deve sottomettersi anche le stesse vite umane.
Come giovani comunisti ci dichiariamo estranei a questa logica di sfruttamento e di sottomissione, invitiamo tutti i lavoratori ad alzare la testa, e a lottare per vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti, il diritto all’occupazione, il diritto al salario, il diritto alla vita.
Denunciamo lo stato di sfruttamento in cui vengono relegati ancora oggi milioni di lavoratori alla mercè di padroni i cui interessi sono quelli esclusivi dei profitti,senza riguardo per la salute,per i salari.
Convinti che contro lo sfruttamento solo la lotta paga, confermando fin da ora la nostra disponibilità attiva e militante per qualsivoglia iniziativa, cogliamo l’occasione per porgere la nostra più sentita solidarietà alla famiglia Preiato e i nostri saluti comunisti, al solito a pugno chiuso.
2 compagni di Vibo nel coordinamento nazionale dei GC
Dal 20 al 23 settembre scorsi, si è svolta a Roma la terza Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti, che ha visto la partecipazione di 322 delegati nazionali provenienti da tutta Italia, rappresentati proporzionalmente secondo i 5 documenti congressuali in base ai risultati ottenuti nelle oltre 300 conferenze di federazione, di circolo e di zona.
Per la Federazione di Vibo Valentia erano presenti Nicola Iozzo e Carmelo Sergio, delegati del 5° documento (Il cuore dell’opposizione, che ha ottenuto la maggioranza relativa alla conferenza di Vibo, documento che nasce dall’esigenza, sentita da molti, di una opposizione critica all’interno del Partito e nella società, di fronte al rischio di una deriva socialdemocratica del PRC e alla incapacità delle minoranze ufficiali di esprimere un reale dissenso nei confronti della maggioranza e di cui i primi firmatari nazionali erano Filippo Benedetti e lo stesso Nicola Iozzo), Stefano Russo del 1° documento, Samuele Raguseo del 2° documento e Francesco Colelli, in qualità di invitato.
La delegazione vibonese si è distinta come quella che più di ogni altra ha cooperato sia al suo interno sia con gli altri delegati secondo il principio che abbiamo deciso, noi per primi, di seguire, nella speranza che ciò serva da esempio per tutto il corpo del Partito: lavorare uniti per il bene comune superando le divisioni di mozione.
La Conferenza si è svolta in un momento cruciale per la sorte del PRC (nonché per la sua organizzazione giovanile) che ha maturato negli ultimi tempi la sua “Bolognina”, passando da partito d’opposizione a partito di governo.
L’intervento di Nicola Iozzo (coordinatore provinciale GC-Vibo Valentia), al quale era presente il Segretario Nazionale del Partito, Franco Giordano, si è articolato in vari punti: dall’analisi dell’involuzione politica del partito, al giudizio critico sulle missioni militari all’estero, sull’indulto e all’analisi del voto degli elettori del PRC alle ultime politiche.
Al compagno Nicola Iozzo, che è entrato a far parte del coordinamento Nazionale assieme alla compagna Mara Daniele, anche lei vibonese, vanno le nostre congratulazioni e i migliori auguri di buon lavoro! La federazione di Vibo è una delle poche che può contare su due membri all’interno del coordinamento Nazionale, di cui già aveva fatto parte, eletto nella seconda Conferenza, il compagno Filippo Benedetti: sono state premiate la nostra voglia di fare politica e la coerenza dimostrata anche in momenti difficili.
Per la Federazione di Vibo Valentia erano presenti Nicola Iozzo e Carmelo Sergio, delegati del 5° documento (Il cuore dell’opposizione, che ha ottenuto la maggioranza relativa alla conferenza di Vibo, documento che nasce dall’esigenza, sentita da molti, di una opposizione critica all’interno del Partito e nella società, di fronte al rischio di una deriva socialdemocratica del PRC e alla incapacità delle minoranze ufficiali di esprimere un reale dissenso nei confronti della maggioranza e di cui i primi firmatari nazionali erano Filippo Benedetti e lo stesso Nicola Iozzo), Stefano Russo del 1° documento, Samuele Raguseo del 2° documento e Francesco Colelli, in qualità di invitato.
La delegazione vibonese si è distinta come quella che più di ogni altra ha cooperato sia al suo interno sia con gli altri delegati secondo il principio che abbiamo deciso, noi per primi, di seguire, nella speranza che ciò serva da esempio per tutto il corpo del Partito: lavorare uniti per il bene comune superando le divisioni di mozione.
La Conferenza si è svolta in un momento cruciale per la sorte del PRC (nonché per la sua organizzazione giovanile) che ha maturato negli ultimi tempi la sua “Bolognina”, passando da partito d’opposizione a partito di governo.
L’intervento di Nicola Iozzo (coordinatore provinciale GC-Vibo Valentia), al quale era presente il Segretario Nazionale del Partito, Franco Giordano, si è articolato in vari punti: dall’analisi dell’involuzione politica del partito, al giudizio critico sulle missioni militari all’estero, sull’indulto e all’analisi del voto degli elettori del PRC alle ultime politiche.
Al compagno Nicola Iozzo, che è entrato a far parte del coordinamento Nazionale assieme alla compagna Mara Daniele, anche lei vibonese, vanno le nostre congratulazioni e i migliori auguri di buon lavoro! La federazione di Vibo è una delle poche che può contare su due membri all’interno del coordinamento Nazionale, di cui già aveva fatto parte, eletto nella seconda Conferenza, il compagno Filippo Benedetti: sono state premiate la nostra voglia di fare politica e la coerenza dimostrata anche in momenti difficili.
Contro tutte le mafie
Oggi, vogliamo lanciare e portare avanti una lotta costante e ferma verso una piaga che colpisce indistintamente la nostra già martoriata regione. Vogliamo con quest’azione richiamare l’attenzione sia dei cittadini, degli studenti, dei lavoratori e dei disoccupati, che devono dare un segnale forte e far sentire la propria voce, e sia quella delle istituzioni (di cui non è sufficiente la sola solidarietà), che devono garantire una gestione dell’attività politica in modo chiaro e trasparente. Il nostro è un no categorico alla corruzione politico-mafiosa, un no all’omertà, un no ai clientelismi e alla continua violenza che ci colpisce: con omicidi, atti d’intimidazione e faide. Per questo abbiamo fatto uno striscione con su scritto un semplice ma significativo NO MAFIA e con questa azione particolare vogliamo aprire una discussione tra la gente e far capire che anche nel territorio vibonese può arrivare una primavera che porti via tutto questo lerciume che purtroppo ci circonda ed è ovunque. Noi non ci stiamo e diciamo basta, riappropriamoci della nostra regione, della nostra città del nostro essere cittadini onesti per una cultura di legalità e per garantire un futuro, il nostro. Ci auguriamo che il movimento contro le mafie parta e debba partire dalla società stessa, dalle istituzioni che hanno il dovere di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia, dai giovani onesti che hanno il compito speciale di far emarginare tutto quello che ha che fare con il sistema mafioso. Ribellati, lotta, agisci, e diffondi la cultura della legalità.
DOBBIAMO FAR USCIRE LA CALABRIA DA QUESTA SITUAZIONE DOLOROSA. VOGLIAMO CHE LA CALABRIA DIVENTI UN PAESE CIVILE, DOVE SIA SACRA LA VITA DEI LAVORATORI, DOVE SACRO SIA IL DIRITTO DEI CITTADINI AL LAVORO, ALLA LIBERTA’, ALLA PACE E ALLA GIUSTIZIA.
Per contatti: giovanicomunistivv@yahoo.it
DOBBIAMO FAR USCIRE LA CALABRIA DA QUESTA SITUAZIONE DOLOROSA. VOGLIAMO CHE LA CALABRIA DIVENTI UN PAESE CIVILE, DOVE SIA SACRA LA VITA DEI LAVORATORI, DOVE SACRO SIA IL DIRITTO DEI CITTADINI AL LAVORO, ALLA LIBERTA’, ALLA PACE E ALLA GIUSTIZIA.
Per contatti: giovanicomunistivv@yahoo.it
Raccolta firme dei Giovani Comunisti per ricordare Giovanni Furlano
Si è svolta il 24 agosto a San Nicola da Crissa la raccolta di firme, da noi organizzata, per dedicare una piazza del paese al compagno Giovanni Furlano, vittima innocente di un agguato mafioso. La raccolta di firme rientrava tra le attività previste nella “Carovana anti-mafia” che stiamo portando in giro per la provincia: presenti, oltre al coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti, i compagni del circolo locale.
L’iniziativa ha avuto un ottimo successo, viste le quasi trecento firme raccolte e la partecipazione all’iniziativa anche di giovani esterni al partito, amici e conoscenti del compagno ucciso. Il tutto all’insegna della nuova impostazione che vogliamo dare alla nostra “rivoluzione anti-mafia”: andare nelle strade, parlare con le persone e far parlare loro stesse, estendere la partecipazione civile alle categorie che, di solito, ne sono al di fuori. Non abbiamo nuove leggi o soluzioni di forza da proporre, ma crediamo che quella contro la mafia sia una battaglia prima di tutto culturale che vada combattuta casa per casa.
Nell’occasione, abbiamo incassato l’approvazione di personaggi del calibro del giudice Ferdinando Imposimato e del prof. Enzo Ciconte (presenti in paese per una conferenza), i quali hanno offerto la loro disponibilità per le nostre prossime iniziative e, come gli altri, si sono messi in fila per firmare la petizione. È mancata all’appello, nonostante l’avesse promesso, la firma del sindaco Pasquale Fera e speriamo sia stata solamente una dimenticanza che verrà presto colmata visto che i compagni del circolo di San Nicola stanno continuando la raccolta.
Nei prossimi giorni presenteremo tutte le firme raccolte alla giunta comunale di San Nicola, soprattutto perché ci risulta che presto verrà cambiata la toponomastica del paese, per sensibilizzare l’intera comunità su questo fatto tragico avvenuto qualche anno fa e purtroppo su altri episodi che sono accaduti nel paese negli ultimi tempi prima e dopo l’assassinio di Giovanni.
L’amministrazione comunale dovrà pertanto ricordarsi di Giovanni e delle altre vittime della mafia di San Nicola.
L’iniziativa ha avuto un ottimo successo, viste le quasi trecento firme raccolte e la partecipazione all’iniziativa anche di giovani esterni al partito, amici e conoscenti del compagno ucciso. Il tutto all’insegna della nuova impostazione che vogliamo dare alla nostra “rivoluzione anti-mafia”: andare nelle strade, parlare con le persone e far parlare loro stesse, estendere la partecipazione civile alle categorie che, di solito, ne sono al di fuori. Non abbiamo nuove leggi o soluzioni di forza da proporre, ma crediamo che quella contro la mafia sia una battaglia prima di tutto culturale che vada combattuta casa per casa.
Nell’occasione, abbiamo incassato l’approvazione di personaggi del calibro del giudice Ferdinando Imposimato e del prof. Enzo Ciconte (presenti in paese per una conferenza), i quali hanno offerto la loro disponibilità per le nostre prossime iniziative e, come gli altri, si sono messi in fila per firmare la petizione. È mancata all’appello, nonostante l’avesse promesso, la firma del sindaco Pasquale Fera e speriamo sia stata solamente una dimenticanza che verrà presto colmata visto che i compagni del circolo di San Nicola stanno continuando la raccolta.
Nei prossimi giorni presenteremo tutte le firme raccolte alla giunta comunale di San Nicola, soprattutto perché ci risulta che presto verrà cambiata la toponomastica del paese, per sensibilizzare l’intera comunità su questo fatto tragico avvenuto qualche anno fa e purtroppo su altri episodi che sono accaduti nel paese negli ultimi tempi prima e dopo l’assassinio di Giovanni.
L’amministrazione comunale dovrà pertanto ricordarsi di Giovanni e delle altre vittime della mafia di San Nicola.
conferenza provinciale GC
Domenica 25-6-2006 nei locali della biblioteca comunale di Vibo Valentia si è svolta la conferenza provinciale dei Giovani Comunisti della federazione di Vibo Valentia.
La conferenza è stata organizzata per eleggere i nuovi organismi dirigenti provinciali dei GC, i delegati alla conferenza nazionale di Bari e per discutere e votare i documenti congressuali nazionali.
La conferenza è iniziata con i saluti del segretario provinciale del partito della rifondazione comunista che si è espresso sulla condizione giovanile nel mondo e sul compito della gioventù comunista come guida alle contraddizioni del neoliberismo e del capitalismo.
Ha presieduto i lavori il coordinatore uscente dei GC Iozzo Nicola che ha fatto il punto della situazione dell’organizzazione dall’ultima conferenza, giugno 2002, ad oggi.
Situazione che è notevolmente migliorata non solo numericamente ma soprattutto politicamente e responsabilmente, con la stessa voglia di lottare e di fare politica attiva ad ogni livello che non è diminuita negli anni e la dimostrazione di questa crescita è che nel 2002 i partecipanti alla conferenza erano 19 e ieri sono stati 63 .
È stato anche ricordato con un lungo applauso il compagno Giovanni Furlano vittima della mafia a cui sarà dedicata una raccolta firme a San Nicola da Crissa per intitolargli la piazza centrale del paese.
Dopo la relazione introduttiva del compagno Iozzo si è passati alla discussione dei 5 documenti congressuali: doc 1-rigenerazioni presentato da Celeste Costantino; doc 2-trasformiamo il presente, conquistiamo il futuro presentato da Samuele Raguseo; doc 3-GC di lotta o di governo; doc 4-rivoluzionari del 21’ secolo e il doc 5-il cuore dell’opposizione presentato da Filippo Benedetti.
Subito dopo si è aperto il dibattito con numerosi interventi dalla platea che hanno fatto il punto della situazione e si sono congratulati con il gruppo dirigente uscente per il lavoro fatto nel comune capoluogo e nella provincia in generale.
Da notare la presenza compatta del circolo di Dasà fatto interamente di giovani con tanta voglia di fare politica e di cambiare le cose in questa provincia.
Dopo gli interventi si è proceduto alla votazione di un ordine del giorno sottoscritto da tutte le componenti che è stato votato all’unanimità.
La discussione politica si è articolata in maniera propositiva su vari fronti: dalle questioni internazionali alle questioni nazionali precarietà, disagio giovanile, politiche neoliberiste fallimentari, e non poco rilievo è stato dato infine alla questioni legate alla politica locale, al buon stato del partito che vede una crescita notevole in questi ultimi anni legato anche al buon lavoro svolto dai giovani comunisti che hanno sempre avuto la consapevolezza che essendo in una forza di governo anche in questa provincia e nei comuni non significa che una crescita politica , sociale e comunista debba essere disgiunta dal saper lottare per i diritti di un territorio in cui poco si è fatto a discapito dell’infinità di problemi che vive.
Subito dopo è cominciata la votazione dei documenti congressuali che ha dato la quasi maggioranza assoluta al documento numero 5 di cui Filippo Benedetti e Iozzo Nicola sono rispettivamente secondo e terzo firmatario nazionale.
La votazione ha avuto il seguente esito:
doc 1- 19 voti
doc 2- 13 voti
doc 3- 0 voti
doc 4- 1 voto
doc 5- 30 voti
in seguito alla votazione dei documenti nazionali si è passati all’elezione del nuovo coordinamento provinciale identificato nelle figure dei compagni: Iozzo Nicola, Benedetti Filippo, Sergio Carmelo, Colelli Francesco, De Piano Ernesto , Marturano Antonino, De Sossi Giovanni, Russo Stefano, Borrello Giuseppe, Russo Ilenia, Racina Cristian, Sangiuliano Mascia, Bufalo Mariangela, Battaglia Domenico, Federici Paola i quali hanno eletto all’unanimità nel segno della continuità, e dell’ottimo lavoro svolto questi anni, Iozzo Nicola.
Sono stati eletti delegati alla Conferenza Nazionale di Bari: Raguseo Samuele, Russo Stefano e Iozzo Nicola più il compagno Benedetti Filippo invitato dal coordinamento nazionale uscente.
Questa assemblea risulta significativa a testimonianza del fatto che esiste ancora e vive in molti giovani il pensiero, la dottrina, la dignità di un popolo comunista che si pone come obbiettivo primo cambiare lo stato di cose presenti.
La conferenza è stata organizzata per eleggere i nuovi organismi dirigenti provinciali dei GC, i delegati alla conferenza nazionale di Bari e per discutere e votare i documenti congressuali nazionali.
La conferenza è iniziata con i saluti del segretario provinciale del partito della rifondazione comunista che si è espresso sulla condizione giovanile nel mondo e sul compito della gioventù comunista come guida alle contraddizioni del neoliberismo e del capitalismo.
Ha presieduto i lavori il coordinatore uscente dei GC Iozzo Nicola che ha fatto il punto della situazione dell’organizzazione dall’ultima conferenza, giugno 2002, ad oggi.
Situazione che è notevolmente migliorata non solo numericamente ma soprattutto politicamente e responsabilmente, con la stessa voglia di lottare e di fare politica attiva ad ogni livello che non è diminuita negli anni e la dimostrazione di questa crescita è che nel 2002 i partecipanti alla conferenza erano 19 e ieri sono stati 63 .
È stato anche ricordato con un lungo applauso il compagno Giovanni Furlano vittima della mafia a cui sarà dedicata una raccolta firme a San Nicola da Crissa per intitolargli la piazza centrale del paese.
Dopo la relazione introduttiva del compagno Iozzo si è passati alla discussione dei 5 documenti congressuali: doc 1-rigenerazioni presentato da Celeste Costantino; doc 2-trasformiamo il presente, conquistiamo il futuro presentato da Samuele Raguseo; doc 3-GC di lotta o di governo; doc 4-rivoluzionari del 21’ secolo e il doc 5-il cuore dell’opposizione presentato da Filippo Benedetti.
Subito dopo si è aperto il dibattito con numerosi interventi dalla platea che hanno fatto il punto della situazione e si sono congratulati con il gruppo dirigente uscente per il lavoro fatto nel comune capoluogo e nella provincia in generale.
Da notare la presenza compatta del circolo di Dasà fatto interamente di giovani con tanta voglia di fare politica e di cambiare le cose in questa provincia.
Dopo gli interventi si è proceduto alla votazione di un ordine del giorno sottoscritto da tutte le componenti che è stato votato all’unanimità.
La discussione politica si è articolata in maniera propositiva su vari fronti: dalle questioni internazionali alle questioni nazionali precarietà, disagio giovanile, politiche neoliberiste fallimentari, e non poco rilievo è stato dato infine alla questioni legate alla politica locale, al buon stato del partito che vede una crescita notevole in questi ultimi anni legato anche al buon lavoro svolto dai giovani comunisti che hanno sempre avuto la consapevolezza che essendo in una forza di governo anche in questa provincia e nei comuni non significa che una crescita politica , sociale e comunista debba essere disgiunta dal saper lottare per i diritti di un territorio in cui poco si è fatto a discapito dell’infinità di problemi che vive.
Subito dopo è cominciata la votazione dei documenti congressuali che ha dato la quasi maggioranza assoluta al documento numero 5 di cui Filippo Benedetti e Iozzo Nicola sono rispettivamente secondo e terzo firmatario nazionale.
La votazione ha avuto il seguente esito:
doc 1- 19 voti
doc 2- 13 voti
doc 3- 0 voti
doc 4- 1 voto
doc 5- 30 voti
in seguito alla votazione dei documenti nazionali si è passati all’elezione del nuovo coordinamento provinciale identificato nelle figure dei compagni: Iozzo Nicola, Benedetti Filippo, Sergio Carmelo, Colelli Francesco, De Piano Ernesto , Marturano Antonino, De Sossi Giovanni, Russo Stefano, Borrello Giuseppe, Russo Ilenia, Racina Cristian, Sangiuliano Mascia, Bufalo Mariangela, Battaglia Domenico, Federici Paola i quali hanno eletto all’unanimità nel segno della continuità, e dell’ottimo lavoro svolto questi anni, Iozzo Nicola.
Sono stati eletti delegati alla Conferenza Nazionale di Bari: Raguseo Samuele, Russo Stefano e Iozzo Nicola più il compagno Benedetti Filippo invitato dal coordinamento nazionale uscente.
Questa assemblea risulta significativa a testimonianza del fatto che esiste ancora e vive in molti giovani il pensiero, la dottrina, la dignità di un popolo comunista che si pone come obbiettivo primo cambiare lo stato di cose presenti.
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