Federici Alfredo
Marramao Carmela
Russo Ilenia


Vibo Valentia 04/03/2010
Noi non ci stiamo,
replica dei precari co.co.co. della Provincia di Vibo Valentia sulle vicende di questi giorni pubblicate nei giornali riguardanti il “Programma Stages” che grazie al grande impegno e idee dei super consiglieri Regionali B. Censore, P. Giamborino e come ultimo paladino dei lavoratori di Calabria A. Borrello portano un’emendamento regionale a favore dei giovani laureati calabresi. Quante volte abbiamo proposto nei vari articoli ai super consiglieri di mettere piede nella sede(in questo caso quello che ci sentiamo essere stati esclusi ingiustamente)quella dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia per conoscere la situazione nei confronti dei precari storici, ora cosa è successo in queste poche settimane che restano prima dell’elezioni politiche: che i lavoratori ex art.7 (D.R. 6 aprile 2006 N.3902) festeggiano grazie ancora non si capisce bene chi sia stato l’artefice (Censore?, Giamborino?, De Gaetano?) dell’ emendamento all’equiparazione l.s.u. / l.p.u. con avvio alle procedure di stabilizzazione e per ultimo “i migliori laureati calabresi” che dato la loro dote di intelligenza fanno capire che sono già titolari di un posto di lavoro nell’Ente. Dobbiamo ricordare a tutti che il regolamento al Programma di Stages per i migliori laureati in Calabria (L.R. n.8/2007 e dell’art.3 L.R. n.26/2004) prevede nella sezione 1, che il rapporto instaurato dai soggetti beneficiari con il Consiglio Regionale con le Università e con le Pubbliche Amministrazioni interessate non configura un rapporto di lavoro, non prevede alcun obbligo di assunzione finale, la sua durata di 24 mesi senza nessun rinnovo e nessuna proroga, e con il divieto di partecipazione ai successivi bandi relativi allo stesso progetto.
Le perplessità dell’ Sen. F. Bevilacqua pubblicate su questa vicenda che secondo lui serve solo per garantire consensi elettorali per noi risulta esatta e appoggiamo pienamente la sua linea, solo una cosa vorremmo ricordare al Senatore ribadendo alla questione della perdita di anni dei stagisti, rimasti bloccati nella speranza di un posto di lavoro definitivo, che noi Precari co.co.co. dell’Ente Provincia sia laureati che diplomati la questione è stata più tragica, perché prima di essere sbattuti fuori dall’Ente dopo aver passato una selezione di Bando Pubblico e aver portato avanti il nostro lavoro nei Centri per l’Impiego adeguandolo alle nuove riforme del lavoro, sono passati 5 lunghissimi anni, chi più di noi sà cosa significa essere presi in giro da una politica che crea solo illusioni e prospettive ai danni di noi giovani.
Precari co.co.co. Provincia di Vibo Valentia
L’incontro tra le forze delle Sinistra del 13 c.m. è servito a chiarire la volontà politica di tutti i partiti e movimenti che le compongono a determinarsi su una soluzione comune capace di interpretare la volontà a mettere in campo la soluzione più confacente per la ns. Città nella imminenza della competizione elettorale di fine Marzo.
Ancora una volta non si è riusciti ad evitare strumentalizzazioni sulle posizioni finali assunte dai Partiti della Sinistra, che da mesi stanno lavorando con senso di responsabilità per un programma di cambiamento della gestione della cosa pubblica. Ed e per questo che i rappresentanti dei Partiti Nicola Iozzo per il Partito dei Comunisti Italiani, Guido Arcuri per il Partito Socialista, Domenico Servello per I.D.V., hanno ritenuto opportuno fornire i seguenti chiarimenti:
1) E’ vero che i partiti della Sinistra, non vedendo chiaro su quello che stava succedendo all’interno del PD, hanno messo in conto la possibilità di correre da soli.
2) Non è assolutamente vero che siano stati fatti i nomi di eventuali candidati a Sindaco e quindi il nome di Silvio Greco.
3) I Partiti della Sinistra hanno rinviato l’incontro con il PD, di qualche giorno, in attesa di elaborare la propria proposta politica che sarà definita e conclusa Lunedì 15 c.m.
Nicola Iozzo - Partito dei Comunisti Italiani
Guido Arcuri – Partito Socialista Italiano
Domenico Servello – Italia dei Valori
Le forze della sinistra,che sottoscrivono, nel prendere atto dell'ancora esistente difficoltà e dello stato di confusione che permangono nel Pd, con la finalità di evitare qualsivoglia strumentalizzazione della proprio posizione politica intendono precisare quanto segue:
1 si ribadisce la necessità di scelte che siano espressione di discontinuità, cambiamento, rinnovamento.
2 in ragione di una identità politica, cui non si intende rinunciare, la sinistra ha deciso di intraprendere autonomamente, tutte le procedure necessarie alla indicazione di un proprio candidato a sindaco.
Pdci,
Prc,
Partito Socialista,
Slega Vibo,
Verdi,
Idv,
Sel.
La provincia di Vibo Valentia non finisce mai di stupirci.
Ultimi in tutte le classifiche da anni ma ecco la nuova invenzione che risolleverà le sorti di piccola parte d’Italia: I circondari
Il tutto è passato in sordina come si fa di solito quando bisogna tenere nascoste alcune verità ma a scoperchiare la pentola a livello nazionale ci ha pensato il Corriere della Sera che ha riportato la notizia della creazione in questa piccola provincia di 5 circondari per stare più vicini ai cittadini e per attuare il decentramento dei servizi e degli uffici.
Ci stavamo dimenticando anche che c’era un’amministrazione provinciale a Vibo Valentia, meno male che ogni tanto ci fanno sentire la loro presenza con qualche trovata spettacolare.
I circondari erano degli enti intermedi tra provincie e comuni “inventati” nel Regno di Sardegna nel 1859, aboliti nel 1927 e resuscitati nel 2000. Ci meravigliamo solamente del fatto che a Vibo si siano aspettati 10 anni per costituirli.
È bravi i nostri amministratori che cercano sempre di sorprenderci con esperienze nuove atte a risollevare il nostro territorio da decenni di malapolitica e cattiva gestione del territorio e magari cercheranno di “sistemare” con i soliti vecchi metodi qualcun altro in nuovi uffici decentrati? E nel frattempo dalla nostra provincia si continua ad emigrare per andare alla ricerca di un futuro lavorativo difficile da trovare in questo territorio per chi ha un minimo di dignità e per chi ha il coraggio di non cedere ai ricatti e allo sfruttamento oppure per chi non ha proprio voglia di chiedere il “favore” al politico di turno.
Un territorio dove in troppi guardano ai propri interessi personali e dove non si investe per il futuro, prova è quest’ultima trovata di un ente, a nostro parere inutile, che fa i conti con la bramosia della spartizione di potere. Qualcuno ultimamente ha detto: “con tutti purchè si vinca”; esempio stratosferico di come ci si impegna per il bene della popolazione.
Invece di procedere verso l’unificazione dei piccoli comuni si va addirittura alla divisione della provincia in altre sottoprovincie con tutte le sue relative nuove strutture.
La loro giustificazione sarà di dire che sarà tutto gratis magari evitando di proferire che i comuni potranno decidere in piena autonomia di concedere, e concedersi, indennità di missione, rimborso spese sostenute e spese di viaggio. Di questi organismi “circondari” naturalmente faranno parte anche sindaci e amministratori degli stessi comuni e chi ci dice che a “loro spese”, non a spese nostre, non si concederanno qualche piccolo rimborsino? Ovviamente siamo noi che pensiamo sempre male e in maniera pessimistica.
Vi preghiamo solamente di fare qualcosa di utile per la popolazione vibonese, magari anche andare a casa ma in questo caso verremmo naturalmente delusi.
“Due episodi gravissimi sui quali bisogna riflettere. Prima lo striscione di alcuni abitanti inneggiante la liberazione di uno dei presunti esecutori materiali (già condannato in primo grado a 13 anni) dell’agguato in cui rimasero feriti nel dicembre del 2008 due extracomunitari ivoriani, poi la decisione di ieri degli organizzatori della manifestazione di piazza a Rosarno di far riavvolgere agli studenti del liceo scientifico “Piria” lo striscione “No alla mafia, sì all’integrazione”. E’ quanto afferma, in una nota, Michelangelo Tripodi segretario calabrese e responsabile del Dipartimento Mezzogiorno del PdCI. “Due esempi di inciviltà che nulla hanno a che vedere con la parte onesta dei cittadini di Rosarno che fortunatamente rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione rosarnese”. “Nel primo caso – sottolinea Tripodi – mentre venerdì scorso una delegazione di extracomunitari era a colloquio con il commissario prefettizio, davanti al municipio si sono recate alcune persone con tanto di striscione per chiedere la liberazione di quello che è stato ritenuto dagli inquirenti uno degli esecutori del vile agguato a due livoriani impiegati nella raccolta degli agrumi. I due extracomunitari furono gambizzati perché si erano rifiutati di pagare il pizzo. Un episodio gravissimo che rientra certamente tra i reati perseguiti dalla legge e che come tale è stato trattato dalla magistratura.
È incredibile che si possa inneggiare a chi si è reso responsabile di un crimine di questa natura”.
“Il secondo episodio – prosegue Tripodi – è altrettanto sconcertante. Non è possibile, infatti, accettare che in una manifestazione “civile e democratica” gli studenti del liceo del posto siano costretti, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, a riporre lo striscione con la scusa che recava il logo della regione Calabria.
Si tratta di una giustificazione che non ha alcun fondamento vero perché evidentemente quello che dava fastidio non era il logo della Regione ma la netta condanna della mafia che lo striscione recava e che, evidentemente, dava fastidio”.
“Due azioni, due messaggi, quindi, da condannare e respingere – conclude Tripodi -. Non è in questo modo infatti che si favorisce la convivenza civile e si dà il giusto esempio alle giovani generazioni che rappresentano presente e futuro per il riscatto del territorio. Un territorio che deve liberarsi una volta per tutte dall’arretratezza e dalla prepotenza della criminalità organizzata che soffoca diritti, libertà e cultura, vere armi vincenti nella lotta al potere e all’agire mafioso”.
Reggio Calabria, 12 gennaio 2010 Ufficio Stampa PdCI Calabria
All’indomani dei gravissimi fatti di Rosarno, una delegazione della Federazione della Sinistra, composta dal Segretario Regionale del PdCI Michelangelo Tripodi, dal Segretario Regionale del PRC Nino De Gaetano, dall’Assessore Provinciale Michele Tripodi, dall’ex senatore Girolamo Tripodi, dal membro della Segreteria Regionale PdCI Enzo Infantino, dal Resp. Organizzazione PdCI Massimo Gallo e da altri compagni ha inteso far visita ai migranti feriti e ricoverati negli ospedali di Gioia Tauro e Polistena, per portare loro la testimonianza di solidarietà umana e di vicinanza, in un clima di facile punizione mediatica dei migranti, che alla fine hanno riportato le più pesanti conseguenze delle violenze di questi giorni.
Infatti, sanguinosi e crudeli sono stati gli episodi di squadrismo organizzato, orditi contro i migranti e pilotati dagli ambienti mafiosi, culminati in aggressioni multiple e colpi di fucile anche a danno di extracomunitari estranei alla rivolta e con regolare permesso di soggiorno.
Ancora una volta si è mostrata l’immagine peggiore della Calabria che, sicuramente non è rappresentativa dei sentimenti di accoglienza e solidarietà verso migranti e stranieri, che la maggior parte dei calabresi coltiva nel proprio animo e nella pratica quotidiana.
Mentre a Riace e Caulonia, i migranti vengono accolti e integrati nella popolazione residente, a Rosarno negli ultimi dieci anni almeno, sono stati sfruttati per i lavori più umili, vivendo ammassati in capannoni-prigioni in condizioni disumane.
In un clima di miseria e sfruttamento della manodopera extracomunitaria, sono maturati i fatti violenti di Rosarno di questi giorni, che hanno visto migliaia di immigrati ridotti in schiavitù sottoposti ad una vera e propria caccia all’uomo che avrebbero potuto avere un bilancio ben più grave e drammatico di quello che si è venuto concretizzando in queste giornate Gli immigrati hanno avuto il solo torto di essere caduti nella provocazione in preda alla disperazione, agendo senza più controllo per rivendicare i propri diritti di uomini, riconosciuti in tutta Europa tranne che in Italia ed a Rosarno.
Il Partito dei Comunisti Italiani condanna l’atteggiamento delle istituzioni nazionali, che per bocca del Ministro Maroni hanno tacitamente autorizzato le rappresaglie contro i migranti, quando nei giorni scorsi ha parlato di “troppa tolleranza” verso i clandestini. In realtà i colpiti a sangue sono per la maggior parte persone che sono in Italia con permesso di soggiorno in quanto in gran parte aventi diritto all’asilo politico quali rifugiati.
Chiediamo invece al Ministro dell’Interno di identificare coloro che in questi anni si sono arricchiti sulla sofferenza dei migranti, costringendoli a lavorare nelle terre senza orario, pagandoli in nero, violando i loro diritti umani e sociali ed immiserendo ulteriormente la loro dignità di uomini.
Auspichiamo che la popolazione calabrese, che siamo certi nella sua stragrande maggioranza non si riconosce nelle violenze e nei comportamenti tenuti a Rosarno, si ribelli all’ondata xenofoba e razzista di Rosarno. In tal senso La Federazione della Sinistra della Calabria intende agire politicamente per proporre ai movimenti, alle associazioni, ai sindacati l’organizzazione a Rosarno di una manifestazione nazionale antirazzista e di solidarietà per far emergere finalmente la Calabria dei diritti, dell’accoglienza, dell’integrazione.
Reggio Calabria, 10 gennaio 2010
Ufficio Stampa PdCI Calabria
Lettera aperta dell'OSSERVATORIO SUL FASCISMO DI PISA
Le dichiarazioni del ministro Maroni, uno che da sempre istiga all’odio contro i migranti e ne opera la persecuzione più feroce dall’alto del suo scranno governativo ("C'è stata troppa tolleranza verso gli immigrati"), e quelle del presidente della repubblica, che sembra svegliarsi all’improvviso dal suo torpore quirinalizio ("Fermiamo la violenza"), sono il modo con cui le istituzioni occultano la verità.
A Rosarno (e non solo lì) da anni esiste un’emergenza sociale rappresentata da migliaia di giovani africani che vivono in condizioni disumane (per ammissione delle stesse autorità socio-sanitarie calabresi).
Condizioni disumane perfino peggiori rispetto a quelle dei loro paesi di origine, per guadagnare 25 o 30 euro dopo 10 ore e più di intenso lavoro sfruttato nei campi, nella raccolta delle arance, delle verdure.
5 di questi euro vanno al caporalato, ai mafiosi che fanno il bello e il cattivo tempo in Calabria come in altre regioni del Sud e taglieggiano i lavoratori immigrati, che sono a costretti a pagare per lavorare, oltre che i lavoratori locali.
Di questo parlano in pochi, di un caporalato presente in gran parte delle attività agricole stagionali, un caporalato che permette alle aziende di usare la forza-lavoro, in particolare quella immigrata, per pochi euro.
Questa forza-lavoro si riversa in capannoni fatiscenti e nelle pinete durante la stagione estiva, senza nessuna struttura di accoglienza, con una paga da fame con cui è impossibile pagarsi un affitto e avere condizioni di vita appena decenti.
Dove sono le istituzioni, che dovrebbero garantire il rispetto del diritto, quando migliaia di immigrati al nero vengono sfruttati dalle aziende e dal caporalato, i medesimi che, al tempo stesso, appoggiano le campagne forcaiole della destra, arrivando fino a invocare la lotta per la legalità e contro l’immigrazione clandestina?
La popolazione di Rosarno, di certo manovrata dai poteri mafiosi e dalla destra contro il numero crescente di immigrati che si riversano in quella zona per lavorare, non si accorge, o non si vuole accorgere, che dietro le aggressioni e le fucilate ai danni dei migranti (da questo è scaturita la loro rivolta) c’è la lunga mano della criminalità organizzata, la stessa che sfrutta la forza-lavoro al nero e, insieme, alimenta xenofobia e razzismo tra la gente locale, la quale (tra crisi economica e sociale, salari di miseria, malasanità e mancanza di lavoro) avrebbe molte ragioni per cui ribellarsi, unendosi magari ai migranti.
E così si arriva all’aberrazione che la rivolta contro tutto e contro tutti, scatenata dagli “ultimi” non per calcolo ma per disperazione, diventa per la popolazione locale un’occasione perversa per far pagare il peso quotidiano delle proprie difficoltà sociali al capro espiatorio di turno, agli “ultimi” appunto, organizzando la caccia nei loro confronti, sprangandoli, bastonandoli, scaraventandogli contro macchine a tutta velocità, sparandogli addosso, come è successo a Rosarno, dopo che la rivolta si era già spenta.
In questa situazione, come non riconoscere che il connubio tra politica di destra e criminalità è alla base del crescente razzismo in Italia? Come non riconoscere che il sistema di sfruttamento sotto cui vivono i migranti è stretto parente di quello subìto dai lavoratori italiani in molte, troppe, aziende?
Come non farsi sfiorare dal sospetto che la società italiana si sta imbarbarendo, fino al punto che i “penultimi” si stanno scagliando contro gli “ultimi”, nell’illusione tragica di risolvere così i propri problemi, mentre chi ne è il vero responsabile non può che sghignazzare soddisfatto di avere suscitato la “guerra tra poveri” necessaria a mantenere i propri privilegi?
“A Rosarno, purtroppo, ha vinto la Calabria che non vogliamo. Quella che si alimenta di culture razziste e xenofobe, che vuole l’esclusione contro l’inclusione, che rifiuta il diverso e lo vede come una minaccia.
Ma ha vinto anche la cultura della subalternità e della prepotenza, di chi è forte con i deboli ma debole, di chi pensa che il lavoro è meno di una merce e neanche come tale va trattato. Hanno vinto quei poteri come la ndrangheta che hanno imposto un mercato del lavoro diventato vero e proprio schiavismo.
Etutto questo è avvenuto mentre lo Stato ha dispiegato tutta la sua forza repressiva non già per tutelare e difendere la vita e l’incolumità degli immigrati dai delinquenti che li hanno minacciati, sparati, sprangati e aggrediti, ma bensì ma per organizzare una deportazione di massa all’insegna della cultura dell’intolleranza che governa questo paese che trasforma le vittime in carnefici.
Quello che è avvenuto è conseguenza diretta della sconcertante e disumana politica fondata sui respingimenti degli immigrati e sull’introduzione del reato di clandestinità portata avanti dal governo Bossi-Berlusconi e personalmente dal ministro Maroni”. Ad affermarlo, in una nota, Michelangelo Tripodi, assessore regionale, nonché segretario regionale e responsabile del Dipartimento per il mezzogiorno del PdCI. “Siamo stati purtroppo tristi profeti di una situazione insostenibile e vergognosa – spiega Tripodi -.
Quello che è successo a Rosarno è di una gravità assoluta e sono assai gravi e pericolose per la democrazia e per la convivenza civile le dichiarazioni che in queste ore sono state rilasciate dal ministro Maroni e dagli esponenti del pdl che sono una vera e propria provocazione quando non finiscono per diventare un’incitazione alla violenza.”
Il ministro Maroni dovrebbe letteralmente vergognarsi, così come si devono vergognare tutti quei rappresentanti del governo Berlusconi e della vena secessionista della Lega Nord che stanno portando avanti un clima di odio e di razzismo diffuso in tutta Italia. Tutto quello che abbiamo vissuto drammaticamente in queste giornate di violenza è innanzitutto la conseguenza della legge Bossi-Fini con i suoi nefasti effetti.
E’ bene ricordare che gli immigrati di Rosarno e Gioia Tauro sono stati ridotti in schiavitù, costretti a lavorare nelle campagne 12-14 ore al giorno per due-tre giorni la settimana, con un salario giornaliero di 15/20 euro, costretti a vivere reclusi in vere e proprie baraccopoli senza alcuna benchè minima garanzia igienico-sanitaria. Una situazione di violenza e degrado che viola i diritti umani, frutto di una legge quindi decisamente inadeguata in materia. Una normativa che non riesce a contrastare la tendenza al lavoro nero e che non garantisce il permesso di soggiorno agli immigrati che denunciano la propria condizione di lavoro irregolare, incentivando così la clandestinità e tanto quanto di grave ne consegue anche in termini di sicurezza e di ordine pubblico”. “Una situazione,– afferma ancora Tripodi – che nulla a che vedere, per intenderci, con l’esempio di civiltà di cui sono protagonisti invece comuni come Riace che hanno aperto le porte agli immigrati, accogliendoli e sistemandoli nelle case sfitte e in alcune strutture pubbliche dei loro antichi borghi, avviando insieme ad un percorso lavorativo un sistema di accoglienza e integrazione che fa onore a tutta la Calabria e a tutta la nostra nazione”.
“Gli immigrati sono costretti, sottolinea Tripodi, a vivere tra l’incudine della ndrangheta e il martello del razzismo”.
“Ferma restando la condanna per quanto di violento è accaduto a Rosarno – conclude Tripodi - la problematica è forte e bisogna affrontarla di petto e una volta per tutte altrimenti si rischia grosso e non continuando a spargere il seme dell’intolleranza che una volta attecchito, come purtroppo come ci insegna la storia, è difficile da estirpare. Bisogna invece togliere dal dizionario l’equazione per cui immigrazione vuol dire criminalità, continuando a scaricare, così come sta facendo il Governo Berlusconi, il malessere generalizzato che si respira nel Paese sulle spalle degli extracomunitari identificati come il nemico da cacciare o da sfruttare.
Serve invece un forte impegno civile e politico che porti ad un cambiamento repentino di rotta, promuovendo una legge adeguata che tuteli diritti e doveri degli immigrati”.
Ufficio Stampa PdCI Calabria
Caro Presidente De Nisi e tutti gli Assessori, vorremmo farVi partecipe al disagio che ci avete reso anche per il secondo anno dopo la nostra cacciata forzata dall’ Ente Provincia dopo un’ evidente discriminazione di status, a questo punto noi ci chiediamo forse se un giorno tutto questo potrebbe essere ricambiato a tutti Voi Amministratori della Provincia, tanto per provare la nostra situazione attuale di (non precarietà più) ma di solo abbandono lavorativo dopo cinque lunghissimi anni di lavoro per l’ Ente. Vediamo e leggiamo che ogni tanto Vi ricordate di qualcuno facendo il classico siparietto nelle testate giornalistiche, tipo i (lavoratori ex.art 7), non per avercela con i lavoratori ex.art 7, ma per rispettare almeno le priorità che si sono svolte in questi anni per entrare a svolgere un’attività lavorativa c/o l’ Ente Provincia. Chiediamo con forza chiarimenti e risposte a queste domande, ormai ineludibili e non più rinviabili per una realizzazione di una parità di diritti piena del lavoro svolto alla Provincia di Vibo Valentia, secondo il principio della non-discriminazione dei lavoratori. A proposito di risposte non più rinviabili, fiduciosi del rispetto delle norme del Diritto del Lavoro volevamo rendere partecipe l’opinione pubblica e tutti gli Amministratori e Politici di turno che abbiamo intrapreso un’ azione legale nei confronti dell’ Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia. Per ultimo noi crediamo che ormai per far valere i nostri diritti ormai affossati da una Pubblica Amministrazione incapace di affrontare i problemi del precariato sia proprio questa davanti al Giudice del Lavoro, questo per noi CO.CO.CO. dell’ Ente Provincia di Vibo Valentia è forse il più bel regalo di un felice Anno Nuovo. Cordiali saluti
"Il Pdl non cambi le carte in tavola e la finisca con il prendere per i fondelli gli italiani. Il processo breve, il lodo Alfano e il legittimo impedimento sono veri e propri salvacondotti monarchici, perchè servono al premier come il pane. Cicchitto, Capezzone, Gasparri e compagnia cantando la smettano di fare i paggi di corte e abbiano l'onestà di dirlo chiaramente.
Invitiamo l'opposizione tutta, parlamentare e non, a mobilitarsi per denunciare all'opinione pubblica l'uso privato della giustizia e della politica che la maggioranza sta compiendo". E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra.
Il 5 dicembre è partita la Federazione della Sinistra, promossa da Prc, PdCI, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà. Di seguito pubblichiamo gli organismi dirigenti della FdS e la loro composizione.
Coordinamento Nazionale
PAOLO FERRERO (Portavoce Nazionale di turno)
CLAUDIO GRASSI
ORAZIO LICANDRO
GIAN PAOLO PATTA
ALESSANDRO PIGNATIELLO
ROSA RINALDI
CESARE SALVI
Consiglio Nazionale
VITTORIO AGNOLETTO
FABIO AMATO
NICOLA ATALMI
FRANCESCO BARRA
CLAUDIO BELLOTTI
PIERGIORGIO BERGONZI
IRENE BREGOLA
ALBERTO BURGIO
CESARE CAIAZZA
MARIA CAMPESE
ELENA CARRADORI
VALERIA CASTELLI
ROSALBA CESINI
VINCENZO CHIEPPA
ANNA RITA COPPA
ELISA CORRIDONI
SILVIO CRAPOLICCHIO
ANTONINO CUFFARO
OLIVIERO DILIBERTO
GIANNI FABBRIS
ROBERTA FANTOZZI
GIANNI FERRARA
PAOLO FERRERO
ELEONORA FORENZA
FRANCESCO FRANCESCAGLIA
NINO FROSINI
SILVIA GARAMBOIS
MASSIMO GATTI
CLAUDIO GRASSI
RITA LAVAGGI
ORAZIO LICANDRO
EZIO LOCATELLI
MARIA RITA LODI
MERIDA MADEO
MARIA ROSARIA MARELLA
FRANCESCO MARINGIO'
LEONARDO MASELLA
MARINA MELAPPIONI
RICCARDO MESSINA
LORETTA MUSSI
NICOLA NICOLOSI
ALFIO NICOTRA
LUCA NIVARRA
FABIO NOBILE
GIANNI PAGLIARINI
MANUELA PALERMI
ROBERTO PASSINI
NELLO PATTA
GIAN PAOLO PATTA
GIANLUIGI PEGOLO
PAOLA PELLEGRINI
FULVIO PERINI
TONINO PERNA
CIRO PESACANE
ALESSANDRO PIGNATIELLO
MARILDE PROVERA
ROSA RINALDI
AUGUSTO ROCCHI
SARA ROCUTTO
ROSSANO ROSSI
RAFFAELE SALINARI
CESARE SALVI
ENZA SANSEVERINO
RITA SCAPINELLI
CONCETTO SCIVOLETTO
PINO SGOBIO
TOMMASO SODANO
ROBERTO SOFFRITTI
ANITA SONEGO
BRUNO STERI
LAURA STOCHINO
MARIO TORELLI
MICHELANGELO TRIPODI
JACOPO VENIER
GIOVANNI VIGILANTE
GIUSEPPE VITELLO
STEFANO ZUCCHERINI
dalla parte dei lavoratori, degli sfruttati, degli studenti, dei disoccupati...