martedì 24 luglio 2007

Regione Calabria: un altro mondo è ancora possibile?

Le continue vicende giudiziarie che in Calabria stanno coinvolgendo politici, imprenditori e forze dell’ordine, mettono a nudo il carattere trasformistico della politica regionale degli ultimi 20 anni.
In un quadro sociale drammatico, in cui la criminalità diventa fattore di ammortizzatore sociale, appare sconcertante la continuità delle politiche di precarietà e massacro sociale che questo Governo regionale sta imponendo alla popolazione calabrese.
Al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate, è ammissibile l’estraneità della politica della Giunta dai problemi reali a fronte di un incancrenito intreccio politico-affaristico-mafioso?
Una "inquietante commistione" tra massoneria, affari, politica, alti esponenti delle istituzioni "di ogni genere e specie"; "intrallazzi", "questioncelle", "pizzi" e "tangenti": è questo il criminale intreccio di cui attualmente è protagonista la regione Calabria e che vede coinvolti politici del "centro-destra" e del "centro-sinistra", imprenditori, ex piduisti, boss mafiosi, alti ufficiali delle "forze dell'ordine" e prelati del Vaticano.
Giorno dopo giorno la degenerazione del sistema politico calabrese assume sempre più un carattere irreversibile all’emergere delle varie inchieste. Sanità, infrastrutture, fondi Ue, economia sommersa: qualunque settore in questa regione generi profitto, è soggetto a speculazioni, truffe e collusioni tra malavita organizzata e classe politica.
Dagli 864 milioni di euro sperperati in Calabria negli ultimi dieci anni per costruire decine di depuratori e impianti per rifiuti poco funzionati o mai collaudati che hanno portato la magistratura ad ipotizzare l’esistenza di questa sorta di ’superloggia segreta’ specializzata nel controllo del denaro che scende a pioggia sull’asse Bruxelles-Roma-Catanzaro, all’inchiesta “Why Not”: una società di lavoro interinale aderente alla Compagnia delle Opere, che ora è diventata centrale nell’istruttoria sulla presunta Cupola segreta e nella quale risulterebbe indagato anche il presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi . La Why Not riceve commesse milionarie dalla Regione, occupa 500 persone e ne distacca ben 146 nelle segreterie di partito e negli assessorati.
Ed ancora, dall’ “Operazione Omnia”, che ha portato alla luce un inquinato circuito finanziario nella Sibaritide, in cui la cosca dei Forastefano di Cassano allo Ionio, applicava tassi usurai del 100% annuo a commercianti e grossi imprenditori con un guadagno di svariati milioni di euro all’anno, all’inchiesta sull’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria che ha accertato come le principali cosche della fascia tirrenica reggina e vibonese avevano messo le mani sugli appalti per i lavori di ammodernamento sia estorcendo il 3% del valore dei lavori -la cosiddetta tassa "sicurezza cantiere" versata dalle imprese appaltatrici dei lavori-, sia imponendo il ricorso a società di riferimento per la fornitura di materiale e servizi. Un affare da svariate decine di milioni di euro.
Probabilmente è arrivato il momento di chiedersi che senso ha definirsi “sinistra” quando si è direttamente e indirettamente complici di un sistema legato ai poteri forti e oscuri di questo nostro Mezzogiorno.
Le forme di precarietà, in tutti i settori, sono il prodotto di scelte volute da chi gestisce il potere e vuole ad ogni costo tenere sotto continuo controllo – anche attraverso il ricatto elettorale – la gran parte della popolazione che non riesce a soddisfare i propri bisogni primari.
Sarebbe opportuno esprimere un forte dissenso anche nei confronti di quell’elettorato borghese che nei fatti sostiene, a vantaggio dei propri interessi, una classe politica rampante e senza scrupoli.
Il perpetuarsi di questo sistema di potere è garantito, inoltre, dall’omologazione degli intellettuali alle attuali politiche dominanti che inibiscono oggettivamente la capacità critica e culturale della gente comune.
Si discute di un Piano Sanitario che, oltre a tagliare il 60% dei fondi alle strutture sovvenzionate - con il conseguente rischio di centinaia di licenziamenti - non garantisce il potenziamento delle strutture pubbliche ma tende all’ abbandono di queste per la costruzione di nuovi ospedali (vedi Ospedale di Vibo Valentia).
Cosa comporta tutto ciò?
Assegnazioni di appalti per la costruzione, per le forniture di impianti e servizi, assunzioni clientelari, mazzette etc etc.
Il 5 agosto del 2006 nell'ambito della legge finanziaria regionale è stata approvata dal Consiglio Regionale una norma (art. 29, comma 4, della legge regionale n. 7 del 21 agosto 2006) che impedisce la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria (BURC) degli atti - e dei conseguenti impegni di spesa - relativi alla Giunta ed alla presidenza del Consiglio Regionale. Un provvedimento che, oltre a calpestare i principi costituzionali della trasparenza e della partecipazione del cittadino alla pubblica amministrazione, vuole nascondere i misfatti e l’ambiguità della disciplina regionale.
I lavoratori precari Lsu e Lpu in Calabria sono circa 8000 e continuano a ricevere con forte ritardo le proprie spettanze e a non avere risposte sulla propria stabilizzazione. Risposte che tardano ad arrivare sia dal governo nazionale, sia dal governo regionale.Ancora oggi non viene sciolto il nodo sulle risorse previste in finanziaria sulle loro stabilizzazioni. Tutto ciò a dimostrazione di come la questione Lsu e Lpu non sia fra le priorità assolute della giunta regionale, né del governo Prodi sulle questioni del Mezzogiorno.
E’ doveroso sollecitare l’elettorato “sano” affinché si ponga fine agli appelli di sindacati e amministratori sulla concertazione; la Calabria è oramai una regione persa, al collasso che ha davanti a sé le prospettive peggiori che si possano immaginare, finchè questa classe politica calabrese continuerà ad alternarsi sulle poltrone del potere.
Bisogna liberarsi dalla demagogia attuata nei confronti delle persone oneste per dire basta a tutte le espressioni clientelari che chiudono le porte al futuro delle giovani generazioni e dei disoccupati che abbandonano terra e affetti per trovare sistemazione all’estero o per continuare a fare i precari nel nord-Italia.
Chiedere le dimissioni della Giunta Loiero e dell’intera classe politica calabrese è un atto dovuto di civiltà e di cambiamento da parte di chi vive e di chi chiede un futuro in questa Regione.
La “vera sinistra” dovrebbe rompere con i rappresentanti dei poteri forti ed elaborare un programma che, partendo dai bisogni reali delle classi economicamente più deboli, concretizzasse le aspettative e le speranze di larga parte della popolazione meridionale.
La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; un reddito minimo ai giovani disoccupati; casa e sanità garantite; la ripubblicizzazione dei servizi come l’acqua e l’abolizione del segreto bancario sono solo alcune delle proposte che dovrebbero essere rimesse al centro del confronto politico e delle vertenze di lotta.
Mai come adesso i comunisti calabresi e non solo devono muoversi in quest’ottica. Se non ora, quando?

Coordinamento per l’Unità dei Comunisti – Cosenza

martedì 10 luglio 2007

contro la privatizzazione dell'acqua

L’emergenza idrica in Calabria e, in particolare, nella provincia di Cosenza è attualmente una questione al centro del dibattito politico ma soprattutto civile. Nel marasma delle responsabilità non chiarite e nella perseveranza del problema, chi paga “profumatamente” le dirette conseguenze sono i cittadini-utenti. Non sarà stato certo confortante ascoltare il sindaco Perugini che, durante una trasmissione televisiva di un’emittente locale, si è difeso giustificando il problema idrico di Cosenza come antico di mezzo secolo e perciò non attribuibile alla sua amministrazione. Questa pagina vuole informare, essere uno spunto di riflessione e di chiarimento per evitare ulteriori prese in giro da parte della classe politica calabrese.

E’ ormai noto che la SORICAL è’ una società a capitale misto pubblico/privato, attiva dal 1° novembre 2004, i cui soci pubblici sono la Regione, le Province, l'ANCI regionale, che ha il mandato di gestire il complesso infrastrutturale delle opere idropotabili della Regione e il connesso servizio di fornitura ai Comuni per trent'anni a partire dal 2004.

Il capitale sociale della Sorical è detenuto per il 51% dalla Regione Calabria mentre il restante 49% da Acqua Calabria, la società costituita dal socio privato Enel Hydro, dopo l'uscita di scena dell'Acquedotto pugliese che ha ceduto all'Enel la propria partecipazione. Secondo la relazione di un recente incontro a tema tenutosi all’Unical, si era appreso dall’ingegner Baietti, responsabile della Direzione Tecnica della SORICAL S.p.A, che Il 49% della SORICAL era passata dalla Società ENEL HYDRO ad una Società francese. Si apprende anche che la SORICAL ha fatto un grosso investimento per la ristrutturazione di tutti i 13 impianti di potabilizzazione, in quanto obsoleti e per rendere l’acqua più limpida e, nel 2006 è prevista una gara d’appalto nel territorio di Cosenza per il completamento della diga dell’ Esaro e il raddoppio della condotta Abatemarco fino alla città di Cosenza.

La Regione ha affidato alla SORICAL anche l'attuazione degli investimenti, finalizzati alla integrazione e al completamento del complesso delle infrastrutture idriche, in modo da garantirne la gestione unitaria su tutto il territorio regionale. Il complesso acquedottistico affidato alla SORICAL comprende oltre 200 schemi acquedottistici che servono complessivamente 380 su 409 Comuni della Regione, ma che rappresentano il 99% della popolazione. L'acqua distribuita mediamente è di 260 milioni di m3 all'anno.

Un problema è che, secondo l’Ing. Collorafi - ex direttore tecnico del comune di Cosenza, con incarichi in passato nell’A.T.O. Calabria1-Cosenza e attualmente membro del C.d.A. della Cosenza Acque s.p.a., società formata da 96 dei 155 sindaci della provincia di Cosenza- Cosenza paga 18 milioni di m3 di acqua alla ValleCrati per la depurazione, ma se ne fa pagare solo 4 milioni dai suoi cittadini, i quali però a loro volta hanno sborsato nella fattura del 2004 ben 130 euro solo di spese di depurazione.

I serbatoi di Cosenza dispongono di 5 milioni di m3 di acqua, provenienti direttamente dalle proprie sorgenti, più 11 milioni di m3 di acqua fornita dalla SORICAL, per un totale di 17 milioni di m3 di acqua. Si dovrebbe quindi avere una dotazione idrica per abitante in media di 500 litro/(abitante al giorno), ma purtroppo non è così: che fine fanno 13 milioni di metri cubi d'acqua che i cittadini perdono, visto che il Comune ne fattura solo 4 milioni erogati sui 17 totali approvvigionati? Ci sono grosse perdite lungo la rete cittadina e, sicuramente, sperequazioni di distribuzione. È uno di quegli aspetti che ci fa ammettere che la gestione è da rivedere. Nella convenzione firmata dal governo Chiaravalloti, era previsto il blocco delle tariffe per cinque anni; le conseguenze dell'affare Sorical, dunque, i calabresi le sperimenteranno sulle proprie tasche molto presto.

Secondo la valutazione intermedia del Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006, un indicatore significativo è quello relativo alle perdite di rete, espresse in termini di differenza tra acqua immessa in rete e acqua erogata o fatturata. La percentuale della Calabria (56%) è alquanto più alta di quella media (42%) relativa alla totalità degli ATO italiani considerati nella rilevazione. L’ATO di Reggio Calabria (65%) e quello di Cosenza (58%) raggiungono livelli maggiori dell’indicata media. Anche se si suppone che i consumi collettivi e quelli abusivi, normalmente non conteggiati, pesino di più che in altre regioni, l’entità del dato indica un cattivo funzionamento della gestione del servizio, e mette in luce grosse esigenze di finanziamento per interventi riparatori della criticità.

La quale criticità lascia sospettare insufficienze nelle attività di manutenzione degli impianti e quindi la vetustà di questi.

Le gestioni comunali hanno mostrato infine un’altra criticità sul versante della gestione amministrativa degli acquedotti in quanto hanno accumulato rilevanti debiti nei confronti della Regione per l’acquisto dell’acqua da distribuire agli utenti. Se i Comuni non pagano l’Ato per pagare a sua volta le società di gestione, si verificano poi casi come quello della Smeco – società a cui era affidata la gestione degli impianti di depurazione- i cui lavoratori sono in mobilità da maggio scorso. Questo fatto, oltre a porre al nuovo gestore del sovrambito qualche problema per il recupero dei crediti, è indice di una politica regionale soffice nei rapporti finanziari con gli enti locali, forse spiegabile in relazione allo stato di disagio finanziario di questi ultimi e delle popolazioni servite. La Regione Calabria, pur avendo recepito con legge regionale 10/97 la legge Galli e stipulato l’accordo di programma sul ciclo integrato delle acque nell’anno 1999, ha maturato notevoli e colpevoli ritardi che stanno provocando gravi danni al processo di riorganizzazione, di innovazione ed ammodernamento, teso a dare ai cittadini un servizio di qualità, efficiente ed efficace. A fronte di tutto ciò, occorre approfondire e chiarire il problema delle tariffe sia per quanto concerne la fornitura di acqua a livello di soprambito sia a livello di Ato tenendo conto delle normative in vigore, della qualità del servizio offerto e delle diverse condizioni sociali dei cittadini, soprattutto di quelli meno abbienti.

Alcune proposte:

a) il riconoscimento effettivo come diritto umano - universale, indivisibile ed imprescrittibile - dell'accesso all'acqua potabile nella quantità e qualità considerate necessarie ed indispensabili per la vita. L'Oms (ad esempio) fa riferimento a 50 litri al giorno per persona.

b) l'adozione del principio che i costi relativi all'accesso all'acqua potabile come diritto umano debbono essere presi a carico della fiscalità generale e specifica. L'adozione di tariffe speciali per certe fasce disavvantaggiate della popolazione deve essere considerata una soluzione parziale e provvisoria;

c) il governo pubblico dell'acqua significa il governo di tutte le acque.

d)dare la priorità ad una politica di risparmio, di uso sostenibile e di riuso delle acque, mirando a promuovere una cultura della gestione delle acque centrata sulla manutenzione e l'ammodernamento permanente graduale, anziché continuare sulla via delle grandi opere idriche, dei grandi sistemi idrici e, quindi, dei grandi investimenti che hanno largamente dimostrato finora di essere soprattutto fonte inevitabile di sprechi, di ritardi, di corruzione, di inefficienze dovute al gigantismo dei sistemi, di trasferimento di potere alle imprese costruttrici ed al capitale privato
e) tagliare i fondi per le spese militari a favore dei beni necessari come l’acqua per garantirne gratuitamente l’accesso.



Coordinamento per l'unità dei comunisti - Cosenza

lunedì 9 luglio 2007

Perché abbiamo lasciato il PRC

La crisi che attanaglia i partiti della politica italiana è roba vecchia di anni: dai grandi partiti di massa del dopoguerra alla “burocrazia assoluta” dei nostri giorni il cammino è stato lungo, ma non troppo difficile. Mai come in questi anni, però, i partiti vivono una fase di cambiamento cosi cruciale e delicata soprattutto nelle fila del Centrosinistra. Da una parte assistiamo alla nascita della nuova formazione del Partito Democratico che, lungi dall’essere promosso e sostenuto dalla base degli iscritti, nasce dalla forza dei lombi dei dirigenti della Margherita e dei DS i quali hanno pensato bene di sommare i loro voti in un’operazione che poco o nulla ha a che vedere con scopi politici, quanto, piuttosto, con fini elettorali. Dall’altra parte la sinistra che, con la fuoriuscita di Mussi e il rapido avvicinamento di Comunisti Italiani e Verdi, vede sorgere un nuovo soggetto politico che si colloca nel vuoto lasciato dai DS, quello della socialdemocrazia, un termine tanto caro negli ultimi anni anche alla dirigenza del PRC.

Proprio in questo quadro, come anche in altre questioni locali, si inseriscono le motivazioni del nostro addio al partito. Già il compagno Carmelo Sergio aveva comunicato le sue dimissioni al Comitato Politico Federale il 1 giugno, assieme a tutto il circolo di Dasà; cosi alla riunione del 29 giugno abbiamo fatto lo stesso anche noi. Ma non finisce qua: hanno lasciato il PRC quasi tutti i compagni del coordinamento dei Giovani Comunisti della Federazione, alcuni soprattutto per la dirigenza federale, e decine di altri giovani compagni, appartenenti a componenti diverse, non rinnoveranno la tessera.

Un partito sempre più moderato, sempre più di centro e meno di sinistra, che con le sue scelte elettorali e la sua condotta al governo del Paese ha ormai dimezzato i consensi elettorali (dati alla mano delle ultime elezioni amministrative). Al governo nazionale il PRC ha una rappresentanza di oltre 60 parlamentari che, puntualmente, eseguono le scellerate direttive del partito (con l’unica eccezione di Franco Turigliatto) come il rifinanziamento, per ben due volte, della missione “umanitaria” in Afghanistan (ma che avrà di umanitario se i nostri soldati sono presenti sul territorio afgano armati fino ai denti), un voto che ha buttato al vento la lotta del nostro partito contro la guerra imperialista degli USA da 10 anni a questa parte, da quando ci schierammo senza se e senza ma contro l’intervento militare in Kosovo (allora era premier D’Alema e il PRC era all’opposizione).

Il nostro partito è cambiato in questi anni: parafrasando il Presidente Bertinotti “sempre più di governo, sempre meno di lotta”. L’assurdo slogan (creare un partito di lotta e di governo) si è dimostrata una teoria insostenibile, dettata, da una parte, dalla voglia di spartire un po’ di potere con gli ex compagni e con i neo democristiani, dall’altra, dalla paura di perdere i voti provenienti dalla base radicale del partito, tanto cresciuta proprio in virtù della politica di coerenza e dall’atteggiamento critico del partito fino a qualche anno fa.

A tutto questo è da aggiungere una forte critica alla dirigenza provinciale del nostro partito. La Federazione di Vibo Valentia, che resisteva come uno dei pochi capisaldi di opposizione alla linea maggioranza del partito, con una forte componente di Progetto Comunista del trotskista Marco Ferrando, da 4 anni a questa parte si è piegata alla sete di potere e al più gretto trasformismo: sono cambiate le idee, non i dirigenti! Una discussione interna sempre piu ostacolata, soprattutto negli ultimi sei mesi in cui, su 5 comitati politici convocati, 2 sono andati persi per la mancanza del numero legale e negli altri sono stati discussi argomenti di capitale importanza politica come la festa provinciale del partito ed l’approvazione del bilancio economico!

In questo partito abbiamo militato per dieci anni, spendendoci, nei limiti del possibile e dei nostri impegni universitari, in maniera costante e nessuno può negare che il lavoro dei Giovani Comunisti nella nostra provincia ha portato grossi benefici in termini di consenso tra i cittadini: le manifestazioni, gli incontri, le assemblee, momenti di crescita e di sviluppo nostro e del nostro ex-partito. I compagni del partito, nel corso di questi anni, ci hanno fatti crescere e maturare, ci hanno aiutato a capire i nostri errori, ci hanno valorizzati, ma, poi, sempre più ci hanno sottovalutati ed infine ci hanno messi da parte: da ogni momento abbiamo tratto qualcosa di buono per il nostro bagaglio. Conosciamo bene il partito e siamo, dunque, convinti che la nostra fuoriuscita non recherà nessun danno al partito e che, anche se tutto il coordinamento provinciale si dimettesse in blocco (ad oggi resta in carica solo una compagna), il senso militante dei compagni lo ricostituirà facilmente, magari, questa volta, più ossequioso e più rispondente ai desideri del compagno Matteo Malerba o del compagno Franco Daniele!

Ebbene, ora che siamo diventati grandi e siamo in grado di camminare sulle nostre gambe, una piccola lezione crediamo di poterla dare anche a coloro dai quali ne abbiamo prese tante: il progetto di un mondo più giusto e libero, di una distribuzione equa del lavoro e della ricchezza, deve essere perseguito con serietà, con coerenza e con trasparenza… noi vogliamo continuare a farlo.

Infine, la cosa che più ci preme di dire: grazie, e lo diciamo con un nodo in gola, alle compagne e ai compagni che in questi dieci anni ci hanno dato tanto: ai militanti di tutti i circoli, ai giovani comunisti con cui abbiamo lavorato e grazie anche agli assessori, agli ex assessori, ai dirigenti tutti della Federazione, senza i quali, forse, non avremmo fatto questo passo.



Filippo Benedetti, componente del Comitato Politico Federale e del Coordinamento dei GC



Nicola Iozzo, componente del Comitato Politico Federale e del Coordinamento Nazionale dei GC, Coordinatore Provinciale dei GC

mercoledì 4 luglio 2007

siamo usciti dal prc

dopo tanti anni di militanza nel prc abbiamo deciso di abbandonarlo, naturalmente con tanto rammarico.....
nei prossimi giorni pubblicheremo il comunicato ufficiale di uscita dal prc e di adesione a unità comunista.

giovedì 21 giugno 2007

Stop alla gestione affaristica della Regione Calabria: Ora basta!

Le continue vicende giudiziarie che in Calabria stanno coinvolgendo politici, imprenditori e forze dell’ordine, mettono a nudo il carattere trasformistico della politica regionale degli ultimi 20 anni.
In un quadro sociale drammatico, in cui la criminalità diventa fattore di ammortizzatore sociale, appare sconcertante la continuità delle politiche di precarietà e massacro sociale che questo Governo regionale sta imponendo alla popolazione calabrese.

Al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate, è ammissibile l’estraneità della politica della Giunta dai problemi reali a fronte di un incancrenito intreccio politico-affaristico-mafioso?

Non è forse arrivato il momento di chiederci che senso ha definirsi "sinistra" quando si è direttamente e indirettamente complici di un sistema legato ai poteri forti e oscuri di questo nostro Mezzogiorno?

Le forme di precarietà, in tutti i settori, sono il prodotto di scelte volute da chi gestisce il potere e vuole ad ogni costo tenere sotto continuo controllo – anche attraverso il ricatto elettorale – la gran parte della popolazione che non riesce a soddisfare i propri bisogni primari.

Riteniamo opportuno esprimere un forte dissenso anche nei confronti di quell’elettorato borghese che nei fatti sostiene, a vantaggio dei propri interessi, una classe politica rampante e senza scrupoli.

Il perpetuarsi di questo sistema di potere è garantito, inoltre, dall’omologazione degli intellettuali alle attuali politiche dominanti che inibiscono oggettivamente la capacità critica e culturale della gente comune.

Si parla di un Piano Sanitario che, oltre a tagliare il 60% dei fondi alle strutture sovvenzionate - con il conseguente rischio di centinaia di licenziamenti - non garantisce il potenziamento delle strutture pubbliche ma tende all’ abbandono di queste per la costruzione di nuovi ospedali (vedi Ospedale di Vibo Valentia).

Cosa comporta tutto ciò?

Assegnazioni di appalti per la costruzione, per le forniture di servizi, assunzioni clientelari, mazzette etc etc.

Il 5 agosto del 2006 nell'ambito della legge finanziaria regionale è stata approvata dal Consiglio Regionale una norma (art. 29, comma 4, della legge regionale n. 7 del 21 agosto 2006) che impedisce la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria (BURC) degli atti - e dei conseguenti impegni di spesa - relativi alla Giunta ed alla presidenza del Consiglio Regionale. Un provvedimento che, oltre a calpestare i principi costituzionali della trasparenza e della partecipazione del cittadino alla pubblica amministrazione, vuole nascondere i misfatti e l’ambiguità della disciplina regionale.

I lavoratori precari Lsu e Lpu in Calabria sono circa 8000 e continuano a ricevere con forte ritardo le proprie spettanze e a non avere risposte sulla propria stabilizzazione.
Risposte che tardano ad arrivare sia dal governo nazionale, sia dal governo regionale.
Ancora oggi non viene sciolto il nodo sulle risorse previste in finanziaria sulle loro stabilizzazioni. Tutto ciò a dimostrazione di come la questione Lsu e Lpu non sia fra le priorità assolute della giunta regionale, né del governo Prodi sulle questioni del Mezzogiorno.

E’ giunta l’ora, secondo noi, di sollecitare l’elettorato "sano" affinché si ponga fine agli appelli di sindacati e amministratori sulla concertazione; la Calabria è oramai una regione persa, al collasso che ha davanti a sé le prospettive peggiori che si possano immaginare, finchè questa classe politica calabrese continuerà ad alternarsi sulle poltrone del potere.

Bisogna liberarsi dalla demagogia attuata nei confronti delle persone oneste e bisogna dire basta a tutte le espressioni clientelari che chiudono le porte al futuro delle giovani generazioni e dei disoccupati che abbandonano terra e affetti per trovare sistemazione all’estero o per continuare a fare i precari nel nord-Italia.

Dobbiamo dire con forza che siamo contro la Giunta Loiero e contro l’intera classe politica calabrese ed è proprio per questo motivo che chiediamo le dimissioni immediate del governo regionale;

Se la "vera sinistra" fosse disponibile a rompere con i rappresentanti dei poteri forti potremmo elaborare un programma che, partendo dai bisogni reali delle classi economicamente più deboli, concretizzerebbe le aspettative e le speranze di larga parte della popolazione meridionale.

La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; un reddito minimo ai giovani disoccupati; casa e sanità garantite; la ripubblicizzazione dei servizi come l’acqua e l’abolizione del segreto bancario sono solo alcune delle proposte che dovrebbero essere rimesse al centro del confronto politico e delle vertenze di lotta.

Come comunisti ci muoveremo in quest’ottica. Se non ora quando!?



Coordinamento per l’Unità dei Comunisti - Cosenza

9 Giugno 2007: una giornata storica per la sinistra di classe

La straordinaria riuscita della manifestazione nazionale del movimento contro la guerra contro l’arrivo in Italia del criminale di guerra G.W. Bush è la testimonianza che qualcosa nel nostro paese stà cambiando.
Per la prima volta negli ultimi anni i movimenti e l’intera sinistra di classe dimostrano di poter riempire le piazze senza aver bisogno dell’appoggio dei “pacifinti” (Rifondazione, Verdi, PdCI, SD, CGIL, ecc.), quindi senza dover annacquare le parole d’ordine e le piattaforme di lotta per accontentare gli “amici del governo amico”.

Ma il dato più significativo emerso nella giornata del 9 giugno è senz’altro il flop clamoroso del presidio organizzato dalla sinistra di governo: le poche centinaia di persone presenti a piazza a Piazza del Popolo, se confrontate con le circa 100000 presenti al corteo, rappresentano uno schiaffo in pieno viso ai vari Giordano, Diliberto e compagnia, al loro opportunismo e alle loro menzogne.
Una sconfitta tanto più bruciante in quanto la stessa base di quei partiti, stanca di essere presa in giro ha voltato le spalle ai propri dirigenti, abbandonandoli al loro destino e scendendo in piazza nell’unica manifestazione che poteva a pieno titolo definirsi “contro Bush e contro le guerre”.

Quali gli insegnamenti che possiamo trarre da quanto accaduto il 9 giugno?

1) I compromessi al ribasso con il ceto politico e gli apparati della sinistra di governo si dimostrano non necessari per la riuscita di una manifestazione: negli ultimi anni questa argomentazione è risuonata ai quattro venti, facile alibi per nascondere i limiti del movimento e in primo luogo delle sue direzioni (vere o presunte che fossero).
Evidentemente, quando tutti marciano nella stessa direzione, quando le organizzazioni promotrici orientano tutti i loro sforzi alla riuscita delle iniziative e non, viceversa, a combattersi tra loro in sterili quanto autoreferenziali guerre intestine, il movimento tutto diventa più credibile agli occhi del popolo ed è capace di coniugare la partecipazione di massa con la radicalità degli obiettivi.
Non sempre la quantità si ottiene a discapito della qualità, dunque…
Vista in quest’ottica, la giornata del 9 giugno rappresenta una clamorosa smentita anche per tutte quelle “civette” sedicenti rivoluzionarie che da anni vorrebbero far credere che la partecipazione di massa è possibile solo se il movimento si prostra ai piedi della sinistra di governo e alle “sigle ufficiali”, solo cioè se si ammorbidiscono i contenuti della lotta per renderli graditi al politicante o al burocrate di turno.

2) Le politiche antioperaie, neoliberiste e guerrafondaie del governo Prodi rendono di giorno in giorno sempre più difficile stare con un piede in due scarpe.
Milioni di lavoratori, di studenti e di sfruttati nel nostro paese sperimentano sulla loro pelle quotidianamente le menzogne e le falsità che si celano dietro i proclami dei segretari e dei parlamentari della sinistra di governo. Un anno di guerre, tagli allo stato sociale, privatizzazioni, attacchi ai diritti (dallo scippo del TFR all’imminente attacco alle pensioni) e subalternità ai diktat di Confindustria e del Vaticano sono bastati per aprire gli occhi anche ai ciechi. Quel governo che solo dodici mesi fa appariva al popolo della sinistra come una speranza di cambiamento , ora è divenuto il principale motivo di rabbia e disincanto, mostrandosi in totale continuità col precedente governo-Berlusconi. Il risultato delle recenti elezioni amministrative non fa che confermare questo stato di cose.

Oramai è evidente a tutti lo spartiacque tra governo ed opposizione, tra chi continua ad illudere e vendere fumo, speculando sulle lotte e svendendo le aspirazioni di milioni di proletari sull’altare degli interessi di poltrona e della pace sociale, e chi non intende fare sconti al governo Prodi, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e di studio.
Questo spartiacque dev’essere chiaro anche in futuro, e non può essere rimosso nel nome di un presunto "bisogno di unità" con chi vota in parlamento a favore delle guerre e delle peggiori misure antioperaie.
“O con Prodi o con chi lotta contro Prodi”: questa pensiamo debba essere la discriminante che il movimento deve assumere da oggi in poi, nelle piazze e nel paese.

3) Per la sinistra di classe si apre una nuova fase, densa di compiti e responsabilità.
L’ottimo risultato della manifestazione del 9 Giugno non deve farci però adagiare sugli allori, ma deve al contrario spingere le principali sigle politiche e sindacali ad un assunzione di responsabilità anche in prospettiva futura.
Il dibattito che si stà sviluppando in questi giorni, e che attraversa svariati ambiti e strutture, è senz’altro il segno che qualcosa inizia a muoversi, e che la domanda di unità della sinistra di classe, ovvero di una rappresentanza politica degli interessi delle classi sfruttate che vada oltre la polverizzazione delle sigle attuali, inizia a diventare un’esigenza avvertita anche da singoli compagni e militanti.
Sarebbe però sbagliato, magari sull’onda dell’entusiasmo, pensare di risolvere il problema “qui ed ora” dando vita a contenitori omnicomprensivi con la pretesa di fare da megafono più o meno politico a tutto ciò che si muove in giro per l’Italia; d'altra parte, ancor più sbagliato, come abbiamo sempre sostenuto, è il pensare (come qualcuno continua a fare) che un’organizzazione autonoma delle classi sfruttate possa nascere per iniziativa di un manipolo di eletti che si autoproclamano “partito”.
Queste ipotesi rappresentano, da sponde opposte, due risposte sbagliate ad una giusta domanda di rappresentanza.

Come Associazione Unità Comunista, pensiamo invece che siano maturi i tempi per dar vita ad una costituente comunista: dunque, non una generica costituente dei movimenti di lotta, né tantomeno la riproposizione dell’ennesima gabbia asfittica e settaria dell’ennesimo (ed inutile) partitino comunista, bensì la (ri)costruzione di un percorso, ostico ma quantomai necessario, di confronto politico, culturale e teorico tra tutti coloro che ritengono ancora attuale il tema della trasformazione rivoluzionaria dell’esistente e dell’edificazione di una società socialista.
Un dibattito franco e orizzontale, scevro da cristallizzazioni ideologiche e richiami nostalgici, ma orientato con chiarezza alla costruzione di un programma politico di classe da contrapporre a quello dei due poli della borghesia e alternativo a una sinistra di governo "radicale" a chiacchiere ma sempre più impresentabile nei fatti.
Il nostro lavoro, al fianco di numerosi compagni e collettivi in tutta Italia, nel costituendo Coordinamento per l’Unità dei Comunisti, che ha visto il suo atto di nascita lo scorso 10 giugno a Roma, testimonia di come questo sforzo non sia solo un nostro desiderio astratto, ma al contrario si appresta sin d’ora a divenire movimento reale.

Associazione Unità Comunista

domenica 17 giugno 2007

solidarietà a Batasuna

Apprendiamo della notizia dell’arresto di Arnaldo Otegi, portavoce nazionale di Batasuna, per aver reso omaggio al dirigente fondatore del movimento di liberazione del Popolo Basco, per le sue esternazioni in merito alla Corona di Spagna, per “reati d’opinione”, in definitiva.
L’Associazione Unità Comunista, da sempre al fianco della lotta e della resistenza internazionalista, a sostegno esplicito e militante del diritto all’autodeterminazione e della libertà dei Popoli, esprime la sua piena, incondizionata solidarietà al dirigente indipendentista basco, condannando senza appello, la politica repressiva dello Stato e del Governo spagnolo e di tutti quanti intendano “risolvere” questioni di ordine politico e sociale con procedimenti giudiziari sì come propri alla magistratura borghese.
Istituzioni governative sempre più lontane dai bisogni reali delle popolazioni, autocratiche ed autoreferenziali, incuranti delle aspirazioni di emancipazione e di riscatto delle masse popolari, fanno ricorso, con sempre maggiore spregiudicatezza, al loro braccio armato, convinte di stroncare, con carcere e manganelli, il dissenso politico e sociale alle politiche dominanti.
Pertanto, per un attestato di giustizia politica e sociale necessario, per riaffermare i diritti dei Popoli alla loro indipendenza ed alla propria identità, l' Associazione Unità Comunista si schiera, senza esitazione alcuna, al fianco di Batasuna, dei compagni baschi, di tutti i movimenti di lotta più coscienti ed avanzati al fine di costruire un sempre più ampio fronte comune contro questa ulteriore stretta autoritaria che vede uniti, indistintamente, Governi nazionali ed Istituzioni europee nel comune obbiettivo di mettere a tacere chi scende in piazza, lotta e si organizza per rivendicare i propri diritti di libertà e dignità, autodeterminazione popolare.
Contro al repressione, solo la lotta paga!
Per l’autodeterminazione dei Popoli!
Solidarietà militante ad Alvaro Otigi, a Batasuna, al movimento indipendentista basco!

l'antifascismo non è un reato

Apprendiamo con sgomento ma, del resto, senza sorpresa, la rapidità d'intervento delle forze dell'ordine nel tentare di piegare la capacità di resistenza e controffensiva antifascista dei compagni e della compagne dell’Aska.
Tre compagni sono stati posti agli arresti domiciliari per i fatti relativi allo scorso 14 maggio, quando, la polizia ha fatto irruzione nell’Università di Torino, con manganelli e lacrimogeni, per disperdere gli studenti e le studentesse antifasciste che protestavano contro i sempre maggiori spazi di agibilità concessi ai neo-fascisti del FUAN.
Istituzioni sempre più lontane dai bisogni reali della gente, sempre più autocratiche ed autoreferenziali, talora solidali e complici con la riabilitazione di revanscismi di stampo fascista, fanno ricorso al loro braccio armato con sempre maggiore spregiudicatezza! Loro convinzione sarebbe quella di "risolvere" questioni politiche come la difesa degli spazi di agibilità democratica antifascista nei luoghi dell’aggregazione sociale e culturale, come Scuola ed Università, con i manganelli o la magistratura borghese.
Obiettivo risulta, ovviamente, quello di eliminare dissenso politico e sociale “da sinistra” poiché non conforme alla logica bipartizan dei poli dell'alternanza borghese di governo ad ogni livello, sempre più estranei alle esigenze popolari, sempre più votati a derive governiste finalizzate a configurare espliciti comitati d'affari della classe dominante, schierati a difesa di interessi di casta e proprietà e che, pertanto e per “riequilibrare a centro”, sdoganano i neofascisti di contro chi lotta per difendere il diritto ad una cultura libera e critica, all’autodeterminazione politica per diretta rappresentanza, alla giustizia sociale.
Tre arresti ingiustificati – gli ennesimi! – quali elemento di pressione e repressione politica dei movimenti di classe, all’indomani della straordinaria riuscita della grande manifestazione nazionale del 9 giugno scorso delle sinistre dell’opposizione sociale contro la guerra. Tre arresti che non demoralizzeranno, non fermeranno la nuova stagione di lotta che va aprendosi nel Paese. Non inibiranno la forza d’urto dei movimenti di lotta, ormai del tutto antitetici alle organizzazioni della “sinistra” di governo. Non stroncheranno la necessità, sempre più avvertita dalle masse, di riscatto ed emancipazione politica e sociale.
L’Associazione Unità Comunista, da sempre schierata dalla parte dei movimenti di lotta contro la repressione veicolata dallo Stato borghese, esprime la sua ferma, incondizionata solidarietà ai Compagni Fabio, Marco, Davide, l’Askatasuna tutta, continuando, anche nel loro nome, la lotta per l’unità e la mobilitazione della masse contro le politiche di guerra, repressione e sfruttamento, emblemi del normale funzionamento del sistema del profitto; confermando che la lotta contro il rigurgito fascista è una lotta giusta poiché giusto è non indietreggiare di un solo passo di fronte a chi ha fatto dell’oppressione, della miseria e della distruzione di ogni libertà il vessillo del proprio agire politico. Perseverando senza posa nella lotta per il Comunismo.
LIBERTÀ PER I COMPAGNI ARRESTATI!
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
LA SOLIDARIETÀ È UN ARMA!

mercoledì 6 giugno 2007

dimissioni dal coordinamento nazionale dei GC del compagno Iozzo

All'attenzione della segreteria nazionale del Prc
alla Direzione Nazionale
al Comitato Politico Nazionale
all’Esecutivo Nazionale Giovani Comunisti
al Coordinamento Nazionale Giovani Comunisti
alla segreteria provinciale di Vibo Valentia
al Comitato Politico Federale di Vibo Valentia
alla segreteria regionale della Calabria
al Comitato Politico Regionale
all’Esecutivo e al Coordinamento Regionale GC
all’Esecutivo e al Coordinamento provinciale GC

Oggetto : Dimissioni dal coordinamento nazionale dei giovani comunisti

Il sottoscritto Iozzo Nicola, membro del coordinamento nazionale dei giovani comunisti in riferimento al documento congressuale “GC: il cuore dell’opposizione”, comunico la decisione di consegnare le mie dimissioni dall’ incarico di membro del coordinamento nazionale dei giovani comunisti assunti in nome, per conto e su mandato dell’ ex Area Programmatica del Progetto Comunista, esperienza importantissima all’interno del PRC, oggi finita in seguito allsnaturamento di classe del PRC e alla costituzione dell’associazione di Unità comunista.
Per anni il partito della rifondazione comunista ha rappresentato il più alto punto di riferimento in Italia per milioni di lavoratori, operai, studenti, per tutti coloro che vivevano sulla propria pelle gli effetti di un sistema capitalistico sempre più aggressivo che determinava mediante le politiche di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, una proletarizzazione di ampi settori della società, determinando un impoverimento di quelli che 10 anni fa potevano essere considerati come ceto medio.
Privilegi in difesa dell’imperialismo italiano ed europeo perpetrati da una classe politica figlia degli interessi delle aziende italiane tra le quali oltre ai tradizionali partiti democristiani, dobbiamo annoverare gli stessi DS. Il partito della rifondazione comunista nasceva essenzialmente in opposizione a tutto ciò, in alternativa alla svolta liberal- democratica dei DS, iniziata con la Bolognina di Occhetto quindici anni fa.
Alla luce degli ultimi accadimenti politici: alleanza organica al governo Prodi, abiura del marxismo-leninismo e della lotta di classe, la pratica della non-violenza assunta come paradigma centrale del suo agire politico, e in ultimo la costituzione della sinistra europea un nuovo soggetto politico che niente a che vedere con l’internazionalismo comunista, dobbiamo nostro malgrado registrare una svolta a destra del nostro partito. Il compimento della deriva governista del Partito della Rifondazione Comunista, con la scomparsa di ogni opposizione di sinistra e di classe al governo dei poteri forti (Confindustria, banchieri, Vaticano, ecc.) ha aperto uno scenario politico tanto inedito quanto drammatico. Un involuzione record compiuta dal PRC nel giro di un decennio e che apre nella situazione politica italiana degli scenari nuovi per i comunisti. Ciò che necessita è la costruzione di una reale opposizione politica comunista e di classe.
Opposizione reale che non può essere rappresentata da tutta la miriade di organizzazioni che in Italia si propongono la costruzione del Partito in base a questa o quella interpretazione dei “testi sacri” (siano essi maoisti, bordighisti, vetero o neo-stalinisti)
È evidente come tali soggetti, almeno per come sono strutturati e caratterizzati, al momento non possano rispondere al bisogno impellente di una opposizione comunista e di classe.
Ciò che oggi necessita è la costruzione di un BLOCCO AUTONOMO DI CLASSE alternativo ai due poli della borghesia, e dunque costruire insieme a tutte quelle forze comuniste una piattaforma di rivendicazione e di mobilitazione comune, cercando di raccogliere attorno a questa piattaforma quei pezzi della sinistra che oggi in seguito al tradimento dei propri partiti si trovano privato di un referente politico.
Continuerò a militare all’interno del PRC fin quando esisteranno le condizioni politiche per farlo o “fin quando mi sarà permesso”....quindi ancora per poco.

Nicola Iozzo

Il circolo Lenin di Dasà lascia il PRC

Il governo Prodi si pone in un ottica di sostanziale continuità con il passato governo Berlusconi. La situazione politica rimane sostanzialmente invariata con una classe politica che sfacciatamente sotto l’etichettatura di “centro-sinistra” continua comunque nella sua opera di precarizzazione del lavoro e delle politiche popolari, militarizzazione dei territori, asservimento ai dicktat della NATO e degli USA, rifinanziamento delle missioni belliche, sudditanza alle direttive della Banca Europea, soffocamento violento delle lotte popolari e repressione delle avanguardie comuniste tacciate dalle magistrature e governi borghesi come terroristi o filoterroristi e comunque destabilizzanti per l’ordine e l’equilibrio della società (capitalista!!!!)
Nessuna rottura e discontinuità alle politiche fasciste della casa delle libertà, anzi una ripresa delle politiche del berlusconismo di cui Prodi e Padoa Schioppa sono i più tenaci e fedeli prosecutori. Ecco dunque che se Berlusconi esce fuori dalla scena politica italiana dalla porta, la sua filosofia e prassi politica rientrano dalla finestra.
Dunque il centrosinistra si ripresenta al governo con gli stessi obiettivi (difesa degli interessi dell’imperialismo europeo, delle classi borghesi, dei privilegi del capitalismo made in italy), la stessa strategia (puntare ad ammortizzare il conflitto mediante una subdola concertazione da parte dei sindacati cofederali), e gli stessi strumenti (tagli allo stato sociale, privatizzazioni, precarietà del lavoro, aggressioni militari, il tutto nel rispetto ossequioso dei dogmi dell'imperialismo europeo), ma con una sostanziale novità: l’organicità dei partiti della cosiddetta sinistra radicale e l’aggravante della presenza del partito della rifondazione comunista costruito in alternativa a tale stato di cose.
Partito della rifondazione comunista che ha maturato negli ultimi tempi la sua “bolognina” e che ha snaturato gli ideali e le finalità per cui era stato costruito da parte di fedeli e tenaci compagni all’indomani della disfatta del vecchio PCI .
Affermiamo questo alla luce dei mutamenti che hanno caratterizzato negli ultimi anni la sua politica: alleanza organica al governo Prodi, abiura del marxismo-leninismo e della lotta di classe, la pratica della non-violenza assunta come paradigma centrale del suo agire politico, e in ultimo la costituzione della sinistra europea un nuovo soggetto politico che niente a che vedere con l’internazionalismo comunista. Sinistra europea che non sarà altro che un contenitore di forze socialdemocratiche,e quindi anti-comuniste, anti-rivoluzionarie, anti-operarie; e già rifondazione sembra adattarsi benissimo a tutto ciò costituendo peraltro il PRC, l’asse portante di questo nuovo calderone di forze tutt’altro che comuniste.
Dopo anni di lenta ed inesorabile deriva moderata e riformista della sinistra, persino quello che poteva essere considerato come l’ultimo baluardo delle masse oppresse, l’ultimo partito comunista occidentale di una certa consistenza passa dall’idea della trasformazione all’idea della governabilità, dalla prospettiva dell’alternativa a quella dell’alternanza.
Il risultato di questo pasticcio della sinistra europea è ben rappresentato dal miscuglio di rivendicazioni di cui si fa portavoce che niente hanno a che vedere con un programma di classe, niente a che vedere col marxismo e il comunismo.
La situazione del partito della rifondazione comunista della federazione di Vibo Valentia non va in controtendenza rispetto al partito a livello centrale. Questa federazione si distingueva da molte altre fino a qualche anno fa per la sua intransigenza politica, unica federazione in Italia a dire no alla tesi congressuale “Bertinotti-Cossutta” nel ’96. “Non si fanno accordi nemmeno nei condomini” dichiarava l’allora segretario federale Malerba, che ora assessore alla provincia, ha maturato la propria involuzione politica passando da rivoluzionario Trotskista, a Grassiano, completando la sua ricerca d’identità.
I primi sintomi che iniziavano ad indicare una svolta strategico-opportunista nella gestione della politica del PRC nella federazione si verificarono nel 2004 con la scissione dei compagni vibonesi dall’AMR di Ferrando, associazione marxista rivoluzionaria che si opponeva alla deriva socialscioviniosta che la maggioranza bertinottiana stava compiendo.
La domanda qui sorge spontanea: come può un intera federazione che fino a ieri si professava rivoluzionaria fautrice e promotrice di una politica di opposizione alla svolta socialdemocratica della maggioranza del partito, che annoverava tra i suoi esponenti dei dirigenti nella direzione nazionale dell’AMR, che dal momento della fondazione del partito ha sempre sostenuto tale strategie, come può nel giro di qualche settimana cambiare radicalmente prospettiva e visione politica tanto da allearsi alle provinciali del 2004 con quei partiti neo-democristiani tanto criticati fino al giorno prima? Facile: le opzioni sono due e ed entrambe non sono giustificazioni.
O improvvisamente nella provincia di Vibo valentia sono cambiate le condizioni che fino all’altro giorno impedivano di schierarsi al fianco di partiti sinistroidi e neo democristiani (cambiamenti che oggettivamente non si sono verificati); oppure tutte le politiche perpetrate dai nostri dirigenti fino al 2004 erano guidate da un fine prevalentemente opportunistico, che consistevano nel militare in una corrente minoritaria al fine di acquisire quella visibilità e quei posti di prestigio negli organi dirigenti nazionali che quasi sicuramente sarebbero stati loro negati vista e considerata l’esiguità del consenso del PRC nella provincia vibonese.
Fatto sta che in 3 anni di convivenza nel governo locale non siamo riusciti a spostare una virgola nella gestione politica dell’amministrazione provinciale, anzi ci siamo subordinati e prostrati alle direttive della maggioranza, rendendoci complici di politiche clientelari e anti operaie, a Vibo così come a tutti i livelli di governo regionale e nazionale.
Per tutta tale serie di motivi.
NON POSSIAMO RINNOVARE L’ADESIONE AL PRC PER IL 2007.
Restare ulteriormente in questo partito è ormai diventato impossibile per ragioni politiche evidenti: non si può continuare a vivere nella stessa organizzazione quando non si condivide ormai più niente della linea e dell’agire politico.
Restarci significa diventare comunque complici delle sue scelte e della sua azione. Oggi non possiamo che prendere atto del carattere definitivo ed irreversibile della svolta governista.
Siamo fortemente convinti che in Italia ci sia una sempre più urgente necessità di dar vita ad una forza comunista e di opposizione, che dia voce al malessere sociale di milioni di lavoratori e di sfruttati, di coloro che vivono sulla loro pelle, quotidianamente, gli effetti delle politiche di fame e miseria imposte dal sistema di produzione capitalistico per salvaguardare la mole sempre più ingente dei profitti finiti nelle tasche dei padroni. Siamo fortemente convinti che il capitalismo del nuovo secolo, pur mutando aspetto e caratteristiche del modo di produzione, continua a fondarsi sulla schiavitù del lavoro salariato, alimentando forme sempre più acute di precarietà, miseria e barbarie. Per questo riteniamo che la classe lavoratrice, e in primo luogo gli operai, siano ancora il fulcro di ogni contraddizione di oggi e il motore di ogni processo di trasformazione reale.
Finchè esisterà una classe oppressa, ci sarà bisogno di un partito comunista che la rappresenti con coraggio e coerenza: ed è in questa prospettiva che continueremo a militare e a lottare all’interno dell’associazione politica marxista UNITA’ COMUNISTA. Pertanto, con rammarico ma allo stesso tempo in maniera convinta ed irrevocabile, ci dichiariamo fin da ora estranei al nuovo soggetto politico, che nulla ha a che vedere con quell'idea di Rifondazione Comunista che ci spinse a fondare e a costruire il Prc non senza duri sacrifici, e quindi non innoveremo la nostra iscrizione al Prc-Sinistra Europea.
Auspicando che il nostro atto sia un imput, uno stimolo per quei compagni, sinceri comunisti che come noi non intendono morire democristiani e che intendano fin da ora lavorare alla costruzione di un nuovo soggetto politico, realmente comunista e di classe, necessità oggettiva e unica alternativa al cambiamento dello stato di cose attuale. Nuovo soggetto politico che non può essere oggetto di autoproclamazione dall’alto ma che richiede un lavoro arduo, lungo e faticoso ma nello stesso tempo necessario e affascinante. Questo è il progetto che l’associazione “unità comunista” si propone di portare avanti ed è proprio in quest’ottica che noi decidiamo di militare al suo interno. Un’associazione nazionale avente come suo scopo quello della riunificazione di tutti i comunisti senza partito che come noi non intendono “morire democristiani”.
Un progetto che ha come finalità di invertire una rotta che ci vede da anni, come comunisti, in preda ad un circolo vizioso fatto di divisioni, isolamenti e “arroccamenti identitari”, che non hanno prodotto nessun avanzamento significativo per il movimento comunista nel suo complesso.


Promotori:
Sergio Carmelo (segretario circolo PRC “V. Lenin”, coord provinciale GC Vibo Valentia)
Bufalo Mariangela(coordinamento provinciale GC Vibo Valentia)
Racina Cristian (coordinamento provinciale GC Vibo Valentia)

Sottoscritta da tutti e 34 gli iscritti del circolo “Lenin”.

mercoledì 30 maggio 2007

CONDANNATA LA POLIZIA PER IL G8 DI GENOVA 2001

Segreto di Stato: a Genova ci fu un disegno repressivo, prima condanna per la Polizia al G8 del 2001. La censura da parte dei media è stata rigida ed assoluta: della sentenza di Genova non si doveva parlare. Infatti incredibilmente non ne ha scritto neanche il Manifesto e dovrebbe spiegare perché. Alzi la mano chi ha saputo che la settimana scorsa a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001. Eppure la sentenza di Genova è un passaggio capitale per la ricostruzione della verità e la giustizia di quello che successe nel capoluogo ligure oramai 6 anni fa. E ci spiega anche molto del disegno politico sotteso alla repressione.

Gennaro Carotenuto

Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando “non violenza”, quando fu massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo (sic!) che non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block. Per il giudice Angela Latella invece la selvaggia repressione genovese –e la cortina di menzogne sollevata per coprirle- è stata una delle pagine più nere di tutta la storia della Polizia di Stato e per la prima volta ciò viene scritto in una sentenza. Non solo, è ben più grave quello che è scritto nella sentenza genovese. Quelle dei poliziotti non furono né iniziative isolate né eccessi, ma facevano parte di un disegno criminale.

Si inizia a confermare in via processuale quello che chi scrive sostiene e scrive da sei anni. A Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello stato. Tale disegno era teso a terrorizzare non tanto la sinistra radicale ma il pacifismo cattolico, in particolare la Rete Lilliput, che per la prima volta in maniera così convinta e numerosa scendeva in piazza saldandosi in un unico enorme fronte antineoliberale con la sinistra.

Le ragazze e i ragazzi delle parrocchie furono quelli che pagarono il prezzo più alto, soprattutto sabato. I loro spezzoni di corteo furono sistematicamente bersagliati dai lacrimogeni e centinaia di loro furono pestati selvaggiamente. Ma, soprattutto decine di migliaia di loro, e le loro famiglie, furono spaventati a morte in una logica pienamente terroristica. Quanti dopo Genova sono rimasti a casa?

Di fronte all’immagine sorda data dai grandi della terra, Bush, Blair, Berlusconi, quel movimento pacifico, colorato, credibile, fatto di persone serie e non dei pescecani rinchiusi nella città proibita, che si era riunito intorno alle proposte concrete per un nuovo mondo possibile del Genoa Social Forum, doveva essere schiacciato. Non lo sapevamo, ma mancavano 50 giorni all’11 settembre.

Riporto di seguito l’articolo dell’eccellente Massimo Calandri, apparso SOLO sulle pagine genovesi di Repubblica lo scorso 29 aprile. E' normale secondo voi? Esiste ancora il diritto ad essere informati in questo paese?

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Prima condanna per le violenze delle forze dell'ordine contro i manifestanti: "Non furono iniziative isolate". G8, condannato il Ministero - Missionaria picchiata, risarciti invalidità e danni morali "Ho solo ottenuto quello che attendevo da 6 anni: giustizia"

MASSIMO CALANDRI

LA PRIMA condanna nei confronti del Ministero dell?Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano la memoria.

Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie,quelle teste rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell?iniziativa isolata o dell'autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno -così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - , che rappresenta una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato.

Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!".

Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c'erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell'Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali - , ma il punto è evidentemente un altro.

«Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un'iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l'ordine pubblico gravemente messo in pericolo».

Perché l'intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l'ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata. La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant'anni, di cui giustamente si sottolinea l'aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».

martedì 29 maggio 2007

carta sprecata

La Repubblica e l'Unità mentono spudoratamente sul Venezuela

dal blog di Gennaro Carotenuto


mercoledì 23 maggio 2007


COCHABAMBA - Mi arrivano eco dall'Italia, qui a Cochabamba (Bolivia), dove sto partecipando al "V incontro mondiale di intellettuali e artisti in difesa dell'umanità" e potrei anticipare le cose dette da Evo Morales stamattina, o la ricchezza del dibattito, o la forza e la ricchezza comunicativa dei comunicatori boliviani (Evo ha un'approvazione del 66%in crescita ma nei media ha l'80% contro). Infatti, amici di GennaroCarotenuto.it mi inviano i pezzi di Repubblica e l'Unità sul non rinnovo della concessione di RCTV in Venezuela. E alle balle bisogna rispondere con le notizie. Ci sarà tempo per parlare di cose serie. Vediamo:


La Repubblica mente:


Rctv, [...] è considerata troppo critica dal presidente, che l'accusa anche di aver simpatizzato con il colpo di stato che cinque anni fa l'aveva spodestato per due giorni.


Amor di verità obbliga a rispondere:


RCTV non è accusata "da Chávez" di aver simpatizzato, ha organizzato il golpe. E' molto facile verificare, ci sono le registrazioni, ma Repubblica preferisce mentire e non fa il suo dovere, semplicemente non verificando. E' evidente l'intenzionalità di trasformare fatti storici noti in un "punto di vista".


La Repubblica mente:


Così, dopo la manifestazione di sabato scorso che aveva raccolto l'adesione di migliaia di partecipanti e attirato l'attenzione internazionale, oggi il corteo è sfilato davanti alle sedi alle sedi in Venezuela dell'Unione europea (Ue) e della Organizzazione degli Stati americani (Osa) e il movimento di protesta ha ricevuto la solidarietà di associazioni di difesa della libertà di stampa di tutto il mondo.


Amor di verità obbliga a rispondere:


Tanto la UE come l'Organizzazione degli Stati Americani ha affermato che è un fatto interno venezuelano e che il governo venezuelano è nel suo pieno diritto nel non rinnovare la concessione.


La Repubblica mente:


Secondo un sondaggio dell'istituto Datanalisis il 70% dei venezuelani disapprova l'oscuramento di Rctv.


Amor di verità obbliga a rispondere:


Il sondaggio è stato commissionato da RCTV e palesemente falso. Secondo la legge italiana, La Repubblica sarebbe obbligata a dire chi commissiona i sondaggi, ma lo evita. Contro Chávez la legge non vale.


La Repubblica mente:


La decisione di non rinnovare la concessione, infatti, avrebbe come effetto quello di limitare alla sola Globovision il panorama audiovisivo nazionale anti-governativo. Con l'aggravante che Globovision è un canale che si vede solo nella capitale.


Amor di verità obbliga a rispondere:


E' la balla più clamorosa. I grandi canali commerciali dell'opposizione che trasmettono in tutto il Venezuela sono quattro. RCTV, Globovision, Venevision e Televen. Inoltre in ogni stato ci sono canali locali dell'opposizione. Repubblica, in totale malafede cancella due canali nazionali e tutti i locali.


Molto simile è il pezzo dell'Unità, probabilmente preso dalle stesse fonti, tutte dell'opposizione. Né l'Unità né la Repubblica ricordano che RCTV non viene chiusa, ma trasferita sul cavo e sul satellite. Entrambe fanno credere che sia una decisione illegale di Hugo Chávez. Soprattutto né l'Unità né La Repubblica citano il punto di vista venezuelano, il ricchissimo dibattito sulla responsabilità sociale dei media, il fiorire di centinaia di media indipendenti nel paese, né il fatto che non esiste solo la libertà di stampa ma anche il diritto costituzionale a essere informati in forma non inquinata.


Questo cronista era a Caracas ed è andato e ha raccontato in questo sito la marcia dell'opposizione. Né La Repubblica né l'Unità erano presenti. Hanno fatto male il loro lavoro, mancando ad ogni dovere etico verso i loro lettori. Questi, è ora che si sveglino e si facciano sentire. BASTA BUGIE SULL'AMERICA LATINA!

martedì 22 maggio 2007

UNA FORZA POLITICA COMUNISTA ALL’ALTEZZA DELLE SFIDE DEL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO

Il compimento della deriva governista del Partito della Rifondazione Comunista, con la scomparsa di ogni opposizione di sinistra e di classe al governo dei poteri forti (Confindustria, banchieri, Vaticano, ecc.) ha aperto uno scenario politico tanto inedito quanto drammatico. Sono venute a mancare l’organizzazione e la rappresentanza politica – per quanto inadeguate e meramente formali – dei bisogni e degli interessi immediati di milioni di lavoratori e lavoratrici, giovani, precari, disoccupati. Il passaggio della “sinistra radicale” nel campo governativo con le forze della borghesia sta anche determinando un irrigidimento autoritario che verifichiamo nei rapporti sociali in generale e, in particolare, nella repressione delle lotte non solo contro lo sfruttamento, ma anche in quelle contro il saccheggio e la devastazione dell’ambiente.

La deriva del PRC – ormai governista almeno quanto il PdCI - è stata segnata anche dall’abbandono di ogni opposizione alla partecipazione italiana alla guerra imperialista: ormai da mesi, il movimento è costretto a fare i conti con questa realtà e ad organizzare le manifestazioni sapendo che fra i fautori ed i complici della guerra vi sono anche quelli che fino a ieri sfilavano al nostro fianco. Del resto, fino a quando si trattava di opporsi solo all’unilateralismo U.S.A., era semplice per i riformisti partecipare, ma lottare anche contro l’imperialismo europeo e italiano richiede un’autonomia politica e ideologica incompatibile con la volontà di governare a tutti i costi.
In questo scenario, che vede anche l’inevitabile smarrimento di migliaia di compagni e di compagne, ricomporre una forza politica comunista organizzata è un compito difficile ma necessario. Una forza politica indipendente a livello locale e nazionale, fuori e contro il bipolarismo in cui si tenta di forzare ogni dialettica politica, con la riduzione della rappresentanza a due schieramenti solo falsamente contrapposti, perché in realtà convergenti nell’identificazione con il Capitalismo come unica prospettiva possibile, cosa che – fra l’altro – rende necessario rilanciare, nel breve periodo, la battaglia per il sistema proporzionale puro.
La ricostruzione di una forza politica comunista all’altezza delle sfide del socialismo del XXI secolo è una necessità e un’esigenza collettiva a cui intendiamo dare risposte. Proveniamo da percorsi differenti e alcuni di noi hanno vissuto l’esperienza del PRC, esperienza ormai incompatibile con qualunque prospettiva di trasformazione dell’esistente e di alternativa di società e di sistema. Riteniamo che, oggi più che mai, vi sia il bisogno dell’unità dei Comunisti attorno ad un programma generale anticapitalista, marxista e rivoluzionario, in grado quindi di ricostruire un’alternativa a tutti i governi della borghesia,nsiano essi di centro-destra che di centro-sinistra. Questa necessità ci appare rafforzata dalla consapevolezza della centralità dello scontro tra capitale e lavoro salariato sul livello internazionale, del conflitto come pratica della lotta di classe e, dunque, della contrapposizione alla concertazione sindacale (altra faccia della medaglia del collaborazionismo di classe).

Vogliamo sottrarci alla tenaglia che ci vorrebbe schiacciati fra chi il partito lo annuncia come già costituito e chi ne rimanda la definizione all’infinito. Noi pensiamo che un Partito Comunista non si proclami, ma si costruisca, anche a partire dalle esperienze rivoluzionarie e del movimento operaio sviluppatesi nel secolo che sta alle nostre spalle.
Per questi motivi, proponiamo a tutti i compagni e le compagne un percorso per la ricomposizione politica dei comunisti, nella consapevolezza che si tratta di un percorso lungo e difficile, ma indispensabile. Un percorso in cui la presenza di contributi diversi non rappresenti un problema, ma arricchisca il dibattito e rafforzi la crescita collettiva di un processo di organizzazione dove l’autonomia delle esperienze territoriali non si cristallizzi nel localismo ma sia un contributo alla prospettiva generale del movimento e dell’organizzazione.
Vogliamo dare vita da subito ad uno strumento di informazione e circolazione delle esperienze e ad un primo livello di coordinamento delle realtà esistenti, di cui la partecipazione alla manifestazione del prossimo 9 giugno a Roma, contro la visita di Bush e la complicità del governo Prodi con i guerrafondai di Washington e Tel Aviv, costituirà il primo momento visibile a tutti.
Invitiamo tutti i compagni e le compagne a partecipare alla prima assemblea nazionale per l’unità dei Comunisti, che si terrà a Roma domenica 10 giugno, a partire dalle ore 10.00, presso la Casa della Pace, in Via Monte Testaccio n. 22.

Il COORDINAMENTO PER L’UNITA’ DEI COMUNISTI

Associazione “Unità Comunista”; Sezioni autoconvocate del PCL di Roma “Stefano Chiarini”, di Padova e dell’Umbria; Comitato comunista “Antonio Gramsci” di Roma; Assemblea Nazionale Anticapitalista

Info e adesioni a: maldoror2006@libero.it

giovedì 17 maggio 2007

Dichiarazione alla stampa del Senatore Fosco Giannini, capogruppo PRC in Commissione Difesa al Senato

In Afghanistan ancora uomini e ancora mezzi.

Ciò mentre cresce di giorno in giorno il livello del conflitto armato e il pericolo di un coinvolgimento pieno nella guerra dei soldati italiani. Oggi in Commissione Difesa ho rivolto al Ministro Parisi due domande:

- se la Conferenza di pace non prendesse corpo e i pericoli aumentassero, il Governo italiano prenderebbe in considerazione il ritiro delle truppe?
- in linea teorica vi è un punto di pericolo oltre il quale il governo non potrà andare, ritirandosi dalla guerra?

Il Ministro Parisi non mi ha risposto, ciò è stato grave. L'Italia vuole forse restare in Afghanistan sino alla fine della guerra? Altri 10 anni fino alla sconfitta degli USA? Sarebbe la vittoria delle destre italiane.

15 Maggio 2007

9 giugno No Bush No War Day

Contro la guerra globale permanente di Bush. Contro l'interventismo militare del governo Prodi


Il presidente Usa, George Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell'Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l'appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell'industria delle armi. Bush è l'estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli USA, indipendentemente dall'alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati.

Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dall'Africa all'Asia, dall'America latina alla stessa Europa, produce sudditanza politica e culturale.

In Italia la destra considera Bush il proprio punto di riferimento ma anche il governo Prodi, eletto grazie ai voti del movimento no-war "senza se e senza ma", è orgoglioso dell'alleanza con tale amministrazione e si prepara a ricevere in pompa magna il presidente Usa a Roma.

Questa subordinazione caratterizza anche l'organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione "multilaterale", cioè "concertata" con le altre potenze. Un'internità alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato vistosamente le spese militari (+13% nella Finanziaria), che vuole imporre a popolazioni unite nell'opposizione, nuove basi militari come a Vicenza (ma anche a Cameri e in altri luoghi in via di ampliamento), che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l'aereo da guerra F35 o lo Scudo missilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano.

E' questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi.

Ma la guerra è guerra indipendentemente dalle bandiere usate per condurla e va ripudiata, come il militarismo governativo, che ha riconfermato o promosso le missioni belliche.

Per questo, come tanti e tante in tutto il pianeta e in mille forme, ci prepariamo ad accogliere Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio.

Lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo. Ma lo facciamo anche per dire che esiste un'altra Italia.

Un'Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto. E' quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell'acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale.

Il 9 giugno quindi è un giorno importante per la ripresa del cammino del movimento no war nel nostro paese.

Vogliamo il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, Afghanistan in primis, la chiusura delle basi militari USA e NATO, la restituzione di quei luoghi alle popolazioni per usi civili, per giungere all'uscita dell'Italia dalle alleanze militari.

Esigiamo la rimozione dal territorio nazionale degli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa.

Diciamo basta alle spese militari, rifiutando lo Scudo missilistico e i nuovi aerei da guerra, affinché le decine di miliardi di euro vengano usati per la scuola e la sanità pubblica, per i servizi sociali, per il miglioramento ambientale.

Pretendiamo che il governo Prodi ottenga l'immediata liberazione di Hanefi e restituisca ad Emergency il suo ruolo meritorio in Afghanistan.

Proponiamo che la mobilitazione del movimento no-war - che ha già tre tappe importanti: la manifestazione contro la progettata base militare per i nuovi cacciabombardieri a Cameri (Novara) il 19 maggio oltre alle iniziative previste ad Aviano e Sigonella; le Carovane contro la guerra, che arriveranno a Roma il 2 giugno per protestare contro la parata militare sui Fori Imperiali; la mobilitazione europea contro il G8 di Rostock-Heiligendamm - culmini il 9 giugno in una grande mobilitazione popolare a Roma che faccia sentire a Bush e Prodi l'avversione nei confronti delle guerre e delle corse agli armamenti, che DICHIARI IL PRESIDENTE USA OSPITE NON GRADITO e faccia sentire a Prodi il ripudio della guerra e del militarismo. Così come recita l'articolo 11 della Costituzione.

Ci uniamo alla popolazione di Vicenza per ribadire a Bush la più chiara determinazione e la più netta opposizione possibile alla costruzione della base Dal Molin.

Inoltre lanciamo fin da subito la campagna perché sia garantita la possibilità a tutti coloro che vorranno manifestare di raggiungere Roma in treno. Invitiamo tutti a Roma, il 18 maggio alle ore 17 presso l'Università di Roma Fac. di Lettere-La Sapienza per discutere di questo appello e preparare insieme la più grande mobilitazione possibile per una giornata NO BUSH-NO WAR

Associazioni, reti

Action-diritti in movimento, Associazione Sinistra Critica, Bastaguerra-Roma, Circolo Arci Agorà-Pisa, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Confederazione Cobas, Confederazione Unitaria di Base, Coordinamento Collettivi universitari La Sapienza, Collettivi universitari, Roma 3, Collettivo studentesco T. Muntzer-To, Disarmiamoli, Donne in Nero-Tuscia, Forum Palestina, Global Meeting Network (cso pedro - padova, cso rivolta - marghera, cso morion - venezia, capannone sociale - vicenza, s.o.a. arcadia - schio, cantieri di montecioRock - vicenza, ubik lab - treviso, cso bruno - trento, rete studenti - trento, cso crocevia, alessandria, csoa gabrio - torino, cso terra di nessuno - genova, cso cantiere - milano, casa loca - milano, cs tpo - bologna, lab.occ. paz - rimini, cs fuoricontrollo - monselice, s.p.a.m. - parma, lab. aq16 - reggio emilia, rete degli spazi sociali - venezia giulia, esc atelier occupato - roma, astra19 - roma, lab. insurgencia - napoli, lab. diana - salerno, Movimento antagonista toscano, Ass. difesa lavoratori, tutte le sedi di YaBasta ) I Corvi, Laboratorio di resistenza alla guerra, Laboratorio studentesco di Salerno, Mondo senza guerre, Officina comunista, Partito comunista dei lavoratori, Partito Umanista, Rivista Erre, Rete dei Comunisti, UniRiot (Roma, Napoli, Bologna, Torino)

Firme individuali:

Cinzia Bottene, Olol Jackson (Presidio permanente No Dal Molin), Sandro Bianchi, Giorgio Cremaschi, Mimmo Rizzuti (Rete28Aprile), Mauro Bulgarelli, Franco Turigliatto, Fernando Rossi (senatori), Vauro, Tommaso Di Francesco, Luigia Pasi, Margherita Recaldini (Sdl Intercategoriale), Piero Maestri, (Guerre&Pace), Norma Bertullacelli (Centro ligure documentazione pace), Nella Ginatempo, Melo Franchina, Doretta Cocchi (Bastaguerra Firenze)

adesioni: 9giugnonobush@libero.it

LE BATTAGLIE DI CIVILTA' DI SANSONETTI: SALVATE IL COMPAGNO MUGHINI.

DOPO LA RADIAZIONE DALL'ORDINE DEI GIORNALISTI




"Liberazione": scrivi per noi. E Mughini accetta l'offerta.




Milano-L'invito, Piero Sansonetti glielo ha rivolto direttamente dalla prima pagina del giornale che dirige, Liberazione:"L'Ordine dei giornalisti ha radiato Giampiero Mughini senza che abbia fatto male a nessuno...Ci associamo alla solidarietà espressa da Pierluigi Battista sul Corsera...E gli diciamo che se vorrà scrivere un articolo conti pure su di noi: lo ospiteremo". Un'apertura che il giornalista davvero non si aspettav:"Mai avuto amore per quelli del Prc. Ma Piero, al quale ho speditogià una cartolina per ringraziarlo, è stato l'unico della sinistra, assieme a Gianni Mura, ad esprimermi solidarietà. Quella che ho subito è un' orrida porcata". E Mughini non ci pensa su due volte a raccogliere l'invito che gli è stato rivolto:"Una cosa molto carina, da parte di Sansonetti. Sarebbe la prima volta che scriverei per un giornale di sinistra, da quando mi sono dimesso da Paese Sera nel '78. E se loro mi telefonassero chiedendomi, ad esempio, un pezzo di 60 righe su quanto è stato bravo Bertinotti nella sua visita in Israele, beh, glielo farei subito. Pur non essendo mai stato un grande estimatore del Bertinotti politico , mi ha colpito profondamente: è stato davvero fantastico".




dal Corriere della Sera di ieri






IL PUNTO:




Giampiero Mughini è stato giustamente radiato dall'Ordine dei Giornalisti perchè è stato testimonial pubblicitario di una nota compagnia telefonica contravvenendo al proprio codice deontologico. Ma proprio non capisco più dove stia andando il mondo , o meglio l'Italietta nostrana che non è il mondo, e questa Sinistra che è sempre più "sinistra" in senso diabolico, e "sinistrata", dal punto di vista dell'integrità etica e politica. Se "sparo" su Google le news per saperne di più sull'"Affaire Mughini" trovo le difese a spada tratta della berlusconiana Mediaset, di cui Mughini è dipendente, del quotidiano Libero finanziato da Berlusconi che aveva per direttore quel Farina , altro radiato per commistioni con i Servizi nel caso delle intercettazioni telefoniche, e l'accorato sostegno di Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia. La solidarietà di Liberazione, quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista francamente sembra quel gioco della Settimana Enigmistica, scova l'intruso. In un Partito Comunista normale questo non accadrebbe, in uno normalizzato si. Chiedo che i giovani comunisti e il Prc nella sua dirigenza si occupino di far pervenire in via del Policlinico il disappunto generale sulla direzione del Giornale mettendo in discussione il ruolo di Sansonetti che con le sue operazioni destabilizza e discredita il quotidiano agli occhi esterni e interni perchè si fa portavoce di una linea politica ed editorale inaccettabile e provocatoria.

lunedì 30 aprile 2007

RIPRENDIAMOCI LA PIAZZA!

Negli ultimi anni, i vari governi, troppo impegnati a sostenere i profitti del capitale, hanno calpestato i diritti e le tutele dei lavoratori, regalando ai padroni una sfrenata politica di privatizzazione dei gioielli dello stato e nuove leggi come il pacchetto Treu e la legge 30 che hanno cancellato il collocamento pubblico, inserito le agenzie interinali, e pesantemente aumentato la flessibilità e incrementato la precarietà.

Nonostante tutti questi privilegi, il capitale non è riuscito a creare alcun posto di lavoro stabile e sicuro: al contrario, le aziende sono state addirittura delocalizzate all'est, dove le condizioni di lavoro e i bassi salari hanno permesso al profitto di crescere a dismisura.
Di fronte a lavoratori e disoccupati, Centrodestra e Centrosinistra, mostrano la stessa faccia: quella del padrone, rispondendo alle loro proteste con la criminalizzazione e la repressione delle lotte. Tutto questo avviene col plauso dei sindacati confederali che preferiscono rifugiarsi in luoghi chiusi (cinema, teatri..) per offrire una passerella politica a politicanti e opinionisti dell’ultim’ora.

La progressiva svendita e rilettura dell’eredità storica della sinistra di classe, la negazione dell’esistenza della classe operaia stessa, altro non sono che il prezzo che i partiti della sinistra e il sindacato hanno scelto di pagare pur di sedersi al tavolo dei potenti. In questo momento storico vi è la piena subalternità culturale e politica alle filosofie aziendalistiche che colpiscono quotidianamente i lavoratori nelle loro condizioni di vita e di lavoro. In questo clima di concertazione dove i bisogni dei lavoratori non vengono più capiti e soddisfatti, deve intervenire la volontà e la necessità di autorganizzarsi autonomamente per difendere i propri interessi.
Di fronte
• all’ultima manovra finanziaria,
• all’accelerazione dello scippo del TFR
• al Memorandum segreto tra governo e sindacati confederali per l’ennesima contro-riforma delle pensioni
• alla precarizzazione dilagante dei rapporti di lavoro( né legge 30, né pacchetto Treu, né leggi su esternalizzazioni e cessioni di ramo d’azienda sembrano essere messi in discussione)
• agli attacchi sempre più pesanti ai salari dei lavoratori
• per non parlare del rifinanziamento delle missioni militari all’estero e della concessione della nuova base di Vicenza agli USA
Oggi il sindacato avrebbe dovuto portare i lavoratori in piazza contro le politiche liberiste di questo governo, invece ha scelto di non disturbare il manovratore.
Per opporsi a questo immobilismo
Per evitare di tornare 30 anni indietro
E’ giusto ribellarsi e lottare partendo dal Primo Maggio, giorno della riscossa!

sabato 28 aprile 2007

IL SEGRETO DI UNA SERENA VECCHIAIA …

Ormai non c’è da stupirsi di nulla. Eravamo già abituati alla contiguità politica di Centrodestra e Centrosinistra: trasformisti che saltano da uno schieramento all’altro, ambigui partitini che nascono come funghi, programmi elettorali vaghi e propagandistici che nella realtà, poi, si rivelano assolutamente intercambiabili. Forse c’era ancora qualcuno che sperava che l’elemento distintivo dello schieramento di Centrosinistra fosse la questione morale, di cui, in passato, hanno predicato partiti, movimenti e sindacati. E invece: le Coop che lanciano scalate alle banche, i sindacati a braccetto con i governi, casi sempre più frequenti di corruzione e di collusione mafiosa. Per questo non ci stupisce più di tanto l’operato della Regione Calabria che, dopo i casi di Parentopoli e del concorsone per i portaborse, ha pensato bene di redimersi facendo qualcosa di buono per i suoi dipendenti: 529 sono, infatti, i beneficiari degli incentivi al pensionamento anticipato che si spartiranno circa 52.000.000 di euro delle nostre tasse.

La parte del leone la faranno, naturalmente, gli alti burocrati tra i quali spiccano sindacalisti e (parenti di) politici, ma – si obietterà – è legittimo premiarli (fino a 570.000 euro) per l’encomiabile lavoro che hanno svolto, i cui benefici effetti sono sotto gli occhi di tutti, e che – si potrebbe pensare – continueranno a svolgere, magari sotto forma di molto ben remunerate consulenze esterne! Non vogliamo scadere nel qualunquismo, sono questi i costi della politica: mica è colpa loro se, per esempio, ogni volta che si riunisce il Consiglio regionale si spendono più di 3.000.000 di euro, (ben) spesi per dipendenti distaccati, consulenti degli assessori e rappresentanza, oltre che per i consiglieri. No, la nostra vuole essere una domanda più propriamente scientifica: ci siamo chiesti, infatti, quale sforzo della muscolatura del volto sia necessario per mantenere una tale faccia tosta.

Perché mai dovremmo stupirci se una legge regionale (nella fattispecie la 8/05) “scellerata” fatta da un Centrodestra con i giorni contati, subito prima delle elezioni, sia mantenuta in vigore dal Centrosinistra? Il Governatore Loiero ha cose più importanti a cui pensare che intervenire a sostegno della Sanità, dei Trasporti, del risanamento ambientale, delle imprese e del lavoro, della moralità e della lotta alla corruzione: le esigenze dei (partiti) neonati hanno, evidentemente, la priorità e sarebbe una barbarie non riconoscerle. Certo, ad essere maliziosi, si potrebbe pensare che per cambiare una leggina così basti davvero poco ad una maggioranza tanto ampia, ma tant’è: meglio aspettarli da Roma o da Bruxelles i soldi per riparare, per esempio, ai danni dell’alluvione del 3 luglio dell’anno scorso, piuttosto che privare tanto emeriti burocrati del loro giusto incentivo ad andarsene. E dunque, con buona pace di chi vive del proprio lavoro, spesso precario, se ne vadano…

A noi non resta che studiare la faccia tosta di questi signori che, con ogni probabilità, permetterà loro di vivere con serenità gli anni della senescenza. Chissà che non sia questo il segreto per risolvere le annose questioni della pensione di anzianità e del Tfr?

venerdì 27 aprile 2007

NO AD UN NUOVO PARTITO E AD UNA “RIFONDAZIONE SOCIALISTA”

FOSCO GIANNINI, SENATORE PRC
GIANLUIGI PEGOLO, DEPUTATO PRC


Su “Liberazione” di oggi, giovedì 26 aprile, il segretario del Prc, Franco Giordano, fa sua la proposta avanzata ieri da Giovanni Berlinguer relativa alla costituzione ( “in tempi brevi”) di un nuovo partito di sinistra, frutto – sembra di capire - dell’unione tra Rifondazione Comunista, l’area Mussi e altri soggetti di sinistra. Una sorta di Rifondazione socialista.
Per due motivi fondamentali dichiariamo la nostra contrarietà a tale progetto.
Il primo motivo è di metodo : una scelta di tale portata ( costituire un altro partito, che superi l’autonomia di Rifondazione Comunista) non può essere certo elaborata e deliberata in ambiti così ristretti e solo all’interno dei massimi gruppi dirigenti. Rifondazione rappresenta una comunità vasta e il punto di riferimento politico e ideale per 80 mila iscritti, milioni di elettori e una parte importante dell’intero popolo di sinistra, dei lavoratori e dei movimenti. La decisione del suo superamento non è delegabile a pochi dirigenti.
Il secondo motivo è di merito: la fase che viviamo è segnata sia da uno stato di “guerra infinita e permanente” che da un attacco deciso contro il mondo del lavoro. Il partito comunista, la sua autonomia politica, culturale e organizzativa è,oggi più che mai, una necessità sociale e il rischio di una sua cancellazione costituirebbe un indebolimento per l’intera sinistra.
Concordiamo con l’esigenza dell’unità a sinistra e siamo per la costituzione sul campo, nelle lotte e attraverso forme diverse di convergenza per la costituzione di una vasta sinistra di alternativa, volta ad un cambiamento che passi soprattutto attraverso il conflitto sociale e non culturalmente ripiegata su di un “governismo” pregiudiziale. Siamo invece critici sia verso le precipitazioni organizzativistiche che le improvvise sommatorie politiche e culturali, che spegnerebbero le autonomie dei soggetti senza garantire né la loro unità né un disegno di trasformazione sociale.

giovedì 26 aprile 2007

SIAMO TUTTI PARTIGIANI

LA COSTITUZIONE ITALIANA, CHE SANCISCE ANCOR’OGGI LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA ALLA VITA DEL PAESE, È FRUTTO DELLA DURA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE. È SCRITTA CON IL SANGUE DEI PARTIGIANI VERSATO AL SOLO FINE DI GARANTIRE ALLE GENERAZIONI A VENIRE UN FUTURO DI DIGNITÀ E LIBERTÀ.

OGGI CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA SONO FACCE SPECULARI DELLA STESSA MEDAGLIA DI INTERESSI CAPITALISTICI E STANNO CAMBIANDO LA COSTITUZIONE. L’OBIETTIVO È QUELLO DI CANCELLARE LA MEMORIA STORICA E DI SCARDINARE LA DEMOCRAZIA NEL PAESE PER AVERE MANO LIBERA DI ANNULLARE I DIRITTI E LE CONQUISTE DEI LAVORATORI TUTTI. DIRITTI CHE QUEGLI STESSI PARTIGIANI HANNO CONQUISTATO CON L’ANTIFASCISMO MILITANTE E CHE LAVORATORI ED OPERAI HANNO DIFESO CON L’OCCUPAZIONE DELLE TERRE E DELLE FABBRICHE.

OGGI CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA, CON L’AUSILIO DI SEDICENTI STORICI IN MALAFEDE E CON LA COPERTURA DELLE MASSIME CARICHE DELLO STATO, PRIMO FRA TUTTI IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO, STANNO EQUIPARANDO I CRIMINI COMMESSI DAL FASCISMO CON LA GIUSTA LOTTA PARTIGIANA PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA. LA SINISTRA DI GOVERNO, REVISIONISTA D’ULTIM’ORA, IERI HA CONFUSO L’AUTORITARISMO BUROCRATICO DELL’URSS CON IL COMUNISMO, OGGI, PER FARSI ACCETTARE, DEVE CANCELLARE LE ORME, ESPIARE UN PASSATO. COSÌ I NOSTRI PARTIGIANI E I FASCISTI DI SALÒ SAREBBERO “LEGITTIMI COMBATTENTI” ACCOMUNATI DALLA VIOLENZA ARMATA E, PERTANTO, DA CONDANNARE ENTRAMBI.

È INACCETTABILE PORRE SULLO STESSO PIANO VITTIME E CARNEFICI!

È INACCETTABILE EQUIPARARE CHI HA COMBATTUTO PER LA LIBERTÀ CONTRO VENT’ANNI DI SFRUTTAMENTO CON CHI HA TENTATO FINO ALLA FINE DI PERPETRARE A DANNO DEL POPOLO TUTTO VIOLENZA ED OPPRESSIONE FASCISTA.

PARTIGIANI, OPERAI, LAVORATORI HANNO IERI SACRIFICATO LE LORO VITE PER CONSEGNARE A NOI OGGI UN MONDO PIÙ GIUSTO, PER UNA PROSPETTIVA DI EMANCIPAZIONE E DI RISCATTO. UN MONDO, ANCORA DA COSTRUIRE, LIBERO DALLO SFRUTTAMENTO E DALLE DISUGUAGLIANZE RAZZISTE E DI CLASSE. UN MONDO DI GIUSTIZIA E LIBERTÀ SOCIALE CHE ORA TOCCA A NOI GUADAGNARE.

È PER QUESTO CHE ANCOR’OGGI DOBBIAMO SENTIRCI TUTTI PARTIGIANI

È PER QUESTO CHE LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DA VECCHI E NUOVI FASCISMI NON PUÒ ARRESTARSI

VIVA IL 25 APRILE! VIVA LA RESISTENZA! VIVA IL COMUNISMO!

ANALISI SULL’ATTUALE SITUAZIONE POLITICA ITALIANA

I congressi di DS e Margherita, hanno sancito a larga maggioranza la costituente di un nuovo partito nel panorama politico italiano, il partito democratico.
Quelli tenutisi nei giorni scorsi saranno infatti gli ultimi congressi dei rispettivi partiti.
La svolta liberal- democratica dei DS, iniziata da Occhetto trova il suo punto di arrivo con Fassino e D’alema.
Forse continueranno a chiamarsi “compagni” (qualcuno tra i DS lo spera!!!), fatto sta che il decadimento del vecchio PCI arriva oggi al suo culmine. Molteplici sono ancora le questioni da risolvere; quale sarà la sua collocazione europea: socialisti o popolari? E il patrimonio a cui attingeranno sarà quello moriano, democristiano e filoclericale o social democratico, berlingueriano? E inoltre le future alleanze di governo avranno un baricentro più spostato al centro come auspica Letta (che strizza l’occhio a follini e all’UDC) o a sinistra come spera la finocchiaro?
Questioni di non poca rilevanza e che dimostrano la superficialità di tale progetto.
Il plauso di Berlusconi all’approdo moderato del nuovo soggetto politico non è sicuramente di buon auspicio.
Una cosa che piace a lui è senz’altro qualcosa che andrà contro gli interessi della classe operaia studenti e lavoratori precari.
Altro non sta a significare il profilarsi della possibilità di larghe intese nell’ottica di eventuali sinergie tra partiti moderati senza le aree più “radicali”della sinistra, nonché allo stesso tempo un monito ai propri alleati per un’accelerazione a destra per la federazione dei partiti e la costruzione di una casa dei moderati, un “partito delle libertà” tra i fascisti di alleanza nazionale e i piduisti e massoni di forza italia.
Diverse saranno le implicazioni politiche derivanti dalla nascita del partito democratico a destra come a sinistra.
Alla luce dello spostamento al centro dei DS si profila a sinistra la costruzione di un nuovo soggetto politico che abbracci i dissidenti DS e gli attuali partiti della sinistra d’alternativa VERDI, PDCI e PRC-SE (tali sono state a proposito le dichiarazioni di Giordano e Salvi)
All’interno di rifondazione la maggioranza bertinottiana ha impresso una forte accelerazione alla costituzione della sezione italiana della sinistra europea. PRC e minoranza DS si candidano ad occupare lo spazio vacante di una socialdemocrazia governativa, liberato dalla mutazione dei DS e dalla prospettiva del partito democratico.
Alla luce di tutto ciò appare in tutta la sua evidenza la necessità della costruzione di una reale opposizione politica comunista e di classe.
Opposizione che oggettivamente non può essere rappresentata dalle nuove formazione politiche nate dalla caduta dell’AMR: il PCL di Ferrando e il nuovo partito comunista di Ricci
E questo per tutta una serie di motivi, il loro settarismo, il loro arroccamento identitario che impedisce a questi nuovi soggetti politici di riconoscere la molteplicità delle esperienze storiche antagoniste e comuniste e di ridurle al solo movimento trotzkista.
Opposizione che non può altresì essere rappresentata dallo stesso movimento dei movimenti (movimento no global) tanto elogiato e lodato dalla suddetta sinistra antagonista, e ciò per tutta una serie di motivi, per il fatto che non ha mai posto tra le sue priorità la questione del lavoro, non ha mai riconosciuto la centralità della classe operaia come soggetto della trasformazione, ne riconosciuto come prioritario il superamento del dualismo del conflitto capitale–lavoro salariato ma si è al contrario arroccato sull’utopico sogno di un capitalismo dal volto umano riformabile e migliorabile.
Opposizione reale che non può tanto meno essere rappresentata da tutta la restante miriade di organizzazioni che in Italia si propongono la costruzione del Partito in base a questa o quella interpretazione dei “testi sacri”
Ciò che oggi necessita è la costruzione di un BLOCCO AUTONOMO DI CLASSE alternativo ai due poli della borghesia, e dunque costruire insieme a tutte quelle forze comuniste una piattaforma di rivendicazione e di mobilitazione comune, cercando di raccogliere attorno a questa piattaforma quei pezzi della sinistra che oggi in seguito al tradimento dei propri partiti si trovano privato di un referente politico.
Ciò che necessita oggi è l’unità dei comunisti, di tutti quei compagni che sono ormai schifati dalla politica portata avanti da coloro che in parlamento fanno gli interessi della grande borghesia interna e internazionale, dei banchieri europei, del capitalismo guerrafondaio USA-UE, gli stessi che in parlamento si riempiono le tasche di migliaia di euro sulle spalle dei lavoratori e che hanno la sfacciataggine di definirsi comunisti e difensori degli interessi della classe lavoratrice
E’necessario rilanciare le pratiche e teorizzazioni del marxismo e leninismo accantonate dagli pseudo comunisti istituzionalizzati, e rilanciare la parola d’ordine della lotta di classe unica possibilità di riscatto per gli sfruttati.
Finchè ci sarà anche un solo capitalista, il suo principale oppositore sarà la classe operaia.
Sulla base di ciò, è ovvio che ci interessa lavorare e discutere con tutti i compagni che condividono queste elementari considerazioni, e che intendano porsi nell'ottica della costruzione di un vero soggetto politico comunista nel nostro paese.

Unità Comunista - Vibo Valentia

unitacomcalabria@yahoo.it

mercoledì 18 aprile 2007

Appello dei Partiti Comunisti Fratelli. Solidarietà Internazionalista a Cuba Socialista!

No alle nuove manovre dell’Unione Europea
contro Cuba

Appello dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa

3 aprile 2007

Noi, i partiti firmatari, condanniamo con energia l’intensificazione della campagna anticubana portata avanti dall’Unione Europea, e specialmente il suo tentativo di far approvare una “strategia a medio e lungo termine su Cuba” nel prossimo vertice del Consiglio d’Europa.

Con questo documento, l’UE si allinea completamente alla politica e ai piani degli USA per assestare un colpo alla Rivoluzione Cubana, in completa contraddizione con i fortissimi sentimenti di amicizia e solidarietà dei popoli europei verso Cuba.

Per la prima volta, l’UE renderà nota una strategia comune contro un altro paese del mondo. Essa assumerà un ruolo attivo nella campagna imperialista contro Cuba, in totale accordo con il cosiddetto “Piano Bush”, cercando di arruolare i paesi membri nei progetti di intervento contro l’isola.

L’UE sta intensificando il regime delle oltraggiose pratiche discriminatorie, delle pressioni e degli interventi avviato nel 1996 con la cosiddetta “posizione comune”. Tale sviluppo della situazione costituisce un ulteriore pericoloso passo verso la convergenza con le politiche degli USA. E riafferma l’atteggiamento ostile dell’UE verso le idee di indipendenza nazionale e sovranità.

E’ particolarmente discutibile il fatto che questa nuova campagna contro Cuba, attuata con il pretesto dell’appoggio ai “diritti umani” e alla “democrazia”, sia istigata in primo luogo da governi antidemocratici, campioni dell’anticomunismo, che stanno promuovendo le più reazionarie misure antipopolari nei propri paesi: quelli di Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Lituania, e altri.

L’UE non ha né il diritto né la statura morale per imporre condizioni a Cuba riguardo alle sue relazioni con altri paesi.

Noi richiediamo ai nostri governi di respingere la “strategia a medio e lungo termine su Cuba” al Consiglio d’Europa.

Esigiamo l’abolizione della “posizione comune” e lo sviluppo di relazioni con Cuba paritarie e basate sui principi della giustizia internazionale.

Facciamo appello al popolo lavoratore, alla gioventù, alle donne, ai movimenti popolari e a tutte le persone progressiste e democratiche in Europa, perché esprimano la loro opposizione a queste manovre anticubane.

Perché respingano e rifiutino la campagna propagandistica reazionaria, ed isolino le forze politiche che la sostengono.

Perché difendano il diritto dei popoli a resistere e a determinare il proprio destino.

Perché rafforzino la solidarietà con Cuba socialista e il suo popolo.


I Partiti

Partito Comunista di Albania
Partito del Lavoro del Belgio
Partito Comunista della Gran Bretagna
Nuovo Partito Comunista della Gran Bretagna
Partito Socialista dei Lavoratori della Croazia
AKEL-Cipro
Partito Comunista di Boemia e Moravia
Partito Comunista in Danimarca
Partito Comunista della Finlandia
Partito Comunista di Macedonia
Partito Comunista Unificato della Georgia
Partito Comunista Tedesco
Partito Comunista di Grecia
Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese
Partito Comunista di Irlanda
Partito dei Lavoratori di Irlanda
Partito dei Comunisti Italiani
Partito Socialista di Lettonia
Partito Comunista del Lussemburgo
Partito Comunista di Malta
Partito Comunista di Norvegia
Partito Comunista di Polonia
Partito Comunista Portoghese
Partito Comunista Romeno
Partito dell’Alleanza Socialista, Romania
Partito Comunista della Federazione Russa
Partito Comunista Operaio di Russia – Partito dei Comunisti di Russia
Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia
Partito Comunista della Slovacchia
Partito Comunista dei Popoli di Spagna
Partito Comunista di Spagna
Partito Comunista di Svezia
Partito Comunista della Turchia
Partito del Lavoro della Turchia (EMEP)

Ha voluto aderire all’appello dei PC e operai europei anche il Partito Comunista Sudafricano
....E Rifondazione Comunista-Sinistra Europea???