venerdì 11 novembre 2011

Elezione del Comitato Centrale del PdCI

Il  VI  Congresso Nazionale del PdCI che si é svolto a Rimini dal 28 al 30 ottobre rappresenta indubbiamente un grande successo politico.
Il Pdci torna protagonista del dibattito politico dopo anni di oscuramento mediatico e di sistematica emarginazione.
La linea politica presentata al congresso dal Segretario nazionale Oliviero Diliberto all’insegna della parola d’ordine dell’unità ha consentito di realizzare una svolta profonda, molto apprezzata nel Partito e in tutto il centrosinistra.
Unità democratica per battere Berlusconi, unità della sinistra con SEL e unità dei comunisti per superare le divisioni  tra il PdCI e il PRC.
Questa proposta ha riscosso un ampio consenso dei delegati  ed è stata approvata praticamente all’unanimità al termine del Congresso.
Il PdCI auspica che a partire dal prossimo congresso di Rifondazione vi possa essere una risposta positiva e si possa avviare il processo per la riunificazione dei partiti comunisti in un solo partito.
In ogni caso, i Comunisti italiani continueranno a battersi con tenacia e coerenza per l’affermazione di una scelta unitaria in forte connessione con il sentire comune del popolo comunista, a prescindere dai partiti di  appartenenza.
L’unità dei comunisti è lo strumento essenziale per unire la sinistra e per dare voce, forza e rappresentanza alle istanze popolari.
La crisi drammatica che vive il paese ormai ad un passo dal disastro finanziario, l’aumento della     disoccupazione  e della precarietà, il futuro dei giovani senza prospettive, il pauroso abbassamento delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone, la crescita spaventosa della povertà, il declino pauroso del Mezzogiorno richiedono una ripresa della sinistra e dei comunisti per rappresentare i lavoratori,  i ceti popolari e le fasce sociali più deboli.
In Calabria, forse più che altrove, si avverte questa necessità. Siamo in una regione fortemente segnata dall’abbandono, dal degrado, dalla disoccupazione e dall’illegalità.
Per questo è forte e pressante l’esigenza di un rilancio dell’azione politica dei comunisti sul territorio per ridare voce e speranza a chi soffre e viene privato dei più elementari diritti.
Un compito arduo da far tremare le vene e i polsi che dovremo affrontare  utilizzando al meglio le forze di cui disponiamo.
E’ un compito che dovrà essere svolto innanzitutto dall’ampia delegazione che rappresenterà il PdCI della Calabria nel Comitato Centrale del Partito dei comunisti Italiani. Sono nove gli eletti della Calabria in un Comitato Centrale composto da 140 componenti a testimonianza e conferma del peso politico crescente che riveste il partito calabrese nel quadro nazionale del PdCI.
I componenti calabresi nel Comitato Centrale del PdCI sono: Michelangelo Tripodi, Filippo Benedetti, Lorenzo Fascì, Rosanna Femia, Giovanni Guzzo, Claudio Massimilla, Girolamo Tripodi, Michele Tripodi, Saverio Valenti.
Una delegazione rappresentativa dei territori, composta da dirigenti di provata esperienza e da giovani che si affacciano per la prima volta alla ribalta nazionale che insieme costituiranno il fulcro fondamentale per la ricostruzione del Partito Comunista nella regione Calabria.


                                                                                       L’UFFICIO STAMPA DEL PdCI CALABRIA

ASP Reggio cancella il diritto alla salute

L’atto aziendale dell’ASP di Reggio Calabria, con i  suoi cervellotici provvedimenti, non garantisce i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e sancisce di fatto un’interruzione di pubblico servizio.
La dott.ssa Squillacioti, nella foga di accontentare il capo e spinta da una parte all’altra nella continua rincorsa a gratificare la pletora di clienti che popolano il centrodestra e che sono legati agli interessi lucrosi, e spesso inconfessabili, esistenti nella sanità pubblica e privata, si  dimentica totalmente di quelli che sono i problemi reali della sanità nella provincia di Reggio Calabria e assume atti aziendali  che si rivelano uno peggiore dell’altro.
L’ultimo atto aziendale presentato in ordine di tempo rappresenta un ulteriore attacco alla sanità pubblica e ai diritti degli ammalati.
E’ come la toppa che è peggiore del buco: dietro il paravento del piano di rientro e delle ristrettezze finanziarie si nascondono le più vergognose operazioni clientelari che mai siano state realizzate nella sanità reggina che, ancora più di prima, continua ad essere terreno di conquista delle lobby affaristiche e dei gruppi di potere, come dimostrano anche le recenti indagini della magistratura reggina, vedi indagine denominata operazione “Reggio Nord”, ecc., che hanno scoperchiato il pentolone delle illegalità, degli intrecci e degli interessi sporchi che si annidano nella sanità reggina.
Quello che sta avvenendo è davvero sconcertante.
Il rapporto quattro posti letto ogni mille abitanti è stato completamente cancellato nella provincia di Reggio Calabria, mentre in altre realtà provinciali si attribuiscono i posti letto che non vengono assegnati a Reggio.
Le unità operative complesse compaiono e scompaiono a seconda dell’appartenenza del primario: se è un amico allora gli lasciamo la struttura complessa anche senza posti letto, se non lo è peggio per lui.
Nel comprensorio della Locride si registra una vera e propria falcidie di posti letto e di servizi.
Ma, il dato più clamoroso e più negativo riguarda la Piana di Gioia Tauro,  dove a fronte di circa 600 posti letto spettanti ne vengono assegnati poco più di 200, cioè circa il 30 % di quanto stabilito dalla legge. Ciò significa che in quel territorio i 160.000 cittadini residenti avranno meno diritti rispetto agli altri cittadini della Calabria e avranno minori servizi e minori prestazioni, tanto che non saranno sicuramente garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza e si potrebbe prefigurare un interruzione del pubblico servizio. Lo stesso discorso si può fare per la Locride.
Credo che ad ogni persona di buon senso sorge spontanea la domanda: ma dove sono andati a finire i posti letto della Piana di Gioia Tauro e della Locride?
Basta fare una rapida ricognizione sul quadro regionale e si vedrà che sono stati utilizzati in altre aree e in altri territori, nella sanità pubblica ma soprattutto nella sanità privata, creando una disparità di trattamento ed una sperequazione chiaramente inaccettabile in un campo così sensibile e delicato come quello della salute delle persone.
A questo punto è necessario cambiare profondamente l’atto aziendale dell’ASP di RC, introducendo radicali modifiche e aprendo, innanzitutto, il confronto con il territorio, con le amministrazioni comunali e con i rappresentanti delle organizzazioni sociali e sindacali per  mettere in campo uno strumento che sia davvero utile e capace di rispondere ai bisogni sanitari dei cittadini.

Reggio Calabria, 9.11.2011
                                                                       IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
                                                                                 MICHELANGELO TRIPODI 

Decreto GIP Cosenza su querela SEI

Sono lieto di comunicare che dopo oltre tre anni di contenzioso giudiziario la giustizia ha fatto il suo corso ed ha espresso il suo insindacabile giudizio.
 La SEI, società che vuole imporre la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche, ha perso la causa che aveva intentato contro il sottoscritto presso il Tribunale di Cosenza.
Infatti, il GIP del Tribunale di Cosenza ha emesso   il decreto con il quale viene definitivamente archiviata la querela per calunnia e diffamazione a mezzo stampa che la SEI ha aveva presentato nei miei confronti.
Il GIP dott. Livio Cristofano, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero dott.ssa Donatella Donato, ha, quindi, stabilito che da parte mia non vi fu né calunnia né diffamazione nei confronti della SEI.
A tal proposito voglio ricordare che la SEI aveva ritenuto di presentare atto di denuncia-querela contro di me perché considerava calunniose e diffamatorie alcune mie affermazioni contenute in un comunicato stampa del 23 settembre 2008 con il quale salutavo con soddisfazione la richiesta della SEI di sospensione della procedura attivata per il rilascio della valutazione d’impatto ambientale.
In particolare la SEI, nella sua denuncia-querela, aveva ritenuto calunniose e diffamatorie le seguenti frasi: “…la sciagurata idea che era stata messa in  piedi dalla multinazionale svizzera SEI è stata sonoramente battuta...”, ancora “Le lobby degli affaristi e dei grandi gruppi finanziari che, con l’accordo e la convivenza di forze malavitose, pensavano di potere continuare, nella logica della rapina e del saccheggio, a derubare e deturpare il territorio a danno e discapito dei cittadini e della salute sono state fermate e sonoramente sconfitte.”, e “Del resto, oltre al gravissimo impatto ambientale (…) Adesso che questo strano, fosco e turbe disegno è stato bloccato (…)”.
Ebbene , la decisione conclusiva di archiviazione da parte del GIP, sgombra definitivamente il campo e stabilisce che quelle frasi non contenevano né calunnia né diffamazione, ma erano espressione di una libera manifestazione di pensiero sotto forma di severa critica e di denuncia politica.
Non so se dopo questa sconfitta la SEI sarà indotta a ripensare le proprie strategie aziendali e a riconsiderare il progetto riguardante l’area ex Liquichimica di Saline Joniche. Una cosa, però, è certa: non saranno più tollerati comportamenti e atteggiamenti di tipo neocoloniale lesivi della dignità e dell’autonomia del popolo e del territorio.
Infine, mi corre l’obbligo di ringraziare pubblicamente il prof. avv. Nunzio Raimondi che, insieme ai suoi collaboratori, ha brillantemente esercitato la mia difesa ottenendo un risultato eclatante che, con la chiara sconfitta della SEI e dei suoi interessi, rappresenta il ristabilimento della verità e rafforza la lotta di tutti quelli che si battono con tenacia e determinazione contro un impianto altamente devastante e inquinante.
Tre anni fa di fronte all’azione giudiziaria della SEI non mi sono fatto intimidire e non ho ceduto di un passo. Ciò mi consente con più forza di ieri di poter ribadire anche oggi, con uguale e rinnovato vigore, il mio netto e chiaro NO alla centrale a carbone di Saline Joniche.

Reggio Calabria, 7.11.2011
                                                                                        IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
                                                                                                  MICHELANGELO TRIPODI

Comunicato congiunto PdCI - IdV Reggio Calabria

La drammatica situazione finanziaria e morale del comune di Reggio causata dal palese fallimento del famigerato “modello Reggio” di Scopelliti e del PDL impone l’assunzione di precise responsabilità e di chiare scelte e opzioni politiche.
E’, quindi, presente, in modo dirompente, la necessità, ovviamente tutt’altro che facile e scontata, di ricostruire l’unità del centrosinistra reggino.
Un’esigenza che si frappone al profondo degrado morale e al totale scadimento etico provocati dal tragico decennio del centrodestra cittadino.
Decennio culminato con il buco finanziario costituito dal debito di centinaia di milioni di euro certificato, per difetto, dagli ispettori ministeriali.
Tutto ciò impone al Partito Democratico di fare delle scelte di campo: senza ipocrisie o inutili galleggiamenti.
In questi mesi, IdV e PdCI hanno portando avanti una coerente battaglia di opposizione, sia nel civico consesso che nella società reggina, basata sul binomio: impietose critiche mirate e contestuali proposte concrete per voltare pagina.
Abbiamo ripetutamente evidenziato come l’offerta elettorale del PD alle recenti elezioni amministrative, visti i numeri della lista e dell’aggregazione, non si poteva definire esaltante e, proprio per questo, avevamo auspicato la necessità di ricostruire, con i modi e i tempi opportuni e necessari, un terreno unitario sul quale ripartire, mettendo le basi per la nascita di un centrosinistra coeso e rinnovato nella città di Reggio Calabria. La propensione e la pratica dell’unità del centrosinistra, come noto, sono componenti fondamentali della storia politica e del dna sia di IdV che del PdCI.
Pertanto, la nostra idea si basava e si basa sulla necessità di ricostruire l’unità del centrosinistra partendo da pochissime, e per molti versi ovvie, considerazioni.
In tal senso, è fondamentale costruire leadership sulla base di idee e progetti concreti. Quindi, non si può frapporre nessuna ridicola leadership, precostituita e assolutamente auto-referenziale, oltre che sonoramente bocciata dall’elettorato.
Contestualmente, rispetto ai contenuti politico-programmatici reputiamo fondamentale squarciare il velo di ipocrisia e complicità, purtroppo, spesso trasversali, rispetto al tema delle società miste comunali (Multiservizi, Leonia, Reges e Recasi) che, anche come evidenziato da importanti inchieste della Magistratura, rappresentano una palude melmosa: il vero coacervo di pesanti e poco limpidi interessi strettamente legato alle enormi collusioni politico-mafiose della città di Reggio Calabria, sul quale si gioca il futuro amministrativo della città.






Ebbene nonostante quanto premesso, il PD non ha assunto un’iniziativa politica unitaria e di ampio respiro.
E’, a nostro avviso, infatti, necessario rilanciare una proposta politica, forte e credibile, che serva a dare voce e visibilità a quegli ampi settori che altrimenti punteranno su altre modalità di rappresentanza al di fuori della tradizionale offerta politica.
Altresì, è necessaria un’azione politica che deve essere continuamente verificata nelle procedure e nella sostanza, nella partecipazione e nel controllo di ciò che fa chi amministra in una logica di investimento nel capitale sociale che serva ad innervare la democrazia e a farla funzionare meglio.
Tutto ciò aiuta ad evitare di farsi trascinare da inutili rancori e odi personali.
Questa è la sfida che lanciamo al Partito Democratico.
A meno che il PD reggino non pensi ad una sorta di nefasta auto-sufficienza, di veltroniana memoria, che, però, con il misero 9% dei consensi ottenuti in città, fra l’altro, grazie all’exploit dei tre giovani e bravi consiglieri comunali, non potrà, oggettivamente, rappresentare la base numerica per costruire un’indispensabile alternativa, seria e credibile, al fallimento del PDL e di Scopelliti.
Un PD debole equivale ad un centrosinistra debole.
Se la divisione del centrosinistra rappresenta la linea politica assunta dal PD ce ne faremo una ragione e comunque avremo avuto il merito di fare vedere al popolo del centrosinistra, senza infingimento alcuno, chi vuole, realmente e concretamente, costruire l’unità e chi la predica a parole ma fa di tutto per non realizzarla.
Evidentemente, in questa circostanza, nessuno potrà continuare, in maniera abusiva, a millantare di rappresentare e parlare in nome e per conto del centrosinistra, poiché si tratterebbe semplicemente di un pezzo di centrosinistra.
Vale a dire, tutto ciò che non si dovrebbe fare in una realtà distrutta dal malgoverno di Scopelliti, del PDL e del centrodestra.

 Reggio Calabria lì 6 novembre 2011

Aldo De Caridi                                                                               Ivan Tripodi
   Segretario cittadino IdV                                                        Segretario cittadino PdCI

venerdì 4 novembre 2011

Iniziativa pubblica PdCI: Cominciamo da noi

Ci siamo, ripartono nella piazzetta antistante l’istituto d’Arte, dove li avevamo lasciati gli incontri di dibattito pubblico “Cominciamo da noi…” questa volta il tema dell’incontro sarà il patrimonio artistico e culturale della nostra città di Vibo Valentia, il titolo dell’incontro : “il futuro è quello che già possediamo: recupero del patrimonio artistico e culturale come via di sviluppo”.
A dare il via alla discussione, aperta come al solito a tutti quelli che volessero intervenire, saranno: la dott.ssa Maria Teresa Iannelli direttore del museo archeologico statale di Vibo Valentia, l’arch. Marcello De Vita assessore alla cultura del comune di Vibo Valentia, il professore Giacinto Namia già preside del liceo classico M. Morelli, Manuel Zinnà studente di archeologia e coordinatore provinciale dei giovani dell’IdV. Modera il dibattito Francesco Colelli coordinatore provinciale della Federazione Giovanile Comunisti Italiani.
Un appuntamento a cui tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti della città di Vibo Valentia non possono mancare, invitiamo quindi tutti a partecipare ed a intervenire al dibattito.
Vi Aspettiamo nella mattinata di sabato 5 novembre alle ore 10.00, davanti l’istituto d’arte per dibattere con noi per il futuro della nostra città, ricca di tesori spesso abbandonati e che potrebbero da soli dare una forte scossa anche allo sviluppo economico del nostro territorio.
Partito dei Comunisti italiani – Vibo Valentia
Federazione giovanile comunisti italiani – Vibo Valentia

martedì 1 novembre 2011

Replica al consigliere Rocco

Accogliamo con molto piacere la replica del consigliere comunale Rocco al nostro precedente intervento sul quotidiano, che voleva far tornare all’attenzione dei media e degli amministratori la situazione disastrosa in cui versa la frazione di Triparni. Obiettivo centrato parzialmente però, perché non vogliamo sicuramente avviare diatribe personali che portino alla ribalta singoli personaggi politici, ma vorremmo unire tutti nella lotta per i diritti dei cittadini di Triparni.
Evidentemente toccato, ed infastidito, dalla nostra nota critica a lui rivolta si è sentito di illustrare, di nuovo con il suo modo di fare da spot pubblicitario, il suo impegno come esponente politico. Sicuramente noi comunisti e il consigliere Rocco abbiamo un concetto di “fare politica” diverso. Noi non ci sogneremmo mai infatti di dire “grazie al nostro impegno” abbiamo ottenuto quello che alla fine è un semplice “diritto dei cittadini”. Parliamo di diritti infatti e non di “favori personali”. Tra l’altro molti sono i dubbi sui meriti personali del consigliere Rocco per i recenti lavori eseguiti nel territorio di Triparni.
Noi vogliamo solo quello che ci tocca per diritto e sicuramente è un nostro diritto avere una strada provinciale asfaltata e percorribile e non una provinciale che somiglia ad una mulattiera! Sicuramente è un nostro diritto chiedere ed ottenere un’entrata del paese più ospitale e non quella spaventosa frana. È sicuramente un nostro diritto veder rispettata la nostra dignità di cittadini. Ma non perché sono i comunisti a chiederlo o il singolo esponente politico, ma semplicemente perché è un diritto di ogni cittadino!
A questo punto allora anche noi ci sentiamo di dover ringraziare il presidente De Nisi per aver asfaltato la strada provinciale dopo “appena soli due mesi” dall’inizio dei lavori. Aver lasciato, in quei tratti di asfalto appena fatto, la strada senza cunette che sicuramente permetterà all’acqua piovana di inondare la strada durante le piogge e rendere il manto stradale più scivoloso. Ma lo vogliamo ringraziare anche per quei simpatici ed enormi “cespugli” che hanno la tripla funzione di coprire le cunette (quelle rimaste), di dare un’impronta di verde ad una strada altrimenti triste e di rendere arduo il passaggio dei pedoni sul marciapiede!
Ma non vogliamo dimenticare di ringraziare il nostro sindaco (che potrebbe rimanerci male se non lo nominiamo) per quelle lastre di eternit ai bordi della provinciale stessa, vicino ai cassonetti, che ancora ci tengono compagnia e ci fanno sperare in un futuro di tutta salute!
Rivolgendoci ancora al consigliere Rocco vogliamo spiegare il perché il giornale non fa riferimenti a “persone” ma al partito dei comunisti italiani quando viene pubblicato qualche nostro intervento. Senza entrare nel merito delle metodologie di decisioni interne al partito, vogliamo spiegare al consigliere una cosa semplice: il funzionamento dei “partiti politici”, quelli seri! La sua storia politica, con vari passaggi da questo a quel partito, probabilmente non gli ha permesso di capire questi meccanismi. Un partito che lavora in modo serio ed unitario, quale è il PdCI di Vibo Valentia, si esprime e si espone in modo totale al pubblico senza personalismi o ricerche di popolarità dei singoli. Per cui quando un articolo è firmato PdCI, non vuol dire che è anonimo, anzi tutto il contrario, vuol dire che l’idea di quel partito viene trasmessa e resa pubblica ai non esponenti del partito stesso. Il partito tutto si assume la responsabilità delle dichiarazioni fatte in pubblico, è un gruppo intero che si muove all’unisono. E nel nostro caso è anche un gruppo giovane, con dirigenti giovani, pieno di entusiasmo e di passione politica.
Per quanto riguarda il confronto personale e pubblico richiesto dal consigliere Rocco, gli assicuriamo che il PdCI non tarderà a dibattere con lui e con altri esponenti politici e non, nel territorio della frazione di Triparni. Questo non per dar spazio a sfide personali, ma perché sicuramente sarebbe un momento culturale e politico molto importante per la frazione stessa. Un punto di partenza per la rinascita sociale e culturale di questa frazione abbandonata dalle istituzioni. Un momento sicuramente arricchito dall’eventuale presenza del consigliere Rocco, unito nella discussione al gruppo del PdCI e dei cittadini per dibattere delle problematiche attuali.
Detto ciò, preferiamo come nostro solito, non rispondere più ad eventuali controrepliche del consigliere Rocco, per non scadere in uno scontro che sia più di tipo “politico-personale” che “critico-costruttivo”. Questo e qualsiasi tipo di dibattito, anche tenuto con toni “aspri” deve essere costruttivo e bisogna avere la capacità di saper cogliere gli spunti giusti da tutte le discussioni. La politica come la intendiamo noi infatti non è uno scontro personale tra chi ha più voti, ma una sfida nell’interesse comune che mira a raggiungere obbiettivi concreti nell’interesse del cittadino e, quando gli obiettivi vengono raggiunti, la vittoria è di tutti.
 
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo valentia

lunedì 31 ottobre 2011

Sostegno del PdCI e partecipazione al sit-in/raccolta firme per la lapide del partigiano Papandrea

Liberiamo il partigiano Saverio Papandrea.        
Questo è quello cui siamo chiamati a fare la mattina di sabato 29 ottobre. Per cui noi del PdCI saremo in piazza Garibaldi a Vibo Valentia, insieme all’ANPI l’associazione promotrice dell’evento, per partecipare ed offrire tutto il nostro sostegno al sit-in ed alla raccolta firme per ridare la dignità che merita alla memoria del compagno partigiano Saverio Papandrea.
Dopo i numerosi interventi sui quotidiani e gli ultimatum lanciati all’amministrazione comunale è arrivata l’ora di muoversi in modo più concreto ed efficace, per superare quel muro di silenzio da parte dell’amministrazione stessa che sembra non voler capire cosa rappresenta per Vibo Valentia quella lapide che ricorda il partigiano Papandrea. Un compagno morto eroicamente per difendere la sua brigata da un attacco nazista, immolatosi per far si che i suoi compagni si potessero salvare, un partigiano dal cuore d’oro e dotato di enorme coraggio.
In un momento difficile come quello che l’Italia sta attraversando ci sembra più che giusto ricordare chi in passato ha lottato per far venir fuori l’Italia dal suo periodo più buio, il ventennio fascista. Il suo ricordo ci può dare speranza per il futuro, ma soprattutto ci insegna a lottare per un futuro migliore.
Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, per onorare la sua memoria, è lottare affinché venga “liberato” dal quel gazebo che lo imprigiona e far si che la lapide commemorativa ritorni ad avere la visibilità e la dignità che merita.
L’appello è quello di scendere tutti in piazza per partecipare al sit-in ed alla raccolta firme per la liberazione “del partigiano Saverio Papandrea” tutti insieme, associazioni, partiti e cittadini per far sentire la nostra voce e arrivare a vincere questa battaglia civile.
Partito dei Comunisti Italiani – Vibo Valentia

giovedì 27 ottobre 2011

NO carbone day

Il Partito dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria aderisce alla giornata nazionale di mobilitazione “NO CARBONE DAY” contro il carbone e parteciperà al presidio che si terrà sabato 29 ottobre davanti ai cancelli dell'ex Liquichimica di Saline Ioniche per ribadire in modo fermo e deciso il nostro NO alla centrale a carbone di Saline: un’impianto impianto dannoso, inquinante e devastante che rappresenterebbe la pietra tombale sul futuro del territorio del basso jonio reggino.
Il PdCI si unisce  in questa battaglia alle popolazioni locali, ai sindaci dell'area grecanica, agli enti locali, alle associazioni ambientaliste e di salvaguardia del territorio che già in diverse occasioni hanno manifestato il loro netto rifiuto nei confronti di quest’opera che si vuole imporre a tutti i costi per soddisfare gli interessi rapaci di chi vuole realizzare solo i propri profitti. Il PdCI reggino il 29 ottobre sarà accanto ai cittadini, alle associazioni ed ai comuni che si battono contro questa scelta scellerata calata dall'alto, che mette a serio rischio la salute dei cittadini e che umilia il territorio.
Una scelta che è stata avallata anche dal colpevole assenso del governo Berlusconi-Bossi che in tal modo dimostra ancora una volta di considerare la nostra regione alla stregua di una pattumiera nella quale si può buttare di tutto.
Respingiamo con forza e con sdegno questo disegno criminale contro il popolo e contro il territorio che aggredisce uno dei territori più belli della provincia di Reggio Calabria..
Per Saline Joniche e per i comuni vicini ci vuole ben altro. In particolare occorre  uno sviluppo basato sulla salvaguardia del territorio, sul turismo, sulla valorizzazione dei prodotti e delle colture tipiche, che crei lavoro sicuro, stabile, un modello, basato sulle nuove energie rinnovabili, alternativo e sostenibile.

Partito dei Comunisti Italiani
Reggio Calabria, 26 ottobre 2011

Sostegno del PdCI alla lotta di Verbicaro

I Comunisti Italiani della Calabria sono incondizionatamente vicini alla giusta lotta portata avanti dal coordinamento dei disoccupati di Verbicaro e dell’Alto Jonio cosentino, i quali protestano contro la vergognosa insensibilità della giunta regionale guidata da Scopelliti, che non ha proceduto all’attuazione di alcuni specifici progetti occupazionali che riguardano circa 70 lavoratori.
L’azione di lotta portata avanti dai disoccupati è sfociata nella decisione, assunta da circa una settimana, di salire sul campanile della chiesa di S. Giuseppe di Verbicaro.
Nonostante i vari incontri e le promesse verbali, i disoccupati hanno deciso di proseguire l’azione di lotta e la permanenza nel campanile della chiesa che sta ospitando, con grande senso di solidarietà, la drammatica protesta dei disoccupati.
La battaglia per il lavoro dei disoccupati di Verbicaro è la battaglia di tutta la Calabria che vuole cambiare l’attuale condizione e che lotta contro il palese tentativo, portato avanti dal PDL di Scopelliti, di trasformare la Regione in una indegna macelleria sociale.
I Comunisti Italiani calabresi sono, pertanto, fino in fondo e senza alcuna esitazione, accanto ai coraggiosi disoccupati di Verbicaro e alle loro sacrosante rivendicazioni.

Michelangelo Tripodi (segretario regionale PdCI) 
Reggio Calabria, lì 23 ottobre 2011



Aggressione alla stampa

Gli episodi di vera e propria intimidazione nei confronti di alcuni giornalisti ed operatori radiotelevisivi avvenuti durante lo svolgimento dell’odierno Consiglio comunale di Reggio Calabria, rappresentano una gravissima minaccia al normale esercizio della libertà di stampa.  Libertà di stampa che, fino ad oggi, nonostante il comportamento anti-democratico tenuto dal sindaco Arena, è ancora costituzionalmente garantita. Anzi, è bene ricordare, si tratta di un pilastro della nostra democrazia.
Pertanto, la decisione, dispotica e intimidatoria, adottata da Arena, il quale ha inviato la Polizia Municipale per procedere all’identificazione di un giornalista del Corriere della Calabria e dell’operatore della troupe televisiva di Telereggio, rappresenta un episodio gravissimo ed inquietante. Si tratta di pericolosi segnali, tangibili e drammaticamente concreti, che evidenziano la mancanza del benché minimo rispetto delle basilari regole democratiche. Un triste punto di non ritorno.
Siamo arrivati ad un momento nel quale la libera stampa - colpevole, nei fatti, di informare la cittadinanza sull’enorme disastro amministrativo e sulla voragine finanziaria causati dal PDL di Scopelliti e Arena - non può svolgere la sua funzione e il suo ruolo.
Ci troviamo di fronte a fatti ed episodi di una gravità eccezionale che si inseriscono in una strategia, scientemente studiata, che mira a imbavagliare, anche a Reggio, la stampa e i giornalisti.
Ovviamente questo disegno non passerà, poiché troverà un muro invalicabile costituito dalla stragrande maggioranza del popolo libero, a partire dai Comunisti Italiani.
In tal senso, siamo vicini a tutti i giornalisti e a tutte le testate per quanto accaduto e li invitiamo a proseguire nel loro difficile impegno e nel duro lavoro quotidiano per informare ed informarci su tutto lo sfascio provocato dal decrepito “modello Reggio”: un modello utilizzato per truffare e rubare il denaro pubblico e della collettività.
Infine, suggeriamo al sindaco Arena, evidentemente particolarmente acerbo nella conoscenza della Costituzione, sulla quale, però, da sindaco, ha solennemente giurato, di andare a leggere e, eventualmente, imparare a memoria l’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.
E’ evidente che ne ha tanto ed enorme bisogno.

Partito dei Comunisti Italiani 
Reggio Calabria lì 21ottobre 2011

Sciogliere le società miste a Reggio

Le pesantissime macerie provocate dal disastro finanziario e dal fallimento del “modello Reggio” di Scopelliti e Arena, con il pesantissimo buco di oltre 170 milioni di euro rilevato ufficialmente dagli ispettori del Ministero dell’Economia e Finanze, rischiano di travolgere ed affossare definitivamente la città e tutti i soggetti che, a qualsiasi titolo, hanno avuto rapporti con l’amministrazione comunale.
E’, assolutamente, insopportabile, sotto ogni punto di vista, il vergognoso “trattamento” che stanno subendo i lavoratori della Multiservizi.
Come noto i lavoratori della Multiservizi non percepiscono gli stipendi dal lontano mese di agosto. Si tratta di una situazione assurda e inammissibile. Un’insostenibile condizione di difficoltà e disperazione che sta drammaticamente mettendo in ginocchio centinaia di famiglie che non hanno alcuna fonte di reddito.
La prima richiesta che formuliamo è che tutti i lavoratori vengano pagati immediatamente, liquidando le spettanze dovute, che ammontano ormai a tre mensilità di stipendio.
Ma ciò non basterà perché ormai è un susseguirsi di ritardi, inadempienze, sprechi e buchi di bilancio.
E’, quindi, venuto il momento di fare definitivamente chiarezza rispetto a questi carrozzoni clientelari che sono state le società miste. Società come la Multiservizi che, secondo quanto accertato dalla Procura della Repubblica Italiana di Reggio Calabria, in una recente inchiesta, aveva tra i soci privati, addirittura, le cosche della ‘ndrangheta reggina.
Vale a dire, una vergogna politica e morale: senza se e senza ma.
Insomma, fatti ed episodi gravissimi che ci impongono di dire, una volta per tutte, basta.
In tal senso, i Comunisti Italiani chiedono, ufficialmente, che si chiuda, rapidamente, la tristissima stagione delle società miste, a partire da Multiservizi, Leonia, Reges e Recasi.
Si proceda, pertanto, alla necessaria salvaguardia di tutti i posti di lavoro, nessuno escluso, attraverso l’assunzione e il rapido assorbimento di tutti i lavoratori negli organici del Comune di Reggio e, contestualmente, alla formalizzazione dell’uscita del Comune da queste società. Non c’è più tempo da perdere.
E’, infatti, inaccettabile che il Comune di Reggio continui a mantenere in vita società che, nei fatti, hanno provocato costi, esorbitanti e ingiustificati, per la collettività a fronte di servizi insufficienti o, in alcuni casi, inesistenti.
La grande mangiatoia sulla pelle dei reggini deve immediatamente finire.
Con il ritorno alla gestione diretta dei servizi comunali che noi chiediamo ci sarà sicuramente una fortissima riduzione delle spese enormi ed ingiustificabili che sono state causate dal saccheggio di risorse pubbliche operato dalle società miste. 
Si apra, quindi una nuova stagione che rimetta al centro i reali interessi della città, dei reggini e degli esausti lavoratori che attendono gli stipendi. Stipendi che servono, semplicemente, per sopravvivere.
E’ questa la limpida e lineare posizione del Partito dei Comunisti Italiani che, come la stragrande maggioranza dei reggini, è stanco di assistere al disastro amministrativo provocato dal centrodestra e dal Pdl di Scopelliti e Arena e sulla quale chiede il consenso e l’adesione di tutta la cittadinanza.
Se la nostra richiesta non sarà accolta, il PdCI proporrà alle altre forze della sinistra di promuovere congiuntamente un referendum popolare per l’abolizione delle società miste e per rompere un sistema di potere clientelare e affaristico che taglieggia i lavoratori e mortifica la città.

Partito dei Comunisti Italiani 
Reggio Calabria lì 19 ottobre 2011

venerdì 21 ottobre 2011

Eletto il segretario e il nuovo direttivo della sezione di Vibo Valentia

Nei giorni scorsi si è riunito il direttivo cittadino della sezione del Partito dei Comunisti Italiani chiamato a raccolta per l’elezione del segretario cittadino in seguito al congresso svoltosi qualche giorno prima in cui erano stati convocati tutti gli iscritti per il rinnovo degli organismi dirigenti.
Il direttivo eletto il giorno del congresso è così composto: Nicola Iozzo, Filippo Benedetti, Francesco Colelli, Francesco Masè, Alfredo Federici, Francesco Cortese, Giuseppe Borrello, Giuseppe Ambrosio, Aurelio Raniti, Giovanni De Sossi e Giuseppe Condoleo.
Il direttivo all’unanimità ha riconfermato il segretario uscente Nicola Iozzo.
Questa conferma rimarca la volontà di proseguire con quel progetto politico iniziato due anni e mezzo fa dal PdCI di Vibo Valentia, e cioè quell'idea di far posto ai giovani nella politica.
Giovani appunto, quello che forse è la novità maggiore in questo nuovo direttivo cittadino, un gruppo unito e con tanta voglia di fare che già nel passato si è fatto notare per le iniziative prodotte.
Iniziative che contiamo di riprendere al più presto, come i dibattiti aperti al pubblico e i vari banchetti informativi sui temi e sui problemi che interessano la gente. Perchè l'obbiettivo dei compagni del PdCI è proprio quello tornare a parlare alla gente e con la gente, per sentire quali sono i loro bisogni e le difficoltà dei cittadini. Un modo di fare politica che rifiuta i compromessi e gli accordi sottobanco e promuove la politica dei contenuti e dei temi che più interessano alla piazza.
Questo nuovo direttivo risulta significativo a testimonianza del fatto che esiste ancora e vive in molti giovani il pensiero, la dottrina, la dignità di un popolo comunista che si pone come obbiettivo primo cambiare lo stato di cose presenti.

Calato di nuovo il silenzio su Triparni

Dopo un periodo di forte presenza mediatica è calato di nuovo il silenzio sui molteplici problemi che interessano la piccola cittadine del comune di Vibo Valentia. Ma ad un mese di distanza dagli appelli lanciati sul quotidiano da alcuni cittadini, dal capogrupppo del Pd al consiglio comunale Michele Soriano e da noi del PdCI (non era la prima volta che ci occupavamo di Triparni) niente si è mosso, nemmeno la più semplice operazione di manutenzione ordinaria è stata fatta!
A che serve allora rivolgerci ai nostri amministratori ci chiediamo? Ma soprattutto perché certi amministratori, se non hanno voglia di rispondere alle domande dei cittadini, si candidano a rappresentarli e si battono per occupare un posto di comando, salvo poi scaldare la poltrona su cui ci si è comodamente seduti?
Ormai stiamo veramente perdendo la speranza, la rabbia sale come del resto in ogni altra parte d’Italia. I cittadini si sentono abbandonati dalle istituzioni che sono cieche e sorde ed in alcuni casi, come ad esempio comune e provincia di Vibo, anche mute. Dovunque il centrodestra sta distruggendo la storia e non rispetta i territori, ma d’altronde anche alcuni governi del centrosinistra come il nostro della provincia, stanno combinando di tutto e di più, tranne appunto che governare nell’interesse dei cittadini!
Ma noi comunisti siamo dei testardi e per l’ennesima volta vogliamo portare all’attenzione di questi “politicanti” gli innumerevoli problemi che il territorio di Triparni sta affrontando. Vogliamo ricordare ad esempio quella spada di Damocle che pende sulle persone che abitano vicino a quella che ormai è una spaventosa voragine, e ci riferiamo alla famosa piazza franata. Qualche tempo fa il Sindaco D’Agostino era venuto a Triparni per incontrare i cittadini, da allora non è più tornato dai cittadini di Triparni, forse considerati cittadini di serie B, troppo impegnato il Sindaco per dare retta a dei “paesanotti”. Ma ancora vogliamo fare una domanda più diretta: quelle lastre di eternit sul ciglio della strada, quando le porterete via? Questo sicuramente è un problema che può essere risolto in modo immediato e comunque ricordiamo che è un’emergenza sanitaria, per cui va risolta in tempi brevi. Sono passati quasi tre mesi ormai eppure nessuno se ne è mai preoccupato!
Che dire poi della strada provinciale per Porto Salvo? Non ci sono aggettivi che possano definire le condizioni penose in cui si trova, un vero colabrodo, una strada di campagna al confronto è più comoda e sicura da percorrere. Ma se l’amministrazione provinciale non poteva asfaltare la strada dopo aver fatto quei “lavori di ripristino” (se così si possono chiamare) perché ha scavato tutti quei metri di asfalto? Possibile che non sappiano farsi due conti? Quando una cosa si deve fare, si deve fare bene, inutile metterci mano per poi rendere le cose peggiori. Sicuramente il presidente De Nisi non è mai passato per quella strada altrimenti avrebbe notato, da ingegnere, che le cose non sono come dovrebbero essere e che la strada è pericolosissima soprattutto dopo queste prime piogge.
Tempo fa qualcuno aveva detto di avere la “ricetta per far rinascere Triparni”, tessendo le lodi dell’amministrazione comunale (nonostante questo fosse all’opposizione in consiglio) e immaginando grandi opere eseguite nel paese. Come in una televendita si prometteva una piazza al centro del paese (che però i cittadini non hanno mai chiesto e della quale non sentono il bisogno), il recupero del campetto e della palestra e strade sistemate qua e la. Ma come le tante televendite che rifilano patacche sappiamo che nessuna di queste cose sarà mai fatta a Triparni, soprattutto con questi amministratori e con questi rappresentanti!
La gente non chiede la luna e non vuole essere presa in giro. Sappiamo che non è un momento facile per tutta l’economia italiana e sicuramente non è il momento per chiedere lavori troppo onerosi. Quello che chiedono i cittadini sono cose semplici, spesso di manutenzione ordinaria come la sistemazione della strada provinciale e la pulizia delle cunette lungo la stessa, la rimozione di quelle lastre di eternit e lavori che ridiano decoro e dignità ad un paese che si sente depredato. Agli amministratori chiediamo una maggiore attenzione verso il territorio e verso il paese, ma soprattutto rispetto. Perché soddisfare i bisogni dei cittadini è una forma di rispetto degli amministratori e se non sono capaci di farlo allora che se ne vadano a casa, sicuramente nessuno sentirà la loro mancanza.

Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia

Testamento politico di Muammar Gheddafi, Guida della Rivoluzione della Grande Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista

"Riteniamo sia giusto pubblicare questa lettera e lasciamo a voi ogni commento, lo lasciamo a chi si indigna per dei sampietrini lanciati contro dei blindati ma che volta il proprio sguardo altrove quando a morire sotto le cannonate è il popolo palestinese, quella stessa gente che chiedeva di arrestare di black bloc e allo stesso tempo chiedeva di bombardare il popolo libico. Noi non abbiamo più insulti da mandarvi cari moralisti a senso unico."






In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso;
Per 40 anni, o magari di più, non ricordo, ho fatto tutto il possibile per dare alla gente case, ospedali, scuole e quando aveva fame, gli ho dato da mangiare convertendo anche il deserto di Bengasi in terra coltivata.
Ho resistito agli attacchi di quel cowboy di nome Reagan anche quando uccise mia figlia, orfana adottata, mentre in realtà, tolse la vita a quella povera ragazza innocente cercando di uccidere me.
Successivamente aiutai i miei fratelli e le mie sorelle d’Africa soccorrendo economicamente l'Unione africana, ho fatto tutto quello che potevo per aiutare la gente a capire il concetto di vera democrazia in cui i comitati popolari guidavano il nostro paese; ma non era mai abbastanza, qualcuno me lo disse, tra loro persino alcuni che possedevano case con dieci camere, nuovi vestiti e mobili, non erano mai soddisfatti, così egoisti che volevano di più, dicendo agli statunitensi e ad altri visitatori, che avevano bisogno di "democrazia" e "libertà", senza rendersi conto che era un sistema crudele, dove il cane più grande mangia gli altri.

Ma quelle parole piacevano e non si resero mai conto che negli Stati Uniti non c’erano medicine gratuite, né ospedali gratuiti, nessun alloggio gratuito, senza l’istruzione gratuita o pasti gratuiti, tranne quando le persone devono chiedere l'elemosina formando lunghe file per ottenere un zuppa; no, non era importante quello che facevo, per alcuni non era mai abbastanza.

Altri invece, sapevano che ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l'unico vero leader arabo e musulmano che abbiamo avuto dai tempi di Saladino, che rivendicò il Canale di Suez per il suo popolo come io rivendicai la Libia per il mio; sono stati i suoi passi quelli che ho provato a seguire per mantenere il mio popolo libero dalla dominazione coloniale, dai ladri che volevano derubarci.

Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato "capitalismo", ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporazioni governano i paesi, governano il mondo e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.

E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.
Non voglio morire, ma se succede, per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.

Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l'Occidente e le sue ambizioni coloniali e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.

Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all'Islam, presi poco per me ....

In Occidente, alcuni mi hanno chiamato "pazzo", "demente": conoscono la verità, ma continuano a mentire; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato, chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi.

Colonnello Muammar Gheddafi, 5 aprile 2011

mercoledì 19 ottobre 2011

Liberiamo il partigiano Saverio Papandrea

La resistenza non è solo un momento storico del nostro paese e della nostra cultura, non è una guerriglia tra uomini con idee diverse risolta con la sopraffazione dei buoni sui cattivi, LA RESISTENZA è un valore che appartiene a tutti gli italiani. È uno stato di appartenenza che ha modificato lo stato di cose di una popolazione e che ha permesso la riacquisizione di tutti quei diritti fondamentali che sono stati sopraffatti dal ventennio fascista; è come se in quel momento TUTTI gli italiani fossero rinati, ponendo le basi della democrazia repubblicana che oggi abbiamo nel nostro paese. È stato un punto di partenza che ha aperto le porte all’Italia sul mondo moderno e democratico ponendola libera dallo stato di oppressione di una dittatura e da una fantomatica monarchia. Alla resistenza dobbiamo la libertà di espressione, la libertà di parola, la libertà di poter svolgere ul lavoro che meglio ci permette di esprimerci, proprio il lavoro, il diritto sul quale si fonda la nostra costituzione. Questo valore (la resistenza) che si è acquisito, troppe volte viene messo da parte, accantonata  e vista in un ottica che la pone come appartenente ad  una sola parte politica, ma cosi non è; perche alla resistenza hanno partecipato uomini di tutte le parti democratiche del tempo, comunisti, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani e liberi cittadini. Questo valore oggi va rivalutato m soprattutto non possiamo dimenticarlo. Non possiamo cancellare quel momento storico, non possiamo accantonarlo per mere opportunità economiche e personali.
Cosi succede che nel nostro comune un libero commerciante, che deve la sua libertà come tutti noi proprio a quel valore, chiede ed ottiene una autorizzazione a poter costruire, legittimamente e seguendo tutti gli obblighi di legge, un gazebo in legno; questa autorizzazione viene concessa in modo libero trasparente e democratico, proprio di uno stato di diritto e non di una dittatura, dall’ufficio Urbanistica del nostro comune. Sicuramente saranno stati presi tutti gli accorgimenti di legge per questa concessione, e non vogliamo mettere in dubbio i termini legali dell’autorizzazione richiesta dal commerciante e concessa dal comune.
Ma una cosa la vogliamo chiedere ai nostri amministratori, ai capigruppo in consiglio comunale del Pdl ( Mario Mazzeo), dell’UDC ( Tonino Daffinà), del PD ( Michele Soriano) e di Sinistra per Vibo ( Stefano Luciano). Ai capigruppo consiliari che siedono negli scranni del civico consesso del comune di Vibo Valentia, affinché, per non dimenticare la resistenza, per non dimenticare la morte di uomini e donne, per non dimenticare il coraggio di chi si è difeso per consegnarci oggi uno stato di diritto che permette anche a VOI di sedere ed occupare democraticamente quegli scranni. A voi capigruppo chiediamo di attrezzarvi e trovare i modi affinché, in accordo con le parti interessate, quel gazebo venga rimosso, e si possa così ammirare, guardare e ricordare SAVERIO PAPANDREA, leggendo la lapide che lo ricorda come uno di quegli uomini di animo nobile e coraggioso, morto alla giovanissima età di 23 anni a Torino, per affermare il diritto di libertà intrinseco della natura umana. Noi cittadini vibonesi non possiamo mettere da parte la nostra memoria, coprendola con un gazebo in legno. Chiediamo ai nostri amministratori, nelle persone dei capigruppo consiliari, anche alla luce delle limitazioni che la politica ha avuto in seguito alla modifica introdotte dal  DL 267 del 2000, rispetto alla pianificazione territoriale; anche alla luce di tutto ciò la politica non può delegare agli uffici tecnici, giustificandosi come se fosse una cosa che non gli appartiene ma  deve prendersi la responsabilità di fronte alla storia per  ridare lustro e visibilità alla lapide di SAVERIO PAPANDREA. NON CANCELLATE LA STORIA!!!

Rimpasto in giunta? No grazie, al sindaco va bene così.

Qualche giorno fa il Sindaco Nicola D’Agostino, faceva sapere dalle pagine del quotidiano, che il rimpasto della giunta e la verifica chiesta in via ufficiosa da alcune “frange” di Pdl e Udc non si farà. A suo modo di vedere le cose vanno bene così, e sembra essere parecchio contento di quello che la sua giunta (non) ha prodotto. Sinceramente ci chiediamo dove sia vissuto fino ad oggi il nostro “caro” sindaco! Eppure i problemi irrisolti che attanagliano tutto il territorio comunale sono tanti, e se anche non riuscisse a capirli da solo, basta leggere il giornale per capire che ogni giorno c’è qualcosa di nuovo.

Per questo si, dobbiamo ringraziare la sua inoperosa giunta, che è bravissima nel turarsi il naso e tapparsi le orecchie per essere cieca e sorda ai problemi del comune di Vibo Valentia! Noi comunisti non ne saremmo capaci. Ma anche noi ci sentiamo di dire grazie agli 11 assessori del comune di Vibo Valentia.

Questa giunta ha affrontato al meglio il problema dell’acqua potabile che, ricordiamo, ancora non è stato risolto. Ha combattuto ma ha miseramente perso contro i rifiuti che ormai invadono con prepotenza le nostra strade! Per far fronte ai tagli fatti dai loro stessi amici (degli amici) del governo nazionale e regionale, il grandissimo economo Scianò (colui che qualche mese fa faceva il saluto romano davanti alla statua di Luigi Razza) magicamente è riuscito a far sparire 5milioni di euro, in meno di un anno e mezzo, dalle casse del comune! Hanno affrontato il dramma del dissesto idrogeologico e ne sono usciti dissestati! Hanno brillantemente pensato di fronteggiare il problema della disoccupazione assumendo gente a propria discrezione e senza concorsi. Ma ricordiamo ancora l’inquinamento del litorale, la questione del blocco dell’edilizia, la  viabilità, ilavori pubblici. Questa è la migliore giunta possibile secondo D’Agostino? Non osiamo pensare ad una giunta peggiore. Hanno affrontato tutto questo e hanno risolto qualcosa? Nulla!!! Una manica di incapaci, e meno male che uno dei più inutili l’hanno regalato a De Nisi per alzare di livello quell’altra giunta, per il quale non sappiamo se ridere o piangere.

Ma qualcosa è stata prodotta, tipo l’utilissima campagna di sterilizzazione dei cani di cui sicuramente saranno contenti gli animalisti! Ma anche il censimento per l’eternit che oggi ci ritroviamo allegramente depositato sulle strade della città! A Triparni ed alla biblioteca comunale ormai ci hanno fatto l’abitudine e gli abitanti limitrofi hanno già prenotato le sicure sedute di chemioterapia! Sponsorizzate dall’attuale amministrazione comunale! Senza parlare della fogna che invade le campagne tra Vena inferiore e Triparni. Non contiamo poi le strade-groviera piene di buchi, da dove ogni tanto, (vedi zona Terravecchia) si affaccia qualche ratto per rivendicare il territorio, ratti talmente tanto grossi che dovrebbero chiedere la concessione edilizia per le loro tane!

Ecco cosa hanno fatto: hanno trasformato la città in uno scenario post apocalittico. Il nostro comune sembra Tripoli, peccato però che da noi non ci siano gli insorti, quello che vediamo è solo colpa di inettitudine ed apatia!
Quello che invece avrebbero dovuto affrontare sono i rimorsi di coscienza per aver messo in ginocchio una intera città ma ci rendiamo conto che  gli viene altamente difficile ammettere i propri errori e tornare mestamente a casa e questo è anche colpa dell’opposizione consiliare che invece di fare le barricate in consiglio preferisce scaldare le poltrone.

Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia

lunedì 17 ottobre 2011

6° congresso provinciale PdCI - Reggio Calabria

“Battere la destra, unire la sinistra e ricostruire il Partito Comunista”. Con queste parole d’ordine si è svolto, alla presenza del segretario regionale Michelangelo Tripodi e del segretario nazionale Oliviero Diliberto, il 6° Congresso provinciale del Partito dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria. Un Congresso molto partecipato che i Comunisti Italiani hanno deciso di dedicare al giovane operatore di Emergency Francesco Azzarà di Motta S. Giovanni, rapito lo scorso 14 agosto nel Sud Darfur. Questo piccolo e simbolico gesto del PdCI è finalizzato a mantenere viva l’attenzione mediatica e a sollecitare un intervento concreto del governo italiano che sulla vicenda di Francesco Azzarà sembra alquanto silenzioso e distratto. Il PdCI – come ha affermato Michelangelo Tripodi - ha evidenziato la necessità di rilanciare in Calabria e nei territori una forte opposizione politica e sociale contro le false promesse della giunta Scopelliti e contro il disastro economico-finanziario provocato dal modello Reggio e dal Pdl. Una lotta di opposizione trasparente e lineare che, però, non potrà essere portata avanti da personaggi trasformisti e voltagabbana che, come avvenuto recentemente, hanno rubato i consensi dei Comunisti e della Federazione della Sinistra e poi hanno tradito gli ideali e in maniera spudorata hanno fatto il salto della quaglia, come per esempio il transfuga consigliere regionale De Gaetano.
Molto applauditi sono stati gli interventi del sempre puntuale intellettuale meridionalista prof. Pasquino Crupi e dello scrittore Gioacchino Criaco, calabrese di Africo, il quale, con la sua trilogia noir, è ormai diventato un fenomeno editoriale in campo nazionale. Criaco si è definito un comunista dormiente pronto a riprendere la battaglia delle idee per un’indispensabile giustizia sociale.
Elevate e di grande spessore sono state le conclusioni del segretario nazionale del PdCi Oliciero Diliberto, il quale partendo dalla constatazione della drammatica crisi provocata dal governo anti-meridionale di Bossi e Berlusconi, ha fatto emergere l’esigenza di costruire una grande alleanza democratica per mandare a casa Berlusconi e la destra. Un’alleanza che – secondo Diliberto – dovrà, anche, rappresentare il mondo del lavoro e delle ampie fasce sociali più deboli.  La novità politica della proposta di Oliviero Diliberto è rappresentata dal fatto che la Federazione della Sinistra, che comprende il Pdci e il Prc, garantirà la governabilità dell’eventuale nuovo governo attraverso l’impegno su tre specifici punti programmatici, vale a dire: interventi sull’assurda precarietà, investimenti di ingenti risorse nel mondo della cultura, della scuola e dei saperi e una politica fiscale che combatta l’evasione a partire dall’inserimento di una indispensabile patrimoniale.
Riguardo le prospettive dei Comunisti Italiani, il leader del PdCI ha evidenziato che, dopo la fase buia seguita dall’uscita dal Parlamento del 2008, inizia a vedersi un barlume di luce in fondo al tunnel. Infatti, il PdCI è un partito in salute e in crescita che vede una straordinaria e, per molti versi inaspettata, adesione di tantissimi giovani e ragazze.
Al termine del dibattito politico il 6° Congresso del PdCI di Reggio Calabria ha eletto il nuovo Comitato Federale formato da 60 componenti e ha nominato i 23 delegati reggini che parteciperanno al Congresso Nazionale che si terrà a Rimini dal 28 al 30 ottobre prossimi che sono: Arevole Giuseppe, Cimato Franco, De Lorenzo Francesco, Fascì Lorenzo, Tripodi Ivan, Femia Rosanna, Filardo Emilio, Gallo Massimo, Iacopino Caterina, Labate Daniela, Laguteta Daniele, La Maestra Nicola, Malgeri Bruno, Marcone Angelo, Morena Natale, Policaro Marco, Politanò Rosamaria, Priolo Francesco, Racobaldo Fabio, Sciglitano Pino, Tripodi Girolamo, Tripodi Michele, Valenzisi Bruno. Infine, l’avv. Lorenzo Fascì è stato rieletto all’unanimità segretario provinciale dei Comunisti italiani.

Reggio Calabria lì 18 ottobre 2011

Il berlusconismo di De Nisi

Il Pd nazionale nel momento in cui il Premier BERLUSCONI “raccatta” parlamentari per mantenere la propria maggioranza grida allo scandalo, alla vergogna ed alla indignazione, facendone una questione morale. Poi succede che a alla provincia di Vibo Valentia per restare in piedi e continuare a “governare” si inserisce in maggioranza, e nella giunta, un uomo candidato ed eletto, 340 voti, nelle elezioni comunali di Vibo Valentia del 2010, con una lista, l’Udc, avversa in entrambi i turni alla coalizione di centro sinistra guidata dal candidato a sindaco Michele Soriano. Stiamo parlando di un uomo che può essere considerato, con il suo consistente bacino di voti, tra gli artefici del mancato successo al primo turno della coalizione di centro sinistra. Stiamo parlando dello scorso anno, 19 mesi orsono. Ma il problema non è il neo assessore Vincenzo Pasqua, ma è il perpetrare di questa politica, su modello berlusconiano, che mira all’autoconservazione e al non rispetto delle regole ogni volta che si deve mirare al primo fondamentale obiettivo della buona parte degli eletti, LA POLTRONA. Il problema caro presidente De Nisi è il suo modello di politica.
Allora ci chiediamo, il mondo è in rivolta, il vento della protesta parte dall’africa mediterranea, passa per la Grecia, attraversa la ricca Israele, arriva nella penisola araba, ritorna in Europa passando per Germania, Francia, Italia e Spagna; arriva nel cuore dell’economia Americana (New York, Wall street), si spinge in Sudamerica. Ed a Vibo Valentia cosa succede? Che un manipolo di uomini, per conservare il proprio posto arriva a mettere da parte ogni regola della buona politica costruita su un principio come la coerenza, e chiama a partecipare nella propria giunta un uomo, giovane, espressione del centro destra vibonese? Questa è la soluzione Presidente De Nisi? Lei crede che sia stata proprio questa la scelta migliore? Ma nel momento in cui ha chiesto a Vincenzo Pasqua di partecipare alla sua squadra, non le è minimamente passato per la testa il fatto per cui un bel po’ di cittadini, stanchi della politica dei nominati, delle veline, delle poltrone da difendere a tutti i costi, si possa incazzare nel vedere questo tentativo estremo di autoconservazione che lei incarna in questo momento? Che sia chiara una cosa, il PdCI federale, anche nei passati incontri nell’estate del 2010 non le ha mai chiesto nulla, abbiamo sempre chiesto invece un cambiamento di rotta, ma a distanza di un anno vediamo che la rotta è sempre la stessa (anzi peggiorata perché fa la politica del “prendi-tutto” del Premier Berlusconi).
Quando il suo partito parla di Berlusconismo da sconfiggere, da accantonare da abbattere , vorremmo darvi un consiglio: non vi “indignate”, non vi arrabbiate, non ponetevi come alternativa, perché siete la stessa cosa! Berlusconi tenta di sopravvivere distribuendo incarichi in modo arbitrario e senza criterio, azzerando le regole. VOI fate lo stesso, offrendo posti di governo, ai primi disposti a sostenervi, e poco importa la loro provenienza politica, se prima erano candidati in schieramenti avversi ai suoi, l’importante non è la coerenza politica, ma è solo la SOPRAVVIVENZA e la conservazione della POLTRONA. La politica sta a zero, i giovani vanno via e quei pochi che rimangono, laureati e non, vengono presi a pesci in faccia. Voi con questo modo di intendere la politica continuate ad essere gli artefici del nulla, di un territorio senza futuro, dove vengono premiati gli amici, ed i serbatoi di voti come detto, nella sua giunta, seppur con qualche piccolo barlume di luce, la politica continua a stare a zero allontanando i cittadini da essa, e quando poi i cittadini vogliono e chiedono l’abolizione delle province, non vi nascondete dietro il dito dei criteri, perché non è stato fatto nulla per dimostrare che la provincia meriti di continuare a vivere.

Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia

Auguri Compagno Federici

Il comitato federale del Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia, nella persona del suo segretario Filippo Benedetti, ha appreso con grande gioia e soddisfazione la nomina avuta dal compagno Alfredo Federici, dirigente dello stesso PdCI, quale nuovo segretario regionale dell’ORSA.  
Ad Alfredo vanno i migliori auguri ed un grande “bocca in lupo” per il lavoro che andra ad affrontare con la sua grande passione e devozione politica già dimostrata negli anni passati in tutti gli incarichi di partito ed istituzionali che gli sono stati affidati.  La nomina di un uomo di sinistra, un comunista alla guida regionale di un cosi’ importante e sempre impegnato sindacato testimonia il fatto  che la sinistra vera di alternativa, di lotta e di classe in Italia è viva e vegeta ed èd è pronta a dare il suo contributo, attraverso le tante compagne ed i tanti compagni, alla tutela dei diritti dei lavoratori, senza mai scendere a compromessi. Il compagno Federici Incarna fedelmente questa politica senza compromessi, che lo ha visto sempre dalla parte dei lavoratori e dei più deboli.

Il segretario Federale del PdCI
Filippo BENEDETTI

Comunicato FGCI sulla Piscina Comunale di Vibo Valentia

In quest’epoca di degrado, culturale e sociale, mentre assistiamo al graduale e rapido “imbarbarimento” della società civile, la ricerca di quelle che possono essere delle ancora di salvataggio, appare più che mai lontana dagli interessi della politica locale e nazionale.
In un territorio come il nostro, sempre più perso nei meandri di un oblio culturale senza precedenti, anziché investire su iniziative che possano trainare la nostra società verso un riscatto socio-economico-culturale, quali ad esempio lo sport ed il lavoro, si vanno a “decapitare” le già poche esperienze attive.
Sport e lavoro appunto, tematiche sempre presenti nei dibattiti e nei simposi dei nostri politologi, ma che in pratica subiscono una continua disattenzione dagli stessi.
Succede allora che “l’unica” piscina dell’intero territorio vibonese viene abbandonata ad un triste destino, nel colpevole silenzio dell’amministrazione comunale e della politica vibonese tutta, che non spende nemmeno un rigo nel difendere la struttura e i suoi dipendenti.
Una politica malata e logorata che dimentica il disagio fino ad oggi arrecato agli utenti (sportivi e ammalati) e, volutamente, si disinteressa del problema occupazionale a cui vanno incontro i 15 padri di famiglia che, come al solito, pagano a proprie spese gli errori e le disattenzioni di chi gestisce la cosa pubblica.
Noi riteniamo che, al contrario di quel che dice il capitalismo moderno, il benessere di una società non si misura con il potere economico ma con lo stato di soddisfazione del cittadino, il quale viene garantito anche dall’esercizio delle attività ludico-sportive. Nel caso del comune di Vibo, infatti, non possiamo accettare che l’amministrazione si rifiuti di investire denaro per il recupero e la riapertura della piscina comunale, ignorando, di fatto, le esigenze di centinaia di cittadini. Se vogliamo migliorare le sorti di questa nostra città dobbiamo pretendere che sia fatta più attenzione agli interessi del cittadino.
Noi da giovani e da comunisti ci sentiamo in dovere di appoggiare la protesta dei lavoratori della piscina comunale e al contempo vogliamo lanciare un messaggio ad una città che ancora una volta tace dinnanzi all’incapacità politico-amministrativa di una classe dirigente molto attenta ai propri problemi e poco a quelli della collettività, con la speranza che l’indignazione ritorni ad essere un sentimento vivo in tutta la comunità dinnanzi ai quotidiani torti che ella subisce.
Francesco Colelli Coordinatore Provinciale FGCI