mercoledì 30 maggio 2007
CONDANNATA LA POLIZIA PER IL G8 DI GENOVA 2001
Gennaro Carotenuto
Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando “non violenza”, quando fu massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo (sic!) che non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block. Per il giudice Angela Latella invece la selvaggia repressione genovese –e la cortina di menzogne sollevata per coprirle- è stata una delle pagine più nere di tutta la storia della Polizia di Stato e per la prima volta ciò viene scritto in una sentenza. Non solo, è ben più grave quello che è scritto nella sentenza genovese. Quelle dei poliziotti non furono né iniziative isolate né eccessi, ma facevano parte di un disegno criminale.
Si inizia a confermare in via processuale quello che chi scrive sostiene e scrive da sei anni. A Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello stato. Tale disegno era teso a terrorizzare non tanto la sinistra radicale ma il pacifismo cattolico, in particolare la Rete Lilliput, che per la prima volta in maniera così convinta e numerosa scendeva in piazza saldandosi in un unico enorme fronte antineoliberale con la sinistra.
Le ragazze e i ragazzi delle parrocchie furono quelli che pagarono il prezzo più alto, soprattutto sabato. I loro spezzoni di corteo furono sistematicamente bersagliati dai lacrimogeni e centinaia di loro furono pestati selvaggiamente. Ma, soprattutto decine di migliaia di loro, e le loro famiglie, furono spaventati a morte in una logica pienamente terroristica. Quanti dopo Genova sono rimasti a casa?
Di fronte all’immagine sorda data dai grandi della terra, Bush, Blair, Berlusconi, quel movimento pacifico, colorato, credibile, fatto di persone serie e non dei pescecani rinchiusi nella città proibita, che si era riunito intorno alle proposte concrete per un nuovo mondo possibile del Genoa Social Forum, doveva essere schiacciato. Non lo sapevamo, ma mancavano 50 giorni all’11 settembre.
Riporto di seguito l’articolo dell’eccellente Massimo Calandri, apparso SOLO sulle pagine genovesi di Repubblica lo scorso 29 aprile. E' normale secondo voi? Esiste ancora il diritto ad essere informati in questo paese?
***************************
Prima condanna per le violenze delle forze dell'ordine contro i manifestanti: "Non furono iniziative isolate". G8, condannato il Ministero - Missionaria picchiata, risarciti invalidità e danni morali "Ho solo ottenuto quello che attendevo da 6 anni: giustizia"
MASSIMO CALANDRI
LA PRIMA condanna nei confronti del Ministero dell?Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano la memoria.
Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie,quelle teste rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell?iniziativa isolata o dell'autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno -così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - , che rappresenta una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato.
Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!".
Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c'erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell'Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali - , ma il punto è evidentemente un altro.
«Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un'iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l'ordine pubblico gravemente messo in pericolo».
Perché l'intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l'ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata. La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant'anni, di cui giustamente si sottolinea l'aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».
martedì 29 maggio 2007
carta sprecata
dal blog di Gennaro Carotenuto
mercoledì 23 maggio 2007
COCHABAMBA - Mi arrivano eco dall'Italia, qui a Cochabamba (Bolivia), dove sto partecipando al "V incontro mondiale di intellettuali e artisti in difesa dell'umanità" e potrei anticipare le cose dette da Evo Morales stamattina, o la ricchezza del dibattito, o la forza e la ricchezza comunicativa dei comunicatori boliviani (Evo ha un'approvazione del 66%in crescita ma nei media ha l'80% contro). Infatti, amici di GennaroCarotenuto.it mi inviano i pezzi di Repubblica e l'Unità sul non rinnovo della concessione di RCTV in Venezuela. E alle balle bisogna rispondere con le notizie. Ci sarà tempo per parlare di cose serie. Vediamo:
La Repubblica mente:
Rctv, [...] è considerata troppo critica dal presidente, che l'accusa anche di aver simpatizzato con il colpo di stato che cinque anni fa l'aveva spodestato per due giorni.
Amor di verità obbliga a rispondere:
RCTV non è accusata "da Chávez" di aver simpatizzato, ha organizzato il golpe. E' molto facile verificare, ci sono le registrazioni, ma Repubblica preferisce mentire e non fa il suo dovere, semplicemente non verificando. E' evidente l'intenzionalità di trasformare fatti storici noti in un "punto di vista".
La Repubblica mente:
Così, dopo la manifestazione di sabato scorso che aveva raccolto l'adesione di migliaia di partecipanti e attirato l'attenzione internazionale, oggi il corteo è sfilato davanti alle sedi alle sedi in Venezuela dell'Unione europea (Ue) e della Organizzazione degli Stati americani (Osa) e il movimento di protesta ha ricevuto la solidarietà di associazioni di difesa della libertà di stampa di tutto il mondo.
Amor di verità obbliga a rispondere:
Tanto la UE come l'Organizzazione degli Stati Americani ha affermato che è un fatto interno venezuelano e che il governo venezuelano è nel suo pieno diritto nel non rinnovare la concessione.
La Repubblica mente:
Secondo un sondaggio dell'istituto Datanalisis il 70% dei venezuelani disapprova l'oscuramento di Rctv.
Amor di verità obbliga a rispondere:
Il sondaggio è stato commissionato da RCTV e palesemente falso. Secondo la legge italiana, La Repubblica sarebbe obbligata a dire chi commissiona i sondaggi, ma lo evita. Contro Chávez la legge non vale.
La Repubblica mente:
La decisione di non rinnovare la concessione, infatti, avrebbe come effetto quello di limitare alla sola Globovision il panorama audiovisivo nazionale anti-governativo. Con l'aggravante che Globovision è un canale che si vede solo nella capitale.
Amor di verità obbliga a rispondere:
E' la balla più clamorosa. I grandi canali commerciali dell'opposizione che trasmettono in tutto il Venezuela sono quattro. RCTV, Globovision, Venevision e Televen. Inoltre in ogni stato ci sono canali locali dell'opposizione. Repubblica, in totale malafede cancella due canali nazionali e tutti i locali.
Molto simile è il pezzo dell'Unità, probabilmente preso dalle stesse fonti, tutte dell'opposizione. Né l'Unità né la Repubblica ricordano che RCTV non viene chiusa, ma trasferita sul cavo e sul satellite. Entrambe fanno credere che sia una decisione illegale di Hugo Chávez. Soprattutto né l'Unità né La Repubblica citano il punto di vista venezuelano, il ricchissimo dibattito sulla responsabilità sociale dei media, il fiorire di centinaia di media indipendenti nel paese, né il fatto che non esiste solo la libertà di stampa ma anche il diritto costituzionale a essere informati in forma non inquinata.
Questo cronista era a Caracas ed è andato e ha raccontato in questo sito la marcia dell'opposizione. Né La Repubblica né l'Unità erano presenti. Hanno fatto male il loro lavoro, mancando ad ogni dovere etico verso i loro lettori. Questi, è ora che si sveglino e si facciano sentire. BASTA BUGIE SULL'AMERICA LATINA!
martedì 22 maggio 2007
UNA FORZA POLITICA COMUNISTA ALL’ALTEZZA DELLE SFIDE DEL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO
La deriva del PRC – ormai governista almeno quanto il PdCI - è stata segnata anche dall’abbandono di ogni opposizione alla partecipazione italiana alla guerra imperialista: ormai da mesi, il movimento è costretto a fare i conti con questa realtà e ad organizzare le manifestazioni sapendo che fra i fautori ed i complici della guerra vi sono anche quelli che fino a ieri sfilavano al nostro fianco. Del resto, fino a quando si trattava di opporsi solo all’unilateralismo U.S.A., era semplice per i riformisti partecipare, ma lottare anche contro l’imperialismo europeo e italiano richiede un’autonomia politica e ideologica incompatibile con la volontà di governare a tutti i costi.
In questo scenario, che vede anche l’inevitabile smarrimento di migliaia di compagni e di compagne, ricomporre una forza politica comunista organizzata è un compito difficile ma necessario. Una forza politica indipendente a livello locale e nazionale, fuori e contro il bipolarismo in cui si tenta di forzare ogni dialettica politica, con la riduzione della rappresentanza a due schieramenti solo falsamente contrapposti, perché in realtà convergenti nell’identificazione con il Capitalismo come unica prospettiva possibile, cosa che – fra l’altro – rende necessario rilanciare, nel breve periodo, la battaglia per il sistema proporzionale puro.
La ricostruzione di una forza politica comunista all’altezza delle sfide del socialismo del XXI secolo è una necessità e un’esigenza collettiva a cui intendiamo dare risposte. Proveniamo da percorsi differenti e alcuni di noi hanno vissuto l’esperienza del PRC, esperienza ormai incompatibile con qualunque prospettiva di trasformazione dell’esistente e di alternativa di società e di sistema. Riteniamo che, oggi più che mai, vi sia il bisogno dell’unità dei Comunisti attorno ad un programma generale anticapitalista, marxista e rivoluzionario, in grado quindi di ricostruire un’alternativa a tutti i governi della borghesia,nsiano essi di centro-destra che di centro-sinistra. Questa necessità ci appare rafforzata dalla consapevolezza della centralità dello scontro tra capitale e lavoro salariato sul livello internazionale, del conflitto come pratica della lotta di classe e, dunque, della contrapposizione alla concertazione sindacale (altra faccia della medaglia del collaborazionismo di classe).
Vogliamo sottrarci alla tenaglia che ci vorrebbe schiacciati fra chi il partito lo annuncia come già costituito e chi ne rimanda la definizione all’infinito. Noi pensiamo che un Partito Comunista non si proclami, ma si costruisca, anche a partire dalle esperienze rivoluzionarie e del movimento operaio sviluppatesi nel secolo che sta alle nostre spalle.
Per questi motivi, proponiamo a tutti i compagni e le compagne un percorso per la ricomposizione politica dei comunisti, nella consapevolezza che si tratta di un percorso lungo e difficile, ma indispensabile. Un percorso in cui la presenza di contributi diversi non rappresenti un problema, ma arricchisca il dibattito e rafforzi la crescita collettiva di un processo di organizzazione dove l’autonomia delle esperienze territoriali non si cristallizzi nel localismo ma sia un contributo alla prospettiva generale del movimento e dell’organizzazione.
Vogliamo dare vita da subito ad uno strumento di informazione e circolazione delle esperienze e ad un primo livello di coordinamento delle realtà esistenti, di cui la partecipazione alla manifestazione del prossimo 9 giugno a Roma, contro la visita di Bush e la complicità del governo Prodi con i guerrafondai di Washington e Tel Aviv, costituirà il primo momento visibile a tutti.
Invitiamo tutti i compagni e le compagne a partecipare alla prima assemblea nazionale per l’unità dei Comunisti, che si terrà a Roma domenica 10 giugno, a partire dalle ore 10.00, presso la Casa della Pace, in Via Monte Testaccio n. 22.
Il COORDINAMENTO PER L’UNITA’ DEI COMUNISTI
Associazione “Unità Comunista”; Sezioni autoconvocate del PCL di Roma “Stefano Chiarini”, di Padova e dell’Umbria; Comitato comunista “Antonio Gramsci” di Roma; Assemblea Nazionale Anticapitalista
Info e adesioni a: maldoror2006@libero.it
giovedì 17 maggio 2007
Dichiarazione alla stampa del Senatore Fosco Giannini, capogruppo PRC in Commissione Difesa al Senato
Ciò mentre cresce di giorno in giorno il livello del conflitto armato e il pericolo di un coinvolgimento pieno nella guerra dei soldati italiani. Oggi in Commissione Difesa ho rivolto al Ministro Parisi due domande:
- se la Conferenza di pace non prendesse corpo e i pericoli aumentassero, il Governo italiano prenderebbe in considerazione il ritiro delle truppe?
- in linea teorica vi è un punto di pericolo oltre il quale il governo non potrà andare, ritirandosi dalla guerra?
Il Ministro Parisi non mi ha risposto, ciò è stato grave. L'Italia vuole forse restare in Afghanistan sino alla fine della guerra? Altri 10 anni fino alla sconfitta degli USA? Sarebbe la vittoria delle destre italiane.
15 Maggio 2007
9 giugno No Bush No War Day
Il presidente Usa, George Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell'Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l'appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell'industria delle armi. Bush è l'estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli USA, indipendentemente dall'alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati.
Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dall'Africa all'Asia, dall'America latina alla stessa Europa, produce sudditanza politica e culturale.
In Italia la destra considera Bush il proprio punto di riferimento ma anche il governo Prodi, eletto grazie ai voti del movimento no-war "senza se e senza ma", è orgoglioso dell'alleanza con tale amministrazione e si prepara a ricevere in pompa magna il presidente Usa a Roma.
Questa subordinazione caratterizza anche l'organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione "multilaterale", cioè "concertata" con le altre potenze. Un'internità alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato vistosamente le spese militari (+13% nella Finanziaria), che vuole imporre a popolazioni unite nell'opposizione, nuove basi militari come a Vicenza (ma anche a Cameri e in altri luoghi in via di ampliamento), che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l'aereo da guerra F35 o lo Scudo missilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano.
E' questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi.
Ma la guerra è guerra indipendentemente dalle bandiere usate per condurla e va ripudiata, come il militarismo governativo, che ha riconfermato o promosso le missioni belliche.
Per questo, come tanti e tante in tutto il pianeta e in mille forme, ci prepariamo ad accogliere Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio.
Lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo. Ma lo facciamo anche per dire che esiste un'altra Italia.
Un'Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto. E' quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell'acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale.
Il 9 giugno quindi è un giorno importante per la ripresa del cammino del movimento no war nel nostro paese.
Vogliamo il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, Afghanistan in primis, la chiusura delle basi militari USA e NATO, la restituzione di quei luoghi alle popolazioni per usi civili, per giungere all'uscita dell'Italia dalle alleanze militari.
Esigiamo la rimozione dal territorio nazionale degli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa.
Diciamo basta alle spese militari, rifiutando lo Scudo missilistico e i nuovi aerei da guerra, affinché le decine di miliardi di euro vengano usati per la scuola e la sanità pubblica, per i servizi sociali, per il miglioramento ambientale.
Pretendiamo che il governo Prodi ottenga l'immediata liberazione di Hanefi e restituisca ad Emergency il suo ruolo meritorio in Afghanistan.
Proponiamo che la mobilitazione del movimento no-war - che ha già tre tappe importanti: la manifestazione contro la progettata base militare per i nuovi cacciabombardieri a Cameri (Novara) il 19 maggio oltre alle iniziative previste ad Aviano e Sigonella; le Carovane contro la guerra, che arriveranno a Roma il 2 giugno per protestare contro la parata militare sui Fori Imperiali; la mobilitazione europea contro il G8 di Rostock-Heiligendamm - culmini il 9 giugno in una grande mobilitazione popolare a Roma che faccia sentire a Bush e Prodi l'avversione nei confronti delle guerre e delle corse agli armamenti, che DICHIARI IL PRESIDENTE USA OSPITE NON GRADITO e faccia sentire a Prodi il ripudio della guerra e del militarismo. Così come recita l'articolo 11 della Costituzione.
Ci uniamo alla popolazione di Vicenza per ribadire a Bush la più chiara determinazione e la più netta opposizione possibile alla costruzione della base Dal Molin.
Inoltre lanciamo fin da subito la campagna perché sia garantita la possibilità a tutti coloro che vorranno manifestare di raggiungere Roma in treno. Invitiamo tutti a Roma, il 18 maggio alle ore 17 presso l'Università di Roma Fac. di Lettere-La Sapienza per discutere di questo appello e preparare insieme la più grande mobilitazione possibile per una giornata NO BUSH-NO WAR
Associazioni, reti
Action-diritti in movimento, Associazione Sinistra Critica, Bastaguerra-Roma, Circolo Arci Agorà-Pisa, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Confederazione Cobas, Confederazione Unitaria di Base, Coordinamento Collettivi universitari La Sapienza, Collettivi universitari, Roma 3, Collettivo studentesco T. Muntzer-To, Disarmiamoli, Donne in Nero-Tuscia, Forum Palestina, Global Meeting Network (cso pedro - padova, cso rivolta - marghera, cso morion - venezia, capannone sociale - vicenza, s.o.a. arcadia - schio, cantieri di montecioRock - vicenza, ubik lab - treviso, cso bruno - trento, rete studenti - trento, cso crocevia, alessandria, csoa gabrio - torino, cso terra di nessuno - genova, cso cantiere - milano, casa loca - milano, cs tpo - bologna, lab.occ. paz - rimini, cs fuoricontrollo - monselice, s.p.a.m. - parma, lab. aq16 - reggio emilia, rete degli spazi sociali - venezia giulia, esc atelier occupato - roma, astra19 - roma, lab. insurgencia - napoli, lab. diana - salerno, Movimento antagonista toscano, Ass. difesa lavoratori, tutte le sedi di YaBasta ) I Corvi, Laboratorio di resistenza alla guerra, Laboratorio studentesco di Salerno, Mondo senza guerre, Officina comunista, Partito comunista dei lavoratori, Partito Umanista, Rivista Erre, Rete dei Comunisti, UniRiot (Roma, Napoli, Bologna, Torino)
Firme individuali:
Cinzia Bottene, Olol Jackson (Presidio permanente No Dal Molin), Sandro Bianchi, Giorgio Cremaschi, Mimmo Rizzuti (Rete28Aprile), Mauro Bulgarelli, Franco Turigliatto, Fernando Rossi (senatori), Vauro, Tommaso Di Francesco, Luigia Pasi, Margherita Recaldini (Sdl Intercategoriale), Piero Maestri, (Guerre&Pace), Norma Bertullacelli (Centro ligure documentazione pace), Nella Ginatempo, Melo Franchina, Doretta Cocchi (Bastaguerra Firenze)
adesioni: 9giugnonobush@libero.it
LE BATTAGLIE DI CIVILTA' DI SANSONETTI: SALVATE IL COMPAGNO MUGHINI.
"Liberazione": scrivi per noi. E Mughini accetta l'offerta.
Milano-L'invito, Piero Sansonetti glielo ha rivolto direttamente dalla prima pagina del giornale che dirige, Liberazione:"L'Ordine dei giornalisti ha radiato Giampiero Mughini senza che abbia fatto male a nessuno...Ci associamo alla solidarietà espressa da Pierluigi Battista sul Corsera...E gli diciamo che se vorrà scrivere un articolo conti pure su di noi: lo ospiteremo". Un'apertura che il giornalista davvero non si aspettav:"Mai avuto amore per quelli del Prc. Ma Piero, al quale ho speditogià una cartolina per ringraziarlo, è stato l'unico della sinistra, assieme a Gianni Mura, ad esprimermi solidarietà. Quella che ho subito è un' orrida porcata". E Mughini non ci pensa su due volte a raccogliere l'invito che gli è stato rivolto:"Una cosa molto carina, da parte di Sansonetti. Sarebbe la prima volta che scriverei per un giornale di sinistra, da quando mi sono dimesso da Paese Sera nel '78. E se loro mi telefonassero chiedendomi, ad esempio, un pezzo di 60 righe su quanto è stato bravo Bertinotti nella sua visita in Israele, beh, glielo farei subito. Pur non essendo mai stato un grande estimatore del Bertinotti politico , mi ha colpito profondamente: è stato davvero fantastico".
dal Corriere della Sera di ieri
IL PUNTO:
Giampiero Mughini è stato giustamente radiato dall'Ordine dei Giornalisti perchè è stato testimonial pubblicitario di una nota compagnia telefonica contravvenendo al proprio codice deontologico. Ma proprio non capisco più dove stia andando il mondo , o meglio l'Italietta nostrana che non è il mondo, e questa Sinistra che è sempre più "sinistra" in senso diabolico, e "sinistrata", dal punto di vista dell'integrità etica e politica. Se "sparo" su Google le news per saperne di più sull'"Affaire Mughini" trovo le difese a spada tratta della berlusconiana Mediaset, di cui Mughini è dipendente, del quotidiano Libero finanziato da Berlusconi che aveva per direttore quel Farina , altro radiato per commistioni con i Servizi nel caso delle intercettazioni telefoniche, e l'accorato sostegno di Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia. La solidarietà di Liberazione, quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista francamente sembra quel gioco della Settimana Enigmistica, scova l'intruso. In un Partito Comunista normale questo non accadrebbe, in uno normalizzato si. Chiedo che i giovani comunisti e il Prc nella sua dirigenza si occupino di far pervenire in via del Policlinico il disappunto generale sulla direzione del Giornale mettendo in discussione il ruolo di Sansonetti che con le sue operazioni destabilizza e discredita il quotidiano agli occhi esterni e interni perchè si fa portavoce di una linea politica ed editorale inaccettabile e provocatoria.
lunedì 30 aprile 2007
RIPRENDIAMOCI LA PIAZZA!
Nonostante tutti questi privilegi, il capitale non è riuscito a creare alcun posto di lavoro stabile e sicuro: al contrario, le aziende sono state addirittura delocalizzate all'est, dove le condizioni di lavoro e i bassi salari hanno permesso al profitto di crescere a dismisura.
Di fronte a lavoratori e disoccupati, Centrodestra e Centrosinistra, mostrano la stessa faccia: quella del padrone, rispondendo alle loro proteste con la criminalizzazione e la repressione delle lotte. Tutto questo avviene col plauso dei sindacati confederali che preferiscono rifugiarsi in luoghi chiusi (cinema, teatri..) per offrire una passerella politica a politicanti e opinionisti dell’ultim’ora.
La progressiva svendita e rilettura dell’eredità storica della sinistra di classe, la negazione dell’esistenza della classe operaia stessa, altro non sono che il prezzo che i partiti della sinistra e il sindacato hanno scelto di pagare pur di sedersi al tavolo dei potenti. In questo momento storico vi è la piena subalternità culturale e politica alle filosofie aziendalistiche che colpiscono quotidianamente i lavoratori nelle loro condizioni di vita e di lavoro. In questo clima di concertazione dove i bisogni dei lavoratori non vengono più capiti e soddisfatti, deve intervenire la volontà e la necessità di autorganizzarsi autonomamente per difendere i propri interessi.
Di fronte
• all’ultima manovra finanziaria,
• all’accelerazione dello scippo del TFR
• al Memorandum segreto tra governo e sindacati confederali per l’ennesima contro-riforma delle pensioni
• alla precarizzazione dilagante dei rapporti di lavoro( né legge 30, né pacchetto Treu, né leggi su esternalizzazioni e cessioni di ramo d’azienda sembrano essere messi in discussione)
• agli attacchi sempre più pesanti ai salari dei lavoratori
• per non parlare del rifinanziamento delle missioni militari all’estero e della concessione della nuova base di Vicenza agli USA
Oggi il sindacato avrebbe dovuto portare i lavoratori in piazza contro le politiche liberiste di questo governo, invece ha scelto di non disturbare il manovratore.
Per opporsi a questo immobilismo
Per evitare di tornare 30 anni indietro
E’ giusto ribellarsi e lottare partendo dal Primo Maggio, giorno della riscossa!
sabato 28 aprile 2007
IL SEGRETO DI UNA SERENA VECCHIAIA …
La parte del leone la faranno, naturalmente, gli alti burocrati tra i quali spiccano sindacalisti e (parenti di) politici, ma – si obietterà – è legittimo premiarli (fino a 570.000 euro) per l’encomiabile lavoro che hanno svolto, i cui benefici effetti sono sotto gli occhi di tutti, e che – si potrebbe pensare – continueranno a svolgere, magari sotto forma di molto ben remunerate consulenze esterne! Non vogliamo scadere nel qualunquismo, sono questi i costi della politica: mica è colpa loro se, per esempio, ogni volta che si riunisce il Consiglio regionale si spendono più di 3.000.000 di euro, (ben) spesi per dipendenti distaccati, consulenti degli assessori e rappresentanza, oltre che per i consiglieri. No, la nostra vuole essere una domanda più propriamente scientifica: ci siamo chiesti, infatti, quale sforzo della muscolatura del volto sia necessario per mantenere una tale faccia tosta.
Perché mai dovremmo stupirci se una legge regionale (nella fattispecie la 8/05) “scellerata” fatta da un Centrodestra con i giorni contati, subito prima delle elezioni, sia mantenuta in vigore dal Centrosinistra? Il Governatore Loiero ha cose più importanti a cui pensare che intervenire a sostegno della Sanità, dei Trasporti, del risanamento ambientale, delle imprese e del lavoro, della moralità e della lotta alla corruzione: le esigenze dei (partiti) neonati hanno, evidentemente, la priorità e sarebbe una barbarie non riconoscerle. Certo, ad essere maliziosi, si potrebbe pensare che per cambiare una leggina così basti davvero poco ad una maggioranza tanto ampia, ma tant’è: meglio aspettarli da Roma o da Bruxelles i soldi per riparare, per esempio, ai danni dell’alluvione del 3 luglio dell’anno scorso, piuttosto che privare tanto emeriti burocrati del loro giusto incentivo ad andarsene. E dunque, con buona pace di chi vive del proprio lavoro, spesso precario, se ne vadano…
A noi non resta che studiare la faccia tosta di questi signori che, con ogni probabilità, permetterà loro di vivere con serenità gli anni della senescenza. Chissà che non sia questo il segreto per risolvere le annose questioni della pensione di anzianità e del Tfr?
venerdì 27 aprile 2007
NO AD UN NUOVO PARTITO E AD UNA “RIFONDAZIONE SOCIALISTA”
GIANLUIGI PEGOLO, DEPUTATO PRC
Su “Liberazione” di oggi, giovedì 26 aprile, il segretario del Prc, Franco Giordano, fa sua la proposta avanzata ieri da Giovanni Berlinguer relativa alla costituzione ( “in tempi brevi”) di un nuovo partito di sinistra, frutto – sembra di capire - dell’unione tra Rifondazione Comunista, l’area Mussi e altri soggetti di sinistra. Una sorta di Rifondazione socialista.
Per due motivi fondamentali dichiariamo la nostra contrarietà a tale progetto.
Il primo motivo è di metodo : una scelta di tale portata ( costituire un altro partito, che superi l’autonomia di Rifondazione Comunista) non può essere certo elaborata e deliberata in ambiti così ristretti e solo all’interno dei massimi gruppi dirigenti. Rifondazione rappresenta una comunità vasta e il punto di riferimento politico e ideale per 80 mila iscritti, milioni di elettori e una parte importante dell’intero popolo di sinistra, dei lavoratori e dei movimenti. La decisione del suo superamento non è delegabile a pochi dirigenti.
Il secondo motivo è di merito: la fase che viviamo è segnata sia da uno stato di “guerra infinita e permanente” che da un attacco deciso contro il mondo del lavoro. Il partito comunista, la sua autonomia politica, culturale e organizzativa è,oggi più che mai, una necessità sociale e il rischio di una sua cancellazione costituirebbe un indebolimento per l’intera sinistra.
Concordiamo con l’esigenza dell’unità a sinistra e siamo per la costituzione sul campo, nelle lotte e attraverso forme diverse di convergenza per la costituzione di una vasta sinistra di alternativa, volta ad un cambiamento che passi soprattutto attraverso il conflitto sociale e non culturalmente ripiegata su di un “governismo” pregiudiziale. Siamo invece critici sia verso le precipitazioni organizzativistiche che le improvvise sommatorie politiche e culturali, che spegnerebbero le autonomie dei soggetti senza garantire né la loro unità né un disegno di trasformazione sociale.
giovedì 26 aprile 2007
SIAMO TUTTI PARTIGIANI
OGGI CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA SONO FACCE SPECULARI DELLA STESSA MEDAGLIA DI INTERESSI CAPITALISTICI E STANNO CAMBIANDO LA COSTITUZIONE. L’OBIETTIVO È QUELLO DI CANCELLARE LA MEMORIA STORICA E DI SCARDINARE LA DEMOCRAZIA NEL PAESE PER AVERE MANO LIBERA DI ANNULLARE I DIRITTI E LE CONQUISTE DEI LAVORATORI TUTTI. DIRITTI CHE QUEGLI STESSI PARTIGIANI HANNO CONQUISTATO CON L’ANTIFASCISMO MILITANTE E CHE LAVORATORI ED OPERAI HANNO DIFESO CON L’OCCUPAZIONE DELLE TERRE E DELLE FABBRICHE.
OGGI CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA, CON L’AUSILIO DI SEDICENTI STORICI IN MALAFEDE E CON LA COPERTURA DELLE MASSIME CARICHE DELLO STATO, PRIMO FRA TUTTI IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO, STANNO EQUIPARANDO I CRIMINI COMMESSI DAL FASCISMO CON LA GIUSTA LOTTA PARTIGIANA PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA. LA SINISTRA DI GOVERNO, REVISIONISTA D’ULTIM’ORA, IERI HA CONFUSO L’AUTORITARISMO BUROCRATICO DELL’URSS CON IL COMUNISMO, OGGI, PER FARSI ACCETTARE, DEVE CANCELLARE LE ORME, ESPIARE UN PASSATO. COSÌ I NOSTRI PARTIGIANI E I FASCISTI DI SALÒ SAREBBERO “LEGITTIMI COMBATTENTI” ACCOMUNATI DALLA VIOLENZA ARMATA E, PERTANTO, DA CONDANNARE ENTRAMBI.
È INACCETTABILE PORRE SULLO STESSO PIANO VITTIME E CARNEFICI!
È INACCETTABILE EQUIPARARE CHI HA COMBATTUTO PER LA LIBERTÀ CONTRO VENT’ANNI DI SFRUTTAMENTO CON CHI HA TENTATO FINO ALLA FINE DI PERPETRARE A DANNO DEL POPOLO TUTTO VIOLENZA ED OPPRESSIONE FASCISTA.
PARTIGIANI, OPERAI, LAVORATORI HANNO IERI SACRIFICATO LE LORO VITE PER CONSEGNARE A NOI OGGI UN MONDO PIÙ GIUSTO, PER UNA PROSPETTIVA DI EMANCIPAZIONE E DI RISCATTO. UN MONDO, ANCORA DA COSTRUIRE, LIBERO DALLO SFRUTTAMENTO E DALLE DISUGUAGLIANZE RAZZISTE E DI CLASSE. UN MONDO DI GIUSTIZIA E LIBERTÀ SOCIALE CHE ORA TOCCA A NOI GUADAGNARE.
È PER QUESTO CHE ANCOR’OGGI DOBBIAMO SENTIRCI TUTTI PARTIGIANI
È PER QUESTO CHE LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DA VECCHI E NUOVI FASCISMI NON PUÒ ARRESTARSI
VIVA IL 25 APRILE! VIVA LA RESISTENZA! VIVA IL COMUNISMO!
ANALISI SULL’ATTUALE SITUAZIONE POLITICA ITALIANA
Quelli tenutisi nei giorni scorsi saranno infatti gli ultimi congressi dei rispettivi partiti.
La svolta liberal- democratica dei DS, iniziata da Occhetto trova il suo punto di arrivo con Fassino e D’alema.
Forse continueranno a chiamarsi “compagni” (qualcuno tra i DS lo spera!!!), fatto sta che il decadimento del vecchio PCI arriva oggi al suo culmine. Molteplici sono ancora le questioni da risolvere; quale sarà la sua collocazione europea: socialisti o popolari? E il patrimonio a cui attingeranno sarà quello moriano, democristiano e filoclericale o social democratico, berlingueriano? E inoltre le future alleanze di governo avranno un baricentro più spostato al centro come auspica Letta (che strizza l’occhio a follini e all’UDC) o a sinistra come spera la finocchiaro?
Questioni di non poca rilevanza e che dimostrano la superficialità di tale progetto.
Il plauso di Berlusconi all’approdo moderato del nuovo soggetto politico non è sicuramente di buon auspicio.
Una cosa che piace a lui è senz’altro qualcosa che andrà contro gli interessi della classe operaia studenti e lavoratori precari.
Altro non sta a significare il profilarsi della possibilità di larghe intese nell’ottica di eventuali sinergie tra partiti moderati senza le aree più “radicali”della sinistra, nonché allo stesso tempo un monito ai propri alleati per un’accelerazione a destra per la federazione dei partiti e la costruzione di una casa dei moderati, un “partito delle libertà” tra i fascisti di alleanza nazionale e i piduisti e massoni di forza italia.
Diverse saranno le implicazioni politiche derivanti dalla nascita del partito democratico a destra come a sinistra.
Alla luce dello spostamento al centro dei DS si profila a sinistra la costruzione di un nuovo soggetto politico che abbracci i dissidenti DS e gli attuali partiti della sinistra d’alternativa VERDI, PDCI e PRC-SE (tali sono state a proposito le dichiarazioni di Giordano e Salvi)
All’interno di rifondazione la maggioranza bertinottiana ha impresso una forte accelerazione alla costituzione della sezione italiana della sinistra europea. PRC e minoranza DS si candidano ad occupare lo spazio vacante di una socialdemocrazia governativa, liberato dalla mutazione dei DS e dalla prospettiva del partito democratico.
Alla luce di tutto ciò appare in tutta la sua evidenza la necessità della costruzione di una reale opposizione politica comunista e di classe.
Opposizione che oggettivamente non può essere rappresentata dalle nuove formazione politiche nate dalla caduta dell’AMR: il PCL di Ferrando e il nuovo partito comunista di Ricci
E questo per tutta una serie di motivi, il loro settarismo, il loro arroccamento identitario che impedisce a questi nuovi soggetti politici di riconoscere la molteplicità delle esperienze storiche antagoniste e comuniste e di ridurle al solo movimento trotzkista.
Opposizione che non può altresì essere rappresentata dallo stesso movimento dei movimenti (movimento no global) tanto elogiato e lodato dalla suddetta sinistra antagonista, e ciò per tutta una serie di motivi, per il fatto che non ha mai posto tra le sue priorità la questione del lavoro, non ha mai riconosciuto la centralità della classe operaia come soggetto della trasformazione, ne riconosciuto come prioritario il superamento del dualismo del conflitto capitale–lavoro salariato ma si è al contrario arroccato sull’utopico sogno di un capitalismo dal volto umano riformabile e migliorabile.
Opposizione reale che non può tanto meno essere rappresentata da tutta la restante miriade di organizzazioni che in Italia si propongono la costruzione del Partito in base a questa o quella interpretazione dei “testi sacri”
Ciò che oggi necessita è la costruzione di un BLOCCO AUTONOMO DI CLASSE alternativo ai due poli della borghesia, e dunque costruire insieme a tutte quelle forze comuniste una piattaforma di rivendicazione e di mobilitazione comune, cercando di raccogliere attorno a questa piattaforma quei pezzi della sinistra che oggi in seguito al tradimento dei propri partiti si trovano privato di un referente politico.
Ciò che necessita oggi è l’unità dei comunisti, di tutti quei compagni che sono ormai schifati dalla politica portata avanti da coloro che in parlamento fanno gli interessi della grande borghesia interna e internazionale, dei banchieri europei, del capitalismo guerrafondaio USA-UE, gli stessi che in parlamento si riempiono le tasche di migliaia di euro sulle spalle dei lavoratori e che hanno la sfacciataggine di definirsi comunisti e difensori degli interessi della classe lavoratrice
E’necessario rilanciare le pratiche e teorizzazioni del marxismo e leninismo accantonate dagli pseudo comunisti istituzionalizzati, e rilanciare la parola d’ordine della lotta di classe unica possibilità di riscatto per gli sfruttati.
Finchè ci sarà anche un solo capitalista, il suo principale oppositore sarà la classe operaia.
Sulla base di ciò, è ovvio che ci interessa lavorare e discutere con tutti i compagni che condividono queste elementari considerazioni, e che intendano porsi nell'ottica della costruzione di un vero soggetto politico comunista nel nostro paese.
Unità Comunista - Vibo Valentia
unitacomcalabria@yahoo.it
mercoledì 18 aprile 2007
Appello dei Partiti Comunisti Fratelli. Solidarietà Internazionalista a Cuba Socialista!
contro Cuba
Appello dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa
3 aprile 2007
Noi, i partiti firmatari, condanniamo con energia l’intensificazione della campagna anticubana portata avanti dall’Unione Europea, e specialmente il suo tentativo di far approvare una “strategia a medio e lungo termine su Cuba” nel prossimo vertice del Consiglio d’Europa.
Con questo documento, l’UE si allinea completamente alla politica e ai piani degli USA per assestare un colpo alla Rivoluzione Cubana, in completa contraddizione con i fortissimi sentimenti di amicizia e solidarietà dei popoli europei verso Cuba.
Per la prima volta, l’UE renderà nota una strategia comune contro un altro paese del mondo. Essa assumerà un ruolo attivo nella campagna imperialista contro Cuba, in totale accordo con il cosiddetto “Piano Bush”, cercando di arruolare i paesi membri nei progetti di intervento contro l’isola.
L’UE sta intensificando il regime delle oltraggiose pratiche discriminatorie, delle pressioni e degli interventi avviato nel 1996 con la cosiddetta “posizione comune”. Tale sviluppo della situazione costituisce un ulteriore pericoloso passo verso la convergenza con le politiche degli USA. E riafferma l’atteggiamento ostile dell’UE verso le idee di indipendenza nazionale e sovranità.
E’ particolarmente discutibile il fatto che questa nuova campagna contro Cuba, attuata con il pretesto dell’appoggio ai “diritti umani” e alla “democrazia”, sia istigata in primo luogo da governi antidemocratici, campioni dell’anticomunismo, che stanno promuovendo le più reazionarie misure antipopolari nei propri paesi: quelli di Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Lituania, e altri.
L’UE non ha né il diritto né la statura morale per imporre condizioni a Cuba riguardo alle sue relazioni con altri paesi.
Noi richiediamo ai nostri governi di respingere la “strategia a medio e lungo termine su Cuba” al Consiglio d’Europa.
Esigiamo l’abolizione della “posizione comune” e lo sviluppo di relazioni con Cuba paritarie e basate sui principi della giustizia internazionale.
Facciamo appello al popolo lavoratore, alla gioventù, alle donne, ai movimenti popolari e a tutte le persone progressiste e democratiche in Europa, perché esprimano la loro opposizione a queste manovre anticubane.
Perché respingano e rifiutino la campagna propagandistica reazionaria, ed isolino le forze politiche che la sostengono.
Perché difendano il diritto dei popoli a resistere e a determinare il proprio destino.
Perché rafforzino la solidarietà con Cuba socialista e il suo popolo.
I Partiti
Partito Comunista di Albania
Partito del Lavoro del Belgio
Partito Comunista della Gran Bretagna
Nuovo Partito Comunista della Gran Bretagna
Partito Socialista dei Lavoratori della Croazia
AKEL-Cipro
Partito Comunista di Boemia e Moravia
Partito Comunista in Danimarca
Partito Comunista della Finlandia
Partito Comunista di Macedonia
Partito Comunista Unificato della Georgia
Partito Comunista Tedesco
Partito Comunista di Grecia
Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese
Partito Comunista di Irlanda
Partito dei Lavoratori di Irlanda
Partito dei Comunisti Italiani
Partito Socialista di Lettonia
Partito Comunista del Lussemburgo
Partito Comunista di Malta
Partito Comunista di Norvegia
Partito Comunista di Polonia
Partito Comunista Portoghese
Partito Comunista Romeno
Partito dell’Alleanza Socialista, Romania
Partito Comunista della Federazione Russa
Partito Comunista Operaio di Russia – Partito dei Comunisti di Russia
Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia
Partito Comunista della Slovacchia
Partito Comunista dei Popoli di Spagna
Partito Comunista di Spagna
Partito Comunista di Svezia
Partito Comunista della Turchia
Partito del Lavoro della Turchia (EMEP)
Ha voluto aderire all’appello dei PC e operai europei anche il Partito Comunista Sudafricano
....E Rifondazione Comunista-Sinistra Europea???
giovedì 5 aprile 2007
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA, PER L’ALTERNATIVA DI CLASSE
Il mese scorso il Parlamento italiano, trasversalmente a centrodestra e centrosinistra, ha approvato l’ampliamento della base militare di Camp Ederle nella città di Vicenza. Passaggio preliminare al rifinanziamento più complessivo delle missioni militari italiane all’estero, di contro gli interessi e i sentimenti antibellicisti diffusi nella la maggior parte del popolo italiano.
In questa contrapposizione tra ceto politico “bipartizan” e istanze popolari la cosiddetta “sinistra radicale” di governo perde qualsiasi margine di manovra, limitandosi ad un timido quanto imbarazzante “dissenso di bandiera”. Nessun partito ha fatto alcunché contro il rifinanziamento delle missioni in Afghanistan e in Libano, contro lo scippo del TFR, contro la finanziaria “lacrime e sangue”, contro l’aumento delle spese militari e contro le tante altre misure antipopolari portate avanti da questo governo in perfetta continuità con quello precedente.
La trasversalità delle scelte politiche, gli opportunismi e le doppiezze di un ceto politico “pacifinto”, gli ulteriori “sacrifici” chiesti al Paese, la stessa strategia della tensione promossa nuovamente dallo Stato, non a caso proprio in questo periodo, con la criminalizzazione esplicita delle avanguardie operaie e, più in generale, delle sacche di resistenza sociale ancora attive, determina la portata dei compiti di fase che il Movimento contro la Guerra ha di fronte.
Il rifinanziamento delle nuove manovre di posizionamento militare geostrategico in Italia e nell’area mediorientale rispondono alle esigenze del Capitale di aprirsi nuovi varchi di mercato in aree tradizionalmente interdette alla penetrazione capitalistica e garantirsi un comodo approvvigionamento di risorse energetiche e materie prime e prefigurano, pertanto, nuovi scenari di ulteriori tensioni di guerra. Così al movimento stesso sta l’elaborazione di strategie alternative in grado di reggere il confronto con l’altezza della minaccia in atto.
Un incisivo contrasto alle politiche imperialiste e guerrafondaie altro non potrà fare che proseguire, coerentemente, la battaglia politica e culturale antimilitarista, libera dalla sindrome del “governo amico”, avendo ben chiaro che la manifestazione nazionale contro la Guerra, così come quella recente contro il Dal Molin militare siano solo un passaggio della lotta più generale contro le conseguenze della tutela degli interessi capitalistici. È per questa ragione che consideriamo all’ordine del giorno la ricomposizione di un coordinamento unitario delle forze coerentemente antimperialiste, autonomo e di classe, al fine di affrontare una stagione di lotte risolute e indipendenti orientate sulla base degli obiettivi storici, tattici e di fase, della Pace e della Giustizia Sociale, l’una condizione indispensabile dell’altra.
- Per il ritiro di tutti i contingenti militari italiani da tutti i Paesi occupati
- Per il risarcimento di tutte le popolazioni civili colpite e danneggiate
- Per la Chiusura di tutte le basi militari americane su territorio italiano
- No alla Guerra come mezzo di risoluzione di affari internazionali
Lotta allo sfruttamento ed alla guerra imperialista dei padroni sono una cosa sola!
Sezione regionale Vibo Valentia Info: unitacomcalabria@yahoo.it
lunedì 2 aprile 2007
Ai fischi a Bertinotti aggiungete anche i miei!
Rifondazione e il resto dell'estrema sinistra (ormai estrema solo per la collocazione nell'emiciclo parlamentare!), pur di gestire spezzoni di potere, si sono "svenduti" la propria storia, la propria base, il no alla guerra "senza se e senza ma", la dignità.A questa specie di sinistra verrebbe da dedicare una poesia di Alekos Panagulis, Tempo di collera:
"Voi, tombe che camminano
insulti viventi della vita
assassini del vostro pensiero
fantocci in forme umane
Voi che avete invidia delle bestie
che offendete l'idea del creato
che chiedete rifugio all'ignoranza
che accettate per guida la paura
Voi che avete dimenticato il passato
che vedete il presente con occhi appannati
che non avete interesse per il futuro
che respirate solo per morire
Voi che avete mani solo per applaudire
e che domani applaudirete
con più forza di tutti come sempre
e come ieri e come oggi
Sappiate allora voi
scuse viventi di ogni tirannia
che i tiranni li odio tanto
tanto quanto ho schifo di voi".
Questa sinistra i fischi se li merita!
don Vitaliano Della Sala
27 marzo 2007
venerdì 30 marzo 2007
Anche il circolo Lenin di dasà in difesa del Compagno Benedetti
Tutto il circolo PRC “V. Lenin” di Dasà condivide le stesse posizioni del compagno Benedetti, e chiede il conto al compagno Malerba e alla dirigenza provinciale sull’andamento e la situazione politica dell’amministrazione provinciale. Il pensiero del compagno forse non rappresenta quello della segreteria, ma rappresenta quello di buona parte del partito, quella che non è fatta di amici e parenti.
Perché ormai i compagni in questa federazione sono costretti a uscire sulla stampa per dire quello che pensano? Facile, perchè in questo partito ogni principio di discussione democratica è pari a zero, non c’è più la libertà di discutere con i compagni e se si prova a fare questo si subito tacciati di provocatori, ed estremisti.
Ormai la maggioranza del PRC ai vari livelli locale e nazionale si tiene dentro le minoranze solo per far apparire all’esterno che è un partito che tiene conto delle voci critiche e discordanti rispetto alle linee assunte dalla maggioranza, ma è poi realmente così?
Cosa significa che il compagno deve farsi carico di tutte le responsabilità conseguenti? Staranno forse minacciando l’espulsione del compagno? Lo manderanno forse davanti al collegio di garanzia così come hanno fatto con altri compagni? (caso Federici)
Non è pensabile che un partito comunista (“una mano con milioni di dita strette in un unico pugno”) tenga in maggiore considerazione la preservazione degli accordi di potere che le preoccupazioni di un suo militante, non è possibile sacrificare i propri ideali, ciò per cui si è lottato per anni, sull’altare delle compatibilità di governo .
Oggi a distanza di tempo abbiamo avuto la certezza che le scelte compiute dai dirigenti del partito a Vibo prima del 2004 (quando il prc a vibo nella sua interezza faceva riferimento all’AMR di Ferrando, area di opposizione alla deriva governista del partito e alle alleanze con forze non comuniste e democristiane come nel caso della provincia), più che da un effettivo sentimento e coscienza di classe avessero come fine quello di acquisire, qualche posizione di prestigio e visibilità nel Prc e nella sua Direzione nazionale, crearsi uno spazio di visibilità e di potere che altrimenti sarebbe stato loro difficilmente assicurato .
Non riusciamo infatti a trovare altre spiegazioni a tutti questi continui capovolgimenti che stanno caratterizzando la politica del PRC a vibo negli ultimi anni
Contestiamo l’allontanamento del compagno Benedetti dalla segreteria.
Ed evidenziamo come all’interno del PRC a vibo il rispetto delle norme statutarie gode di libertà di interpretazione di beneficio di inventario.
Lo statuto infatti prevede che sia il cpf (comitato politico federale) a votare l’allontanamento di un compagno dall’incarico dirigenziale che riveste, non la segreteria,che ha si il “potere” di prendere decisioni di urgenza, ma è altrettanto vero che ha bisogno della successiva ratifica del cpf stesso in quanto organo decisionale supremo nel nostro partito a livello provinciale..,
Quindi inviteremmo i “compagni dirigenti-duri e puri” a leggere lo statuto del partito una volta per tutte, memorizzarlo e capire che il rispetto delle regole di cui tanto si vantano, non è mai stato realmente applicato.
Diversi sono gli esempi che potremmo fare, tra gli ultimi ricordiamo il teatrino che è andato in scena nei mesi scorsi in occasione della crisi che si era aperta nel consiglio comunale della città capoluogo e che aveva riguardato anche il ricambio dell’assessore di rifondazione Federici, ricambio che è avvenuto mediante l’esautoramento del CPF, organo che secondo le norme maturate dall’ultimo congresso, è deputato alla scelta e al ricambio degli eletti.
L’articolo 45 dello statuto prevede che:
« vada evitata la concentrazione di più incarichi di partito e istituzionali su singoli compagni. Le segreterie ad ogni grado devono essere di norma costituite in maggioranza da compagni non impegnati a livello istituzionale di pari livello. Sono incompatibili gli incarichi istituzionali di carattere esecutivo con i compiti esecutivi a livello di partito ».
Nella federazione di Vibo invece non esistono conflitti di interesse, un compagno nello stesso tempo può assumere il ruolo di controllore e controllato
Ciò è evidente con il caso Malerba, assessore provinciale, e con l’incarico nella segreteria all’organizzazione (gestione del partito !!!) o il caso Giannini assessore al comune di vibo e segretario dello spartacus.
Chi potrà mai obiettare giudicare e criticare il loro operato?
E potrà mai un compagno andare contro la linea della maggioranza se poi si viene tacciati di essere provocatori e incorrere in misure disciplinari e magari nell’espulsione?
Ma cosa lede di più l’immagine del partito? Le parole di un compagno che finalmente denuncia quello che accade o l’assordante silenzio di un partito comunista che chiude gli occhi?
Perché si parla di cervellotiche farneticazioni e puntuali inesattezze tendenziose, false e infondate relative ai vari concorsi fasulli? Se il segretario Daniele è tanto sicuro di questo perché non ha replicato con i relativi argomenti?
Il circolo Lenin di Dasà si stringe intorno al compagno Benedetti, ed esprime tutta la propria solidarietà.
Noi non contestiamo tanto il fatto che il compagno Filippo sia stato allontanato dalla dirigenza del partito, non è nello stile di noi giovani comunisti svendere i propri ideali solo per conservare integri i pochi incarichi dirigenziali a noi concessi, la nostra critica va al metodo di gestione del partito, e ciò che più dispiace è essere costretti al silenzio, non poterci esprimere, non poter esporre le nostre considerazioni politiche.
Come comunisti ci dichiariamo estranei alla politica portata avanti dal nostro gruppo dirigente , politica che snatura l’identità comunista che ancora sentiamo nostra, continueremo a militare all’interno del PRC fin quando esisteranno le condizioni politiche per farlo o “fin quando ci sarà permesso”.
martedì 27 marzo 2007
Il compagno Benedetti non parla a titolo personale
Il Segretario sostiene che le affermazioni di Benedetti sono “il frutto di personali considerazioni” che “non rappresentano il giudizio della Federazione”: questo sarà anche vero in seno al ristretto gruppo dirigente del partito, ma il Segretario ignora, o finge di ignorare, che il partito è fatto da tanti altri compagni e compagne che, come noi, si ritrovano in una posizione critica rispetto alla dirigenza nazionale e locale del partito, tanto è vero che il documento presentato dai GC alla conferenza di organizzazione del 17 marzo scorso, di gran lunga il più lontano dalle direttive del tavolo di presidenza, non è stato approvato per soli tre voti (16 favorevoli e 19 contrari), nonostante il tentativo di non farlo neanche passare al voto della platea (ringraziamo, a tal proposito, l’intervento “super partes” del compagno Caporusso, delegato del Comitato politico nazionale). Il compagno Benedetti non ha parlato a titolo personale, dunque: si è fatto carico, semmai, delle istanze di trasparenza e democrazia che provengono da larga parte del partito, dall’intero Coordinamento dei GC come da tanti altri dirigenti e militanti.
Di cosa accusa il Segretario il compagno Benedetti? Di “cervellotiche farneticazioni e puntuali inesattezze”? Sono forse cervellotiche farneticazioni le richieste di maggiore trasparenza e senso di legalità nella gestione del potere locale che nascono dal legittimo e reale diritto di sapere? Sono puntuali inesattezze quelle confermate da televisioni e giornali? Allora il compagno Benedetti avrebbe dovuto imparare, e noi tutti con lui, a far tacere la coscienza critica, a reprimere la voglia di libera espressione e il bisogno di trasparenza, se avesse voluto continuare a far parte della Segreteria, la quale, tra l’altro, lavora benissimo anche senza di lui, visto che ad almeno quattro riunioni Benedetti non è stato invitato a partecipare (l’ultima, quella in cui la Segreteria, e non il Comitato politico come avrebbe voluto il regolamento, ha deciso sulla composizione della platea della conferenza di organizzazione).
Il centralismo democratico ci impone di rispettare le decisioni del centro e della maggioranza, ma è la democrazia stessa che impone a tutti di rispettare le regole, scritte e non, ed è, infine, la nostra storia di comunisti a imporci di lottare per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, dovunque esse siano in condizione di pericolo. Non ci interessa affatto difendere a tutti i costi il posto in Segreteria del compagno Benedetti, è una questione più generale di rispetto delle regole: quelle stesse regole che dovrebbero imporci anche, per esempio, la separazione degli incarichi amministrativi da quelli dirigenziali e che, nell’ormai totale assimilazione del nostro partito al sistema partitocratico e clientelare, sistematicamente non sono rispettate.
Il metodo delle epurazioni (questa sembra la minaccia sottintesa) non ci porterà da nessuna parte. Si chieda, piuttosto, il Segretario Daniele, perché tanti compagni sono costretti a dire dalle pagine dei giornali quello che pensano, così come noi, d’altra parte, ci siamo chiesti se in un “partito di lotta e di governo” il secondo debba essere così preponderante sulla prima tanto da annullarla. Si chieda, ancora, se vuole rischiare di trovarsi a capo di un partito facilmente gestibile, ma sempre più spopolato di militanti attivi e impegnati; si chieda, infine, cosa lede di più l’immagine del partito: le parole di un compagno che chiede il conto alla dirigenza federale e all’assessore Malerba o l’assordante silenzio di un partito che non gli risponde e si volge dall’altra parte?
Sottoscrivono tutti membri del coordinamento provinciale GC di Vibo Valentia
Iozzo Nicola (coordinatore provinciale GC Vibo Valentia – coordinamento nazionale GC)
De Sossi Giovanni (coordinamento GC Vibo Valentia)
Colelli Francesco (coordinamento GC Vibo Valentia)
Bufalo Mariangela (coordinamento GC Vibo Valentia)
Borrello Giuseppe (coordinamento GC Vibo Valentia)
Russo Stefano (coordinamento GC Vibo Valentia)
Russo Ilenia (coordinamento GC Vibo Valentia)
De Piano Ernesto (coordinamento GC Vibo Valentia)
Racina Cristian (coordinamento GC Vibo Valentia)
Federici Paola (coordinamento GC Vibo Valentia)
Marturano Antonino (coordinamento GC Vibo Valentia)
Benedetti Filippo (coordinamento GC Vibo Valentia)
Sergio Carmelo (segretario Circolo “V. Lenin”-Dasà (vv), coordinamento GC Vibo Valentia)
mercoledì 21 marzo 2007
squarciamo il velo pietoso
Eppure i rimedi per prevenire, arginare e combattere il dilagare del fenomeno mafioso ci sarebbero e sarebbero, se solo si volesse, di facile attuazione!
Quali? Ad esempio il salario minimo garantito per ogni soggetto che temporaneamente viva in una condizione di disoccupazione, in modo da dimostrare l’interessamento dello Stato nei confronti dei propri cittadini, in primo luogo dei meno abbienti e delle fasce di popolazione più deboli, le quali sono le più soggette ai ricatti e alle pressioni esercitate dalla mafia, nonché le più vulnerabili, proprio per la condizione di precarietà della loro esistenza.
La mafia non è l'antistato. Contrariamente a quanto cercano di farci credere giornalisti e politici borghesi, essa è un’organizzazione complementare e strettamente intrecciata con parti decisive degli apparati statali. Non è la mancanza di leggi adeguate o di un sufficiente numero di magistrati e poliziotti che impedisce di sconfiggere la mafia, ma proprio l’assenza del senso della legalità, a tutti i livelli, anche (soprattutto!!!) tra i membri delle istituzioni. Ed è all'interno del sistema liberista, fondato sullo sfruttamento salariale e sulla proprietà privata, che stanno le cause del proliferare del fenomeno mafioso; è all'interno dello Stato borghese che vanno ricercati i principali alleati della mafia e i sui rappresentanti politici! Quello che manca, e che dovremmo ritrovare, è una coscienza civile che si opponga ai disvalori del profitto, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell'individualismo più esasperato, dell'arrivismo e dell'accumulo di ricchezza.
Tutto questo non sconvolgerà nessuno, e nessuno, crediamo, proverà un po’ di sana vergogna alle nostre parole; anzi, fino ad ora, le nostre denuncie sono spesso passate sotto silenzio, e mai sono state prese in considerazione.
Dunque, armati di pazienza, esaminiamo nel dettaglio la condizione giovanile nel nostro territorio. I giovani, superata la maggiore età, si trovano di fronte ad un bivio: fare le valigie e affrontare gli studi universitari (lasciando, dunque, la loro casa) con la speranza che una specializzazione possa garantire loro un posto di lavoro sicuro per l’avvenire, oppure rimanere in cerca di lavoro nella propria terra.
IL LAVORO: l’attività più importante per la vita di un uomo, l’elemento che lo nobilita, che dovrebbe essere espressione della sua creatività e delle sue capacità e che invece, all’interno dell’attuale società e degli attuali rapporti di produzione, sembra una meta sempre più lontana, per molti addirittura negata e sostituita dalla logica dalla precarietà, nonché, in molti casi, soprattutto nel nostro territorio, un traguardo che si raggiunge mediante il compromesso e l’amicizia di qualche potente. Il lavoro, che nel settore privato è guidato da una logica di sottomissione e sfruttamento e che ha come unica finalità il profitto per il detentore dei mezzi di produzione, nel settore pubblico (o a partecipazione statale) dovrebbe essere regolato da logica meritocratica. Sulla carta!!!
E nel nostro territorio come stanno le cose? Come si fa a vincere un concorso pubblico nella provincia di Vibo valentia? Semplice: basta essere parenti o amici di politici, prelati, massoni, insomma… di “gente che conta”. Questo è, evidentemente, il criterio di valutazione adottato, per esempio, dalla Regione Calabria nel 2001, con il cosiddetto concorsone per i portaborse, quando uomini di fiducia dei parlamentari del consiglio regionale sono stati assunti a tempo indeterminato. Tutti i vincitori di quel concorso erano parenti di politici e uomini di partito, di tanti partiti, tra i quali figura anche il mio, il partito della Rifondazione Comunista, che, nell’ottica di appiattimento alle posizioni di governo, ha ormai debellato dal proprio DNA i principi su cui si era fondata la sua nascita, adeguandosi all’andazzo generale.
Una “sanatoria” ante litteram come quella del 2001 ora non sarebbe più possibile: con un ingegnoso provvedimento la giunta regionale ha imposto che i gruppi consiliari non possano assumere parenti fino al terzo grado. Sembra quasi che giustizia sia stata fatta, ma… fatta la legge, trovato l'inganno! Infatti è vero che un consigliere regionale non può assumere parenti nel proprio gruppo, ma nessuno gli vieta di farli assumere in un altro gruppo consiliare, cosa che in effetti accade: io, compagno, assumo tuo figlio se tu, camerata, assumi mio nipote.
E cosa succede alla Provincia? Beh, l’amministrazione provinciale non fa certo di meglio: mica può navigare controcorrente. Come si giustificherebbe, poi, coi propri elettori?
A quanto risulta è stato bandito un concorso (delibera di giunta n. 456 del 23 dicembre 2004) i vincitori del quale sono, in gran parte, parenti e amici di assessori e consiglieri provinciali. Simile esito, forse, avrebbe avuto un altro concorso, bandito sempre dalla giunta alla vigilia delle elezioni provinciali del 2004, che è stato bloccato dal governo nazionale, poi, per mancanza di fondi; inoltre, a tre anni di distanza, la Provincia non si è neanche preoccupata di comunicare ai partecipanti se e quando si svolgeranno, effettivamente, le prove concorsuali.
Non metto in discussione i requisiti di accesso al concorso e i criteri di valutazione, ma, se gran parte dei vincitori risulta essere parente o amico del politico Tal dei Tali, delle due una: o i parenti e gli amici del politico Tal dei Tali sono più preparati e intelligenti degli altri aspiranti o qualcosa puzza!!! In questa seconda eventualità, si tratterebbe della volgarissima pratica clientelare che fino a ieri il PRC criticava, ma che oggi sembra accettare: di questo si assumerà la responsabilità morale e politica il compagno assessore Malerba?
Vogliamo sapere perché tutti tacciono e soprattutto perché nessuno vigila su quello che accade alla Provincia. Lo spirito con il quale il nostro partito è entrato nelle amministrazioni è anche quello di vigilare sul loro operato: dove sono finite tutte le buone intenzioni della vigilia delle amministrative? Perché il compagno Malerba, insieme al resto del partito, tace su determinati argomenti?
La politica ha il dovere ti operare per il bene pubblico nel rispetto delle leggi vigenti. Ci chiediamo come, in una provincia martoriata dalla ‘ndrangheta e dal clientelismo, i cittadini che lavorano onestamente tutti i giorni per guadagnarsi una vita dignitosa possano credere ancora in una classe politica vecchia e inaffidabile (e, tuttavia, ancora capace di generare mostruosità come il PDM: più che un nuovo soggetto politico una mutazione genetica di ex e neo democristiani affamati di poltrone).
Il PRC era, a Vibo, un partito estraneo a queste logiche: per questo chiediamo al nostro assessore di squarciare il velo (pietoso!!!) dietro il quale si nascondono vecchi e nuovi parassiti, ricordandogli per l'ennesima volta che è un comunista ed è suo dovere morale impedire gli abusi che questi signori compiono ogni giorno sulla pelle dei lavoratori.
Filippo Benedetti – Segreteria provinciale PRC - area scuola e legalità
domenica 11 marzo 2007
Comunicato stampa adesione ad unità comunista
Affermiamo questo alla luce dei mutamenti che hanno caratterizzato negli ultimi anni la sua politica: alleanza organica al governo Prodi, abiura del marxismo-leninismo e della lotta di classe, la pratica della non-violenza assunta come paradigma centrale del suo agire politico, e in ultimo la costituzione della sinistra europea un nuovo soggetto politico che niente a che vedere con l’internazionalismo comunista.
Non esiste più quel partito che quasi dieci anni fà ebbe il coraggio di prendere le distanze e rompere col primo governo Prodi, pagando il prezzo di una scissione, ma al contempo suscitando una nuova ondata di entusiasmo ed orgoglio nel suo corpo militante, fiero di appartenere ad un partito che non abbassava la testa di fronte a un centrosinistra che già allora si dimostrava pienamente organico al grande capitale e ai poteri forti dell'economia italiana ed europea e che oggi si pone in una linea di sostanziale continuità con la politica Berlusconiana.
« Dopo anni di lenta ed inesorabile deriva moderata e riformista della sinistra, persino quello che poteva essere considerato come l’ultimo baluardo delle masse oppresse, l’ultimo partito comunista occidentale di una certa consistenza passa dall’idea della trasformazione all’idea della governabilità, dalla prospettiva dell’alternativa a quella dell’alternanza»
Anche la federazione di Vibo, della quale facciamo parte ha maturato la propria involuzione politica, passando da rivoluzionaria Trotskista, a Grassiana e bertinottiana, completando cosi la sua ricerca di identità e adeguandosi al partito a livello nazionale.
Questa federazione si distingueva da tutte le altre fino a qualche anno fa per la sua intransigenza politica, (unica Federazione in Italia a dire no a Bertinotti-Cossutta al congresso del 96).
Oggi a distanza di tempo abbiamo avuto la conferma che le scelte compiute dai dirigenti del partito a Vibo prima del 2004, più che da un effettivo sentimento e coscienza di classe fossero guidate da un fine prevalentemente opportunistico, quello di acquisire, qualche posizione di prestigio e visibilità nel Prc e negli apparati di potere locali e nazionali
Come giovani comunisti ci dichiariamo estranei alla politica portata avanti dal nostro gruppo dirigente a livello locale, regionale e nazionale, politica che snatura l’identità comunista che noi ancora sentiamo nostra.
Convinti che l’unica alternativa allo stato di cose attuale sia il rovesciamento del sistema borghese, del quale abbiamo come l’impressione che il PRC sia ormai elemento organico, e l’instaurazione di una società egualitaria, che solo il socialismo può rappresentare;
Convinti che gli interessi del proletariato non possono essere sacrificati sull’altare della compatibilità di governo, e che fino a quando esisterà anche un solo capitalista e sfruttatore del lavoro salariato, il suo antagonista sarà la classe operaia;
Certi che contro questo stato di barbarie e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo solo la lotta paga, aderiamo al progetto dell’unità comunista auspicando la costruzione al più presto di un reale punto di riferimento politico di classe e d’opposizione alla politica perpetrata oggi dai fantomatici partiti della sinistra italiana.
Finché esisterà la classe operaia, ci sarà bisogno di un soggetto comunista che sia la sua espressione, ed è in questa ottica che decidiamo di militare nell’associazione dell’unità comunista, continuando parallelamente il nostro cammino all’interno del PRC (fino a quando ciò sarà possibile) con la speranza di poter spostare al suo interno gli equilibri di potere in un ottica di reale opposizione allo stato di cose attuale, convinti della complessità della nostra azione e allo stesso tempo coscienti che ciò costituisca l’unica alternativa.
Unità comunista che nasce in seguito ad un lungo percorso e che vede la partecipazione di tanti sinceri compagni provenienti da tutta Italia per buona parte ex militanti del PRC, che convergevano intorno all’ ex area programmatica progetto comunista, con la quale per altro come GC della provincia di vibo valentia abbiamo saldato un buon rapporto lavorando congiuntamente in occasione della conferenza nazionale dei giovani comunisti presentando la tesi congressuale
“GC: il cuore dell’opposizione”.
Area programmatica la cui esperienza oggi dichiariamo caduta per far largo a questo nuovo soggetto associativo a livello nazionale (con sede a Napoli)
Progetto che ha come finalità di invertire una rotta che ci vede da anni, come comunisti, in preda ad un circolo vizioso fatto di divisioni, isolamenti e “arroccamenti identitari”, che non hanno prodotto nessun avanzamento significativo per il movimento comunista nel suo complesso. . L’Italia pullula di collettivi, centri d’iniziativa politica, gruppi, associazioni, singoli militanti in migliaia di organizzazioni sindacali e di movimento, “reduci” di Rifondazione che a livello locale, non coordinati continuano a far politica. Molti di loro sono stati il lievito delle manifestazioni e delle lotte che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Hanno trovato nella piazza e nelle lotte un’unità di classe, temporanea, parziale, che però non ha sedimentato nè linea, nè organizzazione.
All’esterno di Rifondazione in molti hanno tentato nel tempo di dotarsi di strutture organizzative per contrastare il revisionismo ed il riformismo. Tra di loro, come nel sindacalismo di base, “esistono pezzi importanti della cultura e della pratica antagonista: un patrimonio di esperienze e di storia, di lotte e conquiste che non si può mantenere ulteriormente frammentato”
È da qui che bisogna partire (da quello che c’è) e ancor più dalla lotta di classe.
Aderisce a Unità Comunista la maggioranza assoluta del coordinamento provinciale dei GC.
Promotori nella provincia di Vibo Valentia:
Iozzo Nicola (coordinatore provinciale GC Vibo Valentia – coordinamento nazionale GC)
Benedetti Filippo (coordinamento GC Vibo Valentia – segreteria provinciale PRC)
Sergio Carmelo (segretario Circolo “V. Lenin”-Dasà (vv), coordinamento GC Vibo Valentia)
De Sossi Giovanni (coordinamento GC Vibo Valentia)
Colelli Francesco (coordinamento GC Vibo Valentia)
Bufalo Mariangela (coordinamento GC Vibo Valentia)
Racina Cristian (coordinamento GC Vibo Valentia)
Marturano Antonino (coordinamento GC Vibo Valentia)
martedì 27 febbraio 2007
I 12 punti per l'ingresso del compagno Follini escludono i nostri temi: Difesa dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, Diritti Civili, Disarmo
condizioni non negoziabili dai comunisti:
L'elenco delle condizioni non negoziabili (non include i Dico, la riforma delle leggi di Berlusconi, la cancellazione o "superamento" del pacchetto 30, il tema caro ai lavoratori cioè a tutti i cittadini dei salari, la questione militare e tanto altro) . E' stato accettato dagli alleati all'"unanimità" nessun distinguo di Giordano di Rifondazione Comunista che continua a citare quel feticcio del "Programma" ormai nei fatti superato per cedere al governo di larghe intese politiche (il tema della Tav, delle liberalizzazioni, delle pensioni, Energia sono dei regali alla Confindustria, il cedimento sulla famiglia alla Chiesa e l'accettare la guerra ai talebani in Afghanistan in primavera agli Stati Uniti). Essendo le priorità queste 12 , temi di un normale governo liberal-democratico per non dire di destra e turbare qualche "anima bella", il Partito della Rifondazione Comunista deve valutare la modalità del proprio appoggio al Prodi-bis che come afferma il compagno Cremaschi dell'area bertinottiana non è affatto scontato. E' evidente che nel merito delle questioni sparisce ogni elemento di progressività che potenzialmente c'era (non si trattava di paletti certamente che non siamo minimanente intenzionati a porre) e concretamente rimangono paletti che noi non possiamo minimamente accettare al costo di non dirci più di sinistra.
1) Politica estera
Rispetto degli impegni internazionali e di pace, sostegno alle iniziative Onu, Ue, Nato a partire dalla missione in Afghanistan
2)Scuola e cultura
Impegno forte per cultura, scuola, università, ricerca e innovazione
3)Tav
Rapida attuazione del piano infrastrutturale, a partire dalla Torino- Lione
4)Sud
Attenzione e impegno concreto verso il Mezzogiorno a partire dalla sicurezza
5)Spesa pubblica
Riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali
6)Pensioni
Riordino del sistema previdenziale con particolare attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani
7)Famiglia
Rilancio delle politiche di sostegno con estensione di assegni familiari più corposi. Aumento degli asili nido
8)Liberalizzazioni
Prosecuzione del piano e tutela del consumatore nei servizi e nelle professioni
9)Energia
Un programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori
10)Incompatibilità
Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità concordate
11)P ortavoce
Il Portavoce del Presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di Portavoce dell'Esecutivo
12)Premier
In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di Governo, al Presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del Governo stesso in caso di contrasto
Dire No alla Guerra Imperialista è una cosa non da mediocri ma da Comunisti.
Si e' messa in moto la macchina della solidarieta' con Franco Turigliatto, il senatore ribelle di Rifondazione comunista deferito al Collegio di garanzia del partito per il voto a Palazzo Madama che ha messo in crisi il governo Prodi. Sono gia' oltre 2000 le mail di solidarieta' giunte al sito di Sinistra critica, la componente trotzkista del Prc a cui fa riferimento Turigliatto e tra queste spiccano quella a firma di Noam Chomsky, Ken Loach, Tariq Ali', padre Zanotelli, Gianni Vattimo, Giorgio Cremaschi, Luca Casarini, Piero Bernocchi e i comitati No Tav. "Le solidarieta' provengono - sottolinea una nota di Sinistra critica - ovviamente dall'interno di Rifondazione comunista ma anche da comitati di lotta, da esponenti sindacali, intellettuali, da autorevoli esponenti internazionali e da tantissimi cittadini e cittadine 'orgogliosi e orgogliose' per un atto di coerenza politica e morale". Domani sul quotidiano il Manifesto apparira' un'inserzione a pagamento con le firme piu' prestigiose. Mercoledi' Franco Turigliatto, Salvatore Cannavo', Gigi Malabarba e Flavia D'Angeli terranno una conferenza stampa sull'espulsione di Turigliatto dal Prc, sul comportamento parlamentare e sull'assemblea contro la guerra in programma per domenica 18 marzo.
Lettera di Franco Turigliatto
Ho votato la fiducia al governo Prodi secondo il mandato ricevuto sul programma dell'unione, che non comprendeva né la guerra infinita in Afghanistan, né il raddoppio della base Usa a Vicenza.A prescindere dai disastri sociali derivanti dalla permanenza delle leggi 30, Moratti e Bossi-Fini e da una finanziaria liberista, la tripletta dell'impennata delle spese militari, dell'impegno a Kabul almeno fino al 2011 e del supporto logistico alla guerra con la nuova base di Vicenza, segna una profonda rottura con una qualsiasi pur blanda opzione di sinistra e di pace. Alle richieste di ripensamento sulla base dopo la manifestazione del 17 febbraio si è risposto che «tireremo dritto» (Prodi), «ogni ripensamento sarebbe un gesto di ostilità agli Usa» (D'Alema). E Padoa-Schioppa aggiunge: «Faremo la Tav». Uno schiaffo dopo l'altro alle richieste dei movimenti.Per questo ho scelto di non partecipare al voto, operando in tal modo in piena coerenza non solo con le mie idee, ma anche con il programma storico del mio partito. Per questo lo rifarei.
L'operazione di D'Alema, Cossiga, Andreotti e Pininfarina è solare e il nuovo esecutivo con Follini è la premeditata conseguenza per la «fase due» del governo, dopo che nella «fase uno» la sinistra, apparsa come vincente e nello stesso tempo corresponsabile di tutti i malumori sociali, aveva ottenuto in realtà ben poco. Il governo, la cui discontinuità, era indicata nella permeabilità ai movimenti sociali, ha preventivamente criminalizzato le lotte sindacali e pacifiste in vista dell'attacco alla previdenza e dell'offensiva di guerra in Afghanistan. E' troppo comodo per i dirigenti del Prc e altri farmi passare come «capro espiatorio» per non ammettere il fallimento del progetto di condizionamento a sinistra dell'Unione. Con la mia espulsione si finisce di accreditare la tesi falsa della caduta del governo nascondendo la manovra centrista.
Il clima da caccia alle streghe contro di me e tutta l'area di Sinistra Critica oltre a essere demodé, ha del grottesco. Vengo persino accusato di «scissione» dopo essere stato cacciato dal gruppo parlamentare e obbligato dal regolamento ad aderire al gruppo misto. In attesa per altro delle dimissioni che per coerenza politica avevo annunciato prima del voto e confermato subito dopo.Non accetto il linciaggio mediatico veicolato anche dal mio partito. Soprattutto non credo che possa essere valida una politica che il sabato sfila contro la guerra e il mercoledì successivo sulla base di un presunto realismo e della «concretezza» vota politiche di intervento militare. Molti mi accusano di fare l'anima bella, anche se le solidarietà politica e l'affetto ricevuto superano ogni mia aspettativa, ma se non si recupera l'unità tra azione e coscienza la politica è destinata a essere una pura tecnica di esercizio del potere. L'incoerenza tra i comportamenti e le scelte istituzionali e gli intenti sociali propagandati, questa sì che costituisce l'autoreferenzialità e l'autismo politico; essa è una delle cause della crisi della politica e non può che favorire la demoralizzazione e la disgregazione dei movimenti che si vorrebbe costruire.
Questi concetti, Rifondazione li ha difesi per molti anni salvo poi convertirsi al pragmatismo. Per questo confermo che non voterò mai le guerre né qualsiasi controriforma delle pensioni o la Tav, non tradirò le ragioni che mi hanno portato in questo luogo che non è «il centro della politica» - per me resta il conflitto sociale, a partire dai lavoratori e lavoratrici - soprattutto se non smette, come accade oggi, di rimanere impermeabile a quel conflitto.
(Dal MANIFESTO)
martedì 20 febbraio 2007
LETTERA APERTA A TUTTI I COMPAGNI
Di fronte ad un atto, a nostro giudizio, ingiustificato ed arbitrario, ci siamo immediatamente adoperati per acquisire notizie, riferimenti ed elementi utili per cogliere la natura del provvedimento e il suo contesto; lo abbiamo fatto interpellando compagni presenti alla riunione della Direzione che ha assunto il provvedimento e componenti del Collegio Nazionale di Garanzia.
E’ anzitutto emerso che per esaminare il caso non è stato mai convocato l’organismo di garanzia, come invece espressamente previsto dallo statuto, ma solo il suo ufficio di presidenza.
La presidenza del Collegio Nazionale di Garanzia, semmai le abbia acquisite e laddove fossero realmente sussistenti, non ha prodotto alla riunione della Direzione né comunicazioni e né atti documentali a supporto della richiesta del provvedimento di commissariamento; né si è preoccupata -e questo costituisce fatto inspiegabile ed inquietante- di convocare alcun rappresentante dell’istanza accusata perché potesse produrre, come invece dispone esplicitamente lo statuto, le proprie controdeduzioni, prima di giungere all’espressione del parere.
Ne consegue che i compagni della presidenza del Collegio Nazionale di Garanzia, oltre a non essere stati messi nella condizione di ottemperare all’obbligo statutario di coinvolgere collegialmente l’organismo, si sono ritrovati nello stato non agevole di esprimere il proprio parere sulla base di indicazioni ed informazioni unilaterali, privati di riscontri e di una visione completa che potesse fornire loro elementi e serenità di giudizio.
Di fronte agli stessi limiti di completezza e di riscontri si sono successivamente ritrovati anche i compagni della Direzione Nazionale; essi, infatti, stando alle informazioni che siamo riusciti ad acquisire dai compagni presenti alla riunione, sono stati informati senza alcun reale contraddittorio, dal compagno Francesco Ferrara, di due presunti addebiti mossi nei confronti della federazione di Campobasso e dei suoi dirigenti: una mancata iniziativa del segretario nazionale, Franco Giordano, a Campobasso nelle scorse elezioni regionali e “reiterati” comunicati e dichiarazioni denigratori della segreteria nazionale del Partito, rilasciati dai dirigenti della federazione stessa.
Rispetto al primo presunto addebito, oltre al fatto che l’istanza interessata all’organizzazione dell’iniziativa, per competenza e per dati di fatto, è l’organismo regionale, va constatato che come dirigenti della federazione non siamo stati messi a conoscenza da alcuno dell’arrivo del Segretario Nazionale.
Il secondo addebito è, invece, assolutamente inesistente e non supportato da alcuna prova che, nella fattispecie, dovendosi trattare di documento pubblico, sarebbe facilmente producibile.
In realtà, spiace constatarlo, pare trattarsi solo di “fantasie” raffazzonate, buttate lì, ad effetto, per “acquisire” un provvedimento disciplinare che non aveva ragione di essere e che, invece, i fatti dicono che doveva essere attuato a tutti i costi; nel mentre, però, è altrettanto un dato di fatto che gli addebiti mossi nei nostri confronti, assolutamente presunti, risultano purtroppo denigratori e lesivi della nostra immagine personale e di quella dell’istanza federale.
Per completezza di elementi e non essendoci stato comunicato, ad oggi, alcun riferimento statutario in forza del quale è stato disposto il commissariamento, aggiungiamo che, essendo l’unico che esplicita il provvedimento disciplinare in oggetto, presumibilmente la Direzione Nazionale si è avvalsa dell’articolo 53 dello statuto; il quale, però, ammessa e assolutamente non concessa la sussistenza degli elementi, prevede la possibilità di commissariare le istanze immediatamente inferiori, nella fattispecie i regionali e non le federazioni.
Noi riteniamo che si tratti di viziature procedurali e di forzature di merito, nei confronti delle quali abbiamo già prodotto ricorso all’istanza nazionale di garanzia, del quale attendiamo gli esiti.
La riflessione politica, invece, va ben oltre gli aspetti procedurali e ad essa vogliamo sollecitare più compagni possibili, impegnati ad ogni livello, nel primario interesse della salvaguardia dell’integrità del partito, della difesa del suo pluralismo interno, della vitalità delle sue strutture, della coerenza dei suoi caratteri fondativi.
Per come si è prodotta e sostanziata la vicenda, infatti, soprattutto nell’attuale fase di collocazione organica del PRC nel governo, siamo davvero legittimati a concludere che quanto accaduto sia di natura esclusivamente “politica”, che su di essa ha pesato una intenzione “normalizzatrice” motivata dalla diversa caratterizzazione della nostra federazione nel contesto del pluralismo congressuale all’interno del partito, nonostante lo Statuto sancisca esplicitamente la legittimità e l’agibilità delle differenze dialettiche e del dissenso politico, comunque espressi, nella vita democratica del PRC.
È evidente che reagire a tutto questo è aspetto di una battaglia che va oltre la nostra realtà territoriale, significativa per la vitalità della militanza e per l’impegno di numerosi compagni, emblematica per l’effettività della pratica democratica e per il pluralismo nel PRC.
Tutta la vicenda segnala la necessità di un impegno ulteriore per determinare ciò che tanti compagni e militanti chiedono incessantemente dai territori e a tutti i livelli: un partito capace di confrontarsi permanentemente, di discutere apertamente di sé stesso e dei propri problemi, di verificare sul terreno dell’efficacia la validità della propria linea.
Per muovere la costruzione dell’alternativa bisogna noi per primi viverla e agire coerentemente.
Il ricorso a misure disciplinari, ancorché prive di fondamento e legittimità, sono l’esplicita conferma delle difficoltà e dei limiti di confronto interno, la mancanza di condizioni, di clima e di motivazioni per vivere le differenze di linea come termini di arricchimento del pluralismo comunista e non come un disagio da “normalizzare”.
Con queste prospettive chiediamo a più compagni possibili nei territori, a tutti i livelli impegnati e di qualsiasi convincimento o mozione, consapevoli e preoccupati dell’involuzione che sta vivendo il Partito, ma che comunque credono alla possibilità di rivitalizzarlo e rilanciarlo per ritornare sulla strada di una coerente rifondazione comunista, di sottoscrivere questo atto di denuncia e di speranza al tempo stesso.
Grazie
I compagni della Federazione del PRC di CB
PER SOTTOSCRIVERE
controsenso@hotmail.com
lunedì 12 febbraio 2007
LETTERA AL RESPONSABILE ORGANIZZAZIONE
vorremmo chiedere hai nostri dirigenti se è una cosa normale.....
Questa che trovate di seguito è una lettera inviata dall'esecutivo provinciale GC di Vibo Valentia giorno 4 gennaio relativa al tesseramento dei GC del 2006.
Ad oggi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta e tra l'altro ci risulta che nel 2006 gli iscritti sono aumentati di oltre 100 unità, di cui 50 nel solo circolo di Vibo Valentia.
Riteniamo che il tesseramento sia stato gonfiato per custodire qualche posizione di potere all'interno del partito e per tenere stretta qualche poltrona.
della federazione di Vibo Valentia
M. Malerba
Per conoscenza
Al segretario federale PRC
Franco Daniele
Alla segreteria federale PRC
Al comitato politico federale
Vibo Valentia, 04-01-07
Oggetto: tesseramento Giovani Comunisti 2006 e 2007
L’Esecutivo Provinciale dei Giovani Comunisti, riunitosi in data odierna, come da Regolamento Nazionale GC (art 4, 2° comma) approvato dalla scorsa Conferenza Nazionale e dal Collegio Nazionale di Garanzia PRC,
PRETENDE
di poter finalmente conoscere il numero degli iscritti ai GC del 2006 e dei nuovi iscritti del 2007 (ove ve ne fossero) e di avere l’elenco completo degli iscritti ai GC, circolo per circolo, della Federazione di Vibo Valentia.
Ricordiamo che, come da Regolamento Nazionale GC, il Coordinamento Provinciale deve avere la supervisone degli iscritti ai GC di tutta la federazione.
Saluti comunisti
L’esecutivo Provinciale dei GC
lunedì 5 febbraio 2007
L'ODG CHE NON CI HANNO FATTO PRESENTARE AL CPF
Bella lezione di democrazia che ci hanno dato!!!
CI SIAMO STANCATI E LE NOSTRE DIMISSIONI DAL CPF SONO PRONTE !!!
"Il partito della rifondazione comunista della provincia di Vibo Valentia è presente nell’amministrazione provinciale, guidata dal presidente Bruni, con la figura del compagno Matteo Malerba in qualità di Assessore all’ambiente dalla primavera 2004. I risultati ottenuti fino ad ora dalla nostra delegazione sono alquanto deludenti, facendo emergere inoltre il ruolo di totale subalternità al potere del presidente Bruni. Nessun piano di sicurezza per l’ambiente, il totale silenzio durante e dopo l’alluvione del 3 Luglio, solo questi motivi sarebbero sufficienti a ritirare la nostra delegazione, ma se analizziamo anche la politica in genere dell’amministrazione, nepotismo, affarismo, clientelarismo, deleghe con super retribuzioni, la tarantella di Bruni per la sua mancata candidatura a senatore ecc. ecc., appare evidente come la nostra politica sia in contrapposizione a questo stato di cose.
Pertanto il CPF di Vibo Valentia dichiara conclusa la propria esperienza in seno all’amministrazione provinciale ritirando la propria delegazione."
mercoledì 31 gennaio 2007
NON HANNO NEMMENO LA DECENZA DI TACERE
Ebbene, che insegnamento trarre dalle parole del consigliere regionale? Che, essendo tutti colpevoli, sono colpevoli anche gli elettori di Giamborino, il quale, a sua volta, è colpevole in special modo, in quanto politico. Che ancora una volta, si prova a far passare nella coscienza collettiva di un corpo sociale già stremato dalle inefficienze delle istituzioni il «tutti colpevoli, nessun colpevole», ben noto ai politici di vecchia data. Che la politica, a detta di un suo alto esponente regionale, è «incapace a risolvere i problemi politici e a tutelare i diritti» di tutti. Che la politica, infine, ammette le sue colpe, se ne pente e si propone di porre rimedio, domani, alle malefatte di ieri e di ancora oggi: il clientelismo onnipresente, soprattutto nella sanità, e l’inadeguatezza di tanti a svolgere il proprio lavoro; l’incompetenza dei dirigenti, scelti solo per occupare un posto di potere utile per fini diversi da quelli per cui dovrebbero essere scelti; l’incapacità della politica di risolvere i problemi (sic!!!), si trattasse anche solo di far arrivare i fondi pubblici là dove ce n’è più bisogno, invece di disperderli nelle tasche dei soliti noti o di assumere nel settore pubblico lavoratori più capaci con procedure trasparenti e di vigilare sul loro operato.
Siamo contenti che l’On. Giamborino si proponga di non proseguire nella politica vuota delle parole e di far funzionare meglio la sanità in Calabria, ma abbiamo una proposta da lanciargli. È possibile che si debba aspettare che una ragazza piena di vita e di sogni venga uccisa senza un motivo in un ospedale pubblico per rendersi conto delle proprie colpe e delle proprie responsabilità? Noi crediamo di no: crediamo che la politica sia la più alta espressione della democrazia e siamo nauseati di vederla vilipesa dai tanti incompetenti (quando non da veri e propri criminali) che la frequentano: si dia una scadenza, Onorevole, sei mesi o un anno, e ritorni sulle pagine dei giornali a riferire sui progressi della battaglia di cui si è assunto la responsabilità. Denunci pubblicamente gli scandali e i favoritismi di cui è a conoscenza, faccia pure i nomi dei tanti profittatori che le dovessero intralciare il passo; noi saremo al suo fianco perché abbiamo il suo stesso sogno.
Combatteremo volentieri con lei, Onorevole, la nostra comune battaglia, ma avremmo voluto farlo quando per Federica non fosse stato troppo tardi… ormai non possiamo far altro che stare umanamente vicini ai suoi familiari e ai suoi amici. Per onorare la memoria di Federica, poiché non abbiamo recato onore al suo corpo, dobbiamo fare in modo che cose del genere non succedano più. Mantenga la sua parola, Onorevole, la traduca in fatti concreti, non la faccia restare una bella promessa! Noi gliela ricorderemo, qualora dovesse dimenticarsene.