mercoledì 25 gennaio 2012
Iniziativa a Vibo Valentia: Il popolo della crisi
Manifesto dell'iniziativa dove parteciperà il Compagno Oliviero Diliberto
durante l'evento sarà presentato il libro: Ricostruire il Partito Comunista
durante l'evento sarà presentato il libro: Ricostruire il Partito Comunista
sabato 21 gennaio 2012
"Forconi":un pò di chiarezza
In questi giorni tutta la Sicilia è paralizzata dal blocco dei caselli autostradali e dei principali nodi di comunicazione da parte di un assai strano movimento detto “dei forconi”. Dopo un primo momento di disinteresse generale operato dai principali media nazionali e locali, la notizia è presto diventata di dominio pubblico, e sembra avere interessato un po’ tutti, dai social network ai giornali locali, imponendosi all'attenzione del grande pubblico.
Le proteste degli autotrasportatori della cosiddetta “forza d'urto”, nome che tra l’altro tristemente ci ricorda qualcosa di più “NUOVA” che purtroppo tanto nuova non è più, a cui si sono unite le proteste di agricoltori e braccianti, hanno già messo in ginocchio dopo pochi giorni di blocco i rifornimenti dell'isola, causando la mancanza di merci e generi di prima necessità, come carburanti vari ed alimenti.
Tale protesta ha creato un certo consenso tra la popolazione, coinvolgendo lavoratori e cittadini siciliani invitandoli ad unirsi ed a solidarizzare con i manifestanti,spingendoli ad informarsi sulle loro ragioni ed anche talune volte, convincendoli ad unirsi ai vari presidi.
Insieme al coinvolgimento dell'opinione pubblica siciliana, il movimento dei forconi ha fatto sorgere innumerevoli dubbi e interrogativi su quali fossero le concrete motivazioni che li hanno spinti a bloccare l'intera isola. Si notano strane ed inquietanti connivenze e similitudini politiche tra il movimento stesso e l'estrema destra, parole d'ordine demagogiche e populiste sono troppo spesso utilizzate per far leva sullo stato di reale crisi sociale ed economica del sistema. L’unica piattaforma rivendicativa appare confusa ed ivi si ritrovano richieste di stampo corporativistico, oltre che i soliti richiami all'indipendenza di un presunto stato siciliano.
Il quadro risulta purtroppo enigmatico e difficile da affrontare e capire.
Quello che è innegabile è che la protesta si fa forte di una reale e concreta situazione di disagio e malessere che nel nostro povero e meridione martoriato da politiche che negli ultimi 60 anni, dall’indomani della strage di Portella delle Ginestre, per intenderci, ha visto sempre più il malaffare e le organizzazioni mafiose collaborare con la politica per sfruttare e distruggere sempre più queste terre.
La rinascita del meridione Italiano deve partire certamente dal sud ed in particolare dai siciliani può tuttavia il movimento dei forconi rappresentare una speranza di emancipazione delle classi subalterne o piuttosto vi è il serio pericolo che lo stesso rappresenti il germe di una uscita a destra dalla crisi?
Dare risposta a questa domanda non è certamente compito facile perché se è vero che un sentimento di malessere diffuso c’è è anche vero le che fin troppo spesso nella storia si è verificato il drammatico fenomeno dell’autodifesa del sistema dominante da parte delle classi che comandano che, in maniera quasi scientifica mettono, a capo di tali sommosse popolari loschi individui che niente hanno a che vedere con l’emancipazione della classe proletaria che riempiendosi la bocca di belle parole e di facili entusiasmi fanno presa sul sottoproletariato facile da raggirare, utili proprio a fare da tappo per arginare quella che potrebbe essere una vera rivoluzione in senso socialista della società.
Chi dirige la protesta?
Cominciamo iniziando col capire la composizione della protesta.
Lo sciopero che sta paralizzando l'economia dell'isola che porta il profetico nome delle “cinque giornate per la Sicilia”, è stato indetto dal “movimento forza d'urto” e appunto dal “movimento dei forconi”.
Il primo riunisce attorno a sé gli autotrasportatori, vero nerbo della protesta, che con i loro tir bloccano i principali snodi viari dell'isola. Leader del movimento è tale Giuseppe Richichi, presidente della principale associazione di categoria siciliana e che in tempi recenti aveva dato vita al “Partito degli Autotrasportatori” che all'ultima tornata per la presidenza della regione ha appoggiato Raffaele Lombardo; poi Salvatore Bella, imprenditore del trasporto su camion in Sicilia, che vede un passato di militanza politica attiva tra la Dc, Forza Italia e Mpa.
Il secondo invece rappresenta la protesta degli agricoltori e dei braccianti, che da subito hanno aderito alla protesta. Tra i fondatori del movimento, nato dopo la visita nella provincia di Ragusa dell'allora ministro all'agricoltura Saverio Romano, tre soggetti dalle indubbie capacità di capipopolo ma dal nebbioso passato: Mariano Ferro ex acceso sostenitore del Mpa; Martino Morsello, segretario di “altra agricoltura sicilia” che comprende al proprio interno imprenditori e braccianti agricoli, nonché invitato fisso nei congressi regionali del partito neo-fascista Forza Nuova; Mariano Ferro, anch'egli fino a poco tempo fa, simpatizzante del Mpa.
Appare quantomeno bizzarro e contraddittorio come personaggi che fino a ieri erano contigui ed organici a quella cerchia di politica da loro stessa definita corrotta ed incompetente a cui a gran voce chiedono di vergognarsi per le male fatte ed a cui chiedono di restituire i soldi al “popolo siciliano” delle loro indennità da parlamentari, possano in così breve tempo, essere folgorai sulla strada di Damasco e dar vita ad una durissima protesta nei confronti proprio di quella classe dirigente che fino a non poco tempo fa, sostenevano e spalleggiavano.
Il sistema affaristico-clientelare dell'isola, che unisce con un sottile filo rosso il governatorato di Totò Cuffaro e quello di Raffaele Lombardo, è sicuramente tra le cause principali del dissesto dell'economia e dell'agricoltura siciliana. Non possiamo e non dobbiamo infatti dimenticare le responsabilità di Lombardo e del suo entourage nell'ingente sperpero di denaro, per esempio pensando alle centinaia di milioni di euro di fondi Fas ancora inutilizzati che, se correttamente impiegati, avrebbero sicuramente migliorato la drammatica situazione in cui versa l'economia siciliana. Oppure facendo riferimento ai 150 milioni di euro impiegati per costituire i famigerati corsi di formazione professionale, individuati come strumento per dare lavoro a migliaia di disoccupati, ma che in realtà si sono rivelati strumenti di clientela politica nelle mani di Lombardo, attraverso cui poter conservare e rigenerare il proprio bacino elettorale, senza considerare come ormai siano migliaia i lavoratori (per la maggior parte neo-laureati) che ancora non hanno ricevuto il becco di un quattrino. Soldi sprecati, anzi meglio, utilizzati per salvaguardare, mantenere e rafforzare il sistema di clientele nella nostra terra, che da sempre hanno garantito al potente di turno la possibilità di mantenere saldo il proprio potere e i propri interessi, mortificando e degradando le grandi esigenze della nostra terra.
Quali rivendicazioni?
Passiamo dunque a valutare le rivendicazioni della protesta.
Colpisce in prima battuta l'assenza di una chiara piattaforma scritta: le richieste sono facilmente deducibili da volantini e da interventi che si riescono a leggere o sentire. Parole d'ordine sono semplici ma confuse, che spesso si macchiano del vizio di populismo e di demagogia: si sente parlare di defiscalizzazione del petrolio estratto nell'isola, la necessità di dichiarare indipendente il popolo siciliano [sic!] dall'oppressione dei “continentali”, la volontà di far risollevare l'agricoltura isolana e non mancano le solite litanie circa la distruzione della casta.
Insomma, la confusione regna sovrana sotto al cielo.
Non per questo però non possiamo cercare di addentrarci nelle reali motivazioni che hanno spinto genuinamente e in buona fede molti lavoratori ad avvicinarsi alla protesta.
L'agricoltura.
Senza dubbio condivisibile appare il grande malessere dei braccianti per la drammatica situazione in cui versa l'agricoltura siciliana. Merci invendute, macchinari antiquati, troppa concorrenza. Impossibile affermare che non abbiano ragione. Ma chi sono i veri responsabili di questo stato di cose? Sicuramente deve essere annoverata la programmazione di una economia continentale (europea) agricola. Sullo stesso mercato ad esempio il consumatore trova arance siciliane e spagnole, con prezzi di gran lunga inferiori per le seconde grazie ad una politica produttiva più capace e a grandi disuguaglianze sul piano strutturale. In questo senso, numerosissimi sono stati e continuano ad essere sussidi e forme di assistenzialismo al settore, per esempio con finanziamenti per alcuni miliardi di euro nel PSR (piano sviluppo rurale). Una pioggia di denaro di provenienza sia europea (ricordiamo che ai sensi del trattato istitutivo dell'Ue, l'agricoltura è materia di competenza esclusiva europea) che ministeriale, che evidentemente non è stata investita sapientemente da chi negli anni si è trovato seduto nelle comode poltrone di palazzo d'Orleans, ma che, parimenti ha visto anchespesso e volentieri gli stessi imprenditori agricoli attuare un comportamento cattivo e connivente con la mala-politica beneficiando così dei sussidi, con truffe, raggiri osperperi di varia natura. Questa convergenza di fattori fa sì che l'agricoltura siciliana sia una delle più depresse e improduttive dell'intero continente europeo, con la conseguente scesa in piazza dei contadini assieme agli autisti dei tir. E' necessario considerare però che il blocco alle merci in questi giorni sta creando ancora di più ingenti danni alla economia agricola dell'isola, con tonnellate di merci pronte da consegnare che ammuffiscono nelle cassette e che impediscono il raccolto degli altri prodotti sui campi.
Sempre sul versante dell’agricoltura, bisogna notare anche la totale assenza, tra le battaglie dei “forconi”, quella dei beni comuni e soprattutto dell’acqua che, in generale, ma soprattutto nel mondo agricolo rappresenta un bene inestimabile, non una parola spesa circa la volontà di volerla privatizzare, non una parola sulla loro idea della gestione delle acque che è bene ricordare in Sicilia troppo spesso le acque vengono sciupate e disperse in mille rivoli di acquedotti vecchi ed antiquati.
Il prezzo dei carburanti.
Le rivendicazioni degli autotrasportatori e dei pescatori si concentrano sugli aumentidel prezzo dei carburanti che in pochi anni è cresciuto di circa il 30%. Una vertiginosa impennata dovuta sia alle quotazioni di mercato dell’oro nero salgono di ora in ora, esia all'aumento delle accise voluto dal governo Monti.
Impensabile, a a loro dire, una tale situazione, considerando che in Sicilia si produce e raffina petrolio, contribuendo al fabbisogno italiano per circa il 70%.
A tal proposito chiedono una non meglio precisata defiscalizzazione sulla lavorazione e sulla distribuzione del greggio siciliano, una sorta di neo-protezionismo nei confronti del petrolio estratto sull'isola.
La questione si riduce ad una mera pretesa corporativa chiedendo, in pratica, che lo Stato diminuisca o elimini la tassazione globale sul prodotto siculo.
Nessun ragionamento di più ampio respiro, nessun riferimento volto verso una riforma che faccia un sistema fiscale omogeneo e progressivo in tutto il territorio nazionale.Bisogna dire a tal punto, che in barba alla tanto decantata indipendenza siciliana, la Sicilia è l'unica regione italiana a godere della riscossione diretta delle imposte sul reddito, tassa che permette di avere grandi introiti nelle casse della regione. Un grande flusso di denaro che evidentemente, ancora una volta, non viene gestito nel migliore dei modi dalla politica siciliana.
Questione dopo questione quindi, i responsabili dello stato delle cose attuali in Sicilia sono sempre la corruzione, il malaffare e la malavita organizzata.
Una cosa è certa, il movimento dei “forconi” raccoglie sempre con maggior forza, basti fare un giro a Catania e provincia, il sostegno e la solidarietà di organizzazioni politiche di estrema destra, che nei loro simboli e nei loro statuti hanno chiari riferimenti alla xenofobia ed al fascismo, come Forza Nuova.
Giungono voci che i militanti dei “forconi” e di “forza d’urto” abbiano un concetto un po’ distorto del diritto di sciopero. Pare che abbiano perpretrato azioni di squadrismo e minaccia al fine di obbligare chi non aveva intensione di scioperare.
Sicuramente tutto ciò ci lascia molto perplessi circa il nostro giudizio su tali movimenti di protesta.
Sarebbe tuttavia, molto sbagliato non considerare nel nostro ragionamento tutti coloro i quali in buona fede e con passione sono scesi in piazza a gridare il loro malessere e a denunciare la loro condizione, che però si ritrovano ad essere strumentalizzati da un movimento che non ha ancora chiarito i suoi obiettivi politici e di mobilitazione. Troppe domande e troppi interrogativi impediscono il formarsi di unaopinione consolidata sul “movimento dei forconi”, da dove è nato e dove vuole arrivare.
È per questa ragione che bisogna chiedere con forza al più grande sindacato dei lavoratori che è la CGIL di intervenire e prendere in mano la questione indicendo uno sciopero generale serio e concordato di non meno di una settimana che dica a Monti e a tutte le forze reazionarie che l’Italia vuole ripartire, che il sud si rialza e lo fa a partire dalle tematiche sociali e dal lavoro che è un diritto per tutti.
Non è pensabile poter riporre le nostre speranze rivoluzionarie (utilizzo volutamente il termine con la stessa leggerezza con cui ne sentito parlare dai leader dei forconi) inun movimento come questo, che porta dentro di se i germi di quella politica che ha rappresentato e che rappresenta l'ostacolo più grande al progresso e alla riscossa della Sicilia. Non possiamo appiattirci su rivendicazioni che non sono ancora state chiarite e che in ogni caso non appartengono alla nostra cultura e tradizione politica. Non possiamo scendere in piazza a fianco degli organizzatori di questa protesta, amici sino a ieri di quel sistema di potere responsabile maggiore dell’arretratezza sociale ed economica della Sicilia che governa da 60 anni, che noi comunisti denunciamo e combattiamo quotidianamente con le nostre lotte. Dovrà anzi essere nostro compito smascherare la presunta strumentalizzazione che stanno vivendo sulla pelle migliaia di lavoratori onesti, squarciando quel velo di ipocrisia e di oscurità che aleggia attorno a questa protesta.
La lotta, la protesta, la mobilitazione, quella vera e genuina è possibile anche nella nostra isola, storicamente considerata una terra conservatrice e reazionaria. Tocca a noi, sapendo canalizzare ed interpretare il malessere che attraversa tutta l'Italia, da Milano a Palermo, cercare di dare un volto definito alla protesta introducendo contenuti, supporti ed analisi, che fino ad adesso, le sono stati estranei.
Emanuele Pagano
segreteria nazionale FGCI
Vincenzo Rosa
Coordinatore FGCI Catania
Le proteste degli autotrasportatori della cosiddetta “forza d'urto”, nome che tra l’altro tristemente ci ricorda qualcosa di più “NUOVA” che purtroppo tanto nuova non è più, a cui si sono unite le proteste di agricoltori e braccianti, hanno già messo in ginocchio dopo pochi giorni di blocco i rifornimenti dell'isola, causando la mancanza di merci e generi di prima necessità, come carburanti vari ed alimenti.
Tale protesta ha creato un certo consenso tra la popolazione, coinvolgendo lavoratori e cittadini siciliani invitandoli ad unirsi ed a solidarizzare con i manifestanti,spingendoli ad informarsi sulle loro ragioni ed anche talune volte, convincendoli ad unirsi ai vari presidi.
Insieme al coinvolgimento dell'opinione pubblica siciliana, il movimento dei forconi ha fatto sorgere innumerevoli dubbi e interrogativi su quali fossero le concrete motivazioni che li hanno spinti a bloccare l'intera isola. Si notano strane ed inquietanti connivenze e similitudini politiche tra il movimento stesso e l'estrema destra, parole d'ordine demagogiche e populiste sono troppo spesso utilizzate per far leva sullo stato di reale crisi sociale ed economica del sistema. L’unica piattaforma rivendicativa appare confusa ed ivi si ritrovano richieste di stampo corporativistico, oltre che i soliti richiami all'indipendenza di un presunto stato siciliano.
Il quadro risulta purtroppo enigmatico e difficile da affrontare e capire.
Quello che è innegabile è che la protesta si fa forte di una reale e concreta situazione di disagio e malessere che nel nostro povero e meridione martoriato da politiche che negli ultimi 60 anni, dall’indomani della strage di Portella delle Ginestre, per intenderci, ha visto sempre più il malaffare e le organizzazioni mafiose collaborare con la politica per sfruttare e distruggere sempre più queste terre.
La rinascita del meridione Italiano deve partire certamente dal sud ed in particolare dai siciliani può tuttavia il movimento dei forconi rappresentare una speranza di emancipazione delle classi subalterne o piuttosto vi è il serio pericolo che lo stesso rappresenti il germe di una uscita a destra dalla crisi?
Dare risposta a questa domanda non è certamente compito facile perché se è vero che un sentimento di malessere diffuso c’è è anche vero le che fin troppo spesso nella storia si è verificato il drammatico fenomeno dell’autodifesa del sistema dominante da parte delle classi che comandano che, in maniera quasi scientifica mettono, a capo di tali sommosse popolari loschi individui che niente hanno a che vedere con l’emancipazione della classe proletaria che riempiendosi la bocca di belle parole e di facili entusiasmi fanno presa sul sottoproletariato facile da raggirare, utili proprio a fare da tappo per arginare quella che potrebbe essere una vera rivoluzione in senso socialista della società.
Chi dirige la protesta?
Cominciamo iniziando col capire la composizione della protesta.
Lo sciopero che sta paralizzando l'economia dell'isola che porta il profetico nome delle “cinque giornate per la Sicilia”, è stato indetto dal “movimento forza d'urto” e appunto dal “movimento dei forconi”.
Il primo riunisce attorno a sé gli autotrasportatori, vero nerbo della protesta, che con i loro tir bloccano i principali snodi viari dell'isola. Leader del movimento è tale Giuseppe Richichi, presidente della principale associazione di categoria siciliana e che in tempi recenti aveva dato vita al “Partito degli Autotrasportatori” che all'ultima tornata per la presidenza della regione ha appoggiato Raffaele Lombardo; poi Salvatore Bella, imprenditore del trasporto su camion in Sicilia, che vede un passato di militanza politica attiva tra la Dc, Forza Italia e Mpa.
Il secondo invece rappresenta la protesta degli agricoltori e dei braccianti, che da subito hanno aderito alla protesta. Tra i fondatori del movimento, nato dopo la visita nella provincia di Ragusa dell'allora ministro all'agricoltura Saverio Romano, tre soggetti dalle indubbie capacità di capipopolo ma dal nebbioso passato: Mariano Ferro ex acceso sostenitore del Mpa; Martino Morsello, segretario di “altra agricoltura sicilia” che comprende al proprio interno imprenditori e braccianti agricoli, nonché invitato fisso nei congressi regionali del partito neo-fascista Forza Nuova; Mariano Ferro, anch'egli fino a poco tempo fa, simpatizzante del Mpa.
Appare quantomeno bizzarro e contraddittorio come personaggi che fino a ieri erano contigui ed organici a quella cerchia di politica da loro stessa definita corrotta ed incompetente a cui a gran voce chiedono di vergognarsi per le male fatte ed a cui chiedono di restituire i soldi al “popolo siciliano” delle loro indennità da parlamentari, possano in così breve tempo, essere folgorai sulla strada di Damasco e dar vita ad una durissima protesta nei confronti proprio di quella classe dirigente che fino a non poco tempo fa, sostenevano e spalleggiavano.
Il sistema affaristico-clientelare dell'isola, che unisce con un sottile filo rosso il governatorato di Totò Cuffaro e quello di Raffaele Lombardo, è sicuramente tra le cause principali del dissesto dell'economia e dell'agricoltura siciliana. Non possiamo e non dobbiamo infatti dimenticare le responsabilità di Lombardo e del suo entourage nell'ingente sperpero di denaro, per esempio pensando alle centinaia di milioni di euro di fondi Fas ancora inutilizzati che, se correttamente impiegati, avrebbero sicuramente migliorato la drammatica situazione in cui versa l'economia siciliana. Oppure facendo riferimento ai 150 milioni di euro impiegati per costituire i famigerati corsi di formazione professionale, individuati come strumento per dare lavoro a migliaia di disoccupati, ma che in realtà si sono rivelati strumenti di clientela politica nelle mani di Lombardo, attraverso cui poter conservare e rigenerare il proprio bacino elettorale, senza considerare come ormai siano migliaia i lavoratori (per la maggior parte neo-laureati) che ancora non hanno ricevuto il becco di un quattrino. Soldi sprecati, anzi meglio, utilizzati per salvaguardare, mantenere e rafforzare il sistema di clientele nella nostra terra, che da sempre hanno garantito al potente di turno la possibilità di mantenere saldo il proprio potere e i propri interessi, mortificando e degradando le grandi esigenze della nostra terra.
Quali rivendicazioni?
Passiamo dunque a valutare le rivendicazioni della protesta.
Colpisce in prima battuta l'assenza di una chiara piattaforma scritta: le richieste sono facilmente deducibili da volantini e da interventi che si riescono a leggere o sentire. Parole d'ordine sono semplici ma confuse, che spesso si macchiano del vizio di populismo e di demagogia: si sente parlare di defiscalizzazione del petrolio estratto nell'isola, la necessità di dichiarare indipendente il popolo siciliano [sic!] dall'oppressione dei “continentali”, la volontà di far risollevare l'agricoltura isolana e non mancano le solite litanie circa la distruzione della casta.
Insomma, la confusione regna sovrana sotto al cielo.
Non per questo però non possiamo cercare di addentrarci nelle reali motivazioni che hanno spinto genuinamente e in buona fede molti lavoratori ad avvicinarsi alla protesta.
L'agricoltura.
Senza dubbio condivisibile appare il grande malessere dei braccianti per la drammatica situazione in cui versa l'agricoltura siciliana. Merci invendute, macchinari antiquati, troppa concorrenza. Impossibile affermare che non abbiano ragione. Ma chi sono i veri responsabili di questo stato di cose? Sicuramente deve essere annoverata la programmazione di una economia continentale (europea) agricola. Sullo stesso mercato ad esempio il consumatore trova arance siciliane e spagnole, con prezzi di gran lunga inferiori per le seconde grazie ad una politica produttiva più capace e a grandi disuguaglianze sul piano strutturale. In questo senso, numerosissimi sono stati e continuano ad essere sussidi e forme di assistenzialismo al settore, per esempio con finanziamenti per alcuni miliardi di euro nel PSR (piano sviluppo rurale). Una pioggia di denaro di provenienza sia europea (ricordiamo che ai sensi del trattato istitutivo dell'Ue, l'agricoltura è materia di competenza esclusiva europea) che ministeriale, che evidentemente non è stata investita sapientemente da chi negli anni si è trovato seduto nelle comode poltrone di palazzo d'Orleans, ma che, parimenti ha visto anchespesso e volentieri gli stessi imprenditori agricoli attuare un comportamento cattivo e connivente con la mala-politica beneficiando così dei sussidi, con truffe, raggiri osperperi di varia natura. Questa convergenza di fattori fa sì che l'agricoltura siciliana sia una delle più depresse e improduttive dell'intero continente europeo, con la conseguente scesa in piazza dei contadini assieme agli autisti dei tir. E' necessario considerare però che il blocco alle merci in questi giorni sta creando ancora di più ingenti danni alla economia agricola dell'isola, con tonnellate di merci pronte da consegnare che ammuffiscono nelle cassette e che impediscono il raccolto degli altri prodotti sui campi.
Sempre sul versante dell’agricoltura, bisogna notare anche la totale assenza, tra le battaglie dei “forconi”, quella dei beni comuni e soprattutto dell’acqua che, in generale, ma soprattutto nel mondo agricolo rappresenta un bene inestimabile, non una parola spesa circa la volontà di volerla privatizzare, non una parola sulla loro idea della gestione delle acque che è bene ricordare in Sicilia troppo spesso le acque vengono sciupate e disperse in mille rivoli di acquedotti vecchi ed antiquati.
Il prezzo dei carburanti.
Le rivendicazioni degli autotrasportatori e dei pescatori si concentrano sugli aumentidel prezzo dei carburanti che in pochi anni è cresciuto di circa il 30%. Una vertiginosa impennata dovuta sia alle quotazioni di mercato dell’oro nero salgono di ora in ora, esia all'aumento delle accise voluto dal governo Monti.
Impensabile, a a loro dire, una tale situazione, considerando che in Sicilia si produce e raffina petrolio, contribuendo al fabbisogno italiano per circa il 70%.
A tal proposito chiedono una non meglio precisata defiscalizzazione sulla lavorazione e sulla distribuzione del greggio siciliano, una sorta di neo-protezionismo nei confronti del petrolio estratto sull'isola.
La questione si riduce ad una mera pretesa corporativa chiedendo, in pratica, che lo Stato diminuisca o elimini la tassazione globale sul prodotto siculo.
Nessun ragionamento di più ampio respiro, nessun riferimento volto verso una riforma che faccia un sistema fiscale omogeneo e progressivo in tutto il territorio nazionale.Bisogna dire a tal punto, che in barba alla tanto decantata indipendenza siciliana, la Sicilia è l'unica regione italiana a godere della riscossione diretta delle imposte sul reddito, tassa che permette di avere grandi introiti nelle casse della regione. Un grande flusso di denaro che evidentemente, ancora una volta, non viene gestito nel migliore dei modi dalla politica siciliana.
Questione dopo questione quindi, i responsabili dello stato delle cose attuali in Sicilia sono sempre la corruzione, il malaffare e la malavita organizzata.
Una cosa è certa, il movimento dei “forconi” raccoglie sempre con maggior forza, basti fare un giro a Catania e provincia, il sostegno e la solidarietà di organizzazioni politiche di estrema destra, che nei loro simboli e nei loro statuti hanno chiari riferimenti alla xenofobia ed al fascismo, come Forza Nuova.
Giungono voci che i militanti dei “forconi” e di “forza d’urto” abbiano un concetto un po’ distorto del diritto di sciopero. Pare che abbiano perpretrato azioni di squadrismo e minaccia al fine di obbligare chi non aveva intensione di scioperare.
Sicuramente tutto ciò ci lascia molto perplessi circa il nostro giudizio su tali movimenti di protesta.
Sarebbe tuttavia, molto sbagliato non considerare nel nostro ragionamento tutti coloro i quali in buona fede e con passione sono scesi in piazza a gridare il loro malessere e a denunciare la loro condizione, che però si ritrovano ad essere strumentalizzati da un movimento che non ha ancora chiarito i suoi obiettivi politici e di mobilitazione. Troppe domande e troppi interrogativi impediscono il formarsi di unaopinione consolidata sul “movimento dei forconi”, da dove è nato e dove vuole arrivare.
È per questa ragione che bisogna chiedere con forza al più grande sindacato dei lavoratori che è la CGIL di intervenire e prendere in mano la questione indicendo uno sciopero generale serio e concordato di non meno di una settimana che dica a Monti e a tutte le forze reazionarie che l’Italia vuole ripartire, che il sud si rialza e lo fa a partire dalle tematiche sociali e dal lavoro che è un diritto per tutti.
Non è pensabile poter riporre le nostre speranze rivoluzionarie (utilizzo volutamente il termine con la stessa leggerezza con cui ne sentito parlare dai leader dei forconi) inun movimento come questo, che porta dentro di se i germi di quella politica che ha rappresentato e che rappresenta l'ostacolo più grande al progresso e alla riscossa della Sicilia. Non possiamo appiattirci su rivendicazioni che non sono ancora state chiarite e che in ogni caso non appartengono alla nostra cultura e tradizione politica. Non possiamo scendere in piazza a fianco degli organizzatori di questa protesta, amici sino a ieri di quel sistema di potere responsabile maggiore dell’arretratezza sociale ed economica della Sicilia che governa da 60 anni, che noi comunisti denunciamo e combattiamo quotidianamente con le nostre lotte. Dovrà anzi essere nostro compito smascherare la presunta strumentalizzazione che stanno vivendo sulla pelle migliaia di lavoratori onesti, squarciando quel velo di ipocrisia e di oscurità che aleggia attorno a questa protesta.
La lotta, la protesta, la mobilitazione, quella vera e genuina è possibile anche nella nostra isola, storicamente considerata una terra conservatrice e reazionaria. Tocca a noi, sapendo canalizzare ed interpretare il malessere che attraversa tutta l'Italia, da Milano a Palermo, cercare di dare un volto definito alla protesta introducendo contenuti, supporti ed analisi, che fino ad adesso, le sono stati estranei.
Emanuele Pagano
segreteria nazionale FGCI
Vincenzo Rosa
Coordinatore FGCI Catania
venerdì 20 gennaio 2012
Assemblea nazionale FGCI a Napoli
Si è concluso da poco a Napoli (14 e 15 gennaio) l’assemblea nazionale della “Federazione Giovanile Comunisti Italiani”. Un’assemblea molto partecipata e dalla quale sono stati molti gli spunti offerti dai tanti giovani accorsi per discutere sulle difficoltà sociali, economiche e politiche che il nostro paese sta attraversando. La soluzione passa dai giovani, è questa infatti la strada imprescindibile da scegliere per risalire la china e riacquistare la dignità perduta del nostro caro paese.
In tutto questo anche il territorio provinciale Vibo Valentia fa e dice la sua. Ancora una volta infatti il gruppo politico del PdCI di Vibo Valentia, ed in questo caso particolare la federazione giovanile provinciale, si trova ai vertici nazionali. Dopo la nomina di Filippo Benedetti nel Comitato Centrale del PdCI, tocca quindi a Francesco Colelli rappresentare il gruppo FGCI nel territorio nazionale. L’ingresso di Francesco Colelli, giovane dalle grandi potenzialità e su cui molti puntano per il futuro, nel coordinamento nazionale della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani premia l’intero gruppo dei giovani vibonesi che non solo a livello locale, con le loro molteplici iniziative, ma anche a livello nazionale si vedono riconosciuti i loro meriti.
Il congresso ha avuto l’onore della visita del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che ha parlato ai giovani dai quali è guardato con molta ammirazione. Per molti giovani della FGCI infatti De Magistris rappresenta la speranza di una sinistra forte in Italia, una sinistra capace di sfidare i poteri forti a favore dei più deboli, nel rispetto della giustizia sociale e della legalità.
Ha chiuso poi i lavori il segretario nazionale del PdCI, Oliviero Diliberto, che molto sta puntando sui giovani e che non nasconde il sogno un giorno, di consegnare nelle loro mani un unico e forte partito comunista.
Non è un mistero la simpatia del segretario Diliberto verso il gruppo giovanile di Vibo Valentia, a motivo del loro lavoro svolto finora sul territorio. Non mancherà infatti di venire a Vibo Valentia, nel prossimo mese di febbraio, per intraprendere un dibattito con i cittadini Vibonesi con i quali intende intavolare una seria discussione sui temi della crisi e sul futuro dei comunisti.
Coordinamento provinciale Federazione Giovanile Comunisti Italiani
Iniziativa 21 gennaio a Reggio Calabria
Tra pochi giorni cade l’anniversario della fondazione del PCI.
Il 21 gennaio 1921 a Livorno la parte migliore, più combattiva della classe operaia e delle masse popolari del nostro paese, sull’onda della prima rivoluzione socialista della storia, nel clima generale di grandi cambiamenti, con slancio e determinazione dava vita al Partito comunista d’Italia e rompeva con il vecchio riformismo e con il massimalismo.
Oggi ricordare il Pci non è nostalgia, ma un riconoscimento della parte migliore della Storia del nostro paese; la storia del Partito comunista in Italia è, infatti, la storia della Resistenza, delle lotte contadine e operaie, delle lotte studentesche, della lotta alla mafia. E’ la storia di tanti diritti conquistati e di grandi progressi compiuti per l’ermancipazione e il riscatto delle masse popolari..
Questo giorno per noi, che vogliamo riorganizzare e rilanciare una presenza comunista organizzata nel nostro Paese, assume un valore particolare: in quella storia sono presenti insegnamenti fondamentali per l’oggi e per il domani.
La fase che il Paese sta attraversando è tra le più drammatiche, il lavoro ed i saperi sono attaccati duramente ogni giorno e la democrazia vive un restringimento oggettivo.
Il capitalismo vive una crisi di sistema che vuole scaricare sui ceti deboli, sui lavoratori, sui pensionati, sui giovani e sul mezzogiorno.
Il nostro sforzo è dunque riorganizzare la classe lavoratrice, oggi sempre più frantumata, ma che vive con sempre maggiore asprezza lo sfruttamento e ricostruire un punto di vista critico, organico, che possa essere la prospettiva nella lotta di ciascuno.
Per questo nel ricordare il 21gennaio 1921, riproponiamo un impegno e un’iniziativa che vale per l’attualità ma soprattutto per il futuro di questa società.
In questo quadro la Federazione Provinciale del Partito dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria promuove una manifestazione politica che terrà a Reggio Calabria Sabato 21 gennaio con inizio alle ore 17.00 nella Sala "Giuditta Levato" del Consiglio Regionale della Calabria sul tema:
“CULTURA-GIOVANI-MEZZOGIORNO. DALLA CRISI LA NECESSITA’ DI UN RUOLO FORTE E RINNOVATO DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA.”
All'iniziativa politica, che non a caso si terrà nel 91° anniversario della nascita del Partito Comunista Italiano, parteciperanno, tra gli altri, Daniela Labate, coordinatrice provinciale Fgci di Reggio Calabria, Lorenzo Fascì, Segretario Provinciale del PdCI di Reggio Calabria, Pasquino Crupi, Direttore de "La Riviera", Michelangelo Tripodi, segretario regionale e responsabile nazionale dipartimento Mezzogiorno del PdCI.
Le conclusioni dell'iniziativa saranno affidate a Francesco Francescaglia, responsabile nazionale organizzazione del PdCI.
Dopo l'iniziativa, alle ore 21.00. nei locali del Partito dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria (Via Paolo Pellicano, 21/B) si terrà una cena sociale aperta agli iscritti e ai simpatizzanti.
Reggio Calabria, 19 gennaio 2012
Partito dei Comunisti Italiani
Federazione Provinciale di Reggio Calabria
Caduta del gradimento di Scopelliti
Il Governance Poll 2011, indagine annuale sul gradimento degli amministratori locali promossa dal Sole 24 ore, rappresenta una brutta tegola per il Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti.
Infatti, i dati pubblicati sono pesantissimi poiché insieme al suo collega di partito Formigoni è tra i presidenti di regione che perde di più, cioè il 5 % in meno di gradimento in un solo anno.
E’ un segnale negativo che va ben oltre un semplice campanello di allarme.
A quasi due anni dalla sua elezione, tutte le promesse che Scopelliti aveva fatto sono state totalmente disattese in tutti i campi dalla sanità ai trasporti, dal POR Calabria alle infrastrutture, dai rifiuti all’agricoltura, dai servizi sociali alle politiche del lavoro per i giovani.
I calabresi cominciano a prendere coscienza della dura realtà che fa a pugni con le campagne mediatiche a spese del bilancio regionale con cui Scopelliti tenta di nascondere il suo fallimento coprendolo con il fumo della propaganda.
E’ la stessa operazione che aveva realizzato con più fortuna nella città di Reggio Calabria.
Ma il modello Reggio tanto declamato si è visto che fine ingloriosa ha fatto, naufragando nel disastro finanziario del comune di Reggio e nel degrado più completo dei servizi e della qualità della vita cittadina.
Evidentemente i calabresi si sono accorti di questa drammatica situazione e cominciano a temere un’esportazione del modello Reggio su base regionale che sarebbe davvero letale per il futuro della Calabria.
E non è certo un caso, quindi, se Scopelliti è il Presidente di Regione che in Italia perde di più.
Ci auguriamo che finita l’ubriacatura scopellitiana, per la Calabria possa davvero aprirsi un cammino nuovo e diverso soprattutto per dare una speranza ed un futuro ai giovani calabresi.
La caduta verticale del gradimento di Scopelliti (meno 5 %) dimostra che i calabresi hanno intelligenza per comprendere che la regione rischia di andare a sbattere se continua ad essere governata in questo modo così fallimentare da Scopelliti e dal centrodestra al punto da rischiare una vera e propria bancarotta.
Reggio Calabria, 16.1.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
martedì 10 gennaio 2012
Solidarietà al giornalista Lopreiato
Le gravissime minacce ricevute dal giornalista Nicola Lopreiato caposervizio della Gazzetta del Sud di Vibo Valentia, contenute in una lettera inviatagli dal detenuto Leone Soriano, presunto capo ‘ndrangheta di Filandari, rappresentano una nuova sfida e un inequivocabile attacco alla libertà di stampa.
In primo luogo, quindi, a nome mio personale e dei Comunisti Italiani della Calabria, esprimiamo al dott. Lopreiato e alla sua famiglia la piena e incondizionata solidarietà e vicinanza del PdCI per la pesantissima intimidazione subita.
Contestualmente invitiamo il professionista vibonese a proseguire, senza alcun tentennamento, nella sua preziosa quotidiana attività e nel suo “scomodo” lavoro finalizzati ad informare la collettività in un territorio difficile e complicato.
Certamente questa vicenda pone, però, degli enormi interrogativi.
Ha, pertanto, ragione il segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria e componente della Giunta Esecutiva Fnsi, dott. Carlo Parisi, nell’evidenziare, pubblicamente, il paradosso costituito dalle azioni di chi vorrebbe imbavagliare la stampa e che, contestualmente, consente ad un detenuto di scrivere e spedire, tranquillamente, dal carcere una lettera di minacce ad un giornalista che svolge il duro mestiere di cronista.
E’, quindi, del tutto evidente che è necessario un intervento per evitare il ripetersi di atti di questa eccezionale gravità.
Il tema della libertà di stampa, diritto costituzionalmente garantito, è attualissimo.
E’, pertanto, indispensabile porre al centro delle emergenze la denuncia contro i tentativi di zittire e imbavagliare la stampa e i tantissimi cronisti che, con grandi rischi e in assoluta solitudine, svolgono un basilare e indispensabile servizio di civiltà e democrazia.
Michelangelo Tripodi
Segretario regionale PdCI - Calabria
sabato 7 gennaio 2012
Differenziamoci dai nostri amministratori!
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| L'assessore all'ambiente e al "decoro" urbano Pietro Comito |
Lo diciamo da mesi ormai e ci stiamo stancando di urlare al vento che la causa della vergognosa situazione di questa città ha un nome è un cognome: Pietro Comito.
Non è più tollerabile questa situazione di degrado assoluto.
Non possiamo continuare ad assistere impotenti al declino di una città e di un territorio che amiamo.
Così come non sono accettabili le parole vergognose, odiose e allucinanti rilasciate dall’assessore Comito qualche giorno fa a giornali e televisioni dove dichiarava che la colpa, dei sacchi lasciati fuori dai cassonetti, è dei cittadini alludendo a non si sa quale macchinazione oscura e quale sabotaggio verso il suo operato. Ma come è possibile sabotare l’assessore Comito? Ci viene oltremodo difficile pensarlo e per il semplice motivo che “lui” non opera. Non fa nulla a parte minacciare chi vuole una città migliore,aperta e vivibile. Non fa nulla a parte chiudere i polmoni verdi della città a causa della sua incompetenza. Non fa nulla a parte trasformare Vibo Valentia in una discarica a cielo aperto. Questo suo non fare nulla sta riempiendo la città di topi grandi quanto gatti, di branchi di cani randagi aggressivi e portatori di malattie. Tutto è fermo. Tutto è desolatamente degradante. Tutto ciò che continua a non fare può portare solo a gravosi ed enormi problemi igienicosanitari.
Tocca a noi Comunisti cattivoni chiarire le idee all’assessore; se non ne è al corrente vengono svuotati solamente i cassonetti per “contratto” visto che gli operatori non possono caricare la spazzatura eccedente a mano e per questo si servono dei “ragni”. Adesso ci siamo assessore? Ha capito che l’unico che sta compiendo azioni di sabotaggio alla città è lei? Sta macchinando contro la città per quale oscuro motivo? Tutti noi stiamo vedendo in che condizioni siamo ma ci viene il dubbio che lei non sia a Vibo. Possibile che se sta facendo i suoi soliti giri di perlustrazione della città non si accorga di niente? Starà vedendo con i suoi occhi, e odorando con il suo naso, quello che a cui siamo costretti vero? Basta fare un giro stamattina per una strada qualsiasi della città per assistere a uno spettacolo indecoroso e a tratti allucinante e tutto per MERITO suo caro assessore Comito. Invece di pensare a dare la gestione dei polmoni verdi a suo cognato avrebbe fatto meglio ad avviare la differenziata che proprio lei ha bloccato appena insediatosi e portandoci a questo disastro.
Una volta ogni due mesi, più o meno, l’assessore pronuncia la frase “presto partirà la differenziata” ma puntualmente non accade nulla di tutto ciò anzi si va sempre più verso il punto di non ritorno perché avviare la raccolta differenziata produce dei costi e lei e i suoi compari della giunta con a capo D’Agostino avete creato un buco da 10 MILIONI di euro da cui è impossibile uscirne senza farsi male o meglio senza far male alla città.
Se vuole bene a questa città si dimetta, torni a fare quello che faceva prima. Faccia come Scianò si inventi una scusa come la sua e vada a casa, anche perché sappiamo tutti che le dimissioni di Scianò sono dovute al disastro economico finanziario a cui ci ha portati e non di certo a promozioni politiche.
Se vuole bene a questa città ammetta di essere incapace di fare un lavoro tanto gravoso.
Se vuole bene a questa città convinca anche i suoi colleghi a seguirla perché nessuno vi ha ordinato di fare per forza gli amministratori.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
mercoledì 4 gennaio 2012
Sostegno del PdCI al Consorzio GOEL
Il vile attentato, di chiaro stampo mafioso, contro il consorzio sociale Goel, guidato dal coraggioso Vincenzo Linarello, rappresenta un colpo durissimo inferto contro tutti i calabresi onesti.
L'ordigno fatto esplodere davanti all'ingresso del ristorante "La Grotta", gestito da un gruppo di migranti nell'ambito di un pregevole progetto di inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici e realizzato in partnership tra il Consorzio Goel e il Comune di Caulonia, offende le coscienze di tutti i coloro i quali credono nei valori, costituzionalmente garantiti, dell’accoglienza e della solidarietà.
Pertanto, a nome dei Comunisti Italiani della Calabria esprimo la piena e incondizionata solidarietà a Vincenzo Linarello e a tutti gli operatori del consorzio Goel, con particolare attenzione ai lavoratori migranti.
Il Consorzio Goel costituisce un’ encomiabile e lodevole iniziativa finalizzata a realizzare accoglienza e integrazione. Chi ha tramato nell’ìombra contro di esso ha compiuto uno sfregio alla Calabria civile e democratica.
La semplice, quanto doverosa, solidarietà, che viene troppo spesso espressa per episodi simili e che purtroppo non accennano a fermarsi, non basta più.
Le Istituzioni, a partire dalla Regione, devono agire concretamente per manifestare attenzione e sostegno, attraverso fatti concreti e azioni tangibili.
In tal senso, noi Comunisti Italiani auspichiamo che, rapidamente, con il contributo e l’intervento delle Istituzioni si possa procedere a rendere agibile il ristorante “La Grotta”.
Sarebbe davvero un bel segnale a dimostrazione che c’èancora una Calabria aperta e multietnica, che non si piega davanti alla prepotenza e all’arroganza della ‘ndrangheta e delle cosche mafiose.
Michelangelo Tripodi
Segretario regionale PdCI - Calabria
martedì 3 gennaio 2012
Il verde pubblico secondo l'amministrazione D'Agostino
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Articolo del Corriere della Calabria sulla gestione del verde pubblico a Vibo Valentia dove tutto è affare di famiglia. Ricordiamo a onor di cronaca che la precedente amministrazione aveva dato in gestione la cura del parco urbano al consorzio di bonifica e quindi senza costi per le casse comunale e per la comunità.
Loro invece sono diversi e lo dimostrano!
mercoledì 28 dicembre 2011
Dissesto idrogeologico a Vibo Valentia
Solidarietà al sindaco di Polistena
Il PdCI della Calabria esprime piena vicinanza e totale solidarietà al compagno Michele Tripodi, sindaco di Polistena, e alla sua famiglia fatti oggetto nei giorni scorsi di un gravissimo atto di intimidazione in chiaro stile mafioso.
Il furto avvenuto in due momenti diversi di due autovetture in uso a Michele Tripodi e alla moglie rappresenta un fatto di gravità inaudita anche per la particolare spregiudicatezza delle azioni criminali avvenute nel pieno delle festività natalizie.
E’ un gesto che suscita sconcerto, allarme e preoccupazione nella comunità polistenese e nell’intera regione perché con esso si vuole colpire e intimidire il lavoro proficuo di cambiamento che il Sindaco comunista di Polistena Michele Tripodi e la sua Amministrazione stanno portando avanti per rilanciare Polistena e farla tornare ai fasti del passato.
Evidentemente dà fastidio l’azione intrapresa dalla nuova Amministrazione di Polistena diretta a garantire il ripristino delle regole, della legalità, della trasparenza e della partecipazione nella pratica amministrativa e nel rapporto con i cittadini.
Si vuole in tutti i modi, leciti e illeciti, fermare il processo di rinnovamento che a Polistena è stato avviato negli interessi della popolazione e che, ne siamo certi, andrà ancora più avanti perché atti intimidatori come questi non faranno altro che accentuare l’impegno intrapreso per rilanciare Polistena.
Il PdCI della Calabria nel confermare pieno appoggio al compagno sindaco Michele Tripodi, alla sua famiglia e agli amministratori comunali si impegna ad assumere tutte le iniziative più opportune ed adeguate per sostenere lo sforzo politico-amministrativo che a Polistena si sta realizzando e per sollecitare tutti gli organi e le autorità competenti a garantire e tutelare il pieno diritto all’esercizio delle funzioni di governo, democraticamente affidate dal voto del popolo al Sindaco e all’Amministrazione Comunale.
In tal senso, il PdCI chiede alle forze dell’ordine e alla magistratura che fin da subito vengano avviate tutte le più opportune indagini per individuare e colpire i responsabili e gli eventuali mandanti di queste azioni intimidatorie che non possono rimanere impunite.
Reggio Calabria, 28.12.2011
LA SEGRETERIA REGIONALE DEL PdCI
martedì 27 dicembre 2011
Il modello D'Agostino a Vibo Valentia
martedì 13 dicembre 2011
Provincia di Vibo, Corte dei conti e l'insostenibile "leggerezza" dei bilanci
L’impercettibilità delle azioni concrete dell’attuale giunta provinciale passerà anche da questo, dal bel “NO“ che la sezione regionale della corte dei conti ha dato al bilancio della provincia di Vibo Valentia. “gravi irregolarità contabili, pregiudizievoli o comunque sintomatiche di inefficienze e criticità della gestione finanziaria dell'Ente per le quali i chiarimenti forniti non hanno consentito di superare le osservazioni formulate dal magistrato istruttore”.
Tra tutte queste “belle parole” espresse quella che più ci fa male è la parola “inefficienza”, ma come, si cambiano i collaboratori esterni, si cambiano le giunte, e siete ancora inefficienti? Perdete tanto di quel tempo a parlare dell’importanze dei consigli provinciali, del legame col territorio che hanno, della loro vitale presenza a contatto col cittadino, e poi siete solo capaci a gestire in modo inefficiente la cosa pubblica aumentando il buco di bilancio.
Certo non è solo colpa dell’attuale amministrazione in carica, è una situazione che parte, probabilmente, da quando il consiglio provinciale vibonese è stato istituito, da quel periodo di vacche grasse che noi, non avendo ancora i capelli bianchi, per “fortuna” non abbiamo conosciuto, ma voi amministratori in carica, non avete fatto nulla per migliorare questo bilancio, non avete fatto nulla per rimpinguare le casse provinciali, non avete dato nessun segno di discontinuità con le amministrazioni passate, anzi avete contribuito ulteriormente ad aumentando questo buco, aumentando, tra l’altro le tasse a carico dei contribuenti, ricordiamo il raddoppio del canone per il controllo delle caldaie o l’aumento della tassa provinciale sulle assicurazioni. Chiedete più soldi ai cittadini ponendo come unica motivazione i tagli (esistenti) del governo centrale e con quei soldi cosa fate?
Noi vorremo sapere da cittadini e da politici, perchè se aumentate le tasse anche voi che dovreste essere un governo amico, il divario di bilancio è cosi critico, forse si è badato più a cercare di far quadrare il cerchio e tenere in vita questa maggioranza mettendo toppe in una direzione e nell’altra, ponendo anche in settori determinanti della giunta quali l’assessorato alle finanze, gente non proprio qualificata, perchè se oggi si è in condizioni la colpa principale ricade principalmente sull’assessore al bilancio, non possiamo non puntare il dito contro di lui, mica è colpa dell’assessore allo sport se la corte dei conti regionale ha denunciato “gravi irregolarità contabili”. Allora questo assessore che vi sta garantendo i numeri in consiglio provinciale, magari criticando l’aumento delle tasse del governo Monti. Ma fermiamoci un attimo a riflettere; siamo una delle prime province d’Italia? Se giriamo alla rovescia le classifiche del sole24 ore certamente e ci sarà forse un motivo? La colpa è di chi amministra o no?
L’assessore provinciale al bilancio non è forse anche sindaco di San Nicola da Crissa e presidente della comunità montana delle Serre? Come farà mai a concentrarsi su tutti i gravosi compiti che la “politica” gli regala? Perché ricordiamoci che i vibonesi non l’hanno eletto assessore e nemmeno presidente di quella comunità montana. I meriti politici e le competenze tecniche quali sono? Qualche anno fa Tremonti disse che per amministrare uno Stato bastava un buon ragioniere. Non fummo mai d’accordo con questa affermazione ma, purtroppo per noi, saremmo ben lieti di avere almeno un buon ragioniere.
Probabilmente non è l’uomo adatto a tirarci fuori da questa situazione.
Vi consigliamo vivamente e vibratamente di prendere anche voi esempio dal governo Berlusconi, mettetevi da parte, no siete capaci, fate andare al vostro posto dei tecnici, i quali magari non avranno legami di partito o di amicizia con collaboratori esterni, ma preferiremmo a questo punto pagare più tasse, ed avere a distanza di tempo un bilancio pari, senza trucchi contabili, piuttosto che pagare tasse ed avere un bilancio con un divario enorme tra entrate e uscite.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
lunedì 12 dicembre 2011
Controreplica all’assessore La Gamba su piano di emergenza
Sbigottito e incredulo, eh si è questo l’effetto che fa quando qualcuno viene a svegliarti bruscamente! Impegnato com’è a fare conferenze di presentazione per feste e festini capiamo bene che l’assessore La Gamba possa risultare confuso sulle questioni che riguardano la sua delega alla protezione civile.
Già l’anno scorso (periodo autunnale 2010) avevamo posto all’attenzione dell’assessore la gravità del fatto che a Vibo Valentia mancasse il piano di emergenza, quella volta l’assessore rispose, sviando dalla questione originale, che avrebbe fatto un “plauso” ai volontari dell’alluvione del 2006 organizzando magari una cerimonia (cosa in cui lui è maestro, questo glie lo riconosciamo!) di premiazione. Del riconoscimento non se n’è saputo più niente ma sappiamo che non ha “non fatto” solo quello! Oggi, dimenticando le risposte dateci un anno fa circa (dove non ha mai detto che il piano c’era già), risponde che il piano di emergenza è stato approvato nel 2009 dall’amministrazione Sammarco. Premettendo che in ogni caso un piano di emergenza del 2009 dovrebbe sicuramente essere aggiornato perché sono passati quasi 3 anni, l’affermazione dell’assessore ci convince poco.
Eppure nella “relazione previsionale e programmatica periodo 2010 – 2012” redatta dall’attuale amministrazione, erano previsti 1 milione di euro di spesa proprio per la stesura del piano di emergenza di protezione civile; ma allora se il piano era già stato fatto nel 2009, perché programmare una spesa così grossa? Perché organizzare una stesura di un nuovo piano, programmare la posa di sistemi di allarme sul territorio, prevedere la stipula di contratti di convenzioni con ditte per la fornitura di materiali ed alimenti in caso di calamità? Giusto per inserire una nuova voce di spesa?
Tra l’altro abbiamo capito che l’assessore La Gamba non ha ben chiaro a cosa serva il piano comunale di emergenza: è un documento che deve essere reso pubblico, trasmesso e spiegato ai cittadini che sono i destinatari di tale piano! Non serve andare nemmeno tanto lontano per vedere una realtà virtuosa in questo campo, basta infatti andare sul sito del comune di Stefanaconi, dove è possibile scaricare il piano comunale di emergenza che può essere quindi letto e studiato da ogni residente del comune di Stefanaconi. E non vogliamo sapere se al comune di Stefanaconi c’è una giunta di sinistra o di destra, perché noi al contrario di quanto pensa l’assessore La Gamba, non strumentalizziamo sulle questioni che riguardano la salvaguardia della vita.
L’assessore dice di aver programmato per la zona cancello rosso un piano di evacuazione rapido in caso di necessità, ma ci chiediamo: gli abitanti della zona ne sono a conoscenza? Parlando con alcuni di loro (noi lo facciamo perché ci piace parlare con la gente) lamentano proprio di non essere a conoscenza di niente di tutto ciò, sanno solo che qualcuno un giorno ha suonato al loro citofono dicendo “signore siamo del comune, stiamo facendo un censimento per il rischio idrogeologico, quanti siete in famiglia?”. Questo quindi sarebbe il grande piano di evacuazione dell’assessore La Gamba?
L’assessore si definisce “sbigottito”, noi invece ci definiamo “delusi e rammaricati” dalla sua risposta e dalla sua insensibilità. Nel segno del berlusconismo a Vibo Valentia si confonde l’azione di protezione civile con l’organizzazione di grandi eventi, feste e sperpero di denaro pubblico. Invitiamo caldamente l’assessore La Gamba ad abbandonare la “mondanità” ed a prestare molta più attenzione nel gestire una delega così gravosa quale è quella alla protezione civile. Quando capiranno i nostri amministratori che quest’era è finita? Quando inizieranno ad essere più responsabili? Ma soprattutto, quando capiranno che sono li per servire i cittadini e non per stare sotto la luce dei riflettori delle loro conferenze stampa che servono solo a buttare fumo negli occhi della gente?
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
giovedì 8 dicembre 2011
Comunicato: conferenza Federazione Giovanile Comunisti Italiani
Domani, venerdì 9 dicembre alle ore 16, nei locali della CGIL di Vibo Valentia si terrà la conferenza provinciale della Federazione Giovanile Comunisti Italiani (fgci). Proprio in questo momento così difficile per l’Italia e l’Europa intera sono i giovani ad essere chiamati per porre rimedio. Solo idee nuove e fresche possono infatti aiutare a risolvere i problemi economici e sociali.
In Italia adesso non è solo l’economia ad essere in crisi, ma soprattutto la “democrazia”. Gli Italiani infatti si trovano al governo una serie di “tecnici” e “professori” che però non hanno mai votato! Un governo non può mai essere apolitico e definirsi puramente “tecnico”, perché le scelte economiche e sociali sono sempre condizionate dal pensiero politico di chi effettua tali scelte e decide le misure di intervento.
È a questo proposito che ci rivolgiamo ai giovani vibonesi, compagni e simpatizzanti, per tornare a fare politica ed occuparsi della cosa pubblica. Un’occasione per incontrarsi, discutere ed anche rinnovare gli organismi dirigenti.
Vi aspettiamo numerosi e soprattutto vi incitiamo ad invitare ed a portare con voi alla conferenza vostri amici e compagni.
Vogliamo chiudere citando un celebre compagno, Enrico Berlinguer, che diceva: Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.
Francesco Colelli – coordinatore provinciale: Federazione Giovanile Comunisti Italiani
Evacuata un’intera palazzina a cancello rosso
Notizie sempre più preoccupanti vengono dalla zona “cancello rosso” della città di Vibo Valentia, noi del partito dei comunisti italiani lo avevamo detto proprio sabato scorso al nostro dibattito organizzato in piazza:- bisogna far presto e magari, anche a costo di fare scelte impopolari, agire in modo da salvare la vita delle persone che sono in forte pericolo-.
le scelte “impopolari” a cui pensavamo erano proprio quelle dell’evacuazione delle zone più a rischio. Impopolari certamente, perché nessuno di noi vorrebbe mai dover lasciare la propria casa, magari acquistata o fatta con tantissimi sacrifici. La salvaguardia della vita umana però viene prima di tutto e salvare i nostri cittadini da catastrofi “prevedibili” e “annunciate” è la cosa più importante.
le scelte “impopolari” a cui pensavamo erano proprio quelle dell’evacuazione delle zone più a rischio. Impopolari certamente, perché nessuno di noi vorrebbe mai dover lasciare la propria casa, magari acquistata o fatta con tantissimi sacrifici. La salvaguardia della vita umana però viene prima di tutto e salvare i nostri cittadini da catastrofi “prevedibili” e “annunciate” è la cosa più importante.
Leggiamo allora la notizia dello sgombero di una palazzina intera, molte famiglie mandate via dalla propria abitazione e a stare chissà dove. Quanti disagi, quanto dispiacere proviamo per quelle persone, una cosa davvero triste ma sicuramente necessaria. Ma leggendo più avanti capiamo forse il vero motivo di questa scelta “coraggiosa” dell’amministrazione D’Agostino. I condomini della palazzina avevano intentato una causa contro i responsabili dei loro disagi, quindi alla consegna del ctu della relazione tecnica al tribunale che descriveva le condizioni del terreno e la pericolosità della palazzina stessa, il signor sindaco si è svegliato dal suo solito “torpore” ed ha deciso di emanare l’ordinanza di sgombero.
A questo punto ci chiediamo, ma per accendere i riflettori sulla questione ogni abitante di cancello rosso dovrà fare causa? E nel frattempo? Tutto il discorso di salvare la vita ai nostri cittadini che fine fa?
Sappiamo bene che i permessi per costruire in quella ed in altre zone a forte rischio idrogeologico sono stati dati in tempi passati ed in questo (per sua fortuna), l’amministrazione D’Agostino non c’entra (magari qualche altro D’Agostino), ma oltre a quello che diceva l’ass.re G. Modafferi sabato scorso al nostro incontro e cioè che è stato dato l’appalto per i progetti per il recupero del dissesto nel territorio di Vibo Valentia, cosa si sta facendo per salvare nell’immediatezza la vita delle persone?
Sappiamo bene che i permessi per costruire in quella ed in altre zone a forte rischio idrogeologico sono stati dati in tempi passati ed in questo (per sua fortuna), l’amministrazione D’Agostino non c’entra (magari qualche altro D’Agostino), ma oltre a quello che diceva l’ass.re G. Modafferi sabato scorso al nostro incontro e cioè che è stato dato l’appalto per i progetti per il recupero del dissesto nel territorio di Vibo Valentia, cosa si sta facendo per salvare nell’immediatezza la vita delle persone?
A questo dovrebbe rispondere l’assessore Pasquale La Gamba, ass.re alla protezione civile. Gestire l’assessorato alla protezione civile, in un territorio che soffre di tutti i mali sicuramente non è semplice, ma il nostro caro assessore invece non sembra avvertire minimamente il peso di queste responsabilità. Noi abbiamo capito il perché, basta fregarsene! Basta tapparsi gli occhi e le orecchie e decidere di credere che tutto va bene! Magari è necessario farsi un giro con i pattini sul ghiaccio, in piazza municipio, per dimenticarsi di tutti i problemi.
Noi più volte abbiamo chiesto il “Piano di Emergenza Comunale”, un documento importantissimo, fondamentale e soprattutto “obbligatorio” per i comuni a rischio, ma i nostri appelli cadono nel vuoto. L’assessore La Gamba non vuol proprio capire l’importanza di tale documento che potrebbe, in caso di emergenza salvare la vita di molte persone e aiutare nell’organizzazione dei soccorsi e della gestione dell’emergenza.
Si sente sempre dire che ci si rende conto delle tragedie solo quando ci colpiscono da vicino, noi dei comunisti italiani, forse per una sensibilità maggiore, preferiremmo evitarle queste tragedie prima che ci colpiscano.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
venerdì 2 dicembre 2011
Calendario 2012 PdCI
Se vi piace il calendario 2012 del PdCI e siete della provincia di Vibo Valentia contattateci. Lo potrete avere con un semplice contributo volontario e lo troverete a tutte le nostre iniziative fino ad esaurimento.
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Reggio Cal, Multiservizi, il PdCI replica al PdL e contiunua a chiedere l'intervento del Ministro degli Interni
Abbiamo, volutamente, atteso oltre 24 ore prima di rispondere all’indegno e ingiurioso comunicato, rivolto al nostro segretario cittadino Ivan Tripodi, firmato dai fantomatici “consiglieri di maggioranza” del comune di Reggio Calabria e ribadire, con la fermezza e la tranquillità derivanti dalla giustezza delle posizioni espresse, un concetto e un valore che, fino ad oggi, era rispettato in tutta la Repubblica italiana, ma che sembrano non valere nella nostra città, cioè l’assoluta e sacra terzietà delle Istituzioni.
In tal senso, la nostra attesa è stata motivata dal fatto che, forse ingenuamente, davamo per scontato ed eravamo convinti che il Prefetto di Reggio Calabria, dr. Varratta, sarebbe pubblicamente intervenuto per ribadire e ristabilire, agli occhi dell’opinione pubblica, il fondamentale concetto riguardante la piena e incontrovertibile autonomia delle Istituzioni da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione, palese o subdola che possa essere.
Questa semplice valutazione nasceva dal fatto che, a margine dell’ultima seduta del Consiglio comunale di Reggio Calabria, i consiglieri di maggioranza sono stati ricevuti dal Prefetto, presso la sede del Palazzo del Governo, al quale avrebbero espresso solidarietà per gli attacchi ricevuti dal nostro Partito. Al termine dell’incontro è stato diffuso un comunicato nel quale erano stranamente contenute le dichiarazioni del dr. Varratta, il quale, addirittura e a scanso di equivoci…, ha apprezzato la visita dei consiglieri della maggioranza comunale, a trazione PDL. E’ chiaro che non c’è bisogno di disturbare le norme costituzionali che, onde evitare fraintendimenti, sono saldamente vigenti, poiché basta considerare le basilari regole del protocollo e del galateo istituzionale, per verificare che le affermazioni del Prefetto, riportate stranamente in un comunicato stampa firmato dai consiglieri del centrodestra, sono inaccettabili e decisamente fuori luogo. Lo sono a prescindere dal merito delle stesse. Nessuno ci convincerà che i comunicati di un partito o di più partiti possano essere considerati alla stregua di una nota ufficiale diffusa dalla massima Istituzione della provincia.
Ma, purtroppo, a Reggio può succedere anche questo!!!
In tutta onestà avremmo preferito che il Prefetto, senza sedicenti o presunti portavoce, rispondesse a quel semplice e banale quesito che abbiamo posto e che riproponiamo, anche per dimostrare che non vi sono offese e tanto meno aggressioni.
Come mai il Prefetto, dr. Varratta, a seguito delle inchieste della Magistratura che hanno inequivocabilmente certificato la presenza della ‘ndrangheta nella società mista comunale Multiservizi, non ha ritenuto necessario intraprendere iniziative e provvedimenti, anche di carattere straordinario, per mettere la parola fine a quella putrida mangiatoia rappresentata dalle società miste del Comune di Reggio?
Poiché la lingua e la sintassi italiana non ammettono improvvisazioni o interpretazioni, reputiamo che avere posto le suddette questioni e avere evidenziato la mancanza di iniziative concrete non rappresenta né ingiuria né offesa né, addirittura, un attacco volgare.
Invece di scrivere oscenità, i consiglieri comunali di maggioranza, la stessa che governa da quasi dieci anni e che ha fatto sprofondare la città in un mare di debiti e nella bancarotta etico-morale, farebbero bene a spiegare agli attoniti reggini che fine hanno fatto i 170 milioni di euro, e non solo, che rappresentano il buco finanziario del Comune.
Per quanto ci riguarda non ci faremo intimidire da coloro i quali usano, esclusivamente, il volgare attacco personale e l’ingiuria come strumenti di intimidazione per tentare di sfuggire dalla tragica realtà e dalle macerie da loro stessi provocate. Possiamo, quindi, tranquillizzare questi personaggi sul fatto che non arretreremo di un millimetro nella nostra limpida battaglia per il ripristino della legalità contro l’oppressione della ‘ndrangheta che domina su tutto e su, quasi,tutti. Pertanto, vista la situazione, ci appelliamo, ancora una volta, al Ministro dell’Interno, dott.ssa Anna Maria Cancellieri, per ristabilire la legalità e il semplice rispetto delle norme e delle leggi vigenti nel nostro Paese.
Reggio Calabria lì 1 dicembre 2011
LA SEGRETERIA PROVINCIALE DEL PdCI DI REGGIO CALABRIA
Scopelliti e la falsa nomina di Melandri
La dichiarazione pubblica del presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, con la quale aveva comunicato la propria soddisfazione per la nomina, da parte della Procura reggina, del generale in pensione Graziano Melandri quale custode giudiziario della discarica di Casignana, sequestrata nell’ambito di un’inchiesta della Magistratura, si è rivelata un autentico bluff.
Insomma Scopelliti si è inventato una notizia che faceva comodo e si è pure rallegrato per la stessa: forse in tal modo voleva mettere le mani avanti, ma ha solo creato disagio e imbarazzo.
Un’enorme bufala che evidenzia l’assoluta mancanza di lucidità da parte di Scopelliti, in preda ad un crescente nervosismo causato, evidentemente, dalla consapevolezza per il pesante fallimento della sua giunta, della sua maggioranza e del suo partito che stanno miseramente affogando per l’incapacità amministrativa e per le pesanti collusioni, basta vedere l’odierno arresto di un altro consigliere regionale del Pdl, Franco Morelli, dopo quello dello scorso anno di Santi Zappalà.
Il gen. Melandri, come noto, è stato commissario per l'emergenza ambientale in Calabria fino a qualche giorno fa e si è dimesso a seguito del suo coinvolgimento in un'inchiesta della Magistratura sulla gestione della discarica di Alli a Catanzaro. Ebbene, nonostante l’aspetto, rilevante e non marginale, rappresentato dal fatto che il gen. Melandri è stato costretto a rassegnare le dimissioni - poiché, in caso contrario, rischiava di essere interdetto dai pubblici uffici (cosa effettivamente avvenuta a due co-indagati nell’inchiesta sulla discarica Alli) - secondo Scopelliti, questo “banalissimo” particolare non sarebbe motivo di valutazione negativa o condizione oggettivamente ostativa per qualsiasi incarico.
Al contrario, il presidente della Regione ha, paradossalmente, continuato a esaltare pubblicamente l’operato di Melandri e, del resto, tutto ciò non ci stupisce affatto.
Il sodalizio tra Scopelliti e Melandri parte da lontano, molto lontano.
Il generale Melandri, lo vogliamo ricordare, ricevette il grado di generale andando in pensione nel 2002, in concomitanza con la sua nomina ad Assessore comunale di Reggio Calabria nell’amministrazione Scopelliti, con delega alla legalità e alla trasparenza. Transitò direttamente dalla guida del Comando provinciale della Guardia di Finanza reggina al posto nella giunta comunale. Peraltro, non si è mai capito per quale motivo a soli 48 anni abbia rinunciato ad una carriera così florida nella guardia di finanza per fare l’assessore comunale di Scopelliti.
A Reggio la sua attività amministrativa è, esclusivamente, ricordata per i tentativi di imporre una linea repressiva: la cosiddetta tolleranza zero che, però, nei fatti colpiva solamente le persone più deboli e le categorie più svantaggiate. Anche sugli altri terreni, il gen. Graziano Melandri non ha particolarmente brillato visto che non si è accorto del quotidiano strappo alle regole amministrative della Giunta di cui ha fatto parte e del sacco del bilancio consumato ai danni dei reggini onesti, come dimostrano la recente ispezione ministeriale e le risultanze di molte inchieste che hanno evidenziato il malgoverno e la cattiva gestione delle risorse pubbliche che ha investito l’amministrazione Scopelliti, ivi compreso, quindi, il periodo nel quale Melandri era assessore comunale.
L’apice del fallimento amministrativo fu costituito dalla famosa operazione legata ai photored voluta fortemente dal Melandri. I photored erano quei dispositivi elettronici usati per sanzionare le infrazioni al codice della strada senza la presenza di agenti accertatori in loco e dichiarati illegittimi da una serie interminabile di sentenze emesse dal Giudice di Pace. Un sistema che però ha gravato pesantemente con cifre astronomiche sulle casse comunali e conseguenti debiti fuori bilancio a causa dei ricorsi giustamente vinti dai cittadini contro questi strumenti irregolari.
Dopo l’esperienza amministrativa reggina Melandri è rientrato in Romagna ed è diventato consigliere comunale a Castel Bolognese facendo parte del gruppo Udc – PDL – Lega.
Evidentemente l’esperienza reggina e il suo impegno politico nella destra romagnola sono serviti per il suo rientro in Calabria nel ruolo di Commissario straordinario per l’emergenza ambientale in Calabria, incarico che assunse subito dopo che Scopelliti divenne Presidente della Regione, su sua espressa volontà e indicazione.
Ribadiamo che da questo incarico il generale è stato costretto a dimettersi pochi giorni fa per il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Catanzaro denominata “Pecunia non olet” sulla gestione della discarica di Alli e sul ciclo dei rifiuti.
Insomma, per essere un generale sono troppi gli incidenti di percorso nei quali il Melandri è incappato e Scopelliti dovrebbe cominciare ascende re dal piedistallo facendo un po’ di sana autocritica per una scelta che si è rivelata sbagliata e densa di tante, troppe incognite..
Reggio Calabria, 30.11.2011
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
Cominciamo da noi...4° appuntamento
Sabato 3 dicembre alle ore 10:00, nella piazzetta antistante l'istituto d'arte di Vibo Valentia, si terrà il 4° incontro della serie "Cominciamo da noi..."
Continua la nostra serie d'incontri per dialogare su quelle che sono le reali problematiche del nostro territorio. Un laboratorio sperimentale, un confronto aperto e all'aperto, senza microfoni ne riflettori.
Questa volta tratteremo l'argomento del dissesto idrogeologico nel nostro territorio con il titolo: "Non vogliamo morire di pioggia"
Ne parleremo con:
Giovanna Sette (geologa)
Giorgio Modafferi (assessore ai lavori pubblici del comune di Vibo Valentia)
Domenico Servello (segretario provinciale IdV - consigliere comunale di Maierato)
Giovanni Russo (consigliere comunale PD al comune di Vibo Valentia)
modera Giuseppe Ambrosio (comitato federale PdCI - Vibo Valentia)
e in più tutti quelli che vorranno intervenire nella discussione con le loro proposte, le loro idee e le loro critiche.
Secondo noi la voglia di cambiare passa dai fatti, dal confronto quotidiano che si cerca, nelle piazze, tra le strade, parlando con la gente, confrontandosi in modo aperto e con il rispetto dell’idea altrui. Questo vuole fare il partito dei Comunisti Italiani nella provincia di Vibo Valentia. Questo cerchiamo di fare, ci confrontiamo anche con amministratori che hanno idee completamente diverse dalle nostre. Questo è il nostro spirito, e vogliamo continuare a fare cosi. Le nostre iniziative sono volte a risvegliare le coscienze di quanti amministrano ma soprattutto dei cittadini stessi . Noi del Partito dei comunisti Italiani siamo spinti a fare tutto ciò solamente dalla passione politica e dall'amore verso il nostro territorio che vediamo marcire davanti i nostri occhi... Questo è il nostro spirito, e vogliamo continuare a fare cosi.
Crediamo infatti che tanti abbiano perso di vista i partiti, credendo che questi si debbano muovere solamente durante i periodi elettorali, svuotandoli dalla funzione propositiva e di azione, e relegandoli ad una mera funzione di comitato elettorale.
La politica per noi è una cosa seria, “con e per la gente” ma in modo attivo e concreto.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
mercoledì 23 novembre 2011
Comunicato su inchiesta Astrea
L’inchiesta “Astrea” condotta encomiabilmente dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria consegna un quadro tragico e drammatico rispetto agli altissimi livelli di infiltrazione e di totale dominio della ‘ndrangheta nell’economia e nelle istituzioni, a partire dal comune di Reggio Calabria.
Il provvedimento del Gip, dott.ssa Tommasina Cotroneo, basato sulle indagini condotte dalla Procura reggina e dalla Guardia di Finanza, ha, palesemente, certificato che la società mista Multiservizi è, per la parte privata, in mano alla potente e temibile cosca Tegano di Archi.
Una verità tanto cruda quanto inoppugnabile: un vero e proprio pugno in faccia a tutti i reggini, i quali assistono increduli al crollo etico della città, causato da una classe dirigente corrotta che ha portato Reggio Calabria alla bancarotta morale e finanziaria.
Una vergogna senza limiti che evidenzia l’enorme degrado provocato dal Pdl e dal centrodestra.
L’inchiesta “Astrea” evidenzia, con chiarezza e senza sofismi, che il Comune di Reggio è, nei fatti, in società con la ‘ndrangheta.
Quanto accaduto non ci sorprende affatto e, anzi, ci porta ad affermare il classico: “noi lo avevamo detto, ma, volutamente e in evidente malafede, non siamo stati ascoltati. Anzi, abbiamo ricevuto insulti e non solo….”.
Infatti, da molto tempo, abbiamo ripetutamente, pubblicamente, dichiarato, basta leggere i nostri comunicati degli ultimi mesi, che le società miste del comune di Reggio rappresentano il vero crocevia e il grumo di tutti i grandi interessi illeciti e illegali della città.
Lo abbiamo detto e ridetto, ma ci siamo scontrati con l’inquietante ed assordante silenzio dell’amministrazione comunale. Da parte degli amministratori, infatti, non vi è stata nessuna parola, nessuna risposta e nessun intervento concreto per porre fine a questa gravissima e inaccettabile situazione che, ormai, era sotto gli occhi di tutti.
L’inchiesta “Astrea” consegna una verità limpida e indelebile: la Multiservizi è una palude, nella quale, come recentemente affermato anche dal pentito Moio, le cosche della ‘ndrangheta sono presenti con il 49% del capitale sociale.
La città si trova, quindi, ad un punto di non ritorno verso il quale è indispensabile, e non più rinviabile, un intervento chiaro, risolutivo e definitivo di vera e propria igiene morale: il Comune, salvaguardando tutti i posti di lavoro, deve uscire immediatamente dalla Multiservizi e dalle altre società miste.
Non è, infatti, assolutamente ammissibile continuare nell’attuale condizione scoperchiata dalla Magistratura, nella quale, ripetiamo per l’ennesima volta, il Comune di Reggio è socio in affari con la ‘ndrangheta.
Auspichiamo, inoltre, che il neo-Ministro degli Interni Cancellieri e il Prefetto Varratta assumano le iniziative più idonee e opportune per ristabilire gli indispensabili valori della legalità e dell’etica nella città e nel Comune di Reggio Calabria.
Reggio Calabria lì 18 novembre 2011
Segretario cittadino IdV
Ivan Tripodi
Segretario cittadino PdCI
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