giovedì 22 maggio 2008
report dell'assemblea di giorno 15 a Napoli
Il dibattito è stato introdotto da Sergio Manes (Edizioni "La Città del Sole"), Luigi Izzo (Coordinamento per l'unità dei comunisti), Francesco Maranta (Pdci), Gianluigi Pegolo (L'Ernesto) e Marco Rizzo (Pdci). Il compagno Mauro Casadio (Rete dei comunisti) non è potuto essere presente per un malore.
Dalle relazioni introduttive e dal vivace dibattito sono emerse valutazioni e prospettive di lavoro sostanzialmente comuni.
La estromissione dei comunisti dal parlamento, seguita alle elezioni del 13-14 aprile, è una sconfitta gravissima non solo perché priva - per la prima volta dopo il ventennio della dittatura fascista - le classi subalterne di un potenziale strumento di contrasto delle scelte del capitale, ma perché rende ancora più difficile e pericolosa la deriva antidemocratica in atto su cui, invece, è manifesta la convergenza anche di forze "riformiste".
Per i diversi gruppi dirigenti dei partiti che ancora si richiamano al comunismo essa ha rappresentato una catastrofe perché li esclude dall´unico modo che essi ormai conoscono di "far politica". In realtà segna il loro completo fallimento e ha fatto emergere con crudezza limiti, contraddizioni ed errori accumulati negli anni. Costretti a restare fuori del parlamento ora essi debbono misurarsi concretamente con il modo - proprio dei comunisti - di far politica: tra le masse operaie e popolari. Ora dovranno dimostrare sul campo di saperne riguadagnare la fiducia con proposte concrete e classiste, conquistandone la direzione, imparando a subordinare alla lotta di massa anche l´uso delle assemblee elettive.
È un recupero difficile di identità e di ruolo, che richiede onestà intellettuale e politica, capacità di autocritica con leale assunzione delle responsabilità da parte di ciascuno, alla ricerca delle cause reali - vicine e lontane, occasionali e di fondo - del declino e della sconfitta, e non il tentativo di individuare capri espiatori salvifici del proprio ruolo.
La sconfitta ha provocato un autentico terremoto negli assetti dei partiti esistenti, ma, ad un tempo, al loro interno - e, soprattutto, fuori di essi - ha fatto nascere una nuova speranza di rinascenza. Di fronte al reale pericolo della completa estinzione dell´idea stessa di comunismo in una indefinita "sinistra", l´appello alla "costituente comunista" - al là dei rischi di soluzioni politiciste - è il segno e il possibile strumento della rinnovata speranza dei militanti.
E, tuttavia, rimane alto il pericolo di una soluzione gattopardesca, in cui tutto apparentemente cambia perché tutto resti immutato. L´approdo di questa speranza non può essere nella ricollocazione di gruppi dirigenti e in una diversa redistribuzione di pochi manipoli di militanti tra le organizzazioni esistenti, in una operazione, per di più, dichiaratamente finalizzata all´alleanza con la "sinistra".
All´ordine del giorno c´è ben altro. I partiti comunisti non si inventano con l´assemblaggio di sparuti gruppi di dirigenti e/o di militanti: si costruiscono con percorsi lunghi e faticosi, sulla base di una forte teoria della trasformazione sociale saldamente incardinata nei concetti marxisti, di una capacità propositiva che concretamente affronti i bisogni della classe, di un vasto legame di massa, con gruppi dirigenti capaci e coesi.
Occorrono, dunque, discontinuità netta con il passato e una sincera volontà di investire in questo progetto di unificazione dei comunisti capacità di analisi e di proposizione, la fiducia delle masse (tutta da riconquistare, ma non con vuote parole), il grande potenziale rappresentato dai giovani, dai lavoratori e dai tantissimi compagni che in questi anni si sono allontanati sfiduciati dalla militanza.
Ogni altro percorso è fasullo e destinato a sconfitte ancora più disastrose.
In primo luogo va posto con estrema chiarezza e senza possibilità di ulteriore equivoco che si tratta di riconquistare e ricostruire l´unità dei comunisti e non della "sinistra": le due questioni sono e vanno tenute nettamente distinte e, in questo momento assolutamente centrale è la questione comunista.
Si tratta di recuperare veramente la nostra identità teorica e politica, acquisendo - con esse - capacità propositiva e, dunque, il legame con la classe e con le masse. Si tratta di ritornare a concepire la politica come tutela e realizzazione di interessi di classe attraverso lo spostamento dei rapporti di forza nella società, e non come alchimia o pateracchio istituzionale. E si tratta - ancora - di formare nuovi gruppi dirigenti all´altezza del compito, tratti dalla classe lavoratrice e dalle nuove generazioni.
Tante, troppe, sono del resto le questioni che in questi anni i comunisti hanno letteralmente ignorato e che restano aperte e senza la cui comprensione e soluzione ogni sforzo sarebbe vano.
I tempi sono, quindi, necessariamente lunghi e il percorso difficile. E questo porta a concludere inevitabilmente che il processo costituente - che è nelle speranze dei compagni e che si sta oggi soltanto aprendo - non può essere certo pensato, finalizzato e concluso nei congressi del Prc e del Pdci.
Ma il solo lavoro in ambito politico e organizzativo non è sufficiente: esso deve essere affiancato e supportato da un serio lavoro di ricerca e di formazione (che sia la spina dorsale teorica dell´organizzazione che si vuol costruire), e deve essere integrato da un altro percorso di "costituente sindacale" che dia solide gambe di classe al progetto.
Non è realistico - e, per certi aspetti, neppure utile - immaginare che, d´incanto, il vecchio scompaia per lasciare posto al nuovo che è ben lontano dal poterne prendere il posto. Né è pensabile un lunga fase - difficilissima e con un avversario aggressivo - in cui lo scontro di classe sia lasciato esclusivamente allo sforzo generoso di iniziative spontanee e parcellizzate. Occorre, allora, individuare e praticare percorsi e modalità che possano realizzare al meglio possibile questa "transizione", finalizzando sinergicamente tutte le risorse e le opportunità, quelle già in campo, quelle da recuperare, quelle emergenti, quelle da suscitare.
Sul terreno politico-organizzativo è possibile dar vita a "Comitati per la costituente comunista", unitari e trasversali, che prescindano del tutto dalle appartenenze, connotati come organismi di inchiesta, di dibattito e di lotta, che realizzino la propria esperienza - senza presunzioni e burocratismi - prima di tutto in mezzo alle masse e con serie relazioni internazionaliste; strutture capaci di creare le condizioni sia per lo scioglimento di partiti, organismi e aree preesistenti, sia per la formazione di un´organizzazione unitaria dei comunisti e di nuovi quadri. Questi organismi debbono poter costituire la "terza gamba" su cui l'unità dei comunisti deve avviare e compiere il suo percorso. È stato, dunque, auspicato che i congressi del PRC e del PdCI si concludano con una esplicita apertura a questa prospettiva.
I compiti irrinunciabili di recupero del bagaglio teorico marxista, della ricerca, del dibattito, della formazione e dell´informazione possono essere affrontati costruendo un circuito culturale - autonomo ma collegato - di cui facciano parte biblioteche, archivi e centri di documentazione, case editrici, associazioni culturali, etc. su un progetto e un programma comuni.
La questione della costruzione di un sindacato di classe unitario, infine, non può che vivere e crescere a partire dal protagonismo operaio e di tutto il mondo del lavoro, inteso nella sua unitarietà - compresi, quindi, gli universi del precariato, della disoccupazione, dell´immigrazione - e nella sua "globalità": dunque, non avulso dalla condizione e dalle lotte dei lavoratori di altri paesi.
L'assemblea si è conclusa con alcuni concreti appuntamenti volti ad approfondire ulteriormente il dibattito e ad avviare concretamente questi tre percorsi paralleli.
giovedì 15 maggio 2008
per un’alternativa anticapitalista
Giovedì 15 maggio 2008
Sala Multimediale del Consiglio Comunale
Napoli Via Verdi
Intervengono
Sergio CARARO
Direttore rivista Contropiano
Luigi IZZO
Movimento per la costituente dei comunisti
Sergio MANES
Casa editrice “La Città del Sole”
Franco MARANTA
Segreteria regionale P.d.C.I.
Gianluigi PEGOLO
Direzione nazionale P.R.C.
Marco RIZZO
Coordinatore segr. nazionale P.d.C.I.
Circolo Culturale ” Umberto Terracini”
martedì 13 maggio 2008
martedì 6 maggio 2008
E’ tempo di Costituente Comunista!
L’ammucchiata Arcobaleno di Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e Mussi ha chiuso il ciclo iniziato da Occhetto, riuscendo a cancellare valori e ideali comunisti: bene hanno fatto gli elettori a non votarli.
Il disastro elettorale è imputabile a quei gruppi dirigenti che hanno anteposto la propria sete di potere alla difesa degli interessi e dei bisogni di milioni di lavoratori, donne, giovani, immigrati, che si trovano ora a fare i conti con il governo più di destra che abbia mai visto la luce nel nostro Paese .
L’elettorato, soprattutto quello operaio e popolare questa volta non ci è cascato, ha deciso di punirli con l’astensionismo, mandandoli tutti a casa.
Ora le conseguenze del disastro della sinistra governista le pagheremo noi tutti, a partire dai movimenti, dai lavoratori, dagli immigrati e dai settori più esposti alla ferocia della peggiore destra europea. Il prossimo parlamento sarà asservito al 100% agli interessi di chi sfrutta, opprime e devasta le nostre vite e i nostri territori. PD e PDL sono due facce della stessa medaglia, entrambe rappresentative della confindustria, del vaticano, delle banche e dell’alta finanza.
E’ necessario rialzare la testa subito, riprendendoci la parola e la piazza
Solo con l’unità di lotta di tutte le realtà di classe ad antagoniste, singoli compagni, collettivi ed organizzazioni sarà possibile contrastare gli attacchi del prossimo governo di destra. Fuori dalle compatibilità istituzionali e senza più deleghe e mediazioni al ribasso con nessuno; fuori e contro il politicismo opportunista di chi ha svenduto i valori e le ragioni della sinistra di classe.
E’arrivato il momento di riunire tutti i comunisti e tutta la sinistra di opposizione in un unica grande organizzazione, per una nuova stagione di lotta ai governi di centrodestra e centrosinistra, che superi il settarismo dei gruppetti e restituisca a chi è sfruttato un reale protagonismo dal basso.
Venerdì 9 maggio, ore 16
Assemblea pubblica
presso la sala multimediale di Via Verdi 35, angolo piazza Municipio- Napoli
C’è bisogno di opposizione, c’è bisogno dei comunisti!
Coordinamento campano per l’Unità dei Comunisti
APPELLO A TUTTE LE COMUNISTE E A TUTTI I COMUNISTI
A CASA NON SI TORNA!
E’ da molti mesi che compagne e compagni provenienti da differenti esperienze politiche (chi dal PRC, chi dall’esperienza extra-parlamentare) hanno deciso di dar vita al “Coordinamento per l’unità dei Comunisti” che si è dato come obiettivo fondamentale quello di contribuire al processo di unificazione dei Comunisti e quindi di arrivare alla costituzione di un nuovo Partito Comunista, strumento necessario per la battaglia per il Socialismo nel XXI secolo.
In questo periodo, abbiamo portato avanti sia un’elaborazione politica sulla fase e sul ruolo dei comunisti, sia un’azione politica all’interno delle lotte sociali e del lavoro che hanno attraversato i diversi territori del Paese.
Con questo lavoro abbiamo sviluppato una presenza politica su molte regioni del nostro paese.
La nostra proposta politica, però, non intende richiamarsi al marxismo e al comunismo in maniera autoreferenziale e non pensiamo affatto di poter essere autosufficienti nel processo di ricostruzione dell’unità e dell’autonomia dei comunisti in Italia.
Per questo motivo, intendiamo sviluppare il nostro lavoro politico all’insegna della ricerca continua di terreni di iniziativa e azioni di lotta comuni con le altre formazioni comuniste e con tutti i compagni e le compagne sinceramente interessate a contribuire a questo processo di ricomposizione. Ed è proprio per fare meglio questo lavoro che andremo costituire un “movimento per la costituente comunista”.
Il risultato delle elezioni nazionali e amministrative segna solo simbolicamente l’epilogo disastroso di un processo fallimentare dovuto alle scelte e delle politiche dei due partiti comunisti “istituzionali” (PRC e PDCI), di cui i rispettivi gruppi dirigenti portano interamente la responsabilità.
Queste strategie fallimentari hanno disseminato tra i lavoratori e nelle classi popolari un profondo senso di delusione, sconfitta e disillusione rispetto alla possibilità di opporsi efficacemente alle politiche di smantellamento da parte dei governi e del padronato dei diritti più elementari conquistati con le lotte dei decenni precedenti. Questo andamento ha castrato qualsiasi spinta alla lotta per l’emancipazione e per la liberazione dallo sfruttamento e reso marginale progressivamente il ruolo dei comunisti nella lotta di classe e il loro radicamento tra le masse.
E’ da qui che bisogna partire per comprendere l’ulteriore slittamento a destra della società in generale e di parti consistenti di quei settori sociali più colpiti dal dominio capitalistico in particolare.
Ovviamente, se la responsabilità principale è di quei partiti, che appoggiando dei governi antipopolari, hanno tradito le aspettative dei movimenti di lotta di questi ultimi anni; i gruppi e le organizzazioni comuniste al di fuori delle istituzioni non si sono finora dimostrate in grado di riempire efficacemente questo vuoto politico.
Dopo il tracollo elettorale e la scomparsa parlamentare della “Sinistra L’Arcobaleno”, e dei partiti che la compongono, risultano assolutamente inadeguati e maldestri i tentativi di quei gruppi dirigenti di “rimanere a galla” attraverso la riproposizione di formazioni di “sinistra” (federate o meno), di resuscitare o far “tornare alle origini” quei partiti comunisti che appoggiando il governo Prodi sono affondati in questa tornata elettorale.
Questi tentativi hanno solo l’effetto di seminare una ulteriore ondata di delusione e rabbia che rischia di ricacciare (come già successo per migliaia di comunisti in questi anni) i compagni e le compagne fuori dall’impegno e dalla lotta politica, nella solitudine di un’esistenza “privata” da ogni orizzonte di emancipazione e di liberazione.
Noi invece gridiamo che
A CASA NON SI TORNA!
FACCIAMO APPELLO TUTTI I COMUNISTI E LE COMUNISTE CHE VOGLIONO RICOSTRUIRE UN’OPPOSIZIONE DI CLASSE IN QUESTO PAESE E CONTRIBUIRE ALLA LOTTA ANTICAPITALISTA PER UN SOCIALISMO NEL XXI SECOLO.
COSTRUIAMO COL CONTRIBUTO DI TUTTE/I - FINALMENTE LIBERI DAGLI ANTICHI E ANACRONISTICI VECCHI SETTARISMI E DIVISIONI - UN GRANDE MOVIMENTO PER LA COSTITUENTE COMUNISTA CHE, NELL’ELABORAZIONE TEORICA E NELLA PRASSI DELLE LOTTE, SI DIA COME OBIETTIVO LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA, STRUMENTO OGGI PIU’ CHE MAI INDISPENSABILE PER L’EMANCIPAZIONE DELLE MASSE E LA LIBERAZIONE DALLO SFRUTTAMENTO.
Un percorso politico che sulla base dei valori della migliore tradizione del movimento operaio e della resistenza antifascista utilizzi gli strumenti del marxismo per restituire ai comunisti, attraverso processi unitari e ricompositivi, quella autonomia dalle compatibilità col sistema capitalistico perse con l’affermazione della concertazione e del “governismo” a danni del conflitto e dell’autonomia della classe.
Ma per i comunisti e per le lotte non c’è autonomia, senza la costruzione di una agenda politica autonoma.
E’ allora su temi come la lotta contro la precarietà, per il salario, per la democrazia sindacale, contro le spese militari, contro la presenza delle basi imperialiste, contro la devastazione ambientale che dobbiamo prepararci ad un lungo periodo di opposizione sociale e politica in questo paese senza più spazio per i tentativi di ridurre tutti i movimenti che si sviluperanno a mera sintesi elettoralista in appoggio di questo o quel governo nazionale o locale.
Questo periodo potrà essere attraversato solo con un percorso che non cancelli la storia del ‘900 (contrariamente a quanto da più parti auspicato), ma che – pur rifiutando ogni irrigidimento dogmatico – sappia mettere alla prova delle elaborazioni e delle lotte del presente gli strumenti e le esperienze sviluppate dal movimento operaio e comunista del XIX e del XX secolo.
E’ in questo quadro che guardiamo con grande interesse a tutti i tentativi e agli appelli per la riunificazione dei comunisti che in questi giorni si moltiplicano e si diffondono nel Paese.
Sulla base di queste necessità siamo, quindi, sinceramente interessati a confrontarci apertamente e pubblicamente tanto coi compagni che hanno promosso l’appello “Comunisti e comuniste: cominciamo da noi” quanto con le proposte provenienti da altre forze comuniste (Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, ecc...).
INVITIAMO, QUINDI, TUTTI I COMUNISTI A COSTRUIRE INSIEME UN AMPIO MOVIMENTO PER LA COSTITUENTE COMUNISTA, INIZIANDO AD ORGANIZZARE DA SUBITO IN OGNI LUOGO ASSEMBLEE PUBBLICHE E MOMENTI UNITARI FINALIZZATI A SVILUPPARE IL PROGETTO DI COSTRUZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA.
ASSEMBLEE CHE INNANZITUTTO DOVRANNO ESSERE L’OCCASIONE PER RIDARE LA PAROLA A TUTTE LE COMPAGNE E AI COMPAGNI CHE ANCORA CREDONO E VOGLIONO BATTERSI PER LA TRASFORMAZIONE IN SENSO SOCIALISTA DELLA SOCIETA’.
A partire da queste assemblee chiediamo il rispetto del principio di pari dignità tra tutti i compagni: oggi i comunisti non hanno bisogno di “leader” e non riconoscono a priori a nessuno la “qualifica” di dirigente: i vecchi gruppi dirigenti sono stati azzerati dalla storia, i nuovi dirigenti del movimento comunista saranno individuati nella prassi dell’elaborazione e delle lotte sulla base dell’impegno militante e delle capacità dimostrate sul campo. Non è più possibile accettare “dirigenti di mestiere”. “Dirigere” per i comunisti deve tornare a significare “mettersi al servizio” di una causa e della lotta, il che implica il principio di rotazione e di permanente revocabilità dei dirigenti da parte delle assemblee sovrane.
per informazioni ed eventuali contributi alla discussione
info@coordinamento-comunisti.it
lunedì 28 aprile 2008
Tutti a casa, l’imbroglio è finito
PER UNA VERA COSTITUENTE COMUNISTA
Col tracollo elettorale e la scomparsa dal parlamento della Sinistra Arcobaleno si chiude definitivamente l’era dei compromessi al ribasso, dei governi “amici”, del riformismo senza riforme e dei tradimenti di un ceto politico che per 15 anni ha saputo tutelare solo le sue poltrone. Ora stà ai lavoratori, e in primis a quelle avanguardie comuniste che in questi anni, contro tutto e tutti, hanno faticosamente mantenuto in piedi un opzione di alternativa di sistema, prendere in mano il proprio destino dando vita ad un vero soggetto politico comunista, alternativo non solo al duopolio padronale PD-PDL, ma anche ai rottami politicisti del PRC e PdCI, artefici di dieci anni di disfatte.
Per far fronte al disorientamento e allo scoramento di ampi settori è necessaria una proposta di ricomposizione dei comunisti su basi politiche e programmatiche chiare, che evitino la riproposizione di modelli dimostratisi falliti e puntino senza mezzi termini al rilancio di una nuova stagione di lotte contro il governo più a destra dal dopoguerra ad oggi. Senza più mediazioni parlamentari e deleghe in bianco a nessuno.
Chiamarlo terremoto politico è forse un eufemismo: la tornata elettorale del 13 e 14 Aprile, accanto alla prevedibile affermazione del Popolo delle libertà berlusconiano e all’altrettanto prevedibile consolidamento del PD di Veltroni quale blocco di potere al servizio di Confindustria e della grande finanza, vede la completa estinzione della sinistra istituzionale.
Il crollo di consensi della Sinistra Arcobaleno, passata in soli due anni da più del 10% (cifra arrotondata per difetto sommando solo i voti di Prc, Pdci e Verdi e non tenendo conto della SD di Mussi) a un misero ed insignificante 3,1%, con più di tre milioni di voti in meno, ha superato ogni previsione, configurandosi come la più netta debacle mai verificatasi nella storia elettorale repubblicana.
Così ecco che, all’indomani della mazzata ricevuta dalle urne, i capi della Sinistra Arcobaleno, fanno a gara a chi si arrampica meglio sugli specchi.
Da un lato Giordano ricollega la disfatta al “voto utile” a favore del PD, additando come responsabile proprio quel partito veltroniano di cui il Prc è fedele alleato in tutta Italia; dall’altro Diliberto che sbraita contro l’eliminazione della falce e martello dal simbolo, compiendo un clamoroso autogol politico, in quanto il segretario del PdCI dimostra ancora una volta di essere interessato ai simboli storici dell’emancipazione del lavoro solo nella misura in cui gli permettono di lucrare qualche voto e qualche scranno parlamentare in più!
Come se non bastasse, ai due generali senza più esercito né poltrone si aggiunge poi lo stuolo di commentatori della sinistra radical-chic stile-“Manifesto”, i quali si affannano a voler dimostrare che il soggetto unico sarebbe nato troppo tardi, e che magari andava coinvolta di più la cosiddetta società civile (ovvero qualche altro intellettuale in cerca di fortuna, come se non ce ne fossero già abbastanza in circolazione…).
Come recita un vecchio adagio, non c’è peggior stolto di chi non vuol capire.
Lasciamo dunque perdere pennivendoli e mestieranti della politica che cercano di nascondersi dietro la foglia di fico, e proviamo a ricostruire le ragioni reali di quanto accaduto.
E’ evidente che una tale fuga di massa dagli apparati della sinistra arcobaleno trova le sue radici in una molteplicità di fattori.
1. E’indubbio che ci sia stata un travaso di voti dalla sinistra istituzionale al PD di Veltroni. Bisognerebbe però chiedersi perché ciò sia stato possibile. La verità è che da 15 anni a questa parte l’elettorato genericamente di sinistra è stato ad ogni elezione l’oggetto di una martellante propaganda mediatica, orchestrata proprio da Rifondazione Comunista e dalla cosiddetta “sinistra radicale”, ispirata alla logica del meno peggio, del voto utile, dell’unità con chiunque e a tutti i costi contro Berlusconi, dall’assillante retorica del “battere le destre”.
E’ dunque chiaro come oggi quest’arma propagandistica, che per anni è servita ad assicurare una comoda rendita di posizione agli apparati della sinistra istituzionale, oggi si sia rivoltata contro coloro che l’hanno usata finora. La scelta di Veltroni di correre da solo, da questo punto di vista è stata un’abile ed astuta mossa, che ha permesso al PD di accaparrarsi in un sol colpo quel vasto arcipelago “antiberlusconiano”, composto da milioni di elettori oramai allenati da anni a votare “contro qualcuno” e non “per qualcosa”.
2. L’abbandono dei simboli della falce e martello ha di sicuro inciso, ma in misura decisamente inferiore a quanto si possa pensare. Se così non fosse, le liste di Sinistra Critica e del PCL di Ferrando, le quali hanno affidato gran parte delle loro fortune elettorali proprio sull’uso esclusivo del simbolo, sarebbero andate ampiamente al di là dei modesti risultati ottenuti (rispettivamente 0,4 e 0,5%, che sommate fanno meno di quattrocentomila voti).
Questa argomentazione viene in realtà, come dicevamo prima, usata surrettiziamente da chi, come Diliberto, vuol nascondere il reale nodo della questione. La falce e il martello sono state in realtà archiviate dai valori e dai programmi di PRC e PdCI prima ancora di sparire dalle schede elettorali. L’allontanamento dai luoghi di lavoro, il frenetico tentativo di derubricare la lotta di classe dall’agenda politica di questi due partiti, la totale assenza di operai e lavoratori nei loro gruppi dirigenti, sono tutti elementi di sostanza, dei dati di fatto che hanno svuotato da diversi anni a questa parte di ogni profilo classista sia la struttura di Rifondazione che quella dei Comunisti Italiani. Evocare la falce e martello senza fare i conti con questa cruda realtà si riduce a mero feticismo, privo della benché minima corrispondenza tra forma e sostanza, ed utile solo a chi, come Diliberto, vuol trovare un facile escamotage per nascondere i suoi fallimenti e quelli del suo partito.
3. Ciò che i diretti interessati cercano invece di nascondere in tutti i modi è proprio il dato più massiccio e significativo di questa tornata elettorale: l’astensionismo di massa da parte di ampi settori della sinistra di classe.
E’ infatti fuori discussione che quel 3,1% in più di astensionismo (pari a circa un milione e mezzo di elettori) sia composto in larghissima parte da quel popolo di sinistra e da quei lavoratori e proletari disillusi da due anni di governo Prodi e stanco di sostenere ad ogni tornata elettorale partiti e coalizioni che, siano esse di centrodestra o di centrosinistra, una volta al potere sfruttano, affamano, fanno guerre e cancellano i diritti al pari di quelle che l’hanno precedute.
Il vero dato degno d’attenzione per i comunisti è proprio questo: dopo più di un decennio di bipolarismo coatto, di false contrapposizioni tutte interne alle compatibilità capitalistiche, di truffe ai danni dei lavoratori, costretti ad appoggiare Prodi, Dini, Padoa Schioppa e De Benedetti in nome dell’antiberlusconismo, oggi questa tiritera per milioni di operai, studenti, precari e disoccupati non attacca più.
La crisi economica e sociale in atto da qualche anno, e che rischia di aggravarsi con la crisi finanziaria internazionale, vede il PD e il PDL uniti nell’intenzione di far fronte all’emergenza con nuovi tagli e nuove politiche di massacro sociale per milioni di famiglie.
Di fronte a tutto ciò, le vacue promesse di riforme “progressiste” e di politiche redistributive sbandierate in questi anni dalla sinistra arcobaleno si sciolgono come neve al sole, e lasciano questo cartello elettorale totalmente a corto di proposte su come uscire da una crisi che è sistemica e non certo congiunturale.
L’aumento vertiginoso del costo della vita e l’impennata dei prezzi dei generi di consumo cui stiamo assistendo in questi mesi, e che almeno a breve non appare destinata a fermarsi, porterà inevitabilmente ad una crescita del malcontento e quindi del conflitto sociale.
Ad essere incerte sono invece gli esiti di questa crisi e la direzione che prenderanno questi conflitti. L’avanzata esponenziale di organizzazioni razziste e reazionarie come la Lega Nord è un sintomo di come nel nostro paese ampi strati popolari, nel tentativo di evitare gli effetti più perversi della barbarie in atto, cerchino un facile quanto illusorio rifugio nel populismo e nei proclami securitari laciati da un manipolo di mediocri fascistoidi.
Di fronte a questo stato di cose, e alla luce dell’impressionante vuoto di rappresentanza politica e sociale dei lavoratori, delle vere e proprie rovine lasciate dalla sinistra istituzionale dopo anni di tradimenti e compromessi al ribasso, diviene non più prorogabile la ricostruzione di uno spazio politico autonomo ed alternativo alle compatibilità capitalistiche. Uno spazio politico che eviti la riproposizione di sterili assemblaggi di ceto politico, e punti invece a rappresentare le migliaia di giovani e di lavoratori che in questi anni sono scesi in piazza per la difesa dei propri diritti, contro la guerra, la precarietà, e i licenziamenti, in difesa dell’ambiente e contro gli scempi e le speculazioni affaristiche (TAV, grandi opere, inceneritori, ecc.), al fine di riunificare quelle forze fino ad oggi disperse e frammentate.
Uno spazio politico che, nel 2008, all’indomani di vent’anni di truffe, di abiure e prese in giro, non possiamo non chiamare comunista, laddove la parola comunista non è un simulacro formale, ne tantomeno un mero richiamo simbolico-nostalgico da sfruttare a fini elettorali, quanto piuttosto un ritorno a quelle radici autenticamente rivoluzionarie e classiste che, esse sole, hanno saputo garantire a milioni di lavoratori più di un secolo di conquiste e di successi.
Senza aver bisogno di nessun governo amico.
Associazione Unità Comunista
Presentazione del libro di Ines Arciuolo a Pisa

Lunedì 28 Aprile 2008, ore 21:15
Biblioteca Comunale - Lungarno Galilei 42, Pisa
Tra disastri elettorali e disfatte politiche...
Ripartiamo dalle lotte sociali e nel mondo del lavoro
Presentazione del libro di Ines Arciuolo:
" A CASA NON CI TORNO- AUTOBIOGRAFIA DI UNA COMUNISTA ERETICA"
Interverrà l'autrice
Seguiranno gli interventi di:
Angela Recce, Rete28Aprile-FIOM
Antonio Piro, Cobas Pubblico
Su la testa, riprendiamoci il 1 Maggio!
E’ necessario mettere in campo da subito una risposta unitaria e determinata, una risposta di resistenza e di lotta, per il rilancio del conflitto capitale - lavoro, della democrazia sindacale e di una nuova scala mobile, per il riconoscimento dei pieni diritti per i lavoratori immigrati.
Proponiamo un primo momento di mobilitazione per lanciare ai lavoratori, ai giovani, agli immigrati, a tutti gli sfruttati un nuovo messaggio di unità e di protagonismo.
GIOVEDI’ 1° MAGGIO, ALLE 17.30, ASSEMBLEA POPOLARE PRESSO IL FESTIVAL DELLA COMUNITA’ BENGALESE, AL PARCO CENTOCELLE, VIA CASILINA 706
LUNEDI’ 5 MAGGIO, CORTEO. APPUNTAMENTO ALLE 17.00 A PIAZZA DELLA REPUBBLICA
Coordinamento romano per l’Unità dei Comunisti, Autoconvocati del PRC di Roma, Comitato Popolare di lotta per la Casa, Comitato Immigrati in Italia
LIBERI TUTTI!
Chi in questi anni si è trovato a dover costruire solidarietà rispetto alla vicenda, ha dovuto soprattutto difendersi da quella parte di città che, parliamoci chiaro, ci avrebbe voluto vedere in galera. Probabilmente, parte degli stessi che hanno contribuito a montare questo teorema. Ebbene, possiamo finalmente dire che costoro rimangono in un angolo a rosicare. L'assoluzione di oggi è una pesante sconfitta per gli organi inquirenti che hanno confezionato questa inchiesta. Gli stessi che hanno sperperato oltre tre milioni di euro, sbandierando all'intero paese, una formidabile operazione antiterrorismo, curata nei minimi dettagli e pronta a smantellare la pericolosa nascente cellula sovversiva. Tutto questo, mentre in città si consumavano ben altri misfatti.
Ma ora, sentenza in mano, abbiamo il diritto di sapere: perchè questa inchiesta, sebbene scartata da svariate procure, è stata accettata proprio a Cosenza? Quali oscure trame hanno tessuto questo canovaccio? Quali loschi interessi da coprire? Ma soprattutto, abbiamo ragione di pretendere le dimissioni dei vertici inquirenti che hanno guidato questa inchiesta?
Che questo "castello" non stava in piedi, la città lo aveva capito da subito e lo aveva ampiamente affermato con calorosa partecipazione alle diverse mobilitazioni costruite nel corso di questi lunghi sette anni, assolvendo di fatto tutti gli imputati e bocciando l'operato della Fiordalisi&Co.
Agli interrogativi sulle reali motivazioni che hanno portato all'apertura di questa inchiesta, ognuno si sarà dato delle risposte, rimane sicuramente il tentativo di criminalizzare un intero movimento con accuse infondate e infamanti, volte a coprire le vere vergogne di Genova: la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture delle forze dell'ordine comandate dai vertici militari e politici. E ancora, di deviare l'attenzione generale dai veri allarmi sociali di cui questa città soffre.
Questa assoluzione giunge a riprova del fatto che la storia di chi rifiuta le logiche neoliberiste e produce conflitto sociale non può essere scritta dentro un'aula di tribunale. E se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce che la libertà di espressione e di opinione devono essere garantite in nome di quelle libertà conquistate il 25 aprile del 1945 e che ancora dobbiamo difendere.
Coordinamento Liberitutti
Cosenza, 24 aprile 2008
martedì 22 aprile 2008
APPELLO PER Lanciare incontro Pubblico Nazionale per la COSTITUENTE COMUNISTA
Per una vera Costituente Comunista.
Il risultato elettorale delle politiche del 2008 ha confermato quanto da tempo sostenuto da innumerevoli compagni ovvero che i Partiti contenitori (Sinistra Arcobaleno) o i Partiti dallo 0,5% PCL, Sinistra Critica, non sono i Partiti che possono capitalizzare quel patrimonio comunista che è proprio del nostro Paese.
Perché anche se per la prima volta nella Storia della Repubblica Italiana non ci sarà nessun rappresentante in Parlamento della Sinistra Radicale , nonostante tale prevedibile sconfitta, l’ attaccamento al potere persiste .
A parte il capro espiatorio Bertinotti( ma che da tempo aveva fatto intendere che avrebbe lasciato la guida spirituale della Sinistra Arlecchino…) tutti gli altri leader…sia locali che nazionali sono rimasti ai loro posti.
Occorre azzerare tutte le segreterie di tutti i partiti, lanciare un'unica grande e vera Costituente Comunista, poiché leggendo i vari proclami sembra che nascerà più di una pseudo -Costituente, e dare luogo ad una grande assemblea Nazionale dove tutti i Compagni a prescindere dall’appartenenza a Rifondazione , Pcl ecc, devono riunirsi per discutere e capire il che fare.
Tutti i partiti esistenti, o quello che ne è rimasto, devono sciogliersi perché sono frivoli e non rispecchiano la vera realtà sociale Italiana; devono sciogliersi perché il Partito comunista non si costruisce in pochi mesi o anni, ma in un arco di tempo molto più lungo.
E’ arrivato il momento di dire Basta ai Liderismi., Basta alle Divisioni, lanciano un grande appuntamento che riguardi tutti i compagni che per anni hanno aderito a vari Partiti Comunisti o di Tendenza, Azzeriamo tutte le segreterie esistenti, sia locali che Nazionali o Centrali, dei Vari Partiti di Sinistra Radicale e Comunista e lavoriamo tutti insieme, lanciando la formazione di comitati spontanei territoriali, per una Grande Costituente Comunista .
La vera tragedia non è la fine della rappresentanza politica in Parlamento, perché un vero comunista non è per il concetto della delega o della rappresentanza , ma disconosce questo sistema .
La vera tragedia è la frammentazione , la fioritura di mille partiti comunisti, il liderismo politico che ha comportato l’allontanamento di molti compagni dalle lotte sociali, la prevaricazione di forze di destra ed estrema destra, ed in particolare la più grande crisi che in Occidente abbia mai avuto la Sinistra Radicale e Comunista.
Siamo tutti responsabili, ma nessuno potrà accettare che tale Costituente venga lanciata dagli attuali Leader della Sinistra Radicale, la vera Costituente dovrà essere lanciata da tutti i compagni che rifiutano il partitino di sinistra senza alcuna prospettiva reale di radicamento nella società, o peggio ancora un partito contenitore-elettoralista, e che credono veramente, che la vera competizione non è quella elettorale,appunto, ma quella presente ogni giorno nelle piazze, sui luoghi di lavoro ecc, luoghi ove la Sinistra tutta vuoi per carenza organizzativa, vuoi per speculazione vuoi per mancanza di interesse ha tratto solo ciò che poteva tornare utile per fini lideristici o di tendenza, ma non per lottare veramente per un radicale cambiamento della società.
E’ giunto il momento di aggregarci tutti , di sciogliere tutti i partiti esistenti e di lavorare per la Vera Costituente Comunista.
Basta con i falsi e opportunistici e tardivi mea culpa!!!
E’ arrivato il momento di voltare definitivamente pagina!!!
Lanciamo un grande appuntamento Nazionale-Centrale per la Grande Costituente Comunista.
Per sottoscrive l’appello unitacomcalabria@yahoo.it
oppure sotto forma di commento sul sito http://unitacomunistavibovalentia.blogspot.com
giovedì 17 aprile 2008
Solidarietà e vicinanza di UC – Vibo a Pino Masciari
La storia di Pino, prima di essere quella di un imprenditore, è quella di un calabrese coraggioso e onesto che ha deciso di denunciare quel sistema politico-mafioso che contraddistingue, gestisce e distrugge questa terra. Dalla sua denuncia sono ormai passati 11 lunghi anni di silenzio, che i partiti interrompevano solamente nei periodi elettorali e che tornavano inesorabilmente dopo le elezioni, che hanno completamente cambiato la sua vita creando una situazione anomala che vede il “giusto” dietro le sbarre dell’esilio forzato.
Se in questo paese tutti avessero il senso dello Stato, della legalità e della giustizia che ha Pino forse non saremmo messi così male ma è vera una cosa e cioè che lo Stato siamo noi e chi ci dirige è li per rappresentarci e non per pensare ad “altro”.
Ma vogliamo sottolineare ancora una volta che la mafia (intesa in maniera generale comprendendo ‘ndrangheta, camorra, etc) non è l'antistato. Al contrario di quanto cercano di farci credere, la mafia è un’organizzazione complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati statali.
Complementare perché, attraverso la propria presenza in aree particolarmente degradate, assicura nel suo complesso un controllo sociale difficilmente raggiungibile con l'ordinaria amministrazione.
Intrecciata perché cerca di creare le proprie lobbie all'interno dello stato per tutelare i propri interessi economici.
Non è da questo Stato, con mafiosi che al suo interno occupano posti di comando, che ci si può aspettare una lotta decisiva contro la mafia!
Non è la mancanza di leggi adeguate o l’insufficiente numero di magistrati e poliziotti che impedisce di sconfiggere la mafia. È all'interno dello stato che vanno ricercati i principali alleati della mafia e le sue rappresentanze politiche. La lotta alla mafia deve partire dalla maturazione di una nuova mentalità che vada contro l’attuale stato di cose.
Tutte queste cose Pino Masciari le ha vissute e le vive sulla sua pelle e continua a denunciarle.
Inquietante si dimostra oggi l’assordante silenzio di partiti e istituzioni che presi dalla voglia di spartirsi lo “spartibile” si sono dimenticati di chi, senza paura, ha denunciato il marcio e la fogna che scorre sotto i palazzi del potere.
L'associazione Unità Comunista intende esprimere a Pino, e a tutti quelli che si stanno prodigando affinché vi sia una svolta definitiva per il suo caso, la piena solidarietà e vicinanza sperando che il suo gesto sia di esempio per tanti altri che preferiscono stare in silenzio.
mercoledì 16 aprile 2008
Gli operai votano ancora una volta a destra
E' da tempo che viene sostenuto ciò da più fronti, ma sino a quando non si arriva al tracollo, cosa che è puntalmente avvenuta, non si riesce a contrastare a comprendere questo fenomeno.
Anzi, la divisione tra i compagni che ha visto proliferare partitini dallo 0, 5% non ha fatto altro che favorire ed incentivare questa fuga verso destra.
Il motivo?
La necessità di dover prevalere su altre forze politiche di sinistra, la necessità di voler primeggiare,il liderismo, la frammentazione , la necessità di dover a tutti i costi voler divenire la guida spirituale del nuovo comunismo non ha fatto altro che agevolare i veltronismo, il berlusconismo e le forze di estrema destra.
Vedere in alcune circoscrizioni competere la Destra con la sinistra arlecchino, ops arcobaleno, avrebbe fatto sicuramente rabbrividire qualsiasi compagno con un pò di cervello.Eppure è successo , come è successo che forze come quella di Forza nuova sono vicine in termini di consenso a forze politiche come il Pcl o sinitra Critica.
Certo il fatto che la sinistra radicale sia scomparsa dal parlamento da un certo punto di vista è un male ma bisogna vedere anche gli aspetti positivi di ciò.
La sinitra radicale capeggiata da Bertinotti, Giordano, Rizzo, Cento, era lontano anni luce dalle esigenze della piazza e dal contesto sociale esistente. Il fatto che con le sue politiche ,si sia venduta ai Prodiani pur di salvaguardare le poltrone alla fine non ha fatto altro che alimentare la propria fine...
Ma questo è un bene perchè era ora che andassero a casa questi finti rappresentanti della sinistra radicale.
Ma è anche vero che un comunista rifiutA il concetto di delega e rappresentanza, e che solo con la opposizione sociale vera si può arrivare a conquistare il Parlamento e non solo....
Il male però di tutta questa situazione è che non essendoci più un controllo" istituzionale" verso i movimenti di piazza potrebbero sorgere periodi difficili per le lotte di piazza, e non solo...
Ma daltronde è anche vero che la coerenza paga!
Questo è il momento di una vera Costituente Comunista. Tutti i partiti esistenti si devono sciogliere, nessuno può e ha il diritto di rivendicare di essere l'unica realtà esistente che può capitalzzare questo patrimonio esistente. un minimo di dignità sarebbe auspicabile.
Ma dai primi comunicati stampa si legge il Pcl che valuta il suo 0.5% come un risultato positivo, idem Sinitra Critica...
Credo che al buon senso c'è un limite ed ora siamo proprio oltre ogni limite immaginabile.
Il miglior modo di uscire puliti da questa competizione elettorale era quella di non presentarsi proprio e lavorare invece dall'esterno per costituire un grande movimento che poi naturalmente divenga il grande Partito Comunista.
Anche perchè il Partito non si costruisce in due anni, o con due impresentabili parlamentari, ma in tutt'altra maniera...
Cosa che ancora una volta è stata rimossa.
Questa batosta elettorale, per gli elettoralisti,,, spero abbia insegnato qualcosa ovvero:
che il comunismo è l'unica realtà praticabile;
che la coerenza è vitale;
che la frammentazione della sinistra favorisce solo i poteri forti del capitalismo;
che entrare nelle logiche istituzionali comporta uno svilimento delle lotte sociali;
che la concertazione ed i compromessi sono principi proprio della società capitalistica;
che solo la lotta sociale paga...
Concludo riportando un pensiero di Cossiga ovvero che sussiste il rischio della proliferazione di forme terroristiche simili a quelle del periodo del grande compromesso storico Dc-Pci.
Compagni, rifiutiamo qualsiasi strumentalizzazione , stiamo ben attenti perchè se continuiamo a dividerci ed a pretendere di essere fautori di partitini che possono capitalizzare il comunismo in Italia siamo alla frutta, ci massacreranno in tutti i sensi.
Lavoriamo tutti insieme per una vera costituente, e soprattutto facciamo in modo che tutte le segreterie esistenti dei vari partiti comunisti o di tendenza si sciolgano e nascano invece vari comitati spontanei che vogliano contribuire alla costituente.
Anche perchè sono vari i proclami che si susseguono caratterizzati dal fatto che ognuno vuole lanciare una propria costituente...La storia sino ad ora non ha insegnato nulla? Dobbiamo ancora fare il gioco della Borghesia?
Credo che ora sia giunto il momento di mandare tutti i leader...a casa e lavorare umilmente dal basso per arrivare alla formazione di un grande movimento che lentamente , si concretizzi nel Partito Comunista, Partito che è necessario per una società come questa vigente, dove il Capitalismo cresce, si rimodula e acquisisce sempre più forza.
Barone Marco
Bertinotti, bye bye. Costituente subito!
Francesco Fumarola - Coordinamento per l'Unità dei Comunisti - verso il movimento per la Costituente Comunista
15 Aprile 2008
martedì 8 aprile 2008
volantino degli amici di Beppe Grillo di Vibo per Pino Masciari
Supponiamo di vivere in un paese in cui un problema fondamentale della libertà e del benessere dei suoi cittadini sia la presenza delle mafie.
Supponiamo di accendere il televisore e vedere nel più importante TG nazionale un
servizio su un imprenditore che denuncia la mancanza di risposte concrete da parte delle Istituzioni dopo aver denunciato la 'ndrangheta e parte delle Istituzioni colluse. E di ricordarsi di lui dopo una puntata di Report di circa un anno fa, da cui nulla è cambiato. Scoprire poi con un click dal suo blog, in internet, che la sua lotta dura da oltre 11 anni.
Poniamo poi di vivere in un paese dove, nel 2008, fa molto rumore che Confindustria dichiari l'espulsione di coloro che pagano il pizzo. E immaginiamo di essere un imprenditore che viene a conoscenza delle vicende dei Masciari e deve decidere se denunciare o meno sulla base dei fatti, non delle parole.
Mettiamo che in questo paese solo qualche settimana fa molti politici di rilievo
commemoravano a Bari i morti ammazzati dalle mafie. E ci sorga il dubbio se non
varrebbe la pena in primis impegnarsi concretamente per fermare quella lista, e
sostenere chi oggi da vivo sta lottando.
Supponiamo che si venga a sapere la cosa più pazzesca e dolorosa: che esiste
la soluzione, oggi. Una firma su un documento della Commissione per i Testimoni
di Giustizia, e Pino Masciari, sua moglie e i suoi figli, potranno ricevere sicurezza
e tornare all'attività precedente la denuncia. Ripristinando e garantendo così Giustizia e Libertà a chi non si piega alle mafie. Semplicemente come la Legge prevede.
Supponiamo di scoprire che questo posto esiste, si chiama Italia ed è in piena campagna elettorale.
Se così fosse, allora non potremmo far finta di niente. Senza più alcuna supposizione, allora la domanda sarebbe: quale migliore testimonianza del gesto di risolvere questa tragica situazione per dimostrare, oltre le parole, un reale cambiamento?
Dopo oltre 11 anni di attesa, Pino Masciari è sceso in Calabria senza l'appoggio
della scorta, rischiando la vita , per chiedere conto alle Istituzioni delle promesse
e degli impegni presi, ma non rispettati. La sua sicurezza, la sua vita, e quella
dei suoi familiari, dipendono dall'attenzione nei suoi confronti, non lasciamolo solo.
Invitiamo tutti le persone che sentono loro questo appello, a testimoniare in ogni forma il sostegno a Pino Masciari (lenzuola dai balconi, telefonate e fax ai mezzi di informazione, alle Istituzioni, alle Segreterie dei Partiti, con messaggi nella rete, manifestando davanti a tali luoghi e dinanzi le Prefetture, in ogni modo).
E tu, da che parte stai?
venerdì 4 aprile 2008
Mozione approvata dall’assemblea operaia del 29 marzo 2008 a Sesto san Giovanni (MI)
profitti per i padroni che li sfruttano e che di conseguenza, ciclicamente i loro salari
vengono schiacciati ai minimi di sussistenza, i morti sul lavoro aumentano senza
limiti e il rapporto di lavoro diventa sempre più ricattatorio ed opprimente, gli operai
riuniti a Milano il 29 marzo 2008 dichiarano di riconoscersi come componenti di una
classe sociale sottomessa che deve ancora lottare per la propria liberazione.
Avendo sperimentato sulla nostra pelle e imparato dalla storia che nessuna delle
promesse di un miglioramento duraturo della condizione operaia si è mai realizzato,
che tutti i propositi di diversa distribuzione della ricchezza, di intervento dello Stato
a favore degli operai sono sempre e solo rimaste chiacchiere elettorali.
Siamo convinti che la condizione sociale degli operai cambierà solo quando finirà lo
sfruttamento, quando il sistema fondato su operai che vendono le loro braccia e
padroni che li usano per arricchirsi sarà rovesciato.
Torna prepotente il problema del potere politico degli operai. Allo stesso modo che
per i padroni grandi e piccoli è di fondamentale importanza avere il potere nelle
mani, anche per noi operai è diventata una questione essenziale.
Nessuno dei Partiti politici esistenti può dare risposte credibili alle nostre
aspirazioni, non per altro sono Partiti di altre classi, padroni, liberi professionisti,
piccola borghesia impiegatizia…
Riteniamo sia maturo il tempo di costituirci come operai in un organizzazione
politica indipendente, decidiamo di formare un esecutivo di lavoro per costituire
questa organizzazione, per definire programma e movimento.
Ogni operaio è chiamato a dare un contributo a questa che è un’opera di portata
storica.
Sesto San Giovanni 29 marzo 2008
Voti sulla mozione
OPERAI: 33 SI 2 NO 1 AST
Non OPERAI: 18 SI 0 NO
(i voti sono riferiti ai presenti alla fine dell'assemblea)
Gli operai che non hanno potuto partecipare e quelli che ne verranno a conoscenza e sono d'accordo
con la mozione possono prendere contatti al seguente indirizzo:
solidarietaoperaia@gmail.com
iniziativa alla facoltà di scienze politiche dell'Università di Pisa
LUIGI IZZO (ASSOCIAZIONE UNITà COMUNISTA-
per il MOVIMENTO COSTITUENTE COMUNISTA)
CHE PARLERà DELLA LOTTA DEI CANTIERI NAVALI PARTENOPEI
E PRESENTERà IL DOCUMENTARIO ' UN MINUTO IN PIù ... PER NON DIMENTICARE'
ALL'INTERNO DEL CICLO DI CINEFORUM DAL TITOLO
DALL'OPERAIO MASSA...ALLA MASSA DI PRECARI
ORGANIZZATO DAL CAR COLLETTIVO AULA R DI SCIENZE POLITICHE PISA
martedì 25 marzo 2008
senza vergogna....risposta di Unità Comunista - Vibo al signor Malerba
ecco la nostra risposta:
Abbiamo letto con stupore e meraviglia l’intervista rilasciata dal signor (e non compagno da ormai tanto tempo) Malerba e ci siamo resi conto ancora di più di quanto è caduta in basso la sinistra a Vibo Valentia.
Ma si può avere così tanta assenza di vergogna?
Non c’è limite all’indecenza, un personaggio in continua ricerca d’autore (e di poltrone) che dimentica tutto quello che è accaduto nell’amministrazione provinciale negli ultimi 4 anni e tutto quello che è accaduto nel SUO partito. Proprio noi, quando ancora facevamo parte dei Giovani Comunisti, avevamo denunciato pubblicamente i metodi clientelari degli apparati di potere della giunta provinciale (22 marzo 2007 sulle pagine del quotidiano) con voto favorevole proprio del signor Malerba e per tutta risposta abbiamo avuto solo epurazioni.
Ma è vero siamo in campagna elettorale e tutto è lecito, perfino criticare una giunta in cui si è stati in silenzio per 4 lunghi anni avallando ogni sua scelta e senza porre nemmeno una critica ed è ancora più comodo aspettare le elezioni per dire che “noi non ci siamo sporcati le mani” lasciando intendere che qualcuno le mani se le è sporcate ma non i duri e puri come lui. E che dire della situazione dell’ambiente nella nostra provincia? Secondo l’ex assessore è tutto migliorato ma basta dare un’occhiata all’acqua del mare in periodo estivo per capire che chi scaricava i propri rifiuti in maniera abusiva in mare continua tranquillamente a farlo e senza nessun controllo, ma ci potrà benissimo rispondere che questo è un compito che spetta ai comuni e non ad un semplice assessorato provinciale e si capirebbe perciò la perfetta inutilità di questo compito e dell’ente provincia in generale, che dal nostro semplice punto di vista andrebbe abolito in quanto ente predisposta solamente a elargire favori e a sperperare denaro pubblico….ma questa è tutta un’altra storia.
Forse dovremmo ricordare all’ex assessore di come ha avuto l’incarico? Che è stato frutto di un accordo personale e non politico?
Ma non finisce qui; il signor Malerba riferisce che lui non è il partito e nemmeno Daniele eppure a noi risulta l’esatto contrario e fanno fede anche i risultati, tangibili agli occhi di tutti, raggiunti dal SUO partito, scarsa presenza sul territorio, nessuna iniziativa politica, nessun segno nemmeno di un semplice volantino, circoli chiusi o presenti solo sulla carta con tanto di iscritti fantasma, scarso senso della democrazia interna con relativo spirito d’inventario dello statuto, dibattito nullo a tutti i livelli, decine e decine di compagni che hanno abbandonato il partito denunciando proprio i malesseri sopra elencati, per non parlare di tutti i trasformismi eseguiti dal signor Malerba nel corso di questi anni (ma non solo da lui). Una cosa vera l’ha detta e cioè che ci sono ancora dei compagni in gamba all’interno del SUO partito, dei sinceri comunisti, e speriamo che si rendano conto presto che di comunista in quel partito è rimasto solo il simbolo…..pardon, nemmeno quello, ora c’è l’arcobaleno con una piccola macchia rossa in una miriade di colori.
Grazie, Matteo, un grazie di cuore da tutti i compagni.
sabato 22 marzo 2008
STAVOLTA NON SI VOTA!!!!
Dopo un anno e mezzo di lavoro sporco al servizio di padroni, banchieri, gendarmi e parassiti di ogni risma, il governo Prodi è caduto: non ne sentiremo la mancanza, così come non la sentiranno milioni di uomini e donne, lavoratori, pensionati e famiglie ridotti quasi alla fame e impossibilitati ad arrivare neanche alla terza settimana a causa di un decennio ininterrotto di attacchi allo stato sociale, finanziarie lacrime e sangue, licenziamenti e soprattutto precarietà del lavoro, del reddito, della vita.
Avremmo al contrario fatto volentieri a meno di una campagna elettorale quale quella che si è aperta nelle ultime settimane.
Una vera e propria farsa imperniata sulla figura di due squallidi commedianti, Veltroni e Berlusconi, e dei loro rispettivi carrozzoni elettorali, PD e PdL, oramai concordi su tutto, in quanto entrambi ansiosi di aggiudicarsi, a colpi di spot pubblicitari e strategie di marketing, il ruolo di zerbino dei padroni e delle lobby affaristico-massonico-clericali che occultamente muovono i fili della politica parlamentare.
Due partiti-fotocopia di tal fatta non possono che essere destinati a governare insieme: ciò anche nel caso in cui uno dei due dovesse formalmente stare all’opposizione nelle aule parlamentari.
Dunque, per chi vive del proprio lavoro, per quelli a cui il lavoro è negato, per chi è costretto ad elemosinare spezzoni di lavoro con ritmi schiavistici e paghe da fame, si profila all’orizzonte un mostro a più teste: il mostro del padronato unito sotto le insegne del duopolio PdL-PD!
Alla periferia dei due principali azionisti del “mercato elettorale” (come oramai, senza un minimo di pudore, lo definiscono giornali e mass media) vivacchiano cespugli e cespuglietti vari, prima sedotti e poi abbandonati: a destra gli impresentabili fascisti di Storace e della aristocratica Santanchè, al centro la premiata ditta dei nostalgici della DC guidati da Casini, Pezzotta e Tabacci, a “sinistra” (del PD), la melma informe dell’Arcobaleno targato Bertinotti- Pecoraro Scanio- Diliberto- Mussi, ovvero un’accozzaglia di personaggi in cerca d’autore (e di poltrone) tra cui si distinguono i leader dei due partiti (ex)comunisti, che arrivano al punto di dismettere il simbolo della falce e martello pur di candidarsi ancora una volta, nel caso ce ne fosse bisogno, a ruota di scorta di Veltroni e compagnia.
Tra marche e sottomarche, non c’è spazio per alcuna alternativa: tutti i contendenti alle prossime elezioni sono, chi più chi meno, prodotto di un sistema corrotto e marcio quanto la monnezza che, a causa loro, giace da mesi sulle strade della Campania!
Intanto sui luoghi di lavoro si continua a morire al ritmo di cinque operai al giorno, grazie proprio a quelle leggi precarizzanti messe in piedi da centrodestra e centrosinistra; milioni di famiglie non arrivano alla terza settimana poiché ai prezzi saliti alle stelle fanno da contraltare salari sempre più da fame; milioni di giovani subiscono il perenne ricatto di dover scegliere la schiavitù del precariato come unica alternativa alla disoccupazione.
Per i movimenti e per la sinistra di classe tutta, questa farsa avrebbe reso necessaria una presa di posizione chiara e netta agli occhi di tutto il paese.
Ci saremmo aspettati che tutte le forze genuinamente antisistema, partendo dal malcontento montante in settori consistenti di operai, precari e semplici cittadini, facessero un ragionamento semplice: non spetta a noi decidere chi dovrà sfruttarci, ucciderci, intossicarci nei prossimi cinque anni, dunque queste elezioni se le facciano loro!
Purtroppo invece, mentre simili posizioni vengono lasciate in balia del populismo e dei vaffanculo grilliani, da più parti è scattata una folle gara per raccogliere le briciole cadute dalla tavola di Rifondazione e del PdCI.
Così ecco un proliferare di liste e listarelle comuniste, anticapitaliste, di classe, di alternativa, e chi più ne ha più ne metta: qualcuna di queste, come nel caso di Sinistra Critica, addirittura sostenitrice di Prodi fino a qualche settimana fa (per poi improvvisamente convertirsi all’opposizione anticapitalista!): liste tanto ambiziose nei proclami quanto autoreferenziali nei fatti, e destinate inevitabilmente a dar vita a una surreale competizione “in famiglia” all’insegna dello zero virgola qualcosa in più o in meno.
Da proletari, da comunisti, da anticapitalisti conseguenti ci dichiariamo programmaticamente fuori da questi siparietti autolesionisti: non abbiamo altra scelta se non quella di non legittimare questa farsa, quindi non andare a votare o, comunque, annullare la scheda!
E ciò non in nome di un astensionismo “per principio” (sterile ed innocuo quasi quanto l’elettoralismo) bensì in base a un elementare schema di priorità. Avremmo potuto anche noi raccogliere un manipolo di firmette e gettarci nella mischia, non ci vuole poi molto…
Preferiamo invece partire da un compito ben più arduo: lavorare alla ricomposizione delle avanguardie di classe atomizzate e disperse sui territori e nei luoghi di lavoro, riattivarle dopo decenni di delusioni e tradimenti; ricreare quelle forme di collegamento e di organizzazione cancellate dalle nuova organizzazione del lavoro e dei nuovi tempi dettati dal dominio capitalistico;
Preferiamo lavorare a un unico partito, comunista e di classe, e non ad alimentare la già abbondante pletora di improbabili partitini “dalla giusta linea”, ognuno in guerra col vicino;
Preferiamo lavorare, con la classe e nella classe, nelle lotte e nei conflitti, a un vero blocco autonomo di classe inteso come espressione dei settori proletari più combattivi e radicali: non certo a rincorrere i tempi e le modalità della politica borghese.
Attraverseremo questa campagna elettorale, e se necessario la utilizzeremo, per promuovere e diffondere le nostre campagne politiche e sociali contro il carovita, la precarietà, lo sfruttamento, la guerra, la repressione, e diamo sin da ora appuntamento a dopo il 14 aprile all’intera sinistra di classe per avviare una discussione a 360 gradi, scevra da ansie elettoraliste e cretinismi parlamentari, e finalizzata a dar vita a un movimento costituente comunista e di classe adeguato alle sfide e ai compiti del nuovo secolo ma al tempo stesso fermamente ancorato all’idea che il comunismo rappresenti ancor’oggi l’unica reale alternativa alla barbarie del capitalismo, e il partito comunista l’unico strumento utile a conseguire questo obiettivo.
associazione Unità Comunista
martedì 11 marzo 2008
I COMUNISTI TRA EMERGENZA DEMOCRATICA, CONFLITTO SOCIALE E GUERRA PERMANENTE
ROMA, VENERDI’ 14 MARZO - ORE 17.00
VIA BALDASSARRE ORERO, 61 (CASAL BERTONE)
ASSEMBLEA – DIBATTITO
Intervengono:
Sergio Cararo (Rete dei Comunisti)
Nando Simeone (Sinistra Critica)
Germano Monti (Coordinamento per l’Unità dei Comunisti
Gianluigi Pegolo (Area “L’Ernesto” del PRC)
Gualtiero Alunni (Autoconvocati del PRC)
Coordina: Andrea Fioretti (Coordinamento per l’Unità dei Comunisti)
E' necessario un forte salto in avanti attraverso un programma di lotta incentrato sugli interessi popolari e di classe; vanno riunificate le avanguardie reali della classe, le energie migliori del movimento sindacale e dei movimenti di lotta in un’organizzazione politica comunista che sia veramente un "Partito nuovo" e non l'ennesimo "nuovo partitino".
I lavoratori ed i movimenti popolari hanno bisogno di avere un’organizzazione politica, non decine di organizzazioni! Il nostro è quindi un appello ad avviare, insieme, questo processo. Un processo che abbia, alla sua base, l'Unità delle comuniste e dei comunisti, cioè di quante/i lavorano per l´organizzazione indipendente del proletariato come strumento di trasformazione sociale, per il ribaltamento dei rapporti di forza tra le classi, per l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo a qualsiasi titolo, e della schiavitù del lavoro salariato, per la riappropriazione sociale dei beni comuni.
Siamo consapevoli che si tratterà di un processo lungo, tutt´altro che semplice, e che richiederà necesseriamente (per un certo periodo) una fase "costituente". Siamo però convinti che i tempi siano maturi per cominciare questo percorso comune di speranza e di riscossa.
COORDINAMENTO PER L’UNITA’ DEI COMUNISTI
venerdì 7 marzo 2008
Resoconto della II assemblea nazionale dell’Associazione Marxista Unità Comunista
Lo scorso 1 marzo si è svolta, presso la coop. Cantieri Navali Megaride a Napoli, la seconda assemblea nazionale di UC.
Un passaggio necessario alla luce della importanza della fase politica e del difficile lavoro di unificazione delle forze comuniste cui la nostra associazione ha dato vita negli ultimi mesi insieme ad altre soggettività comuniste organizzate in diverse regioni d’Italia.
Un lavoro che può già vantare un primo ed importante traguardo: la nascita, nello scorso giugno 2007, del Coordinamento nazionale per l’Unità dei Comunisti (CUC).
In questi mesi abbiamo dato il nostro contributo, modesto quanto prezioso, e per lo più in quadro politico generale tutt’altro che in discesa, all’articolazione di alcune tra le più significative scadenze dell’opposizione sociale al governo di centrosinistra: dalla battaglia contro l’accordo-bidone del 23 luglio stipulato da Governo-Confindustria-Cgil-Cisl-Uil culminata nello sciopero generale del 9 novembre, all’opposizione alle guerre imperialiste, dal No alla base Dal Molin fino ad arrivare alle lotte contro l’emergenza rifiuti in Campania e alla denuncia degli omicidi bianchi e della repressione messa in atto dallo stato e dai padroni contro singoli compagni (vedi il caso di Michele Fabiani) o avanguardie operaie (come nel caso dei lavoratori Fiat a Melfi e Pomigliano d’Arco).
Nei prossimi mesi ci aspetta un compito di gran lunga più arduo: dar vita a un movimento politico che si proponga di costituire una nuova costituente comunista sul piano nazionale: questa per noi è la prima, necessaria tappa verso la ricostruzione di un nuovo Partito Comunista in Italia.
Come associazione Unità Comunista saremo fieri di mettere in piedi, col CUC e con altri (singoli, gruppi, associazioni, organizzazioni) quest’impresa tutt’altro che agevole, ma al tempo stesso di urgente e stringente necessità.
Dunque tutti i nostri sforzi saranno orientati nella direzione della ricomposizione delle forze migliori e più combattive all’interno del variegato panorama della sinistra di classe e comunista: senza questo sforzo, infatti, il nostro tentativo andrebbe ad aggiungersi al già sterminato elenco di micro-partitini comunisti autonominatisi tali per decreto, ma privi della benché minima rappresentatività all’interno della classe.
Ma UC non si scioglie, tuttaltro: continuiamo a mantenere la nostra identità, frutto di una storia quasi decennale, e con la nostra identità, le nostre idee e le nostre proposte contribuiremo alla costruzione della casa comune dei comunisti.
Ciò nella consapevolezza che l’identità rappresenta un valore aggiunto solo se è capace di dialettizzarsi con la complessità della classe e, dunque, di fare i conti con le diversità presenti nelle sue avanguardie; in caso contrario, i richiami identitari finiscono per ridursi ad un’inutile feticcio, uno sterile ed infantile esercizio di purezza “rivoluzionaria”, che lasciamo volentieri ad altri.
L’associazione a tutt’oggi risulta presente, seppur “a macchia di leopardo”, nelle province di Napoli, Vibo Valentia, Salerno, Pisa, Roma, Potenza, Ferrara, Trieste. In diverse altre località vi sono nuclei o gruppi di simpatizzanti.
E’ evidente che una UC più forte e organizzata è garanzia di una maggiore forza e organizzazione del CUC prima, del movimento poi.
D’altra parte, è altrettanto evidente come la fase attuale, caratterizzata da grande confusione e disorientamento in settori larghissimi di militanti comunisti, ivi compresi centinaia di militanti provenienti dalle fila della sinistra istituzionale, rende UC uno strumento insufficiente a soddisfare appieno la domanda di partecipazione e costruzione di iniziativa politica dal basso.
Per questa ragione abbiamo già nei fatti più volte in questi mesi operato una “cessione parziale di sovranità” a favore del CUC, e lo stesso faremo a favore del futuro movimento.
Il soggetto comune è infatti lo strumento prioritario per sviluppare l’iniziativa politica con immediata ricaduta di massa (campagne, assemblee pubbliche di movimento, appuntamenti di piazza, ecc.), lasciando ad UC invece il compito di continuare a sviluppare il versante maggiormente teorico, culturale e programmatico dell’iniziativa comunista: in primis la ripresa del lavoro di formazione seminariale lasciato incompiuto lo scorso anno per cause di forza maggiore.
Nel frattempo, individuiamo alcune priorità tematiche nell’iniziativa locale dei prossimi mesi:
• Presentazione all’esterno del nuovo movimento (Maggio-Giugno)
• Promozione della campagna contro la repressione nei luoghi di lavoro (primavera)
• Prosieguo della campagna a sostegno della scarcerazione di Michele Fabiani (Marzo-Aprile, e comunque da concordare con i compagni di Spoleto)
• Preparazione di una iniziativa sui temi del lavoro, del salario e del carovita (maggio-giugno, eventualmente anche in coincidenza con la presentazione del movimento).
• Organizzazione di seminari interni di carattere teorico-programmatico (in date e luoghi da definire).
Questione elettorale
Le prossime elezioni politiche vedono di fatto in campo due partiti-fotocopia (PD e PdL) e attorno una schiera di satelliti di destra, centro e “sinistra”. Particolarmente nefasto il ruolo giocato dalla sedicente sinistra arcobaleno, la quale, dopo essere stata la più convinta sostenitrice di Prodi, e dopo aver tentato fino allo sfinimento di elemosinare un accordo elettorale con Veltroni, ora tenta l’acrobazia di tornare ad accreditarsi come voce dell’alternativa. In realtà, e al di la dei tentativi bislacchi di Bertinotti di rispolverare una fraseologia “di sinistra”, questi avanzi veltroniani, nel mettere in soffitta anche il simbolo della falce e martello, compiono l’ultimo, estremo e solenne atto di genuflessione nei confronti della borghesia e delle compatibilità di sistema.
Alla sinistra dell’Arcobaleno, stiamo assistendo in queste settimane ad una proliferazione di liste comuniste ed anticapitaliste: PCL, Sinistra Critica, PdAC, CARC, ecc. Ciò riconferma come la strada verso la ricomposizione della sinistra di classe e comunista è ancora lunga e tortuosa: essa potrà avanzare solo attraverso la creazione di fronti unici dal basso, che partano dalle lotte e dalla materialità dello scontro di classe. Si tratta quindi di un impresa estremamente complessa, da costruire mattone dopo mattone.
Da almeno due anni assistiamo invece alla nascita di partiti per decreto, su iniziativa di qualche avanguardia, o peggio ancora partoriti ad hoc in prossimità di qualche scadenza elettorale.
Come associazione Unità Comunista, riteniamo questi tentativi errati, oltre che velleitari.
Alla luce di ciò, l’assemblea si è espressa all’unanimità per la non partecipazione al voto, seppur con sfumature diverse rispetto all’approccio da tenere in sede pubblica.
Mentre i compagni di Napoli evidenziano come nel capoluogo partenopeo vi siano le condizioni per una campagna astensionista di massa, i compagni delle altre città sottolineavano come nei loro territori l’operazione fosse decisamente più ostica.
Si è dunque deciso, ferma restando la comune cornice del non voto, di muoversi “cum grano salis”, ossia accentuando o temperando la campagna astensionista a seconda del contesto in cui ci troviamo ad operare.
Organizzazione
L’assemblea ha confermato il compagno Salvatore Ferraro presidente di UC. Si è inoltre eletto un direttivo di sette compagni con compiti di natura “operativa”:
Luigi Izzo, Peppe D’Alesio, Peppe Raiola (Emilia), Dario Parisi, Antonio Vitale (Lazio-Basilicata),Erwin Dorigo (Toscana), Nicola Iozzo (Calabria).
A norma di statuto, è stata anche nominata una commissione di garanzia, composta da Antonio Pellilli, Peppe Beni e Peppe Iannaccone.
Tesseramento
Il referente per la campagna di tesseramento è il compagno Izzo. L’assemblea ha stabilito di determinare l’importo delle quote-tessera in 20 euro (10 euro per disoccupati e studenti); per quanto concerne le realtà locali, ad esse andrà il 50% del ricavato delle quote-tessera.
L’orientamento dell’assemblea è quello di dar vita ad una campagna di tesseramento operata allo stesso tempo con apertura e discrezione: evitando dunque sia forme di selezione estrema (tipica dei gruppetti m-l), sia pratiche di tesseramento selvaggio ed indiscriminato “in stile-Rifondazione”.
Giornale
Si è stabilito di dar vita, entro la fine di marzo, a un foglio di 4 pagine con i seguenti articoli:
• Elezioni
• Caos rifiuti in Campania
• Questioni lavoro e contratti
• Articolo sulla vicenda di Michele Fabiani
• Varie ed eventuali su proposta delle singole realtà locali
I compagni sono dunque invitatati a far pervenire i loro eventuali contributi entro e non oltre il 28 marzo.
Napoli, 1 marzo 2008
mercoledì 5 marzo 2008
un pollaio a pochi metri dall'ospedale di Vibo Valentia
facciamo i complimenti a tutti quelli che invece di operare per il bene e la salute dei cittadini pensano tranquillamente alle loro poltrone, sperando di trovarne sempre di più grosse....e a noi povero popolo vengono lasciate solo le vergogne come questa!
che se ne vadano tutti!
domenica 2 marzo 2008
Appello per una Manifestazione nazionale contro la mafia a 30 anni dall'assassinio di Peppino Impastato
Giovanni Impastato



