Sono uno studente universitario vibonese che, come tanti, è emigrato, appunto, per motivi di studio e torna nella sua città durante le festività per stare con la famiglia e gli amici.
Ogni volta che torno, vedo la città che cola sempre più a picco nell’indifferenza generale e la mia rabbia cresce ulteriormente nel dover constatare che a Vibo il tempo si è fermato; la città è agonizzante e chiede aiuto, ma gli amministratori tutti fanno "orecchie da mercante" e stanno per staccare definitivamente la spina.
A tante persone verrà spontaneo dire che è facile, vivendoci solo nelle festività, esprimere disprezzo per la città che mi ha visto crescere e che, come tutti, non vedo l’ora di lasciare di nuovo: e forse è vero; ma è vero perché la città non offre niente di innovativo per il presente (nemmeno lo stretto indispensabile a dire il vero), né tantomeno prospettive per il futuro. E’ vero anche, però, che vorrei vedere la mia città diversa: vederla crescere, affinchè finalmente la città possa vivere e soprattutto essere vissuta (citando uno slogan della provincia di qualche tempo fa: “Vivi la provincia…”; recitava, più o meno, così se non ricordo male). Come tutti sappiamo, la nostra città è ricca di storia: colonia greca con il nome di "Hipponion", poi diventata Valentia in epoca Romana, fu fiorente di cultura, nonchè importante centro economico e strategico; cosa ci hanno insegnato i nostri avi? Cosa è rimasto di loro? Devo dire niente, anche perché il patrimonio che ci hanno lasciato queste sapienti civiltà, ora è stato abbandonato alle intemperie del tempo e all’usura dagli odierni amministratori.
Questa “lettera” non vuole essere una critica fine a se stessa: è stata scritta piuttosto nella speranza che serva a smuovere gli animi, in modo che la nostra "Vibonesità" si trasformi in voglia di cambiare, di crescere e di voler bene alla città e al territorio; se, infatti, c’è una cosa che ho notato, e che davvero mi fa rabbrividire, è che la città sembra non essere amata da nessuno e ciò non include solo gli amministratori, che di colpe, comunque, ne hanno tante.
Vorrei proporre un modello di città migliore dove, come accadeva nelle polis, ci sia partecipazione attiva di tutti i cittadini; vorrei che finalmente le istituzioni siano più vicine ai cittadini. Vorrei che tutti noi ci impegnassimo affinchè cambi davvero qualcosa, perché quattro righe non cambieranno decisamente niente. Allora a questo mi si direbbe: ”Bravo, hai usato belle parole! Tutti vorremo una città come la vuoi tu, ma cosa proponi per cambiare davvero qualcosa?”.
Ci sono tante cose che vorrei proporre, ma bisogna sempre partire da quelle "piccole": perchè la città sia davvero amata bisogna, infatti, che questa risponda al meglio alle esigenze di tutti i cittadini, le cui proposte e lamentele non arrivano quasi mai alle orecchie degli amministratori; penso, allora, che se ci fossero sportelli e, soprattutto, persone disposte ad ascoltare tutta la cittadinanza, la nostra Vibo sarebbe migliore e sarebbe davvero, finalmente, "la città dei Vibonesi".
Dunque, Sig.ri Amministratori: perché non ascoltate il grido di dolore della città e non cominciate a svolgere davvero il compito che i cittadini Vi hanno assegnato, piuttosto che celarvi dietro l’indifferenza e i falsi bisogni della città? Perchè non Vi impegnate seriamente a cambiare qualcosa, piuttosto che scaldare le poltrone e rubare ai cittadini denaro pubblico, impiegato per attività fini a se stesse che non fanno crescere niente se non il conto in banca di qualcuno? Io non mi aspetto una risposta, non sono così importante da meritarla; mi aspetto quantomeno, però, l'impegno di noi Vibonesi per cambiare in meglio il volto della città e che gli Amministratori assolvano ai loro compiti, almeno per ciò che riguarda quel minimo indispensabile a rendere la città vivibile.
Alfredo Lo Bianco
iscritto FGCI Vibo Valentia
venerdì 27 aprile 2012
Rosarno: Festa della Liberazione
La Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani di Rosarno, ha feteggiato il 25 Aprile, con un’iniziativa dal titolo: “Oggi più di ieri, Partigiani della Costituzione”! Un titolo, il cui significato esprime la forte necessità di una “nuova Resistenza”, all’interno di una società moderna, in cui la democrazia continua ad essere messa in discussione. L’iniziativa, organizzata dalla giovanile di partito, si è svolta presso l’auditorium comunale di Rosarno, dove in apertura, è stato proiettato un video sugli avvenimenti storici della Resistenza antifascista; un video emozionante e ricco di testimonianze, realizzato dagli studenti del liceo scientifico Raffaele Piria di Rosarno, presenti all’iniziativa.
Il dibattito è stato moderato da Francesco Cimato, referente del PDCI di Rosarno ed impreziosito dal contributo di diversi ospiti. All’inizio, l’analisi del professore Rocco Lentini , presidente dell’ Istituto “ Ugo Arcuri” per la storia dell’antifascismo e dell’Italia moderna, il quale si è soffermato sulla storia di tanti partigiani e vittime del nazi-fascismo in Calabria; uomini e donne calabresi, le cui vicende, sconosciute a parte degli storici, sono state rispolverate e raccontate, in quel contesto meridionalista di lotta e resistenza per la libertà, messo in luce dal lavoro certosino del professor Lentini.
A seguire, i saluti dell’amministrazione comunale, portati dall’assessore De Maria, il quale ha ribadito la necessità, soprattutto per le nuove generazioni, di dare continuità alla memoria della Festa di Liberazione e il contributo della coordinatrice provinciale della FGCI di Reggio Calabria, Daniela Labate, la quale ha specificato che il 25 Aprile, deve essere per i giovani, non solo il ricordo di un vissuto storico, ma soprattutto, uno stimolo che pulsi nelle coscienze di ognuno, ricordando l’importanza di difendere quella preziosa eredità, di diritti e democrazia, conquistata dai partigiani! Da qui, il monito alle nuove generazioni, d’impegnarsi politicamente, per difendere la democrazia della società, insidiata dagli attacchi al mondo dei saperi, al lavoro, al welfare e dalla criminalità organizzata.
Significativo poi, l’ intervento del giovane rosarnese Giovanni Di Bartolo, ideatore dell’iniziativa. Il giovane Di Bartolo, pur essendosi trasferito nella città di Vibo Valentia, dove collabora all’interno del coordinamento provinciale della FGCI vibonese, è riuscito a trasmettere i suoi ideali agli amici di Rosarno, stimolando la nascita di un fervente gruppo di giovani militanti, in un paese troppo silenzioso e carente di freschi fermenti giovanili. Nel suo intervento, Di Bartolo ha parlato della sua esperienza politica nella FGCI, come un importante percorso di crescita, all’interno di una giovanile di partito, che porta avanti gli imprescindibili valori della Resistenza antifascista e la difesa di una democrazia, sancita dalla Costituzione italiana, per la quale è doveroso essere partigiani sempre!
Infine, le conclusioni sono state affidate al segretario regionale del PdCI calabrese, Michelangelo Tripodi, il quale ha sottolineato l’importanza della Festa di Liberazione e la storia che reca in sé, soprattutto nel contesto dell’attuale società, nella quale è in atto una vera e propria emergenza democratica! In tal senso, il segretario regionale del PdCI, ha affrontato diverse tematiche sociali, nelle quali si evincono forti limiti ad una concreta democrazia. Dal mondo dei saperi, affossato dai numerosi tagli, che impediscono investimenti concreti su cultura e ricerca, al mondo del lavoro, la condizione degli esodati e i paurosi attacchi all’articolo 18; ancora, le politiche scellerate sulla tassazione in Italia e quelle europee sul fiscal compact, come pure la questione della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio e l’aberrante longa manus della ‘ndrangheta, protagonista principale, del depauperamento della Calabria e di quello zoccolo duro d’ignoranza, ingiustizia ed omertà! Tutto questo in una realtà, dove i partiti al governo, restano immobili di fronte all’attuale emergenza democratica ed in evidente stato confusionale, come rimarcato da Michelangelo Tripodi. Da qui, l’impegno del PDCI, che continua a farsi portavoce delle esigenze del popolo, soprattutto dei suoi reali bisogni, difendendone i diritti e la democrazia, nella continua Resistenza, che caratterizza l’azione politica del Partito dei Comunisti Italiani.
Reggio Calabria, 27.4.2012
UFFICIO STAMPA PdCI REGGIO CALABRIA
Il dibattito è stato moderato da Francesco Cimato, referente del PDCI di Rosarno ed impreziosito dal contributo di diversi ospiti. All’inizio, l’analisi del professore Rocco Lentini , presidente dell’ Istituto “ Ugo Arcuri” per la storia dell’antifascismo e dell’Italia moderna, il quale si è soffermato sulla storia di tanti partigiani e vittime del nazi-fascismo in Calabria; uomini e donne calabresi, le cui vicende, sconosciute a parte degli storici, sono state rispolverate e raccontate, in quel contesto meridionalista di lotta e resistenza per la libertà, messo in luce dal lavoro certosino del professor Lentini.
A seguire, i saluti dell’amministrazione comunale, portati dall’assessore De Maria, il quale ha ribadito la necessità, soprattutto per le nuove generazioni, di dare continuità alla memoria della Festa di Liberazione e il contributo della coordinatrice provinciale della FGCI di Reggio Calabria, Daniela Labate, la quale ha specificato che il 25 Aprile, deve essere per i giovani, non solo il ricordo di un vissuto storico, ma soprattutto, uno stimolo che pulsi nelle coscienze di ognuno, ricordando l’importanza di difendere quella preziosa eredità, di diritti e democrazia, conquistata dai partigiani! Da qui, il monito alle nuove generazioni, d’impegnarsi politicamente, per difendere la democrazia della società, insidiata dagli attacchi al mondo dei saperi, al lavoro, al welfare e dalla criminalità organizzata.
Prezioso il contributo di Salvatore Stanganello, membro dell’ ANPI della provincia di Reggio Calabria, il quale ha enfatizzato il ruolo dell’ANPI , non solo nel dare continuazione alla memoria della Resistenza partigiana, ma soprattutto nell’impegno di formazione culturale per le nuove generazioni, con le quali l’ANPI collabora attraverso numerosi progetti nelle scuole, per trasmettere l’importanza di quell’autentica democrazia, conquistata dai protagonisti della Resistenza e racchiusa nella Costituzione italiana!
Significativo poi, l’ intervento del giovane rosarnese Giovanni Di Bartolo, ideatore dell’iniziativa. Il giovane Di Bartolo, pur essendosi trasferito nella città di Vibo Valentia, dove collabora all’interno del coordinamento provinciale della FGCI vibonese, è riuscito a trasmettere i suoi ideali agli amici di Rosarno, stimolando la nascita di un fervente gruppo di giovani militanti, in un paese troppo silenzioso e carente di freschi fermenti giovanili. Nel suo intervento, Di Bartolo ha parlato della sua esperienza politica nella FGCI, come un importante percorso di crescita, all’interno di una giovanile di partito, che porta avanti gli imprescindibili valori della Resistenza antifascista e la difesa di una democrazia, sancita dalla Costituzione italiana, per la quale è doveroso essere partigiani sempre!
Infine, le conclusioni sono state affidate al segretario regionale del PdCI calabrese, Michelangelo Tripodi, il quale ha sottolineato l’importanza della Festa di Liberazione e la storia che reca in sé, soprattutto nel contesto dell’attuale società, nella quale è in atto una vera e propria emergenza democratica! In tal senso, il segretario regionale del PdCI, ha affrontato diverse tematiche sociali, nelle quali si evincono forti limiti ad una concreta democrazia. Dal mondo dei saperi, affossato dai numerosi tagli, che impediscono investimenti concreti su cultura e ricerca, al mondo del lavoro, la condizione degli esodati e i paurosi attacchi all’articolo 18; ancora, le politiche scellerate sulla tassazione in Italia e quelle europee sul fiscal compact, come pure la questione della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio e l’aberrante longa manus della ‘ndrangheta, protagonista principale, del depauperamento della Calabria e di quello zoccolo duro d’ignoranza, ingiustizia ed omertà! Tutto questo in una realtà, dove i partiti al governo, restano immobili di fronte all’attuale emergenza democratica ed in evidente stato confusionale, come rimarcato da Michelangelo Tripodi. Da qui, l’impegno del PDCI, che continua a farsi portavoce delle esigenze del popolo, soprattutto dei suoi reali bisogni, difendendone i diritti e la democrazia, nella continua Resistenza, che caratterizza l’azione politica del Partito dei Comunisti Italiani.
Reggio Calabria, 27.4.2012
UFFICIO STAMPA PdCI REGGIO CALABRIA
In risposta alle “Comitate”
“Chi verrà sorpreso a gettare la spazzatura fuori dagli orari consentiti sarà sanzionato e si invita a non abbandonare i rifiuti fuori dai contenitori.” Queste le parole dell’assessore all’ambiente Comito che hanno lasciato notevolmente perplessi quanti le hanno lette o ascoltate.
Ma tutto questo sarebbe anche da plaudire e da lodare se non fosse delle piccole, ma importanti, questioni che l’assessore non chiarisce.
Partiamo dalla questione degli orari scelti per il conferimento.
Si è scelto dalle 18 (17 orario invernale) alle 24 che in una città normale, amministrata da gente normale, gestita in maniera migliore, sarebbe l’ideale ma, ahinoi, c’è qualcosa che non torna per niente. L’orario di conferimento dovrebbe essere scelto onde evitare di ritrovarsi durante la giornata e soprattutto, d’estate durante le ore più calde, di cumuli d’immondizia in mezzo alle strade che si imputridiscono al sole e che sarebbero alla mercé di cani randagi e topi e diciamo che l’avete azzeccato ma manca qualcosa di fondamentale, o forse anche di ovvio, ovvero la raccolta dell’immondizia stessa. Avete scelto l’orario, i cittadini cominceranno a rispettarlo ma potrebbero cominciare a indispettirsi parecchio nel momento in cui si renderanno conto che la spazzatura viene raccolta prima della scadenza dell’orario. In diverse zone della città i camion della nettezza urbana passano alle 9 e mezzo di sera ma spazzatura gettata dopo quest’orario, ma in linea con l’ordinanza, rimarrà lì a imputridirsi, a fare bella vista di se e per riempire il palato di ghiotti toponi.
L’assessore Comito avrà avvisato la ditta incaricata della raccolta? Si sarà dimenticato come al solito? Ci sa tanto di no. Avrà pensato che basta avvisare i cittadini? Sicuramente i cittadini di questa città sono molto più avanti di chi li amministra.
Questa città sembra la fiera dell’ovvio dove tutto è sottointeso ma allo stesso tempo tutto non accade.
Abbiamo aspettato un po’ prima di scrivere perché speravamo che qualcosa cambiasse ma a distanza di giorni tutto è rimasto come prima.
Che senso ha obbligare i cittadini, pena multe, se poi è l’ordinanza stessa a fare acqua?
L’assessore invita anche a riporre negli appositi cassonetti l’immondizia; giusto, perfetto, sacrosanto ma nel caso i cittadini trovino i cassonetti belli ripieni cosa dovrebbero fare? Riportarsi l’immondizia a casa? Saranno multati anche in questo caso?
Invitiamo pertanto l’assessore Comito a chiarire con la ditta incaricata della raccolta rifiuti modificando l’orario della raccolta dei rifiuti stessi perché se l’ordinanza di deposito termina alle 24 la raccolta non può essere effettuata prima di detta ora, quindi la nostra proposta è che i rifiuti vengano depositati dalle 16 (19 orario estivo) fino alle 22 (23 orario estivo) in modo che si possano anticipare i tempi sia di raccolta che di deposito, facile no?
Ma oltre a ciò ci lasciano con l’amaro in bocca le situazioni sollevate in questi ultimi giorni proprio dall’assessore Comito relative “all’inciviltà di certa gente” e alla “programmazione della bonifica delle micro discariche”. Parole e provvedimenti assurdi.
Dopo 2 anni l’assessore è ancora alla fase di programmazione? Ma di cosa si occupa giornalmente? Deve aspettare le denunce dei cittadini per rendersi conto del degrado devastante in cui è sprofondata la città? Quante volte proprio noi abbiamo denunciato le situazioni catastrofiche della città e delle frazioni? Volete un esempio? Ne facciamo uno che vale per tutti: le lastre di Eternit abbandonate sulla strada provinciale a Triparni denunciate dal Partito dei Comunisti Italiani a luglio del 2011 e ancora lì in bella vista a fare mostra di se a chi ci passa davanti. Se ciò non bastasse, potremmo farne un lungo elenco caro assessore Comito e dimostreremmo ancora una volta la sua incompetenza.
Lei fa l’elenco delle situazioni di degrado ma noi in vece le domandiamo se è andato a vedere con i suoi occhi di cosa sta parlando? La invitiamo a fare un giretto nei pressi del castello o nella strada che collega proprio il castello con il cimitero per notare, e non ci vorrà molto, tonnellate di rifiuti abbandonati da mesi sulla carreggiata, oppure a fare un giro nelle frazioni abbandonate nel più totale degrado e tutto questo, dal nostro punto di vista, non è opera di semplici cittadini.
E riguardo all’inciviltà di certa gente, come dice lei, le ricordiamo che meno di un mese fa, tra le frazioni Vena Media e Vena Inferiore, c’era una vera e propria bomba ecologica che difficilmente si può imputare agli abitanti e il tutto è dovuto alla scarsità dei controlli del territorio.
Ma sinceramente ci rendiamo anche conto che Lei caro assessore Comito abbia altre cose a cui pensare, tipo la raccolta differenziata. Ci pensa così tanto che si dimentica di avviarla, perde finanziamenti, fa progetti che non diventeranno mai esecutivi ma non dimentica ogni tot di tempo di comunicarne l’imminente avvio. Dopo tutto quello che abbiamo scritto avrà almeno la compiacenza di spiegare per quale motivo il comune di Vibo Valentia, e quindi il suo assessorato, non è stato ammesso al finanziamento per la realizzazione di centri di raccolta a supporto della raccolta differenziata? Le ricordiamo che la Regione Calabria è amministrata dal suo stesso partito e che, ne caso dimenticasse ciò, non varrebbe la scusa che la Regione marci contro di voi.
Forse partecipate ai bandi con troppa superficialità?
Assessore Comito ma lei che città amministra? Dove vive? E’ inutile gridare al sabotaggio dei cittadini come ha fatto nei mesi e di nuovo nei giorni scorsi perché in questa città l’unica azione di sabotaggio è la vostra.
Sinceramente non sappiamo cosa dire a Lei e al resto della giunta. Abbiamo finito le parole e le stanno finendo anche i cittadini. La città è all’esasperazione e voi continuate a fare solo parole e niente fatti. Assessore Comito faccia un gesto dignitoso verso la città e lasci questo importantissimo assessorato a qualcuno che sappia gestirlo sicuramente meglio perché ci siamo stancati di vivere in una discarica a cielo aperto. Fare l’assessore all’ambiente e al decoro urbano non fa proprio per Lei e l’hanno capito anche i sassi.
Ma tutto questo sarebbe anche da plaudire e da lodare se non fosse delle piccole, ma importanti, questioni che l’assessore non chiarisce.
Partiamo dalla questione degli orari scelti per il conferimento.
Si è scelto dalle 18 (17 orario invernale) alle 24 che in una città normale, amministrata da gente normale, gestita in maniera migliore, sarebbe l’ideale ma, ahinoi, c’è qualcosa che non torna per niente. L’orario di conferimento dovrebbe essere scelto onde evitare di ritrovarsi durante la giornata e soprattutto, d’estate durante le ore più calde, di cumuli d’immondizia in mezzo alle strade che si imputridiscono al sole e che sarebbero alla mercé di cani randagi e topi e diciamo che l’avete azzeccato ma manca qualcosa di fondamentale, o forse anche di ovvio, ovvero la raccolta dell’immondizia stessa. Avete scelto l’orario, i cittadini cominceranno a rispettarlo ma potrebbero cominciare a indispettirsi parecchio nel momento in cui si renderanno conto che la spazzatura viene raccolta prima della scadenza dell’orario. In diverse zone della città i camion della nettezza urbana passano alle 9 e mezzo di sera ma spazzatura gettata dopo quest’orario, ma in linea con l’ordinanza, rimarrà lì a imputridirsi, a fare bella vista di se e per riempire il palato di ghiotti toponi.
L’assessore Comito avrà avvisato la ditta incaricata della raccolta? Si sarà dimenticato come al solito? Ci sa tanto di no. Avrà pensato che basta avvisare i cittadini? Sicuramente i cittadini di questa città sono molto più avanti di chi li amministra.
Questa città sembra la fiera dell’ovvio dove tutto è sottointeso ma allo stesso tempo tutto non accade.
Abbiamo aspettato un po’ prima di scrivere perché speravamo che qualcosa cambiasse ma a distanza di giorni tutto è rimasto come prima.
Che senso ha obbligare i cittadini, pena multe, se poi è l’ordinanza stessa a fare acqua?
L’assessore invita anche a riporre negli appositi cassonetti l’immondizia; giusto, perfetto, sacrosanto ma nel caso i cittadini trovino i cassonetti belli ripieni cosa dovrebbero fare? Riportarsi l’immondizia a casa? Saranno multati anche in questo caso?
Invitiamo pertanto l’assessore Comito a chiarire con la ditta incaricata della raccolta rifiuti modificando l’orario della raccolta dei rifiuti stessi perché se l’ordinanza di deposito termina alle 24 la raccolta non può essere effettuata prima di detta ora, quindi la nostra proposta è che i rifiuti vengano depositati dalle 16 (19 orario estivo) fino alle 22 (23 orario estivo) in modo che si possano anticipare i tempi sia di raccolta che di deposito, facile no?
Ma oltre a ciò ci lasciano con l’amaro in bocca le situazioni sollevate in questi ultimi giorni proprio dall’assessore Comito relative “all’inciviltà di certa gente” e alla “programmazione della bonifica delle micro discariche”. Parole e provvedimenti assurdi.
Dopo 2 anni l’assessore è ancora alla fase di programmazione? Ma di cosa si occupa giornalmente? Deve aspettare le denunce dei cittadini per rendersi conto del degrado devastante in cui è sprofondata la città? Quante volte proprio noi abbiamo denunciato le situazioni catastrofiche della città e delle frazioni? Volete un esempio? Ne facciamo uno che vale per tutti: le lastre di Eternit abbandonate sulla strada provinciale a Triparni denunciate dal Partito dei Comunisti Italiani a luglio del 2011 e ancora lì in bella vista a fare mostra di se a chi ci passa davanti. Se ciò non bastasse, potremmo farne un lungo elenco caro assessore Comito e dimostreremmo ancora una volta la sua incompetenza.
Lei fa l’elenco delle situazioni di degrado ma noi in vece le domandiamo se è andato a vedere con i suoi occhi di cosa sta parlando? La invitiamo a fare un giretto nei pressi del castello o nella strada che collega proprio il castello con il cimitero per notare, e non ci vorrà molto, tonnellate di rifiuti abbandonati da mesi sulla carreggiata, oppure a fare un giro nelle frazioni abbandonate nel più totale degrado e tutto questo, dal nostro punto di vista, non è opera di semplici cittadini.
E riguardo all’inciviltà di certa gente, come dice lei, le ricordiamo che meno di un mese fa, tra le frazioni Vena Media e Vena Inferiore, c’era una vera e propria bomba ecologica che difficilmente si può imputare agli abitanti e il tutto è dovuto alla scarsità dei controlli del territorio.
Ma sinceramente ci rendiamo anche conto che Lei caro assessore Comito abbia altre cose a cui pensare, tipo la raccolta differenziata. Ci pensa così tanto che si dimentica di avviarla, perde finanziamenti, fa progetti che non diventeranno mai esecutivi ma non dimentica ogni tot di tempo di comunicarne l’imminente avvio. Dopo tutto quello che abbiamo scritto avrà almeno la compiacenza di spiegare per quale motivo il comune di Vibo Valentia, e quindi il suo assessorato, non è stato ammesso al finanziamento per la realizzazione di centri di raccolta a supporto della raccolta differenziata? Le ricordiamo che la Regione Calabria è amministrata dal suo stesso partito e che, ne caso dimenticasse ciò, non varrebbe la scusa che la Regione marci contro di voi.
Forse partecipate ai bandi con troppa superficialità?
Assessore Comito ma lei che città amministra? Dove vive? E’ inutile gridare al sabotaggio dei cittadini come ha fatto nei mesi e di nuovo nei giorni scorsi perché in questa città l’unica azione di sabotaggio è la vostra.
Sinceramente non sappiamo cosa dire a Lei e al resto della giunta. Abbiamo finito le parole e le stanno finendo anche i cittadini. La città è all’esasperazione e voi continuate a fare solo parole e niente fatti. Assessore Comito faccia un gesto dignitoso verso la città e lasci questo importantissimo assessorato a qualcuno che sappia gestirlo sicuramente meglio perché ci siamo stancati di vivere in una discarica a cielo aperto. Fare l’assessore all’ambiente e al decoro urbano non fa proprio per Lei e l’hanno capito anche i sassi.
mercoledì 25 aprile 2012
25 APRILE: ieri Partigiani della Libertà, oggi Partigiani della Costituzione
67 anni ma non li dimostra. Il 25 aprile festeggeremo la Liberazione dell’Italia dal’oppressione e dalla tirannia del nazifascismo. E’ una festa che il popolo italiano si è guadagnata sul campo al costo di un prezzo altissimo, compiendo sacrifici inenarrabili e subendo le più grandi angherie e vessazioni.
L’infame ventennio fascista di Benito Mussolini instaurò un regime dittatoriale e autoritario che cancellò le libertà, la democrazia, i diritti fondamentali, introducendo il Tribunale speciale per gli oppositori e le leggi razziali. Il fascismo trascinò l’Italia nell’avventura rovinosa della seconda guerra mondiale al fianco della Germania nazista follemente guidata da Hitler.
Una vera e propria catastrofe si abbattè sul popolo italiano con rovine, dolori, lutti e distruzione.
Ciononostante la parte migliore del popolo riuscì a ritrovare le energie necessarie per riprendere la lotta contro l’oppressore nazifascista.
300.000 italiani fecero la scelta di prendere le armi per difendere la patria contro i traditori fascisti e per conquistare la libertà e la democrazia.
45.000 furono i caduti di quella bellissima pagina che ha riscattato la storia d’Italia che si chiama Resistenza e che ha dato vita alla Repubblica democratica ed alla Costituzione.
Un patrimonio di valori che è più vivo ed attuale che mai e che rinnova le sue forti ragioni proprio nel momento in cui vengono messi in discussione o addirittura cancellati i diritti sacrosanti sanciti nella carta costituzionale. Per questo non possiamo assistere da spettatori passivi allo stravolgimento ed allo svuotamento dei fondamentali principi costituzionali.
In tal senso, l’ultima grave modifica che introduce il pareggio di bilancio nella Costituzione si ispira ad una precisa concezione economica, quella neoliberista in salsa tedesca, che mette al centro di tutto le borse, i mercati e il profitto e cancella e annulla i diritti delle persone.
Infatti, questa modifica alla Costituzione svuota totalmente i diritti previsti dalla prima parte della Costituzione. Ciò vuol dire che, d’ora in poi, lo Stato non garantirà più, ad esempio, la tutela della salute e non assicurerà più le garanzie di cure gratuite agli indigenti, previste dall’art. 32 della Costituzione. Inoltre, rischia di essere annullato il diritto alla gratuità dell’istruzione per gli otto anni della scuola dell’obbligo, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, garantito ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi (art. 34) e potrebbe essere manomesso anche quanto previsto dall’art. 38: “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. In tutti questi casi i tagli che saranno portati per raggiungere il pareggio di bilancio possono pregiudicare, ancora di più di quanto già accada oggi, l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti. E’ davvero un’aberrazione anticostituzionale.
Ecco perché per noi oggi raccogliere l’eredità straordinaria della Liberazione italiana oggi significa essere Partigiani della Costituzione.
Per questo il 25 aprile i Comunisti Italiani calabresi saranno presenti con le loro bandiere a tutte le manifestazioni che in Calabria da Reggio, a Rosarno, a Vibo ed altrove si svolgeranno per ricordare la pagina gloriosa della Resistenza e della Liberazione e per rinnovare l’impegno a battersi per far trionfare gli ideali di giustizia, di libertà e di uguaglianza.
Reggio Calabria, 24.04.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHERLANGELO TRIPODI
giovedì 19 aprile 2012
3° CONGRESSO REGIONALE PdCI a Vibo Valentia
RICOSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA, UNIRE LA SINISTRA, CENTRALITA' AL SUD
Domenica 22 Aprile a partire dalle ore 9.30 presso la Biblioteca Comunale di Vibo Valentia si svolgerà il 3° Congresso Regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
E’ un’occasione importante per rilanciare la presenza Comunista in Calabria ed in Italia quale condizione necessaria per aprire una nuova stagione all’insegna dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della solidarietà e della democrazia.
Ricostruire il Partito Comunista, realizzare una grande alleanza della sinistra, ridare centralità al Sud, battere Scopelliti e la destra in Calabria: sono questi i temi su cui si svilupperà un ampio dibattito che vedrà la partecipazione anche di forze esterne che sono state invitate a prendere parte al congresso regionale.
Siamo sicuri che il 3° Congresso Regionale del PdCI costituirà un evento che peserà fortemente sul futuro politico della nostra regione.
La Calabria conosce una crisi drammatica che si manifesta in fenomeni di disgregazione sociale spaventosi che non hanno precedenti nella sua storia e che richiedono una svolta radicale dopo gli anni delle false promesse e degli annunci mediatici vuoti di contenuto che sono stati alla base dell’avvento di Scopelliti e della destra.
Ciò sollecita una risposta politica incisiva ed adeguata per rilanciare e dare forza e credibilità ai comunisti e alla sinistra in Calabria.
Il 3° Congresso Regionale del PdCI sarà aperto dalla relazione introduttiva del Segretario Regionale Michelangelo Tripodi e dopo gli interventi di saluto e il dibattito verrà concluso da Orazio Licandro, Coordinatore della Segreteria nazionale del PdCI.
Al termine dei lavori si procederà all’approvazione del documento politico e alla votazione del nuovo Comitato Regionale del PdCI calabrese.
Reggio Calabria, 18.04.2012
UFFICIO STAMPA PdCI CALABRIA
PROGRAMMA LAVORI
Ore 9.30 - Adempimenti congressuali
Ore 9.45 - Insediamento Presidenza Congresso
Ore 10.00 - Relazione comp. MICHELANGELO TRIPODI (Segretario Regionale)
Ore 10.45 - Interventi invitati
Ore 12.00 - Elezione Commissione Politica ed Elettorale
Ore 12.15 - Apertura dibattito
Ore 13.30 – Pausa pranzo
Ore 14.00 – Riunioni Commissioni
Ore 14.30 - Ripresa Dibattito
Ore 17.30 - Conclusioni comp. ORAZIO LICANDRO (Coordinatore Segreteria Nazionale)
Ore 18.30 - Elezione Comitato Regionale.
Domenica 22 Aprile a partire dalle ore 9.30 presso la Biblioteca Comunale di Vibo Valentia si svolgerà il 3° Congresso Regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
E’ un’occasione importante per rilanciare la presenza Comunista in Calabria ed in Italia quale condizione necessaria per aprire una nuova stagione all’insegna dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della solidarietà e della democrazia.
Ricostruire il Partito Comunista, realizzare una grande alleanza della sinistra, ridare centralità al Sud, battere Scopelliti e la destra in Calabria: sono questi i temi su cui si svilupperà un ampio dibattito che vedrà la partecipazione anche di forze esterne che sono state invitate a prendere parte al congresso regionale.
Siamo sicuri che il 3° Congresso Regionale del PdCI costituirà un evento che peserà fortemente sul futuro politico della nostra regione.
La Calabria conosce una crisi drammatica che si manifesta in fenomeni di disgregazione sociale spaventosi che non hanno precedenti nella sua storia e che richiedono una svolta radicale dopo gli anni delle false promesse e degli annunci mediatici vuoti di contenuto che sono stati alla base dell’avvento di Scopelliti e della destra.
Ciò sollecita una risposta politica incisiva ed adeguata per rilanciare e dare forza e credibilità ai comunisti e alla sinistra in Calabria.
Il 3° Congresso Regionale del PdCI sarà aperto dalla relazione introduttiva del Segretario Regionale Michelangelo Tripodi e dopo gli interventi di saluto e il dibattito verrà concluso da Orazio Licandro, Coordinatore della Segreteria nazionale del PdCI.
Al termine dei lavori si procederà all’approvazione del documento politico e alla votazione del nuovo Comitato Regionale del PdCI calabrese.
Reggio Calabria, 18.04.2012
UFFICIO STAMPA PdCI CALABRIA
PROGRAMMA LAVORI
Ore 9.30 - Adempimenti congressuali
Ore 9.45 - Insediamento Presidenza Congresso
Ore 10.00 - Relazione comp. MICHELANGELO TRIPODI (Segretario Regionale)
Ore 10.45 - Interventi invitati
Ore 12.00 - Elezione Commissione Politica ed Elettorale
Ore 12.15 - Apertura dibattito
Ore 13.30 – Pausa pranzo
Ore 14.00 – Riunioni Commissioni
Ore 14.30 - Ripresa Dibattito
Ore 17.30 - Conclusioni comp. ORAZIO LICANDRO (Coordinatore Segreteria Nazionale)
Ore 18.30 - Elezione Comitato Regionale.
Bocciatura piano casa 2: una lezione per Scopelliti
Certo che ci vuole mestiere e capacità per collezionare il ragguardevole primato di 14 bocciature di leggi nell’arco di meno di due anni. E’ questo il primato di cui il Presidente Scopelliti, insieme alla sua Giunta e alla sua maggioranza di centrodestra non hanno di che vantarsi. Ed occorre ricordare che queste bocciature con relative impugnative alla Corte Costituzionale sono state fatte prima dal governo Berlusconi e poi dal governo Monti.
L’ultima bocciatura in ordine di tempo è certamente quella più grave perché riguarda il cosiddetto Piano Casa 2 della Regione Calabria che, modificando il precedente Piano Casa 1 (legge regionale n. 21/2010), apriva la strada ad un saccheggio senza precedenti del territorio calabrese.
Una legge davvero scandalosa frutto della protervia e dell’arroganza senza limiti di una destra becera e rozza che pensa di poter disporre a piacimento delle risorse della regione per promuovere gli interessi più loschi all’insegna del disprezzo dei valori del paesaggio e del territorio.
In una regione che è stata già duramente provata nei decenni passati dalle azioni più dissennate di devastazione ambientale e speculazione edilizia, sarebbe stato intollerabile consentire una nuova colata di cemento.
Eppure se non fosse arrivata la bocciatura del governo Monti oggi saremmo a questo punto a causa delle politiche e delle scelte sciagurate che la destra sta portando avanti alla regione sulla testa e al di sopra degli interessi della Calabria e dei bisogni dei calabresi.
Questa destra calabrese, così come quella nazionale, è la destra che sta portando la regione sul binario morto del disastro e del fallimento politico ed amministrativo. E’ la destra dei condoni e degli abusi, come quello, gravissimo, che si voleva attuare con il cosiddetto Piano Casa 2 che prevedeva addirittura la possibilità di condonare gli abusi edilizi realizzati in aree sottoposte a vincolo paesaggistico.
E non è certo un caso se dopo due anni di governo Scopelliti tutti gli strumenti di pianificazione e di governo del territorio sono stati totalmente bloccati, a partire dal Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico che, appena insediata, la giunta Scopelliti ha provveduto a sospendere ed a ritirare dal Consiglio Regionale dove era in procinto di essere approvato. Ricordo che il QTRP è stato uno dei più grandi risultati della passata legislatura quando l’Assessorato all’urbanistica era retto dal sottoscritto: un grande lavoro che purtroppo rischia di essere vanificato dal dilettantismo, dall’incompetenza e dalla mancanza di volontà politica dell’attuale gestione politica e amministrativa.
Noi lo sapevamo già, ma dopo due anni anche i calabresi hanno cominciato a conoscere qual è la vera natura di questa destra che governa la regione e quali sono i suoi reali obiettivi.
Costoro non vogliono né regole né pianificazione e, quindi, bloccano e svuotano tutti gli strumenti come il Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico che potrebbe rappresentare un serio ostacolo al dispiegarsi di un disegno che considera il territorio ed il paesaggio non come risorse da tutelare e valorizzare ma come elementi utili per realizzare gli interessi della rendita, del cemento selvaggio e degli intrecci politico-affaristico-mafiosi.
Tutto il contrario di quello che oggi serve alla Calabria e che rappresenta un’esigenza ormai insopprimibile.
Il futuro di questa terra è legato fortemente alla tutela ed alla valorizzazione delle sue risorse naturali, del suo patrimonio storico ed archeologico, del suo territorio e del suo paesaggio.
Ma per fare ciò ci vogliono più regole e meno condoni, più pianificazione regionale e locale e meno abusi, meno consumo del suolo e più contrasto alla speculazione, meno mattoni e più recupero e riqualificazione, più interventi e investimenti per la prevenzione dei rischi e meno deregulation. Insomma tutto quello che non sta facendo Scopelliti.
Questa è la strada che occorre perseguire per guardare con fiducia al futuro di un territorio che richiede più cura e più attenzione vista la sua fragilità e precarietà e che non può essere continuamente sottoposto alle più selvagge e devastanti azioni criminali che lo feriscono in maniera irreversibile. A chi oggi in Calabria si fa portatore delle iniziative di saccheggio e di devastazione del territorio vogliamo ricordare una vecchia frase indiana “La Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito dei nostri figli” che ci impone di rispettare ambiente e territorio non tanto per noi ma soprattutto per quelli che verranno dopo di noi.
Reggio Calabria, 9.4.2012
L’ultima bocciatura in ordine di tempo è certamente quella più grave perché riguarda il cosiddetto Piano Casa 2 della Regione Calabria che, modificando il precedente Piano Casa 1 (legge regionale n. 21/2010), apriva la strada ad un saccheggio senza precedenti del territorio calabrese.
Una legge davvero scandalosa frutto della protervia e dell’arroganza senza limiti di una destra becera e rozza che pensa di poter disporre a piacimento delle risorse della regione per promuovere gli interessi più loschi all’insegna del disprezzo dei valori del paesaggio e del territorio.
In una regione che è stata già duramente provata nei decenni passati dalle azioni più dissennate di devastazione ambientale e speculazione edilizia, sarebbe stato intollerabile consentire una nuova colata di cemento.
Eppure se non fosse arrivata la bocciatura del governo Monti oggi saremmo a questo punto a causa delle politiche e delle scelte sciagurate che la destra sta portando avanti alla regione sulla testa e al di sopra degli interessi della Calabria e dei bisogni dei calabresi.
Questa destra calabrese, così come quella nazionale, è la destra che sta portando la regione sul binario morto del disastro e del fallimento politico ed amministrativo. E’ la destra dei condoni e degli abusi, come quello, gravissimo, che si voleva attuare con il cosiddetto Piano Casa 2 che prevedeva addirittura la possibilità di condonare gli abusi edilizi realizzati in aree sottoposte a vincolo paesaggistico.
E non è certo un caso se dopo due anni di governo Scopelliti tutti gli strumenti di pianificazione e di governo del territorio sono stati totalmente bloccati, a partire dal Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico che, appena insediata, la giunta Scopelliti ha provveduto a sospendere ed a ritirare dal Consiglio Regionale dove era in procinto di essere approvato. Ricordo che il QTRP è stato uno dei più grandi risultati della passata legislatura quando l’Assessorato all’urbanistica era retto dal sottoscritto: un grande lavoro che purtroppo rischia di essere vanificato dal dilettantismo, dall’incompetenza e dalla mancanza di volontà politica dell’attuale gestione politica e amministrativa.
Noi lo sapevamo già, ma dopo due anni anche i calabresi hanno cominciato a conoscere qual è la vera natura di questa destra che governa la regione e quali sono i suoi reali obiettivi.
Costoro non vogliono né regole né pianificazione e, quindi, bloccano e svuotano tutti gli strumenti come il Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico che potrebbe rappresentare un serio ostacolo al dispiegarsi di un disegno che considera il territorio ed il paesaggio non come risorse da tutelare e valorizzare ma come elementi utili per realizzare gli interessi della rendita, del cemento selvaggio e degli intrecci politico-affaristico-mafiosi.
Tutto il contrario di quello che oggi serve alla Calabria e che rappresenta un’esigenza ormai insopprimibile.
Il futuro di questa terra è legato fortemente alla tutela ed alla valorizzazione delle sue risorse naturali, del suo patrimonio storico ed archeologico, del suo territorio e del suo paesaggio.
Ma per fare ciò ci vogliono più regole e meno condoni, più pianificazione regionale e locale e meno abusi, meno consumo del suolo e più contrasto alla speculazione, meno mattoni e più recupero e riqualificazione, più interventi e investimenti per la prevenzione dei rischi e meno deregulation. Insomma tutto quello che non sta facendo Scopelliti.
Questa è la strada che occorre perseguire per guardare con fiducia al futuro di un territorio che richiede più cura e più attenzione vista la sua fragilità e precarietà e che non può essere continuamente sottoposto alle più selvagge e devastanti azioni criminali che lo feriscono in maniera irreversibile. A chi oggi in Calabria si fa portatore delle iniziative di saccheggio e di devastazione del territorio vogliamo ricordare una vecchia frase indiana “La Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito dei nostri figli” che ci impone di rispettare ambiente e territorio non tanto per noi ma soprattutto per quelli che verranno dopo di noi.
Reggio Calabria, 9.4.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
venerdì 30 marzo 2012
Cominciamo da noi…. Iniziativa a Nicotera domenica 1 aprile dalle ore 10
Continuano le iniziative promosse dalla federazione provinciale del PdCI di Vibo Valentia, dal titolo “Cominciamo da Noi…”. Il progetto del PdCI, partito quasi un anno fa, passa alla fase successiva, quella dove i cittadini in prima persona sono chiamati a dire la loro sul futuro del territorio e su quello che vorrebbero fosse fatto per “ricostruire” il paese.
Domenica mattina quindi partirà da Nicotera la “carovana programmatica” che si propone di attraversare tutto il territorio provinciale, per ascoltare le voci della gente in prima persona e capire quali sono i bisogni reali dei cittadini. Stare con la gente, parlare con loro e crescere socialmente e politicamente, questo è quello che si impegnano a fare i comunisti oggi.
La nuova idea messa sul tavolo dalla federazione del PdCI Vibonese consiste in una raccolta di proposte fatte dalla gente, tutto questo da scrivere su un foglietto che pone al cittadino questione come: lavoro, legalità e ambiente. Tre temi che sono sicuramente i tasselli fondamentali per la crescita del nostro territorio. Queste proposte verranno poi raccolte in un’urna che sarà aperta solo quando avrà concluso il suo viaggio e cioè dopo aver attraversato tutta la provincia. Il tutto verrà chiuso in un’urna che sarà aperta alla fine del percorso politico nelle cittadine per tirare le somme e costruire un insieme di proposte partite veramente dal basso e non partorite al chiuso delle stanze delle sezioni.
Saranno 3 semplici quesiti e riguarderanno: ambiente, legalità e territorio.
Questa carovana toccherà nei prossimi mesi gran parte della provincia e sono previste tappe, oltre a Nicotera, a Vibo Marina, Filadelfia, Serra San Bruno, Tropea, Mileto, San Nicola da Crissa, Triparni e Vibo centro e queste sono solo alcune visto che il nostro cammino coprirà i prossimi 6 mesi.
Questa campagna vuole tendere la mano a coloro si sentono esclusi dalle decisioni, a coloro che credono nella vera politica e non in quella che scippa il voto e sparisce, a coloro che hanno bisogno di farsi ascoltare, a coloro che credono nei diritti e non nei favori, soprattutto a quelli che credono a chi vedono dal vivo e non in un manifesto.
Il nostro posto è per la strada tra la gente e non nei salotti.
Durante la mattinata, sotto il gazebo, sarà possibile anche firmare la petizione contro la modifica dell’articolo 18. Contro queste politiche del governo Monti che da governo “tecnico” non si pone nessuna questione etica nel distruggere i diritti dei lavoratori e della classe più debole.
Cominciamo da noi….
Domenica mattina quindi partirà da Nicotera la “carovana programmatica” che si propone di attraversare tutto il territorio provinciale, per ascoltare le voci della gente in prima persona e capire quali sono i bisogni reali dei cittadini. Stare con la gente, parlare con loro e crescere socialmente e politicamente, questo è quello che si impegnano a fare i comunisti oggi.
La nuova idea messa sul tavolo dalla federazione del PdCI Vibonese consiste in una raccolta di proposte fatte dalla gente, tutto questo da scrivere su un foglietto che pone al cittadino questione come: lavoro, legalità e ambiente. Tre temi che sono sicuramente i tasselli fondamentali per la crescita del nostro territorio. Queste proposte verranno poi raccolte in un’urna che sarà aperta solo quando avrà concluso il suo viaggio e cioè dopo aver attraversato tutta la provincia. Il tutto verrà chiuso in un’urna che sarà aperta alla fine del percorso politico nelle cittadine per tirare le somme e costruire un insieme di proposte partite veramente dal basso e non partorite al chiuso delle stanze delle sezioni.
Saranno 3 semplici quesiti e riguarderanno: ambiente, legalità e territorio.
Questa carovana toccherà nei prossimi mesi gran parte della provincia e sono previste tappe, oltre a Nicotera, a Vibo Marina, Filadelfia, Serra San Bruno, Tropea, Mileto, San Nicola da Crissa, Triparni e Vibo centro e queste sono solo alcune visto che il nostro cammino coprirà i prossimi 6 mesi.
Questa campagna vuole tendere la mano a coloro si sentono esclusi dalle decisioni, a coloro che credono nella vera politica e non in quella che scippa il voto e sparisce, a coloro che hanno bisogno di farsi ascoltare, a coloro che credono nei diritti e non nei favori, soprattutto a quelli che credono a chi vedono dal vivo e non in un manifesto.
Il nostro posto è per la strada tra la gente e non nei salotti.
Durante la mattinata, sotto il gazebo, sarà possibile anche firmare la petizione contro la modifica dell’articolo 18. Contro queste politiche del governo Monti che da governo “tecnico” non si pone nessuna questione etica nel distruggere i diritti dei lavoratori e della classe più debole.
Cominciamo da noi….
lunedì 26 marzo 2012
Mentre i “medici” studiano il malato muore
In un periodo di crisi economica così grave e latente che non accenna in alcun modo a regredire, dove i tassi di disoccupazione e povertà hanno ormai raggiunto cifre esorbitanti, non è insolito imbattersi in sommi simposi, televisivi e non, dove politici, nazionali e locali, “politicanti” e opinionisti si affrettano a offrire la loro “personalissima” cura per una malattia che essi stessi, chi più chi meno, hanno provocato.
Per quanto concerne il nostro territorio appare estremamente chiaro che i pochi margini di sviluppo economico sono imprescindibilmente legati al fenomeno turistico e alla sua crescita.
Tale fenomeno ha subito negli anni, come tutte le manifestazioni culturali umane, un profondo e radicale cambiamento tanto da costringere i tecnici del settore a stravolgere l’angolo d’analisi del fenomeno stesso, non più intendibile solo ed esclusivamente come un mero bisogno economico, bensì come un bisogno sociale e culturale insito nell’individuo, aprendo le porte a nuove e più articolate forme di turismo.
Nel nostro territorio, erroneamente, abbiamo da sempre inteso il turismo come un fenomeno stagionale, affiancandolo esclusivamente all’offerta “sole-mare”, perdendo, così, la possibilità di acquisire indefiniti segmenti di mercato ( religioso, culturale, paesaggistico, naturalistico, ecc.) che potrebbero destagionalizzare l’offerta turistica creando un indotto economico costante che potrebbe garantire una stabilità economica per gran parte della comunità vibonese e non solo per quegli pseudo – imprenditori che sono uno dei tanti mali del mancato sviluppo.
Da tutto questo la politica continua ad estraniarsi, trasversalmente.
Vi è infatti una grande comunione di intenti, tra giunta Comunale e Provinciale, nel voler abbandonare a se stesso l’enorme patrimonio storico-artistico- culturale vibonese in generale ma, in particolare, della città di Vibo Valentia.
Basta fare una breve passeggiata nel centro storico della nostra città per rendersi conto, di persona, dello stato di abbandono e degrado che imperversa, con una politica che continua a non intervenire e che quando lo fa (vedi vergognoso intervento sulla scalinata di via Sette Martiri) compie danni irreparabili.
In occasione delle Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano) mi è stato possibile visitare il meraviglioso palazzo Gagliardi –De Riso, di proprietà della provincia e di registrare, quindi, l’indecoroso stato in cui versa quello che senza ombra di dubbio è uno dei palazzi nobiliari più belli e meglio conservati (una volta!!!) dell’intera regione.
Farebbero bene, il Presidente De Nisi e il suo partito ( se così si può definire quell’apparato di potere), anziché imbandire solenni tavole rotonde per discutere delle tematiche turistiche (da loro stessi disconosciute) ad adoperarsi per la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico – archeologico - culturale.
Farebbe bene la politica ad affidare questo settore, volano per l’economia e lo sviluppo, ai politici in base alle competenze e non ai pacchetti di voti, farebbe bene questa classe dirigente a farsi da parte, una volta per tutte, per il bene di un territorio che, altrimenti, non avrà scampo…
Coordinamento provinciale federazione giovanile comunisti italiani
Per quanto concerne il nostro territorio appare estremamente chiaro che i pochi margini di sviluppo economico sono imprescindibilmente legati al fenomeno turistico e alla sua crescita.
Tale fenomeno ha subito negli anni, come tutte le manifestazioni culturali umane, un profondo e radicale cambiamento tanto da costringere i tecnici del settore a stravolgere l’angolo d’analisi del fenomeno stesso, non più intendibile solo ed esclusivamente come un mero bisogno economico, bensì come un bisogno sociale e culturale insito nell’individuo, aprendo le porte a nuove e più articolate forme di turismo.
Nel nostro territorio, erroneamente, abbiamo da sempre inteso il turismo come un fenomeno stagionale, affiancandolo esclusivamente all’offerta “sole-mare”, perdendo, così, la possibilità di acquisire indefiniti segmenti di mercato ( religioso, culturale, paesaggistico, naturalistico, ecc.) che potrebbero destagionalizzare l’offerta turistica creando un indotto economico costante che potrebbe garantire una stabilità economica per gran parte della comunità vibonese e non solo per quegli pseudo – imprenditori che sono uno dei tanti mali del mancato sviluppo.
Da tutto questo la politica continua ad estraniarsi, trasversalmente.
Vi è infatti una grande comunione di intenti, tra giunta Comunale e Provinciale, nel voler abbandonare a se stesso l’enorme patrimonio storico-artistico- culturale vibonese in generale ma, in particolare, della città di Vibo Valentia.
Basta fare una breve passeggiata nel centro storico della nostra città per rendersi conto, di persona, dello stato di abbandono e degrado che imperversa, con una politica che continua a non intervenire e che quando lo fa (vedi vergognoso intervento sulla scalinata di via Sette Martiri) compie danni irreparabili.
In occasione delle Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano) mi è stato possibile visitare il meraviglioso palazzo Gagliardi –De Riso, di proprietà della provincia e di registrare, quindi, l’indecoroso stato in cui versa quello che senza ombra di dubbio è uno dei palazzi nobiliari più belli e meglio conservati (una volta!!!) dell’intera regione.
Farebbero bene, il Presidente De Nisi e il suo partito ( se così si può definire quell’apparato di potere), anziché imbandire solenni tavole rotonde per discutere delle tematiche turistiche (da loro stessi disconosciute) ad adoperarsi per la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico – archeologico - culturale.
Farebbe bene la politica ad affidare questo settore, volano per l’economia e lo sviluppo, ai politici in base alle competenze e non ai pacchetti di voti, farebbe bene questa classe dirigente a farsi da parte, una volta per tutte, per il bene di un territorio che, altrimenti, non avrà scampo…
Coordinamento provinciale federazione giovanile comunisti italiani
mercoledì 21 marzo 2012
Il PdCI aderisce allo sciopero generale di Serra San Bruno
Il 24 marzo il Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia scenderà in piazza a protestare, a fianco dei cittadini serresi, contro il ridimensionamento dell’Ospedale di Serra San Bruno. Per sostenere la battaglia che dev’essere di tutti i cittadini della Provincia di Vibo Valentia che, verranno praticamente privati di un ospedale, quello di Serra appunto, e quindi di un patrimonio di tutela della salute.
Parliamo della salute dei cittadini, di difesa della vita, del diritto alle cure mediche, ma questo non sembra interessare al caro presidente Scopelliti e nemmeno al consigliere Salerno, che pensano solo a “tagliare” fondi a destra e a manca, riflettendo in pieno la metodologia adottata anche a livello nazionale dal loro partito. Tagli anziché incentivi, zero investimenti per l’innovazione e per la ricerca, quelli che dovrebbero essere i mezzi per superare questa crisi che ci coinvolge tutti.
Ma si capisce che quelli costretti a pagare sono sempre i più piccoli, allora a chi interessa se, i cittadini di Serra o dei paesi vicini dovranno farsi minimo 45 minuti di macchina (sperando che le condizioni meteo non li tengano isolati) per raggiungere l’ospedale più vicino e farsi prestare soccorso. A chi interessa se saranno i cittadini di Serra a morire per un’emergenza ospedaliera?
Allora noi da Comunisti, sempre al fianco dei più deboli e pronti a lottare contro le ingiustizie ci schieriamo a viso aperto contro queste politiche sbagliate e meschine che vogliono indebolire ulteriormente paesi già in difficoltà.
Sarà inoltre un’occasione per stare al fianco dei compagni di Serra e in special modo del compagno Gambino, da sempre impegnato a denunciare le vessazioni subite dalla sua terra, vittima di un vile atto intimidatorio pochi mesi.
Sabato quindi saremo a Serra, per dimostrare insieme ai cittadini che noi vogliamo migliorare le condizioni del nostro territorio e siamo contro questi logiche che lo affossano e lo degradano ulteriormente.
Parliamo della salute dei cittadini, di difesa della vita, del diritto alle cure mediche, ma questo non sembra interessare al caro presidente Scopelliti e nemmeno al consigliere Salerno, che pensano solo a “tagliare” fondi a destra e a manca, riflettendo in pieno la metodologia adottata anche a livello nazionale dal loro partito. Tagli anziché incentivi, zero investimenti per l’innovazione e per la ricerca, quelli che dovrebbero essere i mezzi per superare questa crisi che ci coinvolge tutti.
Ma si capisce che quelli costretti a pagare sono sempre i più piccoli, allora a chi interessa se, i cittadini di Serra o dei paesi vicini dovranno farsi minimo 45 minuti di macchina (sperando che le condizioni meteo non li tengano isolati) per raggiungere l’ospedale più vicino e farsi prestare soccorso. A chi interessa se saranno i cittadini di Serra a morire per un’emergenza ospedaliera?
Allora noi da Comunisti, sempre al fianco dei più deboli e pronti a lottare contro le ingiustizie ci schieriamo a viso aperto contro queste politiche sbagliate e meschine che vogliono indebolire ulteriormente paesi già in difficoltà.
Sarà inoltre un’occasione per stare al fianco dei compagni di Serra e in special modo del compagno Gambino, da sempre impegnato a denunciare le vessazioni subite dalla sua terra, vittima di un vile atto intimidatorio pochi mesi.
Sabato quindi saremo a Serra, per dimostrare insieme ai cittadini che noi vogliamo migliorare le condizioni del nostro territorio e siamo contro questi logiche che lo affossano e lo degradano ulteriormente.
lunedì 19 marzo 2012
Verità e chiarezza sui centri storici
E’ davvero agghiacciante dover constatare come l’argomento “centri storici” venga strumentalmente agitato, usando notizie riciclate e manipolate ad arte al solo scopo di gettare discredito sul sottoscritto e sul centrosinistra.
Peccato solo che tra i diversi soggetti: l’Assessore regionale all’urbanistica Aiello, il Dirigente Generale Putortì, il Dirigente De Marco, gli organi di stampa e gli addetti ai lavori ci sia una preoccupante confusione. Sembra, infatti, che nessuno conosca (rectius si preoccupi davvero di conoscere) il reale svolgimento dei fatti e l’esatta portata delle somme necessarie a dare copertura ai progetti finanziati.
I milioni di Euro compaiono e scompaiono misteriosamente a seconda dell’intento di volta in volta prevalente: se l’obiettivo è colpire la vecchia Giunta regionale, gli importi lievitano; se lo sforzo è quello di dimostrare l’impegno (davvero inesistente) della Giunta Scopelliti, gli stessi diminuiscono. Anche gli APQ e le soluzioni sembrano proliferare o venir meno senza tregua.
E’ arrivato il momento di fare chiarezza una volta per tutte.
Attraverso l’operazione di finanziamento degli interventi per la riqualificazione, il recupero e la valorizzazione dei Centri storici della Calabria, avviata con bando pubblico il 4 aprile 2008, cioè due anni prima delle elezioni e non pochi mesi prima della campagna elettorale come falsamente affermato, la Giunta Regionale dell’epoca ha dato concretezza alla scelta della valorizzazione e del recupero dei centri storici come strumenti privilegiati di crescita e di sviluppo, di creazione di reddito e di lavoro. Gli interventi selezionati sono stati complessivamente 250 per un importo totale di finanziamento pari ad €. 155.448.458,69.
L’approvazione della graduatoria e la conseguente sottoscrizione delle convenzioni con i singoli Comuni beneficiari dei finanziamenti, sono avvenute sulla base di quanto disposto dalla Delibera n. 170 del 08.04.2009 (un anno prima delle elezioni), con cui la Giunta Regionale della Calabria ha stabilito di dare copertura alle operazioni selezionate a valle del sopradetto bando, mediante: le risorse di cui alla Delibera CIPE n. 35/05; i fondi derivanti da risorse del PAR FAS Calabria 2007/2013 ed infine, gli stanziamenti derivanti da rientri finanziari.
Come si può verificare le carte parlano chiaro: non è assolutamente vero che è stato avviato un programma fantasma, la Giunta Regionale approvò un quadro finanziario completo che prevedeva la piena copertura del programma centri storici, tanto che il PAR FAS Calabria 2007/2013 fu approvato dalla Giunta Regionale con la Delibera n. 157 del 31.03.2009 ed anche dal Consiglio Regionale con la Deliberazione n. 359 del 6 agosto 2009. Il PAR FAS 2007/23013 fu, infatti, discusso e, addirittura, votato all’unanimità dall’intero Consiglio regionale, dove maggioranza ed opposizione insieme, hanno condiviso l’utilizzo di tali risorse all’interno di una lunga serie di interventi di Programmazione Unitaria. Si avviò, quindi, un percorso limpido e coerente.
Le risorse destinate alla Regione Calabria sono state, a tradimento, scippate dal governo Berlusconi e destinate a tutto vantaggio delle regioni del nord per finanziare interventi e attività legate agli interessi leghisti. Tale comportamento anticalabrese ha portato al blocco del PAR FAS CALABRIA presso il CIPE.
A fronte di tale inaspettata e gravissima condotta governativa, l’Assessorato all’Urbanistica e Governo del Territorio guidato dallo scrivente si è immediatamente attivato per reperire risorse di cui i Comuni potessero immediatamente disporre, riuscendo a destinare a tale scopo i fondi derivanti dalle Delibere CIPE nn. 35/05 e 03/06, pari a quasi 24 milioni di Euro. In data 27.02.2010, inoltre, la Giunta Regionale con la Delibera n. 171 – proprio al fine di garantire ai progetti una copertura nelle more dell’approvazione del PAR FAS Calabria 2007/2013 - ha rimodulato il quadro finanziario già assentito con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 170 dell’8.04.2009, procedendo alla contabilizzazione di nuove risorse disponibili per dare totale copertura all’intera procedura selettiva degli interventi sui centri storici, proponendo l’utilizzo di ulteriori fondi derivanti da risorse liberate del POR Calabria 2000/2006 (per oltre 18 milioni di euro), dal POIN FESR “Attrattori Culturali, Naturali e Turismo 2007/2013” (per un importo pari ad oltre 21 milioni di euro) destinati ai progetti ricadenti nelle aree del Parco del Pollino e del Parco dell’Aspromonte, prevedendo nel contempo la sottoscrizione di un ulteriore Atto Integrativo all’Accordo di Programma Quadro “Emergenze Urbanistiche e Territoriali” per oltre 66 milioni di euro ed individuando, infine, per i restanti fondi necessari a coprire l’intero pacchetto di operazioni (quantificati in quasi 26 milioni di euro) una copertura derivante dalla riprogrammazione di economie già censite e generate da altri progetti, sia afferenti il medesimo bando che inseriti in altri APQ.
Nell’aprile 2010, come noto, alla regione si è insediata la Giunta Scopelliti.
Da quel momento in avanti, nessuna attività è stata portata avanti per confermare le scelte e le decisioni assunte dalla precedente Giunta per quanto riguarda l’attuazione del programma dei centri storici calabresi. In particolare, nessuna iniziativa risulta essere stata assunta dall’attuale Giunta regionale per mettere a disposizione risorse finanziarie da utilizzare per dare sollievo ai Comuni che, nel frattempo, hanno continuato a dare esecuzione ai lavori di riqualificazione avviati. Anzi, cosa ancora più grave, per una parte delle dotazioni finanziarie già impegnate la giunta Scopelliti non è stata capace, o meglio non ha voluto, di portare a compimento tutto il procedimento per rendere effettivamente disponibili le risorse già individuate. La verità è che all’Assessorato all’urbanistica la situazione è rimasta cristallizzata al mese di febbraio 2010.
E’, quindi, assai grave che ci si avventuri in dichiarazioni calunniose ed inaccettabili a danno dello scrivente, del centrosinistra e di tutta la Giunta Loiero senza prima assumere tutte le necessarie informazioni per fare chiarezza su una vicenda da cui emergono due fatti assolutamente incontestabili: 1) l’attacco contro la Calabria da parte del Governo Berlusconi che ha sottratto alla regione le risorse del PAR FAS 2007/2013 che le erano state destinate; 2) il fatto che la Giunta Scopelliti ha volutamente affossato il programma dei centri storici, alimentando una situazione di disagio economico ed evitando di trovare una soluzione al problema, nel tentativo ignobile di scaricare sulla precedente Giunta le proprie responsabilità sulla questione.
Stupisce che sia sfuggito il fatto che nel corso di quasi due anni dall’insediamento della Giunta Scopelliti nessun provvedimento sia stato adottato e che le uniche risorse su cui i Comuni hanno potuto contare sono quelle individuate responsabilmente prima delle elezioni regionali (nel febbraio 2010) dalla Giunta Loiero. Lo stesso Assessore Aiello, nel tentativo di attribuirsi meriti che non ha, confonde le risorse in gioco; in un primo momento qualifica come non credibili le iniziative messe in campo dalla Giunta Loiero (Atto Integrativo all’APQ, Risorse Liberate del POR 2000/2006), per poi, un attimo dopo, cercare di appropriarsene il merito.
Ed è sempre l’Assessore Aiello che poco più tardi dichiara che in realtà le risorse indisponibili ammontano a circa 25 milioni di euro; evidentemente gli sarà sfuggito che la stessa DGR n. 171/2010 aveva già destinato a tale fine economie derivanti da ribassi d’asta (di cui 5 milioni già censiti).
E’ scorretto ed ignobile che la Giunta Scopelliti e l’Assessore Aiello si vantino di aver destinato risorse ai Comuni, quando nulla hanno compiuto, pur avendo avviato l’utilizzo di cospicue risorse derivanti dai fondi POR FESR Calabria 2007/2013 per finanziare i PISL, attivando le linee di intervento di cui il Dipartimento è titolare per svariati milioni di Euro, escludendo accuratamente e scientemente di destinarle ai Comuni già titolari dei finanziamenti sui centri storici, così penalizzandoli doppiamente. Bastava compiere questa scelta per risolvere definitivamente la questione, ma evidentemente i centri storici non rientrano negli obiettivi di chi conduce politicamente e amministrativamente l’Assessorato all’Urbanistica, salvo quando possono diventare l’occasione per pavoneggiarsi in convegni nazionali dedicati al tema, come è avvenuto recentemente a Torino.
Tra l’altro, l’evidente volontà di boicottare l’intera operazione di riqualificazione dei centri storici calabresi, tradita dall’assenza di un qualunque sforzo per risolvere il problema causato dal governo Berlusconi e aggravato dall’inerzia di Scopelliti, con la conseguente strumentalizzazione intervenuta, è rafforzata dal comportamento assolutamente schizofrenico adottato dall’Assessorato all’Urbanistica e Governo del Territorio insediatosi nell’aprile 2010.
Perchè, infatti, ci si è preoccupati di ritirare immediatamente il QTR a valenza paesaggistica approvato dalla precedente Giunta, facendo perdere anni e anni di lavoro e di risorse finanziarie, ma nel contempo l’Assessorato è rimasto totalmente indifferente di fronte alla situazione di difficoltà in cui si trovavano i centri storici calabresi?
E se il programma era fantasma perché il Dirigente Generale del Dipartimento Putortì insieme al Dirigente De Marco, non hanno esitato a prorogare “tutte”, nessuna esclusa, le convenzioni di un ulteriore anno (dal 30 settembre 2010 sino al 30 settembre 2011) invece di revocarle?
E come mai lo stesso Putortì sempre insieme al Dirigente De Marco ha nominato centinaia di commissioni di collaudo in corso d’opera per tutti gli interventi appaltati, senza alcuna distinzione circa la relativa copertura?
Perché da due anni neanche un centesimo è stato aggiunto da questa Giunta regionale per integrare la copertura finanziaria dei progetti?
E perché, invece di lanciare accuse calunniose nei confronti del sottoscritto non si chiede conto a Scopelliti, Aiello e Putortì di tali condotte?
In realtà la scelta di prorogare di un ulteriore anno tutte le convenzioni in atto, nonché di nominare un enorme numero di commissioni di collaudo in corso d’opera, avendo piena contezza della situazione così delicata e senza aver provveduto a risolverla, dimostra un atteggiamento di noncuranza delle difficoltà dei Comuni e delle imprese coinvolte e una superficialità gravissima nella gestione della questione. Evidentemente l’Assessorato era più preoccupato di elargire numerose nomine ai professionisti calabresi che di risolvere il problema dei Comuni e delle imprese.
Sarebbe opportuno, pertanto, destinare al Presidente Scopelliti, all’Assessore Aiello, al Dirigente Generale Putortì e al Dirigente De Marco tutte le perplessità, le domande, le osservazioni, le curiosità, se del caso, anche gli attacchi e le espressioni sgradevoli ed inopportune rivolte al sottoscritto, inerenti una questione delicata, complessa e grave che sta colpendo l’intera Calabria, la cui mancata soluzione non può che essere ascritta a chi da quasi due anni, pur governando la Regione, ha volutamente tentato di affossare uno straordinario programma di riqualificazione e di valorizzazione dei centri storici che non ha precedenti nella storia regionale. Per questo mi sento di poter tranquillamente affermare, che, nonostante questi tentativi strumentali e calunniosi, non si può infangare lo straordinario lavoro che negli anni passati abbiamo portato avanti, dando lustro e prestigio alla politica urbanistica della Calabria.
Reggio Calabria, 17.3.2012
Peccato solo che tra i diversi soggetti: l’Assessore regionale all’urbanistica Aiello, il Dirigente Generale Putortì, il Dirigente De Marco, gli organi di stampa e gli addetti ai lavori ci sia una preoccupante confusione. Sembra, infatti, che nessuno conosca (rectius si preoccupi davvero di conoscere) il reale svolgimento dei fatti e l’esatta portata delle somme necessarie a dare copertura ai progetti finanziati.
I milioni di Euro compaiono e scompaiono misteriosamente a seconda dell’intento di volta in volta prevalente: se l’obiettivo è colpire la vecchia Giunta regionale, gli importi lievitano; se lo sforzo è quello di dimostrare l’impegno (davvero inesistente) della Giunta Scopelliti, gli stessi diminuiscono. Anche gli APQ e le soluzioni sembrano proliferare o venir meno senza tregua.
E’ arrivato il momento di fare chiarezza una volta per tutte.
Attraverso l’operazione di finanziamento degli interventi per la riqualificazione, il recupero e la valorizzazione dei Centri storici della Calabria, avviata con bando pubblico il 4 aprile 2008, cioè due anni prima delle elezioni e non pochi mesi prima della campagna elettorale come falsamente affermato, la Giunta Regionale dell’epoca ha dato concretezza alla scelta della valorizzazione e del recupero dei centri storici come strumenti privilegiati di crescita e di sviluppo, di creazione di reddito e di lavoro. Gli interventi selezionati sono stati complessivamente 250 per un importo totale di finanziamento pari ad €. 155.448.458,69.
L’approvazione della graduatoria e la conseguente sottoscrizione delle convenzioni con i singoli Comuni beneficiari dei finanziamenti, sono avvenute sulla base di quanto disposto dalla Delibera n. 170 del 08.04.2009 (un anno prima delle elezioni), con cui la Giunta Regionale della Calabria ha stabilito di dare copertura alle operazioni selezionate a valle del sopradetto bando, mediante: le risorse di cui alla Delibera CIPE n. 35/05; i fondi derivanti da risorse del PAR FAS Calabria 2007/2013 ed infine, gli stanziamenti derivanti da rientri finanziari.
Come si può verificare le carte parlano chiaro: non è assolutamente vero che è stato avviato un programma fantasma, la Giunta Regionale approvò un quadro finanziario completo che prevedeva la piena copertura del programma centri storici, tanto che il PAR FAS Calabria 2007/2013 fu approvato dalla Giunta Regionale con la Delibera n. 157 del 31.03.2009 ed anche dal Consiglio Regionale con la Deliberazione n. 359 del 6 agosto 2009. Il PAR FAS 2007/23013 fu, infatti, discusso e, addirittura, votato all’unanimità dall’intero Consiglio regionale, dove maggioranza ed opposizione insieme, hanno condiviso l’utilizzo di tali risorse all’interno di una lunga serie di interventi di Programmazione Unitaria. Si avviò, quindi, un percorso limpido e coerente.
Le risorse destinate alla Regione Calabria sono state, a tradimento, scippate dal governo Berlusconi e destinate a tutto vantaggio delle regioni del nord per finanziare interventi e attività legate agli interessi leghisti. Tale comportamento anticalabrese ha portato al blocco del PAR FAS CALABRIA presso il CIPE.
A fronte di tale inaspettata e gravissima condotta governativa, l’Assessorato all’Urbanistica e Governo del Territorio guidato dallo scrivente si è immediatamente attivato per reperire risorse di cui i Comuni potessero immediatamente disporre, riuscendo a destinare a tale scopo i fondi derivanti dalle Delibere CIPE nn. 35/05 e 03/06, pari a quasi 24 milioni di Euro. In data 27.02.2010, inoltre, la Giunta Regionale con la Delibera n. 171 – proprio al fine di garantire ai progetti una copertura nelle more dell’approvazione del PAR FAS Calabria 2007/2013 - ha rimodulato il quadro finanziario già assentito con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 170 dell’8.04.2009, procedendo alla contabilizzazione di nuove risorse disponibili per dare totale copertura all’intera procedura selettiva degli interventi sui centri storici, proponendo l’utilizzo di ulteriori fondi derivanti da risorse liberate del POR Calabria 2000/2006 (per oltre 18 milioni di euro), dal POIN FESR “Attrattori Culturali, Naturali e Turismo 2007/2013” (per un importo pari ad oltre 21 milioni di euro) destinati ai progetti ricadenti nelle aree del Parco del Pollino e del Parco dell’Aspromonte, prevedendo nel contempo la sottoscrizione di un ulteriore Atto Integrativo all’Accordo di Programma Quadro “Emergenze Urbanistiche e Territoriali” per oltre 66 milioni di euro ed individuando, infine, per i restanti fondi necessari a coprire l’intero pacchetto di operazioni (quantificati in quasi 26 milioni di euro) una copertura derivante dalla riprogrammazione di economie già censite e generate da altri progetti, sia afferenti il medesimo bando che inseriti in altri APQ.
Nell’aprile 2010, come noto, alla regione si è insediata la Giunta Scopelliti.
Da quel momento in avanti, nessuna attività è stata portata avanti per confermare le scelte e le decisioni assunte dalla precedente Giunta per quanto riguarda l’attuazione del programma dei centri storici calabresi. In particolare, nessuna iniziativa risulta essere stata assunta dall’attuale Giunta regionale per mettere a disposizione risorse finanziarie da utilizzare per dare sollievo ai Comuni che, nel frattempo, hanno continuato a dare esecuzione ai lavori di riqualificazione avviati. Anzi, cosa ancora più grave, per una parte delle dotazioni finanziarie già impegnate la giunta Scopelliti non è stata capace, o meglio non ha voluto, di portare a compimento tutto il procedimento per rendere effettivamente disponibili le risorse già individuate. La verità è che all’Assessorato all’urbanistica la situazione è rimasta cristallizzata al mese di febbraio 2010.
E’, quindi, assai grave che ci si avventuri in dichiarazioni calunniose ed inaccettabili a danno dello scrivente, del centrosinistra e di tutta la Giunta Loiero senza prima assumere tutte le necessarie informazioni per fare chiarezza su una vicenda da cui emergono due fatti assolutamente incontestabili: 1) l’attacco contro la Calabria da parte del Governo Berlusconi che ha sottratto alla regione le risorse del PAR FAS 2007/2013 che le erano state destinate; 2) il fatto che la Giunta Scopelliti ha volutamente affossato il programma dei centri storici, alimentando una situazione di disagio economico ed evitando di trovare una soluzione al problema, nel tentativo ignobile di scaricare sulla precedente Giunta le proprie responsabilità sulla questione.
Stupisce che sia sfuggito il fatto che nel corso di quasi due anni dall’insediamento della Giunta Scopelliti nessun provvedimento sia stato adottato e che le uniche risorse su cui i Comuni hanno potuto contare sono quelle individuate responsabilmente prima delle elezioni regionali (nel febbraio 2010) dalla Giunta Loiero. Lo stesso Assessore Aiello, nel tentativo di attribuirsi meriti che non ha, confonde le risorse in gioco; in un primo momento qualifica come non credibili le iniziative messe in campo dalla Giunta Loiero (Atto Integrativo all’APQ, Risorse Liberate del POR 2000/2006), per poi, un attimo dopo, cercare di appropriarsene il merito.
Ed è sempre l’Assessore Aiello che poco più tardi dichiara che in realtà le risorse indisponibili ammontano a circa 25 milioni di euro; evidentemente gli sarà sfuggito che la stessa DGR n. 171/2010 aveva già destinato a tale fine economie derivanti da ribassi d’asta (di cui 5 milioni già censiti).
E’ scorretto ed ignobile che la Giunta Scopelliti e l’Assessore Aiello si vantino di aver destinato risorse ai Comuni, quando nulla hanno compiuto, pur avendo avviato l’utilizzo di cospicue risorse derivanti dai fondi POR FESR Calabria 2007/2013 per finanziare i PISL, attivando le linee di intervento di cui il Dipartimento è titolare per svariati milioni di Euro, escludendo accuratamente e scientemente di destinarle ai Comuni già titolari dei finanziamenti sui centri storici, così penalizzandoli doppiamente. Bastava compiere questa scelta per risolvere definitivamente la questione, ma evidentemente i centri storici non rientrano negli obiettivi di chi conduce politicamente e amministrativamente l’Assessorato all’Urbanistica, salvo quando possono diventare l’occasione per pavoneggiarsi in convegni nazionali dedicati al tema, come è avvenuto recentemente a Torino.
Tra l’altro, l’evidente volontà di boicottare l’intera operazione di riqualificazione dei centri storici calabresi, tradita dall’assenza di un qualunque sforzo per risolvere il problema causato dal governo Berlusconi e aggravato dall’inerzia di Scopelliti, con la conseguente strumentalizzazione intervenuta, è rafforzata dal comportamento assolutamente schizofrenico adottato dall’Assessorato all’Urbanistica e Governo del Territorio insediatosi nell’aprile 2010.
Perchè, infatti, ci si è preoccupati di ritirare immediatamente il QTR a valenza paesaggistica approvato dalla precedente Giunta, facendo perdere anni e anni di lavoro e di risorse finanziarie, ma nel contempo l’Assessorato è rimasto totalmente indifferente di fronte alla situazione di difficoltà in cui si trovavano i centri storici calabresi?
E se il programma era fantasma perché il Dirigente Generale del Dipartimento Putortì insieme al Dirigente De Marco, non hanno esitato a prorogare “tutte”, nessuna esclusa, le convenzioni di un ulteriore anno (dal 30 settembre 2010 sino al 30 settembre 2011) invece di revocarle?
E come mai lo stesso Putortì sempre insieme al Dirigente De Marco ha nominato centinaia di commissioni di collaudo in corso d’opera per tutti gli interventi appaltati, senza alcuna distinzione circa la relativa copertura?
Perché da due anni neanche un centesimo è stato aggiunto da questa Giunta regionale per integrare la copertura finanziaria dei progetti?
E perché, invece di lanciare accuse calunniose nei confronti del sottoscritto non si chiede conto a Scopelliti, Aiello e Putortì di tali condotte?
In realtà la scelta di prorogare di un ulteriore anno tutte le convenzioni in atto, nonché di nominare un enorme numero di commissioni di collaudo in corso d’opera, avendo piena contezza della situazione così delicata e senza aver provveduto a risolverla, dimostra un atteggiamento di noncuranza delle difficoltà dei Comuni e delle imprese coinvolte e una superficialità gravissima nella gestione della questione. Evidentemente l’Assessorato era più preoccupato di elargire numerose nomine ai professionisti calabresi che di risolvere il problema dei Comuni e delle imprese.
Sarebbe opportuno, pertanto, destinare al Presidente Scopelliti, all’Assessore Aiello, al Dirigente Generale Putortì e al Dirigente De Marco tutte le perplessità, le domande, le osservazioni, le curiosità, se del caso, anche gli attacchi e le espressioni sgradevoli ed inopportune rivolte al sottoscritto, inerenti una questione delicata, complessa e grave che sta colpendo l’intera Calabria, la cui mancata soluzione non può che essere ascritta a chi da quasi due anni, pur governando la Regione, ha volutamente tentato di affossare uno straordinario programma di riqualificazione e di valorizzazione dei centri storici che non ha precedenti nella storia regionale. Per questo mi sento di poter tranquillamente affermare, che, nonostante questi tentativi strumentali e calunniosi, non si può infangare lo straordinario lavoro che negli anni passati abbiamo portato avanti, dando lustro e prestigio alla politica urbanistica della Calabria.
Reggio Calabria, 17.3.2012
MICHELANGELO TRIPODI
mercoledì 14 marzo 2012
Bulzomì si dimetta
La laurea è un valore. Molti giovani al termine del loro ciclo di studi medio - superiore scelgono di intraprendere un duro percorso formativo ed intellettuale. Da recenti studi pubblicati da ALMALAUREA si evince come alla fine del percorso di studi universitario ed a cinque anni dal conseguimento del titolo accademico, poco più della metà si trovi in un occupazione stabile e attinente al proprio percorso accademico. Una realtà difficile quella italiana, dove i laureati sono molte volte bistrattati e sfruttati tramite finti stage e finti tirocini, senza poi contare l’assurdo bluff delle partite iva, dove giovani professionisti anziché essere assunti e retribuiti come tali, subiscono il ricatto della collaborazione professionale che ovviamente a differenza di un contratto a tempo determinato/indeterminato non ha le stesse tutele a livello contributivo.
Nonostante ciò, sempre ALMALAUREA, fa notare come il livello di abbandono scolastico sia nelle scuole medie superiori e di conseguenza nelle Università sia aumentato, ne consegue cioè un abbassamento del livello culturale e professionale delle giovani generazioni, dato in controtendenza rispetto non solo ai maggiori paesi europei, Francia, Inghilterra, Germania (dove molto si investe nel campo della formazione scolastica e universitaria), ma anche rispetto a tanti paesi emergenti come Brasile, Messico, India e altri. Gli studi universitari in Italia sono in maggiore difficoltà, vuoi per una drastica riduzione dei fondi verso gli studenti, ma anche perchè il costo della vita è aumentato, quindi per le famiglie diventa insostenibile mantenere un figlio all’università, anche perchè, come ribadito precedentemente, il lavoro al termine del percorso accademico è difficile a trovarsi.
Succede però che la nostra regione ”agevoli” la formazione tramite la vendita di esami universitari e delle conseguenti lauree, ottenute senza alcun sacrificio dal punto di vista didattico. Casi di questo tipo si sono riscontrati negli Atenei di Cosenza e di Catanzaro. Proprio a Catanzaro negli ultimi mesi si sono avuti dei progressi nell’indagine in merito a presunti esami universitari comprati, con il bene placito di impiegati delle segreterie. Tramite queste indagini appena conclusesi è stata fatta la richiesta di rinvio a giudizio per 93 persone, tra cui impiegati amministrativi, studenti ecc. Tra questi, nel nostro comune, spicca il nome di Salvatore Bulzomi’, attuale vicesindaco della giunta del comune capoluogo, nonchè assessore al lavoro e politiche sociali.
Noi siamo garantisti, attendiamo cioè l’ultimo grado di giudizio della sentenza, quindi escludendo ogni tipo di colpevolezza a priori, non essendo noi giudici o altro. Sebbene nel nostro paese Italia, vi sia l’abitudine di molti politici di non considerare l’etica nei confronti della quale devono portare rispetto essendo delle istituzioni, quindi continuando imperterriti come nulla fosse a continuare i propri mandati elettorali, portando sulle spalle avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e in diversi casi condanne, oppure sperando in una prescrizione, ( Berlusconi, Dell’Utri, Scopelliti, Loiero, Chiaravalloti, Mastella, Tedesco e tanti altri a destra ed a sinistra); mentre in altri paesi europei come Germania o Inghilterra per esempio, vi è un maggiore rispetto per le cariche ricoperte, ma soprattutto per gli elettori che vogliono e devono essere amministrati da persone trasparenti e senza zone grigie. Uomini e donne limpidi e trasparenti, slegati da episodi che li vedono coinvolti in processi o supposizioni processuali, potendo cosi svolgere la propria vita amministrativa in modo sereno e, soprattutto, non cadendo in facili ricatti. Per tutti i motivi elencati chiediamo che l’assessore Bulzomì rimetta la delega nelle mani del sindaco D’Agostino, al quale chiediamo, essendo un uomo di legge, con un sussulto di orgoglio, qualora questo non accada, di ritirare lui stesso la delega, perseguendo quei principi di legalità e trasparenza da lui osannati in campagna elettorale e magari scegliendo meglio i propri assessori.
Siamo stanchi di sentire che i politici di destra gridino al complotto ed all’assalto delle toghe rosse in ogni attività svolta dalla magistratura. E’ ancor più grave che fatti di questo genere si verifichino in un territorio come il nostro, con un alto indice di laureati disoccupati che dopo anni di sacrifici devono subire l’ulteriore beffa di essere amministrati da persone che cercano scorciatoie, da quanto risulta nelle indagini, nel proprio percorso accademico; mentre molti nostri giovani intelletti emigrano piuttosto che scendere ad ogni tipo di compromesso. Anche questo è un esempio.
Che Bulzomì si dimetta, dimostri di essere estraneo ai fatti, cosi da poter ritornare a svolgere attività politica in piena serenità e trasparenza.
Nonostante ciò, sempre ALMALAUREA, fa notare come il livello di abbandono scolastico sia nelle scuole medie superiori e di conseguenza nelle Università sia aumentato, ne consegue cioè un abbassamento del livello culturale e professionale delle giovani generazioni, dato in controtendenza rispetto non solo ai maggiori paesi europei, Francia, Inghilterra, Germania (dove molto si investe nel campo della formazione scolastica e universitaria), ma anche rispetto a tanti paesi emergenti come Brasile, Messico, India e altri. Gli studi universitari in Italia sono in maggiore difficoltà, vuoi per una drastica riduzione dei fondi verso gli studenti, ma anche perchè il costo della vita è aumentato, quindi per le famiglie diventa insostenibile mantenere un figlio all’università, anche perchè, come ribadito precedentemente, il lavoro al termine del percorso accademico è difficile a trovarsi.
Succede però che la nostra regione ”agevoli” la formazione tramite la vendita di esami universitari e delle conseguenti lauree, ottenute senza alcun sacrificio dal punto di vista didattico. Casi di questo tipo si sono riscontrati negli Atenei di Cosenza e di Catanzaro. Proprio a Catanzaro negli ultimi mesi si sono avuti dei progressi nell’indagine in merito a presunti esami universitari comprati, con il bene placito di impiegati delle segreterie. Tramite queste indagini appena conclusesi è stata fatta la richiesta di rinvio a giudizio per 93 persone, tra cui impiegati amministrativi, studenti ecc. Tra questi, nel nostro comune, spicca il nome di Salvatore Bulzomi’, attuale vicesindaco della giunta del comune capoluogo, nonchè assessore al lavoro e politiche sociali.
Noi siamo garantisti, attendiamo cioè l’ultimo grado di giudizio della sentenza, quindi escludendo ogni tipo di colpevolezza a priori, non essendo noi giudici o altro. Sebbene nel nostro paese Italia, vi sia l’abitudine di molti politici di non considerare l’etica nei confronti della quale devono portare rispetto essendo delle istituzioni, quindi continuando imperterriti come nulla fosse a continuare i propri mandati elettorali, portando sulle spalle avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e in diversi casi condanne, oppure sperando in una prescrizione, ( Berlusconi, Dell’Utri, Scopelliti, Loiero, Chiaravalloti, Mastella, Tedesco e tanti altri a destra ed a sinistra); mentre in altri paesi europei come Germania o Inghilterra per esempio, vi è un maggiore rispetto per le cariche ricoperte, ma soprattutto per gli elettori che vogliono e devono essere amministrati da persone trasparenti e senza zone grigie. Uomini e donne limpidi e trasparenti, slegati da episodi che li vedono coinvolti in processi o supposizioni processuali, potendo cosi svolgere la propria vita amministrativa in modo sereno e, soprattutto, non cadendo in facili ricatti. Per tutti i motivi elencati chiediamo che l’assessore Bulzomì rimetta la delega nelle mani del sindaco D’Agostino, al quale chiediamo, essendo un uomo di legge, con un sussulto di orgoglio, qualora questo non accada, di ritirare lui stesso la delega, perseguendo quei principi di legalità e trasparenza da lui osannati in campagna elettorale e magari scegliendo meglio i propri assessori.
Siamo stanchi di sentire che i politici di destra gridino al complotto ed all’assalto delle toghe rosse in ogni attività svolta dalla magistratura. E’ ancor più grave che fatti di questo genere si verifichino in un territorio come il nostro, con un alto indice di laureati disoccupati che dopo anni di sacrifici devono subire l’ulteriore beffa di essere amministrati da persone che cercano scorciatoie, da quanto risulta nelle indagini, nel proprio percorso accademico; mentre molti nostri giovani intelletti emigrano piuttosto che scendere ad ogni tipo di compromesso. Anche questo è un esempio.
Che Bulzomì si dimetta, dimostri di essere estraneo ai fatti, cosi da poter ritornare a svolgere attività politica in piena serenità e trasparenza.
venerdì 9 marzo 2012
Sulla tragica scomparsa di Matteo Armellini
La tragica morte di Matteo Armellini, giovane operaio che lavorava al Palasport Pentimele di Reggio Calabria alla costruzione del palco per il concerto di Laura Pausini, ripropone con forza in tutta la sua drammaticità ed urgenza la questione della sicurezza del lavoro e della tutela dei lavoratori.
In Italia sono tanti, troppi i caduti sul lavoro. Ciò è determinato da due fattori che rappresentano una miscela esplosiva e devastante: l’aumento dello sfruttamento dei lavoratori costretti a ritmi di lavoro pesantissimi, assurdi ed impossibili e la caduta verticale dei livelli di sicurezza e di salvaguardia sui cantieri.
Ogni anno oltre mille lavoratori perdono la vita in quelli che non possono più essere definiti semplici incidenti, ma rientrano ormai nella categoria degli omicidi colposi causati dal perseguimento del massimo profitto anche a costo di sacrificare la vita dei lavoratori.
Tutto ciò è davvero inaccettabile. Non basta partecipare al dolore e al lutto se poi non si fa niente per migliorare la situazione dei lavoratori, dando sicurezza e dignità a chi svolge attività che si trasformano in trappole mortali.
La verità è che in questo paese non c’è più il dovuto e necessario rispetto nei confronti degli operai e dei lavoratori, che sono tornati ad essere carne da macello come avveniva nell’ottocento.
Ed è davvero incredibile che, invece di promuovere una politica incentrata sulla prevenzione e sulla sicurezza del lavoro, il governo Monti, continuando l’opera demolitoria della destra berlusconiana, nell'ambito del decreto semplificazioni tenti di mettere in discussione le norme sulla salute e sulla sicurezza, prevedendo addirittura di abbassare i livelli dei controlli e delle tutele.
Al danno si aggiungerebbe la beffa. Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento di effettuare un profondo ripensamento sulla materia e di cancellare quelle misure che vanno nella direzione sbagliata, ponendo concretamente mano ad una politica di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Come Comunisti Italiani partecipiamo al profondo dolore dei familiari per l’ingiusta e tragica scomparsa del giovane operaio Matteo Armellini e chiediamo che si faccia piena luce sulle cause del crollo del palco, individuando e colpendo in modo esemplare i responsabili di questa tragedia che colpisce tutti coloro che hanno a cuore la vita delle persone e i diritti e la dignità dei lavoratori.
Reggio Calabria, 6.3.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
In Italia sono tanti, troppi i caduti sul lavoro. Ciò è determinato da due fattori che rappresentano una miscela esplosiva e devastante: l’aumento dello sfruttamento dei lavoratori costretti a ritmi di lavoro pesantissimi, assurdi ed impossibili e la caduta verticale dei livelli di sicurezza e di salvaguardia sui cantieri.
Ogni anno oltre mille lavoratori perdono la vita in quelli che non possono più essere definiti semplici incidenti, ma rientrano ormai nella categoria degli omicidi colposi causati dal perseguimento del massimo profitto anche a costo di sacrificare la vita dei lavoratori.
Tutto ciò è davvero inaccettabile. Non basta partecipare al dolore e al lutto se poi non si fa niente per migliorare la situazione dei lavoratori, dando sicurezza e dignità a chi svolge attività che si trasformano in trappole mortali.
La verità è che in questo paese non c’è più il dovuto e necessario rispetto nei confronti degli operai e dei lavoratori, che sono tornati ad essere carne da macello come avveniva nell’ottocento.
Ed è davvero incredibile che, invece di promuovere una politica incentrata sulla prevenzione e sulla sicurezza del lavoro, il governo Monti, continuando l’opera demolitoria della destra berlusconiana, nell'ambito del decreto semplificazioni tenti di mettere in discussione le norme sulla salute e sulla sicurezza, prevedendo addirittura di abbassare i livelli dei controlli e delle tutele.
Al danno si aggiungerebbe la beffa. Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento di effettuare un profondo ripensamento sulla materia e di cancellare quelle misure che vanno nella direzione sbagliata, ponendo concretamente mano ad una politica di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Come Comunisti Italiani partecipiamo al profondo dolore dei familiari per l’ingiusta e tragica scomparsa del giovane operaio Matteo Armellini e chiediamo che si faccia piena luce sulle cause del crollo del palco, individuando e colpendo in modo esemplare i responsabili di questa tragedia che colpisce tutti coloro che hanno a cuore la vita delle persone e i diritti e la dignità dei lavoratori.
Reggio Calabria, 6.3.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
Diliberto a Vibo Valentia – la crisi economica vista dai comunisti
“Il Popolo della Crisi”, questo il tema dell’evento organizzato dalla Federazione Provinciale dei Comunisti Italiani. All’iniziativa sarà presente anche il segretario nazionale del PdCI, ex ministro della giustizia nel governo Prodi di fine anni 90, Oliviero Diliberto, che discuterà con i cittadini vibonesi sul tema della crisi che sta investendo il mondo in questo periodo, affrontando la questione dal punto di vista dei comunisti. Parteciperà inoltre, il segretario regionale Michelangelo Tripodi, responsabile nazionale del mezzogiorno che con grande impegno e passione, vuole riportare la questione meridionale al centro del dibattito politico.
Fedele alla linea seguita fino ad oggi dal Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia, e seguendo il filone delle varie iniziative organizzate fino ad oggi dagli stessi, tra le quali molto successo hanno riscosso gli incontri all’aperto “Cominciamo da noi…”, il dibattito sarà come al solito aperto agli interventi dei cittadini. Molti sono infatti gli operai i disoccupati e i precari invitati a partecipare, tra questi alcuni si sono offerti di interloquire ed esporre la loro esperienza di vita per offrire spunti alla discussione.
Durante l’incontro verrà inoltre presentato il libro "Ricostruire il partito comunista" scritto proprio da Diliberto assieme a Vladimiro Giacchè, economista marxista e Fausto Sorini, resp. esteri del PdCI.
Fedele alla linea seguita fino ad oggi dal Partito dei Comunisti Italiani di Vibo Valentia, e seguendo il filone delle varie iniziative organizzate fino ad oggi dagli stessi, tra le quali molto successo hanno riscosso gli incontri all’aperto “Cominciamo da noi…”, il dibattito sarà come al solito aperto agli interventi dei cittadini. Molti sono infatti gli operai i disoccupati e i precari invitati a partecipare, tra questi alcuni si sono offerti di interloquire ed esporre la loro esperienza di vita per offrire spunti alla discussione.
Durante l’incontro verrà inoltre presentato il libro "Ricostruire il partito comunista" scritto proprio da Diliberto assieme a Vladimiro Giacchè, economista marxista e Fausto Sorini, resp. esteri del PdCI.
Si tratta di appunti per una discussione sull'importanza di un unico partito comunista e al di là del titolo, offre una disamina proprio sulla crisi economica in atto.
Una giornata ricca di argomenti su cui dibattere, un momento di vera riflessione sul brutto periodo che sta attraversano l’intero pianeta.
Una giornata ricca di argomenti su cui dibattere, un momento di vera riflessione sul brutto periodo che sta attraversano l’intero pianeta.
Appuntamento sabato 10 marzo al Sistema Bibliotecario Vibonese, che ha sede nello storico palazzo Santa Chiara di Vibo Valentia, alle ore 16.00. Si inizierà con un saluto del segretario provinciale di Vibo Valentia Filippo Benedetti, seguirà Michelangelo Tripodi che cederà la parola a Carmelo Russo, operaio disoccupato e El Afia Marwa, studentessa, dopodiché il dibattito sarà aperto al pubblico. Chiuderanno la serata Gilberto Floriani, che farà una breve introduzione al libro “Ricostruire il Partito Comunista” e concluderà infine il segretario Nazionale del PdCI Oliviero Diliberto.
domenica 26 febbraio 2012
giovedì 23 febbraio 2012
Pecora è residente nella casa del boss
LE DICHIARAZIONI DEL COLONNELLO GIARDINA E LE SCOMPOSTE REAZIONI DI SCOPELLITI E DEL CENTRODESTRA
Le incredibili dichiarazioni che in queste ore esponenti grandi e piccoli del PdL stanno rilasciando in relazione alla testimonianza resa nel processo Meta dal colonnello del Ros dei carabinieri Valerio Giardina su Scopelliti e sul modello Reggio, destano grave sconcerto ed inquietudine.
Si tenta in tutti i modi di delegittimare un alto ufficiale dei carabinieri come il colonnello Giardina che ha svolto un ruolo fondamentale in diversi inchieste di mafia ed è stato tra i protagonisti dell’arresto del superlatitante Condello e di altri boss mafiosi.
Il colonnello Giardina, fino a ieri osannato da quegli stessi personaggi che oggi tentano di indicarlo al pubblico ludibrio, si è permesso di rivelare in una sede giudiziaria quello che a Reggio tutti sanno e nessuno dice. Egli si è macchiato del peccato di lesa maestà perché si è permesso di dire che nella città di Reggio Calabria esiste una lobby affaristico-mafiosa che domina sugli appalti e sulla vita della città, facendo i nomi e cognomi dei presunti responsabili a partire da quello dell’attuale governatore regionale Giuseppe Scopelliti.
Ovviamente si tratta di vicende e circostanze che dovranno essere approfondire e valutate nelle apposite sedi giudiziarie.
Ma non sarà il fiume delle dichiarazioni addomesticate pro-Scopelliti a cancellare la gravità dei fatti che vengono denunciati.
Sul piano politico è giusto e necessario evidenziare che al vertice della Regione Calabria è seduto un personaggio che non solo è plurindagato, ma che adesso compare anche nelle dichiarazioni ufficiali effettuate da un uomo delle istituzioni nel processo Meta.
Tutto ciò dovrebbe comportare un gesto che in altre realtà e per ragioni molto meno gravi avviene normalmente: le dimissioni dalla carica per poter liberamente e pienamente svolgere tutte le attività necessarie per la tutela della propria immagine.
Solo pochi giorni fa ci è giunta la notizia delle dimissioni del Presidente della Germania Cristian Wulff travolto dallo scandalo che lo ha visto coinvolto in relazione a un finanziamento a tassi di favore ottenuto da un imprenditore per costruire una casa in Bassa Sassonia. E qualche mese fa Chris Huhne, ministro dell'Ambiente britannico si è dimesso in seguito alla seguente, per gli standard britannici, "pesantissima" incriminazione: aver mentito alle autorità riguardo a una multa per eccesso di velocità nel 2003 poiché l’allora ministro avrebbe convinto la moglie ad addossarsi la colpa.
Come si vede si tratta di vicende di scarsissimo peso e importanza se paragonate alla gravità di tutto quello che riguarda il presidente Scopelliti. Ma saremmo illusi se pensassimo che in Calabria e in Italia possa vincere la normalità. Qui chi denuncia viene criminalizzato e chi è colpevole grida al complotto e fa la vittima.
Infine, noi che siamo esponenti di quella sinistra che il governatore Scopelliti nei giorni scorsi dai microfoni di una radio locale ha bollato come cialtroni, confermando anche nel linguaggio la sua ben nota arroganza e volgarità, vogliamo ancora una volta chiamarci fuori dal coro e conseguentemente esprimiamo solidarietà al Colonnello Valerio Giardina fatto oggetto di volgari attacchi e aggressioni di ogni genere da parte di vari esponenti del centrodestra reggino, calabrese e nazionale che sono contro la ndrangheta solo quando si arrestano i boss ma che si lasciano a scomposte reazioni quando le indagini toccano i rapporti tra mafia e politica.
Reggio Calabria, 22.02.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
Si tenta in tutti i modi di delegittimare un alto ufficiale dei carabinieri come il colonnello Giardina che ha svolto un ruolo fondamentale in diversi inchieste di mafia ed è stato tra i protagonisti dell’arresto del superlatitante Condello e di altri boss mafiosi.
Il colonnello Giardina, fino a ieri osannato da quegli stessi personaggi che oggi tentano di indicarlo al pubblico ludibrio, si è permesso di rivelare in una sede giudiziaria quello che a Reggio tutti sanno e nessuno dice. Egli si è macchiato del peccato di lesa maestà perché si è permesso di dire che nella città di Reggio Calabria esiste una lobby affaristico-mafiosa che domina sugli appalti e sulla vita della città, facendo i nomi e cognomi dei presunti responsabili a partire da quello dell’attuale governatore regionale Giuseppe Scopelliti.
Ovviamente si tratta di vicende e circostanze che dovranno essere approfondire e valutate nelle apposite sedi giudiziarie.
Ma non sarà il fiume delle dichiarazioni addomesticate pro-Scopelliti a cancellare la gravità dei fatti che vengono denunciati.
Sul piano politico è giusto e necessario evidenziare che al vertice della Regione Calabria è seduto un personaggio che non solo è plurindagato, ma che adesso compare anche nelle dichiarazioni ufficiali effettuate da un uomo delle istituzioni nel processo Meta.
Tutto ciò dovrebbe comportare un gesto che in altre realtà e per ragioni molto meno gravi avviene normalmente: le dimissioni dalla carica per poter liberamente e pienamente svolgere tutte le attività necessarie per la tutela della propria immagine.
Solo pochi giorni fa ci è giunta la notizia delle dimissioni del Presidente della Germania Cristian Wulff travolto dallo scandalo che lo ha visto coinvolto in relazione a un finanziamento a tassi di favore ottenuto da un imprenditore per costruire una casa in Bassa Sassonia. E qualche mese fa Chris Huhne, ministro dell'Ambiente britannico si è dimesso in seguito alla seguente, per gli standard britannici, "pesantissima" incriminazione: aver mentito alle autorità riguardo a una multa per eccesso di velocità nel 2003 poiché l’allora ministro avrebbe convinto la moglie ad addossarsi la colpa.
Come si vede si tratta di vicende di scarsissimo peso e importanza se paragonate alla gravità di tutto quello che riguarda il presidente Scopelliti. Ma saremmo illusi se pensassimo che in Calabria e in Italia possa vincere la normalità. Qui chi denuncia viene criminalizzato e chi è colpevole grida al complotto e fa la vittima.
Infine, noi che siamo esponenti di quella sinistra che il governatore Scopelliti nei giorni scorsi dai microfoni di una radio locale ha bollato come cialtroni, confermando anche nel linguaggio la sua ben nota arroganza e volgarità, vogliamo ancora una volta chiamarci fuori dal coro e conseguentemente esprimiamo solidarietà al Colonnello Valerio Giardina fatto oggetto di volgari attacchi e aggressioni di ogni genere da parte di vari esponenti del centrodestra reggino, calabrese e nazionale che sono contro la ndrangheta solo quando si arrestano i boss ma che si lasciano a scomposte reazioni quando le indagini toccano i rapporti tra mafia e politica.
Reggio Calabria, 22.02.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
E CHE ORA SI PROCESSI LA MARLANE *
*Tratto da il Manifesto di sabato 18 febbraio
Di Fosco Giannini – segreteria nazionale PdCI
Giorgio Langella - segretario Federazione PdCI Vicenza
Quella dell’Eternit è una sentenza epocale. Con essa si stabilisce che le malattie professionali hanno una causa e che questa causa è, principalmente, la ricerca del profitto ad ogni costo. Fa riflettere. Viviamo in una società dove tutto viene asservito al guadagno di pochi. I lavoratori sono strumenti che servono ai padroni per accumulare ricchezza, diventano ingranaggi. Non sono più persone. La tutela dell’ambiente e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono costi che si devono abbattere. Con questa logica spaventosa vengono perpetrati i più odiosi delitti. Si mette a rischio la salute di chi lavora, dei loro familiari, di chi vive vicino agli stabilimenti. Si uccide. In nome e per conto del padrone. Questo è successo alla Eternit. Questo è successo e succede, in maniera più o meno estesa, ogni giorno in ogni parte d’Italia. Il processo Eternit e la condanna per disastro doloso accendono una speranza. La speranza di chi non vuole chinare la testa e con ostinazione lotta per ottenere verità e giustizia nonostante il silenzio, l’omertà, i ricatti, le connivenze che ci sono quando si mettono in discussione i privilegi di lorsignori .
Un altro, drammatico caso, di cui si parla e si scrive poco, è quello della Marlane-Marzotto di Praia a Mare. Uno stabilimento tessile di proprietà prima del conte Rivetti, poi dell’Eni (Lanerossi), infine della Marzotto, che è stato chiuso definitivamente nel 2004. In qusta fabbrica è successo qualcosa di molto grave. Talmente grave che è in corso un processo che vede imputati i vertici della Marlane, della (ex) Lanerossi, della Marzotto. Il processo della Marlane doveva iniziare il 19 aprile 2011. Viene continuamente rinviato per cavilli procedurali. La prossima, ennesima, prima udienza dovrebbe esserci il 24 febbraio. Questi continui rinvii non hanno mosso all’indignazione, sono stati diluiti nell’indifferenza dei più. Gli imputati sono “persone importanti, che contano”, dirigenti e “grandi imprenditori” che sono accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e disastro ambientale. Perché tra le circa 1.000 persone che hanno lavorato nella Marlane di Praia a Mare oltre cento si sono ammalate di cancro e decine ne sono morte. Perché nei pressi dello stabilimento (in un’ottica padronale per la quale il sud è la pattumiera d’Italia) sono stati sotterrati rifiuti pericolosi e tossici che hanno inquinato l’ambiente. Una strage di lavoratori e un disastro ambientale di enormi proporzioni. L’accusa è che le norme di sicurezza, alla Marlane, non venivano applicate, anzi “semplicemente” non esistevano. I lavoratori venivano considerati “strumenti” da sfruttare per guadagnare di più e meglio. Quando si ammalavano e arrivavano alla fine della loro vita veniva chiesto loro di firmare il proprio licenziamento. Lo si faceva, dicevano i servitori di lorpadroni, per “favorire” l’ottenimento della pensione di reversibilità da parte delle future vedove o per semplificare l’assunzione dei futuri orfani nella stessa fabbrica. Tutto questo è documentato da interviste e memorie raccolte da chi ha iniziato e continuato con ostinazione a credere nella giustizia. Persone normali, veri e propri eroi del nostro tempo come Luigi Pacchiano, ex operaio della Marlane e uno dei sopravissuti, come lo scrittore ambientalista Francesco Cirillo e la documentarista Giulia Zanfino. È grazie a persone come queste se oggi possiamo conoscere quanto è accaduto alla Marlane-Marzotto. Una storia di “ordinario sfruttamento”. È grazie a loro se si è riusciti a costruire un “ponte” tra Praia a Mare e Vicenza, dove è iniziato un costante lavoro di informazione promosso dal PdCI e che poche settimane fa ha prodotto un appello firmato da personalità del mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, della politica (ricordiamo tra i tanti Margherita Hack, Giorgio Nebbia, Franca Rame, Valentino Parlato, Oliviero Diliberto, Giuseppe Giulietti, Ascanio Celestini), lavoratori in lotta (il presidio permanente della IMS SRL – ex Emi di Caronno Pertusella), cittadini non indifferenti e, ancor più importante, parenti delle vittime della Marlane, come Teresa La Neve. Testimonianze “alte” di una politica fatta per passione da chi riesce ancora ad indignarsi per le ingiustizie e l’indifferenza imperante. La sentenza Eternit ha aperto una porta, ha squarciato un velo, ha fatto conoscere che di lavoro si dovrebbe vivere e che, invece, si può morire per l’avidità dei padroni. Oggi nessuno può chiudere gli occhi. Nessuno può dire di non sapere. Nessuno può giustificarsi. Quello che è successo alla Eternit, alla Marlane e in tutte gli altri posti dove è “normale” ammalarsi e morire (da Vicenza vogliamo ricordare l’esempio della Tricom-GalvanicaPM di Tezze sul Brenta) ci coinvolge tutti. Non ci si può fermare nella ricerca della verità. È tempo di fare giustizia.
Di Fosco Giannini – segreteria nazionale PdCI
Giorgio Langella - segretario Federazione PdCI Vicenza
Quella dell’Eternit è una sentenza epocale. Con essa si stabilisce che le malattie professionali hanno una causa e che questa causa è, principalmente, la ricerca del profitto ad ogni costo. Fa riflettere. Viviamo in una società dove tutto viene asservito al guadagno di pochi. I lavoratori sono strumenti che servono ai padroni per accumulare ricchezza, diventano ingranaggi. Non sono più persone. La tutela dell’ambiente e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono costi che si devono abbattere. Con questa logica spaventosa vengono perpetrati i più odiosi delitti. Si mette a rischio la salute di chi lavora, dei loro familiari, di chi vive vicino agli stabilimenti. Si uccide. In nome e per conto del padrone. Questo è successo alla Eternit. Questo è successo e succede, in maniera più o meno estesa, ogni giorno in ogni parte d’Italia. Il processo Eternit e la condanna per disastro doloso accendono una speranza. La speranza di chi non vuole chinare la testa e con ostinazione lotta per ottenere verità e giustizia nonostante il silenzio, l’omertà, i ricatti, le connivenze che ci sono quando si mettono in discussione i privilegi di lorsignori .
Un altro, drammatico caso, di cui si parla e si scrive poco, è quello della Marlane-Marzotto di Praia a Mare. Uno stabilimento tessile di proprietà prima del conte Rivetti, poi dell’Eni (Lanerossi), infine della Marzotto, che è stato chiuso definitivamente nel 2004. In qusta fabbrica è successo qualcosa di molto grave. Talmente grave che è in corso un processo che vede imputati i vertici della Marlane, della (ex) Lanerossi, della Marzotto. Il processo della Marlane doveva iniziare il 19 aprile 2011. Viene continuamente rinviato per cavilli procedurali. La prossima, ennesima, prima udienza dovrebbe esserci il 24 febbraio. Questi continui rinvii non hanno mosso all’indignazione, sono stati diluiti nell’indifferenza dei più. Gli imputati sono “persone importanti, che contano”, dirigenti e “grandi imprenditori” che sono accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e disastro ambientale. Perché tra le circa 1.000 persone che hanno lavorato nella Marlane di Praia a Mare oltre cento si sono ammalate di cancro e decine ne sono morte. Perché nei pressi dello stabilimento (in un’ottica padronale per la quale il sud è la pattumiera d’Italia) sono stati sotterrati rifiuti pericolosi e tossici che hanno inquinato l’ambiente. Una strage di lavoratori e un disastro ambientale di enormi proporzioni. L’accusa è che le norme di sicurezza, alla Marlane, non venivano applicate, anzi “semplicemente” non esistevano. I lavoratori venivano considerati “strumenti” da sfruttare per guadagnare di più e meglio. Quando si ammalavano e arrivavano alla fine della loro vita veniva chiesto loro di firmare il proprio licenziamento. Lo si faceva, dicevano i servitori di lorpadroni, per “favorire” l’ottenimento della pensione di reversibilità da parte delle future vedove o per semplificare l’assunzione dei futuri orfani nella stessa fabbrica. Tutto questo è documentato da interviste e memorie raccolte da chi ha iniziato e continuato con ostinazione a credere nella giustizia. Persone normali, veri e propri eroi del nostro tempo come Luigi Pacchiano, ex operaio della Marlane e uno dei sopravissuti, come lo scrittore ambientalista Francesco Cirillo e la documentarista Giulia Zanfino. È grazie a persone come queste se oggi possiamo conoscere quanto è accaduto alla Marlane-Marzotto. Una storia di “ordinario sfruttamento”. È grazie a loro se si è riusciti a costruire un “ponte” tra Praia a Mare e Vicenza, dove è iniziato un costante lavoro di informazione promosso dal PdCI e che poche settimane fa ha prodotto un appello firmato da personalità del mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, della politica (ricordiamo tra i tanti Margherita Hack, Giorgio Nebbia, Franca Rame, Valentino Parlato, Oliviero Diliberto, Giuseppe Giulietti, Ascanio Celestini), lavoratori in lotta (il presidio permanente della IMS SRL – ex Emi di Caronno Pertusella), cittadini non indifferenti e, ancor più importante, parenti delle vittime della Marlane, come Teresa La Neve. Testimonianze “alte” di una politica fatta per passione da chi riesce ancora ad indignarsi per le ingiustizie e l’indifferenza imperante. La sentenza Eternit ha aperto una porta, ha squarciato un velo, ha fatto conoscere che di lavoro si dovrebbe vivere e che, invece, si può morire per l’avidità dei padroni. Oggi nessuno può chiudere gli occhi. Nessuno può dire di non sapere. Nessuno può giustificarsi. Quello che è successo alla Eternit, alla Marlane e in tutte gli altri posti dove è “normale” ammalarsi e morire (da Vicenza vogliamo ricordare l’esempio della Tricom-GalvanicaPM di Tezze sul Brenta) ci coinvolge tutti. Non ci si può fermare nella ricerca della verità. È tempo di fare giustizia.
martedì 14 febbraio 2012
GRATTA GRATTA IL PIDIELLINO E RISPUNTA IL FASCISTA DI SEMPRE
![]() |
| per leggere cliccare sulla foto e aprire in un'altra pagina |
Dopo una dichiarazione del genere non sono mancate le immediate e legittime proteste da parte dei Compagni della Sezione PdCI di Vibo che erano presenti al Consiglio Comunale. Grazie a loro si è sollevato lo scandalo che altrimenti sarebbe passato inosservato.
Ma le proteste coinvolgono anche, e soprattutto, il presidente del suddetto consiglio che ha preferito redarguire il pubblico per la reazione, piuttosto che censurare il consigliere del Pdl per la gravità delle sue affermazioni.
Un presidente del consiglio comunale deve essere garante di tutti i consiglieri e, soprattutto, della Costituzione, e dei cittadini tutti che rappresenta. Un presidente che tace in seguito a così gravi affermazioni non ha il diritto di continuare a sedere sulla poltrona più alta del consiglio perché tacendo si è reso complice di un reato.
Ma, come dice il proverbio, non c’è due senza tre. Ed infatti, per completare la compagnia di giro è arrivato in soccorso l’assessore Scianò, quello del buco comunale di 10 milioni di euro, che in una trasmissione radiofonica, dopo aver espresso la sua solidarietà al consigliere comunale, ha bollato l’antifascismo come roba vecchia e superata, come se quei valori non fossero invece permanenti ed universali.
In tal senso potremmo ricordare l’analoga vicenda di Reggio Calabria, laddove l’Assessore Tuccio per offendere il premio Oscar Roberto Benigni lo tacciò di essere “ebreo e comunista”. Ovviamente questi aggettivi erano declinati in maniera offensiva, utilizzando il più becero razzismo. D’altronde Tuccio prima di aderire al PdL era nell’Msi prima e in An poi, come Scianò e De Filippis. Lo stesso percorso del loro capo Scopelliti in partiti che hanno sempre espresso, con orrido orgoglio, i loro caratteri xenofobi e razzisti.
Ma si sa cambia tutto per non cambiare niente. Gratta gratta il pidiellino e viene fuori la sua reale natura.
Questi personaggi che offendono i caduti della Resistenza che hanno lottato per la libertà e la democrazia sono l’espressione di una destra reazionaria, becera e prepotente, che in Calabria sta distruggendo la Regione e le principali città che governa.
Basti ricordare a tal proposito la situazione drammatica e fallimentare in cui versano città come Reggio Calabria e Vibo Valentia dopo la cura assidua imposta dai governi di destra che le hanno portate in pieno dissesto, dilapidando e saccheggiando le risorse pubbliche.
Senza dimenticare in tutto questo quello che ha la responsabilità massima e principale e cioè il Presidente della regione e Coordinatore Regionale del PdL Giuseppe Scopelliti che, non pago di aver trascinato nel baratro la città di Reggio Calabria, affondandola in una mare di debiti e di disavanzo, continua dallo scranno regionale a praticare nelle sue uscite l’arte degli annunci, delle false promesse e della contraffazione pensando che il giochetto possa sempre riuscire.
Infatti, dopo aver imbrogliato i reggini adesso si pensa di poter imbrogliare i calabresi. Ma ormai tutti cominciano a capire la vera natura fascista e la grave incapacità amministrativa di tali personaggi. Del resto sono i sondaggi di istituti accreditati a dire chiaramente che Scopelliti è in pesante perdita di consenso e di credibilità ed ha iniziato la sua parabola discendente.
Reggio Calabria, 14.2.2012
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PdCI
MICHELANGELO TRIPODI
Blocco dell'edilizia a Vibo? Problema risolto!!
![]() |
| per leggere cliccare sulla foto e aprire in un'altra pagina |
C’è da dire però che aldilà dei mezzi numeri dati in consiglio comunale, di numeri ne sono stati dati altri, sembrava una lotteria, si perché dopo 2 anni dall’insediamento e dopo le promesse, i ponti, le navi da crociera, i porti turistici, le “basi NATO” promesse che la maggioranza del nostro comune ha partorito prima il documento ARONICA-SCALAMANDRE’ (fine 2011) ed oggi a pochi mesi dell’entrata in vigore quel documento, che difatti paralizza le marinate, ne propone l’aggiornamento con le carte relativa alla messa in sicurezza dei fossi da parte della provincia.
Due domande:
Ma invece a badare a chi deve fare il coordinatore del vostro partito a Vibo Valentia e pensare ai congressi non potevate pensarci prima ad aggiornare lo studio ARONICA-SCALAMANDRE’?
Ma soprattutto, questo aggiornamento, adesso, chi lo paga? Io lo farei pagare a voi consiglieri di maggioranza, decurtandolo dai vostri stipendi, perché vostro è lo sbaglio, vostra è la responsabilità e quindi, come per la responsabilità civile dei giudici che tanto decantate, voi dovete pagare di tasca vostra i tecnici che andranno ad eseguire questo aggiornamento, perché il comune di Vibo Valentia non essendo dotato di un ufficio geologico deve dar mandato a tecnici esterni magari Aronica e Scalamandrè appunto per poterlo aggiornare e non crediamo che questi due tecnici lo faranno gratis. Voi avete prodotto il danno, voi lo dovete pagare, basta con la propaganda, basta col dire faremo, faremo e faremo, siamo stanchi di ascoltare parole positive dette da voi che difendono il vostro operato, dimostrateci di essere diversi e che lavorate per la nostra comunità.
Noi una proposta in merito la abbiamo, lo abbiamo detto subito, anche in campagna elettorale si chiama PSC, ripetiamo, non navi da crociera ma PSC.
mercoledì 8 febbraio 2012
Il fango della macchina. Silvio Berlusconi docet
La libertà d’informazione è un diritto acquisito da ogni italiano e tutelato nel momento stesso in cui nasce dall’articolo 21 della nostra costituzione. Ognuno è quindi libero di esprimere la propria idea, come meglio crede e con i mezzi messi a disposizione, senza mai ledere la dignità e le idee di un altra persona. Noi in questo principio crediamo fortemente e ci batteremo sempre con ogni mezzo affinché tutti possono esprimere la proprie idee, nei limiti imposti dalla legge.
Non crediamo invece nel fatto per cui un singolo individuo possa metter in campo le proprie idee a difesa insensata del proprio operato, distorcendo la realtà a proprio favore e criticando l’operato altrui del quale, magari, non se ne conoscono le effettive dinamiche. Questo concetto lo esprimiamo con forza e con vigore in risposta a chi nel nostro territorio scrive dalle pagine dei giornali, o parla da microfoni radiofonici di emittenti private, spacciandosi per giornalisti. La poca conoscenza e l’usuale tendenza a mistificare la realtà porta alcuni individui ad esprimere concetti fuorvianti per chi li ascolta, e deleteri nei contenuti verso terzi che si prodigano nella lotta quotidiana per la difesa del bene comune. Allora succede che a Vibo Valentia un giornalista della carta stampata della “Gazzetta del Sud” prende spunto dalle vicende che in questi giorni hanno visto al centro di varie polemiche la figura del consigliere comunale De Filippis, il quale durante il consiglio comunale del 3 febbraio ha affermato testualmente: “ Io sono Fascista”, correggendosi funambolicamente poi in “ Fascista democratico”, senza entrare nel merito di questa triste vicenda, che abbiamo già affrontato nei giorni passati, vorremmo concentrarci sull’ articolo del giorno 6 febbraio apparso sulla “ Gazzetta del Sud” a firma della giornalista Stefania Marasco, la quale tentava una timida difesa del consigliere De Filippis cercando di sminuire le sue parole, ma calcando e rilanciando e sparando a zero sul nostro partito, il PdCI, come anche nei confronti del PRC e dell’ANPI. Bene, a questa giornalista noi vogliamo semplicemente dire che sono proprio questi tipi di atteggiamenti faziosi e barbari nei confronti della correttezza politica a far decadere il livello del dibattito politico, appellandosi al fatto che poco hanno fatto il PdCI, PRC ed ANPI verso il bene della cosa pubblica, etichettando queste sigle come buone solo a far polemiche e a curarsi poco delle vicende che riguardano la popolazione. A questa giornalista noi vorremmo ricordare la nostra attività degli ultimi tempi, come la serie di incontri che si ripetono da giugno sotto la scuola d’arte dal titolo “Cominciamo da noi…” nei quali si sono affrontati temi quali, le organizzazioni criminali, la differenziata, la crisi economica, i beni culturali, il dissesto idrogeologico, oppure la nostra partecipazione all’iniziativa dell’ANPI sulla rimozione del gazebo che occlude la lapide di Papandrea, i nostri volantinaggi, i nostri articoli, e tutta quella serie di avvenimenti che riguardano la nostra vita politica. Probabilmente non li avrà letti, oppure avrà, pregiudiziosamente, evitato di leggerli nel momento in cui ha letto la parola COMUNISTI, che accompagnano quegli articoli.
Cara giornalista Marasco, ti esortiamo a guardarci più da vicino ed a seguire le nostre iniziative che forse non saprai ma facciamo anche a tua tutela, perché anche tu sei lavoratrice, ed anche tu hai qualche padrone sopra di te. Ti invitiamo a leggere il nostro blog (http://pdcivibovalentia.blogspot.com ), oppure la nostra pagina facebook (https://www.facebook.com/pages/Il-brigante-Comunisti-Italiani-Vibo-Valentia/145256958840061), o magari altri quotidiani che ci trattano con più rispetto e ci dedicano maggiori attenzioni, senza pregiudizi.
Ma il problema non è solo questo episodio che fa decadere il livello del giornalismo locale, si perché c’è un emittente radiofonica locale, Radio Ondaverde, nella quale ogni domenica mattina alle 11 circa, si trasmette un programma che dibatte di tematiche di attualità, politica, cronaca sport e altro, il quale riceve un discreto successo. Questo programma è condotto dall’Avv. Ass. Dott. Giorn. cam(erata) Giuseppe Scianò, che senza alcuna vergogna e senza nessuna controparte, parla in modo spudorato dell’attività della sua amministrazione. Ma ne parla bene, come se nulla accadesse, continua imperterrito ad informare i cittadini facendo un “uso criminoso”, per citare il suo capo nazionale del PdL, ed elogiando in modo continuo in particolare il suo operato. Nell’ultima trasmissione del giorno 5 febbraio in particolare, ha definito il problema della spazzatura e del blocco dell’edilizia come un atto strumentale, operato da un manipolo di persone totalmente fuori dalla realtà. Ci viene da dire, ma come, nell’ultimo consiglio comunale erano presenti, i tre sindacati confederali, confindustria, l’ance, l’ordine di architetti, geologi, ingegneri e geometri, imprenditori, operai e comuni cittadini; inoltre vi erano presenti le associazioni per la questione spazzatura; cosa dice questo signore? Che sono polemiche sterili e inutili, In più non contento accusa le persone che avevano partecipato al consiglio, di essere andate via alle 8, Ma cosa dovevano fare fino a quell’ora, ascoltare le vostre banalità? Le vostre proposte inutili (quella sull’edilizia di aggiornare il piano Scalamandrè partorito solo 3 mesi fa, dimostra come si ricorra sempre all’uso delle casse comunali, non potevate pensarci prima? Ora chi lo paga questo aggiornamento?) dettate solo dalla vostra incompetenza?
Caro Ass. Dott. Avv. Giorn. cam(erata) Scianò lei è in palese conflitto d’interesse, non può condurre un programma che ascoltano i cittadini vibonesi senza una controparte vera, senza qualcuno che le dica che le cose non stanno come dice lei; ribadiamo il suo conflitto d’interesse, perché lei in quella trasmissione tutela solo i suoi di interessi, e quelli dell’amministrazione alla qual partecipa (male).
Questi due sono solo due casi, ma dimostrano una grave assenza di professionalità nei confronti della veste che ricoprono l’Avv. Dott. Giorn. Ass. cam(erata) Scianò e la giornalista Marasco. Per concludere utilizziamo questo mezzo, la rete, perché sappiamo della sua immensa cassa di risonanza, e per avere la certezza che i nostri pezzi mandati alla testata della “ Gazzetta del Sud” non verranno reinterpretati dal giornalista a nostro discapito. VERGOGNA.
Partito dei Comunisti Italiani - Vibo Valentia
lunedì 6 febbraio 2012
Articolo mistificatorio della Gazzetta del Sud
Articolo della Gazzetta del Sud dal contenuto altamente mistificatorio.
Basta fare un giro nel nostro blog o in quello del PRC di Vibo per leggere le nostre denucie e le nostre continue proposte.
Un giornalista dovrebbe informarsi su ciò che scrive quanto meno e non pubblicare articoli che sanno di palese giustificazione ad un fatto altamente grave e pericoloso.
Con questa attività "giornalistica" vi state rendendo complici del degrado politico e morale in cui sta precipitando questa città.
VERGOGNA!!!
NON COMPREREMO PIU' LA GAZZETTA DEL SUD
domenica 5 febbraio 2012
Ecco quanto prende l'assessore Scianò
Colui che dichiara di prendere meno di una Colf .
In questa registrazione dichiara il suo stipendio.
Etichette:
antifa,
politica,
Vibo Valentia,
video
sabato 4 febbraio 2012
A Vibo dichiararsi fascista non è reato
Accade nel 2012 a Vibo Valentia, ma non per strada o in un bar ma addirittura nell’assise cittadina, un consigliere comunale dichiara di essere fascista nello sconcerto e la rabbia di chi, come noi, assisteva dalla platea ai lavori, tra i sorrisi compiaciuti di alcuni suoi colleghi e l’incredulità dei gruppi di opposizione e con il gravissimo silenzio del Sindaco e del Presidente del Consiglio che addirittura richiama la platea, perchè quest’ultima ha interrotto il Consigliere, e non per la gravità delle affermazioni del suo collega.
Noi tutti ci eravamo tanto illusi che la caduta di Silvio Berlusconi avesse portato via con sé l'abominio delle battute squallide e drammatiche ma così non è stato e mentre tutta Italia s'indigna per la battuta di cattivo gusto del premier Monti sulla monotonia del posto di lavoro fisso, il consigliere comunale del PDL Vincenzo De Filippis sviluppa una nuova forma di ironia ancora più drammatica ma sopratutto illegale.
Nel corso del consiglio comunale convocato venerdì, il suddetto consigliere ha ben pensato di aprire il suo intervento definendosi fascista. Per poi declinarlo, dopo le proteste del “pubblico”, in fascista democratico.
Ma solamente dopo che noi membri del PdCI, uditori al consiglio comunale, gli abbiamo urlato il nostro dissenso per il suo disprezzo alla costituzione, ha ben pensato di giustificarsi dicendo che era solo una battuta. Semplice ironia secondo lui.
Magari pensa che anche la legislazione che vieta l'apologia di fascismo non sia altro che una battuta inserita lì da quei buontemponi dei padri costituenti.
Ci è dato pensare che anche il sig. Sindaco e il presidente del Consiglio Comunale Mangialavori siano dello stesse parere visto che non hanno fatto nulla per richiamare De Filippis a ritirare immediatamente la sua dichiarazione. Questa è la cosa ancor più grave perché sono queste 2 figure che dovrebbero tutelare l’immagine, l’onore e la memoria soprattutto perché non rappresentano una parte politica ma, dovrebbero, rappresentare tutti i cittadini nei fatti e non facendo solamente propaganda di facciata e bella figura come posare le varie corone di fiori il 25 aprile se poi non sanno nemmeno cosa significhi.
E pensare che i consiglieri, una volta divenuti tali, giurano proprio sulla costituzione ma magari, secondo loro, è solamente una tradizione giurare sulla principale fonte della nostra repubblica.
Giurano sulla nostra avanzata, ma sopratutto antifascista, costituzione nata, parafrasando Piero Calamandrei, con il sangue dei partigiani che lottarono contro il fascismo.
Ma evidentemente, la maggioranza consiliare di Vibo Valentia, non sa nemmeno cosa sia la costituzione e pensare che il sindaco, che in quanto tale dovrebbe proteggerla e farla rispettare, è anche giurista.
Tutto questo è inaccettabile! In un'amministrazione incompetente e familiarista, questo non è che un'altro tassello, enorme e pesante come un macigno, che va a completare il quadro per il quale noi chiediamo le immediate dimissioni.
Vogliamo le dimissioni immediate e le scuse del consigliere De Filippis.
Vogliamo le dimissioni immediate e le scuse del Sindaco D’Agostino (figlio dell’ex Sindaco D’Agostino famoso per aver detto alla commissione nazionale antimafia che a Vibo Valentia la mafia non esiste)
Vogliamo soprattutto e fortemente le dimissioni immediate da presidente del consiglio comunale e da consigliere comunale del signor Mangialavori che si è reso partecipe, non interrompendo e senza richiamare all’ordine il consigliere autore della vergognosa frase.
E un appello per questa richiesta lo volgiamo anche all'opposizione, per dar seguito all'intervento del dott. Soriano che ha bacchettato puntualmente il consigliere del PDL, affinché vengano portate in consiglio comunale le formali richieste di dimissioni già alla seduta di lunedì prossimo.
Ma oltre i pubblici ufficiali e le istituzioni, a prendere una posizione dovranno essere anche tutti i cittadini che conoscono molto meglio dei loro amministratori i principi costituzionali.
E' il minimo, per onorare la memoria di chi è morto per liberarci dall'opprimente dittatura fascista, è indispensabile per far sì che nostri conterranei come Saverio Papandrea (del quale si parla tanto ultimamente e a cui questa amministrazione ha coperto la lapide alla memoria) e il compagno Umberto Terracini (calabrese, comunista, ma sopratutto firmatario della carta costituente) possano riposare in pace, nella gloria riservata agli eroi.
Iscriviti a:
Post (Atom)










.jpg)
+1.jpg)



