giovedì 4 settembre 2008

Emigrati: dolce ritorno? diario di un emigrato di San Nicola da Crissa

Ecco qualcosa che dovrebbe far riflettere tutti i nostri amministratori, soprattutto quelli che con le parole si vantano delle loro piccole isole felici, quelli che vorrebbero puntare sul turismo, quelli che vorrebbero puntare sulle innovazioni, quelli che amministrano da sempre e che non sono in grado di farlo, quelli che non sopportano le critiche, quelli che costruiscono le cattedrali nel deserto, quelli che vogliono combattere l'emigrazione…..

Riportiamo di seguito un diario di viaggio di Pasquale Marchese (mack), che ringraziamo, un emigrato di San Nicola da Crissa che, come tanti, torna al paese per trascorrere le vacanze con la speranza di rilassarsi, di trovarlo migliorato rispetto agli anni dell'infanzia e della partenza ma dai suoi scritti possiamo immaginare ben altro….purtroppo questa è la situazione di gran parte dei piccoli paesi (e non solo) del nostro territorio, tutti governati da gente INCAPACE, e che siano di destra o sinistra non fa nessuna differenza!!!!

A questo link http://www.sannicoladacrissa.com/mack/editoriale.htm è presente anche un bellissimo video che da solo varrebbe più di 1000 parole, vi consigliamo di dargli un’occhiata.


Il viaggio : Come al solito un viaggio estenuante fatto di caldo, code, autovelox, e fermate negli autogrill. Ecco gli autogrill. Ci si accorge dell'arrivo in Calabria allor quando all' autogrill non bevo il caffè in una bella tazzina di porcellana ma in un "freddo" bicchiere di plastica. Eccoci arrivati. In autostrada, sempre nel tratto calabrese, nemmeno un solo kilometro ultimato da due anni a questa parte. Solo un lunghissimo cantiere che inevitabilmente porta a delle code ancora più lunghe. Ultimato il tratto "montano" voluto da qualcuno per i soliti "interessi", arrivo dalle parti di Falerna e qui incomincio a lanciare gli sguardi verso la mia destra alla ricerca di intravvedere il mare. Tutto questo mi faceva tornare alla mente quelle volte, poche, in cui da bambino andando al mare facevo lo stesso dal pullman della calabro-lucane. Quando una volta terminato il tratto "montano", dalle parti della Marinella e dell' Isolabella, cercavo di intravvedere il blu del mare. E in quei momenti mi batteva forte il cuore. Speravo, allo stesso tempo, di non vederlo battere forte come il mio cuore. Quindi agitato. In definitiva anche il mare e' un grande cuore con il suo pulsare. Fatto di andate e ritorni. Di sistole e diastole. Un po' più in la, sulle colline, alla mia sinistra scorgevo delle altissime pale bianche su dei piloni. La novità dei parchi eolici. Di sicuro è un vero e proprio pugno nell'occhio per impatto visivo. Spero portino dei benefici e che non siano stati fatti sempre per i soliti "interessi" o per dare lavoro a delle persone che in un prossimo futuro ricambieranno con il loro voto. All'Angitola mi colpisce il cartellone pubblicitario (stile berlusca) della Callipo. Forse una delle poche cose di questa zona che sembra funzionare bene. Lungo la 110 si continua sempre con la "novità" dei cartelloni pubblicitari, anche se questa volta vuoti, installati in mezzo ad una folta vegetazione, la cui crescita e' bloccata solo da qualche centina di qualche camion e dai molti incendi che divampano nella zona. Incendi che danno al luogo dei colori autunnali in piena estate. Qualcuno, a proposito dei cartelloni, mi ha detto : "Mancu alla via de supa sugnu accussì belle". Nei tornanti con mia meraviglia mi accorgo che la celebre frana di cui avevo tanto parlato, e' stata sistemata. Invece il tratto interessato dal passaggio del giro d'Italia, se non per una linea di mezzeria, e' sempre lo stesso. E' come se il giro non fosse passato per nulla.

Arrivo: All'arrivo sotto via Alpini colpisce la segnaletica verticale, con un bel "30" che sembra essere a me dedicato, per aver vissuto in quella via. E un estemporanea indicazione per il campo sportivo. Come se, quest'ultimo, fosse il luogo di prima importanza del sempre più piccolo, numericamente parlando, centro delle preserre. Alzando gli occhi su per la salita colpiscono, ancora, i gerani che adornano la barcunata (anche via Alpini nel suo piccolo ne ha una). Penso che qualche mia ex-vicina si sia data al giardinaggio. Salito su per la via saluto i miei genitori e qualche vicino di casa. Sempre più vecchi ma sempre più uguali. Una sensazione che non fa avere un senso al tempo. Subito chiedo di chi fossero i gerani appesi alla barcunata. La risposta e' stata che a tutto ciò aveva provveduto qualche "operaio" del comune. Il giorno seguente mi sarei accorto di quanto fossero numerosi, per le vie del paese, durante un "giro di pista", e i gerani e gli operai del comune. All'imbrunire l'illuminazione pubblica nella mia via e sotto la "vareggia" non funziona. La mia via era al buio. Come se il sindaco mi avesse preparato una buona accoglienza. Tant'e' che il giorno successivo, dopo un cordiale saluto, mi chiese se mi ero preparato(non sapevo ancora a che).

Primo giorno: Non poteva mancare il mare. Spiaggia libera (campo sportivo). Anche se questa sembra essere stata occupata dall' immondizie. Il mare e' proprio sporco. Di depuratori a Pizzo nemmeno l'ombra. Meno male che all'ombra ci pensano gli ombrelloni. Nel tardo pomeriggio, prima che la via ricada nel buio pesto, assisto, per la prima volta nella mia vita, ad un testa a testa tra un cane (peggy) ed un topo ("nu zoccoluni" come definito da mia sorella). Io ricordavo solo delle lotte tra gatti e topi. O al massimo tra gatti e cani. Ma tutto questo mi era nuovo. Il topo squittiva dalla paura, mentre il cane lo stanava dai cumuli di legna che vi sono sulle scalinate della via. Il topo si difendeva bene tanto da aver ferito il cane alla bocca, mentre questi tentava di azzannarlo. Il macht finiva a favore del cane dopo un mio intervento a colpi di scopa, visto che il topo si era infilato dietro la finestra della casa di mia zia. Il colpo di grazia lo dava mio zio.

Tra le cose da annotare nella mattinata seguente c'e' la mia meraviglia nel vedere il "castello" che si sta costruendo, sempre nella solita zona, "supa li chiani". Quello che colpisce e' vedere qualcosa di nuovo che va a sorgere in posti dove tutto il resto è sempre più vecchio. Così come la nuova tribuna coperta sorge di fianco ad un campo sportivo che sembra un campo di patate. E come i nuovi spogliatoi che sorgono nei pressi di quelli vecchi e li dove un tempo sorgeva un campo da tennis (asfaltato, si avete capito bene) forse a tennis non e' più di moda giocare. Non voglio citare per ovvie ragioni il palazzetto dello sport. Sui muri di recinzione, di questo, compare una scritta, leggibile anche se hanno tentato di coprirla, contro l'amministrazione e il sindaco. Non mi meravigliano invece le condizioni in cui versa la statale 110, la fatiscenza della segnaletica e la chiusura della strada che dovrebbe portare all'area pic-nic. Area famosa con il nome di "Camunni". Luogo sul quale si sono spesi fiumi di parole su cosa e su come avrebbe potuto far guadagnare alla comunità del luogo. Da citare senz'altro, quello che per me e' un complimento. Don Domenico, che dopo avermi salutato, definiva il mio corner "qualcosa di alternativo".

Martedì il classico mercato. E alla sera, la quarta di seguito, manca ancora l'illuminazione in via Alpini e Via Roma (tra l'altro due delle vie che compaiono su google earth alla faccia della tanto decantata cutura, di cui non si hanno notizie). Al sindaco sembra abbiano risposto che le ditte manutentrici sono in ferie. Quindi non si sa quando tornerà la luce.... Nel frattempo e' iniziata la Festa degli Emigrati che era stata pubblicizzata sui giornali locali. Ma mentre in piazza si esibiva Vitu Betoven e qualche altro paesano che con la vera musica non aveva nulla a che vedere, accompagnati da degli MP3 (questo non e' il nome di un gruppo ma l'estensione del file che un portatile riproduceva in "Vanbasco"), a Vallelonga, senza nessuna pubblicità, invece, si esibiva Franco Simone con un complesso in carne ed ossa e alla fine c'e' stato uno spettacolo pirotecnico. Credo che se quest'ultimo "evento" si fosse svolto a San Nicola da Crissa ne avrebbe dato notizia anche Al Jazeera.

Mercoledì: Riparazione illuminazione pubblica. Ecco un evento degno di questo nome.

Giovedì: Un altro evento per via Alpini, che fa incominciare a credere davvero all' "estate ricca di eventi". E cioè il vero e proprio ritiro "porta a porta" dei rifiuti domestici. Perché fino ad oggi i pochi abitanti della via dovevano portare i loro rifiuti domestici nei pressi della "vareggia". Questo perché sembra (le risposte da queste parti sono delle domande) abbiano problemi a salire per la via visti gli imponenti mezzi a loro disposizione. Ora le cose sono due o si e' iniziata la raccolta visto il mio arrivo, oppure si e' iniziato perché nella ruga adesso siamo in molti e ci saranno da smaltire "tonnellate" di rifiuti, tanti quanti, secondo Nicola Pirone, erano presenti a Camunni sotto i faggi ed i pini. Neanche fossimo stati a Napoli. Forse si sperava in un intervento dell'esercito.

Durante i primi giorni di permanenza non è mancata la visita alle case popolari. Dove e' risaputo ci abiti mia sorella. "Allu scindire" ho voluto accorciare la strada venendo giù per "lu carusu". Trovo una strada allargata. Ma all'ingresso del centro abitato trovo un palo della luce in mezzo alla carreggiata. Fortunatamente sul lato opposto a quello di mia percorrenza. Nel percorrere il centro abitato quasi non faccio più caso al fatto di non trovare nessuno: "le strade vuote, non c'e' neanche il classico cane". Solo che a differenza di ciò che cantava Ligabue qui di cani randagi ce ne sono e anche troppi. Faccio caso invece ai continui colpi di malinconia nel vedere un paese in decadimento. Durante questi giorni non mancano neppure i continui andi e rivieni da qualche sorgiva per fare scorta di acqua...bevibile. Si, perché nonostante l'amministrazione ha portato a conoscenza, mai pubblicati i risultati delle analisi, che l'acqua che sgorga dai rubinetti e' potabile, questa risulta essere imbevibile. Peggio di tutti stanno quelli della zona "Colamaio" dove da un paio di giorni non hanno l'acqua nemmeno per l'uso domestico tant'e' che ho incontrato delle persone che lavavano i piatti proprio alla fonte che si trova nella stessa zona.

Venerdì: Ieri sera sono iniziati i giochi, un tempo definiti popolari. Il solo, divertentissimo, calcio saponato ha sostituito i vari giochi di un tempo. I 100m., la gara della pasta, dell'uovo, della farina, del melone e molti altri, tra cui le pignate, sembra che anche quest'anno verranno riproposte. Chi di noi non ricorda i vari "campioni" di ogni "specialità". I 100metri erano sempre dominati da Franco "lu francese". Nella gara dell'uovo "Lu collocatore" non aveva avversari, sfrecciava con il cucchiaio in bocca senza mai far cadere l'uovo che vi era dentro. Si diceva che il suo trucco era quello di utilizzare un uovo sodo. Nella gara della farina eccelleva Eugenio Ingenuo(non e' uno scioglilingua). Nella gara de "li sacchi" Vittoriejro era insuperabile. Per la gara della pasta e del melone la "lotta" era sempre stata tra i soliti noti. Tra questi "Tommo guardianu" "Micu de Nicola randazzu", "Genio" e altri. Questo finché nelle due gare non presero parte, rispettivamente, per la pasta, Nicola Marchese (Lu scienziatu) e per il melone Vanni Paolucci (Lu borghese). Entrambi stracciarono i loro rispettivi avversari con tempi da guinness dei primati. Ieri sera si e' giocata anche la finale "interna" del torneo di calcio. Bisogna dire che rimane ancora una certa rivalità tra le squadre che vi partecipano. Rivalità che per certi versi non e' per niente negativa. Era presente un pubblico giovane, numeroso e caloroso. Mi sono chiesto dove fossero state tutte quelle persone la sera prima. Di sicuro né in piazza e né al campo sportivo. Forse sono arrivati tutti oggi.

Sabato mattina manca la luce. Domenica mattina manca l'acqua. Mi informano che alla notte questa viene chiusa perché piove poco e le sorgive sono quasi al secco. Chissà se e' tornata a Colamaio, almeno durante giorno? In giornata non poteva mancare una capatina al mare e la cosa che si nota di più e' la crescita esponenziale, rispetto a domenica scorsa, delle auto che percorrono la statale 110. Tanto che un dipendente dell'Anas all'Angitola fungeva da vigile.

Domenica sera in piazza dibattito sui sapori di una volta. E qui tanto per creare una degna atmosfera un fumo proveniente dalle grigliate di salsicce avvolgeva la piccola platea. Platea che minacciava di andarsene se non ci fosse stato il tanto sospirato "cessate il fuoco". In quel momento si capiva quale fosse una delle mancanze principali, alla quale l'amministrazione avrebbe potuto e dovuto rimediare, e cioè il vigile urbano. Che a sua volta avrebbe potuto e dovuto provvedere a risolvere il problema. A fine dibattito un esibizione di un gruppo "afro" con delle musiche etniche. Finalmente in paese qualcosa di alternativo (oltre al corner :D).

Lunedì mattina a rischio rasatura visto che nel primo mattino manca ancora una volta l'acqua. Oggi ancora una volta si fa sentire la mancanza del vigile. Sembra infatti che per colpa di un auto parcheggiata male non e' stata svolta, in via Alpini, la raccolta porta a porta della spazzatura. Invece, contemporaneamente, a Tropea la presenza dei vigili si fa sentire e come. Un centinaio di multe sul lungomare per divieto di sosta. Alla sera immancabile "finale con gli emigrati" alla quale non volevo prendere parte. Poi per fare qualcosa di diverso o forse per fare sempre più qualcosa di uguale, a quello che facevo un tempo, vi ho preso parte. Al termine della partita, a notte inoltrata, ci sono state delle scaramucce in piazza, sempre per quella rivalità che in questo caso e' negativa. Queste scaramucce hanno "riempito" la serata, che non prevedeva altro. Non prevedevo neppure che a fine partita, svoltasi in tarda serata, avrei rischiato di non fare la doccia. Doccia impossibile da farsi nei nuovi spogliatoi, sia di giorno che di notte. Penso ai poveri abitanti de "la cutura" sempre a secco nonostante siano il "nord" del paese. Nei bar alla notte si beve solo birra in bottiglia, non alla spina, perché non si possono lavare i bicchieri.

Martedì ci si aspetta un po' di "movida" dal mercato settimanale ma nonostante siano aumentati di molto i "dimoranti" a Sannicola, di movida al mercato se n'e' vista ben poca. Invece nel pomeriggio un ingorgo ai livelli di quello che aveva causato la signora della bionda chioma. L'ingorgo era stato causato da un furgone che trasportava l'amplificazione per la serata "tra ca nui". Questo a causa delle macchine parcheggiate in divieto di sosta finiva per rimanere incastrato sotto il balcone della piazza. Balcone celeberrimo per i comizi e per le farse. Questo accadimento provocava uno storico, quanto stoico, ingresso di Vittoriejro nel CCAR. Lo stesso Vittoriejro in nottata ci offriva un'altra delle sue performance, durante le premiazioni. Spaziando, tra l'altro, dal bilancio del comune di Roma, al calciomercato. Dalla creatività dei calabresi, al fatto che una festa non si valuta dai cantanti che si portano o dalle persone presenti in piazza.

Mercoledì 14 agosto: Un giro tra le vie più nascoste del paese. Un degrado da hinterland delle grandi metropoli. Numerosi elettrodomestici in disuso e reti del letto posti in bella vista davanti alle proprie case. Addirittura su una terrazza una sorta di magazzino a cielo aperto con lavatrici, frigoriferi e altro. Tutto ciò perché per poterli smaltire e farli portare all' "ecocentro" bisogna pagare una tassa di 10 euro per ognuno. La gente preferisce tenerselo davanti casa. Se non altro non si buttano più sotto qualche "cafuni".

15 agosto: Piove cenere. Un grosso incendio divampa per tutto il pomeriggio su una vasta area. Non ci sono interventi per via aerea. Dicono che i mezzi antincendio sono impegnati in altre zone. Un Canadair lo vedo io parcheggiato in aeroporto a Lamezia alle 18:30. Sarà guasto? L'incendio continua per tutta la notte.

Giorno 16: L'incendio continua. Si e' protratto su vaste zone. Continua anche la pioggia di cenere che ha ricoperto i davanzali e le macchine. Neanche fossimo in prossimità dell'Etna durante qualche sua eruzione. Finalmente c'e' l'intervento di un elicottero, anzi due. Visto che ora anche gli incendi sono due. Poi sembra arrivare la vera pioggia. La prima dopo due settimane. Quattro gocce. Serve solo a sporcare, ancor di più, se ce ne fosse bisogno, le automobili. Nel pomeriggio metto a rischio i cerchi in lega e il sottoscocca della mia auto per salire a Camunni. La strada e' disastrata. E dei lavori, tanto annunciati, nemmeno l'ombra. Nella serata incontro cittadini-amministrazione (ecco a cosa mi sare dovuto preparare!) che avrebbe dovuto svolgersi il 13 "al chiuso". Ma se così fosse stato come avrebbero fatto ad esporre quei mega cartelli (sempre in stile berlusca)? Non vi ho preso parte. Grazie ad un ritardo dei treni ho potuto mantenere fede alla promessa fatta nel forum sulla mia non partecipazione. Ho avuto il tempo di vederne l'allestimento e credo che se un'amministrazione di un paesino del nord si presentasse ai propri cittadini pubblicizzando queste grandi opere verrebbe derisa. Da parte mia e' valsa la stessa cosa. Si vanta uno sportello bancomat, un'autoambulanza frutto di una donazione (non si spiega, ancora, perché ne e' stata fatta benedire un'altra), una lottizzazione che in altri posti esiste da decenni. Per non parlare poi di una quasi pubblicità occulta alle poche aziende presenti nella zona industriale. Per quel che riguarda il forum ci sono state varie discussioni, a cui ho preso parte, durante le mattinate trascorse in piazza. Qui il sindaco e gli assessori hanno tenuto a precisare che molte delle cose che io ho messo in discussione sono solo frutto delle "cazzate" scritte dai giornalisti. Nella fattispecie da Nicola Pirone. Vedi i 6MB del wi-fi. Vedi il contratto con Jean Pierre Tassora.

17 agosto: Consiglio comunale in piazza. Le solite parole di circostanza. Tra le altre cose, interessante, invece, la discussione concernente la possibile presenza a Sannicola di una antica chiesa, ancora da scoprire. Al termine serata musicale e un'immancabile scazzottata in piazza tra due giovani residenti in paese. Nella tarda nottata arriva notizia di un altra scazzottata avvenuta a Capistrano. Alla quale hanno preso parte dei nostri compaesani.

18 agosto: Inizia la settimana del crocifisso. Qui ancora va di moda collegare le settimane ai riti ecclesiastici. Anche questa notte si e' rimasti al "secco". Alla mattina appena riaperta l'erogazione dell'acqua una parte di questa viene usata per lavare le strade e per innaffiare i gerani. Questo servizio negli ultimi giorni viene svolto dal sindaco. Forse la risorsa idrica andrebbero utilizzate meglio. Visto che poi ci si lamenta di quelli che danno da "bere" alle loro coltivazioni. Così come andrebbero utilizzati meglio le sovvenzioni. Visto che ancora in paese manca un depuratore. Depuratore per il quale i cittadini pagano una tassa. Ma come al solito non voglio addentrarmi in discussioni "politiche".

19 agosto: Anche stanotte una rissa "un rito una messa che puzza un bel po' di routine". Questa volta sono venuti da fuori a fare a botte tra di loro. In giornata sono andato a visitare il sito in zona "monacelle" di cui si era discusso durante il consiglio comunale, per vedere le famose "vasche". Il luogo, secondo me, andrebbe tenuto "pulito". Soprattutto dopo che si e' lavorato per riportare alla luce il luogo. E soprattutto perché sembra che questo abbia una valenza storica per il paese. Va tenuto pulito, anche, ora che se ne parla in incontri pubblici e si porta a conoscenza di tutto questo a persone che non ne sapevano della sua esistenza e persone che in questo momento diventano dei potenziali visitatori. Stessa cosa dicasi per gli scavi effettuati all'interno della chiesa di San Nicola. Alla sera nel circolo ARCI effettuiamo delle registrazioni per il sito.

Mercoledì 20: Continuano le registrazioni per il sito. Questa volta a casa del "Maestro Mazzè". Mio maestro alle elementari. Nel frattempo si fa sempre più critica la situazione idrica. Difatti gli abitanti della parte alta del paese si trovano a poter utilizzare l'acqua solo per poche ore al mattino. A detta del sindaco sembra che il problema verrà risolto lunedì prossimo. Quando molte persone avranno lasciato il paese. Perché non farlo prima? Le risposte sono molteplici, mai esaustive, alle volte mancano proprio. Pomeriggio al mare. Dalla spiaggia scorgo un treno passare. Sembra sia stato l'unico a passare durante la mia permanenza sulla spiaggia. Tutto questo mi fa ricordare quando da bambino non me ne "scappava" uno. Erano molti di più a passare, proprio perché stavo attento per vedere il loro "passare". Forse un presagio o la consapevolezza che un giorno sarebbe stato quello il mezzo, con cui potere, o dovere, "scappare" da quei posti, da quel poco che avevo.

22 agosto: Giornata anonima come quelli che incontro per le strade. In serata un "evento" ai livelli dell'ingresso di Vittoriejro nel CCAR. Sono in piazza, dove sarà celebrata la messa, per far vedere Gesù a mio figlio. Quando mi chiamano se posso dare una mano per portar fuori la statua dell'addolorata. Rimango interdetto ma poi do l'aiuto richiestomi come avevo fatto altre volte, in passato, quando all'interno della chiesa si doveva spostare qualche statua; del crocifisso piuttosto che della madonna del rosario. Ho pensato a qualche possibile "catastrofe". Ho pensato anche agli anonimi presenti e che a giorni, questi, avrebbero potuto far notare, ancora una volta, la mia incoerenza. Alla sera in piazza si discute delle varie problematiche esistenti in paese, da sempre, e delle quali si e' discusso, anche, nel forum. Molti mi chiedono chi sia questo Licata che ha incentrato su di se le attenzioni dei molti "lettori" del forum. Tutti mi/ci invitano a scrivere, al nostro ritorno, di queste cose. Come se loro non volessero esporsi o addirittura compromettersi. Il problema grave continua ad essere la mancanza dell'acqua. Faccio notare che l'amministrazione avrebbe dovuto preoccuparsi di comunicare ai cittadini, delle varie zone del paese, in quali orari sarebbe stata erogata l'acqua e quindi quando fosse stato possibile utilizzarla. E che avrebbero dovuto scusarsi con i cittadini, residenti e non, per la grave situazione in cui ci trovavamo. G.B. Galati mi fa sapere di star inviando un articolo a Il quotidiano nel quale rimarcava le stesse mancanze da parte dell'amministrazione.

Sabato 23: Mi aspettavo che a svegliarmi fosse stato il "passaggio" de "la banda". Quello mi avrebbe portato a vecchi ricordi. Ricordi di quando gioiosamente, nell'ascoltare la musica, mi svegliavo e presto salivo in piazza a "trovare" le bancarelle e soprattutto il tiro a segno. A trovare il palco, che era stato costruito da alcuni giorni, dove "su e giù" si giocava. Così non e' stato. La banda passava solo in tarda mattinata. Mia madre mi invita a "vestire bene" mio figlio. E' la festa della sua confraternita. Un passato remoto che non vuole "passare". Rimane presente. Forse e' solo un mio punto di vista. Di sicuro non lo e', ancora, per molti, in paese. Il passato, per loro, deve rimanere.

Domenica: In serata la processione. Alla quale prendono parte molte persone, meno che in passato comunque. Alcune persone non le avevo mai viste durante il mio "soggiorno" in paese. Molti saranno venuti apposta. Gente che non vedo da due decenni. Sembra sia impossibile che sia passato così tanto tempo. Le stesse persone anni or sono le vedevo quotidianamente come se queste, un tempo, facessero parte della mia esistenza e ora invece mi rendo conto che non ne ricordavo più la loro di esistenza.

Lunedì 25: Inizia l'ultima settimana di ferie. Le feste sono passate. E come dicono in molti qui: "finiu l'estati". Difatti in giro incomincia a non vedersi più nessuno. Finalmente sono iniziati i lavori per riparare il guasto alla rete idrica. Guasto che ha rovinato le ferie di molti. E' iniziato anche il rifacimento del manto stradale su un tratto della statale 110.

Martedì: Sembra sia stato risolto il guasto alla rete idrica. Al mercato settimanale poca gente e pochi venditori. Quest'ultimi si lamentano per la tassa che devono pagare ad un LPU che funge da vigile. Altro incendio "un rito una messa" ma che questa volta puzza di bruciato e di "interessi" per qualcuno. Nella serata l' LPU non può far nulla quando un assessore, a suo dire per ripicca, lascia la sua auto in divieto di sosta.

Mercoledì 27: Finalmente piove, "Ddeo dice acqua", per un po' almeno non ci saranno incendi.

Giovedì: Si ripresentano i problemi alla rete idrica. Il temporale ha portato anche dei problemi per quel che riguarda l'illuminazione pubblica sempre nella parte alta del paese.

Venerdì: Da un po' di giorni le strade si sono svuotate di gente e si sono riempite di malinconia.

Sabato 30: Partenza per il ritorno al posto della mia residenza. Mi lascio alle spalle i problemi del luogo: le strade malmesse, la vegetazione arsa, gli incendi, i problemi all'illuminazione, i guasti alla rete idrica. Il paese, alle spalle, mi guarda, mi segue, sembra proteggermi con il suo sguardo fino all'angitola. Dove il paese non ci "vede" più. Dove passando sotto l'omonimo ponte si attraversa una sorta di gigantesco stargate. Un passaggio verso nuovi mondi, nuove destinazioni. Dei viaggi nel tempo. Tutto ciò avviene per tutti noi da quando questo e' stato costruito. Da quel giorno in poi tutti quelli che siamo partiti, compiendo questo "viaggio", siamo passati per di la. E ancora oggi facciamo lo stesso ad ogni nostro ritorno e ad ogni nostro addio. Ogni ritorno per le ferie e' quasi un viaggio nel tempo. Un viaggio nel passato. Un viaggio nella nostra memoria. Un viaggio in noi stessi.

Potenza: Giuseppe Santoro, 37 anni, assassinato sul lavoro

Giuseppe Santoro, operaio di 37 anni, è morto a Potenza dopo cinque giorni di coma, assassinato sul lavoro. Dipendente della SiderPotenza, Gruppo Pittini, impianto siderurgico costruito quasi fin dentro il capoluogo lucano, l’8 Agosto, un giorno come tanti altri, era impegnato nella sua ordinaria attività (Giuseppe svolgeva il compito di addetto agli scambi ferroviari) a bordo di un vagone di treno vuoto sul quale, a causa di un deragliamento, ha sbattuto violentemente un altro, delle ferrovie statali, carico di rottami, sbalzando l'uomo per terra.

Il treno impazzito ha poi terminato la sua corsa contro un edificio dello stabilimento usato come spogliatoio e solo un caso ha voluto che non vi fossero operai lì dentro. Alla fine, per Giuseppe, non c’è stato nulla da fare.

I suoi organi sono stati già donati: i reni aiuteranno a vivere altri due lucani, un uomo ed una donna; le cornee sono state inviate alla Banca delle cornee dell’ospedale “San Giovanni” di Roma, per essere successivamente trapiantate.

Per Trenitalia, la vicenda si può chiudere qui. Infatti, in un comunicato dell’ufficio stampa, naturalmente, l’azienda rende noto che “dai primi riscontri dell’inchiesta, avviata da Trenitalia in relazione all’incidente di venerdì 8 agosto a Potenza, risulta che il movimento di manovra dalla stazione al raccordo ferroviario è stato avviato - contrariamente alla normativa vigente – in assenza del secondo operatore, quindi a squadra incompleta”.

Aggiugendo poi: “il secondo operatore è giunto poi sul luogo di lavoro solo a incidente avvenuto. Le violazioni ai regolamenti e alle norme sono in corso di contestazione ai due dipendenti di Trenitalia”.

Pare quindi indubbio, secondo Trenitalia, che si tratti di una questione interna alla classe operaia, con lavoratori che muoiono e lavoratori che, per incuria, ignoranza, disattenzione, fannullosità (tanto cara ad Ichino e Brunetta) arrivano perfino a provocano la morte di altri compagni.

Un particolare molto interessante su cui andrebbe fatta una riflessione è che, nella pur scarna rassegna stampa che abbiamo raccolto (contrariamente a quella che ha pianto la prematura scomparsa di Andrea Pininfarina per incidente stradale: ma si sa, il peso specifico dei padroni è superiore a quello degli operai, perfino in punta di morte), non si fa menzione nemmeno del primo macchinista (di cui, a questo punto, dalle dichiarazioni di Trenitalia e per la logica comune, si dà per scontata la presenza a bordo).

Riscontro per riscontro, è difficile credere che un treno deragli, ne colpisca un altro fermo, si schianti sopra un edificio, ed il primo macchinista si volatilizzi per lo meno a mezzo stampa, nel nulla.

Confindustria rinnova l’invito ai sindacati di lavorare insieme per la sicurezza.

La Regione pone interrogativi circa il funzionamento delle infrastrutture che sono “al servizio delle nostre città”, in un gioco al rimpallo che non prevede l’analisi dei costi per non turbare quella dei profitti.

Intanto, anche in Basilicata, terra di inquisiti al Governo, si aspetta, con malinconica rassegnazione allo strapotere capitalista e dei suoi ascari, il prossimo morto ammazzato sul lavoro e/o di lavoro.

I LAGER CHIAMATI CENTRI DI ACCOGLIENZA VANNO CHIUSI TUTTI E OVUNQUE.

(Alcune note sull'idea di aprire un CPT per la detenzione degli immigrati nella scuola di polizia di Spoleto) I CPT nella forma in cui sono nati, cresciuti ed evoluti, governo dopo governo, non sono altro che carceri ( ne hanno tutte le caratteristiche fisiche e culturali ) per persone che non hanno commesso alcun reato e che sono vittime da una lato della fame e della guerra e dall'altro dell'intolleranza razzista dell'occidente opulento.
Da Destra e da Sinistra ( sono oggi connotazioni geopolitiche, che non identificano affatto progetti politici alternativi, men che meno antagonisti ) si levano voci a sostegno delle politiche di difesa degli interessi particolari della "razza" occidentale. Le prigioni (CPT) per i poveri cristi in attesa di essere rispediti a morire nei propri paesi, uomini e donne, nostri fratelli che hanno un piede nella fossa, stanno bene a tutto l'arco parlamentare e non solo; magari non vanno bene sotto casa, ma un po' più la dove non si vedono va più che bene.
Scrivo queste considerazioni perchè voglio fare un appello, a quanti sono stufi di questo clima di intolleranza razzista, di egoistica difesa dei propri interessi particolari, che offende le coscienze e calpesta l'umanità più sofferente; un appello perchè ci si organizzi per l'accoglienza e la solidarietà, per difendere gli ultimi, i poveri, gli sfruttati di questo mondo. Contro le aggressioni verbali e fisiche, di squadracce verdi, nere, bianche o rosa che siano, contro le leggi antidemocratiche che cancellano perfino l'uguaglianza giuridica degli uomini e riaprono la triste stagione della discriminazione etnica, occorre costruire una risposta antirazzista, che rimetta al centro l'uomo e il diritto universale all' uguaglianza sociale e alla libertà; una risposta che abbia la forza di sollevare le coscienze dalle mortificazioni di questi anni, che squarci il clima di silenzio e di complicità che ha permesso il dominio degli amanti dell'unico vero Dio di questi tempi, il Denaro, e che abbia la capacità di rovesciare questo mondo centrato sul mercato, dove si difendono i privilegi delle classi ricche dai poveracci del Sud del mondo, col bastone e con le catene, dopo averli rapinati per due secoli.
Aurelio Fabiani
Consigliere Comunale Spoleto
Casa Rossa per la Costituente Comunista

l’integrità territoriale a lunghezza variabile

Gli extracomunitari USA e l’integrità territoriale a lunghezza variabile Dagli ultimi fatti di politica estera emerge un quadro preoccupante, non solo per il mondo intero, ma per la tenuta stessa del buon senso comune.

L’Ossezia vuole la sua indipendenza dalla Georgia ma gli USA si oppongono e mandano la criminale di guerra Condolcezza Rice a dare manforte diplomatico-logistico al Governo di Tblisi.Il Tibet vuole la sua dalla Cina, cosa che peraltro in Italia trova una spaventosa convergenza ideologica che parte da fette di estrema sinistra rosso puro all’estrema destra nero corvino, e gli USA sono d’accordo con il Dalai Lama, massimo rappresentante di una casta para sacerdotale che, prima dell’esilio forzato, teneva in regime di schiavitù la popolazione (leggere “Sette anni in Tibet” per farsene una ragione).

Nel caso dell’Ossezia gli USA, pur al solito disprezzando il principio di non ingerenza nelle questioni altrui, rivendicano il diritto all’integrità territoriale della Georgia; nel caso del Tibet, viceversa, di questo diritto non v’è più traccia e la Cina dovrebbe, per non si sa quale strano motivo, abdicare ad un pezzo di Paese.

Del resto, il principio dell’integrità territoriale, per gli extracomunitari a stelle e strisce di fosforo bianco è sempre stato considerato variabile: può valere in alcune circostanze (Georgia), non può valere in altre (Jugoslavia da spappolare a tutti i costi, poi Serbia da bombardare, fino ad arrivare al riconoscimento, sciaguratissimo, del Kosovo).

Una mano viene loro data dai mass-media, completamente asserviti agli interessi USA e UE ( i cui regimi capitalistici di Francia e Germania, in primis, tengono anch'essi al gioco di quelle convergenze stragegiche che vanno dalla supremazia sulle fonti energetiche fino all'espansionismo commerciale tout-court) e che ripetono a pappagallo i dettati delle diplomazie imperialiste.

Così può succedere che si manipoli coscientemente l’opinione della gente che, circondata da una potenza di fuoco informativo monodirezionale, arrivare per inerzia a dare il proprio assenso al Tibet ed un diniego all’Ossezia senza, in fin dei conti, sapere nemmeno perché.

E’ del tutto evidente che, a parte il predicatore Richard Gere, ormai da anni entrato in trip orgasmico con il Dalai, agli USA non è mai importato un fico secco dei pelati in casacca giallorossa (del resto, il discorso dei diritti umani non ha mai fatto muovere un dito a nessun Imperialista: tant’è che il mangiare, il bere, il lavorare, il poter dormire sotto un tetto, nei paesi a regime capitalista manco vengono inquadrati come tali, venendo inseriti nella fattispecie di “diritti sociali”) quanto la capacità di stringere in una morsa il gigante Cinese, magari appostando un giorno, sotto qualche bel Tempio tibetano, una mezza dozzina di missili nucleari.

Allo stesso modo al criminale Bush non interessa per nulla né il destino del popolo georgiano (usato dalla classe politica corrotta di Tblisi per ufficializzare il passaggio al soldo di Washington) né, tantomeno, di quello osseto, ma la possibilità di poter espandere la loro supremazia in Europa dell’Est fino alle porte della Russia.

La risposta di Putin-Medvedeev non solo è stata proporzionata alla minaccia, ma era l’unica possibile.

Come si vede, la realpolitik, oggi più di ieri, ha un senso che non può essere dato dalla lettura della salvaguardia dei principi cartacei di non interferenza e di rispetto dei diritti dell’Uomo.

Proprio per disvelare questa menzogna è utile chiudere con le dichiarazioni di due boiardi di Stato, Cesare Romiti e Gianni Petrucci, interpellati dalla stampa all’indomani della sparata della neofascista Ministronza Giorgia Meloni che si augurava il boicottaggio della giornata di apertura delle Olimpiadi di Pechino da parte degli atleti italiani. Per il primo: “se oggi si dovessero svolgere le Olimpiadi rispettando i diritti umani, forse nemmeno gli Stati Uniti potrebbero organizzarli”; per il secondo: “perché si chiede agli sportivi di fare ciò che non s’è mai chiesto di fare agli imprenditori[padroni]”.

Queste affermazioni , pronunciate con l’acqua alla gola, sono vere e dimostrano che la politica imperialista non si fa con i buoni sentimenti ma a colpi di cannone e di NED (il braccio economico della CIA che finanzia le sommosse filoextracomunitarie yankee).

Francesco Fumarola, 15 Agosto 2008

Ferrovie feroci: rilicenziato macchinista/RLS Dante De Angelis

Scritto da macchinistisicuri.wordpress.com/
domenica 17 agosto 2008

IL MACCHINISTA E RLS DI ROMA S.LORENZO CHE AVEVA COMMENTATO LO SPEZZAMENTO DEL PRIMO EUROSTAR ETR 500, AVVENUTO A MILANO CENTRALE IL 14 LUGLIO SCORSO, IPOTIZZANDO L’EVENTUALITÀ DI DIFETTI DI PROGETTAZIONE, CONTROLLO, MANUTENZIONE E RISCHI PER LA SICUREZZA.

Ieri 15 agosto 2008, presentatosi al lavoro, secondo il proprio turno, il capo deposito titolare di Roma S.Lorenzo gli ha annunciato verbalmente che era stato licenziato.

A seguito delle sue rimostranze e della richiesta di una comunicazione formale per iscritto, il funzionario aziendale per tutta risposta ha chiamato la Polfer per allontanarlo dall’impianto; l’azienda, che in questi giorni con un rigurgito di autoritarismo militaresco ha ingiustamente licenziato anche otto operai manutentori di Genova, tenta di neutralizzare il sindacato e di cucire nuovamente la bocca ai delegati alla sicurezza.

Vi sono gravi elementi che inducono a pensare che questo licenziamento sia frutto di un particolare accanimento e di una vera e propria persecuzione, quasi una vendetta personale, da parte dei massimi dirigenti FS sottoposti a procedimenti penali proprio a seguito delle denunce dei RLS.

Dante De Angelis, era stato già licenziato nel marzo 2006 per il rifiuto di usare il pedale dell’omo Morto e poi reintegrato dall’azienda a seguito di una grande mobilitazione sindacale, politica e di opinione pubblica. Oggi occorre nuovamente mobilitarsi contro i licenziamenti sia di De Angelis che degli otto operai poiché vi e’ il rischio concreto di una degenerazione delle nostre condizioni di lavoro si in termini di sicurezza che di libertà.

Sulle cause degli spezzamenti degli Eurostar avvenuti a Milano con i due ETR 500 indagano intanto le procure di Milano e Torino, con particolare riferimento agli organi di aggancio, mentre l’azienda aveva scaricato tutta la colpa sui macchinisti “rei” di aver lasciato inserito l’apparecchiatura SCMT Che ci sia un problema di progettazione negli ETR 500 l’ha riconosciuto pubblicamente anche l’amministratore delegato di FS spa, Mauro Moretti, ma che ci sia un problema di manutenzione e’ evidente a tutti, poiché è inammissibile che i treni si spezzino a seguito di una frenatura d’emergenza, anche indebita, comandata dall’apparecchiatura (di sicurezza) SCMT.

Per questo abbiamo tutti il dovere di rispondere in modo adeguato a questa sfida, richiedendo il reintegro immediato di Dante De Angelis e degli altri ferrovieri. Invitiamo pertanto a frequentare il nostro blog ed a commentare quest’evento, per sostenere Dante e gli altri, e per dar corpo alle inziative alle quali, insieme, sapremo dar vita. Scarica e diffondi i documenti relativi alla vicenda di Dante (contestazione, giustificazione, lanci di agenzie e lettera di solidarieta di altri RLS) e leggi l’inchiesta de “L’Espresso” dedicata proprio allo spezzamento degli ETR.

Sedicenne tolto alla madre perché milita in Rifondazione

Scritto da Giovanna Casadio, "repubblica.it"

mercoledì 20 agosto 2008

l giudice lo affida al padre: tra le motivazioni anche quelle politiche La motivazione: frequenta estremisti, la donna non sa badare all'educazione Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l'attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all'ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all'educazione del ragazzo il quale ha "la tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti". Quindi, M. P. - che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po' tutti a Catania - è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli.

Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole".

Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo.

Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero.

La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica.

Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile. "Fino a ieri si chiamava militanza, e Rifondazione era il partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti; la sinistra comunista aveva due ministri nel governo Prodi", si sfoga Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci.

Nel partito di Diliberto hanno suonato l'allarme: comincia così la caccia alle streghe, usando in una storia delicata e complessa di affido familiare lo spauracchio dei comunisti, "è l'anticamera della messa al bando, siamo ormai extraparlamentari e anche pericolosi. Non è fascismo? Poco ci manca".

Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell'adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase "No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan".

C'è inoltre la parodia di una canzone dei Finley "Adrenalina", ode alla cocaina, riferimenti che mandano in tilt un padre come una madre.

Mamma Agata, medico ospedaliero, è disorientata.

Il Tribunale la obbliga intanto a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli, a lasciare la casa nel comune etneo dove la famiglia risiedeva. Nel più pessimista dei suoi incubi, racconta, si aspettava un affido condiviso.

L'Istat calcola che ormai in Italia i figli bipartisan del divorzio stanno crescendo fin quasi a diventare sette su dieci. Dev'essere la storia di un'altra Italia, non cose che capitano qua, da queste parti a Catania, taglia corto Agata. Non è disposta a riconoscere argomenti e legittimità delle richieste paterne, che invece ci sono.

E il figlio? "Va al mare e studia, ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico - greco, latino e filosofia - d'altra parte come può essere sereno con questa guerra in atto?". Non facile certo, spiegare a M. P. che le difficoltà della vita per alcuni, per lui ad esempio, si sono presentate in anticipo. Capita, ma s'impara prima. Difficile a quanto pare, far comprendere al padre che, come scriveva Freud, l'adolescenza è una malattia grave ma per fortuna si guarisce. L'avvocato della madre Mario Giarrusso assicura che tenterà altri approcci, mediazioni, soluzioni.

I comunisti denunciano il clima da "anticamera della messa al bando" che si respira nell'isola.

M. ha progetti bellicosi per l'autunno, ma tutti davvero poco preoccupanti: una band con gli amici dove lui vuole suonare il basso e la chitarra, la militanza politica, il teatro grande passione.

"Con il suo gruppo ha vinto anche un premio", s'inorgoglisce la dottoressa Agata. Nelle relazioni dei servizi sociali e nell'ordinanza del tribunale le si rimprovera di avere nascosto al marito che il ragazzo ha avuto una "irregolare frequenza scolastica", di avere dato il suo beneplacito a "mancati rientri a casa", oltre a una serie di leggerezze anche verso l'altro fratellino (la figlia più grande è maggiorenne). Ma mai si sarebbe aspettata di trovarsi sotto accusa per le idee del figlio.

Per ricordare Adelchi Argada

Scritto da rifondazionelamezia.it

martedì 26 agosto 2008

Dal lontano 1974 ci stiamo battendo affinché venga intitolata una via di Lamezia Terme ad Adelchi Argada, giovane militante antifascista barbaramente ucciso il 20 ottobre di quell’anno. Nonostante, nel 1995 il consiglio comunale decise all’unanimità di dedicare una via ad Adelchi a tutt’oggi quella decisione non è stata rispettata. Abbiamo pensato di proporvi il testo di una mail da inviare al Sindaco di Lamezia Terme con la quale chiedere che venga rispettata la delibera di quel consiglio comunale.Allegato troverete il testo, da sottoscrivere col proprio nome e cognome (se volete anche a nome di associazioni, centri sociali, organizzazioni sindacali, etc.), da inviare al sindaco (eventualmente modificato, integrato, etc.).Potete inviare la mail (solo l'allegato) al seguente indirizzo di posta elettronica.

sindaco@comune.lamezia-terme.cz.it

IMPORTANTE VI CHIEDIAMO DI INVIARCENE COPIA AL SEGUENTE INDIRIZZO

info@rifondazionelamezia.it
per visionare documenti su Adelchi clicca sui seguenti collegamenti
Rifondazione Lamezia
La Metropolis

Mozione conclusiva dell'assemblea nazionale autoconvocata

Mozione approvata all'unanimità dai partecipanti a una riunione autoconvocata a Milano, promossa da attivisti del movimento operaio, della sinistra di classe, comunista e anticapitalista, del sindacalismo di classe. L'iniziativa è aperta tutti coloro che condividono le basi e gli obiettivi sotto dichiarati, per l'unità dei lavoratori, dal basso, sul piano sindacale e su quello politico, unendo lotta di classe e antirazzismo, al di là delle appartenenze di bandiera. La prossima riunione nazionale si terrà il 20 Settembre a Milano. Chi condivide è invitato a "iniziare un percorso di confronto e di coordinamento, aperto da subito anche a chi non ha partecipato all'assemblea, ma concorda con i suoi contenuti.Per contatti: autorganizzati.milano@gmail.com
In allegato, il documento di convocazione dell'assemblea a Milano.

Mozione conclusiva dell'assemblea nazionale autoconvocata

Milano il 21/6/2008, sala del Dopolavoro Ferroviario

Gli operai e i lavoratori delle situazioni di fabbrica e di lavoro, dei comitati e degli organismi di lotta riuniti in assemblea, dopo essersi confrontati sulla situazione attuale della classe proletaria, hanno deciso di aprire un percorso di unità e di lotta, rilevando che:

1. Gli operai e i lavoratori isolati e non organizzati sono nelle mani dei padroni e delle politiche concertative filopadronali, che continuano a mantenerli nella condizione di schiavi salariati, sempre più colpiti dalla repressione padronale e politica.

2. L'acuirsi della crisi economica che stiamo vivendo peggiorerà le condizioni di vita e di lavoro dei proletari e svilupperà nuove guerre imperialiste. Questo impone una risposta chiaramente anticapitalista, altrimenti i proletari saranno ancora più oppressi e sfruttati, con più morti sul lavoro e di lavoro, con più razzismo e divisione.

3. L'aumento della concorrenza capitalista spinge i proletari gli uni contro gli altri, facendoli scontrare come nemici sul mercato del lavoro, a tutto vantaggio dei padroni, deviandoli dal vero nemico, che è il capitalismo. Il nemico, infatti, è in "casa nostra", sono i padroni e i vari organismi politici e sindacali che vogliono mantenere in vita il capitalismo, diffondendo l'illusione che sia possibile "umanizzarlo" e "riformarlo".

4. Nell'attuale situazione economica di crisi e recessione i proletari, per difendersi, devono quindi darsi un'organizzazione indipendente - anticapitalista e antimperialista - sul piano politico e sul piano sindacale che, lottando contro gli effetti del capitalismo, al tempo stesso mette in discussione l'attuale sistema economico sociale e rompe con tutte le politiche collaborazioniste delle sinistra "istituzionale".

5. Poiché gli sfruttati sono divisi in nazionalità, etnie, religioni, "specificità" (di categoria, contratto, ecc.), su cui governi e padronato fanno leva per mantenere i proletari divisi, quest'organizzazione deve puntare all'unificazione politica e sindacale della classe proletaria, che è unica. Deve sforzarsi di raggrupparvi tutti gli operai e i lavoratori, i precari e i soci delle cooperative, i disoccupati e i pensionati, ... a prescindere dalla nazionalità e dalle singole specificità.

6. Il nazionalismo della borghesia, che scatena l'offensiva razzista, impone alla classe di farsi carico direttamente della difesa degli immigrati e di sostenerne le lotte e la mobilitazione, non solo perché oggi è la parte più debole del proletariato, ma perché gli immigrati saranno sempre piu' destinati ad essere una parte fondamentale del proletariato.

7. Per questi motivi l'assemblea ha deciso di iniziare un percorso di confronto e di coordinamento, aperto da subito anche a chi non ha partecipato all'assemblea, ma concorda con i suoi contenuti, su obiettivi condivisi e su un lavoro pratico comune, di unità e di solidarietà di classe, che superi il localismo e l'isolamento, che rafforzi le singole realtà proletarie oggi frazionate tra di loro, costituendo un coordinamento nazionale composto da rappresentanti delle singole realtà, che terrà la prima riunione sabato 20 settembre a Milano (il posto sarà comunicato successivamente), con all'ordine del giorno:

o discussione su modi e strumenti per coordinare stabilmente le singole realtà di lotta

o discussione sugli obiettivi e sulle scadenze (da promuovere o a cui partecipare) in relazione alle mobilitazioni del prossimo autunno

o discussione su come impostare un'iniziativa che non si limiti al piano dell'interevento sindacale e che inizi a gettare le basi di una politica indipendente dei proletari, radicalmente e conseguentemente anticapitalista e antimperialista

All'assemblea hanno partecipato e/o aderito operai, lavoratori delle seguenti località e realtà: Aci Sant'Antonio (CT) – Comune; Arese (MI) - Fiat Alfa Romeo; Arcore (MI) – operai di piccole fabbriche; Benevento – Enel, Bergamo – operai di piccole fabbriche; Como – Sisme; Corteolona (PV) - Coop. Meneghina, Coop. Team Resources; Cosenza – Banco di Napoli; Crema – Uffici Giudiziari; Cremona – operai di piccole fabbriche; Firenze – Poste; Garbagnate (MI) – A.O. Salvini; Genova – Acquario, Comune, Rip. Navali, Tempoq; Linate (MI ) SEA; Malpensa (VA) SEA; Mantova – scuola; Milano – A.O. Ist. Clinici Perfezionamento, A.O. Niguarda, A.S.P. Golgi Redaelli, ATM, Comune (Coll. Prendiamo la Parola), Coop. Codess, FFSS, Intesa Sanpaolo, Italtel, Ortomercato, Pellegrini Ristorazione, Regione Lombardia, Sipa Bindi, lavoratori studi professionali, Agenzia delle Entrate Milano; Massa (MC) – precariato; Modena – Fiat New Holland, Gruppo Hera; Origgio (VA) – Leonardo Soc. Coop.; Piombino (LI) – Magona; Pisa – Comune; Pomigliano d'Arco (NA) – Fiat Alfa Romeo; Praia a Mare (CS) – Marlane; Prato – Poste; Roma – Agenzia delle Entrate; San Giuliano Milanese (MI) – Genia; Sesto San Giovanni (MI) – Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, Centro d'Iniziativa Proletaria G. Tagarelli; Termoli (CB) – Fiat; Tezze-Bassano (VI) – Comitato per la salute; Trento – Coop. Sociali; Vado Ligure (SV) – Vetrotex; Valtellina (SO) – operai di piccole fabbriche; Sondalo-operaio chimico ; Verona – Unicredit GIS; Vicenza – FFSS, OGR; Pensionati di Milano, Napoli, Piombino (LI), Praia a Mare (CS), Sesto San Giovanni (MI), Udine.

Hanno aderito: Centro Autogestito Vittoria, Circolo Internazionalista di Torino, Nuova Unità, Partito di Alternativa Comunista, Primo Maggio, compagno Libreria Calusca di Milano.
autorganizzati.milano@gmail.com

per contatti telefonici: 3357850799, 3381168898
Chi volesse indire localmente delle riunioni o assemblee, anche in preparazione dell'incontro nazionale di sabato 20 settembre, ci contatti al più presto.

Segue la mozione di solidarietà ai lavoratori licenziati delle cooperative
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Contro la repressione padronale unità di classe.
Solidarietà militante ai lavoratori delle cooperative licenziati per aver rivendicato i loro diritti.

Cinque lavoratori Harrison Leyanage , Dickson Anthony Silvane Jayaratne Noel, Wanigatunga (della cooperativa Leonardo) , Malko Dritan (coop. Meneghina), e Andrea Del Meglio (coop. Team Logistica resources)che si sono ribellati alla loro condizione bestiale di sfruttamento e organizzati con i propri compagni di lavoro per rivendicare la difesa dei loro interessi, sono stati brutalmente repressi (uno di essi spostato dalla mansione di carellista a quella da spazzino degli scantinati, ricoverato nell'ospedale di Saronno, semi paralizzato per l'utilizzo di solventi senza nessuna protezione), due licenziati (uno dei quali padre di 5 figli), con l'avvallo dei sindacati concertativi presenti in azienda .
Per i padroni è intollerabile che dei lavoratori, per di più immigrati, alcuni clandestini e perciò ricattabili, si mettano in prima fila nella lotta insieme con pochi italiani presenti per mettere in discussione, con la lotta, la loro condizione di sfruttamento, perché se l'esempio fosse seguito da altri ( il Consorzio presente alla DHL, ad esempio è formato da 21 aziende con 4500 lavoratori) metterebbe in crisi il sistema che permette l'enorme accumulazione di profitti sulla pelle dei lavoratori.
La repressione padronale da sempre colpisce gli operai e i lavoratori che lottano contro lo sfruttamento e che rivendicano i loro interessi, nel tentativo di intimorire la grande massa dei lavoratori.
Contro la repressione i lavoratori hanno nelle loro mani una grande arma: l'unità e la solidarietà, USIAMOLA.
Contro la repressione padronale, a fianco dei 4 compagni licenziati e di tutti i compagni colpiti dalla repressione, perché la loro lotta è la nostra lotta.
L'assemblea da l'indicazione di organizzare questa solidarietà in occasione degli scioperi e picchetti che si faranno in questa realtà

Approvata all'unanimità dall'assemblea nazionale autoconvocata a Milano il 21/6/2008, sala del Dopolavoro Ferroviario

mercoledì 13 agosto 2008

Lavoro minorile - Lo sfruttamento non avviene solo in Cina

Oggi, e per i prossimi 16 giorni, la Cina è il centro del mondo. Le olimpiadi di Pechino offrono un′ottima occasione: il miglior palcoscenico che esista, una platea stimata, da alcuni sponsor, in 40 miliardi di telespettatori. Riferimenti al più popolato paese del pianeta incorreranno in qualsiasi discorso che interessi l′opinione pubblica nei cinque continenti. L′occasione, in primis, è dei cinesi, che vogliono liberarsi dai cliché e trasmettere l′immagine di una vera superpotenza. Ma l′occasione sanno coglierla anche le Organizzazioni non governative (Ong) occidentali, che reclamano, per contro, il mancato rispetto dei più elementari diritti umani.

I sostenitori di Play Fair, da anni in prima in linea nella lotta allo sfruttamento del lavoro, sono riusciti a catturare l′attenzione dei mass media. Indossati i loro cartelli, accusano il Cio (Comitato olimpico internazionale) di «fare orecchie da mercante». C′è una crisi di giustizia - dicono - che pervade il sistema produttivo su cui si reggono le olimpiadi. Ad Hong Kong, dove i suoi attivisti hanno organizzato un′intera giornata di mobilitazione, Guy Ryder, segretario generale dell’International trade union confederation, ha usato parole forti. «Sono passati cinque anni - ha dichiarato - da quando il Cio è stato chiamato in causa per la prima volta, affinché agisse in difesa dei diritti dei lavoratori impegnati nelle filiere dei suoi prodotti, ma il business è l′unica cosa che conta per loro».

La denuncia principale è quella di sfruttamento del lavoro minorile. Ma la campagna sostenuta da molte Ong documenta anche altri abusi delle aziende occidentali in Cina: salari da fame, orari impossibili, sicurezza inesistente. Trattamenti che rappresentano pesanti violazioni degli standard internazionali e della stessa legge del lavoro cinese, modificata quest′anno con significativi miglioramenti a favore dei lavoratori. Ecco perché sbaglia chi pensa che il problema sia tipicamente asiatico. In realtà è mondiale: il Cio non è un organismo nazionale e se le leggi in Cina stanno migliorando è segno che le olimpiadi, veicolando valori e tradizioni di origine europea, qualche effetto positivo, pur se minimo, lo stanno provocando.

Dunque il vero nemico dei diritti umani è più vicino di quanto immaginiamo. Una tesi, questa, che trova conferma osservando altri recenti fatti.

Notizia di poche settimane fa, a tutt′altra longitudine, nel Midwest: le guardie federali statunitensi, irrompendo a sorpresa nel più grande impianto di macellazione dell′Iowa, hanno trovato 389 immigrati clandestini costretti a lavorare in turni di lavoro massacranti, con misere retribuzioni e senza alcuna garanzia. Negli ultimi giorni il New York Times ha pubblicato gli esiti delle indagini seguite al blitz: da esse risulta che 20 bambini del Guatemala erano stati ridotti in schiavitù dalla Agriprocessors Inc. I dirigenti della società, ora, saranno chiamati a rispondere d′una lunga serie di incriminazioni.

Le cose non vanno meglio in casa nostra. E′ vero che quest′estate una decina di adolescenti, reclusi nel carcere minorile di Palermo, sono stati impiegati nella coltivazione dei campi confiscati a quegli stessi padrini che li usavano come manovalanti armati. Ma la piaga dello sfruttamento del lavoro dei bambini e dei ragazzi non è limitata all′azione della criminalità organizzata. Una recente ricerca dell′Ires-Cgil racconta che in Italia sono più di 500 mila i minorenni che vengono distolti dalla scuola e dal gioco per essere occupati in laboratori artigianali, officine, distributori, cantieri edili, allevamenti e campi agricoli.

http://www.consorzioparsifal.it/notizie.asp?id=1928&commento_id=589

Il raid delle fortezze volanti

Sessantacinque anni fa il primo bombardamento di Terni, centinaia di vittime

Il raid delle fortezze volanti

di LUIGI CORRADI

L'11 AGOSTO 1943, Terni subisce il suo primo, devastante, bombardamento.

Seguiranno, nel territorio del Comune che comprende le località di Papigno, Cesi, Rocca San Zenone, Piediluco, Torre Orsina, Giuncano, prima del giugno 1944, altre 56 incursioni, che danno la misura della tragedia affrontata dalla città e dalla sua popolazione.

I testimoni stanno sparendo, le tante domande che ci eravamo poste all'indomani dell'11 agosto, se gli incursori fossero inglesi o americani, da dove venissero, quanti fossero, perché Terni, perché l'11 agosto quando la guerra sembrava finita, e mentre erano in corso le trattative di resa a Cassibile, rischiavano di rimanere senza risposta. Ma oggi con la divulgazione dei diari di guerra (Combat Chronology of the US Army Air

Forces) delle grandi unita aeree alleate che operavano nei cieli italiani negli anni 1942-1945 qualcosa sta cambiando.

L'11 agosto 1943 la visibilità in quota, sulla conca ternana è perfetta. La prima ondata di bombardieri US-B17, le fortezze volanti, costituita da 12 velivoli, si presenta sulla città a 6000 metri di quota, alle 10,29. Alle

10,33 tutto è finito. La seconda ondata, costituita da 32 B17, arriva alle 12. Lascia il cielo di Terni alle 12,04. Sono sganciate circa 100 tonnellate di bombe da 300 libbre. Con le informazioni oggi disponibili, cade un primo mito, quello del mitragliamento della città dopo il bombardamento, ad opera di apparecchi da caccia scesi a volo radente. In realtà le due formazioni di bombardieri non erano accompagnate da caccia. Gli Spitfires e i P40 in dotazione alla NASAF (Northwest African Strategic Air Force, il gruppo cui appartengono i bombardieri dell'11 agosto) non hanno l'autonomia per il volo di 1600 chilometri fra le basi tunisine e Terni.

Le basi del NASAF nell'agosto del 1943 sono intorno a Tunisi a Oudna, (squadrons 301,302, 414, 99) a Messicault (squadron 2 ) e Port du Fahs (squadrons 434 e 341). Il gruppo è costituito da caccia, Spitfires inglesi e P40, da bombardieri leggeri B25 Mitchell, e, soprattutto, da bombardieri pesanti US-B17, americani, le fortezze volanti. Da qui decollano gli incursori sulla Sicilia, su Napoli, Roma, Viterbo e Terni.

Nell'agosto 1943 a Terni non c'era, ancora, la guerra. Sì, gli aerei alleati sorvolavano la città con allarmante frequenza, le sirene ululavano, di notte si sentiva il rombo sordo di lontane formazioni, ma gli aerei andavano in un'altra direzione. Con la caduta del regime il 25 luglio 1943 e l'imminente uscita del paese dal conflitto la città viveva in un clima di speranza che il peggio fosse stato evitato. Il clima in città era disteso: il trauma del

25 luglio non si era ancora trasformato in risentimento e odio contro il fascismo, come avvenne dopo il bombardamento e dopo il 9 settembre con l'occupazione tedesca. La vita si svolgeva quasi normalmente. Le scuole erano state chiuse il 15 maggio, quando gli Alleati si apprestavano a sbarcare in Sicilia. L'Acciaieria, la Bosco, la fabbrica d'armi lavoravano a ritmo ridotto per le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e di energia elettrica. In realtà era in atto, con i bombardamenti di Roma e Littoria del 19 luglio, di Catanzaro del 6 agosto e di Napoli il 31 luglio, una nuova strategia alleata volta a intensificare l'offensiva aerea per aprire la strada all'invasione terrestre, devastando non più, e non solo, le strutture industriali, ma i nodi stradali e ferroviari. In questa logica, Terni, Roma, Orte , Viterbo, poi Narni, Allerona, Attigliano e Orvieto, sarebbero diventati gli obbiettivi immediati.

L'obbiettivo dell'incursione dell'11 agosto è il “marshalling yard” di Terni”, il nodo di traffico di Terni. L'attacco giunge inatteso. Tutta la zona dalle 8,15 è in allerta, ma il segnale di allarme precede di poco lo sgancio delle bombe. La città è quasi del tutto indifesa. Le perdite più crudeli si hanno fra la popolazione ammassata agli ingressi dei rifugi. La formazione appare all'improvviso sui monti Martani, effettua un solo passaggio sulla città a 6000 metri di quota, nel tempo, brevissimo, di 4 minuti La relazione al ministero del prefetto Antonucci parla di direzione di volo da Nord Ovest verso Sud Est (da Cesi verso le acciaierie, per intendersi).

Altri giurano su una rotta più da nord, con il sorvolo dei monti Martani sulla verticale di Montemaggiore. La prima zona ad essere colpita è la stazione ferroviaria, seguono la Bosco, la Fabbrica d'armi, l’acciaieria.

Sull'altro lato dell'asse di attacco, le prime bombe cadono su porta Sant'Angelo, poi sul centro storico, il quartiere Clay, piazza Valnerina.

Sono distrutti, la Stazione, il Municipio, l'Ospedale, il Palazzo di giustizia, banche, scuole, chiese, estese zone residenziali del centro storico. Meno colpiti, forse perché addossati alle colline di S.Carlo, gli stabilimenti siderurgici, la fabbrica d'armi, le infrastrutture industriali della periferia est.

I morti pietosamente raccolti all'aperto e nei rifugi, subito inumati per ragioni igieniche in fosse comuni, sono 500. I feriti ricoverati 493. 450 corpi verranno disseppelliti dalle macerie nei mesi successivi fin dopo l'ingresso in città degli alleati nel giugno 1944.

I diari di guerra della NASAF descrivono l'attacco con dovizia di particolari. Port du Fahs, Tunisia, 11 agosto, ore 6 a.m. Piloti e navigatori, in tutto 132 persone, sono stati svegliati all'alba. Li aspetta un volo di 800 chilometri, circa 3 ore. La sveglia è alle 4, il decollo, alle 6, l'arrivo sull'obbiettivo è previsto per le 10. Al “briefing”: un ufficiale parla ai piloti avendo alle spalle una grande pianta di Terni: si distinguono via Cesare Battisti, che diviene l'asse di attacco della prima formazione, le acciaierie, la Bosco, la stazione. Piloti e navigatori, tutti ufficiali, sono molto giovani: in media 21 anni. Nell'agosto 1943 molti di loro sono alla prima uscita bellica. Hanno in media non più di 100 ore di volo alle spalle, volate nei campi di addestramento. Provengono da tutti gli stati degli Usa, rappresentano le più varie condizioni sociali.

Sulle perdite subite dagli attaccanti, mancano dati certi.

Malgrado la relazione del prefetto Antonucci parli di due abbattimenti nel cielo di Piediluco, (ma non c'erano postazioni contraeree DICAT nella zona), la NASAF non denuncia perdite nell'incursione su Terni. Il 9° stormo caccia italiano e il bollettino di guerra tedesco non registrano vittorie l'11 agosto 1943.

“Gli stabilimenti sono completamente fermi riferiva il Prefetto Antonucci al Ministero - La città del lavoro è divenuta una città morta. Gli operai come tutti i cittadini, presi da enorme panico hanno abbandonato la città, priva ormai di tutti i servizi essenziali. Manca la luce, l'acqua e la farina. Il pane ci deve essere fornito con la collaborazione dei prefetti di Rieti e di Perugia»


Come rifugio la “forma” Sersimone

"Io c'ero"


di ALVARO VALSENTI



DI ALLARMI ce ne erano stati tanti, specialmente dopo lo sbarco in Sicilia avvenuto il 9 e 10 luglio del 1943. Non si credeva che fosse possibile colpire Terni, si diceva: “non la trovano”, c’è la nebbia, ci sono le montagne. Ma dopo il bombardamento di Roma, avvenuto il 19 luglio, si cominciò ad andare nei rifugi anche di notte.

Noi giovani che lavoravamo alle Officine Bosco, ogni volta che suonava l’allarme andavamo di notte a Colle dell’Oro, e aspettavamo che suonasse il cessato allarme.

Una notte ci fu un fascista che ci volle far entrare per forza nel rifugio di via Piemonte, ma noi volevamo proseguire verso casa per andare a dormire perché il mattino seguente alle 6 dovevamo recarci a lavoro. Cessato l’allarme incontrammo di nuovo il fascista che ci affrontò con prepotenza e parole offensive, la nostra reazione fu violenta. Quando suonavano gli allarmi, nella nostra fabbrica non ci facevano uscire per andare ai rifugi esterni, e ci riparavamo in una trincea costituita da fascine e terra.

L’11 agosto, all’allarme, protestammo ed ottenemmo di uscire; la direzione della Bosco pensava che anche quella volta sarebbe stato un falso allarme; se noi saremmo usciti si sarebbe perso tempo, secondo loro. Ma che prima dopo avrebbero bombardato anche Terni era da prevedere dopo che erano state bombardate Napoli, Taranto, Bari, Roma e tante altre città.

Nella strategia degli alleati i bombardamenti servivano anche a costringere il governo italiano a rompere coi tedeschi ed a firmare l’armistizio.

Il 25 luglio Mussolini era stato arrestato. I bombardamenti servivano a far capire a tutti gli italiani che ormai la guerra voluta dai nazifascisti e dalla monarchia sabauda, era destinata alla sconfitta.

Entro questa dimensione politica e militare, iniziarono i bombardamenti anche su Terni. La mattina dell’11 agosto del 1943, al suono dell’allarme, noi giovani decidemmo di trovare rifugio a Colle dell’oro, pensando, in verità, di andare a di fare il bagno nella forma di Sersimone.

Arrivati presso il cavalcavia della ferrovia di via Piemonte, sentimmo il rumore degli aerei e guardando verso ovest, direzione San Gemini-Narni, vedemmo alcune formazioni di fortezze volanti ad un’altezza di circa 8 mila metri. Gli aerei lasciavano scie di fumo bianco.

Noi ci trovavamo sotto la direzione precisa del percorso degli aerei, comprendemmo il pericolo e cercammo di correre con tutte le nostre forze per sfuggire alle bombe che intanto cominciavano a cadere verso la zona di Ponte le Cave. Io ebbi l’istinto di gettarmi nella “forma” del Sersimone, attaccandomi ad una saracinesca di irrigazione; i miei compagni, continuarono a correre verso il convento di Colle dell’Oro.

Le bombe di oltre 100 Kg, cadevano a grappoli, la terra tremava, il sibilo delle bombe ed il loro rumore, erano terrificante: Una bomba cadde a circa trenta metri da me. Rimasi ferito di striscio al fianco. Fortunatamente mi ero riparato dietro al muretto della saracinesca.

Decisi che lì non ero ben riparato, perché dal cielo, oltre le bombe, pioveva materiale di ogni genere, causato dallo scoppio delle bombe e dei residui dei proiettili, sparati contro i bombardieri dalle contraeree che erano a qualche chilometro da me.

C'era una palazzina di fronte a me e cercai di raggiungerla. Mentre correvo verso di essa, una bomba cadde sul caseggiato. Udii pianti e grida di dolore e di terrore di donne e bambini. Non c’era posto per potersi salvare, ti sentivi inerme e braccato dalla morte. Scelsi allora di fuggire più in alto, anch’io verso il convento, raggiunsi i miei compagni che si erano distesi lungo il margine della strada e dissi loro di scappare ancora più in alto mentre il rumore e il fischio delle bombe degli aerei si allontanavano e noi eravamo ricoperti da polvere e nuvole di fumo.

I miei compagni mi dissero: “Sei ferito!” Io non sentivo nulla mentre mi usciva il sangue dalla fronte e dal fianco.

Ero conciato male, ero tutto bagnato e avevo perso una scarpa. Fuggimmo ancora più in alto verso il convento. Avevamo paura che glia aerei tornassero, e così fu.Dopo una mezz’ora dal primo lancio, ci fu una seconda ondata di altre formazioni, che gettarono un’infinità di bombe.

In città molti cittadini erano usciti dai rifugi per vedere cosa era successo ai loro familiari, alle loro case e rimasero colpiti dalla seconda ondata, così ai morti ed ai feriti se ne aggiunsero altre centinaia.

DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

Nel suo discorso di investitura il nuovo presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha esposto le richieste del padronato italiano per la prossima fase: i profitti devono continuare a crescere a discapito dei salari, l’età pensionabile va ulteriormente innalzata, la spesa sociale va tagliata, il contratto nazionale di lavoro va “riformato”.

Il governo Berlusconi ha risposto prontamente varando il DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) per i prossimi tre anni: una manovra da 35 miliardi che prevede un ulteriore sviluppo delle privatizzazioni e tagli a trasporto pubblico locale, scuola, sanità pubblica.

Nella scuola si annuncia il taglio di 100.000 insegnanti e nella sanità la reintroduzione del ticket sulla specialistica. Da parte loro i ministri del lavoro europei, tra cui quello italiano Sacconi, hanno annunciato la volontà di portare l’orario massimo di lavoro fino a 65 ore settimanali.

NEL FRATTEMPO IL 18 GIUGNO È INIZIATO IL CONFRONTO SULLA “RIFORMA” DEL CCNL TRA CONFINDUSTRIA E LE BUROCRAZIE SINDACALI DI CGIL, CISL E UIL.

L’obiettivo fondamentale che il padronato vuole raggiungere con la “riforma” del CCNL è quello di realizzare il controllo totale sulla forza lavoro, frantumare la solidarietà di classe, dividere e indebolire i lavoratori per costringerli a contrattare individualmente il loro salario.

L’obiettivo è quello di subordinare sempre più strettamente il salario al profitto delle imprese: “salario in cambio di produttività” dicono i padroni, ma in Italia il tasso di produttività è già altissimo mentre il salario è bassissimo. Infatti i dati pubblicati recentemente dall’OCSE (i 30 paesi industrialmente più sviluppati) dimostrano chiaramente che in Italia il numero di ore lavorate è tra i più alti dell’area OCSE, ma i salari sono tra i più bassi (circa 6.000 dollari all’anno in meno della media).

Le affermazioni del padronato sono solo chiacchiere per spillare ancora più sudore e per riempirsi sempre di più le tasche.

Mettere in discussione il CCNL significa, per cominciare, abbandonare a sé stessi i lavoratori delle imprese piccole e medie (e anche di tante imprese più grandi) che non hanno la contrattazione di secondo livello (in Italia solo il 20% dei lavoratori ce l’ha) o non hanno la forza di realizzare accordi accettabili (e oggi che è sempre più difficile strappare accordi decenti il CCNL rappresenta un minimo di tutela per il salario e i diritti).

Significa dare il via libera alle “gabbie salariali” cioè al fatto che due operai che fanno lo stesso lavoro in due posti diversi hanno due salari e due “diritti” diversi.

E quando si sarà consumata definitivamente la rottura della solidarietà tra lavoratori (italiani contro immigrati, vecchi contro giovani, sud contro nord, privato contro pubblico, garantiti contro precari…) chi avrà vinto?

Ogni lavoratore sarà solo. Solo e debole di fronte al singolo padrone e alle associazioni dei padroni e allora la sua ulteriore costrizione al lavoro coatto sarà inevitabile. Così come sarà inevitabile la schiavizzazione dei propri figli. E che razza di uomo è quell’uomo che non lotta e preferisce fare la “cicala” con i diritti e la dignità dei propri figli?

Invece di opporsi a questa situazione il 12 maggio scorso i vertici di CGIL-CISL-UIL hanno approvato un documento nel quale si dà il via libera alla revisione dei già pessimi accordi del luglio 1993 con un accordo per la “riforma del modello della contrattazione” che ridurrà il contratto nazionale di lavoro a pura formalità spostando tutto il peso della contrattazione sul secondo livello (decentrato), ovviamente per chi ce l’ha.

Cosa riceverebbe il sindacato, in cambio della propria disponibilità ad andare incontro alle richieste del padronato? Una riforma della rappresentanza nei luoghi di lavoro che legherebbe ancora di più i delegati alle segreterie e impedirebbe loro di assumere posizioni diverse da quelle dei vertici, anche se approvate dai lavoratori. Un’ulteriore riduzione della già pochissima democrazia che c’è nei luoghi di lavoro.

20 ANNI DI ATTACCO AL SALARIO E AI DIRITTI DEI LAVORATORI

Sono oltre 20 anni che i lavoratori sono sotto attacco: prima la riduzione di 4 punti l’indennità di contingenza, la Scala Mobile, per mano dell’attuale ministro Renato Brunetta, allora socialista (1984), poi l’abolizione della “scala mobile”(governo Amato 1992), poi gli accordi sulla flessibilità (Ciampi 1993), poi la controriforma delle pensioni (Dini) nel 1995, poi il pacchetto Treu (Prodi 1997), poi l’attacco al diritto di sciopero (D’Alema 1999), poi la legge 30 (Berlusconi 2002), poi lo scippo del TFR verso i fallimentari fondi pensione integrativi attraverso la truffa del silenzio-assenso (Berlusconi 2006 - Prodi 2007), poi i protocolli sul welfare per aumentare l’età pensionabile e allungare la precarietà (Prodi 2007). Ora l’attacco frontale al CCNL.

Tutti questi passaggi sono stati “concertati” dai padroni, dai vari governi e dalle burocrazie di CGIL-CISL-UIL spesso con l’appoggio di tutti i partiti, di destra come di “sinistra” (compresi quelli della sedicente “sinistra radicale”).
E’ sempre più chiaro che nei parlamenti e nelle segreterie sindacali i lavoratori non hanno amici.

Con l’indebolimento del Contratto Nazionale ogni anno una percentuale sempre più alta della ricchezza prodotta è stata tolta ai salari dei lavoratori e regalata ai profitti dei padroni.

Nel 1983 il 77% della ricchezza prodotta (il PIL) andava ai salari e il 23% ai profitti, nel 2005 ai salari va meno del 69% mentre ai profitti oltre il 31%. L’8% del PIL in più ai profitti rispetto a vent’anni fa. Una cifra pari a 120 miliardi di euro. Che significa 5 mila 200 euro del salario di ogni lavoratore. E questo ogni anno, tutti gli anni.

Ma questo furto continuo non sazia la fame degli industriali e dei pescecani della finanza, che dopo aver derubato i lavoratori del TFR e delle pensioni, ora vogliono ridurre ulteriormente i salari, e con questo obiettivo tentano ogni giorno di aizzare i lavoratori contro i loro fratelli di classe immigrati per distoglierli dai loro veri nemici: padroni, sindacati di regime, partiti-casta.

Ai padroni che vogliono dividere per meglio comandare va risposto con forza che tra i lavoratori non ci sono stranieri e che l'unico straniero è il capitalismo.

DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

Sulla difesa del CCNL sono in gioco il salario e i diritti per i prossimi venti anni.
Tutto è nelle mani dei lavoratori. Dissentire non basta, è necessario mobilitarsi, informare tutti e tutte, prendere la parola nelle assemblee, contestare i sindacati venduti (come hanno fatto i lavoratori di Mirafiori, di Melfi, di Arese, di Pomigliano), costruire assieme la campagna per la difesa e il rilancio del Contratto Nazionale di Lavoro, costruire comitati di lotta unitari e indipendenti dei lavoratori nei posti di lavoro e nel territorio, per fare della difesa del CCNL una questione sociale, per una nuova stagione di lotte salariali e sociali.

Il Pane e le Rose - foglio di collegamento tra i lavoratori
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ADERISCONO :

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Delegati/e che si riconoscono nel movimento: per un “Coordinamento Nazionale delle RSU”
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Costruiamo il partito comunista rivoluzionario

La crisi economica devastante che dilania il sistema capitalistico dominato dalla borghesia finanziaria e il possibile collasso del sistema che sembra avvicinarsi sempre di più impongono a tutti coloro che si sentono comunisti il dovere della costruzione del partito comunista rivoluzionario.

Il futuro prossimo non sembra avere alternative, o prevarranno le istanze di classe dei lavoratori o ci sarà un esito repressivo della crisi dagli aspetti inimmaginabili e imprevedibili.

Gli interessi di classe dei lavoratori hanno bisogno di uno strumento politico forte, determinato, incorruttibile, gli strumenti sindacali e movimentisti, anche radicali , non hanno alcuna possibilità di arginare l’attacco che il capitale sta scatenando contro i lavoratori.

Costruire il partito comunista presuppone il superamento dell’esperienza storica di Rifondazione Comunista. Il clawnesco gruppo dirigente bertinottiano ha portato al massacro la sinistra di classe partecipando in modo scellerato e capitolardo all’ultimo governo Prodi.

Hanno assecondato la borghesia in tutti i suoi progetti di stabilizzazione, si sono accodati alla guerra imperialista in Afghanistan, hanno votato finanziarie da massacro sociale, hanno svenduto pensioni, salari e milioni di lavoratori in lotta scesi nelle piazze. Alle elezioni si sono presentati senza la bandiera rossa, la falce e martello, l’insegna comunista, sotto l’arlecchinesco simbolo dell’arcobaleno, sono stati giustamente abbandonati dai lavoratori, Rifondazione Comunista è morta, non ha più alcuna credibilità politica e rappresentatività, ciò che rimane di questo partito è solo un residuo di piccoli posti e carrierucole istituzionali che tentano disperatamente di difendere rialzando, in modo ridicolo, la bandiera rossa e la lotta di classe.

Il Partito Comunista da costruire non può basarsi sulle anticaglie e residui burocratici del passato, ma deve costruirsi sui lavoratori, i movimenti di lotta, l’antagonismo sociale, le avanguardie rivoluzionarie, non deve inseguire e perseguire rappresentanze istituzionali o alleanze con i partiti della borghesia( PDL o PD), un partito che abbia come obiettivi fondamentali l’abolizione della proprietà privata, del liberismo, la lotta all’imperialismo, l’abolizione del concordato, la redistribuzione della ricchezza, uno sviluppo compatibile con le esigenze ambientali.


Collettivo Karl Marx Cardarelli
Movimento per la Costituente Comunista/ Unità Comunista

Rete dei Comunisti - Una pericolosa guerra nel Caucaso

E' estremamente pericolosa la guerra che si è riaccesa nel Caucaso tra la Russia (che sostiene le istanze indipendentiste di Ossetia del Sud e
Abkhazia) e la Georgia che si è sentita le spalle coperte dagli USA e dall'Unione Europea per scatenare il proprio avventurismo militare.

E' una guerra pericolosa per moltissimi motivi che sono venuti via via accumulandosi nell'ultimo quindicennio e che hanno mostrato concretamente come il mondo sia ormai entrato pienamente nella fase della competizione globale a tutto campo - inclusa quella militare - tra le varie potenze.

1. Nella drammatica guerra riapertasi nel Caucaso (riaperta perché in realtà è in corso dalla seconda metà degli anni Novanta), la posta in gioco non sono più solo gli oleodotti e le rotte delle risorse energetiche tra Asia ed Europa. Questi ne sono stati il motivo scatenante ma nel tempo si sono accumulati a queste contraddizioni i nuovi squilibri e riequilibri nei rapporti di forza a livello mondiale. In tal senso, il multilateralismo invocato come soluzione a questi squilibri, si rivela più conflittuale di quanto lo fosse stato il bipolarismo USA-URSS prima e l'unilateralismo USA poi.

2. In questi giorni sono in molti a chiedersi le ragioni per cui un satrapo caucasico come l'attuale presidente della Georgia abbia ritenuto di poter scatenare una offensiva militare contro la piccola Ossetia del sud legata alla Russia ed in cui erano presenti centinaia di soldati russi in funzione di peacekeeper sulla base di un accordo internazionale. A questi molti interrogativi sarà bene che se aggiungano altri a chiedersi come mai la data per scatenare la ridicola offensiva militare della Georgia abbia coinciso con quella dell'apertura delle Olimpiadi a Pechino.

La Georgia è un vassallo totalmente dipendente dagli USA. Da essi dipende economicamente, politicamente, militarmente. Dunque gli USA non potevano non sapere le intenzioni di Saakashvili. Perché dunque non hanno fermato l'avventurismo del loro satrapo di turno in un giorno in cui il mondo celebrava un evento di segno completamente diverso come l'apertura dei Giochi Olimpici?

La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi a Pechino- organizzata in modo fastoso nel segno della storia imperiale e secolare del paese piuttosto che in quella del socialismo - ha rivelato al mondo lo status di nuova potenza mondiale della Cina. Dopo giorni di crescenti polemiche e attacchi anticinesi, di fronte alla cerimonia dell'8 agosto tutti gli osservatori mondiali hanno dovuto prendere atto che la Cina oggi è una potenza da rispettare, da temere, da studiare, da non sottovalutare, una potenza capace di prendersi la ribalta internazionale anche in un clima da guerra fredda come quello che respiriamo ormai da mesi. Lo scatenamento della nuova fase della guerra caucasica ha ottenuto l'effetto di oscurare questo evento sul piano politico e di ricondurlo alla sua dimensione sportiva.

3. L'avventurismo militare di un presidente-fantoccio come Saakashvili, indotto e coperto dalle complicità USA (ma anche di parte dell'Unione
Europea) ha aperto così la nuova fase di uno scontro globale tra gli Stati Uniti verso Russia e Cina. Ed erano non pochi in questi anni ad indicare che il terreno di questo scontro non potevano che essere i territori cerniera tra Europa ed Asia centrale.

E' dal 1997 che gli USA attraverso il "Silk Road Strategy Act"(Documento strategico per la Via della Seta) hanno di fatto avviato quella offensiva nell'area fatta di accordi economici tesi ad escludere Russia e Iran dal sistema di pipelines che porteranno le risorse di petrolio e gas dall'Asia centrale in Europa, ma fatta anche di accordi militari come il GUUAM (Georgia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbijan, Moldavia) e interventi bellici come in Afghanistan, in funzione apertamente antirussa e anticinese.

Il 13 luglio 2006 è stato poi inaugurato quell'oleodotto BTC che ha sancito l'esclusione della Russia e dell'Iran dalla nuova Via della Seta (quella degli idrocarburi) per far arrivare gas e petrolio da Baku direttamente nel porto mediterraneo turco di Ceyhan.

Di fronte al fallimento del GUUAM per la defezione di alcuni stati e la controffensiva russa nell'area, gli USA hanno giocato direttamente la carta dell'ingresso nella NATO di Ucraina e Georgia (vedi il recente vertice di
Bucarest) ma si sono trovati di fronte alla riluttanza e all'opposizione delle potenze europee aderenti alla NATO.

In questo caso, i governi europei sono stati più lungimiranti della Casa Bianca, perché se la Georgia fosse entrata nella NATO oggi le truppe e gli aerei dell'alleanza sarebbero già impegnati al fianco di un presidente avventurista nella più pericolosa guerra di questa fase della storia del XXI° Secolo. Assai meno lungimiranti sono stati i governi europei quando si sono resi complici dello smantellamento violento della Jugoslavia e della recente secessione del Kosovo. Sarà bene - in un contesto regionale che tende a farsi sempre più a rischio escalation - non sottovalutare neppure la domanda che si è posto oggi un giornale finanziario: "Quale momento migliore per attaccare l'Iran?".

4. Con il conflitto nelle aspre montagne caucasiche, siamo entrati a pieno titolo nella fase della instabilità e della competizione. Sarà bene che nessuno a sinistra continui a sottovalutare quanto sta accadendo e venga meno alla funzione che i comunisti hanno sempre avuto durante i conflitti bellici che oppongono tra loro le varie potenze: impedire ogni complicità politica, diplomatica, militare, economica del proprio paese con i disegni geopolitici dell'imperialismo e denunciare le conseguenze sociali devastanti della competizione tra le diverse potenze, nessuna esclusa.



11 agosto 2008

la Rete dei Comunisti

martedì 5 agosto 2008

Il dopo congresso PRC

Il congresso di Rifondazione Comunista si è concluso con la vittoria, da molti annunciata, di Ferrero. Ex ministro del governo Prodi che dopo vari mea culpa ha ora incredibilmente mutato la propria posizione sostenendo che bisogna uscire da tutte le giunte, o quasi, per salvaguardale la morale (ma quale?), dove si è alleati con il PD.

Bertinotti , che di fatto ha maturato una ennesima sconfitta, avendo lui sostenuto Vendola ( corrente meridionale del PRC che ora è diviso tra area del nord e area del sud...), può dire addio al suo progetto politico della sinistra arlecchino.

Nel frattempo il PDCI con Diliberto, da buon menscevico, sostiene che sarebbe da pazzi rompere le alleanze con il PD. I Verdi stanno li a guardare un po’ appoggiando il PD un po’ criticandolo...

Summa dei fatti? Siamo proprio alla frutta.

Che senso ha tenere in vita un Partito morto come quello di Rifondazione?
Diliberto ha lanciato la sua costituente dei comunisti, che come volevasi dimostrare ha lo scopo benemerito di voler acquisire la leadership nella ipotetica futura nascita di una nuova sinistra arlecchino...

Nel frattempo il PCL, continua a sostenere la linea di nessun accordo con i morti viventi...il che è comprensibile e anche giusto. Ma occorre mutar linea strategica per lavorare affinché si possa dare luogo ad una vera opposizione comunista.

Ed il resto del movimento è li che si guarda le spalle cercando di capire se ha ancora un senso oggi lottare...

Dimenticavo il legalitario Di Pietro e populista Grilliano che ora addirittura sembrano voler colmare quel vuoto enorme lasciato dai nostri compagni spariti dalle istituzioni che contano e anche dalla piazza..

Dove stiamo andando a finire?

E' possibile oggi dare luogo alla Costituente dei Comunisti?

Ritengo necessario e doveroso un percorso unitario almeno sul campo dell'azione sociale, ma credo che la strada che si è intrapresa sia quella sbagliata.
A questo punto è doveroso chiedersi cosa fare? Stare li ancora a guardare? Ritirarsi a vita privata?
Io credo che un buon passo sia quello di iniziare da zero. Partire dai territori dai quartieri e denunciare e proporre in linea con i nostri principi una idea altra di società.

Siamo alla frutta, ma quella marcia però.

Questo autunno sarà importante sia per alcune parvenze di lotte sociali che ci saranno, sia perché si parlerà di Europee e dove si porrà necessariamente ancora una volta per fini elettorali la creazione di un gruppo unitario!

Dissociamoci da tutto ciò lavoriamo sul territorio attraverso la forma di collettivi, associazioni, gruppi organizzati coordinati da un unico intento quello di cambiare veramente lo stato delle cose.

Il sindacalismo di base a tal proposito, con l'assemblea dei mesi scorsi a Milano ha dato un buon segnale, ovvero quello della necessità di dover mutare strategia di porre fine alla frammentazione politica. Ma purché il tutto avvenga con coerenza.

Fino a quando Rifondazione e il PDCI continueranno ad avere vita, ritengo personalmente infattibile qualsiasi percorso unitario con tale strutture politiche autrici della disfatta della sinistra Italiana.

Il percorso unitario deve essere intrapreso solo con chi è stato alla opposizione chi non si è mai venduto per le poltrone, e queste soggettività politiche esistono.
Ma perché ciò sia fattibile occorre evitare la chiusura nel proprio giardino di casa proclamando di essere la guida della Classe Comunista Italiana.

Le costituenti lanciate sino ad ora sono state solo dei proclami, che per ragioni oggettive di difficoltà organizzative ed anche economiche diversamente avranno seguito immediato.
Occorre invece lavorare nel territorio dal basso , con umiltà !
Nessuna alleanza con il PRC con il PDCI , lasciamoli marcire nelle loro false convinzioni, Ferrero, Vendola, Diliberto non rappresentano un bel niente. Anzi il suggerimento che darei a loro è quello di entrare nel PD e fare una corrente di opposizione all'interno di quel partito di ex comunisti!

Marco Barone