venerdì 29 febbraio 2008

assemblea nazionale dell'associazione Unità Comunista

Sabato 1 Marzo dalle ore 14:30 presso i "Cantieri Navali Megaride" Calata Marinella, Interno Porto di Napoli si svolgera l'assemblea nazionale dell'Associazione.
Sarà l'occasione per discurere:

- Dell'organizzazione generale dell'associazione
- si effettuerà il tesseramento
- resoconto del nostro percorso all'interno del Coordinamento Nazionale per l'Unità dei Comunisti
- Si parlerà delle prospettive e del futuro lancio di una fase "Costituente dei Comunisti"

Vi salutiamo a Pugno chiuso
Associazione Unità Comunista

martedì 19 febbraio 2008

La posizione dei COBAS sulle prossime elezioni

Prima delle elezioni del 2006 avevamo segnalato in tutte le forme possibili gli enormi rischi di un governo Prodi che proseguisse le politiche berlusconiane senza Berlusconi, con dentro tutta la cosiddetta “sinistra radicale”, una parte della quale aveva operato per anni all’interno dei movimenti di lotta, guadagnandosi benemerenze, simpatia e credito presso significativi settori popolari, salariati, di movimento. Dicemmo: “Peggio di un governo di destra ci può essere solo un governo di ‘sinistra’, o presunta tale, che faccia una politica di destra”. I motivi di allarme ci sembravano evidenti: un governo del genere minacciava di disarmare, assai meglio di Berlusconi, le sinistre vere, i movimenti, le lotte, usando lo spauracchio del ritorno del centrodestra al potere.Le cose sono andate ancora peggio delle più nere previsioni. Le iniziative del governo sono state improntate al liberismo più sfacciato, al bellicismo, al disprezzo dei lavoratori e dei settori popolari e al culto del padronato; e persino al razzismo anti-migranti, alla più vergognosa sottomissione al Vaticano e a tutti i poteri forti di questo disgraziato Paese. Sempre più allibiti e infuriati, abbiamo visto la riconferma delle missioni militari di guerra e l’aggiunta di nuove spedizioni come quella in Libano, che hanno portato l’Italia al quarto posto nella scandalosa graduatoria dei militari impegnati in missioni belliche; l’ampliamento delle basi militari Usa-Nato e l’imposizione alla popolazione vicentina, compattamente ostile, di una seconda base al Dal Molin; le spese militari aumentate del 25% in due anni; la riconferma della TAV e il proseguimento della devastazione ambientale, fino all’esplosione di quello scandalo internazionale che è lo smaltimento mafioso e assassino dei rifiuti in Campania; gli accordi del 23 luglio che hanno ulteriormente massacrato le pensioni ed eternalizzato la precarietà; due Finanziarie che, invece di far “piangere” i padroni, li hanno satollati oltre misura, colpendo ancora una volta i salariati e i settori popolari, portati oramai in massa alla soglia della pura sopravvivenza; la ripresa di violenze neofasciste, di aggressioni e intimidazioni che si sono alimentate nel generale humus politico-culturale di “revisionismo storico”. E poi ancora: lo scippo del TFR; l’indulto per i padroni per i reati commessi ai danni della salute dei lavoratori, nonostante il terrificante record italiano di quattro assassinii sul lavoro in media al giorno, su cui il barbaro rogo della Thyssen Krupp ha gettato una oscena luce ma senza provocare alcun mutamento; la caccia all’immigrato romeno o rom; decreti sulla sicurezza di stampo fascista; nomina del principale responsabile delle violenze genovesi De Gennaro a comandante della “mondezza” in Campania; G8 del 2009 imposto alla Maddalena.Quello che invece non abbiamo visto sono stati l’abrogazione del pacchetto Treu/legge 30, della Turco-Napolitano/Bossi-Fini e della riforma Moratti; una legge decente che garantisse i diritti civili delle coppie italiane, indipendentemente dall’orientamento sessuale; la legge sul conflitto d’interessi; la depenalizzazioni dei reati legati alle lotte sociali; la nuova legge sui diritti sindacali, che anzi sono stati ulteriormente massacrati dalla sempre più potente casta di Cgil-Cisl-Uil.In questi due anni abbiamo subito, più che mai, l’erosione del potere d’acquisto dei salari, il restringimento degli spazi di libertà, il dilagare della clientela, della corruzione, del controllo da parte dei politici sulla magistratura e in difesa della casta, fino alla vergognosa solidarietà data da tutti all’inquisito Mastella; lo scatenarsi della repressione, con condanne a decenni per i fatti di Genova 2001, di Firenze 1999 (manifestazione contro la guerra in Jugoslavia), richieste di condanne pesantissime all’allucinante processo di Cosenza e a quelli a carico di coloro che hanno lottato contro il carovita: e tutto nel silenzio quasi totale della “sinistra di governo”, che ha invece parlato all’unisono per difendere la gerarchia di Ratzinger, contro i professori e giovani che, difendendo la laicità dello Stato, si sono opposti all’insopportabile ingerenza nella vita politica e culturale del nostro Paese di un Vaticano, che in questi giorni sta cercando di sferrare un attacco mortale persino al diritto delle donne ad abortire senza umiliazioni e con il minimo di sofferenza.Oggi, a quasi due anni dall’avvento del governo Prodi, il quadro istituzionale è avvelenato come non mai, la mitica unità delle sinistre che doveva servire a fare argine a Berlusconi è stata distrutta dalle “sinistre” stesse e Berlusconi riaccreditato alla grande proprio da esse (Veltroni e Bertinotti in primis), che, come ciliegina finale al cianuro su una torta avvelenata, hanno lavorato con grande energia alla sua rivalutazione, tramite la trattativa sul sistema elettorale, dopo che la battaglia al Cavaliere aveva motivato per anni ogni schifezza. Il PD e il PRC sono arrivati al punto da proporre un governo con Berlusconi pur di salvare le poltrone, cancellando anche l’ultimo, o meglio l’unico, argomento che aveva legittimato il governo Prodi anche nei suoi punti più bassi. E non solo il centrosinistra tutto ha rivalutato il Cavaliere oltre ogni previsione, ma addirittura si è proposto e si ripropone di governarci insieme. Dicevamo prima delle elezioni che tra il centrodestra e il centrosinistra non ci sarebbe stata più differenza di quanta ce n’è negli Stati Uniti tra partito repubblicano e democratico. Sbagliavamo. Non c’è nemmeno più quella: il PD vuole, se i risultati elettorali saranno di un certo tipo, governare in una grande coalizione con Berlusconi e Fini.La nostra distanza e ripulsa, dunque, nei confronti di PD e PdL è massima. Ma la neonata Sinistra Arcobaleno non merita nulla di più. Nasce come operazione obbligata per salvare le burocrazie di quattro partiti sottomessi in questi due anni al liberismo, bellicismo, clericalismo e razzismo del governo Prodi; e si dà come obiettivo ancora oggi l’alleanza e un governo comune con un PD legato al Vaticano e alla Confindustria, che a sua volta vuole governare con i Berlusconi e i Fini. E soprattutto nella Sinistra arcobaleno ci sono i partiti più responsabili dello sfascio a sinistra, della divisione e tentata disgregazione dei movimenti, i partiti che più hanno dato “scandalo” a giovani e meno giovani, togliendo la voglia, con il loro trasformismo senza limiti, a milioni di persone di continuare a battersi per un mondo migliore. Quella marea di giovani che a Genova si era avvicinata al conflitto e alla speranza di “un altro mondo possibile” si è trovata di fronte una casta politica non dissimile dalle altre, disposta, oltre che a giustificare ogni infamia del governo Prodi, ad esaltare persino reparti bellici di ispirazione fascistoide come la Folgore o le gerarchie vaticane indicate come “maestre di vita e elevate autorità morali”, e ad attaccare i pochi e coraggiosi contestatori del papa-re alla Sapienza.Di fronte a questo agghiacciante quadro chi ci dovesse dire: “non schierandovi con la sinistra contribuite al ritorno di Berlusconi”, verrebbe ridicolizzato proprio dalla sedicente “sinistra”, visto che il progetto del PD è proprio quello di andare al governo con il Cavaliere, mentre le forze principali della Sinistra Arcobaleno hanno trattato con lui fino a ieri per la legge elettorale, definendolo interlocutore credibile e affidabile. Per tutte queste ragioni, mentre confermiamo come COBAS il nostro massimo impegno per l’intensificazione del conflitto contro il liberismo, la guerra, il patriarcato, la devastazione ambientale, il razzismo, i nuovi rigurgiti fascisti, la repressione e contro qualsiasi governo emerga dalle urne del 13-14 aprile, nonchè la disponibilità ad ampie alleanze e a fronti e patti unitari tematici con chi è intenzionato come noi a lavorare per potenziare tale conflitto, dichiariamo che NELLE PROSSIME ELEZIONI NON SOSTERREMO NESSUNA LISTA, NON DAREMO INDICAZIONE DI VOTO PER NESSUNO, NON METTEREMO CANDIDATI IN ALCUNA LISTA; E CHE NOSTRI MILITANTI CHE DOVESSERO EVENTUALMENTE CANDIDARSI LO FAREBBERO SENZA ALCUN COINVOLGIMENTO DEI COBAS E NON AVREBBERO IL NOSTRO SOSTEGNO.

Confederazione COBAS

assemblea dibattito a Pisa sul fallimento del centro sinistra

GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO
ORE 21,15

presso la biblioteca comunale Lungarno Galilei 42 Pisa

ASSEMBLEA – DIBATTITO
FALLIMENTO DEL CENTRO-SINISTRA
E CRISI DELLA SINISTRA ARCOBALENO

I COMUNISTI
E LA SINISTRA ANTICAPITALISTA
TRA EMERGENZA DEMOCRATICA, CONFLITTO SOCIALE E GUERRA PERMANENTE



Interverranno:

Peppe D'Alesio Cordinamento per l’Unità dei Comunisti

Mimmo Provenzano Rete dei comunisti

Matteo Bartolini Sinistra critica

Ruggero Rognoni Pcl

lunedì 11 febbraio 2008


9 anni di Governo Rivoluzionario

Grandi opere per non dimenticare

Il Governo Rivoluzionario del Venezuela compie 9 anni pieni di successi. Ha estinto il debito con la Banca Mondiale e con il Fondo Monetario Internazionale, ha recuperato l’industria nazionale petrolifera (PDVSA), ha sradicato l’analfabetismo, ha il Prodotto Interno Lordo più alto dell’America Latina e le riserve internazionali superano i 30 milioni di dollari.

La rivoluzione venezuelana arriva nel 1998 con la vittoria del candidato Higo Chàvez Frìas nelle elezioni presidenziali dello stesso anno. L’essenza della sua campagna elettorale è stato convocare un’Assemblea Costituente per dare vita ad una nuova Costituzione, che servisse da base politica per rifondare la Repubblica e fondare un nuovo stato che garantisse l’uguaglianza.

Così è stato ed il risultato fu l’approvazione della costituzione del 1999, nel cui preambolo venne stabilito il modello di società verso cui si sarebbero diretti tutti gli sforzi del governo: una società democratica, partecipativa e protagonistica, multietnica e pluriculturale, in uno stato di giustizia, federale e decentralizzato, tutto ciò in sostituzione della costituzione del ’61, che stabiliva una democrazia politica, rappresentativa, che servì al bipartitismo e che permise di radicare nel paese il modello neoliberale.

Le politiche economiche neoliberali implementate in Venezuela durante i 40 anni di democrazia rappresentativa, ebbero un effetto negativo sui diritti sociali della popolazione. In questo periodo, due tendenze predominanti emersero nei settori della salute e della educazione: la privatizzazione e l’esclusione, che relegarono il popolo venezuelano in condizioni di miseria e povertà. Questa realtà si tradusse nel malcontento popolare e fu la principale causa della protesta e dei saccheggi del 27 Febbraio 1989, conosciuta come “El Caracazo”, così come la rivolta civico-militare contro il governo di Carlos Andrés Pérez nel 1992, della quale uno dei principali leader fu l’attuale Capo di Stato della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Con la vittoria elettorale del Presidente Hugo Chàvez Frìas e la redazione della nuova Costituzione de parte dell’Assemblea Costituente, si sono aperti gli orizzonti per il popolo venezuelano. Si abbandonò la via della democrazia rappresentativa e nacque la democrazia partecipativa e protagonistica, venne riconosciuto che il Venezuela è un paese multietnico e pluriculturale, anche attraverso il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni. Così si definisce lo stato venezuelano, come uno Stato di Diritto e di Giustizia.

Siamo giunti al 10° anno della rivoluzione, l’anno delle 3 “R”: Revisione, Rettificazione, Reimpulso. Ma sono passati 9 anni e dobbiamo fare una valutazione delle opere del Governo. Qui sono menzionati solo alcuni dei grandi e piccoli successi che non dobbiamo dimenticare.

Sviluppo Umano e Crescita Economica

Il Venezuela nel 2007 ha ottenuto un Indice di Sviluppo Umano pari a 0,792 collocandosi al 74° posto di 177 paesi. L’Indice di Sviluppo Umano è un indicatore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) basato su 3 variabili: aspettativa di vita della popolazione, educazione e dignità del livello di vita in base al Prodotto Interno Lordo (P.I.L.) indicato in dollari (USD).

Il P.I.L. del Venezuela è il più alto dell’America Latina con una crescita pari all’11,8%.
Questo è dovuto alle politiche economiche e sociali messe in moto dalla rivoluzione bolivariana.
Il Presidente Hugo Chàvez Frìas, durante la consegna dell’informativa ufficiale (Memoria y Cuenta 2007) sottolineò che il salario minimo venezuelano è il più alto dell’intera regione con 286 dollari mensili e le riserve internazionali, fino al 31 dicembre dello scorso anno, hanno raggiunto i 34 miliardi di dollari, un vero record per il nostro paese.

Durante il suo discorso di fronte all’Assemblea Nazionale, el Presidente Chàvez, ha anche informato il paese che la disoccupazione è scesa al 6,3% nell’anno 2007 e che il 55,6% dei lavoratori sono occupati in settori dell’economia formale. Questi elementi hanno contribuito a determinare un aumento della possibilità di entrate delle classi più povere tra il 300 ed il 400%.

D’altra parte la società Latinobarometro ha realizzato una indagine di opinione pubblica nel 2007, con circa 19.000 interviste in 18 paesi dell’America Latina, in rappresentanza di oltre 400 milioni di abitanti, dalla quale sono emersi dati interessanti e molto favorevoli al paese.

Ad esempio, il 67% dei venezuelani ritiene che lo stato possa dare soluzione ai propri problemi, che il livello di fiducia nel governo è del 66%, mentre la percezione della crescita economica si riscontra nel 52% dei casi. Per di più nei 10 anni di governo si sono realizzati 11 eventi elettorali, “...Questo è un paese che si è abituato a a partecipare in molte forme, a diversi livelli, su varia scala, e con distinti risultati...”, afferma il Capo di Stato nel suo discorso alla Nazione.


Venezuela territorio libero dall’analfabetismo


Il Venezuela è stato dichiarato territorio libero dall’analfabetismo nell’Ottobre del 2005, successo riconosciuto da parte di diversi enti multilaterali nel mondo tra i quali l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). La Missione “Robinson” ha permesso di alfabetizzare oltre un milione e cinquecentomila venezuelani.

Sono state costruite 45 città universitarie delle quali hanno beneficiato circa 31.900 studenti.

Le iscrizioni scolastiche per gli anni 1997/98 fu di 6 milioni 26 alunni pari al 26,4% della popolazione nazionale. Per l’anno 2006/07 le iscrizioni sono arrivate a 11 milioni 831 mila studenti, includendo i “Simoncitos” che sono i centri di assistenza ed educazione infantile (prima inesistenti).

Veloce come un treno

La costruzione del Sistema Ferroviario Nazionale è uno dei grandi progetti del Governo Bolivariano in materia di trasporto pubblici di massa.
Fin’ora si è costruita la ferrovia de Los Valles del Tuy e stanno procedendo i lavori della tratta Puerto Cabello – La Encrucijada.

Anche nei singoli stati sono state avviate grandi opere, come la metropolitana di Valencia, la metropolitana di Maracaibo, il filobus di Merida e la riorganizzazione del trasporto di massa di Barquisimento e Tranbarca. Sono inoltre state costruite le seguenti autostrade: Acarigua-Barquisimento; la circonvallazione nord di Barquisimento; la Josè Antonio Paez, che unisce San Antonio con La Fria, nello stato Tachira; la Gran Mariscal de Ayacucho nella parte orientale del paese; la Avenida La Playa nello stato Vargas ed il secondo ponte sull’Orinoco: l’ “Orinoquia”.

L’Ospedale Cardiologico Infantile Latinoamericano, “Dr. Gilberto Rodriguez Ochoa”, e le residenze dello stesso ospedale costituiscono davvero un’opera di cuore che salva la vita delle bambine e dei bambini latinoamericani.

La Rivoluzione Incentiva le imprese di produzione sociale

La Corporazione Venezuelana Agraria (CVA) mantiene 52 unità di produzione socialista, tra le quali impianti di produzione di beni alimentari di prima necessità (latte, mais, etc.) distribuiti in diverse regioni del territorio nazionale.

Energia: più quantità e più qualità

Il Governo Bolivariano ha messo tutto l’impegno nello sviluppo del potenziale energetico del paese, per metterlo al servizio della popolazione. La creazione della centrale idroelettrica “Francisco de Miranda” ne è la dimostrazione.
Sempre nell’ambito dell’energia è importante sottolineare la creazione della centrale termoelettrica “Rafael Urdaneta” ed i progetti in materia petrolifera.

Una volta giunti ad uno studio avanzato di questa fase, si è creato il “Piano di Approvigionamento Petrolifero 2002-2015”, che consta di 6 linee strategiche vitali per il paese:
- Magna Reserva: che consiste nella quantificazione e certificazione delle riserve petrolifere nella falda dell’Orinoco;
- Proyecto Orinoco: nato per sviluppare la falda petrolifera dell’Orinoco;
- Proyecto Delta del Caribe: aggiunge il gas all’offerta energetica del paese;
- Aumento della capacità di raffinazione;
- Creazione di nuove infrastrutture;
- Promozione dell’integrazione continentale anche attraverso le risorse petrolifere.

Queste risorse petrolifere sono investite nei molti programmi sociali, come le Missioni Bolivariane, che includono diverse aree (salute, educazione, abitazioni, alimentazione, etc.).

D’altra parte va tenuto presente che la produzione di petrolio grezzo venezuelano dell’impresa nazionale (PDVSA) è arrivato nel 2007 a 2,3 milioni di barili al giorno.

Il Venezuela propone 4 riforme urgenti all’ONU:
- L’ampliamento del Consiglio di Sicurezza
- La revisione delle norme sui lavori per favorire la trasparenza nei processi decisionali
- L’abolizione del diritto di veto
- Il rafforzamento della figura e dei poteri del Segretario Generale




Fonti consultate:
http://www.trinchera.org.ve

http://www.gobiernoenlinea.ve

http://www.minci.gob.ve

http://www.minci.gob.ve

http://www.misionribas.gov.ve

lunedì 4 febbraio 2008

CUBA HA CELEBRATO IL 21 GENNAIO LE ELEZIONI CON IL 40,8% DI CANDIDATURE FEMMINILI



A Cuba si sono svolte domenica 21 gennaio le elezioni generali, in cui sono stati eletti i 1201 delegati delle assemblee provinciali e 614 deputati al Parlamento. Fra i candidati vi era un gran numero di donne, in un paese in cui le donne hanno guadagnato una partecipazione attiva in tutti i livelli della società.

Secondo Mayra Álvarez, membro della Commissione di Candidatura, a Cuba le cifre della partecipazione femminile alla politica sono in aumento e in queste elezioni la rappresentanza delle donne sul numero totale dei candidati raggiungerà livelli storici.

Cuba può vantare una “rappresentanza di candidati femminili tra i delegati provinciali del 40,8 per cento, molto superiore a quelle delle precedenti elezioni”, ha dichiarato in un’intervista con l’inviata di TeleSUR all’Avana, Patricia Villegas.

Alle ultime elezioni si era avuto il 37% di rappresentanze femminili. “Nell’Assemblea Nazionale, fra le candidature proposte al popolo che si voteranno domenica in maniera diretta e segreta, le donne sono il 43,16%”, ha precisato la Álvarez.

Fra i leader mondiali della partecipazione femminile

Si stima che nel mondo la media della rappresentanza femminile nei parlamenti sia del 17%, secondo quanto affermato dal membro della Commissione di Candidatura.

Ella sottolinea che “Cuba è, in questo momento, all’ottavo posto nel mondo e con questo numero di candidature femminili salirà al terzo posto nel mondo per presenza di donne in un Parlamento”.

La Álvarez insiste sul fatto che queste cifre si sono raggiunte senza bisogno di una legge sulle quote.

“Credo sia un riflesso del ruolo delle cubane, del successo che hanno ottenuto in tutti questi anni, di come siano rappresentate in tutti i settori della società”, commenta.

Per la rappresentante si tratta di una battaglia che ha avuto successo grazie soprattutto alla consapevolezza e all’educazione, “le persone riconoscono il ruolo della donna, la necessità che le donne siano rappresentate e partecipino nell’attività decisionale a tutti i livelli”.

La chiave sta nella partecipazione popolare

Mayra Álvarez ha anche descritto lo svolgimento del processo elettorale a Cuba, sottolineando che esso è fondato sulla partecipazione popolare a tutti i livelli, a partire dalle decisioni che si formano all’interno delle comunità.

Un aspetto importante è “la partecipazione delle comunità, a partire dai quartieri. E’ da lì che provengono i primi delegati e le prime delegate del Potere Popolare”, ha detto la rappresentante.

I candidati delle elezioni cubane sono nominati in modo libero e diretto dai propri stessi elettori, senza la mediazione di partiti politici. Sono indicativi per la nomina i valori umani e i meriti personali e sociali.

Vi è nell’isola una Commissione di Candidatura nazionale composta dai rappresentanti di tutte le organizzazioni di massa, di lavoratori, contadini, donne e studenti.

Questo sistema elettorale fu istituito nel 1976, quando attraverso un referendum i cubani decisero di dare all’isola una nuova costituzione.

Il partito non compare sulle schede elettorali

Fra le caratteristiche del sistema elettorale cubano, vi è il fatto che i partiti politici non partecipano alle elezioni. “Vi sono persone che sono militanti del partito (Partito Comunista) e altre che non lo sono. Chi realmente propone, nomina ed elegge i candidati a tutti i livelli sono i quartieri popolari e in un secondo momento le assemblee municipali”, spiega Mayra.

Secondo i dati, il 63 per cento dei candidati a queste elezioni è di nuova nomina. Delle persone elette nella scorsa legislatura, solo il 30 per cento è stato ricandidato.

“La maggioranza sono nuovi compagni e nuove compagne, come parte di un normale processo di rinnovamento, il che sottolinea, soprattutto, la continuità della rivoluzione, la continuità del compromesso di cubane e cubani con il nostro progetto sociale”, commenta Mayra Álvarez.

I mandati sono revocabili

A Cuba qualunque cittadino che abbia il pieno godimento dei diritti elettorali può nominare un candidato o essere proposto come tale. Allo stesso modo, tutti hanno il diritto di presentare esposti o proteste riguardo lo svolgimento del processo elettorale.

Per risultare eletti occorre ricevere la maggioranza assoluta dei voti durante lo scrutinio pubblico, aperto alla partecipazione di tutti. Gli eletti non ricevono alcun beneficio monetario dall’esercizio delle loro funzioni, ma devono rendere conto periodicamente ai propri elettori, i quali possono revocare il loro mandato in qualsiasi momento.

A Cuba, i maggiori di 16 anni che non abbiano incapacità mentale o legale sono inclusi automaticamente nelle liste dei votanti, senza ricorrere a procedimenti macchinosi. La lista degli elettori è pubblica e soggetta al controllo popolare.

Il voto è segreto, diretto, ma non obbligatorio. A differenza dei paesi in cui i militari sorvegliano le urne, nell’isola caraibica questa sorveglianza è affidata agli studenti delle scuole primarie.

Da parte sua, il presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, Ricardo Alarcón, ha assicurato di non essere preoccupato degli attacchi da parte dei governi reazionari, né di quelli del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, poiché i cubani dimostrano che la loro democrazia è molto più partecipativa e diretta di quella di molti altri paesi.

Intervistato in esclusiva all’Avana dall’inviata speciale di TeleSUR, Patricia Villegas, Alarcón ha toccato diversi aspetti del processo elettorale nell’isola e ha sottolineato la trasparenza, l’impegno civico e la partecipazione delle donne.

Ha anche parlato delle critiche mosse alla Rivoluzione Cubana, riguardo la presunta assenza di libertà democratiche, secondo quanto affermato da Bush nell’ottobre dello scorso anno, quando egli annunciò una serie di misure volte a inasprire il blocco commerciale e dichiarò in spagnolo ai cubani: “Cuba será pronto libre”.

“A Cuba sì che si vota liberamente”, ha detto Alarcón paragonando il sistema elettorale rappresentativo nordamericano con l’ampia partecipazione popolare che caratterizza le elezioni a Cuba, dove i delegati politici nascono direttamente all’interno delle comunità.

“Una maggioranza molto ampia di cittadini cubani va a votare con fiducia, seleziona alcuni dei candidati e la maggior parte, ne sono certo, vota per tutti i candidati in lista”, ha detto riferendosi al cosiddetto “voto unito”.

Alarcón ha affermato di essersi divertito molto vedendo il presidente Bush parlare in spagnolo per esortare i cubani ad avere “fede” nella “libertà”.

“Era davvero una festa sentire Bush che diceva: ‘Io mi rivolgo a questi cubani che ora mi stanno ascoltando, forse a rischio della propria vita’. Ti immagini lo sghignazzo collettivo di tutta Cuba quando ha visto questo signore esprimersi in modo così scollegato dalla realtà?”, ha detto Alarcón.

Fortunate differenze

Secondo Alarcón, il fatto che l’anno elettorale di Cuba coincida con quello degli Stati Uniti “è un’opportunità in più per paragonare e studiare un sistema tanto diverso e, ovviamente, tanto ammantato di ideali democratici come quello nordamericano”.

“L’anno elettorale (negli USA) è appena cominciato e già abbiamo visto diversi candidati, piuttosto conosciuti, che hanno dovuto interrompere il loro percorso per aver finito il denaro, per non essere riusciti a raccogliere i fondi necessari per proseguire una campagna elettorale così lunga e costosa”, ha spiegato.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale cubana ha ripetuto la frase di John Kerry, ex senatore del Massachusetts ed ex candidato alla presidenza: “Bisogna lasciar votare la gente”.

“Il fatto è che (negli USA) vi sono ostacoli che impediscono alla gente di votare. E lui (Kerry) si è riferito a due esempi concreti: si è riferito a una legge appena varata nello stato dell’Indiana che istituisce nuove restrizioni per l’accesso alle urne”.

In Nevada i neri non votano

“Ma Kerry ha detto che esistono altre restrizioni a danno dei democratici”, insiste Alarcón: “Vi è una gran quantità di operai neri che in Nevada non potranno votare, e non lo dico io, lo dice Kerry”.

“Il Nevada è lo stato le cui principali industrie sono il turismo, il gioco d’azzardo, gli alberghi. Tutta la zona di Las Vegas. Ciò vuol dire che molti lavoratori degli alberghi e dei casinò, che dovranno lavorare durante il fine settimana (quando si terranno le primarie di partito), non potranno votare, salvo facilitazioni che consentano loro di votare nei luoghi di lavoro.

Il Partito Democratico, per le sue elezioni primarie, aveva accettato di offrire anche a questi lavoratori la possibilità di votare. Fino al giorno in cui al sindacato dei lavoratori culinari americani non è venuto in mente di appoggiare la candidatura di Barack Obama”.

“Allora, molto semplicemente, li hanno privati del diritto di voto. Come? Non permettendo che si possa votare negli hotel e in nessuno di questi luoghi”. “Questo equivale ad eliminare il diritto di voto”.

“Insisto, tutti i cubani hanno realmente la possibilità e il diritto di votare”, ha concluso Alarcón. “Potremmo anche condividere (ciò che dice Kerry), purché garantiscano al popolo americano questo elementare diritto”.

domenica 3 febbraio 2008

Assolutamente un successone

Non potremmo definire altrimenti la manifestazione nazionale di sabato, non potrebbe passare diversamente agli archivi della memoria nostra e della città tutta.

Chi, dal basso o dall’alto, ha pensato bene di provare a gettare discredito sul risultato ottenuto dal movimento dei movimenti, sceso festosamente in piazza, lo ha fatto certo non per amor di cronaca o di responsabilità ma perché, i pennivendoli cosentini tutti, assolutamente funzionali alla realizzazione dei piani criminosi che si perpetrano in questa città, non possono certo tradire le aspettative dei loro finanziatori/fiancheggiatori occulti, spesso i soggetti contro i quali, il movimento cosentino si scaglia nel combattere le sue battaglie per le libertà e la giustizia sociale.

Ridurre ad una mera questione numerica la portata della giornata di ieri, ricorda il tentativo di qualcuno di voler definire sovversione la presa di coscienza di tanti e tante che ancora, vogliono credere e vogliono lottare per rendere il mondo un qualcosa di diverso; pubblicare di negozi chiusi e commercianti trincerati dietro sbarre, è ammettere candidamente della faziosità che contraddistingue le redazioni cittadine; provare a riesumare simboli e frasi che Cosenza non ha mai conosciuto, sa semplicemente di barzelletta fuori tempo.

E ieri si è scesi in piazza per ribadire questo: Cosenza è una città viva, poco incline a subire passivamente strumentalizzazioni di sorta, solidale e schierata al fianco dei suoi figli perseguitati da un teorema visionario, un romanzo, un qualcosa che insomma tutto è, tranne che un impianto accusatorio presentato per come la legge dispone ovvero basato su delle prove certe.

Dunque, si riparte dalla piazza, piazza Zumbini per l’esattezza, piazza scelta non a caso: dice Voltaire, che per misurare il grado di democrazia d’un popolo, basterebbe fare un giro nelle sue carceri; crediamo noi, che altro strumento per tastare il polso al grado di democraticità d’una nazione, sia indagarsi su quante morti bianche vi occorrano ogni anno… Proprio per voler dare luce a questo dolente tasto, è stato scelto il monumento ai caduti sul lavoro per far da sfondo al concentramento dei manifestanti, una sirena da “inizio turno” per scandirne la partenza.

Già la massiccia partecipazione alle iniziative d’avvicinamento alla data di sabato, ci aveva confortato e non poco, donandoci ottimismo nell’immaginare del corteo.

Ma la sete di partecipazione di Cosenza, ieri, ha stupito anche noi, ed in specie quando il serpentone s’è inerpicato tra le strade del centro storico, fredde ed ammuffite mura ma abitate da gente col cuore grande.

Questo è il dato che ci interessa analizzare e rilanciare: la gente non ha mai smesso di credere e d’essere cosciente che è la partecipazione l’unico strumento di cui dispone per far sentire la sua voce ed anche se cittadini in una terra martoriata ed erosa nelle sue viscere dal malaffare, nella quale ogni tentativo di creare una rete permanente promossa da chi non vuole piegarsi a queste logiche di prevaricazione viene immediatamente ostraciato da questure, procure e scagnozzi vari, anche loro, i signorotti detentori dei poteri forti, tremano dinnanzi ad una partecipazione viva come quella di sabato, mossa sulla scia dell’indignazione provocata dal loro atteggiarsi in città.

Sosteniamo dunque, essere l’incontro il momento dal quale far emergere la voglia di cambiamento mostrata ieri dai cosentini.

Incontro e confronto, quali reazioni genuine da contrapporre alle illiberali coercizioni che s’abbattono quotidianamente sulle nostre vite.

Incontro e confronto che, proprio perché uniche armi in mano nostra, dovranno avvenire come sempre alla luce del sole.

Rilanciamo dunque, come nelle giornate di preparazione del corteo, l’idea di far ruotare il dissenso e la voglia di sovvertire alle dinamiche che ci vorrebbero perdenti, attorno al chiosco comunale sito in piazza XI settembre, cui chiederemo il prolungamento della concessione. Che diventi il punto di raccolta del malcontento d’ogni cittadino, che diventi il punto di partenza per la costruzione d’una nuova città vivibile. Che faccia circolare non solo appelli di solidarietà a chi si trova sotto processo, ma anche a chi nei territori lotta per non farsi schiacciare da logiche che impongono il malaffare prima della dignità della popolazione.
Intanto ricordiamo che lunedì 4 febbraio, nell'aula di Corte d'Assise riprenderà il processo con le arringhe della difesa, certi che il collegio difensivo non incontrerà nessuna difficoltà a rendere, agli occhi della Corte, semplicistiche le accuse mosse dal Fiordaliso.

Cosenza, domenica 3 febbraio 2008
COORDINAMENTO LIBERITUTTI

Per un azzeramento degli organici della ASL di Vibo Valentia e il ripristino degli stessi attraverso nuovi, regolari e trasparenti concorsi pubblici

questa è una petizione del meetup degli amici di Beppe Grillo di Vibo Valentia lanciata in risposta alla provocazione dei medici dell'ospedale di Vibo che hanno chiesto la chiusura dell'ospedale stesso. Chiunque può firmarla all'indirizzo http://www.petitiononline.com/asl8vibo/petition.html.

Unità Comunista di Vibo Valentia aderisce convintamente all'iniziativa, la sostiene e invita tutti a sottoscvriverla e a farla girare.



Al Ministro della Salute della Repubblica Italiana
e p.c.
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Regione Calabria
All’Assessore Regionale della Salute

Signor Ministro,
Le scriviamo come semplici cittadini, pensionati, lavoratori, studenti, donne e uomini di Vibo Valentia che non chiedono la Luna, ma vorrebbero vivere in un Paese normale, in una città normale in cui le persone oneste e preparate nel loro campo possano emergere senza difficoltà e siano libere di svolgere il loro compito per la società civile al meglio delle loro possibilità; una città i cui cittadini abbiano la facoltà di esercitare integralmente i diritti che la Costituzione della Repubblica concede loro.
E invece, siamo a Vibo Valentia…
Le vicende del nostro ospedale, signor Ministro, sono finite sulle prime pagine della cronaca nazionale e tutto il clamore, suscitato soprattutto dai gravissimi casi di malasanità verificatisi nell’ultimo anno, lungi dal vederlo come una disgrazia, lo consideriamo, piuttosto, come un’occasione unica, da non lasciarci sfuggire: oggi abbiamo, finalmente, la possibilità di uscire dall’isolamento “omertoso” in cui abbiamo vissuto per troppo tempo!
Le ispezioni dei N.A.S. presso l’ospedale di Vibo Valentia, ordinate in conseguenza di questi casi, hanno denunciato circa 800 violazioni delle norme che dovrebbero garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Eppure, una struttura ospedaliera così fatiscente gode di risorse umane di straordinario livello, visto che a Vibo Valentia c’è la più alta densità planetaria di luminari… In un recentissimo articolo apparso sul Corriere della Sera dello scorso 14 gennaio, Gian Antonio Stella ha gettato un po’ di luce sulla situazione della ASL di Vibo Valentia: oltre 1.900 dipendenti, dei quali 386 medici (115 in ospedale, gli altri «fuori sul territorio»), 680 infermieri e tecnici (220 in ospedale, gli altri «fuori»), 140 ausiliari (16 in ospedale, gli altri «fuori»), 650 impiegati amministrativi e tecnici, dei quali solo 10 in ospedale… per un totale di 200 letti e 191 ricoveri medi giornalieri! E se tutto questo non bastasse, consideri, signor Ministro, che tra i medici, 40 sono i primari, 85 i dirigenti di strutture semplici e 153 i medici ad «alta specializzazione»; in tutto sono 6 le strutture ospedaliere – di due delle quali si attende da un decennio l’inizio dei lavori per la costruzione di nuove e ambiziosissime sedi, Vibo e Nicotera (quest’ultima attiva solo come laboratorio analisi!), e una, Pizzo Calabro, che in 60 anni non ha mai aperto – per una provincia di 170 mila abitanti circa…
Il sospetto che tutto questo fiorire di carriere da luminari e di progetti irrealizzati sia dovuto alla corruzione della classe dirigente e della classe medica è fondato su questi dati, ma ancor più sulla nostra quotidiana esperienza della totale inadeguatezza delle strutture sanitarie, dell’inefficienza della gestione dirigenziale e dell’incompetenza di tanta parte del personale medico e paramedico. Non solo, anche alcuni medici dell’ospedale stesso sembrano pensarla così: «Purtroppo la classe medica vibonese, con le debite eccezioni, non è libera. È debitrice verso gli elargitori di prebende di carriera» ha detto il primario di un reparto dell’ospedale di Vibo Valentia; un altro ha scritto al Presidente della Regione Agazio Loiero parlandogli di direttori generali «addomesticati» e di sindacati medici «lontani anni luce dalla gente che lavora».
In questa situazione di disfatta generale e di fuga precipitosa, i medici dell’ospedale di Vibo Valentia, provocatoriamente, hanno proposto la chiusura dell’ospedale stesso, in questi termini: «Le recenti vicende che hanno coinvolto l'ospedale di Vibo Valentia hanno determinato un inaccettabile clima di sfiducia e di sospetto su ogni aspetto dell'attività dell'ospedale, indipendentemente dalle eventuali responsabilità nei casi specifici, che andranno accertati e perseguiti. […] Ogni giorno corriamo il rischio di essere derisi, maltrattati, oltraggiati, offesi, aggrediti, denunciati ed ormai tutto il personale, in particolare quello medico, si sente intimidito e rischia di perdere ogni serenità nelle valutazioni e nelle decisioni cliniche. I recenti provvedimenti delle autorità hanno ridotto le potenzialità dell'ospedale: chiusa la psichiatria, la pediatria, l'urologia, l'otorinolaringoiatria, la nefrologia, dimezzata la cardiologia, la medicina, la chirurgia, le malattie infettive, assenti la chirurgia toracica e vascolare, la neurochirurgia, grava sul Pronto soccorso e sul 118 l'onere di gestire i pazienti critici e di curarne il trasferimento presso gli ospedali meglio attrezzati. […] Non e' difficile prevedere che in una simile situazione di disagio si verificheranno numerosi casi "critici" che, implacabilmente, riscuoteranno l'attenzione della stampa, sempre vigile sull'"ospedale killer", unico esempio tra gli ospedali italiani e d'Europa nel quale gli eventi infausti e le disgrazie portano alla persecuzione quotidiana e selvaggia di un'intera categoria di professionisti. […] Forse la chiusura dell'Ospedale sarà la soluzione di ogni problema e non troverà nessuna opposizione da parte di noi medici perchè siamo stanchi e non riusciamo più a difendere quello che, nonostante tutto, è stato ed è ancora un presidio di salute. Andremo a lavorare altrove piuttosto che accettare di imboscarci come tanti, in queste condizioni, hanno già fatto grazie ad una raccomandazione politica. Lasceremo questa terra ingrata come altri, scegliendo la professione e la famiglia. Si troveranno certamente altri medici, più validi di noi, disposti a sostituirci».

Ebbene, noi cittadini, con la nostra firma in calce a questo documento, intendiamo opporci a una soluzione del genere che, secondo il tristemente noto principio “tutti colpevoli, nessun colpevole”, impedirebbe di far luce sulle responsabilità oggettive non solo dei tanti casi di malasanità e sulle morti evitabili, ma anche della gestione clientelare della sanità a Vibo Valentia. Non solo; la chiusura dell’ospedale significherebbe la perdita definitiva dei posti di lavoro e di un servizio essenziale e Vibo Valentia non può permettersi né l’una né l’altra. Vadano pure a lavorare altrove i medici dell’ospedale di Vibo Valentia, se è questo che desiderano, lascino pure questa terra ingrata: troveranno senza alcun dubbio decine di porte aperte e centinaia saranno le strutture sanitarie che si contenderanno l’onore e il vanto dei loro servigi!
Noi, al contrario, chiediamo una soluzione diversa:

  1. il graduale azzeramento degli organici della ASL di Vibo Valentia a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito (medico, infermieristico, ausiliario, tecnico e amministrativo) e il reintegro degli stessi tramite nuovi, regolari e trasparenti concorsi pubblici;
  2. il ripristino dei reparti chiusi dell’ospedale di Vibo Valentia, dopo il ristabilimento delle condizioni igienico-sanitarie previste dalla legge.

mercoledì 30 gennaio 2008

Sabato 2 Febbraio tutti a Cosenza!!!!!

Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.

La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.

Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto “sovvertire violentemente l’ordine economico costituito nello stato” per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.

Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.

Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".

Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell’ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.

Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.

Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche –nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un “un altro mondo possibile”.

Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.

Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l’iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.

Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.

Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.

E’ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d’Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.

Unità Comunista – Vibo Valentia (aderente al Coordinamento Nazionale per l’Unità dei Comunisti) è vicina ai compagni che stanno vivendo questa tristissima vicenda di repressione fascista della libertà di espressione individuale e collettiva; parteciperemo a questa manifestazione come abbiamo partecipato, negli anni scorsi, a tutte le iniziative di proposta alternativa al sistema capitalistico e borghese di cui siamo tutti “prigionieri”.

Andremo alla manifestazione anche per ricordare a tutti che ci sono altri compagni in carcere: infatti lo scorso 23 ottobre sono stati arrestati a Spoleto 5 giovani incensurati. Si contesta loro il reato di violazione dell’art. 270 bis del codice penale contro “le associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell’ordine democratico”. I cinque avrebbero costituito, organizzato, partecipato a un gruppo di ispirazione anarchico-insurrezionalista denominato Coop-Fai, a Spoleto, dal marzo 2007 all’arresto.

Non sono accusati di nessun reato specifico, ma soltanto indagati per associazione sovversiva prendendo a pretesto azioni non provate o a loro provocatoriamente attribuite. Ma lo scopo dichiarato dell’operazione non è tanto quella di identificare e punire gli autori di tali contestazioni, bensì quello di prevenire l’innalzamento dello scontro. Non esiste infatti uno straccio di prova che attribuisca ai 5 giovani (tutti ventenni) la responsabilità dei reati contestati loro: un tentativo di incendio ad una centralina, una busta con dentro alcuni proiettili recapitata al Presidente della Regione Umbria Lorenzetti e qualche scritta sui muri.

E’ necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
La giornata di oggi rappresenta un doveroso impegno per tutti coloro che credono fondamentale impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio
per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.

DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO

Libertà per tutti gli imputati!!!

Libertà per i Compagni Umbri!!!

Siamo tutti Sovversivi!!

lunedì 28 gennaio 2008

Contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale.


27 Gennaio: la Giornata della Memoria....corta!

Il 27 Gennaio 1945, sessantatre anni fa, l’Armata Rossa (i soliti comunisti) liberavano Auschwitz. Nel commando perirono 231 soldati sovietici. Ma in totale, alla fine della seconda guerra mondiale, per scacciare dall’Europa il flagello nazista ed i figli della Lupa (alcuni di loro ebbero pure un rigurgito Repubblichino ma, secondo la vulgata purificatrice, erano troppo giovani per sapere. Fatto strano, cresciutelli, divennero seguaci di Almirante. Piccole incongruenze della logica), l’URSS aveva lasciato sul campo oltre 21.000.000 di morti (13.600.000 militari, 7.500.000 civili). Da tutto ciò ne consegue, per Copyright, che siamo stati liberati esclusivamente dagli Americani (che poi, per la precisione, sarebbero gli Statunitensi). Il 27 Gennaio, per ricordare giustamente quel fatto, onorare le vittime del nazismo e dell’Olocausto ( possibilmente, senza nominare le zecche liberatrici), è stato istituito dal Parlamento Italiano il “Giorno della Memoria”. In realtà, sarebbe meglio dire “Giornata della Memoria Corta”, visto che mancano all'appello gli ultimi sessant’anni di storia contemporanea. In effetti, se dal 1945 in poi il mondo viene rappresentato come immobile, tanto che dobbiamo ricordare solo l’Olocausto, non è che poi ci si può lamentare se i giovani non contestualizzano oppure se vivono con distacco gelido la trapassata crudeltà dei campi di sterminio nazisti. Si potrebbe invece andare incontro alle nuove generazioni, magari informando gli ultimi arrivati con la scheda aggiornata dei crimini commessi dai soliti noti. Non sarebbe male, per esempio, in un’ipotetica “Giornata della Memoria Lunga” ricordare come, oggigiorno, i Sionisti stiano facendo una brodaglia con il Popolo Palestinese, dannato a subire un’infame occupazione lunga una vita. (Naturalmente, se ti occupano per oltre quarant’anni la casa e tu fai resistenza armata continuata, sei un terrorista: mi pare ovvio!) In particolare, se mai si può dire così, gli esseri umani della Striscia di Gaza, solo 1.500.000 (1 milione e cinquecentomila), dotati di pelle ed ossa come quelli che ha così mirabilmente raccontato Primo Levi, sono stati ridotti a vivere ammassati in un recinto, il cui perimetro è stato doviziosamente sigillato da Sharon (quello di Sabra e Chatila: il partigiano Sandro Pertini lo definì un Criminale!) ed Olmert con Muri e Check-Point . Per capire di chi stiamo parlando, si ricordino quelle galline umane che l’altro giorno, in preda a sete, fame e disperazione, hanno pensato bene di sfondare il confine con l’Egitto, per acquistare qualche genere di prima necessità (un po’ d’acqua, qualche fetta di pane, roba del genere). E’ proprio di loro che stiamo parlando! Magari si potrebbero ricordare anche gli oltre due milioni e mezzo di morti irakeni per l’embargo Bush (senior e junior), condito con due guerre d’occupazione aeroterrestri all’uranio impoverito; l’embargo cubano che attanaglia l’isola dal 1961 con un danno stimato in oltre 100 miliardi di dollari (e che si riverbera, poi, nelle cose essenziali, sebbene Cuba abbia tuttora il primato in molti campi: scuola, sanità, università, sport. E questo la dice lunga sulla forza di volontà che i popoli oppressi autoriproducono; si pensi anche al Vietnam). Nella Giornata della Memoria Lunga si potrebbe ricordare il Napalm, l’Uranio impoverito, il Fosforo Bianco, le Bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nakasaki ( solo 200.000 morti senza tirare il fiato), qualche milione di Pellerossa sterminato, qualche Guantanamo, qualche ESMA, qualche Pinochet con Papa Boy al seguito, qualche Darfur, qualche Ruanda (con i suoi machete, che provocarono nel 1994 più o meno un milione di morti di sgozzati su ordinazione, ovviamente, dei papponi imperialisti), qualche Abu Ghraib con annessi prigionieri sodomizzati con lampade chimiche e manici di scopa dal glorioso corpo dei marines (di cui vanno pazzi gli psicotici democristianei di destra e sinistra italiani e di cui non nutre riserve il Baffo cresciuto a Frattocchie, quello della guerra umanitaria in Kosovo). Il Kosovo, i bombardamenti umanitari su Belgrado: perché non ricordiamo pure quelli una volta tanto?

scritto dal compagno Francesco Fumarola

Solidarietà al Popolo di Gaza e di tutta la Palestina giornate pisane di una memoria incompleta

comunicato stampa

Nel giorno della memoria in cui si ricorda il genocidio del popolo ebraico da parte del nazismo con la complicità dei fascisti italiani, il pensiero dei comunisti va anche alle altre vittime di quella barbarie: dagli omosessuali ai comunisti stessi, dagli zingari ad altre minoranze.

Ma il nostro pensiero e la nostra solidarietà oggi va in particolare al Popolo di Gaza e di tutta la Palestina vittima della lunga nefasta, irresponsabile e disumana politica di Israele, appoggiata dagli Stati Uniti e da una Europa servile - Italia compresa -, che sembrano non aver imparato nulla dalla loro stessa esperienza.
Il popolo palestinese reclama terra, cibo, energia e la fine dell'occupazione da parte dello stato di Israele, per questo abbiamo organizzato un volantinaggio per le vie del centro in occasione della giornata mondiale contro la guerra di sabato 26 gennaio

Coordinamento per l'unità dei Comunisti Pisa

La crisi del governo Prodi e le prospettive dei comunisti

Venti milioni di lavoratori sotto pagati; cinque milioni di famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese; prezzi alti come in Germania e salari bassi come in Grecia. Queste sono le vere ragioni della caduta del governo Prodi. Non altro, non i Mastella o i Dini!


Il governo Prodi è caduto perchè ha dissipato l’illusione di molti lavoratori e di molta altra gente che nel giugno del 2006 lo avevano votato.


Nella sua breve vita questo governo ha dimostrato di fare moltissimo per le imprese e molto poco per gli operai ed i lavoratori.


Ha governato anticipando lo scippo del TFR, tagliando le pensioni e aumentando l’età pensionabile, ha accelerato la privatizzazione dei beni comuni come l’acqua ed è rimasto immobile di fronte agli aumenti delle tariffe, della benzina, della luce e del gas. Ha persino introdotto nuovi ticket sanitari.


Ha rifinanziato le missioni di guerra in Afganistan ed in Kossovo e ne ha deciso una di nuova in Libano. Ha aumentato le spese militari, ha autorizzato fregandosene del parlamento l’ampliamento della base americana di Vicenza.
Ha mantenuto ed aumentato i privilegi economici alla chiesa cattolica come l’esenzione dall’ICI, non ha abrogato nè la legge Biagi, mantenendo la precarietà, né la Bossi-Fini ed anzi ha cercato (ed in parte c’è riuscito) di introdurre nella legislazione italiana norme di sicurezza razziste ed il reato di povertà.
Con la finanziaria del 2007 ha proseguito la politica berlusconiana di trasferimento di risorse dai salari ai profitti, alle rendite finanziarie chiedendo sacrifici immediati ai lavoratori a fronte di promesse i cui effetti sono ancora tutte sulla carta.
Solo un po’ di carità per incapienti e le oramai poche famiglie numerose. Se risanamento dei conti pubblici c’è stato l’hanno pagato ancora una volta i lavoratori ed i ceti medio-bassi in generale..


Così il governo Prodi non poteva avere nessun futuro!


Se i lavoratori sono usciti impoveriti da questa esperienza, ne esce sconfitta una classe sindacale confederale inetta che in nome del “governo amico” si è fatta paladina delle compatibilità della Confindustria, ha soffocato le lotte dei lavoratori, ha ridotto al minimo le richieste salariali – pochi euro in tanti anni -, ha negoziato accordi penalizzanti come quello sullo walfare. Le tantissime morti sul lavoro non possono non essere considerate il frutto anche di questa politica sindacale!


Ad essere sconfitta è anche la sedicente “sinistra radicale” che prima fra tutti ha svenduto le speranze dei lavoratori in cambio di un ruolo di secondo piano nel teatrino della politica!


La strada tutta politicista di una nuova legge elettorale, che il centro-sinistra auspica per uscire da questa situazione, è sbagliata e soprattutto pericolosa. Per evitare l’attuale “porcellum” sarebbe sufficiente rivedere i meccanismi di ripartizione dei seggi per il Senato e reintrodurre le preferenze.
La nuova legge elettorale reclamata in sintonia da Veltroni e Berlusconi mira a ridurre spazi di democrazia e non a rispondere in positivo (come forma autocritica) ai disastri delle loro scelte politico-economiche sbagliate.
Non c’è democrazia laddove una minoranza pretende di poter decidere come fosse maggioranza! La stabilità di governo assunta come valore e non come opportunità rappresenta soltanto la rincorsa verso la conservazione del potere, verso una politica dalle mani libere anche sotto il profilo etico-morale affrancata da ogni controllo democratico.


Il fallimento della Cosa Rossa ancora prima della sua nascita sta lasciando dietro di sé un esercito di militanti delusi passivizzati, senza prospettive politiche.


Ma non tutti hanno ceduto alle lusinghe e ai tentativi di corruzione. Non tutti hanno accettato la logica del regime bipolare né sono disponibili ad accettare tutto, anche il peggio, per paura del “ritorno” di Berlusconi.


Le manifestazioni di Roma in occasione della visita di Bush in Italia e di Vicenza contro la nuva base Usa, così come le manifestazioni dei metalmeccanici ma anche quella del 20 ottobre imposta ai dirigente de PRC e PDCI dai loro militanti di base, hanno dimostrato che c’è una vasta rete di organizzazioni politiche, di sindacalismo non concertativo, di strutture popolari di base, di lavoratori coscienti che ha continuato a resistere alla prevalenza degli interessi del capitale anche quando si è fatto rappresentare dal governo della borghesia "illuminata" quale ha cercato di essere il governo Prodi.


Si tratta di una rete che è purtroppo divisa e frammentata e che per questo rischia di rimanere un semplice insieme di microorganizzazioni politiche e sindacali cristallizzate ed autoreferenziali senza possibilità di evolvere verso forme più avanzate e più rispondenti alle necessità della classe lavoratrice.


Se queste dimensioni organizzative potevano avere una loro ragion d’essere quando rappresentavano la “sinistra della sinistra” - mentre il corpo centrale rappresentativo della classe era costituito nei partiti e nei sindacati “storici” - in quanto esercitavano la funzione di pungolo e di ostacolo alla deriva revisionista dei partiti storici della sinistra, oggi questa funzione non è prioritaria.


Oggi, la maggior parte della classe non è organizzata e rischia di perdere coscienza di sé e della sua potenziale forza di cambiamento. Oggi i partiti storici della sinistra non esistono più. Oggi la fase politica è fortemente cambiata.


E’ necessario un forte salto in avanti: i lavoratori, e i movimenti popolari hanno bisogno di avere una sola loro organizzazione politica e non decine di organizzazioni. Hanno bisogno di un “Partito nuovo” e non dell’ennesimo “nuovo partitino”.


Il nostro è un appello esplicito ai lavoratori e alle lavoratrici, alle organizzazioni politiche non sottomesse al regime bipolare, alle organizzazioni sindacali non concertative e a quanti sono mobilitati in difesa dei beni comuni e del proprio territorio, ad avviare insieme il processo di costruzione della loro organizzazione, della loro autonomia politica, del loro Partito.


Un processo che ha alla sua base l’unità dei comunisti, cioè di quanti lavorano per l’organizzazione autonoma del proletariato come strumento di trasformazione sociale, per il ribaltamento dei rapporti di forza tra le classi – senza negare l’esistenza di alcuna – per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo a qualsiasi titolo, e della schiavitù del lavoro salariato, per la riappropriazione sociale dei beni comuni.


Siamo consapevoli che si tratterà di un processo lungo e tutt’altro che semplice, ma siamo convinti che i tempi siano maturi per cominciare questo percorso comune di speranza e di riscossa.


Coordinamento nazionale per l'Unità dei Comunisti

mercoledì 23 gennaio 2008

sabato 2 febbraio tutti a Cosenza!!! Appello alla mobilitazione

Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto “sovvertire violentemente l’ordine economico costituito nello stato” per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell’ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche –nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un “un altro mondo possibile”.
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l’iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
E’ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d’Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraioper liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.

DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO

Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a: liberitutti@inventati.org

sabato 19 gennaio 2008

Fermiamo il massacro di Gaza




A POCHI GIORNI DI DISTANZA DAL VERTICE DI ANNAPOLIS E’ CHIARO A TUTTI COSA INTENTENDEVANO ISRAELIANI ED AMERICANI PER LA RIPRESA DEL PROCESSO DI PACE IN PALESTINA.

RIPRESA DELLA COSTRUZIONE DI COLONIE EBRAICHE INTORNO GERUSALEMME E IN CISGIORDANA,ARRESTI ,RAPIMENTI E UCCISIONI DI COMBATTENTI E CIVILI PALESTINESI, IN UNA ESCALATION CHE MIRA ALLA ELIMINAZIONE FISICA DELLA RESISTENZA PALESTINESE.

IL 15 GENNAIO, L’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO HA COMPIUTO UNA STRAGE A GAZA CAUSANDO 20 MORTI E OLTRE 50 FERITI, FACENDO USO DI ARMI NON CONVENZIONALI : BOMBE CON CHIODI E A FRAMMENTAZIONE, CHE STRAPPANO E BRUCIANO I CORPI DELLE VITTIME. 20 MORTI CHE SI AGGIUNGONO AGLI OLTRE 5700 PALESTINESI ASSASSINATI NEGLI ULTIMI SETTE ANNI DALL’ESERCITO E DALLA POLIZIA DELLO STATO ISRAELIANO.

OLTRE UN MILIONE E MEZZO DI PERSONE A GAZA SOFFRONO PER L’EMBARGO ATTUATO DAL GOVERNO DI TEL AVIV CON IL SOSTEGNO DI TUTTI I GOVERNI DELLA UE .

E’ UN EMBARGO PIU’ IGNOBILE DI ALTRI, PERCHE ‘ SI ACCANISCE CONTRO UN POPOLO SOTTOPOSTO DA OLTRE 60 ANNI AD UNA DURISSIMA OCCUPAZIONE MILITARE .

CHIEDIAMO CON FORZA LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA. LO FAREMO SABATO 19 DAVANTI L’AMBASCIATA ISRAELIANA E TORNEREMO A FARLO A MAGGIO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO QUESTANNO INGIUSTAMENTE STATO DEDICATO AD ISRAELE , I CUI SERVIZI SEGRETI HANNO ASSASSINATO MOLTI SCRITTORI E INTELLETUALI PALESTINESI TRA CUI GHASSAN KANAFANI .

• BASTA CON IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO

• SOSTENIAMO LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE

• LIBERTA’ PER GLI 11.000 PRIGIONIERI PALESTINESI

• CHIEDIAMO LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA

• DENUNCIAMO GLI ACCORDI ECONOMICI, CULTURALI E MILITARI TRA ITALIA ED ISRAELE

martedì 15 gennaio 2008

ECCO IL VERO PIANO MARCHIONNE

Solidarietà a Vittorio Granillo e a tutti i lavoratori licenziati
La ristrutturazione alla Fiat è stata sempre intesa come riduzione della forza-lavoro.
Oggi, grazie alla trasformazione e alle abiure dei cosiddetti partiti della sinistra e alle politiche di concertazione dei sindacati, la FIAT stà puntando all’azzeramento delle libertà sindacali, delle tutele e dei diritti dei lavoratori, e ad un’ulteriore stretta repressiva attraverso i licenziamenti delle avanguardie e dei rappresentanti sindacali che non si piegano ai diktat e continuano a difendere i diritti dei lavoratori.
L’azienda, attraverso l’aumento dei ritmi di lavoro, stà cercando di imporre anche a Pomigliano la “melfizzazione” dei rapporti lavorativi, e per arrivare a questo obiettivo non esita a rispolverare il vecchio metodo della militarizzazione con un utilizzo massiccio ed asfissiante di vigilantes e “controllori” vari all’interno della fabbrica.
Ancora una volta la FIAT, azienda privata che vive da anni parassitariamente grazie ai finanziamenti dello Stato, invece di investire gli utili per garantire nuova occupazione, li usa per aumentare i profitti e gli stipendi (già faraonici) dei propri dirigenti.

Quando i lavoratori si uniscono per contrastare questi progetti, ecco che arrivano puntuali i licenziamenti: questo è quello che è successo a Vittorio Granillo, a Luigi Aprea e a tanti compagni che hanno “osato” sfidare il padrone.

La Fiat per l’ennesima volta licenzia Vittorio in quanto quadro storico del sindacalismo di base e leader indiscusso dello Slai-Cobas di Pomigliano, e in quanto tale evidentemente incompatibile con i disegni di Marchionne.

L’Associazione Unità Comunista, e il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti esprimono la propria sincera solidarietà militante a Vittorio e a tutti i compagni vittime di quest’ennesima aggressione padronale, e invitano tutte le forze sane del sindacalismo e della sinistra di classe ad unirsi contro licenziamenti e mobilità e a rilanciare una battaglia comune contro il piano Marchionne e contro le politiche di sfruttamento e precarietà del governo Prodi.

Associazione Marxista Unità Comunista
Coordinamento Campano per l’Unità dei Comunisti

sabato 12 gennaio 2008

comunicato dello Slai Cobas di Vibo Valentia sulla vicenda del lavoratore Martelli

Ci risiamo.
Per la seconda volta in pochi mesi il Giudice del Lavoro di Vibo Valentia ha smascherato l’inconsistenza e l’illegalità delle trame ordite dalla Ecocall di Vazzano al solo fine di “liberarsi” di un lavoratore non gradito colpevole evidentemente di essersi fatto sparare mentre svolgeva il proprio lavoro.
Stiamo parlando della vicenda di Martelli Domenico, lavoratore in forza alla Ecocall di Vazzano che annovera tra i suoi soci imprenditori del calibro di Pippo Callipo, Antonio Gentile e Rocco Letizia, tra l’altro esponenti di spicco dell’Assindustria di Vibo Valentia, che, evidentemente non hanno niente di meglio da fare che combattere una guerra personale nei confronti di un singolo lavoratore.
Non altrimenti può spiegarsi l’accanimento con cui da oltre un anno l’azienda ha preso di mira il Martelli non fermandosi di fronte a nulla pur di liberarsi della sua presenza poco gradita per motivi francamente incomprensibili.
L’unica colpa del Martelli, infatti, è quella di essere rimasto vittima, anni fa, di un ferimento all’interno dell’azienda medesima le cui conseguenze è destinato a portare con se tutta la vita.
Al ritorno dalla convalescenza l’azienda provvide subito a dare il “bentornato” al lavoratore dicendogli chiaramente che il rapporto si sarebbe dovuto interrompere a causa delle sue condizioni di salute!!
Di fronte al legittimo rifiuto del Martelli delle nuove penalizzanti condizioni impostegli, cominciò per lui un periodo molto difficile all’interno dell’azienda che culminò nel dicembre 2006, in un clamoroso licenziamento, prontamente impugnato e annullato dal Giudice del Lavoro con un provvedimento poi confermato anche dal Tribunale in sede di reclamo.
Morale della favola: lavoratore reintegrato ed Ecocall smascherata nelle sue reali intenzioni.
Ma che pensava che il discorso fosse finito là sbagliava.
Poteva mai l’Ecocall e con essa i suoi “potenti” soci – Callipo, Gentile, Letizia – accettare la sconfitta da parte di un singolo lavoratore?
Giammai.
Ed ecco che di fronte all’apparente normalizzazione della situazione, l’azienda brigava nell’ombra per cercare in ulteriore licenziamento intimato nel mese di agosto 2007 a pochi mesi dal precedente!
Incredibile: due licenziamenti a carico dello stesso lavoratore intimati in pochi mesi.
Se non è persecuzione questa!
Ma andiamo avanti: una nuova impugnazione, nuova causa e nuovo provvedimento di illegittimità del licenziamento emesso nello scorso mese di dicembre 2007, con un nuovo clamoroso smascheramento delle intenzioni dell’azienda disposta a tutto, anche a perdere la faccia, pur di allontanare il lavoratore.
L’unica differenza – che a ben vedere finisce con il rendere ancor più palesi le vere intenzioni dell’azienda – è che il Giudice del Lavoro, in questa occasione, con la propria decisione, ha ritenuto applicabile la tutela obbligatoria invece di quella reale e , quindi, non ha disposto la reintegrazione ma la riassunzione.
Obbligo del quale l’azienda può liberarsi pagando al lavoratore l’indennità prevista dal medesimo Giudice, ed evitando così la riassunzione.
E che cosa ha fatto l’Ecocall? Neanche a dirlo: lungi dal riassumerlo ha deciso guarda caso di liberarsi di lui pagandogli l’indennità!
Più palese di così non crediamo potesse manifestarsi la vergognosa intenzione dell’Ecocall di liberarsi del lavoratore.
Inutile dire che non è finita qui: il provvedimento verrà impugnato dallo Slai-Cobas perché se a marzo 2007 l’Ecocall rientrava nel campo di applicazione della tutela reale, per come stabilito dallo stesso Tribunale, non si vede perché ad agosto 2007 la stessa debba rientrare nell’ambito della tutela obbligatoria.
A ciò si aggiunga che il lavoratore Martelli, sabato 12 gennaio 2008, è stato invitato a rendere testimonianza della propria clamorosa e aberrante vicenda dal Coordinamento Nazionale dello Slai-Cobas per decidere in quella sede tutte le iniziative da intraprendere a tutela del lavoratore e contro l’Ecocall.
Ciò che preme sottolineare in questa sede è come ancora una volta il licenziamento, che non è niente di più di un pretesto, sia stato dichiarato illegittimo e come le reali intenzioni dell’azienda siano state da sempre quelle di liberarsi a ogni costo e con qualsiasi mezzo del Martelli.
Perché, e questo non può negarlo nessuno, in Calabria i lavoratori che vengono sparati durante il lavoro e dentro i locali dell’azienda devono essere allontanati e colpiti a costo di farne una guerra personale in cui senza alcuna vergogna, imprenditori cosiddetti “di successo” sono disposti a perdere la propria faccia ed il proprio nome, proprio quegli stessi imprenditori come Pippo Callido parlano di legalità ad ogni piè sospinto salvo, poi, perseguitare un povero lavoratore.
Ancora una volta Davide contro Golia, ma chi ne conosce la storia sa come è finita!!

Il Coord. Prov. dello Slai Cobas
di Vibo Valentia

venerdì 11 gennaio 2008

Resoconto sulla situazione presente nella città di Napoli

riceviamo un comunicato dai compagni di UC di Napoli sulla situazione di emergenza in Campania.....


Da vari giorni, nel quartiere di Pianura e nei comuni di Quarto e Pozzuoli si è mobilitata tutta la cittadinanza per la salvaguardia dei diritti, che in un paese civile dovrebbero essere sempre tutelati da un governo o istituzioni locali e che dovrebbero avere come principale obiettivo la tutela della salute dei cittadini; ma purtroppo gli interessi economici che confluiscono in questo squallido settore, ha portato la classe politica a calpestare ogni diritto e fare solo l'interesse di una ristretta classe e della camorra. Questa mal gestione dei politicanti si protrae da molti anni, solo tante parole e promesse mai mantenute che hanno portato ad una situazione esasperata ed in questi giorni si è verificata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e tutti nodi sono venuti al pettine, adesso il boccone amaro non si può più ingoiare. Non è possibile nascondere nulla, la gente non è più disposta ad aspettare la mano dal cielo; adesso è scesa in piazza per pretendere dei diritti che devono essere inalienabili in un sistema cosiddetto democratico.Dai telegiornali e le varie testate giornalistiche traspare solo la violenza e il caos, gli scontri con la polizia ed scuole bruciate, ma per fortuna non è solo questo, ci sono cittadini che scendono in piazza per reclamare i loro diritti facendo uso della non violenza, gridando ad alta voce che non hanno più nessuna intenzione di farsi prendere più in giro.Adesso il governo, per sopperire temporaneamente alla situazione di emergenza rifiuti ha individuato una sede di stoccaggio, presso l'ex discarica Pisani, sita per l'appunto a Pianura, quartiere molto popoloso di Napoli. L'ex discarica, chiusa dal 97, dopo varie battaglie, portate avanti dai cittadini, costretti a respirare il puzzo di immondizia adesso a loro si posta un contesto già vissuto. La reazione ha portato alla mobilitazione,adesso si svolgono cortei in tutta il quartiere, e vi sono presenti migliaia di persone, che hanno innalzato barricate, esasperate da una situazione allo stremo, e lottano per i loro diritti da sempre calpestati da troppo tempo. Un'indagine fatta da alcuni studiosi ha portato alla luce che l'immondizia sarebbe stoccata in un cratere artificiale, creato per lo sfogo dei gas, visto che l'area flegrea è un vulcano ancora attivo, si creerebbe una situazione del tipo ''tappo da spumante''. La mobilitazione continuerà ad oltranza, finché non avremo la verità, finché non sarà fatta luce sul malgoverno regionale e finché non sarà fatta luce sul continuo aumento dei morti per malattie inerenti ad i veleni sprigionati dalla spazzatura. Il popolo di pianura non è un serbatoio di voti, ma sono delle persone che pretendono una vita normale per loro e per i loro figli.

SOLO LA LOTTA PAGA

giovedì 10 gennaio 2008

Monnezza italiana, Monnezza di Sistema

Secondo Prodi l’Italia non è stata superata dalla Spagna: "il nostro prodotto interno lordo", ha dichiarato a Capodanno il premier, "è ancora superiore di circa la metà". Nel duello all’ultimo euro Italia-Spagna al sapor di mortadella, come si vede, non traspare molto di quello “spirito europeista-che-supera-le-frontiere ” di cui dice essere impregnato l’ex Presidente della Commissione Europea, il quale farebbe carte false pur di tenere dietro di sé il giovine capitalista illuminato Josè Luis Rodriguez (Maria Miguel Fernando Martin Ugo) Zapatero. E’ proprio il caso di dire che “business is business”. Ma c’è anche un secondo parametro, direttamente legato al primo, che conferma la paesana supremazia: la monnezza! Sì, perché noi Italiani effettivamente di monnezza ne produciamo così tanta che spesso non sappiamo dove metterla: spesso finisce a Pianura, quasi sempre pure in Parlamento. In genere, quando non è possibile smaltirla come sopra, precocemente si arresta nei gangli della burocrazia locale (Consorzi, Enti Locali, choffeur tuttofare, amichette che fanno le “coccole” ai lestofanti di turno). Quando è troppa, arriva comunque l’Esercito, e spala un po’ più in là: hai visto mai sparisce. E non solo ne produciamo montagne (di monnezza) ma, contrariamente a quanto si pensa, siamo anche capaci di valorizzarne così tanta che, per dirla alla Napolitano, la fiducia nel futuro non ci deve mancare. Siamo infatti riusciti a valorizzare i fascisti, che oggi spingono per le dimissioni di Bassolino, omettendo di ricordare Antonio Rastrelli, ex Presidente della Regione Campania ed iscritto al MSI dal 1948 fino alla sua apoteosi in Alleanza Nazionale; i razzisti padani, che ogni hanno si abbeverano nelle sacre acque del Po dopo aver portato qualche vacca, ma solo per provocazione, davanti ad una moschea; i comunisti interclassisti, che oggi si nascondono tra Democratici, Rifondaroli e non meglio specificate Cose Rosè; i comunisti-CIA, che oggi fanno i giornalisti affermati; i socialisti, che oggi fanno i parrucconi settantenni; i cattolici-in-seconde-nozze, che difendono la prima famiglia; i cattolici-mai-sposati-per-aver-pagato-la-Sacra-Rota che si sposano verginalmente in Chiesa; i Cuffaro, gli Andreotti, i Ganzer (ora capo dei Ros, coinvolto una quindicina di anni fa in un’indagine della magistratura che intendeva capire come poteva essere stato possibile omettere il sequestro di una consistente partita di droga ammontante a 502 milioni di vecchie lire). Siamo riusciti a valorizzare gli yacht e le ville cafone dei farabutti miliardari, permettendo loro di fare della Costa Smeralda uno scempio; abbiamo valorizzato il patrimonio culturale pubblico svendendolo ai papponi privati; abbiamo valorizzato fondi pensione integrativi, assicurazioni di ogni tipo, cliniche, casette dimesse che non riesci a pagare nemmeno se campi cento volte. Quello che rimane, se rimane, va alle banche come interesse sul debito pubblico: nazionalizziamole, e non avanzeranno nulla… La monezza di questo Paese, mi pare evidente, non può sparire con le dimissioni di Bassolino…Scaviamo più in profondità: troveremo un modello sociale marcio..

volantino sull'emergenza rifiuti in Campania

Prodi-Berlusconi-Rastrelli-Bassolino-Pecoraro-Jervolino…
AVETE FALLITO TUTTI:
ANDATEVENE TUTTI!!!

Dopo 13 anni di promesse e di piani regionali di “emergenza” i governanti di centro-destra prima (Rastrelli) e centrosinistra poi (Bassolino e Jervolino) hanno trasformato i nostri territori in una enorme discarica di monnezza a cielo aperto.

Dopo 13 anni gli unici a beneficiare di questa situazione sono stati la FIBE, che dopo aver speculato parassitariamente sul ciclo dei rifiuti continua ancor oggi a fare soldi grazie all’affare delle ecoballe, e i vari subcommissari, “esperti”, consulenti, immobiliaristi legati ai politici di turno, che si sono mangiati in questi anni la bellezza di 1.825.000.000 di euro di denaro pubblico!

Dopo 13 anni, gli stessi che sono responsabili di questi fallimenti hanno pure la faccia tosta di chiedere nuovi sacrifici alle popolazioni residenti imponendoci la riapertura della discarica dei Pisani.

Non sono bastati 40 anni di veleni respirati e di morti di tumore causati dalla discarica: centrodestra e centrosinistra, uniti più che mai, vorrebbero portare in dono ai pianuresi e ai cittadini flegrei per il 2008 nuovi veleni e nuovi morti!

Ma le proteste e i blocchi di questi giorni hanno dimostrato che
con la lotta è possibile fermarli!

· No alle discariche di morte: né a Pianura né altrove

· Si alla raccolta differenziata, che tutela la salute e l’ambiente e crea nuovi posti di lavoro

Solo la lotta paga
Uniti si vince
Associazione marxista Unità Comunista
Coordinamento campano per l’Unità dei Comunisti

emergenza rifiuti in Campania

Riceviamo questa mail dai compagni di UC di Napoli che da giorni seguono e partecipano alle proteste sull’emergenza rifiuti a Pianura….



Carissimi

Sto partecipando ai presidi a Pianura dal 2 gennaio quasi ininterrottamente, insieme ad altri compagni di UC-CUC di Napoli e a vari nostri simpatizzanti.

Vi scrivo questa mail poiché mi sembra che la spazzatura, oltre che straripare nelle strade di Napoli, abbondi anche (come al solito) nel mondo della (dis)informazione ufficiale.

A quanto stò capendo, nel resto d’Italia, ma anche nella stessa Napoli, si stà facendo passare l’idea secondo cui la rivolta dei Pisani sia orchestrata ad hoc dalla camorra affiancata da qualche “testa calda”…

La verità è estremamente diversa: ai Pisani sono presenti in presidio ogni giorno migliaia di persone (negli ultimi giorni si è arrivati anche a 5000 in corteo), e più si va avanti più la mobilitazione cresce. Un’intera cittadinanza, dunque, incazzata nera per la decisione di riaprire una discarica a cielo aperto che per 40 anni, fino al 1996, ha avvelenato un intero quartiere: pensate che può significare vivere quotidianamente in una zona dove la puzza di immondizia invade permanentemente strade, case, campagne, ed impregna persino gli indumenti stesi fuori ad asciugare.

Nei primi giorni la protesta è stata di fatto egemonizzata dalla destra più becera di AN, la quale nei Pisani registra consensi pressoché bulgari, ma sono bastate le parole a dir poco “ambigue” di alcuni consiglieri comunali fascistoidi a fare una prima ripulitura all’interno del movimento: già la settimana scorsa il consigliere Diodato (lo stesso dei raid anti immigrati e delle campagne per lo sgombero di Officina) è stato senza troppi complimenti cacciato dal presidio ed invitato a non ripresentarvisi.

I comitati cittadini dove sono presenti i compagni (Pianura, Quarto, Comitato Salute Ambiente legato alla Rete No Global) dopo qualche iniziale tentennamento, stanno facendo un buon lavoro, e sono riusciti dopo più di una settimana di lavoro ad introiettare nel movimento le parole d’ordine a favore della raccolta differenziata e il NO alla discarica non solo a Pianura ma ovunque: passi avanti importanti, se si pensa che nei primi giorni di raccolta differenziata non ne parlava nessuno e ci si limitava a dire “Pianura ha già dato, la discarica fatela altrove”.

Quanto alla camorra, questa a Napoli è dovunque: nelle scuole, negli uffici, sullo stadio, nei movimenti dei disoccupati e soprattutto nelle istituzioni (e il governatore della Campania Bassolino, sotto inchiesta proprio per lo scandalo rifiuti e i presunti favoreggiamenti nei confronti della FIBE, ne sa di sicuro qualcosa).

E’ evidente quindi che, tra migliaia di manifestanti, e per di più in un movimento tanto eterogeneo, possa annidarsi anche qualche losco individuo animato da obbiettivi che nulla hanno a che fare col NO alla discarica.

Ma il trasformare l’intera protesta in una strumentalizzazione della malavita organizzata, come fanno Pecoraro Scanio e compagnia, è una mistificazione, un’infamia che va smontata sul nascere, e con determinazione, da tutti i compagni su tutto il territorio nazionale.

Un’infamia nella quale provano a sguazzare anche i “sinistri” del Prc, PdCI e SD locali e nazionali, i quali, eccezion fatta per qualche sparuto rappresentante istituzionale di quartiere, si stanno tenendo ben lontani dai presidi, e a fronte della loro totale inconsistenza quanto a visibilità e proposte politiche, cercano di tenersi a galla agitando il facile, oltre che trito e ritrito, refrain “della camorra che strumentalizza la lotta” e della ”discarica quale male minore per evitare il peggio”.

I veri criminali, non dimentichiamolo, siedono a Palazzo San Giacomo (sede del comune) a Santa Lucia (Regione Campania) e a Montecitorio, e sono quelli che in questi anni hanno bruciato miliardi di Euro in Piani Rifiuti che non hanno fatto altro che trasformare la Campania in una pattumiera.

Qui intanto, come dicevo, la mobilitazione va avanti. Da diversi giorni la situazione è pressoché identica: all’alba scontri provocati dai tentativi da parte delle forze dell’ordine di forzare i presidi per far entrare le ruspe e i camion carichi di stabilizzante per il terreno; il pomeriggio ogni giorno dal 3 gennaio parte un corteo per le strade del centro di Pianura; la sera, da 2 giorni a questa parte, il settore più radicale del movimento cerca di riprendersi le strade del quartiere.

Ieri sera ci sono stati scontri a causa della rabbia della gente per gli esiti del vertice istituzionale che ha confermato la scelta della discarica, e dello sfondamento da parte della Polizia del blocco stradale all’ingresso del quartiere, e si sono protratti fino a notte fonda.

Oggi c’è stata la conferenza stampa giù al presidio per lanciare il corteo di domani per le strade del centro di Napoli che si dirigerà alla prefettura. L’appuntamento domani, per tutti è a piazza del Gesù alle ore 17. Faccio appello a tutti i compagni di Napoli a non mancare!

Allo stato attuale la lotta sembra non arrestarsi, anzi come dicevo stà continuando a crescere. Stasera (sono appena tornato dal presidio) eravamo oltre 5000 tra presidio e corteo. L’unico problema è come al solito la notte dove si diventa sempre meno di 100. Per questo faccio l’appello ai compagni di Napoli, se possibile, a rendersi disponibile per qualche notte.

Saluti rivoluzionari

P.D.

martedì 25 dicembre 2007

manifesti contro le morti sul lavoro








manifesti del coordinamento nazionale per l'unità dei comunisti, a cui Unità Comunista aderisce, contro le morti sul lavoro.....
nella provincia di Vibo Valentia nel 2007 sono stati 10 i morti sul lavoro....
scaricateli e diffondeteli!!

lunedì 24 dicembre 2007

volantino contro la mafia distribuito il 23 Dicembre a Vibo Valentia

La mafia, i simboli, le persone, le parole

Io sono mafioso
Chiedo il pizzo
Sono prepotente
Faccio vincere i politici
Sono di destra e di sinistra
Lavoro nel Comune, Provincia, Regione, Ospedale
Creo sottosviluppo, emigrazione, paura, sottocultura
Sono calabrese, siciliano, campano, pugliese
Sono il Sud
Uccido chi si mette sulla mia strada per contrastarmi

Ebbene Si: Roberto Gatto era un pezzo di quel sud onesto, libero, lavoratore, sognatore che ha saputo dire no a tutto questo.
Oggi siamo qui per ricordarlo attraverso la storia del murales di Gioiosa Ionica che è per noi uno dei tanti simboli di una Calabria onesta e libera.
E’ un dovere, civile ed etico. Per Rocco Gatto, per tutti quelli che hanno combattuto la ‘ndrangheta, e hanno perso. E che l’hanno fatto per noi.


DOBBIAMO FAR USCIRE LA CALABRIA DA QUESTA SITUAZIONE DOLOROSA. VOGLIAMO CHE LA CALABRIA DIVENTI UN PAESE CIVILE, DOVE SIA SACRA LA VITA DEI LAVORATORI, DOVE SACRO SIA IL DIRITTO DEI CITTADINI AL LAVORO, ALLA LIBERTA’, ALLA PACE E ALLA GIUSTIZIA.

Unità Comunista - vibo valentia
unitacomcalabria@yahoo.it

Antimafia Sociale giovani comunisti calabresi
giovanicomunistivv@yahoo.it

sabato 29 dicembre 2007 ASSEMBLEA SU LAVORO PRECARIETA' E REPRESSIONE DELLE LOTTE SOCIALI


domenica 23 dicembre 2007

sabato 29 dicembre: CONTRO LA REPRESSIONE DELLE LOTTE E LO SFRUTTAMENTO. PER IL DIRITTO ALL’ESISTENZA

Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito ad un forte e progressivo arretramento delle condizioni di vita e di lavoro, conseguenza questa delle politiche antipopolari e antisociali perpetrate dai governi di centro destra e centro sinistra, due facce della stessa medaglia, entrambe espressione degli interessi del capitale nazionale e internazionale. La legge 30 introdotta dal precedente governo Berlusconi non è altro che uno dei tanti tasselli che vanno a comporre la più generale destrutturazione del mercato del lavoro e smantellamento dello stato sociale iniziato con la politica antioperaia del primo governo Prodi (Legge Treu e riforma pensione Dini) culminante oggi con l’accordo sul protocollo del 23 luglio su welfare e pensioni, siglato (e qui sta l’aggravante) mediante l’appoggio incondizionato dei partiti della fantomatica sinistra radicale che sul consenso e i voti degli operai hanno costruito la loro fortuna elettorale, e della triplice confederale che ha ormai interiorizzato a tal punto la pratica nefasta della concertazione con gli apparati borghesi di potere (confindustria e governo) tanto da poter essere annoverata tra i principali avversari delle lotte e rivendicazioni dei lavoratori. In un siffatto contesto di ipersfruttamento dei lavoratori, di precarietà esistenziale, e di subalternità delle più elementari forme di diritto e di sicurezza dell’uomo all’ interesse materiale del profitto da parte dei padroni, la lotta di classe si dimostra ancora oggi l’unica chiave di lettura realistica dell’esistente, e soprattutto l’unica possibilità di riscatto per gli sfruttati.

Contro lo sfruttamento e la violenza dei padroni solo la lotta di classe paga

SABATO 29 DICEMBRE 2007 ORE 10.00
BIBLIOTECA COMUNALE DI VIBO VALENTIA
ASSEMBLEA PUBBLICA

INTERVERRANNO:
LUIGI IZZO (Cooperativa Cantieri Navali Megaride)
ANTONINO CAMPENNI (Confederazione Cobas)
MICHELE PASANNANTE (Operaio licenziato SATA Melfi)
IGOR PAPALEO (Associazione Unità Comunista-Napoli)
COORDINA:
CARMELO SERGIO (Associazione Unità Comunista-Vibo Valentia)

Nel corso dell’assemblea verrà presentato il libro:
UNA STORIA DI LOTTA E RESISTENZA OPERAIA A NAPOLI
I CANTIERI NAVALI PARTENOPEI 1933-1998

giovedì 13 dicembre 2007

Strage della ThyssenKrupp, ennesima tragedia annunciata

La strage della ThyssenKrupp di Torino è l’ennesima tragedia annunciata
Aumentano i profitti e cresce lo sfruttamento. Diminuiscono i salari ed i diritti. Si muore sempre più di lavoro

Le statistiche riportano di continui infortuni e morti sul lavoro. Solo nel 2006 i lavoratori uccisi in Italia per soddisfare la sete di profitto dei propri padroni sono stati 1302 (quasi 4 al giorno di media!) e poco meno di un milione gli infortuni. Il caso della strage alla ThyssenKrupp è, quindi, soltanto l’ennesima tragedia annunciata.

I sindacati della concertazione continuano a ripetere le solite litanie: “serve una legge, un intervento legislativo a salvaguardia dei lavoratori”. Come non condividere normative a tutela della salute e della sicurezza?
Ma la risposta ad un’emergenza sociale di questa portata non può essere quella di puntare tutto su un pugno di leggi che, di per sé, non possono abbattere infortuni, malattie professionali e morti sul lavoro perché causate dalla mano libera dei padroni sulla vita dei lavoratori.

Peraltro siamo ormai abituati alla prassi consolidata che le leggi che devono sanzionare i padroni, senza un controllo ed una mobilitazione operaia, non vengono quasi mai applicate mentre spesso si abbattono come scuri sui lavoratori ed i loro delegati legittimamente eletti!

I fatti ci dicono che mentre in questi anni sono cresciuti i profitti aziendali, decine di malattie professionali non vengono neppure riconosciute, si lavora sempre di più percependo salari da fame e, non solo la nostra vita, ma l’esistenza di tutti lavoratori noi è diventata precaria.
In Italia col salario non si arriva alla quarta settimana del mese, in più le assunzioni, se si fanno, sono soprattutto a tempo determinato o sono inserimenti di “interinali” e di “formazione lavoro”.

Tanto gli operai ormai sono costretti a fare i “flessibili” e i padroni con la loro vita possono fare quel che vogliono: straordinari a mille, sicurezza a zero!

E’ vergognoso che i sindacati confederali, contro questa emergenza, con una mano proclamano solo 2 ore di sciopero, mentre con l’altra continuano a firmare e avallare accordi che istituzionalizzano sempre più la precarietà, incentivano gli straordinari e aumentano la flessibilità oraria, cause prime proprio dell'aumento delle morti e degli infortuni sul lavoro!

L’assenza di sicurezza nei luoghi di lavoro, la perdita di potere di acquisto dei salari, delle pensioni e dei diritti sono le sole emergenze delle quali vogliamo parlare e a cui il Governo dovrebbe dare risposte concrete.

Ma questo non è un Governo amico dei lavoratori! Come dimostrato col protocollo sul welfare e con la finanziaria è troppo preoccupato di dare risposte ai poteri forti del capitalismo regalandogli la detassazione degli straordinari e aumentando le spese militari mentre non “trova” i soldi per gli aumenti dei nostri stipendi da fame!

Per queste scelte c’è bisogno dello sdegno e della rabbia di tutti\e, perché non possiamo più accettare che vengano calpestate le nostre vite, ma c’è bisogno anche di scendere in lotta contro queste politiche!

Riappropiamoci della nostra vita!
Basta sacrifici per il profitto!
Le nostre emergenze sono quelle del salario, del lavoro, delle pensioni e di servizi sociali per tutti e tutte!

I compagni e le compagne del Coordinamento per l’Unità dei Comunisti

giovedì 6 dicembre 2007

comunicato stampa sulla morte della giovane Eva Ruscio

Siamo stanchi!!

Era il 17 novembre del 2003 quando la piccola Benedetta Vignarolo, a soli 7 anni, chiudeva per sempre i suoi occhi da bambina a causa di uno shock anafilattico provocato dall’incapacità e dalla superficialità di due medici. Il 19 Gennaio del 2007, invece, entrava in coma per poi spegnersi dopo circa una settimana di agonia la giovane Federica Monteleone, ufficialmente per le complicazioni di un tragico incidente anche se più di un dubbio rimane. Il 5 Dicembre del 2007 dobbiamo aggiungere a questa infausta lista l’ennesima vittima della “(cosa)nostra” sanità.
Si chiamava Eva Ruscio, viveva a Polia con la sua famiglia, frequentava l’Istituto Magistrale di Vibo Valentia e aveva tanti, tantissimi sogni nel cassetto che, purtroppo, non potrà mai realizzare.
E la lista potrebbe continuare se solo avessimo il coraggio di citare tanti casi sospetti di persone uccise in non così tenerà età… Ancora una volta ci chiediamo: perché? Perché questa serie di episodi tragici si concentra nel nostro ospedale?
Di queste situazioni SIAMO STANCHI!
Siamo stanchi di vedere i nostri medici preoccuparsi più della politica che dei malati, più della carriera che del loro dovere; siamo stanchi di vedere i nostri medici seduti nelle Amministrazioni locali o al timone di aziende private; siamo stanchi di subire impotenti le conseguenze della loro superficialità; siamo stanchi di vedere la gente costretta a chiedere per favore ciò che invece le dovrebbe essere dovuto per diritto; siamo stanchi di assistere alle migrazioni di un popolo costretto ad andare a curarsi via da Vibo per la paura, più che fondata, di un’ennesima tragica fatalità o, come minimo, di una diagnosi tirata ad indovinare; siamo stanchi di vedere la sanità nelle mani dei politici e dei massoni, che fanno i loro sporchi giochi sulla pelle di chi soffre; siamo stanchi di asciugare le lacrime dei coccodrilli della nostra classe politica che designano, senza altro metro di giudizio se non quello della spartizione del potere, i dirigenti sanitari che a loro volta nominano, con gli stessi criteri, i primari che a loro volta… e così via, fino ai lucrosi affari degli appalti alle ditte private per la ristorazione e la pulizia dei reparti.
Un anno fa, dopo la morte di Federica Monteleone, il consigliere regionale Pietro Giamborino si doleva: «Siamo tutti colpevoli a partire dalla politica, perché risulta incapace a risolvere i problemi politici nel tutelare e realizzare i diritti di ciascuno e di tutti. Nel campo medico sono colpevoli quei medici, che privilegiano la lite politica a scapito della missione e della sensibilità medica […] – e ancora – nel grido di dolore che ci coglie tutti […] è bene non far seguito alla politica vuota di sole parole, occorre invece preoccuparsi sul come fare funzionare meglio la sanità in Calabria […]. Se la sanità non funziona per come si deve, è anche colpa nostra, della politica e delle istituzioni responsabili che poi non possono lamentarsi e apparire come vittime, “parti civili” di una situazione che tutti abbiamo contribuito a determinare nel corso dei tempi».
Ebbene, che insegnamento trarne? Che allora, come forse accadrà anche oggi, si prova a far passare nella coscienza collettiva di un corpo sociale già stremato dalle inefficienze delle istituzioni il «tutti colpevoli, nessun colpevole», ben noto ai politicanti di vecchia data. Che la politica, a detta di un suo alto esponente regionale, è «incapace a risolvere i problemi politici e a tutelare i diritti» di tutti. Che la politica, infine, ammette le sue colpe, se ne pente e si propone di porre rimedio, domani, alle malefatte di ieri e di ancora oggi: il clientelismo onnipresente, soprattutto nella sanità, e l’inadeguatezza di tanti a svolgere il proprio lavoro; l’incompetenza dei dirigenti, scelti solo per occupare un posto di potere utile per fini diversi da quelli per cui dovrebbero essere scelti; l’incapacità della politica di risolvere i problemi (sic!!!), si trattasse anche solo di far arrivare i fondi pubblici là dove ce n’è più bisogno, invece di disperderli nelle tasche dei soliti noti o di assumere nel settore pubblico lavoratori più capaci con procedure trasparenti e di vigilare sul loro operato.
Eravamo contenti, un anno fa, che l’On. Giamborino si proponesse di non proseguire nella politica vuota delle parole e di far funzionare meglio la sanità in Calabria, ma ancora una volta dobbiamo constatare come quelle fossero solo promesse, belle parole, ad effetto, sull’onda della commozione e dello sdegno generali, ma come al solito solo parole… Per onorare la memoria di Benedetta, di Federica, di Eva e di chissà quante altre vittime innocenti passate sotto silenzio, poiché non abbiamo (noi inteso come comunità “civile”) recato onore al loro corpo, dobbiamo fare in modo che cose del genere non succedano più. E Lei, On. Giamborino, mantenga la sua parola: la traduca in fatti concreti! Noi gliela ricorderemo, qualora dovesse dimenticarsene… un’altra volta.

Unità Comunista – Vibo Valentia
Aderente al coordinamento nazionale per l’unità dei comunisti.